particolarmente la notte.
A queste parole Felton, sentendo che non avrebbe potuto conservare
più lungamente il suo tuono severo colla prigioniera, si slanciò fuori
dell'appartamento.
-- Avete fatto bene, tenente, disse il soldato, questi canti sconvolgono
l'anima; però si finisce coll'assuefarcisi: la voce è così bella!
CAPITOLO LIV.
IL TERZO GIORNO DI PRIGIONIA
Felton era venuto, ma vi era ancora un passo da fare; bisognava
trattenerlo, o piuttosto bisognava che egli da se solo restasse, e
milady non vedeva che oscuramente il mezzo che doveva condurla a questo
risultato.
Era necessario ancora di più: bisognava farlo parlare, per potergli
parlare; poichè milady sapeva bene, che la sua maggiore seduzione stava
nella sua voce, che percorreva con tanta abilità tutta la gamma dei
tuoni, dalla parola umana fino al linguaggio celeste.
Eppure, ad onta della sua seduzione, milady poteva fallare, poichè
Felton era prevenuto, e ciò contro la più piccola combinazione.
D'allora, essa sorvegliò tutte le sue azioni, tutte le sue parole, fino
al più semplice moto dei suoi occhi, fino al suo gesto, fino alla sua
respirazione che si poteva interpetrare come un sospiro. Finalmente
studiò tutto come fa un abile comico, al quale viene data una parte
nuova da rappresentare in un genere che non è assuefatto di recitare.
In faccia a lord de Winter, la sua condotta era più facile, e questa
era stata fissata fin dalla sera innanzi. Restar muta e sostenuta alla
sua presenza, di tempo in tempo irritarlo con una parola di disprezzo,
spingerlo alle minacce ed alle violenze che fossero in opposizione
colla sua rassegnazione; tali erano i suoi progetti. Felton forse
vedrebbe, non direbbe niente, ma vedrebbe.
La mattina Felton venne, come negli altri giorni; ma milady lo lasciò
presiedere a tutti i preparativi della colezione senza indirizzargli
la parola. Così, al momento in cui egli stava per ritirarsi, essa ebbe
un lampo di speranza, perchè credeva che fosse sul punto d'indirizzarle
la parola, ma le di lui labbra si mossero senza che uscisse verun suono
dalla sua bocca, e facendo uno sforzo su se stesso, richiuse nel di lui
cuore le parole che stavano per sfuggirgli dalle labbra, e partì.
Verso mezzogiorno entrò lord de Winter.
Era una bella giornata d'estate, un raggio del pallido sole
d'Inghilterra, che illumina ma non riscalda, passava attraverso le
sbarre.
Milady guardava dalla sua finestra, e faceva sembiante di non sentire
la porta che si apriva.
-- Ah! ah! disse lord de Winter, dopo aver fatta la comica, dopo aver
fatta la tragica, ora fa la malinconica!
La prigioniera non rispose.
-- Sì, sì, continuò lord de Winter, capisco; voi amereste molto d'essere
in libertà su queste spiagge; voi vorreste, sopra un buon naviglio,
fendere i flutti di questo mare verde come lo smeraldo, voi vorreste,
sia per terra sia per mare, tendermi un'imboscata, nel modo che sapete
così bene combinare. Pazienza! pazienza! fra quattro giorni vi sarà
permesso l'andare a bordo, il mare vi sarà aperto, più aperto forse di
quello stesso che vorreste, poichè fra quattro giorni l'Inghilterra si
sarà sbarazzata di voi.
Milady congiunse le mani, alzò gli occhi verso il cielo:
-- Signore, Signore, diss'ella con un'angelica soavità di gesto o
d'intonazione: perdonate a quest'uomo come io stessa perdono a lui.
-- Sì, prega, maledetta! gridò il barone, la tua preghiera è tanto
più generosa, in quanto che tu sei in potere di un uomo che non ti
perdonerà mai.
Ed egli uscì.
Al momento in cui usciva uno sguardo penetrò fra la porta socchiusa, ed
essa scoperse Felton, che si ritirava prestamente per non essere veduto
da lei.
Allora essa si gittò in ginocchio e si mise a pregare.
-- Mio Dio! mio Dio! diss'ella, voi sapete per qual santa causa io
soffro; datemi dunque la forza di soffrire.
La porta si aprì dolcemente, la bella oratrice finse di non sentirne il
rumore, e, con una piena di lagrime, continuò:
-- Dio vendicatore! Dio di bontà! lascerete voi compiersi gli orribili
progetti di quest'uomo?
Allora soltanto essa finse di sentire il rumore dei passi di Felton,
e, sorgendo rapida come il pensiero, arrossì, come se avesse avuto
vergogna di essersi fatta sorprendere in ginocchio.
-- Io non voglio disturbare quelli che pregano, signora, disse Felton,
non v'incomodate dunque per me, ve ne scongiuro.
-- Come sapete voi ch'io pregava, signore? disse milady con voce
soffocata dai singhiozzi: v'ingannate signore io non pregava.
-- Credete dunque, signora, rispose Felton con la sua solita voce grave,
quantunque un poco più addolcita, che io mi creda d'avere il diritto
di proibire ad una creatura di prosternarsi davanti al suo Creatore?
D'altronde il pentimento sta bene ai colpevoli, qualunque sia il
delitto che abbiano commesso, un colpevole ai piedi di Dio mi è sacro.
-- Colpevole, io! disse milady con un sorriso che avrebbe disarmato
l'angelo punitore. Colpevole! oh! mio Dio! tu sai se io lo sono!...
Dite che io sono condannata, signore, alla buon'ora!... ma, voi lo
sapete, Dio, che ama i martiri, permette che qualche volta sieno
condannati anche gl'innocenti.
-- Foste voi condannata, foste voi innocente, foste voi martire, ragione
di più, rispose Felton per pregare, io stesso vi aiuterò colle mie
preghiere.
