«Se alcuno (dice Vittore) dubitasse della verità di questo, vada a
Costantinopoli, ed ascolti la chiara e perfetta favella di Restituto
suddiacono, uno di que' gloriosi martiri, che adesso sta nel palazzo
dell'Imperator Zenone, ed è rispettato dalla devota Imperatrice». Ci fa
maraviglia il trovare in Costantinopoli un freddo e dotto testimone
superiore ad ogni eccezione, senza interesse, e senza passione. Enea di
Gaza, Filosofo Platonico ha descritto accuratamente le proprie sue
osservazioni su questi pazienti Affricani. «Gli vidi io medesimo (dice),
gli udii parlare: diligentemente cercai per quali mezzi poteva formarsi
una voce così articolata senza verun organo del discorso: adoprai gli
occhi per esaminare ciò, che m'indicavan gli orecchi: aprii loro la
bocca, e vidi, ch'era stata loro interamente strappata la lingua dalle
radici, operazione, che i Medici generalmente risguardano come
mortale[124]». Potrebbe confermarsi la testimonianza d'Enea di Gaza con
la superflua autorità dell'Imperator Giustiniano in un Editto perpetuo;
del Conte Marcellino nella sua Cronica de' tempi; e del Pontefice
Gregorio I, che aveva riseduto in Costantinopoli come ministro del
Pontefice Romano[125]. Tutti questi vissero dentro il corso d'un secolo;
o tutti adducono la lor personal cognizione del fatto, o la pubblica
notorietà della verità d'un miracolo, che si ripetè in varie occasioni,
si espose nel più gran teatro del Mondo, e fu sottoposto per una serie
di anni al tranquillo esame dei sensi. Questo dono soprannaturale de'
Confessori Affricani, che parlavano senza lingua, otterrà l'assenso di
quelli soltanto, che già credono, che il loro linguaggio fosse puro ed
ortodosso. Ma l'ostinata mente d'un infedele si munisce d'un segreto
incurabil sospetto; e l'Arriano o il Sociniano, che ha seriamente
rigettato la dottrina della Trinità, non sarà scosso dalla più
plausibile prova d'un miracolo Atanasiano.
[A. 500-700]
I Vandali e gli Ostrogoti perseverarono nella professione
dell'Arrianismo fino alla total rovina de' Regni, ch'essi avevan fondato
nell'Affrica ed in Italia; i Barbari della Gallia si sottomisero
all'ortodosso impero de' Franchi; e la Spagna si restituì alla Chiesa
Cattolica per la volontaria conversione de' Visigoti.
[577-584]
Questa salutare rivoluzione[126] fu accelerata dall'esempio d'un Regio
martire, a cui la nostra più fredda ragione può dare il nome d'ingrato
ribelle. Leovigildo, Gotico Monarca di Spagna, meritava il rispetto de'
suoi nemici, e l'amor de' suoi sudditi: i Cattolici godevano una libera
tolleranza, e gli Arriani ne' suoi sinodi tentavano, senza gran
successo, di conciliare i loro scrupoli con abolire l'odioso rito d'un
-secondo- Battesimo. Ermenegildo, suo figlio maggiore, ch'era stato
investito dal Padre del diadema reale, e del bel Principato della
Betica, contrasse un onorevole ed ortodosso matrimonio con una
Principessa Merovingica, figlia di Sigeberto Re d'Austrasia, e della
famosa Brunechilde. La bella Ingunde, che non aveva più di tredici anni,
fu ricevuta, amata, e perseguitata nella corte Arriana di Toledo; e la
sua religiosa costanza fu alternativamente assalita dagli allettamenti,
e dalla violenza di Goisvinta, Regina de' Goti, che abusò del doppio
diritto d'autorità materna, che aveva[127]. Goisvinta, irritata dalla
sua resistenza, prese la Principessa cattolica pei capelli, la gettò
crudelmente per terra, le diede tanti calci, che fu ricoperta di sangue,
e finalmente ordinò che fosse spogliata, e gettata in una vasca, o
conserva di pesci[128]. Poterono l'amore e l'onore muover Ermenegildo a
risentirsi di questo ingiurioso trattamento fatto alla sua sposa; ed
appoco appoco si persuase, che Ingunde soffrisse per causa della divina
verità. Le tenere di lei querele, ed i forti argomenti di Leandro,
Arcivescovo di Siviglia, compirono la conversione di esso, e fu iniziato
l'erede della Monarchia Gotica nella Fede Nicena per mezzo de' solenni
riti della Confermazione[129]. Il temerario giovine, infiammato dallo
zelo, e forse dall'ambizione, fu tentato a violare i doveri di figlio, e
di suddito; ed i Cattolici di Spagna, quantunque, non potessero dolersi
della persecuzione, applaudirono alla sua pia ribellione contro un padre
eretico. Si prolungò la guerra civile pei lunghi ed ostinati assedj di
Merida, di Cordova e di Siviglia, che avevano fortemente abbracciato il
partito d'Ermenegildo. Esso invitò i Barbari ortodossi, gli Svevi ed i
Franchi, alla distruzione del suo nativo paese; implorò il pericoloso
aiuto de' Romani, che possedevano l'Affrica, ed una parte della costa di
Spagna; e l'Arcivescovo Leandro, suo santo Ambasciatore, trattò in
persona efficacemente con la Corte Bizantina. Ma svanirono le speranze
dei Cattolici per l'attiva diligenza d'un Re, che comandava le truppe, e
maneggiava i tesori della Spagna; ed il colpevole Ermenegildo dopo i
vani suoi tentativi di resistere o di fuggire, fu costretto ad
arrendersi nelle mani d'un irritato padre. Leovigildo ebbe tuttavia
presente quel sacro carattere; ed al ribelle, spogliato degli ornamenti
reali, si lasciò professare in un decente esilio la religione cattolica.
I replicati suoi ed infelici tradimenti al fine provocarono lo sdegno
del Re Goto; e la sentenza di morte, che questo pronunziò con apparente
ripugnanza fu segretamente eseguita nella torre di Siviglia.
L'inflessibil costanza, con cui esso ricusò d'accettare la comunione
Arriana per prezzo della sua salvezza, può scusare gli onori, che si son
fatti alla memoria di S. Ermenegildo. La sua moglie, ed il suo piccolo
figlio si ritennero in una ignominiosa schiavitù da' Romani: e questa
domestica disgrazia macchiò le glorie di Leovigildo, ed amareggiò gli
ultimi momenti della sua vita.
[A. 586-589]
Recaredo, suo figlio e successore, che fu il primo Re cattolico di
Spagna, era stato imbevuto della fede del suo infelice fratello, ch'ei
però sostenne con maggior prudenza e successo. In vece di ribellarsi
contro il padre, aspettò pazientemente l'ora della sua morte. In vece di
condannarne la memoria, piamente suppose, che il Monarca morendo avesse
abiurato gli errori dell'Arrianismo, e raccomandato al figlio la
conversione della nazione Gotica. Per ottenere questo fine salutare,
convocò Recaredo un'assemblea del Clero o de' nobili Arriani, si
dichiarò Cattolico, e gli esortò ad imitar l'esempio del loro Principe.
Una laboriosa interpretazione di testi dubbiosi, o una curiosa serie di
argomenti metafisici avrebb'eccitata una controversia senza fine; ed il
Monarca prudentemente propose all'ignorante sua udienza due sostanziali
e visibili prove, cioè la testimonianza della terra, e del cielo. La
-Terra- s'era sottomessa al Sinodo Niceno: i Romani, i Barbari e gli
abitanti della Spagna concordemente professavano la stessa fede
ortodossa; ed i Visigoti erano quasi soli a resistere al consenso del
Mondo cristiano. Un secolo superstizioso era disposto a venerare come
testimonianza del -Cielo- le cure soprannaturali, che si facevano por
l'abilità o virtù del clero cattolico: i fonti Battesimali d'Osset nella
Betica[130], che spontaneamente ogni anno si riempivano d'acqua la
vigilia di Pasqua[131]; e le miracolose reliquie di S. Martino di Tours,
che avevano già convertito il Principe Svevo, ed i Popoli della
Gallicia[132]. Il Re cattolico incontrò alcune difficoltà su
quest'importante cangiamento della religion nazionale. Si formò contro
di lui una cospirazione, segretamente fomentata dalla Regina vedova; e
due Conti suscitarono una pericolosa ribellione nella Gallia Narbonese.
