-- È probabile, disse d'Artagnan; ma l'uomo che l'ha rapita, lo
conoscete voi?
-- Vi ho detto che credo di conoscerlo.
-- Il suo nome?
-- Non lo so; quello che so soltanto si è che egli è una creatura del
ministro, la sua anima dannata.
-- Ma voi lo avete veduto?
-- Sì, un giorno mia moglie me lo ha mostrato.
-- Ha egli nessuna singolarità alla quale si possa riconoscerlo?
-- Oh certamente; è un signore di alta statura, di pelo nero, di
colorito pallido, coll'occhio penetrante, i denti bianchi, ed una
cicatrice alla tempia.
-- Una cicatrice alla tempia! gridò d'Artagnan, e con essa denti
bianchi, occhio penetrante, però nero, questi è il mio uomo di Méung.
-- È il vostro uomo, dite voi?
-- Sì, sì, ma ciò non fa niente alla cosa. No, io mi sbaglio, ciò anzi
semplifica di molto la cosa: se il vostro uomo è pure il mio, farò
due vendette con un colpo solo, ecco tutto; ma dove il raggiungerò
quest'uomo?
-- Non ne so niente.
-- Non avete presa alcuna informazione sulla sua dimora?
-- Nessuna; un giorno che io riconduceva mia moglie al Louvre, egli
sortiva quando essa entrava, e me lo fece vedere.
-- Diavolo! diavolo! mormorò d'Artagnan tuttociò è bene incerto. Da chi
avete saputo il rapimento di vostra moglie?
-- Dal signor de Laporte.
-- Vi ha dato qualche dettaglio?
-- Egli non ne aveva alcuno.
-- E voi non avete saputo niente altro?
-- Sì, ho ricevuto...
-- Che?
-- Ma io non so se commetta una grande imprudenza...
-- Voi ritornate ancora come prima; però io vi farò osservare che ora è
troppo tardi per ritornare indietro.
-- Così io non mi ritiro, per bacco! gridò il borghese giurando per
riscaldarsi la testa. D'altronde, fede di Bonacieux...
-- Voi vi chiamate Bonacieux? interruppe d'Artagnan.
-- Sì, questo è il mio nome.
-- Voi diceste adunque, fede di Bonacieux! perdonate se io vi ho
interrotto, ma mi sembrava che questo nome non mi fosse nuovo.
-- È possibile, signore. Io sono il vostro padrone di casa.
-- Ah! ah! fece d'Artagnan sollevandosi per metà, e inchinandosi. Ah!
voi siete il signor proprietario della casa?
-- Sì, signore, sì. E siccome da tre mesi che voi siete in casa
mia, e che distratto, senza dubbio dalle vostre grandi occupazioni,
avete dimenticato di pagarmi l'affitto, siccome, dico, io non vi ho
tormentato un istante, ho pensato che voi avreste riguardo alla mia
delicatezza.
-- Come è; mio caro signore Bonacieux, riprese d'Artagnan, credete che
io sono pieno di riconoscenza per un simile procedere, e che, come ve
l'ho detto, se posso esservi utile in qualche cosa...
-- Vi credo, signore, vi credo e come stava per dirvi, in fede di
Bonacieux, ho tutta la mia confidenza in voi.
Il borghese cavò un foglio di saccoccia, e lo presentò a d'Artagnan.
-- Una lettera! fece il giovane.
-- Che ho ricevuta questa mattina.
D'Artagnan l'aprì, e siccome il giorno cominciava a declinare, egli
s'avvicinò alla finestra. Il borghese lo seguì.
«Non cercate affatto vostra moglie» lesse d'Artagnan, «ella vi sarà
resa quando non si avrà più bisogno di lei. Se voi fate la più piccola
dimostrazione per ritrovarla, siete perduto.»
-- Ecco ciò che vi è positivo continuò d'Artagnan; ma dopo tutto, questa
non è che una minaccia.
-- Sì, ma questa minaccia mi spaventa, signore; io non sono affatto uomo
di spada, ed ho paura della Bastiglia.
-- Hum! fece d'Artagnan, ma l'affare si è che pure io ho minor desiderio
della Bastiglia di voi. Se non si trattasse che di un colpo di spada,
vada pure.
-- Però, signore, io aveva calcolato su voi in questa occasione.
-- Sì?
-- Vedendovi incessantemente circondato da moschettieri, con un aspetto
molto guerriero, e riconoscendo che questi moschettieri erano quelli
del sig. de Tréville, e per conseguenza nemici del ministro, io aveva
pensato che voi e i vostri amici, nel rendere giustizia alla nostra
povera regina, sarete ben contenti di fare un cattivo giuoco allo
stesso ministro.
-- Senza dubbio.
-- E poi aveva pensato che, dovendomi voi tre mesi di affitto, di cui io
non vi ho mai parlato...
-- Sì, sì, voi mi avete di già addotta questa ragione, e io la trovo
eccellente.
-- Che più, fino a tanto che voi mi farete l'onore di restare in casa
mia, non vi parlerò mai dell'affitto venturo...
-- Benissimo!
-- Aggiungete a ciò, sevi fosse bisogno, contava offrirvi una
cinquantina di doppie, se contro ogni probabilità, voi vi ritrovaste in
questo momento in qualche angustia...
-- A meraviglia; ma voi dunque siete ricco, mio caro signor Bonacieux?
-- Ho tutti i miei comodi, signore, questa è la parola; ho riunito
qualche cosa, come sarebbero due o tre mila scudi di rendita nel
commercio delle mercerie, e soprattutto mettendo qualche fondo
sull'ultimo viaggio del celebre navigatore Giovanni Mocquet, di modo
che voi capirete, signore... ah! ma... gridò il borghese.
