Valentiniano; e siccome era dotato di coraggio, d'industria e
d'esperienza, s'avanzò con rapidi passi nella profession militare al
segno, che mediante il favore di Nipote medesimo fu inalzato alle
dignità di Patrizio e di Generale delle truppe. Queste si erano da gran
tempo assuefatte a rispettare il carattere e l'autorità d'Oreste, che
affettava d'usare le loro maniere, trattava con loro nella lor propria
lingua, ed aveva un'intima connessione co' nativi loro Capi, mediante
una lunga abitudine di famigliarità e d'amicizia. Ad instigazione dunque
di esso presero le armi contro quell'oscuro Greco, che presumeva d'aver
diritto alla loro ubbidienza; e giacchè Oreste per qualche segreto
motivo, evitava la porpora, con la stessa facilità consentirono a
riconoscere Augustolo suo figlio per Imperatore dell'Occidente. Attesa
l'abdicazione di Nipote, Oreste giunse al colmo delle sue ambiziose
speranze; ma tosto conobbe, prima che spirasse il primo anno, che le
lezioni di spergiuro e d'ingratitudine, che può inculcare un ribelle, si
ritorcono contro di lui; e che al precario Sovrano d'Italia non era
permesso che di scegliere, se voleva esser lo schiavo, o la vittima de'
Barbari suoi mercenari. La pericolosa alleanza di tali stranieri aveva
oppresso ed insultato gli ultimi residui della libertà e dignità Romana.
In ogni rivoluzione si aumentavan la paga ed i privilegi loro; ma la
loro insolenza cresceva ad un segno sempre più stravagante; invidiavano
essi la sorte de' loro confratelli nella Gallia, nella Spagna e
nell'Affrica, le vittoriose armi de' quali avevano acquistato un
indipendente e perpetuo patrimonio; ed insistevano sulla perentoria loro
domanda, che fosse immediatamente divisa fra loro una terza parte de'
terreni d'Italia. Oreste, con un coraggio, che in un'altra situazione
potrebbe aver diritto alla nostra stima, volle piuttosto andare incontro
al furore d'una moltitudine armata, che sottoscrivere la rovina d'un
innocente Popolo. Ei rigettò l'audace domanda; ed il suo rifiuto fu
favorevole all'ambizione d'Odoacre, ardito Barbaro, che assicurò i
soldati suoi compagni, che se osavano d'unirsi sotto il suo comando,
avrebber potuto esigere la giustizia, ch'era stata negata alle
rispettose loro domande. Da tutti i campi e guarnigioni d'Italia i
confederati, mossi dal medesimo sdegno e dalle medesime speranze,
impazientemente correvano alle bandiere del popolare lor capitano; e
l'infelice Patrizio, oppresso dal torrente, si ritirò in fretta alla
forte città di Pavia, sede Episcopale del santo Epifanite. Pavia fu
immediatamente assediata, prese d'assalto le fortificazioni,
saccheggiata la città, e quantunque il Vescovo s'affaticasse con grande
zelo, e con qualche buon esito di salvare i beni della Chiesa, e la
castità delle donne schiave, non potè quietarsi il tumulto, che
coll'esecuzione d'Oreste[894]. Paolo, suo fratello, rimase ucciso in una
battaglia vicino a Ravenna; ed il misero Augustolo, che non poteva più
esigere il rispetto, fu ridotto ad implorar la clemenza d'Odoacre.
[A. 476-490]
Questo fortunato Barbaro era figlio d'Edecone, che in alcuni notabili
fatti, particolarmente descritti in uno de' capitoli precedenti, era
stato collega d'Oreste medesimo. L'onore d'un ambasciatore
dovrebb'essere esente da ogni sospetto; pure Edecone aveva dat'orecchio
ad una cospirazione contro la vita del suo Sovrano. Ma quest'apparente
delitto fu purgato dal merito o dal pentimento di esso; il suo grado era
eminente e cospicuo; godeva il favore d'Attila; e le truppe sotto il suo
comando, che guardavano a vicenda il villaggio reale, consistevano in
una tribù di Scirri, immediati ed ereditari suoi sudditi. Nella
ribellione de' Popoli, che seguì dopo la morte d'Attila, essi restarono
attaccati agli Unni; e più di dodici anni dopo si fa onorevol menzione
del nome d'Edecone nella disugual contesa, ch'ebbero con gli Ostrogoti,
la quale finì, dopo due sanguinose battaglie, con la disfatta e
dispersione degli Scirri[895]. Il bravo lor Capitano, che non
soppravvisse a questa nazionale calamità, lasciò due figli, Onulfo ed
Odoacre, a combattere coll'avversità, ed a sostenere come potevano, per
mezzo della rapina o della milizia, i fedeli compagni del loro esilio.
Onulfo indirizzò i suoi passi verso Costantinopoli, dove macchiò
coll'assassinio di un generoso benefattore la fama, che si era
acquistata nelle armi. Odoacre suo fratello menò una vita errante fra'
Barbari del Nerico con un animo ed una fortuna conveniente a' più
disperati avventurieri; e quando ebbe fissata la sua scelta, piamente
visitò la cella di Severino, Santo popolare del paese, per chiedere la
sua approvazione e benedizione. La piccolezza della porta non serviva ad
ammettere l'alta statura d'Odoacre: esso fu costretto a piegarsi, ma in
quell'umile attitudine il Santo potè discernere i sintomi della futura
sua grandezza; e voltatosi a lui con un tuono Profetico: «Prosegui (gli
disse) il tuo disegno, va in Italia; tosto getterai via cotesto vil
vestimento di pelli; e la tua ricchezza sarà proporzionata alla
liberalità del tuo animo»[896]. Il Barbaro, l'animo ardito del quale
accettò e verificò la predizione, fu ammesso alla milizia dell'Impero
occidentale, ed ottenne tosto un onorevol grado fra le guardie.
S'incivilirono appoco appoco i suoi costumi, crebbe la sua scienza
militare, ed i confederati d'Italia non l'avrebbero scelto per loro
Generale, se le azioni d'Odoacre non avessero stabilito un'alta opinione
de' suoi talenti e del suo coraggio[897]. Le militari loro acclamazioni
lo salutaron col titolo di Re: ma egli s'astenne in tutto il suo regno
dall'uso della porpora e del diadema[898] per timore di non offender
que' Principi, i sudditi de' quali colla loro accidentale unione avevano
formato un vittorioso esercito, che il tempo ed il governo andava
insensibilmente a riunire in una gran nazione.
[A. 476-479]
La dignità reale era famigliare a' Barbari, e l'umile Popolo d'Italia
era preparato ad ubbidire senza difficoltà all'autorità, ch'egli si
fosse contentato d'esercitare come Vicegerente dell'Imperatore
dell'Occidente. Ma Odoacre avea risoluto d'abolire quest'inutile e
dispendioso ufizio; ed è tale il peso degli antichi pregiudizi, che vi
volle ardire e penetrazione per iscuoprire l'estrema facilità
dell'impresa. Lo sfortunato Augustolo dovè servir d'istrumento alla
propria disgrazia; ei notificò al Senato la sua rinunzia; e
quell'assemblea, nell'ultimo suo atto d'ubbidienza ad un Principe
Romano, continuò ad affettare lo spirito di libertà, e le formalità
della costituzione. Fu scritta, per unanime loro decreto, una lettera
all'Imperator Zenone, genero e successor di Leone, che ultimamente, dopo
una breve ribellione, era di nuovo salito sul Trono Bizantino.
