Padri fino all'ultimo de' Papi, si trova continuata senza interrompimento una successione di Vescovi, di Santi, di Martiri, e di miracoli; ed il progresso della superstizione arrivò di grado in grado quasi insensibilmente a tal segno, che non sappiamo a quale particolar anello si debba rompere la catena della tradizione. Ogni secolo attesta fatti maravigliosi, co' quali si distinse, e tal testimonianza non sembra meno grave e rispettabile di quella della generazion precedente, in maniera che senz'accorgercene veniamo ad accusar noi medesimi d'incoerenza, se neghiamo nell'ottavo o nel decimo secolo al venerabile Beda o a S. Bernardo quella fede, che abbiamo con tanta generosità accordata nel secondo a Giustino e ad Ireneo[520]. Se apprezzata venga la verità di alcuno di quei miracoli dall'apparente loro vantaggio ed opportunità, ogni secolo ha alcuni miscredenti da convincere, alcuni eretici da confutare, alcune idolatriche nazioni da convertire; e possono sempre allegarsi motivi sufficienti per giustificare l'interposizione del cielo. Eppure, poichè ogni amico della rivelazione è persuaso della realtà, ed ogni uomo ragionevole è convinto della cessazione de' miracoli, egli è chiaro, che debb'esservi stata un'epoca, nella quale o tutto ad un tratto, o gradatamente siasi tolto questo potere alla Chiesa Cristiana. Qualunque sia quella, che scelgasi per tal evento, vale a dire, o la morte degli Apostoli, o la conversione del Romano Impero, o l'estinzione dell'eresia d'Arrio[521], l'insensibilità de' Cristiani, che viveano in quel tempo, somministrerà ugualmente un giusto motivo di maraviglia. Sostenevano essi tuttavia le loro pretensioni dopo di aver perduta la loro potenza. Teneva luogo di fede la credulità; permettevasi al fanatismo di usare il linguaggio dell'inspirazione, ed attribuivasi a cagioni soprannaturali gli effetti del caso o dell'astuzia. La moderna esperienza de' veri miracoli dovrebbe aver istruito il mondo Cristiano rispetto alle operazioni della Providenza, ed abituata la vista d'ognuno (s'è lecito di servirci di questa molto inadeguata espressione) alla maniera del divino artefice. Se il più abile moderno pittore dell'Italia pretendesse di decorar le sue deboli imitazioni col nome di Raffaello o del Correggio, l'insolente sua frode sarebbe presto scoperta e rigettata con isdegno. Qualunque opinione si abbia de' miracoli della primitiva Chiesa dopo il tempo degli Apostoli, quell'irresistibil docilità di carattere, tanto notabile fra' credenti del secondo e del terzo secolo, riuscì di qualche accidental vantaggio alla causa della verità e della Religione. Ne' moderni tempi si trova un segreto e quasi involontario scetticismo anche nelle più divote menti. L'ammetter ch'esse fanno le verità soprannaturali, è molto meno l'effetto di un consenso attivo, che di una fredda e passiva condiscendenza. Da gran tempo essendo assuefatti ad osservare, ed a rispettare l'ordine invariabile della natura, la nostra ragione, o almeno la nostra fantasia, non è preparata sufficientemente a sostenere l'azione visibile della divinità. Ma ne' primi secoli del Cristianesimo era differentissima la situazione del genere umano. I più curiosi ed i più creduli fra' Pagani s'inducevano spesse volte ad entrare in una società, che si attribuiva un attual diritto alla potestà di far miracoli. I primitivi Cristiani battevan continuamente una strada mistica, ed i loro spiriti erano esercitati nell'abitudine di credere i fatti più straordinari; sentivano o immaginavano di sentire, che da ogni parte venivano di continuo assaliti da' demonj, confortati dalle visioni, instruiti dalle profezie, e mirabilmente liberati dalle malattie, da' pericoli, e dalla morte medesima per le preghiere della Chiesa. I reali o immaginari prodigi, de' quali credevano di esser così spesso gli oggetti, gl'istrumenti, o gli spettatori, molto felicemente li disponevano ad ammettere colla medesima facilità, ma con molto maggior ragione, le autentiche maraviglie dell'istoria evangelica; ed in tal modo i miracoli, che non eccedevano i limiti della lor propria esperienza, inspiravano loro la più viva sicurezza de' misteri, ch'essi riconoscevano sorpassar le forze del loro intelletto. Questa profonda impressione delle verità soprannaturali è quel che tanto si è celebrato sotto il nome di fede: disposizione d'animo rappresentata come il più sicuro pegno del favor divino, e della futura felicità, e raccomandata come il principale e forse l'unico merito d'un Cristiano, giacchè secondo i Dottori più rigorosi, le virtù morali, che si posson praticare ugualmente dagl'infedeli, son prive di ogni valore o efficacia per operar la nostra giustificazione. IV. Ma i primitivi Cristiani dimostravano la lor fede per mezzo delle loro virtù; e supponevasi molto giustamente, che la divina persuasione, la quale illuminava, o convinceva l'intelletto, dovesse nel tempo stesso purificare il cuore, e diriger le azioni del fedele. I primi apologisti del Cristianesimo, che giustificano l'innocenza de' loro fratelli, ed i successivi scrittori, che celebrano la santità de' loro padri, rappresentano coi più vivi colori la riforma de' costumi, che s'introdusse nel mondo, mediante la predicazione del Vangelo. Poichè mio disegno è di notare solamente quelle cagioni umane, che furono scelte per secondar l'efficacia della rivelazione, io esporrò in breve due motivi, che naturalmente rendettero la vita de' primitivi Cristiani più pura ed austera di quella de' Pagani loro contemporanei, o de' loro degenerati successori, vale a dire il pentimento delle lor colpe passate, ed il lodevole desiderio di sostener la riputazione della società, nella quale s'erano impegnati. È un'accusa molto antica, suggerita dall'ignoranza, e dalla malizia degl'Infedeli, che i Cristiani attirassero al loro partito i delinquenti più scellerati, che appena mossi da un sentimento di rimorso facilmente si persuadevano di lavare nell'acqua del Battesimo le colpe della passata lor vita, per le quali da' tempj degli Dei ricusavasi loro qualunque espiazione. Ma questo rimprovero, purgato che sia da tutto ciò che v'è di falso, contribuisce all'onor della Chiesa, non meno di quel che favorisse l'accrescimento della medesima[522]. Gli amici del Cristianesimo posson confessare senza rossore, che molti de' più eminenti santi erano stati prima del lor battesimo i peccatori più disperati. Quelli, che nel mondo avean seguitato, sebbene imperfettamente, i dettami della benevolenza e del decoro, traevano dalla opinione della propria rettitudine una sì tranquilla soddisfazione, che li rendeva molto men suscettibili di que' subiti movimenti di vergogna, di cordoglio, e di terrore, che avevano fatto nascere tante maravigliose conversioni. Seguitando l'esempio del divino lor Maestro, i missionari dell'Evangelio s'indirizzavano agli uomini, e specialmente alle donne oppresse dalla coscienza, e bene spesso dagli effetti de' loro vizi. Siccome poi questi da' peccati e dalla superstizione innalzavansi alla gloriosa speranza dell'immortalità, risolvevano di darsi ad una vita, non solo virtuosa ma eziandio penitente. La brama della perfezione diveniva la passion dominante dell'animo loro; ed è ben noto, che mentre la ragione si contiene dentro i limiti d'una fredda mediocrità, le nostre passioni con una rapida violenza ci spingono oltre lo spazio, che trovasi fra estremità le più opposte fra loro. Quando i novelli convertiti s'erano arrolati al numero de' Fedeli, ammessi a' Sacramenti della Chiesa, li riteneva dal cader nuovamente ne' lor passati disordini un'altra considerazione di una specie meno spirituale, ma molto innocente e lodevole. Ogni particolar società, che si è staccata dal corpo di una nazione, o dalla religione alla quale apparteneva, diviene immediatamente l'oggetto dell'universale ed invidiosa osservazione. A misura che n'è piccolo il numero, possono influire sul carattere della società le virtù od i vizi delle persone, che la compongono; ed ogni membro si trova impegnato ad invigilare colla più premurosa attenzione sulla propria condotta, e su quella de' suoi fratelli, mentre siccome deve aspettarsi di esser partecipe delle comuni disgrazie, così può sperar di godere una parte della comune riputazione. Quando furono condotti i Cristiani della Bitinia avanti al tribunale di Plinio il Giovane, assicurarono il Proconsole, che lungi dall'intignere in alcuna cospirazione illegittima, essi con una solenne obbligazione astringevansi ad astenersi da qualunque delitto che potesse disturbar la privata o pubblica pace della società, da' furti, dalle ruberie, dagli adulterj, dagli spergiuri e dalle frodi[523]. Quasi un secolo dopo, Tertulliano con onesto orgoglio poteva vantare, che ben pochi Cristiani erano stati giustiziati per mano del carnefice, eccettuati