-consustanzialità- del Figlio di Dio[225]. Ma la deposizion del Clero Ortodosso, che non fu possibile nè d'intimorire, nè di corrompere, precedè il trionfo dell'Arrianismo; ed il regno di Costanzo restò infamato dalla ingiusta ed inefficace persecuzione del grande Atanasio. Di rado abbiam l'occasione d'osservare nella vita o attiva o speculativa, qual effetto possa prodursi, o quali ostacoli si possano superare dalla forza d'uno spirito, quando è inflessibilmente applicato al conseguimento d'un solo oggetto. L'immortal nome d'Atanasio[226] non potrà mai separarsi dalla dottrina Cattolica della Trinità; alla difesa di cui consacrò egli ogni momento ed ogni facoltà del suo essere. Educato nella famiglia d'Alessandro, s'era vigorosamente opposto a' primi progressi dell'eresia d'Arrio; egli aveva l'importante uffizio di segretario sotto il vecchio Prelato; ed i Padri del Concilio Niceno videro con maraviglia e rispetto le nascenti virtù del giovane Diacono. In un tempo di pubblico pericolo, gli sciocchi diritti dell'età e del grado alle volte son trascurati; e dentro i cinque mesi dopo il suo ritorno da Nicea, il Diacono Atanasio fu collocato sull'Archiepiscopale Sede dell'Egitto. Egli occupò quell'eminente posto più di quaranta sei anni, e la sua lunga amministrazione fu consumata in un perpetuo combattimento contro le forze dell'Arrianismo. Cinque volte Atanasio fu espulso dalla propria sede; passò venti anni com'esule e fuggitivo; e quasi ogni Provincia del Romano Impero rendè in varj tempi testimonianza al suo merito ed a' suoi patimenti per la causa dell'-Homoousion-, che esso considerava come l'unico suo piacere, il solo suo affare, come il dovere e la gloria della sua vita. In mezzo alle tempeste della persecuzione, l'Arcivescovo d'Alessandria era tollerante della fatica, avido di fama, non curante di sicurezza; e quantunque il suo spirito fosse attaccato dal contagio del fanatismo, tuttavia Atanasio spiegava una superiorità d'indole e d'ingegno che l'avrebbe reso molto più atto, che i degeneranti figli di Costantino, al governo d'una gran Monarchia. La sua erudizione era molto meno profonda ed estesa di quella di Eusebio di Cesarea, e la sua rozza eloquenza non potrebbe paragonarsi alla culta oratoria di Gregorio o di Basilio; ma ogni volta che il Primate dell'Egitto era chiamato a giustificare i suoi sentimenti o la sua condotta, il suo non premeditato stile, o nel parlare o nello scrivere, era chiaro, forte e persuadente. Egli è stato sempre rispettato nella scuola Ortodossa come uno de' più accurati maestri della teologia Cristiana; e si è supposto che possedesse due scienze profane non adattate al carattere Episcopale, cioè quella della giurisprudenza[227], e quella della divinazione[228]. Alcune felici congetture di futuri eventi, che un imparziale ragionatore avrebbe potuto attribuire all'esperienza ed al giudizio d'Atanasio, da' suoi amici ascrivevansi ad inspirazioni celesti, e, da' suoi nemici ad infernale magia. Ma siccome Atanasio trovavasi continuamente impegnato a trattare co' pregiudizj e colle passioni d'ogni specie di persone, dal Monaco fino all'Imperatore, la cognizione della natura umana era la prima e più importante sua scienza. Egli conservava una distinta ed intera veduta d'una scena, che andava continuamente mutandosi; e non mancava mai di profittare di que' decisivi momenti, che son già irreparabilmente passati, avanti che possano scorgersi da un occhio comune. L'Arcivescovo d'Alessandria era capace di distinguere, fino a qual segno poteva egli arrischiarsi a comandare, e dove conveniva che destramente s'insinuasse; quando poteva contendere con la forza, e quando si doveva sottrarre alla persecuzione; e mentre scagliava i fulmini della Chiesa contro l'eresia e la ribellione, poteva assumere nel seno del suo partito il flessibile ed indulgente carattere d'un capo prudente. L'elezione d'Atanasio non ha evitato la taccia d'irregolarità e di precipitazione[229]; ma la decenza del suo contegno gli conciliò l'affezione del Clero non men che del Popolo. Gli Alessandrini erano impazienti di prender le armi per la difesa d'un eloquente e generoso Pastore. Nelle sue angustie sempre veniva soccorso o almen consolato dal fedele attaccamento del parrocchiale suo Clero; ed i cento Vescovi dell'Egitto con intrepido zelo aderivano alla causa d'Atanasio. In quel modesto arnese, che suole affettare l'orgoglio e la politica, esso frequentemente faceva le visite Episcopali delle sue Province, dalla bocca del Nilo fino a' confini dell'Etiopia, conversando famigliarmente con gl'infimi della plebe, ed umilmente salutando i santi e gli eremiti del deserto[230]. Nè solamente nelle sacre assemblee fra persone, l'educazione ed i costumi delle quali eran simili a' suoi, Atanasio esercitava l'ascendente del proprio genio, ma comparve ancora con facile e rispettabil fermezza nelle Corti de' Principi; e ne' diversi giri della sua prospera ed avversa fortuna, non perdè mai la confidenza de' suoi amici, o la stima degli avversari. [A. D. 330] Nella sua gioventù, il Primate dell'Egitto resistè al gran Costantino, che aveva più volte significato la sua volontà, che ad Arrio fosse restituita la comunione Cattolica[231]. L'Imperatore rispettò, e potè anche dimenticare l'inflessibile di lui risoluzione; e la fazion contraria, che riguardava Atanasio come il suo più formidabil nemico, fu costretta a dissimular l'odio ed a preparare tacitamente un indiretto e remoto assalto. Si sparsero de' romori e de' sospetti, fu rappresentato l'Arcivescovo come un altiero ed opprimente tiranno, ed arditamente venne accusato di violare l'accordo ch'erasi ratificato nel Concilio Niceno con gli Scismatici seguaci di Melesio[232]. Atanasio avea disapprovato apertamente quell'ignominiosa pace, e l'Imperatore era disposto a credere, ch'egli avesse abusato del suo ecclesiastico e civile potere in perseguitare quegli odiati settari; che avesse rotto un calice sacrilegamente in una delle loro Chiese di Mareotide; che avesse fatto battere, o imprigionati sei de' loro Vescovi; e che fosse stato ucciso, o almeno mutilato Arsenio Vescovo dalla crudel mano del Primate dell'istesso partito[233]. Queste accuse, che attaccavan l'onore e la vita d'Atanasio, da Costantino rimesse furono al Censore Dalmazio suo fratello, che risedeva in Antiochia; vennero successivamente convocati i Sinodi di Cesarea e di Tiro; e fu ordinato a' Vescovi dell'Oriente di giudicar la causa d'Atanasio, avanti di procedere a consacrare la nuova Chiesa della Resurrezione a Gerusalemme. Il Primate poteva esser conscio a se stesso della sua innocenza; ma gli pesava che lo stesso implacabile spirito, che avea dettato le accuse, dovesse compilare il processo, e pronunziar la sentenza. Egli evitò prudentemente il tribunale de' suoi nemici, non curò le citazioni dei Sinodo di Cesarea, e dopo una lunga ed artificiosa dilazione si sottomise a' perentorj comandi dell'Imperatore, che minacciava di punire la sua colpevole disubbidienza, qualora negato avesse di comparire nel Concilio di Tiro[234]. Avanti che Atanasio, alla testa di cinquanta Prelati dell'Egitto, partisse da Alessandria, s'era egli saviamente assicurata l'alleanza de' Meleziani; ed Arsenio medesimo, immaginaria sua vittima e suo segreto amico, era occultamente compreso nel suo seguito. Eusebio di Cesarea dirigeva il Concilio di Tiro con più passione e con minor arte di quel che la sua dottrina ed esperienza avrebbe fatto aspettare: la numerosa fazione di lui iterava i nomi d'omicida e di tiranno; ed i loro clamori venivano incoraggiati dall'apparente pazienza d'Atanasio, che aspettava il decisivo momento di produrre Arsenio vivo e senz'alcun mancamento nel mezzo dell'Assemblea. La natura delle accuse non ammetteva tali chiare e soddisfacenti risposte; pure l'Arcivescovo fu in istato di provare, che nel villaggio, in cui si diceva aver egli rotto un calice consacrato, non poteva realmente trovarsi nè Chiesa, nè altare, nè calice. Gli Arriani, che avevan segretamente determinato di fare apparir delinquente, e di condannare il loro nemico, procurarono ciò nonostante di mascherare la loro ingiustizia coll'imitazione della forma giudiciaria: il Sinodo stabilì una commissione Episcopale di sei Deputati per investigar le prove del fatto sul luogo stesso; e questo passo, al quale vigorosamente si opposero i Vescovi Egiziani, aprì nuove scene di violenza e di spergiuro[235]. Tornati i Deputati da Alessandria, il maggior numero del Sinodo pronunziò contro il Primate dell'Egitto la final sentenza di degradazione e d'esilio. Il decreto, espresso nel più fiero stile della malizia e della vendetta, fu comunicato all'Imperatore ed alla Chiesa Cattolica; ed immediatamente i Vescovi riassunsero un