epigramma. Lo scrittore che ci ha dato alcune epitomi di Strabone, osserva pure Ηπειρον, και Ελλαδα σχεδον και Μακεδονιαν, ηαι Πελοποννησον Σκυθαι Σκλαβοι νεμονται -gli Sciti schiavi anche ora spogliano quasi tutto l'Epiro e la Grecia e la Macedonia e il Peloponneso- (l. VII, p. 98, ediz. di Hudson). Dodvell, in proposito di questo passo (-Geogr. minor-, t. II, -Dissert.- 6, p. 170-191), narra, in una guisa che stanca, le scorrerie degli Schiavoni, e pone nell'anno 980 l'epoca di questo commentator di Strabone. [573] Strabone, -Geogr.- l. VIII, p. 562; Pausania, -Graec. Descriptio-, l. III, c. 21, p, 264, 265; Plinio, -Hist. natur.-, l. IV, c. 8. [574] Costantino, -De administr. imperio-, l. II, c. 50, 51, 52. [575] La roccia di Leucade era la punta meridionale della sua diocesi. Se egli avesse avuto il privilegio esclusivo del salto degli Amanti, tanto noto ai lettori d'Ovidio, -epist. Sapho-, sarebbe stato il più ricco prelato della chiesa greca. [576] -Leucatensis mihi juravit episcopus, quotannis ecclesiam suam debere Nicephoro aureos centum persolvere, similiter et caeteras plus minuisve secundum vires suas- (Luitprando, -in Legat.-, p. 489). [577] -V.- Costantino (-in vit. Basil.-, c. 74, 75, 76, p. 195-197, -in Scriptor. post Theophanem-) il quale impiega gran numero di parole tecniche o barbare. Barbare dic'egli, τη των πολλων αμαθια. καλον γαρ επι τουτοις κοινολεκτειν -per l'imperizia di molti, essendo ben fatto famigliarizzarsi con esse-. Il Ducange si studia di spiegarne alcune: ma gli mancava la scienza d'artefice. [578] Quanto scrive Ugo Falcando degli opificii di Palermo (-Hist. sicula in Proem.-, in Muratori -Scriptor rerum italic.-, t. V; p. 256), è tolto da quei della Grecia. Senza trascrivere le sue frasi declamatorie, che ho mitigate nel testo, osserverò che in quel passo, il Carisio, primo editore, ha ragionevolmente sostituita la parola -exanthemata- alla bizzarra di -exarentasmata-. Viveva Falcando verso l'anno 1190. [579] -Inde ad interiora Graeciae progressi Corinthum, Thebas, Athenas antiqua nobilitate celebres expugnant; et maxima ibidem praeda direpta, opifices etiam qui Sericos pannos texere solent, ob ignominiam imperatoris illius, suique principis gloriam, captivos deducunt. Quos Rogerius, in Palermo Siciliae metropoli collocans, artem texendi suos edocere praecepit; et exhinc praedicta ars illa, prius a Graecis tantum inter christianos habita, Romanis patere coepit ingeniis.- (Ottone di Frisinga, -De Gestis Frederici I-, l. I, c. 33; in Muratori, -Scriptor. Ital.-, t. VI, pag. 668). Questa eccezione permette al vescovo di vantare Lisbona, e Almeria, -in sericorum pannorum opificio praenobilissimae- (-in Chron.-, -apud- Muratori, -Annal. d'Ital.-, t. IX, p. 415). [580] Niceta, -in- Manuel, l. II, c. 8, p. 65. Egli parla dei Greci come abili ευητριους οθονας σφαινειν, -a tessere grandi tele-, come ιστω προσανοεχοντας των εξαμιτων κιαι χρυσωπαστων στολων -intesi a far tessuti di sciamiti e di stoffe con oro-. [581] Ugo Falcando le chiama -nobiles officinas-. Gli Arabi piantarono canne e ne cavarono zucchero nella pianura di Palermo; ma non recarono colà la seta. [582] -V.- la vita di Castruccio Castracani, non quella pubblicata dal Machiavelli, ma da Nicola Tegrini, che è più autentica. Il Muratori che l'inserì nell'undecimo volume de' suoi -Scriptores- etc. cita questo passo curioso nelle sue -Antichità d'Italia- (t. I, -Dissert.- 25, p. 378). [583] -V.- l'estratto degli statuti manoscritti di Modena citati dal Muratori nelle -Antichità d'Italia- (t. II, -Dissert.- 30, p. 46-48). [584] I telai di stoffe di seta furono introdotti in Inghilterra l'anno 1620 (Andersons, -Chronological Deduction-, vol. II, p. 4). Ma alla rivocazione dell'Editto di Nantes è debitrice la Gran Brettagna della colonia di Spitalfields. [585] -Voyage- di Beniamino di Tudela, t. I, c. 5, p. 44-52. Il testo ebraico fu tradotto in francese da Baratier, quel giovanetto maraviglioso pel sapere, che però aggiunse alla versione un volume d'erudizione indigesta. Gli errori e le finzioni del Rabbino ebreo non bastano a ingerir dubbio sulla realtà de' suoi viaggi. [586] -V.- il continuator di Teofane (t. IV, p. 107), Cedreno (p. 544) e Zonara (t. II, l. XVI, p. 157). [587] Zonara (t. II, l. XVII, p. 225) invece di -libbre-, usa la denominazione più classica di talenti: stando al senso letterale di questo vocabolo, il tesoro di Basilio, con un calcolo esatto, sarebbe sessanta volte più considerevole. [588] Chi brama una minuta descrizione del palazzo imperiale, vegga la -Constantinop. christiana- (l. II, c. 4, p. 113-123) del Ducange ch'è il Tillemont del medio evo. La laboriosa Alemagna non ha prodotto due dotti più operosi e più esatti di questi due antiquari, impastati per altro del sangue spiritoso dei Francesi. [589] Se si crede ad un epigramma (Anthol. graec., l. IV, p. 488-489, Brodaci, -ap.- Wechel) attribuito a Giuliano, ex-prefetto dell'Egitto, il palazzo di Bisanzio vinceva il Campidoglio, il palazzo di Pergamo, il bosco Ruffiniano (φαιδρον αγαλμα -bel simulacro-), il tempio di Adriano, Cizico, le piramidi, il faro ec. Il Brunch ha raccolto (-Analect. graec.-, t. II, p. 493-510) settant'uno epigrammi di questo Giuliano, alcuni de' quali sono frizzanti, ma questo non vi si trova. [590] -Constantinopolitanum palatium non pulchritudine solum, verum etiam fortitudine omnibus quas unquam videram munitionibus praestat- (Luitpr., -Hist.-, l. V, c. 9, p. 465). [591] -V.