D'Artagnan spiegò il foglio.
-- Ebbene? domandarono i suoi amici accostandosi a lui.
-- Niente altro che una parola! disse d'Artagnan.
-- Sì, disse Aramis, ma questa parola è il nome di una città.
-- «Armentières» lesse Porthos, Armentières? non so che cosa sia.
-- Questo è il nome di una città ed è scritto di sua mano! gridò Athos.
-- Andiamo, andiamo, custodiamo gelosamente questo foglio, disse
d'Artagnan; forse non ho male spesa la mia ultima doppia. A cavallo,
amici miei, a cavallo!
E i quattro compagni si slanciarono al galoppo sulla strada di Béthune.
CAPITOLO LXI.
IL CONVENTO DELLE CARMELITANE DI BÉTHUNE
I grandi delinquenti portano seco una specie di predestinazione che
loro fa sormontare tutti gli ostacoli e scampare da tutti i pericoli,
fino a che giunge il momento, in cui la Provvidenza stancata ha
designato lo scoglio contro cui debbono infrangersi.
Era così di milady. Ella passò attraverso i navigli delle due nazioni
che incrociavano i mari, e giunse a Boulogne senza alcun accidente.
Sbarcando a Portsmouth, milady era un'Inglese che le persecuzioni della
Francia scacciavano dalla Rochelle. Sbarcando a Boulogne, dopo due
giorni di traversata, essa si fece credere una Francese che gl'Inglesi
perseguitavano per l'odio che avevano contro la Francia.
Milady d'altronde aveva il più efficace dei passaporti, la bellezza
e la generosità con la quale spendeva le sue doppie. Superate le
formalità di uso per mezzo di un sorriso affabile e di maniere eleganti
presso un governatore che le baciò la mano, essa non si fermò a
Boulogne se non che il tempo necessario per mettere alla posta una
lettera così concepita.
A Sua Eccellenza il duca di Richelieu, al campo davanti la Rochelle.
«Vostra Eccellenza si tranquillizzi, Sua Grazia, il duca di
Buckingham, non partirà più per la Francia.
«Boulogne 25 la sera.
«MILADY DI ***»
«P. S. secondo il desiderio di Vostra Eccellenza, io mi porto
al convento delle Carmelitane di Béthune, ivi aspetterò i suoi
ordini.»
Effettivamente, la stessa sera, milady si mise in viaggio; la notte la
sorprese; si fermò e dormì in un albergo, poi l'indomani a cinque ore
del mattino partì, e tre ore dopo giunse a Béthune.
Essa si fece indicare il convento delle Carmelitane e tosto vi entrò.
La superiora le venne incontro, milady mostrò l'ordine del ministro,
l'abbadessa le fece dare una camera e la fece servire della colezione.
Tutto il passato si era cancellato agli occhi di questa donna, e collo
sguardo fisso verso l'avvenire, essa, non vedeva che l'alta fortuna che
le riserbava il ministro, che era stato così fortunatamente servito,
senza che il suo nome fosse mischiato in niente in questo sanguinoso
affare. Le passioni sempre nuove che la consumavano davano alla sua
vita l'apparenza di quelle nubi che salgono al cielo, riflettendo ora
l'azzurro, ora il fuoco, ora il nero della tempesta e che non lasciano
altre tracce se non che le devastazioni e la morte.
Dopo la colezione, l'abbadessa venne a farle la sua visita. Nel
chiostro vi sono poche distrazioni, e la buona superiora aveva fretta
di fare la sua conoscenza colla nuova pensionaria.
Milady voleva piacere all'abbadessa. Ciò era cosa facile a questa donna
effettivamente superiore: essa tentò di essere amabile, e fu graziosa,
seducendo la superiora colla sua conversazione così variata e colle sue
grazie sparse in tutta la persona.
L'abbadessa, che era di nobilissima famiglia, amava soprattutto le
storie di corte, che tanto difficilmente giungevano fino all'estremità
del regno, e che soprattutto hanno tanta pena a superare i muri dei
conventi, sulle soglie dei quali vanno a spirare tutti i rumori del
mondo.
Milady, al contrario, era molto al corrente di tutti gli intrighi
aristocratici, in mezzo dei quali, da cinque o sei anni, essa viveva
costantemente: si mise dunque a raccontare alla buona abbadessa le
consuetudini mondane della corte di Francia, miste alle esagerate
devozioni del re. Le fece la cronaca scandalosa dei signori e delle
signore della corte, che l'abbadessa conosceva perfettamente di nome,
toccò leggermente gli amori della regina e di Buckingham, parlando
molto, perchè si parlasse poco.
Ma l'abbadessa si contentò di ascoltare e di sorridere senza
rispondere. Però tostochè milady si accorse che questo genere di
racconto la divertiva, continuò e fece cadere le conversazione sul
ministro.
