Martino di Tours. Ei desiderava di riscattare il suo cavallo di battaglia col dono di cento monete d'oro; ma l'incantato cavallo non potè muoversi dalla stalla, finattantochè non fu raddoppiato il prezzo del suo riscatto. Questo miracolo eccitò il Re ad esclamare: -Vere R. Martinus est bonus in auxilio, sed carus in negotio. Gesta Francor. in Tom. II. p. 554, 555-. [174] Vedi la lettera scritta dal Pontefice Anastasio al convertito Reale (-in Tom. IV. p. 50, 51-). Avito, Vescovo di Vienna, scrisse a Clodoveo sul medesimo soggetto (p. 49); e molti Vescovi Latini lo vollero assicurare del loro contento ed attaccamento. [175] In vece di Αρβορρυχοι, ignoto Popolo, che si trova nel testo di Procopio, Adriano di Valois ha restituito il nome più a proposito di Αρμορυχοι, e questa facile correzione si è quasi universalmente approvata. Pure uno spregiudicato lettore naturalmente supporrebbe, che Procopio intendesse di descrivere una tribù di Germani alleata di Roma, non già una confederazione di Città della Gallia, che si fossero ribellate dall'Impero. [176] Questa importante digressione di Procopio (-De Bell. Goth. L. I. c. 12, in Tom. II. p. 29, 36-) illustra l'origine della Monarchia francese. Pure bisogna osservare, I. che l'Istorico Greco dimostra una ignoranza inescusabile della geografia dell'Occidente; II. che questi trattati e privilegi, che dovevan lasciare qualche durevole traccia dopo di loro, sono totalmente invisibili presso Gregorio di Tours, nelle Leggi Saliche ec. [177] -Regnum circa Rhodanum, aut Ararim cum provincia Marsiliensi retinebat-. Gregorio Turon. -L. II. c. 32. in T. II. p. 178-. La Provincia di Marsiglia fino alla Duranza fu in seguito ceduta agli Ostrogoti: e si suppone, che le sottoscrizioni di venticinque Vescovi rappresentassero il Regno di Borgogna (-an. 519. Concil. Epaon. in Tom. IV. p. 104, 105-). Nondimeno eccettuerei Vindonissa. Il Vescovo, che viveva sotto i Pagani alemanni, doveva naturalmente intervenire a' sinodi del vicino Regno Cristiano. Mascou (nelle sue prime quattro annotazioni) ha spiegato molte circostanze relative alla Monarchia di Borgogna. [178] Mascou (-Istor. de German. XI. 10-), che diffida con molta ragione della testimonianza di Gregorio di Tours, ha prodotto un passo d'Avito (-Epist. 5-) per provare, che Gundobaldo affettava di deplorare quel tragico successo, a cui da' suoi sudditi affettavasi d'applaudire. [179] Vedasi l'original conferenza (-in Tom. IV. p. 99, 102-). Avito, principale attore, e probabilmente segretario del Congresso, era Vescovo di Vienna. Un breve ragguaglio della persona e delle opere di esso può trovarsi presso il Dupin (-Biblioth. Eccles. Tom. V. p. 5, 10-). [180] Gregorio di Tours (-L. III. c. 19. in Tom. II. p. 199-) soddisfa il suo genio, o piuttosto trascrive qualche più eloquente scrittore nella descrizion di Digione, Fortezza che già meritava il titolo di Città. Fu dipendente da' Vescovi di Langres fino al duodecimo secolo, ed in seguito divenne la capitale de' Duchi di Borgogna. (Longuerue, -Descript. de la France P. 1. p. 280-). [181] L'Epitomatore di Gregorio di Tours (-in Tom. II. p. 401-) ci ha conservato questo numero di Franchi; ma suppone arbitrariamente, ch'essi fossero tagliati a pezzi da Gundobaldo. Il prudente Borgognone risparmiò i soldati di Clodoveo, e gli mandò prigionieri al Re de' Visigoti, che gli stabilì nel Territorio di Tolosa. [182] In questa guerra di Borgogna ho seguitato Gregorio di Tours (-L. II. c. 32, 33. in Tom. II. p. 176, 279-) la narrazione del quale -sembra- così contraria a quella di Procopio (-De Bell. Goth. L. I. c. 12. in Tom. II. p. 31, 32-), che alcuni critici hanno supposto -due- guerre diverse. L'Abbate Dubos (-Hist. Crit. ec. Tom. II. p. 126, 162-) ne ha distintamente rappresentate le cause, e gli eventi. [183] Vedasi la sua vita, o leggenda (-in Tom. III. p. 402-). Martire! come si è stranamente allontanata, questa parola dall'originale suo senso di comun testimone. S. Sigismondo era famoso per la cura delle febbri. [184] Avanti la fine del quinto secolo, la Chiesa di S. Maurizio, e la sua legione Tebea, aveva reso Agauno un luogo di devoto pellegrinaggio. Una promiscua comunità di ambidue i sessi vi aveva introdotto alcuno opere di tenebre, che furono abolite (l'anno 515) dal regolar monastero di Sigismondo. Dentro i cinquant'anni, i suoi -Angeli di luce- fecero una sortita notturna, per assassinare il loro Vescovo col suo Clero. Vedi nella Biblioteca Ragionata (-Tom. 36, p. 435, 438-) la curiosa osservazione d'un erudito Bibliotecario di Ginevra. [185] Mario, Vescovo d'Avenche (-Chron. in Tom. II. p. 15-), ha notato le date autentiche, e Gregorio di Tours (-L. III. c. 5, 6. in Tom. II. p. 188, 189-) ha espresso i fatti principali della vita di Sigismondo, e della conquista di Borgogna. Procopio (-in Tom. II. p. 34-), ed Agatia (-in Tom. II. p. 49-) dimostrano l'imperfetta e remota loro cognizione di tali avvenimenti. [186] Gregorio di Tours (-L. II. c. 37. in Tom. II. p. 181-) riporta il breve ma persuasivo discorso di Clodoveo. -Valde moleste fero quod hi Ariani partem teneant Galliarum- (l'Autore delle -Gest. Francor. in Tom. II. p. 553-. aggiunge il prezioso epiteto -d'Optimam-); -eamus cum adiutorio Dei, et superatis eis, redigamus terram in ditionem nostram-. [187] -Tunc Rex proiecit a se in directum Bipennem suam, quod est Francisca etc. Gest. Francor. in Tom. II. p. 554.- La forma, e l'uso di quest'arme si descrivono chiaramente da Procopio (-in Tom. II. pag. 37-). Posson trovarsi degli esempi del suo nome -nazionale- in Latino ed in Francese, nel Glossario del Ducange, e nel gran Dizionario di Trevoux. [188] È singolare, che si trovino alcuni importanti, ed autentici fatti in una vita di Quinziano, composta in rima, nell'antico dialetto (-Patois-) di Rovergue. Dubos, -Hist. Crit. ec. Tom. II. p. 179.- [189] -Quamvis fortitudini vestrae confidentiam tribuat parentum vestrorum innumerabilis multitudo; quamvis Attilam potentem reminiscamini Visigothorum viribus inclinatum; tamen quia populorum ferocia corda longa pace mollescunt, cavete subito in aleam mittere, quos constat tantis temporibus exercitia, non habere-. Tal era il salutevole ma infruttuoso consiglio pacifico della ragione, e di Teodorico. (Cassiodoro -L. III. ep. 2-). [190] Montesquieu (-Espr. des Loix. L. XV. c. 14-) riferisce ed approva la legge de' Visigoti (-L. IX. Tit. 2. in Tom. IV. p. 425-) che obbligava tutti i Padroni ad armare e mandare o condurre nel campo la decima parte de' loro schiavi. [191] Questa specie di divinazione, cioè di prendere come un augurio le prime parole sacre, che in certe particolari circostanze si presentassero all'occhio, o all'orecchio, fu tratta da' Pagani; e si sostituì la Bibbia, o il Salterio a' Poemi di Omero e di Virgilio. Dal quarto secolo fino al decimoquarto, queste -sortes Sanctorum-, come si dicono, furono più volte condannate da' decreti de' Concili, e più volte praticate da' Re, dai Vescovi, e da' Santi. Vedasi una curiosa Dissertazione dell'Abbate du Resnel nelle memorie dell'Accademia -Tom. XIX. p. 287, 320-. [192] Dopo aver corretto il testo, o scusato l'error di Procopio, che pone la disfatta d'Alarico vicino a Carcassona, possiam concludere dalla testimonianza di Gregorio, di Fortunato, o dell'Autore delle -Gesta Francorum-, che la battaglia seguì -in campo Vocludensi- sulle rive del Clain, circa dieci miglia al mezzodì di