Un’avventura di viaggio
Roberto Bracco
ROBERTO BRACCO
TEATRO
VOLUME PRIMO
NON FARE AD ALTRI... -- LUI LEI LUI --
*UN’AVVENTURA DI VIAGGIO* -- UNA DONNA --
LE DISILLUSE -- DOPO IL VEGLIONE
2ª EDIZIONE.
REMO SANDRON -- Editore
Libraio della Real Casa
MILANO-PALERMO-NAPOLI
PROPRIETÀ LETTERARIA
-I diritti di riproduzione e di traduzione sono riservati per
tutti i paesi, non escluso il Regno di Svezia e quello di
Norvegia.-
È assolutamente proibito di rappresentare questi lavori senza il
consenso scritto dell’Autore -(Art. 14 del Testo Unico 17
Settembre 1882)-.
Published in Palermo, 10th. June Privilege of Copyright in the
United States reserved under the Act approved March 3rd. 1905,
by Roberto Bracco and Remo Sandron.
Off. Tip. Sandron -- 126 -- I -- 290312.
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UN’AVVENTURA DI VIAGGIO.
-Commedia in un atto-
Rappresentata per la prima volta da -Pia Marchi-, nel 1887.
PERSONAGGI:
-Carlo-.
-Francesco-.
-Bianca-.
-Fifì-.
A Roma -- Epoca attuale.
ATTO UNICO.
-Una camera destinata alle galanterie e agli affari. Due porte laterali.
Una finestra alla parete di fondo. Molta eleganza civettuola. Seggiole a
sdraio, soffici divani, cuscini larghi e morbidi, tappeti e drapperie
abbondanti. -- Un tavolinetto grazioso. -- Sul tavolinetto, alle pareti,
da per tutto, ninnoli, stampe antiche, ricordi e fotografie di donne. --
Qualche vaso di fiori. -- Bottiglie di vino e di liquori. -- Verso il
fondo della camera, un paraventino messo di sbieco, che nasconde a metà
una toilette, una specchiera, un divanetto e altri mobili, per così
dire, opportuni.-
SCENA I.
CARLO -e- FIFÌ.
-Fifì-
-(innanzi alla specchiera, dietro il paravento, aggiustandosi il
cappello sul capo e badando all’effetto complessivo della sua figurina)-
Dunque, a stasera, eh?
-Carlo-
-(accendendo una sigaretta e guardando lei con familiare compiacenza)- A
stasera. -(Lunga pausa.)- Ma sì, ma sì che va bene!
-Fifì-
No, vieni qua, Fuffino mio. Ti piace più così... -(variando la posizione
del cappello)- o così?
-Carlo-
-(le va vicino)- Aspetta. Fammi vedere.
-Fifì-
-(ripetendo più esageratamente la variazione suddetta)- Così... o così?
Come preferisci?
-Carlo-
Preferisco... tutti e due i modi.
-Fifì-
-(piegando le braccia con aria seria seria)- E come farò, adesso?
-Carlo-
Come farai che cosa?
-Fifì-
Come farò a decidermi? -(Sedendo di proposito)- Io resto qui finchè non
avrò deciso come debbo portare il cappello. -(Si alza.)- Ah! Ecco
un’idea luminosa. -(Si toglie il cappello e s’avvicina a Carlo.)-
-Carlo-
Che fai?
-Fifì-
Zitto, Fuffino mio. -(Gli mette il cappello in capo.)- Vedi, bisogna
pensare col proprio capo, ma guardare i cappelli sul capo altrui.
-Carlo-
-(graziosamente)- Santa pazienza!
-Fifì-
-(contemplandolo)- Dà a me questa sigaretta: è una stonatura. -(Prende
la sigaretta e fuma, aggiustando in varie maniere il cappello sul capo
di Carlo.)- Vediamo un po’. -(Lo contempla di nuovo.)- Bene! Benone! Ho
trovato. -(Gli toglie il cappello e se lo rimette.)-
-Carlo-
Ora, posso accendere un’altra sigaretta?
-Fifì-
Accendi pure. -(Guardandosi nello specchio)- Oh! precisamente!! A
meraviglia!... -(Andandosene)- Sicchè, a stasera.
-Carlo-
Sì, a stasera, carina.
-Fifì-
-(scambia il mozzicone della sigaretta, che ha fra le labbra, con quella
intera che ha in bocca Carlo, dicendogli con civetteria e con un accento
bambinesco:)- Questa a me, e questa a te.
-Carlo-
Cioè, a me un mozzicone....
-Fifì-
Tu sai che le mie labbra... sarebbero capaci di ridurre in cenere una
sigaretta ogni minuto secondo.
-Carlo-
Cielo, ti ringrazio!
-Fifì-
Di che?
-Carlo-
Di non essere una sigaretta. Del resto, tu mi fumi lo stesso.
-Fifì-
-(mentre, ridendo, sta per partire, s’arresta)- Oh! -(Desolata, mostra
un piede)- Fuffino, non vedi?
-Carlo-
Un piede.
-Fifì-
Un bottone mi ha tradita. Aggiusta tu.