- il continuatore anonimo di Teofane (p. 59-61-86), cui mi sono attenuto dietro l'estratto elegante e conciso del Le Beau (-Hist. du Bas-Empire-, t. XIV, p. 436-438). [592] -In aureo triclinio quae praestantior est pars potentissimus- (l'usurpatore Romano) -degens caeteras partes (filiis) distribuerat- (Luitprando, -Hist.-, l. V, c. 9, p. 489). -V.- sul significativo di triclinio (-aedificium tria vel plura- κλινη (letti) -scilicet- σεγη (camere) -complectens-), il Ducange, (-Gloss. graec. e Observations- sul Joinville p. 240), e il Reiske (-ad Constantinum de Ceremoniis-, p. 7). [593] -In equis vecti- (dice Beniamino di Tudela), -regum filiis videntur persimiles.- Io preferisco la version latina dell'imperator Costantino (p. 46) alla francese del Baratier (t. I, p. 49). [594] -V.- i particolari del viaggio, della munificenza, e del testamento di essa nella vita di Basilio scritta da Costantino, nipote di questo imperatore (c. 74, 75, 76, p. 195-197). [595] Carsamatium (καρξιμαδες, Ducange, -Gloss.-) -Graeci vocant, amputatis virilibus et virga, puerum eunuchum quos Verdunenses mercatores ob immensum lucrum facere solent et in Hispaniam ducere- (Luitprando, l. VI, c. 3, p. 470); è questo l'ultimo abbominio dell'infame traffico di schiavi. Mi fa stupore peraltro che in Lorena, nel decimo secolo, si trovassero così attive speculazioni di commercio. [596] -V.- l'-Alessiade- (l. III, p. 78, 79) d'Anna Comnena, che può paragonarsi a Madamigella di Montpensier, trattane la pietà filiale. Col suo gran rispetto pe' titoli e per le formalità, ella dà a suo padre il nome di Επισημοναρχης, inventore di quest'arte regia, τεχνη τεχνων -arte delle arti-, e επισημων επισημη, -scienza delle scienze-. [597] Στεμμα, σεφανος, διαδημα; -serto, corona, diadema- (-V.- Reiske, ad -Ceremoniale- p. 14, 15). Il Ducange ha pubblicato una dotta dissertazione sulle corone di Costantinopoli, di Roma, e di Francia ec. (sopra Joinville, XXV, p. 289-303): ma nessuno dei trentaquattro modelli che egli ne dà s'accorda esattamente colla descrizione d'Anna Comnena. [598] -Par exstans curis, solo diademate dispar- -Ordine pro rerum vocitatus- CURA-PALATI, dice l'Affricano Corippo (-De laudibus Justini-, l. I, 136); e nello stesso secolo (il sesto) Cassiodoro dice parlando di quell'uffiziale, -Virga aurea decoratus inter numerosa obsequia primus ante pedes regis incederet- (-Variar.-, VII, 5). In processo di tempo, cacciarono i Greci al quindicesimo grado questo grande ufficiale, e divenne quasi ignoto, ανεπιγνωστος, e non esercitava più alcun ufficio νυν δε ουδεμιαν (Codin, c. 5, p. 65). [599] Niceta (-in- Manuele, l. VII, c. I,) lo definisce così, ως η Λατινων φωνη καγκελαριον, ως δ’Ελληνες ειποιεν λογοθετην, -quel che in lingua, latina è il cancelliere, i Greci chiamano Logoteta-. Andronico vi aggiunse l'epiteto di μεγας -grande- (Ducange, t. I. p. 822, 823). [600] Dopo l'imperatore Leone I (A. D. 470), l'inchiostro imperiale, che tuttavia si vede in alcuni atti originali, fu una mescolanza di minio, di cinabro o di porpora. I tutori dell'imperatore, che avean facoltà di servirsene, scrivean sempre l'indizione e il mese con inchiostro verde. -V.- il -Dictionnaire diplomatique- (t. I, p. 511-513), compendio prezioso. [601] Il soldano mandò un Σιαους -Siaus- ad Alessio (-Anna Comnena- l. VI, p. 170: Ducange -ad loc.-); e Pachimaro parla spesso del μεγας τζαους, -grande Tziaus- (l. VII, c. I; l. XII, c. 30; l. XIII, c. 22). Lo Sciau bascià oggi comanda settecento ufficiali (Ricaud, -Ottoman Empire- p. 349, ediz. -in--8.) [602] -Tagesman- è il nome arabo d'un interprete (d'Herbelot, p. 854, 855), πρφτος των ερμηνεων ους κοινως ονομαζουσι δραγομανους, -il primo degli interpreti, che comunemente chiamano dragomani-, dice Codino (c. 5, n. 70, p. 67). -V.- Villehardouin (n. 96), Busbek (-epist.- 4, p. 338) e Ducange (-Observ.- sopra Villehardouin, -et Gloss. graec. et latin.-) [603] Κονοσταυλος o κοντοσταυλος, -conostaulo- o -controstaulo-, parola corrotta dal latino -comes stabuli- o dal francese -connétable-. I Greci han dato a questo vocabolo un senso militare sin dall'undecimo secolo, cioè almeno tanto per tempo quanto i Francesi. [604] Questa parola dalla lingua dei Normanni passò direttamente ai Greci. Nel duodecimo secolo, Giannone annovera l'ammiraglio di Sicilia tra i grandi ufficiali. [605] Questo abbozzo degli onori e delle cariche dell'impero Greco è cavato da Giorgio Codino Curopalata, che viveva ancora dopo che Costantinopoli fu presa dai Turchi. La sua frivola Opera, ma scritta accuratamente (-De officiis ecclesiae et aulae- C. P.), è stata illustrata dalle note di Goar e dai tre libri del Gretsero, dotto Gesuita. [606] La maniera di salutare portando la mano alla bocca, -ad os-, è l'origine della parola latina -adorare-. -V.- l'erudito Selden (-Titles of Honour- vol. III, p. 143-145, 942). Pare, giusta il primo libro d'Erodoto, che quest'uso venga dalla Persia. [607] Luitprando descrive facetamente le sue due ambasciate che fece nella Corte di Costantinopoli, quello che vide e che ebbe a soffrire nella capitale dell'impero Greco (-Hist.- l. VI, c. 1-4, p. 469-471; -Legatio ad Niceph. Phoc.-, p. 479-489). [608] Fra gli altri divertimenti di questa festa, un giovanetto tenne sulla fronte in equilibrio una picca, o pertica, lunga ventiquattro piedi, che portava un po' al di sotto della sua estremità superiore una spranga di due cubiti. Due altri ignudi, ma coperti alla cintura (-campestrati-), fecero ora insieme or separatamente diversi scherzi come d'arrampicarsi, di fermarsi, di giocare, di scendere ec. -ita me stupidum reddidit-, dice Luitprando, -utrum mirabilius nescio- (p. 470). A un altro pranzo si lesse un'omelia di S. Crisostomo sugli Atti degli appostoli, -elata voce non latine- (p. 483). [609] Con molta verosimiglianza si fa derivare la parola -gala-, da -cala- o -caloat-, che, in arabo, significa un abito d'onore (Reiske, -Not. in cerem.