Poitiers. Clodoveo sorprese ed attaccò i Visigoti vicino a Vivonna, e fu decisa la vittoria in vicinanza d'un villaggio tuttavia chiamato -Champagne S. Hilaire-. (Vedi le dissertazioni dell'Abbate le Boeuf -Tom. 1. p. 304, 311-). [193] Angolemme è nella strada, che da Poitiers conduce a Bordò; e quantunque Gregorio differisca l'assedio, si può creder più facilmente, ch'esso abbia confuso l'ordine della istoria, di quel che Clodoveo trascurasse le regole della guerra. [194] -Pyrenaeos montes usque Perpinianum subiecit-: Tal è, l'espressione di Rorico, che dimostra la recente sua data, poichè Perpignano non esistè prima del decimo secolo (-Marca Hispanica p. 458-). Questo florido e favoloso scrittore (ch'era forse un Monaco d'Amiens, vedi l'Abbate le Boeuf, -Mem. de l'Academ. Tom. XVII. p. 228, 245-) riferisce, sotto l'allegorico carattere di Pastore, l'istoria generale dei Franchi, suoi nazionali; ma il suo racconto finisce con la morte di Clodoveo. [195] L'autore delle -Gesta Francorum- positivamente afferma che Clodoveo stabilì un corpo di Franchi nella Santongia, e nel Bordelese: ed è seguitato non senza ragione da Rorico: -Electos milites atque fortissimos, cum parvulis atque mulieribus.- Pure sembra, ch'essi tosto si mescolassero co' Romani dell'Aquitania, finattantochè Carlo Magno vi condusse una più numerosa, e potente Colonia (Dubos, -Hist. Crit. Tom. II. p. 215-). [196] Nella descrizione della guerra Gotica mi son servito de' seguenti materiali, col dovuto riguardo al disugual valore di essi; cioè, di quattro lettere di Teodorico Re d'Italia (Cassiod. -L. III. epist. 1 in Tom. IV. p. 3, 5-), di Procopio (-de Bell. Goth. L. I. c. 12. in Tom. II. p. 32, 33-), di Gregorio di Tours (-L. II. c. 35, 36, 37. in Tom. II. p. 181, 183-), di Giornandes (-de reb. Getic. c. 38. in Tom. II. p. 28-), di Fortunato (-in Vit. S. Hilar. in Tom. III. p. 380-), d'Isidoro (-in Cron. Goth. in Tom. II. p. 702-), dell'Epitome di Gregorio Turonense (-in Tom. II. p. 401-), dell'Autore delle -Gesta Francor.- (-in Tom. II. p. 453, 555-), de' Frammenti di Fredegario (-in Tom. II. p. 473-), d'Aimoino (-L. I. c. 20 in Tom. III. p. 41, 42-) e di Rorico (-L. IV. Tom. III. p. 14, 19-). [197] I -Fasti- d'Italia dovevan naturalmente rigettare un Console, nemico del loro Sovrano; ma qualunque ingegnosa ipotesi, che spiegasse il silenzio di Costantinopoli, e dell'Egitto (cioè della cronica di Marcellino, e della Pasquale) vien distrutta da un simil silenzio di Mario, Vescovo di Avenche, che compose i suoi Fasti nel regno di Borgogna. Se la testimonianza di Gregorio di Tours fosse meno grave e positiva (-L. II. c. 38. in Tom. II. p. 183-), io crederei che Clodoveo ricevesse, come Odoacre, il titolo e gli onori durevoli di -Patrizio.- (-Pagi, Crit. Tom. II. p. 474, 492-). [198] Sotto i Re Merovingici, Marsilia ricevea sempre dall'Oriente Carta, Vino, Olio, Lino, Seta, Pietre preziose, Spezierie ec. I Galli, e i Franchi negoziavano nella Siria, ed i Sirj si stabilivano nella Gallia. (Vedi il de Guignes, -Memor. de l'Academ. Tom. XXXVII. p. 441, 475-). [199] (-Poichè non si reputava, che i Franchi possedessero la Gallia con sicurezza, se l'Imperatore non confermava tal fatto-) Оυ γαρ πστε ωοντο Γαλλιας ξυντω ασφαλει κεκτησθαι φρανγοι, μη του αυτοκρατορος το εργον επισφραγισαντος τουτο γε. Questa forte dichiarazione di Procopio (-de Bell. Goth. L. III. c. 33. in Tom. II. p. 41-) servirebbe quasi a giustificare l'Abbate Dubos. [200] I Franchi, che probabilmente si servirono delle Zecche di Treveri, di Lione e d'Arles, imitarono il conio degli Imperatori Romani di sessantadue -soldi-, o pezzi di moneta per libbra d'oro. Ma siccome i Franchi ammettevano una proporzione decupla fra l'oro e l'argento, dieci scellini corrisponderanno al valore del loro soldo d'oro. Questo era la comune misura delle multe de' Barbari, e conteneva quaranta -denarii-, o piccole monete d'argento del valore di tre soldi. Dodici di questi denarii formavano un solido, o uno scellino, cioè la ventesima parte d'una -libbra- d'argento di peso e di numero, che si è tanto stranamente diminuita nella Francia moderna. (Vedi le Blanc, -Traitè Histor. des Monnoyes de France p. 37, 43. ec.-) [201] Agatia -in Tom. II. p. 47-. Gregorio di Tours ne fa una pittura molto differente. Non sarebbe forse così facile il trovare, dentro il medesimo istorico periodo, più vizi e meno virtù. Continuamente ci si presenta con disgusto l'unione di selvaggi e di corrotti costumi. [202] Il de Foncemagne ha delineato in una corretta ed elegante dissertazione (-Mem. de l'Acad. Tom. VIII, p. 505, 518-) l'estensione, ed i limiti della Monarchia francese. [203] L'Abbate Dubos (-Hist. Crit. Tom. I. p. 29, 36-) ha esposto con verità, e piacevolmente, il tardo progresso di tali studj; ed osserva, che Gregorio di Tours era stato solo stampato una volta prima dell'anno 1560. Secondo la querela dell'Heineccio (-Oper. Tom. II. Syllog. III. p. 248- ec.) la Germania ricevè con indifferenza e disprezzo i Codici delle Leggi barbare, che furono pubblicate dall'Heroldo, dal Lindebrogio ec. Presentemente quelle Leggi (per quanto si riferiscono alla Gallia), l'istoria di Gregorio Turonense, e tutti i monumenti della stirpe Merovingica, son posti in un puro, e perfetto stato ne' primi quattro volumi degl'Istorici di Francia. [204] Nello spazio di trent'anni (-dal 1728 al 1765-) quest'importante soggetto si è trattato dal libero spirito del Conte di Boulainvilliers (-Memoir. Histor. sur l'état de la France-, specialmente -nel Tom. I. p. 15, 49-), dall'erudito ingegno dell'Abbate Dubos (-Hist. Crit. de l'Etabliss. da la Monarch. Franc. dans les Gaules 2. vol. 4-), dall'esteso genio del Presidente di Montesquieu (-Espr. des Loix- particolarmente -L. XXVIII, XXX, XXXI-), e dal buon senso, e dalla diligenza dell'Abbate di Mably (-Observations sur l'Histoir. de France 2 vol. 12-). [205] Io ho tratto gran lume dalle due dotte opere dell'Heineccio, cioè dall'-Istoria-, e dagli -Elementi- del Diritto Germanico. In una giudiziosa prefazione agli Elementi, egli esamina e procura di scusare i difetti di quella barbara Giurisprudenza. [206] Sembra, che la lingua originale del Gius Salico fosse latina. Esso fu probabilmente composto al principio del quinto secolo, avanti l'era (-an. 421-) del vero, o falso Faramondo. La prefazione di quel Gius fa menzione de' quattro Cantoni, da' quali si presero i quattro legislatori: e molte Province, come la Franconia, la Sassonia, l'Annover, il Brabante ec., hanno preteso, che loro appartenessero. (Vedasi un'eccellente dissertazione dell'Heineccio, -de lege Salica Tom. III Syllog. p. 147, 267-). [207] Eginard -in vita Caroli M. c. 29 in Tom. V p. 100-. Per questi due corpi di Leggi, i Critici per la maggior parte intendono le Saliche, e le Ripuarie. Le prime s'estendevano dalla selva Carbonaria sino alla Loira (Tom. VI p. 151); e le altre potevano aver vigore dalla medesima selva fino al Reno (Tom. IV p. 222). [208] Si consultino le antiche e moderna prefazioni de' vari Codici, nel quarto volume degl'Istorici di Francia. Il prologo originale alle Leggi Saliche esprime (quantunque in un dialetto straniero) il vero spirito de' Franchi, con maggior forza che i dieci libri di Gregorio di Tours. [209] La Legge Ripuaria dichiara e stabilisce quest'indulgenza in favore dell'attore (-Tit. XXXI in Tom. IV p. 240-); e si suppone, o s'esprime la stessa tolleranza in tutti i codici, eccettuato quello de' Visigoti di Spagna: -Tanta diversitas legum- (dice Agobardo nel nono secolo) -quanta non solum in regionibus aut civitatibus, sed etiam in multis domibus habetur. Nam plerumque contingit ut simul eant, aut sedeant quinque homines; et nullus eorum communem legem cum altero habeat- (-in Tom. VI p. 350-). Egli stoltamente propone d'introdurre una conformità di leggi, ugualmente che di fede. [210] -Inter Romanos negotia caussarum Romanis legibus praecipimus terminari-. Tali sono le parole d'una costituzion generale, promulgata da Clotario, figlio di Clodoveo, restato solo Monarca de' Franchi (-in Tom. IV p. 116-) verso l'anno 560. [211] Questa libertà d'elezione si è opportunamente dedotta (-Espr. des Loix L. XXVIII. 