«Se alcuno (dice Vittore) dubitasse della verità di questo, vada a Costantinopoli, ed ascolti la chiara e perfetta favella di Restituto suddiacono, uno di que' gloriosi martiri, che adesso sta nel palazzo dell'Imperator Zenone, ed è rispettato dalla devota Imperatrice». Ci fa maraviglia il trovare in Costantinopoli un freddo e dotto testimone superiore ad ogni eccezione, senza interesse, e senza passione. Enea di Gaza, Filosofo Platonico ha descritto accuratamente le proprie sue osservazioni su questi pazienti Affricani. «Gli vidi io medesimo (dice), gli udii parlare: diligentemente cercai per quali mezzi poteva formarsi una voce così articolata senza verun organo del discorso: adoprai gli occhi per esaminare ciò, che m'indicavan gli orecchi: aprii loro la bocca, e vidi, ch'era stata loro interamente strappata la lingua dalle radici, operazione, che i Medici generalmente risguardano come mortale[124]». Potrebbe confermarsi la testimonianza d'Enea di Gaza con la superflua autorità dell'Imperator Giustiniano in un Editto perpetuo; del Conte Marcellino nella sua Cronica de' tempi; e del Pontefice Gregorio I, che aveva riseduto in Costantinopoli come ministro del Pontefice Romano[125]. Tutti questi vissero dentro il corso d'un secolo; o tutti adducono la lor personal cognizione del fatto, o la pubblica notorietà della verità d'un miracolo, che si ripetè in varie occasioni, si espose nel più gran teatro del Mondo, e fu sottoposto per una serie di anni al tranquillo esame dei sensi. Questo dono soprannaturale de' Confessori Affricani, che parlavano senza lingua, otterrà l'assenso di quelli soltanto, che già credono, che il loro linguaggio fosse puro ed ortodosso. Ma l'ostinata mente d'un infedele si munisce d'un segreto incurabil sospetto; e l'Arriano o il Sociniano, che ha seriamente rigettato la dottrina della Trinità, non sarà scosso dalla più plausibile prova d'un miracolo Atanasiano. [A. 500-700] I Vandali e gli Ostrogoti perseverarono nella professione dell'Arrianismo fino alla total rovina de' Regni, ch'essi avevan fondato nell'Affrica ed in Italia; i Barbari della Gallia si sottomisero all'ortodosso impero de' Franchi; e la Spagna si restituì alla Chiesa Cattolica per la volontaria conversione de' Visigoti. [577-584] Questa salutare rivoluzione[126] fu accelerata dall'esempio d'un Regio martire, a cui la nostra più fredda ragione può dare il nome d'ingrato ribelle. Leovigildo, Gotico Monarca di Spagna, meritava il rispetto de' suoi nemici, e l'amor de' suoi sudditi: i Cattolici godevano una libera tolleranza, e gli Arriani ne' suoi sinodi tentavano, senza gran successo, di conciliare i loro scrupoli con abolire l'odioso rito d'un -secondo- Battesimo. Ermenegildo, suo figlio maggiore, ch'era stato investito dal Padre del diadema reale, e del bel Principato della Betica, contrasse un onorevole ed ortodosso matrimonio con una Principessa Merovingica, figlia di Sigeberto Re d'Austrasia, e della famosa Brunechilde. La bella Ingunde, che non aveva più di tredici anni, fu ricevuta, amata, e perseguitata nella corte Arriana di Toledo; e la sua religiosa costanza fu alternativamente assalita dagli allettamenti, e dalla violenza di Goisvinta, Regina de' Goti, che abusò del doppio diritto d'autorità materna, che aveva[127]. Goisvinta, irritata dalla sua resistenza, prese la Principessa cattolica pei capelli, la gettò crudelmente per terra, le diede tanti calci, che fu ricoperta di sangue, e finalmente ordinò che fosse spogliata, e gettata in una vasca, o conserva di pesci[128]. Poterono l'amore e l'onore muover Ermenegildo a risentirsi di questo ingiurioso trattamento fatto alla sua sposa; ed appoco appoco si persuase, che Ingunde soffrisse per causa della divina verità. Le tenere di lei querele, ed i forti argomenti di Leandro, Arcivescovo di Siviglia, compirono la conversione di esso, e fu iniziato l'erede della Monarchia Gotica nella Fede Nicena per mezzo de' solenni riti della Confermazione[129]. Il temerario giovine, infiammato dallo zelo, e forse dall'ambizione, fu tentato a violare i doveri di figlio, e di suddito; ed i Cattolici di Spagna, quantunque, non potessero dolersi della persecuzione, applaudirono alla sua pia ribellione contro un padre eretico. Si prolungò la guerra civile pei lunghi ed ostinati assedj di Merida, di Cordova e di Siviglia, che avevano fortemente abbracciato il partito d'Ermenegildo. Esso invitò i Barbari ortodossi, gli Svevi ed i Franchi, alla distruzione del suo nativo paese; implorò il pericoloso aiuto de' Romani, che possedevano l'Affrica, ed una parte della costa di Spagna; e l'Arcivescovo Leandro, suo santo Ambasciatore, trattò in persona efficacemente con la Corte Bizantina. Ma svanirono le speranze dei Cattolici per l'attiva diligenza d'un Re, che comandava le truppe, e maneggiava i tesori della Spagna; ed il colpevole Ermenegildo dopo i vani suoi tentativi di resistere o di fuggire, fu costretto ad arrendersi nelle mani d'un irritato padre. Leovigildo ebbe tuttavia presente quel sacro carattere; ed al ribelle, spogliato degli ornamenti reali, si lasciò professare in un decente esilio la religione cattolica. I replicati suoi ed infelici tradimenti al fine provocarono lo sdegno del Re Goto; e la sentenza di morte, che questo pronunziò con apparente ripugnanza fu segretamente eseguita nella torre di Siviglia. L'inflessibil costanza, con cui esso ricusò d'accettare la comunione Arriana per prezzo della sua salvezza, può scusare gli onori, che si son fatti alla memoria di S. Ermenegildo. La sua moglie, ed il suo piccolo figlio si ritennero in una ignominiosa schiavitù da' Romani: e questa domestica disgrazia macchiò le glorie di Leovigildo, ed amareggiò gli ultimi momenti della sua vita. [A. 586-589] Recaredo, suo figlio e successore, che fu il primo Re cattolico di Spagna, era stato imbevuto della fede del suo infelice fratello, ch'ei però sostenne con maggior prudenza e successo. In vece di ribellarsi contro il padre, aspettò pazientemente l'ora della sua morte. In vece di condannarne la memoria, piamente suppose, che il Monarca morendo avesse abiurato gli errori dell'Arrianismo, e raccomandato al figlio la conversione della nazione Gotica. Per ottenere questo fine salutare, convocò Recaredo un'assemblea del Clero o de' nobili Arriani, si dichiarò Cattolico, e gli esortò ad imitar l'esempio del loro Principe. Una laboriosa interpretazione di testi dubbiosi, o una curiosa serie di argomenti metafisici avrebb'eccitata una controversia senza fine; ed il Monarca prudentemente propose all'ignorante sua udienza due sostanziali e visibili prove, cioè la testimonianza della terra, e del cielo. La -Terra- s'era sottomessa al Sinodo Niceno: i Romani, i Barbari e gli abitanti della Spagna concordemente professavano la stessa fede ortodossa; ed i Visigoti erano quasi soli a resistere al consenso del Mondo cristiano. Un secolo superstizioso era disposto a venerare come testimonianza del -Cielo- le cure soprannaturali, che si facevano por l'abilità o virtù del clero cattolico: i fonti Battesimali d'Osset nella Betica[130], che spontaneamente ogni anno si riempivano d'acqua la vigilia di Pasqua[131]; e le miracolose reliquie di S. Martino di Tours, che avevano già convertito il Principe Svevo, ed i Popoli della Gallicia[132]. Il Re cattolico incontrò alcune