* * * * * I lumi scintillavano--nelle rustiche stanze; Sui talami nuziali--scendevan le esultanze; I vecchi accarezzavano--le coltri cogli sguardi; I bimbi sonnecchiavano. --Alcuni, più testardi, Strillavan nella culla--con noiosi lamenti. La nenia dello gocciole--dalle gronde cadenti, Come un canto materno,--diceva lor: "Tacete!" I desiderii inutili--colle vampe segrete Turbavan le orazioni--delle fanciulle ed esse Accanto al picciol letto--pensavan, genuflesse, Dell'amante villano--all'ultima parola, E trovavano fredde--le candide lenzuola, E con stolidi accenti--pregavano il Signore Perchè la santa fiamma--spegnesse a lor nel cuore! Sovra le brune case--il silenzio scendea, E la sottil pioviggine--lentamente cadea. * * * * * A un tratto, come il lampo--che le nubi rischiara, Risuonò da lontano--un'allegra fanfara. I fanciulli, che uscirono--sugli alpestri sentieri, Tornarono di corsa--gridando: "I bersaglieri! I bersaglieri!!!" Allora--fu un batter d'impennate, Un cigolar sui cardini--d'imposte spalancate, Un vagolar di lumi--sulle negre baltresche, Un vociar di padrone,--un chiamar di fantesche. Si gridava: "Correte!...--Son qui!... Sono vicini!" Le madri abbandonavano--le culle dei bambini; E, fra l'essere donne--curiose o madri buone, Prendeano il mezzo termine--d'affacciarsi al verone, Tenendo sempre a bada--colla coda dell'occhio Il letticciuolo, dove--miagolava il marmocchio. * * * * * La fanfara appressavasi.--Con un piglio insolente Parean le note acute--sfidar l'ombra silente. Le fanciulle, lasciando--divozioni e rosari, Balzavan sulle soglie--dei bruni casolari; Colle pupille in fiamme,--battendo mano a mano, Saltellavan di gioia,--e guardavan lontano, In fondo alla contrada. --Gli squilli delle trombe, Come fìtta gragnuola--che sui tetti precombe, Echeggiàr nella via,--annunziando al villaggio Che i bersaglieri entravano. --Sotto il tenue raggio D'una lampada santa,--fantastiche visioni, Sfavillaron nell'ombra--le bocche degli ottoni. * * * * * I soldati marciavano--serrati; il suon dei passi Cadenzato e monotono--rimbombava sui sassi; I tinníti dell'armi--pareano strappi d'arpe; Nelle pozze e nel fango--cadean le larghe scarpe Insudiciando l'uose--strette sulle caviglie; La pioggia scivolava--sulle negre mocciglie E imperlava i cocuzzoli--dei cappelli alla scrocca. I fanciulli, guardandoli,--aprian tanto di bocca; Le ragazze esclamavano:--"Che bei giovani!" Ed era Bujo!!! * * * * * Dinanzi a tutti,--accanto alla bandiera, Marciava un uffiziale--dal torace spazioso, Dalle spalle quadrate.--Marciava silenzioso, Colla fronte dimessa;--parea sopra pensieri. Pensava egli al domani?--Pensava egli all'ieri? Forse pensava a nulla! --Con piglio indifferente Egli passava in mezzo--allo stuol della gente Ed automa ambulante--si guardava i ginocchi. Giunto presso a una lampada--l'uffiziale alzò gli occhi E si fermò. Due stelle--gli brillavan davanti; Due stelle nere, lucide,--che parevan diamanti. Erano due pupille,--cui fea cornice un volto Di giovinetta, pallido,--nella penombra avvolto. Il soldato col guardo--esperto ed indovino S'accorse che quel volto--era un volto divino; Un volto sedicenne--di bellezza ideale! Vide due labbra tumide--dal taglio sensüale, Una fronte purissima,--un mento ovale e fine, Dalla pelle cosparsa--di linee azzurrine, E su due guance bianche--cader due brune anella. Il soldato, baciandola,--disse: "Quanto sei bella!" * * * * * La fanciulla fu presa--da uno strano languore E mormorò, abbracciandolo:--"Assistimi, o Signore!" Indi trasse il soldato--sotto un andito oscuro; Spinse una porticella--che s'apriva nel muro E fe' cenno che entrasse. --Ei la seguì... La porta Fu chiusa. * * * * * Era una stalla.