Ma Recaredo disarmò i congiurati, disfece i ribelli, ed esercitò contro
di essi una severa giustizia, che gli Arriani poterono a vicenda
infamare con la taccia di persecuzione. Otto Vescovi, i nomi dei quali
dimostrano la lor origine Barbara, abiurarono i loro errori, e si
ridussero in cenere tutti i libri della Teologia Arriana, insieme con la
casa nella quale a tal fine si erano raccolti. Tutto il Corpo de'
Visigoti, e degli Svevi fu allettato o tratto nel seno della comunione
cattolica; la fede almeno della nuova generazione fu sincera e fervente;
e la devota liberalità de' Barbari arricchì le Chiese ed i Monasteri
della Spagna. Settanta Vescovi, adunati nel Concilio di Toledo,
ricevettero la sommissione de' loro conquistatori; e lo zelo degli
Spagnuoli migliorò il simbolo Niceno, dichiarando la processione dello
Spirito Santo dal Figlio ugualmente che dal Padre; importante articolo
di dottrina, che produsse, lungo tempo dopo, lo scisma delle Chiese
Greca e Latina[133]. Il Regio proselito immediatamente salutò e consultò
il Pontefice Gregario, detto il Grande, dotto e santo Prelato, il
governo del quale si distinse per la conversione degli Eretici ed
Infedeli. Gli ambasciatori di Recaredo rispettosamente offerirono sulla
soglia del Vaticano i ricchi di lui presenti d'oro e di gemme; ed
accettarono, come un lucroso cambio, i capelli di S. Giovanni Battista,
una croce, in cui era chiuso un piccolo pezzo del vero legno, ed una
chiave che conteneva alcune particelle di ferro, ch'erano state
raschiate dalle catene di S. Pietro[134].
[A. 600]
L'istesso Gregorio, spirituale conquistatore della Gran Brettagna,
incoraggiò la pia Teodolinda, Regina de' Lombardi, a propagare la fede
Nicena fra' vittoriosi selvaggi, il fresco Cristianesimo de' quali era
macchiato dall'eresia Arriana. I devoti di lei travagli, lasciarono
tuttavia luogo all'industria, ed al successo di altri Missionari; e
molte città d'Italia sempre si disputavano da' Vescovi contrari. Ma la
causa dell'Arrianismo restò appoco appoco oppressa dal peso della
verità, dell'interesse e dell'esempio, e la controversia, che l'Egitto
avea tratto dalla scuola Platonica, si terminò dopo una guerra di
trecent'anni dalla total conversione de' Lombardi d'Italia[135].
[A. 612-712]
I primi Missionari, che predicarono il Vangelo ai Barbari, si rimessero
all'evidenza della ragione, ed implorarono il benefizio della
tolleranza[136]. Ma appena ebbero stabilito il loro spiritual dominio,
esortarono i Re Cristiani ad estirpare senza misericordia i residui
della Romana o Barbarica superstizione. I successori di Clodoveo
condannarono a cento colpi di verghe la gente di campagna, che ricusava
di distruggere i propri idoli; il delitto di sacrificare a' demoni era
punito dalle Leggi Anglo-sassone con le più gravi pene della carcere e
della confiscazione; e fino il saggio Alfredo adottò, come un
indispensabil dovere, l'estremo rigore degli istituti Mosaici[137]. Ma
la pena si abolì appoco appoco, insieme col delitto, nel Popolo
cristiano: le dispute teologiche delle scuole si sospesero dalla
favorevole ignoranza; e lo spirito intollerante, che non poteva più
trovare nè idolatri nè eretici, si ridusse a perseguitare gli Ebrei.
Quest'esule nazione aveva fondato alcune Sinagoghe nelle città della
Gallia; ma la Spagna, fin dal tempo d'Adriano, era piena di numerose
colonie[138]. Le ricchezze, che avevano accumulato per mezzo del
commercio o del maneggio delle finanze, invitarono la pietosa avarizia
de' loro Signori; ed essi potevan'opprimersi senza pericolo, giacchè
avevan perduto l'uso, e fino le memoria delle armi. Sisebuto, Re Goto,
che regnò al principio del settimo secolo, divenne in un tratto agli
ultimi estremi della persecuzione[139]. Furon costretti a ricevere il
sacramento del battesimo novantamila Ebrei; si confiscarono i beni degli
ostinati infedeli, e ne furon tormentati i corpi; e sembra dubbioso, se
fosse loro permesso d'abbandonare il nativo loro paese. L'eccessivo zelo
del Re cattolico fu moderato fino dal Clero di Spagna, che solennemente
pronunziò una sentenza contraddittoria, cioè che non dovessero darsi i
sacramenti per forza; ma che gli Ebrei, ch'erano stati battezzati,
fossero costretti, per onor della Chiesa, a perseverare nell'esterna
pratica d'una religione, ch'essi non credevano, e detestavano. Le
frequenti loro ricadute provocarono uno de' successori di Sisebuto a
bandire tutta la nazione da' suoi Stati; ed un concilio di Toledo
pubblicò un decreto, che ogni Re Goto dovesse giurare di mantenere
questo salutevol editto. Ma i tiranni non volevano abbandonar le
vittime, che si dilettavano di tormentare, o privarsi d'industriosi
schiavi, su' quali potevano esercitare una lucrosa oppressione. Gli
Ebrei tuttavia continuarono nella Spagna, sotto il peso delle Leggi
civili ed ecclesiastiche, le quali nel medesimo regno si sono fedelmente
trascritte nel Codice dell'Inquisizione. I Re Goti, ed i Vescovi
finalmente conobbero, che le ingiurie producono dell'odio, e che l'odio
trova col tempo l'occasione della vendetta. Una nazione, segreta o
palese nemica del Cristianesimo, andò sempre moltiplicandosi nella
servitù e nell'angustia; e gl'intrighi degli Ebrei promossero il rapido
successo degli Arabi conquistatori[140].
Tostochè i Barbari negarono il potente lor patrocinio all'eresia d'Arrio
aborrita dal Popolo, essa cadde nel disprezzo e nell'oblivione. Ma i
Greci ritennero sempre la lor disposizione sottile e loquace: lo
stabilimento d'una oscura dottrina suggeriva nuove questioni, e nuove
dispute; ed era sempre in facoltà di un ambizioso Prelato, o d'un
fanatico Monaco l'alterare la pace della Chiesa, e forse dell'Impero.
L'Istorico dell'Impero può trascurare quelle dispute che restarono
nell'oscurità delle scuole, e de' Sinodi. I Manichei, che cercavano di
conciliare le religioni di Cristo e di Zoroastro, si erano segretamente
introdotti nelle Province. Ma questi estranei settari furon involti
nella comune disgrazia degli Gnostici, e l'odio pubblico fece eseguir
contro di essi le leggi Imperiali. Le opinioni ragionevoli de' Pelagiani
si propagarono dalla Gran Brettagna a Roma, in Affrica, e nella
Palestina e tacitamente svanirono in un secolo superstizioso. Ma fu
diviso l'Oriente dalle controversie Nestoriana ed Eutichiana, che
tentavano di spiegare il mistero dell'Incarnazione, ed affrettarono la
rovina del Cristianesimo nella nativa sua terra. Queste controversie si
principiarono ad agitare sotto il regno di Teodosio il Giovane: ma le
importanti loro conseguenze si estendono molto al di là de' confini del
presente volume. La metafisica serie degli argomenti, le contese
dell'ambizione ecclesiastica, e la politica loro influenza sulla caduta
dell'Impero Bizantino, possono somministrare un interessante ed
istruttivo corso d'istoria, dai Concilj generali d'Efeso e di
Calcedonia, sino alla conquista dell'Oriente fatta da' successori di
Maometto.
NOTE:
[1] Si è diligentemente discussa l'origine dell'Istituto monastico dal
Tommasino (-Discipl. de l'Eglis. Tom I. p. 1419, 1426-) o dall'Helyot
(-Hist. des Ordres monastig. 94, Tom. I. p. 1-66-). Questi autori son
molto eruditi, e passabilmente onesti; e la diversità d'opinione fra
loro scuopre il soggetto in tutta la sua estensione. Pure il cauto
Protestante, che diffida di -qualunque- guida Papale, può consultare il
settimo libro delle antichità Cristiane del Bingamo.