Era però molto imbarazzata; ignorava se l'abbadessa era realista o
ministeriale. Essa si tenne in un prudente mezzo. Ma l'abbadessa dal
canto suo, si mantenne in una riserva anche più prudente, si contentò
di fare un profondo inchino con la testa, tutte le volte che la
viaggiatrice pronunciava il nome di Sua Eccellenza. Milady cominciò
a credere che si sarebbe grandemente annoiata in questo convento.
Risolse dunque di arrischiar qualche cosa per saper subito a qual
partito attenersi. Volendo vedere fin dove giungerebbe la discrezione
dell'abbadessa, essa si mise a dir male con dissimulazione sul
principio, quindi molto circostanziatamente del ministro, raccontando
i suoi amori con la signora d'Aiguillon, con Marrion de Lorme e con
qualche altra donna galante.
L'abbadessa ascoltò più attentamente, a poco a poco si animò e sorrise.
-- Buono! disse milady, essa prende gusto al mio discorso. Se essa non è
ministeriale, però non vi mette fanatismo.
Allora cominciò a raccontare le persecuzioni esercitate dal ministro
sopra i suoi nemici. L'abbadessa si contentò di segnarsi, senza
approvare nè disapprovare.
Ciò confermò milady nella sua opinione, che la religiosa era piuttosto
realista di quello che ministeriale. Milady continuò riscaldandosi
sempre più.
-- Io sono molto ignorante sopra tutte queste materie, disse finalmente
l'abbadessa, ma per quanto noi siamo allontanate dalla corte, per
quanto siamo poste al di fuori degli interessi del mondo, abbiamo dei
tristissimi esempi delle verità che mi raccontate, e una delle nostre
pensionate ha sofferto molto per le vendette e le persecuzioni del
ministro.
-- Una delle vostre pensionate! disse milady. Oh! mio Dio, quanto la
compiango, povera donna!
-- E avete ragione, poichè essa è bene da compiangersi. Prigionia,
minacce, cattivi trattamenti, essa ha sofferto di tutto, ma dopo tutto
ciò, riprese l'abbadessa, il ministro forse avrà avuto dei motivi
plausibili per agire in tal modo, e quantunque essa abbia le sembianze
di un angelo, non bisogna sempre giudicare le persone dall'apparenza.
-- Buono, disse milady a se stessa, io forse sto per scuoprire qualche
cosa in questo luogo, io sono in vena.
E si studiò di dare al suo viso l'espressione del più perfetto candore.
-- Pur troppo! disse milady, io lo so; si dice che non bisogna credere
alle fisonomie; ma a che cosa dunque si dovrà credere, se non si
crede alla più bell'opera del Signore? In quanto a me, io forse sarò
ingannata per tutta la mia vita, ma mi fiderò sempre ad una persona il
di cui viso mi inspiri simpatia.
-- Voi dunque sareste tentata di credere, disse l'abbadessa, che questa
giovane è innocente?
-- Il ministro non punisce sempre i soli delitti, disse milady; vi sono
certe virtù che egli perseguita più severamente che i vizi.
-- Permettetemi, signora, di esprimervi la mia sorpresa, disse
l'abbadessa.
-- E su che cosa? domandò milady con ingenuità.
-- Sul linguaggio che voi tenete.
-- Che cosa ritrovate, dunque di maraviglioso nel mio linguaggio?
domandò sorridendo milady.
-- Voi siete amica del ministro, mentre è desso che vi manda qui, eppure.
-- Eppure io ne dico male, riprese milady compiendo il pensiero della
superiora.
-- Per lo meno, voi non ne dite bene.
-- E perchè io non sono amica, ma soltanto sua vittima, disse sospirando
milady.
-- Però, questa lettera colla quale vi raccomanda a me...
-- È per me un ordine di rinserrarmi in una specie di prigione, da cui
mi farà togliere per mezzo di qualcuno de' suoi satelliti.
-- E perchè dunque non siete fuggita?
-- E dove dovevo andare? Credete che vi sia un angolo sulla terra ove
non possa arrivarvi il ministro, se si vuol dare la pena di stendere
la mano?... Se fossi stata un uomo, a tutto rigore sarebbe stato
possibile, ma una donna!... Che volete che faccia una donna? La giovane
pensionata che avete qui ha mai tentato di fuggire?
-- No è vero, ma essa è un'altra cosa; io credo che sia trattenuta in
Francia da qualche amore.
-- Allora, disse milady con un sospiro, se ella ama, non è del tutto
infelice.
-- Così, disse l'abbadessa guardando milady con un crescente interesse,
debbo considerare in voi un altra povera perseguitata.
-- Pur troppo sì! disse milady.
L'abbadessa guardò un istante milady con inquietudine, come se
scorgesse nel suo spirito un nuovo pensiero.
-- Voi non siete nemica della nostra santa fede? diss'ella balbettando.
-- Io! gridò milady, io, protestante? oh! no: io attesto a Dio, che ci
sente, che sono al contrario una fervente cattolica.
