Agide Vittorio Alfieri SCRITTORI D'ITALIA VITTORIO ALFIERI TRAGEDIE A CURA DI NICOLA BRUSCOLI VOLUME TERZO BARI GIUS. LATERZA & FIGLI TIPOGRAFI-EDITORI-LIBRAI 1947 AGIDE ALLA MAESTÁ DI CARLO PRIMO RE D'INGHILTERRA. Parmi, che senza viltá né arroganza, ad un re infelice e morto io possa dedicare il mio Agide. Questo re di Sparta ebbe con voi comune la morte, per giudizio iniquo degli efori; come voi, per quello d'un ingiusto parlamento. Ma quanto fu simile l'effetto, altrettanto diversa n'era la cagione. Agide, col ristabilire l'uguaglianza e la libertá, volea restituire a Sparta le sue virtú, e il suo splendore; quindi egli pieno di gloria moriva, eterna di se lasciando la fama. Voi, col tentare di rompere ogni limite all'autoritá vostra, falsamente il privato vostro bene procacciarvi bramaste: nulla quindi rimane di voi; e la sola inutile altrui compassione vi accompagnò nella tomba. I disegni d'Agide, generosi e sublimi, furono poi da Cleoméne suo successore, che il tutto trovò preparato, felicemente e con grande sua gloria eseguiti. I vostri, comuni al volgo dei regnanti, da molti altri principi furono e sono tuttavia tentati, ed anche a compimento condotti, ma senza fama pur sempre. Della vostra tragica morte, non essendone sublime la cagione, in nessun modo, a mio avviso, se ne potrebbe fare tragedia: della morte d'Agide (ancorché tentata io non l'avessi) crederei pure ancora, attesa la grandezza vera dello spartano re, che tragedia fortissima ricavarsene potrebbe. Sí l'uno che l'altro, ai popoli foste e sarete un memorabile esempio, e un terribile ai re: ma, colla somma differenza tra voi, che de' simili alla MAESTÁ VOSTRA, molti altri re ne sono stati e saranno; ma de' simili ad Agide, nessuno giammai. Martinsborgo, 9 Maggio 1786. VITTORIO ALFIERI. PERSONAGGI AGIDE. LEONIDA. AGESISTRATA. AGIZIADE. ANFARE. Efori. Senatori. Popolo. Soldati di Leonida. -Scena, il Foro, poi la prigione, di Sparta.- ATTO PRIMO SCENA PRIMA LEONIDA, ANFARE. ANFAR. Ecco, or di nuovo sul regal tuo seggio stai, Leonida, assiso. Intera Sparta, o d'essa almen la miglior parte, i veri maturi savj, e gli amator dell'almo pubblico bene, a te rivolti han gli occhi, per ottener dei lunghi affanni pace. LEON.Di Sparta il re non io perciò mi estimo, finché rimane Agide in vita. Ei vive non pur, ma ei regna in cor de' molti. Asilo gli è questo tempio, il cui vicino foro empie ogni dí tumultuante ardita plebe, che re lo vuol pur anco, e in trono un'altra volta a me compagno il grida. ANFAR. E temi tu d'esserne or vinto? Io 'l giuro, e gli altri efori tutti il giuran meco; Agide mai non fia piú re. Ma, vuolsi oprar destrezza or, piú che forza... LEON. Egli era da tanto giá, che co' raggiri suoi, con le sue nuove mal sognate leggi, tutto sossopra a forza aperta porre, e me cacciarne ardia del soglio in bando: ed io, da' miei fidi Spartani al soglio richiamato, or dovrò con vie coperte la vendetta pigliarne? ANFAR. Un velo è forza porvi: ei genero t'è. Quel dí, che in crudo esiglio, solo, abbandonato, e privo del regio serto, fuor di Sparta andavi, umano ei t'era. Ai percussor feroci che Agesiláo crudel su l'orme tue a svenarti inviava, Agide a viva forza si oppose; e di Tegéa (il rimembri) salvo al confin ti trasse: in ciò soltanto non figlio ei d'Agesístrata, ed avverso apertamente al rio di lei fratello. Sol del pubblico bene or puoi far dunque a tua vendetta velo. LEON.Infame dono ei mi fea della vita, il dí ch'espulso m'ebbe dal seggio; e a vie piú grande oltraggio recar mel debbo. Ei mi credea nemico da non piú mai temersi? oggi nel voglio disingannare appieno. In me raddoppia l'esser egli mio genero il dispetto. Genero a me? deh! quale error fu il mio, d'avere a lui donna dissimil tanto data in consorte? Ammenda omai null'altra, che lo spegnerlo, resta. Unica figlia, Agiziade diletta, a me compagna, sostegno a me nel duro esiglio l'ebbi. Abbandonava ella il suo amato sposo, perché al padre nemico; ella i legami di natura tenea piú sacri ancora che quei d'amore: e al fianco mio trar vita misera volle errante, anzi che al fianco del mio indegno offensore in trono starsi. ANFAR. Pur, per quanto sia giusto in te lo sdegno, premilo in petto, se sbramarlo or vuoi. Io men di te non odio Agide altero; e la sua pompa di virtudi antiche, finta in biasmo di noi. Sparta ridurre qual giá la fea Licurgo, è al par crudele, che ambizíosa stolidezza: è tale pure il disegno suo; quindi ebbe ei quasi la cittá nostra all'ultimo ridotta: e, sconvolta pur anco, in risse e affanni egra ella sta. Ma, van cangiando i tempi: quei traditori, efori allor, che schiavi eran d'Agesiláo, piú a lui venduti che ad Agide, con esso ora sbanditi son tutti, o spenti: e sta in noi soli