Ma Valente rideva così forte, e la signora Chiarina con tanta grazia, che non mi fu possibile ospitare per cinque minuti quella inquietudine, e la cacciai, dicendo dentro di me che il signor Bini andava matto per le facezie, e non sempre le sapeva scegliere. Avrei però avuto caro di sapere almeno se era quello il giorno della decisione della lite. -- Allegri -- dissi -- questo non è che un acconto sulla gioia futura; vedrete che il signor Giuseppe buon'anima ci manderà a dire di far le nozze e che saremo tolti dagli impicci della lite. -- Ma Valente non mi badava. -- Quando si tratta la tua lite? -- domandai allora. -- Domani, credo.... ne ebbi l'avviso, ma no, si tratta oggi.... si è trattata -- a quest'ora forse tutto è finito. -- E tornò a ridere, e tornai a farmi pensoso. Il signor Bini recò le più liete notizie della ragazza, che era una bella bambina tutta occhi; del signor Salvioni, che era propriamente onesto e disgraziato; del loro appetito fenomenale e della macchina da cucire, che era di Elias Howe a doppio punto. Quante ciancie a tavola! Quante risate! Quanti bicchieri! Solo sotto le mie ciancie rimaneva un sottinteso, e le mie risate avevano i sordini, e nei bicchieri che mi vuotavano in corpo il buon umore rimaneva la feccia d'un pensiero importuno. Ma tutto questo in principio; alle frutta, quando fui proprio saturo di buon umore, risi anch'io a gola spiegata, sprigionai anch'io tutti gli spiritelli che avevo sulla lingua. Uno ne buttai in faccia al signor Bini -- uno capace di farlo sparire sotto la mensa. -- Quel povero Salvioni, -- dissi -- com'era mortificato d'aver preso ad imprestito un nome non suo! Che anima candida deve avere! Ha fatto lo scrivano d'un avvocato senza farsi una macchia d'inchiostro! -- Naturalmente guardavo il signor Bini, e il signor Bini guardava me, e rideva e rideva. Invidiabile faccia tosta! Fu proprio in mezzo al cozzo degli ultimi bicchieri che l'uscio si aprì, ed io compresi dal modo d'aprirsi che lasciava passare una brutta notizia. Entrò Marco, l'enorme Marco, a cui dopo il tramesso coi pisellini avevo sempre dato del voi; entrò recando una lettera.,.. Valente l'aprì, la lesse, balbettò che era uno scherzo, rilesse -- io mi ero rizzato in piedi. -- Andate pure, -- consigliai a Marco, che rimaneva a fare il curioso. -- Va pure -- ripetè Valente; non è nulla -- disse poi con voce serena -- è il mio avvocato, il quale mi scrive che abbiamo perduta la lite, che andremo in Cassazione, che possiamo mettere innanzi quattordici cause di nullità. -- Non crediate che facesse la commedia, parlava come sentiva; e siccome nessuno rispondeva, egli insistè: -- Allegri! Non sono già rovinato per questo! Lavorerò. E per incominciare, venderò la -Spuma del mare-! Non è vero, signor Bini? -- V'immaginerete che il signor Bini ridesse e si fregasse le mani; me l'aspettavo anch'io, ma quell'uomo mi contraddiceva in tutto, non si fregò le mani, non sorrise, appena appena disse: -- verissimo! -- e mutò discorso. -- Sta a vedere che si pente, -- dissi più tardi ad Annetta. -- Peggio per lui; la -Spuma del mare- troverà compratori egualmente. -- Hai osservato -- soggiunsi -- come rimase sereno l'amico Nebuli all'annunzio della sua disgrazia.... E che ne hai argomentato? -- Che non gl'importava di perderla.... -- E sai perchè?... perchè la sua gioia era troppo grande; domani ci ripenserà e ne avrà dolore.... E qual massima filosofica vien fuori da tutto questo?... -- Annetta mi guardava facendo un gesto discreto e scherzoso, che io intesi benissimo. E soggiunsi niente affatto ferito dall'allusione: -- Ne vien fuori questa massima, che se vi sono gioie che il denaro non può dare, vi sono gioie che il denaro non può togliere. -- Però ne può dare di belline -- osservò Annetta, -- l'hai visto il Salvioni! Ed io che ero in vena, proseguii: -- Appunto! E quale altra massima di filosofia pratica ne deriva? -- Dilla, e poi smetti che ho sonno. -- Ne deriva che il denaro non si deve confondere colla gioia e colla felicità, ma bisogna stimarlo solo allora che dà la gioia e la felicità, e farlo servire a questo unico fine. -- Bravo, buona notte! -- XVII. La Venere se ne va. La mattina seguente, quando dopo molte titubanze stavo per scendere a far visita all'amico, fu egli, Valente Nebuli, che entrò in casa mia. Aveva la fronte oscurata da un pensiero, che, senza affliggerlo propriamente, pareva importunarlo. -- La notizia la sai? -- mi disse sfuggendo un istante alla stretta di quell'importuno -- sono rovinato. -- So che hai perduta la lite.... stanotte ho sognato che era un brutto scherzo del tuo avvocato.... e invece.... però.... -- Non sapevo quello che mi dicessi, Valente uscì a ridere. -- Sì, ho perduta la lite, e pare che mi toccherà restituire, tra capitali, interessi e danni, un po' più di quello che posseggo; perchè, come immagini, mio zio si era mangiato un po' del fatto suo, che non era suo, ed io mi sono mangiato un po' del fatto mio, che non era mio; è venuto stamane l'avvocato a spiegarmi bene la cosa. E sai qual è la mia fortuna? (lo dice lui, io non l'avrei indovinata in cento) è che abbiamo accettata l'eredità col -benefizio