di questi religiosi edifici era semplice e bislunga, quantunque potessero alle volte sorgere in figura di cupola, ed alle volte dividersi in forma di croce. Il legname per lo più era di cedri del Libano; il tetto era coperto di tegoli, forse di rame dorato; le mura, le colonne, ed il pavimento erano incrostati di varie sorti di marmi. Eran profusamente consacrati al servizio dell'Altare i più preziosi ornati d'oro e d'argento, di seta e di gemme; e tale speciosa magnificenza era sostenuta dalla solida e perpetua base di stabili possessioni. Nella spazio di due secoli, dal regno di Costantino fino a quello di Giustiniano, i frequenti ed inalienabili donativi de' Principi e del Popolo arricchirono le mille ottocento Chiese dell'Impero. Può ragionevolmente assegnarsi un'annuale rendita di seicento lire sterline a que' Vescovi ch'erano in mezzo tra i ricchi ed i poveri[105], ma insensibilmente s'accrebbe la lor ricchezza insieme con la dignità e coll'opulenza delle città ch'essi governavano. Un autentico ma imperfetto[106] catalogo di rendite specifica varie case, botteghe, giardini e fondi, che appartenevano alle tre Romane Basiliche di S. Pietro, di S. Paolo e di S. Gio. Laterano nelle Province dell'Italia, dell'Affrica e dell'Oriente. Questi producevano, oltre la riserva d'una quantità d'olio, di lino, di carta, d'aromati ec., un'annuale entrata di ventiduemila aurei, o dodicimila lire sterline. Al tempo di Costantino e di Giustiniano, i Vescovi non godevan più l'intera fiducia del Clero e del Popolo, e forse non la meritavano. I beni Ecclesiastici di ciascheduna Diocesi furon divisi in quattro parti, che dovevan servire per uso respettivamente del Vescovo stesso, del suo clero inferiore, de' poveri e del Culto pubblico; e fu più volte rigorosamente represso l'abuso di questa sacra amministrazione[107]. Il patrimonio della Chiesa era sempre sottoposto a tutte le pubbliche imposizioni dello Stato[108]. Il Clero di Roma, di Alessandria, di Tessalonica ec. potè chiedere ed ottenere alcune particolari esenzioni; ma il figliuolo di Costantino resistè con vigore al tentativo, non per anche opportuno, del gran Concilio di Rimini, che aspirava alla libertà universale[109]. IV. Il Clero Latino, che eresse il proprio tribunale sulle rovine del Gius civile e comune, ha modestamente riconosciuto come un dono di Costantino[110] quell'indipendente giurisdizione, che fu il frutto del tempo, del caso, e della propria sua industria. Ma la liberalità degli Imperatori Cristiani aveva già insignito il carattere Sacerdotale di certe legali prerogative, che lo assicuravano e lo nobilitavano[111]. Primieramente sotto un governo dispotico i Vescovi erano i soli che godessero e mantenessero l'inestimabile privilegio di non esser giudicati che da' loro pari; ed anche nelle accuse capitali i soli giudici della loro reità od innocenza erano i loro fratelli adunati in un Sinodo. Un tribunale di questa sorte, a meno che non fosse acceso da un odio personale, o da discordia religiosa, poteva esser favorevole o anche parziale all'ordine de' Sacerdoti: ma Costantino era persuaso[112] che l'impunità segreta sarebbe stata meno perniciosa del pubblico scandalo, ed il Concilio Niceno restò edificato da quella sua pubblica dichiarazione, che s'egli avesse sorpreso un Vescovo in adulterio, avrebbe gettato il proprio imperial manto sopra del reo. In secondo luogo, la domestica giurisdizione de' Vescovi era nel tempo stesso un privilegio ed un freno dell'ordine Ecclesiastico, le cause civili del quale potevano decentemente sottrarsi alla cognizione d'un giudice secolare. Le minori loro colpe non erano esposte alla vergogna d'un pubblico processo o gastigo; e s'imponeva dal moderato rigore de' Vescovi quella specie di mite correzione, che i teneri figli posson ricevere da' loro padri o istruttori. Ma se il cherico diveniva reo d'alcun delitto, che non si potesse abbastanza purgare colla degradazione dal posto onorevole e vantaggioso che aveva in quell'ora, il Magistrato Romano, senza riguardo veruno all'Ecclesiastiche immunità, adoperava la spada della giustizia. In terzo luogo, venne da una positiva legge ratificato l'arbitrio de' Vescovi, e fu ordinato a' Giudici d'eseguire senza dilazione o appello i decreti Episcopali, la validità de' quali non si era sin allora appoggiata che al consenso delle parti. La conversione de' Magistrati medesimi e di tutto l'Impero potè appoco appoco allontanare i timori e gli scrupoli dei Cristiani. Ma essi ricorrevan sempre al tribunale dei Vescovi, de' quali stimavano l'integrità e la dottrina; ed il venerabile Agostino aveva la soddisfazione di dolersi che venivano continuamente interrotte le sue spirituali funzioni dall'odioso travaglio di decidere il diritto o il possesso d'argento e d'oro, di terreni e di bestiami. In quarto luogo, fu trasferito l'antico privilegio del Santuario a' Tempj Cristiani, e dalla generosa pietà di Teodosio il Giovane esteso a' recinti de' luoghi sacri[113]. Era permesso a' supplichevoli fuggitivi, ed anche rei, d'implorar la giustizia o la misericordia della Divinità e de' suoi Ministri. Veniva sospesa la dura violenza del dispotismo dalla dolce interposizione della Chiesa; e si potevano proteggere le vite ed i beni de' sudditi più cospicui dalla mediazione del Vescovo. V. Il Vescovo era il perpetuo censore de' costumi del suo popolo. La disciplina della penitenza era disposta in un sistema di giurisprudenza canonica[114], che definiva esattamente il dovere della confessione pubblica o privata, le regole delle prove, i gradi delle colpe, e la misura delle pene. Era impossibile eseguire questa censura spirituale, se il Pontefice Cristiano, che puniva le oscure colpe della moltitudine, avesse rispettato i vizi cospicui ed i delitti distruttivi del Magistrato; ma pure era impossibile attaccare la condotta di questo senza sindacare l'amministrazione del governo civile. Alcune considerazioni di religione di fedeltà, o di timore proteggevano le sacre persone degl'Imperatori dallo zelo o risentimento de' Vescovi; ma questi arditamente censuravano e scomunicavano i Tiranni subordinati, che non erano insigniti della maestà della porpora. S. Atanasio scomunicò uno de' Ministri d'Egitto, e l'interdetto, ch'egli pronunziò dell'acqua e del fuoco, fu solennemente trasmesso alle Chiese della Cappadocia[115]. Al tempo di Teodosio il Giovane, il colto ed eloquente Sinesio, uno de' discendenti d'Ercole[116], occupava la sede Episcopale di Tolemaide vicino alle rovine dell'antica Cirene[117], ed il Vescovo filosofo sosteneva con dignità il carattere che aveva ricevuto con ripugnanza[118]. Egli vinse il presidente Andronico, mostro della Libia, che abusava dell'autorità d'un uffizio venale, inventava modi nuovi di rapina e di tortura, ed aggravava il delitto dell'oppressione con quello del sacrilegio[119]. Dopo un vano tentativo di ridurre il superbo Magistrato, mediante una dolce e religiosa ammonizione, Sinesio procede a pronunziare l'ultima sentenza della giustizia Ecclesiastica[120], che condanna Andronico co' suoi compagni e le loro famiglie all'esecrazione della terra e del cielo. Gl'impenitenti peccatori, più crudeli di Falaride e di Sennacherib, più dannosi della guerra, della peste o d'un nuvolo di locuste, son privati del nome e de' privilegi di Cristiani, della partecipazione de' Sacramenti e della speranza del Paradiso. Il Vescovo esorta il Clero, i Magistrati ed il Popolo a rinunziare a qualunque commercio co' nemici di Cristo, ad escluderli dalle