Solennemente «disapprovano essi la necessità, o anche il desiderio, che
più si continui la successione Imperiale in Italia; mentre, secondo il
loro giudizio, la maestà d'un solo Monarca è sufficiente ad occupare e
difendere, nell'istesso tempo, sì l'Oriente, che l'Occidente. In nome
loro, e del Popolo acconsentono, che sia trasferita da Roma a
Costantinopoli la sede dell'Impero universale; e bassamente rinunciano
al diritto d'eleggere il loro Signore, unico vestigio che restava di
quell'autorità, che aveva dato leggi al Mondo. Dicono, che la Repubblica
(ripetono essi tal nome senza rossore) poteva sicuramente confidare
nelle civili e militari virtù d'Odoacre; ed umilmente fanno istanza, che
l'Imperatore l'investa del titolo di Patrizio, e dell'amministrazione
della Diocesi d'Italia». I Deputati del Senato furono ricevuti a
Costantinopoli con qualche segno di disgusto e d'irritamento; e quando
furono ammessi all'udienza di Zenone, questi rinfacciò loro severamente
il trattamento fatto ai due Imperatori, Antemio e Nipote, che l'Oriente
avea l'un dopo l'altro accordato alle preghiere dell'Italia. «Il primo
(proseguì egli) è stato da voi ucciso, ed il secondo scacciato; ma
questo è tuttora in vita, e finattantochè vive, è il vostro legittimo
Sovrano». Ma il prudente Zenone ben presto abbandonò la causa disperata
del suo deposto collega. Fu appagata la sua vanità col titolo d'unico
Imperatore, e con le statue, che si eressero in onor suo ne' vari
quartieri di Roma; mantenne un'amichevole, quantunque ambigua,
corrispondenza col Patrizio Odoacre, e gradì le insegne Imperiali, i
sacri ornamenti del trono e del palazzo, che il Barbaro volentieri tolse
alla vista del Popolo[899].
Nello spazio di venti anni dopo la morte di Valentiniano si erano
succeduti l'uno dopo l'altro nove Imperatori; ed il figlio d'Oreste,
giovane commendabile solo per la sua beltà, meriterebbe meno di tutti la
cognizione della posterità, se il suo regno, che porta l'impronta
dell'estinzione del Romano Impero nell'Occidente, non avesse formato
un'epoca memorabile nell'istoria del genere umano[900]. Il Patrizio
Oreste aveva sposato la figlia del Conte -Romolo-, di Petovio nel
Norico: il nome d'-Augusto-, nonostante la gelosia della potenza, in
Aquileia si riconosceva come un cognome famigliare; ed i nomi de' due
gran fondatori della città, e della monarchia, si unirono per tal guisa
stranamente nell'ultimo de' loro successori[901]. Il figlio d'Oreste
prese e disonorò i nomi di Romolo Augusto; ma il primo fu convertito in
-Momillo- da' Greci, ed il secondo si è cangiato da' Latini nello
spregevol diminutivo d'-Augustolo-. Si risparmiò la vita di questo
innocente giovane dalla generosa clemenza d'Odoacre, che lo fece uscire
con tutta la sua famiglia dal palazzo Imperiale, gli assegnò l'annua
rendita di seimila monete d'oro, e la villa di Lucullo nella Campania
per luogo del suo esilio o ritiro[902]. Appena i Romani poteron
respirare da' travagli della guerra Punica, furono attratti dalle
bellezze e da' piaceri della Campania; e la villa del vecchio Scipione a
Literno somministrava un durevole esempio della rustica loro
semplicità[903]. Le deliziose rive della Baia di Napoli erano coronate
di ville; e Silla applaudì la fina perizia del suo rivale, che si era
situato sull'alto promontorio di Miseno, che domina da ogni parte la
terra ed il mare, per quanto s'estende l'orizzonte[904]. La villa di
Mario fu, pochi anni dopo, comprata da Lucullo, ed il prezzo era
cresciuto da duemilacinquecento a più d'ottantamila lire sterline[905].
Si adornò dal nuovo proprietario con le arti Greche, e co tesori
dell'Asia, e le case ed i giardini di Lucullo ebbero un posto distinto
nel numero de' palazzi Imperiali[906]. Allorchè i Vandali divennero
formidabili per le coste marittime, la villa di Lucullo, sul promontorio
di Miseno, appoco appoco acquistò la forza ed il nome di fortezza,
divenuta poi l'oscuro soggiorno dell'ultimo Imperatore dell'Occidente.
Circa venti anni dopo quella gran rivoluzione, fu convertita in una
chiesa ed in un Monastero per riporvi le ossa di S. Severino. Esse vi
riposarono quietamente, fra' trofei spezzati delle vittorie Cimbriche ed
Armene, fino al principio del decimo secolo; quando le fortificazioni,
che potean dare un pericoloso ricovero a' Saracini, furono demolite dal
Popolo di Napoli[907].
Odoacre fu il primo Barbaro, che regnasse in Italia sopra un Popolo, che
aveva una volta giustamente assodato la sua superiorità sopra il resto
dell'uman genere. La disgrazia de' Romani eccita sempre la rispettosa
nostra compassione, e siamo altamente mossi dallo sdegno e dolore, che
c'immaginiamo aver provato i degenerati lor posteri; ma le calamità
dell'Italia appoco appoco avevan superato l'orgoglioso sentimento della
libertà, e della gloria. Nel tempo del Romano valore, le Province furono
sottoposte alle armi della Repubblica, ed i Cittadini alle sue leggi,
finattantochè queste non furono distrutte dalla civile discordia, e sì
la città che le Province divennero il servii patrimonio di un Tiranno.
La forma della costituzione, che alleggeriva o mascherava l'abietta loro
schiavitù, restò abolita dal tempo e dalla violenza; gl'Italiani si
dolevano a vicenda sì della presenza, che dell'assenza de' Sovrani,
ch'essi abborrivano o disprezzavano; e la successione di cinque secoli
li sottopose a' vari mali della licenza militare, del capriccioso
dispotismo e di una elaborata oppressione. Frattanto i Barbari erano
usciti dall'oscurità e dal disprezzo, e s'introdussero nelle Province i
guerrieri della Germania e della Scizia, come servi, come alleati, e
finalmente come padroni de' Romani, ch'essi insultavano, o proteggevano.
L'odio del Popolo restò soppresso dal timore: esso rispettò il coraggio
e lo splendore di que' marziali Capi, che furono adornati degli onori
dell'Impero; ed il destino di Roma da gran tempo dipendeva dalla spada
di que' formidabili stranieri. Il crudo Ricimero, che calpestò lo rovine
d'Italia, aveva esercitato il potere senza prendere il titolo di Re: ed
i pazienti Romani appoco appoco si prepararono a riconoscer la dignità
reale d'Odoacre, e de' Barbari suoi successori.
[A. 476-490]
Il Re d'Italia non era indegno dell'alto posto, a cui la fortuna ed il
valore l'avevano elevato. I suoi costumi selvaggi s'incivilirono per
l'uso delle conversazioni; ed egli rispettava, quantunque fosse un
Conquistatore, ed un Barbaro, gli usi, ed anche i pregiudizi de' propri
sudditi. Dopo un intervallo di sette anni, Odoacre restituì il Consolato
dell'Occidente. Quanto a sè, o per modestia o per orgoglio, evitò un
onore, che tuttavia s'accettava dagl'Imperatori dell'Oriente; ma la
sella curule fu successivamente occupata da undici de' più illustri
Senatori[908]; ed è adornato questo catalogo dal nome rispettabile di
Basilio, le virtù del quale meritarono l'amicizia ed il grato applauso
di Sidonio, suo cliente[909]. Eran osservate rigorosamente le leggi
degl'Imperatori, e la civile amministrazione d'Italia tuttavia
esercitavasi dal Prefetto del Pretorio, e da' Ministri ad esso
subordinati. Odoacre appoggiò a' Magistrati Romani l'odioso od
oppressivo ufizio d'esigere lo rendite pubbliche; ma riservò a se stesso
il merito d'una opportuna e popolare indulgenza[910]. Come gli altri
Barbari, egli era stato istruito nell'eresia Arriana; ma rispettava il
carattere monastico ed episcopale; ed il silenzio de' Cattolici dimostra
la tolleranza, ch'essi godevano. La pace di Roma richiese
l'interposizione di Basilio, Prefetto di essa, nell'elezione d'un Romano
Pontefice: ed il decreto, che proibiva al Clero l'alienazione delle sue
terre, aveva per fine il vantaggio del Popolo, la devozione del quale
avrebbe dovuto tassarsi per riparare le dilapidazioni della Chiesa[911].