-- Allora, signora!, disse l'abbadessa sorridendo, tranquillizzatevi, la
casa ove siete non vi sarà una prigione molto dura, e noi faremo tutto
ciò che si potrà per alleggerire la vostra prigionia. Vi è di più, voi
ritroverete qui questa giovane perseguitata, senza dubbio per qualche
intrigo di corte; essa è amabile graziosa, e vi piacerà.
-- Come la chiamate voi?
-- Ella mi è stata raccomandata da qualcuno di rango elevato sotto il
nome di Ketty, io poi non ho cercato di sapere se questo sia il suo
vero nome.
-- Ketty! gridò milady; che! ne siete voi ben sicura?...
-- Che si faccia chiamare così? sì, signora; la conosceste voi?
Milady sorrise all'idea che le era venuta, che questa giovane potesse
essere la sua antica cameriera. A questa giovane si attaccava una
rimembranza... una rimembranza di collera, e un desiderio di vendetta
aveva sconvolti i lineamenti di milady, che però tosto ripresero la
loro espressione calma e benevola, che questa donna, dai cento visi,
loro aveva momentaneamente tolta.
-- E quando potrò io vedere questa giovane dama, per la quale sento già
una così gran simpatia? domandò milady.
-- Questa sera, disse l'abbadessa, forse anche nella giornata. Ma voi mi
diceste che viaggiate da quattro giorni, come pure, che questa mattina
vi siete alzata alle cinque; voi dunque dovete aver bisogno di riposo;
andate in letto e dormite, all'ora di pranzo vi sveglieremo.
Quantunque milady avesse benissimo potuto fare a meno di dormire;
sostenuta da tutte le eccitazioni che una nuova passione, che una
nuova avventura faceva provare al suo cuore avido d'intrighi, essa non
accettò meno l'offerta della superiora. Da dodici o quindici giorni,
ell'era passata a traverso a sempre nuove emozioni, che il suo corpo di
ferro ne poteva ancora sostenere la fatica ma l'animo suo aveva bisogno
di riposo.
Ella dunque prese congedo dall'abbadessa, e si coricò dolcemente
cullata dalle sue idee di vendetta, alle quali era stata naturalmente
ricondotta dal nome di Ketty. Si rammentava la promessa quasi
illimitata che le aveva fatta il ministro, qualora fosse riuscita
nella sua intrapresa. Essa vi era riuscita, essa poteva vendicarsi di
d'Artagnan.
Una sola cosa spaventava milady, ed era la rimembranza di suo marito,
il conte della Fère, che aveva creduto morto o almeno espatriato, e che
lo ritrovava in Athos, l'amico migliore di d'Artagnan.
E così, s'egli era l'amico di d'Artagnan, doveva dunque averlo
assistito in tutte le mine, per mezzo delle quali la regina aveva
sconvolti ed annullati i progetti di sua Eccellenza; se egli era
l'amico di d'Artagnan, doveva essere nemico del ministro, ed essa
contava di poterlo avvolgere nella vendetta, fra le pieghe della quale
contava di soffocare il giovane moschettiere.
Tutte queste speranze erano aggradevoli pensieri per milady, così
cullata da queste, si addormì ben presto.
Essa fu svegliata da una voce dolce che risuonò ai piedi del suo letto.
Aprì gli occhi e vide l'abbadessa, accompagnata da una giovinetta coi
capelli biondi, di colorito delicato, che fissava sovr'essa uno sguardo
pieno di benevolenza e di curiosità.
Il viso di questa giovane le era del tutto sconosciuto; entrambi si
esaminavano con scrupolosa attenzione, ricambiandosi i complimenti
d'uso. Entrambe erano bellissime, ma due bellezze del tutto diverse.
Frattanto milady sorrideva, riconoscendo di vincerla di molto sulla
giovane pel portamento maestoso, e pei modi aristocratici. Vero è però
che l'abito da novizia che portava la giovane, non era molto favorevole
per sostenere questo confronto.
L'abbadessa le presentò l'una all'altra: poi quando fu compiuto questa
formalità, siccome i suoi doveri la chiamavano alla chiesa, lasciò le
due giovani sole.
La novizia, vedendo milady in letto, voleva seguire la superiora, ma
milady la trattenne.
-- Come, signora, le diss'ella, appena vi ho veduta, e volete già
privarmi della vostra presenza, sulla quale, ve lo confesso, io contava
alcun poco, pel tempo che avrò qui da passare?
-- No, signora, rispose la novizia; temeva soltanto di avere scelto male
il tempo; voi dormivate, voi siete affaticata.
-- Ebbene! disse milady, che cosa possono desiderare le persone che
dormono? un buono svegliarsi; e voi me lo avete fornito, permettetemi
di goderne a tutto comodo.
E stendendole una mano, l'attirò sopra una sedia ch'era vicina al letto.
La novizia si assise.