[2] Vedi Euseb. Demonstr. Evang. (-l. 1. p. 20. Edit Graec. Rob.
Stephani Paris 1545-). Nella sua Storia Ecclesiastica pubblicata dodici
anni dopo la dimostrazione (-l. 2. c. 17-) Eusebio asserisce, che i
Terapeuti fossero Cristiani; ma sembra, che non sapesse, che un Istituto
simile fosse attualmente risorto in Egitto.
[3] Cassiano (-Collat. XVIII. 5-) trae l'istituzione de' Cenobiti da
quest'origine, sostenendo, che appoco appoco decadesse, finattantochè
non fu restaurata da Antonio e da' suoi Discepoli.
[4] Оφελιμωτατον γαρ τι χρημα εις ανθρωπος εχθουσα παρα Фεου η’ τοιαδτη
φιλοσοφια. Queste sono l'espressive parole di Sozomeno, che
diffusamente e con piacevol maniera descrive (l. I. c. 12, 13, 14)
l'origine, ed il progresso di tal monastica filosofia (Vedi
Suicer. -Thesaur. Eccl. Tom. II. p. 1441-). Alcuni moderni Scrittori,
come Lipsio (-Tom. IV. p. 448, manuduct. ad Philos. Stoic. III. 13-) e
la Mothe-le-Vayer (-Tom. IX. De la vertu des Payens p. 228, 262-) hanno
paragonato i Carmelitani a' Pitagorei, ed i Cinici a' Cappuccini.
[5] I Carmelitani traggono la loro genealogia con regolar successione
dal Profeta Elia (Vedi le -Tesi di Beziers an. 1682 appresso Bayle,
Nouvelles de la republ. des Lettres Oeuvr. Tom. I. p. 82-, ec. e la
prolissa ironia degli ordini monastici, opera anonima -Tom. I. p. 433,
stampata in Berlino 1751-). Roma, e l'Inquisizione di Spagna imposero
silenzio alla profana critica de' Gesuiti di Fiandra (Helyot, -Hist. des
Ordres monast. Tom. I. p. 282, 300-), e si eresse nella Chiesa di S.
Pietro la statua d'Elia il Carmelitano (-Voyag. du P. Labat Tom. III. p.
87-).
[6] -Plin. Hist. Nat. V. 15 Gens sola; et in toto orbe praeter ceteras
mira, sine ulla femina, omni venere abdicata, sine pecunia, socia
palmarum. Ita per saeculorum millia (incredibile dictu) gens aeterna
est, in qua nemo nascitur. Tam faecunda illis aliorum vitae poenitentia
est-. Ei li pone appunto al di là del nocivo influsso del lago, e nomina
Engaddi, e Masada, come le città più vicine. La Laura, ed il monastero
di S. Saba non potevano esser molto distanti da questo luogo (Vedi
Reland, -Palaestin. Tom. I. p. 295, Tom. II. p. 763, 874, 880, 890-).
[7] Vedi -Athanas. Op. Tom. 2. p. 450-505 e Vit. Patrum p. 26-74- con le
annotazioni di Rosweyde. La prima contiene l'originale Greco; l'altra è
una traduzione Latina molto antica, fatta da Evagrio amico di S.
Girolamo.
[8] Γραμματα μεν μαθειν ουκ ηνεσχετο. Athanas. -Tom. 2. in vit.
S. Anton. p. 452-, ed è stata ammessa l'asserzione della sua totale
ignoranza da molti degli antichi, e dei moderni. Ma il Tillemont (Mem.
Eccl. Tom. VII. p. 666) dimostra con alcuni probabili argomenti, che
Antonio sapeva leggere e scrivere nella Copta sua lingua nativa, ed era
solo ignorante della letteratura Greca. Il Filosofo Sinesio (-p. 51-)
confessa, che il naturale ingegno d'Antonio non aveva bisogno dell'aiuto
della scienza.
[9] -Arurae autem erant ei trecentae uberes, et valde optimae- (-vit.
Patr. l. 1. p. 36-). Se l'arura è lo spazio di cento cubiti Egizi
quadrati (Rosweyde -onomastich. ad vit. Patr. p. 1014, 1015-), ed il
cubito Egiziano di tutti i tempi è uguale a ventidue pollici inglesi
(Graves -vol. 1. p. 233-) l'arura conterrà circa tre quarti d'un acro
inglese.
[10] Si fa la descrizione del Monastero da Girolamo (-T. 1. pag. 248,
249. in vit. Hilarion-.) e dal P. Sicard (-Missions du Levant. Tom. I.
pag. 122, 200-). Tali descrizioni però non sempre si posson conciliare
fra loro. Il S. Padre lo dipinse secondo la sua fantasia, ed il Gesuita
secondo la sua esperienza.
[11] -Girolamo Tom. I. p. 146, ad Eustoch. Hist. Lausiac. c. 7, in vit.
Patr. p. 712.- Il P. Sicard (-Mis. du Levant Tom. 2. p. 29, 79-) visitò,
e descrisse questo deserto, che adesso contiene quattro monasteri, e
venti o trenta Monaci. Vedi D'Anville -Descript. de l'Egypt. p. 74-.
[12] Tabenna è una picciola isola del Nilo, nella diocesi di Tentira o
Dendera, fra la moderna città di Girge, e le rovine dell'antica Tebe
(d'Anville -p. 194-). Il Tillemont dubita, se fosse un'isola; ma si può
dedurre da' fatti, che adduce ci medesimo, che il primitivo suo nome fu
di poi trasferito al gran Monastero di Bau, o Pabau (-Mem. Eccl. Tom.
VII. p. 678, 688-).
[13] Vedi nell'opera intitolata -Codex Regularum- (pubblicata da Luca
Holstenio Rom. 1661) una prefazione di San Girolamo alla sua traduzione
latina della regola di Pacomio. -Tom. I. p. 61-.
[14] Rufin. c. 5, -in vit. Patrum p. 459-. Ei la chiama -Civitas ampla
valde, et populosa-, e vi conta dodici chiese, Strabone (-lib. XVII.
pag. 1166-), ed Ammiano (XXII. 16) hanno fatto onorevol menzione
d'Ossirinco, gli abitanti di cui adoravano un piccol pesce in un
magnifico Tempio.
[15] -Quanti populi habentur in urbibus, tantae pene habentur in
desertis multitudines monachorum.- Rufin. c. 7, -in vit. Patr. p. 461-.
Esso applaudisce al fortunato cambiamento.
[16] Si fa menzione accidentalmente dell'introduzione della vita
monastica in Roma, ed in Italia da Girolamo (Tom. I. p. 119, 120, 199).
[17] Vedi la vita d'Ilarione, scritta da S. Girolamo (-T. I. p. 241,
252-). Le storie di Paolo, d'Ilarione, e di Malco son raccontate
mirabilmente dal medesimo autore; e l'unico difetto di questi piacevoli
componimenti è la mancanza di verità, e di senso comune.
[18] La prima sua ritirata fu in un piccol villaggio sulle rive
dell'Iri, non molto distante da Neocesarea. I dieci o dodici anni della
sua vita monastica furono disturbati da lunghe, e frequenti distrazioni.
Alcuni critici hanno posto in dubbio l'autenticità delle sue regole
ascetiche; ma sono di gran peso le prove estrinseche, che se ne
adducono, ed essi non possono dimostrare se non che quella è opera d'un
vero o finto entusiasta. Vedi Tillemont -Mem Eccl. Tom. IX. p. 636,
644-. Helyot -His. des Ord. Mon. Tom. I. p. 175, 181.-
[19] Vedasi la sua Vita, ed i tre Dialoghi di Sulpicio Severo, il quale
asserisce (-Dial. t.- 16) che i librai di Roma furono ben contenti della
pronta e facile vendita della sua opera popolare.
[20] Quando Ilarione navigò da Paretonio al Capo Pachino, offrì di
pagare il suo trasporto con un libro degli Evangeli; Postumiano, Monaco
della Gallia, che avea visitato l'Egitto, trovò una nave mercantile, che
partiva d'Alessandria per Marsiglia, e fece il suo viaggio in trenta
giorni (Sulp. Sev. -Dial.- I. 2). Atanasio, che indirizzò la vita di S.
