cortesemente:)- Se mi permetti, te lo voglio pagare io questo mezzo
litro.
NANNINA
È inutile: da te non mi piglio niente.
IL MORO
E perchè?
NANNINA
Non ci vieni più a trovarmi.
RAFFAELE
-(adocchia Nannina, e aspetta.)-
MARTINO
-(se ne va in fondo, accendendo il sigaro.)-
IL MORO
-(a Nannina:)- E non ci vengo chè ci soffro troppo a venirci.
NANNINA
Bella scusa! Quando venisti la prima volta non facevo forse... quello
che faccio adesso?
IL MORO
Ma vedi:... se tu volessi....
NANNINA
-(sospira)- Eh!
-(Tacciono.)-
RAFFAELE
-(a Pasquale, che è al banco:)- Dàlle quello che vuole alla ragazza, e
mettilo a conto mio.
IL MORO
-(a Nannina:)- Non mi rispondi?
NANNINA
-(con bontà)- Lasciami stare. Questa vita devo farla a forza per
quella creatura che non ho voluto dare alla Madonna. Il Signore me
l'ha mandata, e io me la tengo.
IL MORO
E chi ti dice che non devi tenertela? Dopo un anno di buona condotta,
chi sa!... Io sono poverello, eppure,... vedi:... sarei capace anche
di sposarti....
NANNINA
-(dolce)- E per quest'anno? Come vivrei? -(Sempre dolcemente)-
Lasciami stare!...
PASQUALE
-(a Nannina, porgendole il mezzo litro di vino.)- A voi, un mezzo
litro di Posillipo asciutto.
NANNINA
-(sta per mettere i soldi sul bancone.)-
RAFFAELE
È pagato.
NANNINA
-(si volta, e ammicca.)-
IL MORO
-(si allontana, grattandosi in testa, con la faccia triste.)-
NANNINA
-(fissando Raffaele con gli sguardi invitanti, fa un lieve cenno
interrogativo col capo.)-
RAFFAELE
-(con un altro cenno del capo, risponde di sì.)-
NANNINA
-(esce dalla bettola, con le mani dietro la schiena, a passi lenti,
canticchiando languidamente:)-
«-Comme te voglio amà
manella 'e cera
si me te faie tuccà
matina e sera....-»
SANTINI
-(al Moro che, pensoso, gli è dappresso:)- E va.
IL MORO
No.
RAFFAELE
Signori miei, con permesso. -(Esce difilato.)-
1º CEFFO
-(sottovoce, al 2º:)- Mangiulli Luigi, Santini Gennaro, Giacobelli
Francesco....
2º CEFFO
-(interrompendo pianissimo)- Questi li conosco tutti, e sono tutti
nella lista! -(Forte)- Fate carte voi.
PASQUALE
-(è più che mai affaccendato, servendo gli avventori, che
chiacchierano vivamente.)-
GIACOBELLI
-(sempre continuando il suo discorso, riscaldandosi e vociando)- ....
E se non fosse per quella bagascia della miseria, vi farei divertire
io, vi farei!
MAGLIUOLO
-(imitando i compagni, ha ricominciato a bere.)- Chi è che offende la
miseria?! Io mi ci trovo benissimo... perchè tutti sono creditori
miei, e io sono creditore del Padreterno, che è più solvibile di me.
Viva la miseria! -(Prende una guastada e l'abbocca avidamente.)-
IL MORO
-(accorre e glie la toglie di mano.)-
SANTINI
Ha ragione il vedovo! -(Alzando il bicchiere)- Viva la miseria!
MOLTI
-(rispondono con una intonazione strana, quasi tetra)- Viva la
miseria! -(Bevono.)-
SCENA IV.
ANTONIO -e detti-.
ANTONIO
-(entrando dal fondo)- Bravi! Qui si gozzoviglia!
SANTINI
Antonio!
MARTINO
Chi si vede!
ANTONIO
Buona sera alla compagnia!
MANGIULLI
Salutiamo.
LAROSSA
Si riverisce!
-(Altri saluti.)-
GIACOBELLI
Ma come! Ancora da questi paraggi?
