l'anno 1771. L'original narrazione di Kien-Long, Imperatore della China regnante, che fu fatta per servir d'inscrizione ad una colonna, è stata tradotta dai Missionari di Pekino: -Memoir. sur la Chine Tom.- I. p. 401-418. L'Imperatore affetta in essa il dolce e specioso linguaggio di figlio del Cielo, e di padre del suo popolo. [356] Kang-Mou (Tom III. p. 447) attribuisce alle lor conquiste uno spazio di 14000 lì. Secondo la misura presente, 200 (o più esattamente 193) lì son uguali ad un grado di latitudine; e per conseguenza un miglio Inglese è maggiore di tre miglia della China. Ma vi sono forti ragioni di credere, che l'antico lì appena fosse la metà del moderno. Vedi l'elaborate ricerche del Danville, Geografo informato di qualunque tempo o clima del globo; -Mem. de l'Academ. T. II. p. 125-502: Mesur. Itiner. p. 154-167.- [357] Vedi -l'Istoria degli Unni Tom. II. p. 125-144.- La successiva storia (p. 145-277) di tre o quattro Dinastie di Unni, prova evidentemente, che una lunga dimora nella China non servì a diminuire il loro spirito marziale. [358] -Utque hominibus quietis et placidis otium est voluptabile, ita illos pericula juvant et bella. Judicatur ibi beatus, qui in praelio profuderit animam: senescentes etiam et fortuitis mortibus mundo digressos ut degeneres et ignavos conviciis atrocibus insectantur.- Bisogna concepire una ben alta idea dei conquistatori di -tali- uomini. [359] Intorno agli Alani, vedi Ammiano (XXXI. 2), Giornandes (-De reb. Getic. c. 24-), Guignes -(Hist. des Huns Tom. II. p. 279-), e l'Istor. Genealog. dei Tartari (Tom. II. p. 617). [360] Siccome abbiamo l'autentica storia degli Unni, non sarebbe a proposito il ripetere o confutare le favole che male rappresentan l'origine ed i progressi loro, il passaggio, che fecero, della palude o dell'acqua Meotide nella caccia di un bove o d'un cervo, le Indie che avevano scoperte ec. (Zosimo l. IV. p. 224. Sozomeno l. VI. c. 37. Procop. -Hist. Miscell. c. 5.- Giornandes c. 24 -Grandeur et decad. des Rom. c. 17-). [361] -Prodigiosae formae et pandi, ut bipedes existimes bestias; vel quales in commarginandis pontibus effigiati stipites dolantur incompti.- (Ammiano XXXI. 1). Giornandes (c. 24) dipinge con forte caricatura la faccia d'un Calmucco. -Species pavenda nigredine... quaedam deformis offa, non facies habensque magis puncta, quam lumina:- Vedi Buffon -Hist. nat. Tom. III. p. 380.- [362] Tale esecranda origine, che Giornandes (c. 24) descrive col rancore d'un Goto, può esser derivata in principio da qualche più piacevole favola dei Greci (Erodoto l. IV. c. 9). [363] I Rossolani possono essere i padri de' Ρως -Russis- (Danville -Empire de Russie p. 1-10-) la residenza de' quali (nell'anno 862) verso Novogrod Veliki non può esser molto lontana da quella che ai Rossolani assegna (nell'an. 886) il Geografo di Ravenna (I. 11 IV. 4. 46, V. 28. 30). [364] Il testo d'Ammiano pare imperfetto o corrotto; ma la natura del terreno spiega, e quasi determina la difesa Gotica. -Mem. de l'Acad. Tom.- XXVIII. p. 444, 462. [365] Il Buat (-Hist. des Peuples de l'Europ. T.- VI. -p. 407-) ha concepito una strana idea, che Alavivo fosse l'istesso che Ulfila Vescovo Gotico, e che Ulfila, nipote d'un prigioniero della Cappadocia, divenisse per un dato tempo Principe dei Goti. [366] Ammiano (XXXI. 3.) e Giornandes (-de reb. Getic. c. 24-) descrivono la sovversione dell'Impero Gotico fatta dagli Unni. [367] La cronologia d'Ammiano è oscura ed imperfetta. Il Tillemont si è affaticato per ischiarire e fissare gli annali di Valente. [368] Zosim. l. IV. p. 223. Sozom. l. VI. c. 38. Gl'Isauri solevano infestar nell'inverno le strade dell'Asia minore fino alle vicinanze di Costantinopoli. Basilio -Ep.- 250. -ap. Tillemont. Hist. des Emper. Tom.- V. -p.- 106. [369] Si descrive il passaggio del Danubio da Ammiano (XXXI. 1. 4), da Zosimo (l. IV. p. 223. 224), da Eunapio (-in Except. legat. p.- 19. 20) e da Giornandes (c. 25. 26). Ammiano dichiara (c. 5) che intende solo -ipsas rerum digerere summitates-; ma spesso fa un giudizio falso dell'importanza delle cose; e l'eccessiva prolissità di lui vien malamente bilanciata da una brevità fuor di tempo. [370] Chishull, curioso viaggiatore, ha notato la larghezza del Danubio, ch'ei passò al Mezzodì di Bucarest vicino alla congiunzione dell'Argish (p. 77). Egli ammira la bellezza e la spontanea fertilità della Mesia o Bulgaria. [371] Quem qui scire velit, Libyci velit aequoris idem Discere, quam multae Zephyro turbentur arenae. Ammiano ha inserito nella sua prosa questi versi di Virgilio (-Georg. l.- II) usati dal poeta per esprimere l'impossibilità di numerare le varie specie di viti. Vedi Plinio -Hist. Nat. l.- XIV. [372] Eunapio e Zosimo enumerano esattamente questi articoli di ricchezza e di lusso Gotico. Conviene però supporre, che fossero manifatture delle province, che i Barbari avevano acquistate come spoglie di guerre, o come doni o prezzo di pace. [373] -Decem libras-: bisogna sottintendervi la parola -d'argento-. Giornandes manifesta le passioni ed i pregiudizi di un Goto. I servili Greci Eunapio e Zosimo mascherano l'oppressione Romana, ed abominano la perfidia dei Barbari. Ammiano, Istorico patriotico, tocca leggermente e contro voglia quest'odioso soggetto. Girolamo, che scrisse quasi sul luogo, è sincero, quantunque breve: -Per avaritiam Maximi Ducis ad rebellionem fame coacti sunt: in Chron.- [374] Ammiano XXXI. 4, 5. [375] -Vexillis de more sublatis, auditisque- triste sonantibus classicis: Ammian. XXXI 5. Questi sono i -rauca cornua- di Claudiano (-in Rufin. II.- 57) i grossi corni dell'-Uri-, o del toro selvatico, quali si sono recentemente usati dai Cantoni Svizzeri d'Uri e d'Untervald (Simler -de Republ. Hel. lib.- II. -p.- 201 -edit. Fuselin. Tigur.- 1734). S'introduce delicatamente, sebben forse a caso, il loro corno militare in una original narrazione della battaglia di Nancy (dell'anno 1477): -Attendant le combat le dit cor fut corné par trois fois, tant que le vent du corneur pouvoit durer, ce qui estbahit fort Monsieur de Bourgoigne-; car dejà à Morat l'avoit ouy. (Vedi -les Pieces justificat. nell'ediz. in- 4. -di Filippo di Comines Tom.- III. -p.- 493). [376] Giornandes -de reb. Getic. c.- 26. -p.- 648. -Edit. Grot.- Questi -splendidi panni- (tali considerar si debbono relativamente) senza dubbio son tratti dall'Istorie più estese di Prisco, d'Ablavio o di Cassiodoro. [377] -Cum populis suis longe ante suscepti.- Noi non sappiamo precisamente la data e le circostanze della loro trasmigrazione. [378] Era stabilita in Adrianopoli una fabbrica Imperiale di scudi ec. ed alla testa del popolo si trovavano i -Fabricensi- o artefici (-Vales. da Ammian.- XXXI. 6). [379] -Pacem sibi esse cum parietibus memorans-: Ammiano XXXI. 7. [380] Queste miniere erano nel paese dei Bessi sulla cima della montagna di Rodope fra Filippi e Filippopoli, due città della Macedonia, che traevano il nome e l'origine dal Padre d'Alessandro. Dalle mine della Tracia ricavava egli annualmente il valore, non già il peso di mille talenti (200000 lire sterl.); rendita che serviva a pagar la Falange ed a corromper gli oratori della Grecia. Vedi Diodor. Sicul. Tom. II. l. XVI. p. 88. -Edit. Wesseling-, Gotofred. -Comment. al Cod. Teodos.- T. III. -p.- 496, Celar. -Geogr. ant. Tom.- I. -p.- 676. 857, Danville -Geogr. anc. Tom.- I. -p.- 336. [381] Poichè quegli infelici lavoratori spesso fuggivano, Valente avea promulgato rigorose leggi per trarli dai lor nascondigli. -Cod. Teodos. l.- X. -Tit.- XIX. -leg.- 5. 7. [382] Vedi Ammiano XXXI. 5. 6. L'Istorico della guerra Gotica perde il tempo e la carta con una intempestiva ricapitolazione delle antiche incursioni dei Barbari. [383] L'Itinerario d'Antonino (p. 226. 527. -Edit. Wesseling.