venivano spesso innalzati al governo delle Province, ed ammessi a' suoi
più segreti consigli. Questi facilmente lo persuasero, che i Cristiani
andavano debitori delle loro vittorie alla regolar disciplina con cui
vivevano, e che la debolezza del Politeismo era nata principalmente
dalla mancanza d'unione e di obbedienza fra' Ministri della religione.
Fu dunque instituito un sistema di governo, che era evidentemente
copiato da quello della Chiesa. In tutte le maggiori città dell'Impero
vennero i tempj risarciti ed adornati per ordine di Massimino, ed i
Sacerdoti destinati al culto delle varie Divinità furono sottoposti
all'autorità di un Pontefice superiore, che si volle opporre al Vescovo,
affinchè promuovesse la causa del Paganesimo. Questi Pontefici poi
riconoscevano ancor essi la suprema giurisdizione de' Metropolitani, o
sommi Sacerdoti delle Province, che agivano come immediati Vicarj
dell'Imperatore medesimo. Una veste bianca era l'insegna della lor
dignità, e questi nuovi Prelati furono diligentemente presi dalle più
nobili ed opulente famiglie. Per le insinuazioni de' Magistrati e
dell'Ordine sacerdotale si fece un gran numero di ossequiose
rappresentanze, particolarmente dalle città di Nicomedia, di Antiochia e
di Tiro, che artificiosamente esponevano le ben note intenzioni della
Corte, come i sentimenti generali del popolo; eccitavano l'Imperatore a
consultar le leggi della giustizia piuttosto che i dettami della sua
clemenza; esprimevano l'abborrimento che avevano a' Cristiani, ed
umilmente supplicavano, che quegli empi settarj fossero finalmente
esclusi da' limiti de' lor territorj. Sussiste ancora la risposta di
Massimino alla rappresentanza, ch'ei ricevè da' cittadini di Tiro. Loda
esso lo zelo e la devozion loro in termini della più alta soddisfazione;
si diffonde sull'ostinata empietà de' Cristiani; e mostra, mediante la
facilità con cui consente alla lor espulsione, ch'egli credeva di
ricevere piuttosto che di conferire una grazia. A' Sacerdoti non meno
che a' Magistrati fu data l'autorità di procurare l'esecuzione de' suoi
editti, i quali sopra tavole di rame vennero incisi, e quantunque fosse
ad essi raccomandato ch'evitassero di spargere il sangue, si fecero
tuttavia soffrire ai non ubbidienti Cristiani i più crudeli ed
ignominiosi gastighi[176].
I Cristiani Asiatici tutto aveano a temere dalla severità di un
superstizioso Monarca, il quale prendeva le sue misure di violenza con
sì deliberata politica. Ma appena erano scorsi pochi mesi, che gli
editti pubblicati, da' due Imperatori d'Occidente obbligarono Massimino
a sospendere il proseguimento de' suoi disegni: la guerra civile,
ch'egli sì temerariamente intraprese contro Licinio, occupò tutta la sua
attenzione; e la disfatta e la morte di Massimino presto liberaron la
Chiesa dall'ultimo e dal più implacabile de' suoi nemici[177].
In questo general prospetto della persecuzione, che fu autorizzata per
la prima volta dagli editti di Diocleziano, io mi sono a bella posta
astenuto dal descrivere i tormenti e le morti particolari dei Martiri.
Sarebbe stato assai facile di raccogliere dall'istoria di Eusebio, dalle
declamazioni di Lattanzio e dagli atti più antichi una lunga serie di
orride e disgustose pitture, e di riempiere molte pagine di flagelli e
di verghe, di uncini di ferro e di letti infuocati, e di ogni genere di
torture, che il fuoco ed il ferro, le bestie feroci ed i più barbari
esecutori potessero infliggere al corpo umano. Ravvivar si potrebbero
queste scene funeste con una folla di visioni e di miracoli, destinati o
a differire la morte, o a celebrare il trionfo, o a scuoprir le reliquie
di que' Santi canonizzati, che soffriron pel nome di Cristo. Ma io non
posso determinar ciò che debbo scrivere, finchè non mi trovo soddisfatto
intorno alla misura di quello che debbo credere. I più gravi Istorici
Ecclesiastici, ed Eusebio stesso, molto francamente confessano, di aver
riferito tutto ciò che potea ridondare in gloria, e di aver soppresso
tutto quel che poteva tendere al disonore della religione[178]. Tal
protesta dovrà eccitare naturalmente il sospetto, che uno scrittore, il
quale ha sì apertamente violato una delle leggi fondamentali
dell'Istoria, non abbia avuto molto riguardo all'osservanza delle altre;
ed il sospetto prenderà sempre maggior vigore dal carattere d'Eusebio,
che era meno portato alla credulità, e più esercitato negli artifizi
delle Corti, che quasi tutti gli altri di lui contemporanei. In alcune
occasioni particolari, quando i Magistrati erano inaspriti da qualche
personal motivo d'interesse o di sdegno, quando lo zelo de' Martiri li
muoveva a dimenticar le regole della prudenza, e forse anche della
decenza, a rovesciare gli altari, a scagliare imprecazioni contro
gl'Imperatori, ad offendere il Giudice sedente nel suo Tribunale, allora
si può supporre, che qualunque genere di tormenti, cui la crudeltà
potesse inventare o la costanza soffrire, esaurito venisse su quelle
vittime, destinate al supplizio[179]. Si è fatta però costante menzione
di due circostanze, le quali fan credere che il trattamento generale de'
Cristiani, presi da' ministri di giustizia, fosse meno intollerabile di
quel che ordinariamente suppongasi. I. A' Confessori, condannati ai
lavori delle miniere, permettevasi dall'equità o dalla negligenza de'
lor custodi di fabbricare cappelle, e di liberamente professare la lor
religione in mezzo a quelle orribili abitazioni[180]; II. I Vescovi eran
costretti a raffrenare ed a censurare il precipitato zelo de' Cristiani,
che volontariamente si davano nelle mani de' Magistrati. Alcuni di
questi erano persone oppresse dalla povertà e da' debiti, che ciecamente
cercarono di terminare una miserabile vita per mezzo d'una gloriosa
morte; altri erano allettati dalla speranza, che una breve sofferenza
purgato avrebbe le colpe di tutta la vita; ed altri finalmente venivan
mossi dal motivo meno onorevole di rilevare abbondanti alimenti, e forse
un considerabil guadagno dall'elemosine, che la carità de' Fedeli donava
a' carcerati[181]. Dopo che la Chiesa ebbe trionfato sopra tutti i suoi
nemici, l'interesse non meno che la vanità de' prigionieri li dispose ad
ampliare il merito de' respettivi lor patimenti. Una giusta distanza di
tempo o di luogo diede campo al progresso della finzione, ed i frequenti
esempi, che si allegavano, di santi Martiri, de' quali si erano
instantaneamente risanate le piaghe, rinnovata la forza, e
miracolosamente restituite le membra perdute, erano sommamente adatti
allo scopo di rimuovere ogni difficoltà, e di rispondere a qualunque
obbiezione. Siccome le più stravaganti leggende contribuivano all'onor
della Chiesa, venivano esse applaudite dalla credula moltitudine,
sostenute dal potere del Clero, e confermate dalla sospetta
testimonianza dell'Istoria Ecclesiastica.