-Carlo-
-(inginocchiandosi per abbottonare lo stivalino)- Tradimento momentaneo.
Il bottone è al suo posto, e non bisogna che farlo rientrare
nell’occhiello. Rientrerà, rientrerà. Dice un poeta: -(declamando)-
Non abbandona un cuore il cuor gemello;
non abbandona il suo botton l’occhiello!
-Fifì-
-(guardando il capo di Carlo, in tono d’allarme)- Fuffino!
-Carlo-
Lasciami lavorare....
-Fifì-
Un capello bianco! -(Pausa.)- È come l’argento!
-Carlo-
-(senza darle retta)- Questo diavolo di bottone è più impertinente di
quanto pareva.
-Fifì-
Fuffino, me lo piglio io questo capello?
-Carlo-
-(borbotta e non le bada, mentre ella s’accinge a tirargli il capello
bianco)- Ah, perbacco! È caparbio!
-Fifì-
-(tirandogli il capello, trionfalmente)- È fatta! Te l’ho strappato!
-(Se lo avvolge al dito.)-
-Carlo-
-(alzandosi, tutto compunto, col bottone in mano)- E te l’ho strappato
anch’io.
-Fifì-
Ecco come vanno le cose del mondo: io faccio ritardare d’un capello la
tua vecchiezza e tu fai accelerare... d’un bottone la vecchiezza dei
miei stivalini!
-Carlo-
Taci, taci, per carità! -(Mettendole la mano sulla bocca)- Non
filosofare!
-Fifì-
Perchè, Fuffino, perchè debbo tacere?
-Carlo-
-(solennemente)- Perchè se il mio capello è d’argento, il tuo silenzio è
d’oro.
-Fifì-
-(allegramente)- Ora, poi, me ne vado davvero.
-Carlo-
A rivederci, Fifì.
-Fifì-
-(sulla soglia della porta di destra)- Un bacetto?
-Carlo-
-(dandoglielo)- Un bacetto.
-Fifì-
E mi vuoi sempre bene?
-Carlo-
Semprissimo.
-Fifì-
Mi vuoi bene più di otto giorni fa?
-Carlo-
Più di otto giorni fa.
-Fifì-
Più di ieri sera?
-Carlo-
Più di ieri sera.
-Fifì-
-(incalzante)- Più di stamane?
-Carlo-
Più di stamane.
-Fifì-
Più di domani?
-Carlo-
Più di domani.
-Fifì-
Oh!?
-Carlo-
Cioè, no!... Vedi che mi fai dire? Oggi, meno di domani, domani più di
oggi. Che diamine! Sono cose che si capiscono.
-Fifì-
Ora va bene, ora va bene. -(Va via, ridendo festosamente, mentre Carlo
la segue con lo sguardo, buttandole baci con la punta delle dita.)-
SCENA II.
CARLO -solo. Poi- FRANCESCO.
-Carlo-
-(chiudendo la porta)- Carina... ma cretina! Cioè, cretino io... ovvero,
cretini tutti e due. -(Prende di su la scrivanietta una bottiglia di
Cognac e due bicchierini e ripone tutto sopra una mensola.)- Ecco una
specie di barometro della galanteria da scapolo. -(Riprende la bottiglia
e, contemplandola)- Dopo un tête-à-tête, guardando i cerchietti di
cristallo d’una bottiglia di Cognac, si può sapere in che condizione si
trovi l’atmosfera della galanteria. Qui mancano due sole prese di
Cognac. Il liquido è molto su: atmosfera pesante. Il barometro segna:
noia. -(Mentre ripone, sbadigliando, la bottiglia sulla scrivanietta,
sente picchiare.)- Oh! una visita fuori programma. Chi sarà mai? -(Va ad
aprire la porta a destra.)-
-Francesco-
-(comparisce con in mano molte valige.)-
-Carlo-
Chi vedo?
-Francesco-
Eh! sono qui. -(Posa le valige.)-
-Carlo-
Ma bravo! Che bella sorpresa!
-Francesco-
Bella... più di no che di sì.
-Carlo-
E perchè poi?
-Francesco-
Perchè io non vengo soltanto a farti una visita. Io vengo a depositare
in casa tua....
-Carlo-
Le valige?
-Francesco-
Qualche cosa di più!
-Carlo-
La tua persona?
-Francesco-
Qualche cosa di più: una conquista!
-Carlo-
Tanto meglio! Ma bada: questa non è precisamente la mia casa.
-Francesco-
Non me ne affliggo, purchè possa diventare, provvisoriamente, la casa
mia. Ma, a proposito, non ti ho sempre scritto, indirizzando le lettere
qui?
-Carlo-
Naturale. Io, qui, in questo grazioso bugigattolo, ricevo lettere, e
ricevo... intendi?
-Francesco-
Intendo: è il tuo bureau... d’affari. Sicchè, cattivo soggetto, ti ho
lasciato scapolo, e, dopo tre anni, ti ritrovo, benchè ammogliato, più
scapolo di prima. E di tua moglie, che io non ho il piacere di
conoscere, che ne è?
-Carlo-
È lontana! Separazione completa e definitiva per incompatibilità di
carattere....