proprie case o mense, ed a negar loro i comuni uffici della vita ed i convenienti riti della sepoltura. La Chiesa di Tolemaide, oscura e per quanto sembra poco autorevole, manda questa dichiarazione a tutte le altre Chiese del Mondo sue sorelle, dichiarando che qualunque profano rigetterà i suoi decreti, sarà partecipe del delitto e della punizione d'Andronico e degli empi seguaci di lui. Tali spirituali terrori acquistaron forza da una destra rappresentanza alla Corte di Bisanzio; il Presidente implorò tremando la pietà della Chiesa; e il discendente d'Ercole ebbe il piacere d'alzar da terra un prostrato Tiranno[121]. Tali principj ed esempi appoco appoco preparavano il trionfo de' Pontefici Romani, che han posto il piede sul collo dei Re. VI. Ogni Governo popolare ha provato gli effetti d'una rozza o artificiale eloquenza. Il naturale più freddo viene animato, e la ragione più soda vien mossa dalla rapida comunicazione dell'impeto che prevale; ed ogni uditore si trova spinto dalle sue proprie passioni, e da quelle della moltitudine che lo circonda. La rovina della libertà civile aveva fatto tacere i Demagoghi d'Atene ed i Tribuni di Roma: non s'era introdotto ne' templi dell'antichità il costume di predicare, che par che formi una parte considerabile della devozione Cristiana, e le orecchie de' Monarchi non erano mai state tocche dall'aspro suono della popolar eloquenza, finattanto che i pulpiti dell'Impero furon pieni di sacri Oratori, che godevano alcuni vantaggi incogniti a' profani loro predecessori[122]. Agli argomenti ed alla rettorica del Tribuno immediatamente si opponevano con uguali armi abili e risoluti antagonisti; e la causa della verità e della ragione poteva trarre per accidente qualche vantaggio dal conflitto delle contrarie passioni. Il Vescovo o qualche distinto Prete, al quale aveva esso cautamente delegata la facoltà di predicare, parlava, senza rischio d'esser interrotto o contraddetto, ad una sommessa moltitudine, le cui menti erano già disposte e convinte dalle venerande ceremonie della religione. Era tanto stretta la subordinazione della Chiesa Cattolica, che nel tempo stesso potevan partire da cento pulpiti dell'Italia o dell'Egitto suoni concertati nella medesima forma, qualora essi fossero diretti[123] dalla mano maestra del Primate Romano o Alessandrino. Il disegno di tale instituzione era lodevole, ma i frutti non furono sempre salutari. I predicatori raccomandavano la pratica de' doveri sociali; ma esaltavano la perfezione della virtù Monastica, ch'è penosa per gli individui ed inutile pel genere umano. Le lor caritatevoli esortazioni dimostravano una segreta brama che fosse affidato al Clero il maneggio de' beni de' Fedeli per benefizio de' poveri. Le più sublimi rappresentazioni degli attributi e delle leggi di Dio venivano contaminate da una vana mistura di metafisiche sottigliezze, di riti puerili e di supposti miracoli; e col più fervido zelo si diffondevano sul merito religioso di detestar gli avversari della Chiesa, e di ubbidirne i ministri. Quando l'eresia o lo scisma turbava la pubblica pace, i sacri oratori suonavan la tromba della discordia e forse della sedizione. Per mezzo de' misteri si rendeva perplesso l'intelletto degli uditori; se ne infiammavano le passioni colle invettive; ed essi uscivano da' tempj Cristiani d'Antiochia o d'Alessandria, preparati o a soffrire o a dare il martirio. Nelle veementi declamazioni de' Vescovi Latini si vede chiaramente la corruzione del gusto e della lingua; ma le composizioni di Gregorio o di Grisostomo si son paragonate a' modelli più splendidi dell'Attica o almeno dell'Asiatica eloquenza[124]. [A. D. 314-325] VII. I rappresentanti della Repubblica Cristiana ogni anno adunavansi regolarmente nella primavera e nell'autunno; e questi Sinodi sparsero lo spirito della disciplina e legislazione Ecclesiastica per le centoventi Province del Mondo Romano[125]. L'Arcivescovo o il Metropolitano era dalle leggi autorizzato a convocare i Vescovi suffraganei alla sua Provincia, ad invigilare sulla lor condotta, a sostenerne i diritti, a dichiararne la fede, e ad esaminare il merito de' candidati, che venivano eletti dal Clero e dal Popolo, per supplire alla vacanza del collegio Episcopale. I Primati di Roma, d'Alessandria, d'Antiochia, di Cartagine, ed in seguito di Costantinopoli, che godevano una giurisdizione più ampia, adunavano le numerose assemblee de' Vescovi lor dipendenti. Ma era una prerogativa propria del solo Imperatore la convocazione de' Sinodi grandi e straordinari. Ogni volta che le occorrenze della Chiesa richiedevano si venisse a tal passo decisivo, egli mandava una perentoria intimazione a' Vescovi o ai Deputati di ciascheduna Provincia, coll'ordine opportuno per l'uso de' cavalli pubblici, o con assegnamenti convenienti per le spese del loro viaggio. Ne' primi tempi, allorchè Costantino era protettore piuttosto che proselito del Cristianesimo, egli rimise la controversia Affricana al Concilio d'Arles, in cui si trovarono come fratelli ed amici i Vescovi di Yorck, di Treveri, di Milano, e di Cartagine per dibattere nel nativo loro linguaggio il comune interesse della Chiesa Latina e Occidentale[126]. Undici anni dopo, a Nicea nella Bitinia, fu convocata una più celebre e numerosa assemblea, per estinguere con definitiva sentenza le sottili dispute ch'erano insorte nell'Egitto sopra la Trinità. Trecento diciotto Vescovi obbedirono all'intimazione dell'indulgente loro Signore; gli Ecclesiastici di ogni specie, setta o nome, vennero computati fino a duemila quarantotto persone[127]; i Greci vi comparvero personalmente, ed il consenso de' Latini fu espresso da' Legati del Romano Pontefice. Le sessioni, che durarono circa due mesi, frequentemente furon onorate dalla presenza dell'Imperatore. Lasciando esso le guardie alla porta, sedeva (colla permissione del Concilio) sopra una piccola sedia nel mezzo dell'assemblea. Costantino ascoltava con pazienza e parlava modestamente; e nel mentre che influiva sulle discussioni, protestava umilmente, ch'egli era il ministro non il giudice de' successori degli Apostoli, ch'erano stati stabiliti come Sacerdoti e come Dii sulla terra[128]. Tal profonda venerazione d'un assoluto Monarca verso un debole disarmato congresso di propri sudditi, non si può paragonare che al rispetto con cui si trattava il Senato da' Principi Romani, che adottarono la politica d'Augusto. Nello spazio di cinquant'anni, uno spettator filosofico delle umane vicende avrebbe potuto confrontar Tacito nel Senato di Roma, e Costantino nel Concilio di Nicea. Tanto i Padri del Campidoglio, quanto quelli della Chiesa eran degenerati dalle virtù de' lor fondatori; ma siccome i Vescovi avevan gettate radici più profonde nella pubblica opinione, così sostennero con più decente orgoglio la lor dignità, ed alle volte si opposero con virile spirito alle brame del loro Sovrano. Il progresso del tempo e della superstizione ha cancellato la memoria della debolezza, della passione e dell'ignoranza, che oscurava quegli Ecclesiastici Sinodi, ed il Mondo Cattolico si è concordemente sottomesso[129] agl'-infallibili- decreti de' generali Concilj[130]. NOTE: [1] Si è diligentemente discussa la data delle -Istituzioni Divine- di Lattanzio; vi si sono scoperte difficoltà; si sono proposti mezzi per iscioglierle; e si è finalmente immaginato l'espediente di supporne due edizioni -originali-, la prima pubblicata nel tempo della persecuzione di Diocleziano, l'altra sotto quella di Licinio. Vedi