-- Mio Dio, diss'ella, quanto sono disgraziata! Ecco sei mesi che sono
qui senza l'ombra di una distrazione; voi giungete, la vostra presenza
poteva essermi di una graziosissima compagnia, ed ecco che secondo
tutte le probabilità, da un momento all'altro io sto per lasciare il
convento.
-- Come! disse milady, voi dunque uscirete presto?
-- Almeno, lo spero disse la novizia con una espressione di gioia che
ella non si curava di nascondere menomamente.
-- Mi pare che mi sia stato detto che voi avete sofferto per opera del
ministro, continuò milady. Questo sarebbe stato un motivo di più di
simpatia fra di noi.
-- È dunque vero, quanto mi ha detto la buona superiora, che voi pure
siete una vittima del ministro.
-- Zitto, disse milady, anche fra queste mura non parliamo così di lui:
tutte le mie disavventure provengono solo dall'aver detto presso a
poco lo stesso davanti ad una donna che credeva mia amica e che mi ha
tradita. Siete pure vittima di un tradimento?
-- No, disse la novizia, ma per il mio affetto ad una donna che amava e
per la quale avrei data e darei la mia vita.
-- Vi ha ella forse abbandonata?
-- Fui abbastanza ingiusta per crederlo; ma da due o tre giorni ho avuto
la pruova del contrario, e ringrazio Iddio. Mi sarebbe costato troppo
il credere che ella mi avesse abbandonata. Ma voi, signora, continuò
la novizia, mi sembra che siate libera e che se voleste fuggire non
dipenderebbe che da voi.
-- E dove volete che io vada, senza amici, senza danaro, in una parte
della Francia che non conosco, ove...?
-- Oh! gridò la novizia, in quanto agli amici ne avrete ovunque vorrete,
voi sembrate così buona, e siete così bella.
-- Ciò non impedisce, aggiunse milady addolcendo il suo sorriso in modo
tale da dargli un'espressione angelica, che io sia sola e perseguitata.
-- Ascoltate, disse la novizia, bisogna avere una viva speranza nel
cielo; vedete voi, viene sempre il momento in cui il bene che si è
fatto perora la vostra causa davanti a Dio, e osservate, forse questa è
una fortuna per voi, per quanto io sia umile e senza potere, l'avermi
qui incontrata, poichè se io esco di qui, posso avere qualche amico
possente che dopo essersi messo in campagna per me, potrà mettersi pure
in campagna per voi.
-- Oh! quando io ho detto di esser sola, disse milady sperando di far
parlare la novizia, parlando essa stessa, non è già che io non abbia
pure qualche conoscenza di alto bordo; ma queste conoscenze tremano
avanti al ministro. La regina stessa non osa sostenere la lotta contro
il terribile ministro, ed io ho la pruova che Sua Maestà, ad onta del
suo cuore eccellente, è stata costretta più di una volta di abbandonare
alla collera di sua Eccellenza le persone che l'avevano servita.
-- Credetemi, signora, la regina può far sembiante di abbandonare
qualcuno, ma non bisogna credere alle apparenze; più le persone a
lei devote sono perseguitate, e più ella pensa ad esse; e spesso, nel
momento in cui esse credono che ella meno pensi a loro, hanno la pruova
di un buon ricordo.
-- Ah! disse milady, lo credo, la regina è così buona.
-- Oh! voi dunque la conoscete questa bella e nobile regina, poichè ne
parlate in tal guisa? gridò la novizia con entusiasmo.
-- Cioè, riprese milady respinta nelle sue trincee, io non ho l'onore
di conoscerla personalmente, ma conosco un buon numero dei suoi
amici i più intimi. Io conosco il signor de Putange, ho conosciuto in
Inghilterra il signor Dujart; conosco il signor de Tréville.
-- Il signor de Tréville? gridò là novizia, voi conoscete il signor de
Tréville?
-- Sì, perfettamente, ed anche molto.
-- Il capitano dei moschettieri del re?
-- Il capitano dei moschettieri del re.
-- Oh! ma, voi vedrete, disse la novizia, che in breve compiremo la
nostra conoscenza, e che saremo per diventare amiche. Se conosceste il
signor de Tréville, voi dovete essere andata in casa sua?
-- Spesso, disse milady che, entrata una volta in via e accorgendosi che
la menzogna riusciva, voleva spingere le cose all'estremo.
-- In casa sua, voi dovete aver veduto qualcuno dei suoi moschettieri?
-- Tutti quelli che egli riceve abitualmente, rispose milady per la
quale questa conversazione cominciava a prendere un interesse reale.
-- Nominatemi qualcuno di quelli che conoscete, e voi vedrete che sono
miei amici.
-- Ma, disse Milady imbarazzata, io conosco il signor de Ferruassac.
La novizia la lasciò dire, poi vedendo che si fermava.
-- Non conoscete voi diss'ella, un gentiluomo chiamato Athos?
Milady divenne così pallida come le lenzuola del suo letto, e per
quanto fosse padrona di se stessa, non potè trattenersi dal mandare un
grido afferrando la mano della sua interlocutrice, e divorandola con lo
sguardo.