-) pone questo luogo circa sessanta miglia al Nord di Tomi, esilio d'Ovidio; ed il nome di -Salices- (Salci) esprime la natura del suolo. [384] Questo recinto di carri (-il Carrago-) era la consueta fortificazione dei Barbari (Veget. -de re milit. l.- III. -c.- 10. Vales. -ad Ammiano- XXXI. 7). Se n'è conservato l'uso ed il nome da' lor discendenti fino al secolo XV. Il -Carriaggio-, che circonda l'esercito, è un termine famigliare ai lettori di Froissard o Comines. [385] -Statim ut accensi malleoli.- Ho usato il senso litterale di torce o fuochi reali, mo ho qualche sospetto che tal espressione non sia che una di quelle turgide metafore, di quei falsi ornamenti, che continuamente deturpano lo stile di Ammiano. [386] -Indicant nunc usque albentes ossibus campi-: Ammiano XXXI. 7. Potè l'Istorico aver veduto quelle terre in qualità o di soldato o di viaggiatore. Ma la sua modestia ha soppresso le avventure della propria vita posteriori alle guerre Persiane di Costanzo e di Giuliano. Non sappiamo in qual tempo egli abbandonasse la milizia e si ritirasse a Roma, dove pare che abbia composto l'Istoria de' suoi Tempi. [387] Ammiano XXXI. 8. [388] -Hanc Taifalorum gentem turpem et obscoena vita flagitiis ita accipimus mersam, ut apud eos nefandi concubitus foedere copulentur mares puberes aetatis viriditatem in eorum pollutis usibus consumpturi. Porro si qui jam adultus aprum exceperit solus: vel interemit ursum immanem, colluvione liberatur incesti-: Ammiano XXXI 9. In simil guisa fra' Greci, e più specialmente fra i Cretesi i santi vincoli dell'amicizia eran confermati e macchiati da un amore contro natura. [389] Ammiano XXXI. 8. 9. Girolamo (Tom. I. p. 26) enumera le nazioni e indica un calamitoso periodo di venti anni. La sua lettera ad Eliodoro fu scritta nel 397. Tillemont -Mem. Eccles. Tom.- XII. -p.- 645. [390] Viene esattamente determinato il campo di battaglia, -Argentaria- o -Argentovaria-, dal Danville (-Not. de l'anc. Gaul.- p. 96. 99) a ventitre leghe Galliche o a miglia trentaquattro e mezzo Romane al Sud di Strasburgo. Dalle sue rovine è sorta la vicina città di -Colmar-. [391] La piena ed imparzial narrazione d'Ammiano (XXXI. 10.) può trarre qualche luce di più dall'Epitome di Vittore, dalla Cronica di Girolamo, e dall'Istoria d'Orosio (l. VII c. 33. p. 552. -edit. Havercamp.-). [392] -Moratus paucissimos dies seditione popularium levium pulsus:- Ammiano XXXI. 11. Socrate (l. IV. c. 38.) supplisce alle date e ad alcune circostanze. [393] -Vivosque omnes circa Mutinam, Regiumque: et Parmam Italica oppida, rura culturos exterminavit:- Ammiano XXXI. 9. Quelle città e distretti, circa dieci anni dopo la Colonia dei Taifali, compariscono in uno stato molto desolato. Vedi Muratori -Diss. sopra le antich. Ital. Tom. I. Diss. XXI. p. 354.- [394] Ammiano XXXI. 11. Zosimo l. IV. p. 228-230. Quest'ultimo si diffonde nelle passate azioni di Sebastiano, e sbriga in pochi versi l'importante battaglia d'Adrianopoli. Secondo i Critici Ecclesiastici, che detestano Sebastiano, la lode, che gli dà Zosimo, gli fa disonore (Tillemont -Hist. des Emper. Tom. V. p. 121-). Il pregiudizio e l'ignoranza di esso lo rendono certamente un molto equivoco giudice del merito. [395] Ammiano (XXXI. 11, 13) è quasi solo a descrivere i consigli e le azioni che andarono a finire nella fatal battaglia d'Adrianopoli. Noi possiam censurare in vero i difetti del suo stile, il disordine e l'ambiguità delle sue narrazioni; ma dovendo adesso restare privi di questo imparziale Istorico, il dispiacere che abbiamo per tale irreparabile perdita, impone silenzio ai rimproveri. [396] La differenza fra le otto miglia d'Ammiano e le dodici d'Idazio non può imbarazzare che quei Critici (Vales. -ibid-.), i quali suppongono, che un grande esercito sia un punto matematico senza spazio o dimensione. [397] -Nec ulla annalibus praeter Cannensem pugnam ita ad internecionem res legitur gesta.- Ammiano XXXI. 13. Secondo il grave Polibio non si salvarono dal campo di Canne più di 670 cavalli e di 3000 fanti; 10000 ne furono fatti schiavi; ed il numero degli uccisi ascese a 5630 cavalli e 70000 fanti: Polib. T. III. p. 371. -Edit. Casaub.- 8. Tito Livio (XXII. 49.) è un poco men sanguinoso: ei riduce la strage a 2700 cavalli ed a 40000 fanti. Fu supposto, che l'esercito Romano fosse composto di 87200 uomini effettivi (XXII. 36). [398] Abbiam preso qualche tenue lume da Girolamo (-T. I. p. 26, e in Cron. p. 188-), da Vittore (in -Epitom.-), da Orosio (-l. VII. c. 33. p. 554-), da Giornandes (-c. 27-), da Zosimo (-l. IV. p. 230-), da Socrate (-l. IV. c. 38-), da Sozomeno (-l. IV. c. 40-), da Idazio (-in Cron.-). Ma la testimonianza di essi tutti uniti insieme, paragonata col solo Ammiano, è debole ed insufficiente. [399] Libanio -de ulc. Jul. nece- ap. Fabric. -Bibl. Gr. T. VII p. 146-148.- [400] Valente avea guadagnato o piuttosto comprato l'amicizia dei Saracini, dei quali si erano già provate le moleste incursioni sulle frontiere della Fenicia, della Palestina e dell'Egitto. S'era introdotta di fresco la fede Cristiana in un popolo ch'era destinato a propagare in seguito un'altra religione: Tillemont (-Hist. des Emper. Tom. V. p. 104. 106. 141. Mem. Ec. Tom. VII. p. 593-). [401] -Crinitus quidam nudus omnia praeter pubem subraucum et lugubre strepens.- Ammiano XXXI. 16. e Vales. -Ib.- Gli Arabi spesso combattevano nudi, uso che si può attribuire al caldo lor clima e ad un'ostentata bravura. La descrizione di quest'incognito selvaggio è il vivo ritratto di Dorar, nome così terribile pei Cristiani della Siria. Vedi Ockley -Stor. dei Sarac. vol. I. p. 72. 84. 87.- [402] Può tuttavia investigarsi la serie degli eventi nelle ultime pagine d'Ammiano (XXXI. 15. 16). Zosimo (l. IV. p. 227. 231.), del quale siamo adesso costretti a tener conto, sbaglia nel porre la sortita degli Arabi avanti la morte di Valente. Eunapio (-in Excerpt. Leg. p. 20-) loda la fertilità della Tracia, della Macedonia ec. [403] S'osservi con quanta indifferenza racconta Cesare nei commentari della guerra Gallica, ch'ei pose a morte tutto il Senato de' Veneti, che gli si era reso a discrezione (l. III. 16), che si sforzò d'esterminare tutta la nazione degli Eburoni (VI. 31), che a Bourges furono trucidate quarantamila persone per la giusta vendetta de' suoi soldati, i quali non risparmiaron nè sesso, nè età (VII. 27). [404] Tali sono i racconti del sacco di Magdeburgo fatti dall'Ecclesiastico e dal Pescatore, che Harte ha tradotto (-Ist. di Gustavo Adolfo vol. I. p. 313-320-), con qualche timore di violare la -dignità- dell'Istoria. [405] -Et vastatis urbibus, hominibusque interfectis, solitudinem et- raritatem bestiarum -quoque fieri, et- volatilium pisciumque: -testis Illiricum est, testis Thracia, testis, in quo ortus sum solum- (Pannoniae?) -ubi praeter caelum et terram et crescentes vepres et condensa sylvarum cuncta- perierunt. Tom. VII. -p. 250. ad. I. cap. Sophon. e Tom. I. p. 20.- [406] Eunapio (-in Excerpt. Leg. p. 20-), pazzamente suppone un accrescimento soprannaturale nei giovani Goti, a fine di poter introdurre gli uomini armati di Cadmo, che nacquero dai denti del dragone ec. Tale era la Greca eloquenza di quel tempo. [407] Ammiano evidentemente approva quest'esecuzione, -efficacia, velox et salutaris-, con che termina la sua opera (XXXI-16). Zosimo, che è curioso ed abbondante (l. IV. p. 233-253), sbaglia la data, e si studia di trovare la ragione, per cui Giulio non consultò l'Imperator Teodosio, che non era per anche salito sul trono d'Oriente. [408] Fu composta nel secolo passato una vita di Teodosio il Grande (-Parig. 