Le descrizioni degli esilj, delle carcerazioni, delle pene e de'
tormenti son così facilmente esagerate o abbellite dal pennello di un
artificioso Oratore, che siamo naturalmente indotti ad investigare un
fatto di una più distinta ed incredibil natura, vale a dire il numero
delle persone, che soffriron la morte in conseguenza degli editti
pubblicati da Diocleziano e da' suoi colleghi e successori. I leggendari
moderni fanno menzione di armate e di città intere, che furono ad un
tratto disperse dalla cieca rabbia della persecuzione. I più antichi
scrittori si contentano di spargere una quantità di libere e tragiche
invettive, senza discendere a determinare il numero preciso di quelli,
a' quali fu concesso di sigillare col loro sangue la fede
dell'evangelio. Dall'istoria d'Eusebio però possiam ricavare, che nove
soli Vescovi furon puniti con la pena di morte; e dalla particolar
enumerazione, ch'ei fa, de' Martiri della Palestina, siamo assicurati
che non più di novanta due Cristiani ebber diritto a quell'onorevol
titolo[182]. Siccome non sappiamo fino a qual segno ascendesse in quel
tempo lo zelo ed il coraggio Episcopale, dal primo di questi fatti non
possiamo tirare alcuna utile conseguenza: ma il secondo può servire a
giustificare una importantissima ed assai probabile conclusione. Secondo
la distribuzione delle Province Romane, la Palestina può valutarsi la
decimasesta parte dell'Impero Orientale[183]; e poichè vi furono alcuni
governatori, che per una reale o affettata clemenza avean conservato le
loro mani pure dal sangue de' Fedeli[184], egli è ragionevol di credere,
che il paese, dov'era nato il Cristianesimo, producesse almeno la
decimasesta parte de' Martiri, che soffriron la morte negli stati di
Galerio e di Massimino; per conseguenza tutti insieme potrebbero
ascendere a circa mille cinquecento; numero, che se dividasi ugualmente
ne' dieci anni della persecuzione, darà un annual resultato di
centocinquanta Martiri. Usando la medesima proporzione rispetto alle
Province dell'Italia, dell'Affrica, e forse della Spagna dove al termine
di poco più di tre anni fu sospeso o abolito il rigore delle leggi
penali, si ridurrà la quantità de' Cristiani, che soffrirono per
giudicial sentenza la pena capitale in tutto l'Impero a meno di duemila
persone. E poichè non può dubitarsi, che i Cristiani eran più numerosi,
ed i lor nemici più esacerbati nel tempo di Diocleziano, di quel che
fossero stati mai in alcuna precedente persecuzione, questo probabile e
moderato calcolo può darci regola per valutare il numero de' Santi e de'
Martiri primitivi, che sacrificaron la vita per l'importante fine
d'introdurre nel mondo la religione Cristiana.
Noi finiremo questo capitolo con una trista verità, che contro voglia
s'insinua nella mente; cioè che ammettendo, anche senz'esitazione o
esame veruno, tutto quel che ha narrato l'istoria, o finto la devozione
intorno a' martirj, bisogna sempre confessare, che i Cristiani hanno
usato, nel corso delle intestine lor dissensioni, gli uni contro degli
altri severità molto maggiori di quelle, ch'essi abbiano giammai provate
dallo zelo degl'Infedeli. Ne' secoli d'ignoranza, che vennero dopo la
sovversione dell'Impero d'Occidente, i Vescovi della città Imperiale
estesero il loro dominio sopra i Laici ugualmente che sopra i Cherici
della Chiesa Latina. La fabbrica della superstizione da essi eretta, che
potè per lungo tempo affrontare i deboli sforzi della religione, fu
assaltata finalmente da una folla di arditi fanatici, che dal secolo
duodecimo fino al decimosesto assunsero il popolar carattere di
Riformatori. La Chiesa Romana difese con la violenza il dominio, che
acquistato avea con la frode: ed un sistema di benevolenza e di pace fu
ben presto disonorato con le proscrizioni, con le guerre, con le stragi
e coll'instituzione del Sant'Uffizio. E siccome i Riformatori erano
animati dall'amore della libertà civile non meno che religiosa, i
Principi Cattolici unirono il loro interesse con quello del Clero, e
sostennero con la spada e col fuoco i terrori delle spirituali censure.
Si dice, che ne' soli Paesi Bassi soffrissero per mano del carnefice più
di centomila sudditi di Carlo V. e questo numero straordinario viene
attestato da Grozio,[185] uomo d'ingegno e di dottrina, che mantenne la
sua moderazione in mezzo al furor delle Sette che contendevano, e
compose gli annali del secolo e del paese, in cui visse, in un tempo nel
quale la invenzione della stampa avea facilitato i mezzi di sapere i
fatti, ed accresciuto il pericolo di scuoprire la falsità. Se dobbiamo
prestar fede all'autorità di Grozio, bisogna confessare, che il numero
de' Protestanti posti a morte in una sola Provincia, e durante il corso
di un solo regno, sorpassò di gran lunga quello degli antichi Martiri
nello spazio di tre secoli, ed in tutto il Romano Impero. Ma se
l'improbabilità del fatto medesimo dee prevalere al peso della
testimonianza, se dee credersi, che Grozio abbia esagerato il merito ed
i patimenti de' Riformatori[186], saremo naturalmente portati a
richiedere, qual fiducia dunque aver possiamo ne' dubbiosi ed imperfetti
monumenti dell'antica credulità; o qual credito si voglia accordare ad
un Vescovo cortigiano o ad un appassionato declamatore, che sotto la
protezione di Costantino godeva il privilegio esclusivo di rappresentare
le persecuzioni mosse contro i Cristiani da' vinti rivali, o da'
negletti predecessori del grazioso loro Sovrano.
NOTE:
[1] In Cirene trucidarono 220,000 Greci, in Cipro 240,000, ed in Egitto
una grandissima quantità di persone. Molte di queste infelici vittime
furon segate in due parti, secondo un precedente esempio datone da
David. I vittoriosi Giudei divoravan la carne, leccavano il sangue, si
avvolgevan come nastri le budella di que' meschini attorno a' lor corpi.
-Vedi Dione Cassio l. LXVIII. p. 1145.-
[2] Senza ripetere le ben note descrizioni di Gioseffo, possiamo
apprendere da Dione (-l. LXIX, p. 1262-) che nella guerra di Adriano
furon passati a fil di spada 580,000 Giudei, oltre un numero infinito di
essi, che morirono di fame, di disagio e di fuoco.
[3] Per la setta degli Zeloti vedi -Basnag. Hist. des Juifs l. I. c.
17-; pe' caratteri del Messia, secondo i Rabbini -l. V. c. 11, 12, 13-;
per le azioni di Barcocheba -l. VII. c. 12-.
[4] Noi dobbiamo a Modestino Giurisconsulto Romano (-l. VI. Regular.-)
una distinta notizia dell'Editto di Antonino. Vedi -Casaubon. ad Hist.
Aug. p. 27-.
[5] Vedi -Basnag. Hist. des Juifs l. III. c. 2, 3-. La carica di
Patriarca, fu soppressa da Teodosio il Giovine.
[6] Basti solo rammentare il -Purim-, o la liberazione degli Ebrei dal
furore d'Aman, che fino al Regno di Teodosio fu celebrata con insolente
trionfo e sfrenata intemperanza. -Basnage Hist. des Juifs l. VI. c. 17.
l. VIII. c. 6.-
[7] Secondo il falso Gioseffo, Tsefo nipote di Esaù condusse in Italia
l'armata d'Enea Re di Cartagine. Un'altra Colonia d'Idumei, fuggendo la
spada di David, si rifuggì negli stati di Romolo. Per queste o per altre
ragioni di ugual peso gli Ebrei applicarono il nome d'Edom all'Impero
Romano.
[8] Dagli argomenti di Celso, quali son rappresentati e confutati da
Origene (-l. V. p. 247, 259.-) possiamo chiaramente scuoprire la
distinzione, che si faceva fra il -popolo- Ebraico, e la -setta-
Cristiana. Si veda nel Dialogo di Minuzio Felice una bella ed elegante
descrizione de' sentimenti popolari intorno all'abbandonamento del culto
stabilito.
[9] -Cur nullas aras habent? templa nulla? nulla nota simulacra?.. unde
autem vel quis ille, aut ubi, Deus unicus, solitarius, destitutus?
Minuc. Felix c. 10.- L'interlocutore Pagano fa una distinzione in favor
de' Giudei, che una volta ebbero un tempio, altari, vittime, ec.