quelli, che avean sofferto a motivo della lor religione[524]. La vita seria e ritirata, che facevano, contraria alle tumultuarie costumanze di quel tempo, gli assuefaceva alla castità, alla temperanza, all'economia, ed a tutte le sobrie e domestiche virtù. Comechè per la maggior parte si esercitavano in qualche negozio, o professione, vi attendevano usando la massima integrità, ed il più onesto contegno, per togliere ogni sospetto, che i profani son troppo disposti a concepire contro le apparente di santità. Il disprezzo del mondo gli abituava negli esercizi di umiltà, di mansuetudine e di pazienza. Quanto più erano perseguitati, tanto più strettamente si univano fra loro. La mutua lor carità, e non sospetta confidenza aveva dato nell'occhio agl'infedeli, e bene spesso ne abusarono i loro perfidi amici[525]. Una circostanza, che fa molto onore alla morale de' primi Cristiani, è che le stesse mancanze loro, anzi gli errori, nascevano da un eccesso di virtù. I Vescovi e Dottori della Chiesa, che fanno testimonianza delle professioni, de' principj, ed anche della pratica de' loro contemporanei, sopra i quali esercitava grand'influenza la loro autorità, avevano studiate lo scritture con meno perizia, che devozione, e spesso prendevano nel senso il più letterale que' rigidi precetti di Cristo e degli Apostoli, a' quali ha la prudenza de' più moderni commentatori applicato una più libera o figurata maniera d'interpretamento. Ambizioni d'esaltare la perfezione dell'Evangelio sopra la saviezza della filosofia, gli zelanti Padri hanno spinto i doveri della mortificazione di se stesso, della purità e della pazienza fino ad un grado, al quale appena è possibile di giungere, e molto meno di perseverarvi nel presente stato di debolezza e di corruzione in cui siamo. Una dottrina così straordinaria e sublime si dee render senza dubbio venerabile al popolo; ma era mal acconcia ad ottener l'approvazione di que' mondani filosofi, che nella condotta di questa vita passeggera consultano i sentimenti della natura e l'interesse della società[526]. Vi sono due propensioni naturali, che noi possiam ravvisare nelle più virtuose ed ingenue indoli, l'amor del piacere e quello di agire. Se il primo sia coltivato dalle arti e dalle scienze, promosso da' vincoli del commercio sociale, e corretto da un giusto riguardo all'economia, alla salute, ed alla riputazione, produce la maggior parte della felicità di una vita privata. L'amore poi dell'azione è un principio di un carattere più forte o più dubbioso: conduce spesse volte alla collera, all'ambizione, ed alla vendetta; ma qualora sia guidato da un sentimento di decenza e di bontà, divien la sorgente di ogni virtù; e se queste virtù sono accompagnate da egual capacità, può anche una famiglia, uno Stato, o un Impero riconoscer la sua prosperità e sicurezza dal coraggio intrepido di un solo uomo. All'amor del piacere dunque imputar si possono le più dilettevoli, ed a quel dell'azione le più utili e stabili qualità umane. Quell'individuo, nel quale si trovasse unito con bell'armonia l'uno all'altro, ci darebbe per avventura la più perfetta idea della natura dell'uomo. Un'indole inattiva, ed insensibile, che si supponesse del tutto priva di ambidue gli amori, si rigetterebbe d'unanime accordo dagli uomini come affatto incapace di procurare all'individuo veruna felicità, o alcun pubblico vantaggio al genere umano. Ma non era questo mondo il luogo, dove i primitivi Cristiani bramavano di rendersi o piacevoli, o vantaggiosi. L'acquisto di cognizioni, l'esercizio della nostra ragione ed immaginativa, ed il lieto corso di una libera conversazione occupar possono il tempo di un animo culto. Queste ricreazioni però si rigettavano con orrore, o ammettevansi con estrema cautela dalla severità de' Padri, che disprezzavano qualunque cognizione, che non fosse utile alla salute spirituale, e riguardavan ogni leggerezza di discorso, come un colpevole abuso del dono della parola. Nello stato in cui siamo presentemente, il corpo è tanto inseparabilmente connesso coll'anima, che sembra nostro interesse di gustare innocentemente, e con moderazione i piaceri, de' quali è suscettibile quel fedele compagno. Assai diverso era il ragionamento de' nostri devoti predecessori, che vanamente aspirando ad imitare la perfezione degli Angeli, sdegnavano, o affettavano di sdegnare ogni terreno e corporale diletto[527]. Alcuni de' nostri sensi veramente son necessari per la conservazione, altri per la sussistenza, ed altri finalmente per l'instruzione dell'uomo, e così era impossibile affatto di non ammetterne l'uso. Ma la prima sensazion di piacere notavasi come il primo momento del loro abuso. L'insensibile candidato del Cielo era preparato non solo a resistere a' più grossolani allettamenti dell'odorato o del gusto, ma anche a chiuder gli orecchi all'armonia profana de' suoni, ed a rimirar con indifferenza le più finite produzioni dell'arte umana. Supponevasi, che l'uso di abbigliamenti galanti, di case magnifiche e di eleganti suppellettili riunisse il doppio vizio d'orgoglio e di sensualità: una semplice e mortificata apparenza era più conforme al Cristiano, il quale era certo delle proprie colpe, ed incerto della sua salvezza. I Padri nel censurare la voluttà son minuti e circostanziati all'estremo[528]; e fra vari articoli, ch'eccitano la pietosa loro indignazione, possiam contare la chioma finta, gli ornamenti di ogni colore, eccettuato il bianco, gl'istrumenti di Musica, i vasi d'oro e d'argento, i guanciali molli (poichè Giacobbe avea posato il suo capo sopra una pietra,) il pane bianco, i vini forestieri, le pubbliche salutazioni, l'uso de' bagni caldi, e quello di radersi la barba, che secondo l'espressione di Tertulliano è una bugia contro i nostri propri volti, ed un empio tentativo di migliorar le opere del Creatore[529]. Quando il Cristianesimo si diffuse fra la gente ricca e pulita, l'osservanza di queste leggi singolari fu abbandonata, come si farebbe presentemente, a que' pochi che aspiravano ad una santità superiore. Ma egli è sempre facile non meno che soddisfacente per i ceti più bassi degli uomini di farsi un merito col disprezzo di quelle pompe e di quei piaceri, che la fortuna pose al di là della loro portata. La virtù dei primitivi Cristiani era molto spesso difesa, come quella de' Romani antichi, dalla povertà, e dall'ignoranza. La casta severità de' Padri in tutto ciò, che risguardava il commercio de' due sessi, nasceva dall'istesso principio, cioè dall'abborrimento che avevano per ogni diletto, che soddisfar potesse la natura sensuale dell'uomo, e degradarne la spirituale. Era opinione lor favorita, che se Adamo conservato si fosse obbediente al Creatore, avrebbe vissuto per sempre in uno stato di virginal purità, ed in qualche innocente maniera di vegetazione sarebbesi popolato il Paradiso di una razza di esseri puri, ed immortali[530]. Solo permettevasi l'uso del matrimonio alla decaduta posterità come un espediente necessario per continuare la specie umana, e come un freno, quantunque imperfetto, alla natural licenza dei desiderj. La dubbiezza de' casisti ortodossi rispetto a quest'interessante soggetto, scuopre l'imbarazzo di quelli che non vogliono approvare un instituto, che son costretti a tollerare[531]. L'enumerazione delle più capricciose leggi, ch'essi con la massima minutezza imposero al letto maritale, farebbe sorridere i giovani, ed arrossire le belle. Era concorde lor sentimento, che il primo unico matrimonio fosse conforme a tutti i fini della natura e della società. La sensual congiunzione innalzavasi a rappresentar la mistica unione di Cristo colla sua Chiesa, e si pronunziava indissolubile tanto pel divorzio, che per la morte. L'uso delle seconde nozze era diffamato col nome di legale adulterio; e le persone, colpevoli di tale scandalosa mancanza contro la purità Cristiana, venivano spesso escluse dagli onori, e fino dallo limosine della Chiesa[532]. Poichè si risguardava il desiderio come un delitto, ed il matrimonio si tollerava come un difetto, era ben coerente a questi principj di considerar lo stato del celibato, come il più prossimo alla perfezione Divina. Con la massima difficoltà potea soffrire l'antica Roma l'instituzione di sei Vestali[533], ma la primitiva Chiesa era piena di un gran numero di persone dell'uno e dell'altro sesso, che si eran obbligate a professare una perpetua castità[534]. Alcune poche di queste, fra le quali numerar possiamo il dotto Origene, crederono prudentissimo consiglio quello di disarmare il tentatore[535]. Alcuni erano insensibili, altri invincibili agli assalti della carne. Sdegnando un'ignominiosa fuga, le vergini del caldo clima dell'Affrica affrontavano il nemico nella più stretta battaglia; esse permettevano a' Preti ed a' Diaconi di aver luogo ne' loro