d'inventario-, altrimenti dovrei ora, rimetterci del -mio-.... e mi troverei in un certo imbarazzo.... come ti puoi immaginare. Ci è un solo guaio, che anch'io ho speso, che la mia povera -Venere- me la sono quasi mangiata -- non vi è rimedio. Quando vedi il signor Bini, mi farai piacere dicendogli che il quadro è a sua disposizione, se lo vuole ancora.... intanto domani lo manderò a prendere.... -- Perchè? -- Per farne una copia, ma questo non glielo stare a dire. -- È capace d'indovinarlo. -- Valente si strinse nelle spalle, serrò le mie mani nelle sue, sorrise, e per poco non mi disse: -- come sono felice! -- Sei di buon umore stamane.... -- osservai. -- Sì, proprio, tanto. Ho ricevuto una buona notizia. -- Quale? -- Cambiò discorso per non dirmela, ma più tardi la seppi da mia moglie, che l'aveva saputa dalla signora Chiarina: la polizia era sulle tracce del signor Salvioni.... morto; lo aveva accompagnato fino al momento, in cui da Napoli partiva per il Cairo, dove allora infieriva il colera.... Qui anch'io, come l'amico Nebuli, avrei messo una reticenza lunga; ma mia moglie, niente scrupolosa, soggiungeva: -- Per poco che il colera sappia il fatto suo, il primo che si è portato via è il vostro Salvioni! -- E che conti di fare, ora che sei.... che non sei più.... che sei.... -così-? -- diss'io a Valente. -- Ho già fatto! -- mi rispose, -- ho già fatto dieci castelli in aria; prima di tutto vado in Cassazione, per guadagnare tempo; poi in campagna a vivere di pace e di lavoro. Farò scendere dalle nuvole tutti i quadri, a cui ho dato una cornice di stelle, imbratterò parecchi chilometri di tela, ed in pochi anni mi sarò rifatto ricco colle mie mani! -- E ti senti capace di tutto questo? -- Di che non mi sento capace, ora che l'avvenire ricomincia ad esser mio? Con quei procuratori ai fianchi, con quegli uscieri alle calcagna, mi pareva d'averla -ipotecata- la mia porzione di futuro. Ora sono povero, ma sono libero, e se mi rimane Chiarina!... -- Così parlò quello sventato, quel sonnambulo, quel delirante; io lo guardavo a bocca aperta, felice in fondo che egli pigliasse la cosa a quel modo, ma disgustato di vedere una testa piena di ingegno, così vuota di criterio. Il torto lo diedi alla Natura, la quale incomincia gli uomini bene, ma non li sa mai finire; al disgraziato Valente diedi invece centomila ragioni, non gli potendo dare qualche cosa che valesse meglio. Qualcuno mi chiede se non mi venisse il sospetto che egli, non io, fosse il vero filosofo; quel sospetto mi venne, ma non resse alla riflessione e se ne andò; per me era chiaro che Valente, se pure operava da filosofo, non ne aveva coscienza e non metteva ordine nelle sue azioni, nè sistema nei suoi ragionamenti. Non dico che la filosofia sia unicamente sistema (come vogliono certuni); filosofi profondi alla mattina, i quali diventano infelici a colazione, se la bistecca è troppo cotta, infelicissimi alla sera se perdono qualche quattrino alla tombola, ne conosco anch'io; ma perchè ho il buon senso di non proporli come modelli all'amico Nebuli (il quale non mi darebbe retta), non dirò già che filosofo e capo scarico sono sinonimi. Del resto, sì, Valente aveva in fondo qualche ragione di non affliggersi, oltre questa interamente stoica che tanto tanto affliggendosi non ci avrebbe guadagnato nulla: aveva il suo pennello, la sua fama, la sua donna più che mezza, ed il suo avvenire intero; ai bisogni del momento dovevano provvedere la -Spuma del mare- e l'avvocato colla Cassazione, colle liquidazioni, colle opposizioni, col Dio sa che diavolo. E con tutto ciò, quando il signor Bini fu stato tre giorni senza farsi vivo e ci cominciò a venire il sospetto che, dopo aver rifiutato i dollari degli Americani, la famosa -Spuma- si dovesse accontentare delle lirette italiane, mi parve (non ne sono sicuro) che un po' dell'inalterabilità di Valente se ne fosse andata. Pur si mostrò disinvolto, ritirò dalla Mostra il suo capolavoro e si accinse a farne la copia. Da 24 ore la -Spuma del mare- era rientrata nello studio paterno, quando giunse da me il signor Bini. -- Che ne è stato della -Spuma-? -- disse. -- L'ha ritirata Valente, -- risposi sorridendo. -- Lo so... -- Volevo ben dire! -- Lo so, ma che ne vuol fare? -- Venderla. -- Ci è chi la compera? -- Glielo vada a chiedere. -- Andiamoci. -- Scendemmo; l'amico si era appunto messo dinanzi ad una tela delle medesime dimensioni dell'altra, e tracciava le prime linee del disegno. -- Eccellente idea! -- disse il signor Bini -- lei vuol fare una dozzina di -Veneri- per mandarne una in America, una in Russia, una in Germania, eccetera. I compratori non mancheranno; chi ha preso l'originale si contenta? -- Nessuno l'ha preso ancora, -- rispose Valente con nobiltà. E allora io, mettendo muso duro, entrai a dire: -- L'amico Nebuli non ha voluto farle torto... -- To', -- disse il furbone, colla sua flemma, -- è vero, io volevo comprare il quadro, mi piaceva la -Venere-... superba -Venere-... mi piace ancora... ebbene sì, la compero;... ma allora è inutile, sa? che faccia la fatica di copiarla; preferisco pagarla qualche cosuccia di più e sapere che di Veneri come la mia non ce n'è