1679 in 4, 1680 in 12-), per infiammare di zelo cattolico lo spirito del giovin Delfino. Flechier, autore di essa, poi Vescovo di Nimes, era un celebre predicatore e la sua storia è adornata o guastata dall'eloquenza del pulpito; ma egli prende le notizie dal Baronio ed i principj da S. Ambrogio e da S. Agostino. [409] Si descrive la nascita, il carattere e l'innalzamento di Teodosio da Pacato (-in Paneg. vet. XII. 10. 11. 12-), da Temisio (-Orat. XIV. p. 182-), da Zosimo (l. IV. p. 231), da Agostino (-de Civ. Dei V. 15-), da Orosio (l. VII. c. 33), da Sozomeno (l. V. c. 2), da Teodoreto (lib. V. c. 5), da Filostorgio (l. IV. c. 17 -col Gotofredo- p. 393), nell'Epitome di Vittore e nelle Croniche di Prospero, d'Idazio, di Marcellino, nel -Thesaur. tempor.- di Scaligero, ec. [410] Tillemont -Hist. des Emper. Tom. V. p. 716.- ec. [411] -Italica-, fondata da Scipione Affricano pei feriti suoi veterani d'Italia. Se ne vedono tuttavia le rovine circa una lega sopra Siviglia, ma dall'opposta parte del fiume. Vedasi l'-Ispania illustrata- di Nonio; breve ma stimabil trattato: c. XVII. p. 64-67. [412] Io convengo col Tillemont (-Hist. des Emper. T. V. p. 726-) nel sospetto intorno alla Real genealogia di Teodosio, che rimase occulta fino alla promozione di esso. Anche dopo di questa il silenzio di Pacato contrabilancia la venal testimonianza di Temistio, di Vittore e di Claudiano, che uniscono la famiglia di Teodosio al sangue di Trajano e di Adriano. [413] Pacato paragona e conseguentemente preferisce la gioventù di Teodosio alla militar educazione d'Alessandro, di Annibale e del secondo Affricano, i quali avevan militato, com'esso, sotto i lor genitori. XII. 8. [414] Ammiano fa menzione di questa vittoria che riportò: -Theodosius Junior Dux Mesiae prima etiam tum lanugine juvenis, princeps postea perfectissimus.- Il medesimo fatto s'attesta da Temistio e da Zosimo; ma Teodoreto (l. V c. 5 ), che vi aggiunge alcune curiose circostanze, l'applica male a proposito al tempo dell'interregno. [415] Pacato (-in Paneg. vol. XII. 9.-) preferisce la vita rustica di Teodosio a quella di Cincinnato; l'una era effetto della scelta, l'altra della povertà. [416] Danville (-Geogr. Anc. Tom. I.- p. 25) ha fissato la situazione di Cauca o Coca nell'antica Provincia di Galizia, in cui Zosimo ed Idazio hanno posto la nascita o il patrimonio di Teodosio. [417] Udiamo Ammiano medesimo: -Haec, ut miles quondam et Graecus, a principatu Caesaris Nervae exorsus, adusque Valentis interitum, pro virium explicavi mensura, nunquam, ut arbitror, sciens silentio ausus corrumpere vel mendacio. Scribant reliqua potiores aetate, doctrinisque florentes. Quos id, si libuerit, aggressuros, procudere linguas ad majores moneo stylos.- Ammiano XXXI. 16. I primi tredici libri, che sono un epitome superficiale di dugentocinquantasette anni, ora sono perduti: gli ultimi diciotto, che non contengono più di venticinque anni, ci conservano ancora una copiosa ed autentica storia de' suoi tempi. [418] Ammiano fu l'ultimo suddito di Roma che componesse un'istoria profana in lingua Latina. L'Oriente, nel secolo dopo, produsse alcuni storici retori, come Zosimo, Olimpiodoro, Malco, Candido ec. Vedi Vossio -de Histor. Graec. l. II c. 18. De Histor. Latin. l. II. c. 10.- [419] Grisostom. -T. I. pag. 344. edit. Montfauc.- Io ho riscontrato ed esaminato questo passo; ma senza l'aiuto del Tillemont (-Hist. des Emper. Tom. V. p. 152-) non avrei mai potuto scoprire un aneddoto storico in uno strano miscuglio di mistiche e morali esortazioni, indirizzate dal Predicator d'Antiochia ad una giovane vedova. [420] Eunap. -in Excerpt. Legat. p. 21.- [421] Vedi Gotofredo -Cronol. delle Leggi. Cod. Teod. T. I. Proleg. p. XCIX. CIV.- [422] Molti scrittori si fermano assai nella malattia e nella lunga dimora di Teodosio a Tessalonica. Zosimo per diminuir la sua gloria; Giornandes per favorire i Goti; e gli Autori Ecclesiastici per dar luogo al suo Battesimo. [423] Si paragoni Temistio (-Orat. XIV. p. 181-) con Zosimo (l. IV. p. 232) con Giornandes (c. XXVII. p. 649) e col prolisso commento del conte di Buat (-Hist. des Peupl. Tom. VI. p. 477-552-). Le Croniche d'Idazio e di Marcellino alludono, in termini generali, -a magna certamina-, magna multaque -praelia-. I due epiteti non sono da conciliarsi facilmente. [424] Zosimo l. IV. p. 232 lo chiama Scita, nome che sembra dai Greci più moderni essersi applicato ai Goti. [425] Al Lettore non dispiacerà di vedere le parole originali di Giornandes o dell'autore ch'egli trascrive: -Regiam urbem ingressus est, miransque, en- (inquit) -cerno quod saepe incredulus audiebam, famam videlicet tantae urbis. Et huc illuc oculos volvens nunc situm urbis commeatumque navium, nunc moenia clara prospectans, miratur, populosque diversarum gentium quasi fonte in uno e diversis partibus scaturiente unda sic quoque militem ordinatum aspiciens. Deus, inquit, est sine dubio terrenus imperator, et quisquis adversus eum manum moverit, ipse sui sanguinis reus existit:- Giornandes (-c. XXVIII. p. 650-) passa a far menzione della sua morte e dei suoi funerali. [426] I brevi ed autentici cenni, che si trovano nei -Fasti- d'Idazio (-Chron. Scalig. p. 52-) son macchiati dalla passione di un contemporaneo. L'orazione quarantesima di Temistio è un complimento alla Pace ed al Console Saturnino (An. 383). [427] Giornandes c. XXVIII. p. 650. Anche Zosimo (l. IV p. 246) è costretto a lodare la generosità di Teodosio, tanto onorevole per esso, e vantaggiosa pel Pubblico. [428] Εθνος το Σκεθικον πασιν αγνωυον, -Gente Scitica, ignota a tutti-: Zosimo -l. IV. p. 252-. [429] Io sono autorizzato dalla ragione e dall'esempio ad applicare questo nome Indiano ai μονοξυλα, -navicelle fatte d'un sol albero-, dei Barbari, che sono alberi scavati in forma di battelli, πληθει μονοξυλων εμβιβασαντες: -traghettando con una moltitudine di monoxuli-: Zosimo -lib. IV p. 253-. -Ausi Danubium quondam tranare Gruthungi.- -In lintres fregere nemus: ter mille ruebant- -Per fluvium plenae cuneis immanibus alni.- Claudian. in IX. Cons. Hon. 623. [430] Zosimo l. IV. p. 252-255. Ei troppo spesso dimostra la sua scarsezza di giudizio, deturpando le più serie sue narrazioni con minute ed incredibili circostanze. [431] -Retulit... Odothaei Regis opima.- V. 6. Le spoglie -opime- eran quelle che un Generale Romano potea guadagnare solamente sopra un Re o un Generale nemico, ucciso da esso con le proprie mani; e nei secoli vittoriosi di Roma non se ne contano più di tre esempi. [432] Vedi Temistio -Orat. XVI. p. 211-. Claudiano (-in Eutrop. l. II. p. 152-) fa menzione della Colonia Frigia... -... Ostrogothis colitur mistisque Gruthungis- -Phryx ager-... E quindi passa a nominare il Pattolo e l'Ermo, fiumi della Lidia. [433] Si paragonino fra loro Giornandes (c. XX. 27) che nota la condizione ed il numero dei confederati Gotici, Zosimo (l. IV. p. 258), che fa menzione degli aurei loro collari, e Pacato (-in Paneg. vet. XII. 37-), che applaudisce con falsa o stolta gioia alla disciplina e bravura loro. [434] -Amator pacis generisque Gothorum.- Questa è la lode, che gli dà l'Istorico Goto (c. XXIX), che rappresenta la sua nazione come composta di uomini pacifici, lenti alla collera, e pazienti delle ingiurie. Secondo T. Livio, i Romani non conquistarono il Mondo che per difendersi. [435] Oltre le parziali invettive di Zosimo (sempre malcontento dei Principi Cristiani) vedansi le gravi rappresentanze, che Sinesio indrizza all'Imperatore Arcadio (-de Regno p. 25. 26. Edit. Petav-). Il filosofo Vescovo di Cirene era vicino abbastanza per giudicare, ed abbastanza lontano per non esser tentato dal timore e dall'adulazione. [436] Temistio (-Orat. XVI. p. 211. 