letti, e gloriavansi fra le fiamme dell'intatta lor purità. La natura insultata vendicava qualche volta i propri diritti, e questa nuova specie di martirio serviva soltanto ad introdurre un nuovo scandalo nella Chiesa[536]. Molti però fra gli Ascetici (nome che presto acquistarono a motivo de' lor penosi esercizj) essendo meno presuntuosi, ebbero probabilmente miglior successo. La mancanza de' sensuali piaceri si compensava, e si suppliva dall'orgoglio spirituale. Anche la moltitudine de' Pagani era disposta a stimare il merito del sacrifizio per la sua apparente difficoltà; ed in lode di queste caste spose di Cristo i Padri hanno versato il torbido fiume della loro eloquenza[537]. Tali sono le antiche tracce de' principj, e degli instituti monastici, che ne' posteriori tempi hanno bilanciato tutti i vantaggi temporali del Cristianesimo[538]. Non erano i Cristiani meno alieni dagli affari, che da' piaceri di questo mondo. Essi non sapevano come conciliar la difesa delle proprie persone e sostanze con la tollerante dottrina, che ordinava loro un'illimitata dimenticanza delle passate ingiurie, e il domandarne delle nuove. Offendevasi la loro semplicità dall'uso de' giuramenti, dalla pompa delle magistrature e dall'attiva contenzione della vita pubblica, nè la loro mite ignoranza potea convincersi, che in qualche occasione si potesse legittimamente spargere il sangue de' nostri prossimi con la spada o della giustizia, o della guerra; quantunque anche i lor ostili, o criminali attentati minacciasser la pace, e la sicurezza dell'intera Repubblica[539]. Si confessava, che sotto una legge meno perfetta si esercitava la potestà nel Governo Giudaico da inspirati Profeti, e da Re unti coll'approvazione del Cielo. I Cristiani sentivano, ed accordavano, ch'eran necessari pel presente sistema del mondo tali instituti, e sottoponevansi di buona voglia all'autorità de' loro Pagani Governatori. Ma nel tempo che inculcavano le massime d'un'ubbidienza passiva, ricusavano di prender attivamente alcuna parte nella civile amministrazione, o militar difesa dell'Impero. Poteva per avventura concedersi qualche dispensa per quelle persone, che avanti di convenirsi erano già impegnate in tali violente, e sanguinarie occupazioni[540]; ma era impossibile, che i Cristiani, senza rinunciare a' più sacri doveri, potessero assumere il carattere di soldati, di magistrati, o di Principi[541]. Questa indolente, o anche colpevole noncuranza della pubblica salute gli esponeva al disprezzo, ed a' rimproveri de' Pagani, che bene spesso dimandavano quale mai sarebbe stato il destino dell'Impero attaccato per ogni parte da' Barbari, se tutti adottato avessero i pusillanimi sentimenti della nuova setta?[542] A tale insultante questione gli Apologisti Cristiani rendevan oscure ed ambigue risposte, non volendo manifestar la secreta opinione della lor sicurezza, vale a dire l'opinione in cui erano, che avanti l'intera conversione dell'uman genere, la guerra, il Governo, il Romano Impero, ed il Mondo stesso non sarebbero più. È da notarsi, che anche in questo caso la situazione de' primi Cristiani molto felicemente coinciderà co' loro scrupoli religiosi, e che la loro avversione ad una vita attiva contribuiva piuttosto a scusarli dal servizio, che ad escluderli dagli onori dello Stato, e dell'esercito. V. Ma per quanto il carattere degli uomini possa venir innalzato, o depresso da un passeggiero entusiasmo, tornerà poi a grado a grado al suo proprio, e naturale livello, e riprenderà quelle passioni, che sembrano le più adattate alla sua presente condizione. I primitivi Cristiani eran morti agli affari, ed a' piaceri del Mondo; ma l'amor dell'azione, che non può mai estinguersi totalmente, presto risorse in loro, e trovarono un'occupazione novella nel governo della Chiesa. Una società a parte, che attaccava la religione dominante dell'Impero, doveva prescriversi qualche forma di regolamento interno, e deputare un sufficiente numero di ministri, a' quali affidasse non solo le funzioni spirituali, ma ancora la temporale direzione della Cristiana Repubblica. La sicurezza di tal società, l'onore, e l'ingrandimento della medesima producevano eziandio negli animi più devoti uno spirito di patriottismo, simile a quello, che i primi Romani avevan sentito per la Repubblica, ed alle volte anche una simile indifferenza rispetto all'uso di qualunque sorta di mezzi, che potessero probabilmente condurre a sì desiderabile fine. L'ambizione d'innalzar se stessi, o i loro amici agli onori ed agli uffizi della Chiesa, coprivasi con la lodevole intenzione di sacrificare al pubblico vantaggio il potere e la stima, che solo per tal oggetto erano essi in dovere di procacciarsi. Nell'esercizio delle lor funzioni molto frequentemente occorreva di scoprire gli errori dell'eresia, o gli artifizi della fazione, di opporsi a' disegni de' malvagi fratelli, di mostrarne le persone colla meritata infamia, e di escluderli dal seno di una società, la cui pace e felicità tentato avevano di turbare. Gli Ecclesiastici direttori de' Cristiani dovevano unire la prudenza del serpente coll'innocenza della colomba; ma come la prima si andò raffinando, così la seconda insensibilmente corruppesi per l'abitudine del Governo. Nella Chiesa ugualmente che nel Mondo, le persone, costituite in qualche pubblico impiego, si rendevan considerabili per la loro eloquenza e fermezza, per la cognizione degli uomini, e per la destrezza negli affari, e mentre nascondevano agli altri, e forse a se medesimi i segreti motivi della lor condotta, ricadevano troppo frequentemente in tutte le tumultuarie passioni della vita attiva, le quali avevano acquistata la tintura di un maggior grado di amarezza, e di ostinazione per l'infusione dello spirituale. Il Governo della Chiesa spesso è stato il soggetto non meno che il guiderdone di religiose contese. Gli ostinati disputanti di Roma, di Parigi, di Oxford, e di Ginevra si sono sforzati ugualmente per ridurre ciascuno la prima ed apostolica forma di governo[543] alla propria costituzione. Que' pochi, i quali hanno discusso tale articolo con più candore ed imparzialità, son d'opinione[544], che gli Apostoli evitassero l'uffizio di legislatori, e piuttosto volessero soffrire alcuni scandali, e divisioni particolari, che togliere ai futuri Cristiani la libertà di variar le forme del loro ecclesiastico regolamento, secondo le variazioni de' tempi, e delle circostanze. Può vedersi qual sistema di governo fosse colla loro approvazione adottato per l'uso del primo secolo nella pratica delle Chiese di Gerusalemme, d'Efeso, e di Corinto. Le società, erette nelle città dell'Impero, erano soltanto unite fra loro co' vincoli della carità e della fede. L'indipendenza, e l'uguaglianza formavano la base dell'interna loro costituzione. Supplivasi alla mancanza di cultura e di sapere umano, secondo le occasioni, mediante l'aiuto de' -Profeti-[545], ch'eran chiamati a tale uffizio, senza distinzione alcuna d'età, di sesso, o di naturali talenti, e che ogni qual volta sentivano il divino impulso, mandavano fuori le effusioni dello spirito nell'assemblea de' fedeli. Ma i Profetici Dottori spesso abusarono o fecero cattive applicazioni di questi doni straordinari. Essi ne facevan pompa fuor di tempo, presumevano d'interrompere le sacre funzioni dell'assemblea, e col loro orgoglio o falso zelo indussero specialmente nella Chiesa Apostolica di Corinto una lunga e trista serie di disordini[546]. Siccome l'instituto de' Profeti divenne inutile, ed anche dannoso, ne fu tolta di mezzo la potestà, ed abolito l'uffizio. Le pubbliche funzioni della Religione furono solamente affidate a ministri già stabiliti nella Chiesa, vale a dire a Vescovi, ed a Preti: nomi, che nella lor prima origine sembra, che indicassero lo stesso ministero, ed ordine di persone. Quello di Prete esprimeva la loro età, o piuttosto la lor gravità e saviezza; quello poi di Vescovo denotava l'ispezione che avevano sopra la fede, ed i costumi de' Cristiani, commessi alla pastorale lor cura. Proporzionatamente al numero de' fedeli, una maggiore o minor quantità di questi -Preti Episcopali- governava ogni nascente congregazione con uguale autorità, e con union di consigli[547]. Ma la più perfetta uguaglianza di libertà esige la direzione di un Magistrato superiore; e l'ordine delle pubbliche deliberazioni, ben presto introduce l'uffizio d'un Presidente, che almeno abbia l'autorità di raccogliere le opinioni, e di eseguire i decreti dell'assemblea. Un riguardo alla pubblica tranquillità, che sarebbe stata frequentemente interrotta dalle annuali, o accidentali elezioni, mosse i primitivi Cristiani a stabilire una perpetua, ed onorevole magistratura, ed a scegliere uno de' più prudenti e santi fra' loro Preti per eseguire, finchè viveva, i doveri di loro