occhi del moschettiere, ad onta degli sforzi che s'imponeva, spaventò
la sensibile amante. In fatti, Mousqueton non aveva nascosto al suo
padrone l'incontro fatto di d'Artagnan e di Aramis, e che d'Artagnan
nel cavallo giallo, aveva riconosciuto il ronzino bearnese sul quale
era venuto a Parigi, e che aveva venduto per tre scudi.
Porthos uscì dopo avere dato un appuntamento alla procuratrice nel
chiostro di S. Gloria. Il procuratore vedendo che Porthos partiva, lo
invitò a pranzo, invito che il moschettiere rifiutò con un'aria piena
di maestà.
La signora Coquenard si portò tutta tremante al chiostro di S. Gloria,
perchè indovinava i rimproveri ch'ivi l'aspettavano; ma ella era
affascinata dalle grandi maniere di Porthos.
Tutto ciò che un uomo ferito nell'amor proprio può lasciar cadere
d'imprecazione sulla testa d'una donna, Porthos lo lasciò cadere sulla
testa incurvata della procuratrice.
-- Ahimè! diss'ella, io aveva fatto tutto per lo meglio. Uno dei nostri
clienti è mercante di cavalli; egli doveva una somma allo studio e si
è mostrato recalcitrante; io ho preso questo mulo e questo cavallo per
quello che ci doveva. Egli mi aveva promesso due cavalcature reali.
-- Ebbene! s'egli vi doveva più di cinque scudi, il vostro cozzone è un
ladro.
-- Non è proibito di ricercare il buon mercato, sig. Porthos, disse la
procuratrice cercando di scusarsi.
-- No, signora, ma quelli che cercano il buon mercato debbono permettere
agli altri di cercare degli amici più generosi.
E Porthos, girando sopra i suoi talloni, fece un passo per allontanarsi.
-- Sig. Porthos! gridò la procuratrice, io ho torto, lo riconosco;
non avrei dovuto mercanteggiare quando si trattava di equipaggiare un
cavaliere come voi.
Porthos, senza rispondere, fece un passo di ritirata.
La procuratrice credè vederlo in una nube risplendente, tutto
circondato da duchesse e da marchese che li gettavano dei sacchi d'oro
ai suoi piedi.
-- Fermatevi in nome del cielo, sig. Porthos! fermatevi e parliamo.
-- Parlare con voi, mi porta disgrazia, disse Porthos.
-- Ma ditemi, che cosa domandate?
-- Niente, perchè torna lo stesso che chiedervi qualche cosa.
La procuratrice si attaccò al braccio di Porthos, e nello slancio del
suo dolore ella gridò:
-- Sig. Porthos, io non so niente di tutte queste cose. So io che cosa
sia un cavallo? So io che cosa sia un arnese?
-- Allora bisognava riportarvene a me, che me ne intendo, signora; ma
voi avete voluto economizzare e per ciò prestare ad usura.
-- Questo è un torto che io saprò riparare, sig. Porthos! sulla mia
parola d'onore!
-- Ed in che modo signora? domandò il moschettiere.
-- Ascoltate. Questa sera il signor Coquenard va dal sig. duca di
Caulnes, che lo ha mandato a chiamare. È un consulto che durerà almeno
due ore. Venite, noi saremo soli, e faremo i nostri conti.
-- Alla buon'ora. Ecco quello che si chiama parlare, mia cara.
-- Mi perdonerete voi?
-- Vedremo, disse maestosamente Porthos.
Ed entrambi si separarono ripetendo: a questa sera!
-- Diavolo! pensò Porthos nell'allontanarsi: mi pare di ricordarmi dove
sta lo scrigno del sig. Coquenard.
CAPITOLO XXXV.
LA NOTTE TUTTI I GATTI SONO GRIGI
Finalmente giunse quella sera aspettata con tanta impazienza da Porthos
e da d'Artagnan.
D'Artagnan, come d'ordinario, si presentò da milady verso le nove
ore. Egli la ritrovò di un umore grazioso; giammai egli era stato così
ben ricevuto. Il nostro Guascone vide dal primo colpo d'occhio che il
preteso biglietto del conte de Wardes era stato presentato da Ketty
alla sua padrona, e che questo biglietto produceva il suo effetto.
Ketty entrò per portare i sorbetti. La sua padrona la trattò
cortesemente, e le sorrise col suo più grazioso sorriso. Ma la povera
giovane era così trista per la presenza di d'Artagnan vicino alla sua
padrona, che non s'accorse della benevolenza di milady.
D'Artagnan guardava, l'una dopo l'altra, ed era costretto a confessare
che la natura si era sbagliata nel formarle.
Alla gran dama aveva data un'anima venale e perfida, alla cameriera
aveva dato un cuore amoroso ed affezionato.
A dieci ore, milady cominciò a comparire inquieta: d'Artagnan indovinò
benissimo che cosa voleva dire; ella guardava l'orologio a pendolo, si
alzava, ritornava a mettersi a sedere, e sorridea a d'Artagnan in un
modo che voleva dire:
-- Voi certamente siete amabilissimo, ma voi sareste altrettanto
obbligante se ve ne andaste.
D'Artagnan si alzò e prese il suo cappello; milady gli dette la sua
mano a baciare. Il giovane sentì stringersi la sua mano e capì che
questo era un sentimento, non di civetteria, ma di gratitudine per la
sua partenza.
-- Ella lo ama furiosamente! mormorò egli.