devoto e dolce contegno, qual conveniva al santo loro pellegrinaggio verso il sepolcro di Cristo[236]. [A. D. 336] Ma l'ingiustizia di questi giudici ecclesiastici non fu accompagnata dalla sommissione, e neppure dalla presenza d'Atanasio. Ei risolvè di fare un'ardita e pericolosa prova, se il trono fosse accessibile alla voce della verità; e prima che si pronunziasse a Tiro la definitiva sentenza, l'intrepido Primate si gettò in una barca che era pronta a partire per la città Imperiale. La richiesta di una formale udienza avrebbe potuto incontrare opposizioni, od eludersi; ma Atanasio occultò il suo arrivo; aspettò il momento, che Costantino tornava da una vicina villa, ed arditamente si fece incontro al suo sdegnato Sovrano, mentre questi passava a cavallo per la contrada primaria di Costantinopoli. Una sì strana comparsa eccitò in esso la maraviglia e la collera; e fu ordinato alle guardie che facessero allontanare l'importuno querelante; l'ira però fu superata da un involontario rispetto; e l'altiero spirito dell'Imperatore fu sorpreso dal coraggio e dall'eloquenza d'un Vescovo, che imploravane la giustizia, e scuotevane la coscienza[237]. Costantino ascoltò i lamenti di Atanasio con imparziale ed anche graziosa attenzione; i membri del Concilio di Tiro furon citati a giustificare la lor processura; e sarebber restati confusi gli artifizj del partito Eusebiano, se non si fosse aggravata la reità del Primate colla destra supposizione di un imperdonabil delitto, cioè del colpevol disegno di intercettare, e di ritenere le navi del grano d'Alessandria, che somministravan la sussistenza alla nuova Capitale[238]. All'Imperatore non dispiaceva che si assicurasse la pace dell'Egitto, mediante l'assenza d'un Capo del popolo; ma non volle riempire la vacanza della sede Archiepiscopale; e la sentenza che dopo lungo esitare ei pronunziò, fu quella di un geloso ostracismo, anzi che di un esiglio ignominioso. Atanasio passò circa vent'otto mesi nella remota provincia della Gallia, ma nell'ospital Corte di Treveri. La morte dell'Imperatore fece mutar faccia a' pubblici affari; e nella generale indulgenza d'un nuovo regno, fu il Primate restituito al proprio paese, per mezzo di un onorevole editto del giovane Costantino, che dimostrò profondamente sentire l'innocenza ed il merito del venerando suo ospite[239]. [A. D. 341] La morte di questo Principe espose Atanasio ad una seconda persecuzione; ed il debol Costanzo, sovrano dell'Oriente, divenne tosto segreto complice degli Eusebiani. Si adunarono in Antiochia novanta Vescovi di quella Setta o fazione, sotto lo specioso pretesto di consacrare la Cattedrale. Essi composero un ambiguo simbolo che leggermente è tinto de' colori del Semiarrianismo, e venticinque canoni, che regolan tuttavia la disciplina dei Greci ortodossi[240]. Fu deciso con qualche apparenza di giustizia, che un Vescovo, deposto da un Sinodo, non riassumesse le funzioni Episcopali finattantochè non fosse assoluto dal giudizio d'un ugual Sinodo; la qual legge immediatamente applicata venne al caso d'Atanasio; il Concilio d'Antiochia ne pronunziò, o piuttosto ne confermò la degradazione; uno straniero, chiamato Gregorio, fu collocato sopra la sua sede, e fu ordinato a Filagrio[241], Prefetto dell'Egitto, di sostenere il nuovo Primate con la forza civile e militare della Provincia. Oppresso dalla cospirazione de' Prelati Asiatici, Atanasio si ritirò da Alessandria, e passò tre anni[242] esule e supplichevole sul sacro limine del Vaticano[243]. Mediante un assiduo studio della lingua Latina, presto si rendè abile a negoziare col Clero dell'Occidente; la sua decente adulazione dominava o dirigeva l'altiero Giulio; il Pontefice Romano s'indusse a considerare l'appello di lui come un particolare interesse della Sede Apostolica; e fu di comun consenso dichiarato innocente in un Concilio di cinquanta Vescovi dell'Italia. In capo a tre anni, il Primate fu chiamato alla Corte di Milano dall'Imperatore Costante, che, in braccio ad illeciti piaceri, professava sempre un vivo rispetto per la Fede Ortodossa. La causa della verità e della giustizia si promosse per l'influenza dell'oro[244], ed i ministri di Costante consigliarono il loro Sovrano a richieder la convocazione d'una Ecclesiastica Assemblea, che potesse agire come rappresentante della Chiesa Cattolica. Si unirono a Sardica, sul confine de' due Imperj, ma dentro gli Stati del protettor d'Atanasio, novantaquattro Vescovi Occidentali e sessantasei Orientali. Le loro dispute degeneraron ben presto in ostili altercazioni: gli Asiatici, temendo per la personale lor sicurezza, si ritirarono a Filippopoli nella Tracia; ed i rivali due Sinodi reciprocamente scagliavano gli spirituali lor fulmini contro i nemici, ch'essi piamente consideravano come nemici del vero Dio. Si pubblicarono e confermarono i loro decreti nelle rispettive Province, ed Atanasio che nell'Occidente riverivasi come un Santo, era esposto come un colpevole all'esecrazione dell'Oriente[245]. Il Concilio Sardicense scopre i primi sintomi di discordia e di scisma fra le Chiese Greca e Latina, le quali si separarono per la differenza di fede in varie occasioni, e per la perpetua distinzione di linguaggio. [A. D. 349] Atanasio, nel tempo del suo secondo esilio nell'Occidente, era frequentemente ammesso alla presenza Imperiale in Capua, in Lodi, in Milano, in Verona, in Padova, in Aquileia, ed in Treveri. Ordinariamente si trovava presente a tali visite il Vescovo della Diocesi; il Maestro degli Uffizj stava fuori del velo o della cortina del sacro appartamento; e questi rispettabili personaggi poteano attestare l'uniforme moderazione del Primate, che solennemente s'appella alla loro testimonianza[246]. La prudenza gli dovea senza dubbio suggerire quel dolce e rispettoso stile, che si conveniva ad un suddito e ad un Vescovo. In queste famigliari conferenze col Principe d'Occidente, Atanasio poteva dolersi dell'error di Costanzo; ma egli arditamente attaccò la malizia de' suoi Eunuchi e degli Arriani Prelati; deplorò l'angustia e il pericolo della Chiesa Cattolica, ed eccitò Costante ad emular la gloria e lo zelo del padre. L'Imperatore dichiarossi risoluto d'impiegar le truppe ed i tesori dell'Europa nella causa ortodossa; e con una breve e perentoria lettera fece sapere al suo fratello Costanzo, che qualora non acconsentisse all'immediato ristabilimento d'Atanasio, egli stesso con una flotta e un esercito avrebbe posto l'Arcivescovo sul trono d'Alessandria[247]. Ma tal guerra di religione, sì contraria alla natura, non ebbe effetto per l'opportuna compiacenza di Costanzo; e l'Imperatore dell'Oriente condiscese a chiedere una riconciliazione con un suddito, che esso aveva ingiuriato. Atanasio aspettò con decente sostenutezza, finchè non ebbe ricevuto successivamente tre lettere, piene delle più forti assicurazioni della protezione, del favore, e della stima del suo Sovrano, che l'invitava a riassumer la propria Sede Episcopale, e che aggiungeva l'umiliante precauzione di impegnare i suoi principali ministri ad attestar la sincerità delle sue intenzioni. Queste si manifestarono in un modo anche più pubblico per mezzo dei rigorosi ordini che furon mandati nell'Egitto di richiamar gli aderenti di Atanasio, di reintegrarli ne' lor privilegi, di promulgar la loro innocenza, e di cancellare dai pubblici registri le illegittime processure, che si eran fatte nel tempo che prevaleva la fazione Eusebiana. Dopo che fu accordata ogni soddisfazione e sicurezza cui la giustizia e anche la delicatezza potesser richiedere, il Primate si pose in viaggio a piccole giornate per le Province della Tracia, dell'Asia e della Siria; e veniva per tutto accompagnato dall'abbietto omaggio de' Vescovi Orientali, che eccitavano il suo disprezzo senza ingannare la sua penetrazione[248]. In Antiochia vide l'Imperator Costanzo; ricevè con modesta fermezza gli abbracciamenti e le proteste del suo Signore, ed eluse la proposizione di concedere agli Arriani una sola Chiesa in Alessandria, col chiedere una simil tolleranza pel suo partito nelle altre città dell'Impero; replica, che solo avrebbe potuto apparir giusta e moderata in bocca d'un Principe indipendente. L'ingresso dell'Arcivescovo nella sua Capitale fu una procession di trionfo; l'assenza e la persecuzione l'avevano renduto caro agli Alessandrini; si era più stabilmente confermata la sua autorità, che egli esercitava con rigore, e la sua fama erasi sparsa dall'Etiopia fino alla Gran-Brettagna, in tutta l'estensione del Mondo Cristiano[249]. [A. D. 351] Ma quel suddito, che ha ridotto il suo Principe alla necessità di dissimulare, non può mai sperare un sincero e durevol perdono; e la tragica morte di Costante ben presto privò Atanasio di un