amate un altro? disse il giovane con tuono galante, e ve lo ripeto io
m'interesso al conte.
-- Voi, domandò milady.
-- Sì, io.
-- E perchè voi?
-- Perchè io solo so....
-- Che cosa?
-- Ch'egli è ben lungi dall'essere, o piuttosto dall'essere stato così
colpevole verso di voi quando lo sembra.
-- In verità? disse milady con aria inquieta; spiegatevi, perchè,
veramente, non so che cosa vogliate dire.
Ed ella guardava d'Artagnan con cert'occhi che s'infiammavano a poco a
poco di un fuoco sinistro.
-- Sì, io sono galantuomo, disse d'Artagnan deciso a finirla, e poichè
mi avete confessato il vostro amore, e che io sono ben sicuro di
possederlo, perchè lo possedo, non è vero!
-- Interamente. Continuate.
-- Ebbene! io mi sento come trasformato; una confessione mi pesa.
-- Una confessione?
-- Se avessi dubitato del vostro amore, non l'avrei fatta; ma voi mi
amate; non è vero che mi amate?
-- Senza dubbio.
-- Allora se per un eccesso d'amore io mi sia reso colpevole verso di
voi, mi perdonerete?
-- Può darsi. Ma questa confessione, disse ella impallidendo, questa
confessione?
-- Voi avete dato appuntamento a de Wardes, giovedì ultimo, in questa
stessa camera, non è vero?
-- Io! no! non è vero! disse milady con un tuono di voce così fermo,
ed un viso così impassibile che, se d'Artagnan non ne avesse avuta una
perfetta certezza, ne avrebbe dubitato egli pure.
-- Non mentite, mio bell'angelo disse d'Artagnan sforzandosi di
sorridere, ciò sarebbe inutile.
-- In che modo? parlate dunque! voi mi fate morire!
-- Oh! tranquillizzatevi; voi non siete colpevole verso di me, ed io vi
ho già perdonata.
-- Avanti, avanti!
-- De Wardes non può gloriarsi di niente.
-- Perchè? mi avete detto voi stesso che quell'anello...
-- Quell'anello, sono io che l'ho. Il de Wardes di giovedì, e il
d'Artagnan d'oggi sono la stessa persona.
L'imprudente si aspettava una sorpresa mista di furore, un piccolo
uragano che si risolverebbe in lagrime; ma egli s'ingannava
stranamente, e non rimase lungamente in orrore.
Pallida e terribile milady si alzò, e respingendo d'Artagnan, che era
vicino a lei, con violento pugno nel petto, ella volle slanciarsi lungi
da lui.
D'Artagnan la ritenne per la veste onde implorare il suo perdono; ma
ella con un movimento possente e risoluto tentò di fuggire. Allora
la veste si stracciò alla vita; e sopra una delle belle spalle, che
rimasero scoperte, d'Artagnan con un fremito inesprimibile, riconobbe
il giglio, quel bollo indelebile che imprime la mano infamante del
carnefice.
-- Gran Dio! gridò egli lasciando la veste.
E restò muto, immobile ed agghiacciato al suo posto.
Ma milady si sentiva già denunziata dallo spavento stesso di
d'Artagnan. Senza dubbio egli aveva veduto tutto; il giovane sapeva ora
il suo secreto, secreto terribile, che tutto il mondo ignorava, meno
che lui! essa si rivoltò, non più come una donna furiosa, ma come una
pantera ferita.
-- Ah! miserabile! diss'ella, tu mi hai vilmente tradita, e di più
possedi il mio segreto! tu dunque morrai.
Ella corse ad un bauletto di margherite posto sopra la sua toaletta,
l'aprì con la mano febbrile tremante, ne cavò un piccolo pugnale col
manico d'oro e colla lama acuta e sottile, e ritornò di uno sbalzo
sopra d'Artagnan, che era rimasto seduto.
Quantunque il giovane, come si sa, fosse coraggioso, rimase spaventato
da quella figura alterata, da quelle palpebre dilatate, da quelle
guance pallide, e da quelle labbra sanguinolenti; egli si alzò e
rinculò come all'aspetto di un serpente che si fosse scagliato contro
di lui, e per istinto, portando la sua mano molle di sudore alla spada,
la cavò dal fodero.
Ma senza inquietarsi alla vista di questa, milady continuò ad
inoltrarsi verso di lui per colpirlo, e non si fermò che quando ne
sentì la punta acuta contro il suo petto.
Allora tentò di afferrare questa spada con le sue mani, ma d'Artagnan
l'allontanò sempre dalle sue prese, e la presentava, senza ferirla,
ora ai suoi occhi, ora al suo petto, e continuò a rinculare cercando di
fare la sua ritirata per la porta che metteva nella camera di Ketty.
Milady, in questo mentre, si aggirava intorno a lui con orribili
trasporti, ruggendo in un modo formidabile.
Ora, siccome la cosa finiva per rassomigliare ad un duello, d'Artagnan
si rimise a poco a poco.
-- Bene, bella donna, bene, diceva egli; ma dalla parte del cielo!
calmatevi, o pure io vi disegno un secondo giglio sull'altra spalla.
-- Infame! infame! urlava milady.
Ma d'Artagnan, cercando sempre la porta, si teneva sulla difesa.
Al rumore che essi facevano rovesciando i mobili, ella per balzare
su lui, ed egli per garantirsi dietro ai mobili di lei, Ketty aprì la
porta. D'Artagnan, che aveva incessantemente manovrato per ravvicinarsi
a questa porta, non ne era più lontano che tre passi. Con un solo
slancio balzò dalla camera di milady in quella della servente, e rapido
come il lampo, richiuse la porta, contro la quale egli si appoggiò con
tutto il suo peso, nel mentre che Ketty chiudeva la serratura.