difficoltà su quest'importante cangiamento della religion nazionale. Si formò contro di lui una cospirazione, segretamente fomentata dalla Regina vedova; e due Conti suscitarono una pericolosa ribellione nella Gallia Narbonese. Ma Recaredo disarmò i congiurati, disfece i ribelli, ed esercitò contro di essi una severa giustizia, che gli Arriani poterono a vicenda infamare con la taccia di persecuzione. Otto Vescovi, i nomi dei quali dimostrano la lor origine Barbara, abiurarono i loro errori, e si ridussero in cenere tutti i libri della Teologia Arriana, insieme con la casa nella quale a tal fine si erano raccolti. Tutto il Corpo de' Visigoti, e degli Svevi fu allettato o tratto nel seno della comunione cattolica; la fede almeno della nuova generazione fu sincera e fervente; e la devota liberalità de' Barbari arricchì le Chiese ed i Monasteri della Spagna. Settanta Vescovi, adunati nel Concilio di Toledo, ricevettero la sommissione de' loro conquistatori; e lo zelo degli Spagnuoli migliorò il simbolo Niceno, dichiarando la processione dello Spirito Santo dal Figlio ugualmente che dal Padre; importante articolo di dottrina, che produsse, lungo tempo dopo, lo scisma delle Chiese Greca e Latina[133]. Il Regio proselito immediatamente salutò e consultò il Pontefice Gregario, detto il Grande, dotto e santo Prelato, il governo del quale si distinse per la conversione degli Eretici ed Infedeli. Gli ambasciatori di Recaredo rispettosamente offerirono sulla soglia del Vaticano i ricchi di lui presenti d'oro e di gemme; ed accettarono, come un lucroso cambio, i capelli di S. Giovanni Battista, una croce, in cui era chiuso un piccolo pezzo del vero legno, ed una chiave che conteneva alcune particelle di ferro, ch'erano state raschiate dalle catene di S. Pietro[134]. [A. 600] L'istesso Gregorio, spirituale conquistatore della Gran Brettagna, incoraggiò la pia Teodolinda, Regina de' Lombardi, a propagare la fede Nicena fra' vittoriosi selvaggi, il fresco Cristianesimo de' quali era macchiato dall'eresia Arriana. I devoti di lei travagli, lasciarono tuttavia luogo all'industria, ed al successo di altri Missionari; e molte città d'Italia sempre si disputavano da' Vescovi contrari. Ma la causa dell'Arrianismo restò appoco appoco oppressa dal peso della verità, dell'interesse e dell'esempio, e la controversia, che l'Egitto avea tratto dalla scuola Platonica, si terminò dopo una guerra di trecent'anni dalla total conversione de' Lombardi d'Italia[135]. [A. 612-712] I primi Missionari, che predicarono il Vangelo ai Barbari, si rimessero all'evidenza della ragione, ed implorarono il benefizio della tolleranza[136]. Ma appena ebbero stabilito il loro spiritual dominio, esortarono i Re Cristiani ad estirpare senza misericordia i residui della Romana o Barbarica superstizione. I successori di Clodoveo condannarono a cento colpi di verghe la gente di campagna, che ricusava di distruggere i propri idoli; il delitto di sacrificare a' demoni era punito dalle Leggi Anglo-sassone con le più gravi pene della carcere e della confiscazione; e fino il saggio Alfredo adottò, come un indispensabil dovere, l'estremo rigore degli istituti Mosaici[137]. Ma la pena si abolì appoco appoco, insieme col delitto, nel Popolo cristiano: le dispute teologiche delle scuole si sospesero dalla favorevole ignoranza; e lo spirito intollerante, che non poteva più trovare nè idolatri nè eretici, si ridusse a perseguitare gli Ebrei. Quest'esule nazione aveva fondato alcune Sinagoghe nelle città della Gallia; ma la Spagna, fin dal tempo d'Adriano, era piena di numerose colonie[138]. Le ricchezze, che avevano accumulato per mezzo del commercio o del maneggio delle finanze, invitarono la pietosa avarizia de' loro Signori; ed essi potevan'opprimersi senza pericolo, giacchè avevan perduto l'uso, e fino le memoria delle armi. Sisebuto, Re Goto, che regnò al principio del settimo secolo, divenne in un tratto agli ultimi estremi della persecuzione[139]. Furon costretti a ricevere il sacramento del battesimo novantamila Ebrei; si confiscarono i beni degli ostinati infedeli, e ne furon tormentati i corpi; e sembra dubbioso, se fosse loro permesso d'abbandonare il nativo loro paese. L'eccessivo zelo del Re cattolico fu moderato fino dal Clero di Spagna, che solennemente pronunziò una sentenza contraddittoria, cioè che non dovessero darsi i sacramenti per forza; ma che gli Ebrei, ch'erano stati battezzati, fossero costretti, per onor della Chiesa, a perseverare nell'esterna pratica d'una religione, ch'essi non credevano, e detestavano. Le frequenti loro ricadute provocarono uno de' successori di Sisebuto a bandire tutta la nazione da' suoi Stati; ed un concilio di Toledo pubblicò un decreto, che ogni Re Goto dovesse giurare di mantenere questo salutevol editto. Ma i tiranni non volevano abbandonar le vittime, che si dilettavano di tormentare, o privarsi d'industriosi schiavi, su' quali potevano esercitare una lucrosa oppressione. Gli Ebrei tuttavia continuarono nella Spagna, sotto il peso delle Leggi civili ed ecclesiastiche, le quali nel medesimo regno si sono fedelmente trascritte nel Codice dell'Inquisizione. I Re Goti, ed i Vescovi finalmente conobbero, che le ingiurie producono dell'odio, e che l'odio trova col tempo l'occasione della vendetta. Una nazione, segreta o palese nemica del Cristianesimo, andò sempre moltiplicandosi nella servitù e nell'angustia; e gl'intrighi degli Ebrei promossero il rapido successo degli Arabi conquistatori[140]. Tostochè i Barbari negarono il potente lor patrocinio all'eresia d'Arrio aborrita dal Popolo, essa cadde nel disprezzo e nell'oblivione. Ma i Greci ritennero sempre la lor disposizione sottile e loquace: lo stabilimento d'una oscura dottrina suggeriva nuove questioni, e nuove dispute; ed era sempre in facoltà di un ambizioso Prelato, o d'un fanatico Monaco l'alterare la pace della Chiesa, e forse dell'Impero. L'Istorico dell'Impero può trascurare quelle dispute che restarono nell'oscurità delle scuole, e de' Sinodi. I Manichei, che cercavano di conciliare le religioni di Cristo e di Zoroastro, si erano segretamente introdotti nelle Province. Ma questi estranei settari furon involti nella comune disgrazia degli Gnostici, e l'odio pubblico fece eseguir contro di essi le leggi Imperiali. Le opinioni ragionevoli de' Pelagiani si propagarono dalla Gran Brettagna a Roma, in Affrica, e nella Palestina e tacitamente svanirono in un secolo superstizioso. Ma fu diviso l'Oriente dalle controversie Nestoriana ed Eutichiana, che tentavano di spiegare il mistero dell'Incarnazione, ed affrettarono la rovina del Cristianesimo nella nativa sua terra. Queste controversie si principiarono ad agitare sotto il regno di Teodosio il Giovane: ma le importanti loro conseguenze si estendono molto al di là de' confini del presente volume. La metafisica serie degli argomenti, le contese dell'ambizione ecclesiastica, e la politica loro influenza sulla caduta dell'Impero Bizantino, possono somministrare un interessante ed istruttivo corso d'istoria, dai Concilj generali d'Efeso e di Calcedonia, sino alla conquista dell'Oriente fatta da' successori di Maometto. NOTE: [1] Si è diligentemente discussa l'origine dell'Istituto monastico dal Tommasino (-Discipl. de l'Eglis. Tom I. p. 1419, 1426-) o dall'Helyot (-Hist. des Ordres monastig. 