-- Che? domandò d'Artagnan.
-- Che vedo io là?
-- Dove?
-- Sulla strada, dirimpetto alle vostre finestre, nel vano di quella
porta: un uomo inviluppato nel suo mantello.
-- È lui gridarono ad un tempo d'Artagnan ed il borghese, avendo
riconosciuto il loro uomo.
-- Ah! questa volta, gridò d'Artagnan saltando alla sua spada, questa
volta egli non mi fuggirà.
E cavando la sua spada dal fodero si precipitò fuori dell'appartamento.
Sulla scala egli incontrò Athos e Porthos che venivano a visitarlo.
Essi si scostarono; d'Artagnan passò fra di loro come una freccia.
-- E che! dove corri tu così? gridarono in una volta i due moschettieri.
-- L'uomo di Méung! riprese d'Artagnan, e disparve.
D'Artagnan aveva più di una volta raccontato ai suoi amici la sua
avventura con lo sconosciuto come pure l'apparizione della bella
viaggiatrice, alla quale questo uomo aveva sembrato confidare una così
importante missione. Il parere di Athos era stato che d'Artagnan avesse
perduto la sua lettera nell'osteria. Un gentiluomo, secondo lui, e al
ritratto che d'Artagnan aveva fatto dello sconosciuto questi non poteva
essere che un gentiluomo; un gentiluomo doveva essere incapace di
commettere la bassezza di rubare una lettera.
Porthos non aveva veduto in tutto ciò che un appuntamento amoroso dato
da una dama ad un cavaliere, o da un cavaliere ad una dama, che era
stato disturbato dalla presenza di d'Artagnan e del suo cavallo giallo.
Aramis aveva detto che questa sorta di cose misteriose, valeva meglio
il non approfondirle.
Essi compresero dunque dalle poche parole sfuggite a d'Artagnan, di
quale affare si trattava, e siccome pensarono che dopo aver raggiunto
il suo uomo, o dopo averlo perduto di vista, d'Artagnan avrebbe finito
col ritornare in casa, continuarono la loro strada.
Allorchè entrarono nella camera di d'Artagnan, la camera era vuota;
il proprietario, temendo le conseguenze dell'incontro che senza
dubbio avrebbe avuto luogo tra il giovane e lo sconosciuto, aveva,
in conseguenza dell'esposizione ch'egli stesso aveva fatta del suo
carattere, giudicato che era cosa prudente il ritirarsi.
CAPITOLO IX.
D'ARTAGNAN SPIEGA CARATTERE
Come lo aveva preveduto Athos e Porthos, in capo ad una mezz'ora
d'Artagnan rientrò. Questa volta pure egli non aveva ritrovato il suo
uomo, che come per incanto era scomparso. D'Artagnan aveva corso colla
spada alla mano tutte le strade circonvicine, ma non aveva ritrovato
nessuno che rassomigliasse a quello che egli cercava, quindi n'era
venuto a ciò da cui doveva forse cominciare, e che era di battere alla
porta contro la quale lo sconosciuto stava appoggiato; ma inutilmente
egli per dieci o dodici volte di seguito aveva fatto risonare il
metallo, nessuno gli aveva risposto; ed i vicini, che attirati dal
rumore, erano accorsi sul limitare della loro porta, lo avevano
assicurato che quella casa, di cui del resto tutte le aperture erano
chiuse, era da sei mesi completamente inabitata.
Nel mentre che d'Artagnan correva le strade e batteva alle porte,
Aramis aveva raggiunto i suoi due compagni, di modo che ritornando in
casa, d'Artagnan aveva ritrovata la riunione al suo completo.
-- Ebbene? dissero assieme i tre moschettieri, vedendo entrare
d'Artagnan col sudore sulla fronte e la figura sconvolta dalla collera.
-- Ebbene! gridò questi gettando la sua spada sul letto, bisogna
che quest'uomo sia il diavolo in persona, egli è scomparso come un
fantasma, come un'ombra, come uno spettro.
-- Credete voi alle apparizioni? domandò Athos a Porthos.
-- Io? non credo che a ciò che ho veduto, e siccome non ho mai veduto
apparizioni, così non vi credo.
-- In ogni caso, uomo o diavolo, corpo od ombra, illusione o realtà,
quest'uomo è nato per la mia dannazione, poichè la sua fuga ci fa
andare a vuoto un affare superbo, signori, un affare nel quale vi erano
cento doppie da guadagnare, e fors'anche più.
-- In qual modo? dissero in una volta Porthos e Aramis.
In quanto ad Athos, fedele al suo sistema di mutismo, si contentò
d'interrogare d'Artagnan con lo sguardo.
-- Planchet, disse d'Artagnan al suo domestico, che passava in questo
momento la testa per la porta non ben chiusa cercando di sorprendere
qualche brano della conversazione, discendete dal mio proprietario,
sig. Bonacieux, ditegli d'inviarci una mezza dozzina di bottiglie di
vino di Beaugency; è quello che io preferisco.
-- E che! voi avete dunque credito aperto col vostro padrone di casa?
domandò Porthos.
-- Sì rispose d'Artagnan, da oggi in poi, e state tranquilli, se il suo
vino è cattivo noi gli manderemo a cercarne dell'altro.
-- Bisogna usare, e non abusare, disse sentenziosamente Aramis.