-- Oh! voi siete un giusto; gridò milady precipitandosi ai suoi piedi:
io non posso più contenermi lungamente, perchè temo di mancare di forza
al momento in cui mi abbisognerà sostenere la lotta, e confessare la
mia fede; ascoltate dunque la preghiera di una donna alla disperazione.
Voi siete ingannato, signore! Ma non si tratta di ciò; io non vi
domando che una grazia, e se voi me l'accorderete, io vi benedirò
continuamente in questo mondo e nell'altro.
-- Parlate al padrone, signora, disse Felton; fortunatamente io non sono
incaricato nè di perdonare, nè di punire, ed è al più alto che Dio ha
rimesso questo potere.
-- No: a voi, a voi solo. Ascoltatemi, piuttosto che contribuire alla
mia perdita, piuttosto che contribuire alla mia ignominia...
-- Se avete meritata quest'onta, signora, se avete meritata questa
ignominia, fa d'uopo subirla offerendola a Dio.
-- Che dite mai? oh! voi non mi capite; quando parlo d'ignominia, voi
credete che io parli di un gastigo qualunque, della prigione, o della
morte? Piacesse al cielo! che importa a me la prigione o la morte?
-- Sono io che non vi capisco più, signora, disse Felton.
-- O che fate sembiante di non capirmi più, signore; rispose la
prigioniera con un sorriso di dubbio.
-- No, signora, sul mio onore da soldato, sulla mia fede da cristiano!
-- Come! voi ignorate la mente di lord de Winter a mio riguardo?
-- Io l'ignoro.
-- Impossibile, voi siete il suo confidente.
-- Io non mento mai, signora.
-- Oh! eppure si nasconde troppo poco, perchè non si abbia a indovinarlo.
-- Non cerco d'indovinar niente, signora, aspetto che mi sieno fatte le
confidenze, e, fuori di ciò che mi ha detto alla vostra presenza, lord
de Winter non mi ha confidato niente.
-- Ma, gridò Milady con un incredibile accento di verità, voi dunque
non siete il suo complice? voi dunque non sapete ch'egli mi destina ad
un'onta, che tutti i gastighi della terra non saprebbero uguagliare in
orrore?
-- V'ingannate, signora; disse Felton arrossendo; lord de Winter non è
capace di un tal delitto.
-- Buono! disse milady fra se stessa; senza sapere di che si tratta,
egli lo chiama delitto.
Poi ad alta voce:
-- L'amico dell'infame è capace di tutto!
-- Chi chiamate voi infame? disse Felton.
-- Vi sono forse in Inghilterra due uomini cui possa convenire questo
titolo?
-- Voi volete parlare di Giorgio Villiers? disse Felton a cui si
infiammarono gli occhi.
-- Che i pagani, i gentili, gl'infedeli chiamano duca di Buckingham,
riprese milady; non avrei creduto che vi fosse un inglese in tutta
l'Inghilterra che avesse avuto bisogno di una così lunga spiegazione
per riconoscere quello di cui voleva parlarvi.
-- La mano del Signore è stesa su di lui, egli non sfuggirà al gastigo
che merita.
Felton, sul conto del duca, non faceva che esprimere il sentimento
di esecrazione che tutti gl'Inglesi avevano votato a colui, che
i cattolici stessi chiamavano l'esattore, il concussionario, il
libertino, e che i Puritani chiamavano semplicemente Satanasso.
-- Oh! mio Dio! mio Dio! io vi prego d'inviare a questo uomo il gastigo
che gli è dovuto, voi sapete che questa non è la propria vendetta che
proseguo, è la liberazione di tutto un popolo che imploro.
-- Lo conoscete voi dunque? domandò Felton.
-- Finalmente egli m'interroga! disse fra se stessa milady al colmo
della gioia, per essere giunta così presto ad un così gran risultato.
-- Oh! s'io lo conosco! oh! sì per mia disgrazia, per mia disgrazia
eterna!
E milady si contorse le braccia, come accade nel parossismo del dolore.
Felton sentì senza dubbio che la sua forza lo abbandonava, fece alcuni
passi verso la porta; la prigioniera, che non lo perdeva di vista, gli
balzò dietro e lo fermò.
-- Signore, siate buono, siate clemente, ascoltate una mia preghiera!
quel coltello, che la fatai prudenza del barone mi ha tolto, perchè
sa l'uso che io voleva farne,... ho! ascoltatemi fino alla fine!
quel coltello restituitemelo per un solo minuto secondo, per grazia,
per pietà! abbraccio le vostre ginocchia, vedete! Voi chiuderete la
porta... Non sarà già contro di voi che me ne servirò,... Dio! odiar
voi che siete il solo uomo giusto che sia qui, buono, misericordioso,
e forse anche il mio salvatore! un minuto quel coltello; un minuto, un
sol minuto, e ve lo renderò pel finestrino della porta! nient'altro che
un minuto, e mi avrete salvato l'onore!
-- Uccidervi! gridò Felton con terrore, dimenticando di togliere le sue
mani dalle mani della sua prigioniera; uccidervi!
-- Io ho detto, signore, mormorò milady abbassando la voce, e
lasciandosi cadere prosternata sul pavimento, io ho detto il mio
secreto! egli sa tutto, mio Dio! io sono perduta!
Felton rimaneva in piedi immobile ed indeciso.
Egli dubita ancora, pensò milady; ma ho finto abbastanza la verità.
Si sentì camminare nel corridoio; milady riconobbe il passo lento di
lord de Winter.
Felton pure lo riconobbe, e fece un passo verso la porta.
Milady si slanciò:
-- Oh! non una parola, diss'ella con voce concentrata: non una parola
di tutto ciò che vi ho detto, a quest'uomo, o io son perduta; o siete
voi... voi...
Quindi siccome i passi si avvicinavano, ella si tacque per timore che
la sua voce fosse intesa, appoggiando con un gesto d'infinito terrore
la sua bella mano sulla bocca di Felton.
Felton respinse dolcemente milady, che andò a cadere sopra una poltrona.