L'Italia fu difesa dalle armi del suo conquistatore; e rispettate furono
le sue frontiere da' Barbari della Gallia e della Germania, che avevano
per tanto tempo insultato la debole stirpe di Teodosio. Odoacre passò
l'Adriatico per punire gli assassini dell'Imperator Nipote, e per
acquistar la Provincia marittima della Dalmazia. Passò le alpi per
liberare il resto del Norico da Fava o Feleteo Re de' Rugi, che risedeva
di là dal Danubio. Il Re fu vinto in battaglia, e condotto via
prigioniero; si trapiantò in Italia una numerosa colonia di schiavi e di
sudditi; e Roma, dopo un lungo periodo di abbattimento e di vergogna,
potè vantare il trionfo del Barbaro suo Signore[912].
Nonostante la prudenza ed il buon successo d'Odoacre, il suo regno
mostrava il tristo prospetto della miseria, e della desolazione. Fin dal
tempo di Tiberio si era sentita in Italia la decadenza dell'agricoltura;
e dava un giusto motivo di lamento il dipender che faceva la vita del
Popolo Romano dagli accidenti dei venti, e delle acque[913]. Nella
divisione e nella caduta dell'Impero si dispersero le tributarie messi
dell'Egitto, e dell'Affrica; il numero degli abitanti andò continuamente
scemando insieme co' mezzi della sussistenza; ed il paese restò esausto
per le irreparabili perdite della guerra, della fame[914] e della peste.
S. Ambrogio ha deplorato la rovina d'un popolato tratto di paese, che
una volta era ornato dalle floride città di Bologna, di Modena, di
Reggio, e di Piacenza[915]. Gelasio Papa era suddito d'Odoacre; ed
asserisce con una forte esagerazione, che nell'Emilia, nella Toscana, e
nell'addiacenti Province era quasi estirpata la specie umana[916]. I
plebei di Roma, ch'eran nutriti dalle mani del loro Signore, perirono o
si dispersero, tostochè mancò la liberalità di esso; la decadenza delle
arti ridusse l'industrioso meccanico all'oziosità, ed al bisogno; ed i
Senatori, che avrebbero potuto sopportar con pazienza la rovina della
patria loro, piangevano la perdita privata delle proprie ricchezze e del
lusso. Un terzo di quelle vaste possessioni, alle quali si attribuisce
in origine la rovina dell'Italia[917], fu riservato pel conquistatori.
Le ingiurie s'aggravavano dagli insulti; il sentimento di ciò, che
attualmente soffrivasi, veniva più amareggiato dal timore di mali ancor
più terribili; e siccome si concedevano sempre nuove terre a nuovi
sciami di Barbari, ogni Senatore temeva, che gli arbitrari
soprintendenti si accostassero alla favorita sua villa, o al suo più
fertil podere. I meno infelici eran quelli, che si sottomettevano
quietamente alla forza, a cui era impossibile di resistere. Poichè
desideravano essi di vivere, professavano gratitudine verso il Tiranno,
che risparmiava loro la vita; e poichè esso era l'assoluto padrone de'
loro beni, quella porzione, che loro lasciava, dovevano risguardarla
come un puro e volontario suo dono[918]. L'angustia dell'Italia fu
mitigata dalla prudenza e dall'umanità di Odoacre, che si era per altro
obbligato, per prezzo della sua elevazione, a soddisfar le domande d'una
licenziosa o turbolente moltitudine. I Re de' Barbari venivano spesso
contrariati, deposti, ed uccisi da' nativi lor sudditi; e le varie
truppe d'Italiani mercenari, che si associarono sotto le bandiere d'un
Generale elettivo, pretendevano un privilegio più esteso di libertà e di
rapina. Una Monarchia, priva d'unione nazionale, e d'ereditario diritto,
tendeva a disciogliersi; dopo un regno di quattordici anni Odoacre fu
oppresso dal genio superiore di Teodorico Re degli Ostrogoti, eroe
ugualmente eccellente nelle arti della guerra, che del Governo, che fece
tornare un tempo di pace e di prosperità, ed il nome del quale tuttavia
eccita meritamente l'attenzione del genere umano.
NOTE:
[776] Sidonio Apollinare compose la lettera 13 del secondo libro per
confutare il paradosso del suo amico Serrano, che conservava un
singolare, quantunque generoso, entusiasmo pel defunto Imperatore.
Questa lettera, con qualche indulgenza, può meritar la lode
d'un'elegante composizione; e sparge molta luce sul carattere di
Massimo.
[777] -Clientum praevia, pedissequa, circonfusa populositas- è
l'accompagnamento, che Sidonio medesimo (-l. 1. epist. 9-) assegna ad un
altro Senatore di grado Consolare.
[778]
-Districtus, ensis, cui super impia-
-Cervice pendet, non- Siculae dapes
-Dulcem elaborabunt saporem:-
-Non avium citharaequae cantus-
-Somnum reducent.....-
Horat. -Carm. III. 1.-
Sidonio termina la sua lettera coll'istoria di Damocle, in modo sì
inimitabile raccontata da Cicerone (-Tusculan. V. 20, 21-).
[779] Nonostante la testimonianza di Procopio, d'Evagrio, d'Idazio, di
Marcellino ecc., l'erudito Muratori (-Annal. d'Ital. Tom. IV. p. 249-)
dubita della verità di quest'invito, ed osserva assai giustamente, che
non si può dir quanto sia facile il Popolo a sognare, e spacciar voci
false. Ma il suo argomento, tratto dalla distanza del tempo e del luogo,
è sommamente debole. I fichi, che nascevano vicino a Cartagine, furono
portati il terzo giorno al Senato Romano.
[780]
-.... infidoque tibi Burgundio ductu-
-Extorquet trepidas mactandi Principis iras.-
Sidonio, -in Paneg. avit. 442-. Verso notabile che fa conoscere, che
Roma e Massimo furono traditi da' loro mercenari soldati Borgognoni.
[781] L'apparente successo del Papa Leone può giustificarsi per mezzo di
Prospero, e dell'-Istoria Miscellanea-; ma la improbabile idea del
Baronio (-an. 455. n. 13-) che Genserico risparmiasse le tre chiese
Apostoliche, non è sostenuta neppur dalla dubbiosa testimonianza del
-Libro Pontificale-.
[782] La profusione di Catulo, che fu il primo a dorare il tetto del
Campidoglio, non fu generalmente approvata (Plin., -Hist. Nat. XXXIII.
18-), ma essa fu di gran lunga superata dagl'Imperatori, e l'esterna
doratura del Tempio costò a Domiziano 1200 talenti (2,400,000 lire
sterline). L'espressione di Claudiano, e di Rutilio (-luce metalli
aemula... fastigia astris, e confunduntque vagos delubra micantia
visus-) manifestamente provano, che non fu tolta quella splendida
copertura nè da' Cristiani nè da' Goti (Vedi Donat, -Roma ant. lib. II.
cap. 6. p. 125-). Sembra che il tetto del Campidoglio fosse decorato da
statue dorate, e da cocchi tirati da quattro cavalli.
[783] Il curioso lettore può consultare l'erudito ed esatto trattato
d'Adriano Reland, -de spoliis Templi Hierosolymitani in arcu Titiano
Romae conspicuis: in 12 Trajecti ad Rhen. 1716-.
[784] L'unica nave di tutta la flotta, che soffrisse naufragio, fu
quella, che conteneva i residui del Campidoglio. Se un superstizioso
sofista Pagano avesse dovuto raccontar questo accidente, si sarebbe
rallegrato, che quel carico di sacrilegio si fosse perduto nel mare.
[785] Vedi Vittore Vitense, -de Persec. Vandal. l. 1. c. 8. p. 11, 122.