212-) compose un'elaborata e ragionevole apologia, che per altro non è esente dalle puerilità della Greca rettorica. Orfeo potè solo allettare le bestie selvagge della Tracia; ma Teodosio incantò gli uomini e le donne, dai predecessori dei quali Orfeo nell'istesso luogo era stato fatto in pezzi ec. [437] Costantinopoli fu privata, mezzo un giorno, della pubblica distribuzione di pane per espiar l'uccisione d'un soldato Gotico: κυουντες τον Σκυθικον etc. (aver ammazzato uno Scita) fu il delitto del popolo. Liban. -Orat. VII. p. 394. Edit. Morel.- [438] Zosimo t. IV. p. 267. 271. Egli racconta una lunga e ridicola storia dell'avventuroso principe, che scorse il paese con soli cinque cavalieri, di uno spione che essi scuoprirono, batterono ed uccisero nella capanna di una vecchia ec. [439] Si confronti Eunapio (-in Excerpt. Legat. p. 21. 22-), con Zosimo (l. IV. p. 279). Deve senza dubbio applicarsi alla medesima storia la differenza delle circostanze e dei nomi. Fravitta o Travitta in seguito fu Console, nell'anno 401, e continuò nel fedele servizio del figlio maggiore di Teodosio (-Tillemont Hist. des Emp. Tom. -V. p. 467). [440] -I Goti messero tutto a sacco dal Danubio fino al Bosforo; esterminarono Valente e il suo esercito, e non ripassarono il Danubio, che per abbandonar l'orribile solitudine, che avevan fatto- (Oeuvres de Montesquieu T. III p. 479. Considérations sur les causes de la grand. et de la decad. des Rom. c. 17). Il Presidente di Montesquieu sembra avere ignorato che i Goti, dopo la disfatta di Valente, non abbandonarono mai il territorio Romano. Sono adesso trent'anni, dice Claudiano (-de Bell. Getic-. 166. ec. An. 404), -Ex quo jam patrios gens haec oblita Triones,- -Atque Istrum transvecta semel, vestigia fixit- -Threicio funesta solo....- CAPITOLO XXVII. -Morte di Graziano. Rovina dell'Arrianesimo. S. Ambrogio. Prima guerra civile contro Massimo. Carattere, amministrazione e penitenza di Teodosio. Morte di Valentiniano II. Seconda guerra civile contro Eugenio. Morte di Teodosio.- Non aveva Graziano ancor finita l'età di venti anni, che la sua fama uguagliava già quella dei più celebri Principi. La gentile ed amabile indole sua rendevalo caro agli amici privati, e la graziosa affabilità delle sue maniere impegnava l'affezione del popolo. I Letterati, che godevano della generosità del loro Sovrano, ne riconoscevano il gusto e l'eloquenza; i militari applaudivano ugualmente il valore e la destrezza di esso nelle armi; e si risguardava dal Clero l'umile pietà di Graziano, come la prima e la più vantaggiosa delle sue virtù. La vittoria di Colmar aveva liberato l'Occidente da una formidabile invasione; e le grate Province dell'Oriente attribuivano i meriti di Teodosio all'autore della grandezza di lui e della pubblica salute. Graziano non sopravvisse a tali memorabili fatti che quattro o cinque anni; sopravvisse però alla propria riputazione, ed avanti che cadesse vittima della ribellione, aveva perduto in gran parte il rispetto e la fiducia del Mondo Romano. L'errore è inescusabile, poichè travisa la principale ed immediata cagione della caduta dell'Impero Occidentale di Roma. La notabile alterazione del carattere o della condotta di esso non può imputarsi nè agli artifizi della adulazione, che fino dall'infanzia circondato avevano il figlio di Valentiniano, nè alle forti passioni, dalle quali sembra, che quel moderato giovane fosse libero. Un più accurato esame della vita di Graziano può suggerire per avventura la vera causa, per cui restaron deluse le pubbliche speranze. Le apparenti virtù di lui, invece d'essere un difficil prodotto dell'esperienza e dell'avversità, erano i prematuri ed artificiali frutti d'un'educazione reale. L'ansiosa tenerezza di suo padre era continuamente occupata in procurargli quei vantaggi, de' quali aveva forse tanto maggiore stima, quanto meno egli stesso ne avea goduto; ed i più abili maestri d'ogni scienza e d'ogni arte s'erano affaticati a formar lo spirito e il corpo del giovane Principe[441]. Con ostentazione faceva uso delle notizie, che essi con gran fatica gli comunicavano, e queste gli procuravano da tutti prodighe lodi. La molle e docile sua disposizione riceveva facilmente la impronta dei giudiziosi loro precetti, ed era facile il prendere una mancanza di passione per forza di raziocinio. I suoi precettori furono appoco appoco innalzati al grado ed all'autorità di Ministri di Stato[442]; e siccome saviamente dissimulavano la segreta loro influenza, parve, ch'egli agisse con fermezza, a proposito, e con giudizio nelle più importanti occasioni della sua vita e del suo regno. Ma la forza di questa elaborata istruzione non penetrò al di là della superficie; ed i periti maestri, che con tanta cura guidavano i passi del loro allievo reale, non poterono inspirar nel debole ed indolente carattere di lui quel vigoroso ed indipendente principio d'azione, che rende la ricerca laboriosa della gloria essenzialmente necessaria alla felicità, e quasi all'esistenza dell'Eroe. Appena il tempo ed il caso ebbero allontanati quei fedeli consiglieri dal trono, l'Imperator d'Occidente insensibilmente discese al livello del naturale suo genio, abbandonò le redini del governo a quelle ambiziose mani, che erano già stese per prenderle, e passò il suo tempo nelle più frivole occupazioni. Gl'indegni delegati del suo potere, del merito dei quali era un sacrilegio il dubitare[443], instituirono un pubblico mercimonio di favore e d'ingiustizia sì nella Corte che nelle Province. Si dirigeva la coscienza del credulo Principe da' Santi e dai Vescovi[444], i quali procurarono un editto Imperiale per punire come capitale delitto la violazione, la negligenza, o anche l'ignoranza della divina legge[445]. Fra i diversi esercizi, nei quali s'era occupata la gioventù di Graziano, erasi egli applicato con particolar genio e successo a maneggiare i cavalli, a tender l'arco ed a scagliare il giavellotto; e queste abilità, che potevano essere utili per un soldato, restarono prostituite nel più vile oggetto della caccia. Si formarono vasti parchi pei divertimenti Imperiali, furono abbondantemente forniti d'ogni specie di bestie selvagge; e Graziano trascurava i doveri ed eziandio la dignità del suo grado per consumar le intere giornate nella vana ostentazione di destrezza e d'ardire nel cacciare. La vanità, e il desiderio, che aveva il Romano Imperatore, di esser eccellente in un'arte, in cui avrebbe potuto esser superato dall'infimo de' suoi schiavi, rammentava ai numerosi spettatori gli esempi di Nerone e di Commodo; ma il casto e moderato Graziano era alieno dai mostruosi lor vizi; e le sue mani non furon macchiate che dal sangue degli animali[446]. La condotta di Graziano, che avviliva il suo carattere agli occhi del Mondo, non avrebbe potuto disturbare la sicurezza del suo regno, se non si fosse provocato l'esercito a risentirsi delle particolari sue ingiurie. Finattantochè il giovane Imperatore fu guidato dalle istruzioni dei suoi maestri, si professò amico e quasi sotto la tutela dei soldati; consumava molte ore nella famigliar conversazione del campo; e la salute, il sollievo, i premi, gli onori delle fedeli sue truppe sembrava che fossero l'oggetto delle premurose cure di lui. Ma dopo che Graziano secondò più liberamente il dominante suo gusto per la caccia e per lo scagliare de' dardi, fece naturalmente lega coi ministri più destri del suo favorito divertimento. Fu ammesso al servizio militare e domestico del palazzo un corpo di Alani; e l'ammirabile abilità che essi erano assuefatti ad usare nelle immense pianure della Scizia, veniva esercitata in un più angusto teatro, quali erano i parchi ed i chiusi recinti della Gallia. Graziano ammirava i talenti ed i costumi di tali favorite guardie, alle quali sole affidava la difesa della sua persona: e come se avesse voluto insultare la pubblica opinione, spesse volte si facea vedere ai soldati ed al popolo con l'abito e le armi, con il lungo