94, Tom. I. p. 1-66-). Questi autori son molto eruditi, e passabilmente onesti; e la diversità d'opinione fra loro scuopre il soggetto in tutta la sua estensione. Pure il cauto Protestante, che diffida di -qualunque- guida Papale, può consultare il settimo libro delle antichità Cristiane del Bingamo. [2] Vedi Euseb. Demonstr. Evang. (-l. 1. p. 20. Edit Graec. Rob. Stephani Paris 1545-). Nella sua Storia Ecclesiastica pubblicata dodici anni dopo la dimostrazione (-l. 2. c. 17-) Eusebio asserisce, che i Terapeuti fossero Cristiani; ma sembra, che non sapesse, che un Istituto simile fosse attualmente risorto in Egitto. [3] Cassiano (-Collat. XVIII. 5-) trae l'istituzione de' Cenobiti da quest'origine, sostenendo, che appoco appoco decadesse, finattantochè non fu restaurata da Antonio e da' suoi Discepoli. [4] Оφελιμωτατον γαρ τι χρημα εις ανθρωπος εχθουσα παρα Фεου η’ τοιαδτη φιλοσοφια. Queste sono l'espressive parole di Sozomeno, che diffusamente e con piacevol maniera descrive (l. I. c. 12, 13, 14) l'origine, ed il progresso di tal monastica filosofia (Vedi Suicer. -Thesaur. Eccl. Tom. II. p. 1441-). Alcuni moderni Scrittori, come Lipsio (-Tom. IV. p. 448, manuduct. ad Philos. Stoic. III. 13-) e la Mothe-le-Vayer (-Tom. IX. De la vertu des Payens p. 228, 262-) hanno paragonato i Carmelitani a' Pitagorei, ed i Cinici a' Cappuccini. [5] I Carmelitani traggono la loro genealogia con regolar successione dal Profeta Elia (Vedi le -Tesi di Beziers an. 1682 appresso Bayle, Nouvelles de la republ. des Lettres Oeuvr. Tom. I. p. 82-, ec. e la prolissa ironia degli ordini monastici, opera anonima -Tom. I. p. 433, stampata in Berlino 1751-). Roma, e l'Inquisizione di Spagna imposero silenzio alla profana critica de' Gesuiti di Fiandra (Helyot, -Hist. des Ordres monast. Tom. I. p. 282, 300-), e si eresse nella Chiesa di S. Pietro la statua d'Elia il Carmelitano (-Voyag. du P. Labat Tom. III. p. 87-). [6] -Plin. Hist. Nat. V. 15 Gens sola; et in toto orbe praeter ceteras mira, sine ulla femina, omni venere abdicata, sine pecunia, socia palmarum. Ita per saeculorum millia (incredibile dictu) gens aeterna est, in qua nemo nascitur. Tam faecunda illis aliorum vitae poenitentia est-. Ei li pone appunto al di là del nocivo influsso del lago, e nomina Engaddi, e Masada, come le città più vicine. La Laura, ed il monastero di S. Saba non potevano esser molto distanti da questo luogo (Vedi Reland, -Palaestin. Tom. I. p. 295, Tom. II. p. 763, 874, 880, 890-). [7] Vedi -Athanas. Op. Tom. 2. p. 450-505 e Vit. Patrum p. 26-74- con le annotazioni di Rosweyde. La prima contiene l'originale Greco; l'altra è una traduzione Latina molto antica, fatta da Evagrio amico di S. Girolamo. [8] Γραμματα μεν μαθειν ουκ ηνεσχετο. Athanas. -Tom. 2. in vit. S. Anton. p. 452-, ed è stata ammessa l'asserzione della sua totale ignoranza da molti degli antichi, e dei moderni. Ma il Tillemont (Mem. Eccl. Tom. VII. p. 666) dimostra con alcuni probabili argomenti, che Antonio sapeva leggere e scrivere nella Copta sua lingua nativa, ed era solo ignorante della letteratura Greca. Il Filosofo Sinesio (-p. 51-) confessa, che il naturale ingegno d'Antonio non aveva bisogno dell'aiuto della scienza. [9] -Arurae autem erant ei trecentae uberes, et valde optimae- (-vit. Patr. l. 1. p. 36-). Se l'arura è lo spazio di cento cubiti Egizi quadrati (Rosweyde -onomastich. ad vit. Patr. p. 1014, 1015-), ed il cubito Egiziano di tutti i tempi è uguale a ventidue pollici inglesi (Graves -vol. 1. p. 233-) l'arura conterrà circa tre quarti d'un acro inglese. [10] Si fa la descrizione del Monastero da Girolamo (-T. 1. pag. 248, 249. in vit. Hilarion-.) e dal P. Sicard (-Missions du Levant. Tom. I. pag. 122, 200-). Tali descrizioni però non sempre si posson conciliare fra loro. Il S. Padre lo dipinse secondo la sua fantasia, ed il Gesuita secondo la sua esperienza. [11] -Girolamo Tom. I. p. 146, ad Eustoch. Hist. Lausiac. c. 7, in vit. Patr. p. 712.- Il P. Sicard (-Mis. du Levant Tom. 2. p. 29, 79-) visitò, e descrisse questo deserto, che adesso contiene quattro monasteri, e venti o trenta Monaci. Vedi D'Anville -Descript. de l'Egypt. p. 74-. [12] Tabenna è una picciola isola del Nilo, nella diocesi di Tentira o Dendera, fra la moderna città di Girge, e le rovine dell'antica Tebe (d'Anville -p. 194-). Il Tillemont dubita, se fosse un'isola; ma si può dedurre da' fatti, che adduce ci medesimo, che il primitivo suo nome fu di poi trasferito al gran Monastero di Bau, o Pabau (-Mem. Eccl. Tom. VII. p. 678, 688-). [13] Vedi nell'opera intitolata -Codex Regularum- (pubblicata da Luca Holstenio Rom. 1661) una prefazione di San Girolamo alla sua traduzione latina della regola di Pacomio. -Tom. I. p. 61-. [14] Rufin. c. 5, -in vit. Patrum p. 459-. Ei la chiama -Civitas ampla valde, et populosa-, e vi conta dodici chiese, Strabone (-lib. XVII. pag. 1166-), ed Ammiano (XXII. 16) hanno fatto onorevol menzione d'Ossirinco, gli abitanti di cui adoravano un piccol pesce in un magnifico Tempio. [15] -Quanti populi habentur in urbibus, tantae pene habentur in desertis multitudines monachorum.- Rufin. c. 7, -in vit. Patr. p. 461-. Esso applaudisce al fortunato cambiamento. [16] Si fa menzione accidentalmente dell'introduzione della vita monastica in Roma, ed in Italia da Girolamo (Tom. I. p. 119, 120, 199). [17] Vedi la vita d'Ilarione, scritta da S. Girolamo (-T. I. p. 241, 252-). Le storie di Paolo, d'Ilarione, e di Malco son raccontate mirabilmente dal medesimo autore; e l'unico difetto di questi piacevoli componimenti è la mancanza di verità, e di senso comune. [18] La prima sua ritirata fu in un piccol villaggio sulle rive dell'Iri, non molto distante da Neocesarea. I dieci o dodici anni della sua vita monastica furono disturbati da lunghe, e frequenti distrazioni. Alcuni critici hanno posto in dubbio l'autenticità delle sue regole ascetiche; ma sono di gran peso le prove estrinseche, che se ne adducono, ed essi non possono dimostrare se non che quella è opera d'un vero o finto entusiasta. Vedi Tillemont -Mem Eccl. Tom. IX. p. 636, 644-. Helyot -His. des Ord. Mon. Tom. I. p. 175, 181.- [19] Vedasi la sua Vita, ed i tre Dialoghi di Sulpicio Severo, il quale asserisce (-Dial. t.- 16) che i librai di Roma furono ben contenti della pronta e facile vendita della sua opera popolare. [20] Quando Ilarione navigò da Paretonio al Capo Pachino, offrì di pagare il suo trasporto con un libro degli Evangeli; Postumiano, Monaco della Gallia, che avea visitato l'Egitto, trovò una nave mercantile, che partiva d'Alessandria per Marsiglia, e fece il suo viaggio in trenta giorni (Sulp. Sev. -Dial.- I. 2). Atanasio, che indirizzò la vita di S. Antonio a' Monaci stranieri, fu costretto ad affrettare la sua opera, affinchè fosse pronta per la partenza delle flotte -Tom. 2. p. 451.- [21] Vedi Girolamo -Tom. I. p. 126-, Assemanni -Bibl. Or. Tom. IV. p. 92, 857, 919-, e Geddes -Istor. Eccles. d'Etiopia 29, 30, 31-. I Monaci Abissini stanno molto rigorosamente attaccati al primitivo Istituto. [22] -Britannia di- Cambden -Vol. I. p. 666, 667-. [23] L'Arcivescovo Usserio nelle sue -Britannicar. Eccles. antiquitat.