-, p. 84). [610] Πολυχρονιζειν desiderar -lunga vita-, parola spiegata poi con quella di ευφημιζειν -augurar bene- (Codin, c. 7, Ducange, -Gloss. Graec-. t. I, p. 1199). [611] Κωνσερβετ Δεους εμπεριουμ βεστρουμ -- βικτορ σις σεμπερ -- βηβητε Δομινι Ημπερατορες ην μυλτος αννος -Conservet Deus imperium vestrum -- victor sis semper -- Vivite Domini Imperatores in multos annos- (-Ceremon.- c. 75, p. 215). I Greci non avendo il -V- latino furono obbligati ad usare il loro β. Queste frasi strane han potuto imbarazzare qualche professore, fintanto che avran poi scoperto il vero linguaggio. [612] Βαραγγοι κατα την πατριαν γλωσσαν ουτοι, ηγουν Ινκλινιστι πολυχρονιζουσι -i Varangi (gli Inglesi) secondo la patria lingua ancor essi, cioè inchinati, auguran lunga vita- (Codin, p. 90). Vorrei che avesse conservato, anche in parte corrotte, le parole della acclamazion degli Inglesi. [613] -V.- sopra questa cerimonia l'opera di Costantino Porfirogeneta colle note, anzi dissertazioni degli editori tedeschi Leich e Reiske, sul grado delle persone di Corte (pag. 80, not. 23-62), sull'adorazione che non si facea le domeniche (p. 95-240 not. 131), sulle uscite trionfali (p. 2, ec. not. p. 3 ec.), sulle acclamazioni (-passim-, not. 25 ec.), sulle fazioni e sull'Ippodromo (p. 177-214, not. 9-95 ec.), suoi giuochi dei Goti (pag. 221, not. 3), sulla vendemmie (pag. 217, not. 109): questo libro contiene molte altre particolarità. [614] -Et privato Othoni et nuper eadem dicenti nota adulatio- (Tacito, -Hist.- I, 85). [615] Le -Familiae byzantinae- del Ducange spiegano e rettificano il decimoterzo capitolo -De administratione imperii-. [616] -Sequiturque nefas Aegyptia conjux- (Virgilio, -Aeneid-, VIII, 688). Questa Egiziana per altro discendeva da gran numero di re. -Quid te mutavit- (dice Antonio ad Augusto in una lettera) -an quod reginam ineo? Uxor mea est- (Svetonio, -in August.-, c. 69). Per altro non so, nè ho tempo di cercare, se il Triumviro osasse mai celebrare il suo matrimonio con Cleopatra secondo i riti romani o quei dell'Egitto. [617] -Berenicem invitus invitam dimisit- (Sveton. -in Tito-, c. 7). Non mi ricordo se io abbia altrove osservato che questa bella Giudea avea allora più di cinquant'anni. Il giudizioso Racine s'è ben guardato dal parlar della sua età e del suo paese. [618] Si suppone che Costantino avesse fatto elogio della ευγενεια -nobiltà-, e della περιφανεια -fama- dei Franchi, con cui avea contratto alleanze pubbliche e private. Gli autori francesi (Isacco Casaubono, -in Dedicat. Polybii-) si compiacciono di quei complimenti. [619] Costantino Porfirogeneta (-De administ. imperii-, c. 26) dà la genealogia e la vita dell'inclito re Ugone. περιβλπτου ρεγος Ουγονως. Se ne avranno idee più esatte nella critica del Pagi, negli annali del Muratori e nel compendio di Saint-Marc, A. D. 925-946. [620] Luitprando dopo avere parlato delle tre Dee, aggiugne -et quoniam non rex solus iis abutebatur, earum nati ex incertis patribus originem ducunt- (-Hist-., l. IV, c. 6). -Vedi- sul matrimonio della seconda Berta, Hist. l. V, c. V; sull'incontinenza della prima, -Dulcis exercitio hymenaei-, l. II, c. XV; su le virtù ed i vizi di Ugone, l. III, c. 5. Non conviene però dimenticare che il vescovo di Cremona è un poco inclinato per le cronache scandalose. [621] -Licet illa imperatrix graeca sibi et aliis fuisset satis utilis et optima-, etc. Tale è il preambolo d'un autore nemico (-apud- Pagi t. IV, A. D. 989, n. 3). Il Muratori, il Pagi, e il Saint-Marc alla data di ognuno di questi avvenimenti, parlano del suo matrimonio e delle principali azioni della sua vita. [622] Cedreno (t. II. p. 699), Zonara (t. II, p. 221), Elmacin (-Hist. Saracen-., l. III, c. 6), Nestore (-apud- Lévesque, t. II, p. 112), Pagi (-Critica-, A. D. 987, n. 6); combinazion singolare! Volodimiro ed Anna son nel numero dei Santi della chiesa russa, eppure noi conosciamo i vizi del primo e ignoriamo le virtù della seconda. [623] -Henricus primus duxit uxorem scythicam, russam, filiam regis Jeroslai-. Alcuni vescovi Greci furono spediti ambasciatori in Russia; e il padre -gratanter filiam cum multis donis misit-. Si fece questo matrimonio nel 1051. -V.- i passi delle cronache originali negli storici di Francia del Bouquet (t. XI, p. 29-159-161-319-384-481). Il Voltaire ha potuto maravigliarsi di questa alleanza; ma non avrebbe dovuto confessarsi ignaro del paese, della religione ec., di Jeroslao, nome notissimo negli Annali di Russia. [624] Una costituzion di Leone Filosofo (78), -Ne Senatusconsulta amplius fiant-, parla il linguaggio del più assoluto dispotismo: εξ ου το μοναρχων κρατος την τουτων ανηπται διοικησιν και ματαιον το αχρηστον μετα των χρειαν παρεχομενων συναπτεσθαι, -da che la potenza dei monarchi regola la loro amministrazione, essere inopportuno e vano il congiungere a ciò che è inutile le cose che portano utilità.- [625] Codino (-De officiis,- c. 17, p. 120, 121) ci dà a conoscere questo giuramento sì forte verso la chiesa πιστος και γνηστιος δουλος και υιος της αγιας εκκλησιας, -fedele e legittimo servo, e figlio della santa chiesa-, e poi sì debole quando si tratta degli interessi del popolo, και απεχεσθαι φονων και ακρωτηριασμων και αμοιων τουτοις κατα το δυνατον -ed astenersi dal mandar a morte, dal mutilare, e da possibili condanne per quanto fosse possibile-. [626] -I saggi e buoni sovrani sanno por limiti al loro potere colla voce di una retta coscienza, condotta dall'equità, e dal bene generale dello Stato; conoscono i loro diritti, ed i loro doveri; sanno tener fermo il trono, sanno scegliere i ministri, che partecipano con essi delle gravi cure dello Stato.