Edit. Ruinart.- Deogratias governò la Chiesa di Cartagine solo tre anni.
Se non fosse stato sepolto segretamente, si sarebbe diviso in molti
pezzi il suo cadavere dalla folle devozione del Popolo.
[786] Della morte di Massimo, e del sacco di Roma per opera de' Vandali
si trova generalmente fatta menzione presso Sidonio (-Paneg. avit. 441,
450-), Procopio (-De Bell. Vandal. l. 1. c. 4, 5. p. 188, 189- e -l. 2.
c. 9. p. 255-), Evagrio (-l. II. c. 7-), Giornandes (-de reb. Get. c.
45. p. 677-), e nelle Croniche d'Idazio, di Prospero, di Marcellino e di
Teofane, sotto il suo proprio anno.
[787] Bisogna dedurre la vita privata, e l'elevazione d'Avito con
qualche sospetto dal Panegirico pronunziato da Sidonio Apollinare, suo
suddito e genero.
[788] Ad esempio di Plinio il Giovane, Sidonio (-l. II. c. 2-) ha fatto
la florida, prolissa, ed oscura descrizione della sua villa, che portava
il nome d'-Avitacum-, ed era stata di proprietà d'Avito. Non se ne
conosce precisamente il sito. Si consultino però le note di Savaron e di
Sirmond.
[789] Sidonio (-l. II. Epist. 9-) ha descritto la vita rurale de' nobili
Galli in una visita ch'ei fece ad alcuni suoi amici, i beni de' quali
erano nelle vicinanze di Nimes. Le -ore della mattina- si occupavano nel
(-Sphaeristerium-) giuoco della palla, o nella libreria, che era piena
di Autori Latini, sacri e profani: e questi per gli uomini, quelli per
le donne. Due volte s'imbandiva la tavola, a desinare ed a cena, con
cibi cotti (lesso ed arrosto), e con vino. Nel rimanente del tempo la
compagnia dormiva, andava a spasso a cavallo, ed usava i bagni caldi.
[790] Settanta versi del panegirico (505, 575), impiegati a scrivere
l'importunità di Teodorico e della Gallia, che cercavan di vincere la
modesta ripugnanza d'Avito, vengono cancellati da tre parole d'un onesto
Istorico: -Romanum ambisset Imperium-: Gregor. Turon. -l. II. c. II. in
Tom. II. p. 168-.
[791] Isidoro Arcivescovo di Siviglia, ch'era del sangue reale de' Goti,
confessa, e quasi giustifica (-Hist. Goth. p. 718-) il delitto, che
Giornandes loro schiavo aveva bassamente dissimulato (-c. 43. p. 673-).
[792] Questa elaborata descrizione (-l. I. ep. 2. p. 2, 7-) fu dettata
da qualche motivo politico. Essa era destinata per pubblicarsi, ed era
passata per le mani degli amici di Sidonio, prima che fosse inserita
nella collezione delle sue lettere. Il primo libro fu pubblicato
separatamente. Vedi Tillemont -Mem. Eccl. Toni. XVI. p. 264-.
[793] Ho tralasciato in questo ritratto di Teodorico varie minute
circostanze, ed espressioni tecniche, le quali potevano esser
tollerabili o almeno intelligibili solo per quelli, che avessero
frequentato, come i contemporanei di Sidonio, i mercati, dove si
esponevano gli schiavi nudi alla vendita; (-Dubos Hist. crit. Tom. I. p.
404-).
[794] -Videas ibi elegantiam Graecam, abundantiam Gallicanam,
celeritatem Italam, publicam pompam, privatam diligentiam, regiam
disciplinam.-
[795] -Tunc etiam ego aliquid obsecraturus feliciter vincor, et mihi
tabula perit, ut causa salvetur-, Sidonio d'Alvergna non era suddito di
Teodorico; ma potè forse trovarsi impegnato a chieder giustizia o favore
alla Corte di Tolosa.
[796] Teodorico medesimo aveva fatta una solenne e volontaria promessa
di fedeltà, che si sparse tanto nella Gallia, che nella Spagna
-..... Romae sum, te duce, amicus;-
-Principe te, miles.....-
Sidonio -Paneg, Avit. 511-.
[797] -Quaeque sinu pelagi jactat se Bracara dives.- Auson. -de dar.
urbib. p. 245-.
Dal disegno, che aveva formato il Re degli Svevi, è chiaro che si
conosceva, e si praticava la navigazione da' porti della Gallicia al
Mediterraneo. Lo navi di Bracara o Braga navigavano cautamente lungo la
costa, senz'arrischiarsi di estendersi nell'Atlantico.
[798] Questa guerra Svevica è la parte più autentica della Cronica
d'Idazio, che come Vescovo d'Iria Flavia ne fu spettatore egli stesso, e
ne soffrì gli effetti. Giornandes (-c. 44 p. 675, 676, 677-) ha spaziato
con piacere intorno ad una vittoria Gotica.
[799] In uno de' portici o gallerie spettanti alla libreria di Traiano,
fra le statue degli scrittori ed oratori celebri. Sidonio Apollinare
-lib. IX. epist. 16. pag. 284. Carm. VIII. pag 350-.
[800] -Luxuriose agere volens a Senatoribus projectus est-; questa è la
succinta espressione di Gregorio di Tours (-l. II. c. XI. p. 168-).
Un'antica Cronica (-nel Tom. II. p. 649-) fa menzione d'uno scherzo
indecente d'Avito, che sembra più applicabile a Roma che a Treveri.
[801] Sidonio (-Paneg. Anthem. p. 302 etc.-) loda la nascita reale di
Ricimero, legittimo erede, com'egli vuole dare ad intendere, di ambedue
i regni, Gotico e Svevico.
[802] Vedi la Cronica d'Idazio. Giornandes (-c. 44. p. 676-) lo nomina
con qualche sorta di verità -virum egregium, et pene tunc in Italia ad
exercitum singularem-.
[803] -Parcens innocentiae Aviti-: questa è la compassionevole, ma
sprezzante espressione di Vittore Tunnunense (-in Chron. ap. Scaliger.
Euseb.-). In un altro luogo l'appella -vir totius simplicitatis-. Questa
commendazione è più umile, ma è più solida e sincera delle lodi di
Sidonio.
[804] Egli soffrì, come si suppone, il martirio nella persecuzione di
Diocleziano (Tillemont, -Mem. Eccl. Tom. 5. p. 279, 696-). Gregorio di
Tours, suo particolar devoto, ha consacrato alla gloria di Giuliano
martire un intero libro (-de gloria Martyr. l. II. in maxima Bibl. Patr.
Tom. XI. p. 861, 871-), nel quale racconta circa cinquanta sciocchi
miracoli fatti dalle sue reliquie.
[805] Gregorio di Tours (-l. II. c. XI. p. 168-) è breve, ma esatto nel
regno del suo nazionale. Le parole d'Idazio -caret imperio, caret et
vita-, sembra che indichino essere stata violenta la morte d'Avito; ma
bisogna, che fosse segreta, mentre Evagrio (-l. II. c. 7-) potè
supporre, che morisse di peste.
[806] Dopo aver modestamente portato gli esempi de' suoi confratelli
Virgilio ed Orazio, Sidonio confessa ingenuamente il suo debito, e
promette di pagarlo:
-Sic mihi diverso nuper sub marte cadenti-
-Jussisti placido Victor ut essem animo.-
-Serviat ergo libi servati lingua Poetae,-
-Atque meae vitae laus tua sit pretium.-
Sidon. Apoll., -Carm. IV. p. 308-. Vedi -Dubos, Hist. Crit.-
[807] Le parole di Procopio meritano d'esser trascritte: ουτος γαρ ο
Μαιοριανος ξυμπαντας του πωποτε Ρωμαιων βεβασιλευκοτας υπεραιρων αρετη
πασι; e quindi ανηρ τα μεν εις τους υπηκοους μετριος γεγονως φοβεφος δε
τα ες τους πολεμιους (-De Bell. Vandal. l. 1. c. 7. p. 194-) breve ma
piena definizione della virtù reale.