2-) da una Costituzione di Lotario I. (-Leg. Longob. l. II. Tit. 57 in Cod. Lindembrog. p. 664-) quantunque l'esempio sia troppo recente e parziale. Da una diversa lezione nella Legge Salica (-Tit. LXIV not. 45-) l'Abbate di Mably (-Tom. 1 p. 290, 293-) ha congetturato, che a principio i -soli Barbari-, ed in seguito -chiunque- (e conseguentemente anche i Romani) potessero vivere secondo la legge de' Franchi. Mi dispiace d'oppormi a questa ingegnosa congettura, osservando, che il senso più stretto (-Barbarum-) si esprime nella copia riformata di Carlo Magno, che si conferma da' Manoscritti, Reali e di Wolfenbuttel. L'interpretazione più larga (-hominem-) non è autorizzata, che dal manoscritto di Fulda, da cui Heroldo pubblicò la sua edizione. Vedi i quattro Testi originali della Legge Salica nel -Tom. IV p. 147, 173, 196, 220-. [212] Ne' tempi eroici della Grecia il delitto d'omicidio si espiava mediante una pecuniaria soddisfazione alla famiglia del morto (Feichius, -Antiquit-. Homer. -L. II c. 8-). L'Heineccio, nella sua Prefazione agli elementi del Gius Germanico, favorevolmente suggerisce, che in Roma, ed in Atene l'omicidio era punito solo coll'esilio. Questo è vero, ma l'esilio era una pena -capitale- per un cittadino Romano, o Ateniese. [213] Questa proporzione è fissata dalle Leggi Salica (-Tit. 44 in Tom. IV p. 147-), e Ripuaria (-Tit. 7, 11, 36 in Tom. IV p. 237, 241-); ma l'ultima non fa alcuna distinzione de' Romani. L'ordine però del Clero è posto sopra i Franchi medesimi, ed i Borgognoni e gli Alemanni fra i Franchi ed i Romani. [214] Gli Antrustiones, -qui in truste dominica sunt, leudi, fideles-, sicuramente rappresentano il prim'ordine de' Franchi; ma è dubbioso, se il loro grado era personale o ereditario. All'Abbate di Mably (-Tom. 1 p. 334, 347-) non è dispiaciuto di mortificare l'orgoglio della nascita (-Espr. LXXX c. 25-) con fissare il principio della nobiltà Francese dal regno di Clotario II (-an. 615-). [215] Vedi le Leggi di Borgogna (-Tit. II in Tom. IV p. 157-), il Codice de' Visigoti (-L. VI Tit. V in Tom. IV p. 384-) e la costituzione di Childeberto, non di Parigi, ma certamente d'Austria (-in Tom. IV p. 112-). L'immatura loro severità fu alle volte temeraria ed eccessiva. Childeberto condannò alla morte non solamente gli omicidi, ma anche i ladri: -quamodo sine lege involavit, sine lege moriatur-; e fino il Giudice negligente era involto nella medesima sentenza. I Visigoti abbandonavano un chirurgo, che male fosse riuscito nelle sue operazioni, alla famiglia del morto, -ut quod de eo facere voluerint habeant potestatem. L. XI Tit. 1 in Tom. IV p. 435-. [216] Vedi nel sesto Tomo delle opere dell'Heineccio (-Elementa Juris Germanici L. II p. II n. 251, 262, 280, 283-). Pure si può trovare in Germania qualche vestigio di queste pecuniarie composizioni fino al secolo decimo sesto. [217] Tutta la materia de' Giudici Germanici, e della loro giurisdizione, è trattata copiosamente dall'Heineccio (-Elem. Jur. Germ. l. III n. 1, 72-). Io non posso trovare alcuna prova, che sotto la stirpe Merovingica gli -Scabini-, o assessori fossero eletti dal Popolo. [218] Gregor. Turon. -l. VIII c. 9 in Tom. II p. 316-. Montesquieu osserva (-Espr. des Loix L. XXVIII c. 13-), che la Legge Salica non ammetteva queste -prove negative-, tanto generalmente stabilite ne' Codici Barbari. Pure quell'oscura concubina (Fredegunda), che divenne moglie del nipote di Clodoveo, doveva seguire la Legge Salica. [219] Il Muratori nelle Antichità d'Italia ha fatto due Dissertazioni (XXXVIII e XXXIX) sopra i -giudizj di Dio-. Si pretendeva, che il -fuoco- non bruciasse l'innocente, e che il puro elemento dell'-acqua- non permettesse, che il colpevole s'immergesse nel suo seno. [220] Montesquieu (-Espr. des Loix 1. XXVIII c. 17-) ha condisceso a spiegare, e scusare -la maniere de penser de nos peres- intorno a' combattimenti giudiciali. Ei seguita questo stravagante istituto dal tempo di Gundobaldo fino a quello di S. Luigi; ed il filosofo alle volte si perde nel Legale antiquario. [221] In un memorabil duello, fatto ad Aquisgrana (l'-an. 820-) in presenza dell'Imperator Lodovico Pio, osserva il suo Biografo che -secundum legem propriam, nipote quia uterque Gothus erat, equestri pugna congressus est- (-Vit. Ludovic. Pii c. 33 in Tom. VI p. 103-). Ermoldo Nigello (-l. III 543, 628 in Tom. VI p. 48, 50-) che descrive quel duello, ammira l'-arte nuova- di combattere a cavallo, che era incognita a' Franchi. [222] Gundobaldo, nell'originale suo editto, pubblicato a Lione (l'-anno 501-) stabilisce, e giustifica l'uso del combattimento giudiciale (-Leg. Burgund, Tit. XIV in Tom. II p. 267, 268-). Trecento anni dopo, Agobardo, Vescovo di Lione, sollecitò Lodovico Pio ad abolire la legge d'un Arriano tiranno (-in Tom. VI p. 356, 358-). Ei riferisce il Dialogo di Gundobaldo, e d'Avito. [223] -Accidit-, dice Agobardo, -ut non solum valentes viribus, sed etiam infirmi et senes lacessantur ad pugnam etiam pro vilissimis rebus. Quibus foralibus certaminibus contingunt homicidia iniusta, et crudeles ac perversi eventus iudiciorum-. Come prudente rettorico; sopprime il legale privilegio di far uso de' campioni. [224] Montesquieu (-Espr. des Loix XXVIII c. 14-) che intende -perchè- fu ammesso il combattimento giudiciale da' Borgognoni, da' Ripuari, dagli Alemanni, da' Bavari, da' Lombardi, da' Turingi, da' Frisoni, e da' Sassoni, è persuaso (ed Agobardo sembra, che sostenga tal asserzione), che il medesimo non era permesso dalla Legge Salica. Pure si fa menzione dell'istesso uso, almeno ne' casi di delitti di Stato, da Ermoldo Nigello (-l. III 543 in Tom. VI p. 48-), e dall'anonimo Biografo di Ludovico Pio (c. 46 -in Tom. VI p. 112-); come -mos antiquus Francorum, more Francis solito ec.-: espressioni troppo generali per escludere la più nobile delle loro Tribù. [225] Cesare -de Bell. Gallic. lib. 1 cap. 31 in Tom. 2 pag. 213.