-- Io ho sempre detto che d'Artagnan era la testa forte di noi quattro,
fece Athos, che dopo avere emessa questa opinione, alla quale
d'Artagnan rispose con un saluto, ricadde subito nel suo consueto
silenzio.
-- Ma in fine vediamo, che cosa c'è? domandò Porthos.
-- Sì, disse Aramis, confidateci tutto, mio caro amico, a meno che
l'onore di qualche dama non si trovi interessato in questa confidenza,
nel qual caso farete meglio a conservarla per voi.
-- Siate tranquilli, rispose d'Artagnan, l'onore di nessuna persona avrà
a lamentarsi in ciò che io vi dirò.
E allora egli raccontò parola per parola ai suoi amici tutto ciò che
era accaduto fra il suo padron di casa e lui, ed in qual modo l'uomo
che aveva rapita la moglie del degno proprietario era lo stesso col
quale aveva avuto contesa nell'osteria di Francesco Meunier.
-- Il vostro affare non è cattivo, disse Athos, dopo avere gustato il
vino da conoscitore, e indicato con un segno di testa che lo trovava
buono, e si potrà ricavare da questo bravo uomo una cinquantina o una
sessantina di doppie. Ora, resta a sapersi se cinquanta o sessanta
doppie valgano la pena di arrischiare quattro teste.
-- Ma fate attenzione, gridò d'Artagnan, che vi è una donna in
quest'affare, una donna elevata, una donna che si minaccia senza
dubbio, che forse si mette a tortura e tutto ciò perchè ella è fedele
alla sua padrona.
-- State in guardia, d'Artagnan, state in guardia, disse Aramis, voi
vi riscaldate un poco troppo, a mio avviso, sulla sorte della signora
Bonacieux. La donna è stata sempre la rovina degli uomini, ed è da lei
che ci vengono tutte le miserie.
Athos, a questa sentenza d'Aramis aggrottò il sopracciglio, e si morse
le labbra.
-- Non è punto della signora Bonacieux che m'inquieto, gridò d'Artagnan,
ma della regina, che il re abbandona, che il ministro perseguita, e che
vede cadere, le une dopo le altre, le teste di tutti i suoi amici.
-- Perchè ama ella tutto ciò che noi detestiamo di più a questo mondo,
gli Spagnuoli e gl'Inglesi?
-- La Spagna è la sua patria, rispose d'Artagnan, ed è cosa
semplicissima che ella ami gli Spagnuoli, che sono figli della stessa
sua terra. In quanto al secondo rimprovero che voi le fate, ho inteso
dire che ella amava, non già gl'inglesi, ma un Inglese.
-- Eh in fede mia, disse Athos, bisogna convenire che questo Inglese è
ben degno di essere amato. Io non ho mai veduto un aspetto più grande
del suo.
-- Senza contare che nessuno si sa abbigliare come lui, disse Porthos.
Io era al Louvre il giorno in cui ha seminate le sue perle, e per
bacco! io ne ho raccolte due che ho vendute dieci doppie l'una. E tu,
Aramis, lo conosci tu?
-- Tanto bene quanto voi, signori, perchè io era uno di quelli che
lo hanno arrestato nel giardino d'Amiens, ove mi aveva introdotto
il sig. de Putange, lo scudiere della regina. Io era al seminario in
quell'epoca, e l'avventura mi parve crudele pel re.
-- Cosa che non m'impedirebbe, disse d'Artagnan, se io sapessi dov'è il
duca di Buckingham, di prenderlo per la mano, e di condurlo vicino alla
regina, e non fosse altro che per fare arrabbiare il ministro, poichè
il nostro vero, il nostro solo, eterno nemico, signori, è il ministro,
e se possiamo ritrovare il modo di giuocargli un qualche giuoco
crudele, vi confesso che vi impegnerei volentieri la mia testa.
-- E, riprese Athos, il merciaio vi ha detto, d'Artagnan, che la regina
temeva che si fosse fatto venire Buckingham sotto un falso avviso?
-- Ella ne ha paura.
-- Aspettate dunque, disse Aramis.
-- Che cosa? domandò Porthos.
-- Continuate pure. Io cerco a richiamarmi alcune circostanze.
-- Ed ora io son convinto, disse d'Artagnan, che il ratto di questa
donna della regina si concatena agli avvenimenti di cui parliamo, e
fors'anche alla presenza del signor de Buckingham in Parigi.
-- Il Guascone è pieno d'idee, disse Porthos con ammirazione.
-- Amo molto sentirlo parlare, disse Athos, il suo dialetto mi diverte.
-- Signori, riprese Aramis, ascoltate questo.
-- Ascoltiamo Aramis, dissero i tre amici.
-- Ieri, io mi trovava presso un dotto filosofo, che ho qualche volta
consultato per i miei studii.
Athos sorrise.
-- Egli abita un quartiere deserto, continuò Aramis; i suoi gusti,
la sua professione lo esigono. Ora al momento che io sortiva di casa
sua... qui Aramis si fermò.
-- Ebbene! domandarono i suoi uditori al momento che sortivi di casa
sua?...
Aramis parve fare uno sforzo sopra se stesso, come un uomo che, in
pieno corso di una bugia, si vede fermato da un qualche ostacolo
imprevisto, ma gli occhi dei suoi tre compagni erano fissi su lui, le
loro orecchie erano tese, e non vi era più modo d'indietreggiare.
-- Questo filosofo ha una nipote, continuò Aramis.
-- Ah! egli ha una nipote? interruppe Porthos.
-- Dama molto rispettabile, disse Aramis.
I tre amici si posero a ridere.