-- Che avete voi? Ah! mio Dio! domandò questa povera giovane, ho forse
detto qualche cosa che vi abbia offesa?
-- No ma questo nome mi ha colpita, perchè io pure ho conosciuto questo
gentiluomo, e mi sembrava strano di ritrovare qualcuna che non lo
conoscesse molto.
-- Oh! sì molto, molto, e non solamente lui, ma ancora i suoi amici,
Porthos ed Aramis.
-- In verità, io conosco essi pure, gridò milady che si sentì il freddo
penetrare fino al fondo del cuore.
-- Ebbene! se voi li conoscete, dovete sapere che sono buoni e
bravi compagni. Perchè non vi indirizzate ad essi, se avete bisogno
d'appoggio?
-- Per vero dire, non sono strettamente legata in amicizia con nessuno
di essi, io li conosco per averne sentito parlare da uno dei loro
amici, il sig. d'Artagnan.
-- Voi conoscete il sig. d'Artagnan! gridò la novizia, afferrando a sua
volta le mani di milady, e divorandola con gli occhi.
Quindi rimarcando la strana espressione del viso di milady.
-- Perdono, signora, diss'ella, voi lo conoscete, ed in che titolo?
-- Ma, riprese milady imbarazzata, col titolo d'amico.
-- Voi m'ingannate, signora, disse la novizia, voi siete stata sua
innamorata?
-- Siete voi che lo siete stata, disse milady.
-- Io? disse la novizia.
-- Sì, voi; ora vi riconosco, voi siete la signora Bonacieux.
La giovane indietreggiò per la sorpresa ed il terrore.
-- Oh! non negate, rispondete, riprese milady.
-- Ebbene! sì, signora: io l'amo disse la novizia; siamo noi rivali?
La faccia di milady si accese di un fuoco talmente selvaggio, che in
tutt'altra circostanza la signora Bonacieux sarebbe fuggita per lo
spavento; ma in allora si trovava tutta in preda alla gelosia.
-- Vediamo, dite, signora, riprese la Bonacieux con una energia di cui
non si sarebbe creduta capace: siete voi stata sua innamorata?
-- Oh! no! gridò milady con un accento che non ammetteva alcun dubbio
sulla verità, mai! mai!
-- Vi credo, disse la signora Bonacieux, ma perchè allora avete gridato
in tal modo?
-- Come! voi non capite ancora? disse milady, che si era già rimessa del
suo turbamento ed aveva ripreso il suo sangue freddo.
-- Che cosa volete che io capisca? io non so niente.
-- Voi non capite che il signor d'Artagnan, essendo mio amico, mi aveva
per sua confidente?
-- Davvero!
-- Voi non capite che io so tutto; il vostro rapimento dalla piccola
casa di San Germano, la sua disperazione, quella dei suoi amici, le
loro ricerche da quel momento; e come volete che io non mi meravigli
quando, senza pensarci, mi ritrovo vicino a voi, di cui abbiamo tanto
spesso parlato assieme? di voi, che egli mi aveva fatta amare prima
ancora che vi vedessi? ah! cara Costanza, io dunque vi trovo! io dunque
finalmente vi vedo!
E milady stese le sue braccia alla signora Bonacieux, che, convinta
da ciò che le aveva detto, non vide più in questa donna, che un
momento prima aveva creduta sua rivale, se non che un'amica sincera ed
affezionata.
-- Ah! perdonatemi! diceva ella stringendola al petto, io l'amo tanto!
Queste due donne si tennero così per un istante abbracciate.
Certamente, se le forze di Milady fossero state della portata del
suo odio, la signora Bonacieux non sarebbe uscita che morta da questo
abbraccio.
Ma non potendola soffocare, le sorrise.
-- Oh! bella cara, bella cara piccola, disse Milady, quanto sono felice
di vedervi! lasciatemi guardarvi.
E dicendo queste parole, effettivamente la divorava con lo sguardo.
-- Sì, siete voi. Ah! dopo di ciò ch'egli mi ha detto, ora vi riconosco
bene.
La povera giovane non poteva dubitar di ciò che passava di
spaventosamente crudele dietro il baluardo di quella pura fronte,
dietro quegli occhi così brillanti, ov'ella non leggeva che
interessamento e compassione.
-- Allora voi sapete ciò che ho sofferto, poichè egli vi ha detto
quello che ha sofferto lui, disse Costanza. Ma soffrire per lui è una
felicità.
Milady ripetè macchinalmente.
-- Sì, è una felicità.
Ella pensava a tutt'altra cosa.
-- E poi, continuò la signora Bonacieux, il mio supplizio tocca il suo
termine; domani, fors'anche questa sera, io lo rivedrò, e allora il
passato non esisterà più.
-- Questa sera? domani? gridò Milady, strappata dalla sua distrazione
con queste parole; che volete dire? aspettate forse qualche sua
notizia?
-- Io aspetto lui stesso.