Allora milady cercò di rovesciare la parete che la chiudeva nella sua
camera, con forza molto al disopra di quella di una donna, quindi,
quando vide che era cosa impossibile, crivellò la porta a colpi di
pugnale, dei quali qualcuno trapassò la spessezza del legno.
Ciaschedun colpo era accompagnato da una imprecazione.
-- Presto, presto, Ketty disse d'Artagnan a mezza voce quando la
serratura fu chiusa, fammi sortire dal palazzo, o se noi le lasciamo il
tempo di fare il giro, ella mi farà uccidere dai lacchè: sollecitiamo;
capisci tu? si tratta della vita, o della morte.
Ketty non capiva che troppo. Ella lo trascinò per le scale
nell'oscurità. Era tempo. Milady aveva già suonato e svegliato tutto il
palazzo; il portiere tirò il cordone alla voce di Ketty, nello stesso
momento che milady gridava dalla finestra.
-- Non aprite!
Il giovine se ne fuggì, nel mentre che essa minacciava ancora con
un gesto impotente. Nel momento in cui ella lo perdè di vista, cadde
svenuta nella sua camera.
CAPITOLO XXXVIII.
IN CHE MODO, SENZA INCOMODARSI, ATHOS RITROVÒ IL MEZZO D'EQUIPAGGIARSI
D'Artagnan era talmente fuori di sè, che, senza occuparsi di ciò
che sarebbe accaduto a Ketty, traversò mezzo Parigi correndo, e non
si fermò che davanti alla porta di Athos. Lo sconvolgimento del suo
spirito, il terrore che lo spronava, il grido di alcune pattuglie
che gli correvano dietro, non fecero che precipitare ancor più la sua
corsa.
Traversò il cortile, salì al secondo piano ove stava Athos, e battè
alla porta in modo da romperla.
Grimaud venne ad aprirgli, cogli occhi sonnolenti; d'Artagnan si
slanciò con tanta forza nell'anticamera che poco mancò che non
stramazzasse.
Malgrado il mutismo abituale di Grimaud, questa volta gli ritornò la
parola. Alla vista della spada che d'Artagnan teneva ancora in mano, il
povero servitore s'immaginò di aver che fare con qualche assassino.
-- Soccorso! aiuto! soccorso! gridò egli.
-- Taci, disgraziato! disse il giovane. Io sono d'Artagnan, non mi
riconosci più? dov'è il tuo padrone!
-- Voi, sig. d'Artagnan, gridò Grimaud spaventato. Impossibile!
-- Grimaud, disse Athos sortendo dal suo appartamento in veste da
camera, io credo che voi vi permettiate di parlare!
-- Ah! signore, egli è che...
-- Silenzio.
Grimaud allora si contentò di mostrare col dito d'Artagnan al suo
padrone.
Athos, per quanto fosse flemmatico, scoppiò in una risata nel vedere
l'aria sconvolta del suo giovane camerata.
-- Non ridete, amico mio, gridò d'Artagnan, in nome del cielo! non
ridete, perchè sull'anima mia ve lo dico, non vi è niente da ridere.
Pronunciò queste parole con un'aria così solenne, e con uno spavento
così vero, che Athos lo prese subito per le mani gridando:
-- Sareste voi ferito, amico mio? voi siete molto pallido.
-- No, ma mi è accaduto un terribile avvenimento. Siete voi solo, Athos?
-- Per bacco! e chi volete che sia da me a quest'ora?
-- Bene, bene.
E d'Artagnan si precipitò nella camera di Athos.
-- Eh! parlate, disse questi chiudendo la porta, e mettendo il
chiavaccio per non essere disturbato; è forse morto il re? avete forse
ucciso il ministro? voi siete tutto sossopra: parlate, dite, perchè io
moro d'impazienza.
-- Athos, rispose d'Artagnan, preparatevi a sentire una storia
incredibile, inudita!
-- Parlate dunque, disse Athos.
-- Ebbene! continuò d'Artagnan mettendosi vicino all'orecchio di Athos e
abbassando la voce, milady ha il marchio di un giglio sopra una spalla.
-- Ah! gridò il moschettiere come se avesse ricevuta una palla nel cuore.
-- Vediamo, disse d'Artagnan, siete voi sicuro che l'altra sia veramente
morta?
-- L'altra? disse Athos con una voce così sorda che fu molto se
d'Artagnan l'intese.
-- Sì, quella di cui mi avete parlato un giorno ad Amiens.
Athos mandò un gemito, e lasciò cadersi la testa sulle mani.
-- Questa, continuò d'Artagnan, è una donna dai ventisei ai vent'otto
anni.
-- Bionda? disse Athos.
-- Sì.
-- Occhi blu-chiari, di una chiarezza straordinaria, colle ciglia e lo
sopracciglia nere?
-- Sì.
-- Grande, ben fatta? Le manca un dente vicino al canino sinistro?
-- Sì.
-- Il marchio del giglio è piccolo, di color rosso, e come nascosto da
uno strato di pasta che vi applica?
-- Sì.
-- Però, voi dite che questa donna è inglese?
-- La chiamano milady, non per questo ella può essere egualmente
francese. Lord Winter non è che suo cognato.
-- D'Artagnan voglio vederla!
-- Guardatevene, Athos, guardatevene: voi avete voluto ucciderla, ella è
donna da rendervi la pariglia, e in modo da non fallare.
-- Essa non oserà dir niente, perchè sarebbe un denunziarsi da se.