Sparta. Ma il popol rio, mendico, e ognor di nuove cose voglioso, Agide ancora elegge mezzo a sue mire ingiuste. A schietta forza, mal frenare il potremmo; ogni novello governo erra adoprandola. Deluso, pria che sforzato, il popol sia. Tal cura, che a cor mi sta non men che a te, mi lascia. Ecco la madre d'Agide: gran donna ogni dí piú degli Spartani in core si fa costei: temer si debbe anch'ella. SCENA SECONDA AGESISTRATA, LEONIDA, ANFARE. AGESIS. Chi ne' miei passi trovo? oh! mentre io vado di Sparta al re, cui sacro asil racchiude, quí intorno io veggo irsi aggirando or l'altro re di Sparta novello? LEON. E il fero giorno, ch'io, re di Sparta, esul di Sparta usciva, ebbi al mondo un asilo? Assai gran tempo dal trono io vissi in bando; e reo, ch'è il peggio, in apparenza io vissi. Avriami ucciso il duol, se in un coll'usurpato seggio restituita la innocenza mia non m'era appieno da un miglior consiglio di Sparta istessa. Il mio rival cacciato, quel Cleómbroto iniquo, a chi il mio scettro signor del tutto allora Agide dava, giá mie discolpe ei fece. A far le sue, che tarda Agide piú? Collega ei fummi sul trono; ancor mi è genero; e nemico mi sia, se il vuole.--Ma, cagion qual altra, che il suo fallir, chiuso or nel tempio il tiene? AGESIS. A Sparta, e a me, Leonida, sei noto: quai sieno i tuoi, quai sien d'Agide i falli, è brevissimo a dirsi. Agide volle libera Sparta; i cittadini uguali, forti, arditi, terribili; Spartani in somma: e a nullo sovrastare ei volle, che in ardire e in virtude. In ozio vile, ricca, serva, divisa, imbelle, quale appunto ell'è, Leonida la volle. Falli son l'opre d'Agide, perch'havvi copia di rei, piú che di buoni, in Sparta: di Leonida l'opre or son virtudi, perch'elle son dei tempi. Oggi rimembra tu almen, se il puoi, che il mio figliuol mostrossi nemico aperto del regnar tuo solo, non di te mai; ch'or non vivresti, pensa, se cittadino ei piú che re, tua vita non ti serbava, ed in suo danno forse. LEON.Vero è; nel dí, che il tuo crudo fratello a trucidarmi gli assassin suoi vili mandava, Agide, forse a tuo dispetto, per altri suoi satelliti mi fea vivo e illeso serbar: ma un re sbandito, cui l'onor, l'innocenza, il soglio tolto vien dal rival, fia ch'a pietade ascriva la mal concessa vita? AGESIS. Al par che grande era imprudente il dono: Agide stesso tale il credea; ma innata è in quel gran core ogni magnanim'opra. Agide eccelso contaminar non volle col tuo sangue la generosa ed inaudita impresa di un re, che in piena libertá sua gente restituir, spontaneo, si accinge. Dal perdonarti io nol distolsi: e forse tentato invan lo avrei: d'Agide madre, mostrarmi io mai potea di cor minore a quel di un tanto figlio? È ver; mi nacque Agesiláo fratello; or di un tal nome indegno egli è. Con libera eloquenza, e con finte virtú suoi vizj veri adombrando, ei deluse Agide, Sparta, e me con essi... LEON. Ma, non me, giammai. AGESIS. Noto e simile ei t'era.--A tor per sempre dei creditori e debitor, de' ricchi e de' mendici, i non spartani nomi, Agesiláo, piú ch'altri, Agide spinse. Vistosi poi dal nostro esemplo astretto di accomunar le sue ricchezze, ei vinto dall'avarizia brutta, il sacro incarco contaminando d'eforo, impediva la sublime uguaglianza. Il popol quindi, sconvolto e oppresso piú, dubbio, tremante fra il servir non estinto e la sturbata sua libertade rinascente appena, te richiamava al seggio: e te stromento degno ei sceglieva al rincalzare i molli non cangiabili in lui guasti costumi. Il popol stesso, avvinto in man ti dava qual Cleómbroto re pur dianzi eletto: e il popol stesso alla custodia or sola di un asilo abbandona il giá sí amato Agide, il riverito idolo suo. ANFAR. Piú custodito è dalle leggi assai, che da questo suo asilo. Ei delle leggi sovvertitore, annullator, pur debbe ad esse e a noi la sua salvezza. E a noi efori veri, a Sparta tutta innanzi, ei dará di se conto: ove non reo vaglia a chiarirsi, ei non del re, né d'altri temer de' mai. LEON.S'egli in suo cor se stesso reo non stimasse, a che l'asilo? al giusto giudizio aperto popolar me pria perché non trarre? AGESIS. Perché d'armi e d'oro tu ti fai scudo, ei di virtude ignuda: perché tu pieno di vendetta riedi, ed ei neppure la conosce: in somma, perché i tuoi, non di Sparta, efori nuovi suonan ben altro, che terror di leggi. Nulla paventa Agide mio; ma torsi vuol dalla infamia; e darla, ancor che breve, altrui può sempre chi il poter si usurpa. LEON.Che fará dunque Agide tuo? piú a lungo racchiuso starsi omai non può, s'ei teme la infamia vera. ANFAR. E molto men può Sparta nelle presenti sue strane vicende d'un de' suoi re star priva. Agide il nome tuttor ne serba; e il necessario incarco pur non ne adempie: mal sicura intanto e dentro e fuori è la cittá; sossopra gli ordini tutti; e manca... AGESIS.Agide manca; e con lui tutto. Al par di noi ciò sanno i nemici di Sparta, in cui novello fea rinascer terror dell'armi nostre Agide solo. Sí, gli Etoli feri, cui disfar non sapea canuto duce il grande Aráto co' suoi prodi Achei, tremar d'Agide imberbe; antico tanto spartano egli era.