[10] Egli è difficile (dice Platone) di acquistare, e pericoloso il
pubblicare la cognizione del vero Dio. Vedasi la Teologia de' Filosofi
nella traduzione, che ha fatto in Francese l'Abate d'Olivet dell'opera
di Tullio -De natura Deorum Tom. 1. pag. 275-.
[11] L'autore del Filopatride tratta continuamente i Cristiani come una
compagnia di sognatori entusiasti δαιμόνιοι, αἰθέριοι, αἰθεροβατοῦντες,
ἀεροβατοῦντες ec. ed in un luogo manifestamente allude alla visione,
in cui S. Paolo fu trasportato al terzo Cielo. In un altro luogo
Triefonte, che rappresenta un Cristiano, dopo aver deriso gli Dei del
Paganesimo propone un misterioso giuramento.
ὙΨιμέδοντα θέον, μέγαν, ἄμβροτον, οὐρανίωνα,
Ὑιον πατρὸς. πνεῦμα ἐη πατρὸς ἐππορευόμενον,
Ἑν ἐκ τριῶν, καὶ ἑνὸς τρία ταῦτα νόμιζε.
Ἀριθμέειν με διδάσκεις (questa è la profana risposta di Critia) Καὶ
ὅρκος ἡ ἀριθμητική, οῦκ οἶδα γὰρ τί λέγεις, ἐν τρία, τρία ἐν.
[12] Secondo Giustino Martire (-Apolog. major.- c. 70. 85), il demonio,
che aveva qualche imperfetta cognizione delle profezie, aveva finto a
bella posta questa somiglianza, che potesse rimuovere, quantunque con
diversi mezzi, tanto il Popolo che i Filosofi dall'abbracciar la fede di
Cristo.
[13] Nel primo e secondo libro d'Origene, Celso tratta la nascita e il
carattere del nostro Salvatore col più empio disprezzo. L'oratore
Libanio loda Porfirio e Giuliano per aver confutato la follia di una
setta, che ad un uomo di Palestina morto dava il nome di Dio, e di
figlio di Dio. -Socrat. Hist. Eccl. III. 23.-
[14] L'Imperator Traiano ricusò la permissione di lasciar formare una
compagnia di 150 spegnitori d'incendj per uso della città di Nicomedia.
Egli non gradiva qualunque associazione. Vedi -Plin. Epist. X. 42, 43-.
[15] Il Proconsole Plinio avea pubblicato un editto generale contro le
adunanze illegittime. La prudenza de' Cristiani fece sospender le loro
Agapi, ma era impossibile ch'essi omettessero l'esercizio del culto
pubblico.
[16] Siccome le profezie dell'Anticristo, del prossimo abbruciamento del
mondo ec. irritavano que' Pagani, che non convertivano, se ne faceva
menzione con cautela e riserva, e furono censurati i Montanisti per aver
troppo liberamente svelato il pericoloso segreto. -Vedi Mosem. p. 413.-
[17] -Neque enim dubitabam, quodcumque esset quod faterentur- (queste
sono le parole di Plinio), -pervicaciam certe et inflexibilem
obstinationem debere puniri.-
[18] Vedasi l'istoria Eccles. Mosem. -Vol. I. pag. 101- e -Spanem.
Remarques sur les Césars, de Julien pag. 468. etc.-
[19] Vedi Giustino Mart. -Apolog.- I, 35, II, 14. Atenagora -in
Legation. c. 27-, Tertulliano -Apolog.- c. 7, 8, 9. Minucio Felice c. 9,
10, 30, 31. L'ultimo di questi Scrittori riferisce l'accusa nella più
elegante e circostanziata maniera; la risposta di Tertulliano è più
ardita e più vigorosa.
[20] Nella persecuzione di Lione alcuni schiavi Gentili furon costretti
dal timor de' tormenti ad accusare i lor padroni Cristiani. La Chiesa di
Lione, scrivendo a' propri fratelli dell'Asia, tratta l'orrida accusa
con l'indignazione e il disprezzo che merita. -Euseb. Hist. Ecl. V. I.-
[21] Vedi Giustino Mart. -Apolog. I, 35.- Iren. adv. -haeres. I. 24.-
Clem. Alessand. -Stromat. l. III. p. 438.- Euseb. -IV. 8-. Sarebbe grave
e disgustoso il riferir tutto ciò, che hanno immaginato i successivi
Scrittori, tutto quel ch'Epifanio ha ricevuto come vero, e che ha
copiato il Tillemont. Il Beausobre (-Hist. du Manicheisme l. IX. c. 8,
9-) ha esposto con grande spirito l'arte non ingenua di Agostino e del
Pontefice Leone.
[22] Quando Tertulliano divenne Montanista, diffamò la Morale della
Chiesa, ch'egli aveva sì fortemente difesa. -Sed majoris est agape, quia
per hanc adolescentes tui cum sororibus dormiunt, appendices scilicet
gulae lascivia et luxuria: de Jejun. c. 17.- Il canone 35 del Concilio
d'Elvira provvede agli scandali, che troppo spesso macchiavan quelli,
che facevan le vigilie nelle Chiese, e screditavano il nome Cristiano
agli occhi degl'Infedeli.
[23] Tertulliano (-Apolog. c. 2.-) si diffonde a gran ragione, e con un
poco di stile declamatorio sulla bella ed onorevol testimonianza di
Plinio.
[24] Nella vasta compilazione dell'Istoria Augusta (una parte di cui fu
composta nel Regno di Costantino) non si trovano sei linee relative a'
Cristiani; nè la diligenza di Sifino ha potuto scoprire il lor nome
nella vasta istoria di Dione Cassio.
[25] Un oscuro passo di Svetonio può somministrare per avventura una
prova di quanto stranamente si confondesser fra loro gli Ebrei ed i
Cristiani di Roma.
[26] Vedasi nel 18 e 25 capitolo degli Atti Apostolici la condotta di
Gallione, Proconsole dell'Acaia, e di Festo, Procurator della Giudea.
[27] Nel tempo di Tertulliano e di Clemente Alessandrino la gloria del
martirio si ristringeva a S. Pietro, a S. Paolo, ed a S. Giacomo. I
Greci più moderni bel bello l'attribuirono al resto degli Apostoli, e
prudentemente scelsero per teatro della lor predicazione e de' lor
tormenti qualche remoto paese di là da' confini del Romano Impero,
-Vedi- Mosemio -p. 81-, e Tillemont -Mémoires Eccles. Tom I. p. III-.
[28] -Tacit. Annal. XV. 38, 44.- -Sueton. in Neron. c. 38.- -Dion. Cass.
l. LXII. p. 1014.- -Oros. VII. 7.-
[29] Il prezzo del grano (probabilmente del -Modio-) fu ridotto a tre
-Nummi-, che può equivalere a circa quindeci Scellini per sacco Inglese.
[30] Noi possiam osservare, che Tacito fa menzione di tal fama con
diffidenza molto conveniente e dubbiezza, mentre essa viene avidamente
descritta da Svetonio, e solennemente confermata da Dione.
[31] Questa sola testimonianza è sufficiente a dimostrar l'anacronismo
degli Ebrei, che pongon la nascita di Cristo quasi cent'anni più presto
(-Basnage Hist. des Juifs l. V. c. 14, 15.-). Possiamo apprendere da
Gioseffo (-Antiq. XVIII. 3-) che il tempo, in cui fu Procuratore Pilato,
corrisponde agli ultimi dieci anni di Tiberio dall'anno di Cristo 27 al
37. Quanto all'epoca particolare della morte di Cristo, una tradizione
molto antica la fissa ai 25 di Marzo dell'anno 29 sotto il Consolato de'
due Gemini (-Tertullian. adv. Judaeos c. 8.-). Questa data che si adotta
dal Pagi, dal Cardinal Noris e dal Le Clerc, sembra per lo meno tanto
probabile, quanto l'Era volgare, che (non so per quali congetture) li
pone quattro anni più tardi.