[808] Quel Panegirico fu pronunziato a Lione avanti la fine dell'anno
458 mentre l'Imperatore era tuttavia console. Esso contiene più
artifizio che genio, e più fatica che arte. Gli ornamenti son falsi o
triviali; l'espressione debole e prolissa; e Sidonio manca dell'abilità
di porre il soggetto principale in un aspetto luminoso, e distinto. La
vita privata di Maioriano occupa circa 200 versi, 107-305.
[809] Ella ne chiese l'immediata morte, e fu appena contenta della sua
disgrazia. Parrebbe, che Ezio, ugualmente che Belisario, e Marlborough,
fosse governato dalla propria moglie, la fervente pietà della quale,
quantunque capace d'operar miracoli (-Gregor. Turon. l. II. c. 7. p.
162-), pure non era incompatibile co' bassi e sanguinari disegni.
[810] Gli Alemanni avevan passato le alpi Rezie, e furono disfatti ne'
-Campi Canini-, o nella vallata di Bellinzona, per cui scorre il Ticino
nella sua discesa dal monte Adula al lago Maggiore (Cluver., -Ital.
antiq. Tom. 1. pag. 100, 101-). Questa vantata vittoria su -novecento-
Barbari (-Paneg. Maior. 373. etc.-) dimostra l'estrema debolezza
dell'Italia.
[811] -Imperatorem me factum P. C. electionis vestrae arbitrio, et
fortissimi exercitus ordinatione agnoscite (Novell. Majorian. Tit. 3. p.
34. ad Calc. Cod. Theod.)-. Sidonio vanta l'unanime voce dell'Impero.
-......... Postquam ordine vobis-
-Ordo omnis regnum dederat; plebs, curia, miles,-
-Et collega simul....-
386.
Questo è un linguaggio antico e costituzionale: possiamo qui osservare,
che il -Clero- non era considerato ancora come un ordine distinto dello
Stato.
[812] Tanto -dilationes-, che -delationes- possono somministrare un
senso tollerabile; ma nell'ultima voce si trova più sentimento e più
spirito, e perciò le ho dato la preferenza.
[813] -Ab externo hoste et a domestica clade liberavimus.- Per
quest'ultima doveva intendere Maioriano la tirannia di Avito, di cui per
conseguenza risguardava egli la morte come un atto meritorio. In
quest'occasione Sidonio è timoroso ed oscuro; egli descrive i dodici
Cesari, le nazioni dell'Affrica ec. per evitare il pericoloso nome
d'Avito (305, 569).
[814] Vedasi tutto l'editto, o la lettera di Maioriano di Senato
(-Novell. Tit. IV. pag. 34-). Pure quest'espressione -regnum nostrum-
porta qualche indizio di quel secolo, e non fa buona lega con la parola
-Respublica-, che esso frequentemente ripete.
[815] Vedi le Leggi di Maioriano (non sono che nove di numero, ma molto
lunghe e di vario argomento) al fine del Codice Teodosiano, -Novell. L
IV. pag. 32, 37-. Il Gotofredo non ha fatto alcun comentario a queste
aggiunte.
[816] -Fessas Provincialium varia atque multiplici tributorum exactione
fortunas, et extraordinariis fiscalium solutionum oneribus attritas etc.
Novell. Majorian. Tit. IV. pag. 34.-
[817] L'erudito Greaves (-Vol. I. pag. 329, 330, 331-) ha trovato per
mezzo di diligenti ricerche, che gli aurei degli Antonini pesavano cento
diciotto grani Inglesi, e quelli del quinto secolo solo sessant'otto.
Maioriano diede corso a tutta la moneta d'oro, eccettuato solamente il
-solido Gallico-, per la sua mancanza non già nel peso, ma nel titolo.
[818] Tutto l'editto (-Novell. Majorian. tit VI. p. 35-) è curioso.
-Antiquarum aedium dissipatur speciosa constructio: et ut aliquid
reparetur magnae diruuntur. Hinc iam occasio nascitur, ut etiam
unusquisque privatum aedificium construens per gratiam iudicum.....
praesumere de publicis locis necessaria et transferre non dubitet.- Con
uguale zelo, ma con minor potere il Petrarca nel decimo quarto secolo
ripetè le stesse querele (-Vit. del Petrarca Tom. I. p. 326, 327-). Se
io proseguo quest'istoria, non mi dimenticherò della decadenza e della
rovina della -città- di Roma, interessante oggetto, a cui si limitava in
principio il mio disegno.
[819] L'Imperatore riprende la dolcezza di Rogaziano, Consolare di
Toscana, in un tuono di aspro rimprovero, che sembra quasi una personale
animosità (-Novella Tit. IX p. 37-). La legge di Maioriano, che puniva
le vedove ostinate, fu rivocata poco dopo da Severo suo successore
(-Novell. Sever. Tom. I. p. 37-).
[820] Sidonio -Paneg. Major. 385, 440-.
[821] La rivista dell'armata, ed il passaggio delle alpi sono le parti
più tollerabili, del panegirico (470, 552 ). Il Buat (-Hist. des Peuples
etc. Tom. VIII. p. 49, 55-) è un comentatore più soddisfacente, che il
Savaron o il Sigismondo.
[822] Τα μεν οελοις, τα δε λογοις; Tal è la giusta e forte
distinzione di Prisco (-Excerpt. Legat. p. 42-) in un breve frammento,
che getta molta luce sull'istoria di Maioriano. Giornandes ha soppresso
la disfatta e l'alleanza de' Visigoti, che furono solennemente
pubblicate nella Gallicia, e sono notate nella Cronica d'Idazio.
[823] Floro -l. II. c. 2-. Egli scherza con l'immagine poetica, che gli
alberi si erano trasformati in navi: ed in vero tutto il fatto, come
vien raccontato nel primo libro di Polibio, si allontana troppo dal
corso probabile degli avvenimenti umani.
[824]
-Interea duplici texis dum littore classem-
-Inferno superoque mari, cedit omnis in aequor-
-Sylva tibi etc.........-
Sidonio -Paneg. Major. 441, 461-.
Il numero delle navi, che Prisco fissa a 300 vien magnificato mediante
un'indefinita comparazione con le flotte d'Agamennone, di Serse e
d'Augusto.
[825] Procopio (-De Bell. Vandal. l. 1. c. 8. p. 194-). Quando Genserico
condusse l'incognito suo ospite all'arsenale di Cartagine, le armi da
loro stesse fecero dello strepito urtandosi. Maioriano aveva tinto la
sua bionda chioma di color nero.
[826]
-..... Spoliisque potitus-
-Immensis, robur luxuria perdidit omne,-
-Qua valuit, dum pauper erat.-
-Paneg. Major. 330.-
In seguito applica, ingiustamente per quanto sembra, a Genserico i vizi
de' suoi sudditi.
[827] Egli abbruciò i villaggi, ed avvelenò le fonti (Prisco -p. 42-).
Dubos (-Hist. Crit. Tom. I p. 475-) osserva, che i magazzini, che i Mori
avevan posti sotto terra, poterono evitare le sue distruttive ricerche.
Si trovano alle volte scavate due o trecento fosse nel medesimo luogo:
ed ogni fossa contiene almeno quattrocento misure di grano. Shavv.
-Viagg. p. 139-.
[828] Idazio, che nella Gallicia era sicuro dalla potenza di Ricimero,
arditamente ed ingenuamente dichiara: -Vandali per proditores admoniti
etc.- Ei dissimulò però il nome del traditore.
[829] Proc., -de bell. Vandal. l. I. c. 8. p. 194-. La testimonianza
d'Idazio è chiara ed imparziale: -Majorianum de Galliis Romam redeuntem
et Romano Imperio vel nominis res necessarias ordinantem, Ricimer livore
percitus, et- invidorum -consilio fultus, fraude interficit
circumventum-. Alcuni leggono -Suevorum-, ed io ammetterei l'una e
l'altra parola, esprimendo esse i diversi complici, che ebbero parte
nella cospirazione contro Maioriano.