-- Ah! se voi ridete, o se voi dubitate, riprese Aramis, voi non ne
saprete niente.
-- Noi siamo credenti come tanti maomettani, e muti come catafalchi,
disse Athos.
-- Dunque continuo, riprese Aramis. Questa nipote qualche volta viene a
vedere suo zio; ora, ella ieri vi si trovava nel medesimo tempo che me,
per caso, ed io mi offersi per condurla alla sua carrozza.
-- Ah! la nipote del filosofo ha una carrozza? interruppe Porthos, che
aveva per uno dei suoi più gran difetti una grande incontinenza di
lingua; bella conoscenza, amico mio!
-- Porthos, riprese Aramis, vi ho già fatto osservare più d'una volta
che voi siete molto indiscreto, e che ciò vi nuoce con le donne.
-- Signori, signori! gridò d'Artagnan, che intravedeva la fine
dell'avventura, la cosa è seria, cerchiamo dunque di non scherzare, se
lo possiamo. Continuate, Aramis, continuate.
-- Ad un tratto un uomo grande, bruno coi modi di gentiluomo... a voi,
del genere del vostr'uomo, d'Artagnan.
-- Forse sarà lo stesso; disse questi.
-- È possibile.... Aramis continuò, si avvicinò a me, accompagnato da
cinque o sei uomini che lo seguivano a dieci passi di distanza, e col
tuono il più gentile:
-- «Signor duca» mi disse egli «e voi, signora,» continuò indirizzandosi
alla dama che io aveva sotto il braccio.
-- La nipote del dottore?
-- Silenzio dunque Porthos, disse Athos, voi siete insopportabile!
-- Favorite di salire in questa carrozza, e ciò senza tentare la più
piccola resistenza, senza fare il più piccolo rumore.
-- Egli vi aveva preso per Buckingham! gridò d'Artagnan.
-- Credo, rispose Aramis.
-- Ma quella donna? domandò Porthos.
-- Egli l'aveva presa per la regina! disse d'Artagnan.
-- Precisamente, rispose Aramis.
-- Il Guascone è il diavolo! gridò Athos, non gli sfugge niente.
-- Il fatto è, disse Porthos, che Aramis è della statura; ed ha qualche
cosa del portamento del bel duca; ma però mi sembra che l'abito da
moschettiere...
-- Io aveva un enorme mantello, disse Aramis.
-- Nel mese di luglio? diavolo! fece Porthos; forse che il tuo filosofo
teme che tu non sia riconosciuto?
-- Comprendo ancora, disse Athos, che la spia si sia lasciata illudere
dal portamento, ma il viso...
-- Io aveva un gran cappello, disse Aramis.
-- Oh! mio Dio, gridò Porthos, quante precauzioni per studiare filosofia!
-- Signori, signori, disse d'Artagnan, non perdiamo il nostro tempo a
celiarla; dividiamoci, e cerchiamo la moglie del merciaio; questa è la
chiave dell'intrigo.
-- Una donna di così infima condizione! voi credete, d'Artagnan? disse
Porthos, allungando le labbra con disprezzo.
-- È la figlioccia di de Laporte, il cameriere di confidenza della
regina. Non ve l'ho io detto; signori? e d'altronde questo forse
potrebbe essere un calcolo di Sua Maestà di aver cercato i suoi appoggi
così in basso. Le alte teste si vedono di lontano, ed il ministro ha
buona vista.
-- Ebbene! disse Porthos, stabilite prima il premio col merciaio, e che
sia un buon premio.
-- È inutile, disse d'Artagnan, poichè io credo che s'egli non ci paga,
noi saremo ben pagati da un'altra parte.
In questo momento un rumore precipitato di passi rimbombò nelle scale,
la porta si aprì con fracasso, e il disgraziato merciaio si slanciò
nella camera ove si teneva il consiglio.
-- Ah! signori, gridò egli, salvatemi in nome del cielo, salvatemi! vi
sono là quattro uomini che vengono ad arrestarmi: salvatemi!
Porthos e Aramis si alzarono.
-- Un momento, gridò d'Artagnan, facendo loro segno di rimettere nel
fodero le spade per metà cavate: un momento, qui non c'è bisogno di
coraggio, ma di prudenza.
-- Però, gridò Porthos, noi non lasceremo...
-- Voi lascerete fare a d'Artagnan, disse Athos; egli è, io lo ripeto,
la testa forte di tutti noi, ed io, per conto mio, io dichiaro che
l'obbedisco. Fa ciò che vuoi d'Artagnan.
In questo momento apparvero quattro guardie alla porta dell'anticamera,
e vedendo quattro moschettieri in piedi con la spada al fianco,
evitarono ad inoltrarsi maggiormente.
-- Entrate, signori, entrate, gridò d'Artagnan, voi siete qui in casa
mia, e noi qui siamo tutti servitori fedeli del re e del ministro.
-- Allora, signori, voi non vi opporrete alla esecuzione degli ordini
che noi abbiamo ricevuti? domandò quello che sembrava il capo della
squadra.
-- Al contrario, signori, noi anzi vi presteremo mano forte se il
bisogno lo esige.
-- E che cosa è dunque questo? brontolò Porthos.
-- Tu sei uno stupido, disse Athos, silenzio!
-- Ma voi mi avete promesso... disse a bassa voce il povero merciaio.
-- Noi non vi possiamo salvare che restando liberi, rispose rapidamente
e a bassa voce, d'Artagnan, e se noi facciamo atto di difendervi, noi
saremo arrestati con voi.
-- Mi sembra, però...
