Martino di Tours. Ei desiderava di riscattare il suo cavallo di
battaglia col dono di cento monete d'oro; ma l'incantato cavallo non
potè muoversi dalla stalla, finattantochè non fu raddoppiato il prezzo
del suo riscatto. Questo miracolo eccitò il Re ad esclamare: -Vere R.
Martinus est bonus in auxilio, sed carus in negotio. Gesta Francor. in
Tom. II. p. 554, 555-.
[174] Vedi la lettera scritta dal Pontefice Anastasio al convertito
Reale (-in Tom. IV. p. 50, 51-). Avito, Vescovo di Vienna, scrisse a
Clodoveo sul medesimo soggetto (p. 49); e molti Vescovi Latini lo
vollero assicurare del loro contento ed attaccamento.
[175] In vece di Αρβορρυχοι, ignoto Popolo, che si trova nel
testo di Procopio, Adriano di Valois ha restituito il nome più a
proposito di Αρμορυχοι, e questa facile correzione si è quasi
universalmente approvata. Pure uno spregiudicato lettore naturalmente
supporrebbe, che Procopio intendesse di descrivere una tribù di Germani
alleata di Roma, non già una confederazione di Città della Gallia, che
si fossero ribellate dall'Impero.
[176] Questa importante digressione di Procopio (-De Bell. Goth. L. I.
c. 12, in Tom. II. p. 29, 36-) illustra l'origine della Monarchia
francese. Pure bisogna osservare, I. che l'Istorico Greco dimostra una
ignoranza inescusabile della geografia dell'Occidente; II. che questi
trattati e privilegi, che dovevan lasciare qualche durevole traccia dopo
di loro, sono totalmente invisibili presso Gregorio di Tours, nelle
Leggi Saliche ec.
[177] -Regnum circa Rhodanum, aut Ararim cum provincia Marsiliensi
retinebat-. Gregorio Turon. -L. II. c. 32. in T. II. p. 178-. La
Provincia di Marsiglia fino alla Duranza fu in seguito ceduta agli
Ostrogoti: e si suppone, che le sottoscrizioni di venticinque Vescovi
rappresentassero il Regno di Borgogna (-an. 519. Concil. Epaon. in Tom.
IV. p. 104, 105-). Nondimeno eccettuerei Vindonissa. Il Vescovo, che
viveva sotto i Pagani alemanni, doveva naturalmente intervenire a'
sinodi del vicino Regno Cristiano. Mascou (nelle sue prime quattro
annotazioni) ha spiegato molte circostanze relative alla Monarchia di
Borgogna.
[178] Mascou (-Istor. de German. XI. 10-), che diffida con molta ragione
della testimonianza di Gregorio di Tours, ha prodotto un passo d'Avito
(-Epist. 5-) per provare, che Gundobaldo affettava di deplorare quel
tragico successo, a cui da' suoi sudditi affettavasi d'applaudire.
[179] Vedasi l'original conferenza (-in Tom. IV. p. 99, 102-). Avito,
principale attore, e probabilmente segretario del Congresso, era Vescovo
di Vienna. Un breve ragguaglio della persona e delle opere di esso può
trovarsi presso il Dupin (-Biblioth. Eccles. Tom. V. p. 5, 10-).
[180] Gregorio di Tours (-L. III. c. 19. in Tom. II. p. 199-) soddisfa
il suo genio, o piuttosto trascrive qualche più eloquente scrittore
nella descrizion di Digione, Fortezza che già meritava il titolo di
Città. Fu dipendente da' Vescovi di Langres fino al duodecimo secolo, ed
in seguito divenne la capitale de' Duchi di Borgogna. (Longuerue,
-Descript. de la France P. 1. p. 280-).
[181] L'Epitomatore di Gregorio di Tours (-in Tom. II. p. 401-) ci ha
conservato questo numero di Franchi; ma suppone arbitrariamente, ch'essi
fossero tagliati a pezzi da Gundobaldo. Il prudente Borgognone risparmiò
i soldati di Clodoveo, e gli mandò prigionieri al Re de' Visigoti, che
gli stabilì nel Territorio di Tolosa.
[182] In questa guerra di Borgogna ho seguitato Gregorio di Tours (-L.
II. c. 32, 33. in Tom. II. p. 176, 279-) la narrazione del quale
-sembra- così contraria a quella di Procopio (-De Bell. Goth. L. I. c.
12. in Tom. II. p. 31, 32-), che alcuni critici hanno supposto -due-
guerre diverse. L'Abbate Dubos (-Hist. Crit. ec. Tom. II. p. 126, 162-)
ne ha distintamente rappresentate le cause, e gli eventi.
[183] Vedasi la sua vita, o leggenda (-in Tom. III. p. 402-). Martire!
come si è stranamente allontanata, questa parola dall'originale suo
senso di comun testimone. S. Sigismondo era famoso per la cura delle
febbri.
[184] Avanti la fine del quinto secolo, la Chiesa di S. Maurizio, e la
sua legione Tebea, aveva reso Agauno un luogo di devoto pellegrinaggio.
Una promiscua comunità di ambidue i sessi vi aveva introdotto alcuno
opere di tenebre, che furono abolite (l'anno 515) dal regolar monastero
di Sigismondo. Dentro i cinquant'anni, i suoi -Angeli di luce- fecero
una sortita notturna, per assassinare il loro Vescovo col suo Clero.
Vedi nella Biblioteca Ragionata (-Tom. 36, p. 435, 438-) la curiosa
osservazione d'un erudito Bibliotecario di Ginevra.
[185] Mario, Vescovo d'Avenche (-Chron. in Tom. II. p. 15-), ha notato
le date autentiche, e Gregorio di Tours (-L. III. c. 5, 6. in Tom. II.
p. 188, 189-) ha espresso i fatti principali della vita di Sigismondo, e
della conquista di Borgogna. Procopio (-in Tom. II. p. 34-), ed Agatia
(-in Tom. II. p. 49-) dimostrano l'imperfetta e remota loro cognizione
di tali avvenimenti.
[186] Gregorio di Tours (-L. II. c. 37. in Tom. II. p. 181-) riporta il
breve ma persuasivo discorso di Clodoveo. -Valde moleste fero quod hi
Ariani partem teneant Galliarum- (l'Autore delle -Gest. Francor. in Tom.
II. p. 553-. aggiunge il prezioso epiteto -d'Optimam-); -eamus cum
adiutorio Dei, et superatis eis, redigamus terram in ditionem nostram-.
[187] -Tunc Rex proiecit a se in directum Bipennem suam, quod est
Francisca etc. Gest. Francor. in Tom. II. p. 554.- La forma, e l'uso di
quest'arme si descrivono chiaramente da Procopio (-in Tom. II. pag.
37-). Posson trovarsi degli esempi del suo nome -nazionale- in Latino ed
in Francese, nel Glossario del Ducange, e nel gran Dizionario di
Trevoux.
[188] È singolare, che si trovino alcuni importanti, ed autentici fatti
in una vita di Quinziano, composta in rima, nell'antico dialetto
(-Patois-) di Rovergue. Dubos, -Hist. Crit. ec. Tom. II. p. 179.-
[189] -Quamvis fortitudini vestrae confidentiam tribuat parentum
vestrorum innumerabilis multitudo; quamvis Attilam potentem
reminiscamini Visigothorum viribus inclinatum; tamen quia populorum
ferocia corda longa pace mollescunt, cavete subito in aleam mittere,
quos constat tantis temporibus exercitia, non habere-. Tal era il
salutevole ma infruttuoso consiglio pacifico della ragione, e di
Teodorico. (Cassiodoro -L. III. ep. 2-).
[190] Montesquieu (-Espr. des Loix. L. XV. c. 14-) riferisce ed approva
la legge de' Visigoti (-L. IX. Tit. 2. in Tom. IV. p. 425-) che
obbligava tutti i Padroni ad armare e mandare o condurre nel campo la
decima parte de' loro schiavi.
[191] Questa specie di divinazione, cioè di prendere come un augurio le
prime parole sacre, che in certe particolari circostanze si
presentassero all'occhio, o all'orecchio, fu tratta da' Pagani; e si
sostituì la Bibbia, o il Salterio a' Poemi di Omero e di Virgilio. Dal
quarto secolo fino al decimoquarto, queste -sortes Sanctorum-, come si
dicono, furono più volte condannate da' decreti de' Concili, e più volte
praticate da' Re, dai Vescovi, e da' Santi. Vedasi una curiosa
Dissertazione dell'Abbate du Resnel nelle memorie dell'Accademia -Tom.
