-(è sempre appartato, assistendo alla finzione, guardando con gli
umidi occhi dolenti e pensosi, scrollando il capo di tanto in tanto.)-
ANTONIO
E papà Michele farà da sorvegliante!... Dico bene, papà Michele?
-(Vedendo che Michele non riesce a dominarsi e a secondare la celia,
gli si avvicina con un pretesto.)- E senti quest'altra, tu, ma
all'orecchio.... -(Poi, abbassando molto la voce)- Non stare così,
vivaddio!, che mi rovini peggio! -(Staccandosi con uno scoppio di risa
pazze)- Ah! ah! ah! Ma questo dev'essere un segreto fra me e te!...
Ah! ah! ah! E tu, Maddalena, vorresti che ci mettessimo a
piagnucolare? T'avverto che sono rigorosamente vietate le lagrime sino
a nuovo ordine, e i contravventori saranno puniti con multa da lire
cinque a lire... quarantottomila! Attenti che va a monte la fabbrica
di figliuoli! Il primogenito dorme già tranquillamente su i suoi
diritti di unico erede?... Ma lo sveglio io! Perbacco, se lo sveglio!
-(Chiassando sull'uscio a sinistra)- O poltrone di un figlio, a letto
si riceve il babbo che arriva? -(Ridendo più forte)- Che salto che ha
fatto! Ah! ah! ah! ah! -(Esce.)-
SCENA VI.
MICHELE e MADDALENA.
MADDALENA
-(Resta incerta, come intontita, girando un po' gli sguardi intorno.
Indi, ricordando l'incarico datole da Antonio, lentissimamente apre la
valigetta e ne toglie la biancheria.)-
-(Un lungo silenzio.)-
MICHELE
-(seduto, evitando gli sguardi di Maddalena e cercando di parlare con
voce calma)- Guarda che nel baule ci devono essere quelle camìce e
quel soprabito di cui t'ho parlato.
MADDALENA
-(inginocchiandosi presso il baule, lo apre.)-
MICHELE
Ci sono?
MADDALENA
Sì. -(Prende la roba e, con garbo, la mette nella valigia.)-
MICHELE
Ce l'hai tu la chiave del baule?
MADDALENA
Io non ce l'ho.
MICHELE
Che ci stia dentro?
MADDALENA
-(guardando)- No. Si sarà dispersa.
MICHELE
Si dovrà provvedere domani mattina.
MADDALENA
-(ancora intenta alla bisogna)- A che ora dovremo imbarcarci?
MICHELE
Verso le undici sarà bene trovarci a bordo.
MADDALENA
Non c'è proprio speranza che egli s'imbarchi con noi?
MICHELE
Da capo!...
MADDALENA
No, no, sto zitta.
MICHELE
Antonio, non è uno strampalato.
MADDALENA
No, certamente.
MICHELE
Ha il suo programma, e sa quello che fa e quello che vuole.
MADDALENA
Chi lo nega?
MICHELE
E se si comincia a lavorare di fantasia, capirai!...
MADDALENA
-(cavando moltissime carte dal baule)- Queste carte, ce le portiamo
noi?
MICHELE
Mettile nella sua valigia. Sono disegni, statistiche, progetti.... Gli
potranno servire. C'entra tutto?
MADDALENA
Sì: la biancheria è poca. -(Nella valigia sgangherata e sporca ripone,
accuratamente, le carte.)- Fortuna che un mese passa presto!
MICHELE
E fossero anche due mesi!...
MADDALENA
Ciò che mi spaventa è l'enorme lontananza.
MICHELE
Al giorno d'oggi, non ci sono più lontananze enormi. Il mondo è
diventato così piccolo! Già, lo stesso contegno di lui dovrebbe
bastare a darti animo.
-(Breve pausa.)-
MADDALENA
L'America, del resto, era il suo sogno dorato.
MICHELE
E il tuo, no?
MADDALENA
-(che ha terminato di fare la valigia)- Se non fosse per questa
partenza a precipizio e per il pensiero di lasciare lui in Italia, io
non saprei desiderare di meglio. -(Rianimandosi)- Ci pensate voi, papà
Michele? Romperla col passato! Quasi rinascere! Ricominciare a
costruirsi una vita con altre abitudini, con altre idee, con altre
leggi, con un altro linguaggio!