-- Piovea la luce smorta Da una piccola lampada--che dall'alto pendea; Una magra giovenca--gravemente giacea Su poca paglia; agli angoli--delle rozze pareti I ragni sciorinavano--le polverose reti; La soffitta, composta--d'esili travicelli, Era negra pel fumo;--vanghe, zappe, rastrelli In un canto appoggiavano--l'aste lunghe e lucenti; In fondo c'era un mucchio--d'erbe e di fiori olenti Falciati nella sera. --La fanciulla s'assise Su quel mucchio di fiori;--alzò gli occhi e sorrise. Poi disse a voce bassa:--"Qui ci vede nessuno! "Mio padre dorme... E poi--sarà un minuto!" Il bruno Ufficiale si pose--a sederle dappresso. Ella guardò per poco--lo smagliante riflesso Dei bottoni dorati--del giovane soldato; Li toccava, tremando,--col dito fusellato; Sembrava come assorta--in un sogno; chinava La testa sovra il petto--e quel petto anelava... Ad un tratto, cogli occhi--socchiusi, alzò la faccia; Cinse il collo del giovane--con entrambe le braccia E...........--............ ...........--............. * * * * * Giovinette ardenti,--donne all'amor crëate, Da una stolida legge--a soffrir condannate, Non sognaste voi forse--il gaudio d'un istante Ricordando il profilo--d'un maschio sembïante? O superbe matrone,--dalle vesti scollate, Che parlate d'onore--e di virtù parlate, Io sorrido al severo--vostro piglio glaciale Perchè so che i viventi--hanno un nemico eguale! La carne!... Questa schiava--ribelle, non mai doma, Che freme al sol contatto--d'una leggiadra chioma! Voi pur siete di carne,--o severe matrone, E forse in qualche giorno--di suprema oblivione E d'ardore supremo,--da ogni sguardo lontane, Voi pure calpestaste--le convenienze umane, E ai baci d'un ignoto--vi abbandonaste ignude! Chi narrerà i misteri--che un cuor di donna chiude? Chi gli incontri fatali--che il caso ha preparato? Fu un istante!... Nessuno--lo seppe... Il fortunato Baciò, tacque e passò... --La matrona severa Ripigliò la sua maschera--nei crocchi della sera; Ad un detto men cauto--finse sentirsi offesa; Frequentò, come al solito,--e corsi, e balli e chiesa; Licenziò la domestica--e il fedel servitore Perchè nell'anticamera--parlavano d'amore; E, suscitando intorno--mille fiamme lascive, Visse, come ogni dama--che si rispetta, vive: Ipocrita a trent'anni,--bacchettona a cinquanta, Borbottona a sessanta,--e nel feretro santa!... Giovinette di fuoco,--donne all'amor create, Da uno stolto egoïsmo--a soffrir condannate; Giovinette di fuoco--e superbe matrone, Che forse in qualche giorno--di suprema oblivione E di supremo ardore,--da ogni sguardo lontane, Calpestaste con gioia--le convenienze umane E ai baci d'un ignoto--v'abbandonaste ignude, Voi capirete il senso--che il mio racconto chiude! * * * * * Quando il bruno soldato--uscì sopra la via Gli passava dinanzi--l'ultima compagnia. Ei, raddoppiando il passo,--raggiunse la bandiera. La fanciulla (che tale--da un istante non era), Sovra il mucchio di fiori--pareva addormentata... I suoi sogni di languide--vision la fean beäta. Come noi sogniam spesso--negli anni adolescenti Di leggiadre donzelle--i bei volti ridenti, Ella sognava un nimbo--di giovinetti gai... * * * * * La fanciulla e il soldato--non si vider più mai, Napoli, 29 febbraio 1876. MASTRO SPAGHI A FELICE CAMERONI MASTRO SPAGHI I. Mastro Spaghi era il boia--della città d'Urbino. Contava cinquant'anni;--era smilzo e piccino; Era calvo; il suo cranio,--da lontano, pareva Una palla di vetro.--Sul petto gli cadeva Una candida barba.--Avea gli occhi profondi, L'orbite cavernose,--i pomelli rotondi E violetti, le labbra--grosse e larghe. Campava Tirando il collo agli altri. * * * * * --La forca prosperava Nell'Evo Medio! Oh! Quelli--eran tempi bëati! Nè i maggiori colpevoli--erano gli appiccati! I furbi ed i potenti--facevano man bassa, Come chi taglia spiche,--sui capi della massa. Le tanaglie e l'eculeo,--le scuri ed i capestri Fiorivan dappertutto. --Perciò v'eran maestri Nell'arte del carnefice! --A Roma avea gran nome Un boia, che sapeva--dal calcagno alle chiome Tanagliare una vittima,--senza farla spirare. La Santa Inquisizione--avea fatto educare Molti allievi alla scuola--di cotanto maestro. In quanto a mastro Spaghi--s'era dato al capestro. * * * * * Perchè vi spaventate,--o lettori cortesi, S'io parlo di carnefici? --Il nome lor lo appresi Nella storia dei popoli,--in cui tengon gran parte, Il dire mastro Spaghi--o il dire Bonaparte Per me suona lo stesso.