Dufresnoy -Praef. p. 5-. Tillemont -Mem. Eccl. Tom. VI p. 465-470-. Lardner -Credibilità ec. P. II Vol. VII, p. 78-86-. Quanto a me io sono quasi convinto, che Lattanzio dedicasse le sue Istituzioni al Sovrano della Gallia nel tempo in cui Galerio, Massimino, e Licinio stesso perseguitavano i Cristiani, cioè fra gli anni 306 e 311. [2] Lactant. -Divin Inst. l. I. VII. 27-. Veramente il primo ed il più importante di questi passi manca in 28 manoscritti; ma si trova in altri 19. Se vogliam ponderare il merito di questi manoscritti paragonati fra loro, può allegarsene, in favor di quel passo, uno della libreria del Re di Francia dell'età di 900 anni, ma si omette lo stesso passo nel corretto manoscritto di Bologna, che il P. Montfaucon giudica del sesto, o del settimo secolo (-Diar. It. p. 409-). Il gusto della maggior parte degli Editori (eccettuato Iseo, vedi Lattanzio dell'edizione del Dufresnoy, -Tom. I p. 596-) vi ha riconosciuto il genuino stil di Lattanzio. [3] Euseb. -in vit. Const-. (-l. I. c. 27-32-.) [4] Zosimo (-l. II. p. 104-.) [5] Questo rito fu -sempre- in uso nel fare i Catecumeni (vedi Bingam. Ant. l. X. c. I. p. 419. Dom. Chardon -Hist. des Sacremens, T. I. p. 62-); e Costantino lo ricevè per la prima volta immediatamente avanti il suo battesimo, e la sua morte (Eusebio -in vita Const. l. IV. c. 61-). Valesio, dalla connessione di questi due fatti, ha tirato quella conseguenza (-al luogo cit. d'Euseb-.), che viene ammessa con ripugnanza dal Tillemont (-Hist. des Emper. Tom. IV. p. 628-), e contraddetta con deboli argomenti dal Mosemio (-p. 968-). [6] Eusebio -in vit. Const-. (-l. IV. c. 61, 62, 63-). La leggenda del Battesimo di Costantino, seguìto in Roma tredici anni avanti la sua morte, fu inventata nell'ottavo secolo come un acconcio motivo per la sua donazione. Tale è stato a grado a grado il progresso delle cognizioni, che una storia, di cui il Cardinal Baronio (-Annal. Eccl. An. 324. n. 43-49-) si dichiarò senza rossore avvocato, adesso debolmente si sostiene anche sotto la giurisdizione del Vaticano. Vedi le -antichità Crist.- (-Tom. II p. 203-), opera pubblicata con sei approvazioni a Roma, nell'anno 1751, dal P. Mamachi, erudito Domenicano. [7] Il Questore, o segretario, che compose la -leg. 1. del lib. XVI. Tit. II. del Cod. Teodos-. fa dire con indifferenza al suo Signore, -hominibus supradictae religionis-; al Ministro poi degli affari Ecclesiastici era permesso uno stile più devoto e rispettoso, τηϛ ενθεσμου και αγιωτατηϛ καθολικηϛ θρησκειαϛ; -legittimo, e santissimo catolico culto-. Vedi Eusebio -Hist. Eccles.- (-l. X. c. 6-). [8] Cod. Theodos. (-lib. II Tit. VIII. leg. I.-) Cod. Giustin. (-Lib. III. Tit. XII. leg. III-). Costantino chiama la Domenica -dies Solis-; nome, che non poteva offender le orecchie de' suoi sudditi Pagani. [9] Cod. Theodos. (-lib. XVI. Tit. X. leg. I-). Il Gottofredo, come comentatore, procura di scusare (-Tom. VI. p. 257.-) Costantino; ma il Baronio più zelante (-Annal. Eccles, an. 521. n. 18.-) critica con verità ed asprezza il profano contegno di lui. [10] Sembra che Teodoreto (-l. I. c. 18-) voglia far credere, ch'Elena desse al suo figlio un'educazione Cristiana; ma la superiore autorità d'Eusebio può assicurarci (-in vita Const. l. III. c. 47-), ch'ella medesima fu debitrice della cognizione del Cristianesimo a Costantino. [11] Vedi le medaglie di Costantino appresso il Du-Cange, e il Banduri. Siccome poche città ritenuto avevano il privilegio del conio, quasi tutte le medaglie di quel tempo uscirono dalla zecca autorizzata dalla sanzione Imperiale. [12] Il Panegirico (-VII. inter Panegyr. vet-.) d'Eumenio che fu recitato pochi mesi prima della guerra Italica, è pieno delle più chiare prove della superstizione Pagana di Costantino, e della sua particolar venerazione per Apollo, o pel Sole, al quale allude Giuliano, allorchè dice nell'-Oraz. VII. p. 228- απολειπων σε (-abbandonando te-). Vedi il -Coment. dello Spanemio sui Cesari p. 317-. [13] Costantino -Orat. ad Sanctos c. 25-. Ma potrebbe facilmente dimostrarsi, che il Traduttore Greco ha esteso il senso dell'originale Latina; e potè anche l'Imperatore in età avanzata rammentarsi la persecuzione di Diocleziano con più vivo abborrimento di quello che aveva realmente sentito nel tempo della sua gioventù o idolatria. [14] Vedi Eusebio -Hist. Eccles-. (-l. VII. 13 l. IX. 9- etc.) -in vit. Const-. (-l. I. c. 16, 17-.) Lactant. -Divin. Inst. l. 2-. Cecil. -De mort. persecut. c. 25-. [15] Cecilio (-De mort. persecut. c. 48-) ci ha conservato l'originale Latino; ed Eusebio (-Hist. Eccles. l. X. c. 5-) ha dato una traduzione Greca di questo editto perpetuo, che si riferisce ad alcuni regolamenti provvisionali. [16] Un Panegirico di Costantino pronunziato sette o otto mesi dopo l'editto di Milano (vedi Gottofredo -Chron. Legum p. 7- e Tillemont, -Hist. des Emper. Tom. IV. p. 246-) usa la seguente notabile espressione: -Summe rerum Sator, cujus tot nomina sunt, quot linguas Gentium esse voluisti, quem enim Te ipse dici velis, scire non possumus. Paneg. Vet. IX. 26-. Il Mosemio nello spiegare p. 971 ec. il progresso di Costantino nella Fede, è ingegnoso, sottile e prolisso. [17] Vedi l'elegante descrizion di Lattanzio (-Div. Inst. v. 8.-) ch'è molto più chiara e positiva di quel che convenga a un discreto Profeta. [18] Il sistema politico de' Cristiani si spiega da Grozio (-de Jur. Bell. et pac. l. I. c. 3. 4-). Questi era un repubblicano ed un esule; ma la dolcezza del suo temperamento lo faceva inclinare a sostenere le potestà già stabilite. [19] Tertulliano -Apolog. c. 32, 34, 35, 36. Tamen nunquam Albiniani, nec Nigriani vel Cassiani inveniri potuerunt Christiani, ad Scapulam c. 2.- Se tale espressione è rigorosamente vera, essa esclude i Cristiani di quel secolo da tutti gli impieghi civili e militari, che gli avrebber costretti a prendere qualche parte nel servizio de' respettivi loro Governatori. Vedi -le Opere di Moyle Vol. II. p. 349.- [20] Vedi l'artificioso Bossuet, Hist-. des Variat. des Egl. Protest. Tom. III. p. 210-258-, ed il malizioso Bayle (-Tom. II. p. 630-). Io nomino Bayle, perchè fu egli senza dubbio l'autore dell'-avviso a' Refugiati-. Vedi il -Dizionar. di Critica de Chaufepiè Tom. I. part. 2. p. 145.- [21] Il Bucanano è il più antico, o almeno il più celebre fra' riformatori, che hanno giustificato la teoria della resistenza. Vedi il suo dialogo -de Jure regni apud Scotos Tom. II. p. 28, 30.- Edit. -fol. Reddiman-. [22] Lattanzio -Divin. Instit. l. 1.- Eusebio nel corso della sua storia della Vita di Costantino e nelle sue orazioni inculca più volte il divino diritto di esso all'Impero. [23] L'imperfetta cognizione, che abbiamo della persecuzione di Licinio è tratta da Eusebio, -Hist. Eccles. l. X. c. 8. vit. Const. l. I. c. 49-56. l. II. c. 1, 2.- Aurelio Vittore fa menzione della sua crudeltà in termini generali. [24] Eusebio -in vit. Const. l. II. c. 24-42. 