ecclesiastico direttore. In quest'occasione fu che il sublime titolo di Vescovo s'incominciò ad innalzare sopra l'umile denominazione di Prete; e mentre quest'ultima continuò ad indicare la più natural distinzione fra' membri di ogni Senato Cristiano, quello fu appropriato alla dignità del nuovo Presidente di esso[548]. I vantaggi di questa forma di Governo Episcopale, che sembra essere stato introdotto avanti il fine del primo secolo[549], erano tant'ovvj, ed importanti per la futura grandezza, ugualmente che per la pace attuale del Cristianesimo, che fu adottato senza dilazione da tutte le società, ch'erano già sparse per l'Impero. Aveva esso molto per tempo acquistato l'approvazione dell'antichità[550], ed è stato sempre rispettato dalle Chiese più potenti, sì Orientali che Occidentali, come un primitivo, ed anche Divino stabilimento[551]. È superfluo di osservare, che i devoti ed umili Preti, che a principio insigniti furono del titolo Episcopale, non potevan avere, e probabilmente ricusato avrebbero la potenza e la pompa, che adesso circonda la tiara del Romano Pontefice, o la mitria di un Prelato Alemanno; ma possiam definire in poche parole gli stretti limiti della primiera loro giurisdizione, ch'era principalmente spirituale, sebbene in qualche caso riguardasse anche le cose temporali[552]. Riducevasi questa all'amministrazione de' sacramenti, alla disciplina Ecclesiastica, alla sopraintendenza de' riti sacri, che insensibilmente crescevano in numero e in verità, alla consacrazione dei ministri ecclesiastici, a' quali si assegnavan dal Vescovo le rispettive funzioni, al maneggio del pubblico tesoro, ed alla decisione di tutte quelle controversie, che i Fedeli non volevano esporre avanti al tribunale di un Giudice idolatra. Queste facoltà per breve tempo si esercitarono secondo il consiglio del collegio presbiterale, e col consenso e coll'approvazione dell'assemblea de' Cristiani. Gli antichi Vescovi si risguardavan soltanto come i primi fra' loro uguali, e gli onorevoli servi di un popolo libero. Quando vacava per la morte del Vescovo la cattedra Episcopale, si eleggeva fra i Preti un nuovo Presidente per mezzo de' voti di tutta la congregazione, ogni cui membro si stimava investito di un carattere sacro e sacerdotale[553]. Questo fu il dolce, ed uguale regolamento, con cui si governavano i Cristiani più di cento anni dopo la morte degli Apostoli. Ogni società formava da se una separata e indipendente Repubblica; e quantunque i più distanti fra questi piccoli Stati mantenessero un reciproco, ed amichevol commercio di deputazioni e di lettere, pure non era il Mondo Cristiano ancora congiunto mercè di alcuna suprema autorità, o legislativa assemblea. Siccome il numero de' Fedeli appoco appoco s'era moltiplicato, si videro i vantaggi, che provenir potevano da una più stretta unione d'interessi, e di disegni. Verso il finire del secondo secolo le Chiese della Grecia e dell'Asia adottarono le vantaggiose instituzioni de' sinodi provinciali, e può giustamente supporsi, che prendessero il modello de' Concilj rappresentativi da celebri esempi del lor Paese, quali sono quello degli Anfizioni, la lega Achea, o le assemblee delle Città della Jonia. Tosto fu stabilito come un costume, ed una legge, che i Vescovi delle Chiese indipendenti si trovassero, ne' tempi determinati della primavera e dell'autunno, insieme nella capitale della Provincia. Le loro deliberazioni erano assistite dal consiglio di pochi Preti distinti, e moderate dalla presenza di una moltitudine di uditori[554]. I loro decreti, che si chiamavano Canoni, regolavano qualunque importante questione di fede, e di disciplina: ed era naturale di credere, che nella riunione de' delegati del popolo Cristiano si sarebbe sparsa un'abbondante effusione dello Spirito Santo. L'instituzione de' sinodi era così confacente all'ambizione privata, ed all'interesse pubblico, che nello spazio di pochi anni fu ricevuta per tutto l'Impero. Si stabilì una regolare corrispondenza fra' Concilj provinciali, che reciprocamente si comunicavano, ed approvavano i rispettivi loro atti; e la Chiesa cattolica prese in breve la forma, ed acquistò la forza di una gran Repubblica federativa[555]. Siccome restò insensibilmente sospesa per l'uso dei concilj l'autorità legislativa delle Chiese particolari, così ottennero i Vescovi, mediante la loro confederazione, una porzione molto maggiore di potestà esecutiva ed arbitraria; e tosto che si trovarono uniti da un sentimento di comune interesse, furono in istato di attaccare con unito vigore gli originarj diritti del Clero e del popolo. I Prelati del terzo secolo mutarono appoco appoco il linguaggio d'esortazione in quel di comando; sparsero i semi delle future usurpazioni; e supplirono con allegorie scritturali, e con declamazioni rettoriche alla mancanza di forza e di ragione. Essi esaltavano l'unità ed il poter della Chiesa, quale rappresentavasi nell'-Uffizio Episcopale-, di cui godeva ogni Vescovo un'uguale ed indivisa porzione[556]. Si andava spesso ripetendo, che i Principi, ed i Magistrati vantar potevano un terreno diritto, ed un passaggiero dominio, ma l'Episcopale autorità era la sola che derivasse da Dio, e si estendesse a questo, ed all'altro mondo. I Vescovi erano i vicari di Cristo, i successori degli Apostoli, e quelli che furono misticamente sostituiti al sommo Sacerdozio della legge Mosaica. Il privilegio esclusivo che avevano di conferire il carattere sacerdotale, invase la libertà dell'elezioni del Clero e del Popolo, e se nell'amministrazione della Chiesa qualche volta consultavano il giudizio de' Preti, o l'inclinazione popolare, avevan grandissima cura d'inculcare il merito di tal volontaria condiscendenza. I Vescovi riconoscevano l'autorità suprema, che risedeva nell'assemblea de' loro fratelli; ma nel governo delle particolari lor Diocesi, ciascheduno di essi dal proprio -Gregge- esigeva l'istessa implicita obbedienza, come se quella favorita metafora fosse stata letteralmente giusta, ed il Pastore fosse stato di una più sublime natura che le sue pecore[557]. Questa obbedienza però non fu imposta senza qualche sforzo per una parte, e senza qualche resistenza per l'altra. La parte democratica della costituzione fu in molti luoghi con gran calore sostenuta dalla zelante, od interessata opposizione del Clero inferiore. Ma si diedero al loro patriottismo gl'ignominiosi nomi di fazione, e di scisma; e la causa Episcopale dovè il suo rapido progresso alle fatiche di molti attivi Prelati, che riunivano in se stessi, come Cipriano di Cartagine, le arti del più ambizioso uomo di Stato colle virtù Cristiane, che sembrano attagliarsi al carattere di un santo, e di un martire[558]. Le medesime cagioni, che avevan distrutto a principio l'uguaglianza de' Preti, introdussero una preeminenza di grado fra' Vescovi, e quindi una superiorità di giurisdizione. Ogni volta che nella primavera, e nell'autunno adunavansi nel Concilio provinciale, sentivasi molto notabilmente la differenza del merito e della riputazion personale fra i membri dell'assemblea, ed era governata la moltitudine dalla dottrina, e dall'eloquenza dei pochi. Ma l'ordine degli atti pubblici richiedeva una distinzione più regolare e meno invidiosa; fu conferito l'uffizio di presedere in perpetuo ai Concilj di ogni Provincia a' Vescovi della città principale, e questi ambiziosi Prelati, che tosto acquistarono i titoli eminenti di Metropolitani e di Primati, si preparavan segretamente ad usurpare sopra i loro episcopali fratelli quell'autorità istessa, che i Vescovi avevano ultimamente assunta sopra il collegio de' Prelati[559]. Nè passò molto tempo, che s'introdusse una emulazione di preeminenza, e di potere fra' Metropolitani medesimi, affettando ciascheduno di essi di mostrare ne' termini più fastosi gli onori e i vantaggi temporali della Città, a cui presedeva, il numero e l'opulenza de' Cristiani sottoposti alla pastorale sua cura, i Santi ed i Martiri, ch'erano sorti fra loro, e la purità con cui mantenevasi la tradizione della fede, qual era stata trasmessa per una serie di Vescovi ortodossi dagli Apostoli, o da' lor Discepoli, a' quali attribuivasi la fondazione di quella Chiesa[560]. Per ogni motivo, sì Ecclesiastico che civile, era facile a prevedersi che Roma avrebbe goduto il rispetto, ed in breve pretesa l'obbedienza delle Province. Ivi la società dei Fedeli era in una giusta proporzione colla Capitale dell'Impero; la Chiesa Romana era il più grande, il più numeroso, e nell'Occidente il più antico di tutti gli stabilimenti Cristiani, molti de' quali avevano ricevuta la religione dalle pie fatiche de' Missionari della medesima. Supponevasi, che avesse onorato le rive del Tevere non già un solo fondatore Apostolico, al che si riduceva il più alto vanto di Antiochia, d'Efeso, o