--Ammazzare al dettaglio O in partita, gli è sempre--ammazzare. Il barbaglio Della gloria e del genio--pel filosofo è nulla! Chè, sfrondati gli allori,--v'è la campagna brulla; V'è la campagna brulla,--tutta a macchie di sangue; Ove il forte sogghigna;--ove il debole langue; Ove stanno i carnefici--e le vittime. Evvia! Perchè mai vi spaventa--questa novella mia? Converrebbe abolire--la storia ed i cannoni Per non parlar di boia! --Abolirli?... Illusioni D'anime semplicette! --Togliam le guerre e il boia, E impossibile è il dramma,--e morirem di noia! L'umanità è un malato--che di salassi ha d'uopo! Ma finiran le guerre--e i carnefici!... E dopo? Che faranno i mortali?--Quali saranno i temi Degli umani discorsi--degli umani pöemi? Saran la fede immensa;--l'amore universale; I viaggi nell'aria,--e l'assenza del male; Del male, che pei posteri--sarà l'egual chimera Di quel che è il ben per noi! --E s'anco fosse vera Questa ideal famiglia--degli umani (fra mille Miliardi di secoli)--figgiamo le pupille Ancor più innanzi... Il cèrebro--Mormora ancora: "E poi?..." Siam daccapo alla noia! II. --Fra tutti i pari suoi Mastro Spaghi emergeva--nell'arte del capestro. La gran pratica è vero--l'avea reso il più destro In tal ramo di scienza;--ma il suo merito c'era. Fabbricava lacciuoli--in siffatta maniera Che gli altri d'imitarlo--avean tentato invano! La seta più ribelle--di mastro Spaghi in mano Si mutava in un filo--così forte e sottile, Qual non l'avria mutato--la mano più gentile D'una donna ai ricami--espertissima. * * * * * Quando Saliva sopra il palco--era proprio ammirando! Dall'alto della forca--con un braccio potente, Al segnale prefisso,--ei ghermiva il paziente; Gli chiudeva la strozza--col famoso lacciuolo; Poi, lasciata la vittima,--ratto balzava al suolo E, con ambe le mani--afferrati i ginocchi, Dava uno strappo... Il misero--schizzava in fuori gli occhi Tremava in tutto il corpo;--contorceva la faccia; Allungava la lingua;--dibatteva le braccia;... Ma era affar d'un istante!... --E il popolo plaudiva A lui che così presto--d'una persona viva Sapea fare un cadavere! * * * * * Il popol gli era grato, Perchè soltanto il popolo--era allora appiccato. I nobili morivano--di scure, e i popolani Dicean: "Se mi facessero--appiccare domani "Per man di mastro Spaghi--preferirei morire. "Mastro Spaghi ama il popolo,--chè non lo fa soffrire!" III. In vent'anni la fama--del nostro personaggio Nelle città d'Italia--avea fatto vïaggio, Raccontando la storia--di mille impiccamenti, Miracoli dell'arte,--alle estatiche genti; Tantochè mastro Spaghi,--il carnefice artista, Era chiamato ovunque,--al par d'un concertista Nei dì presenti; ed egli--era sempre in cammino. Oggi appiccava un ladro--nella città d'Urbino; L'indomani a Piacenza--giungeva di gran fretta Per un villan, che avea--tentato far vendetta Contro il Duca, perchè--questi gli avea (badate Che inezia!) la sorella--e la sposa violate; Il dì dopo correva--a Firenze, chiamato Per un giovane ardente,--che aveva cospirato (Diceva la sentenza),--contro le leggi. Insomma, Mastro Spaghi pareva--una palla di gomma Che balza, ed agli astanti--sembra dir: "Dove vado?" IV. Adesso lo troviamo--a Sant'Angelo in Vado, Grossa borgata allora,--posta tra l'Appennmo Ed i repubblicani--colli di San Marino. A Sant'Angelo in Vado--non c'è che una prigione. Nel mille e due (secondo--la vecchia tradizione) V'abitavano i frati;--era un piccol convento; Non divenne prigione--che nel mille e trecento. * * * * * Mastro Spaghi sedeva--in un umida stanza, I cui muri, giallognoli--e a macchie, avean sembianza Di facce d'appiccati. --Era una notte estiva. Sui campi la finestra--della stanza s'apriva. Di fronte alla finestra--c'era una porta, quella D'un carcere, che un tempo--era stato una cella, Là stava il condannato--a morire domani Sulla forca. Il carnefice--torceva nelle mani Un superbo lacciuolo.