-- Ebbene, è combinato, riprese Athos: Planchet e Bazin partiranno.
A tutta perdita, non sono mal contento di conservare Grimaud; egli è
assuefatto alle mie maniere, ed io gli sono attaccato; la giornata di
ieri ha già dovuto spossarlo; questo viaggio lo perderebbe.
Fu fatto venire Planchet, gli furono date le sue istruzioni, egli era
stato pervenuto da d'Artagnan, che da prima gli aveva annunziata la
gloria, quindi il denaro, per ultimo il pericolo.
-- Io porterò la lettera nel paramano del mio vestito, disse Planchet, e
se sarò preso io la inghiottirò.
-- Ma, allora tu non potrai fare la commissione disse d'Artagnan.
-- Voi questa sera, me ne darete una copia che domani mattina io saprò a
memoria.
D'Artagnan guardò i suoi amici come per dir loro:
-- Ebbene che vi aveva io promesso?
-- Ora continuò egli, indirizzandosi a Planchet, tu hai otto giorni per
giungere fino a lord de Winter; tu hai altri otto giorni por ritornare
qui: questi sono sedici giorni. Se, il sedicesimo giorno della tua
partenza, tu non sei giunto qui alle otto della sera, non avrai il tuo
danaro, fossero ancora otto ore e cinque minuti.
-- Allora, signore, disse Planchet, compratemi un orologio.
-- Prendi questo, disse Athos dandogli il suo colla consueta generosità,
e sii un bravo giovane; pensa bene che se parli, se ciarli, se
millanti, tu fai tagliare il collo al tuo padrone, che ha una così
grande confidenza nella tua fedeltà, che ci ha garantiti di te.
Ma pensa altresì che, se per colpa tua accade qualche disgrazia a
d'Artagnan, io ti ritroverò da pertutto per aprirti il ventre.
-- Oh! signore! disse Planchet umiliato da questi sospetti, e
soprattutto spaventato dall'aria calma del moschettiere.
-- Ed io, disse Porthos girando i suoi grossi occhi, pensa che ti
scortico vivo.
-- Ah! signore!
-- Ed io, disse Aramis colla sua voce dolce e melodiosa, pensa che ti
brucio a fuoco lento come un selvaggio.
-- Ah! signore!
E Planchet si mise a piangere; noi non oseremo dire se ciò fosse pel
terrore delle minacce che gli venivano fatte, o per tenerezza di vedere
quattro amici così strettamente uniti di intenzioni.
D'Artagnan gli prese la mano.
-- Vedi tu, Planchet gli disse, questi signori ti dicono tuttociò, per
la tenerezza che mi portano, essi però nel fondo del loro cuore ti
amano.
-- Oh! signore, disse Planchet, o io riuscirò, o sarò tagliato in
quattro; e mi tagliassero in quarti, siate convinto che non vi sarà un
mezzo che mi farà parlare.
Fu deciso che Planchet partirebbe l'indomani a otto ore dei mattino,
affinchè come egli aveva detto, potesse imparare a memoria nella
notte la lettera che portava. Egli guadagnò precisamente dodici ore
con questo accomodamento, poichè egli doveva essere di ritorno il
sedicesimo giorno a otto ore di sera.
L'indomani al momento in cui si stava per montare a cavallo, d'Artagnan
che si sentiva nel fondo del suo cuore debole per il duca di Buckingham
prese Planchet a parte:
-- Ascolta, gli disse, quando tu avrai rimessa la lettera a lord de
Winter, e che egli l'avrà letta, gli dirai ancora: «vegliate sopra Sua
Grazia, lord Buckingham, poichè si vuole assassinarlo». Ma ciò è cosa
così grave, e così importante, che io non ho voluto neppure confidare
ai miei amici che io ti affidava questo segreto, e che per un posto da
capitano io non vorrei scrivertelo.
-- Siate tranquillo, signore, disse Planchet; voi vedrete se si può
contare sopra di me. E montato sopra un eccellente cavallo che egli
doveva lasciare a venti leghe, per prendere la posta, Planchet partì al
galoppo, col cuore un poco ristretto dalla trista promessa che gli era
stata fatta dai moschettieri, ma del resto colle migliori disposizioni.
Bazin partì l'indomani mattina per Tours, ed ebbe otto giorni a
compiere la sua missione. I quattro amici, durante tutto il tempo di
queste due assenze, avevano come bene si può capire, gli occhi più che
mai in guardia, il naso al vento, e le orecchie in ascolto. Le loro
giornate si passavano a tentare di sorprendere ciò che si diceva, a
sorvegliare gli andamenti del ministro, e a fiutare tutti i corrieri
che giungevano. Più d'una volta un insormontabile tremito li colse,
quando furono chiamati per un servizio inatteso. Essi d'altronde
avevano pure da sorvegliare alla propria sicurezza: milady era un
fantasma che allorquando era comparso una volta a qualcuno, non lo
lasciava più dormire tranquillamente.