Antonio a' Monaci stranieri, fu costretto ad affrettare la sua opera,
affinchè fosse pronta per la partenza delle flotte -Tom. 2. p. 451.-
[21] Vedi Girolamo -Tom. I. p. 126-, Assemanni -Bibl. Or. Tom. IV. p.
92, 857, 919-, e Geddes -Istor. Eccles. d'Etiopia 29, 30, 31-. I Monaci
Abissini stanno molto rigorosamente attaccati al primitivo Istituto.
[22] -Britannia di- Cambden -Vol. I. p. 666, 667-.
[23] L'Arcivescovo Usserio nelle sue -Britannicar. Eccles. antiquitat.-
(-Cap. XVI. p. 425, 503-) espone copiosamente tutta quell'erudizione,
che può trarsi da' rimasugli de' secoli oscuri.
[24] Questo piccolo, quantunque non infecondo, spazio chiamato -Jona,
Hy, o Monte Colomb-, che ha solo due miglia di lunghezza ed uno di
larghezza, si è distinto, I. per il Monastero di S. Colomba, fondato
l'anno 566, l'Abbate del quale aveva una giurisdizione straordinaria
sopra i Vescovi della Caledonia; II. per una libreria classica che diede
qualche speranza di contenere un Livio intiero; e III. per i sepolcri di
sessanta Re Scoti, Irlandesi, Norvegi, che furono sepolti in quel santo
luogo. Vedi Usserio (pag. 311, 560, 370), e Bucanano (-Rer. Scot. l. II
p. 15. edit. Ruddiman-).
[25] Il Grisostomo (nel primo Tomo dell'Edizione Benedettina) ha
impiegato tre libri in lode e difesa della vita monastica: egli è
indotto dall'esempio dell'arca a presumere, che a riserva degli eletti
(cioè de' Monaci) nessuno forse potrà salvarsi (-lib. I. pag. 55, 56-).
Altrove però si dimostra più umano (-lib. 3. pag. 83, 84-) ed ammette
diversi gradi di gloria simili a quelli del Sole, della Luna, e delle
Stelle. Nella sua vivace comparazione d'un Re con un Monaco (-lib. III.
pag. 116, 121-), egli suppone, che il Re sarà più scarsamente premiato,
e più rigorosamente punito.
[26] Thomassin (-Discipl. de l'Eglis. Tom. I. p. 1426, 1469-) e Mabillon
(-Oeuvr. Posthum. Tom. 2. p. 115, 158-). I Monaci furono appoco appoco
adottati come una parte della Gerarchia Ecclesiastica.
[27] Il D. Middleton (-Vol. I. p. 110-) grandemente censura la condotta,
e gli scritti del Grisostomo, uno de' più eloquenti, ed efficaci
avvocati della vita monastica.
[28] Le devote femmine di Girolamo occupano una parte assai
considerabile de' suoi scritti: il trattato particolare, che ei chiama
Epitaffio di Paola (-Tom. 1. p. 169, 192-) è uno elaborato, e
stravagante panegirico. L'esordio di esso è di una ridicola turgidezza:
«se tutte le membra del mio corpo si mutassero in lingue, e se tutte
risuonassero di voce umana, io ciò nonostante sarei incapace ec.»
[29] -Socrus Dei esse coepisti- (Girol. -Tom. I. p. 140, ad Eustoch.-).
Ruffino (-in Hieronym. Op. Tom. IV. p. 223-), che ne fu giustamente
scandalizzato, domanda al suo avversario, da qual Pagano poeta avesse
preso un'espressione sì empia, ed assurda?
[30] -Nunc autem veniunt plerumque ad, hanc professionem servitutis Dei,
et ex conditione servili, vel etiam liberati, vel propter hoc a dominis
liberati, sive liberandi; et ex vita, rusticana, et ex opificum
exercitatione, et plebejo labore.- Augustin. -de oper. Monach. c. 22-,
ap. Thomassin. -Discipl. de l'Eglis. Tom. III. p. 1094-. Quell'Egizio,
che biasimò Arsenio, confessò che faceva una vita più comoda da Monaco,
che da pastore. Vedi Tillemont -Mem. Eccles. Tom. XIV. p. 679.-
[31] Un Frate Domenicano (-Voyag. du P. Labat Tom.- 1, p. 10) che
alloggiò a Cadice in un Convento di suoi confratelli, tosto conobbe, che
le preghiere notturne non interrompevano mai il loro riposo, -quoiqu' on
ne laisse pas de sonner pour l'edification du peuple.-
[32] Vedi una Prefazione molto sensata di Luca Holstenio al -Codex
Regularum-. Gl'Imperatori tentarono di sostenere l'obbligazione de'
pubblici e privati doveri: ma dal torrente della superstizione furono
portati via i deboli ripari: e Giustiniano sorpassò i più ardenti
desiderj de' Monaci (Thomassin. -Tom. I. p. 1782, 1799-, e Bingham. -L.
VIII. c. 3. p. 253-).
[33] Furon descritti, verso l'anno 400, gl'Istituti Monastici,
particolarmente quelli d'Egitto, da quattro curiosi e devoti
viaggiatori; cioè da Ruffino (-Vit. Part. 1. II. III. p. 424, 536-), da
Postumiano (Sulp. Sever. -Dialog. I-), da Palladio (-Hist. Lausiac. in
vit. Patrum p. 709, 863-) e da Cassiano (Vedi -nel tom. VII. Biblioth.
maxim. Patr.- i primi suoi quattro libri degl'Istituti, ed i
ventiquattro delle Collazioni o Conferenze).
[34] L'esempio di Malco (Girolamo Tom. I. p. 256), ed il disegno di
Cassiano, e del suo amico (-Collat.- 24, 1) sono incontrastabili prove
della lor libertà, che è descritta elegantemente da Erasmo nella vita
che ha fatto di S. Girolamo. (Vedi Chardon -Hist. des Sacremens Tom.-
VI. p. 379, 300).
[35] Vedi le leggi di Giustiniano (-Novell. 123. n. 42-), e di Lodovico
Pio (-negli Storici di Francia T. VI. p. 427-), e l'attuale
giurisprudenza Francese, presso Denisart (-Devis, Tom. IV. p. 855-).
[36] L'antico -Codex Regularum-, compilato da Benedetto Aniano,
riformatore de' Monaci, nel principio del nono secolo, e pubblicato nel
decimosettimo da Luca Holstenio, contiene trenta regole diverse per gli
uomini, e per le donne. Sette di queste furon composte in Egitto, una
nell'Oriente, una in Cappadocia, una in Italia, una in Affrica, quattro
in Spagna, otto nella Gallia o Francia, ed una nell'Inghilterra.
[37] La regola di Colombano, che tanto prevalse in Occidente, assegna
cento sferzate per mancanze molto leggiere (-Cod. Reg. part. 2. pag.
174-). Prima del tempo di Carlo Magno, gli Abbati si divertivano a
mutilare i loro Monaci, o a levar loro gli occhi, pena molto meno
crudele del tremendo -vade in pace- (prigione sotterranea, o sepolcro),
che fu inventato in seguito. Vedasi un ammirabil discorso dell'erudito
Mabillon (-Oeuvr. Posthum. Tom. II. p. 321, 336-) che in quest'occasione
sembra inspirato dal genio dell'umanità. Per tale sforzo gli si può
perdonare la sua difesa della santa lacrima di Vandomo p. 561-399.
[38] Sulp. Severo Dial, I. 12, 13. p. 532. Cassiano Inst. lib. IV. c.
26, 27. -Praecipua ibi virtus et prima est obedientia.- Tra le parole
Seniorum (-in vit. Patrum lib.- V, p. 617) il decimo quarto libello, o
discorso s'aggira sopra l'ubbidienza: ed il Gesuita Rosweyde, che
pubblicò quel grosso volume per uso de' Conventi, ha raccolto ne' due
suoi copiosi indici tutti i passi, che vi sono sparsi.
[39] Il Dottor Jortin (-Osservazioni sull'istoria Eccles. vol.- IV. p.
161) ha notato lo scandaloso valore de' Monaci Cappadoci, di cui si vide
l'esempio nell'esilio del Grisostomo.
[40] Cassiano ha descritto semplicemente, quantunque con diffusione,
l'abito monastico dell'Egitto (-Istit. l. I-) a cui Sozomeno (-l. III,
c. 14-) attribuisce qualche allegorico senso, e virtù.