--Splendeva alla sua destra, Su un tavolo, una lampada. --La vicina finestra Tormentava il lucignolo--con buffi violenti, Di profumi campestri--söavemente olenti. Mastro Spaghi annasava--le odorose zaffate Come un fanciul che sogna--le libere giornate Nella scuola rinchiuso,--e il cui sguardo si perde Alle cime dei pioppi--che si pingon di verde, E al cielo azzurro, mentre--il professor di greco Gli spiega la grammatica. --Non la più debol eco Il silenzio turbava. --S'erano i borghigiani Coricati assai presto,--per poter l'indomani Svegliarsi di buon'ora,--e gustar per intero La festa della forca. * * * * * --Dormiva il prigioniero? Io l'ignoro. Chi veglia--è mastro Spaghi. E questi Faceva a bassa voce--dei monologhi mesti: V. "Questo è quel dei dugento--che in vent'anni suonati "Spaccierò sulla forca.--I primi che ho spacciati "Mi costarono lagrime--di compassione! Io penso "Con vergogna a quei tempi!-Non avevo buon senso! "Cos'è strozzare un uomo?--Mandarlo all'altro mondo! "E questo (almen mi pare)--è un beneficio, in fondo! "Forse, che in questo qui--si sta meglio? Che bazza! "Chi non vi nasce ricco,--o di nobile razza, "O vigliacco del tutto,--o forte, o scaltro, od empio, "Ci viene per soffrire,--o per fare, ad esempio "Di me, la bella parte--di carnefice!" * * * * * Un grillo Lungi nella campagna,--turbò il sonno tranquillo Alle cicale, sopra--le piante addormentate, Con note così allegre--che parevan risate. * * * * * "Oh!... Le note dei grilli,--umili creature, "Piccioletti filosofi--desti nell'ore oscure, "Come son liete!" disse--il boia sospirando. "Essi vivono poco;--e col profumo blando "Delle erbette si innebriano;--son vestiti di nero "Per darsi fra gli insetti--un tal piglio severo, "Ma in cuor ridon di tutto!--Dormono la giornata, "Poi di notte nei campi--corrono all'impazzata!... "E dir che, giovinetto,--io n'ho ammazzate tante "Di queste bestioline!... --Allora ero l'amante "Di Rita, la più bella--forosetta che Iddio "Ai campi regalasse!...--Almeno, a parer mio! "Era bionda; abitava--qui presso, a poche miglia, "In una casettina--tra i monti. La giunghiglia "Ne baciava i mattoni--profumandola tutta. "Una quercia, simíle--ad una vecchia brutta "Che s'è presa d'amore--per un bel giovinetto, "Abbracciar del tugurio--parea volesse il tetto; "Un tetto di lavagna--nera, lucente, lina, "Su cui ridean gli steli--d'una rosa canina. "Mi parea che si amassero--quel tetto e quella rosa! "Anzi il tetto, agli abbracci--di Madonna Ghiandosa "Quasi per isfuggire--parea farsi più basso! "Chi conosce i misteri--d'una pianta o d'un sasso? "Noi ci viviamo in mezzo--cogliam le frutta e i fiori, "Caviam fuoco dal sasso...--ed ecco tutto!" VI. Fuori, Nell'aperta campagna,--il grillo allegramente Trillò ancor. Mastro Spaghi--sospirò nuovamente. * * * * * "Poveri grilli! Povere--bestiole liete! Quante "N'ho ammazzate!... Di Rita--ero allora l'amante! "La notte, quando tutti--dormivano, soletto "Io m'aggiravo intorno--alla quercia ed al tetto, "Spiando la finestra--dove Rita dormiva. "Talora ella l'apriva,--ma quando non l'apriva "Che fare in mezzo ai monti--aspettandola?--Un poco "Sedea sull'erba e il guardo--alzavo al cielo. Il fioco "Lume degli astri piovere--sentia nelle pupille! "Oh! Quanti dolci fascini--han le notti tranquille! "Poi dagli steli, madidi--di rugiada, sul volto "Mi balzava un insetto.--Io ghermivo lo stolto... "Era un grillo; io grattavo--il suo ventre, per fare "Che il povero piccino--avesse a strimpellare "Qualche rullo di note--che svegliassero Rita... "Ma la bestiola in mano--mi moriva sfinita! . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . "Oh!... Sta a veder ch'io piango--perchè ho ucciso dei grilli! "Per Dio! Strozzai tanti uomini--ed ho i sonni tranquilli!" VII. La lampada schizzava--bagliori incerti e vaghi Sovra il meditabondo--cranio di mastro Spaghi, Il lacciuol, colle mani--inerti, sui ginocchi Del boia era caduto.