- (-Cap. XVI. p. 425, 503-) espone copiosamente tutta quell'erudizione, che può trarsi da' rimasugli de' secoli oscuri. [24] Questo piccolo, quantunque non infecondo, spazio chiamato -Jona, Hy, o Monte Colomb-, che ha solo due miglia di lunghezza ed uno di larghezza, si è distinto, I. per il Monastero di S. Colomba, fondato l'anno 566, l'Abbate del quale aveva una giurisdizione straordinaria sopra i Vescovi della Caledonia; II. per una libreria classica che diede qualche speranza di contenere un Livio intiero; e III. per i sepolcri di sessanta Re Scoti, Irlandesi, Norvegi, che furono sepolti in quel santo luogo. Vedi Usserio (pag. 311, 560, 370), e Bucanano (-Rer. Scot. l. II p. 15. edit. Ruddiman-). [25] Il Grisostomo (nel primo Tomo dell'Edizione Benedettina) ha impiegato tre libri in lode e difesa della vita monastica: egli è indotto dall'esempio dell'arca a presumere, che a riserva degli eletti (cioè de' Monaci) nessuno forse potrà salvarsi (-lib. I. pag. 55, 56-). Altrove però si dimostra più umano (-lib. 3. pag. 83, 84-) ed ammette diversi gradi di gloria simili a quelli del Sole, della Luna, e delle Stelle. Nella sua vivace comparazione d'un Re con un Monaco (-lib. III. pag. 116, 121-), egli suppone, che il Re sarà più scarsamente premiato, e più rigorosamente punito. [26] Thomassin (-Discipl. de l'Eglis. Tom. I. p. 1426, 1469-) e Mabillon (-Oeuvr. Posthum. Tom. 2. p. 115, 158-). I Monaci furono appoco appoco adottati come una parte della Gerarchia Ecclesiastica. [27] Il D. Middleton (-Vol. I. p. 110-) grandemente censura la condotta, e gli scritti del Grisostomo, uno de' più eloquenti, ed efficaci avvocati della vita monastica. [28] Le devote femmine di Girolamo occupano una parte assai considerabile de' suoi scritti: il trattato particolare, che ei chiama Epitaffio di Paola (-Tom. 1. p. 169, 192-) è uno elaborato, e stravagante panegirico. L'esordio di esso è di una ridicola turgidezza: «se tutte le membra del mio corpo si mutassero in lingue, e se tutte risuonassero di voce umana, io ciò nonostante sarei incapace ec.» [29] -Socrus Dei esse coepisti- (Girol. -Tom. I. p. 140, ad Eustoch.-). Ruffino (-in Hieronym. Op. Tom. IV. p. 223-), che ne fu giustamente scandalizzato, domanda al suo avversario, da qual Pagano poeta avesse preso un'espressione sì empia, ed assurda? [30] -Nunc autem veniunt plerumque ad, hanc professionem servitutis Dei, et ex conditione servili, vel etiam liberati, vel propter hoc a dominis liberati, sive liberandi; et ex vita, rusticana, et ex opificum exercitatione, et plebejo labore.- Augustin. -de oper. Monach. c. 22-, ap. Thomassin. -Discipl. de l'Eglis. Tom. III. p. 1094-. Quell'Egizio, che biasimò Arsenio, confessò che faceva una vita più comoda da Monaco, che da pastore. Vedi Tillemont -Mem. Eccles. Tom. XIV. p. 679.- [31] Un Frate Domenicano (-Voyag. du P. Labat Tom.- 1, p. 10) che alloggiò a Cadice in un Convento di suoi confratelli, tosto conobbe, che le preghiere notturne non interrompevano mai il loro riposo, -quoiqu' on ne laisse pas de sonner pour l'edification du peuple.- [32] Vedi una Prefazione molto sensata di Luca Holstenio al -Codex Regularum-. Gl'Imperatori tentarono di sostenere l'obbligazione de' pubblici e privati doveri: ma dal torrente della superstizione furono portati via i deboli ripari: e Giustiniano sorpassò i più ardenti desiderj de' Monaci (Thomassin. -Tom. I. p. 1782, 1799-, e Bingham. -L. VIII. c. 3. p. 253-). [33] Furon descritti, verso l'anno 400, gl'Istituti Monastici, particolarmente quelli d'Egitto, da quattro curiosi e devoti viaggiatori; cioè da Ruffino (-Vit. Part. 1. II. III. p. 424, 536-), da Postumiano (Sulp. Sever. -Dialog. I-), da Palladio (-Hist. Lausiac. in vit. Patrum p. 709, 863-) e da Cassiano (Vedi -nel tom. VII. Biblioth. maxim. Patr.- i primi suoi quattro libri degl'Istituti, ed i ventiquattro delle Collazioni o Conferenze). [34] L'esempio di Malco (Girolamo Tom. I. p. 256), ed il disegno di Cassiano, e del suo amico (-Collat.- 24, 1) sono incontrastabili prove della lor libertà, che è descritta elegantemente da Erasmo nella vita che ha fatto di S. Girolamo. (Vedi Chardon -Hist. des Sacremens Tom.- VI. p. 379, 300). [35] Vedi le leggi di Giustiniano (-Novell. 123. n. 42-), e di Lodovico Pio (-negli Storici di Francia T. VI. p. 427-), e l'attuale giurisprudenza Francese, presso Denisart (-Devis, Tom. IV. p. 855-). [36] L'antico -Codex Regularum-, compilato da Benedetto Aniano, riformatore de' Monaci, nel principio del nono secolo, e pubblicato nel decimosettimo da Luca Holstenio, contiene trenta regole diverse per gli uomini, e per le donne. Sette di queste furon composte in Egitto, una nell'Oriente, una in Cappadocia, una in Italia, una in Affrica, quattro in Spagna, otto nella Gallia o Francia, ed una nell'Inghilterra. [37] La regola di Colombano, che tanto prevalse in Occidente, assegna cento sferzate per mancanze molto leggiere (-Cod. Reg. part. 2. pag. 174-). Prima del tempo di Carlo Magno, gli Abbati si divertivano a mutilare i loro Monaci, o a levar loro gli occhi, pena molto meno crudele del tremendo -vade in pace- (prigione sotterranea, o sepolcro), che fu inventato in seguito. Vedasi un ammirabil discorso dell'erudito Mabillon (-Oeuvr. Posthum. Tom. II. p. 321, 336-) che in quest'occasione sembra inspirato dal genio dell'umanità. Per tale sforzo gli si può perdonare la sua difesa della santa lacrima di Vandomo p. 561-399. [38] Sulp. Severo Dial, I. 12, 13. p. 532. Cassiano Inst. lib. IV. c. 26, 27. -Praecipua ibi virtus et prima est obedientia.- Tra le parole Seniorum (-in vit. Patrum lib.- V, p. 617) il decimo quarto libello, o discorso s'aggira sopra l'ubbidienza: ed il Gesuita Rosweyde, che pubblicò quel grosso volume per uso de' Conventi, ha raccolto ne' due suoi copiosi indici tutti i passi, che vi sono sparsi. [39] Il Dottor Jortin (-Osservazioni sull'istoria Eccles. vol.- IV. p. 161) ha notato lo scandaloso valore de' Monaci Cappadoci, di cui si vide l'esempio nell'esilio del Grisostomo. [40] Cassiano ha descritto semplicemente, quantunque con diffusione, l'abito monastico dell'Egitto (-Istit. l. I-) a cui Sozomeno (-l. III, c. 14-) attribuisce qualche allegorico senso, e virtù. [41] -Regul. Bened. n. 55, in Cod. Regularum Part. 2. p. 51.- [42] Vedi la regola di Ferreolo Vescovo d'Uzés (-m. 31. in Cod. Regul. p. 2. p. 136-), e d'Isidoro, Vescovo di Siviglia (n. 33. -in Cod. Regul. p. 2. p. 214-). [43] Si dava qualche particolar permissione per le mani e per i piedi: -Totum autem corpus nemo unguet, nisi causa infirmitatis, nec lavabitur aqua nudo corpore nisi languor perspicuus sit-. (-Regul. Pachom. 92. Part. 1. p. 78-). [44] S. Girolamo esprime con forti ma indiscrete frasi l'uso più importante del digiuno, e dell'astinenza: -Non quod Deus universitatis creator et Dominus, intestinorum nostrorum rugitu, et inanitate ventris, pulmonisque ardore delectetur, sed quod aliter pudicitia tuta esse non possit-. (-Oper. Tom. I. pag. 137. ad Eustoch-.). Vedi le collezioni 12, e 22. di Cassiano -de castitate, e de illusionibus nocturnis-. [45] -Edacitas in Graecis gula est, in Gallis natura-. (-Dialog. I. c. 4. pag 521-). Cassiano chiaramente confessa, che non si può imitare nella Gallia la perfetta norma dell'astinenza, per causa dell'-aerum temperies, e qualitas nostrae fragilitatis- (-Inst. 4. 