arco, la risuonante faretra e l'abbigliamento di pelli a foggia di Scita guerriero. L'indegno spettacolo di un Principe Romano, che avea rinunziato alle vesti ed ai costumi del proprio paese, riempì gli animi delle legioni di dispiacere e di sdegno[447]. Fino i Germani, sì forti e formidabili negli eserciti dell'Impero, affettavano di sdegnare lo strano ed orrido aspetto dei selvaggi del Norte, che nello spazio di pochi anni eran giunti dalle rive del Volga a quelle della Senna. Si sollevò per le armate e per le guarnigioni dell'Occidente un alto e licenzioso mormorio, e siccome la molle indolenza di Graziano trascurò d'estinguere i primi sintomi di dissapore, non si supplì alla mancanza d'amore e di rispetto dal poter del timore. Ma la sovversione d'uno stabilito governo è sempre una opera di qualche reale e di molta apparente difficoltà; ed il trono di Graziano era difeso dalle sanzioni del costume, della legge, della religione e di quella delicata bilancia fra le forze civili e militari, ch'erasi stabilita dalla politica di Costantino. Non è di grande importanza il cercar per quali cause fosse prodotta la rivoluzione della Britannia. Dal caso comunemente nasce il disordine: avvenne che i semi della ribellione caddero in un terreno, che si supponeva più fecondo in tiranni ed usurpatori di qualunque altro[448]; le legioni di quell'isola, separata dal resto dell'Impero, erano state lungo tempo famose per uno spirito di presunzione e d'arroganza[449]; e fu proclamato il nome di Massimo dalla tumultuaria ma unanime voce tanto dei soldati che de' Provinciali. L'Imperatore o il ribelle, mentre il suo titolo non era per anche assicurato dalla fortuna, era nativo di Spagna, del medesimo paese, compagno nella milizia e rivale di Teodosio, di cui non avea veduto l'innalzamento senza qualche movimento d'invidia e di sdegno: le avventure della sua vita l'avevano da gran tempo stabilito nella Britannia; ed io non sarei alieno dal trovarne qualche fondamento nel matrimonio, che si dice avere egli contratto con la figlia d'un ricco Signore della Contea di Caernarvon[450]. Ma potrebbe giustamente riguardarsi questo posto provinciale come uno stato d'esilio e d'oscurità; e se pure Massimo aveva ottenuto qualche uffizio civile o militare, non era investito dell'autorità nè di Governatore nè di Generale[451]. Gli scrittori parziali di quel tempo confessano l'abilità ed anche l'integrità di esso, e realmente fa d'uopo che fosse un merito assai cospicuo quello, che potè estorcere tal confessione in favore del vinto nemico di Teodosio. La malcontentezza di Massimo potè forse disporlo a censurar la condotta del suo Sovrano, e ad incoraggiare senza forse alcuna mira d'ambizione il mormorio delle truppe. Ma in mezzo al tumulto egli artificiosamente o modestamente ricusò di salire sul trono; e sembra che si prestasse qualche fede alla positiva sua dichiarazione, che fu costretto ad accettare il pericoloso dono della porpora Imperiale[452]. Era però ugualmente pericoloso il ricusare l'Impero; e dal momento, in cui Massimo avea mancato alla fedeltà verso il legittimo suo Sovrano, ei non poteva sperar di regnare, e neppur di vivere, se limitava la sua moderata ambizione dentro gli angusti confini della Britannia. Con ardire e con prudenza risolvè di prevenire i disegni di Graziano; la gioventù dell'isola corse in folla a' suoi stendardi, ed invase la Gallia con una flotta ed un esercito che lungo tempo dopo si rammentava come l'emigrazione d'una considerabil parte della nazione Britannica[453]. L'ostile avvicinamento loro pose in agitazione l'Imperatore nella pacifica sua residenza di Parigi; ed i dardi, che egli oziosamente impiegava contro gli orsi ed i leoni, avrebber potuto con più onore adoprarsi contro i ribelli. Ma i deboli suoi sforzi annunziavano il degenerato animo e la disperata situazione di esso; e lo privarono de' ripieghi, che pure avrebbe potuto trovare nel soccorso de' propri sudditi e degli alleati. Le truppe della Gallia, invece d'opporsi alla marcia di Massimo, lo riceverono con liete e leali acclamazioni; e la vergogna della diserzione passò dal Popolo al Principe. I soldati, che per la lor situazione erano più immediatamente addetti al servizio del palazzo, abbandonarono lo stendardo di Graziano, la prima volta che fu spiegato nelle vicinanze di Parigi. L'Imperator d'Occidente fuggì verso Lione con un treno di soli trecento cavalli, e nelle città lungo la strada, nelle quali sperava di trovare un rifugio o almeno un libero passo, apprese con crudele esperienza, che ogni porta è chiusa per gli sfortunati. Contuttociò egli avrebbe potuto giunger sicuro negli stati del suo fratello, e tosto ritornar con le forze dell'Italia e dell'Oriente, se non si fosse lasciato fatalmente ingannare dal perfido Governatore della Provincia Lionese. Graziano fu trattenuto dalle proteste di una dubbiosa fedeltà e dalle speranze di un soccorso, che non poteva esser efficace, finattantochè l'arrivo di Andragazio, Generale della cavalleria di Massimo, pose fine al suo inganno. Questo risoluto uffiziale eseguì senza rimorso gli ordini o le intenzioni dell'usurpatore. Nell'alzarsi da cena, Graziano fu dato nelle mani dell'assassino: e fu negato fino il suo corpo alle pressanti e pietose istanze del fratello Valentiniano[454]. La morte dell'Imperatore fu seguita da quella del potente suo generale, Mellobaude Re dei Franchi, il quale fino all'ultimo istante della sua vita mantenne quell'ambigua riputazione, che è la giusta ricompensa dell'oscura e sottile politica[455]. Tali esecuzioni poterono forse esser necessarie per la pubblica sicurezza; ma il fortunato usurpatore, il cui potere fu riconosciuto da tutte le Province dell'Occidente, ebbe il merito e la soddisfazione di vantare, che ad eccezione di quelli che eran periti nella battaglia, il suo trionfo non fu macchiato dal sangue Romano[456]. Le avventure di questa rivoluzione si succederono con tanta rapidità, che sarebbe stato impossibile per Teodosio di marciare in aiuto del suo benefattore, prima di ricever notizia della disfatta e della morte di esso. Nel tempo che un sincero dispiacere o un ostentato lutto occupava l'Imperatore Orientale, arrivò alla sua Corte il principal Ciamberlano di Massimo; e la scelta d'un venerabile vecchio per un uffizio, che ordinariamente si esercitava da Eunuchi, annunziò alla Corte di Costantinopoli la gravità e la temperanza dell'usurpatore Britannico. L'ambasciatore condiscese a giustificare o scusar la condotta del suo Signore, ed a protestare in uno specioso linguaggio, che l'uccision di Graziano si era fatta senza saputa o consenso di lui dal precipitoso zelo dei soldati. Ma procedè ad offerire a Teodosio, in un fermo ed ugual tuono, l'alternativa della pace o della guerra. Il discorso dell'ambasciatore terminò con un'animosa dichiarazione, che quantunque Massimo, e come Romano e come padre del proprio popolo, avrebbe voluto piuttosto impiegar le proprie forze nella comun difesa della Repubblica, pure trovavasi armato e pronto, qualora si fosse rigettata la sua amicizia, a disputare in un campo di battaglia l'Impero del Mondo. Si richiedeva una perentoria ed immediata risposta; ma era sommamente difficile per Teodosio il soddisfare, in quest'importante occasione o ai sentimenti dell'animo suo o all'espettazione del pubblico. L'imperiosa voce dell'onore e della gratitudine altamente gridava per la vendetta. Egli ricevuto aveva il diadema Imperiale dalla liberalità di Graziano; la sua pazienza avrebbe confermato l'odioso sospetto, ch'ei fosse più profondamente mosso dalle antiche ingiurie che dalle recenti obbligazioni; e se accettava l'amicizia dell'assassino, pareva che fosse a parte ancor del delitto. Anche i principj della giustizia e del social