-- Ei tenea fisi gli occhi Sul laccio e sulle mani... --Ma il suo pensier dovea Essere ben lontano. * * * * * --Il vegliardo dicea A fior di labbra: "Rita!...--Vent'anni son trascorsi! "Da allora n'ho provati--di angosce e di rimorsi! "Sono stato un vigliacco!--Quando il Duca d'Urbino, "Dopo l'-jus primae noctis-,--sorridendo, il mattino "A me t'ha rimandata,--io dovevo tacere, "O ucciderlo... od uccidermi!--Quando il tristo messere "Io di spacciar tentai--per vendicarmi, invano "Io raccolsi il coraggio--in codesta mia mano! "Questi privilegiati--che portano un gran nome "Hanno un certo prestigio--che fa rizzar le chiome "Ai più arditi; hanno un fascino--che noi, povera gente, "Siam dannati a subire;--hanno un piglio insolente "Che agghiaccia!... Superiori--a noi li fece Iddio! "Sospeso sul suo petto--rimase il braccio mio, "E la mano ribelle--non mi volle ubbidire!" * * * * * Una nottola venne--nella stanza a squittire Attirata dal lume;--fece due giri in tondo Nelle pareti urtando;--poi nel buio profondo, Fuori della finestra,--tornò, battendo l'ali, Spaventata d'avere--osato tanto. VIII Eguali Alle gocce che il tufo--nell'umide caverne, Lagrime solitarie,--lentamente secerne, Poche gocciole fredde--imperlavan la testa Del boia. * * * * * Egli diceva: "--Fu una notte funesta! "So che mi son svegliato--con pesanti catene "Ai polsi e alle caviglie.--Me ne ricordo bene! "Non un raggio di luce!--Un fetore di morte "Mi saliva alle nari.--Le catene eran corte. "Mi addormentai di nuovo.--E d'essere un mastino "Sognai.-- Fui risvegliato--sul fare del mattino "Da un uomo lungo e pallido.-- Io gli chiesi chi fosse. "Ei non rispose, côlto--da un accesso di tosse; "Il fetor della carcere--gli grattava la gola. "Fui condotto all'aperto.-- Un frate colla stola "Negra mi passò accanto. Lo seguivan dei ceffi "Da ribaldi, che feano--orribili sberleffi "A un meschin che legato--ne veniva con loro. "-Alla forca!... Alla forca!-"--gli gridavano in coro. "Egli batteva i denti,--era tutto tremante; "E, non potendo piangere,--contorceva il sembiante. "Allora l'uomo pallido,--che mi stava vicino, "Mi toccò sulla spalla,--e additando il meschino, "Miagulò:-- "-Il Serenissimo--Luca ti manda a dire "Se ti piace di vivere,--o ti piace morire. "Il carnefice è vecchio.--Se ti garba il mestiere "Comincia a strozzar questo.--Verrà il Duca a vedere. "Se il mestier non ti garba,--oppur non ci sei nato, "Invece d'appiccare--sarai tu l'appiccato. "Il Duca è giusto e buono;--a tanta sua clemenza "Mostrerai collo zelo--la tua riconoscenza. "Rispondi? Che vuoi essere:--Od appiccato, o boia?- "--Il secondo! Il secondo!"--Io risposi con gioia! IX. Egli stringea le labbra--e aveva chiuso gli occhi, Chè il duolo ama le tenebre. Le mani sui ginocchi Tremavano, ed il mento--sul petto si appoggiava. * * * * * "Me due volte vigliacco!"--mastro Spaghi pensava. "Potevo una sol volta.--esserlo!... Avrei dovuto "Tenermi la mia sposa--e scordar l'accaduto! "L'oltraggio era comune--a mille! Sarei stato "Felice! Forse un figlio--Iddio m'avrebbe dato "O una figliola, bella--come sua madre! Oh! Rita.,. "Dove sei? Mi narrarono--che te ne sei fuggita "In paese lontano,--quando ti venne detto "Ch'io facevo il carnefice,--e che m'hai maledetto! "Un pastore stamane--m'asseriva che al seno, "Partendo, ella teneva--sospeso il frutto osceno "Di quella notte orrenda...--una bimba dormente! "Da allora in poi nessuno--la rivide... Clemente "Iddio, se rivedere--un dì potessi almeno "Questa bimba, che Rita--tenea sospesa al seno!" X. E alzò gli occhi. Miracolo!