-- Venite, signori, venite, disse ad alta voce d'Artagnan, io non ho
nessun motivo per difendere il signore. Io l'ho veduto oggi per la
prima volta, e vi dirà ancora egli stesso in quale occasione, per
venire a reclamare il prezzo del mio affitto. È vero, sig. Bonacieux?
rispondete!
-- È la verità, gridò il merciaio, ma il sangue non vi dice...
-- Silenzio su di me e su i miei amici, silenzio sulla regina
soprattutto, oppure voi perderete tutti senza neppur salvar voi.
Andate, andate, signori, conducete quest'uomo.
E d'Artagnan spinse il merciaio tutto stordito fra le mani delle
guardie, dicendogli:
-- Voi siete un briccone, mio caro: voi venite a domandare del danaro
a me! a un moschettiere! in prigione! signori, anche una volta,
conducetelo in prigione e custoditelo sotto chiave il più lungamente
che sia possibile ciò mi darà il tempo per pagarlo.
Gli sbirri si confondevano in ringraziamenti e conducevano la loro
preda.
Al momento che essi discendevano, d'Artagnan battè sulla spalla del
capo.
-- E non berrò alla vostra salute e voi alla mia? disse egli riempiendo
due bicchieri di quel vino di Beaugency, che egli aveva dalla
liberalità del sig. Bonacieux.
-- Sarà un onore per me, disse il capo degli sbirri, e io accetto con
riconoscenza.
-- Dunque alla vostra, signore, come vi chiamate?
-- Bois renard.
-- Sig. Bois renard!
-- Alla vostra, mio gentiluomo... come vi chiamate, se vi piace!
-- D'Artagnan.
-- Alla vostra salute sig. d'Artagnan!
-- E sopra tutto questo, gridò d'Artagnan come trasportato dal suo
entusiasmo, a quella del re e del ministro.
Il capo degli sbirri avrebbe forse dubitato della sincerità di
d'Artagnan se il vino fosse stato cattivo; ma il vino era buono, e ne
fu convinto.
-- Ma che diavolo di villania avete voi fatta? disse Porthos allora
quando il bargello in capo ebbe raggiunto i suoi compagni, e che i
quattro amici si ritrovarono soli. Per bacco! quattro moschettieri
lasciarsi arrestare un disgraziato che viene a gettarsi in mezzo a loro
gridando aiuto! un gentiluomo bere con uno sbirro!
-- Porthos, disse Aramis, Athos ti ha prevenuto che tu sei uno stupido,
ed io pure sono del suo avviso. D'Artagnan tu sei un grand'uomo, e
quando tu sarai nel posto del sig. de Tréville, io ti domanderò la tua
protezione per farmi avere un'Abbazia.
-- Ah! io mi ci perdo, disse Porthos, voi approvate ciò che ha fatto
d'Artagnan?
-- Lo credo bene, per bacco! disse Athos; non solo io approvo ciò che
egli ha fatto, ma me ne congratulo.
-- E ora, signori, disse d'Artagnan senza darsi la pena di spiegare la
sua condotta a Porthos, tutti per uno, e uno per tutti; questa è la
nostra divisa non è vero?
-- Però!... disse Porthos.
-- Stendi la mano e giura! gridarono ad un tempo Athos e Aramis.
Vinto dall'esempio e brontolando a bassa voce, Porthos stese la mano,
e i quattro amici ripeterono con una sola voce la formula dettata da
d'Artagnan:
«Tutti per uno, uno per tutti».
-- Sta bene; che ciascuno ora si ritiri in casa sua, disse d'Artagnan,
come se non avesse fatto in vita sua altra cosa che comandare; e
attenti, poichè da questo momento eccoci alle prese col ministro.
CAPITOLO X.
UNA TRAPPOLA DA SORCI DEL SECOLO XVII
L'invenzione della trappola non data dai nostri giorni; da che le
società, nel costituirsi, ebbero inventata una polizia qualunque,
questa polizia a sua volta inventò le trappole.
Siccome forse i nostri lettori non si sono ancora famigliarizzati col
gergo della strada di Gerusalemme, e che questa è la prima volta, dopo
quindici anni, che noi scriviamo, che noi impieghiamo questa parola
applicata a questa cosa, spieghiamo loro cosa è una trappola da sorci.
Quando, in una casa qualunque, si è arrestato un individuo sospetto di
un delitto qualsiasi, si tiene secreto l'arresto; si pongono quattro o
cinque uomini in imboscata nella prima camera; si apre la porta a tutti
quelli che battono, la si richiude dietro di loro, e si arrestano; in
questo modo, in capo a due o tre giorni, si ha nelle mani quasi tutte
le persone famigliari dello stabile.
Ecco che cosa è una trappola da sorci.
Fu dunque fatta una trappola nell'appartamento di mastro Bonacieux, e
chiunque vi comparve fu preso e interrogato dagli agenti dei ministro.
Va senza dire che, siccome una entrata particolare metteva al primo
piano, che abitava d'Artagnan, quelli che venivano da lui erano esenti
da ogni visita.
D'altronde i tre moschettieri soltanto vi venivano; essi si erano
messi sulle ricerche ciascuno dalla sua parte, e non avevano nè
ritrovato nè scoperto niente; Athos era stato eziandio a muovere delle
interrogazioni al sig. de Tréville, cosa che visto il mutismo abituale
del degno moschettiere, aveva molto meravigliato il suo capitano. Ma
il sig. de Tréville non sapeva niente, se non che l'ultima volta che
aveva veduto il ministro, il re e la regina, il ministro aveva l'aria
molto concentrata, che il re era molto inquieto, e che il rosso degli
occhi della regina indicava che ella aveva vegliato e pianto. Ma questa
ultima circostanza lo aveva ben poco colpito; la regina, dopo il suo
matrimonio, vegliava e piangeva molto.