Quindi partì.
Questa volta Ketty non lo aspettava nè nell'anticamera, nè nel
corridoio, nè sulla gran porta. Bisognò che d'Artagnan ritrovasse da se
solo la sala e la piccola camera.
Ketty era assisa col viso nascosto nelle sue mani, e piangeva.
Ella intese entrare d'Artagnan, ma non alzò la testa. Il giovane andò a
lei e le prese le mani, allora ella scoppiò in singhiozzi.
Come lo aveva supposto d'Artagnan, milady nel ricevere la lettera, che
credeva fosse la risposta del conte de Wardes, aveva, nel delirio della
sua gioia, confessato tutto a Ketty; quindi in ricompensa del modo con
cui quella volta aveva eseguita la sua commissione, le aveva regalata
una borsa.
Ketty rientrando in camera sua, aveva gettata la borsa in un angolo,
ove era rimasta aperta, spargendo tre o quattro monete d'oro sul
tappeto.
La povera giovane, alla voce di d'Artagnan, rialzò finalmente la
testa. D'Artagnan fu spaventato dallo sconvolgimento del suo viso; ella
congiunse le sue mani con un'aria supplichevole, ma non osò di dire una
parola.
Per quanto fosse poco sensibile il cuore di d'Artagnan, si sentì
intenerito da questo muto dolore; ma egli stava troppo attaccato ai
suoi progetti, e soprattutto a questo, per non cambiar niente nel
programma che aveva stabilito in antecedenza; egli non lasciò a Ketty
alcuna speranza d'impedire la temeraria intrapresa che aveva risoluta;
soltanto la rappresentò a lei per quello che realmente era, vale a
dire come una semplice vendetta contro la civetteria di milady, e
come l'unico mezzo che avesse avuto, dominandola colla paura di uno
scandalo, di ottenere da lei le informazioni che desiderava sul conto
della sig. Bonacieux.
Questo piano, del resto, diveniva tanto più facile ad eseguirsi, in
quanto che milady, per dei motivi che ora non si possono spiegare, ma
che sembravano avere una grande importanza, aveva raccomandato a Ketty
di spegnere tutti i lumi nel suo appartamento, ed anche quelli nella
camera della confidente.
In capo a pochi istanti s'intese milady che rientrava nella sua camera.
D'Artagnan si slanciò subito nel suo armadio; appena vi si era chiuso,
si sentì suonare il campanello.
Ketty entrò dalla sua padrona, e non lasciò la porta aperta; ma il
tramezzo delle due camere era così sottile, che s'intendea presso a
poco tutto quello che si diceva dalle due donne.
Milady sembrava ebbra di gioia; ella si faceva ripetere da Ketty i più
piccoli particolari della pretesa conversazione, fra la sua confidente
e de Wardes, in che modo aveva ricevuto la lettera, come le aveva
risposto, quale era l'espressione del suo viso, s'egli sembrava molto
innamorato; e a tutte queste domande la povera Ketty, costretta di far
buona apparenza, rispondeva con voce soffocata, di cui la padrona non
rimarcava neppure l'accento doloroso, tanto la felicità è egoista.
Finalmente, siccome si avvicinava l'ora della sua conversazione col
conte, milady fece di fatti spegnere tutti i lumi del suo appartamento,
e ordinò a Ketty di rientrare nella sua camera, e d'introdurre de
Wardes tosto che si fosse presentato.
L'aspettativa di Ketty non fu lunga. Appena d'Artagnan ebbe veduto
dal foro della serratura che tutto l'appartamento era nelle tenebre,
si slanciò dal suo nascondiglio nello stesso istante in cui Ketty
richiudeva la porta di comunicazione.
-- Che cosa è questo rumore? domandò milady.
-- Sono io, disse d'Artagnan a mezza voce, sono io, il conte de Wardes.
-- Oh! mio Dio! mio Dio! mormorò Ketty, non ha neppure potuto aspettare
l'ora ch'egli stesso aveva stabilita.
-- Ebbene! disse milady con voce tremante, perchè non entrate? Conte,
conte, soggiunse, voi sapete io vi aspetto.
A questo appello, d'Artagnan allontanò dolcemente Ketty, e si slanciò
nella camera di milady.
Se la rabbia ed il dolore devono turbare un'anima, è quella dell'amante
che riceve, sotto un nome che non è il suo, delle proteste di amore che
vengono indirizzate al suo rivale.
D'Artagnan era in una situazione dolorosa, che non aveva preveduta; la
gelosia gli mordeva il cuore, e soffriva quasi tanto quanto la povera
Ketty, che in quello stesso momento piangeva nella camera vicina.
-- Sì, conte, diceva milady colla sua voce più dolce, stringendo la di
lui mano fra le sue; sì, io sono felice dell'amore che i vostri sguardi
e le vostre parole mi hanno sempre espresso ogni qualvolta ci siamo
incontrati. Io pure, io vi amo. Oh! domani, domani, io voglio da voi un
qualche pegno che mi provi che pensate a me; e perchè voi non abbiate a
dimenticarvene, prendete.
Ed ella passò un anello dal suo dito in quello di d'Artagnan
Era un magnifico zaffiro circondato di brillanti.
Il primo movimento di d'Artagnan fu quello di restituirlo: milady
soggiunse:
-- No, no, conservate, questo anello per amor mio; d'altronde,
nell'accettarlo voi mi rendete un servigio, molto più grande di quello
che potete immaginarvi, aveva aggiunto con voce molto commossa.