XIX. p. 287, 320-.
[192] Dopo aver corretto il testo, o scusato l'error di Procopio, che
pone la disfatta d'Alarico vicino a Carcassona, possiam concludere dalla
testimonianza di Gregorio, di Fortunato, o dell'Autore delle -Gesta
Francorum-, che la battaglia seguì -in campo Vocludensi- sulle rive del
Clain, circa dieci miglia al mezzodì di Poitiers. Clodoveo sorprese ed
attaccò i Visigoti vicino a Vivonna, e fu decisa la vittoria in
vicinanza d'un villaggio tuttavia chiamato -Champagne S. Hilaire-. (Vedi
le dissertazioni dell'Abbate le Boeuf -Tom. 1. p. 304, 311-).
[193] Angolemme è nella strada, che da Poitiers conduce a Bordò; e
quantunque Gregorio differisca l'assedio, si può creder più facilmente,
ch'esso abbia confuso l'ordine della istoria, di quel che Clodoveo
trascurasse le regole della guerra.
[194] -Pyrenaeos montes usque Perpinianum subiecit-: Tal è,
l'espressione di Rorico, che dimostra la recente sua data, poichè
Perpignano non esistè prima del decimo secolo (-Marca Hispanica p.
458-). Questo florido e favoloso scrittore (ch'era forse un Monaco
d'Amiens, vedi l'Abbate le Boeuf, -Mem. de l'Academ. Tom. XVII. p. 228,
245-) riferisce, sotto l'allegorico carattere di Pastore, l'istoria
generale dei Franchi, suoi nazionali; ma il suo racconto finisce con la
morte di Clodoveo.
[195] L'autore delle -Gesta Francorum- positivamente afferma che
Clodoveo stabilì un corpo di Franchi nella Santongia, e nel Bordelese:
ed è seguitato non senza ragione da Rorico: -Electos milites atque
fortissimos, cum parvulis atque mulieribus.- Pure sembra, ch'essi tosto
si mescolassero co' Romani dell'Aquitania, finattantochè Carlo Magno vi
condusse una più numerosa, e potente Colonia (Dubos, -Hist. Crit. Tom.
II. p. 215-).
[196] Nella descrizione della guerra Gotica mi son servito de' seguenti
materiali, col dovuto riguardo al disugual valore di essi; cioè, di
quattro lettere di Teodorico Re d'Italia (Cassiod. -L. III. epist. 1 in
Tom. IV. p. 3, 5-), di Procopio (-de Bell. Goth. L. I. c. 12. in Tom.
II. p. 32, 33-), di Gregorio di Tours (-L. II. c. 35, 36, 37. in Tom.
II. p. 181, 183-), di Giornandes (-de reb. Getic. c. 38. in Tom. II. p.
28-), di Fortunato (-in Vit. S. Hilar. in Tom. III. p. 380-), d'Isidoro
(-in Cron. Goth. in Tom. II. p. 702-), dell'Epitome di Gregorio
Turonense (-in Tom. II. p. 401-), dell'Autore delle -Gesta Francor.-
(-in Tom. II. p. 453, 555-), de' Frammenti di Fredegario (-in Tom. II.
p. 473-), d'Aimoino (-L. I. c. 20 in Tom. III. p. 41, 42-) e di Rorico
(-L. IV. Tom. III. p. 14, 19-).
[197] I -Fasti- d'Italia dovevan naturalmente rigettare un Console,
nemico del loro Sovrano; ma qualunque ingegnosa ipotesi, che spiegasse
il silenzio di Costantinopoli, e dell'Egitto (cioè della cronica di
Marcellino, e della Pasquale) vien distrutta da un simil silenzio di
Mario, Vescovo di Avenche, che compose i suoi Fasti nel regno di
Borgogna. Se la testimonianza di Gregorio di Tours fosse meno grave e
positiva (-L. II. c. 38. in Tom. II. p. 183-), io crederei che Clodoveo
ricevesse, come Odoacre, il titolo e gli onori durevoli di -Patrizio.-
(-Pagi, Crit. Tom. II. p. 474, 492-).
[198] Sotto i Re Merovingici, Marsilia ricevea sempre dall'Oriente
Carta, Vino, Olio, Lino, Seta, Pietre preziose, Spezierie ec. I Galli, e
i Franchi negoziavano nella Siria, ed i Sirj si stabilivano nella
Gallia. (Vedi il de Guignes, -Memor. de l'Academ. Tom. XXXVII. p. 441,
475-).
[199] (-Poichè non si reputava, che i Franchi possedessero la Gallia con
sicurezza, se l'Imperatore non confermava tal fatto-) Оυ γαρ πστε ωοντο
Γαλλιας ξυντω ασφαλει κεκτησθαι φρανγοι, μη του αυτοκρατορος το εργον
επισφραγισαντος τουτο γε. Questa forte dichiarazione di Procopio
(-de Bell. Goth. L. III. c. 33. in Tom. II. p. 41-) servirebbe quasi
a giustificare l'Abbate Dubos.
[200] I Franchi, che probabilmente si servirono delle Zecche di Treveri,
di Lione e d'Arles, imitarono il conio degli Imperatori Romani di
sessantadue -soldi-, o pezzi di moneta per libbra d'oro. Ma siccome i
Franchi ammettevano una proporzione decupla fra l'oro e l'argento, dieci
scellini corrisponderanno al valore del loro soldo d'oro. Questo era la
comune misura delle multe de' Barbari, e conteneva quaranta -denarii-, o
piccole monete d'argento del valore di tre soldi. Dodici di questi
denarii formavano un solido, o uno scellino, cioè la ventesima parte
d'una -libbra- d'argento di peso e di numero, che si è tanto stranamente
diminuita nella Francia moderna. (Vedi le Blanc, -Traitè Histor. des
Monnoyes de France p. 37, 43. ec.-)
[201] Agatia -in Tom. II. p. 47-. Gregorio di Tours ne fa una pittura
molto differente. Non sarebbe forse così facile il trovare, dentro il
medesimo istorico periodo, più vizi e meno virtù. Continuamente ci si
presenta con disgusto l'unione di selvaggi e di corrotti costumi.
[202] Il de Foncemagne ha delineato in una corretta ed elegante
dissertazione (-Mem. de l'Acad. Tom. VIII, p. 505, 518-) l'estensione,
ed i limiti della Monarchia francese.
[203] L'Abbate Dubos (-Hist. Crit. Tom. I. p. 29, 36-) ha esposto con
verità, e piacevolmente, il tardo progresso di tali studj; ed osserva,
che Gregorio di Tours era stato solo stampato una volta prima dell'anno
1560. Secondo la querela dell'Heineccio (-Oper. Tom. II. Syllog. III. p.
248- ec.) la Germania ricevè con indifferenza e disprezzo i Codici delle
Leggi barbare, che furono pubblicate dall'Heroldo, dal Lindebrogio ec.
Presentemente quelle Leggi (per quanto si riferiscono alla Gallia),
l'istoria di Gregorio Turonense, e tutti i monumenti della stirpe
Merovingica, son posti in un puro, e perfetto stato ne' primi quattro
volumi degl'Istorici di Francia.
[204] Nello spazio di trent'anni (-dal 1728 al 1765-) quest'importante
soggetto si è trattato dal libero spirito del Conte di Boulainvilliers
(-Memoir. Histor. sur l'état de la France-, specialmente -nel Tom. I. p.
15, 49-), dall'erudito ingegno dell'Abbate Dubos (-Hist. Crit. de
l'Etabliss. da la Monarch. Franc. dans les Gaules 2. vol. 4-),
dall'esteso genio del Presidente di Montesquieu (-Espr. des Loix-
particolarmente -L. XXVIII, XXX, XXXI-), e dal buon senso, e dalla
diligenza dell'Abbate di Mably (-Observations sur l'Histoir. de France 2
vol. 12-).
[205] Io ho tratto gran lume dalle due dotte opere dell'Heineccio, cioè
dall'-Istoria-, e dagli -Elementi- del Diritto Germanico. In una
giudiziosa prefazione agli Elementi, egli esamina e procura di scusare i
difetti di quella barbara Giurisprudenza.