Lord de Winter passò davanti alla porta senza fermarsi, e s'intese il
rumore dei suoi passi che si allontanavano.
Felton pallido come la morte, rimase alcuni istanti coll'orecchio teso
ad ascoltare; poi, quando il rumore fu estinto del tutto, respirò come
un uomo che esce da un sogno, e si slanciò fuori dell'appartamento.
-- Ah! disse milady, ascoltando a sua volta i passi di Felton, che
si allontanavano nella direzione opposta a quelli di lord de Winter,
finalmente il tutto è mio!
Poi la sua fronte si oscurò.
-- S'egli parla al barone, diss'ella, io sono perduta; poichè il barone,
che sa bene che io non mi ucciderei, mi metterà un coltello fra le
mani in faccia sua ed allora s'accorgerà che tutta questa grande
disperazione non era che un giuoco.
Essa andò a mettersi davanti al suo specchio, e si guardò; giammai non
era stata così bella.
-- Oh! sì, diss'ella sorridendo, ma costui non parlerà!
La sera lord de Winter accompagnò la cena.
-- Signore gli disse milady, la vostra presenza è essa un accessorio
obbligato alla mia prigionia, e non potreste risparmiarmi l'aumento di
torture che mi cagionano le vostre visite?
-- Come mai, cara sorella, disse de Winter, non mi avete voi
sentimentalmente annunciato con quella bocca oggi così crudele per me,
che siete venuta in Inghilterra col solo scopo di vedermi con tutto
il vostro comodo? godimento di cui mi dicevate, voi risentiste così
fortemente la privazione, che avete tutto arrischiato per questo,
mal di mare, tempesta, prigionia? Ebbene! eccomi, siate soddisfatta;
d'altronde questa volta la mia visita ha un motivo.
Milady fremette, ella credè che Felton avesse parlato; giammai in sua
vita, forse, questa donna che aveva provate tante emozioni possenti e
opposte, non aveva sentito battersi così violentemente il cuore.
Essa era seduta; lord de Winter prese una scranna, la tirò vicino a
lei, e le si assise da presso; quindi, prendendo dalla saccoccia un
foglio che spiegò lentamente:
-- Prendete, le disse, io voleva mostrarvi questa specie di passaporto,
che da ora in avanti vi servirà di numero d'ordine nella via che io
acconsento a lasciarvi.
Poi riportando il suo sguardo da milady sul foglio, egli lesse:
«Ordine di condurre a...
-- Il nome è in bianco interruppe de Winter; se voi avete qualche
preferenza indicatemela, e per poco che sia un migliaio di leghe da
Londra, sarà esaudita la vostra domanda. Io dunque riprendo:
«Ordine di condurre a... la nominata Carlotta Backson, col
marchio della giustizia del regno di Francia, ma liberata dopo
la punizione; ella dimorerà in codesta residenza, senza mai
allontanarsi più di trenta leghe. In caso di tentativo di evasione,
le sarà applicata la pena di morte. Le saranno dati cinque
-schellings- il giorno pel suo alloggio e nutrimento.»
-- Quest'ordine non mi concerne, disse freddamente milady, poichè porta
un nome che non è il mio.
-- Un nome! avete voi forse un nome?
-- Ho quello di un vostro fratello.
-- V'ingannate; mio fratello non è che il vostro secondo marito. Il
primo vive ancora. Ditemi il suo nome, ed io lo metterò invece del nome
di Carlotta Backson. No, voi non lo avete... voi mantenete il silenzio.
Sta bene; sarete registrata sotto il nome di Carlotta Backson.
Milady restò silenziosa, solamente, questa volta non era più per
terrore. Essa credè l'ordine pronto per essere eseguito, pensò che
lord de Winter avesse sollecitata la sua partenza; credè di essere
condannata a partire la stessa sera; nel suo spirito era tutto perduto
per un istante, quando ad un tratto s'occorse che l'ordine non era
fornito di alcuna firma.
La gioia, che provò per questa scoperta, fu così grande, che non potè
nasconderla.
-- Sì, sì, disse Lord de Winter che aveva rimarcato ciò che in lei
accadeva, sì, voi cercate le firme, e dite fra voi stessa: «Tutto non
è ancora perduto, poichè quest'atto non è ancora firmato: mi si mostra
per spaventarmi, ecco tutto». V'ingannate, domani quest'atto sarà
inviato a lord Buckingham; dopo domani ritornerà firmato di suo proprio
pugno, e munito del suo sigillo, e ventiquattr'ore dopo, sono io che
ve lo garantisco, esso riceverà il suo principio di esecuzione. Addio,
signora; ecco quanto io aveva a dirvi.
-- Ed io risponderò, signore, che questo è un abuso di potere, che
questo esilio sotto un nome supposto è una vera infamia.
-- Amate voi meglio di essere impiccata col vostro vero nome, milady?
Voi lo sapete, le leggi inglesi sono inesorabili sull'abuso che si
fa del matrimonio; spiegatevi francamente. Quantunque il mio nome, o
piuttosto quello di mio fratello, si trovi mischiato in questo affare,
io arrischierò lo scandalo di un pubblico processo, per essere sicuro
che con un sol colpo io sia sbarazzato di voi.
Milady non rispose, ma divenne pallida come un cadavere.
-- Oh! vedo bene che voi amate molto la peregrinazione. A meraviglia,
signora, evvi un proverbio che dice che i viaggi formano la gioventù.
In fede mia, voi non avete torto del tutto, e il vivere è sempre una
buona cosa. È per questo che io non mi curo punto che me la togliate.
Resta ora a regolare l'affare dei cinque scellini; io mi mostro un
poco parsimonioso; non è vero? Ciò è perchè temo che voi corrompiate
i vostri guardiani. D'altronde vi resteranno sempre le vostre grazie
per sedurli, a meno che i vostri scacchi con Felton non vi abbiano
disgustata coi tentativi di questo genere.
-- Felton non ha parlato, disse fra se stessa milady; allora niente è
ancora perduto.