-- Ella è capace di tutto! l'avete voi mai veduta in furore?
-- No, disse Athos.
-- Una tigre! una pantera! Ah! mio caro Athos, credo bene di aver
attirato su noi due una terribile vendetta.
D'Artagnan allora raccontò tutto, la sua collera insensata e le sue
minacce di morte.
-- Avete ragione, e sulla mia parola, darei la mia vita per un capello,
disse Athos. Fortunatamente è dopo domani che noi lasceremo Parigi,
noi andremo, secondo tutte le probabilità, alla Rochelle, e una volta
partiti...
-- Ella vi perseguiterà in capo al mondo, Athos, se vi riconosce.
Lasciate dunque che il suo odio si sfoghi sopra di me soltanto.
-- Eh! mio caro, che m'importa se mi uccide? disse Athos. Credereste voi
per caso che io sia attaccato alla vita?
-- Vi è un qualche terribile mistero sotto tutto questo, Athos. Questa
donna è una spia del ministro, ne sono sicuro.
-- In questo caso state all'erta voi. Se il ministro non vi ha in un
gran conto, per l'affare di Londra vi ha in un grande odio: ma siccome
in fin dei conti non vi può rimproverar niente apertamente, e che
bisogna che l'odio si soddisfaccia, particolarmente quando è odio
di un ministro; state in guardia! Se uscite, non uscite mai solo;
se mangiate, prendete le vostre precauzioni; non vi fidate d'alcuno
finalmente, e neppure della vostra ombra!
-- Fortunatamente, disse d'Artagnan, che si tratta di giungere soltanto
fino a dopo domani sera senza incontri, perchè una volta all'armata,
spero bene, non avremo a temere degli uomini.
-- Frattanto, disse Athos, io rinuncio ai miei progetti di reclusione e
verrò ovunque con voi; bisogna che ritorniate alla strada Fossoyeurs.
Io vi accompagno.
-- Sia, mio caro Athos; ma lasciatemi prima restituirvi l'anello che
ho ricevuto da questa donna. Questo zaffiro è vostro. Non mi avete voi
detto che questo era un gioiello di famiglia?
-- Sì, mio nonno lo comprò per due mila scudi, per quanto ho poi
sentito ripetere da mio padre. Faceva parte dei regali di nozze di mia
madre; egli è magnifico. Mia madre me lo regalò, ed io, pazzo che fui!
piuttosto che custodirlo come una santa reliquia, lo regalai a quella
miserabile.
-- Ebbene, riprendete questo anello che capisco vi dee essere caro.
-- Io! riprendere questo anello dopo che è stato in dito a quella
infame? giammai! giammai! questo anello è lordato, d'Artagnan.
-- Allora, vendetelo o impegnatelo. Vi daranno almeno un migliaio di
scudi. Con questa somma voi potete provveder bene ai vostri affari.
Poi, al primo danaro che vi giungerà, lo leverete di pegno, e lo
riprenderete purgato dalle sue antiche macchie, poichè sarà passato per
le mani degli usurai.
Athos sorrise.
-- Voi siete un grazioso compagno, diss'egli, mio caro d'Artagnan. Colla
vostra continua ilarità, rialzate dall'afflizione i poveri spiriti
oppressi. Ebbene! sì, impegneremo questo anello che mi appartiene, ma
ad una condizione.
-- Quale?
-- Che vi sieno cinquecento scudi per voi, e cinquecento per me.
-- Vi pensate voi, Athos! Io non ho bisogno del quarto di questa somma.
Io che sono nelle guardie, e vendendo la mia sella con i suoi annessi,
ne ricavo quanto mi occorre. Che mi abbisogna? un cavallo per Planchet,
ecco tutto. Poi, voi dimenticate che io pure ho un anello.
-- Al quale mi sembra, che voi siate molto più attaccato di quello che
non sono io al mio; almeno ho creduto accorgermene.
-- Sì, perchè in una circostanza estrema, non solo può cavarci da
qualche imbarazzo, ma ancora da qualche gran pericolo. Non è un
semplice diamante, ma è ancora un talismano incantato.
-- Non vi capisco, ma credo però a quanto dite... Ritorniamo dunque al
mio anello, o piuttosto al nostro -- voi avrete la metà della somma che
ci verrà data sopra esso, o lo getto nella Senna; e dubito che come
Policrate, qualche pesce non sarà così compiacente per riportarcelo.
-- Ebbene dunque, io accetto, disse d'Artagnan.
In questo momento Grimaud entrò accompagnato da Planchet; questi era
inquieto pel suo padrone, e curioso di sapere cosa gli fosse accaduto.
Athos si vestì, e quando fu vicino a uscire, fece a Grimaud il segno di
un uomo che prende la mira. Questi si mise tosto il suo moschetto sotto
il braccio e si dispose a seguire il suo padrone.
D'Artagnan e Athos, seguiti dai loro lacchè, giunsero senza alcun
accidente nella strada Fossoyeurs.
Il sig. Bonacieux era sulla porta, egli guardò d'Artagnan con aria
furbesca.
-- Eh! mio caro locatario, diss'egli, sollecitatevi. Voi avete in casa
una bella giovinetta che vi aspetta, e le donne, voi sapete, amano poco
di aspettare.
-- È Ketty! gridò d'Artagnan.
E si slanciò nel corridoio.
Effettivamente sul pianerottolo che metteva nel suo appartamento,
e raggruppata contro la porta, ritrovò la povera fanciulla tutta
tremante. Come lo vide:
-- Voi mi avete promessa la vostra protezione, avete promesso di
salvarmi dalla sua collera, diss'ella; ricordatevi che siete stato voi
che mi avete perduta.
