Lettere pubbliche, composte da Cassiodoro in nome del Re, che ha ottenuto credito maggiore di quello, che intrinsecamente sembri meritare[362]. Esse presentano le formalità piuttosto che la sostanza del suo governo; ed in vano si cercherebbero i puri e spontanei sentimenti del Barbaro, in mezzo alla declamazione e dottrina di un Sofista, a' desiderj d'un Senator Romano, alle formule d'ufizio, ed alle dubbiose espressioni, che in ogni Corte ed in ogni occasione formano il linguaggio d'un discreto Ministro. Con maggior fiducia può appoggiarsi la riputazion di Teodorico sopra un Regno di trentatre anni visibilmente pacifico e prospero, sull'unanime stima de' suoi contemporanei, e sulla memoria della sua saviezza, giustizia ed umanità, non meno che del suo coraggio, che restò profondamente impresso nelle menti dei Goti, e degl'Italiani. Il ripartimento delle terre d'Italia, delle quali Teodorico assegnò la terza parte a' suoi soldati, si cita -onorevolmente- come l'unica ingiustizia della sua vita. Ed anche quest'atto si può plausibilmente giustificare coll'esempio d'Odoacre, co' diritti di conquista, col vero interesse degl'Italiani, e col sacro dovere di far sussistere un intiero Popolo, che affidato alle sue promesse erasi trasferito in un lontano Paese[363]. I Goti sotto il Regno di Teodorico, e nel felice clima d'Italia, tosto s'aumentarono al segno di formare un formidabil esercito di dugentomila uomini[364], e coll'aggiunta ordinaria delle donne e de' fanciulli si può calcolare a qual numero ascendessero tutte le loro famiglie. Si mascherò l'invasione del territorio di cui doveva già esser vacante una parte, col generoso, ma improprio, nome d'-Ospitalità-: questi malveduti Ospiti si dispersero irregolarmente per l'Italia e la porzione, che toccò ad ogni Barbaro, corrispondeva alla sua nascita ed al suo posto, al numero del suoi seguaci ed alla rustica ricchezza, che aveva in bestiame ed in ischiavi. Fu ammessa la distinzione fra il nobile ed il plebeo[365]; ma le terre di ogni uomo libero furono immuni dalle tasse, ed ei godeva l'inestimabil privilegio di non esser soggetto che alle leggi della sua Patria[366]. La moda o anche la comodità persuase ben presto i conquistatori ad assumer l'abito più elegante de' nativi d'Italia; ma essi persisterono tuttavia nell'uso della lor lingua materna; e fu applaudito il disprezzo, che avevano per le scuole latine, da Teodorico medesimo, che secondava i lor pregiudizi o piuttosto i suoi propri col dire, che un fanciullo assuefatto a tremare alla sferza del maestro, non avrebbe mai ardito di guardare una spada[367]. La miseria potè qualche volta muovere l'indigente Romano a prendere i feroci costumi che appoco appoco si lasciavano dal ricco e lussurioso Barbaro[368]: ma tali vicendevoli trasformazioni non eran punto promosse dalla politica d'un Monarca, che rendè perpetua la separazione fra gl'Italiani ed i Goti, riservando i primi alle arti della pace, ed i secondi agli esercizi della guerra. Per eseguire questo disegno ei procurò di proteggere gl'industriosi suoi sudditi, e di moderar la violenza senza snervare il valore dei suoi soldati, che dovevan servire alla pubblica difesa. Essi ritenevano le loro terre, e i benefizi come uno stipendio militare; al suono della tromba eran pronti a marciare sotto la condotta de' loro Ufiziali provinciali; e tutta l'Italia era distribuita in più quartieri d'un medesimo campo ben regolato. Si faceva la guardia del Palazzo e delle Frontiere per elezione o per turno; ed ogni straordinaria fatica veniva ricompensata da un accrescimento di paga, o da donativi arbitrari. Teodorico aveva persuaso i suoi bravi compagni che l'Impero si dee difendere con quelle medesime arti, con le quali s'acquista. Dietro il suo esempio essi procuravano di esser eccellenti nell'uso non solo della lancia e della spada, istromenti delle loro vittorie, ma anche delle armi da scagliare, ch'essi erano troppo inclinati a trascurare, ed i quotidiani esercizi, e le annue riviste della Cavalleria Gotica somministravano la viva immagine della guerra. Una ferma, quantunque blanda, disciplina li fece abituare alla modestia, all'ubbidienza, ed alla temperanza; ed i Goti impararono a risparmiare il Popolo, a rispettare le Leggi, a non trascurare i doveri della società civile, ed a disapprovare la barbara licenza del combattimento giudiciale e della vendetta privata[369]. La vittoria di Teodorico aveva eccitato un generale allarme fra' Barbari dell'Occidente. Ma quando videro, ch'ei, soddisfatto della conquista, desiderava la pace, il terrore si mutò in rispetto, ed essi accettarono una potente mediazione, che fu costantemente diretta agli ottimi oggetti di conciliare le lor dissensioni, e d'incivilirne i costumi[370]. Gli Ambasciatori che giungevano a Ravenna dai più distanti paesi d'Europa, ammiravano la sua saviezza, cortesia e magnificenza[371]; e se accettava talvolta degli schiavi o delle armi, dei cavalli bianchi o de' rari animali, il dono d'un orologio solare, di un orologio ad acqua o di un istromento di musica dimostrava anche a' Principi della Gallia la superiore abilità ed industria degl'Italiani suoi sudditi. I domestici vincoli[372], che contrasse per mezzo della moglie, di due figlie, di una sorella e di una nipote, unirono la famiglia di Teodorico con i Re dei Franchi, de' Borgognoni, de' Visigoti, de' Vandali, e de' Turingi; e contribuirono a mantener la buon'armonia, o almeno la bilancia della gran Repubblica dell'Occidente[373]. Egli è difficile seguitare nelle cupe foreste della Germania e della Polonia l'emigrazione degli Eruli, feroce Popolo, che sdegnava l'uso dell'armatura, e condannava le vedove ed i vecchi genitori a non sopravvivere alla perdita de' loro mariti o alla diminuzione delle lor forze[374]. Il Re pertanto di questi selvaggi guerrieri domandò l'amicizia di Teodorico, e secondo le barbare cerimonie d'una militare adozione[375], fu innalzato al grado di suo figlio. Dalle rive del Baltico gli Estoni o Livoni portarono i loro doni d'ambra nativa[376] a' piedi d'un Principe, di cui la fama gli aveva mossi a intraprendere un ignoto e pericoloso viaggio di mille cinquecento miglia. Ei mantenne una frequente ed amichevol corrispondenza col paese[377], da cui la nazione Gotica trasse l'origine; gl'Italiani si cuoprivano co' ricchi zibellini[378] di Svezia; ed uno de' Sovrani di essa, dopo una volontaria o forzata rinuncia, trovò un cortese rifugio nel palazzo di Ravenna. Questi aveva regnato sopra una delle tredici numerose Tribù, che coltivavano una piccola parte della grande Isola o Penisola della Scandinavia, a cui si è talvolta applicata l'incerta denominazione di Thule. Era quella settentrional regione abitata o almeno cognita fino al 68 grado di latitudine, dove gli abitatori del cerchio polare godono e perdono in ogni solstizio d'estate e d'inverno la continua presenza del sole per un ugual periodo di quaranta giorni[379]. La lunga notte dell'assenza, o morte di esso, era la trista stagione dell'angustia e dell'inquietudine, finattantochè i messaggieri mandati sulle cime delle montagne non annunciavano i primi raggi della luce che tornava, e proclamavano alle sottoposte pianure la festa della sua resurrezione[380]. [A. 509] La vita di Teodorico presenta il raro e lodevole esempio d'un Barbaro, che pose la sua spada nel fodero in mezzo all'orgoglio della vittoria e nel vigor dell'età. Consacrò un regno di trentatre anni a' doveri del Governo civile, e le guerre, nelle quali talvolta si trovò impegnato, presto furono terminate mercè la condotta de' suoi Generali, la disciplina delle sue truppe, le armi de' suoi alleati, ed anche il terror del suo nome. Ridusse sotto un forte e regolar Governo le poco profittevoli regioni della Rezia, del Norico, della Dalmazia e della Pannonia, dalla sorgente del Danubio e dal territorio de' Bavari[381] fino al piccolo regno formato da' Gepidi sulle rovine del Sirmio. Non poteva la sua prudenza sicuramente affidare il baloardo d'Italia a que' deboli e turbolenti vicini; e la sua giustizia potea pretender le terre, ch'essi opprimevano, o come una parte del proprio regno, o come un'eredità di suo padre. La