-- E adesso, a rivederci, signora: domani ritornerò ad annunziarvi la
partenza del mio messaggiero.
Lord de Winter si alzò, salutò ironicamente milady e uscì.
Milady respirò; essa aveva ancora quattro giorni per se, quattro giorni
le basterebbero per sedurre Felton.
Però le venne una terribile idea; ed era che lord de Winter avrebbe
forse mandato Felton stesso per far vidimare l'ordine da Buckingham;
in questo modo Felton le veniva tolto, poichè per riuscire nel
suo progetto abbisognava alla prigioniera la magia di una continua
seduzione.
Frattanto una cosa sola la tranquillizzava come abbiamo detto: Felton
non aveva parlato.
Essa non volle sembrare commossa dalle minacce di lord de Winter, si
mise a tavola e mangiò.
Poi, come aveva fatto il giorno innanzi, si mise in ginocchio, e disse
le sue preghiere ad alta voce. Come nel giorno innanzi, il soldato si
fermò dal camminare e porse ascolto.
Ben presto essa sentì dei passi più leggieri di quelli della
sentinella, che venivano dal fondo del corridoio, e si fermarono
davanti alla sua porta.
-- È lui, diss'ella.
E allora cominciò lo stesso canto religioso che la sera innanzi aveva
tanto esaltato Felton.
Ma quantunque la sua voce dolce, piena e sonora, fosse vibrata più
armoniosa e toccante che mai, la porta rimase chiusa. Parve a milady
di doverne augurar bene; in uno degli sguardi furtivi ch'essa lanciava
al piccolo finestrino, scoperse a traverso il socchiuso sportello, gli
occhi ardenti del giovane; ma fosse realtà o visione, questa volta egli
ebbe su se stesso la forza di non entrare.
Soltanto, alcuni minuti dopo che milady ebbe terminato il suo canto
religioso, essa credè sentire un profondo sospiro; poi, gli stessi
passi ch'essa aveva intesi avvicinarsi, li sentì pure allontanarsi
lentamente, e come con dispiacere.
CAPITOLO LV.
QUARTO GIORNO DI PRIGIONIA
L'indomani, quando Felton entrò da milady, la ritrovò in piedi
sopra una sedia, che teneva fra le mani una corda formata con alcuni
fazzoletti di tela battista, stracciati in istrisce, intrecciate le
une con le altre, e legate tutte insieme. Al rumore che fece Felton
nell'aprire la porta, milady saltò leggermente giù dalla sedia, e cercò
di nascondere dietro a se questa corda improvvisata che teneva in mano.
Il giovane era ancora più pallido dell'ordinario, e i suoi occhi, rossi
per la veglia, indicavano che avevano passata una notte febbrile.
Però la sua fronte era armata di una serenità più austera che mai.
Egli si avanzò lentamente verso milady, che si era seduta, e prendendo
una estremità della treccia mortifera, che, suo malgrado, e forse
avvedutamente, essa aveva lasciata uscire.
-- Che cosa è questo, signora? domandò egli freddamente.
-- Questo? niente, disse milady sorridendo con quella dolorosa
espressione che sapeva tanto bene dare al suo sorriso. La noia, voi non
lo ignorate, è il più mortale nemico dei prigionieri. Io mi annoiava, e
mi sono divertita ad intrecciare questa corda.
Felton portò lo sguardo al disopra del luogo ove aveva veduto milady in
piedi sulla seggiola, e a quello ove essa allora si trovava seduta, e
vide, al disopra della di lei testa, nel muro un arpione che serviva ad
attaccarvi delle picche o delle armi.
Egli fremette, e la prigioniera vide questo fremito, perchè, quantunque
avesse gli occhi abbassati, non le sfuggiva niente.
-- E che facevate voi in piedi su questa seggiola? domandò egli.
-- Che v'importa? rispose milady.
-- Ma, rispose Felton, io desidero saperlo.
-- Non m'interrogate, disse la prigioniera; voi sapete bene che a noi
veri cristiani ci è proibito il mentire.
-- Ebbene, disse Felton, ve lo dirò io quello che facevate, o piuttosto
che volevate fare. Voi stavate per compiere l'opera fatale che meditate
nel vostro spirito. Pensatevi, signora; se il vostro spirito proibisce
la menzogna, proibisce pure severamente il suicidio.
-- Sì, lo credo, ma quando una delle sue creature, perseguitata
ingiustamente, è posta fra il suicidio ed il disonore, credetemi,
signore, rispose milady con un suono di profonda convinzione, a me pare
che possa scegliere il suicidio e il martirio.
-- Voi dite troppo, o troppo poco; parlate, signora, in nome del cielo
spiegatevi!
-- Che io vi racconti i miei infortunii, perchè voi li riteniate per
favole! che io vi dica i miei progetti, perchè li andiate a denunziare
al mio persecutore! No, signore; D'altronde che v'importa la vita o la
morte di una infelice condannata? Voi non garantite che del mio corpo,
non è vero? e, purchè presentiate un cadavere che sia riconosciuto
pel mio, non vi verrà chiesto di più, e fors'anche avrete una doppia
ricompensa.
-- Io! signora, io! gridò Felton; supporre che io accattassi mai il
prezzo della vostra vita, oh! voi non pensate a quello che dite?
-- Lasciatemi fare, Felton, lasciatemi fare, disse milady esaltandosi.
Ogni soldato deve essere ambizioso, non è vero? voi siete tenente;
ebbene! voi seguirete il mio convoglio col grado di capitano.
-- Ma che vi ho dunque fatto? disse Felton costernato; perchè voi mi
carichiate di una simile risponsabilità in faccia a Dio e agli uomini?
Fra qualche giorno sarete mandata lungi di qui; signora, la vostra vita
non sarà più sotto la mia custodia, e aggiunse egli con un sospiro,
allora... voi ne farete ciò che vorrete.