interesse ricevuto avrebbero un fatal colpo dall'impunità di Massimo: e l'esempio d'una fortunata usurpazione poteva tendere a sciogliere l'artificial fabbrica del governo, e ad immergere un'altra volta l'Impero nei delitti e nelle miserie de' tempi trascorsi. Ma siccome i sentimenti di gratitudine e d'onore dovrebbero costantemente regolar la condotta d'un privato, così nella mente d'un Sovrano possono cedere al sentimento di più importanti doveri; e le massime tanto di giustizia che d'umanità debbon permettere che impunito resti un atroce delinquente, se un innocente popolo involgasi nelle conseguenze della sua pena. L'assassino di Graziano aveva usurpato, è vero, l'Imperio, ma attualmente ne possedeva le più bellicose Province; ma esaurito era l'Oriente dalle disgrazie, ed eziandio dal buon successo della guerra Gotica; e seriamente ci avea da temere, che, dopo che la vital forza della Repubblica si fosse consumata in una dubbiosa e distruttiva contesa, il debole vincitore fosse per restare una facile preda ai Barbari Settentrionali. Queste importanti riflessioni impegnaron Teodosio a dissimulare il suo sdegno, e ad accettar l'alleanza del tiranno. Ma stipulò, che Massimo si dovesse contentare di posseder le Province oltre le alpi. Il fratello di Graziano fu confermato ed assicurato nella sovranità dell'Italia, dell'Affrica e dell'Illirico occidentale; ed inserite furono nel trattato alcune onorevoli condizioni per conservar la memoria e le leggi del defunto Imperatore[457]. Secondo il costume di quel tempo, furono esposte alla venerazione del popolo le immagini dei tre Imperiali colleghi, nè dovrebbe leggermente supporsi, che nell'istante d'una solenne riconciliazione, Teodosio nutrisse un segreto disegno di tradimento e di vendetta[458]. [A. 380] Il disprezzo di Graziano pei soldati Romani l'aveva esposto a' fatali effetti del loro sdegno. La sua profonda venerazione pel clero Cristiano riportò in premio l'applauso e la gratitudine d'un ceto potente, che in ogni tempo si è arrogato il privilegio di dispensare onori sì in terra che in Cielo[459]. I Vescovi Ortodossi piansero la sua morte e l'irreparabile loro perdita; ma furono ben presto consolati dal conoscere, che Graziano avea posto lo scettro dell'Oriente nelle mani d'un Principe, l'umile fede e fervente zelo del quale venivan sostenuti dallo spirito e dall'abilità d'un carattere più vigoroso. Fra' benefattori della Chiesa, la gloria di Teodosio è rivale della fama di Costantino. Se questo ebbe il vantaggio d'innalzar lo stendardo della croce, l'emulazione del suo successore s'acquistò il merito di soggiogar l'eresia d'Arrio, e d'abolire il culto degl'idoli nel Mondo Romano. Teodosio fu il primo Imperatore che fosse battezzato nella vera fede della Trinità. Quantunque fosse nato da una famiglia Cristiana, le massime o almeno la pratica di quel secolo il trassero a differire la ceremonia della sua iniziazione, finattantochè una seria malattia, che ne minacciò la vita verso il fine del primo anno del suo regno, l'avvertì del pericolo della dilazione. Avanti di riaprir la campagna contro i Goti, ricevè il sacramento del Battesimo[460] da Acolio, Vescovo ortodosso di Tessalonica[461]: ed appena l'Imperatore uscì dal sacro fonte, tutto acceso degli ardenti sentimenti di rigenerazione, dettò un solenne editto, che pubblicava la propria fede, e prescriveva la religione ai suoi sudditi: «È nostra volontà (tal è lo stilo Imperiale) che tutte le nazioni, governate dalla moderazione e clemenza nostra, costantemente aderiscano alla religione, che da S. Pietro fu insegnata ai Romani, che si è conservata dalla fedel tradizione, e che ora si professa dal Pontefice Damaso e da Pietro Vescovo d'Alessandria, uomo d'Apostolica Santità. Secondo la disciplina degli Apostoli e la dottrina del Vangelo, crediamo la sola Divinità del Padre, del Figliuolo, e dello Spirito Santo, sotto una Maestà uguale ed una pia Trinità. Autorizziamo i seguaci di questa dottrina ad assumere il titolo di Cristiani Cattolici; e siccome stimiamo, che tutti gli altri sieno stravaganti pazzi, li notiamo coll'infame nome di eretici, e dichiariamo che le lor conventicole non abbiamo più ad usurpare la rispettabil denominazione di Chiese. Oltre la condanna della divina giustizia, debbono aspettarsi di soffrir le severe pene, che la nostra autorità, guidata da celeste sapienza, crederà proprio d'infligger loro»[462]. La fede d'un soldato è comunemente il frutto dell'istruzione, piuttosto che della ricerca; ma siccome l'Imperatore teneva sempre fissi gli occhi su' termini visibili dell'ortodossia, ch'egli aveva sì prudentemente stabiliti, le religiose opinioni di lui non furono mai alterate dagli speciosi testi, dai sottili argomenti e dalle ambigue formule dei dottori Arriani. Una volta, in vero, dimostrò qualche debole inclinazione a conversare coll'eloquente e dotto Eunomio, che viveva in ritiro ad una piccola distanza da Costantinopoli; ma fu impedito il pericoloso congresso dalle preghiere dell'Imperatrice Flaccilla, che tremava per la salute del marito; e restò confermato l'animo di Teodosio, mediante un argomento teologico, adattato alla più rozza capacità. Egli aveva dato di fresco ad Arcadio, suo maggior figlio, il nome e gli onori d'Augusto; ed i due Principi stavano assisi sopra un magnifico trono a ricever l'omaggio de' loro sudditi. Un Vescovo, Anfilochio d'Icone, s'accostò al trono, e dopo d'aver salutato con la dovuta riverenza la persona del suo Sovrano, trattò il real giovanetto coll'istessa famigliar maniera, che avrebbe potuto usare verso un fanciullo plebeo. Il Monarca, irritato da tale insolente contegno, diede ordine, che tosto fosse cacciato dalla sua presenza quel rozzo Ministro. Ma nel tempo che le guardie lo spingevano verso la porta, il destro Polemico ebbe luogo d'eseguire il suo disegno, ad alta voce esclamando: «Tal è il trattamento, o Imperatore, che il Re del Cielo ha preparato a quegli empi, che affettano di venerare il Padre, ma negano di riconoscere l'uguale Maestà del divino suo Figlio». Teodosio immediatamente abbracciò il Vescovo d'Icone; e non dimenticò più l'importante lezione, che avea ricevuto da questa drammatica parabola[463]. Costantinopoli era la sede e la fortezza principale dell'Arrianesimo; e per il lungo spazio di quarant'anni[464] la fede de' Principi e dei Prelati, che dominavano nella Capitale dell'Oriente, fu rigettata nelle scuole più pure di Roma e d'Alessandria. La sede Archiepiscopale di Macedonia, che era stata macchiata di tanto sangue Cristiano, s'occupò successivamente da Eudosso e da Demofilo. Nella loro diocesi il vizio e l'errore godevano una libera introduzione da ogni provincia dell'Impero; le ardenti ricerche intorno alle controversie di religione somministravano un'occupazione di più all'affaccendata oziosità della Metropoli; e possiam prestar fede all'asserzione d'un intelligente osservatore che descrive, con qualche piacevolezza, gli effetti del loquace loro zelo: «Questa città (egli dice) è piena di artisti e di schiavi, che son tutti profondi Teologi, e predicano nelle botteghe e nelle strade. Se bramate che uno vi cambi una moneta, egli vuole informarvi della differenza tra il Padre ed il Figlio; se dimandate il prezzo d'un pane, vi si dà per risposta, che il Figlio è inferiore al Padre; e cercando voi se il bagno è all'ordine, la risposta è, che il Figlio fu fatto dal niente»[465]. Gli eretici di varie denominazioni vivevano in pace sotto la protezione degli Arriani di Costantinopoli, i quali procuravano d'assicurarsi l'attaccamento di quegli oscuri Settari, mentre abusavano con instancabil severità della vittoria che avevano ottenuto sopra i seguaci del Concilio Niceno. Nei parziali regni di Costanzo e di Valente, ai deboli