grandezza però di un servo, a cui si dava il nome di perfido, perchè era fortunato, risvegliò la gelosia dell'Imperatore Anastasio e s'accese una guerra sulla frontiera della Dacia per la protezione che il Re Goto, nelle vicende delle cose umane, aveva accordato ad uno de' discendenti d'Attila. Sabiniano, generale illustre pel merito proprio e paterno, s'avanzò alla testa di diecimila Romani; e distribuì alle più feroci fra le Tribù de' Bulgari le provvisioni e le armi, che empievano una lunga serie di carri. Ma ne' campi di Margo l'esercito Orientale fu disfatto dalle inferiori forze de' Goti e degli Unni; restò irreparabilmente distrutto il fiore, ed anche la speranza delle armate romane; e tal era la temperanza, che Teodorico aveva ispirato alle vittoriose sue truppe, che non avendo il lor condottiere dato il segno del saccheggio, le ricche spoglie del nemico rimasero intatte ai lor piedi[382]. Esacerbata la Corte Bizantina da questa disgrazia, spedì dugento navi ed ottomila uomini a saccheggiare le coste marittime della Calabria e della Puglia; questi assalirono l'antica città di Taranto, interruppero il commercio e l'agricoltura d'un fertil paese, e se ne tornarono all'Ellesponto altieri della piratica loro vittoria sopra di un Popolo, ch'essi tuttavia pretendevano di risguardar come composto di -Romani- loro fratelli[383]. L'attività di Teodorico ne affrettò possibilmente la ritirata; l'Italia fu posta al coperto da una flotta di mille piccoli vascelli[384], ch'ei fece costruire con incredibil prestezza, e la costante sua moderazione fu tosto premiata con una solida ed onorevole pace. Esso mantenne con forte mano la bilancia dell'Occidente, finattantochè non fu alla fine rovesciata dall'ambizione di Clodoveo; e quantunque non potesse assistere il suo temerario ed infelice congiunto, il re de' Visigoti, salvò i residui della sua famiglia e del suo Popolo e represse i Franchi in mezzo alla vittoriosa loro carriera. Io non voglio prolungare o ripetere[385] la narrazione di questi militari avvenimenti, che sono i meno interessanti del regno di Teodorico; e mi contenterò d'aggiungere, ch'ei protesse gli Alemanni[386]; che severamente gastigò un'incursione de' Borgognoni, e che la conquista ch'ei fece d'Arles e di Marsiglia, gli aprì una libera comunicazione co' Visigoti, che lo rispettavano tanto come loro nazional protettore, quanto come tutore del piccolo figlio di Alarico, suo nipote. Con questo rispettabil carattere il Re d'Italia rinnovò la Prefettura Pretoriana delle Gallie, riformò alcuni abusi nel Governo civile della Spagna, ed accettò l'annuo tributo, e l'apparente sommissione del militar Governatore di quella, che saviamente ricusò d'affidare la sua persona al palazzo di Ravenna[387]. La sovranità Gotica s'era stabilita dalla Sicilia fino al Danubio, da Sirmio o Belgrado fino al Mare Atlantico; ed i Greci stessi hanno confessato, che Teodorico regnò sopra la più bella parte dell'Impero Occidentale[388]. L'unione de' Goti e de' Romani avrebbe potuto fissar per de' secoli la passeggiera felicità dell'Italia, e la reciproca emulazione delle rispettive loro virtù avrebbe potuto appoco appoco formare un nuovo Popolo di sudditi liberi, e d'illuminati soldati, che avesse il primato fra le nazioni. Ma non era serbato pel regno di Teodorico il merito sublime di guidare o di secondare una rivoluzione di questa sorta: gli mancò il talento, o la comodità per esser legislatore[389]; e mentre fece godere a' Goti una rozza libertà, servilmente copiò le istruzioni, ed anche gli abusi del sistema politico formato da Costantino e da' suoi successori. Per un delicato riguardo agli spiranti pregiudizi di Roma, il Barbaro evitò il nome, la porpora ed il diadema degl'Imperatori; ma sotto il titolo ereditario di Re assunse tutta la sostanza e pienezza dell'imperial dignità[390]. Le sue espressioni verso il trono Orientale erano rispettose ed ambigue; celebrava in pomposo stile l'armonia delle due Repubbliche, applaudiva il suo governo, come la perfetta immagine d'un solo ed indiviso Impero, e pretendeva sopra i Re della Terra quella stessa preeminenza, ch'ei modestamente accordava alla persona o al posto d'Anastasio. Dichiaravasi ogni anno l'unione dell'Oriente coll'Occidente, mediante l'unanime scelta de' due Consoli; ma sembra che il Candidato italiano, ch'era nominato da Teodorico, ricevesse una formale conferma dal Sovrano di Costantinopoli[391]. Il palazzo gotico di Ravenna presentava l'immagine della Corte di Teodosio o di Valentiniano. Vi continuavano sempre ad agire da Ministri di Stato il Prefetto del Pretorio, il Prefetto di Roma, il Questore, il Maestro degli Ufizi co' Tesorieri pubblici e patrimoniali, le funzioni de' quali vengon dipinte con vistosi colori dalla rettorica di Cassiodoro. E la subornata amministrazione della giustizia e delle rendite era delegata a sette Consolari, e tre Correttori, ed a cinque Presidenti, che governavano le quindici -Regioni- d'Italia secondo i principj, e fino con le formalità della Giurisprudenza Romana[392]. La violenza de' Conquistatori veniva abbattuta o delusa dal lento artifizio de' processi giudiciali; ristringevasi agl'Italiani l'amministrazion civile co' suoi onori ed emolumenti; ed il Popolo conservò sempre il proprio abito e linguaggio, le sue leggi e costumanze, la sua personal libertà, e due terzi delle proprie terre. L'oggetto d'Augusto era stato quello di nasconder l'introduzione della Monarchia; e la politica di Teodorico fu di mascherare il regno d'un Barbaro[393]. Se i suoi sudditi talvolta si risvegliaron da questa piacevol visione di un Governo romano, trassero un conforto più sostanziale dal carattere di un Principe Goto, che aveva penetrazione per discernere, e fermezza per procurare il proprio ed il pubblico interesse. Teodorico amava le virtù ch'ei possedeva, ed i talenti de' quali mancava. Liberio fu promosso all'ufizio di Prefetto del Pretorio per l'incorrotta sua fedeltà nell'infelice causa d'Odoacre. I Ministri di Teodorico, Cassiodoro[394] e Boezio, hanno fatto riflettere sopra il suo regno lo splendore del loro genio, e della loro dottrina. Cassiodoro però più prudente o più fortunato del suo collega conservò la propria riputazione senza perder la grazia reale; e dopo aver passato trent'anni fra gli onori del secolo, godè altrettanto tempo di riposo nella devota e studiosa solitudine di Squillace. Era interesse e dovere del Re' Goto di coltivare, come protettore della Repubblica, l'affezione del Senato[395] e del Popolo. I nobili di Roma erano lusingati dai sonori epiteti e dalle formali proteste di rispetto, che si sarebbero più giustamente applicate al merito ed all'autorità de' loro maggiori. Il Popolo godeva senza timore o pericolo i tre benefizi d'una Capitale, cioè il buon ordine, l'abbondanza, ed i pubblici divertimenti. La misura stessa del donativo[396] dimostra una visibil diminuzione di esso: la Puglia, la Calabria e la Sicilia versavano ancora i loro tributi ne' granai di Roma; si distribuiva una porzione di pane e di companatico, agl'indigenti cittadini, e stimavasi onorevole qualunque ufizio, che fosse destinato alla cura della loro salute e felicità. I giuochi pubblici, di tal sorta che un ambasciator greco potea decentemente applaudirvi, presentavano una languida e debole copia della magnificenza de' Cesari: però la musica, la ginnastica e l'arte pantomimica non eran del tutto cadute in oblìo; le fiere dell'Affrica esercitavano tuttavia il coraggio e la destrezza de' cacciatori; e l'indulgente Goto o tollerava pazientemente, o dolcemente frenava le fazioni Azzurra e Verde, le contese delle quali empievano sì spesso il Circo di grida, ed anche di sangue[397]. Nel settimo anno del pacifico suo regno Teodorico visitò la vecchia capitale del Mondo; il Senato ed il Popolo in una solenne processione avanzossi a salutare il secondo Traiano, il nuovo Valentiniano, ed ei nobilmente sostenne questo carattere, assicurandoli d'un giusto e legittimo Governo[398] in un discorso che non ebbe timore di pronunziare in pubblico e di fare incidere in una tavola di rame. In quest'augusta ceremonia Roma fece risplendere un ultimo raggio della