48-60-. [25] Nel principio del secolo passato, i Papisti dell'Inghilterra non formavano che la trentesima parte, ed i Protestanti della Francia la decimaquinta delle respettive nazioni, per le quali lo spirito e poter loro erano un oggetto continuo di timore. Vedi le relazioni, che il Bentivoglio (il quale in quel tempo era Nunzio a Brusselles, e poi fu Cardinale) mandò alla Corte di Roma. -Relaz. Tom. II. p. 211, 241-. Il Bentivoglio era curioso, ben informato, ma un poco parziale. [26] Quest'indole trascurata de' Germani si vede quasi uniforme nella storia della conversione di ciascheduna delle loro Tribù. Si reclutavano le legioni di Costantino con Germani, (Zosimo -l. II. p. 86-); ed eziandio la Corte di suo padre era stata piena di Cristiani. Vedi il primo libro della vita di Costantino fatta da Eusebio. [27] -De his, qui arma projiciunt in pace, placuit eos abstinere a communione. Concil. Arelat. Can. 3-. I migliori Critici applican queste parole -alla pace della Chiesa-. [28] Eusebio sempre risguarda la seconda guerra civile contro Licinio, come una specie di religiosa Crociata. All'invito del Tiranno alcuni Uffiziali Cristiani avevano riprese le loro zone, o in altri termini eran tornati al servizio militare. Fu dipoi censurata la lor condotta dal Canone XII del Concilio Niceno, qualora vogliasi ammettere questa interpretazione particolare, invece di quel generale e libero senso, che gli danno gl'interpreti Greci Balsamone, Zonara, ed Alessio Aristeno. Vedi Beveridge -Pandect. Eccles. Graec. Tom. I. p. 72. Tom. II p. 73. annotat-. [29] -Nomen ipsum crucis absit non modo a corpore civium Romanorum, sed etiam a cogitatione, oculis, auribus: Cicer. pro Rabirio c. 5-. Gli scrittori Cristiani, Giustino, Minucio Felice, Tertulliano, Girolamo, e Massimo di Torino hanno investigato con passabil successo la figura o la somiglianza della croce in quasi tutti gli oggetti della natura, o dell'arte; nell'intersezione per esempio del meridiano coll'equatore, nella faccia umana, nell'uccello che vola, nell'uomo che nuota, nell'albero coll'antenna della nave, nell'aratro, nello -stendardo ec-. Vedi Lipsio -de cruce-. (-l. I. c. 9-). [30] Vedi Aurelio Vittore, che riguarda questa legge come uno degli esempi delle pietà di Costantino. Un editto così onorevole al Cristianesimo meritava luogo nel Codice Teodosiano, invece di farne indirettamente menzione, come par che resulti dal paragone de' Titoli V. e XVIII. del lib. IX. [31] Eusebio -in vit. Const. l. I. c. 40-. Questa statua, o almeno la croce e l'iscrizione, si può riportare più probabilmente alla seconda, o anche alla terza visita di Costantino a Roma. Subito dopo la disfatta di Massenzio gli animi del Senato e del Popolo non potevano essere ancora disposti per tal pubblico monumento. [32] -Agnoscas regina libens mea signa necesse est;- -In quibus effigies crucis aut gemmata refulget,- -Aut longis solido ex auro praefertur in hastis,- -Hoc signo invictus transmissis alpibus ultor- -Servitium solvit miserabile Constantinus.- · · · · · · · · · · · · · · · · · · · · · · · -Christus purpureum gemmanti textus in auro- -Signabat Labarum clypeorum insignia Christus- -Scripserat; ardebat summis crux addita christis.- Prudent. -in Symmach. l. II. v. 464. 486-. [33] Rimane tuttora ignota la derivazione, ed il senso della parola -Labarum- o -Laborum-, che s'usa da Gregorio Nazianzeno, da Ambrogio, da Prudenzio ec. malgrado gli sforzi dei Critici, che hanno inutilmente torturato il Latino, il Greco, lo Spagnuolo, il Celtico, il Teutonico, l'Illirico, l'Armeno ec. per trovarne l'etimologia. Vedi Du Cange. -Gloss. et inf. Latin. v. Labarum- e Gottofredo -ad Cod. Theodos.- (-Tom. II. p. 143-). [34] Eusebio -in vit. Const. l. I. c. 30, 31-. Il Baronio (-annal. Eccles. An.- 312. n. 46) ha riportato un'immagine del -Labarum-. [35] -Transversa X. littera, summo capite circumflexa, Christum in scutis notat. Caecil. de M. P. c. 44. Cuper ad M. P. in Edit. Lactant. Tom. II p. 500-, ed il Baronio an. 312. n. 25 hanno tratto dagli antichi monumenti vari modelli di tali monogrammi, i quali divennero molto alla moda nel Mondo Cristiano. [36] Eusebio -in vit. Constant. l.- II, -c.- 7, 8, 9. Egli introduce il Labaro avanti la spedizione dell'Italia, ma sembra che la sua narrazione indichi, ch'esso non fu mai mostrato alla testa dell'esercito, finchè Costantino, circa dieci anni dopo, non si fu dichiarato nemico di Licinio e liberator della Chiesa. [37] Vedi -Cod. Teod. l.- VI, Tit. XXV. Sozomeno -l.- I, -c.- 2. Teofane Cronogr. -p.- 11. Teofane visse verso il fine dell'ottavo secolo, quasi cinquecento anni dopo Costantino. I Greci moderni non erano inclinati a spiegare in campo lo stendardo dell'Impero e del Cristianesimo; e quantunque s'attaccassero ad ogni superstiziosa speranza di -difesa-, pure la promessa della -vittoria- sarebbe sembrata loro una finzione troppo ardita. [38] L'Abate du Voisin (-p.- 103. ec.) riporta molte di queste medaglie, e cita la particolar dissertazione d'un Gesuita, cioè del P. Grainville, su tal soggetto. [39] Tertulliano -de Coron. c. 3-. Athanas. (-Tom. I. p. 101-). Il dotto Gesuita Petavio (-Dogm. Theolog. l. XV. c. 9, 10-) ha raccolto molti passi uniformi sopra le virtù della Croce, che nel passato secolo imbarazzarono i nostri Protestanti controversisti. [40] -Caecil. de M. P. c. 44-. Egli è certo che questa istorica declamazione fu composta e pubblicata, mentre Licinio Sovrano dell'Oriente conservava sempre l'amicizia di Costantino e de' Cristiani. Ogni lettore di buon gusto si deve accorgere, che lo stile è d'un carattere molto diverso ed inferiore a quel di Lattanzio, e tale in fatti è il giudizio del Clerc e del Lardner, (-Bibl. anc. et mod.- Tom III. -p. 438- -Credibil. del Angelo ec.- P. 2 vol. II. -p. 94-). Quelli, che son per Lattanzio, deducono tre argomenti di tale opinione dal titolo del libro e da' nomi di Donato e di Cecilio. Vedi -il P. Lestocq (T. II. p. 46-60)-. Ciascheduna di queste prove presa da se è debole e mancante, ma l'unione di esse ha gran peso. Io sono stato spesso dubbioso, e seguiterò senza darmene altro pensiero il MS. Colbertino, chiamando l'A. chiunque siasi Cecilio. [41] Caecil. -de M. P. c. 46-. Par che sia ragionevole l'osservazione di Voltaire (-Oeuvr. Tom. XIV. p. 307-), che attribuisce al successo di Costantino l'essere stata la fama del suo Labaro maggiore di quella dell'Angelo di Licinio. Pure anche quest'Angelo ha incontrato favore appresso il Pagi, il Tillemont, il Fleury, che sono impegnati ad accrescere la loro quantità di miracoli. [42] Oltre questi ben cogniti esempi, Tollio, nella Prefazione alla traduzione di Longino fatta da Boileau, ha scoperto una visione d'Antigono, che assicurò le sue truppe d'aver veduto un pentagono (simbolo di salvezza) con queste parole «In questo vinci». Ma Tollio è affatto inescusabile per avere omesso di addurre donde ha ricavato quel fatto; ed il suo carattere nella letteratura, ugualmente che nella morale, non è superiore ad ogni eccezione. Vedi Chauffepiè -Diction. crit.- Tom. IV. -p. 460-. Senza insistere nel silenzio di Diodoro, di Plutarco, di Giustino ec. si può osservar, che Polieno, il quale in un capitolo a parte (-l. IV. c. 6-), ha raccolto diciannove stratagemmi militari d'Antigono, non è punto informato di questa notevol visione. [43] -Instincta Divinitatis, mentis magnitudine.- Da qualunque curioso viaggiatore può sempre leggersi l'Iscrizione sull'arco trionfale di Costantino, che fu copiata dal Baronio, dal Grutero ec. [44] -Habes profecto aliquid cum illa mente divina secretum, quae delegata nostra Diis minoribus cura uni se tibi dignatur ostendere. Panegyr. vet. IX. 2.- [45] Freret (-Mem. de l'Acad. des Inscript. Tom. IV. p. 411-417-) spiega per mezzo di cause fisiche molti prodigi dell'antichità, e Fabricio, di cui abusano ambe le parti, vanamente procura di porre la celeste croce di Costantino fra gli aloni solari. -Biblioth. Graec. Tom. VI. p. 8-29-. [46] Nazar. -Paneg. vet. X. 14, 15-. Non è necessario nominare i moderni, l'avido e non discernente appetito de' quali ha ingoiato anche il cibo Pagano di Nazario. [47] Vengono attestate dagli Istorici e da' pubblici monumenti le apparizioni di Castore e di Polluce, specialmente per annunziare la vittoria Macedonica. Vedi Cicer. -de Nat. Deor.