MICHELE
-(si sforza di sorridere.)-
MADDALENA
La lingua inglese, papà Michele, ve la insegno io. Petruccio e voi
sarete i miei scolaretti!
MICHELE
E quello che verrà fuori...?
MADDALENA
Che che! Quello lì lo faccio nascere addirittura americano, e non avrà
tanti impicci!
SCENA VII.
MADDALENA, MICHELE, ANTONIO, -la voce di- PETRUCCIO.
ANTONIO
-(rientra, e resta presso l'uscio, ascoltando con profonda
tristezza.)-
MADDALENA
-(che ha le spalle volte all'uscio, non lo vede e continua a parlare
con papà Michele:)- Ve lo immaginate voi, papà Michele, questo
americanino in fasce? -(Batte le mani festosamente.)-
MICHELE
Brava, brava, Maddalena! Allegra ti voglio!
MADDALENA
E io vi accontenterò. Vedrete, vedrete che sarò anch'io arzilla come
Antonio. Ma, in compenso, che cosa mi promettete, voi?
MICHELE
-(cercando più che mai di nascondere la propria fisonomia, neanche lui
si accorge di Antonio)- Dimmelo tu.
MADDALENA
Mi promettete che riusciremo davvero ad essere un po' felici?
MICHELE
Eh, figliuola mia, si farà del nostro meglio!
ANTONIO
-(avanzandosi e ripigliando il falso tono di allegria)- E non lesinare
tanto, chè l'avarizia è peccato mortale!
MADDALENA
-(andando a lui)- E tu non mi prometti niente?
ANTONIO
È fatta sì o no questa valigia, chiacchierona?
MADDALENA
Sì, è fatta. E c'è anche il soprabito!
ANTONIO
Quale?
MADDALENA
-(pigliandolo dalla valigia)- Questo.
ANTONIO
Oh, chi si rivede! Non era pegnorato?
MADDALENA
-(spolverandolo con le mani)- Papà Michele lo mise in salvo.
ANTONIO
E càpita giusto. Stanotte farà un po' freschino, in treno. Dammi,
dammi, che me lo infilo.
MADDALENA
Ti riscaldi troppo, adesso. Quando uscirai....
ANTONIO
Eh, ma ci siamo.
MADDALENA
Di già?
ANTONIO
-(prendendo il soprabito)- Presto, presto! -(E se lo infila.)-
MADDALENA
Che fretta!
ANTONIO
Se credi che il treno faccia il comodo nostro....
MADDALENA
Appena giunti, telegraferemo; ma dove?
ANTONIO
A Napoli, fermo in posta.
MICHELE
-(in un canto, ora piange silenziosamente.)-
MADDALENA
E tu scriverai sùbito....
ANTONIO
Scriverò sùbito, s'intende. Indirizzerò le lettere a Luciano
Fiorentini. Il babbo sa tutto, e ti dirà tutto.
MADDALENA
-(aggrappandosi al collo di lui)- Abbracciami forte.
ANTONIO
Sì, Maddalena, -(abbracciandola energicamente)- tanto forte da sentire
come se nulla al mondo potesse distaccarci. E io l'ho sempre pensato,
Maddalena, di non separarci mai, mai, fino alla morte; l'ho sempre
voluto, e lo voglio ancora... perchè ti ho amata ogni giorno di più,
sai, e, ogni giorno, ogni giorno, si è più stretta a te questa mia
povera esistenza.
MADDALENA
Sono la tua piccina?
ANTONIO
Sì! la mia piccina, la mia piccina.... -(La bacia e la ribacia
intensamente commosso. Poi, chiamando Michele:)- E tu, vecchio? Vieni
qua!...
MICHELE
-(gli si accosta.)-
ANTONIO
-(abbracciando Michele e Maddalena e tenendoseli serrati al petto)-
Così, così, tutti e tre insieme.... Insieme anche da lontano, non è
vero? Coraggiosamente, fedelmente insieme! -(Le guance gli si rigano
di qualche lagrima. Con uno sforzo supremo, si frena.)- Oh oh,
dimenticavo la multa! Ci facevo una bella figura! Animo! È tardi! Via,
via, a grande velocità! -(Si distacca e piglia il cappello.)-
-La voce di- PETRUCCIO
-(di dentro)- Babbo, non me lo dài un altro bacino?