-- Questa donna è piena di misteri, pensò d'Artagnan.
In questo momento egli si sentì sul punto di tutto scoprire. Aprì la
bocca per dire a milady chi era, e quale scopo di vendetta lo aveva
guidato, ma ella riprese:
-- Povero angelo, che per poco non è rimasto ucciso da quel mostro di
Guascone!
Il mostro, era lui.
-- Oh! continuò milady, le vostre ferite vi fanno ancora soffrire?
-- Sì, molto, disse d'Artagnan, che non sapeva più che cosa rispondere.
-- Siate tranquillo, mormorò milady con un tuono di voce poco
rassicurante per l'uditore, io vi vendicherò, e crudelmente!
-- Peste! disse fra se d'Artagnan, il momento di spiegarsi non è ancora
venuto.
Fu mestieri che passasse qualche tempo perchè d'Artagnan potesse
rimettersi dall'emozione provata in questo dialogo: tutte le idee
di vendette che aveva seco portate, erano intieramente svanite.
Questa donna esercitava su lui un incredibile potere, egli l'odiava e
l'adorava ad un tempo; non aveva mai creduto che due sentimenti così
opposti potessero allignare nel medesimo cuore, e nel riunirsi, formare
uno strano amore, in qualche modo diabolico.
Durante tutto il loro colloquio non ritrovò la circostanza favorevole
da introdurre il discorso in modo da poter raccogliere informazioni
sulla disgraziata Bonacieux, fors'anche allora vi pensava poco.
Frattanto suonò un'ora, e bisognava separarsi. D'Artagnan, al
momento di lasciare milady, non sentì più che un vivo dispiacere di
doversi allontanare, e nell'addio appassionato che s'indirizzarono
reciprocamente, fu convenuto un nuovo appuntamento per la settimana
vegnente.
La povera Ketty sperava di poter indirizzare qualche parola a
d'Artagnan, quando passava per la sua camera; ma milady lo condusse
ella stessa nell'oscurità, e non lo lasciò che sulle scale.
L'indomani mattina d'Artagnan corse tosto da Athos. Egli era ingolfato
in un'avventura così strana, che voleva domandare un consiglio. Gli
raccontò tutto. Athos aggrottò più volte le sopracciglia.
-- La vostra milady, gli disse, mi sembra una creatura infame; ma voi
non avete per questo meno torto nell'ingannarla. Eccovi in un modo o
nell'altro con un nemico sul braccio.
E mentre così parlava, Athos guardava con molta attenzione il zaffiro
circondato di diamanti che nel dito di d'Artagnan aveva preso il posto
del diamante della regina, con ogni cura riposto in uno scrigno.
-- Voi guardate questo anello? disse il Guascone, tutto glorioso di far
risplendere agli occhi dei suoi amici un così ricco regalo.
-- Sì, disse Athos, esso mi ricorda un gioiello di famiglia.
-- È bello, non è vero? disse d'Artagnan.
-- Magnifico! io non credeva che esistessero due zaffiri di un'acqua
così bella. L'avete voi dunque contrattato col vostro diamante?
-- No, disse d'Artagnan, questo è un regalo della mia bella Francese;
poichè quantunque non le ne abbia chiesto, sono convinto ch'ella è nata
in Francia.
-- Questo anello vi è stato dato da milady? gridò Athos con una voce in
cui era facile scorgervi la più grande emozione.
-- Da essa stessa; me lo ha regalato questa notte.
-- Mostratemi dunque questo anello, disse Athos.
-- Eccolo, rispose d'Artagnan levandolo dal suo dito.
Athos lo esaminò e divenne pallidissimo. Lo provò quindi all'anulare
della sua mano sinistra, esso andava a questo dito come se fosse stato
fatto per lui.
Una gradazione di collera e di vendetta passò sulla fronte così
ordinariamente calma del gentiluomo.
-- È impossibile che questo sia lo stesso diss'egli. In che modo
potrebbe questo anello ritrovarsi nelle mani di milady Clarik?
Eppure è ben difficile che fra due gioielli vi sia una così grande
rassomiglianza.
-- Conoscete voi questo anello? domandò d'Artagnan.
-- Credeva di riconoscerlo? disse Athos, ma senza dubbio mi sbaglio.
E lo rese a d'Artagnan senza però cessare dal guardarlo.
-- Vi prego, diss'egli dopo un momento, d'Artagnan, togliete questo
anello dal vostro dito, voltate la pietra alla parte interna della
mano. Esso mi richiama così crudeli rimembranze che non avrei la mia
testa per ragionare con voi. Non eravate venuto per richiedermi un
consiglio, non mi dicevate ch'eravate imbarazzato su ciò che dovevate
fare?.. Ma aspettate, ritornate a darmi questo zaffiro, quello, di cui
parlava deve avere una delle sue faccette scagliata per cagion di un
certo accidente.
D'Artagnan levò di nuovo l'anello dal dito, e lo rese ad Athos.
Athos fremette.
-- Guardate, disse egli, guardate! non è questa una scagliatura?
E mostrava a d'Artagnan il luogo ove si ricordava che doveva esistere.
-- Ma da chi proviene questo zaffiro, Athos?
-- Da mia madre, che lo aveva dalla madre sua. Come io diceva, questo è
un vecchio gioiello che non doveva mai uscire dalla mia famiglia.