--A non imprender cosa or contro a lui, Leonida, ti esorto: che se pur anco, ingiusto spesso, il fato palma or ten desse, onta non lieve un giorno ne trarresti dal tempo, e danno espresso della patria. Non so, se patria un nome sacro a te sia: ma primo, e forte tanto nome è fra noi, che se in mio cor sorgesse un leggier dubbio mai, ch'anco i pensieri, non che d'Agide l'opre, al ben di Sparta non fosser volti tutti, io madre, io prima, il rigor pieno delle sante leggi implorerei contra il mio figlio.--Or dunque opra a tuo senno tu: tremar non ponno Agide mai, né chi a lui dié la vita, che per la patria lor: tu, benché in armi, ed in prospera sorte, entro al tuo core conscio di te, sol per te stesso tremi. LEON.Donna, sei madre; e d'uom ch'ebbe giá scettro, il sei; quind'io ti escuso. In voi temenza non è; di' tu? meglio per voi: ma Sparta, gli efori, ed io, vi diam sol uno intero giorno, a mostrar questa innocenza vostra, sempre esaltata e non provata mai. Esca al fin egli, e se difenda; e accusi me stesso ei pur, se il vuol: tranne l'asilo, tutto or gli sta. Ma, se a celarsi ei segue, digli, che al nuovo dí né Sparta il tiene piú per suo re, né per collega io il tengo. SCENA TERZA AGESISTRATA, ANFARE. ANFAR. Dal fresco esiglio inacerbito ei parla: ma, non ha Sparta l'ira sua.--Dovresti, tu cui son cari Agide e Sparta, il figlio piegare ai tempi alquanto, e indurlo... AGESIS. A farsi vile, non io, né voi, né Sparta indurlo mai non potremmo. Che del re lo sdegno non sia sdegno di Sparta, assai mel dice l'immenso stuolo di Spartani in folla presso all'asilo d'Agide ogni giorno adunati, che il chiamano con fere libere grida ad alta voce padre, cittadin re, liberator secondo, nuovo Licurgo. Assai pur alta e vera esser de' in lui la sua virtú, poich'osa laudarla ancor con suo periglio Sparta; poiché, piú del terror dell'armi vostre, può in Sparta ancor la maraviglia d'essa. ANFAR. Si affolla e grida il popolo; ma nulla opra ei perciò: né i ribellanti modi altro faran, che inacerbir piú sempre contra il tuo figlio i buoni. Assai tu puoi, d'Agide madre, entro a spartani petti, e sovr'Agide piú: quelli (a me il credi) al cessar dai tumulti, e questo or traggi, per poco almeno, all'adattarsi ai tempi. Se il ben di tutti e il ben del figlio brami, fra víolenze e rabide contese, mal si ritrova, il sai. Se in ciò tu nieghi caldamente adoprarti, e Sparta, ed io, e Leonida, a dritto allor nemici crederem voi di Sparta; allor parranno, a certa prova, i vostri ampj tesori malignamente accomunati in prezzo, non di uguaglianza, di comun servaggio. Dell'alte imprese, ottima o trista, pende dall'evento la fama. All'opre vostre generose, magnanime (se il sono) macchia non rechi il rio sospetto altrui, che giustamente voi pentiti accusa del tanto dono; e del volerne infame traffico far, vi accusa. Io tutto appieno, qual cittadin, qual eforo, ti espongo; non qual nemico: a voi l'oprar poi spetta. SCENA QUARTA AGESISTRATA. --Tempo acquistar voglion costoro; e tempo dar lor non vuolsi. Ah! di costui la finta dolcezza, e di Leonida la rabbia repressa a stento, indizj a me (pur troppo!) son del destino e d'Agide, e di Sparta. Tutto si tenti or per salvarli; e s'anco irati i Numi della patria vonno sol placarsi col sangue, Agide, ed io, per la patria morremo; a lei siam nati.-- Pur che risorga dal mio sangue Sparta. ATTO SECONDO SCENA PRIMA AGIDE. Pietosi Numi, a cui finora piacque dal furor di Leonida sottrarre l'innocenza mia nota, omai non posso piú rimaner nel vostro tempio. Asilo volli appo voi, perché la patria inferma piú víolenze, e piú tumulti, e stragi a soffrir non avesse: or v'ha chi ardisce a' miei delitti ascriverlo, al terrore di giusta pena? ecco, l'asilo io lascio.