decadente sua gloria: ed un Santo, che fu spettatore di quel pomposo spettacolo, potè solo sperare, nella pia sua fantasia, che fosse superato dal celeste splendore della nuova Gerusalemme[399]. Nella dimora, che vi fece di sei mesi, la fama, la persona, ed il cortese contegno del Re Goto eccitarono l'ammirazion de' Romani, ed ei contemplò con ugual curiosità e sorpresa i monumenti ch'erano restati dell'antica loro grandezza. Impresse le vestigia di un conquistatore sul colle del Campidoglio, e francamente confessò, che ogni giorno mirava con nuova maraviglia il Foro di Traiano e l'alta di lui colonna. Il teatro di Pompeo anche nella sua decadenza compariva quale una gran montagna artificialmente incavata, pulita ed ornata dall'industria umana; ed all'ingrosso calcolò, che vi volle un fiume d'oro per innalzare il colossale anfiteatro di Tito[400]. Per mezzo di quattordici acquedotti si spargevano acque pure e copiose in ogni parte della città, e fra queste l'acqua Claudia, che aveva la sorgente alla distanza di trentotto miglia nelle montagne Sabine, passava per un dolce, quantunque costante, declivio di solidi archi fino alla sommità del monte Aventino. Le lunghe e spaziose volte, costruite per servire alle Cloache pubbliche, sussistevano dopo dodici secoli nel pristino loro stato; e que' sotterranei canali si son preferiti a tutte le visibili maraviglie di Roma[401]. I Re Goti, accusati con tanta ingiustizia della rovina delle antichità, furon solleciti di conservare i monumenti della nazione che essi avevano soggiogata[402]. Emanarono degli editti reali per impedire gli abusi, la trascuratezza o le depredazioni de' cittadini medesimi; e per le riparazioni ordinarie delle mura e degli edifizi pubblici, si destinarono uno sperimentato Architetto, l'annua somma di dugento libbre d'oro, venticinquemila pezzi di materiali, ed il prodotto della dogana del Porto Lucrino. Una simil cura s'estese alle statue di metallo o di marmo, sì degli uomini, che degli animali. S'applaudiva da' Barbari allo spirito de' cavalli, che hanno dato al Quirinale un nome moderno[403]; furono diligentemente restaurati gli Elefanti di bronzo[404] della -Via sacra-; la famosa vitella di Mirone ingannava il bestiame, quando passava pel Foro della Pace[405]; e fu creato un ufiziale apposta per difendere quelle opere delle arti, che Teodorico risguardava come l'ornamento più nobile del suo Regno. Seguitando l'esempio degli ultimi Imperatori, Teodorico scelse la residenza di Ravenna, dove coltivava con le sue proprie mani un giardino[406]. Ogni volta ch'era minacciata la pace del suo regno (giacchè questo non fu mai invaso) da' Barbari, ei trasferiva la sua Corte a Verona[407] sulla frontiera settentrionale, e la figura del suo Palazzo, che tuttavia esiste in una medaglia, rappresenta la più antica ed autentica forma d'architettura gotica. Queste due Capitali ugualmente che Pavia, Spoleto, Napoli e le altre città d'Italia, sotto il suo Regno acquistarono le utili e splendide decorazioni di chiese, di acquedotti, di bagni, di portici e di palazzi[408]. Ma la felicità del suddito con maggior verità si manifestava nell'attivo spettacolo del lavoro e del lusso, nel rapido aumento e nel godimento libero della ricchezza nazionale. Dalle ombre di Tivoli e di Preneste, i Senatori Romani tuttavia nell'inverno si ritiravano al temperato calore ed alle salubri fonti di Baia, e le loro ville, che s'avanzavano sopra solide moli nel Golfo di Napoli, godevano le varie vedute del cielo, della terra e dell'acqua. Dalla parte orientale dell'Adriatico, erasi formata una nuova Campania nella bella e fertil provincia dell'Istria, la quale comunicava col palazzo di Ravenna, mediante una facil navigazione di cento miglia. Le ricche produzioni della Lucania e delle contigue Province, si portavano alla Fonte Marcilia, dov'era una copiosa fiera ogni anno, consacrata al commercio, all'intemperanza ed alla superstizione. Nella solitudine di Como, che fu animata una volta dal dolce genio di Plinio, un trasparente bacino di sopra sessanta miglia in lunghezza tuttavia rifletteva le rurali dimore, che circondavano il margine del lago Lario, ed una triplice coltivazione di ulivi, di viti e di castagni cuopriva il piacevol pendìo delle colline[409]. All'ombra della pace risorse l'agricoltura, e si moltiplicarono i coltivatori mediante il riscatto degli schiavi[410]. Si scavavano con attenzione le miniere di ferro della Dalmazia, ed una d'oro nell'Abruzzo, e le paludi Pontine, come anche quelle di Spoleto, furono asciugate e coltivate da privati speculatori, il lontano premio de' quali dee dipendere dalla continuazione della pubblica prosperità[411]. Quando le stagioni eran meno propizie, le dubbiose precauzioni di fare de' magazzini di grano, di fissarne il prezzo e di proibirne l'esportazione, dimostravano almeno la buona volontà del Governo; ma la straordinaria abbondanza, che un industrioso Popolo ricavava da un terreno fecondo, era tale che alle volte una pinta di vino si vendeva in Italia per meno di tre -farthings- (tre quattrini) ed un sacco di grano per circa cinque scellini e sei soldi (o sia sette lire)[412]. Un paese che aveva tanti valutabili oggetti di commercio, attrasse ben tosto i mercanti da ogni parte, il lucroso traffico de' quali veniva incoraggiato o protetto dal genio liberale di Teodorico. Fu restaurata ed estesa la libera comunicazione delle Province per terra e per acqua; non si chiudevano mai nè di giorno nè di notte le porte delle Città; ed il detto comune, che una borsa d'oro lasciata in un campo era salva, esprimeva l'interna sicurezza degli abitanti. La differenza di religione è sempre dannosa, e spesso fatale alla buona armonia fra il Principe ed il Popolo. Il Conquistatore Gotico era stato educato nella professione dell'Arrianismo, e l'Italia era devotamente attaccata alla Fede Nicena. Ma la persuasione di Teodorico non era infetta di zelo, ed ei piamente aderiva all'eresia de' suoi Padri, senza stare a bilanciare i sottili argomenti della Metafisica teologica. Soddisfatto della privata tolleranza de' suoi Arriani Settarj, giustamente si risguardò come il protettore del Culto pubblico, e l'esterna sua reverenza per una superstizione, che disprezzava, può aver nutrito nella sua mente la salutare indifferenza d'un politico o d'un Filosofo. I Cattolici de' suoi dominj confessarono, forse con ripugnanza, la pace della Chiesa; il loro Clero veniva onorevolmente ricevuto, secondo i gradi della dignità o del merito, nel palazzo di Teodorico; egli stimò la santità di Cesario[413] e d'Epifanio[414], Vescovi ortodossi d'Arles e di Pavia, quando erano tuttora in vita; e presentò una decente offerta sulla tomba di S. Pietro, senz'alcuna scrupolosa ricerca sopra la fede di quell'Apostolo[415]. Fu permesso a' Goti suoi favoriti, e fino alla stessa sua madre di ritenere o d'abbracciar la Fede Atanasiana[416], ed il lungo suo Regno non può somministrar l'esempio neppur d'un Cattolico italiano, che o per elezione o per forza passasse alla religione del Conquistatore[417]. Il Popolo ed i Barbari stessi erano edificati dalla pompa e dall'ordine del Culto religioso; a' Magistrati era ingiunto di mantenere le giuste immunità delle persone e delle cose ecclesiastiche; i Vescovi tenevano i loro Sinodi; i Metropolitani esercitavano la loro giurisdizione; e venivano conservati o moderati i privilegi del Santuario secondo lo spirito della Giurisprudenza Romana. Teodorico assunse insieme con la protezione anche la legittima supremazia della Chiesa e la sua costante amministrazione fece risorgere o estese alcune utili prerogative, che si erano trascurate dai deboli Imperatori d'Occidente. Ei non ignorava la dignità e l'importanza del Romano Pontefice, a cui erasi allora appropriato il venerabil nome di -Papa-. La pace o la turbolenza d'Italia potea dipendere dal carattere d'un Vescovo ricco e popolare, che s'attribuiva un sì vasto dominio tanto in Cielo che in Terra, e che in un numeroso Concilio era stato dichiarato puro da ogni colpa, ed esente da ogni giudizio[418]. Allorchè dunque la Cattedra di S. Pietro si disputava tra Simmaco e Lorenzo, essendo egli giudice, i