[41] -Regul. Bened. n. 55, in Cod. Regularum Part. 2. p. 51.-
[42] Vedi la regola di Ferreolo Vescovo d'Uzés (-m. 31. in Cod. Regul.
p. 2. p. 136-), e d'Isidoro, Vescovo di Siviglia (n. 33. -in Cod. Regul.
p. 2. p. 214-).
[43] Si dava qualche particolar permissione per le mani e per i piedi:
-Totum autem corpus nemo unguet, nisi causa infirmitatis, nec lavabitur
aqua nudo corpore nisi languor perspicuus sit-. (-Regul. Pachom. 92.
Part. 1. p. 78-).
[44] S. Girolamo esprime con forti ma indiscrete frasi l'uso più
importante del digiuno, e dell'astinenza: -Non quod Deus universitatis
creator et Dominus, intestinorum nostrorum rugitu, et inanitate ventris,
pulmonisque ardore delectetur, sed quod aliter pudicitia tuta esse non
possit-. (-Oper. Tom. I. pag. 137. ad Eustoch-.). Vedi le collezioni 12,
e 22. di Cassiano -de castitate, e de illusionibus nocturnis-.
[45] -Edacitas in Graecis gula est, in Gallis natura-. (-Dialog. I. c.
4. pag 521-). Cassiano chiaramente confessa, che non si può imitare
nella Gallia la perfetta norma dell'astinenza, per causa dell'-aerum
temperies, e qualitas nostrae fragilitatis- (-Inst. 4. 11-). Fra le
regole occidentali, quella di Colombano è la più austera; egli era stato
educato in mezzo alla povertà dell'Irlanda, forse tanto rigida ed
inflessibile, quanto l'astinente virtù dell'Egitto. La regola d'Isidoro
di Siviglia è la più dolce: nelle feste concede l'uso della carne.
[46] «Quelli, che bevono solamente acqua, e non hanno liquore nutritivo,
dovrebbero avere almeno una libbra e mezza (-24 once-) di pane il
giorno» -Stat. delle Carceri p. 40-. di Howard.
[47] Vedi Cassiano -Collat. l. II. 19, 20, 21-. Ai piccoli pani, o
biscotti di sei once l'uno, si diede il nome di -Paximacia- (Roswayde
-Onomastic. pag. 1045-), Pacomio però concesse a' suoi Monaci qualche
estensione nella quantità del loro cibo; ma gli faceva lavorare in
proporzione di quello che mangiavano (Pallad. -in hist. Lausiac. c. 38,
39. in vit. Patr. l. VIII. p. 736. etc.-).
[48] Vedasi il banchetto, a cui fu invitato Cassiano (-Collat. VIII. 1-)
da Sereno, Abbate Egiziano.
[49] Vedi la regola di S. Benedetto n. 39, 40. (-in Cod. Regul. P. II.
pag. 41, 42-). -Licet legamus vinum omnino Monachorum non esse, sed quia
nostris temporibus id Monachis persuaderi non potest-; egli concede loro
un'hemina romana, misura che si può determinare per mezzo delle Tavole
dell'Arbuthnot.
[50] Tali espressioni, come il mio libro, la mia veste, le mie scarpe
(Cassiano -Instit. l. IV. c. 13-) erano proibite fra Monaci occidentali,
con severità non minore, che fra gli orientali; (-Cod. Regul. P. II. p.
174, 235, 288-), e la Regola di Colombano li puniva con sei colpi di
disciplina. L'ironico Autore dell'opera intitolata -Ordres Monastiques-,
che pone in ridicolo la folle scrupolosità de' conventi moderni, sembra,
che non sappia, che gli antichi erano ugualmente assurdi.
[51] Due gran Maestri della scienza ecclesiastica, il P. Tommassino
(-Discipl. de l'Eglis. Tom. III. p. 1090, 1139-) ed il P. Mabillon
(-Etudes Monastiq. Tom. I. p. 116, 155-) hanno seriamente esaminato il
lavoro manuale dei Monaci, che il primo risguarda come un merito, ed il
secondo come un -dovere-.
[52] Il Mabillon (-Erud. Monast. Tom. I. pag. 47, 55-) ha raccolto molti
curiosi fatti per provare i lavori letterari de' suoi predecessori, sì
in Oriente, che in Occidente. Si copiavano libri negli antichi Monasteri
d'Egitto (Cassiano -Instit. l. IV c. 12-), e da' Discepoli di S. Martino
(-Sulp. Sever. in vit. Martin. c. 7. p. 473-). Cassiodoro ha dato gran
materia per gli studi de' Monaci: e noi non ci scandalizzeremo, se la
loro penna talvolta da Grisostomo ed Agostino, passò ad Omero e
Virgilio.
[53] Il Tommassino (-Discipl. de l'Eglis. Tom. III. p. 118, 145, 146,
171, 179-) ha esaminato le vicende delle leggi civili, canoniche e
comuni. La moderna Francia conferma la morte, che i Monaci si son dati
da loro stessi, e giustamente li priva d'ogni diritto d'eredità.
[54] Vedi Girolamo -Tom. 1. p. 576, 183-. Il Monaco Pambo diede questa
sublime risposta a Melania, che desiderava di specificare il valore del
suo dono: «L'offri tu a me, o a Dio? Se a Dio, quello, che sospende le
montagne in una bilancia, non ha bisogno d'essere informato del peso del
tuo dono». (Pallad. -Hist. Lausiac. c. 10. in vit. Patr. l. VIII. p.
715-).
[55] Το πολυ μερος της ω̃κειωσαντο, προφασει των μεταδιδοναι παντα
πτωχοις, παντας (ωσοιπειν) πταχους καταστησαντες. Zosimo L. V. p. 325.
Pure la ricchezza de' Monaci orientali fu di gran lunga oltrepassata
dalla principesca grandezza de' Benedettini.
[56] Il sesto Concilio generale (-il Quinisesto in Trullo Can. 47. ap.
Beverid. Tom. 1. p. 213-) proibisce alle donne di passar la notte in un
Monastero di maschi, e agli uomini in uno di femmine. Il settimo
Concilio generale (-il Niceno II. Can. 20. ap. Bevereg. Tom. I. p. 325-)
vieta i Monasteri doppi, o promiscui di ambidue i sessi; ma si rileva da
Balsamone, che tal proibizione non fu efficace. Sopra i piaceri, e le
spese irregolari del Clero, e de' Monaci, vedi Tommassin. -Tom. III. p.
1334, 1368-.
[57] Io ho udito, o letto in qualche luogo questa sincera confessione
d'un Abbate Benedettino: «Il mio voto di povertà mi ha dato centomila
scudi l'anno; il mio voto di ubbidienza mi ha inalzato al grado di
Principe Sovrano.» Mi son dimenticato delle conseguenze del suo voto di
castità.
[58] Pior, Monaco Egiziano, permise alla sua sorella di vederlo; ma
durante la visita tenne sempre gli occhi chiusi. Vedi -vit. Patr. l.
III, p. 504-. Potrebbero addursi molti altri simili esempi.
[59] Gli articoli 7, 8, 29, 30, 31, 34, 57, 60, 86 e 95 della regola di
Pacomio impongono le leggi più intollerabili di silenzio e di
mortificazione.
[60] Le preghiere diurne e notturne de' Monaci vengono lungamente
discusse da Cassiano ne' libri terzo e quarto delle sue Instituzioni; ed
egli costantemente preferisce la liturgia, che un Angelo avea dettata a'
Monasteri di Tabenna.
[61] Cassiano descrive per propria esperienza l'-acedia- o torpidezza di
spirito e di corpo, a cui trovavasi esposto un Monaco, allorchè
sospirava trovandosi solo: -Saepiusque egreditur, et ingreditur cellam,
et solem velut ad occasum tardius properantem crebrius intuetur-
(-Instit-.)
[62] Le tentazioni, ed i tormenti di Stagirio furono da quell'infelice
giovane comunicati a S. Gio. Grisostomo, suo amico. Vedi Middleton
-Oper. Vol. I, p. 107, 110-. In simile guisa presso a poco principia la
vita d'ogni Santo, ed il famoso Inigo, o Ignazio fondatore de' Gesuiti
(-Vit. di Inigo di Guiposcoa Tom. I, p. 29, 38-) può servire di
memorabil esempio.