potente e liberal protettore. La guerra civile fra l'assassino e l'unico superstite fratello di Costante, che afflisse l'Impero più di tre anni, assicurò un intervallo di riposo alla Chiesa Cattolica; e ciascheduna delle contendenti due parti desiderava di conciliarsi l'amicizia d'un Vescovo, che poteva col peso dalla personale sua autorità determinar le fluttuanti risoluzioni d'una importante Provincia. Egli diede udienza agli ambasciatori del Tiranno, con cui fu dopo accusato di avere tenuta una segreta corrispondenza[250], e l'Imperatore Costanzo più volte assicurò il suo carissimo padre, il Reverendissimo Atanasio, che nonostante i maliziosi romori, che si facevan girare attorno dai comuni loro nemici, aveva egli ereditato i sentimenti ugualmente che il trono del suo defunto fratello[251]. La gratitudine e l'umanità avrebbero disposto il Primate dell'Egitto a deplorare l'acerbo fato di Costante e ad abborrire il delitto di Magnenzio; ma vedendo egli chiaramente che le apprensioni di Costanzo erano l'unica sua salvaguardia, ciò potè forse un poco diminuire il fervor delle sue preghiere pel buon successo della giusta causa. Non si meditava più la rovina di Atanasio dall'oscura malizia di pochi spigolistri od iracondi Vescovi, che abusassero dell'autorità d'un credulo Principe, ma il Monarca medesimo dichiarò la risoluzione, che aveva sì lungamente nascosta, di vendicare i privati suoi torti[252]: ed il primo inverno dopo la sua vittoria, che egli passò in Arles, fu impiegato contro un nemico per esso più odioso, che il soggiogato tiranno della Gallia. [A. D. 353-355] Se l'Imperatore avesse capricciosamente determinata la morte del più sublime e virtuoso cittadino della Repubblica, si sarebbe eseguito, senza esitare, dai ministri dell'aperta violenza o della speciosa ingiustizia il crudele comando. La cautela, la dilazione, la difficoltà, con cui egli procedè nel condannare e punire un Vescovo popolare, manifestò al Mondo, che i privilegi della Chiesa avevan già fatto risorgere nel governo Romano un sentimento d'ordine e di libertà. La sentenza, pronunziata nel Concilio di Tiro e soscritta da un gran numero di Vescovi Orientali, non si era mai espressamente rivocata; e siccome Atanasio era stato una volta deposto dall'Episcopal dignità per giudizio dei suoi confratelli, ogni successivo atto poteva considerarsi come irregolare ed eziandio colpevole. Ma la memoria del costante ed efficace aiuto, che il Primate dell'Egitto avea tratto dall'attaccamento della Chiesa Occidentale, impegnò Costanzo a sospendere l'esecuzione della sentenza, finattantochè non fossero in essa concorsi anche i Vescovi Latini. Si consumarono due anni in Ecclesiastiche negoziazioni; e fu solennemente discussa l'importante causa fra l'Imperatore ed uno dei suoi sudditi, prima nel Sinodo di Arles, e poi nel gran Concilio di Milano[253], ch'era composto di più di trecento Vescovi. Si cercò appoco appoco di sovvertire la loro integrità con gli argomenti degli Arriani, con la destrezza degli Eunuchi, e con le pressanti sollecitazioni di un Principe, che soddisfaceva la sua vendetta a spese della sua dignità, e pubblicava le proprie passioni mentre influiva su quelle del Clero. Si adoperò con successo la corruzione, che è il più infallibil sintomo della libertà costituzionale; si offerirono, e si accettarono onori, doni ed immunità, come prezzo d'un voto Episcopale[254]; e fu artificiosamente rappresentata la condanna del Primate Alessandrino, come l'unico mezzo che restituir potesse la pace e l'unione alla Chiesa Cattolica. Gli amici però d'Atanasio non abbandonarono il lor Capo o la loro causa. Tanto nelle pubbliche dispute quanto nelle conferenze private coll'Imperatore, essi con uno spirito virile, che dalla santità del loro carattere si rendeva meno pericoloso, sostennero l'obbligo eterno di giustizia e di religione. Dichiararono, che nè la speranza del suo favore, nè il timore della sua disgrazia gli avrebbe potuti mai indurre ad unirsi nella condanna d'un innocente, lontano, e rispettabil fratello[255]. Affermavano con apparente ragione, che gl'illegittimi ed antiquati decreti del Concilio di Tiro erano stati già da lungo tempo tacitamente aboliti dagli editti Imperiali, dall'onorevol ristabilimento dell'Arcivescovo d'Alessandria, e dal silenzio o dalla ritrattazione dei suoi più clamorosi avversarj. Adducevano ch'erasi attestata la sua innocenza dai concordi Vescovi dell'Egitto, e ch'era stata riconosciuta ne' Concilj di Roma e di Sardica[256] dall'imparziale giudizio della Chiesa Latina. Deploravan la dura condizion d'Atanasio, che dopo d'aver per tanti anni goduto la propria Sede, la riputazione, e l'apparente confidenza del suo Sovrano, fosse di nuovo chiamato a confutare le più insussistenti e stravaganti accuse. Il loro linguaggio era specioso, ed onorata la loro condotta; ma in questa lunga ed ostinata contesa, che attirava gli occhi di tutto l'Impero sopra d'un solo Vescovo, le fazioni Ecclesiastiche eran pronte a sacrificare la verità e la giustizia al più interessante oggetto di difendere o di deporre l'intrepido campione della fede Nicena. Gli Arriani sempre stimaron prudente consiglio quello di mascherare con ambigue parole i veri lor sentimenti e disegni: ma i Vescovi Ortodossi, armati dal favore del Popolo e da' decreti d'un Concilio generale, in ogni occasione, e specialmente a Milano, insisterono che i loro avversari purgasser se stessi dal sospetto di eresia, prima di pretendere d'attaccar la condotta del grande Atanasio[257]. [A. D. 355] Ma la voce della ragione (se pur la ragione era veramente dalla parte d'Atanasio) fu soppressa dai clamori d'un fazioso e venale partito; e non si sciolsero i Concilj d'Arles e di Milano, finattantochè l'Arcivescovo di Alessandria non fu solennemente condannato e deposto dal giudizio della Chiesa Occidentale non meno che dell'Orientale. A' Vescovi, che opposti s'erano alla sentenza, fu richiesta di sottoscriverla, e di unirsi con religiosa comunione a' sospetti Capi della parte contraria. Fu mandata, per mezzo de' nunzi pubblici, una formola di consenso a' Vescovi assenti; e tutti quelli che ricusarono di sottometter la privata loro opinione alla pubblica ed inspirata sapienza dei Concilj d'Arles e di Milano, furono immediatamente banditi dall'Imperatore, che affettava d'eseguire i decreti della Chiesa Cattolica. Fra que' Prelati, che conducevan l'onorevol drappello dei confessori e degli esuli, meritan d'essere particolarmente distinti Liberio di Roma, Osio di Cordova, Paolino di Treveri, Dionisio di Milano, Eusebio di Vercelli, Lucifero di Cagliari, ed Ilario di Poitiers. L'eminente posto di Liberio, che governava la Capital dell'Impero, ed il merito personale e la lunga esperienza del venerabile Osio, che si rispettava come il favorito del Gran Costantino ed il padre della fede Nicena, ponevano questi due Prelati alla testa della Chiesa Latina, ed il loro esempio di sommissione e di resistenza si sarebbe probabilmente imitato dalla turba de' Vescovi. Ma i replicati sforzi dell'Imperatore per sedurre o per intimorire i Vescovi di Roma e di Cordova riuscirono per qualche tempo inefficaci. Lo Spagnuolo si dichiarò pronto a soffrire sotto Costanzo, come sessant'anni avanti aveva sofferto sotto Massimiano suo avo. Il Romano sostenne in presenza del Principe l'innocenza d'Atanasio e la propria sua libertà. Quando fu mandato in esilio a Berea nella Tracia, rimandò indietro una grossa somma, che gli era stata offerta per le spese del viaggio; ed insultò la Corte di Milano con l'orgogliosa riflessione, che l'Imperatore ed i suoi Eunuchi potevano aver bisogno di quell'oro per pagare i loro soldati, ed i loro Vescovi[258]. Lo fermezza però di Liberio e d'Osio finalmente fu superata da' travagli dell'esilio e del confino. Il Pontefice Romano comprò il suo ritorno a prezzo di alcune ree condiscendenze, e dopo espiò con opportuna penitenza la propria colpa. S'impiegarono la persuasione e la violenza per estorcere la ripugnante soscrizione del decrepito Vescovo di Cordova, di cui s'opprimeva la forza, e di cui erano probabilmente indebolite le facoltà dal peso di cent'anni; e l'insolente trionfo degli Arriani provocò alcuni della parte ortodossa a trattare con inumano rigore il carattere, o piuttosto la memoria di un infelice vecchio, agli antichi servigi del quale tanto doveva il Cristianesimo stesso[259]. La caduta di Liberio e d'Osio diede un più splendido lustro alla fermezza di que' Vescovi, che si mantennero aderenti con incorrotta fedeltà alla causa di Atanasio e della verità religiosa. L'ingegnosa malizia dei loro nemici gli aveva privati del benefizio de' vicendevoli conforti ed avvisi, avea separato quegl'illustri esuli in distanti province, e scelto