-- E voi lo avete venduto? domandò con esitazione d'Artagnan.
-- No, rispose Athos con un singolar sorriso: io l'ho regalato in un'ora
d'amore, come è stato dato a voi.
D'Artagnan rimase egli pure pensieroso. Gli sembrava scorgere nella
vita di milady degli abissi, le di cui profondità erano oscure e
terribili.
Egli mise l'anello, non più in dito, ma in saccoccia.
-- Ascoltate, gli disse Athos prendendolo per la mano: voi sapete se
io vi amo; d'Artagnan, se avessi un figlio non lo amerei più di voi;
ebbene! credetemi, rinunciate a questa donna; io non la conosco, ma una
specie d'interno presentimento mi dice che è una creatura perduta, e
che in essa vi è qualche cosa di fatale.
-- Avete ragione, disse d'Artagnan. Io me ne separerò. Vi confesso che
questa donna spaventa me pure.
-- Avrete voi questo coraggio? disse Athos.
-- Io lo avrò, rispose d'Artagnan, e sull'istante medesimo.
-- Ebbene, davvero, figlio mio; voi avete ragione, disse il gentiluomo
stringendo la mano al Guascone con una affezione quasi paterna. E Dio
voglia che questa donna, che è appena entrata nella vostra esistenza,
non vi lasci una traccia funesta!
E Athos salutò d'Artagnan con un movimento della testa, come un uomo
che vuol far comprendere che non sarebbe dispiacente di rimaner solo
coi suoi pensieri.
Entrando in casa sua d'Artagnan ritrovò Ketty che lo aspettava. Un mese
di febbre non avrebbe fatto così gran cambiamento nella povera giovane,
quanto lo aveva operato un'ora o due di gelosia e di dolore.
Ella era mandata dalla sua padrona al conte de Wardes. La sua padrona
era folle d'amore, ebbra di gioia. Ella voleva sapere dal conte se
avesse potuto sollecitare l'istante del convenuto appuntamento.
E la povera Ketty pallida e tremante aspettava la risposta di
d'Artagnan.
Athos aveva una grande influenza sul giovane. I consigli del suo amico,
uniti a' sentimenti del proprio cuore e alla rimembranza della signora
Bonacieux che non l'abbandonava che raramente, l'avevano determinato,
ora che il suo orgoglio era salvato, a non più rivedere milady. Per
tutta risposta, prese una penna e scrisse la seguente lettera come
aveva fatto la prima volta.
«Non contate sopra di me, signora; dopo la mia convalescenza, ho tante
conversazioni di questo genere da accordare, che mi è abbisognato
mettere un certo ordine. Quando verrà il vostro turno, avrò io stesso
l'onore di darvene avviso. Vi bacio la mano».
Del zaffiro non fece parola; il Guascone voleva conservarlo fino a
nuovo ordine, come un'arma contro milady.
Del resto si avrebbe torto a giudicare delle azioni di un'epoca
messe a confronto colle azioni di un'altra epoca. Ciò che in oggi si
considererebbe come un'onta ad un galantuomo, allora era una cosa del
tutto semplice e naturale.
D'Artagnan consegnò la sua lettera a Ketty aperta, la quale la lesse,
la prima volta senza capirla, e poco mancò che non divenisse pazza per
la gioia quando la rilesse.
Ketty non poteva credere a questa felicità; d'Artagnan fu obbligato
di ripeterle a viva voce quelle assicurazioni che teneva scritte.
Qualunque avesse potuto essere, col carattere impetuoso di milady, il
pericolo che correva la povera fanciulla nel rimettere quella lettera
alla sua padrona, non per questo ella non ritornò meno alla piazza
Reale con tutta la sveltezza delle sue gambe.
Il cuore della donna la più buona, è senza pietà pei dolori della sua
rivale.
Milady aprì la lettera con non minor fretta di quella che aveva avuta
Ketty a portarla; ma dalle prime parole ch'ella lesse, diventò livida;
quindi contorse rabbiosamente la carta, finalmente si voltò con un
baleno sugli occhi dal lato di Ketty.
-- Che cosa è questa lettera? diss'ella.
-- È la risposta a quella della signora, rispose Ketty tutta tremante.
-- Impossibile! riprese milady, impossibile che un gentiluomo scriva ad
una donna una simile lettera!
Poi ad un tratto gridò:
-- Mio Dio! saprebbe egli?
E si arrestò fremendo. I denti le stridevano: divenne color di cenere;
volle fare un passo verso una finestra per respirare un poco d'aria,
ma non potè reggersi sulle gambe, la forza le mancò, e cadde sopra un
sofà.
Ketty credè che si sentisse male e si precipitò per slacciarle il
busto. Ma milady si rialzò prestamente;
-- Che volete voi? e perchè mi mettete la mano addosso?
-- Io credeva che la signora si sentisse male, e credeva arrecarle
soccorso, rispose la cameriera spaventata dalla terribile espressione
che aveva assunta la figura della sua padrona.
-- Io sentirmi male! io? mi prendete forse per qualche donnicciuola?
quando mi si insulta io mi vendico, intendete voi?
E colla mano fece un segno a Ketty perchè uscisse.
CAPITOLO XXXVI.
IL SOGNO DI VENDETTA
La sera; milady dette ordine che il sig. d'Artagnan fosse introdotto
tosto che veniva; ma egli non venne.
