-- È lui, -- aggiunsi, -- che fa gli -o- col compasso, ed i -g- ad uncino!?... Oh niente di male sa?... signor Salvioni, continui pure a farli così.... -- È lui; -- rispose il vecchio, -- e siccome fu lui a metterci in affanno a causa del suo omonimo, eccolo qui a fare la penitenza. Legga, signor Salvioni. -- Quanto mutato il signor Salvioni! la contentezza gli aveva raso la barba, aveva messo un po' d'ordine nei suoi capelli e un sorriso discreto sulle sue labbra di segretario. Egli lesse ad alta voce una breve scrittura, un gioiellino di pensieri, di forma, di lingua. Dalla prima frase Chiarina e Valente si buttarono nelle braccia l'un dell'altro; all'ultima fu un amplesso generale; la signora Chiarina ebbe i baci di Annetta, del vecchio ed i miei, cioè il mio, uno solo. E rendo questa giustizia a mia moglie, che fu essa a spingermi perchè facessi quel furto. Il signor Salvioni si era messo timidamente in un canto, e si accontentava d'aggiungere un sorriso alla festa, non comprendendo forse niente più di questo, che ci era stato al mondo un altro Salvioni, il quale, due anni prima, al Cairo, aveva avuto la felicissima idea d'andarsene. Or come il signor Pasquali si era potuto procurare la notizia preziosa? -- Occupandomene sul serio, -- rispose egli; -- Valente Nebuli si diede forse qualche briga nei primi giorni dopo la morte di Giorgione, ma probabilmente si intiepidì poi; ci avrà avuto le sue ragioni.... Ho speso, s'intende, un po' di danaro per procurarmi questo pezzo di carta.... Non voglio offendere gl'impiegati dello Stato.... il cielo mi guardi dal calunniare della brava gente magra ed onesta, ma sapete.... il denaro, che guasta tante cose (ed io lo so a memoria), a saperlo spendere ne accomoda tante altre... -- E come ha fatto?... (Guardandomi intorno, vidi che il signor Salvioni era scomparso, e allora ripigliai:) -- e come ha fatto lei, che viveva sul Lago di Lecco, ad avere un'idea così felice? -- Come ho fatto? E lo so forse come ho fatto? Le idee mi sono venute una alla volta. È una storia lunga.... se la volessi contare, perderebbero la pazienza e l'appetito.... -- Dica, dica.... -- E allora egli disse: -- è una storia breve, me ne sbrigo in quattro parole -- e parlò press'a poco così: «Ero solo, mi annoiavo; da molte settimane le gazzette, a cui sono associato, non mi portavano nessuna notizia curiosa; l'avvocato mi scriveva sempre lo stesso ritornello; a forza di sostenere che il vecchio Corvi era imbecillito, mi pareva che le gazzette, il mondo, l'avvocato ed io fossimo imbecilliti tutti senza saperlo, come probabilmente è accaduto al Corvi buon'anima. «Vennero in buon'ora gli entusiasmi della -Spuma del mare-. Mattina, sera, notte le gazzette mi parlavano di Valente Nebuli; l'autore della -Spuma- era per tutti un grand'artista, per il mio avvocato soltanto continuava ad essere la -parte avversaria-. «Mi saltò un ghiribizzo, vedere il capolavoro; vistolo, volli comprarlo, e quando mi fu detto che non era da vendere, volli conoscere la -parte avversaria-, e come l'ebbi conosciuta, m'innamorai di sua moglie. «Mi parve di sentirmi un po' di sangue giovane nelle vene; volevo far questo, quello, quest'altro; che cosa non volevo io fare coi miei quattrini per rimediare al male che mi avevano fatto? Ma non si -sta in tribunale- tanti anni, non si perde un amico, la salute e l'eguaglianza d'umore per nulla; prima bisognava vincere la lite. Aspettai; intanto le cose si complicavano; finchè sospettavate di me, me la godevo; quando mi svelaste l'affanno vostro, mi affannai anch'io, finalmente i tribunali sentenziarono. L'ultimo atto della commedia vi è noto; lo scioglimento eccolo: Chiarina Pasquali, vedova Salvioni, ama il signor Nebuli, pittore -- e viceversa; il babbo acconsente, fa la dote; nozze.» Valente provò a