a bella posta i luoghi più inospiti d'un grand'Impero[260]. Contuttocciò essi tosto provarono, che i deserti della Libia, e le più selvagge regioni della Cappadocia erano meno incomode, che la dimora in quelle città, dove un Vescovo Arriano poteva saziare senza ritegno la squisita malignità dell'odio teologico[261]. Essi però traevan motivo di consolarsi dalla coscienza della propria rettitudine e indipendenza; dall'applauso, dalle lettere, dalle visite, e dalle liberali elemosine dei loro aderenti[262]; e dalla soddisfazione che spesso avevano di vedere le interne divisioni dei nemici della fede Nicena. Tal era il minuto e capriccioso gusto dell'Imperator Costanzo, e sì facilmente egli offendevasi per la più tenue deviazione dal suo immaginario sistema di verità Cristiana, che perseguitava con ugual zelo quelli che sostenevano la -consustanzialità-, quelli che difendevan la -simil sostanza-, e quelli che negavan la -somiglianza- del Figlio di Dio. Potevano per avventura trovarsi nel medesimo luogo tre Vescovi deposti e banditi per quelle contrarie opinioni; e secondo la diversità del loro pensare potevan compatire, o insultare il cieco entusiasmo de' loro avversari, i presenti patimenti dei quali non dovevano mai venir compensati dalla futura felicità. [A. D. 356] La disgrazia e l'esilio de' Vescovi ortodossi dell'Occidente furono come tanti passi per preparar la rovina d'Atanasio medesimo[263]. Eran ventisei mesi da che la Corte Imperiale con le più insidiose arti segretamente procurava di allontanarlo dalla città di Alessandria, e di togliergli quei comodi, che davano luogo alla sua popolare liberalità. Ma quando il Primate dell'Egitto, abbandonato e proscritto dalla Chiesa Latina, restò privo d'ogni straniero soccorso, Costanzo mandò due suoi segretari con la verbal commissione d'annunziare, e d'eseguir l'ordine del suo esilio. Siccome pubblicamente si conveniva da ogni parte della giustizia della sentenza, l'unico motivo, che potè ritener Costanzo dal dare a' suoi messi il mandato in iscritto, non può attribuirsi che al dubbio che egli avea dell'evento, e ad una cognizione del pericolo, a cui poteva esporre la seconda Città e la più fertil provincia dell'Impero, se il popolo avesse persistito nella risoluzione di difendere a forza d'arme l'innocenza del proprio Padre spirituale. Tal estrema cautela somministrò ad Atanasio uno specioso pretesto di rispettosamente porre in dubbio la verità di un comando, che ei non potea conciliare nè coll'equità, nè con le precedenti dichiarazioni del grazioso suo Principe. La potestà civile dell'Egitto non si trovò capace di persuadere o di costringere il Primate ad abbandonar l'Episcopale sua sede; e fu costretta a concludere un trattato coi popolari Capi d'Alessandria, in cui fu stipulato che si sospendessero tutte le processure ed ostilità, finchè non si fosse più distintamente saputa la volontà dell'Imperatore. Con tale apparente moderazione i Cattolici furono artificiosamente indotti ad una falsa e fatal sicurezza; mentre le legioni dell'Egitto Superiore, e della Libia si avanzavano per segreti ordini, e con precipitose marce ad assediare, o piuttosto a sorprendere una Capitale, abituata alla sedizione ed accesa da religioso zelo[264]. La situazione d'Alessandria fra il mare ed il lago Mareotide, facilitò l'avvicinamento e lo sbarco delle truppe, che furono introdotte nel cuore della città, prima che alcuno potesse prendere veruna efficace risoluzione o di chiuder le porte, o d'occupare i posti di difesa importanti. Alla mezza notte, ventitre giorni dopo la soscrizione del trattato, Siriano, Duce dell'Egitto, alla testa di cinquemila soldati armati e pronti all'assalto, inaspettatamente investì la Chiesa di S. Teonas, dove l'Arcivescovo con una parte del Clero e del Popolo celebrava gli uffizi notturni. Le porte del sacro edifizio cederono all'impeto dell'attacco, il quale fu accompagnato da ogni più orrida circostanza di tumulto e di strage; ma siccome i corpi degli uccisi ed i frammenti delle armi dei soldati restarono il dì seguente come una indubitata prova in mano dei Cattolici, così può risguardarsi l'intrapresa di Siriano piuttosto come una vantaggiosa irruzione, che come un'assoluta conquista. Le altre Chiese della città profanate furono con simili oltraggi: e per lo spazio almeno di quattro mesi Alessandria fu esposta agl'insulti d'un licenzioso esercito, stimolato dagli Ecclesiastici di un'ostile fazione. Furono uccisi molti Fedeli, che meritar potrebbero il nome di martiri, se non si fossero provocate nè vendicate le loro morti; si trattarono con crudele ignominia e Vescovi e Preti; furono spogliate nude delle sacre Vergini, battute, e violate; le case di ricchi cittadini furono poste a sacco; e sotto la maschera di religioso zelo, impunemente, ed eziandio con applauso si soddisfecero l'incontinenza, l'avarizia, ed il privato rancore. I Pagani d'Alessandria, che formavan sempre un copioso e malcontento partito, furono facilmente persuasi ad abbandonare un Vescovo, che essi temevano insieme e stimavano. La speranza di alcuni particolari favori, ed il timore di restare involti nelle generali pene di ribellione gl'impegnarono a prometter la loro assistenza al famoso Giorgio di Cappadocia, destinato successor d'Atanasio. L'usurpatore, dopo d'essere stato consacrato da un Sinodo Arriano, fu posto sulla Sede Episcopale dalle armi di Sebastiano, che era stato dichiarato Conte d'Egitto per eseguire quell'importante disegno. Il tiranno Giorgio, nell'uso del potere, non meno di quel che aveva fatto nell'acquisto di esso, trascurò le leggi della religione, dell'umanità e della giustizia; e le medesime scene di violenza e di scandalo, che si erano rappresentate nella Capitale, ripetute furono in più di novanta città Episcopali dell'Egitto. Incoraggiato dal successo, Costanzo avventurossi ad approvare la condotta dei suoi ministri. Con una pubblica e patetica lettera l'Imperatore si congratula della liberazione d'Alessandria da un popolare tiranno, che ingannava i suoi ciechi devoti colla magia della sua eloquenza; si diffonde sulle virtù e la pietà del Reverendissimo Giorgio, nuovo Vescovo; ed aspira, come avvocato e benefattore della città, a sorpassare la fama d'Alessandro medesimo. Ma solennemente dichiara la sua inalterabile risoluzione di perseguitare col ferro e col fuoco i sediziosi aderenti dell'empio Atanasio, che fuggendo dalla giustizia ha confessato il proprio delitto, e si è sottratto all'ignominiosa morte, che tante volte avea meritato[265]. Atanasio era in fatti sfuggito al più imminente pericolo; e le avventure di quest'uomo straordinario meritano e fissano la nostra attenzione. In quella memorabile notte, in cui la Chiesa di S. Teonas fu investita dalle truppe di Siriano, l'Arcivescovo, assiso sulla sua cattedra, aspettava con tranquilla ed intrepida dignità l'avvicinarsi della sua morte. Mentre interrompevasi la pubblica devozione dallo strepito della rabbia e dalle grida del terrore, esso animava quella tremante adunanza ad esprimere la sua religiosa fiducia col cantare un Salmo di David, che celebra il trionfo del Dio d'Israello sul superbo ed empio tiranno dell'Egitto. Furono finalmente forzate le porte; fu scaricato un nuvolo di dardi fra il popolo; i soldati andavan correndo colle spade nude pel Santuario; ed i sacri lumi, che ardevano intorno all'altare[266], facean riflettere il terribile splendore delle loro armature. Atanasio rigettò sempre la pietosa importunità de' Preti e dei Monaci, attaccati alla sua persona, e nobilmente ricusò di abbandonare l'Episcopale suo posto, finchè non ebbe posta in sicuro la ritirata di tutta la congregazione. L'oscurità ed il tumulto della notte favoriron la fuga dell'Arcivescovo; e quantunque fosse egli oppresso dagli ondeggiamenti d'un'agitata moltitudine, quantunque fosse gettato a terra, e lasciatovi privo di moto e di sensi, ricuperò sempre l'indomito suo coraggio, ed eluse l'ardente ricerca dei soldati, ai quali si diceva dalle Arriane lor guide, che il capo d'Atanasio sarebbe stato il dono più accetto, che avesser potuto fare all'Imperatore. In quel momento il Primate dell'Egitto disparve dagli occhi dei suoi nemici, e rimase più di sei anni celato in un'impenetrabile oscurità[267]. [A. D. 336-362] Il dispotico potere dell'implacabile suo nemico prendeva tutta l'estensione del Mondo Romano; e l'inasprito Monarca avea procurato, con una pressantissima lettera ai Principi Cristiani dell'Etiopia, di scacciare Atanasio anche dalle più remote e distanti regioni della terra. Furono gli uni dopo gli altri impiegati i Conti, i Prefetti, i Tribuni, e gl'interi eserciti per cercare un Vescovo fuggitivo; dagli editti Imperiali si eccitò la vigilanza della civile e militar