-- Sì, Ketty, senza dubbio, disse d'Artagnan, sii tranquilla, Ketty. Ma
che cosa ti è accaduto dopo la mia partenza?
-- Lo so io? disse Ketty. Alle grida ch'ella mandò, sono accorsi
i lacchè; ella era pazza per la collera. Tutto ciò ch'esiste
d'imprecazioni essa lo ha vomitato contro di voi. Allora ho pensato che
si ricorderebbe che fu dalla mia camera che voi penetraste nella sua, e
che quindi mi avrebbe ritenuto per vostra complice. Ho preso quel poco
di danaro che avevo, quei pochi effetti preziosi, e mi sono salvata.
-- Povera fanciulla! ma che debbo fare per te? io parto dopo domani.
-- Tutto ciò che vorrete, sig. cavaliere, fatemi allontanare da Parigi,
fatemi allontanare dalla Francia.
-- Io non posso però condurti meco all'assedio della Rochelle, disse
d'Artagnan.
-- No, ma voi potete collocarmi in provincia, presso qualche dama di
vostra conoscenza, nel vostro paese, per esempio.
-- Ah! amica mia, nel mio paese le dame non tengono cameriere. Ma
aspetta, ho trovato quello che ti conviene. Planchet! va subito a
cercarmi Aramis, che egli venga da me. Noi abbiamo una cosa di grande
importanza da dirgli.
-- Comprendo il tuo progetto; disse Athos, ma perchè non ti rivolgi
piuttosto da Porthos? mi sembra che la sua marchesa...
-- La marchesa di Porthos piuttosto che tenere una cameriera si farebbe
vestire da un dei giovani di studio di suo marito, disse d'Artagnan
ridendo. D'altronde Ketty non vorrà andare a stare in via degli Orsi;
non è vero, Ketty.
-- Io abiterò dove vorrete, disse Ketty, purchè io sia bene nascosta e
non si sappia ove sono.
-- Ora, che noi siamo per separarci, e per conseguenza che non sei più
gelosa di me...
-- Sig. cavaliere, da lontano e da vicino, io vi amerò sempre lo stesso.
-- Oh! Diavolo! dove va ad annidare la costanza! mormorò Athos.
-- Io pure, disse d'Artagnan, io pure ti amerò sempre! sii tranquilla.
Ma vediamo, rispondimi. Pongo molta importanza alla domanda che ti
faccio: avresti tu mai inteso parlare di una giovane che fu rapita di
notte tempo?
-- Aspettate dunque... Ma... Oh! mio Dio! sig. cavaliere, forse che
amereste ancora questa donna?
-- No, è uno, dei miei amici che l'ama. A voi, è Athos, quello là.
-- Io! gridò Athos, con un accento simile a quello di un uomo che si
accorge di essere per mettere il piede sopra un serpente.
-- Senza dubbio, tu; fece d'Artagnan stringendogli la mano. Tu
sai bene quanto interesse noi tutti prendiamo a questa povera
Bonacieux. D'altronde Ketty non dirà niente. Non è vero Ketty? Tu
comprendi, fanciulla mia, continuò d'Artagnan, questa è la moglie di
quell'orribile di macacco che hai veduto sul limitare della porta,
entrando qui.
-- Oh! mio Dio! gridò Ketty; voi mi ricordate la mia paura, purchè non
mi abbia riconosciuta!
-- Come riconosciuta? Tu dunque hai visto altre volte quell'uomo!
-- È venuto due volte da milady.
-- È lui; e verso qual epoca?
-- Saranno circa quindici o diciotto giorni.
-- Precisamente.
-- E ieri sera è ritornato.
-- Ieri sera?
-- Sì, un momento prima che entraste voi stesso.
-- Mio caro Athos, noi siamo avviluppati da una masnada di spioni! E tu
credi ch'egli t'abbia riconosciuta, Ketty?
-- Scorgendolo ho abbassata la mia cuffia, ma forse era troppo tardi.
-- Discendete voi, Athos, di cui egli diffida meno di me, e guardate se
è sempre sulla porta.
Athos discese e risalì subito.
-- È partito, diss'egli, e la casa è chiusa.
-- È andato a fare il suo rapporto, e a dire che tutti i piccioni sono
nel colombaio.
-- Ebbene, involiamoci, disse Athos, e non lasciamo qui che Planchet per
portarci le notizie.
-- Un momento! e Aramis che abbiamo mandato a cercare?
-- È giusto, disse Athos, aspettiamo Aramis.
In questo momento entrò Aramis.
Gli fu esposto l'affare, e gli fu detto come era urgente, che in
mezzo a tutte le sue conoscenze di alto bordo, ritrovasse un posto ove
collocare Ketty.
Aramis riflettè un momento, e disse arrossendo:
-- Ciò vi sarà realmente un servizio reso? diss'egli a d'Artagnan.
-- Ve ne sarò riconoscente per tutta la mia vita.
-- Ebbene! la signora di Bois Tracy mi ha domandato, per una delle sue
amiche che abitano in provincia, io credo, una cameriera sicura, e se
voi potete, mio caro d'Artagnan, garantirmi...
-- Oh! signore, rispose Ketty, io sarò affezionata, siatene certo, alla
persona che mi darà il mezzo di lasciare Parigi.
-- Allora, disse Aramis, ciò va pel suo meglio.
Si mise ad un tavolino, e scrisse poche parole che sigillò con un
anello, e consegnò il biglietto a Ketty.
-- Ora, fanciulla mia, disse d'Artagnan, tu sai che qui non fa più
bel tempo per te che per noi. Così separiamoci. Ci rivedremo in tempi
migliori.