ANTONIO
Sono partito ieri l'altro e son ritornato stasera.
PANUNZIO
Qualche gran cosa!?
ANTONIO
Appunto. Una cosa magnifica!
PANUNZIO
Per San Crisostomo!
ANTONIO
Sapevo di trovarvi qui. Sentirete!
MANGIULLI
-(offrendo ad Antonio)- Un bicchiere?
ANTONIO
E perchè no? Voglio gozzovigliare anch'io. -(Prende.)-
MANGIULLI
Inganniamo lo stomaco.
ANTONIO
E io voglio ingannare il cervello. Alla vostra salute! -(Beve.)-
MOLTI ALTRI
-- Grazie!
-- Alla tua!
-- Alla tua!
-(Bevono.)-
ANTONIO
Be'? Che si fa laggiù? Che novità? -(Siede presso una tavola accanto a
Mangiulli.)-
PANUNZIO
Una, e grossa: hanno fatto un furto al padrone.
ANTONIO
-(senza averne nessuna impressione, bevendo ancora)- Oh, oh!
MANGIULLI?
Un bel contrappelo.
ANTONIO
Quanto? Un milione?
LAROSSA
-(con disprezzo)- Ma che! Si parla di centomila lire.
PANUNZIO
-(con più disprezzo di lui)- Neppure! Una meschina bagattella che non
arriva alle cinquantamila!
SANTINI
Io poi dico: se si ha da sporcarsi le mani, meglio cacciarle bene
dentro e toccare il fondo.
LAROSSA
E bada che ce n'erano dei soldi nella cassa forte!
ANTONIO
Ah si? Più di quello che gli hanno rubato?
LAROSSA
Più, più. Assai più.
SANTINI
Imbecille d'un mariuolo!
GIACOBELLI
Un mariuolo onesto, perbacco!
ANTONIO
-(si volta e lo guarda.)-
1º CEFFO
Quattro punti, e una scopa che son cinque: la vincerò tripla.
2º CEFFO
Non credo.
GIACOBELLI
-(ad Antonio:)- Perchè mi guardi così?
ANTONIO
Perchè hai detto una bella parola. Chi mi favorisce ancora da bere?
IL MORO
-(che era indietro, si avanza, porgendogli il suo bicchiere.)- Posso
aver l'onore io, signor Antonio?
ANTONIO
Oh, sei qua, buona lana? Non t'avevo veduto. Accetto. -(Prende.)-
MARTINO
Il terzo bicchiere, poi, spetterà a me ad offrirlo. Ci ho delle
obbligazioni con voi, e me ne ricordo.
ANTONIO
-(ironico)- Va là, sono io che ho delle obbligazioni con te.
MARTINO
Eh, lo so: uomo avvisato, mezzo salvato; ma voi non voleste darmi
retta!
ANTONIO
Ma ti sono grato ugualmente, e, difatti, questa volta invito la
comitiva a bere proprio alla tua salute.
-(Nessuno risponde, e nessuno beve. Qualche borbottìo di protesta.)-
ANTONIO
No?... Allora bevo soltanto io.... -(Beve.)-
MARTINO
E mi fa piacere.
GIACOBELLI
Diventi bevitore?
ANTONIO
Divento un po' di tutto con l'aiuto della Provvidenza!
1º CEFFO
-(giocando)- Scopa!
2º CEFFO
-(gettando una carta sulla tavola)- E vediamo se avete un quinto
cavallo!
ANTONIO
E l'hanno acchiappato questo ladro?
PANUNZIO
Volevi che si lasciasse anche acchiappare?
SANTINI
Che diavolo!
ANTONIO
Ma, insomma, i sospetti su chi cadono?
GIACOBELLI
Secondo il padrone, ognuno di noi può essere un mariuolo. Ieri, qui,
c'è stato spettacolo gratis: perquisizioni, interrogatorii,
spionaggio, sorprese, poliziotti travestiti alle nostre calcagne.
Meglio d'un teatro!
ANTONIO
Ah sì?!