--Dinanzi a mastro Spaghi Una forma di donna,--ai raggi fiochi e vaghi Della lampada, spicca,--sul buio della stanza. È una fanciulla pallida--e bella. Ella s'avanza, Tenendo sulle labbra--l'indice, a passi lievi. Le sue pupille intorno--schizzano lampi brevi E inquïeti, e, scorgendo--colà soltanto il boia, Si volgono all'usciuolo--scintillanti di gioia. Ella s'appressa al tavolo--e, tremando, vi getta Una manata d'oro. --Poi si ferma ed aspetta. * * * * * "Chi sei?" chiede il carnefice, --Ella cade ai ginocchi Di mastro Spaghi e dice--piangendo e alzando gli occhi: --"Tutto quest'oro è tuo;--questo è quanto possiedo... Guarda!" L'altro rispose--balbettando: "Lo vedo!" Ma sulla giovinetta--il suo sguardo cadea, E la sua mano secca--a un altr'oro correa! All'oro dei capelli,--che le scendean qual velo Sulla fronte; e che gli occhi,--d'un azzurro di cielo, Coprivan quasi. "Dimmi,--dimmi dunque il tuo nome?" Soggiunse mastro Spaghi,--ravviando le chiome Alla bella fanciulla.--"Dimmi dunque, chi sei?" * * * * * --"Son orfana. Bambina--padre e madre perdei. "Eppure per molt'anni--sono stata felice! "Son bella; ho il sangue ardente;--faccio la meretrice. "Gli uomini li sopporto--se son vecchi o cattivi; "Cerco i baci di quelli--che son belli e giulivi. "Non ho fatto mai male--a nessuno! Giammai "(Pria per nulla, per poco--poscia) il piacer negai. "Eppur tutti, cercando--i miei vezzi procaci, "M'insultano! Gli insulti--scordo coi nuovi baci! "Amo le feste, i campi,--l'aria aperta ed i fiori, "E il vin che rende immemori--e che infonde gli ardori! "Le donne m'abborriscono!--Io rubo lor gli amanti!... "E dovunque si balli,--e dovunque si canti, "Il mio piede non manca,--non manca la mia gola!" * * * * * Mastro Spaghi esclamò:--"Povera figliuola! * * * * * --"Un dì venne a trovarmi--un bruno giovinetto, "Bello; parlava sempre--con dolcezza ed affetto... "Nicasio insomma! Tu--sai bene di chi parlo! "Del condannato.... "Ah!... Diamine!--Ch'egli abbia nome Carlo "O Nicasio," interruppe--mastro Spaghi, "giammai. "A color ch'ho appiccato--il nome domandai! "Che mi preme del nome--che porta un condannato!" * * * * * --"Anch'io feci lo stesso--con color che ho baciato!..... "Ma a Nicasio l'ho chiesto!--Mai non seppi spiegarmi: Il perchè glielo chiesi!--Ei diceva d'amarmi... Mi piaceva. Era bello! --Ma poi ne fui noiata.... "Era povero!... Eppure--egli non m'ha insultata "Quando gliel dissi! Pianse;--mi baciò il volto e il seno, "Quasi per ridestarvi--l'amore, e disse: -Almeno- "-Non odiarmi!-..." Venia--ogni giorno, recando "Cibi e fiaschi di vino. --Io ridevo trincando; "Ed ei parea tornare--dalla morte alla vita "Vedendomi gioconda. --Un dì esclamai: "-Squisita- "-Dev'essere una lepre--col vin di Mercatello!-" Ei rispose: "-Domani--porterò questo e quello-." "-Baje!-..." dissi ridendo,--"-Tu una lepre?... Non sai "Che soltanto d'Urbania--col Signor ne mangiai? "Tu portarmi una lepre?--Tu pezzente e meschino?- --L'indomani egli venne--colla lepre e col vino!.. "Ah!... Io sono un'infame!--Egli aveva rubato!... "Gli intendenti del Duca--l'han preso e condannato!" XI. Ella si coprì il viso--con entrambe le mani. * * * * * La campagna avea un'eco--di gemiti lontani. Le foglie che stormivano--di fuori, nell'ortaglia, Parevano il fruscio--d'un abito a gramaglia. La lampada moriva. --Mastro Spaghi avea detto Ravvivandola: "È triste!--Povero giovanotto!" E nell'olio una lagrima--al boia era caduta. * * * * * La fiamma scoppiettando--la stilla avea bevuta. XII. La fanciulla riprese: --"Io l'amo! Io l'amo! Io l'amo! "Io morrò s'egli muore!--Egli, povero e gramo, "Mi pagò più di tutti!--Ei d'amor mi ha arricchita! "Gli altri mi dan dell'oro!--Egli mi diè la vita! "Io lo voglio!... Dovessi--dar fuoco alla borgata! "Io pretendo di vivere--perchè mi sento amata! "Perchè voglio adorarlo,--e coprirlo di baci! "Lo comprendi, o carnefice?--Tu mi guardi? Tu taci?" * * * * * Ella facea paura. --Agitava le braccia, E diceva: "-Lo voglio!-"--con aria di minaccia. Correva per la stanza.--Abbrancava le grate Dell'usciuolo del carcere--con mani forsennate, Gridando: "Spingi! Aiutami!