ANTONIO
-(si ferma di botto)- Eh,... mi pare che abbia ragione, lui! Gli ho
ordinato di non muoversi dal letto, e, difatti, non s'è mosso. Un
altro bacino se lo merita. -(Gridando)- Un momento, galantuomo, un
momento e sono da voi -(a Michele.)- Intanto, tu, vecchio, vammi a
prendere una carrozza... altrimenti resto a terra. -(Lo spinge
fuori.)-
MICHELE
-(esce dal fondo.)-
MADDALENA
E io ti porto giù la valigia. -(La prende.)-
ANTONIO
Bel pretesto per rubarmi qualche altro minuto in portineria!
MADDALENA
-(uscendo con la valigia)- Attento, papà Michele, che c'è buio.
ANTONIO
-(all'uscio in fondo)- Ohè! Una carrozza elegante ha da essere....
Viaggio da principe, ormai, e me ne infischio!
-La voce di- MICHELE
-(dalle scale)- Ho capito, ho capito!
ANTONIO
-(resta finalmente solo, e il pianto lo vince. Gli occhi riboccano di
lagrime, I singhiozzi gli rompono il petto. Appoggiando il dorso allo
stipite della porta, si copre la faccia con le mani.)-
-La voce di- PETRUCCIO
Babbo, non vieni?
ANTONIO
-(dominandosi)- Sì, Petruccio.... Vengo, vengo. -(Attraversa la
camera, ed entra a destra.)-
-(Sipario.)-
ATTO TERZO.
-Una bettola a Borgo Loreto. Tavole bisunte, panche e seggiole rozze e
sciancate. A una delle pareti affumicate si scorge appena il profilo
d'un pulcinella beone ingenuamente disegnato con in mano una guastada
di vino, e si distingue meglio il biancore della sua camicia
abbondante. Accanto a lui, si scorgono anche i resti d'un don Nicola
con il cappello a tre punte, con un colletto che ha la forma di due
vele riunite e con la giubba a coda di rondine. È sera. Qualche
lanternone polveroso illumina pallidamente l'interno della bettola. Ma
una luce un po' più vivida si diffonde da lumi a petrolio che sono sul
banco di vendita, il quale si stende parallelo alla parete destra. Su
questo banco, sono cataste di piatti e bicchieri e forchette e
coltelli e, a un capo di esso, si erge una grande spira di ferro tutta
fornita di punteruoli verticali, che, ficcati nelle bocche delle vuote
guastade di ogni dimensione, le tengono ritte con le pance in su. Una
porta spalancata, in fondo, dà sulla strada, di tanto in tanto
attraversata da popolani e da venditori ambulanti di frutta, di
lumache, di lupini. Presso la porta, su certe scansie digradanti a mo'
di scaletta, è la mostra di formaggi, di uova, di erbe mangerecce, di
polpi, di aringhe. In un angolo, dietro il banco, un fornello con
qualche pignatta. La volta del soffitto, nella penombra, par che pesi
sull'aria malsana.-
SCENA I.
PASQUALE -bettoliere-, LAROSSA, PANUNZIO, MAGLIUOLO, -il- MORO,
RAFFAELE, FILOMENA, -poi-, -due- CEFFI -senza nome-.
-(Seduti presso una tavola piccola, RAFFAELE e FILOMENA cenano. In
fondo, LAROSSA e PANUNZIO, a cavalcioni d'una panca, giuocano alla
morra[1]. Il bettoliere è in faccende dietro il banco. MAGLIUOLO è
solo, accasciato, su una sedia. Il MORO, in piedi, lo contempla.)-
[1] Il giuoco della morra è così: I due avversari stringono il
pugno della mano destra, e poi, con una vibrazione del braccio,
stendono quante dita vogliono e pronunziano, simultaneamente, un
numero da due a dieci. Chi per caso ha indovinato la somma dei
due numeri indicati dalle dita stese da ciascuno, è il
vincitore.
LAROSSA e PANUNZIO
-(simultaneamente -- con un grido secco)-
Sette! Cinque! Otto! Sei!
Cinque! Quattro! Nove! Nove!
LAROSSA
-(che ha perduto, paga un gruzzolo di soldi.)- Piglia. Un'altra mezza
lira?