- (Nota di N. N.) [627] -Quelli che hanno la grave cura di governare, sanno prevenire gli effetti funesti de' capricci de' governati, e conservare l'ordine stabilito.- (Nota di N. N.) [628] -Deve intendersi che l'Autore riferisca il vocabolo despota al governo degli Arabi, ed anche di Costantinopoli nell'epoca di cui si tratta, ed anche a quello del Gran Signore d'oggidì. Sanno tutti che governo despotico è quello che non è regolato ordinatamente da un Codice scritto di leggi, e sotto il quale le proprietà non sono sicure, siccome non lo sono le vite. Le attuali monarchie d'Europa hanno un codice scritto, che guarentisce le proprietà, le vite, ed i diritti; nè queste cose si possono perdere che per la violazione delle leggi.- (Nota di N. N.) [629] Ecco le minacce di Niceforo all'ambasciatore d'Ottone: -Nec est in mari domino tuo classium numerus. Navigantium fortitudo mihi soli inest, qui cum classibus aggrediar, bello maritimas ejus civitales demoliar; et quae fluminibus sunt vicina redigam in favillam- (Luitprando -in legat. ad Nicephorum Phocam, in- Muratori -Scriptores rerum italicarum-, t. II, part. I, p. 481). Egli dice in un altro sito: -qui caeteris praestant Venetici sunt et Amalphitani-. [630] -Nec ipsa capiet eum- (l'imperator Ottone) -in qua ortus est pauper et pellicea Saxonia: pecunia qua pollemus omnes nationes super eum invitabimus; et quasi Keramicum confringemus- (Luitprando, in Legat., p. 487). I due libri -De administrando imperio-, ripetono per tutto gli stessi principii politici. [631] Il decimonono capitolo della Tattica di Leone (-Meurs. opera-, t. VI, p. 825-848), pubblicata più correttamente sopra un manoscritto di Gudio dal laborioso Fabricio (-Biblioth. graec.-, t. VI, p. 372-379), tratta della -naumachia- o guerra navale. [632] L'armata di Demetrio Poliorceta aveva pure navigli di quindici o sedici ordini di remi, de' quali non si faceva uso che nel combattimento. Quanto alla nave con quaranta ordini di remi di Tolomeo Filadelfo, era un piccolo palazzo ondeggiante, la cui portata, paragonandola a quella d'un vascello inglese di cento cannoni, era nella proporzione di quattro e mezzo ad uno, secondo il dottore Arbuthnot (-Tables of ancient coins-, etc., p. 231-236). [633] È tanto chiara l'asserzione degli autori che dicono avere avuto i -Dromoni- di Leone ec. due ordini di remi, che io debbo criticare la versione di Meursio e di Fabricio, i quali pervertono il senso per una cieca fedeltà alla denominazione classica di -triremi-. Gli storici bisantini commettono qualche volta la medesima inesattezza. [634] Costantino Porfirogeneta -in vit. Basil.-, c. 61, p. 185: loda egli moderatamente questo stratagemma come βουλην συνστην και σοφην -un'invenzione prudente e dotta-; ma, offuscato dalla sua fantasia, presenta la navigazione intorno al Capo del Peloponneso come un tragitto di mille miglia. [635] Il continuator di Teofane (l. IV, p. 122, 123) nomina i luoghi di questi segnali che rispondono gli uni agli altri; il castello di Lulum presso Tarso, il monte Argeo, il monte Isamo, il monte Egilo, la collina di Mamasso, il Ciriso, il Mocilo, il colle d'Ausenzio, il quadrante del faro del gran palazzo. Dice che le notizie si trasmettevano εν ακαρει in un attimo: miserabile esagerazione, che nulla dice perchè dice troppo. Sarebbe stata cosa più istruttiva l'indicare un intervallo di tre, di sei o di dodici leghe. [636] -V.- il -Cerimoniale- di Costantino Porfirogeneta (l. II, c. 44, p. 176-192). Un lettore attento scorgerà qualche contraddizione in varie parti di questo calcolo; ma non sono già più oscure, o più inesplicabili, delle tabelle totali, e di quelle degli uomini effettivi, dei soldati presenti e degli altri atti al servigio, dei riscontri di riviste e dei congedi, cose che nei nostri eserciti odierni si vogliono coperte d'un velo misterioso, ma profittevole a taluno. [637] -V.- il quinto, sesto e settimo capitolo, περι οπλων, περι οπλισεως, e περι γυμνασιας -delle armi, dell'armamento e dell'esercizio-, nella Tattica di Leone, coi passi corrispondenti in quella di Costantino. [638] Osservano essi της γαρ τοξειας παντελως αμεληθεισης... εν τοις Ρωμαιοις τα πολλα νον αιωθε σφαλματα γινησθαι -essendo onninamente negletta l'arte del balestriere... sogliono presentemente succedere fra i Romani molti errori- (Leone, -Tactique-, p. 581; Costantino, p. 1216). Non era però massima de' Greci e de' Romani lo spregiare l'arte de' saettieri, perchè combattevano da lungi, e disordinatamente. [639] Si confrontino i passi della Tattica, p. 669, e 721, e il duodecimo col diciottesimo capitolo. [640] Nella prefazione alla sua Tattica, Leone deplora apertamente la mancanza di disciplina e le disgrazie di quel tempo. Ripete senza scrupolo (-Proem.- p. 537) i rimproveri di αμελεια, αταξια, αγυμνασια, δειλια, -negligenza-, -confusione-, -mancanza d'esercizio-, -poltroneria- ec.; e pare che sotto la generazion seguente meritassero la stessa censura gli alunni di Costantino. [641] -V.- nel -Cerimoniale- (l. II, c. 19, p. 363) la consuetudine tenuta quando l'imperatore calpestava i Saracini prigionieri, mentre cantavasi: «tu hai fatto scabello de' tuoi nemici», e il popolo ripeteva il -Kyrie eleison- quaranta volte seguitamente. [642] Osserva Leone (-Tactique- p. 668), che una battaglia ordinata contro qualunque nazione è επισφαλες e επικινδυνον -incerta- e -pericolosa-. Le parole sono energiche, e l'osservazione è giusta; ma se i primi Romani fossero stati di questo avviso, noti avrebbe mai dato leggi Leone alle rive del Bosforo Tracio. [643] Zonara (t. II, l. XVI, p. 202, 203) e Cedreno (-Compend.