--Aiutami, amor mio!" * * * * * Ei mormorò di dentro:--"Lea, non perderti!... Addio!" XIII. Allora la fanciulla--divenne mansüeta Come un pazzo, cui nota--voce d'amico accheta. Il suo viso, che l'ira--aveva imporporato Tornò pallido. Il labbro,--qual ferro arroventato, Restò sol di carminio. --Ivi il sangue soltanto Afflüiva nei giorni--della gioia e del pianto; Ed un genio, guardando--quelle labbra procaci, Dovea dir: "Questa donna--è nata per i baci." * * * * * Mastro Spaghi, seduto--vicino alla lucerna, Somigliava alla statua--dell'attenzione eterna. Il morente lucignolo,--mobile e vaporoso, Fissava sul suo cranio--un punto luminoso. * * * * * Come un rettile, a terra--la fanciulla strisciando, A lui venne dinanzi;--e, gli stinchi abbracciando Del vegliardo, gli disse: --"Tu non l'ucciderai, "Non è vero?... Perdonami--s'io piansi e mi sdegnai... "Come sei bello!... Parla!--Io non credea davvero "Che gli uomini che fanno--un simile mestiero "Avessero una faccia--così buona, e che pare "Quella dipinta in chiesa--sul quadro dell'altare!" XIV. Mastro Spaghi taceva--fissandola nel viso; E nei suoi occhi azzurri--vedeva un paradiso. Un'iride ideale--di memorie e d'amore, Di dolci desiderii--soffocati nel cuore. Come in mezzo alla nebbia--gli passava davante Della perduta sposa--il leggiadro sembiante, Che gli dicea: "-Coraggio!--Se tu cedi, io perdono!-" Poi gli giungea all'orecchio--con argentino suona Una voce infantile;--quella d'una bambina; Che vinceva gli accordi--d'un'armonia divina. * * * * * Sovra la rozza panca--il vegliardo si scosse. Avea il pianto negli occhi--e mormorò: "Se fosse "Viva, avrebbe vent'anni--la povera piccina! "Vorrei diventar cieco--per averla vicina! "Che sarà divenuta?--Sarà dessa felice? "Forse è una gran signora...--Forse una meretrice! * * * * * Così parlava. Intanto--la dolente fanciulla Gli abbracciava gli stinchi,--senza comprender nulla. Alfin surse da terra,--chè volavano l'ore. Avea l'occhio velato--da un osceno languore, Ed additando l'oro--mormorò al vecchio: "Senti: "Questi sono testoni--tutti nuovi e lucenti... "Son dieci!... Sono pochi!--Ma se tu mi concedi "La sua vita, oltre l'oro--che scintillar qui vedi. "Io ti darò... me stessa!...--E sono bella!... Guarda!..." E si slacciò le vesti. --Ei con mano gagliarda, "Quasi sdegnato, e altrove--guardando, ricompose Le vesti. Ella la destra--gli strinse. Vi depose Un bacio e disse: "Grazie!--Oh!... Grazie, padre! * * * * * Allora, Nelle braccia serrandola:--"Lontana è ancor l'aurora!" Esclamò il vecchio. "Insieme--con voi verrò!.. Mia figlia, "Sì, mia figlia sarai!" XV. --E dalla ferrea griglia Del carcer, pochi istanti--dopo, uscivan tre ombre. Le vie del firmamento--eran di nubi sgombre; La luna era abbagliante--d'ineffabil splendore; Nicasio e Lea correano--parlandosi d'amore. Quella luna invitava--a amar, solo a vederla. La terra era d'argento,--il ciel di madreperla. E in quell'onda di luce--il triste gruppo avvolto Pareva un gruppo d'angioli--dal Signore raccolto, Perchè nel santo affetto,--che purifica tutto, Oblïasse ogni colpa,--oblïasse ogni lutto. Di mastro Spaghi il cranio--fulgeva in modo strano; Lo si saria veduto--a tre miglia lontano. Ei non se ne accorgeva. --Celiando, il giovinetto Quel cranio traditore--copri col suo berretto, E disse: "Affeddidio!--Questo tuo cranio vuole "Col suo sfarzo di luce--comprometter tre gole!" * * * * * Così senza spettacolo--rimaser l'indomani Di Sant'Angelo in Vado--i buoni borghigiani: E così, nella corsa--facendo invidia al vento, Sullo scorcio d'aprile,--l'anno milletrecento, Giungean, per imbarcarsi,--all'adriaca marina Un carnefice, un ladro--e una bella sgualdrina. FINE. INDICE Scuola moderna LIRICHE. Prefazione ai miei versi La Forma e l'Idea Noia letteraria Letteratura disonesta Veritas, Vanitas! Le demolizioni In morte di Emilio Praga Anacreonte Evo Medio Il secolo di Pericle A Taide La notte di san Silvestro La Senavra In alto Circolo A Fulvio Fulgonio La chiesetta dei morti A una donna intelligente Il dì dei morti Per il santo Natale Coraggio! Ditirambo Per una suicida Quando? Ars, alma mater DE MINIMIS. Mors tua, vita mea Flectar, non frangar Melodia Seminare e raccogliere Il mare canta En attendant A un calendario americano Acqua dei monti In corpo di