-- Così, gridò milady, come se non avesse potuto resistere ad una santa
indignazione, voi uomo pietoso, voi che siete chiamato un giusto, voi
non domandate che una cosa, ed è di non essere incolpato, inquietato
per la mia morte?
-- Io debbo vegliare sulla vostra vita, signora, e vi veglierò.
-- Ma capite voi bene la missione che adempite? sarebbe crudele se io
fossi colpevole; qual nome le dareste voi, qual nome le darebbe il
Signore se fossi innocente?
-- Io sono soldato signora, e adempio gli ordini che ho ricevuti.
-- Credete voi che nel giorno dell'ultimo giudizio, Dio separerà i
carnefici ciechi dai giudici iniqui? voi non volete che si uccida il
mio corpo, e vi fate l'agente di quello che vuole uccidere l'anima mia!
-- Ma, io ve lo ripeto, disse Felton oppresso, non vi minaccia nessun
pericolo, ed io rispondo di lord de Winter come di me stesso.
-- Insensato! gridò milady, povero insensato che osa rispondere di
un altro uomo, quando i più saggi, quando i più timorosi dell'ira
celeste non osano neppure rispondere di se stessi, e che si associa al
partito più forte e più fortunato per opprimere il più debole e lo più
sventurato!
-- Impossibile! signora; impossibile, mormorò Felton, che sentiva nel
fondo del suo cuore l'aggiustatezza di questo argomento; prigioniera,
voi non ricupererete per mezzo mio la libertà; viva, voi non perderete
per mezzo mio la vita.
-- Sì, ma io perderò bene ciò che mi è mille volte più caro della vita;
io perderò l'onore, Felton, e siete voi, che io farò responsabile
davanti a Dio e davanti agli uomini della mia onta e della mia infamia!
Questa volta per quanto fosse impassibile, o simulasse di esserlo, non
potè resistere all'influenza secreta che si era già impadronita di lui.
Vedere questa donna, così bella, bianca come la più candida visione,
vederla volta a volta disperata o minacciosa, subire ad un tempo
l'ascendente del dolore e della bellezza, era troppo per un cervello
minato dai sogni ardenti della fede estetica, era troppo per un cuore
corroso ad un tempo dall'amore pel cielo, che arde, dall'odio degli
uomini, che divora.
Milady vide il turbamento, sentì per induzione la fiamma delle ardenti
passioni opposte che ardevano col sangue nelle vene del giovane
fanatico, e a guisa di un abile generale, che vedendo il nemico pronto
a rinculare, cammina su di lui mandando un grido di vittoria, essa si
alzò, bella come un'antica sacerdotessa, come una vergine inspirata,
coi capelli sparsi, tenendosi con una mano la veste, pudicamente
riportata sul suo petto, collo sguardo illuminato di quel fuoco che
aveva già portato il disordine nel giovane puritano, si avanzò verso
di lui, gridando con tutta la veemenza della sua voce così dolce, alla
quale, nell'occasione, essa sapeva dare un accento così terribile.
-- «-Abbandona Abaal la sua vittima, getta ai leoni il martire. Dio
ti farà pentire! io grido a lui dall'abisso.-»
Felton rimase come petrificato.
-- Chi siete voi! chi siete voi! gridò egli giungendo le mani; siete voi
un angelo ovvero un demonio? vi chiamate voi Eloa o Astart?
-- Non mi hai tu ancora riconosciuta Felton? io non sono nè un angelo nè
un demonio; io sono una figlia della terra, io sono una sorella della
credenza, ecco tutto.
-- Sì, sì, disse Felton, io ne dubitava ancora, ma adesso lo credo.
-- Tu credi, e frattanto sei complice di questo figlio di Belial che si
chiama lord de Winter! tu credi, e frattanto mi lasci nelle mani dei
miei nemici, del nemico dell'Inghilterra, del nemico di Dio! tu credi,
e frattanto mi abbandoni a colui che riempie e lorda il mondo colle sue
eresie e col libertinaggio, a questo infame Sardanapalo che i ciechi
chiamano il duca di Buckingham e che i credenti chiamano l'Anticristo!
-- Io, abbandonarvi a Buckingham, io! che dite voi mai?
-- Essi avranno gli occhi, gridò milady, e non vedranno, essi avranno
orecchi e non udiranno.
-- Sì, sì, disse Felton passando le sue mani sulla sua fronte coperta
di sudore, come per strappare il suo ultimo dubbio, sì, io riconosco
la voce che mi parla nei miei sogni, sì, io riconosco i lineamenti
dell'angelo che mi appare ogni notte, gridando all'anima mia che non
può dormire: «colpisci, salva l'Inghilterra, salva te stesso perchè tu
morrai senza aver disarmato Dio!» parla, parla! gridò Felton, ora io
posso comprenderti.
Un lampo di gioia terribile, ma rapido come il pensiero sguizzò
dall'occhio di milady.
Per quanto fosse fuggitivo questo lampo omicida, Felton lo vide e
rabbrividì come se questo lampo avesse illuminato gli abissi del cuore
di questa donna.
Felton si ricordò ad un tratto gli avvertimenti di lord de Winter,
le seduzioni di milady, i suoi primi tentativi al momento del suo
arrivo; egli rinculò di un passo, abbassò la testa, ma senza cessare di
guardarla, come se, affascinato da questa strana creatura i suoi occhi
non avessero potuto staccarsi da lei...
Milady non era donna da sbagliarsi sul senso di questa esitazione.
Sotto queste emozioni apparenti, il suo sangue freddo agghiacciato
non l'abbandonava punto. Prima che Felton le avesse risposto, e che
essa fosse stata costretta di riprendere quella conversazione, così
difficile a sostenersi sul medesimo punto di esaltazione, essa lasciò
ricadere le sue mani, come se la debolezza della donna riprendesse il
di sopra sull'entusiasmo della inspirata.
-- Ma, no, disse essa, non sta a me l'essere la Giuditta che libererà
Betulia da questo Oloferne. La spada dell'Eterno è troppo pesante
pel mio braccio. Lasciatemi dunque fuggire il disonore colla morte,
lasciatemi rifugiare nel martirio. Io non vi chiedo nè la libertà,
come farebbe un colpevole, nè la vendetta come farebbe una pagana.