La mattina dell'ottavo giorno, Bazin fresco come sempre, e sorridendo
secondo la sua abitudine, entrò nell'osteria nel Farfallone, mentre
i quattro amici erano sul punto di far colezione, dicendo, giusto il
convenuto:
-- Sig. Aramis, ecco la risposta di vostra cugina.
I quattro amici si scambiarono una allegra occhiata: la metà
dell'affare era fatto: è vero che questa era la più corta e la più
facile.
Aramis prese, arrossendo suo malgrado, la lettera che era di un
carattere grossolano e senza ortografia.
-- Buon Dio! gridò egli ridendo decisamente io sono disperato; giammai
questa povera Michon giungerà a scrivere come il sig. de Voiture.
-- Che cosa volere dire queste brave Migeon? domandò lo svizzero, che
era in vena di parlare con i quattro amici, quando giunse la lettera.
-- Oh! mio Dio! meno ancora di niente, disse Aramis, una piccola e
graziosa lavandaia, che amo molto, e alla quale ho chiesto alcune
biancherie lavorate di sua mano per modo di ricordo.
-- Se quella, disse lo svizzero, stare così gran dama come stare suo
carattere, voi dovete avere grande fortune, mio camerate!
Aramis lesse la lettera, e lo passò ad Athos.
-- Osservate dunque quello che mi scrive, Athos, diss'egli.
Athos gettò un colpo d'occhio sulla lettera, e per fare svanire tutti i
sospetti che avrebbero potuto nascere, lesse ad alta voce:
«Cugino mio, mia sorella ed io indoviniamo benissimo i sogni, e ne
abbiamo una paura spaventosa; ma del vostro si potrà dire, almeno
io spero, che ogni sogno è una menzogna. Addio, portatevi bene, e
fate che di tempo in tempo sentiamo parlare di voi.»
«ACLAÈ MICHON»
-- E di che sogno parla ella? domandò il dragone che si era avvicinato
durante la lettura.
-- Sì, di quale sogno? disse lo svizzero.
-- Perdinci! disse Aramis, la cosa è semplice, di un sogno che ho fatto
io, e che le ho raccontato nella mia lettera.
-- Ah! sì, per bacco essere tutto zimplice di ragontare sue sogne; ma io
non sognare mai.
-- Voi siete molto fortunato, disse Athos alzandosi, e vorrei pure dire
io altrettanto che voi!
-- Giammaie, riprese lo svizzero incantato che un uomo come Athos gli
avesse rivolta la parola. Giammaie, giammaie.
D'Artagnan, vedendo che Athos si alzava, fece altrettanto, prese il suo
braccio e partì.
Porthos e Aramis rimasero per tener testa agli scherzi del dragone e
dello svizzero. In quanto a Bazin se ne andò a dormire sopra un fascio
di paglia; e siccome egli aveva più immaginazione che lo svizzero, fece
dei sogni d'oro sul suo avvenire.
FINE DEL TERZO VOLUME.
INDICE DELLE MATERIE
(VOL. III.)
-Continuazione del Capitolo XXXII.-5
CAP. XXXIII.-La padrona e la cameriera.-10
CAP. XXXIV. -Ove si tratta del modo di equipaggiarsi
di Aramis e di Porthos.- 20
CAP. XXXV. -La notte tutti i gatti sono grigi.- 30
CAP. XXXVI. -Il sogno di vendetta.- 40
CAP. XXXVII.-Il segreto di Milady.- 48
CAP. XXXVIII. -In che modo, senza incomodarsi, Athos
ritrovò il mezzo d'equipaggiarsi.- 55
CAP. XXXIX. -Una dolce visione.- 66
CAP. XL. -Una visione terribile.- 77
CAP. XLI.-L'assedio della Rochelle.- 86
CAP. XLII. -Il vino d'Anjou.-101
CAP. XLIII. -L'albergo del Colombaio Rosso.- 110
CAP. XLIV. -Utilità delle gole da braciere.-120
CAP. XLV.-Scena coniugale.-130
CAP. XLVI. -Il bastione di san Gervasio.-137
CAP. XLVII. -Il consiglio dei Moschettieri.- 145
CAP. XLVIII.-Affare di famiglia.-166
Nota del Trascrittore
Ortografia e punteggiatura originali sono state mantenute, correggendo
senza annotazione minimi errori tipografici.
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