11-). Fra le regole occidentali, quella di Colombano è la più austera; egli era stato educato in mezzo alla povertà dell'Irlanda, forse tanto rigida ed inflessibile, quanto l'astinente virtù dell'Egitto. La regola d'Isidoro di Siviglia è la più dolce: nelle feste concede l'uso della carne. [46] «Quelli, che bevono solamente acqua, e non hanno liquore nutritivo, dovrebbero avere almeno una libbra e mezza (-24 once-) di pane il giorno» -Stat. delle Carceri p. 40-. di Howard. [47] Vedi Cassiano -Collat. l. II. 19, 20, 21-. Ai piccoli pani, o biscotti di sei once l'uno, si diede il nome di -Paximacia- (Roswayde -Onomastic. pag. 1045-), Pacomio però concesse a' suoi Monaci qualche estensione nella quantità del loro cibo; ma gli faceva lavorare in proporzione di quello che mangiavano (Pallad. -in hist. Lausiac. c. 38, 39. in vit. Patr. l. VIII. p. 736. etc.-). [48] Vedasi il banchetto, a cui fu invitato Cassiano (-Collat. VIII. 1-) da Sereno, Abbate Egiziano. [49] Vedi la regola di S. Benedetto n. 39, 40. (-in Cod. Regul. P. II. pag. 41, 42-). -Licet legamus vinum omnino Monachorum non esse, sed quia nostris temporibus id Monachis persuaderi non potest-; egli concede loro un'hemina romana, misura che si può determinare per mezzo delle Tavole dell'Arbuthnot. [50] Tali espressioni, come il mio libro, la mia veste, le mie scarpe (Cassiano -Instit. l. IV. c. 13-) erano proibite fra Monaci occidentali, con severità non minore, che fra gli orientali; (-Cod. Regul. P. II. p. 174, 235, 288-), e la Regola di Colombano li puniva con sei colpi di disciplina. L'ironico Autore dell'opera intitolata -Ordres Monastiques-, che pone in ridicolo la folle scrupolosità de' conventi moderni, sembra, che non sappia, che gli antichi erano ugualmente assurdi. [51] Due gran Maestri della scienza ecclesiastica, il P. Tommassino (-Discipl. de l'Eglis. Tom. III. p. 1090, 1139-) ed il P. Mabillon (-Etudes Monastiq. Tom. I. p. 116, 155-) hanno seriamente esaminato il lavoro manuale dei Monaci, che il primo risguarda come un merito, ed il secondo come un -dovere-. [52] Il Mabillon (-Erud. Monast. Tom. I. pag. 47, 55-) ha raccolto molti curiosi fatti per provare i lavori letterari de' suoi predecessori, sì in Oriente, che in Occidente. Si copiavano libri negli antichi Monasteri d'Egitto (Cassiano -Instit. l. IV c. 12-), e da' Discepoli di S. Martino (-Sulp. Sever. in vit. Martin. c. 7. p. 473-). Cassiodoro ha dato gran materia per gli studi de' Monaci: e noi non ci scandalizzeremo, se la loro penna talvolta da Grisostomo ed Agostino, passò ad Omero e Virgilio. [53] Il Tommassino (-Discipl. de l'Eglis. Tom. III. p. 118, 145, 146, 171, 179-) ha esaminato le vicende delle leggi civili, canoniche e comuni. La moderna Francia conferma la morte, che i Monaci si son dati da loro stessi, e giustamente li priva d'ogni diritto d'eredità. [54] Vedi Girolamo -Tom. 1. p. 576, 183-. Il Monaco Pambo diede questa sublime risposta a Melania, che desiderava di specificare il valore del suo dono: «L'offri tu a me, o a Dio? Se a Dio, quello, che sospende le montagne in una bilancia, non ha bisogno d'essere informato del peso del tuo dono». (Pallad. -Hist. Lausiac. c. 10. in vit. Patr. l. VIII. p. 715-). [55] Το πολυ μερος της ω̃κειωσαντο, προφασει των μεταδιδοναι παντα πτωχοις, παντας (ωσοιπειν) πταχους καταστησαντες. Zosimo L. V. p. 325. Pure la ricchezza de' Monaci orientali fu di gran lunga oltrepassata dalla principesca grandezza de' Benedettini. [56] Il sesto Concilio generale (-il Quinisesto in Trullo Can. 47. ap. Beverid. Tom. 1. p. 213-) proibisce alle donne di passar la notte in un Monastero di maschi, e agli uomini in uno di femmine. Il settimo Concilio generale (-il Niceno II. Can. 20. ap. Bevereg. Tom. I. p. 325-) vieta i Monasteri doppi, o promiscui di ambidue i sessi; ma si rileva da Balsamone, che tal proibizione non fu efficace. Sopra i piaceri, e le spese irregolari del Clero, e de' Monaci, vedi Tommassin. -Tom. III. p. 1334, 1368-. [57] Io ho udito, o letto in qualche luogo questa sincera confessione d'un Abbate Benedettino: «Il mio voto di povertà mi ha dato centomila scudi l'anno; il mio voto di ubbidienza mi ha inalzato al grado di Principe Sovrano.» Mi son dimenticato delle conseguenze del suo voto di castità. [58] Pior, Monaco Egiziano, permise alla sua sorella di vederlo; ma durante la visita tenne sempre gli occhi chiusi. Vedi -vit. Patr. l. III, p. 504-. Potrebbero addursi molti altri simili esempi. [59] Gli articoli 7, 8, 29, 30, 31, 34, 57, 60, 86 e 95 della regola di Pacomio impongono le leggi più intollerabili di silenzio e di mortificazione. [60] Le preghiere diurne e notturne de' Monaci vengono lungamente discusse da Cassiano ne' libri terzo e quarto delle sue Instituzioni; ed egli costantemente preferisce la liturgia, che un Angelo avea dettata a' Monasteri di Tabenna. [61] Cassiano descrive per propria esperienza l'-acedia- o torpidezza di spirito e di corpo, a cui trovavasi esposto un Monaco, allorchè sospirava trovandosi solo: -Saepiusque egreditur, et ingreditur cellam, et solem velut ad occasum tardius properantem crebrius intuetur- (-Instit-.) [62] Le tentazioni, ed i tormenti di Stagirio furono da quell'infelice giovane comunicati a S. Gio. Grisostomo, suo amico. Vedi Middleton -Oper. Vol. I, p. 107, 110-. In simile guisa presso a poco principia la vita d'ogni Santo, ed il famoso Inigo, o Ignazio fondatore de' Gesuiti (-Vit. di Inigo di Guiposcoa Tom. I, p. 29, 38-) può servire di memorabil esempio. [63] Fleury -Hist. Eccl. Tom. VII. pag. 46-. Ho letto in qualche luogo delle -Vite de' Padri-, ma non ho potuto ritrovarlo, che vari, e credo -molti- de' Monaci, che non manifestavano all'Abbate le loro tentazioni, divenivano rei di suicidio. [64] Vedi le Collazioni 7 ed 8 di Cassiano, ch'esamina gravemente, perchè i demonj eran divenuti meno attivi e numerosi dopo il tempo di S. Antonio. Il copioso indice di Rosweyde alle -Vite de' Padri- somministra una gran varietà di scene infernali. I diavoli erano più formidabili in forma di donne, che in qualunque altra. [65] Quanto alla distinzione de' -Cenobiti-, e degli -Eremiti-, specialmente in Egitto, vedi Girolamo (-Tom. 1. p. 45. ad Rustic-.), il primo dialogo di Sulpicio Severo, Ruffino (-c. 22. in Vit. Patr. l. 11. p. 478-), Palladio (-c. 7, 69. in vit. Patr. L. VIII. p. 712, 758-), e soprattutto le Collazioni 18 e 19 di Cassiano. Questi Scrittori, che paragonano la vita comune con la solitaria, scuoprono l'abuso ed il pericolo di quest'ultima. [66] Suicer. -Thesaur. Eccles. Tom. I. p. 205, 218-. Il Tommassino (-Discipl. de l'Eglis. Tom. I. pag. 1501, 1502-) da una buona descrizione di queste celle. Quando Gerasimo fondò il suo Monastero, nel deserto del Giordano, questo fu accompagnato da una Laura di settanta celle. [67] Teodoreto ha raccolto in un grosso Volume (-Philotheus in Vit. Patr. L. IX. p. 793, 863-) le vite ed i miracoli di trenta Anacoreti. Evagrio (-l. 1. c. 12-) celebra più brevemente i Monaci ed Eremiti della Palestina. [68] Sozomeno L. VI. c. 33, Il celebre Sant'Efrem compose un panegirico su questi Βοσγοι, o Monaci pascolanti (Tillemont -Mem. Eccl. Tom. 8. p. 292-). [69] Il P. Sicard. (-Missions du Levant Tom.- II. p. 217, 233) esaminò le caverne della bassa Tebaide con maraviglia e devozione. Le iscrizioni sono in carattere Siriaco antico, quale si usava da' Cristiani nell'Abissinia. [70] Vedi Teodoreto (-in Vit. Patr. L.- IX. p. 848,854), Antonio (-in Vit. Patr. L.