alcuna al mondo... Un artista come lei, signor Valente, spenderà sempre meglio il suo tempo creando un miracolo nuovo, ed io pure spenderò meglio il mio denaro... E quanto domanda della -Spuma del mare-? -- Ed io mi affrettai a chiedere: -- Quanto ti aveva offerto quell'Americano? -- Ventimila lire; -- balbettò Valente. -- Dunque? -- dissi, rivolgendomi al signor Bini. Mi pareva che il mio accento, il mio sguardo, aiutati dalla sua memoria, dovessero dirgli chiaro: «dunque, faccia il conto; lei ha offerto il doppio;...» ma lo smemorato fu anche cieco e sordo; non vide, non intese, non ricordò nulla: -- negozio conchiuso, -- disse -- per ventimila lire il quadro è mio; lei lo faccia accomodare entro la sua cassa; io manderò a prenderlo oggi stesso. -- Tre ore dopo il signor Bini venne, accompagnato da due uomini, i quali si caricarono sulle spalle la -Venere-. Noi, che ci eravamo messi alla finestra, la vedemmo passare un'ultima volta... Dove andava? Il vecchio non ce l'aveva detto; ed io balbettai sottovoce: -- buon viaggio! -- Quando Valente non vide più i tre uomini, che avevano svoltata la cantonata, chiuse le vetrate e guardò il fascio di biglietti di banca che il vecchio gli aveva messo fra le mani. Non disse parola e tornò nello studio. Io ammiccai dell'occhio; Chiarina ed Annetta mi compresero; lo lasciammo solo. XVIII. Cose strane. -- Ma sai che è una combinazione strana! -- disse Annetta per la ventesima volta. -- La ti par proprio una combinazione strana? -- diss'io. -- Non ti capisco.... -- Non mi puoi capire, perchè non hai fatto tutti i pensieri che ho fatto io sul caso e sulla combinazione. Vediamo. Ti giungono insieme due lettere, una delle quali (in ritardo) ti dice che una cosa da te desideratissima non si può fare, perchè si è presentato un ostacolo insuperabile, l'altra ti annunzia che l'ostacolo è scomparso e che la cosa si farà. Tu leggi la lettera sconfortante, leggi poi la seconda; senza volerlo, la gioia che ti ha dato questa ultima, dopo lo sconforto della prima, la metti in conto della combinazione, ed esclami: oh! la strana coincidenza! Ma se tu leggevi prima la lettera che ti annunziava tolto l'ostacolo, è molto se badavi alla combinazione del ritardo della seconda lettera e della coincidenza di entrambe: e pure nulla è mutato, fuorchè il tuo modo di sentire. -- Quando io infilo qualche androne filosofico un po' buio e m'ingegno di tirarmi dietro mia moglie, rischiarandole i passi, essa mi accompagna tra sbigottita e ridente, e qualche volta, come questa, mi domanda: -- Dove si va a finire? -- Or eccoti un altro aspetto della stessa cosa, -- diss'io. -- Bada di notte ai fanali d'una via dritta e lunga; sono distanti l'uno dall'altro cento buoni passi; ma se tu ti allontani e ti volti, li vedi ravvicinarsi e coincidere. Lo stesso accade nella storia, che è la notte dei tempi, dove gli avvenimenti memorandi sono i fanali d'una via diritta e buia, e pare che si tocchino per ragioni di prospettiva, ma non si toccano punto; e forse la storia è da rileggere con questo criterio, e forse tutte le superstizioni non hanno altra origine.... e forse.... -- Insomma, -- mi chiese Annetta, -- ti pare o non ti pare una combinazione strana? -- Giudicatene voi; ecco la lettera che avevo ricevuto quella mattina: «Caro parente, «Senza che lo sappiate, vi sono parente; perciò senza conoscervi mi siete caro. «La nostra parentela è un po' lontana, ed ho stentato a trovarne il filo; ma siccome non ho altri parenti al mondo che voi, e mi premeva di non perdervi, vi ho trovato. «Io sono un po' ricco ed un po' vecchio; se morissi senza far testamento, è probabile che lo Stato vanterebbe diritti di parentela più prossimi dei vostri per non lasciarvi un quattrino del fatto mio. «Ma prenderò le mie cautele; intanto siccome voi non siete ricco, comincio a darvi un acconto, perchè non ho nissuna fretta d'andarmene, spero di fare i miei comodi e mi preme che possiate aspettare pazientemente. Non vi offendete di questo linguaggio; parla l'esperienza d'un vecchio, il quale sa come il denaro guasti spesso i sentimenti più gentili e gli animi migliori. «Ho una lite pendente, sarà sciolta domani, e vinta da me; queste monete che mi costano tanti anni di dispetti, di puntigli, di amarezze, non le voglio prendere colle mie mani; abbiatele voi; così io vendico la mia dignità d'uomo, offesa dal puntiglio meschino. «Il mio avversario d'oggi vi è noto: è il signor Valente Nebuli, pittore, il quale si troverà nelle strette del bisogno, quando abbia perduta la lite. «Il caso mi serve in tutto; voi gli siete amico, e non dubito che gli renderete quanto meno penosa è possibile la restituzione. Da voi accetterà un indugio, da me lo sdegnerebbe. «Però un patto io pongo al mio dono: se la parte avversaria andrà in Cassazione, se venisse cassato il giudizio, voi non verrete a componimento mai e proseguirete la lite, in cui ho speso tanti anni. «Io non vi conosco, ma il mio avvocato di Milano, che vi ha visto e si è informato di voi, sa che siete un uomo ordinato ed onesto, e che non farete offesa alla mia volontà. «Alla vigilia del gran giorno, che deve darmi vinta la lunga ed odiosa