[32] -Odio humani generis convicti.- Queste parole possono significare
l'odio del genere umano contro i Cristiani, o l'odio, de' Cristiani
contro il genero umano. Ho preferito quest'ultimo senso, come il più
conforme allo stile di Tacito ed all'error popolare, di cui un precetto
del Vangelo (-Vedi Luca XIV. 26-) era forse stato l'innocente occasione.
Giustificato viene il mio interpretamento dall'autorità di Lipsio; da
quelle de' traduttori di Tacito, Italiani, Francesi e Inglesi,
dall'autorità di Mosemio (p. 102), di Le Clerc (-Hist. Eccles. p. 427-),
del Dottore Lardner (-Testimon. vol. I. p. 345-) e del vescovo di
Glocester (-Legat. Div.- vol. III. p. 38). Ma poichè il vocabolo
convicti non si unisce molto felicemente col rimanente della sentenza,
Giacomo Gronovio ha anteposto di leggere -conjuncti-, seguendo
l'autorità del prezioso Codice di Firenze.
[33] -Tacit. Annal. XV. 44.-
[34] -Nardini Roma antica p. 387. Donatus de Roma antiqua l. III. p.
449.-
[35] -Sueton. in Neron. c. 16.- L'epiteto di -malefica-, il quale alcuni
sagaci Comentatori traducono -magica-, più ragionevolmente risguardasi
da Mosemio come sinonimo dell'-exitiabilis- di Tacito.
[36] Il passo risguardante Gesù Cristo, che fu inserito nel testo di
Gioseffo tra il tempo d'Origene o quello d'Eusebio, può somministrare un
esempio di non volgar falsità. Si riferiscono distintamente l'esecuzione
delle profezie, le virtù, i miracoli, e la risurrezione di Gesù.
Gioseffo riconosce, ch'egli era il Messia, e dubita se debba chiamarlo
un uomo. Se potesse rimaner qualche dubbio intorno quel celebre passo,
il lettore può esaminare le argute obbiezioni di le Fevre (-Havercamp.
Joseph. tom. II. p. 267-273-), l'elaborata risposta di Daubuz (p.
187-232) e la maestrevol replica (-Biblioth. Ant. L. Mod. t. VII. p.
237-288-) di un critico anonimo ch'io credo essere il dotto Ab. di
Longuerue.
[37] Vedi le vite di Tacito fatte da Lipsio, e dall'Abate de la
Bleterie, il Dizionario di Bayle all'art. -Tacite- e Fabricio -Biblioth.
Latin. Tom. II. p. 386. Edit. Ernest.-
[38] -Principatum Divi Nervae, et imperium Traiani uberiorem
securioremque materiam senectuti seposui.- Tacit. -Hist. I.-
[39] -Vedi- Tacito, -Annal. II, 61 IV. 4.-
[40] Il nome del commediante era Alituro. Per il medesimo canale
Gioseffo (-de vita sua c. 3.-) aveva ottenuto, circa due anni prima, il
perdono e la libertà di alcuni Sacerdoti Ebrei ch'erano prigionieri in
Roma.
[41] L'erudito Dottore Lardner (Testimonianze giudaiche, e Gentili -Vol.
II. p. 101-103-) ha provato, che il nome di Galilei fu molto antico, e
forse la prima denominazione dei Cristiani.
[42] Gioseff. -Antiq. XVIII. 1, 2.- Tillemont. -Ruine des Juifs- (-p.
742.-). I figli di Giuda furono crocifissi al tempo di Claudio. Il suo
nipote Eleazaro, dopo la presa di Gerusalemme, difese una forte rocca
con 960 de' suoi più disperati seguaci. Quando l'ariete ebbe fatto una
breccia, essi rivoltaron le loro spade contro le loro mogli ed i figli,
e finalmente contro i lor propri petti; e tutti morirono, fino
all'ultimo.
[43] Vedi Dodwell. -Paucitat. Martir. l. XIII.- La inscrizione Spagnuola
appresso Grutero, -p. 238. n. 9-, è una manifesta e conosciuta menzogna,
inventata da quel famoso impostore Ciriaco di Ancona, per lusingare
l'orgoglio ed i pregiudizi degli Spagnuoli. Vedi Ferreras (-Hist.
d'Espagne Tom. I p. 192.-)
[44] Il Campidoglio fu bruciato nel tempo della guerra civile fra
Vespasiano e Vitellio il dì 19 Decembre dell'anno 69. Il tempio di
Gerusalemme restò distrutto ne' 10 Agosto del 70 per le mani de' Giudei
stessi, piuttosto che per quelle de' Romani.
[45] Il nuovo Campidoglio fu dedicato da Domiziano (-Sveton. in
Domitian. c. 5. Plutarco in Poplicol. Tom. I. p. 230, Edit. Bryan.-) Il
solo indoramento costò 12000 talenti (più di cinque milioni di
zecchini). Fu opinione di Marziale (-l. IX. Epig. 3,-) che se
l'Imperatore avesse voluto esigere il suo denaro, Giove medesimo,
neppure col porre generalmente all'incanto l'Olimpo, avrebbe potuto
pagare due scellini per lira.
[46] Rispetto al Tributo vedasi Dione Cassio (-l. LXVI. p. 1082 con le
note di Reimaro-), Spanemio (-de usu numism. Tom. II. p. 571-) e Basnag.
(-Hist. des Juifs l. VII. c. 2.-)
[47] Svetonio (-in Domitian. c. 12-) avea veduto un vecchio di
novant'anni pubblicamente esaminato avanti al Tribunale del Procuratore.
Questo è quel che Marziale chiama -Mentula tributis damnata-.
[48] Questa denominazione a principio s'intese nel senso più comune, e
fu supposto che i fratelli di Gesù fossero la legittima prole di Maria e
di Giuseppe. Un divoto rispetto per la virginità della Madre di Dio
suggerì agli Gnostici, ed in seguito a' Greci ortodossi l'espediente di
dare una seconda moglie a Giuseppe. I Latini, fino dal tempo di
Girolamo, vi accrebbero qualche cosa, attribuirono a Giuseppe un
celibato perpetuo, e con molti esempi simili giustificarono la nuova
interpretazione, che Giuda ugualmente che Giacomo e Simone, i quali sono
chiamati fratelli di Gesù Cristo, non fossero che suoi primi cugini.
Vedi Tillemont, -Memoir. Eccles.- (-Tom. I. part. III.-) -e- Beausobre,
-Hist. critiq. du Manich.- (-l. II c. 2.-)
[49] Trenta nove πλεθρα, quadrati di cento piedi l'uno, il
qual terreno, rigorosamente computato, appena formerebbe la somma di
nove acri. Ma la probabilità delle circostanze, la pratica degli altri
scrittori Greci e l'autorità del Valois mi fanno inclinare a credere,
che si usi il πλεθρον per esprimere il Romano -jugero-.
[50] -Euseb. III. 20.- La storia o presa da Egesippo.
[51] Vedasi la morte, ed il carattere di Sabino appresso Tacito (-Hist.
III. 74-75-). Sabino era il fratel maggiore di Vespasiano, e fino
all'avvenimento al trono di lui, si era considerato come il principal
sostegno della famiglia Flavia.
[52] Flavium Clementem patruelem suum contemtissimae inertiae.... ex
tenuissima suspicione interemit. Sueton. in Domit. c. 15.
[53] L'Isola Pandataria secondo Dione. Bruzio Presente (-ap. Eusebio III
18-) la bandisce in quella di Ponzia, che non era molto distante dalla
prima. Tal differenza, ed un errore o d'Eusebio, o de' suoi copisti han
data occasione di supporre due Domitille, una moglie, e l'altra nipote
di Clemente. Vedi Tillemont, -Mem. Eccles.- (-Tom. II. p. 224.-)
[54] -Dione l. LXVII. p. 1112.- Se Bruzio Presente, dal quale
probabilmente prese questo racconto, era il corrispondente di Plinio
(-Epist. VII. 3-) possiam risguardarlo come uno scrittore contemporaneo.