residui degli Omousiani fu impedito il pubblico e privato esercizio di lor religione; ed è stato in patetico stile osservato, che il disperso gregge lasciavasi andar vagando senza pastore per le montagne o divorar dai lupi rapaci[466]. Ma poichè il loro zelo, invece d'esser vinto, traeva forza e vigore dall'oppressione, essi presero il primo momento d'imperfetta libertà, che si ripresentò loro per la morte di Valente, e formarono una regolar congregazione, sotto la condotta di Pastore Episcopale. Basilio e Gregorio Nazianzeno[467], ambidue nativi di Cappadocia, eran distinti sopra tutti i loro contemporanei[468] per la rara unione di profana eloquenza e d'ortodossa pietà. Questi Oratori, che arrivarono alle volte a paragonarsi da se stessi e dal Pubblico ai più celebri degli antichi Greci, erano uniti fra loro coi vincoli della più stretta amicizia. Essi avevan coltivato con uguale ardore i medesimi studi liberali nelle scuole d'Atene; s'erano ritirati con ugual divozione alla solitudine stessa nei deserti del Ponto; e pareva totalmente spenta ogni scintilla d'emulazione o d'invidia nei santi ed ingenui petti di Gregorio e di Basilio. Ma l'esaltazione di Basilio da una vita privata alla sede Archiepiscopale di Cesarea, scuoprì al Mondo, e forse a lui medesimo l'orgoglio del suo carattere; ed il primo favore, che egli condiscese a fare al suo amico, fu preso per un crudele insulto; e s'ebbe forse l'intenzione di farlo[469]. In vece d'impiegare i sublimi talenti di Gregorio in qualche utile e cospicuo posto, l'altiero Prelato scelse fra i cinquanta Vescovati della sua estesa provincia il miserabil villaggio di Sasima[470] senz'acqua, senza verzura, senza società, situato all'unione di tre pubbliche strade, e frequentato solo dal continuo passaggio di rozzi e clamorosi condottieri di carri. Gregorio si sottomise con ripugnanza a tal umiliante esilio; fu ordinato Vescovo di Sasima; solennemente però si protesta di non aver mai consumato il suo spiritual matrimonio con questa disgustante sposa. In seguito consentì a prendere il governo della nativa sua Chiesa di Nazianzo[471], di cui suo padre era stato Vescovo più di quarantacinque anni. Ma siccome conosceva bene di meritare un'altra udienza ed un altro teatro, accettò con lodevole ambizione l'onorevole invito, che gli fu fatto dal partito ortodosso di Costantinopoli. Arrivato che fu Gregorio nella Capitale, fu alloggiato in casa d'un pio e caritatevole congiunto; si consacrò agli usi del Culto religioso la stanza più grande, e le si diede il nome d'-Anastasia- per esprimere la risurrezione della Fede Nicena. Questo privato oratorio fu dipoi convertito in una magnifica Chiesa; e la credulità dei posteriori tempi era già disposta a dar fede ai miracoli ed alle visioni, che attestavano la presenza o almeno la protezione della Madre di Dio[472]. Il pulpito dell'Anastasia fu il teatro delle fatiche e dei trionfi di Gregorio Nazianzeno; e nello spazio di due anni egli provò tutte le spirituali avventure, che formano la prospera o contraria fortuna d'un Missionario[473]. Gli Arriani, provocati dall'ardire di tale impresa, rappresentavan la sua dottrina, come se avesse predicato tre distinte ed uguali Divinità; e la devota plebaglia veniva eccitata a sopprimere, con la violenza e col tumulto, le irregolari assemblee degli eretici Atanasiani. Uscì dalla cattedrale di S. Sofia un confuso mescuglio «di vili mendici che non meritavan pietà, di monaci che parevan satiri o capre, e di donne più terribili che altrettante Gezzabelle». Si aprirono a forza le porte dell'Anastasia; si fece o si tentò di fare gran danno con bastoni, con pietre e con tizzoni; e siccome nel tumulto restò ucciso un uomo, Gregorio, che la mattina seguente fu chiamato avanti al Magistrato, ebbe la soddisfazione di supporre che colui pubblicamente confessava il nome di Cristo. Dopo di essersi liberato dal timore e dal pericolo d'un nemico di fuori, la nascente sua Chiesa fu deturpata e lacerata da un'interna fazione. Uno straniero che aveva il nome di Massimo[474] e l'abito di filosofo Cinico, s'insinuò nella confidenza di Gregorio, l'ingannò, e fece abuso della favorevole opinione che questi aveva di lui; e formando un segreto accordo con alcuni Vescovi dell'Egitto, mediante una clandestina ordinazione tentò di soppiantare il suo protettore dall'Episcopal sede di Costantinopoli. Tali mortificazioni qualche volta poteron tentare il missionario di Cappadocia a desiderar l'oscura sua solitudine. Ma premiate ne furono le fatiche dall'accrescimento continuo della sua fama e della sua congregazione; ed ebbe il piacere d'osservare, che la maggior parte della numerosa sua udienza partiva dai suoi discorsi soddisfatta dell'eloquenza del predicatore[475], o mortificata per le molte imperfezioni della propria fede o morale[476]. [A. 380] I Cattolici di Costantinopoli furono animati di lieta fiducia dal battesimo e dall'editto di Teodosio; ed aspettavano impazientemente gli effetti della sua graziosa promessa. Restaron ben presto soddisfatte le loro speranze; e l'Imperatore, appena ebbe finite le operazioni della campagna, fece il suo pubblico ingresso nella capitale alla testa di un vittorioso esercito. Il giorno dopo il suo arrivo, chiamò Damofilo alla sua presenza, e propose a quell'Arriano Prelato la dura alternativa o di sottoscrivere alla fede Nicena, o di rilasciar subito agli ortodossi credenti l'uso ed il possesso del palazzo Episcopale, della Cattedrale di S. Sofia, e di tutte le Chiese di Costantinopoli. Lo zelo di Damofilo, che in un santo cattolico si sarebbe giustamente applaudito, abbracciò senza esitare una vita di povertà e di esilio[477]; ed alla sua remozione immediatamente successe la purificazione della città Imperiale. Gli Arriani poterono con qualche apparenza di giustizia dolersi, che una piccola congregazione di settari dovesse usurpare le cento Chiese, ch'essi non eran sufficienti a riempire, mentre la maggior parte del popolo veniva crudelmente esclusa da ogni luogo di culto religioso. Teodosio fu sempre inesorabile: ma siccome gli Angeli, che difendevan la causa de' Cattolici, non eran visibili che agli occhi della fede, esso prudentemente invigorì quelle celesti legioni col più efficace aiuto delle armi temporali e corporee; e fu occupata la Chiesa di S. Sofia da un grosso corpo di guardie Imperiali. Se l'animo di Gregorio era suscettivo d'orgoglio, ei dovè sentire una ben viva soddisfazione, allorchè l'Imperatore lo condusse per le contrade in solenne trionfo, e con le proprie mani lo pose rispettosamente sulla sede Archiepiscopale di Costantinopoli. Ma il Santo, che non avea superato le imperfezioni dell'umana virtù, era profondamente mosso dal mortificante pensiero, che l'entrar, che ei faceva nell'ovile, era piuttosto da lupo che da pastore; che le armi lucenti, che circondavan la sua persona, eran necessarie alla sua salvezza; e ch'egli solo era l'argomento delle imprecazioni d'un gran partito, i cui individui come uomini e cittadini, era impossibile per esso di non curare. Vide l'innumerabil moltitudine di persone di ambedue i sessi e d'ogni età, che affollavasi per le strade, alle finestre e su' tetti delle case; udì la tumultuosa voce della rabbia, del cordoglio, dello stupore e della disperazione; e Gregorio confessa ingenuamente, che nel memorabil giorno della sua installazione, la Capital dell'Oriente avea l'apparenza d'una città presa d'assalto, e caduta nelle mani d'un Barbaro conquistatore[478]. Circa sei settimane dopo, Teodosio dichiarò la sua risoluzione di scacciare da tutte le Chiese dei propri Stati i Vescovi ed i Cherici, che avesser ostinatamente ricusato di credere o almeno di professar la dottrina del Concilio di Nicea. Sapore, suo Luogotenente, fu armato