[63] Fleury -Hist. Eccl. Tom. VII. pag. 46-. Ho letto in qualche luogo
delle -Vite de' Padri-, ma non ho potuto ritrovarlo, che vari, e credo
-molti- de' Monaci, che non manifestavano all'Abbate le loro tentazioni,
divenivano rei di suicidio.
[64] Vedi le Collazioni 7 ed 8 di Cassiano, ch'esamina gravemente,
perchè i demonj eran divenuti meno attivi e numerosi dopo il tempo di S.
Antonio. Il copioso indice di Rosweyde alle -Vite de' Padri- somministra
una gran varietà di scene infernali. I diavoli erano più formidabili in
forma di donne, che in qualunque altra.
[65] Quanto alla distinzione de' -Cenobiti-, e degli -Eremiti-,
specialmente in Egitto, vedi Girolamo (-Tom. 1. p. 45. ad Rustic-.), il
primo dialogo di Sulpicio Severo, Ruffino (-c. 22. in Vit. Patr. l. 11.
p. 478-), Palladio (-c. 7, 69. in vit. Patr. L. VIII. p. 712, 758-), e
soprattutto le Collazioni 18 e 19 di Cassiano. Questi Scrittori, che
paragonano la vita comune con la solitaria, scuoprono l'abuso ed il
pericolo di quest'ultima.
[66] Suicer. -Thesaur. Eccles. Tom. I. p. 205, 218-. Il Tommassino
(-Discipl. de l'Eglis. Tom. I. pag. 1501, 1502-) da una buona
descrizione di queste celle. Quando Gerasimo fondò il suo Monastero, nel
deserto del Giordano, questo fu accompagnato da una Laura di settanta
celle.
[67] Teodoreto ha raccolto in un grosso Volume (-Philotheus in Vit.
Patr. L. IX. p. 793, 863-) le vite ed i miracoli di trenta Anacoreti.
Evagrio (-l. 1. c. 12-) celebra più brevemente i Monaci ed Eremiti della
Palestina.
[68] Sozomeno L. VI. c. 33, Il celebre Sant'Efrem compose un panegirico
su questi Βοσγοι, o Monaci pascolanti (Tillemont -Mem. Eccl.
Tom. 8. p. 292-).
[69] Il P. Sicard. (-Missions du Levant Tom.- II. p. 217, 233) esaminò
le caverne della bassa Tebaide con maraviglia e devozione. Le iscrizioni
sono in carattere Siriaco antico, quale si usava da' Cristiani
nell'Abissinia.
[70] Vedi Teodoreto (-in Vit. Patr. L.- IX. p. 848,854), Antonio (-in
Vit. Patr. L.- I. p. 170, 177), Cosma (-in Assemann. Biblioth. Or. Tom.-
I. p. 239,253), Evagrio (-L.- I. c. 13, 14), e Tillemont (-Mem. Eccl.
Tom.- XV. p. 347, 392).
[71] L'angusta circonferenza di due cubiti, o di tre piedi, ch'Evagrio
attribuisce alla sommità della colonna, non combina con la ragione, co'
fatti, nè con le regole d'Architettura. Il popolo, che la vedeva da
basso, poteva facilmente ingannarsi.
[72] Non debbo tacer un motivo d'antico scandalo intorno all'origine di
questa piaga. Fu detto, che 'l diavolo, prendendo la forma d'Angelo,
l'invitò a salire com'Elia sopra un carro di fuoco. Il Santo alzò il
piede con troppa fretta, e Satana profittò di quell'istante per
gastigare in tal modo la sua vanità.
[73] Io non saprei come scegliere, o specificare i miracoli contenuti
nelle -Vitae Patrum- di Rosweyde, mentre il numero di essi avanza molto
le mille pagine di quella voluminosa opera. Se ne può trovare un
elegante saggio ne' dialoghi di Sulpicio Severo, e nella sua vita di S.
Martino. Ei venera i Monaci d'Egitto; ma gl'insulta osservando, che essi
non risuscitaron mai morti, mentre il Vescovo di Tours aveva restituita
la vita a tre persone.
[74] Rispetto ad Ulfila, ed alla conversione de' Goti, vedasi Sozomeno
-L. VI. c. 37-. Socrate -L. IV. c. 33-. Teodoreto -L. IV. c. 37-.
Filostorgio -L. II. c. 5-. Sembra che l'eresia di Filostorgio gli abbia
somministrato de' mezzi più atti ad informarsi.
[75] Si pubblicò l'anno 1665 una copia mutilata de' quattro Evangeli
della Versione Gotica, ed è stimata il monumento più antico della lingua
Teutonica, sebbene Wetstein tenti, mediante alcune frivole congetture,
di togliere ad Ulfila l'onore di quell'opera. Due delle quattro Lettere
aggiunte esprimono il -W-, e il -Th- degli Inglesi. (Vedi Simon. -Hist.
Critiq. du nouv. Testam. Vol. II. p. 219, 223-. Mill. -Prolegomen. p.
157. Edit. Kuster-. Wetstein Prolog. -Tom I. p. 114-).
[76] Filostorgio erroneamente pone questo passaggio sotto il regno di
Costantino; ma io sono molto inclinato a credere, che questo fosse
anteriore a quella grande emigrazione.
[77] Noi dobbiamo a Giornandes (-de Reb. Get. cap. 151. p. 688-) una
breve e vivace pittura di questi Goti minori. «-Gothi minores, populus
immensus, cum suo Pontifice ipsoque Primate Wulfila-». Le ultime parole,
se non sono una pura ripetizione, indicano qualche giurisdizione
temporale.
[78] -At non ita Gothi, non ita Vandali; malis licet Doctoribus
instituti, meliores tamen etiam in hac parte quam nostri.- Salvian. (-de
Gubern. Dei L. VII. p. 243-).
[79] Il Mosemio ha leggiermente abbozzato il progresso del Cristianesimo
nel Nord dal quarto secolo fino al decimo quarto. Questo soggetto
somministrerebbe de' materiali per un'ecclesiastica, ed anche filosofica
storia.
[80] Socrate (-L. VII. c. 30-) attribuisce a tal causa la conversione
de' Borgognoni, la pietà cristiana de' quali è celebrata da Orosio (-L.
VII. c. 19-).
[81] Vedasi un originale e curiosa lettera scritta da Daniele, primo
Vescovo di Winchester (-Bede Hist. Eccl. Angloi., L. V. c. 18. p. 203.
edit. Smith-) a S. Bonifacio, che predicava il Vangelo fra' Selvaggi
dell'Asia, e della Turingia, -Epistol. Bonifacii 67 nella Maxima
Bibliotheca Patrum Tom. XIII. p. 93-.
[82] La spada di Carlo Magno accrebbe forza all'argomento: ma quando
Daniele scrisse questa lettera (-an. 725-), i Maomettani, che regnavano
dall'India fino alla Spagna, potevano ritorcerlo contro i Cristiani.
[83] Le opinioni di Ulfila e de' Goti tendevano al Semiarrianismo,
poichè non volevano essi dire, che il Figlio fosse una creatura:
quantunque comunicassero con quelli, che sostenevano tal eresia. Il loro
Apostolo rappresentò tutta la disputa come una questione di piccol
momento, e che si era eccitata dalle passioni del Clero. Teodoret. -L.
IV. c. 37-.
[84] Si è imputato l'Arrianismo de' Goti all'Imperator Valente: -Itaque
justo Dei judicio ipsi eum vivum incenderunt, qui propter eum etiam
mortui, vitio erroris arsuri sunt.- Orosio -L. VII. c. 33. p. 354-.
Questa crudel sentenza vien confermata dal Tillemont (-Mem. Eccl. T. VI.
p. 604, 610-), che freddamente osserva «un seul homme entraîne dans
l'enfer un nombre infini de Septentrionaux etc.» Salviano (-de Gubernat.
Dei L. V. p. 150, 151-) compatisce, e scusa il loro involontario errore.
[85] Orosio asserisce nell'anno 416 (-L. VII. c. 21 p. 580-) che le
Chiese di Cristo (cioè de' Cattolici) eran piene di Unni, di Svevi, di
Vandali, di Borgognoni.
[86] Ratbodo, Re de' Frisoni, fu tanto scandalizzato da tal temeraria
dichiarazione d'un Missionario, che tornò indietro, dopo esser entrato
nel fonte battesimale. (Vedi Fleury -Hist. Eccl. Tom. IX. p, 167-).