[55] -Sueton. in Domit. c. 17. Filostr. in vit. Apollon. l. VII.-
[56] -Dion. l. LXVIII. p. 1118. Plin. Epist. IV. 22.-
[57] -Plin. Epist. X. 97.- L'erudito Mosemio si esprime con le più alte
lodi intorno al moderato ed ingenuo carattere di Plinio. A malgrado di
tutti i sospetti del Dottore Lardner (Vedi le testimonianze Giudaiche e
Pagane -Vol. II. p. 46-), io non posso ravvisare alcuna ipocrisia nel
suo linguaggio o nella sua maniera di procedere.
[58] -Plin. Epist. V. 8.- Egli difese la sua prima causa nell'anno 81,
cioè un anno dopo la famosa eruzione del Vesuvio, nella quale il suo zio
perdè la vita.
[59] -Plin. Epist. X. 98.- Tertulliano (-Apolog. c. 5-) risguarda questo
Rescritto, come un rilassamento delle antiche leggi penali -quas
Traianus ex parte frustratus est.- Eppure Tertulliano in un altro luogo
delle sue Apologie nota l'incoerenza di proibire le inquisizioni, e di
ordinare i gastighi.
[60] Eusebio (-Hist. Eccles. l. IV. c. 9-) ci ha conservato l'editto di
Adriano. Egli ce ne dà parimente uno (-c. 13-) ancora più favorevole
sotto nome di Antonino, del quale però non s'ammette così universalmente
l'autenticità. La seconda Apologia di Giustino contiene alcune curiose
circostanze relative alle accuse de' Cristiani.
[61] Vedi Tertulliano (-Apolog. c. 40-). Gli atti del martirio di
Policarpo somministrano una viva pittura di tali tumulti, che per
ordinario si fomentavano dalla malizia dei Giudei.
[62] Questi regolamenti sono inseriti ne' soprammentovati Editti di
Adriano e di Pio. Vedi l'Apologia di Melitone (-ap. Euseb. l. IV. c.
26-).
[63] Vedasi il rescritto di Traiano, e la condotta di Plinio. Gli atti
più autentici de' Martiri abbondano di simili esortazioni.
[64] In specie vedasi Tertulliano (-Apolog. c. 2-) e Lattanzio (-Instit.
Divin. V. 9.-) I raziocinj loro son quasi gl'istessi; ma si ravvisa
bene, che il primo di questi Apologisti era stato un legale, ed il
secondo un rettorico.
[65] Vedansi due esempi di questa specie di tortura negli Atti Sinceri
de' Martiri pubblicati dal Ruinart (p. 160-399.). Girolamo, nella sua
Leggenda di Paolo Eremita, riporta una strana istoria d'un giovane, che
fu legato nudo in un letto di fiori ed assalito da una bella e lasciva
meretrice. Egli represse la tentazione lacerandosi co' denti la lingua.
[66] La conversione della propria moglie provocò Claudio Erminiano,
Governatore della Cappadocia, a trattare i Cristiani con straordinario
rigore. Tertulliano ad -Scapulam cap. 3.-
[67] Tertulliano, nella sua lettera al Governatore dell'Affrica, fa
menzione di molti notabili esempi di lenità e di tolleranza, de' quali
esso ebbe notizia.
[68] -Neque enim in universum aliquid, quod quasi certam formam habeat,
constitui potest-; espressione di Traiano che diede un largo campo alle
operazioni de' Governatori delle Province.
[69] -In metalla damnamur, in insulas relegamur. Tertullian. Apolog. c.
12.- Le miniere della Numidia contenevano nove Vescovi, con un numero
de' loro Cherici e Popolo a proporzione, ai quali Cipriano mandò una
pietosa lettera di consolazione o di lodi. Vedi Cipriano (-Epist. 76,
77.-)
[70] Quantunque non possiam prestare intera fede all'epistole, o agli
atti d'Ignazio, che si trovano nel II tomo dei Padri Apostolici; pure
possiam citare quel Vescovo d'Antiochia come uno di questi martiri
condannati per esempio degli altri. Fu egli mandato in catene a Roma
come ad un pubblico spettacolo; e quando arrivò a Troade, ricevè la
piacevol notizia, che la persecuzione d'Antiochia era già terminata.
[71] Fra' Martiri di Lione (-Euseb. l. V. c. 1-) la schiava Blandina fu
distinta co' più squisiti tormenti. De' cinque Martiri, sì celebri negli
Atti di Felicita e Perpetua, due erano servi, e due altri di molto vil
condizione.
[72] -Origen. adv. Celsum.- (-l. III. p. 116.-). Le sue parole meritano
d'essere trascritte. Ολιγοι κατα καιρους, καὶ σφοδρα ευαριθμητοι περι
τῶν Χρισιανῶν θεοσεβειας τεθνηκασι.
[73] Se noi riflettiamo, che tutti i plebei di Roma non eran Cristiani,
e che tutti i Cristiani non eran santi nè martiri, possiam giudicare,
con quanta certezza possano attribuirsi gli onori sacri a quelle ossa ed
urne, che si prendono senza distinzione alcuna da' pubblici cimiteri.
Dopo un libero ed aperto commercio, che se n'è fatto per dieci secoli,
si è risvegliato qualche sospetto fra' più eruditi Cattolici. Al
presente si richiedono, come una prova di santità e di martirio le
Lettere R. M., una caraffa piena di liquor rosso, che si crede sangue o
la figura di una palma. I due primi segni però son di piccolo peso, e
quanto all'ultimo si osserva da' Critici 1. che quella che si dice
figura d'una palma, è forse un cipresso o anche puramente un punto, o un
intrecciamento di punteggiatura usato nelle iscrizioni sepolcrali; 2.
che la palma era il simbolo della vittoria fra' Pagani; 3. che fra'
Cristiani serviva come d'emblema non solo del martirio, ma anche di una
gloriosa risurrezione in genere. Vedi la lettera del P. Mabillon sul
culto de' Santi ignoti, ed il Muratori sopra le Antichità Italiane
(-Dissert. LVIII.-).
[74] Per dare un saggio di queste leggende, ci contenteremo de'
diecimila soldati Cristiani fatti crocifiggere in un giorno da Traiano o
da Adriano sul monte Ararat. Vedi Baronio -ad Martyrol. Rom.- Tillemont
(-Mem. Eccles. Tom. II. P. II. p. 438.-) e le Miscellanee di Geddes
-vol. II. p. 203-. L'abbreviatura MIL., che può significare tanto
-soldati- che -migliaia-, dicesi, che abbia prodotto vari sbagli
straordinari.
[75] Vedi Dionisio -ap. Euseb. l. VI. c. 41-. Uno de' diciassette fu
accusato ancora di furto.
[76] Le lettere di Cipriano somministrano una molto curiosa ed original
pittura sì di esso che de' suoi tempi. Vedansi parimente le due vite di
Cipriano, scritte con ugual esattezza quantunque con mire assai
differenti, l'una da Le Clerc (-Biblioth. univers. Tom. XII. p.
208-378.-) l'altra dal Tillemont (Memoir. Eccles. -Tom, IV. part. I. p.
76-459-).
[77] Vedasi la civile ma severa lettera del Clero di Roma al Vescovo di
Cartagine (-Cyprian. Epist. 8, 9.-) Ponzio pone la massima cura e
diligenza in giustificare il suo maestro contro la general censura, che
se gli faceva.
[78] Specialmente quello di Dionisio di Alessandria, e di Gregorio
Taumaturgo di Neocesarea. Vedi Euseb. (-H. E. lib. VI. c. 40-) e le
Memorie di Tillemont (-Tom. IV. Part. II. p. 685.-).
[79] Vedi Cipriano, -Epist. 16-, e la vita che ne fece Ponzio.
[80] Abbiamo una vita originale di Cipriano fatta dal Diacono Ponzio,
compagno del suo esilio e spettatore della sua morte; e possediamo
ancora gli antichi Atti Proconsolari del suo martirio. Questi due
documenti son coerenti fra loro e probabili; e quel ch'è più
osservabile, sono spogliati di qualunque circostanza maravigliosa.