MANGIULLI
-(ironicamente)- Qui dentro, però, poliziotti non ce n'è. -(Abbassando
la voce)- Se quei due che giocano non sono poliziotti, voglio perdere
gli occhi.
ANTONIO
-(piano)- Ho capito.
2º CEFFO
Ma quanti accidenti di re avevate in mano?
1º CEFFO
-(facendo l'ultima giocata)- Ve l'avevo detto: è tripla.
ANTONIO
-(a voce alta)- E in che modo finirà la faccenda?
2º CEFFO
-(al 1º, dandogli dei soldi)- E buon pro vi faccia!
-I DUE- CEFFI
-(si alzano. L'uno dopo l'altro, pagheranno al banco, indugiando un
poco, e andranno via, salutando appena, con disinvoltura.)-
1º CEFFO
Signori!...
2º CEFFO
Signori!...
ALCUNI
-(rispondono al saluto, sdegnosamente, a fior di labbro:)-
-- Felice notte!
-- Buona nottata!
MANGIULLI
Carissimi!
GIACOBELLI
-(mentre i due CEFFI s'alzano, pagano, salutano ed escono -- risponde
ad Antonio)- Finirà che ne piglieranno uno a casaccio, uno che abbia
il naso più di traverso o le orecchie più grandi o il mento più lungo,
e, dopo il cerimoniale della Corte d'Assise, al fresco! Galera, e
pranzo gratis. Un impiego come un altro!
SANTINI
Chè se poi costui è innocente, che gliene importa alla giustizia? È
stato condannato? E dunque la giustizia ha fatto il suo dovere. Doveva
pensarci lui a meritarsi la condanna! Perchè non ha rubato veramente?
-(Si ride un po'.)-
ANTONIO
Tu parli come un filosofo, e io ti ammiro; ma questa sera ho il
prurito d'aiutarla io la giustizia.
GIACOBELLI
E come?
MANGIULLI?
Come?!
ANTONIO
Volete vedere che faccio venir fuori il ladro?
-(TUTTI hanno un moto di risentimento.)-
MARTINO
Lo fate venir fuori da che parte?
ANTONIO
Senza andar troppo lontano. Qui, qui, fra questi muri.
-(Mormorii di meraviglia e di sdegno.)-
MARTINO
Voi ci offendete, mi pare!
SANTINI
Ohè, tu scherzi male!
ANTONIO
No, che non offendo nessuno!
GIACOBELLI
-(alzandosi minacciosamente)- Parla chiaro, o non so quello che può
accadere!
MOLTE VOCI
Parla! Parla!
ANTONIO
Parlo chiaro, non temete. Son venuto proprio per questo. Il pensiero
che un innocente avesse potuto essere accusato e messo alla tortura
non mi ha fatto dubitare del mio compito, e il proposito di denunziare
il colpevole è diventato frenesia e mi ha trascinato qui
vertiginosamente, dandomi l'ebbrezza dell'entusiasmo! -(Eccitandosi
sempre più)- Non un momento di titubanza, ve lo giuro, ve lo giuro,
non un momento in cui io non abbia sentita tutta intera, vigile,
ostinata, trionfante, la mia coscienza!
-(I compagni ascoltano attentamente con le facce stravolte.)-
ANTONIO
-(drizzandosi in piedi)- C'è, è vero, un mestiere più nefando e più
vile di quello del ladro, ed è il mestiere del delatore!
MANGIULLI
Antonio, tu impazzisci!
ANTONIO
-(in un parossismo di esaltazione spasmodica, sghignazzando)- Ma io mi
pago a un prezzo immenso il lusso della immensa viltà che commetto, e,
per la voluttà di compiere il sozzo mestiere, prendo con le mie mani
la mia vita così, come prendo questa bottiglia vuota, -(esegue)- e la
mando in frantumi! -(Scaglia a terra, con violenza, la bottiglia, le
cui schegge schizzano intorno. Egli grida:)- Sono il delatore di me
stesso! Il ladro di Guido Salviati sono io!