PANUNZIO
Ah, no. Aspetta.
MAGLIUOLO
-(con gli occhi imbambolati, la testa penzolante sul petto, brontola
una funebre cantilena:)- Lo lò, lollorò... Lo lò, lollorò... Lo lò,
lollorò....
IL MORO
-(scrolla il capo, compassionevolmente.)-
RAFFAELE
Don Pasqualino, scusate, portateci delle noci. Ma quelle di Sorrento,
eh?
PASQUALE
Sissignore.
FILOMENA
-(facendo la schizzinosa)- Ma no, non c'è bisogno....
RAFFAELE
Con me, i complimenti ce li perdete.
LAROSSA e PANUNZIO
-(giocando) (insieme)-
Dieci! Quattro! Tre! Tre! Due!
Dieci! Otto! Sette! Sette! Tre!
PANUNZIO
-(sguaiatamente ride perchè ha ancora vinto.)- Ah! ah! ah!
PASQUALE
-(serve le noci.)-
RAFFAELE
-(a Pasquale:)- E fateci questo conto.
PASQUALE
Undici soldi i polpi, otto soldi la frittata e sono diciannove,
quattro di formaggio e sono ventitre, quattordici di vino... e sono
trentasette, quattro soldi di pane e noci e sarebbero quarantuno: fate
giusto due lire.
RAFFAELE
-(cava pomposamente di tasca il portafogli e vi cerca la moneta.)-
MAGLIUOLO
Lo lò, lollorò.... Lo lò, lollorò....
RAFFAELE
-(a Pasquale:)- Mi dovreste cambiare una carta da venticinque.
PASQUALE
Ma non c'è fretta.... Vi pare!
RAFFAELE
Mi fate credito?
PASQUALE
A voi?! Mi dispiace che è cosa da niente.
RAFFAELE
Voi siete un uomo che capite.
LAROSSA
-(piano, a Panunzio:)- Credi a me, quella è la moglie del gobbo.
PANUNZIO
E lui?
LAROSSA
È Raffaele il butterato, quel cocchiere di Porta Nolana che dà il
danaro ad interesse.
PANUNZIO
Ah?
IL MORO
-(a Magliuolo:)- Volete che vi accompagni io a casa, don Saverio? Al
vino non ci eravate abituato. Siete ubbriaco fradicio. Che ci state a
fare, qui?
MAGLIUOLO
A casa non ci vado. C'è la morta con le candele!
IL MORO
Ma no, no, non c'è più, da una settimana non c'è più.
MAGLIUOLO
Lo lò, lollorò.... -(E resta immobile, come in un letargo.)-
-(Entrano due Ceffi misteriosi -- e siedono presso una piccola tavola;
-- vi battono sopra col bastone per chiamare il bettoliere.)-
PASQUALE
-(avvicinandosi ad essi)- Comandate.
1º CEFFO
Un mazzo di carte e due quintini.
PASQUALE
-(esegue.)-
-(I due si dispongono a giocare alla scopa, interrogando il mazzo per
sapere chi debba far carte.)- -- -(Uno di essi getta a terra un
mozzicone di sigaro.)- -- -(Un monello scalzo e cencioso entra carponi,
come uno scoiattolo, afferra il mozzicone, e scappa.)-
LAROSSA
Coraggio, Panunzio! La pace di tutto quello che mi hai vinto?
PANUNZIO
Ci sto.
IL MORO
-(s'avvicina ai giuocatori della morra.)-
LAROSSA e PANUNZIO
-(giuocando) (insieme)-
Sette! Quattro!
Dieci! Nove!
-(Panunzio vince.)-
LAROSSA
Ah, maledetta la sorte! -(E, con mal garbo, paga.)-
FILOMENA
-(a Raffaele:)- Lo sapete che di sera non ci posso venire. Domani
mattina vi contento.
RAFFAELE
E se mi mancate?
FILOMENA
Per quanto voglio bene ai figli miei, v'ho detto di venire e ci vengo!
RAFFAELE
-(con cupidigia:)- Che occhi assassini!
1º CEFFO
-(piano, all'altro:)- Guarda se quei quattro sono segnati nella lista
dei perquisiti di ieri.
2º CEFFO
Sarebbero?