- II. 2. III; 5. 6. Flor. II. 12. Val. Massim. lib. I. c. 8 n. 2. Pure il più recente di questi miracoli è omesso, ed indirettamente negato da Livio, XLV. I. [48] Eusebio -l. I. c. 18, 19, 20-. Il silenzio d'Eusebio stesso, nella sua Storia Ecclesiastica, ha veramente toccato sul vivo tutti que' difensori del miracolo che non sono affatto insensibili. [49] Sembra che la narrazione di Costantino indichi, ch'esso vide la croce nel cielo, avanti di passar le alpi contro Massenzio. La vanità Provinciale però ha fatto rappresentar questa scena a Treveri, a Besanzone ec. Vedi Tillemont -Hist. des Emper. Tom. IV. p. 573-. [50] Il pio Tillemont (-Mem. Eccles. Tom. VII. p. 1317-) rigetta, sospirando gli utili Atti di Artemio, veterano e martire, che attesta come testimone di veduta la visione di Costantino. [51] Gelas. Cizic. -Act. Conc. Nicaen. l. I. c. 4-. [52] Gli avvocati della visione non possono addurre neppure una sola testimonianza tratta da' Padri del quarto e del quinto secolo, che ne' loro voluminosi scritti celebrano più volte il trionfo della croce e di Costantino. Siccome a questi venerabili uomini non sarebbe dispiaciuto un miracolo, noi possiam sospettare (e tal sospetto vien confermato dall'ignoranza di Girolamo) che essi non fossero informati della vita di Costantino, scritta da Eusebio. Questo tratto si scoprì dalla diligenza di quelli, che tradussero o continuarono la sua Storia Ecclesiastica, e che rappresentarono con diversi colori la visione della croce. [53] Gottofredo fu il primo, che nell'anno 1643 (-Not. ad Philostorg. l. I. c. 6 p. 16-) mostrò qualche dubbio sopra un miracolo, che con uguale zelo s'era sostenuto e dal Cardinal Baronio e da' Centuriatori di Magdeburgo. Dopo quel tempo molti de' Critici Protestanti hanno inclinato al dubbio e alla diffidenza. Si propongono le obbiezioni con gran forza da Chaufepiè -Dictionn. Critiq. T. IV. p. 6-11-; e nell'anno 1774 l'Abbate du Voisin, dottor di Sorbona, pubblicò un'apologia, che merita d'essere lodata com'erudita e moderata. [54] Lors Constantin dit ces propres paroles: J'ai renversé le culte des idoles; Sur les débris de leurs Temples fumans Au Dieu du Ciel j'ai prodigué l'encens. Mais tous mes soins pour sa grandeur suprême N'eurent jamais d'autre objet que moi-même; Les saints autels n'étaient à mes regards Qu'un marchepied du trône des Césars. L'ambition, la fureur, les délices Étaient mes Dieux, avoient mes sacrifices. L'or des Chrétiens, leurs intrigues, leur sang Ont cimenté ma fortune et mon rang. Può leggersi con piacere il poema, che contiene questi versi, ma non si può con decenza nominare. [55] Questo favorito era probabilmente il grande Osio Vescovo di Cordova, che preferiva la cura pastorale di tutta la Chiesa al governo d'una diocesi particolare. Atanasio (-T. I. p. 703-) rappresenta il suo carattere magnificamente, quantunque in breve. Vedi Tillemont, -Mem. Eccles. Tom. VII. p. 524-561-. Osio fu accusato forse ingiustamente di essersi ritirato dalla Corte con molto abbondanti ricchezze. [56] Vedi Eusebio -in vit. Const. passim-, e Zosimo -l. II, p. 104-. [57] Il Cristianesimo di Lattanzio era d'una specie morale, piuttosto che misteriosa. -Erat paene rudis- (dice l'ortodosso Bull) -disciplinae Christianae, et in rethorica melius quam in theologia versatus. Defens. Fid. Nic. sect. II c. 14-. [58] Il Fabricio colla solita sua diligenza ha raccolto una lista di tre in quattrocento Autori, citati nella Preparazione Evangelica d'Eusebio. Vedi -Bibl. Graec. l. V. c. 4. T. VI. p. 37-56-. [59] Vedi -Const. Orat. ad Sanctos c. 10, 20-. Egli specialmente si fonda sopra un misterioso acrostico, composto nel sesto secolo dopo il diluvio, dalla Sibilla Eritrea e da Cicerone tradotto in Latino. Le lettere iniziali de' trentaquattro versi Greci formano questa profetica sentenza: «Gesù Cristo, figlio di Dio, Salvatore del Mondo». [60] L'Imperatore, nella sua parafrasi di Virgilio, ha spesse volte aiutato e migliorato il senso letterale del testo Latino. Vedi Blondel -des Sybilles l. I. c. 14, 15, 16-. [61] Le varie pretensioni d'un figlio maggiore o minore di Pollione, di Giulio, di Druso, o di Marcello, si sono trovate incompatibili colla cronologia, coll'istoria e col buon senso di Virgilio. [62] Vedi Lowth. -De sacra Poesi Hebraeor. Praelect. XXI. p. 289, 293-. Nell'esame dell'Egloga quarta il rispettabile Vescovo di Londra ha dimostrato erudizione, gusto, ingenuità, ed un moderato entusiasmo, che esalta la sua fantasia senza degradarne il giudizio. [63] Thiers (-Exposit. du Saint Sacrem. l. I. c. 8. 12. p. 59, 91-) spiega molto giudiziosamente la distinzione fra le parti pubbliche e le segrete del Divin Sacrifizio, fra la -missa Catechumenorum- e la -missa Fidelium-, ed il misterioso velo, che la pietà e la politica gettato aveva sopra l'ultima; ma siccome in questo punto i Papisti possono essere ragionevolmente sospetti, un lettor Protestante seguiterà con più sicurezza l'erudito Bingamo. -Antiquit. l. X. c. 5-. [64] Vedi Eusebio -in vit. Constant.- I. IV. c. 15-32 e tutto il tenore del sermone di Costantino. La fede, e la devozione dell'Imperatore hanno somministrato al Baronio uno specioso argomento in favore del suo anticipato battesimo. [65] Zosimo (-l. II. p. 105-). [66] Eusebio -in vit. Costant.- I. IV. c. 15-16. [67] È stata copiosamente spiegata la teoria e la pratica dell'antichità rispetto al Sacramento del battesimo da Chardon; (-Hist. des Sacremens, Tom. I. p. 3-405-) dal Martenne (-De ritib. Eccl. antiq. Tom. I.-) e dal Bingamo nel libro decimo e undecimo delle sue Antichità Cristiane. Si può notare una circostanza, in cui le Chiese moderne si sono materialmente allontanate dal costume antico, cioè, che il Sacramento del battesimo (anche quando si amministrava agl'infanti) era immediatamente seguito dalla Confermazione e dalla sacra Eucaristia. [68] I Padri, che censuravano questa colpevole dilazione, non potevano peraltro negare la certa e vittoriosa efficacia del battesimo, preso anche vicino alla morte. L'ingegnosa eloquenza di Grisostomo non potè trovare che tre argomenti contro questi prudenti Cristiani. 1. Che noi dobbiamo amare e seguir la virtù per amor di lei stessa, e non puramente pel premio che ne proviene. 2. Che possiamo esser sorpresi dalla morte senz'aver comodo del battesimo. 3. Che quantunque siamo per aver luogo nel Cielo, pure non vi risplenderemo, che come piccole stelle, in paragone di que' soli di giustizia, che avran percorsa la lor carriera con travagli, con successo e con gloria. Chrysost. -in Epist. ad Hebraeos, Homel. 13.- ap. Chardon. -Hist. des Sacrem. (Tom. I. p. 49)-. Io credo che tal dilazione di battesimo, quantunque soggetta alle più perniciose conseguenze, non fosse però mai condannata da verun Concilio generale o provinciale, nè da verun pubblico atto, o dichiarazione della Chiesa. Facilmente s'accendeva lo zelo de' Vescovi in molte anche più leggiere occasioni. [69] Zosimo I. II. p. 104. Per questa non ingenua falsità egli ha meritato e provato i trattamenti più duri da tutti gli Scrittori Ecclesiastici, eccetto che dal Cardinal Baronio (l'An. 324. n. 15-28) il quale aveva bisogno di servirsi dell'autorità dell'Istoria infedele in una particolare occasione contro l'Ariano Eusebio. [70] Eusebio -l. IV. c. 61, 62, 63-. Il Vescovo di Cesarea suppone colla più perfetta sicurezza la salvazione di Costantino. [71] Vedi Tillemont -Hist. des Emper. Tom. IV p. 249-. I Greci, i Russi, ed i Latini stessi, ne' secoli più tenebrosi, hanno desiderato di porre Costantino nel Catalogo de' Santi. [72] Vedi il III. e IV. lib. -della sua vita-. Egli era solito dire, che o si fosse predicato Cristo colle labbra, ovvero col cuore, esso ne avrebbe sempre goduto. (-l. III. c. 58.