-- Oh Sparta, oh Sparta!... esser fatal dei sempre ai veri tuoi liberatori? Ah! data fosse a me pur la sorte, che al tuo primo padre eccelso toccò! piú che il perenne bando, a se stesso da Licurgo imposto, morte non degna anco scerrei, se al mio cader vedessi almen rinascer teco il vigor prisco di tue sacre leggi!... Ma, chi sí ratto a questa volta?... Oh cielo! Chi mai veggio? Agiziade? La figlia di Leonida? oimè!... la mia giá dolce moglie, che pur mi abbandonò pel padre? SCENA SECONDA AGIDE, AGIZIADE. AGIZ.Che veggo! Agide mio, fuor dell'asilo tu stai? ratta a trovarviti veniva... AGIDEQual che ver me tu fossi, amata sempre consorte mia, perché i tuoi passi or volgi verso un misero sposo?... AGIZ. Agide;... appena... parlare io posso;... io riedo a te con l'aspra mutata sorte: il tuo stato infelice staccarmi sol potea dal padre. Il core io strappar mi sentia, nel dí che i nostri figli, e te, sposo, abbandonar dovea, per non lasciar nel misero suo esiglio irne solo il mio padre: né piú vista tu mai mi avresti in Sparta, or tel confesso, se ai crudi strali di fortuna avversa ei rimanea pur segno. In alto ei torna, tu nel periglio stai: chi, chi potrebbe tormi or da te? teco ritorno io tutta: e te scongiuro, per l'amor mio vero; (pel tuo, non so s'io l'abbia ancor) pe' figli che tanto amavi, e per la patria tua, (amor che tu tanto altamente intendi) io ti scongiuro, almen per ora, a porre tue nuove leggi in tregua. Amor di pace, dei beni il primo, a ciò t'induca: il freno ripigliar con Leonida ti piaccia della cittá, qual per l'addietro ell'era... AGIDEDonna, d'amare il padre tuo, chi puote biasmarten mai? conoscerlo, nol puoi; l'arte tua non è questa: ottima ognora, e costumata, e pia, tu raro esemplo fra' guasti tempi di verace antico e filíale e conjugale amore, altro non sai, magnanima, che farti fida compagna a chi piú avverso ha il fato. Se mai cara mi fosti, oggi il vederti a me tornar, quando me lascian tutti. certo piú assai mi ti fa cara. Io meno dal tuo gran cor non mi aspettai; null'altro temea, fuorch'ebro di sua lieta sorte Leonida, non forse or ti vietasse il ritornarne a me. AGIZ. Tu ben temesti. Tre giorni or son, ch'ei vincitore in Sparta riposto ha il piè; tre giorni or son, ch'io seco pugno per te. Né, per negar ch'ei fesse a me l'assenso, era io perciò men ferma di ritrovarti ad ogni costo. Ei stesso, cangiato al fine, or dianzi a te mi volle messo inviar di pace: ei, per mia bocca, piena or te l'offre; e supplica, e scongiura, che tu, lasciato omai l'asilo, in opra vogli con lui porre ogni mezzo, ond'abbia Sparta una volta e intera pace e salda. AGIDEEi mi t'invia? sperare a me non lascia nulla di lieto il suo cangiar sí ratto. Ma, che dich'io? sperar, se in se non spera, Agide può? ch'altro a temer mi resta, quando è piú sempre la mia patria serva? quando è piú sempre dal poter suo prisco, dalle giá tante sue virtú lontana?-- Io spontaneo (tu il vedi) avea l'asilo abbandonato giá: ragion tutt'altra le astute brame or prevenir mi fea di Leonida... Ah! sí: fia questo un giorno grande a Sparta, ed a me; funesto forse per te, se m'ami... O fida mia consorte, dubitar non ne posso... Ma, se fede presti al mio schietto dir, tu d'altro padre degna, deh! invan non lo irritar; ten prego. Serbati ai figli nostri; ad essi scudo contro alla rabbia sii del padre fero: gli alti pensieri, ond'io ti posi a parte, e che sí ben sentivi, aggiunti agli alti innati tuoi, che dell'amor di figlia son la essenza sublime, in lor trasfondi sí, ch'ei crescano a Sparta e al padre a un tempo. Non assetato di vendetta io moro, ma di virtú Spartana; ancor che tarda, purch'ella un dí dai figli miei rinasca, ne sará paga l'ombra mia... AGIZ. Mi squarci il core... Oimè!... perché di morte...? AGIDE O donna; Spartana sei, d'Agide moglie; il pianto raffrena. Il sangue mio giovar può a Sparta; non il mio pianto a te. Rasciuga il ciglio; non mi sforzare a lagrimar... AGIZ.So tutte del tuo sublime, umano, ottimo core l'atre tempeste; i generosi tuoi retti disegni entro alla mente io porto forte scolpiti; e se, a compirgli appieno, del mio padre la intera alta rovina d'uopo non era, ad eseguirli presta me prima avevi, e del mio sangue a costo... Oh quante volte il padre, sí diverso da te, m'increbbe! oh quante volte io piansi d'essergli figlia! ed io pur l'era; e il sono, ahi lassa!... e fra voi due stommi infelice: e fra voi debbo esser di pace io 'l mezzo, o perir deggio. AGIDE Esser di Sparta figlia, e di Spartani madre esser dovresti, se in altri tempi e d'altro sangue nata tu fossi in Sparta. Il non spartano padre non io però voglio a delitto apporti. L'indole tua ben nata, ottima, ed alta, ma non diretta, udia di padre e sposo sol ricordar, non della patria, i nomi: qual fia stupor, se tu piú figlia e sposa, che cittadina, sei? Ma, qual sei, t'amo; né al tuo pensar niente spartano io volli forza usar niuna, che il mio esemplo, mai. Pel nostro amor quindi ti prego, e, s'uopo fia, tel comando; oggi a mostrar ti appresta, che madre sei piú ancor che sposa o figlia.-- Ma, qual si appressa orribile tumulto? Qual folla è questa? oh! quali grida? Oh cielo! La madre? e in armi immenso stuol di plebe segue i suoi passi? SCENA TERZA AGIDE, AGESISTRATA, AGIZIADE, POPOLO. AGESIS. Figlio, e che? giá fuori stai dell'asilo? in chi t'affidi? in questa rea figlia di Leonida? Ben io piú certo asilo, ecco, ti adduco; ognora costor fien presti... AGIDE O madre, Agide meglio tu conoscer dovresti: o in me mi affido, o in nulla omai. Questa, che figlia appelli di Leonida, è moglie, è amante, è parte del figliuol tuo.