[830] Vedi gli Epigrammi d'Ennodio n. 135 fra le opere di Sirmondo -Tom.
I. p. 1903-. Il suo stile è grossolano ed oscuro; ma Ennodio fu fatto
Vescovo di Pavia cinquanta anni dopo la morte di Maioriano, e le sue
lodi meritan fede e riguardo.
[831] Sidonio fa un noioso racconto (-l. I. epist. XI. p. 25, 31-) d'una
cena in Arles, alla quale fu invitato da Maioriano poco tempo avanti la
sua morte. Non aveva esso intenzione di lodare un Imperatore defunto; ma
un'accidentale sua disinteressata osservazione, -Subrisit Augustus, ut
erat auctoritate servata, cum se communioni dedisset, joci plenus-; vale
più di sei cento versi del suo venal panegirico.
[832] Sidonio (-Paneg. Anthem. 317-) l'invia al cielo:
-Auxerat Augustus naturae lege Severus-
-Divorum numerum.....-
ed una vecchia lista degl'Imperatori, composta verso il tempo di
Giustiniano, loda la sua pietà, e ne fissa la residenza in Roma
(Sirmondo -not. ad Isid. p. 111, 112-).
[833] Il Tillemont, ch'è sempre scandalizzato dalla virtù degl'infedeli,
attribuisce questo vantaggioso ritratto di Marcellino (conservatosi da
Suida) al parziale zelo di qualche isterico Pagano -Hist. des Emper.
Tom. VI p. 330-.
[834] Procopio -de bell. Vandal. l. I, c. 6. p. 191-. In varie
circostanze della vita di Marcellino non è facile di conciliare
l'Istorico Greco con le croniche Latine contemporanee.
[835] Conviene applicare ad Egidio le lodi, che Sidonio (-Paneg. Major.
553-) dà ad un anonimo Generale, che comandava la retroguardia di
Maioriano. Idazio commenda, per la pubblica fama, la sua cristiana
pietà; e Prisco fa menzione (-p. 42-) delle sue virtù militari.
[836] Gregor. Turon. -l. II. c. 12. in Tom. II, p. 168-. Il P. Daniel,
che aveva idee superficiali e moderne, ha mosso obiezioni contro la
storia di Childerico (-Hist. de France Tom, I. Prefac. Historiq. p.
lxxviii etc.-): ma sono state bene sciolte dal Dubos (-Hist. Crit. Tom.
I, p. 460, 510-), e da due autori, che si disputarono il premio
dell'Accademia di Soissons (-p. 131, 177, 310, 339-). Quanto al termine
dell'esilio di Childerico, è necessario o prolungar la vita d'Egidio
oltre il tempo assegnato da Idazio, o correggere il testo di Gregorio,
leggendo -quarto anno- invece di -octavo-.
[837] La guerra navale di Genserico è descritta da Prisco (-Exc.
Legation. p. 42-), da Procopio (-de Bell. Vandal. l. I. c. 5. p. 189
190. e c. 22. p. 228-), da Vittore Vitense (de persecut. Vandal. lib. I.
c. 17) e presso il Ruinart (-p. 467, 481-), e nei tre panegirici di
Sidonio, l'ordine cronologico de' quali vien assurdamente trasposto
nell'edizioni tanto del Savaron, che del Sirmondo (-Avit. Carm. VIII.
441, 451. Major. Carm. V. 327, 350, 385, 440-. Anthem. Carm. II. 358,
386). In un luogo il Poeta sembra inspirato dal suo soggetto, ed esprime
una forte idea con una immagine vivace.
-....... Hic Vandalus hostis-
-Urget; et in nostrum numerosa classe quotannis-
-Militat excidium; conversoque ordine fati-
-Torrida Caucaseas infert mihi Byrsa furores.-
[838] Il Poeta stesso è costretto a confessare l'angustia di Ricimero:
-Praeterea invictus Ricimer, quem pubblica fata-
-Respiciunt, proprio solus vix marte repellit-
-Piratam per rura vagum....-
L'Italia dirige le sue querele al Tevere, e Roma, all'istanza del divino
fiume, si porta a Costantinopoli, rinunzia i suoi antichi diritti, ed
implora l'amicizia dell'Aurora, Dea dell'Oriente. Questa favolosa
macchina, di cui aveva già usato, ed abusato il genio di Claudiano, è il
costante miserabile ripiego delle muse di Sidonio.
[839] Gli autori originali de' regni di Marciano, di Leone e di Zenone
son ridotti ad alcuni imperfetti frammenti, alle mancanze de' quali
convien supplire per mezzo delle più recenti compilazioni di Teofane, di
Zonara o di Cedreno.
[840] S. Pulcheria morì l'anno 453 quattro anni prima del suo nominal
marito; e se ne celebra da' moderni Greci la festa il dì 10 di
Settembre. Essa lasciò un immenso patrimonio per servire ad usi pii, o
almeno Ecclesiastici. Vedi Tillemont, -Mem. Eccl. Tom. XV. p. 181-184-.
[841] Vedi Procop., -de bell. Vandal. l. I. c. 4. p. 185-.
[842] Da questa incapacità d'Aspar a salire sul trono può rilevarsi, che
la macchia dell'-Eresia- era perpetua ed indelebile, mentre quella del
-Barbarismo- svaniva nella seconda generazione.
[843] Teofan. p. 95. Questa sembra che fosse la prima origine di una
cerimonia, che di poi tutti i Principi Cristiani del Mondo hanno
adottata, e da cui il Clero ha tratto le più formidabili conseguenze.
[844] Cedreno, (p. 345, 346), che aveva a mano gli Scrittori di migliori
tempi, ci ha conservato le rimarchevoli parole d'Aspar: Βασιλευ τον
αυτην την αλουργιδα πε ιβεβλημενον ου χρη διαψευδεσθαι.
[845] La potenza degl'Isauri agitò l'Impero Orientale ne' due successivi
regni di Zenone e d'Anastasio; ma finì con la distruzione di que'
Barbari, che mantennero la fiera loro indipendenza per circa dugento
trent'anni.
[846]
-..... Tali tu civis ab urbe-
-Procopio genitore micas, cui prisca propago-
-Augustis venit a proavis...-
Il Poeta (Sidon. -Paneg. Anthem. 67-306-) quindi passa a riferir la vita
privata, e le avventure del futuro Imperatore, di che doveva egli esser
ben poco informato.
[847] Sidonio dimostra con tollerabile ingegno, che questa moderazione
aggiunse nuovo splendore alla virtù d'Antemio (210, ec.) il quale evitò
uno scettro, e con ripugnanza ne accettò un altro, 22, e ec.
[848] Il Poeta celebra di nuovo la concordia di tutti gli ordini dello
Stato (15, 22), e la Cronica d'Idazio fa menzione delle truppe, che
l'accompagnarono.
[849] -Interveni autem nuptiis Patricii Ricimeris, cui filia perennis
Augusti in spem publicae securitatis copulabatur-. Il viaggio di Sidonio
da Lione, e le feste di Roma son descritte con qualche spirito (-l. 1.
epist. 5. pag. 913. epist. 9, pag. 21-).
[850] Sidonio (-l. 1, epist. 9. p. 23, 24-) espone assai chiaramente il
motivo del suo panegirico, la fatica, ed il premio, che n'ebbe: -Hic
ipse panegyricus si non iudicium, certe eventum boni operis accepit-. Ei
fu fatto Vescovo di Clermont l'Anno 471. (Tillemont, -Mem. eccl. Tom.