ribellarsi; al solito, non voleva permettere, ma il vecchio Pasquali lo fece ammutolire con queste parole: -- Supponete che io sia morto -- si apre il mio testamento, ereditate voi altri; se per caso rifiutate, eredita lo Stato, il quale non si fa scrupoli. Ora, invece d'un funerale, mettiamo un pranzo di nozze; lei, signor Valente, piglia la dote, e mi lascia vivere ancora un po'.... Io non ci vedo questo gran male.... -- Entrò Marco; si tenne un istante nel vano d'un uscio, poi spalancò le portiere. E allora il signor Pasquali, curvando la lunga persona, si prese cavallerescamente a braccetto la signora Chiarina, che non sapeva trattenersi dal ridere per la contentezza. Valente diè il braccio a mia moglie, io venni in coda. A tavola ne seppi ancora una: la figlioletta del Salvioni era entrata in un collegio, ben inteso portandovi l'amica sua, la macchina da cucire. -- Anzi, signor Ferdinando, la macchina è costata cento venti lire, -- mi disse il vecchio, -- lei mi deve sessanta lire. Non se ne dimentichi; glielo ricordi lei, signora Annetta, perchè suo marito è tanto disordinato! -- XXI. Dopo il quale, lascio la penna per tornare ai miei pennelli. Oggi v'è nell'aria qualche cosa d'insolito; dalla finestra aperta entra l'alito di marzo, ad annunziare la primavera, e il nostro cuore si apre come per ricevere la gioia. Stamane Annetta si è svegliata cantando, ed io colla smania di scrivere l'ultimo capitolo della nostra storiella. Ho fatto bene o male a scriverla? Mi conforto pensando che scriverla era pur necessario; perchè quando la sorte fa un romanzetto curioso ed allegro, a cui vi pare che non manchi più nulla, io dico che una cosa ancora manca, ed è qualcuno, il quale bene o male lo metta in carta. Questo è nell'ordine delle cose, ed io dacchè il signor Pasquali è lontano, torno a credere di non essere poi quell'uomo disordinato che egli dice. Il signor Pasquali è a Parigi da quasi due mesi e mezzo, e sono con lui Chiarina e Valente. Partirono il domani medesimo della scenetta in via dei Bigli numero 19, perchè il signor Pasquali fece notare che le cose allegre non si fanno mai troppo in fretta, e Chiarina e Valente trovarono che era quella una massima piena di giudizio. Annetta si provò a dire che non bisogna mai esagerare nemmeno le massime piene di giudizio, ma infine, pensando che partire tanto tanto dovevano, si fece forza e disse anch'essa alla sua Chiarina: -- parti domani, e scrivimi, e torna presto! -- Partirono il giorno 22 dicembre; il 23 ricevemmo la prima lettera di Chiarina, da Torino: eccola: «-Carissima Annetta-, «Sono poche ore che non ti vedo, e già mi pare d'aver tante cose da dirti. Sentine una che mi era uscita di mente; fra due giorni è Natale, il piccolo Giovanni Battista verrà a farmi vedere che conosce tutte le lettere dell'alfabeto, per aver lo scudo d'argento e la veste nuova. Che cosa dirà non trovandomi? Non bisogna che egli pensi male di me; e perciò ti prego di far tu le mie veci. Non potendo esserti vicina in quel giorno, io sarò felice di vedervi col pensiero, te e tuo marito, nell'atto di esaminare il mio piccolo amico. Badate di non fargli troppa paura, perchè Giovanni Battista non è un eroe. Mancano pochi minuti alla partenza, il signor Bini mi dice che ho appena il tempo di mettere qui un bacio per l'amica mia carissima, ed una stretta di mano per il signor Ferdinando. «CHIARINA. «-PS.