di Corinto, ma la predicazione, ed il martirio de' due più eminenti fra gli Apostoli[561]; e molto prudentemente i Vescovi di Roma pretendevano d'essere eredi di qualsivoglia prerogativa, che attribuita fosse alla persona, o all'uffizio di S. Pietro[562]. I Vescovi della Italia, e delle Province eran disposti ad accordar loro un primato d'ordine, e d'associazione (come molto accuratamente si esprimevano) nella Cristiana aristocrazia[563]. Ma la potestà di Monarca rigettavasi con orrore, e l'ambizioso genio di Roma trovò nelle nazioni dell'Asia, e dell'Affrica una resistenza contro lo spirituale di lei dominio, più vigorosa di quella che anticamente aveva sperimentato contro il temporale. Il patriottico Cipriano, che regolava, col più assoluto potere la Chiesa di Cartagine, ed i sinodi Provinciali, si oppose risolutamente, e con successo, all'ambizione del Romano Pontefice; artificiosamente unì la propria causa con quella de' Vescovi Orientali, e, come Annibale, cercò nuovi alleati nel cuore dell'Asia[564]. Se questa guerra Punica si fece senz'alcuna effusione di sangue, ciò debbe molto meno attribuirsi alla moderazione, che alla debolezza de' combattenti Prelati. Le sole armi, che usarono, furono invettive e scomuniche: e queste, nel corso di tutta la disputa, eglino si scagliarono un contro l'altro con ugual furia e devozione. I moderni cattolici si trovano angustiati dalla dura necessità di censurare la condotta, o di un Papa, o di un Santo e d'un Martire, quando son costretti a riferire le particolarità di una disputa, nella quale i Campioni della Religione secondarono quelle passioni, che sembravano meglio adattate al Senato, od al Campo[565]. L'avanzamento dell'autorità Ecclesiastica fece nascere la memorabile distinzione fra lo stato laicale e clericale, che non era stato in uso nè fra' Greci, nè fra' Romani[566]. Il primo comprendeva il corpo del popolo Cristiano; l'altro, secondo il significato di quella voce, la parte scelta, ch'era stata destinata pel servizio della Religione; celebre ordine di persone, che ha somministrato i più importanti, quantunque non sempre i più edificanti soggetti all'Istoria moderna. Le lor vicendevoli ostilità qualche volta disturbarono la pace della Chiesa nascente, ma si univan lo zelo e l'attività loro nella causa comune, e l'amor della potenza, che (sotto i più artificiosi colori) s'insinuava nei petti de' Vescovi e de' Martiri, gli animava ad accrescere il numero de' loro sudditi, e ad estendere i limiti dell'Impero Cristiano. Essi eran privi di ogni forza temporale, e per lungo tempo furono scoraggiati ed oppressi, anzichè assistiti, dal Magistrato civile: avevano però in mano, ed esercitavano nell'interno regolamento delle lor società i due più efficaci strumenti del governo, i premj e le pene; traevano i primi dalla pia liberalità, e le seconde dalla devota apprensione de' Fedeli. I. La comunione de' beni, che aveva tanto piacevolmente occupato l'immaginativa di Platone[567], e che sussisteva in qualche modo nell'austera setta degli Essenj[568], fu per breve tempo adottata nella primitiva Chiesa. Il fervore de' primi proseliti gl'indusse a vendere quelle mondane possessioni, che disprezzavano, a portarne il prezzo a' piedi degli Apostoli, ed a contentarsi di riceverne una parte uguale agli altri nella generale distribuzione[569]. L'accrescimento de' Cristiani fece che si rilassasse, ed a grado a grado restasse abolito questo generoso instituto, che in mani meno pure di quelle degli Apostoli si sarebbe troppo presto corrotto, e convertito in abuso dal proprio interesse, a cui la natura umana è sempre condotta; e fu permesso a' convertiti, che abbracciavan la nuova religione, di ritenere il possesso del lor patrimonio, di ricever legati ed eredità, e di accrescere ciascheduno i propri averi per tutti i mezzi legittimi del commercio e dell'industria. Invece di un intero sagrifizio de' beni di ognuno, da' ministri dell'Evangelio ne fu accettata una moderata porzione, e nelle loro eddomadali, o mensuali adunanze ogni fedele, secondo che esigeva l'occasione, ed a misura della propria ricchezza e pietà, presentava la sua volontaria offerta per uso della società comune[570]. Nessuna cosa, quantunque tenue si ricusava; ma premurosamente inculcavasi che rispetto alle decime la legge Mosaica era sempre di obbligazione divina; che essendo stato comandato agli Ebrei, sotto una disciplina meno perfetta, di pagare la decima parte di tutto ciò che possedevano, era ben conveniente che i discepoli di Cristo si distinguessero con una maggior liberalità[571], ed acquistassero qualche merito col privarsi di un bene superfluo, che sì presto dovevasi annichilare insieme col mondo[572]. Egli è quasi superfluo l'osservare, ch'essendo l'entrata d ogni Chiesa particolare così fluttuante ed incerta, debb'essere stata varia secondo la povertà, o l'opulenza de fedeli, e secondo che si trovavano dispersi in oscuri villaggi, od uniti nelle grandi Città dell'Impero. Nel tempo dell'Imperator Decio era opinione de' Magistrati, che i Cristiani di Roma, possedessero grandi ricchezze, che si usassero nel loro culto religioso vasi d'oro o d'argento, e che molti fra' proseliti avessero vendute le proprie terre e case per accrescere le pubbliche sostanze della comunità, a spese in vero degl'infelici lor figli, che si trovavan mendichi, perchè i loro padri erano stati santi[573]. Dovremmo con diffidenza prestare orecchio ai sospetti degli stranieri e nemici: in quest'occasione però acquistano un colore molto specioso o probabile dalle seguenti due circostanze, le sole giunte a nostra notizia, che diffiniscano una somma precisa, o dieno una idea distinta. Quasi nel medesimo tempo il Vescovo di Cartagine da una società men opulenta di quella di Roma raccolse centomila sesterzi (sopra mille settecento zecchini) in una subitanea questua por redimere i fratelli della Numidia, ch'erano stati fatti schiavi dai Barbari del deserto[574]. Circa cent'anni avanti al regno di Decio, la Chiesa Romana in una sola donazione avea ricevuto la somma di dugentomila sesterzi da uno straniero del Ponto, che avea determinato di stabilirsi nella Capitale[575]. Si facevan queste oblazioni per la massima parte in moneta; nè la società de' Cristiani era bramosa, o capace di acquistare l'imbarazzo de' beni stabili in grande estensione. Era stato provvisto da varie leggi, promulgate col medesimo spirito dei nostri statuti delle mani morte, che non si donassero, nè si lasciassero fondi reali ad alcun corpo collegiato, senza un privilegio speciale, o una particolar dispensa dell'Imperatore, o del Senato[576], i quali rare volte eran disposti a concederla in favor d'una setta, che fu a principio l'oggetto del lor disprezzo, e finalmente de' lor timori, e della lor gelosia. Si riferisce però un atto sotto il regno d'Alessandro Severo, il quale dimostra, che tal proibizione qualche volta restava elusa o sospesa, e che si permetteva a' Cristiani di reclamare, e di posseder terre dentro i confini dell'istessa Roma[577]. Il progresso del Cristianesimo, e le civili turbolenze dell'Impero contribuirono a rilassare la severità delle leggi, ed avanti la fine del terzo secolo molti fondi considerabili si acquistarono dalle opulente Chiese di Roma, di Milano, di Cartagine, di Antiochia, di Alessandria, e delle altre grandi Città dell'Italia e delle Province. Il natural Tesoriere della Chiesa era il Vescovo; il comun fondo affidavasi alla cura di lui senza che fosse soggetto a rendimento di conti o a revisione; i Preti si limitavano alle funzioni loro spirituali, e soltanto impiegavasi l'inferiore nome de' Diaconi pel maneggio, e per la distribuzione dell'Ecclesiastiche rendite[578]. Se può darsi fede alle veementi declamazioni di Cipriano, v'erano moltissimi fra' suoi Affricani fratelli, che nell'esercizio del loro impiego violavano ogni precetto, non solo di evangelica perfezione, ma anche di virtù morale. Alcuni di quest'infedeli dispensatori scialacquavano i beni della Chiesa in sensuali piaceri, altri gl'impiegavano in negozi di privato guadagno, di fraudolenti acquisti, e di rapace usura[579]. Ma finchè le contribuzioni del Popolo Cristiano furono libere e volontarie, l'abuso della fiducia di lui non poteva essere molto frequente, e gli usi a' quali tal liberalità in generale applicavasi, facevan onore alla società religiosa. Se ne riservava una conveniente porzione pel mantenimento del Vescovo, e del suo Clero; un'altra sufficiente somma era destinata per le spese del Culto pubblico, di cui formavan la parte più essenziale e piacevole i banchetti di carità, o come allora dicevansi, le -agape-; e tutto il resto era patrimonio sacro de' poveri. Secondo la discrezione del Vescovo si impiegava in alimentare le vedove e gli orfani, gli storpiati, gl'infermi, ed i vecchi