- I. p. 170, 177), Cosma (-in Assemann. Biblioth. Or. Tom.- I. p. 239,253), Evagrio (-L.- I. c. 13, 14), e Tillemont (-Mem. Eccl. Tom.- XV. p. 347, 392). [71] L'angusta circonferenza di due cubiti, o di tre piedi, ch'Evagrio attribuisce alla sommità della colonna, non combina con la ragione, co' fatti, nè con le regole d'Architettura. Il popolo, che la vedeva da basso, poteva facilmente ingannarsi. [72] Non debbo tacer un motivo d'antico scandalo intorno all'origine di questa piaga. Fu detto, che 'l diavolo, prendendo la forma d'Angelo, l'invitò a salire com'Elia sopra un carro di fuoco. Il Santo alzò il piede con troppa fretta, e Satana profittò di quell'istante per gastigare in tal modo la sua vanità. [73] Io non saprei come scegliere, o specificare i miracoli contenuti nelle -Vitae Patrum- di Rosweyde, mentre il numero di essi avanza molto le mille pagine di quella voluminosa opera. Se ne può trovare un elegante saggio ne' dialoghi di Sulpicio Severo, e nella sua vita di S. Martino. Ei venera i Monaci d'Egitto; ma gl'insulta osservando, che essi non risuscitaron mai morti, mentre il Vescovo di Tours aveva restituita la vita a tre persone. [74] Rispetto ad Ulfila, ed alla conversione de' Goti, vedasi Sozomeno -L. VI. c. 37-. Socrate -L. IV. c. 33-. Teodoreto -L. IV. c. 37-. Filostorgio -L. II. c. 5-. Sembra che l'eresia di Filostorgio gli abbia somministrato de' mezzi più atti ad informarsi. [75] Si pubblicò l'anno 1665 una copia mutilata de' quattro Evangeli della Versione Gotica, ed è stimata il monumento più antico della lingua Teutonica, sebbene Wetstein tenti, mediante alcune frivole congetture, di togliere ad Ulfila l'onore di quell'opera. Due delle quattro Lettere aggiunte esprimono il -W-, e il -Th- degli Inglesi. (Vedi Simon. -Hist. Critiq. du nouv. Testam. Vol. II. p. 219, 223-. Mill. -Prolegomen. p. 157. Edit. Kuster-. Wetstein Prolog. -Tom I. p. 114-). [76] Filostorgio erroneamente pone questo passaggio sotto il regno di Costantino; ma io sono molto inclinato a credere, che questo fosse anteriore a quella grande emigrazione. [77] Noi dobbiamo a Giornandes (-de Reb. Get. cap. 151. p. 688-) una breve e vivace pittura di questi Goti minori. «-Gothi minores, populus immensus, cum suo Pontifice ipsoque Primate Wulfila-». Le ultime parole, se non sono una pura ripetizione, indicano qualche giurisdizione temporale. [78] -At non ita Gothi, non ita Vandali; malis licet Doctoribus instituti, meliores tamen etiam in hac parte quam nostri.- Salvian. (-de Gubern. Dei L. VII. p. 243-). [79] Il Mosemio ha leggiermente abbozzato il progresso del Cristianesimo nel Nord dal quarto secolo fino al decimo quarto. Questo soggetto somministrerebbe de' materiali per un'ecclesiastica, ed anche filosofica storia. [80] Socrate (-L. VII. c. 30-) attribuisce a tal causa la conversione de' Borgognoni, la pietà cristiana de' quali è celebrata da Orosio (-L. VII. c. 19-). [81] Vedasi un originale e curiosa lettera scritta da Daniele, primo Vescovo di Winchester (-Bede Hist. Eccl. Angloi., L. V. c. 18. p. 203. edit. Smith-) a S. Bonifacio, che predicava il Vangelo fra' Selvaggi dell'Asia, e della Turingia, -Epistol. Bonifacii 67 nella Maxima Bibliotheca Patrum Tom. XIII. p. 93-. [82] La spada di Carlo Magno accrebbe forza all'argomento: ma quando Daniele scrisse questa lettera (-an. 725-), i Maomettani, che regnavano dall'India fino alla Spagna, potevano ritorcerlo contro i Cristiani. [83] Le opinioni di Ulfila e de' Goti tendevano al Semiarrianismo, poichè non volevano essi dire, che il Figlio fosse una creatura: quantunque comunicassero con quelli, che sostenevano tal eresia. Il loro Apostolo rappresentò tutta la disputa come una questione di piccol momento, e che si era eccitata dalle passioni del Clero. Teodoret. -L. IV. c. 37-. [84] Si è imputato l'Arrianismo de' Goti all'Imperator Valente: -Itaque justo Dei judicio ipsi eum vivum incenderunt, qui propter eum etiam mortui, vitio erroris arsuri sunt.- Orosio -L. VII. c. 33. p. 354-. Questa crudel sentenza vien confermata dal Tillemont (-Mem. Eccl. T. VI. p. 604, 610-), che freddamente osserva «un seul homme entraîne dans l'enfer un nombre infini de Septentrionaux etc.» Salviano (-de Gubernat. Dei L. V. p. 150, 151-) compatisce, e scusa il loro involontario errore. [85] Orosio asserisce nell'anno 416 (-L. VII. c. 21 p. 580-) che le Chiese di Cristo (cioè de' Cattolici) eran piene di Unni, di Svevi, di Vandali, di Borgognoni. [86] Ratbodo, Re de' Frisoni, fu tanto scandalizzato da tal temeraria dichiarazione d'un Missionario, che tornò indietro, dopo esser entrato nel fonte battesimale. (Vedi Fleury -Hist. Eccl. Tom. IX. p, 167-). [87] Le lettere di Sidonio Vescovo di Vienna sotto i Visigoti, e d'Avito Vescovo di Vienna sotto i Borgognoni dimostrano alle volte, in oscuri accenti, le disposizioni generali de' Cattolici. L'istoria di Clodoveo, e di Teodorico somministrerà de' fatti particolari su questo proposito. [88] Genserico confessò tal somiglianza, mediante la severità con cui punì quelle indiscrete allusioni. -Victor Vitens l. 7. p. 10.- [89] Tali sono le querele contemporanee di Sidonio Vescovo di Clermont (-L. VII. c. 6. p. 182, ec. edit. Sirmond-). Gregorio di Tours, che cita questa lettera (-L. II. c. 25 in Tom. 2. p. 174-), ne trae un'asserzione, che non si può verificare, cioè che di nove sedi Vacanti nell'Aquitania, alcune eran vacate per causa di -Martiri- episcopali. [90] I monumenti originali della persecuzione de' Vandali si son conservati ne' cinque libri dell'istoria di Vittore Vitense (-de persecutione Vandalicà-), Vescovo che fu esiliato da Unnerico; nella vita di S. Fulgenzio, che si distinse nella persecuzione di Trasimondo (-in Biblioth. max. Patr. T. IX. p. 4, 16-) e nel primo libro della guerra Vandalica dell'imparzial Procopio (-c. 7, 8, p. 196, 197, 198, 199-), Il Ruinart, ultimo editore di Vittore, ha illustrato tutto questo soggetto con un copioso e dotto apparato di note, e di supplementi (-Parigi 1694-). [91] Victor. IV. 2. p. 65. Unnerico nega il nome di Cattolici agli -Omousi-. Descrive come, -veri Divina Majestatis cultores-, quegli del suo partito, che professavan la fede confermata da più di mille Vescovi ne' Concilj di Rimini e di Seleucia. [92] Victor. -II. 1. p. 21, 22-. -Laudabilior.... videbatur-. Ne' Manoscritti, ne' quali si omette questa parola, il passo non è intelligibile. Vedi Ruinart -not. p. 264-. [93] Victor. -II. 2, p. 22, 23-. Il Clero di Cartagine chiamava queste condizioni -periculosae-; ed infatti sembra, che fossero poste come una rete per prendere i Vescovi Cattolici. [94] Vedi la narrazione di questa conferenza, ed il trattamento de' Vescovi presso Vittore -II, 13, 18, p. 35, 42-, e tutto il quarto libro -p. 63, 171-. Il terzo libro (-p. 42, 62-) contiene la loro apologia, o confessione di fede. [95] Vedasi la lista de' Vescovi affricani presso Vittore -p. 117, 120 con le note del Ruinart p. 215, 397-. Spesso vi si trova il nome scismatico di Donato, e sembra, che avessero adottato (come i nostri fanatici dell'ultimo secolo) le pie denominazioni di -Deodatus-, -Deogratias-, -Quidvult Deus-, -Habet Deum etc.- [96] Fulgent. -Vit. c. 16, 29-. Trasimondo affettava la lode di moderazione e di dottrina; e Fulgenzio indirizzò tre libri di controversia all'Arriano Tiranno, ch'ei chiama -piissime Rex.