[206] Sembra, che la lingua originale del Gius Salico fosse latina. Esso
fu probabilmente composto al principio del quinto secolo, avanti l'era
(-an. 421-) del vero, o falso Faramondo. La prefazione di quel Gius fa
menzione de' quattro Cantoni, da' quali si presero i quattro
legislatori: e molte Province, come la Franconia, la Sassonia,
l'Annover, il Brabante ec., hanno preteso, che loro appartenessero.
(Vedasi un'eccellente dissertazione dell'Heineccio, -de lege Salica Tom.
III Syllog. p. 147, 267-).
[207] Eginard -in vita Caroli M. c. 29 in Tom. V p. 100-. Per questi due
corpi di Leggi, i Critici per la maggior parte intendono le Saliche, e
le Ripuarie. Le prime s'estendevano dalla selva Carbonaria sino alla
Loira (Tom. VI p. 151); e le altre potevano aver vigore dalla medesima
selva fino al Reno (Tom. IV p. 222).
[208] Si consultino le antiche e moderna prefazioni de' vari Codici, nel
quarto volume degl'Istorici di Francia. Il prologo originale alle Leggi
Saliche esprime (quantunque in un dialetto straniero) il vero spirito
de' Franchi, con maggior forza che i dieci libri di Gregorio di Tours.
[209] La Legge Ripuaria dichiara e stabilisce quest'indulgenza in favore
dell'attore (-Tit. XXXI in Tom. IV p. 240-); e si suppone, o s'esprime
la stessa tolleranza in tutti i codici, eccettuato quello de' Visigoti
di Spagna: -Tanta diversitas legum- (dice Agobardo nel nono secolo)
-quanta non solum in regionibus aut civitatibus, sed etiam in multis
domibus habetur. Nam plerumque contingit ut simul eant, aut sedeant
quinque homines; et nullus eorum communem legem cum altero habeat- (-in
Tom. VI p. 350-). Egli stoltamente propone d'introdurre una conformità
di leggi, ugualmente che di fede.
[210] -Inter Romanos negotia caussarum Romanis legibus praecipimus
terminari-. Tali sono le parole d'una costituzion generale, promulgata
da Clotario, figlio di Clodoveo, restato solo Monarca de' Franchi (-in
Tom. IV p. 116-) verso l'anno 560.
[211] Questa libertà d'elezione si è opportunamente dedotta (-Espr. des
Loix L. XXVIII. 2-) da una Costituzione di Lotario I. (-Leg. Longob. l.
II. Tit. 57 in Cod. Lindembrog. p. 664-) quantunque l'esempio sia troppo
recente e parziale. Da una diversa lezione nella Legge Salica (-Tit.
LXIV not. 45-) l'Abbate di Mably (-Tom. 1 p. 290, 293-) ha congetturato,
che a principio i -soli Barbari-, ed in seguito -chiunque- (e
conseguentemente anche i Romani) potessero vivere secondo la legge de'
Franchi. Mi dispiace d'oppormi a questa ingegnosa congettura,
osservando, che il senso più stretto (-Barbarum-) si esprime nella copia
riformata di Carlo Magno, che si conferma da' Manoscritti, Reali e di
Wolfenbuttel. L'interpretazione più larga (-hominem-) non è autorizzata,
che dal manoscritto di Fulda, da cui Heroldo pubblicò la sua edizione.
Vedi i quattro Testi originali della Legge Salica nel -Tom. IV p. 147,
173, 196, 220-.
[212] Ne' tempi eroici della Grecia il delitto d'omicidio si espiava
mediante una pecuniaria soddisfazione alla famiglia del morto (Feichius,
-Antiquit-. Homer. -L. II c. 8-). L'Heineccio, nella sua Prefazione agli
elementi del Gius Germanico, favorevolmente suggerisce, che in Roma, ed
in Atene l'omicidio era punito solo coll'esilio. Questo è vero, ma
l'esilio era una pena -capitale- per un cittadino Romano, o Ateniese.
[213] Questa proporzione è fissata dalle Leggi Salica (-Tit. 44 in Tom.
IV p. 147-), e Ripuaria (-Tit. 7, 11, 36 in Tom. IV p. 237, 241-); ma
l'ultima non fa alcuna distinzione de' Romani. L'ordine però del Clero è
posto sopra i Franchi medesimi, ed i Borgognoni e gli Alemanni fra i
Franchi ed i Romani.
[214] Gli Antrustiones, -qui in truste dominica sunt, leudi, fideles-,
sicuramente rappresentano il prim'ordine de' Franchi; ma è dubbioso, se
il loro grado era personale o ereditario. All'Abbate di Mably (-Tom. 1
p. 334, 347-) non è dispiaciuto di mortificare l'orgoglio della nascita
(-Espr. LXXX c. 25-) con fissare il principio della nobiltà Francese dal
regno di Clotario II (-an. 615-).
[215] Vedi le Leggi di Borgogna (-Tit. II in Tom. IV p. 157-), il Codice
de' Visigoti (-L. VI Tit. V in Tom. IV p. 384-) e la costituzione di
Childeberto, non di Parigi, ma certamente d'Austria (-in Tom. IV p.
112-). L'immatura loro severità fu alle volte temeraria ed eccessiva.
Childeberto condannò alla morte non solamente gli omicidi, ma anche i
ladri: -quamodo sine lege involavit, sine lege moriatur-; e fino il
Giudice negligente era involto nella medesima sentenza. I Visigoti
abbandonavano un chirurgo, che male fosse riuscito nelle sue operazioni,
alla famiglia del morto, -ut quod de eo facere voluerint habeant
potestatem. L. XI Tit. 1 in Tom. IV p. 435-.
[216] Vedi nel sesto Tomo delle opere dell'Heineccio (-Elementa Juris
Germanici L. II p. II n. 251, 262, 280, 283-). Pure si può trovare in
Germania qualche vestigio di queste pecuniarie composizioni fino al
secolo decimo sesto.
[217] Tutta la materia de' Giudici Germanici, e della loro
giurisdizione, è trattata copiosamente dall'Heineccio (-Elem. Jur. Germ.
l. III n. 1, 72-). Io non posso trovare alcuna prova, che sotto la
stirpe Merovingica gli -Scabini-, o assessori fossero eletti dal Popolo.
[218] Gregor. Turon. -l. VIII c. 9 in Tom. II p. 316-. Montesquieu
osserva (-Espr. des Loix L. XXVIII c. 13-), che la Legge Salica non
ammetteva queste -prove negative-, tanto generalmente stabilite ne'
Codici Barbari. Pure quell'oscura concubina (Fredegunda), che divenne
moglie del nipote di Clodoveo, doveva seguire la Legge Salica.
[219] Il Muratori nelle Antichità d'Italia ha fatto due Dissertazioni
(XXXVIII e XXXIX) sopra i -giudizj di Dio-. Si pretendeva, che il
-fuoco- non bruciasse l'innocente, e che il puro elemento dell'-acqua-
non permettesse, che il colpevole s'immergesse nel suo seno.
[220] Montesquieu (-Espr. des Loix 1. XXVIII c. 17-) ha condisceso a
spiegare, e scusare -la maniere de penser de nos peres- intorno a'
combattimenti giudiciali. Ei seguita questo stravagante istituto dal
tempo di Gundobaldo fino a quello di S. Luigi; ed il filosofo alle volte
si perde nel Legale antiquario.
[221] In un memorabil duello, fatto ad Aquisgrana (l'-an. 820-) in
presenza dell'Imperator Lodovico Pio, osserva il suo Biografo che
-secundum legem propriam, nipote quia uterque Gothus erat, equestri
pugna congressus est- (-Vit. Ludovic. Pii c. 33 in Tom. VI p. 103-).
Ermoldo Nigello (-l. III 543, 628 in Tom. VI p. 48, 50-) che descrive
quel duello, ammira l'-arte nuova- di combattere a cavallo, che era
incognita a' Franchi.
[222] Gundobaldo, nell'originale suo editto, pubblicato a Lione (l'-anno
501-) stabilisce, e giustifica l'uso del combattimento giudiciale (-Leg.
Burgund, Tit. XIV in Tom. II p. 267, 268-). Trecento anni dopo,
Agobardo, Vescovo di Lione, sollecitò Lodovico Pio ad abolire la legge
d'un Arriano tiranno (-in Tom. VI p. 356, 358-). Ei riferisce il Dialogo
di Gundobaldo, e d'Avito.
[223] -Accidit-, dice Agobardo, -ut non solum valentes viribus, sed
etiam infirmi et senes lacessantur ad pugnam etiam pro vilissimis rebus.