della società, in aiutar gli stranieri e pellegrini, ed in sollevare le angustie dei carcerati e degli schiavi, specialmente se i lor patimenti erano cagionati da un forte amore alla causa della religione[580]. Un generoso commercio di carità univa le più distanti Province, e le più povere congregazioni venivano di buona voglia assistite dalle elemosine de' loro più opulenti fratelli[581]. Tale instituto, che risguardava meno il merito, che la miseria delle persone, molto materialmente favoriva l'accrescimento del Cristianesimo. I Gentili i quali erano animati da un sentimento d'umanità, nel tempo che deridevano le dottrine, confessavano la beneficenza della nuova setta[582]. La vista dell'immediato sollievo, e della protezione futura, invitava al seno ospitale di lei molte di quelle infelici persone, che la trascuratezza del mondo avrebbe abbandonate alle miserie dell'indigenza, della malattia e dell'età. Vi è qualche ragione ancora di credere, che un gran numero di fanciulli, secondo la crudel pratica di que' tempi, esposti da' loro genitori, fossero frequentemente preservati dalla morte, battezzati, educati e mantenuti dalla pietà de' Cristiani, ed a spese del pubblico Tesoro[583]. II. Ogni società senza dubbio ha diritto di escludere dalla sua comunione e dai suoi benefizi que' membri, che rigettano o trasgrediscono le regole stabilite di comune condenso. Nell'esercizio di tal potestà le censure della Chiesa Cristiana eran principalmente dirette contro i peccatori scandalosi, ed in ispecie contro i rei d'omicidio, di frode o d'incontinenza, contro gli autori o seguaci di qualunque eretica opinione, che fosse stata condannata dal giudizio de' Vescovi, e contro quelle infelici persone, che, o liberamente o per forza, si eran macchiate, dopo il battesimo, con qualche atto di culto idolatrico. Le conseguenze della scomunica risguardavano il temporale non meno che lo spirituale. Il Cristiano, contro di cui pronunciavasi, era privato di qualunque parte nelle oblazioni de' fedeli. Si scioglievano i legami di ogni religiosa e privata amicizia. Diveniva egli un oggetto profano d'abborrimento per le persone, ch'ei più stimava, o dalle quali amavasi prima con la maggior tenerezza; e per quanto l'espulsione da una società rispettabile potea imprimere nel carattere di lui un contrassegno d'ignominia, era generalmente sfuggito, o tenevasi per sospetto da tutti. La situazione di questi esuli disgraziati era molto penosa e trista in se stessa, ma i lor timori, come suole avvenire, sopravanzavano anche molto i loro tormenti. I beni della comunion Cristiana eran quelli dell'eterna vita, nè potevano essi cancellare da' loro spiriti la terribile opinione, che Dio aveva date le chiavi dell'Inferno e del Paradiso a quegli Ecclesiastici direttori, da' quali ricevuto avevano la condanna. Gli Eretici, in vero, che potevano sostenersi colla coscienza delle loro intenzioni, e colla lusinghiera speranza di aver essi soli scoperta la vera strada della salute, procuravano di riacquistare nelle separate loro assemblee quelle temporali e spirituali consolazioni, che non potevano più ritrarre dalla gran società de' Cristiani. Ma quasi tutti coloro, che avevano con ripugnanza ceduto alla forza del vizio o dell'idolatria, sentivano l'umiliazione del loro stato, ed ansiosamente desideravano di essere ristabiliti ne' diritti della comunione Cristiana. Quanto al trattamento di questi penitenti, la primitiva Chiesa era divisa fra due opinioni, l'una di giustizia, l'altra di misericordia. I più rigorosi ed inflessibili casisti negavan per sempre e senz'eccezione il più basso luogo nella santa comunione a coloro, che essi avevano condannati o abbandonati, e lasciandoli in preda a' rimorsi di una colpevol coscienza, accordavan loro soltanto un debole raggio di speranza, che la compunzione loro, in vita ed in morte, potrebbe forse esser gradita all'Ente supremo[584]. Ma un sentimento più mite fu abbracciato in pratica ed in teorica dalle più rispettabili, e pure Chiese Cristiane[585]. Rare volte si chiusero al convertito penitente le porte della riconciliazione e del Cielo; ma fu instituita una severa e solenne forma di disciplina, la quale nell'atto medesimo, che serviva ad espiarne il delitto, con efficacia potesse allontanare gli spettatori dall'imitarne l'esempio. Umiliato da una pubblica confessione, emaciato dal digiuno, e vestito di sacco, stava il penitente prostrato alla porta dell'assemblea, chiedendo con lacrime il perdono delle sue colpe, ed implorando in suo favore le preghiere de' fedeli[586]. Se il peccato era molto grave, interi anni di penitenza non si credevano sufficienti a soddisfare adequatamente la divina giustizia; e sempre per mezzo di lenti e penosi gradi il peccatore, l'eretico o l'apostata restituivasi al seno della Chiesa. La sentenza però di scomunica perpetua si riservava per alcuni delitti di straordinaria enormità, e specialmente per le inescusabili ricadute di que' penitenti, che avevano già fatta prova, ed abusato della clemenza degli Ecclesiastici lor superiori. L'esercizio della disciplina Cristiana era vario secondo le circostanze o il numero delle colpe, a giudizio de' Vescovi. Furon celebrati verso il medesimo tempo i Concilj d'Ancira e d'Elvira, l'uno nella Galazia, l'altro nella Spagna, ma sembra che i rispettivi lor canoni, che tuttora esistono, abbiano uno spirito assai diverso. Il Galata, che dopo il Battesimo avea più volte sacrificato agl'idoli, poteva ottenere il perdono mediante una penitenza di sette anni, e se aveva sedotto altri ad imitare il suo esempio, tre soli anni di più erano aggiunti al termine del suo esilio. Ma l'infelice Spagnuolo, che avea commosso la medesima colpa, rimaneva privo della speranza di riconciliazione, anche in punto di morte: la sua idolatria stava alla testa di altri diciassette delitti, contro i quali fu pronunziata una non meno terribil sentenza; fra' quali si può distinguere l'inespiabil reato di calunniare un Vescovo, un Prete, od anche un Diacono[587]. La ben temperata unione di liberalità e di rigore, la distribuzion giudiziosa de' premj e delle pene secondo le massime della politica e della giustizia, formarono la forza -umana- della Chiesa. I Vescovi, la cui paterna cura estendevasi al governo del mondo spirituale e corporeo, sentivan bene l'importanza di queste prerogative, e coprendo la loro ambizione col bel pretesto dell'amore dell'ordine, eran gelosi di ogni rivale nell'esercizio di una disciplina tanto necessaria per prevenire la diserzione di quelle truppe, che si erano arrolate sotto lo stendardo della Croce, ed il numero delle quali ogni giorno diveniva maggiore. Dalle imperiose declamazioni di Cipriano dovremmo naturalmente concludere, che le dottrine della scomunica, e della penitenza, formavan la parte più essenziale della religione; ed era molto meno pericoloso ai discepoli di Cristo il trascurar l'osservanza de' morali doveri, che il disprezzar le censure e l'autorità de' lor Vescovi. Alle volte c'immagineremmo d'udire la voce di Mosè, quando comandò alla terra di aprirsi per inghiottir nelle fiamme consumatrici que' ribelli, che ricusavano ubbidienza al Sacerdozio d'Aronne; ed alle volte ci parrebbe di ascoltare un Console Romano, che sostenendo la maestà della Repubblica, dichiarasse la sua risoluzione inflessibile di mantenere il rigore delle leggi. «Se impunemente si soffrono irregolarità di tal sorta» (così riprende il Vescovo di Cartagine la dolcezza del suo collega) «finisce il vigor Episcopale[588], finisce la divina sublime potestà di governare la Chiesa; finisce il Cristianesimo stesso.» Cipriano avea rinunziato quegli onori temporali, che probabilmente non avrebbe ottenuti giammai; l'acquisto però di tale assoluto comando sulle coscienze e sull'intelletto di una congregazione, sia quanto si voglia oscura o disprezzabile dal mondo, è veramente più grato all'orgoglio del cuore umano, che il possesso della più dispotica potenza, acquistata, per mezzo delle armi e della conquista, sopra un popolo ricalcitrante. Nel corso di questa importante, quantunque forse tediosa ricerca, ho tentato di esporre le secondarie cagioni, che tanto efficacemente assisterono la verità della religione Cristiana. Se fra quelle cagioni ho scoperto qualche artificiale ornamento, qualche accidental circostanza, o qualche mistura d'errore e di passione, non deve parer sorprendente che sugli uomini abbiano sensibilmente influito que' motivi, ch'eran conformi all'imperfetta loro natura. Coll'aiuto di tali cagioni, vale a dire dello zelo esclusivo, dell'aspettazione immediata di un altro mondo, della pretension de' miracoli, della pratica di rigorosa virtù, e della costituzione della primitiva Chiesa, il Cristianesimo si sparse con tanto successo nell'Impero Romano. Alla prima di queste