guardia Ultima ratio DIES. Alba Meriggio Sera Notte CITTÀ ITALIANE. Napoli Cagliari EPISTOLA AD E. BIGNAMI. Socialismo NOVELLE IN VERSI. Acqua Fuoco Mastro Spaghi 1 2 3 4 5 6 7 8 9 10 11 12 13 14 15 16 17 18 19 20 21 22 23 24 25 26 27 28 29 30 31 32 33 34 35 36 37 38 39 40 41 42 43 44 45 46 47 48 49 50 51 52 53 54 55 56 57 58 59 60 61 62 63 64 65 66 67 68 69 70 71 72 73 74 75 76 77 78 79 80 81 82 83 84 85 86 87 88 89 90 91 92 93 94 95 96 97 98 99 100 101 102 103 104 105 106 107 108 109 110 111 112 113 114 115 116 117 118 119 120 121 122 123 124 125 126 127 128 129 130 131 132 133 134 135 136 137 138 139 140 141 142 143 144 145 146 147 148 149 150 151 152 153 154 155 156 157 158 159 160 161 162 163 164 165 166 167 168 169 170 171 172 173 174 175 176 177 178 179 180 181 182 183 184 185 186 187 188 189 190 191 192 193 194 195 196 197 198 199 200 201 202 203 204 205 206 207 208 209 210 211 212 213 214 215 216 217 218 219 220 221 222 223 224 225 226 227 228 229 230 231 232 233 234 235 236 237 238 239 240 241 242 243 244 245 246 247 248 249 250 251 252 253 254 255 256 257 258 259 260 261 262 263 264 265 266 267 268 269 270 271 272 273 274 275 276 277 278 279 280 281 282 283 284 285 286 287 288 289 290 291 292 293 294 295 296 297 298 299 300 301 302 303 304 305 306 307 308 309 310 311 312 313 314 315 316 317 318 319 320 321 322 323 324 325 326 327 328 329 330 331 332 333 334 335 336 337 338 339 340 341 342 343 344 345 346 347 348 349 350 351 352 353 354 355 356 357 358 359 360 361 362 363 364 365 366 367 368 369 370 371 372 373 374 375 376 377 378 379 380 381 382 383 384 385 386 387 388 389 390 391 392 393 394 395 396 397 398 399 400 401 402 403 404 405 406 407 408 409 410 411 412 413 414 415 416 417 418 419 420 421 422 423 424 425 426 427 428 429 430 431 432 433 434 435 436 437 438 439 440 441 442 443 444 445 446 447 448 449 450 451 452 453 454 455 456 457 458 459 460 461 462 463 464 465 466 467 468 469 470 471 472 473 474 475 476 477 478 479 480 481 482 483 484 485 486 487 488 489 490 491 492 493 494 495 496 497 498 499 500 501 502 503 504 505 506 507 508 509 510 511 512 513 514 515 516 517 518 519 520 521 522 523 524 525 526 527 528 529 530 531 532 533 534 535 536 537 538 539 540 541 542 543 544 545 546 547 548 549 550 551 552 553 554 555 556 557 558 559 560 561 562 563 564 565 566 567 568 569 570 571 572 573 574 575 576 577 578 579 580 581 582 583 584 585 586 587 588 589 590 591 592 593 594 595 596 597 598 599 600 601 602 603 604 605 606 607 608 609 610 611 612 613 614 615 616 617 618 619 620 621 622 623 624 625 626 627 628 629 630 631 632 633 634 635 636 637 638 639 640 641 642 643 644 645 646 647 648 649 650 651 652 653 654 655 656 657 658 659 660 661 662 663 664 665 666 667 668 669 670 671 672 673 674 675 676 677 678 679 680 681 682 683 684 685 686 687 688 689 690 691 692 693 694 695 696 697 698 699 700 701 702 703 704 705 706 707 708 709 710 711 712 713 714 715 716 717 718 719 720 721 722 723 724 725 726 727 728 729 730 731 732 733 734 735 736 737 738 739 740 741 742 743 744 745 746 747 748 749 750 751 752 753 754 755 756 757 758 759 760 761 762 763 764 765 766 767 768 769 770 771 772 773 774 775 776 777 778 779 780 781 782 783 784 785 786 787 788 789 790 791 792 793 794 795 796 797 798 799 800 801 802 803 804 805 806 807 808 809 810 811 812 813 814 815 816 817 818 819 820 821 822 823 824 825 826 827 828 829 830 831 832 833 834 835 836 837 838 839 840 841 842 843 844 845 846 847 848 849 850 851 852 853 854 855 856 857 858 859 860 861 862 863 864 865 866 867 868 869 870 871 872 873 874 875 876 877 878 879 880 881 882 883 884 885 886 887 888 889 890 891 892 893 894 895 896 897 898 899 900 901 902 903 904 905 906 907 908 909 910 911 912 913 914 915 916 917 918 919 920 921 922 923 924 925 926 927 928 929 930 931 932 933 934 935 936 937 938 939 940 941 942 943 944 945 946 947 948 949 950 951 952 953 954 955 956 957 958 959 960 961 962 963 964 965 966 967 968 969 970 971 972 973 974 975 976 977 978 979 980 981 982 983