Quibus foralibus certaminibus contingunt homicidia iniusta, et crudeles
ac perversi eventus iudiciorum-. Come prudente rettorico; sopprime il
legale privilegio di far uso de' campioni.
[224] Montesquieu (-Espr. des Loix XXVIII c. 14-) che intende -perchè-
fu ammesso il combattimento giudiciale da' Borgognoni, da' Ripuari,
dagli Alemanni, da' Bavari, da' Lombardi, da' Turingi, da' Frisoni, e
da' Sassoni, è persuaso (ed Agobardo sembra, che sostenga tal
asserzione), che il medesimo non era permesso dalla Legge Salica. Pure
si fa menzione dell'istesso uso, almeno ne' casi di delitti di Stato, da
Ermoldo Nigello (-l. III 543 in Tom. VI p. 48-), e dall'anonimo Biografo
di Ludovico Pio (c. 46 -in Tom. VI p. 112-); come -mos antiquus
Francorum, more Francis solito ec.-: espressioni troppo generali per
escludere la più nobile delle loro Tribù.
[225] Cesare -de Bell. Gallic. lib. 1 cap. 31 in Tom. 2 pag. 213.-
[226] Gli oscuri segni d'una divisione di terre, accidentalmente sparsi
nelle Leggi de' Borgognoni (-Tit. 54 n. 1, 2 in Tom. IV p. 271, 272-) e
de' Visigoti (-l. X Tit. 1 n. 8, 9, 16 in Tom. IV p. 428, 429, 430-)
sono abilmente spiegati dal Presidente di Montesquieu (-Espr. des Loix
l. XXX c. 7, 8, 9-). Aggiungerò solamente, che fra' Goti sembra, che la
divisione si fissasse a giudizio de' vicini; che i Barbari spesso
usurpavano l'altro -terzo-; e che i Romani potevano ricuperare i loro
diritti, purchè non ne fossero restati privi per una prescrizione di
cinquant'anni.
[227] Egli è molto singolare, che il Presidente di Montesquieu (-Espr.
des Loix l. XXX c. 7-), e l'Abbate di Mably (-Observat. Tom. 1 p. 21,
22-) convengano in questa strana supposizione d'un arbitraria e privata
rapina. Il Conte di Boulainvilliers (-Etat de la France Tom. 1 p. 22,
23-) dimostra un forte ingegno a traverso un nuvolo d'ignoranza, e di
pregiudizio.
[228] Vedi l'Editto, o piuttosto il Codice rurale di Carlo Magno, che
contiene settanta distinti e minuti regolamenti di quel gran Monarca
(-in Tom. V p. 652, 657-). Ei chiede conto delle corna, e delle pelli
delle capre, permette che sia venduto il suo pesce, ed accuratamente
ordina, che le ville più grosse (-Capitaneae-) mantengano cento polli, e
trenta oche; e le più piccole (-mansionales-) cinquanta polli, e dodici
oche. Il Mabillon (-de re diplomatica-) ha investigato i nomi, il
numero, e la situazione delle ville Merovingiche.
[229] Da un passo delle Leggi Borgognone (-Tit. 1 n. 4 in Tom. IV p.
257-) è chiaro, che un figlio meritevole poteva sperare di ritenere le
terre che suo padre avea ricevuto dalla real bontà di Gundobaldo. I
Borgognoni avranno mantenuto con fermezza il lor privilegio, ed il lor
esempio potè incoraggire i beneficiari di Francia.
[230] Le rivoluzioni de' Benefizi, e de' Feudi sono chiaramente
determinate dall'Abbate di Mably. L'accurata sua distinzione de' tempi
gli conferisce un merito, che non ha neppur Montesquieu.
[231] Vedi la legge Salica (-Tit. 62 in Tom. IV p. 156-). L'origine, e
la natura di queste terre saliche, che ne' tempi d'ignoranza si
conoscevan perfettamente, adesso rendon perplessi i nostri più eruditi e
sagaci critici.
[232] Molti fra' dugentosei miracoli di S. Martino (Gregorio Turonense
-in Max. Biblioth. Patrum Tom. XI pag. 895, 932-) furono più volte fatti
per punire il sacrilegio: -Audite haec, omnes- (esclama il Vescovo di
Tours) -potestatem habentes-, dopo aver riferito, come alcuni cavalli
che erano stati condotti in un prato sacro, erano divenuti furiosi.
[233] Heinecci, -Elem. Jur. German. l. II p. 1 n. 88-.
[234] Giona, Vescovo d'Orleans, (an. 821, 826. Cavo, -Hist. Litter-. p.
443) censura la -legal- tirannia de' nobili: -Pro feris, quas cura
hominum non aluit, sed Deus in commune mortalibus ad utendum concessit,
pauperes a potentioribus spoliantur, flagellantur, ergastulis
detruduntur, et multa alia patiuntur. Hoc enim qui faciunt lege mundi se
facere juste posse contendunt. De institutione laicor. l. II c. 23 ap.
Thomassin Discipl. de l'Eglise Tom. III p. 1348-.
[235] Sopra un puro sospetto, Cundo, Ciamberlano di Gontranno, Re di
Borgogna, fu lapidato (Gregor. Turon. -l. X c. 10 in Tom. II p. 369-).
Giovanni Salisburiense (-Policrat. l. 1 c. 4-) sostiene i diritti di
natura, ed espone la crudele pratica del duodecimo secolo. (Vedi
Heinecci, -Elem. Jur. German. l. II p. 1 n. 51, 57-).
[236] L'uso di fare schiavi i prigionieri di guerra fu totalmente
estinto nel secolo decimoterzo, per l'autorità del Cristianesimo che
prevalse; ma potrebbe provarsi con più passi di Gregorio di Tours, che
si praticava senza censura veruna sotto la razza Merovingica; e fino lo
stesso Grozio (-de Jur. Bell. et Pac. l. III c. 7-), ugualmente che
Barbeyrac, suo comentatore, hanno procurato di combinarlo con le leggi
della natura, e della ragione.
[237] Si spiegano dall'Heineccio (-Elem. Jur. German. l. 1 n. 28, 47-),
dal Muratori (-Dissert. XIV, XV-), dal Ducange (-Gloss. sub. voc.
servis-) e dall'Abbate di Mably (-Observ. Tom. II p. 3 etc. p. 237
etc-.) lo stato, le professioni, ecc. degli schiavi Germani, Italiani, e
Galli del medio Evo.
[238] Gregorio di Tours (-l. VI c. 45 in Tom. II p. 289-) riporta un
memorabil esempio, in cui Childerico abusò una volta de' privati diritti
di padrone. Molte famiglie, che appartenevano alle sue -domus fiscales-
nelle vicinanze di Parigi, furon per forza mandate via nella Spagna.
[239] -Licentiam habeatis mihi qualemcumque volueritis disciplinam
ponere: vel venumdare, aut quod vobis placuerit de me facere. Marculf.,
Formul. l. II 28 in Tom. IV p. 497-. La -formula- del Lindembrogio (-p.
559-) e quella d'Angiò (-p. 565-) portano il medesimo effetto. Gregorio
di Tours (-L. VII c. 45 in Tom. II pag. 311-) parla di molte persone,
che in una gran carestia si venderono per mangiare.
[240] Quando Cesare la vide, si mise a ridere (-Plutarco, in Caesar.
Tom. 1 p. 409-); pure riferisce l'infelice suo assedio di Gergovia con
minor franchezza di quella che avremmo potuto aspettare da un
grand'uomo, a cui la vittoria era famigliare. Ei confessa però, che in
un attacco perdè quarantasei centurioni, e settecento uomini (-de Bello
Gallic. l. VI c. 44, 53 in Tom. I p. 270, 272-).
[241] -Audebant se quondam fratres Latio dicere, et sanguine ab Iliaco
populos computare-. Sidonio Apollinare -l. VII epist. in Tom. I p. 799-.
Io non so i gradi e le circostanze di questa favolosa discendenza.
[242] O la prima, o la seconda divisione, seguìta fra' figli di
Clodoveo, aveva portato il Berry a Childeberto (Greg. Turon. -l. III c.
12. in Tom. II p. 192-). -Velim- (dic'egli) -Arvernam- Lemanem, -quae
tanta jucunditatis gratia, refulgere dicitur, oculis cernere- (-l. III
c. 9 p. 191-). La campagna era coperta da una densa nebbia, quando il Re
di Parigi fece il suo ingresso in Clermont.