medesimi comparvero al Tribunale d'un Re Arriano, ed esso confermò l'elezione del candidato più degno o più ossequioso. Verso il fine della sua vita, in un momento di gelosia e di sdegno, prevenne la scelta de' Romani, nominando egli un Papa nel Palazzo di Ravenna. Frenò dolcemente il pericolo e le furiose conquiste d'uno scisma, e diede vigore all'ultimo decreto del Senato per estinguere, s'era possibile, la scandalosa venalità dell'Elezioni Pontificie[419]. Io mi sono esteso con piacere sopra la felice condizione dell'Italia; ma non dobbiamo per questo addirittura immaginarci che sotto la conquista de' Goti si realizzasse l'età dell'oro de' Poeti, o vi esistesse una razza di uomini senza vizi o miserie. Questo bel prospetto venne talvolta oscurato da qualche nube; potè ingannarsi la saviezza di Teodorico, il suo potere trovar della resistenza, e fu macchiata la cadente età del Monarca dall'odio popolare, e dal sangue Patrizio. Nella prima insolenza della vittoria egli aveva tentato di spogliare tutto il partito d'Odoacre de' civili e fino de' naturali diritti della Società[420]; una tassa, inopportunamente imposta dopo le calamità della guerra, avrebbe distrutto l'agricoltura nascente della Liguria, ed una rigorosa preferenza nella compra del grano, ch'era destinato al pubblico sollievo, aggravar doveva le angustie della Campania. Svanirono, è vero, questi pericolosi progetti mediante la virtù e l'eloquenza d'Epifanio e di Boezio, che alla presenza di Teodorico medesimo difesero con buon esito la causa del Popolo[421]; ma sebbene l'orecchio Reale fosse aperto alla voce della verità, non posson sempre trovarsi un Santo e un Filosofo all'orecchio de' Re. Troppo spesso la frode Italiana, e la violenza Gotica s'abusavano dei privilegi del grado, dell'impiego, o del favore, e fu esposta agli occhi del pubblico l'avarizia del nipote del Re, prima per mezzo dell'usurpazione, e poi della restituzion de' dominj, ch'esso aveva estorto ingiustamente da' Toscani di lui vicini. Erano stanziati nel cuor dell'Italia dugentomila Barbari, formidabili anche allo stesso loro Signore; sdegnavano essi di soffrire i freni della pace e della disciplina; sempre si sentivano i disordini della loro condotta, e sol qualche volta potevano ripararsi; e quando era pericoloso il punire gli eccessi della nativa loro fierezza, bisognava prudentemente dissimularli. Allorchè l'indulgente Teodorico ebbe rimesso i due terzi del tributo Ligure, s'adattò a spiegare la difficoltà della sua situazione, ed a dolersi de' gravi, quantunque inevitabili pesi, che imponeva a' suoi sudditi per la propria loro difesa[422]. Quest'ingrati sudditi non poterono mai cordialmente famigliarizzarsi coll'origine, con la religione, o anche con le virtù del Goto Conquistatore; si erano dimenticate le passate calamità, e la felicità de' tempi presenti rendeva sempre più forte il sentimento o il sospetto delle ingiurie. Anche quella religiosa tolleranza, che Teodorico ebbe la gloria d'introdurre nel Mondo cristiano, era dispiacevole ed offensiva per l'ortodosso zelo degl'Italiani. Rispettavano essi l'eresia armata de' Goti, ma il pio loro furore si dirigeva con sicurezza contro i ricchi e non difesi Giudei, che si erano stabiliti a Napoli, a Roma, a Ravenna, a Milano ed a Genova per vantaggio del commercio, e sotto la sanzione delle Leggi[423]. N'erano insultate le persone, saccheggiati gli averi, e bruciate le sinagoghe dalla furibonda plebaglia di Ravenna e di Roma, infiammata, per quanto sembra, da' più frivoli o stravaganti pretesti. Un Governo, che avesse potuto trascurar tale oltraggio, l'avrebbe certamente meritato. Se ne formava dunque addirittura legalmente un processo; se gli autori del tumulto si fossero confusi nella moltitudine, tutta la Comunità veniva condannata a risarcire il danno; e i bacchettoni ostinati, che ricusavano di contribuirvi, eran frustati pubblicamente per mano del carnefice. Questo semplice atto di giustizia esacerbava il disgusto de' Cattolici, che applaudivano al merito ed alla pazienza di que' santi Confessori; trecento pulpiti deploravano la persecuzion della Chiesa, e se per ordine di Teodorico a Verona fu demolita la Cappella di S. Stefano, è probabile, che in quel sacro teatro si facesse qualche miracolo contro il nome e la dignità del medesimo. Il Re d'Italia conobbe al termine di una vita gloriosa, ch'ei s'era concitato l'odio d'un Popolo, di cui aveva tanto assiduamente procurato di promuovere la felicità; e fu inasprito l'animo suo dallo sdegno, dalla gelosia e dall'amarezza d'un amore non corrisposto. S'indusse dunque il Conquistatore gotico a disarmare gl'imbelli nativi d'Italia con proibir loro qualunque arme offensiva, ad eccezione solo di un piccol coltello per gli usi domestici. Il liberatore di Roma fu accusato di cospirare co' più vili delatori contro le vite de' Senatori, ch'ei sospettava che avessero una segreta e perfida corrispondenza con la Corte Bizantina[424]. Dopo la morte d'Anastasio, fu posto il diadema sul capo ad un debole vecchio; ma prese le redini del Governo Giustiniano di lui nipote, che già meditava l'estirpazione dell'eresia, e la conquista dell'Italia e dell'Affrica. Una rigida legge, che fu promulgata in Costantinopoli, ad oggetto di ridurre gli Arriani, col timor della pena, in grembo alla Chiesa, risvegliò il giusto risentimento di Teodorico, il quale domandò per gli angustiati suoi fratelli d'Oriente quella medesima indulgenza, ch'egli aveva da tanto tempo concessa a' Cattolici de' suoi dominj. Un severo di lui comando fece imbarcare il Pontefice Romano con quattro -illustri- Senatori per un'Ambasceria di cui doveva questi temere ugualmente il buono che il cattivo successo. La singolar venerazione dimostrata al primo Papa che visitò Costantinopoli, fu punita come un delitto dal geloso di lui Monarca; l'artificioso o perentorio rifiuto della Corte Bizantina potè scusare un ugual contegno, e provocarne uno anche più duro; e si preparò in Italia un ordine di proibire, dopo un dato giorno l'esercizio del Culto Cattolico. La bacchettoneria de' propri sudditi, e de' suoi nemici trasse il più tollerante de' Principi sull'orlo della persecuzione; e la vita di Teodorico fu troppo lunga quando arrivò a condannar la virtù di Boezio, e di Simmaco[425]. Il Senatore Boezio[426] è l'ultimo dei Romani, che Catone o Tullio avrebber riconosciuto per loro concittadino. Essendo un ricco orfano, ereditò il patrimonio, e gli onori della Famiglia Anicia: nome ambiziosamente preso da' Re e dagl'Imperatori di quel tempo, ed il nome di Manlio mostrava la sua genuina o favolosa discendenza da una stirpe di Consoli e Dittatori, che aveano rispinti i Galli dal Campidoglio, e sacrificato i loro figli alla disciplina della Repubblica. Nella gioventù di Boezio non erano del tutto abbandonati gli studj di Roma; tuttavia esiste un Virgilio[427] corretto della mano di un Console; e la liberalità de' Goti manteneva i Professori di Grammatica, di Rettorica, e di Giurisprudenza ne' loro privilegi e stipendi. Ma la scienza, che potea trarre dalla Lingua latina, non era sufficiente a saziare l'ardente sua curiosità; e si dice, che Boezio impiegasse diciotto anni affaticandosi nelle scuole di Atene[428], ch'erano sostenute dallo zelo, dalla dottrina e dalla diligenza di Proclo, e dei suoi Discepoli. Fortunatamente la ragione e la pietà del Romano loro Alunno restarono immuni del contagio del mistero e della magia, che contaminavano i boschetti dell'Accademia; ma egli s'imbevve dello spirito, ed imitò il metodo dei viventi e defunti suoi maestri, che tentavano di conciliare i forti e sottili sentimenti d'Aristotele, con la devota contemplazione e sublime fantasia di Platone. Dopo il suo ritorno a Roma, ed il suo matrimonio con la figlia del Patrizio Simmaco, suo amico, Boezio continuò in un Palazzo d'avorio e di marmo a coltivare i medesimi studj[429]. La Chiesa restò edificata dalla profonda sua difesa della Fede ortodossa contro l'eresie Arriana, Eutichiana e Nestoriana; e fu da lui spiegata o esposta la cattolica unità in un formal Trattato mediante l'-indifferenza- delle tre distinte sebbene consustanziali Persone. Per vantaggio