[87] Le lettere di Sidonio Vescovo di Vienna sotto i Visigoti, e d'Avito
Vescovo di Vienna sotto i Borgognoni dimostrano alle volte, in oscuri
accenti, le disposizioni generali de' Cattolici. L'istoria di Clodoveo,
e di Teodorico somministrerà de' fatti particolari su questo proposito.
[88] Genserico confessò tal somiglianza, mediante la severità con cui
punì quelle indiscrete allusioni. -Victor Vitens l. 7. p. 10.-
[89] Tali sono le querele contemporanee di Sidonio Vescovo di Clermont
(-L. VII. c. 6. p. 182, ec. edit. Sirmond-). Gregorio di Tours, che cita
questa lettera (-L. II. c. 25 in Tom. 2. p. 174-), ne trae
un'asserzione, che non si può verificare, cioè che di nove sedi Vacanti
nell'Aquitania, alcune eran vacate per causa di -Martiri- episcopali.
[90] I monumenti originali della persecuzione de' Vandali si son
conservati ne' cinque libri dell'istoria di Vittore Vitense (-de
persecutione Vandalicà-), Vescovo che fu esiliato da Unnerico; nella
vita di S. Fulgenzio, che si distinse nella persecuzione di Trasimondo
(-in Biblioth. max. Patr. T. IX. p. 4, 16-) e nel primo libro della
guerra Vandalica dell'imparzial Procopio (-c. 7, 8, p. 196, 197, 198,
199-), Il Ruinart, ultimo editore di Vittore, ha illustrato tutto questo
soggetto con un copioso e dotto apparato di note, e di supplementi
(-Parigi 1694-).
[91] Victor. IV. 2. p. 65. Unnerico nega il nome di Cattolici agli
-Omousi-. Descrive come, -veri Divina Majestatis cultores-, quegli del
suo partito, che professavan la fede confermata da più di mille Vescovi
ne' Concilj di Rimini e di Seleucia.
[92] Victor. -II. 1. p. 21, 22-. -Laudabilior.... videbatur-. Ne'
Manoscritti, ne' quali si omette questa parola, il passo non è
intelligibile. Vedi Ruinart -not. p. 264-.
[93] Victor. -II. 2, p. 22, 23-. Il Clero di Cartagine chiamava queste
condizioni -periculosae-; ed infatti sembra, che fossero poste come una
rete per prendere i Vescovi Cattolici.
[94] Vedi la narrazione di questa conferenza, ed il trattamento de'
Vescovi presso Vittore -II, 13, 18, p. 35, 42-, e tutto il quarto libro
-p. 63, 171-. Il terzo libro (-p. 42, 62-) contiene la loro apologia, o
confessione di fede.
[95] Vedasi la lista de' Vescovi affricani presso Vittore -p. 117, 120
con le note del Ruinart p. 215, 397-. Spesso vi si trova il nome
scismatico di Donato, e sembra, che avessero adottato (come i nostri
fanatici dell'ultimo secolo) le pie denominazioni di -Deodatus-,
-Deogratias-, -Quidvult Deus-, -Habet Deum etc.-
[96] Fulgent. -Vit. c. 16, 29-. Trasimondo affettava la lode di
moderazione e di dottrina; e Fulgenzio indirizzò tre libri di
controversia all'Arriano Tiranno, ch'ei chiama -piissime Rex.-
(-Bibliot. max. Patr. Tom. IX. p. 21-). Nella vita di Fulgenzio si fa
menzione di soli sessanta Vescovi esuli; si accrescono fino a centoventi
da Vittore Tunnunense, e da Isidoro; ma si specifica il numero di
dugentoventi nell'-Historia Miscella-, ed in una breve Cronica autentica
di quei tempi. Vedi Ruinart -p. 570, 571-.
[97] Vedansi gl'insipidi e bassi epigrammi dello Stoico, il quale non
seppe soffrir l'esilio con maggior fortezza, che Ovidio. La Corsica
poteva non produrre del grano, del vino, o dell'olio; ma non poteva
mancare di erbaggi, d'acqua, e di fuoco.
[98] -Si ob gravitatem coeli interissent-, vile -damnum-. Tacit. -Annal.
II. 85-. Facendone l'applicazione, Trasimondo avrebbe adottato la
lettura di alcuni critici, -utile damnum-.
[99] Vedansi questi preludj d'una -general- persecuzione appresso
Vittore II. 3, 4, 7, ed i due editti d'Unnerico -L. II. p. 35. L. IV. p.
64-.
[100] Vedi Procopio -de Bell. Vandal. L. I. c. 7, p. 197, 198-. Un
Principe Moro cercava di rendersi propizio il Dio de' Cristiani,
mediante la sua diligenza a cancellare i segni del sacrilegio Vandalico.
[101] Vedi questa storia presso Vittore -II. 8, 12. p. 30, 34-. Vittore
descrive le angustie di que' Confessori come testimone di veduta.
[102] Vedasi il quinto libro di Vittore. Le sue appassionate querele son
confermate dalla sobria testimonianza di Procopio, e dalla pubblica
dichiarazione dell'Imperator Giustiniano (-Cod. Lib. I. tit. 27-).
[103] Victor. II, -18. p. 71-.
[104] Victor. V. -4. p. 74, 75-. Ei chiamavasi Vittoriano, ed era un
ricco Cittadino d'Adrumeto, che godeva la confidenza del Re, per il
favore del quale aveva ottenuto il posto, o almeno il titolo, di
Proconsole dell'Affrica.
[105] Victor. I. -6. pag. 8, 9-. Dopo aver narrato la ferma resistenza,
e la destra risposta del Conte Sebastiano, soggiunge: -Quare alio
generis argumento postea bellicosum Virum occidit-.
[106] Victor. V. 12, 13. Tillemont, -Mem. Eccl. Tom. IV. p. 609-.
[107] Il titolo proprio del Vescovo di Cartagine era quello di
-Primate-: ma dalle Sette, e dalle nazioni si dava il nome di Patriarca
al loro principal Ministro Ecclesiastico. Vedi Tommassin., -Discipl. de
l'Eglis. Tom I. p. 155, 158-.
[108] Il Patriarca Civila stesso dichiarò, ch'ei non intendeva il Latino
(Victor. II. -p. 42-.) -nescio latine-; e poteva tollerabilmente
conversare, senza esser però capace, di predicare o disputare in quella
lingua. Il Vandalo suo Clero era vie più ignorante; e poco potea
contarsi sugli Affricani, che si erano uniformati al medesimo.
[109] Victor. II, -1, 3. p. 22-.
[110] Victor. V. -7. p. 72-. Ei chiama in testimone l'Ambasciatore
medesimo, che aveva per nome Uranio.
[111] -Astutiores-, Vict. IV. -4. p. 70-. Egli chiaramente afferma, che
la lor citazione del Vangelo -non jurabitis in toto- non tendeva, che ad
eludere l'obbligazione d'un giuramento inconveniente. I quarantasei
Vescovi, che ricusarono, furono esiliati in Corsica; ed i trecentodue,
che giurarono, furono distribuiti per le Province dell'Affrica.
[112] Fulgenzio, Vescovo di Ruspa nella Provincia Bizacena, era d'una
famiglia Senatoria, ed aveva avuto una nobile educazione. Egli sapeva
tutto Omero o Menandro prima che incominciasse a studiare il Latino, sua
lingua nativa. (-Vit. Fulgent. c. 1-). Molti Vescovi Affricani
intendevano il Greco, ed erano stati tradotti in Latino molti Greci
Teologi.
[113] Si confrontino le due prefazioni a' dialoghi di Vigilio di Tapso
(-pag. 118, 129. edit. Chifl-.). Ei poteva divertire i suoi eruditi
lettori con un'innocente finzione; ma il soggetto era troppo grave, e
gli Affricani troppo ignoranti.
[114] Il P. Quesnel mosse quest'opinione, che si è ricevuta
favorevolmente. Ma le seguenti tre verità, per quanto possano parer
sorprendenti, sono -presentemente- accordate da tutti (Gearardo Voss.
-Tom. VI. p. 516, 522-. Tillemont, -Mem. Eccl. Tom VIII. p. 667, 671-):
1. S. Atanasio non è l'autore del -Credo-, che sì frequentemente si
legge nelle nostre Chiese; 2. non sembra, che questo esistesse per lo
spazio d'un secolo dopo la sua morte; 3. fu composto originalmente in
lingua Latina, e per conseguenza nelle Province occidentali. Gennadio,
Patriarca di Costantinopoli, fu tanto sorpreso da tale straordinaria
composizione, che disse francamente, che quella era opera d'un ubbriaco.