- [226] Gli oscuri segni d'una divisione di terre, accidentalmente sparsi nelle Leggi de' Borgognoni (-Tit. 54 n. 1, 2 in Tom. IV p. 271, 272-) e de' Visigoti (-l. X Tit. 1 n. 8, 9, 16 in Tom. IV p. 428, 429, 430-) sono abilmente spiegati dal Presidente di Montesquieu (-Espr. des Loix l. XXX c. 7, 8, 9-). Aggiungerò solamente, che fra' Goti sembra, che la divisione si fissasse a giudizio de' vicini; che i Barbari spesso usurpavano l'altro -terzo-; e che i Romani potevano ricuperare i loro diritti, purchè non ne fossero restati privi per una prescrizione di cinquant'anni. [227] Egli è molto singolare, che il Presidente di Montesquieu (-Espr. des Loix l. XXX c. 7-), e l'Abbate di Mably (-Observat. Tom. 1 p. 21, 22-) convengano in questa strana supposizione d'un arbitraria e privata rapina. Il Conte di Boulainvilliers (-Etat de la France Tom. 1 p. 22, 23-) dimostra un forte ingegno a traverso un nuvolo d'ignoranza, e di pregiudizio. [228] Vedi l'Editto, o piuttosto il Codice rurale di Carlo Magno, che contiene settanta distinti e minuti regolamenti di quel gran Monarca (-in Tom. V p. 652, 657-). Ei chiede conto delle corna, e delle pelli delle capre, permette che sia venduto il suo pesce, ed accuratamente ordina, che le ville più grosse (-Capitaneae-) mantengano cento polli, e trenta oche; e le più piccole (-mansionales-) cinquanta polli, e dodici oche. Il Mabillon (-de re diplomatica-) ha investigato i nomi, il numero, e la situazione delle ville Merovingiche. [229] Da un passo delle Leggi Borgognone (-Tit. 1 n. 4 in Tom. IV p. 257-) è chiaro, che un figlio meritevole poteva sperare di ritenere le terre che suo padre avea ricevuto dalla real bontà di Gundobaldo. I Borgognoni avranno mantenuto con fermezza il lor privilegio, ed il lor esempio potè incoraggire i beneficiari di Francia. [230] Le rivoluzioni de' Benefizi, e de' Feudi sono chiaramente determinate dall'Abbate di Mably. L'accurata sua distinzione de' tempi gli conferisce un merito, che non ha neppur Montesquieu. [231] Vedi la legge Salica (-Tit. 62 in Tom. IV p. 156-). L'origine, e la natura di queste terre saliche, che ne' tempi d'ignoranza si conoscevan perfettamente, adesso rendon perplessi i nostri più eruditi e sagaci critici. [232] Molti fra' dugentosei miracoli di S. Martino (Gregorio Turonense -in Max. Biblioth. Patrum Tom. XI pag. 895, 932-) furono più volte fatti per punire il sacrilegio: -Audite haec, omnes- (esclama il Vescovo di Tours) -potestatem habentes-, dopo aver riferito, come alcuni cavalli che erano stati condotti in un prato sacro, erano divenuti furiosi. [233] Heinecci, -Elem. Jur. German. l. II p. 1 n. 88-. [234] Giona, Vescovo d'Orleans, (an. 821, 826. Cavo, -Hist. Litter-. p. 443) censura la -legal- tirannia de' nobili: -Pro feris, quas cura hominum non aluit, sed Deus in commune mortalibus ad utendum concessit, pauperes a potentioribus spoliantur, flagellantur, ergastulis detruduntur, et multa alia patiuntur. Hoc enim qui faciunt lege mundi se facere juste posse contendunt. De institutione laicor. l. II c. 23 ap. Thomassin Discipl. de l'Eglise Tom. III p. 1348-. [235] Sopra un puro sospetto, Cundo, Ciamberlano di Gontranno, Re di Borgogna, fu lapidato (Gregor. Turon. -l. X c. 10 in Tom. II p. 369-). Giovanni Salisburiense (-Policrat. l. 1 c. 4-) sostiene i diritti di natura, ed espone la crudele pratica del duodecimo secolo. (Vedi Heinecci, -Elem. Jur. German. l. II p. 1 n. 51, 57-). [236] L'uso di fare schiavi i prigionieri di guerra fu totalmente estinto nel secolo decimoterzo, per l'autorità del Cristianesimo che prevalse; ma potrebbe provarsi con più passi di Gregorio di Tours, che si praticava senza censura veruna sotto la razza Merovingica; e fino lo stesso Grozio (-de Jur. Bell. et Pac. l. III c. 7-), ugualmente che Barbeyrac, suo comentatore, hanno procurato di combinarlo con le leggi della natura, e della ragione. [237] Si spiegano dall'Heineccio (-Elem. Jur. German. l. 1 n. 28, 47-), dal Muratori (-Dissert. XIV, XV-), dal Ducange (-Gloss. sub. voc. servis-) e dall'Abbate di Mably (-Observ. Tom. II p. 3 etc. p. 237 etc-.) lo stato, le professioni, ecc. degli schiavi Germani, Italiani, e Galli del medio Evo. [238] Gregorio di Tours (-l. VI c. 45 in Tom. II p. 289-) riporta un memorabil esempio, in cui Childerico abusò una volta de' privati diritti di padrone. Molte famiglie, che appartenevano alle sue -domus fiscales- nelle vicinanze di Parigi, furon per forza mandate via nella Spagna. [239] -Licentiam habeatis mihi qualemcumque volueritis disciplinam ponere: vel venumdare, aut quod vobis placuerit de me facere. Marculf., Formul. l. II 28 in Tom. IV p. 497-. La -formula- del Lindembrogio (-p. 559-) e quella d'Angiò (-p. 565-) portano il medesimo effetto. Gregorio di Tours (-L. VII c. 45 in Tom. II pag. 311-) parla di molte persone, che in una gran carestia si venderono per mangiare. [240] Quando Cesare la vide, si mise a ridere (-Plutarco, in Caesar. Tom. 1 p. 409-); pure riferisce l'infelice suo assedio di Gergovia con minor franchezza di quella che avremmo potuto aspettare da un grand'uomo, a cui la vittoria era famigliare. Ei confessa però, che in un attacco perdè quarantasei centurioni, e settecento uomini (-de Bello Gallic. l. VI c. 44, 53 in Tom. I p. 270, 272-). [241] -Audebant se quondam fratres Latio dicere, et sanguine ab Iliaco populos computare-. Sidonio Apollinare -l. VII epist. in Tom. I p. 799-. Io non so i gradi e le circostanze di questa favolosa discendenza. [242] O la prima, o la seconda divisione, seguìta fra' figli di Clodoveo, aveva portato il Berry a Childeberto (Greg. Turon. -l. III c. 12. in Tom. II p. 192-). -Velim- (dic'egli) -Arvernam- Lemanem, -quae tanta jucunditatis gratia, refulgere dicitur, oculis cernere- (-l. III c. 9 p. 191-). La campagna era coperta da una densa nebbia, quando il Re di Parigi fece il suo ingresso in Clermont. [243] Per la descrizione dell'Alvergna, vedi Sidonio (-L. IV Epist. 21 in Tom. I p. 793-) con le note del Savaron e del Sirmondo (-p. 279 e 51 delle respettive edizioni-), Boulainvilliers (-Etat de la Franc. Tom. II p. 242, 268-) e l'Abbate De la Longuerue (-Descript. de la France P. 1 p. 132, 139-). [244] -Furorem gentium, quae de ulteriore Rheni amnis parte venerant, superare non poterat- (Gregor. Turon. -L. IV c. 50 in Tom. II p. 229-). Tale fu la scusa d'un altro Re d'Austrasia (-an. 475-) per le devastazioni, che le sue truppe commisero nelle vicinanze di Parigi. [245] Dal nome e dalla situazione, i Benedettini, editori di Gregorio di Tours (-in Tom. II p. 192-) hanno stabilito questa Fortezza in un luogo chiamato -Castel Merliac-, lontano da Mauriac due miglia, nell'Alvergna superiore. In tale descrizione io traduco -infra- come se dicesse -intra-. Si confondono perpetuamente queste due preposizioni da Gregorio, o da' suoi copisti; e sempre bisogna decidere a senso. [246] Vedi queste rivoluzioni e guerre dell'Alvergna presso Gregorio di Tours (-L. II c. 37 in Tom. II p. 183 e L. III c. 9, 12, 13 p. 192, 194 de miracul. Juliani c. 13 in T. II p. 446-). Egli frequentemente dimostra lo straordinario suo riguardo per la propria Patria. [247] La storia d'Attalo si racconta da Gregorio di Tours (-L. III c. 16 in Tom. II p. 193, 195-). Il P. Ruinart, editore del medesimo, confonde quest'Attalo, che nell'anno 532 era un fanciullo (-puer-), con un amico di Sidonio dell'istesso nome, ch'era Conte d'Autun, cinquanta o sessanta anni prima. Tal errore, che non si può attribuire ad ignoranza, viene in certo modo scusato dalla sua stessa grandezza. [248] Questo Gregorio, Bisavolo di Gregorio di Tours (-in Tom. II p. 197, 490-), visse novanta due anni; avendone passati quaranta come Conte d'Autun, e trentadue come Vescovo di Langres. Secondo il Poeta Fortunato dimostrò un ugual merito in questi diversi posti. -Nobilis antiqua decurrens prole parentum,- -Nobilior gestis, nunc super astra manet.- -Arbiter ante ferox, dein pius ipse sacerdos,- -Quos domuit judex, fovet amore patris.