1º CEFFO
-(pianissimo)- Larossa Giuseppe, Panunzio Lorenzo, Stile Salvatore,
soprannominato il Moro, e Magliuolo Saverio, già componenti della
Cooperativa di quel tale Antonio Altieri e oggi operai dell'opificio
Salviati.
IL MORO
-(a Panunzio che lo invita e che lo stuzzica:)- E dàgli! Non voglio
giocare. Hai capito?
PANUNZIO
Ti sei fatto santo?
IL MORO
Eh! Può essere!...
2º CEFFO
-(al 1º Ceffo, dopo aver consultato un taccuino:)- Sì, tutti
perquisiti ieri.
1º CEFFO
-(più forte, prendendo il mazzo e mischiando)- Dunque, facciamo doppia
e tripla?
2º CEFFO
Doppia e tripla.
SCENA II.
MARTINO -e detti-.
MARTINO
-(entra con la pipa in bocca. Vedendo la moglie con Raffaele
s'imbarazza e quasi vorrebbe svignarsela, fingendo di non averla
vista.)-
FILOMENA
-(con un poco di paura, a Raffaele:)- Uh! Mio marito!...
RAFFAELE
E che fa? -(a Martino, subito:)- Qua, qua, amicone bello.
MARTINO
-(ostentando sarcasmo)- Prosit! -(E si accosta.)-
IL MORO
-(a Panunzio e a Larossa:)- Ora succede il finimondo!
PANUNZIO
Non succede niente. Il gobbo ci ha fatto il callo. -(Accenna al
capo.)-
RAFFAELE
-(a Martino:)- Se venivate, un poco prima....
FILOMENA
... Già, se venivi un poco prima....
MARTINO
Tu, a casa! -(Piglia Filomena per un braccio e la costringe ad
alzarsi.)-
FILOMENA
È stato lui che m'ha invitata....
MARTINO
-(sempre tenendola)- A casa!
FILOMENA
Eh, mi fai male!
MARTINO
Le hai lasciate sole quelle cinque anime dannate?
FILOMENA
Ho chiuso la porta con la chiave.
MARTINO
-(spingendola fuori)- A casa! A casa!
FILOMENA
-(svincolandosi, va via.)-
RAFFAELE
-(a Martino, con supremazia:)- Mi pare che questa non sia la maniera
di....
MARTINO
-(sforzandosi di mostrarsi risentito)- Di che?
IL MORO
-(a Martino, come per evitare una baruffa:)- È cosa di poco momento.
Non vale la pena di andare in collera.
MARTINO
Intrigatevi dei guai vostri, voi!
RAFFAELE
-(a Martino, continuando:)- Insomma, donna Filomena stava con me, e...
io vi ho voluto sempre bene....
MARTINO
-(umile)- Mi avete voluto sempre bene, e questo lo so.... Invitate mia
moglie a cena, e io... onore e piacere. Non dico che..., ma... mi
spiego? Qua sta il busillis.... La gente sparla, e....
RAFFAELE
E lasciate che sparli. Quando la coscienza è pulita! -(Offrendo)- Un
mezzo toscano?
MARTINO
Se me ne date uno intero, mi fate grazia.
PANUNZIO
-(piano a Larossa e al Moro:)- Lo vedete che si acconciano.
RAFFAELE
-(dando a Martino un sigaro intero)- Servito.
MARTINO
Gentilezza sempre. -(Prende il sigaro e si allontana.)-
MAGLIUOLO
-(in dormiveglia)- Lo lò, lollorò... Lo lò, lollorò....
RAFFAELE
-(a Magliuolo, scuotendolo brutalmente:)- Non cantate, che v'ho da
parlare.
MAGLIUOLO
A me?
RAFFAELE
A voi.
MAGLIUOLO
-(ricade nel letargo.)-
2º CEFFO
-(piano, al 1º:)- Il gobbo non c'è nella lista dei perquisiti....
1º CEFFO
E non ci deve essere. Il gobbo è roba nostra: persona onesta.
RAFFAELE
-(a Magliuolo:)- Svegliatevi, don coso! La settimana è passata.
MAGLIUOLO
Ah?
RAFFAELE
È passata, è passata, se il calendario non sbaglia. Spicciamoci almeno
con gl'interessi.
MAGLIUOLO
-(brontolando)- Ho fatto i funerali a mia moglie. Era vecchia, ma...
cristallo puro!... Funerali bellissimi! Non ho più niente.