TUTTI
-(di scatto, si alzano, colpiti dal terrore e dalla meraviglia. Si
odono simultaneamente le loro esclamazioni:)-
-- Che!
-- Tu!
-- Tu!
-- Voi!
-(E restano allibiti, attoniti.)-
ANTONIO
Vi sembra di sognare, eh? Vi faccio ribrezzo?... C'è forse, in questo
momento, qualcuno, fra voi, che mi stringerebbe la mano? -(Stende la
destra.)-
-(Alcuni indietreggiano un poco, altri evitano di guardarlo,
imbarazzati.)-
MARTINO
-(nascondendo le mani)- Puah!
IL MORO
-(vorrebbe stringere la mano di Antonio, ma, timidamente, con gli
sguardi dolci, par che dica che la sua stretta non varrebbe niente.)-
ANTONIO
No, lo vedete: non c'è!... Antonio Altieri, colui che predicava la
lealtà, l'amore, l'emancipazione garantita dalla fratellanza, l'uomo
che proclamava la necessità del benessere individuale a condizione di
non ledere i giusti interessi altrui, l'uomo che non ammetteva altro
potere che quello naturale e sano del proprio cervello, dei propri
muscoli, della propria forza, del proprio lavoro, si è coperto di
fango! Ha dato la caccia al danaro degli altri, si è introdotto
audacemente, di notte, con chiave falsa, nella casa d'un ricco e,
profittando del segreto della cassa forte ch'egli stesso aveva
costruita, quasi avesse preparato da lungo tempo il suo piano, ha
rubato tranquillamente ciò che gli serviva ed è venuto a battersi il
petto dopo d'aver messo in salvo il bottino! -(Feroce)- Sputategli sul
viso! -(Contrae le linee del volto come se davvero lo sentisse colpito
dallo sputo.)-
GIACOBELLI
-(mite, con deferenza, con pietà)- Ma no, Antonio, noi non ci
permettiamo di giudicarti.
ANTONIO
-(altero, tonando)- E fate male! -- Perchè non volete giudicarmi? Ah!
Voi ignorate come io sia stato vinto? Voi non mi conoscete più, ora?
Avete dimenticato che a dodici anni io lavoravo come un adulto con
molti di voi nell'officina di Guido Salviati e che mio padre si privò
anche del pane per coltivare in me ciò che alla sua ingenuità pareva
poco meno che il seme del genio? Avete dimenticato che dopo lunghi
anni di studio e di stenti qualche cosa di esclusivamente MIO
germogliò difatti qui dentro -(toccandosi la fronte)- e che, quando
presentai a Guido Salviati i progetti completi delle mie invenzioni,
egli me ne offrì un prezzo ridicolo esigendo, per giunta, la proprietà
assoluta delle -mie idee-? Voi avete dimenticato che allora sentii il
bisogno impellente dell'indipendenza per me e per voi e riuscii a
compiere il miracolo d'una propizia combinazione finanziaria e vi
chiamai, v'invitai a lavorare, a lottare insieme con me per innalzare
un edificio che diventasse tutto nostro e che ci preparasse una vita
di benessere, senza superbia e senza umiltà, senza padroni e senza
schiavi? È inesatto, è falso, è fantastico, tutto questo?
SANTINI
No! No! È vero!
GIACOBELLI
È verissimo!
ANTONIO
E chi fu -- dite -- chi fu che, comperando da una parte i crediti dei
nostri creditori diffidenti e dall'altra sforzando la sua produzione e
riducendo i suoi prezzi, soffocò la nostra impresa tra la sua crudeltà
di creditore unico e la concorrenza ch'egli stesso ci faceva?
GIACOBELLI
Fu Guido Salviati!
QUALCHE ALTRA VOCE
Lui! Lui fu!
ANTONIO
Egli ci volle annientare non per orgoglio industriale, no, ma per
avidità di speculatore ingordo!
GIACOBELLI
È la verità, perdinci!
MOLTE ALTRE VOCI
-- È la verità!
-- È la verità!
-- È la verità!