de' suoi lettori Latini, sottopose il suo genio ad insegnare i primi elementi delle arti e delle scienze della Grecia. L'Instancabile penna del Senator Romano tradusse ed illustrò la Geometria d'Euclide, la musica di Pitagora, l'aritmetica di Nicomaco, la meccanica d'Archimede, l'astronomia di Tolomeo, la teologia di Platone, e la logica d'Aristotele col commentario di Porfirio, ed ei solo era stimato capace di descriver le maraviglie dell'arte, come un orologio solare, un orologio ad acqua, o una sfera che rappresentasse i moti dei Pianeti. Da queste astruse speculazioni, Boezio s'abbassava, o, per meglio dire, innalzavasi ai doveri sociali della vita pubblica e privata: la sua liberalità sollevava l'indigente; e la sua eloquenza, che dall'adulazione si potè paragonare alla voce di Demostene o di Cicerone, s'esercitava ugualmente nel difender la causa dell'innocenza e dell'umanità. Un merito sì riguardevole fu conosciuto e premiato da un illuminato Principe; la dignità di Boezio si adornò co' titoli di Console e di Patrizio, e ne furono utilmente impiegati i talenti nell'importante carica di Maestro degli Ufizi. Nonostanti gli uguali diritti dell'Oriente e dell'Occidente, furono due suoi figli, nella tenera lor gioventù, creati Consoli del medesimo anno[430]. Nel memorabile giorno della loro inaugurazione si portarono essi con solenne pompa dal loro Palazzo nel Foro, in mezzo all'applauso del Senato e del Popolo; ed il lieto lor genitore, dopo aver recitato un'Orazione in lode del suo Real benefattore, distribuì un trionfal donativo ne' giuochi del Circo. Boezio, prospero nella fama e negli averi, nei pubblici onori e nelle relazioni private, nella cultura delle scienze e nella coscienza della propria virtù, avrebbe potuto chiamarsi felice, se questo precario epiteto si potesse applicare all'uomo con sicurezza prima ch'ei giunga al fin della sua vita. Un Filosofo, liberale della sua ricchezza e parco del suo tempo, doveva essere insensibile alle comuni lusinghe dell'ambizione, alla sete dell'oro e degl'impieghi, e può in qualche modo credersi all'asserzione di Boezio, ch'egli aveva con ripugnanza ubbidito al divino Platone, che ad ogni virtuoso Cittadino impone l'obbligo di liberar lo Stato dall'usurpazione del vizio e dell'ignoranza. Quanto alla purità della pubblica sua condotta, se ne rimette alla memoria dei suoi Concittadini. Aveva la sua autorità frenato l'orgoglio e l'oppressione degli Ufiziali regj, ed aveva la sua eloquenza liberato Pauliano da' cani del Palazzo. Egli aveva sempre compassionato, e spesse volte sollevato le miserie de' Provinciali, i beni de' quali erano esausti dalla pubblica e privata rapacità; ed il solo Boezio ebbe il coraggio d'opporsi alla tirannia de' Barbari, insuperbiti dalla conquista, eccitati dall'avarizia, ed incoraggiati, com'ei si duole, dall'impunità. In queste onorevoli battaglie il suo spirito era superiore alle considerazioni del pericolo, e forse anche della prudenza, e possiamo apprendere dall'esempio di Catone, che un carattere di pura ed inflessibil virtù e il più capace di far lega col pregiudizio, di esser riscaldato dall'entusiasmo, e di confondere le inimicizie private con la pubblica giustizia. Il discepolo di Platone poteva esagerare le debolezze della Natura, e le imperfezioni della Società; e la forma d'un Governo gotico anche la più dolce, e fino lo stesso peso di fedeltà e di gratitudine, doveva essere insopportabile allo spirito libero d'un Cittadino romano. Ma il favore e la fedeltà di Boezio diminuirono appunto in proporzione della pubblica felicità; e fu aggiunto un indegno collega a dividere, e contrabbilanciare il potere del Maestro degli Ufizi. Negli ultimi oscuri tempi di Teodorico ei sentì con isdegno, ch'era uno schiavo; ma siccome il padrone di lui non aveva potere che sopra la sua vita, resistè senz'armi e senza timore in faccia ad un irato Barbaro, ch'era stato indotto a credere, che la salvezza del Senato fosse incompatibile con la propria. Il Senatore Albino era stato accusato, e già convinto sulla presunzione di -sperare-, come si diceva, la libertà di Roma. «Se Albino è reo, esclamò l'Oratore, il Senato, ed io stesso siamo tutti colpevoli del medesimo delitto. Se noi siamo innocenti, anche Albino ha diritto alla protezion delle Leggi». Queste Leggi potevano in vero non punire il nudo e semplice desiderio di un bene, che non potea conseguirsi; ma dovevano esser meno indulgenti per la temeraria confession di Boezio, che s'egli avesse avuto notizia di una cospirazione, non avrebbe mai avuta questa notizia il Tiranno[431]. L'Avvocato d'Albino fu tosto involto nel pericolo e forse nel delitto del suo cliente; fu posta la loro sottoscrizione (ch'essi negarono come una falsità) all'original documento, che invitava l'Imperatore a liberar l'Italia da' Goti, e tre testimoni di onorevole condizione, ma forse d'infame riputazione, attestarono i proditorj disegni del Patrizio Romano[432]. Pure se ne dee presumere l'innocenza, giacchè Teodorico lo privò de' mezzi di giustificarsi, e lo confinò rigorosamente nella torre di Pavia, mentre il Senato, alla distanza di cinquecento miglia, pronunziò la sentenza di confiscazione e di morte contro il più illustre de' suoi membri. D'ordine de' Barbari, l'occulta scienza d'un Filosofo fu infamata coi nomi di sacrilegio e di magia[433]. Un devoto e rispettoso attacco al Senato, dalle tremanti voci de' Senatori medesimi fu condannato come colpevole; e la loro ingratitudine meritò bene il desiderio o la predizione di Boezio, che dopo di lui non si fosse trovato alcun reo del medesimo delitto[434]. [A. 524] Mentre Boezio, carico di catene, ad ogni momento aspettava la sentenza o il colpo di morte, compose nella torre di Pavia la -Consolazione della Filosofia-, aureo libro, non indegno della penna di Platone o di Tullio, ma che riceve un merito incomparabile dalla barbarie de' tempi, e dalla situazione dell'Autore. Quella guida celeste, ch'egli aveva per tanto tempo invocato in Roma ed in Atene, discese allora ad illuminare la sua prigione, a ravvivare il suo coraggio, ed a versare nelle sue ferite il salutare di lei balsamo. Essa gl'insegnò a paragonare la lunga prosperità, da lui goduta, con la sua presente miseria, ed a concepire nuove speranze dall'incostanza della fortuna. La ragione l'avea informato della precaria qualità dei suoi doni; l'esperienza l'avea convinto del reale valore di essi; ei gli avea goduti senza colpa; poteva dunque spogliarsene senza neppure un sospiro, e tranquillamente sdegnar l'impotente malizia de' suoi nemici, che gli avevan lasciato la felicità, mentre non avevan potuto togliergli la virtù. Dalla terra, Boezio innalzavasi verso il Cielo in cerca del -Sommo Bene-; esplorava il metafisico laberinto del caso e del destino, della prescienza e della libertà, del tempo e dell'eternità; e generosamente procurava di conciliare i perfetti attributi della Divinità, con gli apparenti disordini del suo fisico e morale Governo. Tali motivi di consolazione, sì ovvj, sì vaghi o sì astrusi, sono inefficaci a vincere i sentimenti della natura umana. Non pertanto la fatica di pensare può divertire il sentimento della disgrazia; ed il Saggio, che può artificiosamente combinare nella medesima opera le diverse ricchezze della Filosofia, della Poesia e dell'Eloquenza, dee già possedere quell'intrepida calma, ch'ei dimostra di cercare. La sospensione, ch'è il peggiore de' mali, finalmente fu tolta dai ministri di morte, ch'eseguirono e forse eccederono l'inumano comando di Teodorico. Fu legata una forte corda intorno al capo di Boezio, e stretta con tal forza, che quasi gli saltaron fuori gli occhi dalle lor cavità; e può riguardarsi come una specie di compassione il meno atroce tormento di batterlo con bastoni finnattantochè spirasse[435]. Ma soppravvisse il suo genio per ispargere un raggio di cognizione sopra i più tenebrosi tempi del Mondo Latino; il più glorioso fra i Re d'Inghilterra tradusse gli scritti del Filosofo[436], e l'Imperatore Ottone III collocò in una tomba più onorevole le ossa d'un Santo cattolico, che dagli Arriani suoi persecutori aveva ricevuto l'onore del martirio, e la fama