(Petav., -Dogm. Theolog. Tom. II. L. VII. c. 8. p. 587-).
[115] I. Joan. V. 7. Vedi Simone, -Hist. Crit. du nouv. Testam. Part. I.
c. 18. p. 203, 218., e Part. II. c. 9. p. 99, 121- e gli elaborati
Prolegomeni ed Annotazioni, del Dot. Mill e di Wetstein, alle loro
edizioni del Testamento Greco. Nel 1689 il Papista Simon cercava d'esser
libero; nel 1707 il Protestante Mill desiderava d'essere schiavo; nel
1751 l'Arminiano Wetstein si servì della libertà de' suoi tempi, e della
sua setta.
[116] Fra tutti i Manoscritti che esistono nel numero di ottanta ve ne
sono alcuni che hanno almeno 1200 anni. (Wetstein -lot. cit.-). Le copie
ortodosse del Vaticano, degli Editori Complutensiani, e di Roberto
Stefano son divenute invisibili; ed i due Manoscritti di Dublino e di
Berlino non meritano di fare un'eccezione. Vedi Emlyn -Oper. Vol. II.
pag. 227, 255, 269, 299- e le quattro ingegnose lettere del Sig. de
Missy nel Tom. 8 e 9 del Giornale Britannico.
[117] O piuttosto da' quattro Vescovi, che composero, e pubblicarono la
professione di fede in nome de' loro confratelli. Essi dicono questo
testo luce -clarius- (Victor. Vitens. -De persecut. Vandal. L. III. c.
II. p. 54-). Poco dopo è citato da' Polemici Affricani, Vigilio e
Fulgenzio.
[118] Nell'XI, e XII secolo le Bibbie furon corrette da Lanfranco,
Arcivescovo di Canterbury, e da Nicola, cardinale e bibliotecario della
Chiesa Romana, -secundum ortodoxam fidem- (Wetstein -Prolegom. p. 84,
85-). Nonostanti queste correzioni, quel passo tuttavia manca in
venticinque Manoscritti Latini (Wetstein -loc. cit.-), che sono i più
antichi, ed i più belli: due qualità, che rare volte s'uniscono, eccetto
ne' Manoscritti.
[119] Quest'arte, che avevano inventato i Germani, fu applicata in
Italia agli scrittori profani di Roma, e della Grecia. Si pubblicò verso
il medesimo tempo l'originale Greco del Nuovo Testamento (-an. 1514,
1516, 1520-) per opera di Erasmo, e per la munificenza del Cardinal
Ximenes. La Poliglotta Complutensiana costò al Cardinale 50000 ducati.
(Vedi Mattaire -Annal. Typog. Tom II. p. 2, 8, 125, 133- e Wetstein
-Prolegom. p. 126, 127-).
[120] Si sono stabiliti i tre testimoni nel nostro Testamento Greco per
la prudenza d'Erasmo, per l'onesto bigottismo degli Editori
Complutensiani, per l'inganno, o errore tipografico di Roberto Stefano
in porvi un segno, e per la deliberata falsità, o strano timore di
Teodoro Beza.
[121] Plin. -Hist. Nat. V. I.- Itinerar. Wesseling, -p. 15-. Cellar.
-Geogr. antiq. Tom. II. Part. II. p. 127-. Questa Tipasa (che non si dee
confondere con un'altra nella Numidia) era una città di qualche
considerazione, poichè Vespasiano la distinse col diritto del Lazio.
[122] Ottato Milevitano, -de schism. Donatist. L. II. p. 38-.
[123] Vittor. Vitens. -V. 6. p. 76-. Ruinart -p. 483, 487-.
[124] Enea Gaz. -in Theophrasto, in Biblioth. Patr. T. VIII. p. 664,
665-. Egli era Cristiano, e compose questo dialogo, intitolato il
-Teofrasto-, sull'Immortalità dell'anima, e la Risurrezione del corpo,
oltre venticinque lettere, che tuttavia esistono. (Vedi Cave, -Hist.
Letter. p. 297-, e Fabric., -Bibl. Graec. Tom. I. p. 422-).
[125] Giustiniano, -Cod. Lib. I. Tit. XXVII-. Marcellin., in Chron. p.
45. in Thesaur. Tempor. Scaliger. Procopio, de Bell. Vandal. -L. 1. c.
7. p. 196-. Gregorio M., -Dial. 3, 32-. Nessuno di questi ha specificato
il numero de' Confessori, che si determina a sessanta in un Menologio
antico (ap. Ruinart -p. 486-). Due di loro perdettero la favella per
causa di fornicazione, ma il miracolo si accresce per la singolare
circostanza d'un fanciullo, che non aveva -mai- parlato prima che gli
fosse tagliata la lingua.
[126] Vedi i due Storici generali di Spagna, Mariana (-Hist. de Reb.
Hispan. Tom. I. L. V. c. 12, 15. p. 183, 194-), e Ferreras (-Traduzione
Francese Tom. II. p. 206, 247-). Mariana quasi si scorda d'essere un
Gesuita par prender lo stile, e lo spirito d'un classico Romano.
Ferreras, industrioso Compilatore, n'esamina i fatti, e ne rettifica la
cronologia.
[127] Goisvinta sposò successivamente due Re de' Visigoti, Atanagildo, a
cui partorì Brunechilde madre d'Ingunde: e Leovigildo, i due figli del
quale Ermenegildo e Recaredo, eran nati da un matrimonio precedente.
[128] -Iracundiae furore succensa adprehensam per comam capitis puellam
in terram conlidit, et diu calcibus verberatam ac sanguine cruentatam
jussit exspoliari, et piscinae immergi.- Greg. Turon. -L. V. c. 39. in
Tom. II. pag. 255-. Gregorio è uno de' migliori originali, che abbiamo,
per questa porzione d'Istoria.
[129] I Cattolici, che ammettevano il battesimo degli Eretici,
ripetevano il rito, o come fu chiamato dopo, il sacramento della
Confermazione, al quale attribuivano molte mistiche e maravigliose
prerogative, sì visibili, che invisibili. Vedi Chardon, -Hist. des
Sacramens Tom.- I. p. 405, 552.
[130] Osset, o Giulia Costanza, era in faccia a Siviglia nella parte
settentrionale della Betica (Plin. -Hist. nat. III-) ed il ragguaglio
autentico di Gregorio di Tours (-Hist. francor. L. VI 43. p. 288-)
merita più fede, che il nome di Lusitania (-de Glor. Martyr. c. 24-),
che ardentemente fu abbracciato dal vano e superstizioso Portoghese
(Ferreras, -Hist. d'Espagne Tom. II. p. 166-).
[131] Si fece questo miracolo con molta abilità: un Re Arriano sigillò
le porte, e scavò una profonda fossa intorno alla Chiesa, senza potere
impedire la copia dell'acqua Battesimale nella Pasqua.
[132] Ferreras (-Tom. II. pag. 168, 175 an. 550-) ha illustrato le
difficoltà, che si fanno intorno al tempo, ed alle circostanze della
conversione degli Svevi. Essi erano stati recentemente uniti da
Leovigildo alla Gotica Monarchia di Spagna.
[133] Quest'aggiunta al simbolo Niceno, o piuttosto Costantinopolitano,
fu fatta per la prima volta nell'ottavo concilio di Toledo l'anno 633.
Ma non fece che esprimere la dottrina popolare (Gerard. Vossio -Tom. VI.
p. 527 de tribus Symbolis-).
[134] Vedi Gregor. Magn. L. VII. ep. 126. ap. Baron. -Annal. Eccl. an.
599. n. 25, 26-.
[135] Paolo Varnefrido (-de Gest. Longobard. L. IV. c. 44 pag. 853 Edit.
Grot-.) confessa, che l'Arrianismo era tuttavia in vigore sotto il regno
di Rotari (-an. 636, 652-). Il pio Diacono non cerca di fissare l'epoca
precisa della nazional conversione, che per altro fu ultimata prima che
finisse il settimo secolo.
[136] -Quorum fidei et conversioni ita gratulatus esse rex perhibetur,
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