- [249] Poichè il Valois, ed il Ruinart han voluto cangiare la -Mosella- del testo nella -Mosa-, a me tocca d'approvare tal cangiamento. Pure avendo fatto qualche osservazione sulla topografia, potrei difendere la comune lezione. [250] I maggiori di Gregorio (Gregorio, Florenzio, Giorgio) erano di nobile estrazione (-natalibus... illustres-), e possedevano vasti patrimoni (-latifundia-) sì nell'Alvergna, che nella Borgogna. Egli era nato l'anno 539, fu consacrato Vescovo di Tours nel 573, e morì nel 593 o 595 poco dopo ch'ebbe terminato la sua Storia. Vedasi la sua vita scritta da Odone, Abbate di Clugny (-in Tom. II p. 129, 135-), ed una nuova di lui vita nelle Memorie dell'Accademia ec. (-Tom. XXVI p. 598, 638-). [251] -Decedente atque immo potius pereunte alt urbibus Gallicanis liberalium cultura literarum etc.- (-in praef. Tom. II p. 137-): questo è il lamento di Gregorio medesimo, che pienamente ei verifica con le proprie sue opere. Il suo stile manca d'eleganza, ugualmente che di semplicità. Trovandosi in un posto cospicuo, rimase contuttocciò straniero rispetto al suo proprio tempo e paese; ed in una prolissa opera (gli ultimi cinque libri contengono dieci anni) ha tralasciato quasi tutto quello, che la posterità desidera di sapere. Io con molto tedio ho acquistato, mediante una penosa lettura, il diritto di pronunziare questa svantaggiosa sentenza. [252] L'Abbate di Mably (-Tom. I p. 247, 267-) ha diligentemente confermato quest'opinione del Presidente di Montesquieu (-Espr. des Loix L. XXX c. 13-). [253] Vedi Dubos (-Hist. Crit. de la Monarch. Franc. T. II L. VI c. 9, 10-). Gli Antiquari francesi stabiliscono come un principio, che i Romani, ed i Barbari posson distinguersi da' loro nomi. Questi nomi formano senza dubbio una ragionevole -presunzione-; eppure leggendo Gregorio di Tours, ho notato Gondulfo, di stirpe Senatoria, o Romana (-L. VI c. 11 in Tom. II p. 273-), e Claudio, Barbaro (-L. VII c. 29 p. 303-). [254] Gregorio di Tours fa più volte menzione d'Ennio Mummolo dal quarto libro (-c. 42 p. 224-) fino al settimo (-c. 40 p. 310-). La computazione per talenti è molto singolare; ma se Gregorio annetteva qualche idea a quest'antiquata parola, i tesori di Mummolo dovettero ascendere a più di 100,000 lire sterline. [255] Vedi Fleury -Disc. 3. sur l'Hist. Eccles-. [256] Il Vescovo di Tours medesimo ha rammentato il lamento di Chilperico, nipote di Clodoveo: -Ecce pauper remansit Fiscus noster: ecce divitiae nostrae ad Ecclesias sunt translatae; nulli penitus, nisi soli Episcopi regnant-. (-l. VI c. 46 in Tom. II p. 291-). [257] Vedi il Codice Ripuario -Tit. XXXVI in Tom. IV p. 241-. La legge Salica non provvede alla sicurezza del Clero; e noi possiamo supporre per onore della tribù più incivilita, ch'essi non avevan preveduto un atto così empio come l'omicidio d'un prete. Pure Pretestato, Arcivescovo di Roano fu assassinato per ordine della Regina Fredegonda avanti all'altare (Greg. Turon. -L. VIII, c. 31 in T. II p. 326-). [258] Il Bonamy (-Mem. de l'Academ. des Inscript. T. 24 p. 582, 670-) ha provato l'esistenza della -Lingua Romana Rustica-, che per il mezzo del -Romanzo- si è appoco appoco ridotta nell'attual forma del linguaggio Francese. Sotto la stirpe Carolingica, i Re e Nobili della Francia tuttavia intendevano il dialetto de' Germani loro antenati. [259] -Ce beau systeme a été trouvé dans les bois, Montesquieu Espr. des Loix XI c. 6-. [260] Vedi l'Abbate di Mably -Observat. Tom. I p. 34, 50-. Parrebbe, che le assemblee nazionali le quali, quanto alla loro instituzione, sono contemporanee al principio della Nazion francese, non fossero mai state confacenti al suo genio. [261] Gregorio di Tours (-l. VIII c. 50 in Tom. II p. 225, 226-) riferisce con molta indifferenza i delitti, il rimprovero, e l'apologia. -Nullus Regem metuit, nullus Ducem, nullus comitem reveretur: et si fortassis alicui ista displicent, et ea, pro longaevitate vitas vestras, emendare conatur, statim seditio in populo, statim tumultus exoritur, et in tantum unusquisque contra seniorem saeva intentione grassatur, ut vix se credat evadere, si tandem silere nequiverit-. [262] La Spagna, in quegli oscuri tempi, è stata specialmente sfortunata. I Franchi ebbero un Gregorio di Tours; i Sassoni, o Angli un Beda; i Longobardi un Paolo Warnefrido ec. Ma l'istoria de' Visigoti si contiene nelle brevi ed imperfette croniche d'Isidoro di Siviglia, e di Giovanni di Bielar. [263] Tali sono le querele di S. Bonifacio, Apostolo della Germania, e riformator della Gallia (-in Tom. IV p. 94-). Gli ottant'anni ch'esso deplora, di licenza e di corruzione, sembra che indichino, che i Barbari fossero ammessi nel Clero verso l'anno 660. [264] Gli atti de' Concili di Toledo son sempre i più autentici monumenti della Chiesa e della Costituzione di Spagna. I seguenti passi particolarmente sono importanti -L. III 17, 18. IV 75. V 2, 3, 4, 5, 8. VI 11, 12, 13, 14, 17, 18. VII l. XIII 2, 3, 6-. Ho trovato Mascou (-Istor. degli ant. Germani XV 20 ed Annotazioni XXVI, XXXIII-) e Ferreras (-Hist. Gener. de l'Espagn. Tom. 2-) guide molto utili ed accurate. [265] Il Codice de' Visigoti regolarmente diviso in dodici libri, è stato correttamente pubblicato da Domenico Bouquet (-in Tom. IV p. 273, 460-). Esso fu trattato dal presidente di Montesquieu (-Espr. des Loix l. XXVIII c. 1-) con eccessivo rigore. Mi dispiace lo stile di esso; ne detesto la superstizione; ma ardisco di credere, che la Giurisprudenza civile dimostra uno stato di società più incivilito ed illuminato, che quello de' Borgognoni e anche de' Lombardi. [266] Vedi Gilda, -de Excidio Britanniae c. II 25 p. 4, 9 Edit. Gale-, Nennio, -Hist. Britan c. 28, 35, 65 p. 105, 115 Edit. Gale-, Beda, Hist. -Eccles. Gentis Anglor. L. I c. 12, 16 p. 49, 53 c. 22 p. 58 Edit. Smith-, la Cronica Sassone -p. 22, 23 ec. Edit. Gibson-. Le leggi Anglo-Sassone furono pubblicate da Wilkins -Lond. 1731 in fol.- e le leggi Walliche da Wotton e Clarke -Lond. 1730 fol.- [267] Il laborioso Carte, e l'ingegnoso Whitaker sono i due moderni scrittori, a' quali principalmente io son debitore. La istoria particolare di Manchester abbraccia, sotto quell'oscuro titolo, un soggetto quasi tanto esteso, quanto è l'istoria generale d'Inghilterra. [268] Quest'invito, che può in qualche modo fondarsi sulle incerte espressioni di Gilda e di Beda, è ridotto ad una regolare storia da Witikindo, Monaco Sassone del decimo secolo (Ged. Consin, -Hist. de l'Empire d'Occident Tom. II p. 366-). Rapin, ed anche Hume si sono troppo francamente serviti di questa sospetta testimonianza senz'aver riguardo alla precisa e probabile autorità di Nennio: «-Interea venerunt tres Chiulae a Germania- in exilio pulsae, -in quibus erant Hors, et Hengist-.» [269] Nennio attribuisce a' Sassoni l'uccisione di trecento Capi Brettoni: delitto non incoerente a' selvaggi loro costumi. Ma non siam obbligati a credere (Vedi Jeffrey di Monmouth -L. VIII c. 9, 12-), che -Stonehenge- sia un monumento di essi, che i giganti avevano anticamente trasportato dall'Affrica nell'Irlanda, e che fu quindi recato nella Brettagna per ordine d'Ambrogio, e per l'arte di Merlino. [270] Tutte queste Tribù vengono espressamente enumerate da Beda (-L. I c. 15 p. 52 L. V c. 9 p. 190-), e quantunque io abbia esaminato le osservazioni del Whitaker (-Ist. di Manchest. vol. II p. 538, 443-) pure non vedo quale assurdità venga da supporre, che i Frisi ec. si fossero mescolati con gli Anglo-Sassoni. [271] Beda ha enumerato sette Re, due Sassoni, uno Juta, e quattro Angli, che l'uno dopo l'altro acquistarono una indefinita superiorità di potenza e di fama