-) [73] Il Tillemont (-Hist. des Emper. Tom. IV. p. 374, 616-) ha difeso con forza e con spirito la virginal purità di Costantinopoli contro alcuni maligni passi del Pagano Zosimo. [74] L'Autore dell'-Istoria polit. e filosof. delle due Indie (Tom. I. p. 9.)- condanna una legge di Costantino, che compartiva la libertà a tutti gli schiavi, che avessero abbracciato il Cristianesimo. L'Imperatore promulgò veramente una legge che proibiva agli Ebrei di circoncidere, e forse di tenere alcuno schiavo Cristiano. Vedi Eusebio -in vit. Const. l. IV c. 27- ed il -Cod. Teod. lib. XVI. Tit. IX col Comment. del Gottofredo Tom. VI. p. 247-. Ma tale imperfetta eccezione si riferiva solo agli Ebrei, ed il gran numero di schiavi, ch'erano in potere di padroni o Cristiani o Pagani, non poteva migliorare la propria condizione temporale col cangiare di religione. Io non so da quali guide restasse ingannato l'Abbate Raynal; mentre l'assoluta mancanza di citazioni è un imperdonabile difetto della sua piacevole Istoria. [75] Vedi -Act. S. Silvestri-, e Niceph. Callist. -Hist. Eccl. l. VII c. 34. ap. Baron. Accl. an. 324. n. 67, 74-. Tale autorità veramente non è molto pregevole, ma queste circostanze per loro medesime son tanto probabili, che l'erudito Dr. Howell (-Istor. del Mond. Vol. III. pag. 14-) non ha avuto scrupolo d'adottarle per vere. [76] Si celebra la conversione de' Barbari sotto il regno di Costantino dagl'Istorici Ecclesiastici (Vedi Sozom. -l. II. c. 5- e Teodoret. -l. I. c. 23, 24-). Ma Ruffino, traduttore Latino d'Eusebio, merita d'essere considerato come un Autore originale. Le sue notizie erano tratte diligentemente da uno dei compagni dell'Apostolo dell'Etiopia, e da Bacurio Principe Ibero, ch'era Conte de' Domestici. Il P. Mamacchi ha dato un ampio ragguaglio del progresso del Cristianesimo nel primo e secondo volume della grande ma imperfetta sua opera. [77] Vedi appresso Eusebio (-in vit. Constan. l. IV. c. 9-) la pressante e patetica lettera di Costantino in favore de' suoi Cristiani fratelli della Persia. [78] Vedi Basnage -Hist. des Juifs. T. VII. p. 182. T. VIII. p. 333. T. IX. p. 810-. La curiosa diligenza di questo Scrittore seguita gli esiliati Giudei sino all'estremità del globo. [79] Teofilo nella sua puerizia era stato dato in ostaggio da' suoi nazionali dell'Isola di Diva, ed era stato educato dai Romani nelle lettere e nella pietà. Le Maldive, delle quali forse Male o Diva è la capitale, sono un complesso di 1900 o 2000 piccole isole nell'Oceano Indico. Gli Antichi avevano imperfetta notizia delle Maldive; ma si trovan descritte nei due viaggiatori Maomettani del nono secolo, pubblicati dal Renaudot. -Geogr. Nubiens. p. 30, 31-. D'Herbeloi -Biblioth. Orient. p. 704. Hist. gener. des voyages Tom. VIII-. [80] Filostorgio (-l. III. c. 4, 5, 6.-) coll'erudite osservazioni del Gottofredo. La narrazione istorica presto si perde in una ricerca intorno alla sede del Paradiso, a strani mostri ec. [81] Vedi l'-Epist. d'Osio presso Atanasio vol. I. p. 840-. La pubblica rimostranza, che Osio fu costretto d'indirizzare al figlio, conteneva i medesimi principj di governo Ecclesiastico e Civile, ch'esso aveva secretamente instillati nella mente del padre. [82] Il Sig. della Bastia (-Mem. de l'Acad. de Inscr. T. XV. p. 386-) ha evidentemente provato, che Augusto, e i suoi successori esercitavano in persona tutte le funzioni sacre di Pontefice Massimo, o di Sommo Sacerdote del Romano Impero. [83] Era insensibilmente prevalsa una pratica alquanto contraria nella Chiesa di Costantinopoli; ma il rigido Ambrogio comandò a Teodosio di ritirarsi fuori del recinto, e gl'insegnò a conoscer la differenza che corre fra un Re ed un Sacerdote. Vedi Teodoreto (-l. V. c. 18-). [84] Alla mensa dell'Imperator Massimo, Martino Vescovo di Tours ricevè la coppa da un famigliare, e la porse al Prete suo compagno avanti di permettere all'Imperatore che bevesse; e l'Imperatrice serviva Martino medesimo a tavola. Sulpic. Sever. -in vita S. Martini c. 23. e dial. H. 7-. Pure può dubitarsi se tali straordinari complimenti eran fatti al Vescovo o al Santo. Si possono vedere gli onori, che ordinariamente si prestavano al carattere Episcopale appresso il Bingamo (-Antiq. l. II. c. 9-) e Valesio (-ad Theodoret. l. IV. c. 6.-) Vedasi l'altiero Ceremoniale, che Leonzio Vescovo di Tripoli prescrisse all'Imperatrice in Tillemont. -Hist. des Emp. Tom. IV. p. 754. Patr. Apostol. Tom. II. p. 179-. [85] Plutarco, nel suo Trattato d'Iside e Osiride, racconta che i Re dell'Egitto, che non eran già Sacerdoti, venivano promossi dopo la loro elezione all'Ordine Sacerdotale. [86] Non vien determinato questo numero da veruno antico Scrittore o Catalogo originale, poichè le liste particolari delle Chiese dell'Oriente in confronto a quel tempo, son tutte moderne. Ma la paziente diligenza di Carlo da S. Paolo, di Luca Olstenio, e del Bingamo ha con gran fatica investigato tutte le Sedi Episcopali della Chiesa Cattolica, ch'era quasi tanto estesa, quanto l'Impero Romano. Il nono libro delle Antichità Cristiane forma una carta molto esatta di geografia Ecclesiastica. [87] Intorno a' Vescovi rurali o a' -Corepiscopi-, che aveano diritto di dare il lor voto ne' Sinodi, e conferivano gli Ordini minori, vedi Tomassino (-Discipl. Tom. I. pag. 447.- ec.) e Chardon -Hist. des Sacrem. Tom. V. p. 395.- ec. Essi non compariscono che nel quarto secolo, e tal equivoco carattere, che aveva eccitata la gelosia de' Prelati, fu abolito avanti che finisse il decimo, tanto nell'Oriente, quanto nell'Occidente. [88] Il Tomassino (-Disc. Eccl. Tom. II. lib. II. c. 1-8. p. 673-721-) ha trattato abbondantemente dell'elezione dei Vescovi nei primi cinque secoli, sì nell'Oriente che nell'Occidente; ma egli dimostra un'inclinazione molto parziale in favore dell'aristocrazia de' Vescovi. Il Bingamo (-lib. IV. c. 2,-) è moderato; e Chardon (-Hist. des Sacrem. Tom. V. pag. 108-128.-) è molto chiaro e preciso. [89] -Incredibilis multitudo non solum ex eo oppido- (Tours), -sed etiam ex vicinis urbibus ad suffragia ferenda convenerat etc.- Sulp. Sever. (-in vit. Martin. c. 7-). Il Concilio di Laodicea (-Can. 13-) allontana dall'elezioni l'infima plebe e i tumulti; e Giustiniano ristringe tale diritto alla nobiltà (-Nov. 123, 1-). [90] Le lettere di Sidonio Apollinare (-IV. 25. VII. 5, 9-) dimostrano alcuni scandali della Chiesa Gallicana; eppure la Gallia era meno incivilita e meno corrotta dell'Oriente. [91] Alle volte facevasi un compromesso o per legge o per consenso, oppure i Vescovi e il Popolo sceglievano uno dei tre candidati nominati dall'altra parte. [92] Sembra, che tutti gli esempi citati dal Tomassino (-Disc. Eccles. Tom. II. l. II. c. 6. p. 704-714-) siano atti straordinari di potestà ed eziandio d'oppressione. S'adduce da Filostorgio (-Hist. Eccles. I. II. 11-) la conferma del Vescovo d'Alessandria come una maniera di procedere più regolare. [93] Il celibato del Clero per li primi cinque o sei secoli, forma in vero un soggetto di disciplina e di controversia, che si è con gran diligenza esaminato. Si veda in particolare il Tomassino (-Disc. Eccles. Tom. I. l. II. c. 60, 61. p. 886-902-) e le antichità del Bingamo (-lib. IV. c. 5-). Ciascheduno di questi eruditi, ma parziali, critici ha esposto una parte del vero, ed ha taciuto l'altra. [94] Diodoro Siculo attesta e comprova l'ereditaria successione del Sacerdozio fra gli Egizj, i Caldei e gl'Indiani (-l. I. p. 84. l. II. p. 142. 