ANTONIO
-(incalzando)- E quando fummo costretti ad arrenderci, quando, per
pagare il debito enorme che avevamo oramai soltanto verso di lui,
dovemmo mettere nelle sue mani il mio brevetto, la nostra officina, la
nostra casa, e bruciare i nostri ideali come i vinti bruciano le loro
bandiere prima di darsi al nemico, voi, sì, vi poteste rassegnare ad
averlo un'altra volta per padrone, ma io non potetti neanche
rassegnarmi a questo. E sapete perchè?
SANTINI
Ma sì che lo sappiamo!
ANTONIO
Ah, no! Nessuno ve l'ha detto bene, e voi non lo immaginate. Egli...
mi scacciò! -(Ride come un forsennato.)- Ah! Ah! Ah!...
MANGIULLI
È orribile!
GIACOBELLI
È schifoso!
SANTINI
È infame!
ALTRI
-(fanno eco)-
-- È infame!
-- È infame!
ANTONIO
E ben presto una sinistra fama d'ambizioso, di impostore, d'inetto, di
ciarlatano e di ribelle si diffuse intorno al mio nome; e non trovai
più credito, non trovai più un industriale che mi accogliesse con
fiducia, e mi si fuggiva come un appestato, e a casa mi aspettavano,
intanto, nella miseria, mio padre che aveva lasciato un braccio fra i
denti d'una macchina, un figlioletto a sei anni e la mia povera
compagna incinta. Incinta, sissignori! Non lo nego! Incinta! -(Come
una proclamazione)- Ho commesso il gran peccato di amare una donna
onesta che mi amava! E ho fatto di peggio: non ho voluto condannarla
alla sterilità! Non è forse il maggiore dei delitti il mettere al
mondo dei figli?
TUTTI
-(protestano:)-
No! -- No! -- No!
MARTINO
-(se ne sta da parte, sprezzante.)-
ANTONIO
E questo peccato e questo delitto mi hanno data la gioia di consumare
un'altra turpitudine, un altro delitto, e ho sottratto cinquantamila
lire dalla cassa forte di colui che, protetto dal Codice, aveva
eliminato la mia persona come quella d'un intruso, s'era impossessato
del prodotto più vivo della mia mente e aveva sottratto a me tutto
quanto m'era sembrato non potersi mai scindere dalla mia vita,
dall'anima mia. -(Gridando pazzamente)- Ma ditemi, dunque, perdio,
ditemelo, ditemelo se avete ancora un avanzo di coscienza umana: chi
di noi due, chi di noi due è il ladro?!
-(Movimento generale.)-
GIACOBELLI
No, il ladro non sei tu!
MANGIULLI
Con le tue macchine meravigliose, la casa Salviati guadagna il venti
per cento sui suoi capitali!
SANTINI?
E noi guardiamo!
PANUNZIO
E lui e il figlio si pagano cavalli, carrozze, camerieri,
sgualdrine....
LAROSSA
E noi ci consumiamo la salute per pochi soldi al giorno!
-(Il vocìo cresce.)-
GIACOBELLI
E l'avvenire è pieno di dubbî!
MANGIULLI
Noi camminiamo all'oscuro!
PANUNZIO
Chi ci assicura il pane?
MANGIULLI
Siamo legati mani e piedi!
SANTINI
Chi ha saputo spezzare le catene è un eroe!
IL MORO
-(entusiasticamente)- È un eroe!
MARTINO
Sciocconi che siete! Costui è venuto a scaldarci il cervello perchè si
trova in male acque.
GIACOBELLI
Taci, tu!
MARTINO
Non ho paura, io! Da che mondo è mondo, chiunque si piglia il denaro
degli altri è un mariuolo!
ANTONIO
-(scagliandosi su Martino)- Ah, giuraddio!
IL MORO
-(lo trattiene.)-
-(-TUTTI contro Martino, scacciandolo e schiamazzando:)-
-- Taci!
-- Taci, canaglia!
-- Vattene via, brutta bestia!
-- Vattene! Vattene!
ANTONIO
Lasciate che getti la sua bava!
LE VOCI
Vattene! Vattene!