-- Ed in qualunque tempo noi ci ritroveremo in qualunque luogo che sia,
disse Ketty, voi mi troverete che vi amerò come vi amo adesso.
-- Giuramento da giocatore, disse Athos nel tempo che d'Artagnan andava
ad accompagnare Ketty per le scale.
Un istante dopo i tre amici si separarono, fissando l'appuntamento per
le quattro presso di Athos, e lasciando Planchet per guardare la casa.
Aramis rientrò in casa, e Athos e d'Artagnan si occuparono a collocare
il zaffiro.
Come lo aveva preveduto il Guascone, furono facilmente ritrovate
trecento doppie sull'anello; di più, l'Ebreo annunziò loro che,
se volevano venderlo, siccome ne farebbe uno simile per un paio
d'orecchini, offriva fino a cinquecento doppie.
Athos e Aramis, coll'attività di due soldati, e la sicurezza di due
conoscitori, impiegarono appena tre ore a comprare il loro intero
equipaggio. D'altronde Athos era facile ad accomodarsi e gran signore
fino all'estremità delle unghie, ogni qualvolta una cosa conveniva,
pagava il prezzo domandato, senza neppure tentare di togliere niente.
D'Artagnan voleva tentare di fargli delle osservazioni, ma Athos gli
metteva la mano sulla spalla sorridendo, e d'Artagnan capiva che era
bene per lui piccolo gentiluomo Guascone lo stare a mercanteggiare, ma
non per un uomo che aveva le maniere di un principe.
Il moschettiere trovò un superbo cavallo andaluso, nero come l'ebano,
colle narici di fuoco, colle gambe fine ed eleganti, e che aveva appena
sei anni. Egli lo esaminò, lo ritrovò senza difetti. Gli domandarono
mille lire. Forse lo avrebbero potuto avere per meno, ma nel tempo che
d'Artagnan discuteva sul prezzo col mezzano, Athos contava le cento
doppie sulla tavola.
Grimaud ebbe un cavallo piccardo, grosso e forte, e costò trecento lire.
Ora, comprata la sella di quest'ultimo cavallo e le armi di Grimaud,
non restava più un soldo delle cento cinquanta doppie di Athos.
D'Artagnan offerse al suo amico di mordere una boccata della parte che
gli era venuta, e che gli avrebbe poi restituita più tardi la porzione
che gli avrebbe prestata.
Ma Athos per risposta, si contentò di stringersi nelle spalle.
-- Quanto ci dava l'Ebreo del zaffiro per lasciarlo in assoluta sua
proprietà? domandò egli.
-- Cinquecento doppie.
-- Vale a dire dugento doppie di più; cento doppie per voi, cento doppie
per me. Ma questa è una fortuna! amico mio, ritorniamo dall'Ebreo.
-- Come! voi volete...
-- Questo anello precisamente mi ricorderebbe troppo triste rimembranze;
poi, noi non avremo mai trecento doppie da restituirgli di modo che
in questo contratto noi perdiamo due mila lire. Andate a dirgli che
l'anello è suo, d'Artagnan, e ritornate colle dugento doppie.
-- Riflettete, Athos.
-- Il danaro contante è caro pel tempo che corre, e bisogna saper fare
dei sacrifizi. Andate, d'Artagnan, andate, Grimaud vi accompagnerà col
suo moschetto.
Una mezz'ora dopo, d'Artagnan ritornò con duemila lire, e senza che gli
fosse accaduto alcun accidente.
Fu così che Athos ritrovò nell'interno della sua casa delle risorse che
non si aspettava.
CAPITOLO XXXIX.
UNA DOLCE VISIONE
All'ora convenuta, i quattro amici erano riuniti in casa di Athos. La
loro preoccupazione sugli equipaggi era del tutto scomparsa, e ciascun
viso non conservava più che l'espressione delle proprie e segrete
inquietudini; poichè dietro ogni fortuna presente, sta nascosta una
disgrazia per l'avvenire.
Ad un tratto entrò Planchet, portando due lettere coll'indirizzo di
d'Artagnan.
L'una, era un piccolo biglietto gentilmente piegato in lungo con un bel
sigillo di cera verde, sul quale era improntata una colomba che portava
nel becco un ramo d'olivo.
L'altra, era un'epistola quadrata e risplendente delle terribili armi
del ministro.
Alla vista della piccola lettera, il cuore di d'Artagnan balzò, poichè
credè di aver riconosciuto il carattere, e quantunque non avesse veduto
questo scritto che una sola volta, gliene era restata la memoria nel
fondo del cuore.
Prese dunque la piccola lettera, e la disigillò con prestezza.
Vi era scritto:
«Passeggiate mercoledì prossimo dalle sei alle sette ore pomeridiane
sulla strada Chaillot, e guardate con cura nelle carrozze che
passeranno. Ma se avete cara la vostra vita, e quella delle persone
che vi amano, non dite una parola, non fate un movimento che possa far
credere di aver riconosciuto quella che si espone a tutto per vedervi
un istante.»
-- Nessuna sottoscrizione.
-- Questo è un laccio che vi si tende disse Athos; non vi andate
d'Artagnan.
-- Però mi sembra di riconoscere la scrittura.
-- Può essere imitata, riprese Athos; a sei o sette ore di questi tempi,
la strada Chaillot è del tutto deserta, sarebbe lo stesso che andaste a
passeggiare nella foresta Bondy.
-- Ma se noi vi andiamo tutti? disse d'Artagnan. Che diavolo! non ci
divoreranno già tutti e quattro, e più i quattro lacchè, gli otto
cavalli, e le armi; ne avrebbero una indigestione.