--Spartani, ove pur tali vi siate voi, che minacciosi in armi tumultuar quí di mia fama a danno veggio; Spartani, or parla Agide a voi.-- Io, contro a Sparta, in mio favor, non voglio armi nessune; asil nessuno io cerco; null'uomo io temo. A dimostrar la mia piena innocenza, io basto: a vincitrice farla davver della malizia altrui, coll'arme no, ma con piú fermi sensi, potuto avreste un di voi stessi darmi giusto un soccorso: ma fia tardo, e vano, e reo (ch'è il peggio) ogni presente ajuto. AGESIS. E inerme esporti alla maligna rabbia d'un Leonida vuoi? d'efori compri agl'iniqui raggiri? Ah! no, nol soffro; né il soffriran questi Spartani veri, che quí son presti a dar la vita or tutti pel loro re. POPOLOPer Agide, noi tutti presti a morir veniamo. AGIDEAgide e Sparta fur giá sola una cosa; or ben distinti gli ha in due la sorte; or, che a far salva Sparta, forse è mestier ch'Agide pera. Il sangue sparger non vuolsi mai; vie men, qualora rigenerar virtú non puote il sangue. Per me morir, voi nol potreste omai, senza uccider molti altri: e in un le vostre e le altrui vite in Sparta, al par son tutte della patria, non vostre. Havvi, nol niego, de' traviati cittadini molti: ma, per ritrargli al dritto, alto un esemplo memorabile appresto. A lor far forza potrò con esso; e vie piú sempre voi farò con esso di fortezza amanti. AGIZ.Misera me! tremar mi fai. Che dunque disegni?... AGESIS. Donna; or per chi tremi? parla; pel marito, o pel padre? AGIDE Ah! tu non sai, madre, qual rechi a me dolor, l'udirti trafigger la mia sposa! Ella, piú cara che mai nol fosse, appunto a me si è fatta, per la sua vera filíal pietade. Madre, consorte, popolo, mi udite.-- Ho fermo in core di convincer oggi anco i maligni, e gli invidi, e i piú rei, ch'io della patria sono amator vero. Ai cittadini, io cittadino e padre, io cittadino e re, null'altro apparvi; se non m'inganno io pur: ma in altri forse da pria destai, con víolenze, io stesso, dubbio alcuno di me: fu quindi ascritto, non a saviezza, a coscienza rea, e a vil timor di meritata pena, questo mio scelto asilo. Agide n'ebbe di volgar re la insopportabil taccia? Qual sia 'l mio core, oggi il vedranno. Oh dolce periglio a me, quel che affrontar m'è d'uopo, per ischiarir qual bene io far tentassi, e l'empia invidia di chi il ben non brama! Per la pubblica causa io re mostrarmi seppi, ed osai; per la privata mia, oso anch'esser privato: e, non ch'io creda convincer ora i tanti iniqui; in core essi giá il son pur troppo; ma coprirli, di Sparta tutta alla presenza, io deggio di vergogna e d'infamia. Essi vorranno accusar me, lo spero: io piú coll'opre, che non co' detti, a discolparmi imprendo: soltanto a Sparta i miei disegni esporre vo' schiettamente pria, soggiacer poscia... POPOLO Tu soggiacer? no, mai non fia. Noi tutti farem prestarti da quei vili orecchio... AGIDENon voi, deh! no: sol per mia bocca il vero fará prestarmi orecchio. E, se a voi cale punto il mio onor; se presso a voi mai nulla io meritai; se nulla in me, se nulla nella memoria almen dell'opre mie sperate poi, pregovi, esorto, impongo di depor l'armi, e meco sottoporvi, quai che sien essi, agli efori. Il tiranno di Persia, allor che apertamente insorti entro il suo regno a se nemici ei trova, col dispotico brando a lor favella: ma il re di Sparta, a lor di se dá conto; e alla calunnia egli da pria ragioni oppon; se invano, imperturbabil alma vi oppon di re.--Duolmi, e dorrammi ognora, che lo stesso Leonida che assale or me cosí, dalla cittade vostra espulso andava, e inascoltato. Ei forse mal di se dato avria ragion; né il volle pure tentar; ma glien doveva io 'l mezzo ampio prestare. Agesiláo la forza volle adoprarvi; io mi v'opposi indarno: non tutti il sanno: Agesiláo vien quindi meco indistinto. Io da quel dí, ma tardi, vedea, ch'egli era uno Spartan mentito: ma mi stringeano il tempo, e l'alta brama d'oprare il bene, a cui l'ostacol tolto di Leonida fero, il campo apriva. Quindi l'esiglio suo, giusto, ma inflitto in modo ingiusto, a pro di Sparta usai. POPOLO E chi non sa, che a lui la vita hai salva?... AGIZ.Sí, per lui sol l'aure di vita ancora spira il mio padre. Io nel crudel periglio, io stessa, il vidi; agli inumani messi d'Agesiláo giá in mano ei stava quasi, quando opportuni d'Agide gli amici gli ebber fugati, e noi ritratti illesi in securtá. AGESIS. Quindi pagar nel vuole Leonida oggi, a lui togliendo, iniquo, non che la vita, anca la fama... AGIDEE questa mai non sta nel tiranno: