CORRADO.
No. L'errore, l'inevitabile errore, fu commesso.
VIRGINIO.
E lo sai?
CORRADO.
Non trovo più la nota degli allestimenti.
VIRGINIO per alcuni attimi non può profferir
parola.
VIRGINIO.
Fu lasciata là?
CORRADO.
Temo.
VIRGINIO.
Ne sei sicuro?
CORRADO.
Non sicuro, ma...
VIRGINIO.
E potrebbe essere un indizio?
CORRADO.
Oh basta! Perché dunque non hai condotto teco anche il leguleio
per fare consulto? Basta questo esame e questo terrore, e tutto il
resto. Vuoi tu trarre anche me a rimpicciolire e a falsare quel che è
irreparabile? Una è la necessità imminente: ch'io rimanga solo col mio
pericolo, ch'io sia il padrone della mia vita e della mia morte.
VIRGINIO.
Altre vite tu schianti con la tua.
Impetuosamente il dispregiatore insorge ad
esaltare il suo bene.
CORRADO.
Le sollevo con le mie braccia nella mia più alta preghiera, fuor d'ogni
vista, fuori della tua vista! E t'apparirò ingrato. Ma, dicendoti
addio, mentre son già con l'arme alla gota e non so quale sarà il mio
combattimento, dicendoti addio, non ti raccomando la creatura del
mio amore. La meravigliosa necessità della solitudine sta anche su
lei. Anch'ella è ormai espulsa dal gregge, bandita dal costume. Che
il dispregio e l'onta sieno la sua lode e la sua gloria! E che sia
benedetta la sua madre di verità e di dolore, se in questo momento la
riconosce, se piangendo rivede in lei il puro giglio ch'ella abbandonò
travolta dalla sua tempesta, se per un'ora la riprende nel suo grembo
travagliato, se le pone sui fianchi le sue mani tremanti e la bacia
e le dice: «Porta anche tu il tuo peso!» Che la colpa oggi parli alla
colpa le parole inaudite! Io non ti confido la creatura del tuo sangue,
mia in me dall'alba a questo tramonto e per l'eternità. Amala, ma senza
fare ombra al suo proprio sole. Che ella custodisca e difenda nel più
selvaggio disdegno la vita della nostra vita e che le dia per nutrice
la sua musica, per pane la sua speranza! Tutto omai ella può: me l'ha
detto. Ella m'ha gridato: «Posso, come te, cantare nei supplizii».
VIRGINIO.
Tu hai disumanato l'amore.
CORRADO.
Gli ho tolto le infermità e le catene. Ma hai tu potuto comprendere
quel suo grido? Corrompendomi al contagio degli istrioni, anch'io mi
son sentito attrarre talvolta verso quella sorta di gloria che soffia
nelle sue trombe gonfiando le gote plebee. Non ti ricordi? Ieri mi
sfuggì un'imprecazione indegna e tu mi désti una degna risposta. Ma io
ho conosciuto lo splendore e l'ebrezza d'un'altra gloria, in disparte,
in silenzio, con la testimonianza di me solo e del Deserto. E mi
concedo di rammemorarla, per irraggiarne il mio commiato, dinanzi a te
che oggi mi vedi sotto l'ombra dell'onta e non sai confessare la tua
avversione.
VIRGINIO.
Io piango in te l'eroe degli orizzonti serrato contro un muro cieco!
CORRADO.
Il muro è alle spalle, ma il volto è pur sempre verso il Fato.
VIRGINIO.
Anche il Fato ti ama.
CORRADO.
Perché l'amo e in durezza l'eguaglio.
VIRGINIO.
Dirti addio, ancóra non voglio.
Una grande elevazione di bellezza interiore
trasfigura colui che foggiò sé stesso per il
diritto di promettere.
CORRADO.
Io ti dico addio, in una gloria che fu silenziosa; e ricòrdati, solo
per quella, di porre la corona di cipresso su le ginocchia di pietra.