potestà; furono promessi larghi premj a chiunque presentasse Atanasio o vivo o morto; e si minacciaron le pene più rigorose a coloro, che avessero ardito di proteggere il pubblico nemico[268]. Ma i deserti della Tebaide in quel tempo eran popolati da una razza di fieri ma sottomessi fanatici, che preferivano i comandi del loro Abbate alle leggi del Sovrano. I numerosi discepoli di Antonio e di Pacomio riceverono il fuggitivo Primate come lor padre, ammirarono la pazienza e la umiltà, con la quale s'uniformava ai loro più rigorosi esercizi, raccoglievano tutte le parole che gli cadevan di bocca, come genuine effusioni d'un'inspirata sapienza; ed erano persuasi che le preghiere, i digiuni, e le vigilie loro fossero meno meritorie dello zelo che dimostravano, e dei pericoli che affrontavano in difesa della verità e dell'innocenza[269]. I Monasteri dell'Egitto eran situati in luoghi solitari e deserti, sulla cima delle montagne o nelle isole del Nilo; ed il sacro corno o la trombetta di Tabenna era il ben noto segno, che faceva riunir più migliaia di robusti e risoluti Monaci, i quali erano stati per la maggior parte villani dell'addiacente campagna. Quando la forza militare giungeva ad invader gli oscuri loro ritiri, non essendo possibile di resistere, tacitamente piegavano il collo all'esecutore; e sostenevano il proprio nazionale carattere, che i tormenti non potevano mai strappar di bocca ad un Egizio la confessione d'un segreto, ch'egli avesse risoluto di non rivelare[270]. L'Arcivescovo d'Alessandria, per la salute del quale sacrificavano ardentemente le loro vite, perdevasi in mezzo ad una moltitudine ben disciplinata e uniforme; ed all'avvicinarsi del pericolo le officiose lor mani speditamente lo facevan passare da un nascondiglio in un altro, finchè egli giunse a quei formidabili deserti, che la tenebrosa e credula natura della superstizione avea popolato di demonj, e di mostri selvaggi. Il ritiro d'Atanasio, che non finì se non con la vita di Costanzo, fu consumato per la massima parte in compagnia de' Monaci, che fedelmente gli servivano di guardie, di segretari, e di messi; ma l'importanza di mantenere una più intima connessione col partito cattolico lo tentava, qualora diminuiva la diligenza della persecuzione, ad uscir dal deserto, ad introdursi in Alessandria, e ad affidar la propria persona alla discrezione de' suoi aderenti ed amici. Le sue diverse avventure potrebber somministrare il soggetto d'un romanzo molto piacevole. Una volta fu esso nascosto in una cisterna vota, dalla quale appena era uscito, che fu palesato da una schiava[271]; ed una volta fu celato in un asilo anche più straordinario, in casa cioè d'una Vergine di venti anni, celebre in tutta la città per la sua rara bellezza. Sull'ora di mezza notte, com'ella raccontava molti anni dopo, fa sorpresa dalla comparsa dell'Arcivescovo in un negligente abbigliamento, ed avanzandosi esso con veloci passi la scongiurò a dargli un ricovero, che da una celeste visione gli era stato ordinato di cercare sotto l'ospitale suo tetto. La pietosa fanciulla ricevè e custodì il sacro deposito, che era stato affidato alla prudenza ed al coraggio di essa. Senza comunicare il segreto ad alcuno, subito condusse Atanasio nella più segreta sua camera, ed invigilò alla sicurezza di lui con la tenerezza d'un amica, e coll'assiduità d'una serva. Finattanto che il pericolo continuò, essa lo fornì regolarmente di libri e di provvisioni, lavavagli i piedi, l'assisteva nelle sue corrispondenze, e destramente celava a qualunque occhio sospetto questa famigliare, e solitaria conversazione fra un Santo, il cui carattere esigeva la più irreprensibile castità, ed una femmina, le cui grazie potevano eccitare i movimenti più pericolosi[272]. Nei sei anni di persecuzione e d'esilio, Atanasio replicò le sue visite alla bella e fedele amica; e l'espressa dichiarazione, che egli -vide- i Concilj di Rimini e di Seleucia[273], ci obbliga a credere, che ei fosse occultamente presente al tempo e nel luogo della loro convocazione. Il vantaggio di trattare personalmente co' suoi amici, d'osservar le divisioni degli avversari, e di profittarne, potrebbe giustificare in un prudente politico sì ardita e pericolosa impresa; ed Alessandria, mediante il commercio e la navigazione, avea relazioni con ogni porto del Mediterraneo. Dal fondo dell'inaccessibile suo ritiro, l'intrepido Primate faceva una continua guerra offensiva contro il protettor degli Arriani; e gli opportuni suoi scritti, che diligentemente si portavano in giro, e con avidità si leggevano, contribuivano ad unire e ad animare la parte Ortodossa. Nelle sue pubbliche apologie, che indirizzò all'Imperatore medesimo, alle volte affettava di lodar la moderazione; ma nel tempo stesso rappresentava Costanzo, nelle sue segrete e veementi invettive, come un debole e malvagio Principe, come il carnefice della sua famiglia, il tiranno della Repubblica, e l'anticristo della Chiesa. Nel colmo della sua prosperità, quel vittorioso Monarca, che avea gastigato la temerità di Gallo, e soppresso la ribellione di Silvano, che aveva tolto il diadema di capo a Vetranione, e vinto in campagna le legioni di Magnenzio, ricevè da mano invisibile una ferita, che egli non potè mai nè medicare, nè vendicare; ed il figlio di Costantino fra' Principi Cristiani fu il primo, che provò la forza di quei principj, che nelle cause di religione posson resistere ai più violenti sforzi del potere civile[274]. La persecuzione d'Atanasio, e di tanti rispettabili Vescovi, che soffrirono per la verità delle loro opinioni, o almeno per l'integrità della loro coscienza, diede un giusto motivo di sdegno e di malcontento a tutti i Cristiani, eccettuati quelli ch'erano ciecamente addetti alla fazione Arriana. I Popoli si dolevano della perdita dei lor fedeli Pastori, l'esilio dei quali era per ordinario accompagnato dall'intrusione d'uno straniero[275] nella cattedra Episcopale; e facevano alti lamenti, che si violasse il diritto d'elezione, e che fosser condannati a ubbidire ad un mercenario usurpatore, di cui era incognita la persona, ed erano sospetti i principj. I Cattolici procuravano di provare al Mondo, che essi non erano involti nella colpa ed eresia dell'Ecclesiastico lor direttore, significando pubblicamente il loro dissenso, o del tutto separandosi dalla comunione di lui. Il primo di questi metodi fu inventato in Antiochia, e praticato con tal successo, che tosto si sparse pel Mondo Cristiano. La -Dossologia-, o quel sacro Inno, che celebra la gloria della Trinità, è suscettibile di alcune assai minute, ma importanti riflessioni; e si può esprimere la sostanza d'un Simbolo Ortodosso ovvero Eretico mediante la differenza d'una particella disgiuntiva, o copulativa. S'introdussero le alternative risposte, ed una più regolar Salmodia[276] nelle pubbliche preci da Flaviano e da Diodoro, devoti ed operosi laici, ch'erano attaccati alla fede Nicena. Sotto la loro condotta, venne uno sciame di Monaci dal vicino deserto, furon collocate nella Cattedrale di Antiochia varie truppe di ben disciplinati cantori, fu trionfalmente cantato da un pieno coro di voci, Gloria al Padre, ED al Figlio, ED allo Spirito Santo[277], ed i Cattolici, con la purità della loro dottrina, insultarono l'Arriano Prelato, che usurpato aveva la cattedra del venerabile Eustazio. Il medesimo zelo che aveva inspirato il lor canto, indusse i membri più scrupolosi del partito ortodosso a formare separate assemblee, che si governaron dai Preti, finattantochè la morte dell'esiliato lor Vescovo non permise l'elezione e consacrazione d'un nuovo Episcopale Pastore[278]. Le rivoluzioni della Corte moltiplicavano il numero dei pretendenti; e spesso la medesima città, sotto il regno di Costanzo, veniva contrastata fra due, tre o anche quattro Vescovi, ciascheduno dei quali esercitava la spirituale giurisdizione su' propri respettivi seguaci, ed alternativamente perdeva o ricuperava il temporal possesso della Chiesa. L'abuso del Cristianesimo introdusse nel governo Romano nuove cause di tirannia e di sedizione; i vincoli della civil società si spezzarono dal furore di religiose fazioni: e l'oscuro cittadino, che avrebbe potuto sopravviver tranquillamente all'elevazione ed alla caduta di più Imperatori, s'immaginava e provava di fatto, che la propria vita, e le sue sostanze eran congiunte con gl'interessi d'un popolare Ecclesiastico. L'esempio delle due Capitali, Roma e Costantinopoli, può servire a rappresentare lo stato dell'Impero e l'indole del genere umano sotto il regno dei figli di Costantino. I. Insino a che il Romano Pontefice mantenne il suo posto ed i suoi principj, egli fu guardato dal tenero attaccamento d'un gran Popolo; e potea rigettare con disprezzo le