guerricciuola, mi sento debole; temo le strette d'una gran gioia, e fuggo. -- Facendo donazione a voi, mi pare di mettermi fuori di causa; ma per rassicurarmi interamente me ne vado, starò assente una settimana. «Il notaio, impostando questa lettera quattro giorni dopo la sentenza, vi avvertirà pure dell'atto pubblico di donazione che ho fatto e sottoscritto oggi alla presenza dei testimonî.... «Accettate, caro parente, la prima prova del mio ultimo affetto. Lecco, 13 dicembre. «-Il vostro- GIULIO PASQUALI.» -- Ma sai che è proprio una strana combinazione! -- esclamò Annetta per la ventunesima volta. -- E perchè io stava zitto, ella insistè: -- Ma insomma parla, di' qualche cosa anche tu.... -- Vuoi proprio che te la dica come la penso?... Non mi pare una combinazione, mi pare uno scherzo. -- Uno scherzo di chi?... -- Non lo so; ma non vedi tu stessa come è inverisimile tutta questa storiella? Il signor Pasquali non ha parenti più prossimi di me, ed io non so nemmeno chi sia il signor Pasquali -- egli dice meschini i puntigli che l'hanno fatto litigare molti anni, ma pretende ch'io continui a litigare in nome suo; ha paura che lo pigli un accidente per la gioia d'aver vinta la lite, ed è sicuro di vincerla e rinunzia ai benefizî;... cara mia, tutto ciò è troppo inverisimile, dunque non è vero. -- Ma quando due ore dopo mi giunse la lettera del notaio di Lecco, il quale, avvertendomi dell'atto pubblico, m'invitava a fare l'accettazione, allora senza dir nulla ad Annetta, mi andai a chiudere nel mio studiolo per pensare con metodo. Questo era il quesito: «Posto che la donazione è vera, indagare fino a che punto è verisimile.» Mi passavano cento embrioni di idee nel cervello, ma un'idea intera non m'era venuta ancora. Quando uscii dallo studiolo, mi era venuta. Sapete che aveva fatto la mia Annetta? Era corsa dabbasso a dir tutto alla sua Chiarina. -- Ah! -- esclamai -- lo dirà a Valente! -- Mi ha promesso di non dir nulla; e poi bisogna pur che lo sappia un giorno o l'altro, se la cosa è vera; se invece è uno scherzo, che male ci è? -- Non è uno scherzo, -- dissi. -- Sì? Ma allora siamo proprio ricchi! -- Sì, purchè ci adattiamo a spogliare la tua Chiarina e Valente!... -- Credevo d'aver gettato una doccia sul suo entusiasmo, ma ella soggiunse: -- Non gli spoglieremo, faremo a metà; l'ho già detto a Chiarina, ed è tanto contenta, tanto contenta.... -- To', e tu disponi così senza dirmi nulla?... -- dissi facendo il serio. -- Sei tu che disponi, sono sicuro che questa idea è venuta anche a te. Non vorresti già farti ricco colla miseria dei nostri migliori amici; dunque, meglio che rinunciare alla donazione per restar poveri tutti, tu accetti e fai due parti giuste.... -- E credi che l'amico Nebuli sarà contento di spartire con me?... -- Vorrei vedere, non è lui che spartisce, siamo noi; e non si può pretendere di più, mi pare; se fossimo milionari, via.... ma poveri come siamo anche noi.... ci vorrebbe una bella faccia tosta a volere che ci spogliassimo per lui. -- Egli non pretenderà nulla, ma non vorrà niente da noi.... -- E che farà colla sua superbia? -- Andrà in Cassazione. -- Ci vada, ci andremo anche noi; sarà peggio per lui; la lite non la vincerà egualmente.... -- Perchè? -- Perchè se i tribunali questa volta hanno detto che il vecchio Corvi era imbecillito, è segno che lo era proprio. -- A te non pareva imbecillito per altro. -- E nemmeno a te.... Ma l'hai conosciuto tu? L'ho conosciuto io? Che ne sappiamo noi? Si diceva per dire.... -- A questo punto non mi trattenni più, le chiusi la bocca con un bacio, poi le dissi dolcemente: -- taci, taci. -- Ella mi guardò sbigottita, comprese: -- Diventavo cattiva -- disse -- non è vero? Entrò in quella l'amico Nebuli; al primo vederlo indovinai che egli sapeva tutto. Mi venne incontro e si sforzò di sorridermi, ma fui io a prendergli la mano che egli non mi dava. -- Che cosa dunque è accaduto di curioso? -- mi disse. -- Ah! -- risposi -- gran cose! -- leggi. Lesse egli le due lettere del signor Pasquali e del notaio; e disse: -- Che combinazione strana! tu l'unico parente?... Che strana combinazione!... -- Non mi dici altro? -- Ah!... sono contento, proprio contento.... -- Vuoi essere sincero? -- dissi io mestamente -- non sei contento.... -- Perchè?... Che ci perdo io? Non è forse meglio che la mia disgrazia giovi ad un amico? -- Sì, è meglio, lo sai benissimo che è meglio; ma confessa che hai avuto un po' di dispetto a questa notizia, e ci è stato un momento, in cui l'istinto ti diceva che la peggior disgrazia che ti potesse capitare era questa di veder le tue spoglie indosso all'amico del cuore, e confessa che tu a quell'istinto cattivo non hai tappato la bocca subito.... -- Ebbene, sì, è vero; ma ora è passato.... ti giuro che sono contento e me lo devi credere. Ci stringemmo la mano forte. -- Dunque posso accettare la donazione? -- chiesi ridendo. -- Accetta, capperi! Ma ti avverto che andremo in Cassazione, che abbiamo quattordici cause di nullità -- non te ne avrai a male? -- Ti pare? nemmeno per sogno! ma in Cassazione non ci andrai, così la lite sarà finita ed il mio caro parente non troverà nulla a ridire