[81] Potrebbe parere, che questi fosser ordini circolari mandati a tutti
i Governatori nel medesimo tempo. Dionisio (-ap. Euseb. l. VII. c. 11.-)
racconta l'Istoria del proprio esilio da Alessandria, quasi nell'istessa
maniera. Ma siccome egli evitò la morte, o sopravvisse alla
persecuzione, si dee reputare o più o men fortunato di Cipriano.
[82] Vedi Plinio, -Hist. Nat. V. 3-. Cellario -Geogr. ant.- (-Part. III.
p. 96.-) i Viaggi di Shaw p. 90, e per l'adiacente paese (ch'è terminato
dal Capo Bona, o dal promontorio di Mercurio) l'Affrica di Marmol (-Tom.
II. p. 474.-). Si trovano ivi i residui di una acquedotto vicino a
Curubis, o Curbis presentemente mutato in Gurbes; ed il D. Shaw lesse
un'iscrizione, che chiama quella città -Colonia Fulvia-. Il Diacono
Ponzio (-in vit. Cypriani c. 12-) l'appella -apricum et competentem
locum, hospitium pro voluntate secretum, et quidquid apponi eis ante
promissum est, qui regnum et justitiam Dei quaerunt-.
[83] Vedi Cipriano (-Epist. 77. Edit. Fell.-)
[84] Nell'atto della sua conversione aveva egli venduto quei giardini
per benefizio de' poveri. La bontà di Dio (probabilissimamente la
liberalità di alcuni amici Cristiani) li restituì a Cipriano. Vedi
Ponzio c. 15.
[85] Quando Cipriano un anno avanti era stato mandato in esilio, sognò
che sarebbe stato posto a morte nel seguente giorno. L'evento fece
spiegare quella parola come indicante un anno. Vedi Ponzio. c. 12.
[86] Ponzio (c. 15) confessa che Cipriano, col quale cenò egli stesso,
passò la notte -custodia delicata-. Il Vescovo esercitò l'ultimo atto di
giurisdizione molto a proposito, disponendo, che le giovani donne, che
vegliavano nella strada, fossero allontanate dal pericolo, e dalle
tentazioni di una folla notturna. -Act. Proconsolar. c. 2-.
[87] Vedasi negli Atti c. 4, ed appresso Ponzio c. 17, la sentenza
originale. Quest'ultimo l'esprima in un modo oratorio.
[88] Vedi Ponzio c. 19. Al Tillemont (-Memoir. Tom. IV. Part. I p. 450
nat. 50-) non piace una così positiva esclusione di ogni Martire di
grado Episcopale più antico.
[89] Qualunque sia l'opinione che possiamo avere del carattere o de'
principj di Tommaso Becket, bisogna confessare ch'egli soffrì la morte
con una costanza non indegna de' primitivi Martiri. Vedi Lord Lyttelton
-Istor. di Enrico II.- (-Tom. II. p. 592 ec.-).
[90] Vedasi particolarmente il trattato di Cipriano -de Lapsis p. 87-98.
Ediz. Fell.- L'erudizione di Dodwell (-Dissert. Cyprian. XII. XIII.-) e
l'ingenuità di Middleton (-Ricerca libera p. 162 ec.-) non hanno
lasciato cosa da aggiungere intorno al merito, agli onori, ed ai motivi
de' Martiri.
[91] Vedi Cipriano -Epist. 5, 6, 7, 22, 24 e de unit. Eccles-. Il numero
de' pretesi Martiri si è moltiplicato assaissimo per l'uso, che fu
introdotto, di dare quest'onorevole nome a' Confessori.
[92] -Certatim gloriosa in certamina ruebatur; multoque avidius tum
martiria gloriosis motibus quaerebantur, quam nunc Episcopatus pravis
ambitionibus appetuntur. Sulpic. Sever. l. II. Egli poteva omettere la
parola nunc-.
[93] Vedi -Epist. ad Rom. c. 4, 5 ap. Patres Apostol-. (-Tom. II. p.
27.-). Era confacente al proposito del Vescovo Pearson (-Vindic.
Ignatian. part. II. c. 9-) di giustificare con profusione di esempi e di
autorità i sentimenti d'Ignazio.
[94] L'Istoria di Polieuto, sulla quale Cornelio ha formato una
bellissima tragedia, è uno de' più celebri, quantunque non de' più
autentici esempi di questo eccessivo zelo. Noi dobbiam osservare, che il
canone 60 del Concilio d'Elvira nega il titolo di martiri a quelli che
si esponevano alla morte col pubblicamente distruggere gl'Idoli.
[95] Vedi Epitteto -l. IV. c. 7-, e (sebbene vi sia qualche dubbio,
s'egli alluda a' Cristiani) Marco Antonino -de rebus suis- (-l. XI. c.
3.-) -Lucian. in Peregrin-.
[96] -Tertullian. ad Scapul-, c. 5. Gli eruditi son divisi fra tre
dell'istesso nome, che furon Proconsoli d'Asia. Io sono inclinato ad
attribuire questo fatto ad Antonino Pio, che poi fu Imperatore, e che
può aver governato l'Asia sotto Traiano.
[97] -Mosem. de rebus Christ. ante Constant. p. 235-.
[98] Vedi l'epistola della Chiesa di Smirne -ap. Euseb. Hist. Eccl.-
(-l. IV. c.- 15).
[99] Nella seconda Apologia di Giustino si trova un esempio speciale e
molto curioso di questa legal dilazione. Il medesimo fu concesso a'
Cristiani accusati nella persecuzione di Decio; e Cipriano (-de Lapsis-)
fa espressa menzione del -dies negantibus praestitutus-.
[100] Tertulliano risguarda la fuga dalla persecuzione come
un'imperfetta, sebbene assai colpevole, apostasia, come un empio
tentativo di eludere la volontà di Dio ec. Egli ha scritto un trattato
su tal proposito (Vedi -p. 536-544. Edit. Rigalt.-). che è pieno del più
fiero fanatismo e della più incoerente declamazione. Merita però qualche
attenzione il vedere che Tertulliano medesimo non sofferse il martirio.
[101] I -Libellatici-, che sono specialmente noti per le opere di
Cipriano, vengono descritti con la massima precisione nel copioso
commentario di Mosemio p. 48, 489.
[102] Vedi Plinio (-Epist. X.- 97.) Dionisio Alessandrino. -ap.
Euseb.(l. VI. c. 41.) Ad prima statim verba minantis inimici maximus
fratrum numerus fidem suam prodidit: nec prostratus est persecutionis
impetu, sed voluntario lapsu seipsum prostravit. Cyprian. oper. p. 89.-
Fra questi disertori trovaronsi molti Preti ed anche Vescovi.
[103] Fu in quest'occasione, che Cipriano scrisse il suo trattato -de
Lapsis-, e molt'epistole. Fra' Cristiani del secolo antecedente non si
trova la controversia intorno al trattamento degli apostati penitenti.
Dobbiamo noi attribuirlo alla superiorità della fede e coraggio di essi,
od alla più scarsa cognizione, che abbiamo della loro Istoria?
[104] Vedi Mosemio p. 97. Sulpicio Severo fu il primo autore di questo
computo, quantunque sembri, che desideri di riservar la decima e
maggiore persecuzione per la venuta dell'Anticristo.
[105] Della testimonianza, che fece Ponzio Pilato si fa menzione per la
prima volta da Giustino. I successivi accrescimenti fatti a
quell'Istoria (nel passare ch'ella fece per le mani di Tertulliano, di
Eusebio, di Epifanio, di Grisostomo, di Orosio, di Gregorio Turonense, e
degli autori di molte edizioni degli Atti di Pilato) sono esattamente
fissati dal Calmet; Dissertazioni sulla Scrittura (-Tom. III. p. 651.
ec.-).