-, p. 698) che parlano di questa idea di Niceforo, applicano molto male l'epiteto di γενναιον -generosa- all'opposizion del Patriarca. [644] Il decimo ottavo capitolo, che tratta della tattica delle varie nazioni, è il più storico ed il più utile di tutta l'Opera di Leone. Non avea che troppe occasioni l'imperator Romano di studiare i costumi e le armi de' Saracini (-Tactique- p. 809-817, e un frammento d'un manoscritto della biblioteca Medicea, che si trova nella prefazione del sesto volume del Meursio). [645] Παντος δε παι κακου εργου τον Θεον αιτιον υποτιθενται και πολεμοις χαιρειν λεγουσι τον Θεον τον διασκορπιζουντα εθνη τα τους πολεμους θελοντα. -Suppongono che Iddio sia l'autore d'ogni azione, anche cattiva, e dicono che si compiace della guerra quel Dio che disperde le nazioni che voglion la guerra- (Leone, -Tactique- p. 809). [646] Luitprando (p. 484, 486) riferisce e spiega gli oracoli de' Greci e de' Saracini, dove, secondo l'uso della profezia, il passato è chiaro ed istorico, e l'avvenire oscuro, enimmatico ed inesatto. Secondo questa linea di demarcazione tra la luce e l'ombra, si può per lo più determinar l'epoca di ognuno di quegli oracoli. [647] Si riscontra la sostanza di questa riflessione in Abulfaragio (-Dynast.-, p. 2, 62, 101); ma non mi sovviene dove io l'abbia trovata nella forma di questa spiritosa sentenza. [648] -Ex Francis, quo nomine tam Latinos quam Teutones comprehendit, ludum habuit- (Luitprand., -in Legat. ad imp. Nicephor.-, p. 483, 484). L'ampiezza data poi a questa denominazione è confermata da Costantino (-De administr. imp.-, l. II, c. 27, 28), e da Eutichio (-Annal.-, t. I, p. 55, 56) che vissero tutti e due prima delle Crociate. Le testimonianze d'Abulfaragio (-Dyn.-, p. 69) e d'Abulfeda (-Praefat. ad Geogr.-) sono le più recenti. [649] Si può consultare utilmente su questo articolo di disciplina ecclesiastica e beneficiaria, il padre Tomassino (t. III, l. I, c. 40, 45, 46, 47). Una legge di Carlomagno esentava i vescovi dal servigio personale; ma l'uso contrario, che prevalse dal nono al decimoquinto secolo, è confermato dall'esempio o dal silenzio de' Santi e dei dottori... «Voi giustificate coi sacri canoni la vostra poltroneria, dice Ratario di Verona; ma i canoni vi proibiscono anche l'incontinenza, eppure......» [650] L'imperator Leone ha esposto imparzialmente, nel decimo ottavo capitolo della sua Tattica, i vizi e le qualità militari dei Franchi, (che Meursio traduce in modo ridicolo col vocabolo -Galli-), e dei Lombardi o Longobardi. -V.- pure la ventesimasesta dissertazione del Muratori, -De antiquitatibus Italiae medii aevi-. [651] -Domini tui milites- (diceva l'orgoglioso Niceforo) -equitandi ignari, pedestris pugnae sunt inscii: scutorum magnitudo, ensium longitudo, galearumque pondus neutra parte pugnare eos sinit; ac subridens, impedit, inquit, et eos gastrimargia, hoc est ventris ingluvies-, etc. (Luitprando, -in Legat.- p. 480, 481). [652] -In Saxonia certe scio.... decentius ensibus pugnare quam calamis, et prius mortem obire quam hostibus terga dare- (Luitprando, p. 482). [653] φθαγ οι τοιυν και Λογιβαθδοι λογον ελευθεριας περι πολλου ποιουνται, αλλ’ οι οι μεν Λογιβαθδοι το πλεον της τοιαυτης αθετης νυν απωλεσαν. -I Franchi per altro, e i Longobardi sovente fan parola di libertà; ma i Longobardi ora hanno perduto il più di questa virtù.- (Leone, -Tactiq.-, c. 18, p. 805). L'imperatore Leone morì, A. D. 911. Un poema istorico che finisce nel 916, e che sembra composto nel 940 da un Veneziano, così parla dei costumi d'Italia e di Francia. -- -Quid inertia bello- -Pectora- (Ubertus ait) -duris praetenditis armis,- -O Itali? Potius vobis sacra pocula cordi;- -Saepius et stomachum nitidis laxare saginis- -Elatasque domos rutilo fulcire metallo.- -Non eadem Gallos similis vel cura remordet;- -Vicinas quibus est studium devincere terras- -Depressumque larem spoliis hinc inde coactis- -Sustentare.- (-Anonym. carmen Panegyricum de Laudibus Berengarii Augusti-, l. II, -in- Muratori, -Script. rerum italic.-, t. II, -pars.- I, p. 393). [654] Giustiniano, dice lo storico Agatia (l. V, p. 157), πρωτος Ρωμαιων αυτοκρατωρ ονοματι και πραγματι, -e di nome e di fatti primo imperator de' Romani-. Gli imperatori di Bisanzio non presero per altro il titolo formale di imperatori dei Romani, se non dopo il tempo che vollero pretenderlo gli imperatori Francesi e Tedeschi dell'antica Roma. [655] Costantino Manasse ha scritto contro questo divisamento in versi barbari. Την πολιν την βασιλειαν αποκοσμησαι θελων, Και την αρχην χαθισασθαι τριπεμπελω Ρωμη, Ως ειτις αθροστολιστον αποκοσμεσει νυμφην, Και γραυν τινα τρικοθωνον ως κορην ωραισει. -volendo spogliare la città regina, e gratificare della primazia la decrepitissima Roma, come chi spogliasse una sfarzosissima sposa per ornare come una fanciulla una vecchiaccia dell'età di tre cornacchie.- Ed è confermato da Teofane, Zonara, Cedreno, e dall'-Historia Miscella-: -voluit in urbem Romani imperium transferre- (l. XIX, p. 157), in t. I, part. I, degli -Script. rerum ital.