Il giorno dopo Ketty ritornò di nuovo dal giovane e gli raccontò tutto
ciò che era accaduto il giorno innanzi: d'Artagnan sorrise. Questa
gelosa collera di milady era la sua vendetta.
La sera, milady fu più impaziente ancora della sera innanzi. Rinnovò
l'ordine relativo al Guascone; ma, come la sera antecedente, ella
aspettò invano.
L'indomani, Ketty si presentò in casa di d'Artagnan, non più allegra
e snella come nei due giorni precedenti, ma al contrario trista da
morire.
D'Artagnan chiese alla povera giovanetta ciò che aveva; ma questa, per
risposta, cavò una lettera di tasca e gliela rimise.
Questa lettera era dal carattere di milady; soltanto, questa volta era
realmente diretta al sig. d'Artagnan, e non al conte de Wardes.
Egli l'aprì e lesse ciò che segue:
«Caro sig. d'Artagnan, è male l'essere negligenti coi suoi amici,
particolarmente nel momento in cui si è sul punto di lasciarsi per
lungo tempo. Mio cognato ed io vi abbiamo inutilmente aspettato
ieri e ieri l'altro a sera. Sarà forse lo stesso questa sera?
«Vostra riconoscentissima
«-Lady de Winter-»
-- La cosa è semplicissima, disse d'Artagnan, io mi aspettava questa
lettera. Il mio credito s'innalza coll'abbassarsi di quello del conte
de Wardes.
-- Vi andrete voi? domandò Ketty.
-- Ascolta, mia cara fanciulla, disse il Guascone che cercava di
scusarsi ai suoi propri occhi nel mancare alla promessa che aveva fatta
ad Athos; capisci che sarebbe cosa impolitica il non arrendersi ad
un invito così positivo. Milady, non vedendomi venire, non capirebbe
niente della interruzione delle mie visite, ella potrebbe dubitare di
qualche cosa, e chi può dire fino a qual punto potrebbe giungere la sua
vendetta?
-- Oh! mio Dio! disse Ketty, voi sapete rappresentare le cose in modo
che avete sempre ragione. Ma voi ritornerete a farle la corte, e se
questa volta giungerete a piacerle sotto il vostro vero nome, e col
vostro vero viso, l'affare sarà molto peggio della prima volta!
L'istinto faceva indovinare alla povera giovane una parte di ciò che
doveva accadere.
D'Artagnan la rassicurò il meglio che potè, e le promise di restare
insensibile alle seduzioni di milady.
Egli le fece rispondere che era riconoscente alla sua bontà in modo
da non potersi essere di più, e che si sarebbe presentato a ricevere i
suoi ordini: ma non azzardò di scriverle per timore che, ad occhi così
esercitati come quelli di milady, non avesse da alterare abbastanza il
suo scritto.
A nove ore in punto, d'Artagnan stava sulla piazza Reale. Era evidente
che i servitori che stanziavano nell'anticamera erano stati prevenuti,
perchè subito che comparve, prima ancora ch'egli avesse domandato se
milady era visibile, uno di essi corse ad annunziarlo.
-- Fate entrare, disse milady con voce così certa ma così penetrante,
che d'Artagnan la intese stando in anticamera.
Fu introdotto.
-- Non vi sono per nessuno, disse milady, intendete voi bene? per
nessuno.
Il lacchè sortì.
D'Artagnan gettò uno sguardo curioso sopra milady: ella era pallida
e aveva gli occhi affaticati, sia dalla veglia, sia dalle lagrime. Si
era a bella posta diminuito il numero dei lumi, e pure milady non potè
nascondere le tracce della febbre che da due giorni la divorava.
D'Artagnan si avvicinò a lei colla consueta sua galanteria; ella fece
allora uno sforzo straordinario per riceverlo, ma giammai fisonomia più
sconvolta non smentì maggiormente un sorriso amabile.
Alle domande che d'Artagnan le fece sulla sua salute:
-- Cattiva, rispose ella; cattivissima.
-- Ma allora, disse d'Artagnan, io riesco indiscreto; voi dunque avete
bisogno senza dubbio di riposo, io mi ritiro.
-- No, disse milady, al contrario, restate, sig. d'Artagnan; la vostra
amabile compagnia mi distrarrà.
Ella non è mai stata così attraente, pensò d'Artagnan: diffidiamone.
Milady prese l'aspetto più affettuoso che potesse prendere, e dette
tutte le attrattive possibili al discorso. Nello stesso tempo quella
febbre che l'aveva un istante abbandonata ritornava a rendere lo
splendore ai suoi occhi, il colorito alle sue guance, il carminio alle
sue labbra. D'Artagnan ritrovò la Circe che lo aveva già avvolto nel
suo incantesimo. Milady sorrideva, e d'Artagnan sentiva che avrebbe
data la sua vita per quel sorriso.
Vi fu perfino un momento in cui egli provò un pentimento che si
accostava al rimorso per tutto ciò che le aveva fatto.
A poco a poco milady divenne più comunicativa. Ella domandava a
d'Artagnan s'egli aveva un cuore, un amore.
-- Ahimè! disse d'Artagnan con l'aria la più sentimentale, potete voi
esser crudele a segno da fare una simile domanda, a me che, dal momento
in cui vi ho veduta, non sospiro, e non respiro più che per voi?
Milady sorrise con uno strano sorriso.
-- In tal modo voi dunque mi amate? diss'ella.
-- Ho io bisogno di dirvelo? e non ve ne siete accorta?