in me, nel mio solo operar, sta la mia fama. AGESIS. E nasce sol dal tuo oprar l'altrui livore, e il fermo empio pensier di opprimerti. Ma, viene Anfare a noi? degno consiglio e amico di Leonida... AGIDE Udiamlo. AGIZ. Oh cielo! io tremo... SCENA QUARTA AGIDE, AGESISTRATA, AGIZIADE, ANFARE, POPOLO. ANFAR. Fuor del tuo sacro asilo, Agide, in mezzo d'una tal turba io non credea trovarti. Ma pur, piú grati testimon di questi io bramar non potea. Vengo ad esporti di Sparta i sensi. AGIDE E son?... ANFAR. Di pace. AGIDE E quale? ANFAR. Vera: ove pace alle tue mire avversa non sia pur troppo; ove in tumulti e risse securtá tu non cerchi e in un grandezza. AGIDEIo discolparmi or presso a te non deggio: forse il farò presso a chi il deggio. Udiamo, di Leonida udiam la pace intanto. ANFAR. Son io messo del re? Di Sparta io sono eforo; e a te parlo di Sparta in nome. Ove piegarti ai cittadin tu vogli, (ai veri e saggi) e la cittá tranquilla rifar, dannando ogni tua nuova legge tu stesso; il seggio, onde scaduto sei col tuo fuggirne, Sparta oggi ti rende. AGESIS. Agide... AGIDEMadre, a te son figlio; or posa secura in me.--Tu, che di Sparta in nome, pur ch'io indegno men renda, il trono m'offri; pregoti, al re Leonida in risposta reca, ch'io seco favellar vorrei, pria che in giudicio a Sparta innanzi io parli. AGIZ.Io pur ten prego, Anfare, vanne al padre, e a ciò lo induci: a lui ritorna in mente, che senz'Agide in vita ei non sarebbe; ch'ei la diletta unica figlia sua diede ad Agide in moglie... AGIDE A lui null'altro non rammentar, fuorché di Sparta entrambi siam cittadini; e che il comun vantaggio vuol, ch'ei mi ascolti. ANFAR. È dubbio assai, s'ei possa, o venir voglia ad abboccarsi teco, fin ch'ei non sa, se tu i proposti patti nieghi, od accetti. AGIDE In guisa niuna ei puote negar d'udirmi, e nol vorrá. L'asilo io per sempre abbandono; a me dintorno corteggio nullo io vo'.--Spartani, ad alta voce vel grido; io rimaner quí voglio, solo, ed inerme, ed innocente.-- (Il popolo si va allontanando, e disperdesi.) Il vedi, Anfare, il vedi; il tempo, il loco, il modo, opportuno or fia tutto. Io fra brev'ora tornerò in questo foro; e quí non sdegni venirne il re. Solo sarovvi; egli abbia al fianco i suoi satelliti: veduti sarem da quanti cittadini ha Sparta, ma non sarem da nessun d'essi uditi. ANFAR. Poiché tu il vuoi, tosto a recarne avviso a Leonida volo. SCENA QUINTA AGIDE, AGESISTRATA, AGIZIADE. AGIDE Io ben sapea con qual esca allettarlo.--Or, donne, intanto io con voi riedo alla magione, e ai figli. Godrò fra voi brevi momenti estremi d'alcun privato dolce, infin ch'io torni al fatal parlamento. AGIZ.Oh cielo!... AGESIS. O figlio, che speri tu dall'empio re? AGIDE La sorte di Sparta ei tiene; e tu mi chiedi, o madre, quel che da lui sperare Agide possa? ATTO TERZO SCENA PRIMA AGIDE. Non giunge ancor Leonida: l'invito sdegna fors'ei? non l'ardiria: quí 'l debbe trar, se non altro, or la vergogna. Udiva il popol dianzi il generoso prego, ch'io gl'inviai per Anfare: riguardi possenti, e molti, ancor lo stringon; molto timor si annida entro il suo cor, bench'egli vincitor sia. Potessi, ah! pur potessi dal suo temer l'util di Sparta io trarre!... Ma al fin vien egli: oh! di regal corteggio si adorna? e ben gli sta. S'incontri. SCENA SECONDA AGIDE, LEONIDA, SOLDATI. AGIDE A udirmi ne vieni, o re, pria che ad altr'opre?... LEON.A udirti or vengo io, sí... AGIDE Dunque, a te solo io chieggo di favellar... LEON.Traetevi in disparte.-- Eccomi solo: io t'odo. AGIDE A te non parlo, quale a suocero genero; ancor ch'io oltre ogni dire una consorte adori, ch'è delle figlie esemplo. LEON.Alto legame ell'era, è ver, fra noi, pria che di Sparta tu mi cacciassi in bando. AGIDE Il so; né debbo parlarten ora, poiché allor tel tacqui. Non ch'io allor l'obliassi, e il sai; ma in core Sparta allor favellavami, al cui grido ogni altro affetto in me taceasi, e tace.-- Di Sparta il re, di me il nemico sei: ma, se nol sei di Sparta, oggi dai Numi giá protettori della patria chieggio, e impetrar spero, un sí verace e forte alto parlar, che da me stesso or vogli apprender tu pronto e sicuro il modo, onde ottenere oltre tue brame forse... LEON.Oltre mie brame? E ciò ch'io brama, il sai? AGIDEDi me vendetta, a tutte cose innanzi, brami, e l'avrai; dartela piena io voglio. Durevol possa, è il tuo desir secondo; e additar ten vogl'io la vera base. Né basta; io t'offro alto infallibil mezzo, onde acquistar cosa ben altra, a cui forse il pensier mai non volgesti; e tale, che pur (dov'ella ad acquistar sia lieve) tu sprezzarla non puoi. Perenne, immensa procacciartela ancora... LEON. E fia?... AGIDE La fama. LEON.