-- Poi, questa sarà un'occasione di far mostra dei nostri equipaggi,
disse Porthos.
-- Ma se è una donna che scrive, disse Aramis, e che questa donna
desideri di non essere veduta, pensate che voi la compromettete,
d'Artagnan; cosa che è mal fatta per parte di un gentiluomo.
-- Noi restiamo indietro, disse Porthos, egli solo andrà avanti.
-- Sì, ma un colpo di pistola è presto tirato da una carrozza che va al
galoppo.
-- Bah! disse d'Artagnan, non mi colpiranno. Noi raggiungeremo allora la
carrozza, ed estermineremo quelli che vi si troveranno dentro. Saranno
sempre tanti nemici di meno.
-- Ha ragione disse Porthos, battaglia! d'altronde bisogna provare le
nostre armi.
-- Diamoci, in fede mia, questo piacere, disse colla sua aria di non
curanza Aramis.
-- Come vorrete, disse Athos.
-- Signori, sono quattr'ore e mezza e abbiamo appena il tempo di
prepararci per essere alle sei sulla strada Chaillot.
-- Poi, se usciamo troppo tardi, disse Porthos, non saremo veduti, cosa
che sarebbe di un gran danno. Andiamo dunque a prepararci, signori.
-- Ma voi dimenticate? questa seconda lettera, disse Athos. Eppure mi
sembra dal sigillo che meriti di essere aperta. In quanto a me, vi
dichiaro, mio caro d'Artagnan, che me ne prendo maggior pensiero che di
quel piccolo ninnolo che vi siete così dolcemente posto sul cuore.
D'Artagnan arrossì.
-- Ebbene! disse il giovane, vediamo che cosa vuole da me sua Eccellenza.
D'Artagnan disigillò la lettera, e lesse.
«Il sig. d'Artagnan guardia del re, compagnia des Essarts, è
aspettato al palazzo del ministro questa sera a ore otto.»
«LAHOUDINIÈRE
-Capitano delle guardie-»
-- Diavolo! disse Athos, ecco un appuntamento ben molto più allarmante
del primo.
-- Andrò al secondo sortendo dal primo, disse d'Artagnan; uno è per le
sette, l'altro è per le otto; vi sarà tempo per tutti.
-- Hum! io non v'andrei, disse Aramis; un cavaliere galante non può
mancare ad un appuntamento dato da una donna; ma un gentiluomo prudente
può dispensarsi dall'andare da Sua Eccellenza, particolarmente quando
ha qualche ragione di credere che non è per ricevervi dei complimenti.
-- Io sono del parere di Aramis, disse Porthos.
-- Signori, riprese d'Artagnan, ho già ricevuto dal signor Cavois
un simile invito di Sua Eccellenza, al quale non feci attenzione, e
il giorno dopo mi è accaduta una gran disgrazia, la mia Costanza è
scomparsa. Qualunque sia la cosa che mi può accadere, io vi andrò.
-- Se questa è una risoluzione stabilita, fate, disse Athos.
-- Ma la bastiglia? disse Aramis.
-- Bah! voi me ne caverete! disse d'Artagnan.
-- Senza dubbio, ripresero Aramis e Porthos con una ammirabile serietà,
come se fosse stata la cosa la più semplice.
-- Senza dubbio noi vi caveremo di là; ma frattanto, siccome dobbiamo
partire dopo domani, fareste assai meglio di non esporvi a questo
pericolo.
-- Facciamo meglio, disse Athos, non lo lasciamo in tutta la serata.
Aspettiamolo ciascuno ad una porta del palazzo, e ciascuno con tre
moschettieri dietro a noi. Se vediamo uscire qualche carrozza con gli
sportelli chiusi e vi è apparenza sospetta, vi piomberemo sopra. È
qualche tempo che non abbiamo avuto nulla a dividere colle guardie del
ministro, il sig. de Trèville ci crede morti.
-- Decisamente Athos, disse Aramis, voi siete fatto per essere un
generale d'Armata: che dite del piano, signori?
-- Ammirabile, ripresero tutti in coro.
-- Ebbene! disse Porthos, io corro al quartiere, prevengo i nostri
camerati di tenersi pronti per le otto, il luogo di riunione sarà sulla
piazza del Palazzo del ministro; in questo mentre voi fate insellare i
cavalli dai lacchè.
-- Io non ho cavallo, in fede mia, disse d'Artagnan, andrò a farne
insellare uno dal sig. de Trèville.
-- È inutile, disse Aramis, voi ne prenderete uno dei miei.
-- Quanti ne avete dunque? domandò d'Artagnan.
-- Tre, rispose sorridendo Aramis.
-- Caro mio, disse Athos, voi siete certamente il poeta meglio pagato di
tutta la Francia e Navarra.
-- Ascoltate caro Aramis, voi non saprete che farvene di tre cavalli,
non è vero? anzi non capisco neppure come ne abbiate comprati tre.
-- Io non ne ho comprati che due, disse Aramis.
-- Il terzo vi è dunque caduto dal cielo?
-- No, il terzo mi è stato condotto questa mattina da un domestico senza
livrea, che non ha voluto dirmi a cui apparteneva, che mi ha assicurato
di aver ricevuto l'ordine dal suo padrone...
-- O dalla sua padrona, interruppe d'Artagnan.
-- La cosa non cambia niente, disse Aramis arrossendo; che mi ha
assicurato che il suo padrone o la sua padrona gli ha ordinato di
mettere questo cavallo nella mia scuderia, senza dirmi da qual parte
veniva.
-- Non è che ai poeti che accadono tali avventure, riprese gravemente
Athos.