XVI. pag. 750.-)
[851] Il palazzo d'Antemio era situato sulle rive della Propontide. Nel
nono secolo Alessio, genero dell'Imperatore Teofilo, ottenne la
permissione di comprar quel terreno: e terminò i suoi giorni in un
Monastero, ch'ei fondò in quel delizioso luogo. Ducange,
-Costantinopolis Christiana p. 117, 152-.
[852] -Papa Hilarius.... apud Beatum Petrum Apostolum palam ne id fieret
clara voce constrinxit in tantum, ut non ea facienda cum interpositione
iuramenti idem promitteret Imperator-. Gelas., Epist. ad Andronicum ap.
Baron. an. 467. n. 3. Il Cardinale osserva con qualche compiacenza,
ch'era molto più facile seminar l'eresie a Costantinopoli, che a Roma.
[853] Damascio nella vita del Filosofo Isidoro -ap. Phot. p. 1049-.
Damascio, che visse al tempo di Giustiniano, compose un'altra opera
consistente in 570 racconti preternaturali di anime, di demonj, di
apparizioni ec.; follie del Paganesimo Platonico.
[854] Nelle opere poetiche di Sidonio, ch'egli di poi condannò (-l. IX.
epist. 16, p. 285-) le Divinità favolose sono i principali attori. Se
Girolamo fu battuto dai demonj solo per avere letto Virgilio, il Vescovo
di Clermont per una imitazione sì misera meritava maggiori percosse
dalle Muse.
[855] Ovidio (-Fast. l. II. 267-452-) ha fatto una piacevole descrizione
delle follie dell'antichità, che sempre inspiravano tanto rispetto, che
un grave Magistrato correndo nudo per le strade non era un soggetto di
maraviglia, nè di derisione.
[856] Vedi Dionis. Alic. -l. 1. p. 25, 65. Edit. Hudson-. Gli antiquari
Romani, Donato (-l. II. c. 18. p. 173, 174-), ed il Nardini (-p. 386,
387-) hanno cercato di stabilire la vera situazione del Lupercale.
[857] Il Baronio pubblicò questa lettera di Gelasio Papa, tratta da'
Manoscritti della libreria Vaticana (-an. 496, n. 28, 45-), ed ha per
titolo -Adversus Andromachum Senatorem, ceterosque Romanos, qui
Lupercalia secundum morem pristinum colenda constituebant-. Gelasio
sempre suppone, che i suoi avversari sieno cristiani solo di nome, e per
non ceder loro in assurdi pregiudizi, attribuisce a quell'innocente
festa tutte le calamità di quel tempo.
[858] -Itaque nos, quibus totius mundi regimen commisit superna
provisio,.... Pius et triumphator semper augustus filius noster
Anthemius, licet divina majestas, et nostra creatio pietati ejus plenam
Imperii commiserit potestatem etc....- Tal è il superiore stile di
Leone, che Antemio rispettosamente appella -Dominus et Pater meus
Princeps sacratissimus Leon.- (Vedi -novell. Anthem. Tit. II. III. p.
38. ad calcem Cod. Theod-).
[859] La spedizione d'Eraclio è piena di difficoltà (Tillem. -Hist. des
Emper. Tom. VI. p. 640-), e si richiede qualche destrezza nel far uso
delle circostanze somministrateci da Teofane, senza offendere la
testimonianza più rispettabile di Procopio.
[860] La marcia di Catone, che partì da Berenice nella Provincia di
Cirene, fu più lunga di quella d'Eraclio da Tripoli. Egli passò il vasto
arenoso deserto in trenta giorni, e bisognò prevedersi, oltre gli
ordinari bagagli, d'un gran numero di otri pieni d'acqua, e di molti
-Pselli-, che si supponeva, avessero l'arte di succiar le ferite fatte
da' serpenti del nativo loro paese. Vedi Plutarco, -in Caton. Uticens.
Tom. VI. p. 275-. Strab. -Georg. l. XVII. p. 1191-.
[861] La somma principale vien espressa chiaramente da Procopio (-de
Bell. Vandal., l. 1. c. 6. pag. 191-): le parti minori delle quali era
composta, che il Tillemont (-Hist. des Emper., Tom. VI. p. 396-) ha con
gran fatica raccolte dagli scrittori Bizantini, sono meno certe, e meno
importanti. L'istorico Malco si duole della pubblica miseria (-Excerpt.
ex Suida in corp. Hist. Byzant. p. 58-); ma è certamente ingiusto,
allorchè accusa Leone d'ammassare i tesori, che estorceva dal Popolo.
[862] Questo promontorio è distante quaranta miglia da Cartagine
(Procop. -l. 1. c. 6. p. 192-), e venti leghe dalla Sicilia (Shavv
-viagg. p. 89-). Scipione sbarcò più a dentro nella baia al promontorio
Bianco. Vedasi l'animata descrizione di Livio XXIX. 26, 27.
[863] Teofane (-p. 100-) asserisce, che molte navi dei Vandali furon
colate a' fondo. L'asserzione di Giornandes (-de success. regn.-) che
Basilisco attaccò Cartagine, si deve intendere in un senso ben limitato.
[864] Damascio (-in vit. Isidor. ap. Phot. 1048-). Paragonando fra loro
le tre brevi Croniche' di que' tempi, si vedrà, che Marcellino aveva
combattuto vicino a Cartagine, e che fu ucciso in Sicilia.
[865] Quanto alla guerra Affricana vedasi Procopio (-de bell. Vandal. l.
1. cap. 6. p. 191, 192, 193-). Teofane (-p. 99, 100, 101-), Cedreno (-p.
349, 350-) e Zonara (-Tom. II. l. XIV. p. 50, 51-). Montesquieu
(-Considerat. sur la grandeur etc. c. XX. Tom. 3. pag. 497-) ha fatto
una giudiziosa osservazione sulla mancanza di successo di tali grandi
armamenti navali.
[866] Giornandes è la miglior nostra guida per i regni di Teodorico II e
d'Enrico (-de reb. Get. c. 44, 45, 46, 47, p. 675, 681-). Idazio termina
troppo presto, ed Isidoro è troppo riservato nelle notizie, che ci
avrebbe potuto dare su gli affari di Spagna. I fatti relativi alla
Gallia, sono con grande studio illustrati nel terzo libro dell'Abbate
Dubos -Hist. Crit. Tom. 1. p. 424-620-.
[867] Vedi Mariana, -Hist. Hispan. Tom. 1. lib. V. c. 5. p. 162-.
[868] Si fa un'imperfetta, ma original pittura della Gallia,
specialmente dell'Alvergna, da Sidonio, il quale, come Senatore, e di
poi come Vescovo, era sommamente interessato nel destino del suo Paese.
(Vedi -l. V. Epist. 1, 5, 9-).
[869] Sidonio -l. III. ep. 3, p. 65, 68-. Gregor. Turon. -l. II. c. 24
in Tom. II. p 174-. Giornandes -c. 45. p. 675-. Ecdicio forse non era
che figliastro d'Avito.
[870] -Si nullae a Republica vires, nulla praesidia, si nullae, quantum
rumor est, Anthemii Principis opes, statuit te auctore nobilitas seu
patriam dimittere, seu capillos- (Sidonio -l. II. ep. 1. p. 33-). Le
ultime parole (Sirmondo -not. p. 25-) possono ugualmente indicare la
tonsura clericale, che in fatti fu scelta da Sidonio medesimo.
[871] Può trovarsi l'istoria di questi Brettoni presso Giornandes (-c.
45. p. 678-), Sidonio (-l. III. ep. 9, p. 73, 74-), Gregorio di Tours
(-l. II. c. 18, in Tom. II. p. 170-), Sidonio (che appella questi
mercenari soldati -argutos, armatos tumultuosos, virtute, numero,
contubernio contumaces-) tratta col loro Generale in un tuono
d'amicizia, e di famigliarità.
[872] Vedi Sidonio -l. 1. ep. 7. p. 15-20-, con le note del Sirmondo.
Questa lettera fa onore al cuore, non meno che all'ingegno di esso. La
prosa di Sidonio, per quanto sia viziata da un gusto falso ed affettato,
è molto superiore agli insipidi suoi versi.