- del Muratori. [656] Paolo Diacono, l. V, c. II, p. 480; Anastasio, -in vitis Pontificum-, nella raccolta del Muratori, t. III, part. I, pag. 141. [657] Si consultino la prefazione del Ducange (-ad Gloss. graec. medii aevi-) e le Novelle di Giustiniano (VII, LXVI). Dicea l'imperatore che la lingua greca era κοινος, -comune-, la latina πατριος, -nativa-, per lui, e finalmente che ella era κυριωτατος, -imperialissima- pel πολιτειας σχημα, -sistema del governo-. [658] Ου μεν αλλα και Λατινικη λεξις και φρασις εις επι τους νομους κρυπτουσα τους συνειναι ταυτην μη δυναμενους ισχυρους απετειχιξε -Non certamente anche una frase e dizione latina ascondendo le leggi rendette bravi quelli che non potevano averla familiare- (Matth. Blastares, -Hist. jur.-, -apud.- Fabric., -Bibl. graec.-, t. XII, p. 369). Il Codice e le Pandette furono tradotte ai tempi di Giustiniano (p. 358-366). Fu Taleleo che pubblicò la versione delle Pandette. Teofilo, uno de' tre primi giureconsulti a cui Giustiniano commise questo lavoro, ha lasciato una parafrasi elegante ma prolissa dell'Instituta. Giuliano per altro (A. D. 570) CXX -Novellas graecas eleganti latinitate donavit- (Eineccio, -Hist. J. R.-, p. 396), per uso dell'Italia e dell'Affrica. [659] Abulfaragio dice che la settima dinastia fu quella dei Franchi o Romani, l'ottava quella dei Greci, la nona quella degli Arabi. -A tempore Augusti Caesaris, donec imperaret Tiberius Caesar, spatio circiter annorum 600 fuerunt imperatores C. P. patricii, et praecipua pars exercitus romani: extra quod, consiliarii, scribae et populus, omnes Graeci fuerunt: deinde regnum etiam graecanicum factum est- (p. 96, vers. Pocock). Abulfaragio avea studiata la religione cristiana e le materie ecclesiastiche, ed aveva qualche vantaggio sui più ignoranti Musulmani. [660] -Primus ex Graecorum genere in imperio confirmatus est-; o secondo un altro manoscritto di Paolo Diacono (l. III, c. 15, p. 443), -in Graecorum imperio-. [661] -Qui linguam, mores, vestesque mutastis, putavit sanctissimus papa- (ironia ben ardita), -ita vos (vobis) displicere Romanorum nomen. His nuncios-, forse i nuncii, -rogabant Nicephorum imperatorem Graecorum, ut cum Othone imperatore Romanorum amicitiam faceret- (Luitprando, -in Legatione-, p. 486). [662] Laonico Calcondila, che sopravisse all'ultimo assedio di Costantinopoli, racconta (l. I, p. 3) che Costantino trapiantò i Latini d'Italia in una città greca della Tracia; che questi pigliarono la lingua e i costumi del paese, e che si confusero gli oriundi del sito e i Latini di Bisanzio sotto il nome di Greci. I re di Costantinopoli, soggiunge lo storico, επι το οφας αυτους σεμνυνεσθαι Ρωμαιων βασιλεις τε και αυτοκρατορας αποκαλειν, Ελληνων δε βασιλεις ουκετι ουδαμη αξιουν -per esaltare sè stessi s'intitolavano re dai Romani ed imperatori, e non degnavano punto nè poco quello di re de' Greci.- [663] -V.- il Ducange (-C. P. Christiana-, l. II, p. 150, 151), che ha raccolte le testimonianze, non già di Teofane, ma di Zonara (t. II, l. XV, p. 104), Cedreno (p. 454), di Michele Glica (p. 281) e di Costantino Manasse (p. 87). Dopo avere confutata l'assurda accusa sparsa contro l'imperatore, lo Spanheim (-Hist. imaginum-, p. 99-111) parla da vero avvocato, e tenta di mettere in dubbio o di contestare l'esistenza del fuoco, e quasi della biblioteca. [664] Secondo Malco, questo manoscritto d'Omero fu consunto dalle fiamme ai tempi di Basilico. Può essere stato rinnovato: ma in un budello di serpente! questo pare strano ed incredibile. [665] L'αλογια -irragionevolezza- di Zonara, e la αγρια και αμαθια -rusticità e ignoranza- di Cedreno sono vocaboli energici, che forse conveniano molto bene a quelle due dinastie. [666] -V.- Zonara (l. XVI, p. 160 e 161) e Cedreno (p. 549, 550). Leone il filosofo, come il monaco Bacone, fu trattato da Mago nel suo secolo ignorante; fu però minore l'ingiustizia se egli è l'autor degli oracoli più comunemente attribuiti all'imperatore dello stesso nome. Le opere di Leone sulle scienze fisiche stanno manoscritte nella biblioteca di Vienna (Fabricio, -Biblioth. graec.-, t. VI, p. 366: t. XII, p. 781). -Quiescant!- [667] Anckio (-De Scriptorib. Byzant.-, p. 269-396) e Fabricio discutono alla distesa il carattere ecclesiastico e letterario di Fozio. [668] Εις ασσυριους -agli Assirii-, non può significare altro che Bagdad, residenza del Califfo. Sarebbe stata curiosa ed istruttiva la relazione della sua ambasceria. Ma come potè egli procacciarsi tutti quei libri? Non avrà trovato a Bagdad una Biblioteca sì numerosa, nè avrà potuto trasportarla colle sue robe, ed è impossibile che se la recasse in testa. Pure quest'ultima supposizione, per quanto sembri incredibile, pare assistita dalla testimonianza di Fozio istesso, οσας αυτων η μνημη διεσωζε, -di quanti- (di quei libri) -fece conserva la mia memoria-. Camusat (-Hist. critiq. des Journaux-, p. 87, 94) espone benissimo quanto concerne al myrio-biblion. [669] -V.- gli articoli particolari di quei Greci moderni nella biblioteca greca di Fabricio, Opera dotta ma suscettiva di miglior metodo e di molti miglioramenti. Fabricio parla d'Eustazio (t. I, p. 289-292, 306-329), di Pselli (-Diatribe de Leon Allatius, ad calcem-, t. 5), di Costantino Porfirogeneta (t. VI, p. 486-509), di Giovanni Stobeo (t. VIII, p. 665-728), di Suida (t. IX, p. 620-827), di Giovanni Tzetze (t. XII, p. 245-273). Il Signor Harris, nei suoi -Philological Arrangements- (-Opus senile-), ha dato un abbozzo di questa letteratura dei Greci di Bisanzio (p. 287-300). [670] Gerardo Vossio (-De poetis graecis-, c. 6) ed il le Clerc (-Bibliothèque choisie-, t. XIX, p. 285) fan cenno, dietro l'oscura testimonianza o le ciarle del volgo, d'un commentario di Michele Psello sulle ventiquattro commedie di Menandro, che sussistevano manoscritte in Costantinopoli. Questi lavori classici non paiono compatibili colla gravità d'un erudito paziente, che sveniva sulle categorie (-De Psellis-, p. 42), ed è probabile che siasi confuso Michele Psello con Omero Sellio, che avea scritto gli argomenti delle commedie di Menandro. Suida nel duodecimo secolo numerava cinquanta commedie di questo autore; ma trascrive spesso l'antico Scoliasta d'Aristotile. [671] Anna Comnena ha potuto insuperbirsi della purezza del suo grecizzare (το Ελληνιζειν ες ακρον εοπουδακυια, -studiosissima a cogliere il fiore della lingua greca-), e Zonara, contemporaneo ma non adulatore di lei, ha potuto aggiungere con verità γλωτταν ειχεν ακθιβως Αττικιζουσαν, -possedette la lingua assolutamente attica-. La principessa conoscea bene i Dialoghi dottissimi di Platone, il τετρακτυς o il -quadrivio- dell'astrologia, la geometria, l'aritmetica e la musica. -V.