- (-Bibliot. max. Patr. Tom. IX. p. 21-). Nella vita di Fulgenzio si fa menzione di soli sessanta Vescovi esuli; si accrescono fino a centoventi da Vittore Tunnunense, e da Isidoro; ma si specifica il numero di dugentoventi nell'-Historia Miscella-, ed in una breve Cronica autentica di quei tempi. Vedi Ruinart -p. 570, 571-. [97] Vedansi gl'insipidi e bassi epigrammi dello Stoico, il quale non seppe soffrir l'esilio con maggior fortezza, che Ovidio. La Corsica poteva non produrre del grano, del vino, o dell'olio; ma non poteva mancare di erbaggi, d'acqua, e di fuoco. [98] -Si ob gravitatem coeli interissent-, vile -damnum-. Tacit. -Annal. II. 85-. Facendone l'applicazione, Trasimondo avrebbe adottato la lettura di alcuni critici, -utile damnum-. [99] Vedansi questi preludj d'una -general- persecuzione appresso Vittore II. 3, 4, 7, ed i due editti d'Unnerico -L. II. p. 35. L. IV. p. 64-. [100] Vedi Procopio -de Bell. Vandal. L. I. c. 7, p. 197, 198-. Un Principe Moro cercava di rendersi propizio il Dio de' Cristiani, mediante la sua diligenza a cancellare i segni del sacrilegio Vandalico. [101] Vedi questa storia presso Vittore -II. 8, 12. p. 30, 34-. Vittore descrive le angustie di que' Confessori come testimone di veduta. [102] Vedasi il quinto libro di Vittore. Le sue appassionate querele son confermate dalla sobria testimonianza di Procopio, e dalla pubblica dichiarazione dell'Imperator Giustiniano (-Cod. Lib. I. tit. 27-). [103] Victor. II, -18. p. 71-. [104] Victor. V. -4. p. 74, 75-. Ei chiamavasi Vittoriano, ed era un ricco Cittadino d'Adrumeto, che godeva la confidenza del Re, per il favore del quale aveva ottenuto il posto, o almeno il titolo, di Proconsole dell'Affrica. [105] Victor. I. -6. pag. 8, 9-. Dopo aver narrato la ferma resistenza, e la destra risposta del Conte Sebastiano, soggiunge: -Quare alio generis argumento postea bellicosum Virum occidit-. [106] Victor. V. 12, 13. Tillemont, -Mem. Eccl. Tom. IV. p. 609-. [107] Il titolo proprio del Vescovo di Cartagine era quello di -Primate-: ma dalle Sette, e dalle nazioni si dava il nome di Patriarca al loro principal Ministro Ecclesiastico. Vedi Tommassin., -Discipl. de l'Eglis. Tom I. p. 155, 158-. [108] Il Patriarca Civila stesso dichiarò, ch'ei non intendeva il Latino (Victor. II. -p. 42-.) -nescio latine-; e poteva tollerabilmente conversare, senza esser però capace, di predicare o disputare in quella lingua. Il Vandalo suo Clero era vie più ignorante; e poco potea contarsi sugli Affricani, che si erano uniformati al medesimo. [109] Victor. II, -1, 3. p. 22-. [110] Victor. V. -7. p. 72-. Ei chiama in testimone l'Ambasciatore medesimo, che aveva per nome Uranio. [111] -Astutiores-, Vict. IV. -4. p. 70-. Egli chiaramente afferma, che la lor citazione del Vangelo -non jurabitis in toto- non tendeva, che ad eludere l'obbligazione d'un giuramento inconveniente. I quarantasei Vescovi, che ricusarono, furono esiliati in Corsica; ed i trecentodue, che giurarono, furono distribuiti per le Province dell'Affrica. [112] Fulgenzio, Vescovo di Ruspa nella Provincia Bizacena, era d'una famiglia Senatoria, ed aveva avuto una nobile educazione. Egli sapeva tutto Omero o Menandro prima che incominciasse a studiare il Latino, sua lingua nativa. (-Vit. Fulgent. c. 1-). Molti Vescovi Affricani intendevano il Greco, ed erano stati tradotti in Latino molti Greci Teologi. [113] Si confrontino le due prefazioni a' dialoghi di Vigilio di Tapso (-pag. 118, 129. edit. Chifl-.). Ei poteva divertire i suoi eruditi lettori con un'innocente finzione; ma il soggetto era troppo grave, e gli Affricani troppo ignoranti. [114] Il P. Quesnel mosse quest'opinione, che si è ricevuta favorevolmente. Ma le seguenti tre verità, per quanto possano parer sorprendenti, sono -presentemente- accordate da tutti (Gearardo Voss. -Tom. VI. p. 516, 522-. Tillemont, -Mem. Eccl. Tom VIII. p. 667, 671-): 1. S. Atanasio non è l'autore del -Credo-, che sì frequentemente si legge nelle nostre Chiese; 2. non sembra, che questo esistesse per lo spazio d'un secolo dopo la sua morte; 3. fu composto originalmente in lingua Latina, e per conseguenza nelle Province occidentali. Gennadio, Patriarca di Costantinopoli, fu tanto sorpreso da tale straordinaria composizione, che disse francamente, che quella era opera d'un ubbriaco. (Petav., -Dogm. Theolog. Tom. II. L. VII. c. 8. p. 587-). [115] I. Joan. V. 7. Vedi Simone, -Hist. Crit. du nouv. Testam. Part. I. c. 18. p. 203, 218., e Part. II. c. 9. p. 99, 121- e gli elaborati Prolegomeni ed Annotazioni, del Dot. Mill e di Wetstein, alle loro edizioni del Testamento Greco. Nel 1689 il Papista Simon cercava d'esser libero; nel 1707 il Protestante Mill desiderava d'essere schiavo; nel 1751 l'Arminiano Wetstein si servì della libertà de' suoi tempi, e della sua setta. [116] Fra tutti i Manoscritti che esistono nel numero di ottanta ve ne sono alcuni che hanno almeno 1200 anni. (Wetstein -lot. cit.-). Le copie ortodosse del Vaticano, degli Editori Complutensiani, e di Roberto Stefano son divenute invisibili; ed i due Manoscritti di Dublino e di Berlino non meritano di fare un'eccezione. Vedi Emlyn -Oper. Vol. II. pag. 227, 255, 269, 299- e le quattro ingegnose lettere del Sig. de Missy nel Tom. 8 e 9 del Giornale Britannico. [117] O piuttosto da' quattro Vescovi, che composero, e pubblicarono la professione di fede in nome de' loro confratelli. Essi dicono questo testo luce -clarius- (Victor. Vitens. -De persecut. Vandal. L. III. c. II. p. 54-). Poco dopo è citato da' Polemici Affricani, Vigilio e Fulgenzio. [118] Nell'XI, e XII secolo le Bibbie furon corrette da Lanfranco, Arcivescovo di Canterbury, e da Nicola, cardinale e bibliotecario della Chiesa Romana, -secundum ortodoxam fidem- (Wetstein -Prolegom. p. 84, 85-). Nonostanti queste correzioni, quel passo tuttavia manca in venticinque Manoscritti Latini (Wetstein -loc. cit.-), che sono i più antichi, ed i più belli: due qualità, che rare volte s'uniscono, eccetto ne' Manoscritti. [119] Quest'arte, che avevano inventato i Germani, fu applicata in Italia agli scrittori profani di Roma, e della Grecia. Si pubblicò verso il medesimo tempo l'originale Greco del Nuovo Testamento (-an. 1514, 1516, 1520-) per opera di Erasmo, e per la munificenza del Cardinal Ximenes. La Poliglotta Complutensiana costò al Cardinale 50000 ducati. (Vedi Mattaire -Annal. Typog. Tom II. p. 2, 8, 125, 133- e Wetstein -Prolegom. p. 126, 127-). [120] Si sono stabiliti i tre testimoni nel nostro Testamento Greco per la prudenza d'Erasmo, per l'onesto bigottismo degli Editori Complutensiani, per l'inganno, o errore tipografico di Roberto Stefano in porvi un segno, e per la deliberata falsità, o strano timore di Teodoro Beza. [121] Plin. -Hist. Nat. V. I.