[243] Per la descrizione dell'Alvergna, vedi Sidonio (-L. IV Epist. 21
in Tom. I p. 793-) con le note del Savaron e del Sirmondo (-p. 279 e 51
delle respettive edizioni-), Boulainvilliers (-Etat de la Franc. Tom. II
p. 242, 268-) e l'Abbate De la Longuerue (-Descript. de la France P. 1
p. 132, 139-).
[244] -Furorem gentium, quae de ulteriore Rheni amnis parte venerant,
superare non poterat- (Gregor. Turon. -L. IV c. 50 in Tom. II p. 229-).
Tale fu la scusa d'un altro Re d'Austrasia (-an. 475-) per le
devastazioni, che le sue truppe commisero nelle vicinanze di Parigi.
[245] Dal nome e dalla situazione, i Benedettini, editori di Gregorio di
Tours (-in Tom. II p. 192-) hanno stabilito questa Fortezza in un luogo
chiamato -Castel Merliac-, lontano da Mauriac due miglia, nell'Alvergna
superiore. In tale descrizione io traduco -infra- come se dicesse
-intra-. Si confondono perpetuamente queste due preposizioni da
Gregorio, o da' suoi copisti; e sempre bisogna decidere a senso.
[246] Vedi queste rivoluzioni e guerre dell'Alvergna presso Gregorio di
Tours (-L. II c. 37 in Tom. II p. 183 e L. III c. 9, 12, 13 p. 192, 194
de miracul. Juliani c. 13 in T. II p. 446-). Egli frequentemente
dimostra lo straordinario suo riguardo per la propria Patria.
[247] La storia d'Attalo si racconta da Gregorio di Tours (-L. III c. 16
in Tom. II p. 193, 195-). Il P. Ruinart, editore del medesimo, confonde
quest'Attalo, che nell'anno 532 era un fanciullo (-puer-), con un amico
di Sidonio dell'istesso nome, ch'era Conte d'Autun, cinquanta o sessanta
anni prima. Tal errore, che non si può attribuire ad ignoranza, viene in
certo modo scusato dalla sua stessa grandezza.
[248] Questo Gregorio, Bisavolo di Gregorio di Tours (-in Tom. II p.
197, 490-), visse novanta due anni; avendone passati quaranta come Conte
d'Autun, e trentadue come Vescovo di Langres. Secondo il Poeta Fortunato
dimostrò un ugual merito in questi diversi posti.
-Nobilis antiqua decurrens prole parentum,-
-Nobilior gestis, nunc super astra manet.-
-Arbiter ante ferox, dein pius ipse sacerdos,-
-Quos domuit judex, fovet amore patris.-
[249] Poichè il Valois, ed il Ruinart han voluto cangiare la -Mosella-
del testo nella -Mosa-, a me tocca d'approvare tal cangiamento. Pure
avendo fatto qualche osservazione sulla topografia, potrei difendere la
comune lezione.
[250] I maggiori di Gregorio (Gregorio, Florenzio, Giorgio) erano di
nobile estrazione (-natalibus... illustres-), e possedevano vasti
patrimoni (-latifundia-) sì nell'Alvergna, che nella Borgogna. Egli era
nato l'anno 539, fu consacrato Vescovo di Tours nel 573, e morì nel 593
o 595 poco dopo ch'ebbe terminato la sua Storia. Vedasi la sua vita
scritta da Odone, Abbate di Clugny (-in Tom. II p. 129, 135-), ed una
nuova di lui vita nelle Memorie dell'Accademia ec. (-Tom. XXVI p. 598,
638-).
[251] -Decedente atque immo potius pereunte alt urbibus Gallicanis
liberalium cultura literarum etc.- (-in praef. Tom. II p. 137-): questo
è il lamento di Gregorio medesimo, che pienamente ei verifica con le
proprie sue opere. Il suo stile manca d'eleganza, ugualmente che di
semplicità. Trovandosi in un posto cospicuo, rimase contuttocciò
straniero rispetto al suo proprio tempo e paese; ed in una prolissa
opera (gli ultimi cinque libri contengono dieci anni) ha tralasciato
quasi tutto quello, che la posterità desidera di sapere. Io con molto
tedio ho acquistato, mediante una penosa lettura, il diritto di
pronunziare questa svantaggiosa sentenza.
[252] L'Abbate di Mably (-Tom. I p. 247, 267-) ha diligentemente
confermato quest'opinione del Presidente di Montesquieu (-Espr. des Loix
L. XXX c. 13-).
[253] Vedi Dubos (-Hist. Crit. de la Monarch. Franc. T. II L. VI c. 9,
10-). Gli Antiquari francesi stabiliscono come un principio, che i
Romani, ed i Barbari posson distinguersi da' loro nomi. Questi nomi
formano senza dubbio una ragionevole -presunzione-; eppure leggendo
Gregorio di Tours, ho notato Gondulfo, di stirpe Senatoria, o Romana
(-L. VI c. 11 in Tom. II p. 273-), e Claudio, Barbaro (-L. VII c. 29 p.
303-).
[254] Gregorio di Tours fa più volte menzione d'Ennio Mummolo dal quarto
libro (-c. 42 p. 224-) fino al settimo (-c. 40 p. 310-). La computazione
per talenti è molto singolare; ma se Gregorio annetteva qualche idea a
quest'antiquata parola, i tesori di Mummolo dovettero ascendere a più di
100,000 lire sterline.
[255] Vedi Fleury -Disc. 3. sur l'Hist. Eccles-.
[256] Il Vescovo di Tours medesimo ha rammentato il lamento di
Chilperico, nipote di Clodoveo: -Ecce pauper remansit Fiscus noster:
ecce divitiae nostrae ad Ecclesias sunt translatae; nulli penitus, nisi
soli Episcopi regnant-. (-l. VI c. 46 in Tom. II p. 291-).
[257] Vedi il Codice Ripuario -Tit. XXXVI in Tom. IV p. 241-. La legge
Salica non provvede alla sicurezza del Clero; e noi possiamo supporre
per onore della tribù più incivilita, ch'essi non avevan preveduto un
atto così empio come l'omicidio d'un prete. Pure Pretestato, Arcivescovo
di Roano fu assassinato per ordine della Regina Fredegonda avanti
all'altare (Greg. Turon. -L. VIII, c. 31 in T. II p. 326-).
[258] Il Bonamy (-Mem. de l'Academ. des Inscript. T. 24 p. 582, 670-) ha
provato l'esistenza della -Lingua Romana Rustica-, che per il mezzo del
-Romanzo- si è appoco appoco ridotta nell'attual forma del linguaggio
Francese. Sotto la stirpe Carolingica, i Re e Nobili della Francia
tuttavia intendevano il dialetto de' Germani loro antenati.
[259] -Ce beau systeme a été trouvé dans les bois, Montesquieu Espr. des
Loix XI c. 6-.
[260] Vedi l'Abbate di Mably -Observat. Tom. I p. 34, 50-. Parrebbe, che
le assemblee nazionali le quali, quanto alla loro instituzione, sono
contemporanee al principio della Nazion francese, non fossero mai state
confacenti al suo genio.
[261] Gregorio di Tours (-l. VIII c. 50 in Tom. II p. 225, 226-)
riferisce con molta indifferenza i delitti, il rimprovero, e l'apologia.
-Nullus Regem metuit, nullus Ducem, nullus comitem reveretur: et si
fortassis alicui ista displicent, et ea, pro longaevitate vitas vestras,
emendare conatur, statim seditio in populo, statim tumultus exoritur, et
in tantum unusquisque contra seniorem saeva intentione grassatur, ut vix
se credat evadere, si tandem silere nequiverit-.
[262] La Spagna, in quegli oscuri tempi, è stata specialmente
sfortunata. I Franchi ebbero un Gregorio di Tours; i Sassoni, o Angli un
Beda; i Longobardi un Paolo Warnefrido ec. Ma l'istoria de' Visigoti si
contiene nelle brevi ed imperfette croniche d'Isidoro di Siviglia, e di
Giovanni di Bielar.
[263] Tali sono le querele di S. Bonifacio, Apostolo della Germania, e
riformator della Gallia (-in Tom. IV p. 94-). Gli ottant'anni ch'esso
deplora, di licenza e di corruzione, sembra che indichino, che i Barbari
fossero ammessi nel Clero verso l'anno 660.