-- Sia pure, ma voi sapete che i cuori più sono orgogliosi, più sono
difficili a prendersi.
-- Oh! le difficoltà non mi spaventano, disse d'Artagnan; non vi sono
che le impossibilità che mi atterriscono.
-- Niente è impossibile, disse milady, ad un vero amore.
-- Niente, signora?
-- Niente, rispose milady.
Diavolo! pensò fra se d'Artagnan, la nota è cambiata. Diventerebbe ella
forse innamorata di me, la capricciosa? e sarebbe ella disposta a dare
a me pure qualche altro zaffiro simile a quello che mi ha regalato per
il conte de Wardes?
-- Vediamo: riprese milady, che fareste voi per provare questo amore di
cui parlate?
-- Tutto ciò che si esigesse da me. Che si ordini, e io sono pronto.
-- A tutto?
-- A tutto! gridò d'Artagnan, il quale sapeva in antecedenza che non
arrischiava gran cosa impegnandosi in tal modo.
-- Ebbene! parliamo un poco, disse milady avvicinando la sua sedia alla
sedia di d'Artagnan.
-- Vi ascolto, signora, disse questi.
Milady restò un istante pensierosa e come indecisa, quindi sembrando
prendere una risoluzione:
-- Io ho un nemico, diss'ella.
-- Voi, signora! gridò d'Artagnan simulando sorpresa. Sarà egli
possibile, mio Dio, bella e buona come voi siete!
-- Un nemico mortale.
-- Davvero?
-- Un nemico che mi ha insultata così crudelmente che si è aperta
fra lui e me una guerra a morte. Posso io contare su di voi come
ausiliario?
D'Artagnan vide sul momento ove la vendicativa creatura voleva venirne.
-- Voi lo potete, signora, diss'egli con enfasi. Il mio braccio e la mia
vita sono vostri, come il mio amore.
-- Allora, disse milady, poichè voi siete tanto generoso quanto
innamorato...
Ella si fermò.
-- Ebbene? domandò d'Artagnan.
-- Ebbene, rispose milady dopo un momento di silenzio, da questo istante
cessate dal parlare d'impossibilità.
-- Non mi opprimete colla mia felicità! gridò d'Artagnan precipitandosi
ai suoi ginocchi, coprendo di baci le mani ch'ella gli abbandonava.
-- Vendicami di questo infame di de Wardes, pensava milady, e io saprò
bene sbarazzarmi in seguito di te, doppio imbecille, lama di spada
vivente.
-- Sì, dimmi tu che mi ami dopo avermi così sfrontatamente ingannato,
ipocrita e pericolosa donna, pensava dal canto suo d'Artagnan, e in
seguito io riderò di te con quello stesso che tu vuoi punire col mezzo
della mia mano.
D'Artagnan rialzò la testa.
-- Io son pronto diss'egli.
-- Voi mi avete dunque capito, caro signor d'Artagnan, disse milady.
-- Io indovinerei i vostri sguardi.
-- In tal modo dunque voi impiegherete per me il vostro braccio, che si
è già acquistato tanta fama?
-- Sull'istante medesimo.
-- E, disse milady, come ricompenserò io mai un simile servigio?
-- Il vostro amore è la sola ricompensa che io desidero, disse
d'Artagnan, la sola che sia degna di voi e di me.
-- Interessato! diss'ella sorridendo.
-- Ah! gridò d'Artagnan, trasportato un istante dalla passione che
questa donna aveva l'abilità di accendere nel suo cuore: ah! egli è che
il vostro amore mi sembra inverosimile, e che avendo timore di vederlo
svanire come un sogno, ho fretta di riceverne rassicurazione positiva
dalla vostra bocca.
-- Meritate voi dunque già una simile confessione?
-- Io sono ai vostri ordini, disse d'Artagnan.
-- Bene, sicuramente? fece milady con un ultimo dubbio.
-- Nominatemi l'infame che ha potuto far piangere i vostri begli occhi.
-- Chi vi ha detto che ho pianto? gridò ella.
-- Mi sembrava...
-- Le donne come me non piangono, riprese milady.
-- Tanto meglio! sentiamo, ditemi come si chiama.
-- Pensate che nel suo nome sta tutto il mio segreto.
-- Bisogna pure che io sappia il suo nome.
-- Sì, è necessario; vedete se io ho confidenza in voi!
-- Voi mi ricolmate di gioia. Come si chiama egli?
-- Voi lo conoscete.
-- Davvero?
-- Sì.
-- Non è già uno dei miei amici? riprese d'Artagnan fingendo esitazione,
per far credere meglio alla sua ignoranza.
-- Se fosse uno dei vostri amici, voi dunque esitereste, gridò milady.
E un lampo di minaccia passò davanti ai suoi occhi.
-- No, fosse ancora mio fratello! gridò d'Artagnan come trasportato
dall'entusiasmo.
Il nostro Guascone s'innoltrava senza rischi perchè sapeva dove andava.
-- Io amo il vostro entusiasmo, disse milady.
-- Ahimè! voi dunque non amate che questo in me? disse d'Artagnan.
-- Vi risponderò un'altra volta, disse ella prendendogli la mano.
E questa pressione fece rabbrividire d'Artagnan, come se col tatto gli
avesse comunicato la febbre di cui ella avvampava.
-- Voi mi amerete un giorno? gridò egli. Oh! se ciò fosse, sarebbe un
perderne la ragione!