Lasciatemi morire, ecco tutto. Io vi supplico, io vi imploro in
ginocchio: lasciatemi morire, e il mio ultimo sospiro sarà una
benedizione al mio salvatore.
A questa voce dolce e supplichevole, a questo sguardo timido ed
abbattuto, Felton si rimproverò. A poco a poco, l'incantatrice aveva
rivestito quella sembianza magica che assumeva e lasciava a volontà,
vale a dire, la bellezza, la dolcezza, le lagrime, e soprattutto
l'irresistibile attrattiva della voluttà mistica, la più divorante
delle voluttà.
-- Ahimè! disse Felton, io non posso che una cosa sola, compiangervi
se mi provate che siete una vittima. Ma lord de Winter ha delle note
crudeli contro di voi. Voi siete cristiana, voi siete mia sorella in
religione; io mi sento strascinato verso di voi, io che non ho mai
amato che il mio benefattore, io che nella mia vita, non ho ritrovato
che dei traditori e degli empii. Ma voi, signora, voi così bella in
realtà, voi così pura in apparenza, perchè lord de Winter vi perseguita
in tal modo, voi avete dunque commesso delle grandi iniquità?
-- Essi avranno gli occhi, ripetè milady con un accento di indicibile
dolore, e non vedranno; essi avranno le orecchie e non udranno.
-- Ma allora, gridò il giovane ufficiale, parlate dunque.
-- Confidarvi la mia onta, gridò milady col rosso del pudore sul viso,
poichè spesso il delitto dell'uno è l'onta dell'altro. Confidare la mia
onta a voi uomo, io donna! Oh! continuò essa riportando pudicamente le
sue mani sui suoi begli occhi, oh! giammai! giammai io lo potrei!
-- A me, ad un fratello! gridò Felton.
Milady lo guardò lungamente con una espressione che il giovane
ufficiale prese per un dubbio, ma che però non era che una penetrante
osservazione, e soprattutto una viva volontà di affascinarlo.
Felton, a sua volta supplicante congiunse le mani.
-- Ebbene! disse milady, io mi affido al mio fratello, io oserò...
In questo momento si sentì il passo di lord de Winter ma questa volta
il terribile cognato di Milady non si contentò, come aveva fatto la
sera innanzi, di passare avanti la porta, e di allontanarsi: egli si
fermò, due parole con la sentinella, quindi aprì la porta e comparve.
Durante queste due parole, Felton aveva vivamente indietreggiato,
dimodochè quando comparve lord de Winter egli era lontano dalla
prigioniera.
Il barone entrò lentamente, e portando il suo sguardo scrutatore dalla
prigioniera al giovine ufficiale.
-- È scorso lungo tempo John, disse egli, che voi siete qui. Questa
donna vi ha forse raccontato i suoi delitti? allora capirei la durata
di questa conversazione.
Felton fremette, e milady sentì che sarebbe stata perduta se non veniva
in aiuto del giovane puritano sconcertato.
-- Ah! voi temete che la vostra prigioniera vi sfugga? disse essa.
Ebbene! domandate al vostro carceriere qual grazia io sollecitava
momenti sono.
-- Voi domandavate una grazia? disse il barone sospettoso.
-- Sì, milord, riprese il giovane confuso.
-- E qual grazia? sentiamo, aggiunse lord de Winter.
-- Un coltello che essa mi avrebbe restituito dal finestrino della porta
un minuto dopo averlo ricevuto, rispose Felton.
-- Dunque vi è qualcuno nascosto qui, che la nostra graziosa prigioniera
vuole scannare? replicò lord de Winter colla sua voce irrisoria e
beffarda.
-- Vi sono io, rispose milady.
-- Io vi ho dato la scelta fra l'America e Tiburn, riprese lord de
Winter; scegliete Tyburn, milady: la corda, credetemi, è anche più
sicura del coltello.
Felton impallidì e fece un passo in avanti, pensando che, al momento in
cui egli era entrato, milady aveva in mano una corda.
-- Avete ragione, disse questa, ed io vi aveva già pensato.
Poi soggiunse con voce sorda:
-- E vi penserò ancora.
Felton sentì scorrere un fremito fin dentro le midolla delle sue ossa.
Probabilmente lord de Winter si accorse di questo movimento.
-- Non ti fidare, John, disse egli; John amico mio, mi sono riposato su
te; sta in guardia, io ti ho avvisato. D'altronde abbi coraggio, figlio
mio fra tre giorni, noi saremo liberati da questa creatura, ed ella non
potrà più nuocere ad alcuno nel luogo ove la invio.
-- Voi lo sentite! gridò milady con una forte esclamazione, dimodochè il
barone credè che essa si indirizzasse al cielo, e Felton comprese che
si indirizzasse a lui. Felton abbassò la testa e diventò astratto.
Il barone prese l'ufficiale per le braccia girando la testa sulla sua
spalla, per non perdere di vista milady, fino a che fu uscito.
-- Andiamo, andiamo, disse la prigioniera quando fu chiusa la porta, io
non sono ancora così avanzata quanto credeva. De Winter ha cambiato la
sua ordinaria stolidezza in una sconosciuta prudenza; che cosa è il
desiderio di vendetta, e come questo desiderio forma l'uomo! quanto
a Felton, egli esita. Ah! questo non è un uomo risoluto come quel
maledetto d'Artagnan.
Frattanto milady aspettò con impazienza, poichè dubitava bene che non
sarebbe scorsa la giornata senza che rivedesse Felton. Finalmente,
un'ora dopo la scena che abbiamo raccontata, essa intese che qualcuno
parlava a bassa voce alla porta, quindi ben presto la porta si aprì e
riconobbe Felton.
Il giovine si avanzò rapidamente nella camera; lasciando la porta
aperta dietro di se, e facendo segno a milady di tacere. Egli aveva il
viso sconvolto.