che noi facciamo due parti di tutto; la mia porzione me la darai con tuo comodo, un po' per volta, quando avrai venduto una dozzina di quadri; lavoreremo entrambi e non imiteremo quei due buoni amici di tuo zio e del mio caro parente.... -- Valente stava serio. -- Che ne dici? -- insistei. -- Non posso; la tua generosità è degna della nostra amicizia, ma io non posso accettare nulla da te. -- Già -- dissi -- da me no, dai tribunali sì; dillo chiaro che la mia generosità ti offende, che ti faccio l'elemosina.... -- Senza amarezza -- disse lui -- non è forse vero? -- No, che non è vero! -- esclamai -- i tribunali hanno dato oggi ragione a me, ma ieri l'avevano data a te.... Siamo pari; se tu vai in Cassazione ed hai quattordici cause di nullità, si torna da capo: puoi perdere tu, posso perdere io: intanto gli avvocati ci mangiano le rendite e ci rosicano il capitale, e il puntiglio ci addenta l'amicizia. Fammi il piacere: scrivi al tuo avvocato che in Cassazione non ci vai, io cercherò il mio per accettare la donazione. -- Ero stato eloquente; l'amico mi si buttò al collo, e mi diede un bacio sonoro. Annetta non stava in sè dalla gioia. -- Il -tuo avvocato- lo conosci? -- mi chiese Valente sorridendo. -- No, è lui che conosce me, almeno così dice la lettera del -mio parente-, ma io non l'ho mai veduto.... -- Mi viene un'idea! -- esclamò Annetta. -- Sbagli, -- la interruppi leggendogliela negli occhi. -- Il signor Bini.... -- insistè mia moglie. -- Sbagli, -- ripetei; -- ti assicuro che sbagli. -- E diedi in uno scoppio di risa. -- Il signor Bini verrà oggi, -- soggiunsi, -- lo chiederai a lui stesso, vedrai che sbagli.... -- Come sai che verrà oggi? -- È una mia idea fissa, sono sicuro che verrà. -- XIX. Guardo sotto la maschera. Infatti il signor Bini venne a farci visita, perchè da un pezzo non ci vedeva, perchè probabilmente doveva lasciar Milano, ed anche perchè non aveva voluto passar dinanzi a casa nostra senza salir le scale.... Non mancavano i -perchè-, come vedete! A me, che lo guardavo curiosamente, pareva di non averlo visto mai più compassato; si era cancellato il suo risolino malizioso, si era spento lo scintillío de' suoi occhi penetranti. Eravamo soli; nessuno ci poteva tradire, e provai anch'io a fare il commediante, sedendogli di rimpetto, stando impettito quanto lui, e costringendolo a strapparmi le parole ad una ad una come monete d'oro. In quel gioco il vecchio si impazientì prima di me; vedendo che non trovava il verso di farmi uscire dalla mia trincea nel campo aperto delle chiacchiere, dove egli si sapeva il più forte, vedendo che se lui taceva, tacevo io pure contro le regole della buona conversazione, che le sue domande di quattro parole ottenevano risposte d'una parola sola, vedendo tutto ciò, si decise finalmente a dirmi: -- Caro signor Ferdinando, io ho l'occhio buono, e vedo che lei ha qualche inquietudine che mi nasconde; non è capitato nulla di male? -- Nulla.... -- dissi trionfante, -- al contrario, legga. -- E di botto, senza altro, gli consegnai le due lettere. Le prese egli e le lesse con ordine, guardando prima l'indirizzo di ciascuna; io non gli staccavo gli occhi di dosso, ed egli leggeva sempre, muovendo le labbra, accomodandosi meglio in faccia alla luce, quando trovava qualche intoppo.... -- Che cosa le pare? -- È singolare. -- Già, è singolare. -- Un istante dopo il signor Bini incominciò le interrogazioni. «Avevo risposto? Non avevo risposto? Che volevo fare? Valente sapeva?...» -- È una cosa delicata, -- osservò poi. -- Sì, molto delicata.... -- E pericolosa. -- Niente affatto, l'amicizia vera non corre alcun rischio per una miserabile questione d'interesse... -- Però se ci entra il puntiglio.... -- Non lo lasceremo entrare.... ci è stato un momento, in cui.... -- Ah! ci è stato un momento in cui?... -- Un momento solo; Valente ed io siamo ora d'accordo. -- E allora gli dissi tutto; per la prima volta dacchè conoscevo quell'uomo, lo vidi commosso; egli si rizzò, mi strinse la mano e mi disse: -bravo!- Lo accompagnai fin sul pianerottolo e già stavo per chiudere l'uscio, quando, fingendo d'essermi dimenticato di qualche cosa, lo riaprii e dissi semplicemente: -- Signor Pasquali! -- Il vecchio, che aveva sceso alcuni gradini, si volse di botto, mi vide e rimase un istante a bocca aperta a contemplarmi. -- Signor Pasquali -- ripetei colla massima naturalezza. Allora l'apocrifo signor Bini risalì, pigliò le mie mani nelle sue, mi guardò negli occhi e finalmente diede il segnale -- e rise, e risi -- un bel duetto! Per un pezzo non potemmo smettere; la nostra risata passò per tutti i toni maggiori, fece le modulazioni più strane, proruppe negli accenti più inusati -- e sempre senza che sprigionassimo le nostre mani, anzi stringendoci più forte come per comunicarci saldezza e coraggio. Quando finalmente a forza di far la prova ci riuscì di diventare serii un po' più del naturale (come sempre accade), io dissi: -- Signor Pasquali, capisco il suo inganno fino alla decisione della lite; avrei fatto io altrettanto; spiego la continuazione del mistero dopo la sentenza, perchè un uomo ordinato come lei, dopo aver avviata una commediola, non