-- Ebbene! in questo caso, facciamo meglio, disse d'Artagnan. Quale dei
due cavalli monterete voi? quello che avete comprato, o quello che vi è
stato regalato.
-- Quello che mi è stato regalato, senza neppur dirlo. Voi capirete,
d'Artagnan, che io non posso fare questa ingiuria al donatore
sconosciuto; riprese Aramis.
-- O alla donatrice misteriosa, disse Athos.
-- Dunque quello che avete comprato vi addiviene inutile?
-- Presso a poco.
-- L'avete scelto voi stesso?
-- Colla maggior diligenza. La sicurezza del cavaliere, voi lo sapete
dipende quasi sempre dal suo cavallo.
-- Ebbene! cedetelo a me pel prezzo che vi costa.
-- Era precisamente ciò che io voleva proporvi, mio caro d'Artagnan,
dandovi tutto il più tempo che vi sarà necessario per rimborsarmi di
questa bagattella.
-- E quanto vi costa?
-- Ottocento lire.
-- Ecco quaranta dobloni, mio caro amico, disse d'Artagnan cavando la
somma di saccoccia. Io so che questa è la moneta colla quale vi vengono
pagati i vostri poemi.
-- Vi ritrovate dunque in fondi? disse Aramis.
-- Ricco! ricchissimo! mio caro.
E d'Artagnan fece suonare nella sua saccoccia il resto delle sue doppie.
-- Mandate la vostra sella alla caserma dei moschettieri, e vi si
condurrà qui il vostro cavallo coi nostri.
-- Benissimo; ma ben presto saranno le cinque, sollecitiamoci.
Un quarto d'ora dopo, Porthos comparve alla estremità della strada
Férou, sopra un magnifico cavallo spagnuolo. Mousqueton lo seguiva
sopra un cavallo d'Auvergne, piccolo, ma molto bello. Porthos
risplendeva di gioia e di orgoglio.
Nello stesso tempo, Aramis comparve all'estremità dell'altra strada,
montato sopra un superbo cavallo Inglese; Bazin lo seguiva sopra un
cavallo di Rouan, tenendo a mano un vigoroso meclemburghese; era la
cavalcatura di d'Artagnan.
I due moschettieri s'incontrarono alla porta; Athos e d'Artagnan li
guardavano dalla finestra.
-- Diavolo! disse Aramis, voi avete un superbo cavallo, mio caro!
-- Sì, rispose Porthos, è quello che doveva essermi inviato sulle prime.
Un cattivo scherzo del marito vi aveva sostituito l'altro, ma il marito
è stato in seguito punito, ed io ho avuto ogni soddisfazione.
Grimaud comparve a sua volta tenendo a mano la cavalcatura del suo
padrone. D'Artagnan e Athos discesero, si posero in sella vicino ai
loro compagni, e tutti e quattro si incamminarono verso il fiume, Athos
sul cavallo che doveva a sua moglie, Aramis sul cavallo che doveva
alla sua amica, Porthos sul cavallo che doveva alla procuratrice, e
d'Artagnan sul cavallo che doveva alla sua buona fortuna; la migliore
di tutte le amiche.
I lacchè li seguivano.
Come lo aveva pensato Porthos, la cavalcata fece un buon effetto, e
se la sig. Coquenard si fosse ritrovata sulla strada che percorreva
Porthos, avrebbe potuto vedere che aria signorile aveva egli sul suo
bel cavallo di Spagna, e non le sarebbe rincresciuta la sanguigna fatta
allo scrigno di suo marito.
Vicino al Louvre i quattro amici incontrarono il signor de Tréville che
ritornava da San Germano; egli li fermò per far loro i suoi complimenti
sulla bellezza delle loro cavalcature; cosa che in un istante fece
radunare intorno a loro parecchie centinaia d'oziosi.
D'Artagnan approfittò della circostanza per parlare al signor de
Tréville della lettera col gran sigillo rosso, e colle armi del duca di
Richelieu. S'intende bene che dell'altra lettera non disse una parola.
Il sig. de Tréville approvò la risoluzione che aveva presa, e lo
assicurò, che se all'indomani non avesse avute le sue notizie, avrebbe
saputo ritrovarlo in qualunque luogo si fosse stato.
In questo momento l'orologio della Samaritana suonò sei ore. I quattro
amici si scusarono per un appuntamento, e presero congedo dal sig. de
Tréville.
Un tratto di galoppo li condusse sulla strada Chaillot. Il giorno
cominciava ad abbassarsi; alcune carrozze passavano, e ripassavano.
D'Artagnan, portato a qualche passo di distanza dai suoi amici,
penetrava col suo sguardo fino nel fondo di esse, ma non vi scopriva
alcuna persona di sua conoscenza.
Finalmente dopo un quarto d'ora d'aspettazione, e quando il crepuscolo
cadeva del tutto, apparve una carrozza che veniva di gran galoppo dalla
strada -Sèvres-. Un presentimento disse in antecedenza a d'Artagnan che
quella carrozza racchiudeva la persona che gli aveva dato appuntamento.
Il giovane si meravigliò seco stesso per sentirsi il cuore battere
così violentemente. Quasi subito una testa uscì dal finestrino, con due
dita sulla bocca come per raccomandare il silenzio, e come per inviare
un bacio. D'Artagnan mandò un leggero grido di gioia. Questa donna
o piuttosto quest'apparizione, perchè la carrozza era passata colla
rapidità di una visione, era la signora Bonacieux.
Per un movimento involontario, e malgrado la fatta raccomandazione,
d'Artagnan lanciò il suo cavallo al galoppo, e in pochi salti raggiunse
la carrozza; ma il cristallo di quella era ermeticamente chiuso, la
visione era scomparsa.