-- Che volete da me? diss'ella.
-- Ascoltate, riprese Felton a bassa voce; io ho allontanata la
sentinella per poter restar qui senza che si possa sentire ciò che vi
dico. Il barone mi ha raccontato una storia spaventosa.
Milady prese il suo sorriso di vittima rassegnata e scosse la testa.
-- O voi siete il demonio, continuò Felton, o il barone mio benefattore,
mio padre, è un mostro. Io vi conosco da quattro giorni, ed amo lui
da dieci anni; posso dunque esitare fra voi due; non vi spaventate di
ciò che vi dico; io ho bisogno di essere convinto; questa sera, dopo
mezzanotte io verrò a vedervi, e voi mi convincerete.
-- No, Felton, no, fratello mio, diss'essa, il sacrificio è troppo
grande, ed io capisco ciò che vi costa. No, io sono perduta, non vi
perdete con me. La mia morte sarà più eloquente della mia vita, e il
silenzio del cadavere vi convincerà anche meglio che le parole della
prigioniera.
-- Tacete, signora! gridò Felton, e non mi parlate in tal guisa; io sono
venuto perchè mi promettiate sull'onore, perchè mi giuriate su quanto
avete di più sacro, che non attenterete alla vostra vita.
-- Io non vi posso promettere niente, disse milady, poichè nessuno più
di me rispetta un giuramento; e se io promettessi mi abbisognerebbe
mantenere.
-- Ebbene! disse Felton, impegnatevi soltanto fino al momento in
cui mi avrete riveduto. Se, dopochè mi avrete riveduto persisterete
ancora, allora sarete libera, ed io stesso vi darò l'arme che mi avete
domandata.
-- Sì, disse milady, per voi aspetterò.
-- Giuratelo.
-- Lo giuro pel nostro Dio, siete voi contento?
-- Bene, disse Felton. A questa notte.
E si slanciò fuori dell'appartamento, chiudendo la porta, aspettando
di fuori coll'arme del soldato alla mano, come se avesse montata la
guardia.
Il soldato ritornò, Felton gli rese la sua arme.
Allora, attraverso il finestrino a cui essa si era accostata, milady
vide il giovane segnarsi con un delirante fervore e andarsene pel
corridoio con un trasporto di gioia.
In quanto ad essa, ritornò al suo posto con un sorriso di selvaggio
disprezzo sulle labbra e ripetè bestemmiando quel nome terribile
di Dio, pel quale essa aveva giurato, senza aver mai imparato a
conoscerlo.
CAPITOLO LVI.
QUINTO GIORNO DI PRIGIONIA
Frattanto milady era giunta ad un mezzo trionfo, e l'ottenuto successo
raddoppiava le sue forze.
Non era difficile il vincere, come aveva fatto fino allora, degli
uomini pronti a lasciarsi sedurre, e che la galante educazione della
corte trascinava presto in un laccio; milady era assai bella per
allettare i sensi, ed era abbastanza destra per superare tutti gli
ostacoli dello spirito.
Ma questa volta, essa aveva a lottare contro una natura selvaggia,
concentrata, insensibile a forza di austerità; la religione e la
penitenza avevano ridotto Felton un uomo inaccessibile alle ordinarie
seduzioni; egli ravvolgeva nella sua testa, esaltava dei piani talmente
vasti, dei progetti talmente tumultuosi, che non vi restava più luogo
per l'amore, sentimento che si nutrisce negli ozi, e ingrandisce colla
corruzione.
Milady aveva dunque fatto breccia, colla sua falsa virtù nell'opinione
di un uomo prevenuto contro essa; e con la sua bellezza, nel cuore
e nei sensi di un uomo candido e puro. Finalmente essa erasi data la
misura di quei mezzi sconosciuti da essa stessa fino allora, con quella
esperienza fatta sopra un individuo il più ribelle che la natura e la
religione possono sottomettere al suo studio.
Ben molte volte, ciò nonostante, durante la serata, essa aveva
disperato della sorte di se stessa; non invocava Dio, lo sappiamo, ma
aveva fede nel genio del male, in quella immensa sovranità che regna in
tutte le circostanze della vita umana, e alla quale, come nella favola
araba, un seme di granato bastò per ricostruire un mondo perduto.
Milady, ben preparata a ricevere Felton, potè drizzare le sue batterie
per la notte, essa sapeva che non aveva più che due giorni, e che
una volta segnato l'ordine da Buckingham (e Buckingham lo avrebbe
firmato tanto più facilmente che questo ordine era redatto con un
nome supposto, e non avrebbe potuto riconoscere la donna di cui si
trattava) una volta dato quest'ordine, il barone la farebbe imbarcare
sul momento, e sapeva altresì che le donne condannate alla deportazione
usano delle armi assai meno possenti nelle loro seduzioni, che le
pretese donne virtuose, la di cui bellezza è illuminata dal sole della
società, di cui la voce della moda vanta lo spirito e che un riflesso
d'aristocrazia indora con la sua ingannevole luce. Essere una donna
condannata ad una pena miserabile ed infamante, non è un impedimento a
esser bella, ma è un ostacolo a divenir possente. Come tutte le persone
di un genio reale, milady conosceva il mezzo che conveniva alla natura
ed ai suoi mezzi. La povertà le ripugnava, l'abiezione la diminuiva di
due terzi della sua grandezza. Milady non era regina; era necessario
alla sua dominazione il piacere dell'orgoglio soddisfatto. Comandare
agli esseri inferiori era per essa piuttosto un'umiliazione che una
soddisfazione.