153. Edit. Wesseling-). Ammiano descrive i Magi come una famiglia molto numerosa. -Per saecula multa ad praesens una eademque prosapia multitudo creata, Deorum cultibus dedicata.- (XXIII. 6.) Ausonio celebra la -stirpe de' Druidi (de Profess. Burdigal IV)-, ma dalle osservazioni di Cesare (VI. 13) possiamo arguire, che nella Gerarchia Celtica si dava luogo anche alla scelta ed all'emulazione. [95] Discutono esattamente la materia della vocazione, dell'ordinazione, dell'ubbidienza ec. del Clero, il Tomassino (-Disc. Eccles. Tom. II. p. 1-83-) ed il Bingamo nel IV lib. delle sue Antichità (-specialmente ne' cap. 4, 6 e 7-). Quando fu ordinato in Cipro il fratello di S. Girolamo, i Diaconi gli tenevan per forza chiusa la bocca, per timore, che egli non facesse una solenne protesta, la quale rendesse nulli i sacri riti. [96] Le lettere d'immunità, che ottenne il Clero dagl'Imperatori Cristiani, si contengono nel lib. 16 del Codice Teodosiano, e con tollerabil candore sono illustrate dal dotto Gottofredo, la cui mente era bilanciata fra gli opposti pregiudizi di Giurisconsulto e di Protestante. [97] Giustiniano (-Nov.- 103). Sessanta Preti o Sacerdoti, cento Diaconi, quaranta Diaconesse, novanta Suddiaconi, centodieci Lettori, venticinque Cantori e cento Ostiari; in tutto cinquecento venticinque. Fu dall'Imperatore fissato questo moderato numero di ministri per sollevare le angustie della Chiesa, che s'era trovata involta fra i debiti e le usure per la spesa d'una quantità assai più copiosa di essi. [98] -Universus Clerus Carthaginensis... fere quingenti vel amplius; inter quos quamplurimi erant Lectores infantuli. Victor Vitens, de persecut. Vandal.- V. 9, -p.- 78. -Edit. Ruinart.- Tuttavia sussisteva sotto l'oppressione de' Vandali questo residuo d'uno stato più prospero. [99] Nella Chiesa Latina oltre il carattere Episcopale si è stabilito il numero di sette Ordini; ma i quattro minori son presentemente ridotti a vuoti ed inutili titoli. [100] Vedi -Cod. Theodos. lib. XVI. Tit. II.- leg. 42, 43. Il Commentario del Gottofredo e l'istoria Ecclesiastica d'Alessandria dimostrano il pericolo di tali pie instituzioni, che spesso disturbano la pace di quella turbolenta Capitale. [101] L'editto di Milano (-de M. P. c. 48-) riconosce, che nella Chiesa trovasi una specie di proprietà di terreni, dicendo che questi erano -ad jus corporis eorum, idest Ecclesiarum, non hominum singulorum pertinentia-. Dovè tal solenne dichiarazione d'un Magistrato supremo riceversi come una massima di legge civile in tutti i Tribunali. [102] -Habeat unusquisque licetitiam sanctissimo Catholicae Ecclesiae venerabilique concilio decedens bonorum quod optavit relinquere. (Cod. Theod. l. XVI. Tit. II. leg. 4.)- Questa legge fu pubblicata a Roma l'anno 321 in un tempo, in cui Costantino potea prevedere la probabilità d'una rottura coll'Imperatore dell'Oriente. [103] Eusebio -Hist. Eccles. lib. X. 2. in vit. Const. lib. IV. c. 28-. Esso più volte si diffonde sulla generosità del Cristiano eroe, che il Vescovo medesimo ebbe occasione di conoscere ed eziandio di sperimentare. [104] Eusebio -Hist. Eccles. l. X. c. 2, 3, 4-. Il Vescovo di Cesarea, che studiava e secondava il genio del suo Signore, pronunciò in pubblico un'elaborata descrizione della Chiesa di Gerusalemme. (-in vit. Const. l. IV. c. 46-) Questa non esiste più, ma egli ha inserito nella vita di Costantino (-l. III. c. 36-) un breve ragguaglio dell'architettura e degli ornamenti di essa. In simil guisa fa menzione della Chiesa de' Santi Apostoli a Costantinopoli (-l. IV. c. 59-). [105] Vedi Giustiniano -Nov. 123. 3-. Non è determinata la rendita de' Patriarchi e de' Vescovi più ricchi; il frutto però annuo maggiore d'un Vescovato si fissa a trenta libbre di oro, ed il minimo a due; il medio dunque potrebbe essere di sedici, ma questi calcoli sono molto al di sotto del reale valore. [106] Vedi il Baronio, -Annal. Eccles,.- an. 324. n. 58, 65, 70, 71. Ogni memoria, che viene dal Vaticano, è giustamente sospetta: pure questi cataloghi hanno l'apparenza di antichi e di autentici; ed è almeno evidente che se son finti, si formarono in un tempo, in cui gli oggetti dell'avarizia Papale erano i -fondi-, non i -regni-. [107] Vedi Tomassino. -Disc. Eccles. Tom. III. l. II. c. 13, 14, 15 p. 689-706-. Non pare che la legittima divisione de' beni Ecclesiastici fosse anche stabilita nel tempo d'Ambrogio e di Crisostomo. Simplicio però e Gelasio, che furon Vescovi di Roma al fine del quinto secolo, nelle loro lettere pastorali ne fanno menzione come d'una legge universale ch'era già confermata dall'uso dell'Italia. [108] Ambrogio, difensore il più vigoroso de' privilegi Ecclesiastici, si sottomette senza contrasto al pagamento de' tributi sulle terre: -si tributum petit Imperator, non negamus, agri Ecclesia solvunt tributum, solvimus quae sunt Caesaris Caesari, et quae sunt Dei Deo: tributum Caesaris est; non negatur.- Il Baronio (-Annal. Eccl. an. 387-) s'affatica d'interpretar quel tributo come un atto di carità piuttosto che di dovere; ma il Tomassino (-Disc. Eccles. Tom. III. l. I. c. 34. p. 2-68-) spiega più candidamente le parole, se non l'intenzione d'Ambrogio. [109] -In Ariminensi Synodo super Ecclesiarum et Clericorum privilegiis tractatu habito, usque eo dispositio progressa est, ut juga, quae viderentur ad Ecclesiam pertinere, a publica functione cessarent, inquietudine desistente, quod nostra videtur dudum sanctio repulisse. Cod. Teod. l. XVI. Tit. II. leg. 15.- Se il Concilio di Rimini avesse potuto ottenere l'intento, questo merito pratico l'avrebbe potuto purgare da qualche speculativa eresia. [110] Siamo assicurati da Eusebio (-in vit. Const. l. IV. c. 27-) e da Sozomeno (-l. I. c. 9-) che la giurisdizione Episcopale fu estesa e confermata da Costantino; ma il Gottofredo nella più soddisfacente maniera dimostra la falsità d'un famoso editto, che non fu mai chiaramente inserito nel Codice Teodosiano. (Vedi -Tom. VI. p. 303 in fine di detto Codice.-) Egli è strano, che Montesquieu, Giurisconsulto non meno che filosofo, allegasse quest'editto di Costantino (-Espr. des Loix l. XXIX. c. 16-) senza indicarne sospetto alcuno. [111] Il soggetto della Giurisdizione Ecclesiastica è stato involto in un misto di passione, di pregiudizio e d'interesse. Due de' migliori libri, che mi siano caduti in mano su questo punto, sono le -Instituzioni di Gius Canonico- dell'Abate Fleury, e l'-Istoria civile di Napoli- del Giannone. La moderazione loro fu l'effetto della situazione, in cui si trovavano, ugualmente che del loro stato. Il Fleury era un Ecclesiastico Francese, che rispettava l'autorità de' Parlamenti; il Giannone un Giurisconsulto Italiano, che temeva il poter della Chiesa. E qui mi sia permesso d'avvertire, che siccome le proposizioni generali, che io reco in mezzo, sono il risultato di molti fatti particolari ed imperfetti, bisogna, che o rimetta il lettore a que' moderni Scrittori che hanno espressamente trattato di tal materia, o faccia crescere queste note ad una sproporzionata e non piacevole mole. [112] Il Tillemont ha raccolto da Ruffino e da Teodoreto i sentimenti e le frasi di Costantino. (-Mem. Eccl. Tom. III v. 749-750-). [113] Vedi Cod. Teodos. (-lib. IX. Tit. XLV. leg. 4-). Nelle Opere di Fra Paolo (-Tom. IV. p. 192- ec.) si trova un discorso eccellente sopra l'origine, i diritti, gli abusi ed i limiti de' Santuarj. Egli osserva giustamente che l'antica Grecia potea forse contenere quindici o venti -asili-: numero, che presentemente si può trovare nell'Italia dentro le mura d'una sola città. * -Gli asili sono ora aboliti in tutta l'Italia, perfino negli Stati Ecclesiastici.