Il sig. de Tréville raccomandò in ogni caso ad Athos il servizio del
re, e soprattutto quello della regina, pregando di fare la medesima
raccomandazione ai suoi camerati. In quanto a d'Artagnan egli non
si moveva da casa sua. Egli aveva convertita la sua camera in un
osservatorio. Dalle finestre egli vedeva giungere quelli che venivano
a farsi prendere; poi, siccome aveva levato un quadrello dal pavimento
e forato un buco nel palco, dimodochè una semplice intonacatura lo
separava dalla camera di sotto ove si facevano gli interrogatorii,
ed egli intendeva tutto ciò che si faceva dagli inquisitori e dagli
accusati.
Gli interrogatorii erano preceduti da una perquisizione minutissima
operata sulla persona arrestata; le domande erano sempre concepite
così:
«La signora Bonacieux vi ha ella consegnato qualche cosa per suo marito
o per qualche altra persona?
«Il signor Bonacieux vi ha egli consegnato qualche cosa per sua moglie
o per qualche altra persona?
«L'uno e l'altro vi hanno essi fatta alcuna confidenza a viva voce?»
-- Se essi sapessero qualche cosa, essi non interrogherebbero così,
disse a se stesso d'Artagnan. Ora che cosa cercano di sapere? se il
duca di Buckingham si ritrova a Parigi, se egli ha avuto o se egli deve
avere qualche abboccamento con la regina.
D'Artagnan si fermò a questa idea, che, dopo tutto ciò che aveva
inteso, non mancava di probabilità.
Frattanto la trappola era in permanenza, e la vigilanza di d'Artagnan
egualmente.
La sera dell'indomani dall'arresto del povero Bonacieux, quando Athos
aveva lasciato d'Artagnan per portarsi presso il sig. de Tréville,
stando per sonare le nove ore, e quando Planchet, che non aveva fatto
ancora il letto, cominciava le sue faccende, s'intese battere alla
porta della strada; subito dopo questa porta si aprì e si richiuse,
qualcuno era venuto a cadere in trappola.
D'Artagnan si slanciò verso il luogo in cui avea tolto la pietra, si
stese col ventre a terra e ascoltò.
Ben presto si sentirono delle strida, quindi dei gemiti che si cercava
di soffocare. Non si trattava di interrogatorio.
-- Diavolo! disse a se stesso d'Artagnan, mi sembra che questa sia una
donna; la frugano, ella resiste, le usano violenze. Ah! miserabili!
E d'Artagnan, ad onta della sua prudenza, si tratteneva a gran stento
per non mischiarsi alla scena che accadeva sotto di lui.
-- Ma io vi dico che sono la padrona della casa, signori, io vi dico
che sono la moglie di Bonacieux, io vi dico che sono al servizio della
regina e che appartengo a lei! gridava la disgraziata donna.
-- La signora Bonacieux! mormorò d'Artagnan, sarei io abbastanza felice
per aver ritrovato tutto ciò che altri cercano?
-- È precisamente voi che noi aspettavamo, ripresero gl'interrogatori.
La voce divenne più soffocata. Un movimento tumultuoso si ripercosse
sul palco di legno. La vittima resisteva tanto, quanto può resistere
una donna a quattro uomini.
-- Perdono, signore, perdono...! mormorò la voce che non fece più
sentire che suoni inarticolati.
-- Essi la legano, essi forse la trascineranno! gridò d'Artagnan,
raddrizzandosi come una molla. La mia spada! buono, essa è al mio
fianco. Planchet!
-- Signore.
-- Corri a cercare Athos, Porthos e Aramis. L'uno dei tre sarà
certamente in casa, forse saranno rientrati tutti e tre. Che essi
prendano le armi, che vengano, che accorrano. Ah! ora mi ricordo! Athos
è dal signor de Tréville.
-- Ma dove andate voi signore? dove andate?
-- Io discendo dalla finestra, gridò d'Artagnan, per fare più presto!
tu, rimetti la pietra, accomoda il pavimento, sorti dalla porta, e
corri dove io ti ho detto.
-- Oh! signore, signore, voi vi ucciderete, gridò Planchet.
-- Taci imbecille! disse d'Artagnan.
E, aggrappandosi con la mano allo stipite della finestra, si lasciò
cadere dal primo piano, che fortunatamente non era molto alto, senza
farsi nemmeno una sgraffiatura. Andò subito dopo a battere alla porta
mormorando:
-- Io pure vado a farmi prendere in trappola, ma disgraziati quei gatti
che prenderanno simili sorci.
Appena il martello ebbe ripercosso sotto la mano del giovane, che il
tumulto cessò, che alcuni passi si avvicinarono, che la porta si aprì,
e che d'Artagnan colla spada sguainata si slanciò nell'appartamento di
mastro Bonacieux, la di cui porta, senza dubbio mossa dalle suste, si
richiuse da se stessa dietro a lui.
Allora quelli che abitavano ancora la disgraziata casa di Bonacieux,
ed i vicini più prossimi, intesero delle grandi grida, un pestìo, un
percuotersi di spade ed uno strepito prolungato di mobili. Quindi, un
momento dopo, quelli che, sorpresi da questo rumore, si erano messi
dalle finestre per conoscere la causa, poterono vedere la porta aprirsi
e quattro uomini vestiti di nero, non sortire, ma slanciarsi come corvi
infuriati lasciando per terra e agli angoli dei pezzi di penne delle
loro ali, vale a dire dei brani dei loro vestiti, e degli avanzi dei
loro mantelli.