preghiere, le minacce e le offerte di un Principe eretico. Quando gli Eunuchi ebber segretamente determinato l'esilio di Liberio, il ben fondato timor d'un tumulto gl'impegnò ad usar le maggiori cautele nell'eseguir la sentenza. Fu investita da ogni parte la Capitale, e fu comandato al Prefetto di impadronirsi della persona del Vescovo o mediante qualche stratagemma o coll'aperta forza. L'ordine venne eseguito; e Liberio fu colla massima difficoltà precipitosamente di mezza notte involato alla vista del Popolo Romano, avanti che la costernazione di questo si convertisse in furore. Tostochè si seppe il suo esilio nella Tracia, fu convocata una generale assemblea, ed il Clero di Roma obbligossi con un pubblico e solenne giuramento a non abbandonar mai il proprio Vescovo, ed a non riconoscer l'usurpatore Felice, che per la forza degli Eunuchi era stato eletto irregolarmente, e consacrato dentro le mura d'un palazzo profano. Dopo due anni sussisteva tuttavia intera ed incorrotta la pietosa lor ostinazione, e quando Costanzo visitò Roma, fu assalito dalle importune sollecitazioni di un popolo, che aveva conservato, come un ultimo residuo dell'antica sua libertà, il diritto di trattare il proprio Sovrano con famigliare insolenza. Le mogli di molti Senatori e dei più onorevoli cittadini, dopo d'aver pressato i loro mariti ad intercedere in favor di Liberio, risolvettero di prendere sopra di se medesime un assunto, che nelle loro mani sarebbe stato meno pericoloso, e potea riuscire con miglior successo. L'Imperatore ricevè con gentilezza questa deputazione di donne, la ricchezza e dignità delle quali appariva nella magnificenza dei loro abiti ed ornamenti; ammirò la loro inflessibile risoluzione di seguitare il loro amato Pastore nei più distanti paesi della terra; e acconsentì che i due Vescovi, Liberio e Felice, governassero in pace le respettive loro congregazioni. Ma le idee di tolleranza erano sì opposte alla pratica, ed anche ai sentimenti di quei tempi, che quando fu letta pubblicamente nel circo di Roma la risposta di Costanzo, fu rigettato con riso e disprezzo un progetto così ragionevole. L'ardente veemenza, che animava una volta gli spettatori nel decisivo momento d'una corsa di cavalli, allora dirigevasi ad un oggetto diverso; ed il circo risuonava delle grida di migliaia di persone, che replicatamente esclamavano «Un solo Dio, un solo Cristo, un solo Vescovo». Lo zelo del popolo Romano nella causa di Liberio non si ristrinse alle sole parole; e la pericolosa e sanguinosa sedizione, che si eccitò poco dopo la partenza di Costanzo, determinò questo Principe ad accettare la sommissione dell'esiliato Prelato, ed a restituirgli il non diviso possesso della Capitale. Dopo qualche vana resistenza, il suo rivale fu espulso dalla città per la permissione dell'Imperatore, e per la forza dell'opposta fazione; furono crudelmente trucidati gli aderenti di Felice nelle strade, nelle pubbliche piazze, ne' bagni, e sin nelle Chiese; ed al ritorno di un Vescovo Cristiano l'aspetto di Roma rinnovò l'orrida immagine delle stragi di Mario e delle proscrizioni di Silla[279]. II. Nonostante il rapido accrescimento dei Cristiani sotto il regno della famiglia Flavia, Roma, Alessandria, e le altre maggiori città dell'Impero contenevano sempre una forte e potente fazione d'Infedeli, che invidiavano la prosperità, e mettevano in ridicolo anche nei loro teatri le teologiche dispute della Chiesa. La sola Costantinopoli godeva il vantaggio d'esser nata ed allevata in seno alla fede. La Capitale dell Oriente non s'avea mai contaminata col culto degl'idoli; e tutto il corpo del Popolo s'era profondamente imbevuto de' sentimenti, delle virtù e delle passioni, che distinguevano i Cristiani di quel tempo dal rimanente degli uomini. Dopo la morte d'Alessandro, si disputò la Sede Episcopale fra Paolo e Macedonio. Atteso lo zelo e l'abilità loro, ambedue meritavano l'eminente posto, al quale aspiravano; e se il carattere morale di Macedonio era meno soggetto ad eccezioni, il suo competitore aveva il vantaggio d'un'elezione anteriore e d'una più ortodossa dottrina. Il suo stabile attaccamento al Simbolo Niceno, che ha dato a Paolo un posto nel calendario fra' Santi ed i Martiri, l'espose allo sdegno degli Arriani. Fu egli nello spazio di quattordici anni scacciato per cinque volte dalla sua sede, nella quale venne più spesso ristabilito dalla violenza del Popolo, che dalla permissione del Principe; e la potestà di Macedonio non potè assicurarsi che mediante la morte del suo rivale. L'infelice Paolo fu strascinato in catene dagli arenosi deserti della Mesopotamia nei più orridi luoghi del Monte Tauro[280], posto in un'oscura e stretta prigione, lasciato per sei giorni senza cibo, e finalmente strangolato per ordine di Filippo, uno de' principali ministri dell'Imperator Costanzo[281]. Il primo sangue, che macchiò la nuova Capitale, fu sparso in quest'Ecclesiastica contesa; e molte persone restarono uccise da ambe le parti nelle furiose ed ostinate sedizioni del Popolo. Era stata data ad Ermogene, Generale di cavalleria, la commissione di fare eseguire per forza la sentenza d'esilio contro Paolo; ma tal esecuzione riuscì fatale a lui stesso. I Cattolici si sollevarono in difesa del loro Vescovo: fu distrutto il palazzo d'Ermogene; il primo Uffizial militare dell'Impero fu strascinato per li piedi lungo le strade di Costantinopoli, e poscia che fu spirato, ne fu esposto il cadavere ad insulti indecenti[282]. Il destino d'Ermogene ammaestrò Filippo, Prefetto del Pretorio, a diportarsi con più cautela in simigliante occasione. Richiese ne' termini più gentili ed onorevoli un abboccamento con Paolo nei bagni di Zeusippo, che avevano una segreta comunicazione col palazzo e col mare. Un vascello, ch'era pronto allo scalo del giardino, immediatamente fece vela, e mentre il popolo ancora ignorava il tentato sacrilegio, il Vescovo era già imbarcato per Tessalonica. Ad un tratto si videro con meraviglia e con isdegno spalancate le porte del palazzo, e l'usurpatore Macedonio assiso accanto al Prefetto sopra un alto carro, circondato da truppe di guardie con le spade sguainate. La militar processione avanzavasi verso la Cattedrale; tanto gli Arriani quanto i Cattolici corser precipitosamente ad occupar quel posto importante; e tremila cento cinquanta persone perderono la vita nella confusion del tumulto. Macedonio, ch'era sostenuto da una forza regolata, ottenne una decisiva vittoria; ma fu disturbato il suo regno da clamori e da sedizioni; e quelle cause, che sembravano le meno connesse col soggetto della disputa, furon sufficienti a nutrire, e ad accender la fiamma della discordia civile. Poichè la cappella, in cui s'era depositato il corpo del gran Costantino, minacciava rovina, il Vescovo trasportò quelle venerabili reliquie nella Chiesa di S. Acacio. Questo prudente, ed anche pietoso provvedimento fu rappresentato come una maliziosa profanazione da tutto il partito che aderiva alla dottrina dell'-Homoousion-. Immediatamente le fazioni corsero alle armi, si serviron del luogo sacro come di campo di battaglia, ed ha notato uno degl'Istorici Ecclesiastici come un fatto reale, non come una figura rettorica, che il pozzo, situato avanti alla Chiesa, non essendo capace di più contenerne, allagò con un fiume di sangue i portici e le corti adiacenti. Qualunque Scrittore attribuisse tali tumulti unicamente ad un principio di religione, dimostrerebbe d'avere una ben imperfetta cognizione della natura umana; bisogna però confessare, che il motivo, che traviava la sincerità dello zelo, ed il pretesto, che mascherava la licenza della passione, sopprimevano quei rimorsi che in altre occasioni sarebber succeduti al furore dei Cristiani di Costantinopoli[283]. L'arbitrario e crudele animo di Costanzo, che non sempre aspettava d'esser provocato dalla colpa e dalla resistenza, fu giustamente inasprito dai tumulti della sua Capitale e dalla rea condotta d'una fazione, che opponevasi all'autorità e alla religione del proprio Sovrano. Furono inflitte con particolar rigore le pene ordinarie di morte, d'esilio, e di confiscazione; ed i Greci venerano tuttavia la santa memoria di due Cherici, uno Lettore e uno Suddiacono, che furono accusati dell'uccisione d'Ermogene, e decapitati alle porte di Costantinopoli. Per un editto di Costanzo contro i Cattolici, che non si è stimato degno d'aver luogo nel Codice Teodosiano, quelli che ricusavan di comunicare coi Vescovi Arriani, ed in ispecie con Macedonio, erano spogliati delle immunità Ecclesiastiche e dei diritti dei Cristiani; venivan costretti a lasciare il possesso delle Chiese; ed era loro strettamente vietato di tenere assemblee dentro le mura della città. Nelle Province della Tracia