D'Artagnan si ricordò la raccomandazione: «se vi è cara la vostra vita
e quella di coloro che vi amano, rimanete immobile, come se non aveste
veduto niente».
Egli dunque si fermò, tremante, non per lui, ma per quella povera
donna, che evidentemente si era esposta ad un gran pericolo nel dargli
quell'appuntamento.
La carrozza continuò la sua strada, e, camminando sempre a tutta corsa,
s'internò in Parigi, e disparve.
D'Artagnan era rimasto interdetto allo stesso posto, senza sapere a
che pensare. Se era la sig. Bonacieux, e se ella ritornava a Parigi,
perchè quell'appuntamento fuggitivo? perchè quel semplice ricambio
di un'occhiata? perchè quel cenno perduto? Se d'altronde non era
essa, cosa ancora possibile, perchè la poca luce che rimaneva rendeva
possibile uno sbaglio, se non era essa, non poteva essere questo il
principio di un colpo di mano caricato contro di lui, coll'esca di
quella donna per la quale si conosceva il di lui amore?
I tre compagni si ravvicinarono a lui, e tutti e tre avevano
perfettamente veduto una testa di donna comparire alla portiera,
ma nessuno di loro, eccetto Athos, conosceva la sig. Bonacieux. Il
parere di Athos si fu, ch'era in realtà essa; ma meno preoccupato di
d'Artagnan per questo bel viso, aveva creduto di vedere una seconda
testa, quella di un uomo nel fondo della carrozza.
-- Se la cosa è così, disse d'Artagnan, essi la trasporteranno senza
fallo da una prigione in un'altra. Ma che vogliono essi fare di questa
povera creatura, e come mai potrò raggiungerla?
-- Amico, disse Athos con gravità, ricordatevi che i morti sono i soli
che non siamo esposti ad incontrare sulla terra. Voi ne sapete qualche
cosa, quanto io, non è vero? Ora, se la vostra amica non è morta, se
è dessa quella che noi abbiamo veduta, voi la troverete un giorno o
l'altro. E forse, mio Dio! aggiunse egli con quell'accento misantropico
che gli era così particolare, forse più presto di quello che non
vorreste.
Suonarono le sette e mezzo, la carrozza era stata in ritardo di una
ventina di minuti dall'ora dell'appuntamento: gli amici di d'Artagnan
si ricordarono che aveva una visita da fare, facendogli però in pari
tempo osservare che stava sempre a lui il disimpegnarsene.
Ma d'Artagnan era ostinato ad un tempo e curioso. Egli si era cacciato
in testa che sarebbe andato dal ministro, e che avrebbe saputo ciò che
voleva da lui Sua Eccellenza; niuna cosa avrebbe potuto farlo cambiare
di risoluzione.
Giunsero per la strada Sant'Onorato, alla piazza del ministro,
ove ritrovarono i dodici moschettieri convocati, che passeggiavano
aspettando i loro camerati. Là soltanto spiegarono loro di che cosa si
trattava.
D'Artagnan era molto conosciuto dall'onorevole corpo dei moschettieri
del re, ove si sapeva che un giorno avrebbe preso posto; e veniva
considerato già in antecedenza come un camerata. Ne risultò da
questi antecedenti, che ciascuno accettò di tutto cuore la missione
per la quale erano convocati. D'altronde, si trattava, secondo ogni
probabilità di giuocare un cattivo colpo al ministro ed ai suoi agenti,
e per simili spedizioni questi degni gentiluomini erano sempre pronti.
Athos li divise in tre brigate, prese il comando dell'una, dette
la seconda ad Aramis, la terza a Porthos, quindi ciascuna andò a
rimpiattarsi dirimpetto ad un uscita.
D'Artagnan dal canto suo entrò bravamente dalla porta principale.
Quantunque si sapesse vigorosamente sostenuto, il giovane non era
senza una qualche inquietudine nel salire ad uno ad uno i gradini della
scala. La sua condotta con milady rassomigliava molto ad un tradimento,
e dubitava delle relazioni politiche che esistevano fra questa donna ed
il ministro; di più, de Wardes ch'egli aveva così male acconciato, era
dei fedeli di Sua Eccellenza, e d'Artagnan sapeva che Sua Eccellenza se
era terribile coi suoi nemici, era molto incantato dei suoi amici.
-- Se de Wardes ha raccontato tutto il nostro affare al ministro, cosa
che non è da dubitare, e s'egli mi ha riconosciuto, cosa probabile,
io debbo considerarmi presso a poco come un uomo condannato, diceva
d'Artagnan scuotendo la testa. Ma perchè ha egli aspettato fino ad
oggi? È semplicissimo: milady avrà portate le sue lagnanze contro
di me con quell'ipocrita dolore che la rende così interessante, e
quest'ultimo delitto avrà messo il colmo alla misura. Fortunatamente,
aggiungeva egli, i miei buoni amici sono laggiù, ed essi non mi
lasceranno portar via senza difendermi. Però la compagnia dei
moschettieri del sig. de Tréville non può fare da se sola la guerra al
ministro, che dispone delle forze di tutta la Francia, e davanti al
quale la regina è senza potere, ed il re senza volontà. D'Artagnan,
amico mio, tu sei prudente, tu hai delle eccellenti qualità, ma le
donne ti perderanno!
Era a quella trista conclusione quando entrò nell'anticamera. Rimise
la sua lettera all'usciere di servizio, che lo fece passare nella sala
d'intrattenimento, e che s'innoltrò nell'interno del palazzo.
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