O fratello perduto, onora nell'assassino la Volontà invincibile! A
Olda, sopraffatto dal numero, atterrato, disarmato, stretto in un
cerchio ostile, mi sollevai di sul cumulo nero degli uccisi (sotto i
mille sguardi di terrore e di furore sentivo il bianco del mio volto
divenire soprannaturale e quasi dalla potenza dell'anima assumere
la luce dell'immortalità), mi sollevai e dissi pacato per la bocca
dell'interprete: «Io sono un dèmone, e voi non potete farmi né soffrire
né morire». Dissi e mantenni. Il mio buon Sardo era al mio fianco;
e per obbedirmi seppe essere il mio pari. «Né soffrire né morire.»
Cantammo e ridemmo, nella tortura. Vedemmo colare il nostro sangue,
udimmo scricchiolare le giunture delle nostre ossa; e cantammo e
ridemmo, sempre fisando i carnefici che non sostenevano lo sguardo
sgomenti. «Né soffrire né morire.» Il Fato mi contraccambiò d'amore! Il
pànico a un tratto spense la ferocia; il supplizio fu tralasciato; la
tribù si sottomise al dèmone; inalzato dal coraggio sopra il dolore e
sopra la morte, il volto bianco parve immortale.
La pietà fraterna si esala nel più affettuoso
grido.
VIRGINIO.
O fratello non perduto per l'anima mia, soffri ma non morire!
CORRADO.
«Che la Natura trasmetta in carne il segno della mia più profonda
cicatrice!» ha detto già la mia preghiera a quella che porta il mio
figlio.
VIRGINIO.
Tu hai nominato il tuo figlio!
Alle ultime parole di CORRADO BRANDO, guizza il
Sardo tra i due battenti dell'uscio socchiuso e
resta in piedi senza osare d'aprir bocca, scuro
in volto e inquieto. Si volge CORRADO e al primo
sguardo sembra che indovini. La passione, che
accendeva la sua voce, si spegne a un tratto.
Il suo nuovo accento esprime una straordinaria
tranquillità.
CORRADO.
Che c'è, Rudu?
RUDU.
Tre uomini alla porta... -chi non mi piaghent-.
Mormora le ultime parole tra i denti. VIRGINIO ha
un fremito in tutta la persona e impallidisce.
CORRADO.
Bene. E che vogliono?
RUDU.
Uno, che è più degli altri due, domanda di te, -su mere-; e dice
ch'entrare deve, che aprire bisogna per forza.
CORRADO.
Questo dice?
Egli ride d'un riso che sembra non varchi i suoi
denti se bene gli salga dai precordii, potente e
sobrio. Si accosta alla finestra, guarda in giù,
poi in alto dove la nuvola di primavera è come un
monte di bragia che s'incenerisca.
C'è l'assedio. È una bella sera. Va, Virginio. Tutto fu detto. «Le
nuove Erinni!»
Egli si dirige verso le sue armi. Sconvolto,
l'amico tenta di attraversargli il passo.
VIRGINIO.
Che vuoi fare?
La seconda ingiunzione è così imperiosa che
mozza ogni altra parola vana, respinge ogni altro
tentativo inutile.
CORRADO.
Va! Rudu ti apre.
Fa l'atto di passare nella stanza attigua il
testimone smorto e convulso, ma s'arresta su la
soglia tra i due battenti. CORRADO BRANDO parla
rapido al suo fedele, che sembra divorarlo con
gli occhi intentissimo, presentendo le violenze,
ridivenuto il veltro sardesco addestrato alla
-piga- contro la bestia e l'uomo, già pieno d'una
così viva inquietudine muscolare che sembra quasi
rivelata la vibrazione d'ogni nervo a traverso
quel suo corpo asciutto.
Falli entrare, -homine de abbastu.- E tu tieniti indietro, e richiudi
la porta. -A su chi escit!-
Qualcosa di magnetico è nel comando trasmesso a
voce bassa ma netta, qualcosa di demoniaco che
crea nell'ombra rossastra della stanza irta di
selvaggi trofei quasi l'instabilità della tenda
nòmade e il soffio dell'avventura mortale. Con
un semplice battito delle pàlpebre il «figlio del
cratère» risponde che ha compreso e che è pronto.
Mentre questi si volge, il vincitore di Olda si
accosta alla tavola, con quel suo piglio leonino;
e impugna l'arme che a breve distanza meglio
serve.
FINE DEL SECONDO EPISODIO.
ESODIO.
Silenzio! Silenzio! Sol degno
è che parli innanzi alla notte
chi sforza il Mondo
a esistere e magnificato
l'afferma nelle sue lotte
e l'esalta su la sua lira.