de' miracoli[437]. Boezio, nelle ultime sue ore trasse qualche conforto dalla salvezza de' suoi due figli, della moglie, e del rispettabile Simmaco, suo suocero. Ma fu indiscreto e forse irriverente il duolo di Simmaco: come aveva egli voluto dolersi, così poteva tentare di vendicar la morte d'un amico ingiuriato. Fu dunque tratto in catene da Roma al Palazzo di Ravenna; ed i sospetti di Teodorico non poterono acquietarsi, che col sangue d'un vecchio ed innocente Senatore[438]. [A. 526] L'umanità sarà disposta ad avvalorare un racconto, che prova la giurisdizione della coscienza, ed il rimorso de' Re; e la Filosofia non ignora, che alle volte la forza di una disordinata fantasia, e la debolezza di un corpo infermo creano i più orridi spettri. Teodorico, dopo una vita virtuosa e gloriosa, stava per discendere nel sepolcro con vergogna e delitto: era umiliato il suo spirito dal contrasto del passato, e giustamente agitato dagl'invisibili terrori del futuro. Dicesi, che una sera, mentre stava sulla regia mensa la testa d'un grosso pesce[439], egli a un tratto esclamò che vedeva la trista faccia di Simmaco, con gli occhi spiranti rabbia e vendetta; e con la bocca armata di lunghi acuti denti, che minacciava di divorarlo. Il Monarca si ritirò subito nella sua camera, e mentre stava tremando per un freddo febbrile sotto il peso di più coperte, manifestò con interrotte voci al suo medico Elpidio il profondo suo pentimento per le uccisioni di Boezio e di Simmaco[440]. S'accrebbe la sua malattia, e dopo una dissenteria, che continuò per tre giorni, spirò nel palazzo di Ravenna l'anno trentesimo terzo, ovvero, se vogliamo contare dall'invasione d'Italia, il trentesimo settimo del suo Regno. Vedendo che s'avvicinava il suo fine, divise fra due suoi nipoti i tesori e le Province che possedeva, e fissò il Rodano per comune loro confine[441]. Fu restituito ad Amalarico il trono di Spagna, e l'Italia con tutte le conquiste degli Ostrogoti ricadde ad Atalarico, il quale non aveva più di dieci anni, ma era amato come l'ultima prole maschile della stirpe degli Amali, mediante il breve matrimonio di Amalasunta, sua madre, con un profugo Reale del medesimo sangue[442]. In presenza del moribondo Monarca, i Capitani goti, ed i Magistrati italiani, vicendevolmente impegnarono la loro fede e lealtà a favore del giovine Principe, e della madre di lui tutrice, e nell'istesso terribil momento ricevettero l'ultimo suo salutare avviso di conservare le Leggi, d'amare il Senato ed il Popolo romano, e di coltivare con decente rispetto l'amicizia dell'Imperatore[443]. Fu eretto un monumento a Teodorico da Amalasunta, sua figlia, in una cospicua situazione, che dominava la Città di Ravenna, il porto ed il vicino lido. Una cappella di forma circolare del diametro di trenta piedi, era coperta da una cupola d'un solo pezzo di granito: dal centro di questa s'innalzavano quattro colonne, che sostenevano un vaso di porfido contenente il corpo del Re Goto, circondato da statue di bronzo de' dodici Apostoli[444]. Si sarebbe potuto permettere che il suo spirito, dopo qualche previa espiazione, si mescolasse co' Benefattori dell'uman genere, se un Eremita italiano non fosse stato testimone in una visione della dannazione di Teodorico[445], l'anima del quale da Ministri della Divina vendetta fu gettata nel vulcano di Lipari, una delle infiammate bocche del Mondo infernale[446]. NOTE: [338] Giornandes (-de reb. Getic. c. 13, 14 pag. 629, 630 Edit. Grot.-) ha tratto l'origine di Teodorico da Gapt, uno degli Ansi o Semidei, che visse verso il tempo di Domiziano. Cassiodoro, ch'è il primo, che celebri la stirpe Reale degli Amali (-Var. VIII 5, IX 25, X 2, XI 1-) conta il nipote di Teodorico per decimosettimo nella discendenza. Peringsciold (Commentatore Svezzese di Cochloeus. -vit. Theodor. pag. 271 Stockholm 1699-) s'affatica per combinare questa genealogia con le leggende, o tradizioni della sua patria. [339] Più esattamente sulle rive del lago Pelso (-Nieusiedlersee-) vicino a Carnunto, quasi nel medesimo luogo, dove Marco Antonino compose le sue meditazioni (Giornand. c. 52 p. 659. Severin, -Pannonia illustrata p. 22. Cellarius, Geogr. antiq. Tom. 1 p. 350-). [340] In una lastra d'oro s'incisero le prime quattro lettere (ΘΕΟΔ) del suo nome, e quindi postala sulla carta, il Re faceva scorrere la sua penna per le incisioni di quella (Anonym. Valesian. -ad calcem Ammiani Marcellin. p. 722-). Questo fatto, autenticato dalla testimonianza di Procopio, e almeno de' Goti contemporanei (-Gothic. l. 1 c. 2 p. 311-) prevale assai alle vaghe lodi d'Ennodio (Sirmond., -Oper. Tom. 1 p. 1596-) e di Teofane (-Chronograp. p. 112-). [341] -Statura est, quae resignet proceritate regnantem- (Ennod. p. 1614). Il Vescovo di Pavia (voglio dire quell'Ecclesiastico che desiderava d'esser Vescovo) passa in seguito a celebrar la carnagione, gli occhi, le mani ec. del suo Sovrano. [342] Descrivono lo Stato degli Ostrogoti, ed i primi anni di Teodorico, Giornandes (c. 52, 56 p. 689, 696) e Malco (-Excerpt. Legat. p. 78, 80-) che lo chiama erroneamente figlio di Walamiro. [343] Teofane (p. 111) inserisce nella sua storia una copia delle -Sacre- lettere di lei alle province: ιστε οτι βασιλεον εμετερον εστι.... και οτι προχειρησαμεθα βασιλεα τρασκαλλισαιον ec. (-sapete, che nostro è l'Impero... e che facemmo Trascalisseo Imperatore, ec.-). Tali donnesche pretensioni avrebber fatto stupire gli schiavi de' -primi- Cesari. [344] -cap. XXXVI Tom. VI p. 136-. [345] Suidas -Tom. I p. 332, 333 Edit. Kuster.- [346] Le storie contemporanee di Malco, e di Candido si son perdute: ma se ne conservarono alcuni estratti o frammenti presso Fozio (LXXVIII, LXXIX p. 100, 102), presso Costantino Porfirogenito (-Excerpt. Legat. p. 78, 97-), ed in vari articoli del Lessico di Suida. Quanto a' regni di Zenone e d'Anastasio la Cronica di Marcellino (-Imago Historiae-) è originale: e debbo confessare, almeno rispetto agli ultimi tempi, le mie obbligazioni alle vaste ed esatte Collezioni del Tillemont (-Hist. des Emp. Tom. VI pag. 472, 652-). [347] -In ipsis congressionis tuae foribus cessit invasor, cum profugo per te sceptra redderentur de salute dubitanti.- Ennodio poi giunge fino (p. 1596, 1597 Tom. 1 -Sirmond.-) a trasportare il suo Eroe (forse sopra un dragon volante?) nell'Etiopia, oltre il tropico di cancro. Quel che dicono il Frammento Valesiano (pag. 717), Liberato (-Brev. Eutych. c. 25 p. 118-), e Teofane (p. 112), è più sobrio e ragionevole. [348] Viene specialmente imputato questo crudele uso ai Goti Triarj, meno (-forse più-) barbari, per quanto sembra, de' -Walamiri-; ma si accusa il figlio di Teodemiro della rovina di molte Città Romane (Malco, -Excerpt. Legat. p. 95-). [349] Giornandes (cap. 56, 57 p. 696) espone i servigi di Teodorico, ne confessa le ricompense, ma dissimula la sua ribellione, di cui ci sono stati conservati questi curiosi ragguagli da Malco (-Excerpt. Legat. p. 78, 97-). Marcellino, famigliare di Giustiniano, sotto il quarto Consolato del quale (an. 534) compose la sua Cronica (Scaligero -Thesaur. tempor. P. II p. 34, 57-) scuopre il suo pregiudizio, e la sua passione; -in Graeciam debacchantem.... Zenonis munificentia pene pacatus..... beneficiis numquam satiatus, etc.- [350] Nel tempo ch'ei cavalcava nel suo campo, un cavallo indomito lo trasse contro la punta d'una lancia, che stava fissa d'avanti a una tenda o sopra un carro (Marcellin. -in Chron.; Evagr. l. III c. 25-). [351] Vedasi Malco (-pag. 91-) ed Evagrio (-l. III c. 35-). [352] Malco (-p. 85-). In una sol'azione, che fu decisa dall'abilità e disciplina di Sabiniano, Teodorico perdè cinquemila uomini. [353] Giornandes (-c. 57 pag. 696, 697-) ha compendiato la grande Istoria di Cassiodoro. Si vedano, si confrontino fra loro, e si concilino insieme Procopio (-Gothic. l. 1 c. 1-), il Frammento Valesiano (-p. 718-), Teofane (-p. 113-) e Marcellino (-in Chron.