D'Artagnan, infatti, era ebro di gioia, e nel suo delirio quasi credeva
alla tenerezza di milady, quasi credeva al delitto di de Wardes.
Se de Wardes si fosse ritrovato in quel momento sotto il tiro della sua
mano, egli l'avrebbe ucciso.
Milady afferrò l'occasione.
-- Egli si chiama... diss'ella a sua volta.
-- De Wardes, lo so, interruppe d'Artagnan.
-- E come lo sapete, esclamò afferrandolo con ambe le mani e tentando di
leggere nei suoi occhi fino nel fondo dell'anima sua.
D'Artagnan sentì che si era lasciato trasportare troppo oltre, e che
aveva commesso uno sbaglio.
-- Dite, dite, ma dite adunque! ripeteva milady; come lo sapete voi?
-- Come lo so! disse d'Artagnan.
-- Sì.
-- Lo so, perchè ieri de Wardes, in una sala ove era io pure, ha
mostrato un anello che disse avuto da voi.
-- Miserabile! gridò milady.
L'epiteto, come si capirà bene, ritornò fino al fondo del cuore di
d'Artagnan.
-- Ebbene? continuò ella!
-- Ebbene! io vi vendicherò di questo... miserabile! riprese d'Artagnan
dandosi l'attitudine di Don Iaphet d'Armenia.
-- Grazie mio bravo amico, gridò milady. E quando sarò io vendicata?
-- Domani, subito, quando voi volete.
Milady stava per gridare, «sul momento!» ma ella riflettè che una
precipitazione sarebbe poco graziosa per d'Artagnan.
D'altronde, essa aveva mille precauzioni da prendere, mille consigli
da dare al suo difensore, perchè evitasse le spiegazioni davanti ai
testimoni.
-- Domani, riprese d'Artagnan, voi sarete vendicata, o io sarò morto.
-- No, diss'ella, voi mi vendicherete, ma non morrete. Io so qualche
cosa.
-- Che sapete voi?
-- Mi sembra che nella vostra lotta con lui non abbiate a lamentarvi
della fortuna.
-- La fortuna è una cortigiana; favorevole ieri, ella può tradire domani.
-- Che è quanto dire che voi ora esitate?
-- No, io non esito. Il cielo me ne guardi! ma...
-- Silenzio! interruppe essa, sento mio fratello; è inutile che egli vi
trovi qui.
Ella suonò. Comparve Ketty.
-- Uscite da questa porta, disse a d'Artagnan spingendo la molla
che fece aprire una porta segreta, e ritornate a undici ore, noi
termineremo il nostro trattenimento. Ketty v'introdurrà nella mia
camera.
La povera fanciulla credè di cadere all'indietro sentendo queste parole.
-- Ebbene! che fate voi, signorina? restate là immobile come una statua!
Presto riconducete il cavaliere, e questa sera, alle undici ore, avete
inteso?
Sembra che i suoi appuntamenti sieno tutti a undici ore, pensò
d'Artagnan; sarà una specie di abitudine.
Milady gli stese una mano che egli baciò teneramente.
-- Vediamo, pensò egli nel ritirarsi e rispondendo appena ai rimproveri
di Ketty, vediamo, non siamo stupidi; decisamente questa donna è una
grande scellerata. Stiamo in guardia.
CAPITOLO XXXVII.
IL SEGRETO DI MILADY
D'Artagnan era uscito dal palazzo invece di salire subito da Ketty
per ivi aspettare l'ora dell'appuntamento con milady, e ciò per
due ragioni: la prima è che in questo modo evitava i rimproveri,
le incriminazioni e le preghiere della giovinetta; la seconda è che
egli era contento di riflettere e di penetrare freddamente, se era
possibile, nel pensiero di questa donna.
Ciò che gli parve più chiaro là dentro, si è, ch'egli si esponeva
ad amare milady come un pazzo, e ch'ella, al contrario, non lo amava
menomamente e non lo avrebbe amato mai. Un istante dopo egli comprese
che quello che era meglio da farsi consisteva nel rientrare in casa
e scrivere a milady una lunga lettera, nella quale confessarle che de
Wardes e egli erano fino al momento lo stesso personaggio, e che per
conseguenza egli non poteva impegnarsi, sotto pena di suicidio, ad
uccidere de Wardes di cui ella pretendeva aversi a dolere; ma nella
convinzione che essa lo detestasse, e che non lo riguardasse che come
un vile istrumento di vendetta, che lo infrangerebbe dopo essersene
servita, gli ritornò in cuore il pensiero della propria vendetta. Egli
voleva governare questa donna che si pigliava giuoco di lui, e che lo
aveva ferito essa pure nel suo più puro e sincero amore, rendendosi
complice del rapimento della sig. Bonacieux.
Fece cinque o sei volte il giro della piazza Reale, agitato da tutti
questi sentimenti contrarii, e rivoltandosi ogni dieci passi per
guardare la luce dell'appartamento di milady che si scopriva a traverso
le gelosie, era evidente che questa volta milady aveva meno fretta
della prima a rientrare nella sua camera.
Finalmente suonarono le undici ore.
A questo suono, cessò ogni irrisoluzione nel cuore di d'Artagnan. Si
richiamò al pensiero tutti i particolari della conversazione che aveva
avuta con milady, e per un di quei cambiamenti di risoluzione così
frequenti in simili casi, entrò col cuore palpitante, con la testa in
fuoco nel palazzo, e si precipitò nella camera di Ketty.