Taci tu, cosa da mercato,
ingombro gemebondo!
-Laus Vitæ-, XVII.
MOTIVI PER UN ESODIO SINFONICO.
-Una lamentazione gorgònea congela il cuor della Notte; e il pianto
delle Pleiadi è vinto. Pieno di forze in travaglio, che lùcono e
tacciono, è il firmamento latino. L'incendio si spande; e il poledro
selvaggio nell'Agro si volge, e sembra che s'oda scalpitare il centauro
su le pietre dell'Appia; e il pastore inconsapevole come al tempo di
Numa guarda il segno rosseggiare su l'Urbe saturnia e non teme.-
-Chi inciderà ancóra una sillaba nel frontone dell'Arco? E chi nella
parete del Monte scolpirà una lettera sola del nome? E chi scruterà
l'Avvenire convolto nel grembo penoso?-
-Certo laggiù si consuma una forza d'eroe non invano; però che il vento
del Fato e del Mare, ecco, si leva ed infervora il rogo.-
-Vento del Mare e del Fato, che trascorri l'Appia deserta e visiti
tutte le tombe e percuoti la rupe ov'ebbe il Piloto dalla figlia del
Sole segnata la via tremenda per alla dimora del Buio, or soffia su
l'arsione vorace, sùscita fino agli astri la fiamma, èccita il ruggito
del fuoco, àgita la fiaccola immane su l'Urbe che sa altri olocausti,
scaglia le faville e le ceneri negli occhi degli uomini servi e
accècali perché veggano l'onta.- Vae victis!
«-Io non sono il badile né la bisaccia né la bilancia né l'aspo. Sono
il timone e la spada, la tempesta e la guerra» gridò l'uccisore sul
rogo. «Ma chi narrerà al mio figlio che, nella mia morte notturna, ho
tenuto sul mio petto il mio Sole simile a una mola rovente? Via, cani,
alla catena! La mia cenere è semenza.-»
FINE DELLA TRAGEDIA.
OPERE di GABRIELE D'ANNUNZIO
Prose scelte L. 4 --
Romanzi
Il Piacere5 --
L'Innocente 4 --
Trionfo della Morte5 --
Le Vergini delle Rocce5 --
Il Fuoco 5 --
Le Novelle della Pescara 4 --
Poesie
Canto novo; Intermezzo4 --
L'Isottéo; la Chimera 4 --
Poema paradisiaco; Odi navali 4 --
La Canzone di Garibaldi: La Notte
di Caprera 1 50
In morte di Giuseppe Verdi. Canzone 1 --
Nel primo centenario della nascita di Vittor
Hugo -- MDCCCII-MCMII -- ode-- 50
Elegie romane3 50
Laudi del Cielo del Mare della Terra e degli Eroi
Vol. I: Laus Vitæ. Legato in finta pergamena8 --
-- Legato in vera pergamena12 --
Vol. II: Elettra -- Alcione. Legato in finta
pergamena 10 --
-- Legato in vera pergamena14 --
Laus Vitæ. Nuova edizione economica 4 --
Elettra. Nuova edizione economica 3 50
L'Allegoria dell'Autunno 1 --
Drammi
Francesca da Rimini, tragedia in 5 atti 7 50
-- Legata in pergamena con fregi e nastri12 --
-- Edizione economica4 --
La Figlia di Iorio, tragedia in 3 atti 4 --
-- Legata in pelle, stile Cinquecento 10 --
La Fiaccola sotto il moggio, tragedia4 --
Legata in pelle, stile antico 10 --
La Città morta, tragedia in 5 atti4 --
La Gioconda, tragedia in 4 atti4 --
La Gloria, tragedia in 5 atti 4 --
I Sogni delle Stagioni
Sogno d'un mattino di primavera 2 --
Sogno d'un tramonto d'autunno2 --
Più che l'amore, tragedia moderna 4 --
In preparazione:
La Nave, tragedia.
Terra Vergine (Nuova ediz. riveduta e aumentata).
La madre folle, romanzo.
Vite di uomini illustri e di uomini oscuri.
Nota del Trascrittore
Ortografia e punteggiatura originali sono state mantenute, correggendo
senza annotazione minimi errori tipografici.
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