- Se Giovanni Battista non conoscesse ancora bene tutte le lettere, ti raccomando di chiudere un occhio.» Alla vigilia del Natale ebbi io l'incarico di acquistare i calzoncini ed il giubbetto di grosso panno bigio, e di provvedere uno scudo d'argento nuovo di zecca, che luccicasse come una stella. Avevamo avvertito il portinaio, perchè mandasse Giovanni Battista da noi, ed al mattino, appena desta, Annetta mi disse: -- Chi sa se il piccino verrà? -- Se non venisse! -- risposi. Se non fosse venuto, mi avrebbe fatto dispiacere; ma venne; anzi fu premuroso, perchè mentre noi lo aspettavamo verso il mezzodì, alle nove del mattino egli saliva la scala. Fu la fantesca ad avvertirci che ci era una bella cosa da vedere; Annetta ed io andammo a metterci al finestrino, che guarda nel pianerottolo, e vedemmo il piccolo Giovanni Battista, il quale faceva salti poderosi per afferrare il cordone del campanello, senza riescirvi. All'ultimo gli venne aperto, entrò. Mi parve che una nuova luce gli illuminasse la faccia, se non propriamente bianca, certo più chiara della prima volta, ma non per la nuova luce della scienza o della civiltà, come dissi per ischerzo ad Annetta, soltanto per questo, che Giovanni Battista si era lavato il muso rispettando le orecchie ed il collo. Rideva il poverino, volendo così vincere la tremarella; ma aveva un bel fare, non era no un eroe -- tutt'altro, -- e bastò la vista d'un -B- maiuscolo (che doveva essere un suo implacabile nemico) a farlo timoroso d'aver perduto tutto l'alfabeto. -- Vediamo, -- dissi, -- non è difficile: che lettera è? Perchè non me lo vuoi dire? -- -Erre- -- balbettò. -- No.... -- disse Annetta. -- E quest'altra? -- interruppi, facendo un cenno a mia moglie -- guardala bene. -- Giovanni Battista non istette in forse un attimo; non ci era di che, un -V-! figuratevi! Quando ebbe lette tutte le lettere, allora io corressi dolcemente il suo primo errore, gli feci notare la profonda differenza che passa tra il -B- maiuscolo e l'-R- maiuscolo, e gli diedi norme sicure, facili ed indimenticabili per non trovarsi mai più esposto a simili equivoci. Ah! se la signora Chiarina mi avesse inteso, e se avesse visto la gioia sulla faccetta bigia di Giovanni Battista, quando egli ebbe la bella veste, lo scudo bello ed i panetti saporiti! Alla sera, nell'atto di scrivere fra le spese diarie il regalo fatto al nostro piccolo erudito, fermai Annetta, che se ne andava, per chiederle: -- In tutto dunque la buona azione ci è costata? -- 18 lire e 50 centesimi. -- E quanto credi che valga? -- 18 lire e cinquanta centesimi. -- Verissimo! -- diss'io; -- ma queste 18 lire e 50 centesimi hanno un valore enorme, hanno il valore di una gran gioia, d'una felicità intera. E stammi attenta a quello che io faccio.... -- Feci un richiamo accanto alle 18,50 così (1) e scrissi in margine: «(1) Il denaro vale la gioia che dà, il benefizio che reca; chi disprezza il denaro è segno che non lo sa spendere; e chi crede di stimarlo troppo, solo perchè n'è avaro o lo misura a centesimi, costui invece lo disprezza.» -- E per chi le scrivi queste belle cose? -- Per i nostri figli che verranno; io voglio che essi trovino in questi libriccini della spesa diaria un po' dell'anima del babbo che li amava tanto. -- I nostri figli! -- mormorò Annetta sorridendo senza averne voglia. -- Io mi sono messa il cuore in pace. -- Io no; siamo da tre anni soli marito e moglie. La signora Carolina non ebbe forse una bella bimba dopo sette anni di nozze? E la tua amica di Torino, Clotilde? E quell'altra?.. come si chiama? -- Un passero è venuto a posarsi sul davanzale, ha fatto un mezzo giro a destra ed un mezzo giro a sinistra colla precisione d'un veterano, poi, guardando dalla mia parte, mi ha detto una parola che ho capito benissimo, e che sono tentato di scrivere: -- -fine-. Ma non mi fido; potrei aver dimenticata qualche cosa.... Ah! non vi ho detto che uno stupore magnifico si prepara a Chiarina e Valente. Nel loro quartiere se vi ricordate, vi erano alcuni errori da correggere; dello studio bisognava farne un salotto, d'un salotto lo studio, di due camere da letto una sola. Tutto ciò è fatto. E non vi ho detto che in una lettera di quindici