[873] Quando il Campidoglio cessò d'essere un Tempio, fu destinato per
uso de' Magistrati civili; ed è sempre la residenza del Senatore di
Roma. Era probabilmente permesso a' Gioiellieri ec. d'esporre, le
preziose loro merci ne' portici.
[874] -Haec ad Regem Gothorum charta videbatur emitti pacem cum Greco
Imperatore dissuadens, Britannos super Ligerim sitos impugnare oportere
demonstrans, cum Burgundionibus Jure Gentium Gallias dividi debere
confirmans-.
[875] -Senatus consultum Tiberianum.- Sirmondo -not. p. 17-; ma quella
legge concedeva solo dieci giorni fra la sentenza e l'esecuzione: gli
altri venti vi furono aggiunti al tempo di Teodosio.
[876] Catilina seculi nostri: Sidonio -l. II. ep. 1. pag. 35. l. V. ep.
13. p. 143. l. VII. ep. 7. p. 185-. Egli abbomina i delitti, ed
applaudisce al gastigo di Seronato forse coll'indignazione d'un
cittadino virtuoso, e forse collo sdegno di un personal nemico.
[877] Ricimero, sotto il regno d'Antemio, disfece, ed uccise in
battaglia Beorgor Re degli Alani (-Giornandes c. 45. p. 678-). La sua
sorella era maritata al Re de' Borgognoni, ed ei manteneva un'intima
connessione con la colonia Svevica, stabilita nella Pannonia, e nel
Norico.
[878] -Galatam concitatum.- Il Sirmondo, nelle sue note ad Ennodio,
applica quest'espressione ad Antemio stesso. L'Imperatore probabilmente
era nato nella Provincia della Galazia, gli abitanti di cui, vale a dire
Gallo-Greci, si supponeva, che riunissero in sè i vizi d'un Popolo
selvaggio e corrotto.
[879] Epifanio tenne per trent'anni il Vescovato di Pavia, dall'anno 467
al 497; (Vedi Tillemont -Mem. Eccl. T. XVI. p. 788-). La posterità non
avrebbe conosciuto nè il nome nè le azioni di esso, qualora Ennodio, uno
de' suoi successori, non ne avesse scritto la vita (Sirmondo -Oper. Tom.
1. p. 1647, 1692-), in cui lo rappresenta come uno degli uomini più
grandi di quel tempo.
[880] Ennodio (-p. 1659, 1664-) ha riferito quest'ambasceria d'Epifanio;
e la sua narrazione verbosa o turgida, per quanto sembra, illustra
diversi passi curiosi nella caduta dell'Impero Occidentale.
[881] Prisco (-Excerpt. legat. pag. 74-) Procopio (-de bell. Vandal. l.
1. c. 6. p. 191-). Eudossia e la sua figlia furono restituite dopo la
morte di Maioriano. Forse fu dato il consolato ad Olibrio (an. 464) come
un presente nuziale.
[882] Si determina l'ostile comparsa d'Olibrio (nonostante l'opinione
del Pagi) dalla durata del suo regno. La segreta connivenza di Leone
vien confessata da Teofane, e dalla Cronica Pasquale. Noi non sappiamo i
suoi motivi; ma in quest'oscuro periodo la nostra ignoranza si estende
alla maggior parte de' fatti pubblici più importanti.
[883] Delle quattordici regioni o quartieri, ne' quali Roma era stata
divisa da Augusto, il -solo- Gianicolo è dalla parte del Tevere, che
guarda la Toscana. Ma nel quinto secolo il sobborgo Vaticano formava una
considerabil città; o nella distribuzione Ecclesiastica, ch'era stata
fatta recentemente da Simplicio Papa regnante in quel tempo, -due- delle
-sette- regioni o parrocchie di Roma dipendevano dalla chiesa di S.
Pietro. Vedi Nardini -Roma antica pag. 67-. Richiederebbe una tediosa
dissertazione il notare le circostanze, nelle quali sono inclinato a
partirmi dalla topografia di quell'erudito Romano.
[884] -Nuper Antemii et Ricimeris civili furore subversa est-: Gelasio
-in Epist. ad Andromach. ap. Baron. an. 496. n. 12-. Il Sigonio (-Tom.
1. l. XIV. de Occident. Imper. p. 542, 543-) ed il Muratori (-Annal. d.
Ital. Tom. IV. p. 308, 309-) coll'aiuto d'un Manoscritto meno imperfetto
dell'Istoria Miscellanea hanno illustrato quest'oscuro e sanguinoso
avvenimento.
[885] Tal era stata la -saeva ac deformis urbe tota facies-, quando Roma
fu assalita e presa dalle truppe di Vespasiano (Vedi Tacito, -Hist. III.
82, 83-); ed ogni specie di male aveva dopo quel tempo acquistato una
gran forza di più. La rivoluzione de' secoli può riprodurre le stesse
calamità; ma posson tornare i medesimi tempi, senza produrre un Tacito,
che li descriva.
[886] Vedi Ducange, -Famil. Byzant. p. 74, 75-. Arcobindo, che sembra
sposasse la nipote dell'Imperator Giustiniano, fu l'ottavo discendente
di Teodosio il Vecchio.
[887] Le ultime rivoluzioni dell'Impero occidentale si trovano
leggiermente indicate presso Teofane (-p. 102-), Giornandes (-c. 45. p.
679-), la Cronica di Marcellino, ed i Frammenti d'uno scrittore anonimo
pubblicato dal Valesio al fine d'Ammiano (-p. 716, 717-). Se Fozio non
fosse stato sì miserabilmente conciso, potremmo trarne molte notizie
dalle storie contemporanee di Malco, e di Candido. (Vedi -i suoi
Estratti p. 172, 179-).
[888] Vedi Gregor. Turon. -l. II. c. 28. in Tom. II. p. 175-. Dubos,
-Hist. Crit. Tom. I. p. 613-. Mediante l'uccisione o la morte naturale
de' due suoi fratelli, Gundobaldo acquistò il solo possesso del regno di
Borgogna, di cui si accelerò la rovina dalla loro discordia.
[889] -Julius Nepos armis pariter summus Augustus ac moribus-: Sidonio
-l. V. ep. 76. pag. 146-. Nipote diede ad Ecdicio il titolo di Patrizio,
che Antemio gli aveva promesso, -decessoris Anthemii fidem absolvit-.
(Vedi -lib. VIII. ep. 7. p. 224-).
[890] Epifanio fu mandato ambasciatore da Nipote a' Visigoti ad oggetto
di fissare -fines Imperii Italici- (Ennod., -ap. Sirmond. Tom. I. pag.
1665, 1669-). Il patetico suo discorso nascondeva il vergognoso segreto,
che tosto eccitò le giuste ed amare querele del Vescovo di Clermont.
[891] Malco -ap. Phot. p. 172-. Ennod. -Epigramm. 82 in Sirmond. oper.
Tom. I. p. 1879-. Potrebbe però muoversi qualche dubbio sull'identità
dell'Imperatore e dell'Arcivescovo.
[892] La notizia, che abbiamo di questi mercenari, che rovesciaron
l'Impero Occidentale, si trae da Procopio (-de Bell. Goth. l. 1. c. 1.
pag. 308-). L'opinion popolare, ed i moderni Istorici rappresentano
Odoacre nel falso aspetto di uno -straniero-, e d'un -Re-, che invase
l'Italia con un esercito di stranieri, suoi nativi sudditi.
[893] -Orestes, qui eo tempore, quando Attila ad Italiam venit, se illi
iunxit, et ejus notarius factus fuerat. Anonim. Vales. pag. 716-. Egli
sbaglia nella data; ma noi possiam prestar fede alla sua asserzione, che
il Segretario di Attila fu padre d'Augustolo.
[894] Vedi Ennodio (-in vit. Epiphan. Sirmond. Tom. 1. p. 1669, 1670-).
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