Certamente, essa sarebbe ritornata dal suo esilio, e non ne dubitava
neppure un solo istante; ma quanto tempo sarebbe durato questo esilio?
per una natura attiva ed ambiziosa come quella di milady, i giorni
che non vengono occupati a salire, sono giorni infausti. Come chiamare
dunque i giorni che vengono impiegati a discendere! Perdere un anno,
due anni, è quanto a dire una eternità; ritornare dopo la disgrazia e
dopo la morte di Richelieu; ritornare quando d'Artagnan e i suoi amici,
felici e trionfanti, avessero ricevuto dalla regina la ricompensa da
loro bene acquistata pei servigi che le avevano resi: queste erano tali
idee divoratrici, che una donna come milady, non poteva sopportare.
Del resto, l'uragano che rumoreggiava intorno a lei raddoppiava la sua
forza. Ella avrebbe fatto scoppiare i muri della sua prigione se per un
momento solo il suo corpo avesse potuto assumere le proporzioni del suo
spirito.
Quindi, ciò che ancora più che la tormentava in mezzo a tutto ciò era
la rimembranza del ministro, che doveva egli mai pensare, che doveva
egli mai dire del suo silenzio, diffidente, inquieto, sospettoso come
egli era? Il ministro, non solamente suo unico appoggio, non solamente
suo unico protettore nel presente, ma ancora il principale istrumento
della sua vendetta per l'avvenire! Essa lo conosceva; e sapeva che al
suo ritorno, dopo un viaggio inutile, essa avrebbe un bell'aringare
sulla sua prigionia, un bell'esaltare le subìte sofferenze, il ministro
risponderebbe con quella calma irrisoria dello scettico possente ad un
tempo per la forza e pel genio «non bisognava lasciarsi prendere!»
Allora milady riuniva tutta la sua energia, mormorando nel fondo del
suo pensiero il nome di Felton, il solo raggio di luce che penetrava
fino a lei nell'infimo ove era piombata, e come un serpente che avvolge
e scontorce i suoi anelli per convincere se stesso della propria forza,
essa avviluppava in antecedenza Felton nelle mille pieghe della sua
inventiva immaginazione.
Frattanto il tempo passava, le ore, le une dopo le altre, sembravano
risvegliare la campana così di fuga, ciascun colpo del battente di
bronzo ripercuotevasi nel cuore della prigioniera.
A nove ore, lord de Winter fece la sua consueta visita, guardò
la finestra e le sbarre, esplorò il pavimento e i muri, visitò il
camminetto e le porte, senza che, durante questa lunga e minuta visita,
nè egli nè milady pronunciassero una sola parola.
Senza dubbio entrambi capivano che la situazione era troppo grave per
perdere il tempo in parole inutili o in collere senza effetti.
-- Andiamo, andiamo, disse il barone nel lasciarla, anche per questa
notte non potrete fuggire.
A dieci ore, Felton venne a porre una sentinella. Milady riconobbe il
di lui passo, essa ora lo indovinava, come una innamorata indovina
quello dello amante del suo cuore, e frattanto milady detestava e
disprezzava questo debole fanatico.
Non era ancor giunta l'ora convenuta; Felton non entrava.
Due ore dopo, quando suonò mezzanotte, la sentinella fu cambiata,
questa volta era giunta l'ora. Da quel momento milady aspettò con
impazienza.
La nuova sentinella cominciò a passeggiare nel corridoio.
Dopo dieci minuti, venne Felton.
Milady si mise in ascolto.
-- Ascolta, disse il giovane alla sentinella, non ti allontanare da
questa porta sotto verun pretesto, perchè tu sai che nella notte scorsa
è stato punito un soldato per aver lasciato un istante il suo posto;
eppure sono stato io, che durante questa corta assenza ho fatto la
guardia in sua vece.
-- Sì, lo so, disse il soldato.
-- Ti raccomando adunque la più esatta sorveglianza... Io aggiunse egli,
entro per visitare una seconda volta la camera di questa donna, che,
ho timore, abbia dei sinistri progetti su se stessa, e che ho ricevuto
l'ordine di sorvegliare.
-- Buono, mormorò milady, ecco l'austero puritano che non mente.
In quanto al soldato si contentò di sorridere.
-- Per bacco! mio tenente, disse egli, voi non siete disgraziato nel
dovere eseguire una simile commissione.
Felton arrossì. In tutt'altra circostanza avrebbe rimproverato il
soldato che si permetteva un simile scherzo, ma la sua coscienza
mormorava troppo altamente perchè la sua bocca osasse parlare.
-- Se io chiamo, disse egli, vieni; nello stesso modo che se qualcuno si
avanza, chiamami.
-- Sì, mio tenente, disse il soldato.
Felton entrò da milady, ed essa si alzò.
-- Ah! eccovi? disse essa.
-- Io vi aveva promesso di venire, disse Felton e sono venuto.
-- Voi mi avete promesso pur anche un'altra cosa.
-- E che dunque, mio Dio! disse il giovane, che ad onta del suo impero
su se stesso, si sentiva le ginocchia tremare e il sudore inondare la
fronte.
-- Voi avete promesso di portarmi un coltello, e di lasciarmelo dopo il
nostro colloquio.
-- Non mi parlate di ciò, signora, disse Felton; non vi è situazione,
per quanto sia terribile, che autorizzi una creatura di Dio a darsi la
morte. Io ho riflettuto, che non doveva mai rendermi colpevole di un
simil peccato.
-- Ah! voi avete riflettuto? disse la prigioniera ritornando a sedere
sul seggio con un sorriso di disprezzo, io pure ho riflettuto!
-- A che?
-- Che non aveva niente da dire ad un uomo che non mi mantiene la sua
parola.
-- Oh! mio Dio! mormorò Felton.
-- Voi potete ritirarvi, disse milady; io non parlerò.
-- Ecco il coltello, disse Felton cavando di saccoccia l'arme che
secondo la sua promessa, egli aveva portata, ma che esitava a
consegnare alla sua prigioniera.
-- Vediamolo, disse milady.
-- Per fare che?
-- Sul mio onore, io ve lo restituirò sull'istante. Voi potrete metterlo
su questa tavola e vi porrete fra quello e me.
Felton stese l'arma a milady che ne esaminò attentamente la tempra e ne
provò la punta sulla estremità di un dito.
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