giorni sono Valente mi confidò d'essere preso da una smania insolita, quella di lavorare molto. Ed io capisco perchè: perchè oramai il suo avvenire, cessando d'essere indeterminato, non fa più la guerra al presente. E non vi ho detto che da otto giorni essi, cioè Chiarina -Pasquali- e Valente Nebuli, sono proprio marito e moglie, e che se la mia Annetta viene ogni tanto in punta di piedi a mettermisi alle spalle, ed ha la mantellina in dosso ed il cappello in testa, è perchè mancano quaranta minuti all'arrivo del convoglio, e l'impazienza le fa calunniare il mio orologio, un modesto orologio di Ginevra, ma piantato in regola sulle sue otto pietre, ed incapacissimo di fare un passo più lungo o più breve del necessario. Impaziente la mia parte sono anch'io, ma so che alla stazione ci andremo in quindici minuti e che mi basterà infilare il pastrano per essere pronto. E non vi ho detto, ma l'avete indovinato, chi è che arriverà colla corsa delle undici e cinquantacinque. Arriverà il prezioso signor Pasquali; arriverà il mio migliore amico; arriverà la donnina più adorabile dell'universo.... dopo mia moglie. PS. -Nota di mia moglie:- Ipocrita! FINE. INDICE CAPITOLO PAG. I. Qui cominciate a vedere che nel mondo si danno combinazioni curiose 7 II. L'amico Valente 23 III. Qui tiro su una cortina e comincio a vedere un mistero 31 IV. Corvi contro Corvi 43 V. Assisto ad un miracolo49 VI. La signora Chiarina mi dà l'idea del mio capolavoro 57 VII. Faccio la conoscenza d'un incognito 71 VIII. Quello che io dovevo sapere 83 IX. In cui l'incognito comincia a tormentare la mia curiosità 97 X. Il signor Bini continua 105 XI. Qui una signorina leggerà due volte senza comprendere 113 XII. Il signor Bini non è il signor Bini 123 XIII. Mia moglie ne fa una grossa127 XIV. Il signor Salvioni scrive 139 XV. Il Signor Salvioni viene147 XVI. Il signor Salvioni parla159 XVII. La Venere se ne va171 XVIII. Cose strane 179 XIX. Guardo sotto la maschera189 XX. Il signor Salvioni legge199 XXI. Dopo il quale, lascio la penna per tornare ai miei pennelli209 DELLO STESSO AUTORE: -Capelli biondi- L. 1 -- -Un tiranno ai bagni di mare-» 1 -- -Il tesoro di Donnina- » 3 -- -Amore bendato- » 2 -- -Fante di picche -- Una separazione di Letto e di Mensa -- Un uomo felice- » 1 50 -Il romanzo di un vedovo- » 1 -- -Fiamma vagabonda- » 1 -- -Due amori -- Un segreto- » 1 -- Nota del Trascrittore Ortografia e punteggiatura originali sono state mantenute, correggendo senza annotazione minimi errori tipografici. 1 2 3 4 5 6 7 8 9 10 11 12 13 14 15 16 17 18 19 20 21 22 23 24 25 26 27 28 29 30 31 32 33 34 35 36 37 38 39 40 41 42 43 44 45 46 47 48 49 50 51 52 53 54 55 56 57 58 59 60 61 62 63 64 65 66 67 68 69 70 71 72 73 74 75 76 77 78 79 80 81 82 83 84 85 86 87 88 89 90 91 92 93 94 95 96 97 98 99 100 101 102 103 104 105 106 107 108 109 110 111 112 113 114 115 116 117 118 119 120 121 122 123 124 125 126 127 128 129 130 131 132 133 134 135 136 137 138 139 140 141 142 143 144 145 146 147 148 149 150 151 152 153 154 155 156 157 158 159 160 161 162 163 164 165 166 167 168 169 170 171 172 173 174 175 176 177 178 179 180 181 182 183 184 185 186 187 188 189 190 191 192 193 194 195 196 197 198 199 200 201 202 203 204 205 206 207 208 209 210 211 212 213 214 215 216 217 218 219 220 221 222 223 224 225 226 227 228 229 230 231 232 233 234 235 236 237 238 239 240 241 242 243 244 245 246 247 248 249 250 251 252 253 254 255 256 257 258 259 260 261 262 263 264 265 266 267 268 269 270 271 272 273 274 275 276 277 278 279 280 281 282 283 284 285 286 287 288 289 290 291 292 293 294 295 296 297 298 299 300 301 302 303 304 305 306 307 308 309 310 311 312 313 314 315 316 317 318 319 320 321 322 323 324 325 326 327 328 329 330 331 332 333 334 335 336 337 338 339 340 341 342 343 344 345 346 347 348 349 350