- la sua prefazione dell'-Alessiade- colle note del Ducange. [672] Il Ducange, per criticare il gusto degli autori bisantini (-Praef. Gloss. graec.-, p. 17), accumula le autorità d'Aulio Gellio, di Girolamo Petronio, di Giorgio Amartolo, e di Longino, che davano ad un'ora il precetto e l'esempio. [673] I -versus politici-, quei prostituti, che, come dice Leone Allazio, per la loro facilità si danno in braccio a tutti, aveano per lo più quindici sillabe; furono usati da Costantino Manasse, da Giovanni Tzetze ec. (-V.- il Ducange, -Gloss. latin.-, t. III, part. I, p. 345, 346, ediz. di Basilea, 1762). [674] S. Bernardo è l'ultimo Padre della chiesa Latina, e San Giovanni Damasceno, che fiorì nell'ottavo secolo, è venerato come l'ultimo della chiesa Greca. [675] -Essais- di Hume, vol. I, p. 125. FINE DEL DECIMO VOLUME. INDICE DEI CAPITOLI E DELLE MATERIE CHE SI CONTENGONO NEL DECIMO VOLUME CAPITOLO L. -Descrizione dell'Arabia e de' suoi abitatori. Nascita, carattere, e dottrina di Maometto. Predica alla Mecca. Fugge a Medina. Propaga la sua religione colla spada. Sommessione volontaria o sforzata degli Arabi. Sua morte e suoi successori. Pretensioni e trionfi di Alì e de' suoi discendenti.- A. D. Descrizione dell'Arabia -pag.- 6 Terreno e clima 7 Delle tre Arabie o dell'Arabia Deserta, dell'Arabia Petrea, e dell'Arabia Felice10 Costumi de' Bedovini o Arabi pastori10 Il cavallo 12 Il cammello 13 Città dell'Arabia 14 La Mecca 15 Suo commercio 16 Independenza nazionale degli Arabi 17 Loro libertà e loro carattere domestico22 Guerre civili e vendette particolari25 Tregua annuale 28 Loro qualità e loro virtù sociali28 Loro amore per la poesia30 Esempi di generosità 31 Loro antica idolatria33 Il Caaba o tempio della Mecca 34 Sagrificii e cerimonie religiose 37 Introduzione dei Sabei 39 I Magi41 Gli Ebrei41 I Cristiani 41 569-609 Nascita ed educazione di Maometto43 Liberazion della Mecca 45 Qualità del Profeta 47 Un solo Dio 51 Maometto appostolo di Dio ed ultimo dei Profeti 56 Mosè 58 Gesù 58 Il Corano61 Miracoli 65 Precetti di Maometto, preghiere, digiuni e limosine68 Risurrezione72 L'inferno e il paradiso 73 609 Maometto predica alla Mecca77 613-622 La tribù di Koreish s'oppone alla sua missione 82 622 È cacciato dalla Mecca 84 622 È ricevuto a Medina in qualità di principe85 622-632 Sua dignità regia 88 Egli dichiara la guerra agli infedeli 89 Sua guerra difensiva contro i Coreisbiti della Mecca 94 623 Battaglia di Beder95 628 D'Ohud97 625 Le -nazioni- o -la fossa- 98 623-627 Maometto soggioga gli Ebrei dell'Arabia99 629 Sommession della Mecca 101 629-632 Conquisto dell'Arabia 105 629-630 Prima guerra de' Maomettani contro l'impero Romano109 632 Morte di Maometto112 Suo carattere 117 Vita privata di Maometto 121 Sue mogli 122 Suoi figli 125 Carattere d'Alì 127 632 Regno d'Abubeker 128 634 D'Omar 129 644 D'Othmano 130 Discordia de' Turchi e de' Persiani130 655 Morte d'Othmano 133 656-660 Regno d'Alì134 655 o 661-680 Regno di Moawiyah 138 680 Morte d'Hosein139 Posterità di Maometto e d'Alì143 Trionfo di Maometto 146 Stabilità di sua religione147 Del bene e del male da lui fatto nel suo paese 150 CAPITOLO LI. -Conquisto della Persia, della Sorìa, dell'Egitto, dell'Affrica e della Spagna, fatto dagli Arabi o Saracini. Impero de' Califfi o successori di Maometto. Situazione de' Cristiani sotto quel governo.- 632 Unione degli Arabi 152 Carattere de' loro Califfi155 Loro conquiste158 632 Invasion della Persia 162 636 Battaglia di Cadesia163 Fondazion di Bassora166 637 Sacco di Modain 167 Fondazione di Cufa 169 637-651 Conquisto della Persia 171 651 Morte dell'ultimo re della Persia 174 712 Conquisto della Transoxiana 177 632 Invasion della Sorìa178 Assedio di Bosra 182 633 Assedio di Damasco 185 633 13 luglio. Battaglia d'Aiznadin 188 Gli Arabi ritornano a Damasco191 634 Damasco è presa d'assalto dopo essere stata presa per capitolazione 194 Persecuzione contro gli abitanti di Damasco 197 Fiera d'Abyla 200 635 Assedio d'Eliopoli e d'Emesa 202 636 novembre. Battaglia d'Yermuch207 637 Conquisto di Gerusalemme 211 638 Conquisto d'Aleppo e d'Antiochia216 638 Fuga d'Eraclio220 Fine della guerra di Sorìa225 633-639 I vincitori di Sorìa225 639-655 Avanzamenti dei vincitori della Sorìa 228 Egitto. Carattere e vita d'Amrou230 638 giugno. Invasion dell'Egitto 232 Le città di Menfi, di Babilonia, e del Cairo234 638 Sommessione de' Cofti o Giacobiti 236 Biblioteca di Alessandria 245 Amministrazion dell'Egitto250 Ricchezza e popolazione251 647 Affrica. Prima invasione fatta da Abdallah 256 Il Prefetto Gregorio e sua figlia 258 Vittoria degli Arabi259 665-689 Progressi de' Saracini in Affrica 263 670-675 Fondazione di Cairoan 268 692-698 Conquista di Cartagine 269 698-709 I Musulmani compiono il conquisto dell'Affrica 272 Adozione de' Mori275 709 Spagna. Primi disegni