poteva piantarla un paio di scene prima dello scioglimento; ma sappia che oramai ha un pubblico, e non bisogna fargli perdere la pazienza. -- Così io dissi scherzando. -- Valente sa? -- mi chiese il signor Pasquali. -- Non sa nulla. -- Mi lasci il gusto della catastrofe; non gli dica nulla.... -- Fino a quando? -- Fino a domani sera. -- Benissimo, fino a domani sera. Poi egli scese le scale ridendo, ed io ridendo finsi di tornarmene in casa; ma cinque minuti dopo andai a trovar Valente. M'ero prefisso di non dirgli nulla e forse perciò appunto avevo bisogno di vederlo, di sentirlo parlare, di assaporare la dolcezza del mio segreto come un avaro. Mi parve che Marco nel ricevermi in anticamera avesse un aspetto meno solenne del solito, il che avrebbe bastato a riempirmi di meraviglia; ma pensate l'enormità del mio stupore quando egli, con un accento bonario, di cui non lo credevo capace, mi trattenne per dirmi che aveva qualche cosa a dirmi. -- Che cosa? -- chiesi io rizzandomi in tutta la mia lunghezza e dandogli mentalmente dei voi. -- L'altr'ieri il signore mi ha licenziato.... -- Davvero? -- Proprio.... e siccome ho trovato un padrone che ha fretta, vorrei pregar lei di pregar lui, perchè mi lasci in libertà oggi stesso; non farei una cosa simile, sa? se non si trattasse del mio stato.... perchè veda, a perdere una buona casa si fa presto, se ci si mette il diavolo in mezzo, ma trovarne una è difficile.... -- E nel dire queste ultime parole aveva ripigliata la sua dignità veramente esemplare; ma nondimeno gli risposi: -- Parlerò del -vostro- desiderio, vi posso promettere che sarete lasciato in libertà anche subito. -- Grazie -- disse lui. Io entrai nello studiolo.... e che vidi? Una tela incominciata sopra un cavalletto, un'altra addossata al muro, e la signora Chiarina tutta impacciata, che si era messa dinanzi a quest'ultima con un vezzo pieno di grazioso sgomento. Valente era di là. -- Come sta? -- diss'io. -- Bene, e lei?.... e Annetta? -- balbettò la vaga creatura facendosi rossa. Ed io scherzando: -- Che ha? Che cosa mi nasconde? Mi lasci veder quel quadro.... -- Si fece più rossa ancora, se è possibile; all'ultimo disse allungando il braccio e dandomi la sua manina come per far la pace, ma senza muoversi: -- Non se ne avrà a male?... mi perdonerà? Valente non ne ha colpa, glielo assicuro io.... è stata una mia idea, lo so bene che lei non aveva bisogno di questo.... -- Che cosa?... Come?... Perchè?... -- Mi prometta di ridere, -- insistè la bella. Risi. -- Non si offenderà proprio? -- Ma di che? -- Allora si scostò lentamente, chinando un pochino gli occhi a terra, ed io vidi.... indovinate?... Il mio primo quadro che avevo mandato alla Mostra, e che si era venduto miracolosamente dopo otto giorni. La straniera incognita era lei, era quella donnina pentita della sua idea gentile come d'una colpa. Confesso che ne ebbi un briciolo di dispetto, un briciolo solo; poi la gratitudine m'invase il cuore e non lasciò posto alle grettezze della vanità, e quando mi sentii capace di ringraziar la signora Chiarina sinceramente, soltanto allora il Russo usci dalle nebbie della dimenticanza a consolarmi, e dietro a lui l'ignoto compratore delle altre due tele. -- Mi perdona? -- La ringrazio -- risposi -- purchè non mi abbia fatto il tiro di comperare anche la -Famiglia del Pescatore-.... Vediamo, non ha per caso incaricato un Russo lungo come me, asciutto e magro, di trovar bella la -rete- e di lasciarvisi pigliare per ottocento lire? -- No, no.... e poi -- disse Chiarina, rinfrancandosi -- il suo quadro mi piaceva tanto, eravamo ricchi.... che male c'era? Glielo volevamo dire, ma lei era così contento che il suo quadro fosse stato venduto ad una straniera, che.... -- È vero; io era stato così contento, che sarebbe stato un peccato guastarmi quella gioia. Ne convenni di buon grado, e quando apparve Valente, lo baciai sulle due guance per gratitudine. -- Hai da farmi un piacere, -- gli dissi poi -- tu hai licenziato quel buon diavolo di Marco.... -- Sì, ed anche il cuoco, incomincio a far economia. -- Ebbene, quel poveraccio di Marco si raccomanda a me, perchè tu lo lasci libero oggi stesso; ha trovato un buon padrone.... e.... -- Vada.... vada; -- mi disse Valente ridendo fra sè e sè.... -- Perchè ridi? Non mi rispose, ma appena fummo soli un istante, si guardò intorno e mi disse con un risolino misterioso: -- Il signor Bini ne fa una delle sue.... -- Davvero? -- Mi pose in mano una lettera, corsi coll'occhio alla sottoscrizione e lessi: IL PADRE DI CHIARINA. Il testo del foglio diceva: «Sono solo al mondo, sono vecchio; il cielo mi manda una figlia quando meno ci pensavo; sia benedetto il cielo! Venga domani alle 5 in via Bigli nº 19, ho buone nuove da darle; conduca la moglie, l'amico suo Ferdinando e la signora Annetta: faremo la pace.... Ah! Che mia figlia non mi respinga!» Milano. 