-- Lui stesso? d'Artagnan, qui!
-- Sì, lui stesso.
-- Ma, è impossibile! egli non ritornerà a Parigi che dopo la presa
della città.
-- Voi credete così: ma vi è forse qualche cosa di impossibile al mio
d'Artagnan, nobile e leale gentiluomo?
-- Oh! ma io non posso credere...
-- Ebbene! leggete! disse nell'eccesso dal suo orgoglio e della sua
gioia la disgraziata giovane, presentando una lettera a Milady.
-- Lo scritto della signora de Chevreuse! disse fra se stessa Milady.
Oh! era ben sicura ch'essi aveano delle intelligenze con questo mezzo.
Ella lesse avidamente queste poche linee.
«Mia cara fanciulla, tenetevi pronta; il -nostro amico- verrà ben
presto, e non verrà che per togliervi dalla prigione, ove la vostra
sicurezza esigeva che steste nascosta; preparatevi dunque alla
partenza, e non disperate mai di noi.
«Il nostro coraggioso -Guascone- si è mostrato bravo e fedele come
sempre; ditegli che da certo luogo gli si serba riconoscenza pel
dato avviso.»
-- Sì, sì, disse milady, la lettera è precisa: e sapete voi che cosa sia
questo avviso?
-- No. Io credo che avrà prevenuta la regina di qualche nuova
macchinazione del ministro.
-- Sì, sarà questo senza dubbio, disse milady restituendo la lettera
alla sig. Bonacieux, e lasciandosi ricadere sul petto la sua testa
pensierosa.
In questo mentre s'intese il galoppo di un cavallo.
-- Oh! gridò la signora Bonacieux slanciandosi alla finestra sarebbe
egli di già?
Milady era rimasta nel suo letto, pietrificata dalla sorpresa; le
giungevano ad un tratto tante cose inaspettate, che per la prima volta
la sua testa la venne meno.
-- Lui! lui! mormorò ella; sarebbe lui?
E si rimaneva nel suo letto con gli occhi fissi.
-- Ah! no, disse la sig. Bonacieux, è un uomo che non conosco; sembra
che venga qui. Si rallenta la sua corsa, si ferma alla porta, suona.
Milady balzò fuori del suo letto.
-- Siete voi ben sicura che non sia lui? disse ella.
-- Oh! sì, sicurissima.
-- Voi forse avrete veduto male.
-- Se vedessi anche solo la piuma del suo cappello, e l'estremità del
suo tabarro, lo riconoscerei.
Milady frattanto si vestiva.
-- Non importa, quest'uomo viene qui, dite voi?
-- Sì, è entrato.
-- Sarà per voi, o per me?
-- Oh! mio Dio quanto sembrate agitata!
-- Sì, lo confesso, non ho la vostra confidenza, io temo tutto dal
ministro.
-- Zitto, disse la sig. Bonacieux, qualcuno viene.
Effettivamente la porta si aprì, ed entrò la superiora.
-- Siete voi che giungete da Boulogne? domandò ella a milady.
-- Sì, sono io rispose.
E cercando di ricuperare il suo sangue freddo:
-- Chi mi domanda?
-- Un uomo che non vuol dire il suo nome, viene per parte del ministro.
-- E che vuole parlarmi? domandò milady.
-- Che vuole parlare ad una dama giunta da Boulogne.
-- Allora, fatelo entrare, signora, ve ne prego.
-- Oh! mio Dio! mio Dio! signora sarebbe questa qualche cattiva notizia?
-- Ne ho timore.
-- Vi lascio con questo straniero, ma subito dopo la sua partenza, ve lo
prometto, ritornerò.
-- Sì, davvero! ve ne prego.
La superiora e la sig. Bonacieux uscirono.
Milady rimase sola, con gli occhi fissi sulla porta. Un istante dopo
s'intese il rumore degli speroni che risuonavano per le scale, quindi
si avvicinavano al passo, poscia la porta si aprì, e comparve un
uomo[1].
Milady mandò un grido di gioia; quest'uomo era il conte di Rochefort,
l'anima dannata di Sua Eccellenza.
CAPITOLO LXII.
DUE VARIETÀ DI DEMONII
-- Ah! gridarono assieme Rochefort e milady: siete voi!
-- Sì, sono io.
-- E giungete? domandò Milady.
-- Dalla Rochelle. E voi?
-- Dall'Inghilterra.
-- Buckingham?
-- Morto, o ferito mortalmente. Siccome io partiva senza aver potuto
ottenere nulla da lui, un fanatico puritano lo ha assassinato.
-- Ah! fece Rochefort con un sorriso, ecco una combinazione ben
fortunata che soddisferà grandemente Sua Eccellenza. L'avete voi
prevenuto?
-- Gli ho scritto da Boulogne. Ma voi come vi ritrovate qui?
-- Sua Eccellenza, inquieto, mi ha mandato in traccia di voi.
-- Io sono giunta soltanto ieri.