e dell'Asia Minore, fu commessa allo zelo di Macedonio l'esecuzione di questa ingiusta legge; fu ordinato alla potestà civile e militare d'ubbidire a' suoi ordini; e le crudeltà esercitate da questo Semiarriano tiranno in difesa dell'-Homoiousion- eccederono la commissione di Costanzo, e ne infamarono il regno. S'amministravano i Sacramenti della Chiesa a vittime ripugnanti, che negavano la legittimità dell'elezione, ed abborrivano i principj di Macedonio. Si conferivano i riti del Battesimo a donne e fanciulli, che a tal effetto si erano strappati dalle braccia dei loro amici e parenti; per mezzo di uno istrumento di legno tenevasi aperta la bocca dei comunicanti, mentre s'introduceva loro per forza il pane consacrato nella gola; e con gusci d'ovo infuocati si bruciava il petto di tenere vergini, o crudelmente si comprimeva fra ruvide e pesanti tavole[284]. I Novaziani di Costantinopoli e dei vicini paesi per il loro stabile attacco alla bandiera -Homoousiana- meritarono d'esser confusi co' Cattolici stessi. Macedonio seppe che un grosso distretto di Paflagonia[285] era quasi tutto abitato da que' Settari. Egli risolse di convertirli o di estirparli; e siccome in tale occasione diffidava dell'efficacia d'una missione Ecclesiastica, ordinò che un corpo di quattromila legionari marciasse contro i ribelli, e riducesse il territorio di Mantinio sotto la sua spirituale giurisdizione. I Novaziani abitanti, animati dalla disperazione e dal furor religioso, arditamente affrontarono gl'invasori del lor paese; e quantunque vi restassero uccisi molti de' Paflagoni, pure le legioni Romane furono vinte da una irregolare moltitudine, armata solo di rusticali strumenti e di legni, ed a riserva di pochi che si salvarono mediante un'ignominiosa fuga, quattromila soldati restarono morti sul campo di battaglia. Il successor di Costanzo ha esposto in una breve ma viva maniera alcune delle teologiche calamità, che afflisser l'Impero, e specialmente l'Oriente, nel regno d'un Principe, che era schiavo delle sue passioni e di quelle de' suoi Eunuchi. «Molti furon posti in prigione, perseguitati, e mandati in esilio. Si trucidarono intere truppe di quelli, che si chiamavano Eretici, particolarmente a Cizico, ed a Samosata. Nella Paflagonia, nella Bitinia, nella Galazia, ed in molte altre Province, intere città e villaggi furono devastati, ed interamente distrutti[286].» Mentre le fiamme dell'Arriana controversia consumavan le viscere dell'Impero, le Province Affricane venivano infestate dai loro particolari nemici, da quei Selvaggi fanatici, che sotto il nome di -Circoncellioni- formavan la forza e lo scandalo del partito Donatista[287]. La rigorosa esecuzione delle leggi di Costantino aveva eccitato uno spirito di malcontento e di resistenza; i vigorosi sforzi, che fece il suo figlio Costante per restaurare l'unità della Chiesa, esacerbarono i sentimenti d'odio reciproco, che a principio avea cagionati la separazione; ed i mezzi della forza e della corruzione, impiegati dai due Commissari Imperiali Paolo e Macario, somministrarono agli Scismatici uno specioso contrasto fra le massime degli Apostoli, e la condotta dei pretesi lor successori[288]. Gli abitanti dei villaggi di Numidia e di Mauritania erano una razza di gente feroce, che s'era imperfettamente ridotta sotto l'autorità delle leggi Romane, ed imperfettamente convertita alla fede Cristiana; ma che veniva trasportata da un cieco e furioso entusiasmo nella causa dei Donatisti, loro maestri. Con isdegno soffrivano essi l'esilio dei loro Vescovi, la demolizione delle lor Chiese, e l'interrompimento delle segrete loro assemblee. La violenza degli Uffiziali di giustizia, che ordinariamente eran sostenuti da una guardia militare, fu alle volte rispinta con uguale violenza; ed il sangue di alcuni popolari Ecclesiastici, che si era sparso nella mischia, infiammò i rozzi loro seguaci d'un'ardente brama di vendicare la morte di quei Santi Martiri. I ministri della persecuzione con la loro barbarie e temerità s'attiraron qualche volta la morte, e la colpa d'un accidentale tumulto precipitò i rei nella disperazione e rivolta. Tratti dalle native loro campagne, i Donatisti villani si unirono in formidabili turme all'estremità del deserto Getulio; e facilmente cangiarono l'abitudine del lavoro in una vita oziosa e rapace, che veniva consacrata dal nome di religione, e debolmente condannata dai Dottori della lor Setta. I condottieri de' Circoncellioni presero il titolo di Capitani de' Santi; la principale lor arme, essendo inoltre comunemente provvisti di spade e di lance, era una grossa e pesante clava, ch'essi chiamavano l'-Isdraelita-; ed il ben noto rimbombo delle parole «sia lode a Dio» che usavano come lor segnale di guerra, spargeva la costernazione per le disarmate Province dell'Affrica. Da principio colorivano le loro depredazioni col pretesto della necessità; ma ben presto passarono la misura della sussistenza; soddisfacevano senza ritegno la loro intemperanza ed avarizia, bruciavano i villaggi che avevano saccheggiati, e dominavano come licenziosi tiranni nell'aperta campagna. Si sospesero i lavori dell'agricoltura e l'amministrazione della giustizia; e siccome i Circoncellioni pretendevano di restituire la primitiva uguaglianza degli uomini, e riformare gli abusi della civil società, così aprivano un asilo sicuro agli schiavi, ed a' debitori che correvano a truppe sotto il santo loro stendardo. Allorchè non trovavano resistenza, ordinariamente si contentavano del saccheggio, ma la minima opposizione serviva per provocarli ad atti di violenza e di strage; ed alcuni Preti Cattolici, che avevano imprudentemente segnalato il loro zelo, furon tormentati da' fanatici con la più raffinata e cruda barbarie. Lo spirito dei Circoncellioni però non si esercitava sempre contro nemici senza difesa. Attaccarono essi, ed alle volte anche disfecero, le truppe della Provincia; e nella sanguinosa azione di Bagai assaltarono in campo aperto, ma con disgraziato valore, una guardia avanzata della cavalleria Imperiale. I Donatisti, ch'erano presi armati, ricevevano, e facilmente meritavano il trattamento che avrebbe potuto farsi alle bestie selvagge del deserto. I prigionieri morivano, senza mandare un lamento, o per mezzo della spada, o della scure, o del fuoco; e si moltiplicarono in una rapida proporzione le rappresaglie, che aggravavan gli orrori della ribellione, ed escludevano la speranza d'un vicendevol perdono. Al principio del presente secolo, si è rinnovato l'esempio dei Circoncellioni nella persecuzione, nell'ardire, ne' delitti, e nell'entusiasmo dei Camisardi, e se i fanatici di Linguadoca sorpassaron quelli di Numidia per le loro azioni militari, gli Affricani mantenner la fiera loro indipendenza con maggiore risolutezza e perseveranza[289]. Tali disordini sono i naturali effetti d'una tirannia religiosa; ma la rabbia dei Donatisti era infiammata da frenesia d'una specie molto straordinaria, la quale, se veramente prevalse fra loro in un grado così stravagante, non se ne può trovar sicuramente l'uguale in alcun paese, o in alcun secolo. Molti di questi fanatici avevano in orrore la vita, desiderando il martirio; e poco importava loro per quali mezzi o per quali mani perissero, qualora la lor condotta santificata fosse dall'intenzione di sacrificarsi per la gloria della vera fede e per la speranza dell'eterna felicità[290]. Alle volte andavano a disturbar villanamente le feste, ed a profanare i tempj del paganesimo, con animo di eccitare i più zelanti fra gl'Idolatri a vendicare gli insulti de' loro Dei. Alle volte, entravan per forza nei Tribunali di giustizia, o costringevano lo spaventato Giudice ad ordinare l'immediata loro esecuzione. Spesso fermavano i viandanti nelle pubbliche strade, e gli obbligavano a dar loro il martirio con la promessa di un premio, se v'acconsentivano, e con la minaccia dell'immediata morte, se ricusavano di largire ad essi un favore tanto singolare. Quando mancava qualunque altro ripiego, essi annunziavano il giorno, in cui alla presenza dei loro amici e fratelli si sarebber gettati a basso da qualche altissima rupe; e si mostravano varj precipizj che eran divenuti famosi pel numero dei religiosi suicidj. Nelle azioni di tali disperati entusiasti, che s'ammiravano da una parte come martiri di Dio, e s'abborrivano dall'altra come vittime di Satana, un imparziale Filosofo può ravvisar l'influenza e l'ultimo abuso di quello spirito inflessibile, che in origine proveniva dal carattere e dai principj della nazione Giudaica. [A. D. 312-361] La semplice istoria delle interne divisioni, che disturbaron la pace e disonorarono il trionfo della Chiesa, servirà a confermare l'osservazione d'un Istorico Pagano, ed a giustificare