degli ampli poteri d'una legge generale, d'una special commissione e d'una forza militare[479]; e tal ecclesiastica rivoluzione fu condotta con tanto discernimento e vigore, che stabilissi la religione dell'Imperatore senza tumulto o spargimento di sangue in tutte le Province Orientali. Se si fosser lasciati sussistere gli scritti degli Arriani[480], conterrebbero essi forse la dolente storia della persecuzione, che afflisse la Chiesa sotto il regno dell'empio Teodosio; ed i patimenti dei santi lor confessori potrebbero eccitar la pietà del disappassionato lettore. Pure v'è motivo di supporre, che la violenza dello zelo e della vendetta in qualche modo restasse delusa dalla mancanza di resistenza; e che gli Arriani dimostrassero, nella loro avversità, fermezza molto minore di quella onde avea fatto prova il partito Cattolico sotto i regni di Costanzo e di Valente. Sembra che la condotta ed il moral carattere delle opposte Sette fosse regolato dai medesimi comuni principj di natura e di religione; ma si può por mente ad una circostanza assai materiale, che tendeva a distinguere i gradi della teologica loro fede. Ambe le parti, sì nelle scuole che nelle chiese, riconoscevano e veneravano la divina maestà di Cristo; e siccome noi siam sempre inclinati ad attribuire alla divinità i sentimenti e le passioni di noi medesimi, si poteva credere più prudente o rispettoso contegno quello di esagerare che di ristringere le adorabili perfezioni del Figlio di Dio. Il discepolo d'Atanasio esultava nella orgogliosa opinione d'essersi fatto un merito per ottenere il favor divino; laddove il seguace d'Arrio doveva esser tormentato dal segreto timore d'essere forse reo d'un'imperdonabile colpa, attesa la scarsa lode ed i parchi onori, ch'ei dava al Giudice dell'universo. Le opinioni dell'Arrianesimo potean soddisfare uno spirito freddo e speculativo; ma la dottrina del simbolo Niceno, raccomandata con la massima forza dai meriti della fede e della devozione, era molto più atta a divenir popolare, e ad aver buon successo in una credula età. La speranza di trovare nelle assemblee del Clero ortodosso la verità e la sapienza, indusse l'Imperatore a convocare in Costantinopoli un sinodo di cento cinquanta Vescovi, che procederono senza molta difficoltà o dilazione a perfezionare il sistema teologico, che s'era stabilito nel Concilio di Nicea. Le veementi dispute del quarto secolo s'erano principalmente aggirate sulla natura del Figlio di Dio; e le varie opinioni, che s'erano abbracciate intorno alla -seconda- Persona della Trinità, per una ben naturale analogia furono estese e trasferite alla terza[481]. Pure si trovò o si credè necessario questo Concilio da' vittoriosi avversari dell'Arrianesimo, per ispiegare l'ambiguo linguaggio di alcuni rispettabili Dottori; per confermare la fede dei Cattolici; e per condannare una scarsa ed incoerente Setta di Macedoniani, i quali liberamente ammettevano, che il Figlio era consostanziale al Padre, mentre temevano sembrasse, che confessassero la esistenza di tre Dei. Fu pronunziata una decisiva e concorde sentenza per ratificare l'ugual divinità dello Spirito Santo; questa misteriosa dottrina si è ricevuta da tutte le Chiese del Mondo Cristiano; e la grata loro venerazione assegnò all'adunanza de' Vescovi di Teodosio il secondo posto fra' Concili generali[482]. Può essersi conservata per tradizione, o per inspirazione comunicata, la lor perizia intorno alla verità della religione; ma la sobria testimonianza dell'istoria non accorderà gran peso alla personale autorità dei Padri di Costantinopoli. In un tempo, in cui gli Ecclesiastici avevano scandalosamente degenerato dall'esempio dell'Apostolica purità, i più indegni e corrotti erano sempre i più ardenti a frequentare ed a turbare le Episcopali adunanze. Il contrasto e la fermentazione di tanti fra loro contrari interessi e 1 2 3 4 5 6 7 8 9 10 11 12 13 14 15 16 17 18 19 20 21 22 23 24 25 26 27 28 29 30 31 32 33 34 35 36 37 38 39 40 41 42 43 44 45 46 47 48 49 50 51 52 53 54 55 56 57 58 59 60 61 62 63 64 65 66 67 68 69 70 71 72 73 74 75 76 77 78 79 80 81 82 83 84 85 86 87 88 89 90 91 92 93 94 95 96 97 98 99 100 101 102 103 104 105 106 107 108 109 110 111 112 113 114 115 116 117 118 119 120 121 122 123 124 125 126 127 128 129 130 131 132 133 134 135 136 137 138 139 140 141 142 143 144 145 146 147 148 149 150 151 152 153 154 155 156 157 158 159 160 161 162 163 164 165 166 167 168 169 170 171 172 173 174 175 176 177 178 179 180 181 182 183 184 185 186 187 188 189 190 191 192 193 194 195 196 197 198 199 200 201 202 203 204 205 206 207 208 209 210 211 212 213 214 215 216 217 218 219 220 221 222 223 224 225 226 227 228 229 230 231 232 233 234 235 236 237 238 239 240 241 242 243 244 245 246 247 248 249 250 251 252 253 254 255 256 257 258 259 260 261 262 263 264 265 266 267 268 269 270 271 272 273 274 275 276 277 278 279 280 281 282 283 284 285 286 287 288 289 290 291 292 293 294 295 296 297 298 299 300 301 302 303 304 305 306 307 308 309 310 311 312 313 314 315 316 317 318 319 320 321 322 323 324 325 326 327 328 329 330 331 332 333 334 335 336 337 338 339 340 341 342 343 344 345 346 347 348 349 350 351 352 353 354 355 356 357 358 359 360 361 362 363 364 365 366 367 368 369 370 371 372 373 374 375 376 377 378 379 380 381 382 383 384 385 386 387 388 389 390 391 392 393 394 395 396 397 398 399 400 401 402 403 404 405 406 407 408 409 410 411 412 413 414 415 416 417 418 419 420 421 422 423 424 425 426 427 428 429 430 431 432 433 434 435 436 437 438 439 440 441 442 443 444 445 446 447 448 449 450 451 452 453 454 455 456 457 458 459 460 461 462 463 464 465 466 467 468 469 470 471 472 473 474 475 476 477 478 479 480 481 482 483 484 485 486 487 488 489 490 491 492 493 494 495 496 497 498 499 500 501 502 503 504 505 506 507 508 509 510 511 512 513 514 515 516 517 518 519 520 521 522 523 524 525 526 527 528 529 530 531 532 533 534 535 536 537 538 539 540 541 542 543 544 545 546 547 548 549 550 551 552 553 554 555 556 557 558 559 560 561 562 563 564 565 566 567 568 569 570 571 572 573 574 575 576 577 578 579 580 581 582 583 584 585 586 587 588 589 590 591 592 593 594 595 596 597 598 599 600 601 602 603 604 605 606 607 608 609 610 611 612 613 614 615 616 617 618 619 620 621 622 623 624 625 626 627 628 629 630 631 632 633 634 635 636 637 638 639 640 641 642 643 644 645 646 647 648 649 650 651 652 653 654 655 656 657 658 659 660 661 662 663 664 665 666 667 668 669 670 671 672 673 674 675 676 677 678 679 680 681 682 683 684 685 686 687 688 689 690 691 692 693 694 695 696 697 698 699 700 701 702 703 704 705 706 707 708 709 710 711 712 713 714 715 716 717 718 719 720 721 722 723 724 725 726 727 728 729 730 731 732 733 734 735 736 737 738 739 740 741 742 743 744 745 746 747 748 749 750 751 752 753 754 755 756 757 758 759 760 761 762 763 764 765 766 767 768 769 770 771 772 773 774 775 776 777 778 779 780 781 782 783 784 785 786 787 788 789 790 791 792 793 794 795 796 797 798 799 800 801 802 803 804 805 806 807 808 809 810 811 812 813 814 815 816 817 818 819 820 821 822 823 824 825 826 827 828 829 830 831 832 833 834 835 836 837 838 839 840 841 842 843 844 845 846 847 848 849 850 851 852 853 854 855 856 857 858 859 860 861 862 863 864 865 866 867 868 869 870 871 872 873 874 875 876 877 878 879 880 881 882 883 884 885 886 887 888 889 890 891 892 893 894 895 896 897 898 899 900 901 902 903 904 905 906 907 908 909 910 911 912 913 914 915 916 917 918 919 920 921 922 923 924 925 926 927 928 929 930 931 932 933 934 935 936 937 938 939 940 941 942 943 944 945 946 947 948 949 950 951 952 953 954 955 956 957 958 959 960 961 962 963 964 965 966 967 968 969 970 971 972 973 974 975 976 977 978 979 980 981 982 983 984 985 986 987 988 989 990 991 992 993 994 995 996 997 998 999 1000