--Meglio sai torla, che insegnarla altrui-- Meco il trono occupasti; al ben di Sparta meco tu allor, per comun gloria nostra, concorrer mai non assentivi: al tuo privato ben tu sol pensavi, e a farti su la rovina del mio nome un nome. Quindi all'esiglio me, Sparta al suo rogo, spingevi tu. Non io perciò disegno far mie vendette; io ben di Sparta afflitta farle or dovrei; ma il vieta a me di vera pace l'amor: pace, cui presti ancora sono a sturbare (abbenché invano) i tuoi pessimi tanti. Amor di pace, in somma, di Sparta a nome ora ad offrirti trammi perdono intero... AGIDEIntero? è troppo.--Or via, nessun quí c'ode; il simular, che giova? Ch'io non ti legga in cor, tu giá nol credi; che tu il cangiassi, creder nol mi fai. Cred'io bensí, che il tormi e scettro e possa, per or non basti a far sul trono appieno securo te. Ben sai, che infin ch'io vivo, un altro re collega tuo crearti ligio non puoi: ma, né pur osi a un tempo uccider me, perché dei molti in core sai che tuttora io regno. Ecco i veraci tuoi piú ascosi pensieri: odi ora i miei.-- Io, mal mio grado, entro all'asil mi chiusi; spontaneo n'esco; e oppor poss'io, se il voglio, alla forza la forza: all'arte opporre l'arte, né il so, né il voglio. Omai convinto esser tu dei, che in mio favor né stilla versare io vo' di cittadino sangue. Solo or mi vedi; in tuo poter mi pongo; supplice me per la mia patria miri: non che la vita, io son per essa presto a darti la mia fama. LEON.E intatta l'hai, questa tua fama che offerirmi ardisci? AGIDEIntatta, sí, del tutto; e non indegna d'Agide; e troppa, agl'invidi tuoi sguardi.-- Me tu abborrisci; adoro io Sparta: or odi come al mio amor, e all'odio tuo, potresti servire a un tempo. Io libertá, grandezza, virtude impresi a ricondurre in Sparta, col pareggiarne i cittadin fra loro. Tu, coi piú rei, di opporviti, ma indarno, mai non cessasti; e non, che vero e immenso tu non vedessi in ciò il comun vantaggio; non, che virtú co' suoi divini raggi via non s'aprisse entro il tuo chiuso petto, senza pure infiammarlo: ma in tuo petto l'amor dell'oro, e di soverchia ingiusta possa, vincea d'assai l'util di Sparta, di veritade il grido, e il folgorante scintillar di virtú. Pubblica, e vera Spartana voce dal tuo seggio allora 1 2 3 4 5 ' 6 7 8 9 10 11 12 13 14 15 16 17 18 19 . 20 - - 21 22 23 24 25 26 27 28 29 30 31 32 33 ' . 34 35 36 , , 37 . 38 39 , 40 ; , ' . 41 ' , ' 42 . , ' , 43 , ; 44 , . , 45 ' , 46 : 47 ; 48 . 49 50 ' , , 51 , , 52 . , 53 , , 54 , . 55 , , 56 , , : 57 ' ( ' ) , 58 , 59 . 60 61 ' ' , 62 , : , 63 , ' , 64 ; ' , . 65 66 67 , . 68 69 . 70 71 72 73 74 75 76 . 77 . 78 . 79 . 80 . 81 . 82 . 83 . 84 . 85 86 - , , , . - 87 88 89 90 91 92 93 94 95 96 , . 97 98 99 . , 100 , , . , 101 ' , 102 , ' 103 , , 104 . 105 106 . , 107 . 108 , ' . 109 , 110 111 , , 112 ' . 113 114 . ' ? ' , 115 ; 116 . , 117 , . . . 118 119 . 120 , ' , 121 , 122 , 123 : 124 , ' 125 , 126 ? 127 128 . 129 : ' . , 130 , , , 131 , , 132 ' . 133 ' 134 , 135 ; ( ) 136 : 137 ' , 138 . 139 140 . 141 142 . 143 , ' 144 ' ; 145 . 146 ? 147 . 148 ' . 149 ? ! , 150 ' 151 ? ' , 152 , . , 153 , , 154 ' . 155 , 156 ; 157 158 ' : 159 , 160 . 161 162 . , , 163 , . 164 ; 165 , 166 . 167 , , 168 : 169 ; 170 ' : 171 , , 172 . , : 173 , , 174 ' , 175 , 176 , : . 177 , , 178 , 179 . , 180 ; 181 . , 182 , . , 183 , . 184 ' : 185 186 : ' . 187 188 189 190 191 , , . 192 193 194 . ' ? ! 195 , , 196 ' 197 ? 198 199 . , 200 ' , , , 201 ? 202 ; , ' , 203 . 204 , ' 205 206 ' 207 . , 208 , 209 , 210 . , 211 ? 212 ; ; 213 , . - - , , 214 , ? 215 216 . , , , : 217 , ' , 218 . 219 ; , 220 , , ; 221 : , 222 . , 223 , , , , 224 ' , . 225 ' ' , ' 226 , , : 227 ' , 228 ' . 229 , , 230 , 231 ; ' , , 232 , 233 , . 234 235 . ; , 236 237 , , , 238 239 : , 240 ' , ' , 241 , ' 242 ? 243 244 . 245 : 246 ; 247 ' . 248 249 250 , 251 , , . 252 : 253 : ' , 254 255 ? ; 256 ; 257 . , 258 259 , , , 260 . . . 261 262 . , , . 263 264 . ' . - - 265 , ' 266 ' , , 267 , ' , . 268 269 , 270 ' , 271 ' , 272 . , 273 , , 274 275 , 276 : 277 278 . 279 , 280 : 281 282 283 , . 284 285 . , 286 . 287 , , 288 . 289 , , 290 : 291 , , ' 292 ' . 293 294 . ' 295 , ' ? 296 297 ? 298 299 . ' ' 300 , : 301 , 302 : , 303 , , 304 , . 305 ; 306 ; , , 307 . 308 309 . ? 310 , ' 311 . 312 313 . 314 315 ' ' . 316 ; 317 : 318 ; 319 ; . . . 320 321 . ; 322 . 323 , 324 ' 325 . , , 326 327 ' , 328 ' ; 329 . - - 330 , , : 331 , , 332 , 333 , 334 . , 335 : , 336 , 337 , ' , 338 ' ' , 339 , , , 340 341 . - - 342 : 343 , , 344 : , , 345 , 346 , . 347 348 . , ; ' ' , 349 ; ' . 350 ; ' ? : , 351 , , 352 , , 353 . 354 , ; 355 , : ' , 356 . , , 357 , 358 , . 359 360 361 362 363 , . 364 365 366 . : 367 , ' . - - , 368 , 369 , . . . 370 371 . 372 , , , 373 . 374 , 375 ' 376 ' ' 377 , 378 , 379 , , 380 . 