20 dicembre. -- Già, non vi è dubbio, è lui! è un invito a desinare. -- Che pace vuol fare? siamo mai stati in guerra? -- È una metafora -- risposi ridendo. Ci andrai? -- Devi dire: ci andremo?... Credo di sì.... ha buone nuove da darmi!.... Compresi la sua speranza fallace, ma gliela lasciai pensando: non può fargli male. -- È curioso -- dissi gettando ancora un'occhiata alla lettera..., -- mi pare di aver visto altra volta questi caratteri! -- Anche tu! mi pareva.... sai?... ma poi ho pensato che il signor Bini non mi ha mai scritto.... -- Nemmeno a me.... pure, quei -g- colla coda ad uncino io li ho già incontrati in qualche luogo; con quegli -o- che paiono fatti col compasso, ci siamo visti altre volte di sicuro. Stetti un momento a pensare. -- No! no, non ci ha mai scritto il signor Bini.... -- e qui balenandomi un'idea, finsi di cercare fra le carte del mio portafogli, e intanto diedi un'occhiata alla missiva del signor Pasquali, che portava la data di Lecco. Nessuna somiglianza. -- No! no, non ci ha scritto mai.... -- ripetei -- e pure quei -g-.... quegli -o-.... -- Dieci volte in pochi minuti fui tentato di spifferare il segreto del signor Bini; mi accontentai di sorridere, perchè l'amico Nebuli chiedesse: che hai? -- ed io gli potessi rispondere misteriosamente: -nulla.... nulla-. XX. Il signor Salvioni legge. Recandoci il domani in via dei Bigli nº 19, si sapeva un po' tutti di andare ad una specie di teatro, per ridere un po'; ma io solo credevo di conoscere appuntino il programma dello spettacolo: «il signor Bini ha trovato una figlia fabbricata a Parigi e non la vuol restituire...., tanto più che nessuno si presenta per reclamarla. Quando tutto è in regola il signor Bini si sdoppia, sfodera il suo -alter ego-, il signor Pasquali; costui per far la pace col suo avversario nella lite, gli dà in moglie -la figlia del signor Bini-.» Ma il vecchio furbo incominciò dallo sgominare le mie idee, mettendo la -catastrofe-, cioè quella che io reputavo tale, propriamente fuori dell'uscio; perchè tutti potemmo leggere sulla soglia a caratteri molto visibili: -Pasquali-. -- Come! -- esclamò Valente, allora non è il signor Bini.... Parendo a me che la scritta sulla soglia mi desse licenza di dir tutto quello che sapevo -- risposi: -- È il signor Bini, e non è il signor Bini; perchè, come tu dicevi benissimo l'altro giorno, il signor Bini non è il signor Bini. Mi spiego: il tuo avversario nella lite, il misterioso compratore della tua -Venere-, il padre -putativo- della signora Chiarina, sono tre persone in una sola. Attenti -- soggiunsi -- vogliam ridere! -- E mentre le nostre donne ridevano sul pianerottolo, il campanello rise chiassosamente di là dall'uscio: poi l'uscio s'aprì, e comparve.... indovinatelo che non è difficile, comparve Marco, il solennissimo Marco, impassibile e dignitoso sotto la livrea nuova. Ci guardammo in faccia, e tornammo a ridere, sperando di farne venir la voglia anche al servitore, il quale non si lasciò tentare, e c'introdusse in una «vasta e ricca sala, splendidamente illuminata» come nell'ultimo atto di una commedia allegra, in cui si fanno le nozze. Nel mezzo d'una parete si vedeva la -Spuma del mare- dell'amico Nebuli, fiancheggiata da due mie creature, le ultime che avevano lasciato la Mostra Permanente. Mi volsi con una gran paura d'incontrare -la famiglia del pescatore- nella parete opposta, e mi consolai non trovandocela. Almeno il mio Russo non aveva fatto per ridere! Una verità dolorosa mi dicevano quelle due tele, ed è che vendere i quadri di genere non è poi tanto più facile a Milano che a Torino, come Annetta ed io ci eravamo messi in capo. Un istante dopo entrò il signor Pasquali. -- Caro signor Bini, gli dissi.... -- Signor Bini.... -- ripetemmo tutti ridendo. -- Pasquali Bini ai loro comandi; rispose egli senza turbarsi -- si accomodino; lei, figliola mia, segga in questa poltroncina a fianco dei babbo.... Perchè hanno da sapere, -- proseguì, -- che ho trovato una figlia.... eccola.... vuol venire nelle mie braccia, signora Chiarina?... no? ci verrà più tardi... -- Provammo ad interromperlo; non ci fu verso. -- Mi lascino dire; devono anche sapere che io sono un po' testereccio, voglio le cose a modo mio, e solitamente le cose non si fanno pregar troppo. Ora voglio che la signora Chiarina sia mia figlia, che mi chiami babbo, che mi dia del -tu- e ogni mattina un bacio. -- Ma lei non è mio padre! -- osservò Chiarina. -- E che ne sa lei? Era forse al mondo la signorina quando accadde la cosa? Sappia che andrò all'ufficio dello Stato Civile, a dire che lei è mia figlia, e tutti lo crederanno; se lo chiamano -Stato Civile- è perchè ci è della gente garbata, incapace di dare una smentita ad un vecchio pieno di reumi e di rimorsi. Appena io l'abbia riconosciuta, lei si chiamerà Chiarina Pasquali, vedova Salvioni.... -- Vedova! -- esclamò Valente. Ma il vecchio tirò dritto: -- Si chiamerà Chiarina Pasquali, e per mettersi in regola colla legge del sangue, incomincerà a volermi bene così (si toccava la prima falange d'un dito), poi così (toccava la seconda), poi un po' più, ed io ne avrò abbastanza; se col tempo mi vorrà adorare, mi lascerò dare dei vizii, e per farle piacere procurerò di stare al mondo il più possibile. No? tutto questo non le accomoda? e allora io me ne andrò presto, lasciandola erede del fatto mio.... Quanto a lei, signor Ferdinando, sa benissimo che siamo