RAFFAELE
Ma per bere ce li avete i danari?
MAGLIUOLO
Per bere, sì.
IL MORO
-(con cortesia, a Raffaele:)- Saverio Magliuolo è stato sempre
puntuale.
MAGLIUOLO
Ora basta! Puntuale, mai più!
IL MORO
-(a Raffaele:)- Non gli date retta. Vedrete che domani....
RAFFAELE
-(interrompendo con burbanza tranquillamente minacciosa)- Be', ma si
può sapere chi siete voi che ogni tanto vi incomodate per fatti che
non vi riguardano?
MARTINO
-(traendo a sè Raffaele)- Va bene, non ci badate: non è gente per
voi.... -(E gli si mette al braccio.)-
IL MORO
-(si gratta in testa in segno di prudenza e si scosta.)-
SCENA III.
-Entrano- LUIGI MANGIULLI, FRANCESCO GIACOBELLI, GENNARO SANTINI, -e,
prima e dopo di essi, a gruppi o soli, più di un'altra trentina di
operai, dalle facce pallide, alcuni dei quali sono comparsi al primo
atto. Poi-, NANNINA.
-(Scambio di saluti, man mano che si entra.)-
-- Buonasera.
-- Buonasera.
-- Buonasera, Gennarino.
-- Buonasera, Giovanni.
-- Caro don Luigi!
-- Don Vincenzo!
-- Servo vostro.
-- Padrone mio...
GIACOBELLI
-(si avanza parlando vivamente e gesticolando fra quattro o cinque
compagni che lo ascoltano. È livido in volto, eccitato, nervoso.)-
MAGLIUOLO
-(lugubremente)- Comincia ad avanzarsi tutto il corteo.... Ma il
catafalco non lo vedo.... -(Egli si alza barcollante con gli occhi
spiritati, indi ricade, pesantemente, su una sedia e si abbatte.)-
SANTINI
-(gaiamente, al bettoliere, quasi abbracciandolo:)- Don Pasqualino
amabile.
PASQUALINO
Vino e carte?
SANTINI
No, niente carte. Stasera si ha da ragionare. Stiamo in cappella.
Abbiamo già un piede in galera, e non c'è tempo da perdere.
-I due- CEFFI
-(confabulano.)-
ALTRE VOCI
Vino! Vino!
MANGIULLI
E a credenza.
PASQUALE
-(esegue velocemente, distribuendo bicchieri e guastade.)-
RAFFAELE
-(al braccio di Martino)- Ma perchè non vi ricordate mai di me quando
i compagni vostri vanno in cerca di danaro?
MARTINO
I miei compagni non mi vedono di buon occhio. Da che sono tornati a
stare con me sotto lo stesso padrone, mi hanno sulle corna. E poi, che
affare potreste combinare con questi straccioni?
RAFFAELE
Se dànno il pegno, io sto sicuro. E a voi il quindici per cento
sugl'interessi non manca. Avete una famiglia sulle spalle, e io sono
un uomo di coscienza.
-(Tutti si sono seduti e ciarlano. Si ode un mormorìo confuso. Entra
Nannina.)-
NANNINA
-(è una donnina bella, giovanissima, pallida: occhi infossati. È
vestita poveramente, ma con una certa civetteria: gonna breve,
zoccoletti luridi, trascinati da piedi piccoli in calze colorate. Il
corpetto serrato, di color blu, mette in mostra le anche: intorno al
collo un gran fazzoletto rosso, di cui due cocche unite scendono a
punta sul dorso e due sulle mammelle. Cammina mollemente. Ha un
aspetto malinconico e, nondimeno, i suoi sguardi sono ricercatori e
provocanti.)- Don Pasqualino, per favore, mezzo litro. -(Si ferma poco
lontano dal banco di vendita.)-
PASQUALE
-(affaccendato, servendo gli altri)- Un momento.
GIACOBELLI
-(seduto in mezzo ai compagni, continuando il suo discorso, si
accalora maggiormente)- Io voglio sporgere querela, vi dico. Pezzente,
ci sono e ci resto. Ma perquisito come un pregiudicato qualunque, no!
IL MORO
-(che si è avvicinato a Nannina, le parla, alle spalle,
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