nell'Eptarchia. Ma il regno loro fu l'effetto non della legge, ma della conquista; ed egli osserva in simili termini, che uno di essi soggiogò le isole di Man e d'Anglesey, ed un altro impose tributo agli Scoti, ed a' Pitti (-Hist. Eccl. Lib. II cap. 5 p. 83-). [272] Vedi Gilda, -de excid. Britann. cap. I pag. 1 Edit. Gale-. [273] Il Whitaker (-Istor. di Manchester Vol. II p. 503, 516-) ha sottilmente esposta questa patente assurdità, che si era passata senz'avvertirla dagl'Istorici generali, occupati ad esaminare avvenimenti più interessanti. [274] A Beran-birig, o castel Barbury, vicino a Marlborough. La Cronica Sassone determina il nome e la data; Cambden (-Britannia Vol. I p. 128-) fissa il luogo; ed Enrico d'Huntingdon (-Scriptor. post. Bedam p. 314-) riferisce le circostanze di questa battaglia. Esse son probabili e caratteristiche; e gli Storici del secolo XII potevan consultare dei materiali, che non esistono più. [275] Cornovaglia fu soggiogata finalmente da Atelstano (-an. 927, 941-), che fissò una Colonia Inglese a Exeter, e confinò i Brettoni di là dal fiume Tamar. Vedi Guglielmo di Malmsbury -L. II- fra gli Scrittori -post Bedam p. 50-. Lo spirito de' Cavalieri di Cornovaglia restò avvilito dalla servitù, e sembra, secondo il romanzo di Tristram, che la loro infingardaggine si fosse quasi ridotta in proverbio. [276] Si prova lo stabilimento de' Brettoni nella Gallia, seguito nel sesto secolo, per mezzo di Procopio, di Gregorio di Tours, del secondo Concilio Turonense (-an.- 567), e delle loro croniche, e vite di Santi meno sospette. La sottoscrizione d'un Vescovo de' Brettoni al primo Concilio Turonense (-an.- 461 o piuttosto 481), l'armata di Riotamo, e le incerte declamazioni di Gilda (-alii transmarinas petebant regiones c. 25 p. 8-) posson dar motivo a fissare un'emigrazione verso la metà del quinto secolo. Prima di quella epoca i Brettoni dell'Armorica non si trovano, che ne' romanzi; e mi fa maraviglia, che il Whitaker (-Genuina Istor. de' Brettoni p. 214, 221-) abbia si fedelmente copiato la grossolana ignoranza di Carte, di cui ha sì rigorosamente gastigato gli errori più leggieri. [277] Le antichità di -Brettagna-, che sono state soggetto anche di controversie politiche, si sono illustrate da Adriano Valesio (-Notitia Galliar. sub voce Britannia Cismarina p. 98, 100-), dal Da Anville (-Notice de l'ancienne Gaule, Corisopiti, Curiosolites, Osismii, Vergavium p. 248, 258, 308, 720- ed -Etats de l'Europ. p. 76, 80-), da Longuerue (-Descript. de la France Tom.- I p. 84, 94), e dall'Abbate Vertot (-Hist. crit. de l'Etablissem. des Bretons dans les Gaules 2 Vol. in 12 Paris 1720-). Io non posso avere che il merito d'esaminare le prove originali, ch'essi hanno prodotte. [278] Beda, che nella sua cronica (p. 28) pone Ambrogio sotto il regno di Zenone (-an. 474, 491-) osserva, che i suoi maggiori erano stati -purpura induti-, lo che egli spiega nella sua storia Ecclesiastica colle parole -regium nomen et insigne ferentibus- (-L. I c. 16 p. 53-). L'espressione di Nennio (-c. 44 p. 110 Edit. Gale-) è vieppiù singolare: -Unus de- consulibus -Gentis Romanicae est pater meus-. [279] Per unanime, quantunque dubbiosa, congettura dei nostri Antiquari, Ambrogio si confonde con Natanleod, che perdè la vita l'anno 508 insieme con cinquemila de' suoi sudditi in una battaglia contro Cerdic, Sassone occidentale (-Chron. Saxon. p. 17, 18-). [280] Siccome non mi son noti i Bardi di Galles Myrdhiu, Llomarch, e Taliessin, la mia fede intorno all'esistenza, ed imprese d'Arturo posa principalmente sulla testimonianza semplice e circostanziata di Nennio (-Hist. Brit. c. 62, 63 p. 114-). Il Whitaker (-Istor. di Manchester Vol. 2 p. 31, 71-) ha fatto una interessante, ed anche probabile descrizione delle guerre d'Arturo; quantunque sia impossibile d'accordare la verità della Tavola rotonda. [281] Il progresso de' Romanzi, e lo stato della letteratura, nel medio Evo, sono illustrati da Tommaso Wharton col gusto di un Poeta, e con la minuta diligenza d'un Antiquario Io ho tratto grande istruzione dalle due dotte dissertazioni, premesse al primo volume della sua Storia della Poesia Inglese. [282] -Hoc anno- (490) -Aella et Cissa obsederunt Andredes Ceaster et interfecerunt omnes, qui id incoluerunt; adeo ut ne unus Brito ibi superstes fuerit- (-Chron. Saxon. pag. 15-): espressione più terribile nella sua semplicità, che tutte le vaghe e tediose lamentazioni del Geremia Britannico. [283] Andredes-Ceaster, o Andrida si pone da Cambden (-Britannia Vol. I p. 258-) a Newenden, ne' paludosi terreni di Kent, che forse anticamente eran coperti dal mare, e sull'orlo della gran foresta (Anderida), che occupava una porzione sì grande delle Province, di Hampshire, e di Sussex. [284] Il Dottor Iohnson afferma, che -poche- parole Inglesi sono d'origine Britannica. Il Whitaker, che intende il linguaggio Britanno, ne ha scoperte più di -tremila-, ed attualmente ne pubblica un lungo, e vario catalogo (-V.- II p. 235 329.) Può essere in vero, che molte di queste parole siano passate dal Latino, o dal Sassone nell'idioma nativo della Brettagna. [285] Al principio del settimo secolo i Franchi e gli Anglo-Sassoni reciprocamente intendevano il linguaggio gli uni degli altri, ch'era derivato dalla medesima radice Teutonica (Beda -L. I c. 25 p. 60-). [286] Dopo la prima generazione de' Missionari Italiani o Scoti, le dignità della Chiesa furon occupate da' proseliti Sassoni. [287] Carte -Istor. d'Inghil. Vol. I, 195-. Ei cita gl'Istorici Brettoni; ma temo assai, che l'unico suo autore sia Jeffrey di Monmouth (-L. VI c. 15-). [288] Beda -Hist. Eccl. L. I c. 15 p. 52-. Il fatto è probabile, e ben attestato: pure la mescolanza delle Tribù germaniche era talmente libera, che noi troviamo, in un tempo successivo, la legge degli Angli e de' Warini di Germania (Lindebrog. -Cod. p. 479, 486-). [289] Vedasi l'utile e laboriosa Storia della Gran Brettagna del Dottore Henry (-Vol. II p. 388-). [290] -Quidquid- (dice Gio. di Tinemouth) -inter Tynam et Tesam fluvios extitit sola eremi vastitudo tunc temporis fuit, et idcirco nullius ditioni servivit eo quod sola indomitorum, et sylvestrium animalium spelunca, et abitatio fuit- (ap. Carte -Vol. I p. 195-). Si sa dal Vescovo Nicholson (-Biblioteca Istorica Inglese, p. 65, 98-) che si conservano nelle librerie d'Oxford, di Lambeth ec. alcune belle copie delle ampie collezioni di Gio. di Tinemouth. [291] Vedi la missione di Wilfrido ec. appresso Beda (-Hist. Eccl L. IV c. 13, 16 p. 155, 156-159-). [292] Dalla concorde testimonianza di Beda (-Lib. II c. I p. 78-), e di Guglielmo di Malmsbury (-L.