dovevano i Cristiani quell'invincibil valore, per cui sdegnavano di capitolar col nemico, ch'essi eran risoluti di vincere. Le tre seguenti porgevano al lor valore le armi più formidabili. L'ultima ne riuniva il coraggio, ne dirigeva le armi, ed a' loro sforzi dava quell'irresistibil peso, che sì frequentemente ha renduto anche una piccola truppa di ben agguerriti ed intrepidi volontarj superiore ad una moltitudine indisciplinata, ignorante del soggetto, e non curante l'esito della guerra. Fra le diverse religioni del Politeismo, alcuni vagabondi fanatici dell'Egitto, e della Siria, che dirigevansi alla credula superstizione del volgo, formavano forse l'unico ordine di Sacerdoti[589], che traessero tutto il proprio mantenimento e credito dalla professione sacerdotale, e che fossero molto efficacemente impegnati da un personale interesse per la sicurezza o prosperità de' tutelari lor Numi. Tanto in Roma, quanto nelle principali Province i ministri del politeismo erano per la maggior parte uomini di nobil estrazione e di abbondante ricchezza, che ricevevan come una distinzione onorevole la cura di un celebre tempio, o di un pubblico sacrifizio; molto spesso rappresentavano a loro spese i giuochi sacri[590], e con fredda indifferenza eseguivano gli antichi riti secondo le leggi, e l'usanze del lor paese. Siccome occupavansi negli affari comuni della vita, rare volte, il loro zelo e la lor divozione erano animati da un sentimento d'interesse o dalle abitudini di un carattere sacerdotale. Limitati a' rispettivi lor tempj ed alle loro rispettive città, restavano senza connessione alcuna di governo o di disciplina; e riconoscendo essi la suprema giurisdizione del Senato, del Collegio de' Pontefici e dell'Imperatore, que' magistrati civili si contentavano della facile cura di mantenere in pace, e con dignità, il culto già stabilito fra gli uomini. Abbiam veduto poi quanto varie, quanto libere, ed incerte fossero le religiose opinioni de' Politeisti. Si abbandonavan quasi senza ritegno alle naturali operazioni di una superstiziosa fantasia. Le accidentali circostanze della vita, e della situazione loro determinavan l'oggetto, ed il grado della lor divozione, e poichè la loro adorazione successivamente prostituivasi a mille Divinità, egli era appena possibile, che i loro cuori potessero essere capaci di una molto sincera, e viva passione per alcuna di quelle. Quando comparve nel mondo il Cristianesimo, anche queste deboli, ed imperfette impressioni eransi appoco appoco ridotte a nulla. La ragione umana, che mediante la propria forza, non aiutata dalla rivelazione, non è capace d'intendere i misteri della fede, aveva già ottenuto un facil trionfo sopra la follìa del Paganesimo; e quando Tertulliano o Lattanzio si affaticano in esporne la stravaganza e la falsità, son costretti a far uso dell'eloquenza di Cicerone, o dell'ingegno di Luciano. Si era diffuso il contagio di questi scettici scritti molto al di là del numero de' lor lettori. Era passata la moda dell'incredulità, dal Filosofo all'uomo di piacere o di affari, dal nobile al plebeo, e dal padrone al domestico schiavo, che serviva alla tavola di lui, e che attentamente ne ascoltava la libertà de' discorsi. Nelle pubbliche occasioni la parte filosofica del genere umano affettava di trattar con decenza e con rispetto le religiose instituzioni della loro patria; ma traspariva il lor segreto disprezzo a traverso la debole mal coperta finzione, ed anche la plebe, scuoprendo che i propri Numi venivan rigettati e derisi da quelli, de' quali era solita di rispettare il posto o la scienza, si trovava piena di dubbj e di apprensioni circa la verità di quelle dottrine, alle quali accordato aveva la più implicita fede. La rovina degli antichi pregiudizi lasciava moltissimi in una penosa situazione, priva d'ogni conforto. Uno stato di scetticismo, e di sospensione può piacere a ben pochi spiriti investigatori; ma la pratica della superstizione è sì naturale alla moltitudine degli uomini, che qualora vengano per forza illuminati, compiangon sempre la perdita del lor piacevole inganno. Il loro amore del maraviglioso, e del soprannaturale, la lor curiosità intorno al futuro, e la forte inclinazione ad estendere le speranze e i timori oltre i limiti del monito visibile, furon le principali cagioni che favorirono lo stabilimento del Politeismo. È così urgente nel volgo la necessità di credere, che alla caduta d'un sistema di mitologia è probabilissimo abbia da succedere sempre qualche altro genere di superstizione di nuovo introdotta. Alcune deità, di forma più nuova e alla moda, presto avrebbero occupato gli abbandonati tempj di Giove e d'Apollo, se in quel decisivo istante la saggia Providenza non avesse interposta una genuina rivelazione, atta ad inspirare la stima e la persuasione più ragionevole, nel tempo stesso che godeva di tutti gli adornamenti, che attrar potevano la curiosità, lo stupore, e la reverenza del popolo. Nell'attual disposizione, in cui trovavansi gli uomini, siccome quasi erano affatto staccati dagli artificiosi lor pregiudizi, ma suscettibili, e bramosi ugualmente di qualche religioso attaccamento, anche un oggetto di merito molto minore sarebbe stato capace di riempiere il posto vacante ne' loro cuori, e soddisfar l'incerto fervore delle loro passioni. Quelli che sono disposti ad analizzare tali riflessioni, lungi dall'osservare con meraviglia il rapido avanzamento del Cristianesimo, saranno forse sorpresi che non fosse anche più rapido, e più generale. È stato con non minor verità che naturalezza osservato, che le conquiste di Roma prepararono, e facilitaron quelle del Cristianesimo. Nel secondo capitolo di quest'opera si è procurato di spiegare in qual modo le più culte province dell'Europa, dell'Asia, e dell'Affrica si riunirono sotto il dominio di un sol Sovrano, ed appoco appoco si collegarono co' più forti vincoli delle leggi, de' costumi, e del linguaggio. Gli Ebrei della Palestina, che avevano ansiosamente aspettato un liberator temporale, riceverono sì freddamente i miracoli del divino Profeta, che si stimò superfluo di pubblicare, o almeno di conservare alcun Evangelio Ebraico[591]. Le storie autentiche delle azioni di Cristo si scrissero in Greco ad una considerabil distanza da Gerusalemme, e dopo che fu sommamente cresciuto il numero de' Gentili convertiti alla fede[592]. Appena tali storie furono tradotto in Latino, divennero perfettamente intelligibili a tutti i sudditi di Roma, eccettuati solamente i contadini della Siria e dell'Egitto, per comodità de' quali si fecero dopo particolari versioni. Le pubbliche strade ch'erano state fatte per uso delle legioni, aprivano un facil passaggio a' missionari Cristiani da Damaso a Corinto, e dall'Italia fino all'estremità della Spagna o della Britannia; nè incontravano quegli spirituali conquistatori alcuno degli ostacoli, che, ordinariamente ritardano, o impediscon l'introduzione di una religione straniera in lontani paesi. Vi sono le più forti ragioni di credere, che avanti l'Impero di Diocleziano e di Costantino, si fosse predicata la fede di Cristo in ogni Provincia, ed in tutte le principali Città dell'Impero; ma lo stabilimento delle diverse congregazioni, il numero de' fedeli che le componevano, e la proporzione, in cui erano cogl'infedeli, sono cose presentemente sepolte nell'oscurità, o colorite dalle favole e dalla declamazione. Noi ciò nonostante proseguiremo adesso ad esporre quelle imperfette notizie, che giunte son fino a noi rispetto all'accrescimento del nome Cristiano nell'Asia e nella Grecia, nell'Egitto, nell'Italia, e nell'Occidente, senza trascurare i veri o immaginarj acquisti fatti oltre le frontiere dei Romano Impero. Le ricche Province, che si estendono dall'Eufrate al mare Jonio, furono il principal teatro, in cui l'Apostolo delle Genti spiegò la sua pietà ed il suo zelo. I semi dell'Evangelio, che aveva egli sparso in un fertil terreno, furon coltivati con diligenza da' suoi discepoli; e parrebbe che pei primi due secoli si contenesse il più considerabil corpo di Cristiani dentro que' limiti. Fra le società che si eressero nella Siria non ve ne fu alcuna più antica, o più illustre di quelle di Damasco, di Berea o d'Aleppo, e d'Antiochia. La profetica introduzione dell'Apocalisse ha descritte ed immortalale le sette Chiese dell'Asia, Efeso, Smirne, Pergamo, Tiatira[593], Sardi, Laodicea, e Filadelfia; e tosto si sparsero le lor colonie per quel popolato paese. Le isole di Cipro e di Creta, e le Province della Tracia e della Macedonia, fecer molto per tempo una grata accoglienza alla nuova religione; e presto si formaron Cristiane Repubbliche nelle città di Corinto, di Sparta, e d'Atene[594]. L'antichità delle chiese Greca, ed Asiatica somministra un sufficiente spazio di tempo per l'accrescimento, o