[264] Gli atti de' Concili di Toledo son sempre i più autentici
monumenti della Chiesa e della Costituzione di Spagna. I seguenti passi
particolarmente sono importanti -L. III 17, 18. IV 75. V 2, 3, 4, 5, 8.
VI 11, 12, 13, 14, 17, 18. VII l. XIII 2, 3, 6-. Ho trovato Mascou
(-Istor. degli ant. Germani XV 20 ed Annotazioni XXVI, XXXIII-) e
Ferreras (-Hist. Gener. de l'Espagn. Tom. 2-) guide molto utili ed
accurate.
[265] Il Codice de' Visigoti regolarmente diviso in dodici libri, è
stato correttamente pubblicato da Domenico Bouquet (-in Tom. IV p. 273,
460-). Esso fu trattato dal presidente di Montesquieu (-Espr. des Loix
l. XXVIII c. 1-) con eccessivo rigore. Mi dispiace lo stile di esso; ne
detesto la superstizione; ma ardisco di credere, che la Giurisprudenza
civile dimostra uno stato di società più incivilito ed illuminato, che
quello de' Borgognoni e anche de' Lombardi.
[266] Vedi Gilda, -de Excidio Britanniae c. II 25 p. 4, 9 Edit. Gale-,
Nennio, -Hist. Britan c. 28, 35, 65 p. 105, 115 Edit. Gale-, Beda, Hist.
-Eccles. Gentis Anglor. L. I c. 12, 16 p. 49, 53 c. 22 p. 58 Edit.
Smith-, la Cronica Sassone -p. 22, 23 ec. Edit. Gibson-. Le leggi
Anglo-Sassone furono pubblicate da Wilkins -Lond. 1731 in fol.- e le
leggi Walliche da Wotton e Clarke -Lond. 1730 fol.-
[267] Il laborioso Carte, e l'ingegnoso Whitaker sono i due moderni
scrittori, a' quali principalmente io son debitore. La istoria
particolare di Manchester abbraccia, sotto quell'oscuro titolo, un
soggetto quasi tanto esteso, quanto è l'istoria generale d'Inghilterra.
[268] Quest'invito, che può in qualche modo fondarsi sulle incerte
espressioni di Gilda e di Beda, è ridotto ad una regolare storia da
Witikindo, Monaco Sassone del decimo secolo (Ged. Consin, -Hist. de
l'Empire d'Occident Tom. II p. 366-). Rapin, ed anche Hume si sono
troppo francamente serviti di questa sospetta testimonianza senz'aver
riguardo alla precisa e probabile autorità di Nennio: «-Interea venerunt
tres Chiulae a Germania- in exilio pulsae, -in quibus erant Hors, et
Hengist-.»
[269] Nennio attribuisce a' Sassoni l'uccisione di trecento Capi
Brettoni: delitto non incoerente a' selvaggi loro costumi. Ma non siam
obbligati a credere (Vedi Jeffrey di Monmouth -L. VIII c. 9, 12-), che
-Stonehenge- sia un monumento di essi, che i giganti avevano anticamente
trasportato dall'Affrica nell'Irlanda, e che fu quindi recato nella
Brettagna per ordine d'Ambrogio, e per l'arte di Merlino.
[270] Tutte queste Tribù vengono espressamente enumerate da Beda (-L. I
c. 15 p. 52 L. V c. 9 p. 190-), e quantunque io abbia esaminato le
osservazioni del Whitaker (-Ist. di Manchest. vol. II p. 538, 443-) pure
non vedo quale assurdità venga da supporre, che i Frisi ec. si fossero
mescolati con gli Anglo-Sassoni.
[271] Beda ha enumerato sette Re, due Sassoni, uno Juta, e quattro
Angli, che l'uno dopo l'altro acquistarono una indefinita superiorità di
potenza e di fama nell'Eptarchia. Ma il regno loro fu l'effetto non
della legge, ma della conquista; ed egli osserva in simili termini, che
uno di essi soggiogò le isole di Man e d'Anglesey, ed un altro impose
tributo agli Scoti, ed a' Pitti (-Hist. Eccl. Lib. II cap. 5 p. 83-).
[272] Vedi Gilda, -de excid. Britann. cap. I pag. 1 Edit. Gale-.
[273] Il Whitaker (-Istor. di Manchester Vol. II p. 503, 516-) ha
sottilmente esposta questa patente assurdità, che si era passata
senz'avvertirla dagl'Istorici generali, occupati ad esaminare
avvenimenti più interessanti.
[274] A Beran-birig, o castel Barbury, vicino a Marlborough. La Cronica
Sassone determina il nome e la data; Cambden (-Britannia Vol. I p. 128-)
fissa il luogo; ed Enrico d'Huntingdon (-Scriptor. post. Bedam p. 314-)
riferisce le circostanze di questa battaglia. Esse son probabili e
caratteristiche; e gli Storici del secolo XII potevan consultare dei
materiali, che non esistono più.
[275] Cornovaglia fu soggiogata finalmente da Atelstano (-an. 927,
941-), che fissò una Colonia Inglese a Exeter, e confinò i Brettoni di
là dal fiume Tamar. Vedi Guglielmo di Malmsbury -L. II- fra gli
Scrittori -post Bedam p. 50-. Lo spirito de' Cavalieri di Cornovaglia
restò avvilito dalla servitù, e sembra, secondo il romanzo di Tristram,
che la loro infingardaggine si fosse quasi ridotta in proverbio.
[276] Si prova lo stabilimento de' Brettoni nella Gallia, seguito nel
sesto secolo, per mezzo di Procopio, di Gregorio di Tours, del secondo
Concilio Turonense (-an.- 567), e delle loro croniche, e vite di Santi
meno sospette. La sottoscrizione d'un Vescovo de' Brettoni al primo
Concilio Turonense (-an.- 461 o piuttosto 481), l'armata di Riotamo, e
le incerte declamazioni di Gilda (-alii transmarinas petebant regiones
c. 25 p. 8-) posson dar motivo a fissare un'emigrazione verso la metà
del quinto secolo. Prima di quella epoca i Brettoni dell'Armorica non si
trovano, che ne' romanzi; e mi fa maraviglia, che il Whitaker (-Genuina
Istor. de' Brettoni p. 214, 221-) abbia si fedelmente copiato la
grossolana ignoranza di Carte, di cui ha sì rigorosamente gastigato gli
errori più leggieri.
[277] Le antichità di -Brettagna-, che sono state soggetto anche di
controversie politiche, si sono illustrate da Adriano Valesio (-Notitia
Galliar. sub voce Britannia Cismarina p. 98, 100-), dal Da Anville
(-Notice de l'ancienne Gaule, Corisopiti, Curiosolites, Osismii,
Vergavium p. 248, 258, 308, 720- ed -Etats de l'Europ. p. 76, 80-), da
Longuerue (-Descript. de la France Tom.- I p. 84, 94), e dall'Abbate
Vertot (-Hist. crit. de l'Etablissem. des Bretons dans les Gaules 2 Vol.
in 12 Paris 1720-). Io non posso avere che il merito d'esaminare le
prove originali, ch'essi hanno prodotte.
[278] Beda, che nella sua cronica (p. 28) pone Ambrogio sotto il regno
di Zenone (-an. 474, 491-) osserva, che i suoi maggiori erano stati
-purpura induti-, lo che egli spiega nella sua storia Ecclesiastica
colle parole -regium nomen et insigne ferentibus- (-L. I c. 16 p. 53-).
L'espressione di Nennio (-c. 44 p. 110 Edit. Gale-) è vieppiù singolare:
-Unus de- consulibus -Gentis Romanicae est pater meus-.
[279] Per unanime, quantunque dubbiosa, congettura dei nostri Antiquari,
Ambrogio si confonde con Natanleod, che perdè la vita l'anno 508 insieme
con cinquemila de' suoi sudditi in una battaglia contro Cerdic, Sassone
occidentale (-Chron. Saxon. p. 17, 18-).
[280] Siccome non mi son noti i Bardi di Galles Myrdhiu, Llomarch, e
Taliessin, la mia fede intorno all'esistenza, ed imprese d'Arturo posa
principalmente sulla testimonianza semplice e circostanziata di Nennio
(-Hist. Brit. c. 62, 63 p. 114-). Il Whitaker (-Istor. di Manchester
Vol. 2 p. 31, 71-) ha fatto una interessante, ed anche probabile
descrizione delle guerre d'Arturo; quantunque sia impossibile
d'accordare la verità della Tavola rotonda.