degli Arabi su questo paese276 Stato della monarchia de' Goti 276 710 Prima discesa degli Arabi in Ispagna 280 711 La seconda discesa 282 Loro vittoria 283 711 Distruzione della monarchia de' Goti 285 712-713 Conquisto della Spagna fatto da Musa 289 714 Disgrazia di Musa294 Prosperità degli Spagnuoli sotto gli Arabi 297 Tolleranza religiosa300 Propagazione del Maomettismo 301 Annientamento de' Magi della Persia303 Decadenza e caduta del Cristianesimo in Affrica308 1149 ec. E della Spagna310 Il Cristianesimo tollerato dai Musulmani 311 Loro mali 312 718 L'impero dei Califfi314 CAPITOLO LII. -I due assedii di Costantinopoli fatti dagli Arabi. Loro invasione in Francia, e loro sconfitta per opera di Carlo Martello. Guerra civile degli Ommiadi e degli Abbassidi. Letteratura degli Arabi. Lusso dei Califfi. Imprese navali contro l'isola di Creta, contro la Sicilia e Roma. Decadimento e divisione dell'impero de' Califfi. Sconfitte e trionfi degli imperatori Greci.- Limiti delle conquiste degli Arabi 316 668-675 Primo assedio di Costantinopoli fatto da gli Arabi317 677 Pace e tributo320 716-718 Secondo assedio di Costantinopoli 323 I Saracini abbandonano l'assedio di Costantinopoli 328 Scoperta ed uso del fuoco greco 329 721 Invasione della Francia eseguita dagli Arabi334 731 Spedizione e vittorie d'Abderamo336 732 Disfatta de' Saracini per opera di Carlo Martello 340 Si ritirano davanti ai Francesi 343 746-750 Esaltamento degli Abbassidi 344 750 10 febbraio. Caduta degli Ommiadi 349 755 Rivolta della Spagna349 Triplice division del Califfato 351 750-960 Magnificenza de' Califfi 351 Effetti di questa magnificenza pel ben pubblico e pel ben individuale356 754-813 Introduzione della letteratura fra gli Arabi358 Loro veri progressi nelle scienze 361 Mancanza d'erudizione, di gusto e di libertà367 781-805 Guerre di Haroun-al-Rashid contro i Romani 370 823 Gli Arabi soggiogano l'isola di Creta 374 827-878 E di Sicilia 376 846 Invasion di Roma eseguita dai Saracini379 849 Vittoria e regno di Leone IV 381 852 Fondazione della città Leonina 384 838 La guerra d'Amorio tra Teofilo e Motassem384 841-870 Disordine delle guardie turche 389 890-951 Nascita e progressi de' Carmatii392 900 etc. Loro imprese militari 393 929 Essi saccheggiano la Mecca395 800-936 Rivolta delle province 395 Le dinastie independenti 397 800-941 Gli Aglabiti 397 829-907 Gli Edrisiti 397 813-872 I Thaeriti 398 872-902 I Soffaridi398 874-999 I Samanidi 399 868-905 I Tulondi 400 864-968 Gli Iksiditi 400 892-1001 Gli Amadaniti 400 933-1055 I Bowidi400 936 Abbassamento de' Califfi di Bagdad 401 960 Impresa de' Greci404 Soggiogamento di Creta 404 963-975 Le conquiste in Oriente di Niceforo Foca e di Giovanni Zimiscè405 Conquista della Cilicia406 Invasion della Sorìa407 I Greci riprendono Antiochia 407 Passaggio dell'Eufrate 409 Pericolo di Bagdad 410 CAPITOLO LIII. -Stato dell'impero d'oriente nel decimo secolo. Sua estensione e divisione. Ricchezze e rendite. Palazzo di Costantinopoli. Titoli e cariche. Orgoglio e potenza degli imperatori. Tattica dei Greci, degli Arabi e dei Franchi. Estinzione della lingua latina. Studi e solitudine de' Greci.- Memorie sull'Impero Greco 412 Scritti di Costantino Porfirogeneta412 Imperfezione di questi scritti 415 Ambasciata di Luitprando 418 I temi o le province dell'impero, e loro limiti a diverse epoche 419 Ricchezza e popolazione421 Stato del Peloponneso 423 Degli Schiavoni 424 Gli uomini liberi della Laconia 425 Città e rendite del Peloponneso 426 Delle manifatture ed in particolare degli opificii di Seta 427 Questi passano dalla Grecia in Sicilia429 Rendita dell'impero Greco 430 Fasto e lusso degli imperatori 432 Il palazzo di Costantinopoli 433 Ammobigliamento ed ufficiali del palazzo 436 Onori e titoli della famiglia imperiale 438 Officii dello Stato e dell'esercito440 Adorazion dell'imperatore 443 Ricevimento degli ambasciatori 444 I Cesari sposi di femmine straniere448 Legge immaginaria di Costantino 449 733 Prima eccezione 449 941 Seconda eccezione450 943 Terza eccezione 450 972 Ottone d'Alemagna452 988 Volodimiro principe di Russia453 Autorità dispotica degli imperatori453 Forza militare de' Greci, de' Saracini e dei Franchi 456 Marineria de' Greci 457 Tattica e carattere de' Greci461 Carattere e tattica de' saracini465 I Franchi o i Latini468 Loro carattere e loro tattica471 Perdita della lingua latina 473 Gli imperatori Greci e loro sudditi vogliono conservare il nome di Romani 477 Tempo d'ignoranza478 Rinascimento della letteratura greca 479 Decadenza del gusto e dell'ingegno 483 Mancanza d'emulazion nazionale 486 FINE DELL'INDICE. Nota del Trascrittore Ortografia e punteggiatura originali sono state mantenute, così come le grafie alternative (liturgia/liturgìa e simili), correggendo senza annotazione minimi errori tipografici. Le citazioni in greco sono state trascritte integralmente, senza apportare alcuna correzione per eventuali inesattezze ortografiche o grammaticali. . , 1 , , 2 - 3 ' 4 - ( . , . , . ) . , 5 ( - . - , . , - . - , . - ) , , 6 , , ' 7 ' . 8 9 [ ] , - . - . , . ; , - . - , 10 . , . , , , ; , - . . - , . , . . 11 12 [ ] , - . - , . , . , , . 13 14 [ ] . 15 , 16 ' , - . - , 17 . 18 19 [ ] - , 20 , 21 - ( , - . - , . ) . 22 23 [ ] - . - ( - . . - , . , , , . - , - 24 . - ) 25 . ' , . 26 - ' , 27 - . 28 : ' . 29 30 [ ] ( - . 31 . - , - . - , . ; . ) , 32 . 33 , , , 34 , , 35 - - - - . 36 ' . 37 38 [ ] - , , 39 ; , 40 , 41 , , . 42 , , 43 ; , 44 , . - ( 45 , - - , . , . ; , - . 46 . - , . , . ) . 47 , , - 48 - ( - . - , - - , - . 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