[106] Rispetto a questo miracolo, come si dice comunemente della Legione
fulminea, vedasi l'ammirabil critica di Moyle -Vol. II. p.- 81-390 delle
sue opere.
[107] Dione Cassio, o piuttosto l'abbreviatore di lui Sifilino, -l.
LXXII. p.- 1206. Moyle ha esposto lo stato della Chiesa nel Regno di
Commodo.
[108] Si confronti la vita di Caracalla nell'Istoria Augusta con la
lettera di Tertulliano a Scapula. Il Dottore Jortin (-Osservaz.
sull'Istor. Ecclas. Vol. II. p. 5.-) risguarda la cura di Severo per
mezzo dell'olio santo con gran desiderio di convertirla in un miracolo.
[109] Tertulliano -De Fuga-, -c. 13.- Il dono si faceva in occasione
delle feste de' Saturnali; ed è un soggetto di grand'importanza per
Tertulliano, che il Fedele dovesse restar confuso con quelli,
ch'esercitando le professioni più infami, accattavano la connivenza del
Governo.
[110] -Euseb. l. V. c. 23. 24. Mosem. p. 435, 447.-
[111] -Judaeos fieri sub gravi poena vetuit. Idem etiam de Christianis
sanxit. Hist. Aug. p. 70.-
[112] -Sulpic. Sever. l. II. p. 384.- Questo computo (fattavi una sola
eccezione) vien confermato dall'istoria d'Eusebio e dalle opere di
Cipriano.
[113] Si discute l'antichità delle Chiese Cristiane dal Tillemont
(-Memoir. Eccles. Tom. III. part. II. p. 68-72-) e dal Moyle (-Vol. I.
p. 378-398-). Quegli riferisce la prima costruzione di esse alla pace di
Alessandro Severo; questi alla pace di Gallieno.
[114] Vedi l'Istoria Augusta p. 130. L'Imperator Alessandro adottò il
loro metodo di proporre pubblicamente i nomi di quelle persone, che
dovevan promuoversi agli Ordini. È vero però che l'onore di tal costume
si attribuisce ancora agli Ebrei.
[115] Vedi -Eusebio Hist. Eccl. l. VI. c. 21- e Girolamo -de script.
Eccl. c. 54-. Mammea fu chiamata una santa e pia donna sì da' Cristiani
che da' Pagani. Da' primi però era impossibile, che essa potesse meritar
quell'onorevol epiteto.
[116] Vedi L'Istoria Augusta -p. 123-. Sembra, che Mosemio (-p. 465-)
troppo nobiliti la domestica religione d'Alessandro. Il suo disegno di
fabbricare un pubblico tempio a Cristo (-Hist. Aug. p. 129-) e le
obbiezioni, che furon suggerite o ad esso, o in simili circostanze ad
Adriano, par che non abbiano avuto altro fondamento, che un improbabil
racconto inventato da' Cristiani, ed adottato con troppa credulità da un
Istorico del tempo di Costantino.
[117] -Euseb. l. VI. c. 28.- Si può presumere che i buoni successi de'
Cristiani avessero commosso ad ira l'ipocrita devozione de' Pagani che
sempre andava crescendo. Dione Cassio, il quale compose la sua Storia
sotto il regno anteriore, destinava molto probabilmente ad uso del suo
Sovrano que' consigli ch'egli attribuiva ad una migliore età ed al
favorito di Augusto. Intorno a quest'orazione di Mecenate, o per dir
meglio, di Dione, posso riferire il lettore all'imparziale opinione che
ne ho portato io medesimo (Vol. I N. 25), ed all'abbate De la Bleterie
(-Mem. de l'Acad. t. XXIX. p. 303. t. XXV. p. 432-).
[118] Orosio (-l. 7. c. 19-) rappresenta Origene come l'oggetto
dell'odio di Massimino; e Firmiliano, Vescovo di Cappadocia in quel
tempo, dà una giusta e ristretta idea di questa persecuzione. Vedi
Cipriano (-Epist. 75.-).
[119] La menzione che si fa di que' Principi, che pubblicamente si
supponevan Cristiani, quale si trova in una lettera di Dionisio
Alessandrino (-ap. Euseb. l. VII. c. 10-) evidentemente allude a Filippo
ed alla sua famiglia, ed è una testimonianza contemporanea, che tal
opinione aveva preso vigore; ma il Vescovo Egiziano, che viveva in una
umile distanza dalla corte di Roma, si esprime con una giusta diffidenza
rispetto alla verità del fatto. Le lettere d'Origene che sussistevano al
tempo d'Eusebio (-Vedi l. VI. c. 36-) probabilmente deciderebbero questa
più curiosa che importante questione.
[120] -Euseb. l. VI. c. 34-. L'istoria è stata abbellita, secondo il
solito, da' successivi scrittori, ed è confutata con sovrabbondante
erudizione da Federigo Spanemio (-Oper. var. Tom. II. p. 440 ec.-).
[121] -Lactant. de Mortib. Persec. c. 3, 4-. Dopo aver celebrato la
felicità e l'avanzamento della Chiesa, durante una lunga successione di
buoni Principi, soggiunge: -Extitit post annos plurimos execrabile
animal, Decius, qui vexaret Ecclesiam-.
[122] -Euseb. l. VI. c. 39-. -Cyprian. Epist. 55-. Rimase vacante la
Sede Romana dal martirio di Fabiano, che seguì nei 20 di Gennaio
dell'anno 250, fino all'elezion di Cornelio fatta ne' 4 Giugno del 251.
Decio era probabilmente partito da Roma, giacchè fu ucciso avanti la
metà di quell'anno.
[123] Vedi Eusebio -l. VII. c. 10-. Mosemio (p. 548) ha dimostrato molto
chiaramente, che il Prefetto Macriano ed il Mago Egizio sono un'istessa
persona.
[124] Eusebio (-l. VII. c. 13-) ci dà una versione Greca di quest'editto
Latino, che sembra essere stato molto conciso. Per mezzo di un altro
Editto Gallieno comandò, che si restituissero a' Cristiani i Cimiteri.
[125] Vedi Eusebio -l. VII. c. 30-. Lattanzio -de Mort. Persecut. c. 6-.
S. Girolamo -in Chron. p. 177-. Oros. -l. VII. c. 23-. Il lor linguaggio
è generalmente sì ambiguo e scorretto, che non sappiamo determinare fino
a qual segno Aureliano estendesse le sue intenzioni avanti che fosse
assassinato. Moltissimi fra i moderni eccettuato Dodwell (-Dissert.
Cyprian. XI. 64-.) hanno preso di qui l'occasione di guadagnare alcuni
pochi Martiri straordinari.
[126] Paolo si compiaceva più del titolo di -Ducenario- che di quello di
Vescovo. Il Ducenario era un procuratore Imperiale, così chiamato dal
suo salario di dugento sesterzi, o di tremila dugento zecchini l'anno.
(Vedi Salmasio -ad Hist. Aug. p. 124-) Alcuni Critici suppongono, che il
Vescovo d'Antiochia realmente avesse ottenuto quell'uffizio da Zenobia,
mentre altri non lo considerano che come un'espressione figurata del suo
fasto ed insolenza.
[127] La simonia non era incognita in que' tempi ed il Clero alle volte
comprava quel che avea intenzione di vendere. Ciò si chiarisce dal
Vescovato di Cartagine, che fu comprato da una ricca Matrona chiamata
Lucilla, per il suo servo Maiorino. Il prezzo, fu di 400 -Folli-
(-Monum. antiq. ad calcem Optati p. 263.-) Ogni -Folle- conteneva 125
monete d'argento, e può valutarsi tutta la somma circa 4800 zecchini.
[128] Se volessimo diminuire i vizi di Paolo, saremmo costretti a
sospettare, che i Vescovi dell'Oriente, adunati insieme, avessero
pubblicato le più maliziose calunnie in una lettera circolare mandata a
tutte le Chiese dell'Impero (-ap. Euseb. l. VII. c. 30-).