il lamento d'un venerabile Vescovo. L'esperienza d'Ammiano l'aveva convinto, che l'inimicizia de' Cristiani fra loro sorpassava il furor delle fiere contro degli uomini[291]; e Gregorio Nazianzeno si duole nel più patetico stile, che il regno dei Cieli si era dalla discordia convertito nell'immagine del caos, d'una tempesta notturna e dell'istesso inferno[292]. I fieri e parziali Scrittori di quei tempi, attribuendo a se stessi -tutta- la virtù, ed imputando -tutta- la colpa agli avversari, hanno rappresentato la guerra degli Angeli coi Demonj. La nostra più tranquilla ragione rigetterà tali puri e perfetti mostri di vizio o di santità, ed imputerà un'uguale o almeno non molto diversa dose di bene o di male agli ostili Settari, che prendevano i nomi di Ortodossi e di Eretici. Essi erano stati educati nella medesima religione e nella medesima civil società; le speranze ed i timori sì nella vita presente che nella futura, si bilanciavano da loro nella medesima proporzione; sì dall'una che dall'altra parte poteva lo sbaglio esser innocente, la fede sincera, la pratica meritoria o corrotta; le loro passioni venivano eccitate da oggetti simili, e poteano alternativamente abusare del favor della Corte o del popolo. Le metafisiche opinioni negli Atanasiani, e degli Arriani non potevano influire sul lor morale carattere, e tutti erano ugualmente agitati dallo spirito intollerante, che avevano tratto fuori dalle pure e semplici massime dell'Evangelio. Un moderno Scrittore, che con giusto ardire ha posto in fronte della sua storia gli onorevoli titoli di -politica- e -filosofica-[293], accusa la timida prudenza di Montesquieu per aver omesso di enumerare fra le cause della decadenza dell'Impero una legge di Costantino, da cui fu assolutamente soppresso l'esercizio del Culto Pagano, e si lasciò priva di Sacerdoti, di tempj, e d'ogni pubblica religione una considerabil parte di sudditi. Lo zelo dell'Istorico filosofo pei diritti della umanità l'ha indotto ad ammetter l'ambigua testimonianza di quegli Ecclesiastici, che hanno troppo leggermente attribuito il -merito- di una generale persecuzione all'Eroe lor favorito[294]. Invece di allegar questa legge immaginaria, che avrebbe brillato in fronte a' Codici Imperiali, noi possiamo con sicurezza rimetterci all'epistola originale, che Costantino indirizzò ai seguaci dell'antica religione in un tempo, nel quale non dissimulava più la sua conversione, nè più temeva i rivali dei trono. Esso invita ed esorta ne' termini più pressanti i sudditi del Romano Impero ad imitar l'esempio del loro Principe; ma dichiara, che quelli, che tuttavia ricusano d'aprir gli occhi alla celeste luce, posson liberamente godere i lor tempj e gl'immaginari lor Dei. Vien dunque formalmente contraddetta l'asserzione, che le ceremonie del Paganesimo fossero soppresse dall'Imperatore medesimo, il quale saviamente assegna come principio della sua moderazione l'invincibil forza dell'abitudine, del pregiudizio e della superstizione[295]. Ma senza violare la santità della sua promessa, senza eccitare i timori de' Pagani, l'artificioso Monarca con lenti e cauti passi avanzavasi a distrugger l'irregolare e cadente edifizio del politeismo. Gli atti parziali di severità, che secondo le occasioni esercitava, quantunque segretamente provenissero da uno zelo Cristiano, eran coloriti dai più bei pretesti di giustizia e di pubblico bene; e mentre Costantino tendeva a rovinare i fondamenti dell'antica religione, pareva che ne riformasse gli abusi. Ad esempio dei suoi più saggi predecessori condannò sotto le più rigorose pene le occulte ed empie arti della divinazione, che risveglia le vane speranze ed alle volte i rei tentativi di quelli, che son malcontenti della presente lor condizione. Fu imposto un ignominioso silenzio agli oracoli, ch'erano stati pubblicamente convinti di frode e falsità; furono aboliti gli effeminati Sacerdoti del Nilo; e Costantino eseguì l'uffizio di Censore Romano, allorchè diede ordine che si demolissero i diversi tempj della Fenicia, nei quali si praticava ogni sorta di prostituzione pubblicamente in onore di Venere.[296]. L'Imperial città di Costantinopoli fu in certo modo innalzata a spese de' ricchi tempj della Grecia e dell'Asia, e adornata delle loro spoglie; si confiscarono i beni sacri; si trasportaron con rozza famigliarità le statue degli Dei e degli Eroi in mezzo ad un Popolo, che le risguardava come oggetti non di adorazione, ma di curiosità; si restituì alla circolazione l'argento e l'oro; ed i Magistrati, i Vescovi, e gli Eunuchi profittarono della fortunata occasione di soddisfare nel tempo stesso lo zelo, l'avarizia e lo sdegno. Ma tali depredazioni si ristrinsero ad una piccola parte del Mondo Romano; e le Province da lungo tempo erano assuefatte a soffrire la medesima sacrilega rapacità dalla tirannia di Principi e di 1 2 3 4 5 6 7 8 9 10 11 12 13 14 15 16 17 18 19 20 21 22 23 24 25 26 27 28 29 30 31 32 33 34 35 36 37 38 39 40 41 42 43 44 45 46 47 48 49 50 51 52 53 54 55 56 57 58 59 60 61 62 63 64 65 66 67 68 69 70 71 72 73 74 75 76 77 78 79 80 81 82 83 84 85 86 87 88 89 90 91 92 93 94 95 96 97 98 99 100 101 102 103 104 105 106 107 108 109 110 111 112 113 114 115 116 117 118 119 120 121 122 123 124 125 126 127 128 129 130 131 132 133 134 135 136 137 138 139 140 141 142 143 144 145 146 147 148 149 150 151 152 153 154 155 156 157 158 159 160 161 162 163 164 165 166 167 168 169 170 171 172 173 174 175 176 177 178 179 180 181 182 183 184 185 186 187 188 189 190 191 192 193 194 195 196 197 198 199 200 201 202 203 204 205 206 207 208 209 210 211 212 213 214 215 216 217 218 219 220 221 222 223 224 225 226 227 228 229 230 231 232 233 234 235 236 237 238 239 240 241 242 243 244 245 246 247 248 249 250 251 252 253 254 255 256 257 258 259 260 261 262 263 264 265 266 267 268 269 270 271 272 273 274 275 276 277 278 279 280 281 282 283 284 285 286 287 288 289 290 291 292 293 294 295 296 297 298 299 300 301 302 303 304 305 306 307 308 309 310 311 312 313 314 315 316 317 318 319 320 321 322 323 324 325 326 327 328 329 330 331 332 333 334 335 336 337 338 339 340 341 342 343 344 345 346 347 348 349 350 351 352 353 354 355 356 357 358 359 360 361 362 363 364 365 366 367 368 369 370 371 372 373 374 375 376 377 378 379 380 381 382 383 384 385 386 387 388 389 390 391 392 393 394 395 396 397 398 399 400 401 402 403 404 405 406 407 408 409 410 411 412 413 414 415 416 417 418 419 420 421 422 423 424 425 426 427 428 429 430 431 432 433 434 435 436 437 438 439 440 441 442 443 444 445 446 447 448 449 450 451 452 453 454 455 456 457 458 459 460 461 462 463 464 465 466 467 468 469 470 471 472 473 474 475 476 477 478 479 480 481 482 483 484 485 486 487 488 489 490 491 492 493 494 495 496 497 498 499 500 501 502 503 504 505 506 507 508 509 510 511 512 513 514 515 516 517 518 519 520 521 522 523 524 525 526 527 528 529 530 531 532 533 534 535 536 537 538 539 540 541 542 543 544 545 546 547 548 549 550 551 552 553 554 555 556 557 558 559 560 561 562 563 564 565 566 567 568 569 570 571 572 573 574 575 576 577 578 579 580 581 582 583 584 585 586 587 588 589 590 591 592 593 594 595 596 597 598 599 600 601 602 603 604 605 606 607 608 609 610 611 612 613 614 615 616 617 618 619 620 621 622 623 624 625 626 627 628 629 630 631 632 633 634 635 636 637 638 639 640 641 642 643 644 645 646 647 648 649 650 651 652 653 654 655 656 657 658 659 660 661 662 663 664 665 666 667 668 669 670 671 672 673 674 675 676 677 678 679 680 681 682 683 684 685 686 687 688 689 690 691 692 693 694 695 696 697 698 699 700 701 702 703 704 705 706 707 708 709 710 711 712 713 714 715 716 717 718 719 720 721 722 723 724 725 726 727 728 729 730 731 732 733 734 735 736 737 738 739 740 741 742 743 744 745 746 747 748 749 750 751 752 753 754 755 756 757 758 759 760 761 762 763 764 765 766 767 768 769 770 771 772 773 774 775 776 777 778 779 780 781 782 783 784 785 786 787 788 789 790 791 792 793 794 795 796 797 798 799 800 801 802 803 804 805 806 807 808 809 810 811 812 813 814 815 816 817 818 819 820 821 822 823 824 825 826 827 828 829 830 831 832 833 834 835 836 837 838 839 840 841 842 843 844 845 846 847 848 849 850 851 852 853 854 855 856 857 858 859 860 861 862 863 864 865 866 867 868 869 870 871 872 873 874 875 876 877 878 879 880 881 882 883 884 885 886 887 888 889 890 891 892 893 894 895 896 897 898 899 900 901 902 903 904 905 906 907 908 909 910 911 912 913 914 915 916 917 918 919 920 921 922 923 924 925 926 927 928 929 930 931 932 933 934 935 936 937 938 939 940 941 942 943 944 945 946 947 948 949 950 951 952 953 954 955 956 957 958 959 960 961 962 963 964 965 966 967 968 969 970 971 972 973 974 975 976 977 978 979 980 981 982 983 984 985 986 987 988 989 990 991 992 993 994 995 996 997 998 999 1000