[281] Il progresso de' Romanzi, e lo stato della letteratura, nel medio
Evo, sono illustrati da Tommaso Wharton col gusto di un Poeta, e con la
minuta diligenza d'un Antiquario Io ho tratto grande istruzione dalle
due dotte dissertazioni, premesse al primo volume della sua Storia della
Poesia Inglese.
[282] -Hoc anno- (490) -Aella et Cissa obsederunt Andredes Ceaster et
interfecerunt omnes, qui id incoluerunt; adeo ut ne unus Brito ibi
superstes fuerit- (-Chron. Saxon. pag. 15-): espressione più terribile
nella sua semplicità, che tutte le vaghe e tediose lamentazioni del
Geremia Britannico.
[283] Andredes-Ceaster, o Andrida si pone da Cambden (-Britannia Vol. I
p. 258-) a Newenden, ne' paludosi terreni di Kent, che forse anticamente
eran coperti dal mare, e sull'orlo della gran foresta (Anderida), che
occupava una porzione sì grande delle Province, di Hampshire, e di
Sussex.
[284] Il Dottor Iohnson afferma, che -poche- parole Inglesi sono
d'origine Britannica. Il Whitaker, che intende il linguaggio Britanno,
ne ha scoperte più di -tremila-, ed attualmente ne pubblica un lungo, e
vario catalogo (-V.- II p. 235 329.) Può essere in vero, che molte di
queste parole siano passate dal Latino, o dal Sassone nell'idioma nativo
della Brettagna.
[285] Al principio del settimo secolo i Franchi e gli Anglo-Sassoni
reciprocamente intendevano il linguaggio gli uni degli altri, ch'era
derivato dalla medesima radice Teutonica (Beda -L. I c. 25 p. 60-).
[286] Dopo la prima generazione de' Missionari Italiani o Scoti, le
dignità della Chiesa furon occupate da' proseliti Sassoni.
[287] Carte -Istor. d'Inghil. Vol. I, 195-. Ei cita gl'Istorici
Brettoni; ma temo assai, che l'unico suo autore sia Jeffrey di Monmouth
(-L. VI c. 15-).
[288] Beda -Hist. Eccl. L. I c. 15 p. 52-. Il fatto è probabile, e ben
attestato: pure la mescolanza delle Tribù germaniche era talmente
libera, che noi troviamo, in un tempo successivo, la legge degli Angli e
de' Warini di Germania (Lindebrog. -Cod. p. 479, 486-).
[289] Vedasi l'utile e laboriosa Storia della Gran Brettagna del Dottore
Henry (-Vol. II p. 388-).
[290] -Quidquid- (dice Gio. di Tinemouth) -inter Tynam et Tesam fluvios
extitit sola eremi vastitudo tunc temporis fuit, et idcirco nullius
ditioni servivit eo quod sola indomitorum, et sylvestrium animalium
spelunca, et abitatio fuit- (ap. Carte -Vol. I p. 195-). Si sa dal
Vescovo Nicholson (-Biblioteca Istorica Inglese, p. 65, 98-) che si
conservano nelle librerie d'Oxford, di Lambeth ec. alcune belle copie
delle ampie collezioni di Gio. di Tinemouth.
[291] Vedi la missione di Wilfrido ec. appresso Beda (-Hist. Eccl L. IV
c. 13, 16 p. 155, 156-159-).
[292] Dalla concorde testimonianza di Beda (-Lib. II c. I p. 78-), e di
Guglielmo di Malmsbury (-L.- III p. 102) si rileva, che gli
Anglo-Sassoni persisterono in questa pratica, contraria alla natura da'
primi fino agli ultimi loro tempi. I loro giovani venivano pubblicamente
venduti sul mercato di Roma.
[293] Secondo le Leggi d'Ina, essi non potevano esser legittimamente
venduti di là dal mare.
[294] La vita d'un uomo -Walus- o -Cambricus-, che possedeva una certa
misura di terra (-hyde-), è computata 120 scillini, dalle medesime leggi
(d'Ina -Tit. 32 in Leg. Anglo-Saxon. p. 10-), che accordavano 200
scillini per un Sassone libero, e 1200 per un Thane (Vedi -Leg.
Anglo-Saxon. p. 71-). Noi possiam osservare, che questi Legislatori,
cioè i Sassoni occidentali ed i Mercj, continuarono le Britanniche loro
conquiste, anche dopo d'esser divenuti Cristiani. Le Leggi de' quattro
Re di Kent, non si degnano di prender cognizione dell'esistenza d'alcun
suddito Britannico.
[295] Vedi Carte -Istor. d'Inghilt. vol. 1. p. 278-.
[296] Beda al fine della sua storia (an. 731) descrive lo stato
Ecclesiastico dell'Isola, e censura l'implacabile, quantunque impotente,
odio de' Brettoni contro la nazione Inglese, e la Chiesa Cattolica (-L.
V. c. 23 p. 219-).
[297] Il giro di Pennant in Galles (p. 426, 449) mi ha somministrato un
curioso ed interessante ragguaglio de' Bardi di Galles. Nell'anno 1568
fu tenuta una sessione a Caerwys per ispecial comando della Regina
Elisabetta, e furono conferiti regolarmente i gradi nella musica vocale
ed istrumentale a cinquantacinque suonatori. Il premio (ch'era un'arpa
d'argento) fu aggiudicato dalla famiglia Mostyn.
[298] -Regio longe lateque diffusa, milite, magis quam credibile sit,
referta. Partibus equidem in illis miles unus quinquaginta generat,
sortitus more barbaro denas, aut amplius uxores.- Questo rimprovero di
Guglielmo di Poitiers (-negli Storici di Francia Tom. XI. p. 88-) vien
contraddetto dagli Editori Benedettini.
[299] Giraldo Cambrense ristringe questo dono d'ardita e facile
eloquenza a' Romani, a' Francesi, ed a' Britanni. Il malizioso Gallese
vuol far credere, che la taciturnità Inglese potrebb'esser forse
l'effetto della lor servitù sotto i Normanni.
[300] La pittura de' costumi di Galles e dell'Armorica è tratta da
Giraldo (-Descript. Cambriae c. 6, 15 inter Scriptor. Cambden p. 886,
891-), e dagli autori, che cita l'Abbate di Vertot (-Hist. crit. Tom.
II. p. 259, 266-).
[301] Vedi Procopio -De bell. Gothic. L.- IV. c. 20, p. 620, 625.
L'Istorico Greco stesso è così confuso dalle maraviglie ch'ei riferisce,
che appena tenta di distinguer le isole di -Brittia-, e di -Brettagna-,
ch'egli ha identificato per mezzo di tante inseparabili circostanze.
[302] Teodeberto, nipote di Clodoveo, e Re d'Austrasia, era il più
potente e guerriero Principe del suo tempo; e questa notabile avventura
si può collocare fra gli anni 534 e 547 che furono gli estremi termini
del suo regno. Teudechilde, sua sorella si ritirò a Sens, dove fondò
Monasteri, e distribuì elemosine (Vedi le note degli Editori Benedettini
-in Tom. II. p. 216-). Se prestiamo fede alle lodi di Fortunato (-L. VI.
Carm. 5. in Tom. II. p. 507-) Radigero restò privo di una moglie molto
stimabile.
[303] Era forse sorella d'uno de' Principi, o Capi degli Angli, che nel
527 e ne' seguenti anni sbarcarono fra l'Umber ed il Tamigi, ed appoco
appoco fondarono i regni dell'Inghilterra Orientale e della Mercia. Agli
scrittori Inglesi è ignoto il nome e l'esistenza di essa: ma Procopio
può avere somministrato a Rowe il carattere e la situazione di Rodoguna
nella tragedia del Convertito reale.
[304] Nella copiosa storia di Gregorio di Tours non possiamo trovare
alcuna traccia d'ostile o amichevol commercio fra la Francia e
l'Inghilterra, eccettuato il matrimonio della figlia di Cariberto Re di
Parigi, -quam Regis- cujusdam -in Cantia filius matrimonio copulavit-
(-l. IX. c. 26 in Tom. II. p. 348-). Il Vescovo di Tours finì la sua
storia, e la vita quasi immediatamente prima della conversione di Kent.