-). [354] La marcia di Teodorico vien esposta ed illustrata da Ennodio (-p. 1598, 1602-) qualora si riduca la gonfiezza dell'orazione al linguaggio del senso comune. [355] -Tot Reges- ec. (Ennod. -p. 1602-). Dobbiamo quindi arguire quanto fosse moltiplicato e avvilito il titolo di Re, e che i mercenari d'Italia erano i frammenti di molte nazioni e tribù. [356] Vedi Ennod. -pag. 1603-. Poichè l'Oratore alla presenza del Re potè mentovare e lodare sua madre, possiam dedurne, che la magnanimità di Teodorico non si offendeva delle volgari taccie di concubina e di bastardo. [357] Si riporta quest'aneddoto sulla moderna, ma rispettabil autorità del Sigonio (-Oper. Tom. I. p. 580. De Occident. Imp. l. XV-). Son curiose le sue parole = Volete voi ritornare? = nell'atto di presentare ad essi, e quasi scuoprire l'originale ricetto. [358] -Hist. miscell. l.- XV. Storia Rom. da Giano fino al IX secolo, Epitome d'Eutropio, di Paolo Diacono, e di Teofane, che ha pubblicato il Muratori da un MSS. della Libreria Ambrogiana (-Script. Rerum Italic. Tom. I. p. 110-). [359] Procop. (-Gothic. L. I. c. I-). Si dimostra imparziale Scettico: φασι.... δολερω τροπω εκτεινε (-dicono.... morì per inganno-), Cassiodoro (-in Chronic-.) ed Ennodio (-p. 1604-) sono leali e creduli, e la testimonianza del frammento Valesiano (-p. 718-) può giustificare la loro credenza. Marcellino sputa il veleno d'un suddito greco, -periuriis illectus interfectusque est (in Chron)-. [360] La sonora e servile orazione d'Ennodio fu pronunziata a Milano o a Ravenna l'anno 507 o 508. (Sirmondo, -Tom. I. p. 1615-). Due o tre anni dopo l'Oratore fu premiato col Vescovato di Pavia, ch'ei tenne fino alla sua morte seguita nel 521 (Dupin, -Bibliot. Eccl. Tom. V. p. 11-14- Vedi Saxii, -Onomasticon Tom. II, p. 12-.). [361] I nostri migliori materiali sono alcuni cenni accidentali presso Procopio, ed il Frammento Valesiano, che fu scoperto dal Sirmondo, e pubblicato al fine d'Ammiano Marcellino. È ignoto il nome dell'Autore, e lo stile n'è barbaro: ma ne' varj fatti che adduce, dimostra la cognizione d'un contemporaneo senz'averne le passioni. Il Presidente di Montesquieu aveva formato il piano d'un'Istoria di Teodorico, che veduto in distanza può sembrare un soggetto ricco ed interessante. [362] La miglior edizione de' XII. -libri Variar.- è quella di Gio. Garrezio (-Rotomag. 1679 in Opp. Cassiodor. 2. Vol. in fol.-) ma essi meritavano, ed esigevano un editore come il Marchese Scipione Maffei, che pensò di pubblicarli in Verona. La -barbara eleganza- (come ingegnosamente la chiama il Tiraboschi) non è mai semplice, o raramente chiara. [363] -Procop., Gothic. l. 1. c. 1. Variar. II.- Il Maffei (-Verona Illustr. P. I. p. 228-) esagera l'ingiustizia de' Goti, che egli odiava come un nobile Italiano: ed il plebeo Muratori s'umilia sotto la lor oppressione. [364] Procop., -Goth. l.- III. c. 4. 21. Ennodio (p. 1612, 1613) descrive l'arte militare, e l'aumento de' Goti. [365] Quando Teodorico diede la sua sorella per moglie al Re de' Vandali, ella partì per l'Affrica con una guardia di mille nobili Goti, ciascheduno de' quali era seguitato da cinque uomini armati (Procop., -Vandalic. l.- 1. c. 8). La nobiltà Gotica quanto era brava, doveva essere altrettanto numerosa. [366] Vedi la ricognizione della libertà Gotica (-Var.- V. 30). [367] Procop., -Goth. l.- 1. c. 2. I fanciulli Romani imparavano il linguaggio de' Goti (-Var. VIII. 21-). Non distruggono la lor generale ignoranza l'eccezioni d'Amalasunta, che come donna poteva studiare senza vergogna, o di Teodato, la dottrina del quale provocò lo sdegno e il disprezzo de' suoi Nazionali. [368] Era fondato sull'esperienza questo detto di Teodorico: -Romanus miser imitatur Gothum; et utilis- (dives) -Gothus imitatur Romanum-. (Vedi il -Frammento, e le Note del Valesio, p. 719-). [369] Dalle Lettere di Cassiodoro si rileva il prospetto dello stabilimento militare de' Goti in Italia. (-Var. I. 24, 40 III. 3, 24, 48, IV. 13, 14, V. 26, 27, VIII. 3, 4, 25-). E queste Lettere sono illustrate dall'erudito Mascou (-Istor. dei Germani l. XI. 40-44. Annotaz. XIV-). [370] Vedasi la chiarezza ed il vigore delle sue negoziazioni presso Ennodio (p. 1607); e Cassiodoro (-Var. III. 1, 2, 3, 4, IV. 13, V. 43, 44-) espone il vario suo stile di amicizia, di consiglio, di domanda ec. [371] Fino della tavola (-Var. VI. 9-) e del Palazzo (-VII, 5-). L'ammirazione degli stranieri si rappresenta come il motivo più ragionevole di giustificare queste vane spese, e di stimolar la diligenza de' Ministri, a' quali eran affidate quelle incombenze. [372] Vedi le pubbliche e private alleanze del Re Goto coi Borgognoni (-Var. I 45, 46-), co' Franchi (-II 40-), co' Turingi (-IV 1-), e co' Vandali (-V 1-). Ciascheduna di queste Lettere somministra curiose notizie intorno alla politica, ed a' costumi de' Barbari. [373] Si può vedere il suo sistema politico presso Cassiodoro (-Var. IV 1, IX 1-), Giornandes (-c. 58 p. 698, 699-), ed il Frammento Valesiano (-p. 720, 721-). La pace, l'onorevole pace, era lo scopo costante di Teodorico. [374] Un Lettore curioso può contemplar gli Eruli di Procopio (-Goth. l. II c. 14-) ed un lettore paziente si può immergere nell'oscure e minute ricerche del Sig. di Buat (-Hist. des Peuples anciens Tom. IX p. 348, 396-). [375] -Var. IV 2.- Cassiodoro espone lo spirito, e le formalità di questa marziale istituzione; ma sembra, che abbia trasportato solo i sentimenti del Re Goto nel linguaggio della eloquenza Romana. [376] Cassiodoro, che cita Tacito agli Estoni, ignoranti selvaggi del Baltico (-Var. V. 2-), descrive l'ambra, per causa della quale i loro lidi sono stati sempre famosi, come la gomma d'un albero indurita dal sole, e purificata e trasportata dall'onde. Analizzata questa singolar sostanza da' Chimici, somministra un olio vegetabile, ed un acido minerale. [377] Scanzia, o Thule vien descritta da Giornandes (-c. 3 p. 610, 613-), e da Procopio (-Goth. lib. 2 c. 15-). Nè il Goto, nè il Greco Scrittore avevan veduto quel paese: ma avevano ambidue conversato co' nativi di esso nel loro esilio a Ravenna, o a Costantinopoli. [378] -Sapherinas Pelles.- Al tempo di Giornandes questa bella razza di animali abitava la regione di -Suethans-, la Svezia propriamente detta; ma appoco appoco è stata scacciata nelle parti Orientali della Siberia. Vedi Buffon (-Hist. Nat. T. XIII p. 309, 313. Ediz. in quarto-); Pennant (-Sistema de' quadrupedi Tom. I p. 322, 328-); Gmelin (-Hist. gener. des Voyages Tom. XVIII p. 257, 258-) e Levesque (-Hist. de Russie Tom. V p. 135, 166, 514, 515-). [379] Nel sistema o Romanzo del Bailly (-Lettres sur les Sciences et sur l'Atlantide Tom. I p. 249, 256. Tom. II p. 114, 139-) la fenice dell'Edda, e l'annua morte e risorgimento d'Adone e d'Osiride sono i simboli allegorici della assenza e del ritorno del Sole nelle regioni Artiche. Questo ingegnoso Scrittore è un degno scolare del gran Buffon: nè riesce facile alla più fredda ragione l'opporsi all'incanto della loro filosofia. [380] ̉Αυτη τε ̉Θυλιταιςη μεγηνη των ε̉σρτων ὲστι (-E questa è la massima festa per i Tuliti-) dice Procopio. Presentemente un rozzo manicheismo (bastevolmente generoso) domina fra' Samoiedi in Groenlandia, e in Lapponia (-Hist. des Voyag. Tom. XVIII p. 508, 509 Tom. XIX p. 105, 106, 527, 528-); pure secondo Grozio -Samojutae coelum atque astra adorant, numina haud aliis iniquiora- (-de rebus Belgicis L. IV p. 338 Ediz. in fol.-) sentenza, che non isdegnerebbe di riconoscer per sua lo stesso Tacito. [381] -Vedi l'Hist. des Peuples anciens ec. Tom. IX. p. 255, 273, 396, 501.- Il Conte di Buat era ministro di Francia alla Corte di Baviera, allorchè una ingenua curiosità eccitò le sue ricerche sopra le antichità di quel Paese, e tal curiosità fu il -germe- di dodici rispettabili volumi. [382] Vedi i Fatti de' Goti sul Danubio, e nell'Illirico presso Giornandes (-c. 58 p. 699-), Ennodio (-p. 1607, 1610-), Marcellino (-in Chron. p. 44, 47, 48-) e Cassiodoro (-in Chron. e Var. III 23, 50. IV 13. VII 4, 24. VIII 9, 10, 11, 21. IX 8, 9-). [383] Non posso fare a meno di trascrivere il generoso e classico stile del Conte Marcellino: -Romanus Comes Domesticorum, et Rusticus Comes Scholariorum cum centum armatis navibus, totidemque dromonibus, octo millia militum armatorum secum ferentibus ad devastanda Italiae littora processerunt, et usque ad Tarentum antiquissimam Civitatem aggressi sunt; remensoque mari inhonestam victoriam, quam piratico ausu Romanis rapuerunt, Anastasio Caesari reportarant.