- Itinerar. Wesseling, -p. 15-. Cellar. -Geogr. antiq. Tom. II. Part. II. p. 127-. Questa Tipasa (che non si dee confondere con un'altra nella Numidia) era una città di qualche considerazione, poichè Vespasiano la distinse col diritto del Lazio. [122] Ottato Milevitano, -de schism. Donatist. L. II. p. 38-. [123] Vittor. Vitens. -V. 6. p. 76-. Ruinart -p. 483, 487-. [124] Enea Gaz. -in Theophrasto, in Biblioth. Patr. T. VIII. p. 664, 665-. Egli era Cristiano, e compose questo dialogo, intitolato il -Teofrasto-, sull'Immortalità dell'anima, e la Risurrezione del corpo, oltre venticinque lettere, che tuttavia esistono. (Vedi Cave, -Hist. Letter. p. 297-, e Fabric., -Bibl. Graec. Tom. I. p. 422-). [125] Giustiniano, -Cod. Lib. I. Tit. XXVII-. Marcellin., in Chron. p. 45. in Thesaur. Tempor. Scaliger. Procopio, de Bell. Vandal. -L. 1. c. 7. p. 196-. Gregorio M., -Dial. 3, 32-. Nessuno di questi ha specificato il numero de' Confessori, che si determina a sessanta in un Menologio antico (ap. Ruinart -p. 486-). Due di loro perdettero la favella per causa di fornicazione, ma il miracolo si accresce per la singolare circostanza d'un fanciullo, che non aveva -mai- parlato prima che gli fosse tagliata la lingua. [126] Vedi i due Storici generali di Spagna, Mariana (-Hist. de Reb. Hispan. Tom. I. L. V. c. 12, 15. p. 183, 194-), e Ferreras (-Traduzione Francese Tom. II. p. 206, 247-). Mariana quasi si scorda d'essere un Gesuita par prender lo stile, e lo spirito d'un classico Romano. Ferreras, industrioso Compilatore, n'esamina i fatti, e ne rettifica la cronologia. [127] Goisvinta sposò successivamente due Re de' Visigoti, Atanagildo, a cui partorì Brunechilde madre d'Ingunde: e Leovigildo, i due figli del quale Ermenegildo e Recaredo, eran nati da un matrimonio precedente. [128] -Iracundiae furore succensa adprehensam per comam capitis puellam in terram conlidit, et diu calcibus verberatam ac sanguine cruentatam jussit exspoliari, et piscinae immergi.- Greg. Turon. -L. V. c. 39. in Tom. II. pag. 255-. Gregorio è uno de' migliori originali, che abbiamo, per questa porzione d'Istoria. [129] I Cattolici, che ammettevano il battesimo degli Eretici, ripetevano il rito, o come fu chiamato dopo, il sacramento della Confermazione, al quale attribuivano molte mistiche e maravigliose prerogative, sì visibili, che invisibili. Vedi Chardon, -Hist. des Sacramens Tom.- I. p. 405, 552. [130] Osset, o Giulia Costanza, era in faccia a Siviglia nella parte settentrionale della Betica (Plin. -Hist. nat. III-) ed il ragguaglio autentico di Gregorio di Tours (-Hist. francor. L. VI 43. p. 288-) merita più fede, che il nome di Lusitania (-de Glor. Martyr. c. 24-), che ardentemente fu abbracciato dal vano e superstizioso Portoghese (Ferreras, -Hist. d'Espagne Tom. II. p. 166-). [131] Si fece questo miracolo con molta abilità: un Re Arriano sigillò le porte, e scavò una profonda fossa intorno alla Chiesa, senza potere impedire la copia dell'acqua Battesimale nella Pasqua. [132] Ferreras (-Tom. II. pag. 168, 175 an. 550-) ha illustrato le difficoltà, che si fanno intorno al tempo, ed alle circostanze della conversione degli Svevi. Essi erano stati recentemente uniti da Leovigildo alla Gotica Monarchia di Spagna. [133] Quest'aggiunta al simbolo Niceno, o piuttosto Costantinopolitano, fu fatta per la prima volta nell'ottavo concilio di Toledo l'anno 633. Ma non fece che esprimere la dottrina popolare (Gerard. Vossio -Tom. VI. p. 527 de tribus Symbolis-). [134] Vedi Gregor. Magn. L. VII. ep. 126. ap. Baron. -Annal. Eccl. an. 599. n. 25, 26-. [135] Paolo Varnefrido (-de Gest. Longobard. L. IV. c. 44 pag. 853 Edit. Grot-.) confessa, che l'Arrianismo era tuttavia in vigore sotto il regno di Rotari (-an. 636, 652-). Il pio Diacono non cerca di fissare l'epoca precisa della nazional conversione, che per altro fu ultimata prima che finisse il settimo secolo. [136] -Quorum fidei et conversioni ita gratulatus esse rex perhibetur, 1 2 3 4 5 6 7 8 9 10 11 12 13 14 15 16 17 18 19 20 21 22 23 24 25 26 27 28 29 30 31 32 33 34 35 36 37 38 39 40 41 42 43 44 45 46 47 48 49 50 51 52 53 54 55 56 57 58 59 60 61 62 63 64 65 66 67 68 69 70 71 72 73 74 75 76 77 78 79 80 81 82 83 84 85 86 87 88 89 90 91 92 93 94 95 96 97 98 99 100 101 102 103 104 105 106 107 108 109 110 111 112 113 114 115 116 117 118 119 120 121 122 123 124 125 126 127 128 129 130 131 132 133 134 135 136 137 138 139 140 141 142 143 144 145 146 147 148 149 150 151 152 153 154 155 156 157 158 159 160 161 162 163 164 165 166 167 168 169 170 171 172 173 174 175 176 177 178 179 180 181 182 183 184 185 186 187 188 189 190 191 192 193 194 195 196 197 198 199 200 201 202 203 204 205 206 207 208 209 210 211 212 213 214 215 216 217 218 219 220 221 222 223 224 225 226 227 228 229 230 231 232 233 234 235 236 237 238 239 240 241 242 243 244 245 246 247 248 249 250 251 252 253 254 255 256 257 258 259 260 261 262 263 264 265 266 267 268 269 270 271 272 273 274 275 276 277 278 279 280 281 282 283 284 285 286 287 288 289 290 291 292 293 294 295 296 297 298 299 300 301 302 303 304 305 306 307 308 309 310 311 312 313 314 315 316 317 318 319 320 321 322 323 324 325 326 327 328 329 330 331 332 333 334 335 336 337 338 339 340 341 342 343 344 345 346 347 348 349 350 351 352 353 354 355 356 357 358 359 360 361 362 363 364 365 366 367 368 369 370 371 372 373 374 375 376 377 378 379 380 381 382 383 384 385 386 387 388 389 390 391 392 393 394 395 396 397 398 399 400 401 402 403 404 405 406 407 408 409 410 411 412 413 414 415 416 417 418 419 420 421 422 423 424 425 426 427 428 429 430 431 432 433 434 435 436 437 438 439 440 441 442 443 444 445 446 447 448 449 450 451 452 453 454 455 456 457 458 459 460 461 462 463 464 465 466 467 468 469 470 471 472 473 474 475 476 477 478 479 480 481 482 483 484 485 486 487 488 489 490 491 492 493 494 495 496 497 498 499 500 501 502 503 504 505 506 507 508 509 510 511 512 513 514 515 516 517 518 519 520 521 522 523 524 525 526 527 528 529 530 531 532 533 534 535 536 537 538 539 540 541 542 543 544 545 546 547 548 549 550 551 552 553 554 555 556 557 558 559 560 561 562 563 564 565 566 567 568 569 570 571 572 573 574 575 576 577 578 579 580 581 582 583 584 585 586 587 588 589 590 591 592 593 594 595 596 597 598 599 600 601 602 603 604 605 606 607 608 609 610 611 612 613 614 615 616 617 618 619 620 621 622 623 624 625 626 627 628 629 630 631 632 633 634 635 636 637 638 639 640 641 642 643 644 645 646 647 648 649 650 651 652 653 654 655 656 657 658 659 660 661 662 663 664 665 666 667 668 669 670 671 672 673 674 675 676 677 678 679 680 681 682 683 684 685 686 687 688 689 690 691 692 693 694 695 696 697 698 699 700 701 702 703 704 705 706 707 708 709 710 711 712 713 714 715 716 717 718 719 720 721 722 723 724 725 726 727 728 729 730 731 732 733 734 735 736 737 738 739 740 741 742 743 744 745 746 747 748 749 750 751 752 753 754 755 756 757 758 759 760 761 762 763 764 765 766 767 768 769 770 771 772 773 774 775 776 777 778 779 780 781 782 783 784 785 786 787 788 789 790 791 792 793 794 795 796 797 798 799 800 801 802 803 804 805 806 807 808 809 810 811 812 813 814 815 816 817 818 819 820 821 822 823 824 825 826 827 828 829 830 831 832 833 834 835 836 837 838 839 840 841 842 843 844 845 846 847 848 849 850 851 852 853 854 855 856 857 858 859 860 861 862 863 864 865 866 867 868 869 870 871 872 873 874 875 876 877 878 879 880 881 882 883 884 885 886 887 888 889 890 891 892 893 894 895 896 897 898 899 900 901 902 903 904 905 906 907 908 909 910 911 912 913 914 915 916 917 918 919 920 921 922 923 924 925 926 927 928 929 930 931 932 933 934 935 936 937 938 939 940 941 942 943 944 945 946 947 948 949 950 951 952 953 954 955 956 957 958 959 960 961 962 963 964 965 966 967 968 969 970 971 972 973 974 975 976 977 978 979 980 981 982 983 984 985 986 987 988 989 990 991 992 993 994 995 996 997 998 999 1000