D'Artagnan era vincitore, bisogna però dirlo, senza molta pena,
perchè un solo di quei birri era armato e si difendeva ancora per
sola formalità. Egli è però vero che gli altri tre avevano cercato
di accoppare il giovane colle sedie, gli scanni e la terraglia; ma
due o tre sgraffiature fatte colla spadaccia del Guascone li avevano
spaventati. Dieci minuti erano stati sufficienti a questa sconfitta, e
d'Artagnan era rimasto padrone del campo di battaglia.
I vicini che avevano aperte le loro finestre col sangue freddo
particolare agli abitanti di Parigi in quei tempi di sommosse e di
risse perpetue, le richiusero dappoichè ebbero veduto fuggire i quattro
uomini neri; il loro istinto loro indicava che pel momento tutto era
finito.
D'altronde si faceva tardi, e, allora come adesso, si andava a letto di
buon'ora nel quartiere del Luxembourg.
D'Artagnan, rimasto solo con la sig. Bonacieux, si voltò verso di
lei. La povera donna era rovesciata sopra un sofà e mezzo svenuta.
D'Artagnan l'esaminò con un rapido colpo d'occhio.
Era una graziosa donna di venticinque ai ventisei anni, bruna, cogli
occhi blu, col naso un tantino rialzato, i denti ammirabili, un
colorito marmorizzato di color rosa e opale. Là però si fermavano
i segni che potevano farla confondere con una gran dama: le mani
erano bianche, ma senza finezza di forme; i piedi non annunziavano
la donna di qualità. Fortunatamente d'Artagnan non era ancor giunto a
preoccuparsi di questi dettagli.
Nel mentre che d'Artagnan esaminava la sig. Bonacieux, e, come abbiam
detto non era ancora giunto ai piedi, egli vide in terra un fazzoletto
di fina battista, che egli raccolse, secondo la sua abitudine; e ad
un angolo del quale riconobbe la stessa cifra che aveva veduta nel
fazzoletto che per poco non fu causa che si tagliasse la gola con
Aramis.
Da quel tempo d'Artagnan non si fidava dei fazzoletti con lo stemma,
egli rimise dunque quello che aveva raccolto nella saccoccia della sig.
Bonacieux.
In questo momento la sig. Bonacieux riprendeva i suoi sensi. Ella aprì
gli occhi, guardò con terrore intorno a lei, vide che l'appartamento
era vuoto, e che ella era sola col suo liberatore. Ella gli stese
subito le mani sorridendo. La sig. Bonacieux aveva il più grazioso
sorriso del mondo.
-- Ah! signore, disse ella, siete voi che mi avete salvata? permettetemi
che io vi ringrazii.
-- Signora, disse d'Artagnan, io non ho fatto che quello che avrebbe
fatto qualunque altro gentiluomo nel mio posto: voi dunque non mi
dovete alcun ringraziamento.
-- Sia pure, signore, sia pure, io spero potervi provare che voi non
avete reso servigio ad un'ingrata. Ma che cosa dunque volevano da me
quegli uomini, che in sulle prime io presi per ladri? e perchè il sig.
Bonacieux non è egli qui?
-- Signora questi uomini erano molto più pericolosi di quello che
potevano essere dei ladri, poichè erano agenti del ministro; e in
quanto a vostro marito, signora Bonacieux, egli non si ritrova qui,
perchè ieri sono venuti a prenderlo per condurlo alla Bastiglia.
-- Mio marito alla Bastiglia! gridò la signora Bonacieux; oh! mio Dio, e
che cosa ha dunque fatto? povero e caro uomo! egli pure è innocente!
E qualche cosa come un sorriso comparve sulla figura ancora spaventata
della giovane donna.
-- Che cosa ha fatto signora? disse d'Artagnan, io credo che il solo suo
delitto sia quello di avere la fortuna ad un tempo e la disgrazia di
essere vostro marito.
-- Ma, signore, voi dunque sapete...?
-- Io so che voi siete stata rapita, signora.
-- E da chi? lo sapete voi? oh! se voi lo sapete, ditemelo.
-- Da un uomo dai quaranta ai cinquanta anni, coi capelli neri, colorito
fosco e una cicatrice sulla tempia sinistra.
-- È lui, è lui: ma il suo nome?
-- Ah! il suo nome? è appunto quello che io non so.
-- E mio marito sapeva egli che io era stata rapita?
-- Egli ne era stato avvisato per mezzo di una lettera che gli aveva
scritto il vostro stesso rapitore.
-- Ed egli sospettava, domandò la signora Bonacieux con imbarazzo, la
causa di questo rapimento?
-- Egli l'attribuiva, io credo, ad una causa di politica.
-- Io ne ho dubitato sulle prime, ed ora la penso come lui. Così adunque
questo caro Bonacieux non ha sospettato di me un solo istante?
-- Ah! ben lontano da questo, signora, egli era troppo orgoglioso della
vostra saggezza e soprattutto del vostro amore.
Un secondo sorriso quasi impercettibile sfiorò le rosee labbra della
bella giovane sposa.
-- Ma, continuò d'Artagnan, e come avete potuto fuggire?
-- Io ho profittato di un momento in cui mi hanno lasciata sola,
e siccome sapeva fino da questa mattina che cosa pensare del mio
rapimento, coll'aiuto dei miei drappi, io sono discesa dalla finestra;
allora credendo che mio marito fosse qui, io sono accorsa.