per la moltiplicazione loro, e gli sciami stessi dei Gnostici, e di altri eretici, servono a dimostrare il florido stato della Chiesa ortodossa, mentre si è sempre applicato il nome di eretici al partito men numeroso. A queste domestiche testimonianze possiamo aggiunger la confessione, i lamenti, e le apprensioni de' Gentili medesimi. Dagli scritti di Luciano, filosofo che aveva studiato gli uomini, e che descrive i loro costumi co' più vivaci colori, possiam rilevare, che sotto il regno di Commodo, il suo paese nativo del Ponto era pieno d'Epicurei, e di -Cristiani-[595]. Dentro il corso di ottant'anni dopo la morte di Cristo[596] l'umano Plinio si lamenta della grandezza del male, ch'egli procurava invano di sradicare. Nella sua molto curiosa epistola all'Imperatore Traiano asserisce, che i tempj erano quasi deserti, che le sacre vittime appena trovavano compratori, e che la superstizione aveva non solo infettate le città, ma erasi anche sparsa per i villaggi, e nell'aperta campagna del Ponto, e della Bitinia[597]. Senza discendere ad un minuto esame dell'espressioni, o de' motivi di quegli scrittori, che o celebrano o deplorano il progresso del Cristianesimo nell'Oriente, può in generale osservarsi, che nessun di loro ci ha lasciato alcun fondamento, su cui formar si possa una giusta stima del vero numero de' fedeli in quelle Province. Si è conservata però fortunatamente una circostanza, che sembra spargere una luce più chiara su quest'oscuro, ma interessante soggetto. Nel regno di Teodosio, dopo che il Cristianesimo avea goduto per più di sessant'anni l'influsso del favore Imperiale, l'antica ed illustre Chiesa d'Antiochia consisteva in centomila persone, tremila delle quali erano alimentate con le pubbliche oblazioni[598]. Lo splendore, e la dignità della Regina dell'Oriente, la nota popolazione di Cesarea, di Seleucia, e d'Alessandria, e la distruzione di dugento cinquantamila anime nel terremoto, che afflisse Antiochia sotto Giustino il Vecchio[599], sono altrettante convincenti prove, che tutto il numero degli abitanti non era meno di mezzo milione, e che i Cristiani, per quanto moltiplicati fossero dallo zelo, e dalla potenza, non eccedevano la quinta parte di quella grande Città. Quanto diversa dovrà essere la proporzione, se paragoniamo la Chiesa perseguitata colla medesima trionfante, l'Occidente coll'Oriente, remoti villaggi con popolate città, e paesi di fresco convertiti alla fede con luoghi dove i credenti riceverono la prima volta la denominazione di Cristiani? Non bisogna per altro dissimulare, che in un altro luogo Grisostomo, al quale noi dobbiamo quest'util notizia, conta la moltitudine de' fedeli, come anche superiore a quella de' Giudei o de' Pagani[600]. Ma facile e naturale è la soluzione di quest'apparente difficoltà. L'eloquente predicatore fa un paralello fra la civile, ed ecclesiastica costituzione d'Antiochia, fra il catalogo de' Cristiani che avevano acquistato il Paradiso mediante il Battesimo e quello de' Cittadini, che avevano un diritto di partecipare della pubblica libertà. Nel primo si comprendevano schiavi, forestieri, e fanciulli, ch'erano esclusi dal secondo. L'esteso commercio d'Alessandria, e la sua vicinanza alla Palestina diede un facile ingresso alla nuova Religione. Fu primieramente abbracciata da un gran numero di Terapeuti, o di Essenj della palude Mareotide, setta Ebraica, la quale avea perduto una gran parte della sua venerazione per le cerimonie di Mosè. L'austera vita degli Essenj, i loro digiuni, e le scomuniche, la comunione de' beni, l'amor del celibato, il loro zelo pel martirio, ed il fervore, benchè non la purità della loro fede, presentava già una vivissima immagine della primitiva disciplina[601]. Sembra che nella scuola di Alessandria la teologia Cristiana prendesse una forma regolare, e scientifica: e quando Adriano visitò l'Egitto, vi trovò una Chiesa composta di Greci e di Ebrei, abbastanza riguardevole per meritar la notizia di quel Principe investigatore[602]. Ma il progresso del Cristianesimo fu per lungo tempo ristretto dentro i limiti di una sola Città, ch'era ella stessa una colonia straniera, e fino al termine del secondo secolo i predecessori di Demetrio furono i soli Prelati della Chiesa d'Egitto. Si consacrarono tre Vescovi per le mani di Demetrio medesimo, e ne fu accresciuto il numero fino a venti da Eracla successore di lui[603]. Il corpo de' nazionali, popolo distinto per un'ostinata inflessibilità di carattere[604] riceveva la nuova dottrina con ripugnanza e freddezza; ed anche al tempo d'Origene, gli era ben raro d'incontrare un Egiziano, che avesse vinto gli antichi suoi pregiudizi a favore degli animali sacri del suo Paese[605]. Ma tosto che la religione Cristiana occupò il trono, lo zelo di que' Barbari obbedì alla forza che prevalse; le città dell'Egitto si riempirono di Vescovi e i deserti della Tebaide si popolarono d'Eremiti. 1 2 3 4 5 6 7 8 9 10 11 12 13 14 15 16 17 18 19 20 21 22 23 24 25 26 27 28 29 30 31 32 33 34 35 36 37 38 39 40 41 42 43 44 45 46 47 48 49 50 51 52 53 54 55 56 57 58 59 60 61 62 63 64 65 66 67 68 69 70 71 72 73 74 75 76 77 78 79 80 81 82 83 84 85 86 87 88 89 90 91 92 93 94 95 96 97 98 99 100 101 102 103 104 105 106 107 108 109 110 111 112 113 114 115 116 117 118 119 120 121 122 123 124 125 126 127 128 129 130 131 132 133 134 135 136 137 138 139 140 141 142 143 144 145 146 147 148 149 150 151 152 153 154 155 156 157 158 159 160 161 162 163 164 165 166 167 168 169 170 171 172 173 174 175 176 177 178 179 180 181 182 183 184 185 186 187 188 189 190 191 192 193 194 195 196 197 198 199 200 201 202 203 204 205 206 207 208 209 210 211 212 213 214 215 216 217 218 219 220 221 222 223 224 225 226 227 228 229 230 231 232 233 234 235 236 237 238 239 240 241 242 243 244 245 246 247 248 249 250 251 252 253 254 255 256 257 258 259 260 261 262 263 264 265 266 267 268 269 270 271 272 273 274 275 276 277 278 279 280 281 282 283 284 285 286 287 288 289 290 291 292 293 294 295 296 297 298 299 300 301 302 303 304 305 306 307 308 309 310 311 312 313 314 315 316 317 318 319 320 321 322 323 324 325 326 327 328 329 330 331 332 333 334 335 336 337 338 339 340 341 342 343 344 345 346 347 348 349 350 351 352 353 354 355 356 357 358 359 360 361 362 363 364 365 366 367 368 369 370 371 372 373 374 375 376 377 378 379 380 381 382 383 384 385 386 387 388 389 390 391 392 393 394 395 396 397 398 399 400 401 402 403 404 405 406 407 408 409 410 411 412 413 414 415 416 417 418 419 420 421 422 423 424 425 426 427 428 429 430 431 432 433 434 435 436 437 438 439 440 441 442 443 444 445 446 447 448 449 450 451 452 453 454 455 456 457 458 459 460 461 462 463 464 465 466 467 468 469 470 471 472 473 474 475 476 477 478 479 480 481 482 483 484 485 486 487 488 489 490 491 492 493 494 495 496 497 498 499 500 501 502 503 504 505 506 507 508 509 510 511 512 513 514 515 516 517 518 519 520 521 522 523 524 525 526 527 528 529 530 531 532 533 534 535 536 537 538 539 540 541 542 543 544 545 546 547 548 549 550 551 552 553 554 555 556 557 558 559 560 561 562 563 564 565 566 567 568 569 570 571 572 573 574 575 576 577 578 579 580 581 582 583 584 585 586 587 588 589 590 591 592 593 594 595 596 597 598 599 600 601 602 603 604 605 606 607 608 609 610 611 612 613 614 615 616 617 618 619 620 621 622 623 624 625 626 627 628 629 630 631 632 633 634 635 636 637 638 639 640 641 642 643 644 645 646 647 648 649 650 651 652 653 654 655 656 657 658 659 660 661 662 663 664 665 666 667 668 669 670 671 672 673 674 675 676 677 678 679 680 681 682 683 684 685 686 687 688 689 690 691 692 693 694 695 696 697 698 699 700 701 702 703 704 705 706 707 708 709 710 711 712 713 714 715 716 717 718 719 720 721 722 723 724 725 726 727 728 729 730 731 732 733 734 735 736 737 738 739 740 741 742 743 744 745 746 747 748 749 750 751 752 753 754 755 756 757 758 759 760 761 762 763 764 765 766 767 768 769 770 771 772 773 774 775 776 777 778 779 780 781 782 783 784 785 786 787 788 789 790 791 792 793 794 795 796 797 798 799 800 801 802 803 804 805 806 807 808 809 810 811 812 813 814 815 816 817 818 819 820 821 822 823 824 825 826 827 828 829 830 831 832 833 834 835 836 837 838 839 840 841 842 843 844 845 846 847 848 849 850 851 852 853 854 855 856 857 858 859 860 861 862 863 864 865 866 867 868 869 870 871 872 873 874 875 876 877 878 879 880 881 882 883 884 885 886 887 888 889 890 891 892 893 894 895 896 897 898 899 900 901 902 903 904 905 906 907 908 909 910 911 912 913 914 915 916 917 918 919 920 921 922 923 924 925 926 927 928 929 930 931 932 933 934 935 936 937 938 939 940 941 942 943 944 945 946 947 948 949 950 951 952 953 954 955 956 957 958 959 960 961 962 963 964 965 966 967 968 969 970 971 972 973 974 975 976 977 978 979 980 981 982 983 984 985 986 987 988 989 990 991 992 993 994 995 996 997 998 999 1000