La giovane, pallida come la morte, tremante in tutte le sue membra,
volle fermare d'Artagnan; ma milady, coll'orecchio in ascolto aveva
inteso il rumore fatto nell'entrare, ed aprì la porta.
-- Venite, diss'ella.
D'Artagnan non aveva più la sua ragione; egli credeva di essere
trascinato da qualcuno di quegli intrighi fantastici che si formano
in sogno. Quindi si avanzò verso milady, cedendo a quella attrazione
magnetica che la calamita esercita sul ferro.
La porta si richiuse dietro a loro.
Ketty a sua volta si slanciò contro la porta.
La gelosia, il furore, l'orgoglio offeso, tutte finalmente le passioni
che si disputano il cuore di una donna innamorata, la spingevano, ad
una rivelazione; ma essa era perduta se confessava di aver tenuto mano
ad un simile intrigo, e per sopra più d'Artagnan era perduto per essa.
Quest'ultimo pensiero d'amore la consigliò ancora a questo ultimo
sacrificio.
D'Artagnan, dal canto suo, si abbandonava per intero alle ispirazioni
della sua vanità. Non era più un rivale che si amava in lui, era
egli stesso che si faceva sembiante di amare. Una voce segreta gli
diceva bene, nel fondo del cuore, ch'egli non era che un'arme, che si
accarezzava aspettando che desse la morte; ma l'orgoglio, ma l'amor
proprio, ma la follia, facevano tacere questa voce, soffocavano questo
mormorio. Poi il nostro Guascone, con la dose di confidenza che noi
gli conosciamo, si paragonava a de Wardes e si domandava perchè, in fin
del conto, non sarebbe amato esso stesso in se stesso. Mercè i prestigi
de' suoi pensieri, milady non era più per lui quella donna dalle fatali
intenzioni che lo aveva un istante spaventato, era una donna graziosa
che prometteva di provare ella stessa l'amore che inspirava.
Però, milady, che non aveva gli stessi motivi di d'Artagnan per
obliare, lo tolse ben presto dalla sua contemplazione, e lo richiamò
alla realtà della loro conversazione. Essa gli domandò se le misure
che dovevano nell'indomani occasionare il di lui incontro con de Wardes
erano già state stabilite in antecedenza nel suo spirito.
Ma d'Artagnan, le di cui idee avevano preso un'altra strada, dimenticò
se stesso come uno sciocco, e rispose galantemente che non era vicino
a lei quando era tutto interamente nella felicità di vederla e di
sentirla, che egli poteva occuparsi di duelli e di colpi di spada.
Questa freddezza, per i soli interessi che la occupavano, spaventò
milady, le di cui interrogazioni divennero più stringenti.
Milady contenne la conversazione fra quei limiti che anticipatamente
aveva tracciati col suo spirito irresistibile, e colla sua volontà di
ferro.
D'Artagnan allora si credè molto spiritoso consigliando a milady di
rinunziare, perdonando a de Wardes, ai progetti furiosi che aveva
formati.
Ma alle prime parole che disse, il viso della signora prese
un'espressione sinistra.
-- Avreste poi paura, caro signor d'Artagnan? gridò ella con voce
stridula e beffarda che risuonò stranamente alle orecchie del giovane.
-- Voi non lo pensate, anima cara, rispose d'Artagnan; ma finalmente se
questo povero conte de Wardes fosse meno colpevole di quello che voi
pensate?
-- In ogni caso, disse gravemente milady, egli mi ha ingannata, e dal
momento che mi ha ingannata ha meritata la morte.
-- Egli dunque morrà poichè voi lo comandate, disse d'Artagnan con un
tuono così risoluto, che parve a milady l'espressione di una affezione
a tutte pruove.
Tosto essa gli sorrise di nuovo.
-- Sì, io son pronto a tutto, disse allora d'Artagnan con una
involontaria esaltazione; ma prima vorrei essere certo di una cosa.
-- Di quale? domandò milady.
-- È che voi mi amate.
-- La vostra presenza qui ne è una pruova, mi sembra, rispose ella
fingendo di essere imbarazzata.
-- Sì, e per questo io sono ai vostri cenni in corpo ed in anima.
Disponete del mio braccio.
-- Grazie, mio bravo difensore; nello stesso modo che io vi provo il mio
amore ricevendovi qui, voi dal canto vostro mi proverete il vostro, non
è vero?
-- Certamente. Ma se voi mi amate come dite, riprese d'Artagnan, non
temete voi un poco per me?
-- Che posso io temere?
-- Ma in fine che io non sia ferito pericolosamente, od anche ucciso?
-- Impossibile! disse milady. Voi siete un uomo valente ed una fina
spada!
-- Voi dunque non preferireste, rispose d'Artagnan, un mezzo che vi
vendicasse nello stesso modo, rendendo inutile il duello.
Milady guardò il giovane in silenzio; i suoi occhi chiari avevano una
espressione stranamente funesta.
-- Veramente diss'ella, io credo che ora voi di nuovo esitate!
-- No, io non esito, ma è che quel povero conte de Wardes mi fa
veramente pena dal momento che non lo amate più; mi sembra che un uomo
debba essere tanto crudelmente punito dalla perdita del vostro solo
amore, che non abbia bisogno di essere gastigato.
-- Chi vi dice che l'ho amato? disse milady.
-- Almeno posso io credere al presente senza troppa fatuità che ne
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