- III p. 102) si rileva, che gli Anglo-Sassoni persisterono in questa pratica, contraria alla natura da' primi fino agli ultimi loro tempi. I loro giovani venivano pubblicamente venduti sul mercato di Roma. [293] Secondo le Leggi d'Ina, essi non potevano esser legittimamente venduti di là dal mare. [294] La vita d'un uomo -Walus- o -Cambricus-, che possedeva una certa misura di terra (-hyde-), è computata 120 scillini, dalle medesime leggi (d'Ina -Tit. 32 in Leg. Anglo-Saxon. p. 10-), che accordavano 200 scillini per un Sassone libero, e 1200 per un Thane (Vedi -Leg. Anglo-Saxon. p. 71-). Noi possiam osservare, che questi Legislatori, cioè i Sassoni occidentali ed i Mercj, continuarono le Britanniche loro conquiste, anche dopo d'esser divenuti Cristiani. Le Leggi de' quattro Re di Kent, non si degnano di prender cognizione dell'esistenza d'alcun suddito Britannico. [295] Vedi Carte -Istor. d'Inghilt. vol. 1. p. 278-. [296] Beda al fine della sua storia (an. 731) descrive lo stato Ecclesiastico dell'Isola, e censura l'implacabile, quantunque impotente, odio de' Brettoni contro la nazione Inglese, e la Chiesa Cattolica (-L. V. c. 23 p. 219-). [297] Il giro di Pennant in Galles (p. 426, 449) mi ha somministrato un curioso ed interessante ragguaglio de' Bardi di Galles. Nell'anno 1568 fu tenuta una sessione a Caerwys per ispecial comando della Regina Elisabetta, e furono conferiti regolarmente i gradi nella musica vocale ed istrumentale a cinquantacinque suonatori. Il premio (ch'era un'arpa d'argento) fu aggiudicato dalla famiglia Mostyn. [298] -Regio longe lateque diffusa, milite, magis quam credibile sit, referta. Partibus equidem in illis miles unus quinquaginta generat, sortitus more barbaro denas, aut amplius uxores.- Questo rimprovero di Guglielmo di Poitiers (-negli Storici di Francia Tom. XI. p. 88-) vien contraddetto dagli Editori Benedettini. [299] Giraldo Cambrense ristringe questo dono d'ardita e facile eloquenza a' Romani, a' Francesi, ed a' Britanni. Il malizioso Gallese vuol far credere, che la taciturnità Inglese potrebb'esser forse l'effetto della lor servitù sotto i Normanni. [300] La pittura de' costumi di Galles e dell'Armorica è tratta da Giraldo (-Descript. Cambriae c. 6, 15 inter Scriptor. Cambden p. 886, 891-), e dagli autori, che cita l'Abbate di Vertot (-Hist. crit. Tom. II. p. 259, 266-). [301] Vedi Procopio -De bell. Gothic. L.- IV. c. 20, p. 620, 625. L'Istorico Greco stesso è così confuso dalle maraviglie ch'ei riferisce, che appena tenta di distinguer le isole di -Brittia-, e di -Brettagna-, ch'egli ha identificato per mezzo di tante inseparabili circostanze. [302] Teodeberto, nipote di Clodoveo, e Re d'Austrasia, era il più potente e guerriero Principe del suo tempo; e questa notabile avventura si può collocare fra gli anni 534 e 547 che furono gli estremi termini del suo regno. Teudechilde, sua sorella si ritirò a Sens, dove fondò Monasteri, e distribuì elemosine (Vedi le note degli Editori Benedettini -in Tom. II. p. 216-). Se prestiamo fede alle lodi di Fortunato (-L. VI. Carm. 5. in Tom. II. p. 507-) Radigero restò privo di una moglie molto stimabile. [303] Era forse sorella d'uno de' Principi, o Capi degli Angli, che nel 527 e ne' seguenti anni sbarcarono fra l'Umber ed il Tamigi, ed appoco appoco fondarono i regni dell'Inghilterra Orientale e della Mercia. Agli scrittori Inglesi è ignoto il nome e l'esistenza di essa: ma Procopio può avere somministrato a Rowe il carattere e la situazione di Rodoguna nella tragedia del Convertito reale. [304] Nella copiosa storia di Gregorio di Tours non possiamo trovare alcuna traccia d'ostile o amichevol commercio fra la Francia e l'Inghilterra, eccettuato il matrimonio della figlia di Cariberto Re di Parigi, -quam Regis- cujusdam -in Cantia filius matrimonio copulavit- (-l. IX. c. 26 in Tom. II. p. 348-). Il Vescovo di Tours finì la sua storia, e la vita quasi immediatamente prima della conversione di Kent. OSSERVAZIONI GENERALI -Sulla caduta del Romano Impero dell'Occidente.- I Greci, poscia che il loro paese fu ridotto a Provincia, attribuivano i trionfi di Roma, non al merito, ma alla -Fortuna- della Repubblica. Quell'incostante Dea, che distribuisce e riprende sì ciecamente i suoi favori, aveva -allora- acconsentito (tal era il linguaggio dell'invidiosa adulazione) di piegar le ali, di scendere dal suo globo, e di collocare il fermo ed immutabil suo trono sulle rive del Tevere[305]. Un Greco più saggio, che ha composto con filosofico spirito la memorabile istoria de' suoi tempi, privò i suoi compatriotti di questo vano ed ingannevol conforto, scuoprendo a' lor'occhi gli alti fondamenti della grandezza di Roma[306]. La fedeltà de' cittadini l'uno verso dell'altro, e verso lo Stato, era confermata dall'abitudine dell'educazione, e da' pregiudizi della Religione. L'onore, ugualmente che la virtù, era il principio della Repubblica: gli ambiziosi cittadini cercavano di meritare la solenne gloria d'un trionfo; e l'ardore della gioventù Romana s'accendeva ad un'attiva emulazione ogni volta che vedevano le domestiche immagini de' loro maggiori[307]. Le contese temperate dei Patrizi e de' Plebei avevan finalmente fissato la stabile, ed ugual bilancia della costituzione, che riuniva la libertà delle assemblee popolari, coll'autorità e saviezza d'un Senato, e coll'esecutiva potenza d'un Magistrato Reale. Quando il Console spiegava la bandiera della Repubblica, ogni Cittadino si legava, mediante l'obbligazione d'un giuramento, ad impiegar la sua spada nella causa della Patria, finattantochè non avesse soddisfatto a questo sacro dovere con un servizio militare di dieci anni. Questo savio istituto continuamente versava nel campo nuove generazioni di uomini liberi e di soldati: e se ne rinforzava il numero da' guerrieri e popolati Stati d'Italia, che dopo una forte resistenza, avevan ceduto al valore, ed abbracciato l'alleanza de' Romani. Il savio Storico, che eccitò la virtù di Scipione il giovane, e vide la rovina di Cartagine[308], ha descritto accuratamente il lor sistema militare, le reclute, le armi, gli esercizi, la subordinazione, le marce, gli accampamenti, e l'invincibile legione loro, superiore, nell'attività della forza, alla Falange macedonica di Filippo e d'Alessandro. Da tali istituti di pace e di guerra, Polibio ha dedotto lo spirito, ed il successo d'un Popolo, incapace di timore, ed impaziente di riposo. Fu intrapreso e condotto a termine l'ambizioso disegno di conquista, che avrebbe potuto eludersi dall'opportuna cospirazione dell'uman genere; e si mantenne la perpetua violazione della giustizia con le politiche virtù della prudenza e del coraggio. Le armi della Repubblica, talvolta vinte in battaglia, ma sempre vittoriose nella guerra, si avanzarono con rapidi passi fino all'Eufrate, al Danubio, al Reno ed all'Oceano, e le immagini d'oro, d'argento o di rame, che potrebbero servire a rappresentar le nazioni ed i loro Re, furono l'una dopo l'altra spezzate dalla -ferrea- Monarchia di Roma[309]. L'innalzamento d'una città, che crebbe tanto da formare un Impero, può meritare, come un singolar prodigio la riflessione d'una mente filosofica. Ma la decadenza di Roma era il naturale ed inevitabil effetto della sua smoderata grandezza. La prosperità maturò il principio della caduta; si moltiplicaron le cause della distruzione coll'estensione della conquista; ed appena il tempo, o l'accidente ne rimosse gli artificiali sostegni, che quella stupenda fabbrica cedè alla compressione del suo proprio peso. La storia della sua rovina è semplice ed ovvia; ed invece di cercare -perchè- si distrusse il Romano Impero, dovremmo piuttosto maravigliarci, che sussistesse tanto tempo. Le vittoriose legioni, che nelle guerre distanti acquistarono i vizi degli stranieri e de' mercenari, prima oppressero la libertà della Repubblica, e di poi violarono la maestà della porpora. Gl'Imperatori, ansiosi della lor personale salvezza e della pubblica pace, si ridussero al vil espediente di corrompere la disciplina, che le rendeva ugualmente formidabili al loro Sovrano ed al nemico; si rilassò il vigore del governo militare, e finalmente si sciolse, per le parziali istituzioni di Costantino; ed il Mondo romano fu inondato da