-- Per mettervi sotto la sua protezione?
-- Oh! no, povero e caro uomo, io sapeva bene che egli era incapace di
difendermi; ma siccome egli poteva servirmi in qualche altra cosa, io
voleva prevenirlo.
-- Di che?
-- Oh! questo non è mio secreto e perciò non posso dirvelo.
-- D'altronde, disse d'Artagnan, (perdono, signora, che quantunque
semplice guardia, io vi richiami alla prudenza) d'altronde credo che
qui non siamo in luogo opportuno per fare delle confidenze. Gli uomini
che io ho messi in fuga ritorneranno ben presto con un rinforzo, e,
se essi ci ritrovano qui, noi siamo perduti. È vero che io ho fatto
avvisare tre dei miei amici, ma chi sa se sono stati ritrovati in casa.
-- Sì, sì, voi avete ragione, gridò la signora Bonacieux spaventata;
fuggiamo, salviamoci!
A queste parole ella passò il suo braccio sotto quello di d'Artagnan e
lo trascinò vivamente.
-- Ma dove fuggire? disse d'Artagnan, ove salvarci?
-- Prima allontaniamoci da questa casa, quindi poi vedremo.
E i due giovani, senza darsi la pena di chiudere la porta discesero
rapidamente la strada Fossoyeurs, innoltraronsi nella strada
Fosser-Monsieur-le-Prince e non si fermarono che alla piazza S.
Sulpicio.
-- E ora, che cosa faremo noi? domandò d'Artagnan, ed ove volete voi che
io vi conduca?
-- Sono molto imbarazzata a rispondervi, io ve lo confesso, disse la
signora Bonacieux; la mia intenzione era di far prevenire il sig.
Laporte da mio marito, affinchè il signor Laporte potesse dirci
precisamente ciò che è accaduto al Louvre in questi tre giorni, e se vi
è nessun pericolo per me di presentarmivi?
-- Ma io, disse d'Artagnan, io posso andare a prevenire il sig. Laporte.
-- Senza dubbio, soltanto vi è una disgrazia: ed è, che il sig Bonacieux
è conosciuto al Louvre, e si lascia passare, nel mentre che voi non
siete conosciuto, e vi si chiuderebbe la porta.
-- Ahi bah! disse d'Artagnan; voi avrete bene una qualche porta secreta
del Louvre, un portinaro che vi sia affezionato, e che mercè una parola
d'ordine...
La sig. Bonacieux guardò fissamente il giovane.
-- E se io vi dicessi questa parola d'ordine, diss'ella, la
dimentichereste voi subito dopo che ve ne siete servito?
-- Parola d'onore, fede di gentiluomo! disse d'Artagnan con un accento,
sulla veracità del quale non v'era da sbagliarsi.
-- Tenete, io vi credo; voi avete l'aspetto di un bravo giovane.
D'altronde la vostra fortuna può forse dipendere dal vostro
affezionamento.
-- Io farò senza promessa e di coscienza tutto ciò che potrò fare per
servire il re e per rendermi gradito alla regina, disse d'Artagnan;
disponete dunque di me come di un amico.
-- Ma dove mi metterete in questo tempo?
-- Non avete voi una persona presso cui il sig. Laporte possa venirvi a
prendere?
-- No, io non voglio fidarmi di nessuno.
-- Aspettate; disse d'Artagnan, noi siamo alla porta di Athos. Sì, è
quella.
-- Chi è questo Athos?
-- È uno dei miei amici.
-- Ma, se egli è in casa sua, e che mi vede?...
-- Egli non v'è, ed io porterò meco la chiave dopo avervi chiusa nel suo
appartamento.
-- Ma se egli ritorna?
-- Egli non ritornerà! d'altronde gli verrà detto che io ho condotto una
donna, e che questa donna è nelle sue stanze.
-- Ma ciò mi comprometterà moltissimo, sapete voi?
-- Che importa! voi non siete conosciuta; d'altronde noi siamo in una
situazione da dover passare sopra queste convenienze.
-- Andiamo adunque da questo vostro amico. Ove sta egli?
-- Strada Ferou, a due passi di qui.
-- Andiamo.
E tutti e due ripresero la loro corsa. Come lo aveva preveduto
d'Artagnan, Athos non era in casa; egli prese la chiave che si aveva
l'abitudine di consegnarli come ad un amico di famiglia, salì la scala
introdusse la signora Bonacieux nel piccolo appartamento di cui abbiamo
già fatta la descrizione.
-- Voi siete, in casa vostra, diss'egli, aspettate, chiudete la porta
per di dentro e non aprite ad alcuno, ammenochè non sentiate batter tre
colpi così.
Egli battè tre volte, due colpi vicini l'uno all'altro ed abbastanza
forti, e un colpo distante e più leggero.
-- Sta bene, disse la sig. Bonacieux. Ora sta a me il darvi le mie
istruzioni.
-- Ascolto.
-- Presentatevi alla porta secreta del Louvre dalla parte dalla strada
l'Echelle, e domandate di Germano.
-- Sta bene; e poi?
-- Egli vi domanderà ciò che volete; voi gli risponderete con queste
due parole, -Tours- e -Brusselle-. Egli, si metterà subito ai vostri
ordini.
-- E cosa dovrò io ordinargli?
-- Di andare a cercare il signor Laporte, il cameriere della regina.
-- E quando sarà stato a cercarlo, e che il sig. Laporte sarà venuto?
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