parenti. -- Lontani! -- interruppi. -- Sì, lontani, ed è una fortuna per me ch'io non l'abbia perduto di vista; dunque mi farà la cortesia d'accettare la donazione, e non se ne parli altro.... -- Valente, dopo d'aver pagato il suo tributo all'ilarità comune, ridiventava pensoso. -- Che pensa? -- Penso che la sua è una burletta piena di grazia, ma che non posso permettere.... -- Lei non ha nè da permettere, nè da impedire; lo domandi al suo avvocato; lei ha da star zitto; a suo tempo mi chiederà la mano di mia figlia.... e vedremo. -- Qui Valente fece un sospiro lungo, e la signora Chiarina abbassò il capo sul petto. Allora il vecchio si rizzò in piedi ed accostandosi ad un uscio, disse forte: -- Signor Salvioni, venga pure. -- A questo nome di Salvioni, Valente e Chiarina sollevarono la testa con titubanza. Anch'io ebbi un sospetto orribile, e come in un baleno vidi una commedia mostruosa e crudele; ma il signor Salvioni apparve, ed era la persona più innocua dell'universo, era il signor Salvioni da burla, era quello della piccina, della macchina da cucire, dell'appetito, della lettera che ci aveva messo indosso il famoso sgomento.... Il signor Pasquali Bini ce lo presentò come suo segretario. -- Indovino! -- esclamò Valente. -- È lui che ha scritto la letterina di ieri!? 1 2 3 4 5 6 7 8 9 10 11 12 13 14 15 16 17 18 19 20 21 22 23 24 25 26 27 28 29 30 31 32 33 34 35 36 37 38 39 40 41 42 43 44 45 46 47 48 49 50 51 52 53 54 55 56 57 58 59 60 61 62 63 64 65 66 67 68 69 70 71 72 73 74 75 76 77 78 79 80 81 82 83 84 85 86 87 88 89 90 91 92 93 94 95 96 97 98 99 100 101 102 103 104 105 106 107 108 109 110 111 112 113 114 115 116 117 118 119 120 121 122 123 124 125 126 127 128 129 130 131 132 133 134 135 136 137 138 139 140 141 142 143 144 145 146 147 148 149 150 151 152 153 154 155 156 157 158 159 160 161 162 163 164 165 166 167 168 169 170 171 172 173 174 175 176 177 178 179 180 181 182 183 184 185 186 187 188 189 190 191 192 193 194 195 196 197 198 199 200 201 202 203 204 205 206 207 208 209 210 211 212 213 214 215 216 217 218 219 220 221 222 223 224 225 226 227 228 229 230 231 232 233 234 235 236 237 238 239 240 241 242 243 244 245 246 247 248 249 250 251 252 253 254 255 256 257 258 259 260 261 262 263 264 265 266 267 268 269 270 271 272 273 274 275 276 277 278 279 280 281 282 283 284 285 286 287 288 289 290 291 292 293 294 295 296 297 298 299 300 301 302 303 304 305 306 307 308 309 310 311 312 313 314 315 316 317 318 319 320 321 322 323 324 325 326 327 328 329 330 331 332 333 334 335 336 337 338 339 340 341 342 343 344 345 346 347 348 349 350 351 352 353 354 355 356 357 358 359 360 361 362 363 364 365 366 367 368 369 370 371 372 373 374 375 376 377 378 379 380 381 382 383 384 385 386 387 388 389 390 391 392 393 394 395 396 397 398 399 400 401 402 403 404 405 406 407 408 409 410 411 412 413 414 415 416 417 418 419 420 421 422 423 424 425 426 427 428 429 430 431 432 433 434 435 436 437 438 439 440 441 442 443 444 445 446 447 448 449 450 451 452 453 454 455 456 457 458 459 460 461 462 463 464 465 466 467 468 469 470 471 472 473 474 475 476 477 478 479 480 481 482 483 484 485 486 487 488 489 490 491 492 493 494 495 496 497 498 499 500 501 502 503 504 505 506 507 508 509 510 511 512 513 514 515 516 517 518 519 520 521 522 523 524 525 526 527 528 529 530 531 532 533 534 535 536 537 538 539 540 541 542 543 544 545 546 547 548 549 550 551 552 553 554 555 556 557 558 559 560 561 562 563 564 565 566 567 568 569 570 571 572 573 574 575 576 577 578 579 580 581 582 583 584 585 586 587 588 589 590 591 592 593 594 595 596 597 598 599 600 601 602 603 604 605 606 607 608 609 610 611 612 613 614 615 616 617 618 619 620 621 622 623 624 625 626 627 628 629 630 631 632 633 634 635 636 637 638 639 640 641 642 643 644 645 646 647 648 649 650 651 652 653 654 655 656 657 658 659 660 661 662 663 664 665 666 667 668 669 670 671 672 673 674 675 676 677 678 679 680 681 682 683 684 685 686 687 688 689 690 691 692 693 694 695 696 697 698 699 700 701 702 703 704 705 706 707 708 709 710 711 712 713 714 715 716 717 718 719 720 721 722 723 724 725 726 727 728 729 730 731 732 733 734 735 736 737 738 739 740 741 742 743 744 745 746 747 748 749 750 751 752 753 754 755 756 757 758 759 760 761 762 763 764 765 766 767 768 769 770 771 772 773 774 775 776 777 778 779 780 781 782 783 784 785 786 787 788 789 790 791 792 793 794 795 796 797 798 799 800 801 802 803 804 805 806 807 808 809 810 811 812 813 814 815 816 817 818 819 820 821 822 823 824 825 826 827 828 829 830 831 832 833 834 835 836 837 838 839 840 841 842 843 844 845 846 847 848 849 850 851 852 853 854 855 856 857 858 859 860 861 862 863 864 865 866 867 868 869 870 871 872 873 874 875 876 877 878 879 880 881 882 883 884 885 886 887 888 889 890 891 892 893 894 895 896 897 898 899 900 901 902 903 904 905 906 907 908 909 910 911 912 913 914 915 916 917 918 919 920 921 922 923 924 925 926 927 928 929 930 931 932 933 934 935 936 937 938 939 940 941 942 943 944 945 946 947 948 949 950 951 952 953 954 955 956 957 958 959 960 961 962 963 964 965 966 967 968 969 970 971 972 973 974 975 976 977 978 979 980 981 982 983 984 985 986 987 988 989 990 991 992 993 994 995 996 997 998 999 1000