- (-in Chron. p. 48-). Vedi -Var. I 16. II 38-. [384] Vedi gli ordini, e le istruzioni reali (-Var. IV 15. V 16, 20-). Questi navigli armati dovevano essere anche più piccoli de' mille vascelli d'Agamennone nell'assedio di Troia. [385] Vedi -Cap. XXXVIII-. [386] Ennodio (-p. 1610-), e Cassiodoro in nome del Re (-Var. II 41-) fanno menzione della sua salutar protezione degli Alemanni. [387] Si espongono i fatti de' Goti nella Gallia e nella Spagna con qualche oscurità da Cassiodoro (-Var. III 32, 38, 41, 43, 44. V 39-), da Giornandes (-cap. 58 pag. 698, 699-) e da Procopio (-Goth. l. 1 c. 12-). Io non voglio nè discutere, nè conciliare fra loro i lunghi e contraddittori argomenti dell'Abbate Dubos, e del Conte di Buat sopra le guerre della Borgogna. [388] Teofane -p. 113-. [389] Procopio asserisce, che Teodorico ed i successivi Re d'Italia non promulgarono leggi alcune (-Goth. l. II c. 6-). Ei deve intender però in lingua gotica: perchè tuttavia esiste un editto latino di Teodorico in cento cinquantaquattro articoli. [390] Si trova incisa l'immagine di Teodorico nelle sue monete; ma i modesti suoi successori si contentarono d'aggiungere il lor proprio nome alla testa dell'Imperatore regnante (Muratori, -Antiq. Ital. medii aevi Tom. II Diss. 27 p. 577, 579-. Giannone, -Istor. Civ. di Napoli Tom. I p. 166-). [391] Si rappresenta, l'alleanza dell'Imperatore e del Re d'Italia da Cassiodoro (-Var. I 1. II 12, 3. VI 1-), e da Procopio (-Goth. l. II c. 6 l. III c. 21-), che celebrano la amicizia d'Anastasio con Teodorico; ma il figurato stile di complimento veniva interpretato in un senso molto differente a Costantinopoli ed a Ravenna. [392] Alle diciassette Province della -Notizia- Paolo Warnefrido Diacono (-De reb. Longobard. l. II c. 14, 22-) aggiunse la XVIII dell'Appennino (Muratori, -Scriptor. Rer. Italicar. Tom. I p. 431, 433-). Ma di queste la Sardegna e la Corsica si possedevano da' Vandali, e le due Rezie, ugualmente che le Alpi Cozie, pare che fossero abbandonate ad un Governo militare. Giannone ha lavorato (-Tom. I p. 172, 178-) con patriottica diligenza sopra lo stato delle quattro Province, che ora formano il regno di Napoli. [393] Vedi l'Istoria Gotica di Procopio (-lib. I c. I lib. II c. 6-), l'Epistole di Cassiodoro (-passim-, ma specialmente i libri V e VI che contengono le -formole- o Patenti degli Ufizi), e la Storia Civile del Giannone (-Tom. I lib. II, III-). I Conti Gotici per altro, ch'ei pone in ogni città d'Italia, si distruggono dal Maffei (-Verona illustrata P. I lib. 8 p. 227-), giacchè quelli di Siracusa e di Napoli (-Var. VI 22, 23-) appartengono a commissioni speciali e temporanee. [394] Furono l'uno dopo l'altro impiegati al servizio di Teodorico due Italiani, che avevano il nome di Cassiodoro, il padre (-Var. I 24, 40-) ed il figlio (IX 24, 25). Il figlio era nato l'anno 479. Le varie Lettere, ch'egli scrisse come Questore, come Maestro degli Ufizi, e come Prefetto del Pretorio, s'estendono dall'anno 509 al 539 e visse da monaco circa trent'anni (Tiraboschi, -Stor. della Lett. Ital. T. III p. 7, 24. Fabricio, Bibliot. Lat. med. aev. Tom. I p. 357, 358. Edit. Mansi-). [395] Vedi il suo riguardo pel Senato presso Cochleo (-Vit. Theod. VIII p. 72, 80-). [396] Non maggiore di 120,000 modj, o quattromila sacca (Anon. Valesian. -p. 721 e Var. I 35. VI 18. XI 5, 39-). [397] Si veda il riguardo e l'indulgenza ch'ebbe per gli spettacoli del Circo, del Teatro e dell'Anfiteatro, nella Cronica e nell'Epistole di Cassiodoro (-Var. I 20, 27, 30, 31, 32. III 51. IV 51- illustrate dall'annotaz. 14 dell'Istoria di Mascou), che ha tentato di spargere su questa materia una ostentata, quantunque piacevol erudizione. [398] Anon. Vales. -p. 721-. Mario Aventicense -in Chron.- Nella bilancia del merito pubblico e personale, il Conquistatore Gotico è per lo meno tanto superiore a Valentiniano, quanto può sembrare inferior di Traiano. [399] -Vit. Fulgentii in Baron., Annal. Eccl. A. D. 500 n. 10.- [400] Cassiodoro descrive col pomposo suo stile il Foro di Traiano (-Var. VII 6-), il Teatro il Marcello (-IV 51-) e l'Anfiteatro di Tito (-V 42-), e le sue descrizioni non sono indegne dell'attenzion del 1 2 3 4 5 6 7 8 9 10 11 12 13 14 15 16 17 18 19 20 21 22 23 24 25 26 27 28 29 30 31 32 33 34 35 36 37 38 39 40 41 42 43 44 45 46 47 48 49 50 51 52 53 54 55 56 57 58 59 60 61 62 63 64 65 66 67 68 69 70 71 72 73 74 75 76 77 78 79 80 81 82 83 84 85 86 87 88 89 90 91 92 93 94 95 96 97 98 99 100 101 102 103 104 105 106 107 108 109 110 111 112 113 114 115 116 117 118 119 120 121 122 123 124 125 126 127 128 129 130 131 132 133 134 135 136 137 138 139 140 141 142 143 144 145 146 147 148 149 150 151 152 153 154 155 156 157 158 159 160 161 162 163 164 165 166 167 168 169 170 171 172 173 174 175 176 177 178 179 180 181 182 183 184 185 186 187 188 189 190 191 192 193 194 195 196 197 198 199 200 201 202 203 204 205 206 207 208 209 210 211 212 213 214 215 216 217 218 219 220 221 222 223 224 225 226 227 228 229 230 231 232 233 234 235 236 237 238 239 240 241 242 243 244 245 246 247 248 249 250 251 252 253 254 255 256 257 258 259 260 261 262 263 264 265 266 267 268 269 270 271 272 273 274 275 276 277 278 279 280 281 282 283 284 285 286 287 288 289 290 291 292 293 294 295 296 297 298 299 300 301 302 303 304 305 306 307 308 309 310 311 312 313 314 315 316 317 318 319 320 321 322 323 324 325 326 327 328 329 330 331 332 333 334 335 336 337 338 339 340 341 342 343 344 345 346 347 348 349 350 351 352 353 354 355 356 357 358 359 360 361 362 363 364 365 366 367 368 369 370 371 372 373 374 375 376 377 378 379 380 381 382 383 384 385 386 387 388 389 390 391 392 393 394 395 396 397 398 399 400 401 402 403 404 405 406 407 408 409 410 411 412 413 414 415 416 417 418 419 420 421 422 423 424 425 426 427 428 429 430 431 432 433 434 435 436 437 438 439 440 441 442 443 444 445 446 447 448 449 450 451 452 453 454 455 456 457 458 459 460 461 462 463 464 465 466 467 468 469 470 471 472 473 474 475 476 477 478 479 480 481 482 483 484 485 486 487 488 489 490 491 492 493 494 495 496 497 498 499 500 501 502 503 504 505 506 507 508 509 510 511 512 513 514 515 516 517 518 519 520 521 522 523 524 525 526 527 528 529 530 531 532 533 534 535 536 537 538 539 540 541 542 543 544 545 546 547 548 549 550 551 552 553 554 555 556 557 558 559 560 561 562 563 564 565 566 567 568 569 570 571 572 573 574 575 576 577 578 579 580 581 582 583 584 585 586 587 588 589 590 591 592 593 594 595 596 597 598 599 600 601 602 603 604 605 606 607 608 609 610 611 612 613 614 615 616 617 618 619 620 621 622 623 624 625 626 627 628 629 630 631 632 633 634 635 636 637 638 639 640 641 642 643 644 645 646 647 648 649 650 651 652 653 654 655 656 657 658 659 660 661 662 663 664 665 666 667 668 669 670 671 672 673 674 675 676 677 678 679 680 681 682 683 684 685 686 687 688 689 690 691 692 693 694 695 696 697 698 699 700 701 702 703 704 705 706 707 708 709 710 711 712 713 714 715 716 717 718 719 720 721 722 723 724 725 726 727 728 729 730 731 732 733 734 735 736 737 738 739 740 741 742 743 744 745 746 747 748 749 750 751 752 753 754 755 756 757 758 759 760 761 762 763 764 765 766 767 768 769 770 771 772 773 774 775 776 777 778 779 780 781 782 783 784 785 786 787 788 789 790 791 792 793 794 795 796 797 798 799 800 801 802 803 804 805 806 807 808 809 810 811 812 813 814 815 816 817 818 819 820 821 822 823 824 825 826 827 828 829 830 831 832 833 834 835 836 837 838 839 840 841 842 843 844 845 846 847 848 849 850 851 852 853 854 855 856 857 858 859 860 861 862 863 864 865 866 867 868 869 870 871 872 873 874 875 876 877 878 879 880 881 882 883 884 885 886 887 888 889 890 891 892 893 894 895 896 897 898 899 900 901 902 903 904 905 906 907 908 909 910 911 912 913 914 915 916 917 918 919 920 921 922 923 924 925 926 927 928 929 930 931 932 933 934 935 936 937 938 939 940 941 942 943 944 945 946 947 948 949 950 951 952 953 954 955 956 957 958 959 960 961 962 963 964 965 966 967 968 969 970 971 972 973 974 975 976 977 978 979 980 981 982 983 984 985 986 987 988 989 990 991 992 993 994 995 996 997 998 999 1000