- [114] La giurisprudenza penitenziale veniva continuamente accresciuta da' Canoni de' Concilj. Ma poichè molti casi eran sempre lasciati alla discrezione de' Vescovi, essi pubblicavano secondo le occorrenze, ad esempio del Pretore Romano, le regole di disciplina, che si proponevano d'osservare. Le più famose, fra l'Epistole canoniche del quarto secolo, son quelle di Basilio Magno. Sono esse inserite nelle pandette di Beveregio (-T. II. p. 47-151-) e sono state tradotte da Chardon (-Hist. des Sacrem. Tom. IV. p. 219-277-). [115] Basilio (-Epist. 47-) presso Baronio (-Annal. Eccles. an. 370 n. 91-) il quale dichiara, che a bella posta ei riferisce tal fatto per convincere i Governatori, ch'essi non erano esenti da una sentenza di scomunica. Secondo la sua opinione neppure un Sovrano è salvo da' fulmini del Vaticano; ed il Cardinale si dimostra molto più coerente a se stesso che i Giureconsulti e i Teologi della Chiesa Gallicana. [116] Era notata ne' pubblici registri di Cirene, Colonia Spartana, la lunga serie de' suoi maggiori fino ad Euristene primo Re Dorico di Sparta, ed il quinto nella linea discendente di Ercole (Sinesio -Epist. 57, p. 197. Edit. Patav.-). Una genealogia così pura ed illustre di diciassette secoli, senz'aggiungervi i reali Antenati d'Ercole, non può averne un'eguale nell'istoria dell'uman genere. [117] Sinesio (-de Regno pag. 2-) pateticamente deplora lo stato decadente e rovinoso di Cirene con queste espressioni, -Città Greca di antico e venerando nome, in cui trovavansi una volta migliaia di sapienti; adesso povera, e mesta, ed un gran mucchio di rovine.- Tolemaide, nuova città, 82 miglia all'Occidente di Cirene, assunse gli onori di Metropoli della Pentapoli o della Libia superiore, che furon poi trasferiti a Sozusa. Vedi Wesseling (-Itiner. p. 67-68. 732.-) Cellario (-Geogr. T. II. part. II. p. 72, 74.-) Carlo da S. Paolo (-Geogr. Sacr. p. 273.-) D'Anville (-Geogr. Anc. T. III. p. 43, 44. Mem. de l'Acad. des Inscript. Tom. XXXVII. p. 363-391-). [118] Sinesio avea precedentemente rappresentato le qualità, per le quali si credeva incapace di tal posto (-Epist. c. 5. p. 246-250-). Egli amava gli studi e i divertimenti profani; era incapace di sostenere la vita celibe; non credeva la risurrezione; e ricusava di predicare -favole- al popolo, a meno che non gli fosse permesso di -filosofare- in casa propria. Teofilo, Primate dell'Egitto, che conosceva il suo merito, accettò queste straordinarie proteste. Vedi la vita di Sinesio in Tillemont (-Memoir. Eccles. Tom. XII. p. 499-554-). [119] Vedi l'invettiva di Sinesio (-Epist. LVII. p. 191-201-). La promozione d'Andronico non era legittima, essendo egli nativo di Berenice ch'era nell'istessa Provincia. Gl'istrumenti delle torture sono curiosamente specificati, cioè δακτυληφρα o strettoio, ποδοσραβη, ριονλαβιϛ, ωταγρα, χειλοσροφιον, che in varie guise comprimevano o distendevano le dita, i piedi, il naso, le orecchie e le labbra delle vittime. [120] La sentenza di scomunica è concepita in uno stile oratorio (Sinesio -Epist. 58. p. 201-203-). Il metodo di comprendervi le intere 1 2 3 4 5 6 7 8 9 10 11 12 13 14 15 16 17 18 19 20 21 22 23 24 25 26 27 28 29 30 31 32 33 34 35 36 37 38 39 40 41 42 43 44 45 46 47 48 49 50 51 52 53 54 55 56 57 58 59 60 61 62 63 64 65 66 67 68 69 70 71 72 73 74 75 76 77 78 79 80 81 82 83 84 85 86 87 88 89 90 91 92 93 94 95 96 97 98 99 100 101 102 103 104 105 106 107 108 109 110 111 112 113 114 115 116 117 118 119 120 121 122 123 124 125 126 127 128 129 130 131 132 133 134 135 136 137 138 139 140 141 142 143 144 145 146 147 148 149 150 151 152 153 154 155 156 157 158 159 160 161 162 163 164 165 166 167 168 169 170 171 172 173 174 175 176 177 178 179 180 181 182 183 184 185 186 187 188 189 190 191 192 193 194 195 196 197 198 199 200 201 202 203 204 205 206 207 208 209 210 211 212 213 214 215 216 217 218 219 220 221 222 223 224 225 226 227 228 229 230 231 232 233 234 235 236 237 238 239 240 241 242 243 244 245 246 247 248 249 250 251 252 253 254 255 256 257 258 259 260 261 262 263 264 265 266 267 268 269 270 271 272 273 274 275 276 277 278 279 280 281 282 283 284 285 286 287 288 289 290 291 292 293 294 295 296 297 298 299 300 301 302 303 304 305 306 307 308 309 310 311 312 313 314 315 316 317 318 319 320 321 322 323 324 325 326 327 328 329 330 331 332 333 334 335 336 337 338 339 340 341 342 343 344 345 346 347 348 349 350 351 352 353 354 355 356 357 358 359 360 361 362 363 364 365 366 367 368 369 370 371 372 373 374 375 376 377 378 379 380 381 382 383 384 385 386 387 388 389 390 391 392 393 394 395 396 397 398 399 400 401 402 403 404 405 406 407 408 409 410 411 412 413 414 415 416 417 418 419 420 421 422 423 424 425 426 427 428 429 430 431 432 433 434 435 436 437 438 439 440 441 442 443 444 445 446 447 448 449 450 451 452 453 454 455 456 457 458 459 460 461 462 463 464 465 466 467 468 469 470 471 472 473 474 475 476 477 478 479 480 481 482 483 484 485 486 487 488 489 490 491 492 493 494 495 496 497 498 499 500 501 502 503 504 505 506 507 508 509 510 511 512 513 514 515 516 517 518 519 520 521 522 523 524 525 526 527 528 529 530 531 532 533 534 535 536 537 538 539 540 541 542 543 544 545 546 547 548 549 550 551 552 553 554 555 556 557 558 559 560 561 562 563 564 565 566 567 568 569 570 571 572 573 574 575 576 577 578 579 580 581 582 583 584 585 586 587 588 589 590 591 592 593 594 595 596 597 598 599 600 601 602 603 604 605 606 607 608 609 610 611 612 613 614 615 616 617 618 619 620 621 622 623 624 625 626 627 628 629 630 631 632 633 634 635 636 637 638 639 640 641 642 643 644 645 646 647 648 649 650 651 652 653 654 655 656 657 658 659 660 661 662 663 664 665 666 667 668 669 670 671 672 673 674 675 676 677 678 679 680 681 682 683 684 685 686 687 688 689 690 691 692 693 694 695 696 697 698 699 700 701 702 703 704 705 706 707 708 709 710 711 712 713 714 715 716 717 718 719 720 721 722 723 724 725 726 727 728 729 730 731 732 733 734 735 736 737 738 739 740 741 742 743 744 745 746 747 748 749 750 751 752 753 754 755 756 757 758 759 760 761 762 763 764 765 766 767 768 769 770 771 772 773 774 775 776 777 778 779 780 781 782 783 784 785 786 787 788 789 790 791 792 793 794 795 796 797 798 799 800 801 802 803 804 805 806 807 808 809 810 811 812 813 814 815 816 817 818 819 820 821 822 823 824 825 826 827 828 829 830 831 832 833 834 835 836 837 838 839 840 841 842 843 844 845 846 847 848 849 850 851 852 853 854 855 856 857 858 859 860 861 862 863 864 865 866 867 868 869 870 871 872 873 874 875 876 877 878 879 880 881 882 883 884 885 886 887 888 889 890 891 892 893 894 895 896 897 898 899 900 901 902 903 904 905 906 907 908 909 910 911 912 913 914 915 916 917 918 919 920 921 922 923 924 925 926 927 928 929 930 931 932 933 934 935 936 937 938 939 940 941 942 943 944 945 946 947 948 949 950 951 952 953 954 955 956 957 958 959 960 961 962 963 964 965 966 967 968 969 970 971 972 973 974 975 976 977 978 979 980 981 982 983 984 985 986 987 988 989 990 991 992 993 994 995 996 997 998 999 1000