-- E che cosa avete fatto da ieri?
-- Non ho perduto il mio tempo.
-- Io non ne dubito.
-- Sapete voi chi ho incontrato qui?
-- No.
-- Indovinatelo.
-- E come volete?
-- Quella giovane che la regina ha fatto togliere di prigione.
-- L'amica del piccolo d'Artagnan?
-- Sì, la sig. Bonacieux, di cui il ministro ignorava il ritiro.
-- Ebbene! ecco ancora un'altra combinazione che può andare del pari
coll'altra. Davvero che il ministro è un uomo privilegiato.
-- Capirete la mia meraviglia quando mi sono ritrovata a testa a testa
con lei?
-- Vi conosce essa?
-- No.
-- Allora vi considera come un'estranea.
Milady sorrise.
-- Io sono la sua migliore amica.
-- Sul mio onore non vi siete che voi, mia cara contessa, disse
Rochefort, per operare simili prodigi.
-- Ed è stato bene: sapete voi che cosa sta per accadere?
-- No.
-- Domani o dopo domani verranno a prenderla con un ordine della regina.
-- Davvero! e chi verrà?
-- D'Artagnan e i suoi amici.
-- In verità ne faranno tante che saremo obbligati di mandarli alla
Bastiglia.
-- E perchè ciò non è già stato fatto?
-- Che volete! perchè il ministro ha per costoro una debolezza che non
capisco.
-- Davvero? Ebbene! Rochefort, riferitegli questo: ditegli che la nostra
conversazione all'albergo del Colombaio rosso è stata intesa da questi
quattro uomini; ditegli che dopo la sua partenza, uno di essi è salito
nella mia camera e mi ha strappato il salvo-condotto che mi aveva dato.
Ditegli ch'essi hanno prevenuto lord de Winter della mia partenza per
l'Inghilterra; che, questa volta ancora, poco è mancato che non sia
andato fallita la mia missione, come essi hanno fatto andar fallita
quella dei puntali, ditegli che fra questi quattro, due soli sono da
temersi, d'Artagnan e Athos; ditegli che il terzo, Aramis, è l'amante
della signora di Chevreuse; bisogna lasciar viver costui, egli ci può
esser utile, si sa il suo segreto; in quanto al quarto, Porthos, è un
imbecille, un vanaglorioso, una nullità, che non se ne occupi neppure.
-- Ma in questo momento questi quattro uomini debbono ritrovarsi
all'assedio della Rochelle.
-- Io lo credeva al par di voi; ma una lettera che la sig. Bonacieux ha
ricevuto dalla sig. de Chevreuse, e ch'essa ha avuta l'imprudenza di
comunicarmi, mi fa credere che questi quattro uomini ora trovansi in
cammino per venir qui.
-- Diavolo! e come fare?
-- Che vi ha detto il ministro sul conto mio?
-- Di prendere i vostri dispacci o scritti o verbali, e di ritornare per
la posta. Quando saprà ciò che avete fatto, penserà a quello che dovete
fare.
-- Io dunque debbo restar qui?
-- Qui, o nelle vicinanze.
-- E non potete condurmi con voi?
-- No, l'ordine è formale; nelle vicinanze del campo potreste essere
riconosciuta, e la vostra presenza, voi lo sapete, comprometterebbe Sua
Eccellenza, particolarmente ora, dopo quello che è accaduto laggiù.
Soltanto, ditemi prima, dove aspetterete le notizie del ministro,
affinchè io possa sempre sapere ove potervi ritrovare;
-- Ascoltate, è probabile che non potrò restare qui.
-- Perchè?
-- Dimenticate che i miei nemici possono giungere da un momento
all'altro?
-- È vero, ma allora questa piccola donna sfuggirà a Sua Eccellenza.
-- Bah! disse milady con un sorriso che non apparteneva che a lei sola:
voi dimenticate che io sono la sua migliore amica.
-- Ah! è vero: io posso dunque dire al ministro, in rapporto di questa
donna...
-- Ch'egli sia tranquillo.
-- E nient'altro? egli saprà cosa vuol dire?
-- Egli lo indovinerà.
-- Ora, vediamo, posso io far nulla?
-- Ripartire sull'istante; mi sembra che le notizie che vi ho date
meritino bene la pena di sollecitare.
-- La mia carrozza si è rotta entrando a Lilliers.
-- A meraviglia!
-- Come, a meraviglia?
-- Sì, io ho bisogno della vostra carrozza.
-- E come potrò io allora...?
-- A cavallo.
-- Voi ne parlate con facilità, ma sono ottanta leghe!
-- E che cosa sono?
-- Ebbene! si faranno. E poi?
-- Nel passare da Lilliers mi manderete la vostra carrozza, con ordine
al vostro cocchiere di mettersi a mia disposizione.
-- Bene.
-- Voi senza dubbio avete nel portafogli qualche ordine del ministro?
-- Io ho il mio -Pieno-Potere-.