381 ' , ' 382 ; 383 , ' , 384 ' . 385 386 . ; 387 : 388 , 389 . , 390 ' , , 391 ' : ( ) 392 , , 393 , ' . 394 , 395 , 396 , . 397 , , , 398 , 399 ; , 400 , 401 , 402 , . 403 ' , , 404 ' . ' 405 , ( ) 406 , 407 408 ; 409 , . , 410 , , ; 411 : ' . 412 413 414 415 416 . 417 418 419 - - ; 420 . ! 421 , 422 , ( ! ) 423 ' , . 424 ; ' 425 426 , , , 427 ; . - - 428 . 429 430 431 432 433 434 435 436 437 438 . 439 440 441 , 442 443 ' , 444 . 445 , 446 , , 447 : ' 448 ' , 449 ? , ' . - - 450 , ! . . . 451 ? ! 452 , 453 ! 454 , , 455 , 456 457 ! . . . 458 , ? . . . ! 459 ? ? 460 ? ! . . . 461 , ? 462 463 464 465 466 , . 467 468 469 . ! , ' 470 ? . . . 471 472 , 473 , 474 ? . . . 475 476 . ; . . . . . . 477 ; . . . ' 478 : 479 . 480 , 481 , , , , 482 483 : 484 , , 485 486 . , 487 : , 488 ? : 489 , ' ; 490 ( , ' ' ) ' 491 , , 492 ( ) 493 , , 494 . , 495 , ' : 496 497 , ' ' . . . 498 499 , ' , 500 ? , ; 501 ' : , 502 , , 503 ' 504 , 505 , , 506 . 507 , 508 , . 509 . 510 ; ' 511 , ' 512 , 513 . 514 515 . . 516 , ' 517 ; , ' 518 . , ' 519 ' , 520 . , 521 , 522 : , , 523 ' ; , , 524 , ' , 525 , ' 526 . 527 528 ' ? 529 . 530 , ' ? , , 531 ? ' , 532 ? 533 , 534 ? - - 535 ( ) ' 536 : ' 537 538 . . . ! : 539 , ; 540 , ' . . . , 541 . . . , 542 , ' 543 , ! ; . 544 ; 545 : 546 , ' , 547 , 548 , ' 549 , 550 , ' . 551 , 552 ; , 553 ' , 554 ' . . . 555 556 . 557 . . . ! . . . . . . ? 558 559 ; 560 , ' ; 561 . ; 562 . ; 563 . . . 564 565 . 566 , , 567 ' ; 568 569 ; , , 570 571 ' , 572 , . . . 573 , 574 , ' ! 575 ' ! ' ; , 576 ! . . . : 577 ' , 578 . 579 580 , 581 , 582 ' 583 . 584 . 585 ' , , , 586 , 587 , , : 588 , , 589 , ? , , ' ; 590 591 , , . 592 , , ' 593 , ; , 594 . - - 595 , ? 596 ? ! ? ! 597 ? 598 ? 599 600 601 602 603 , , , . 604 605 606 . , ? 607 ' ? ' ? 608 ? 609 , , ; 610 . . . 611 612 , 613 : , 614 . , 615 , , , 616 . - - , 617 , 618 619 ; , . - - 620 , , , 621 ; ; 622 ' . 623 , : 624 , 625 ' , , 626 627 : , , 628 ( ' ) . 629 630 . 631 ' ? ' 632 ' ? ! , ; 633 , 634 635 . 636 637 , 638 . 639 640 641 ; 642 ; , , 643 ' . 644 ; , 645 . 646 , , 647 : 648 , 649 , . , , 650 ' : 651 , , 652 . 653 ; 654 . 655 656 . ! . 657 ? . . . 658 659 . ; ? ; 660 , ? 661 662 ! , 663 , , ' 664 ! , 665 , , 666 . 667 , , , . - - 668 669 , , , 670 ' . 671 , , 672 , ' ; 673 ' : 674 , , , 675 : , 676 , , 677 , 678 . ' 679 ? 680 ' , . 681 , ' ' , 682 , 683 ' ! 684 685 , ; , 686 ' : , ' 687 ; 688 ; , 689 , 690 ' . 691 , : ' , 692 ' , : 693 694 ' , . . . 695 696 ? , . 697 . . . 698 699 , ! : 700 . , 701 ; 702 ; , 703 ' 704 , , , 705 ' , , 706 , . 707 , 708 , 709 : 710 , ; 711 712 ; , 713 . - - , , 714 715 , 716 , . 717 ; 718 ; ' 719 . 720 ; ' : 721 : 722 . , , 723 , ' : 724 , ' 725 ' , ' 726 , . 727 ' , , 728 , . 729 730 , ? . . . 731 732 . , ' 733 . , 734 , ; 735 ' , 736 ' 737 , 738 . 739 740 . 741 , , , 742 , . . . 743 744 745 : , 746 , . 747 748 . 749 ' , 750 . , 751 ? 752 . . . 753 754 . 755 756 . ! . . . 757 758 759 760 761 , , , , . 762 763 764 . , , 765 ' . 766 , 767 . 768 . 769 770 ? . . . 771 772 . . 773 774 ? 775 776 . : 777 ; 778 . 779 780 : 781 . , 782 . 783 784 . ? 785 ; . 786 , 787 ( ) 788 , 789 ; , 790 , . 791 792 . . . . 793 794 , ; 795 . - - , , 796 ' , ' ; 797 , 798 , ' , 799 . 800 801 . , , , 802 : , 803 ' ; 804 ' 805 . . . 806 807 ' 808 , 809 ; 810 , ' . 811 812 . , ' , 813 , 814 ' , 815 , . 816 817 818 ' , . ' 819 ; 820 ' . - - , 821 ; , 822 , , . - - 823 824 ( , . ) 825 826 , 827 , ; , , , 828 . ' 829 ; 830 . ; 831 : 832 , 833 ' . 834 835 . , 836 . 837 838 839 840 841 , , . 842 843 844 845 . - - , , 846 , . 847 848 ' , ' 849 . 850 851 . ! . . . 852 853 . , 854 ' ? 855 856 857 ; , , 858 ? 859 860 861 862 863 864 865 866 867 868 . 869 870 871 : ' 872 ' ? ' : ' 873 , , . 874 , 875 ' ' : 876 , , ; 877 , ' 878 . , ! 879 ' ! . . . 880 : ! 881 ? . ' . 882 883 884 885 886 , , . 887 888 889 890 , , ' ? . . . 891 892 . 893 , . . . 894 895 , 896 . . . 897 898 . . - - 899 : ' . 900 901 , 902 ; ' 903 , 904 ' . 905 906 . 907 ' , , , 908 . 909 910 ; 911 , . 912 ' ' , ; 913 , 914 , . - - 915 , : 916 , , 917 , 918 , 919 , 920 , 921 . . . 922 923 . ? ' , ? 924 925 , , 926 , ' ; . 927 , ; 928 ' . 929 ; ' , 930 , 931 ; , 932 ( ' ) 933 . , 934 . . . 935 936 . ? . . . 937 938 . 939 940 . - - , - - 941 ; 942 , , 943 : 944 , 945 . 946 ' , , 947 . 948 ; 949 ; 950 ' : , 951 ( ) 952 . , , 953 954 . . . 955 956 ? . - - , 957 ' ; , ? 958 ' , ; 959 , . 960 ' , , 961 962 . , ' , 963 964 : , 965 , 966 . 967 : . - - 968 , , ' ; 969 ' ; ' , , 970 : ' 971 ' , , . 972 , 973 ' . 974 ; ; 975 : 976 , 977 . 978 979 . ' , 980 ? 981 982 , , ; 983 ' ; , ' . - - 984 ; : 985 , ' , 986 . , , 987 , 988 . 989 , , , , 990 ; , 991 ; 992 , ' 993 ' , 994 : 995 ' ' , 996 , ' ' , 997 , 998 . , 999 1000