un diluvio di Barbari. Si è frequentemente attribuita la decadenza di Roma alla traslazione della Sede dell'Impero; ma il corso di quest'Istoria ha già dimostrato, che le forze del Governo furon -divise-, piuttosto che -rimosse- in tal occasione. Fu eretto nell'Oriente il trono di Costantinopoli, mentre l'Occidente si continuò a possedere da una serie d'Imperatori, che risedevano in Italia, ed avevano diritto alla loro ugual porzione delle Legioni e delle Province. Questa pericolosa novità diminuì la forza, e fomentò i vizi d'un doppio regno; si moltiplicarono gl'istrumenti di un oppressivo ed arbitrario sistema: e s'introdusse, e si sostenne una vana emulazione di lusso, non di merito, fra i degenerati successori di Teodosio. L'estrema angustia, che riunisce la virtù d'un Popolo libero, inasprisce le fazioni d'una Monarchia decadente. I contrari favoriti d'Arcadio e d'Onorio diedero la Repubblica in mano a' comuni di lei nemici; e la Corte Bizantina mirò con indifferenza, e forse con piacere, il disonore di Roma, le disgrazie d'Italia, e la perdita dell'Occidente. Sotto i Regni seguenti, si ristabilì l'alleanza de' due Imperi; ma l'aiuto de' Romani Orientali era tardo, dubbioso ed inefficace; e si estese lo scisma nazionale de' Greci e de' Latini per causa della perpetua differenza di linguaggio, di costumi, d'interessi ed anche di religione. Pure l'evento vantaggioso approvò in qualche modo il giudizio di Costantino. In un lungo corso di decadenza l'inespugnabile sua città rispinse le armi vittoriose de' Barbari, difese la ricchezza dell'Asia, e dominò tanto in pace che in guerra l'importante Stretto, che fa comunicare l'Eusino ed il Mediterraneo. La fondazione di Costantinopoli contribuì più essenzialmente alla conservazione dell'Oriente, che alla rovina dell'Occidente. Siccome la felicità d'una vita -futura- è il grande oggetto della Religione, possiamo ascoltare senza sorpresa, o scandalo, che l'introduzione, o almeno l'abuso del Cristianesimo ebbe qualche influenza sulla decadenza e rovina del Romano Impero. I Chierici predicarono con successo le dottrine della pazienza, e della pusillanimità; le virtù attive della società si scoraggirono; e gli ultimi avanzi dello spirito militare si andarono a seppellire ne' chiostri: una gran parte di ricchezza pubblica e privata si consacrò alle speciose domande di carità e di devozione, e la paga de' soldati si dissipò nelle inutili truppe di ambedue i sessi, che non potevan vantare che i meriti dell'astinenza e della castità. La fede, lo zelo, la curiosità e le passioni più mondane della malizia e dell'ambizione accesero la fiamma della discordia teologica; la Chiesa e lo Stato furon divisi dalle religiose fazioni, i combattimenti delle quali talvolta fur sanguinosi e sempre implacabili; l'attenzione degl'Imperatori dal campo trasportavasi a' Sinodi; il Mondo romano era oppresso da una nuova specie di tirannide; e le Sette perseguitate divennero segrete nemiche della lor patria. Pure lo spirito di partito, per quanto sia pernicioso o assurdo, è un principio d'unione, ugualmente che di dissensione. I Vescovi da milleottocento pulpiti inculcavano il dovere d'una passiva ubbidienza al legittimo ed ortodosso Sovrano; le frequenti adunanze e la continua corrispondenza loro manteneva la comunicazione delle Chiese più distanti; e l'indole benefica del Vangelo venne fortificata, benchè ristretta, dalla spiritual confederazione de' Cattolici. Devotamente abbracciossi la sacra indolenza de' Monaci da un secol effemminato e 1 2 3 4 5 6 7 8 9 10 11 12 13 14 15 16 17 18 19 20 21 22 23 24 25 26 27 28 29 30 31 32 33 34 35 36 37 38 39 40 41 42 43 44 45 46 47 48 49 50 51 52 53 54 55 56 57 58 59 60 61 62 63 64 65 66 67 68 69 70 71 72 73 74 75 76 77 78 79 80 81 82 83 84 85 86 87 88 89 90 91 92 93 94 95 96 97 98 99 100 101 102 103 104 105 106 107 108 109 110 111 112 113 114 115 116 117 118 119 120 121 122 123 124 125 126 127 128 129 130 131 132 133 134 135 136 137 138 139 140 141 142 143 144 145 146 147 148 149 150 151 152 153 154 155 156 157 158 159 160 161 162 163 164 165 166 167 168 169 170 171 172 173 174 175 176 177 178 179 180 181 182 183 184 185 186 187 188 189 190 191 192 193 194 195 196 197 198 199 200 201 202 203 204 205 206 207 208 209 210 211 212 213 214 215 216 217 218 219 220 221 222 223 224 225 226 227 228 229 230 231 232 233 234 235 236 237 238 239 240 241 242 243 244 245 246 247 248 249 250 251 252 253 254 255 256 257 258 259 260 261 262 263 264 265 266 267 268 269 270 271 272 273 274 275 276 277 278 279 280 281 282 283 284 285 286 287 288 289 290 291 292 293 294 295 296 297 298 299 300 301 302 303 304 305 306 307 308 309 310 311 312 313 314 315 316 317 318 319 320 321 322 323 324 325 326 327 328 329 330 331 332 333 334 335 336 337 338 339 340 341 342 343 344 345 346 347 348 349 350 351 352 353 354 355 356 357 358 359 360 361 362 363 364 365 366 367 368 369 370 371 372 373 374 375 376 377 378 379 380 381 382 383 384 385 386 387 388 389 390 391 392 393 394 395 396 397 398 399 400 401 402 403 404 405 406 407 408 409 410 411 412 413 414 415 416 417 418 419 420 421 422 423 424 425 426 427 428 429 430 431 432 433 434 435 436 437 438 439 440 441 442 443 444 445 446 447 448 449 450 451 452 453 454 455 456 457 458 459 460 461 462 463 464 465 466 467 468 469 470 471 472 473 474 475 476 477 478 479 480 481 482 483 484 485 486 487 488 489 490 491 492 493 494 495 496 497 498 499 500 501 502 503 504 505 506 507 508 509 510 511 512 513 514 515 516 517 518 519 520 521 522 523 524 525 526 527 528 529 530 531 532 533 534 535 536 537 538 539 540 541 542 543 544 545 546 547 548 549 550 551 552 553 554 555 556 557 558 559 560 561 562 563 564 565 566 567 568 569 570 571 572 573 574 575 576 577 578 579 580 581 582 583 584 585 586 587 588 589 590 591 592 593 594 595 596 597 598 599 600 601 602 603 604 605 606 607 608 609 610 611 612 613 614 615 616 617 618 619 620 621 622 623 624 625 626 627 628 629 630 631 632 633 634 635 636 637 638 639 640 641 642 643 644 645 646 647 648 649 650 651 652 653 654 655 656 657 658 659 660 661 662 663 664 665 666 667 668 669 670 671 672 673 674 675 676 677 678 679 680 681 682 683 684 685 686 687 688 689 690 691 692 693 694 695 696 697 698 699 700 701 702 703 704 705 706 707 708 709 710 711 712 713 714 715 716 717 718 719 720 721 722 723 724 725 726 727 728 729 730 731 732 733 734 735 736 737 738 739 740 741 742 743 744 745 746 747 748 749 750 751 752 753 754 755 756 757 758 759 760 761 762 763 764 765 766 767 768 769 770 771 772 773 774 775 776 777 778 779 780 781 782 783 784 785 786 787 788 789 790 791 792 793 794 795 796 797 798 799 800 801 802 803 804 805 806 807 808 809 810 811 812 813 814 815 816 817 818 819 820 821 822 823 824 825 826 827 828 829 830 831 832 833 834 835 836 837 838 839 840 841 842 843 844 845 846 847 848 849 850 851 852 853 854 855 856 857 858 859 860 861 862 863 864 865 866 867 868 869 870 871 872 873 874 875 876 877 878 879 880 881 882 883 884 885 886 887 888 889 890 891 892 893 894 895 896 897 898 899 900 901 902 903 904 905 906 907 908 909 910 911 912 913 914 915 916 917 918 919 920 921 922 923 924 925 926 927 928 929 930 931 932 933 934 935 936 937 938 939 940 941 942 943 944 945 946 947 948 949 950 951 952 953 954 955 956 957 958 959 960 961 962 963 964 965 966 967 968 969 970 971 972 973 974 975 976 977 978 979 980 981 982 983 984 985 986 987 988 989 990 991 992 993 994 995 996 997 998 999 1000