[129] La sua eresia (come quelle di Noeto e di Sabellio, che insorsero
nel medesimo secolo) tendeva a confondere la misteriosa distinzione
delle persone Divine. Vedi Mosemio -p. 720. ec.-
[130] Vedi Eusebio (-Hist. Eccl. l. VII. c. 30-). Ad esso è interamente
dovuta la curiosa istoria di Paolo Samosateno.
[131] L'Era de' Martiri, ch'è sempre in uso fra' Copti e gli Abissinj,
dee computarsi dal 29 Agosto dell'anno 284, perchè il principio
dell'anno Egiziano cadeva diciannove giorni prima del reale avvenimento
al trono di Diocleziano. Vedasi la Dissertazione preliminare all'Arte di
verificar le date.
[132] L'espressione di Lattanzio (-de M. P. c. 15-) -sacrificio pollui
coegit- suppone l'antecedente lor conversione alla fede, ma non par che
giustifichi l'asserzione di Mosemio (-p. 192-), ch'esse privatamente si
fossero battezzate.
[133] Il Tillemont (-Memoir. Eccles. Tom. V. Part. I. p. 11, 12-) ha
tratto dallo Spicilegio di Don Luca d'Acheri un'istruzione molto
curiosa, che fece il Vescovo Teona per uso di Luciano.
[134] Vedi Lattanzio -de M. P. c. 10-.
[135] -Euseb. Hist. Eccl. l. VIII c. 1.- Il lettore, che voglia
consultare l'originale non mi accuserà di avere ingrandito la pittura.
Eusebio aveva circa sedici anni, quando Diocleziano fu fatto Imperatore.
[136] Noi potremmo addurre fra' moltissimi esempi il misterioso culto di
Mitra, ed il -Taurobolia-, essendo quest'ultimo divenuto alla moda nel
tempo degli Antonini. Vedi una Dissertazione di Deboze nelle memorie
dell'Accademia delle Iscrizioni (-Tom. II. p. 443-). Il romanzo
d'Apuleio è pieno sì di devozione che di satira.
[137] L'impostore Alessandro con molta forza raccomandò l'oracolo di
Trofonio in Mallos, e quelli di Apollo in Claro e in Mileto (-Lucian.
Tom. II. p. 236. Edit. Reitz.-). Quest'ultimo, l'istoria singolare del
quale potrebbe somministrare un episodio molto curioso, fu consultato da
Diocleziano, avanti ch'ei pubblicasse i suoi editti della persecuzione
(-Lactant. de M. P. c. 11-).
[138] Oltre le antiche istorie di Pitagora e d'Aristeo, frequentemente
si opponevano a' miracoli di Cristo le cure fatte al Santuario
d'Esculapio, e le favole attribuite ad Apollonio di Tiane; quantunque io
convenga col D. Lardner. (Vedi -Testim. Vol. III. p. 252, 352-), che
quando Filostrato scrisse la vita d'Apollonio, non ebbe tal intenzione.
[139] Egli è molto da dolersi, che i Padri Cristiani, ammettendo la
parte soprannaturale, o com'essi credono, infernale del Paganesimo, con
le proprie lor mani distruggano il gran vantaggio, che altrimenti noi
potremmo trarre dalle generose concessioni de' nostri avversari.
[140] Giuliano (-p. 301 Edit. Spanhem.-) dimostra una devota gioia,
perchè la providenza degli Dei avesse estinte l'empie Sette, e per la
maggior parte distrutti i libri de' Pirronei e degli Epicurei; ch'erano
assai numerosi, mentre il solo Epicuro non compose meno di 300 volumi.
Vedi Diogene Laerzio -l. X. c. 26-.
[141] -Cumque alios audiam mussitare indignanter, et dicere oportere
statui per Senatum, aboleantur ut haec scripta, quibus Christiana
religio comprobetur, et vetustatis opprimatur auctoritas. Arnob. adv.
Gentes l. III p. 103, 104.- Egli aggiunge molto assennatamente: -Erroris
convincite Ciceronem.... nam intercipere scripta, et publicatam velle
submergere lectionem, non est Deum defendere, sed testificationem
timere.-
[142] Lattanzio (-Div. Inst. l. V. c. 2, 3-) fa una molto chiara ed
ingegnosa istoria di due di questi filosofi, nemici della Fede. Il vasto
trattato di Porfirio contro i Cristiani era composto di trenta libri, e
fu scritto in Sicilia circa l'anno 270.
[143] Vedi -Hist. Eccl. l. I. c. 9.- ed il -Cod. Teodos. l. I. Tit. I.
l. 3-.
[144] Eusebio (-l. VIII. c. 4. c. 17-) determina il numero de' martiri
militari con la seguente notevole espressione σπανιως τουτων εις που
καὶ δευτερος, di cui non hanno renduta la forza nè il Traduttore
Latino, nè il Francese. Nonostante l'autorità d'Eusebio, ed il silenzio
di Lattanzio, di Ambrogio, di Sulpicio, d'Orosio ec. si è per lungo
tempo creduto, che la legione Tebea, composta di 6000 Cristiani,
soffrisse il martirio per ordine di Massimiano nella valle delle alpi
Pennine. Ne fu per la prima volta pubblicata l'istoria, verso la metà
del quinto secolo, da Eucherio Vescovo di Lione, che l'ebbe da certe
persone, alle quali era stata comunicata da Isacco Vescovo di Ginevra,
che si dice averla ricevuta da Teodoro Vescovo d'Ottoduro. Tuttavia
sussiste l'Abbazia di S. Maurizio, ricco monumento della credulità di
Sigismondo Re di Borgogna. Vedasi un'eccellente dissertazione nel Tomo
XXXIV. della -Bibliothèque raisonnée p. 427-454-.
[145] Vedi -Acta Sincera p. 299-. Le istorie del martirio di lui e di
Marcello portano qualche carattere di verità e di autenticità.
[146] -Act. Sincer. p. 302-.
[147] -De M. P. c. II.- Lattanzio (o chiunque siasi l'autore di questo
piccol trattato) aiutava a quel tempo in Nicomedia; ma sembra difficile
immaginare com'egli potesse acquistare una cognizione così esatta di ciò
che seguiva nel gabinetto Imperiale.
[148] L'unica circostanza, che possiam ravvisare, è la devozione e la
gelosia della madre di Galerio. Essa ci viene descritta da Lattanzio
come -Deorum montium cultrix, mulier admodum superstitiosa-. Aveva essa
una grande autorità sopra il figlio, ed era offesa dalla poca stima di
alcune delle sue serve Cristiane.
[149] Il culto e la festa del Dio Termine elegantemente si illustrano
dal De Boze (-Mem. de l'Accademie des Inscriptions Tom. I. p. 50-.).
[150] Nell'unico manoscritto, che abbiamo di Lattanzio, si legge
-profectus-; ma la ragione, e l'autorità di tutti i Critici permettono
di sostituir -praefectus-, in luogo di quella parola che distrugge il
senso del passo.
[151] Lattanzio (-de M. P. c. 12-) fa una pittura molto viva della
distruzion della Chiesa.
[152] Mosemio (-p. 922-926-) da molti luoghi sparsi di Lattanzio e
d'Eusebio ha rilevato una molto giusta ed esatta notizia di
quest'editto, sebbene qualche volta egli dia in congetture e
sottigliezze.
[153] Molti secoli dopo, Eduardo I. praticò con gran successo l'istessa
forma di persecuzione contro il Clero d'Inghilterra. Vedi Hume, Ist.
d'Ingh. Vol. I. p. 300 dell'ultima edizione in 4.
[154] Lattanzio solamente lo chiama -quidquam etsi non recte, magno
tamen animo ec. c. 12-. Eusebio (-l. VIII. c. 5-) l'adorna degli onori
secolari. Nessuno si è avvisato di far menzione del suo nome; i Greci
però celebrano la memoria di lui sotto il nome di Giovanni. Vedi
Tillemont, -Mem. Eccles. Tom. V. p. II. p. 320-.
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