MARTINO
-(spinto verso la porta)- Me la pagherai, mariuolo!
LAROSSA
Vattene, se non vuoi che ti rompa la gobba!
LE VOCI
Vattene... Vattene!...
MARTINO
-(fuggendo)- Mariuolo! Mariuolo! -(Via.)-
LE VOCI
-- Vipera!
-- Spia!
-- Canaglia!
-- Ruffiano!
-- Cornuto!
-(-TUTTI ritornano ad Antonio, ansiosamente.)-
GIACOBELLI
E ora, devi fuggire!
ANTONIO
Se avessi voluto fuggire, non sarei qui, con voi, stasera!
GIACOBELLI
Devi nasconderti, almeno.
ANTONIO
Non voglio!
GIACOBELLI
Ma ti arresteranno.
ANTONIO
Lo so.
SANTINI
Non avrai più scampo!
ANTONIO
Io sono qui per affrontare la legge, non per evitarla. Il banco degli
accusati dovrà essere la mia bigoncia, e parlerò fieramente quando
tutti voi avrete detto a voce alta, ai giudici e al popolo, quello che
pensate del mio nemico e di me!
GIACOBELLI
-(quasi timido e commosso)- Antonio, il dovere che compiremmo verso di
te ci ridurrebbe sul lastrico della strada!
MANGIULLI
E noi non abbiamo nè il tuo ingegno, nè il tuo coraggio....
GIACOBELLI
Dobbiamo soffocare ogni grido di sincerità.
LAROSSA
-(lugubremente)- O tacere e fingere, o morire di fame!
-(Un silenzio grave e solenne. Pare che qualche cosa di plumbeo cada
sulla testa di tutti.)-
ANTONIO
-(abbattuto, abbandonandosi sopra una sedia)- Avete ragione. -(Poi,
con dolcezza)- Voi non potete parlare. Ma quello che già avete fatto e
avete detto basta al mio cuore, e io ve ne ringrazio. Per la società
in mezzo a cui io dovrei essere giudicato, io sono irremissibilmente
perduto! E voi credete che, abbandonato a me stesso, io abbia ancora
ingegno e coraggio? No, non ho più niente, non ho più niente!...
-(Trasalendo, fissando un punto nello spazio)- La Corte d'Assise....
La curiosità d'una folla crudele.... L'accusa gridata innanzi a questa
folla..., ripetuta, sghignazzata nei miei orecchi.... E poi... la
condanna... l'isolamento... la prigione.... -(Un brivido gli corre per
il corpo. Indi, cupamente)- No, no, non posso, non posso....
IL MORO
-(supplichevole, ai compagni:)- Cerchiamo di salvarlo!
SCENA V.
-Un- DELEGATO DI POLIZIA, -seguìto da due- GUARDIE -in borghese e da-
MARTINO.
IL DELEGATO
-(sotto l'arco della porta in fondo)- Chi è tra voi Antonio Altieri?
ANTONIO
-(sùbito, assorgendo)- Io.
MARTINO
-(sottovoce, biecamente)- Eccoli ammutoliti.
IL DELEGATO
-(alle due guardie:)- Arrestatelo!
ANTONIO
Va bene, andrò a presentarmi io stesso.
IL DELEGATO
-(con maggior forza, alle guardie:)- Arrestatelo!
ANTONIO
-(cavando dalla giacca una rivoltella, ma senza aver l'aria di
minacciare)- Non c'è bisogno, vi dico.
GIACOBELLI
-(urgentemente, con affetto)- Che fai?!...
SANTINI
-(come Giacobelli)- Tu ti rovini!
IL DELEGATO
-(alle guardie:)- A qualunque costo, non lo fate fuggire. Disarmatelo!
ANTONIO
Io non fuggo, e non tiro su nessuno.
IL MORO
-(vigile, gli afferra il braccio.)- No, signor Antonio!
-(TUTTI, anche le GUARDIE, si stringono intorno ad Antonio, cercando
di disarmarlo.)-
VOCI CONFUSE
-- No, Antonio!
-- No! no! no!
IL MORO
Vuole ammazzarsi!
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