-- Voi lo mostrerete all'abbadessa, e le direte che oggi o domani
verrà qualcuno a cercarmi, e che io debba seguire la persona che si
presenterà in vostro nome.
-- Benissimo! non dimenticate di trattarmi con durezza, parlando di me
con l'abbadessa.
-- E a che pro?
-- Io sono una vittima del ministro. Io debbo inspirare confidenza a
questa buona e piccola Bonacieux.
-- È giusto. Ora volete voi farmi un rapporto di tutto ciò che è
accaduto?
-- Vi ho raccontati gli avvenimenti, voi avete buona memoria, ripetete
le cose come ve le ho raccontate; un foglio si può perdere.
-- Avete ragione; che io sappia soltanto dove ritrovarvi, affinchè non
abbia da correre inutilmente nelle vicinanze.
-- È giusto, aspettate.
-- Volete voi una carta geografica?
-- È inutile, io conosco questi paesi a meraviglia.
-- E quando dunque vi siete stata?
-- Vi sono stata allevata.
-- Davvero!
-- Vedete che è buono a qualche cosa l'essere stata allevata in queste
parti.
-- Voi dunque mi aspetterete?...
-- Lasciatemi riflettere un istante... ah! ecco ad Armentières.
-- E che cosa è Armentières.
-- Una piccola città posta sulle rive della Lys. Io non avrò che a
traversare il fiume per essere in paese straniero.
-- A meraviglia; ma è ben inteso che voi non traverserete il fiume se
non che in caso di pericolo.
-- Ciò s'intende bene.
-- E in questo caso, come saprò io dove siete?
-- Voi, non avrete bisogno del vostro lacchè?
-- No.
-- È uomo sicuro?
-- A tutte prove.
-- Datemelo; nessuno lo conosce, io lo lascerò nel luogo da cui parto,
ed egli vi condurrà dove sarò.
-- E voi dite che mi aspetterete ad Argentières.
-- No, ad Armentières.
-- Scrivetemi questo nome sopra un pezzo di carta, affinchè io non
l'abbia a dimenticare. Il nome di una città non può compromettere, non
è vero?
-- Eh! chi lo sa? Non importa, disse milady scrivendo il nome sopra un
mezzo foglio di carta, io mi comprometto.
-- Bene, disse Rochefort prendendo dalle mani di milady il foglio,
ch'egli piegò e nascose nella fodera del cappello. D'altronde siate
tranquilla, io farò come fanno i fanciulli, ripeterò lungo la strada
questo nome, pel caso in cui dovessi perdere il foglio. Ora abbiamo
detto tutto?
-- Credo.
-- Esaminiamo bene; Buckingham morto o gravemente ferito, la vostra
conversazione col ministro udita dai quattro moschettieri; lord de
Winter prevenuto del vostro arrivo in Inghilterra; d'Artagnan e Athos
alla Bastiglia; Aramis l'amante della sig. de Chevreuse; Porthos un
imbecille; inviarvi la carrozza il più presto possibile; mettere il mio
lacchè a vostra disposizione; fare di voi una vittima del ministro,
acciò l'abbadessa non abbia da concepire alcun sospetto; Armentières
sulle rive del Lys. Sta, bene così?
-- In verità, mio caro cavaliere, voi siete un miracolo di memoria. A
proposito, aggiungete una cosa...
-- E quale?
-- Ho veduto dei bellissimi boschi che confinano col giardino del
convento. Dite che mi è permesso di passeggiare in questi boschi; chi
sa forse avrò bisogno di uscire da una porta di dietro.
-- Voi pensate a tutto.
-- E voi dimenticate una cosa.
-- E quale?
-- Di chiedermi se ho bisogno di danaro.
-- È giusto, quanto volete?
-- Tutto ciò che avete in oro.
-- Io ho circa cinquecento doppie.
-- Io ne ho altrettante, con mille doppie si fa fronte a tutto. Vuotate
le vostre saccocce.
-- Ecco fatto.
-- Sta bene. E voi partite?
-- Fra un'ora, il tempo per mangiare qualche cosa, nel mentre che
manderò a cercare un cavallo di posta?
-- A meraviglia. Addio, conte.
-- Addio, contessa.
-- Raccomandatemi al ministro.
-- Raccomandatemi a Satanasso.
Milady e Rochefort si cambiarono un sorriso e si separarono.
Un'ora dopo, Rochefort partiva al gran galoppo del suo cavallo; cinque
ore dopo egli passava per Arras.
I nostri lettori sanno già come esso era stato riconosciuto da
d'Artagnan, e come questo riconoscimento inspirando dei timori ai
quattro moschettieri, aveva data una nuova attività al loro viaggio.
CAPITOLO LXIII.
UNA GOCCIA D'ACQUA
Non appena Rochefort fu uscito, che la sig. Bonacieux rientrò. Ella
ritrovò milady col viso ridente.
-- Ebbene! disse la giovane, ciò che voi temevate è accaduto: questa
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