OSSERVAZIONI GENERALI
-Sulla caduta del Romano Impero dell'Occidente.-
I Greci, poscia che il loro paese fu ridotto a Provincia, attribuivano i
trionfi di Roma, non al merito, ma alla -Fortuna- della Repubblica.
Quell'incostante Dea, che distribuisce e riprende sì ciecamente i suoi
favori, aveva -allora- acconsentito (tal era il linguaggio
dell'invidiosa adulazione) di piegar le ali, di scendere dal suo globo,
e di collocare il fermo ed immutabil suo trono sulle rive del
Tevere[305]. Un Greco più saggio, che ha composto con filosofico spirito
la memorabile istoria de' suoi tempi, privò i suoi compatriotti di
questo vano ed ingannevol conforto, scuoprendo a' lor'occhi gli alti
fondamenti della grandezza di Roma[306]. La fedeltà de' cittadini l'uno
verso dell'altro, e verso lo Stato, era confermata dall'abitudine
dell'educazione, e da' pregiudizi della Religione. L'onore, ugualmente
che la virtù, era il principio della Repubblica: gli ambiziosi cittadini
cercavano di meritare la solenne gloria d'un trionfo; e l'ardore della
gioventù Romana s'accendeva ad un'attiva emulazione ogni volta che
vedevano le domestiche immagini de' loro maggiori[307]. Le contese
temperate dei Patrizi e de' Plebei avevan finalmente fissato la stabile,
ed ugual bilancia della costituzione, che riuniva la libertà delle
assemblee popolari, coll'autorità e saviezza d'un Senato, e
coll'esecutiva potenza d'un Magistrato Reale. Quando il Console spiegava
la bandiera della Repubblica, ogni Cittadino si legava, mediante
l'obbligazione d'un giuramento, ad impiegar la sua spada nella causa
della Patria, finattantochè non avesse soddisfatto a questo sacro dovere
con un servizio militare di dieci anni. Questo savio istituto
continuamente versava nel campo nuove generazioni di uomini liberi e di
soldati: e se ne rinforzava il numero da' guerrieri e popolati Stati
d'Italia, che dopo una forte resistenza, avevan ceduto al valore, ed
abbracciato l'alleanza de' Romani. Il savio Storico, che eccitò la virtù
di Scipione il giovane, e vide la rovina di Cartagine[308], ha descritto
accuratamente il lor sistema militare, le reclute, le armi, gli
esercizi, la subordinazione, le marce, gli accampamenti, e l'invincibile
legione loro, superiore, nell'attività della forza, alla Falange
macedonica di Filippo e d'Alessandro. Da tali istituti di pace e di
guerra, Polibio ha dedotto lo spirito, ed il successo d'un Popolo,
incapace di timore, ed impaziente di riposo. Fu intrapreso e condotto a
termine l'ambizioso disegno di conquista, che avrebbe potuto eludersi
dall'opportuna cospirazione dell'uman genere; e si mantenne la perpetua
violazione della giustizia con le politiche virtù della prudenza e del
coraggio. Le armi della Repubblica, talvolta vinte in battaglia, ma
sempre vittoriose nella guerra, si avanzarono con rapidi passi fino
all'Eufrate, al Danubio, al Reno ed all'Oceano, e le immagini d'oro,
d'argento o di rame, che potrebbero servire a rappresentar le nazioni ed
i loro Re, furono l'una dopo l'altra spezzate dalla -ferrea- Monarchia
di Roma[309].
L'innalzamento d'una città, che crebbe tanto da formare un Impero, può
meritare, come un singolar prodigio la riflessione d'una mente
filosofica. Ma la decadenza di Roma era il naturale ed inevitabil
effetto della sua smoderata grandezza. La prosperità maturò il principio
della caduta; si moltiplicaron le cause della distruzione
coll'estensione della conquista; ed appena il tempo, o l'accidente ne
rimosse gli artificiali sostegni, che quella stupenda fabbrica cedè alla
compressione del suo proprio peso. La storia della sua rovina è semplice
ed ovvia; ed invece di cercare -perchè- si distrusse il Romano Impero,
dovremmo piuttosto maravigliarci, che sussistesse tanto tempo. Le
vittoriose legioni, che nelle guerre distanti acquistarono i vizi degli
stranieri e de' mercenari, prima oppressero la libertà della Repubblica,
e di poi violarono la maestà della porpora. Gl'Imperatori, ansiosi della
lor personale salvezza e della pubblica pace, si ridussero al vil
espediente di corrompere la disciplina, che le rendeva ugualmente
formidabili al loro Sovrano ed al nemico; si rilassò il vigore del
governo militare, e finalmente si sciolse, per le parziali istituzioni
di Costantino; ed il Mondo romano fu inondato da un diluvio di Barbari.
Si è frequentemente attribuita la decadenza di Roma alla traslazione
della Sede dell'Impero; ma il corso di quest'Istoria ha già dimostrato,
che le forze del Governo furon -divise-, piuttosto che -rimosse- in tal
occasione. Fu eretto nell'Oriente il trono di Costantinopoli, mentre
l'Occidente si continuò a possedere da una serie d'Imperatori, che
risedevano in Italia, ed avevano diritto alla loro ugual porzione delle
Legioni e delle Province. Questa pericolosa novità diminuì la forza, e
fomentò i vizi d'un doppio regno; si moltiplicarono gl'istrumenti di un
oppressivo ed arbitrario sistema: e s'introdusse, e si sostenne una vana
emulazione di lusso, non di merito, fra i degenerati successori di
Teodosio. L'estrema angustia, che riunisce la virtù d'un Popolo libero,
inasprisce le fazioni d'una Monarchia decadente. I contrari favoriti
d'Arcadio e d'Onorio diedero la Repubblica in mano a' comuni di lei
nemici; e la Corte Bizantina mirò con indifferenza, e forse con piacere,
il disonore di Roma, le disgrazie d'Italia, e la perdita dell'Occidente.
Sotto i Regni seguenti, si ristabilì l'alleanza de' due Imperi; ma
l'aiuto de' Romani Orientali era tardo, dubbioso ed inefficace; e si
estese lo scisma nazionale de' Greci e de' Latini per causa della
perpetua differenza di linguaggio, di costumi, d'interessi ed anche di
religione. Pure l'evento vantaggioso approvò in qualche modo il giudizio
di Costantino. In un lungo corso di decadenza l'inespugnabile sua città
rispinse le armi vittoriose de' Barbari, difese la ricchezza dell'Asia,
e dominò tanto in pace che in guerra l'importante Stretto, che fa
comunicare l'Eusino ed il Mediterraneo. La fondazione di Costantinopoli
contribuì più essenzialmente alla conservazione dell'Oriente, che alla
rovina dell'Occidente.
Siccome la felicità d'una vita -futura- è il grande oggetto della
Religione, possiamo ascoltare senza sorpresa, o scandalo, che
l'introduzione, o almeno l'abuso del Cristianesimo ebbe qualche
influenza sulla decadenza e rovina del Romano Impero. I Chierici
predicarono con successo le dottrine della pazienza, e della
pusillanimità; le virtù attive della società si scoraggirono; e gli
ultimi avanzi dello spirito militare si andarono a seppellire ne'
chiostri: una gran parte di ricchezza pubblica e privata si consacrò
alle speciose domande di carità e di devozione, e la paga de' soldati si
dissipò nelle inutili truppe di ambedue i sessi, che non potevan vantare
che i meriti dell'astinenza e della castità. La fede, lo zelo, la
curiosità e le passioni più mondane della malizia e dell'ambizione
accesero la fiamma della discordia teologica; la Chiesa e lo Stato furon
divisi dalle religiose fazioni, i combattimenti delle quali talvolta fur
sanguinosi e sempre implacabili; l'attenzione degl'Imperatori dal campo
trasportavasi a' Sinodi; il Mondo romano era oppresso da una nuova
specie di tirannide; e le Sette perseguitate divennero segrete nemiche
della lor patria. Pure lo spirito di partito, per quanto sia pernicioso
o assurdo, è un principio d'unione, ugualmente che di dissensione. I
Vescovi da milleottocento pulpiti inculcavano il dovere d'una passiva
ubbidienza al legittimo ed ortodosso Sovrano; le frequenti adunanze e la
continua corrispondenza loro manteneva la comunicazione delle Chiese più
distanti; e l'indole benefica del Vangelo venne fortificata, benchè
ristretta, dalla spiritual confederazione de' Cattolici. Devotamente
abbracciossi la sacra indolenza de' Monaci da un secol effemminato e
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