-Francesco-
E di attribuzioni. Poverina!
-Carlo-
Sai... qualche mia scappatella.... Ma non parliamo di ciò, adesso.
Parlami piuttosto di te e della tua conquista, e dimmi se persisti
nell’idea di depositarmi... non so che cosa.
-Francesco-
Persisto. Fra qualche minuto... ella è qui.
-Carlo-
Qui?... Ed io?
-Francesco-
Oh, non ti preoccupare! Ho pensato a tutto. Tu te ne andrai.
-Carlo-
Molto bene!
-Francesco-
Amico mio, finalmente ho saputo che cosa significa un’avventura di
viaggio. Avevo sempre creduto che le avventure di viaggio fossero una
rèclame bugiarda delle società ferroviarie, e non ci avevo mai prestato
fede; ma ora....
-Carlo-
Raccontami... raccontami....
-Francesco-
-(emozionato)- Raccontarti? È impossibile! Figurati la stazione di
Genova....
-Carlo-
Me la figuro.
-Francesco-
-(entusiasmato)- I vagoni, la vaporiera, i facchini e il resto....
-Carlo-
-(secondandolo)- E il resto.
-Francesco-
Nel primo scompartimento d’un vagone entro io. Due donne sono entrate
prima di me: una sui sessant’anni....
-Carlo-
Era lei?
-Francesco-
No. L’altra dai trenta ai quindici anni, o viceversa. Questa era lei.
«Scusi -- mi dice -- questo scompartimento è riservato alle signore». «Sì,
ma non si dia pena -- rispondo io -- . Benchè riservato alle signore, io
ci starò bene lo stesso».... Non ci ridi?
-Carlo-
-(ridendo per convenienza)- Ah, ah, ah!
-Francesco-
Grazie. Ella ha riso come te. E dice un proverbio arabo: «donna che
ride, mezzo conquistata.» Insomma, la vecchia borbottava in tedesco, ed
io non aveva l’obbligo di capire, la giovane continuava a ridere in
italiano, il capo treno accettava un biglietto di scusa cosmopolita...
da dieci lire; e sono restato.
-Carlo-
Che cosa avvenne durante il viaggio?...
-Francesco-
Niente! Neanche un’occhiata incoraggiante, neanche una parolina che
m’avesse lasciato sperare. Non c’era mica da meravigliarsene. Io
pensavo: in uno scompartimento riservato, non ci possono essere che
delle signore riservate. Carina anche questa, eh?
-Carlo-
E la conquista?
-Francesco-
Un momento. Quando il treno è giunto alla stazione di Roma, mentre un
facchino prendeva la roba di lei e la roba mia, mettendo le mie valige a
contatto delle sue, io le ho chiesto se avesse bisogno dei miei
servigi....
-Carlo-
Ella ha risposto di sì?...
-Francesco-
Oibò! Ella ha risposto di no. Ma quando le ho offerto la mia carta di
visita, sulla quale, con un lapis, avevo segnato l’indirizzo della tua
dimora, dove già contavo di piombare, la mia bella incognita -- perchè
era ed è ancora per me un’incognita -- si è sentita presa da una
subitanea passione per me. Evidentemente, il mio nome è stato per lei
irresistibile. I suoi occhi hanno avuto sguardi voluttuosamente intensi,
le sue mani hanno più e più volte strette le mie e.... «A rivederci,
signore» -- m’ha detto con effusione -- «A rivederci al più presto
possibile. Anzi, fra pochi minuti, io verrò a farvi una visita.» Era
commossa, nervosa, eccitata. Io, che vuoi? pure essendo un po’ abituato
a queste cose, ho sentito un groppo alla gola, e sono rimasto lì, senza
nemmeno ringraziarla. Soltanto, quando lei, dolcemente, mi ha soggiunto:
«mi riceverete?», io le ho risposto....
-Carlo-
Che le hai risposto?
-Francesco-
«Vi adoro»!
-Carlo-
E lei?
-Francesco-
-(come se dicesse una cosa naturale e perfettamente lusinghiera per
lui)- Lei se n’era già andata!
-Carlo-
Ma verrà certamente?
-Francesco-
Oh, se verrà! Il cuore non m’inganna: quella donna mi ama, e sono
innamorato anch’io, sai, sono innamorato sul serio. Oh! la ferrovia fa
dei miracoli in fatto d’amore. La velocità stessa del treno affretta gli
avvenimenti. Si vede una donna alla stazione di Genova, la si ama alla
stazione di Spezia, la si adora alla stazione di Roma. Se si continuasse
il viaggio insieme sino a Napoli, si giungerebbe alla stazione di Napoli
o troppo presto o troppo tardi.
-Carlo-
E quando non si continua il viaggio sino a Napoli....
-Francesco-
Si va in casa d’un amico e gli si dice....
-Carlo-
«Va a passeggiare....»
-Francesco-
Nè più nè meno.
-Carlo-
-(scherzosamente)- E sta bene. -(Si mette il cappello.)- Me ne vado.
-(Consegnandogli la stanza.)- Questa, come vedi, è una stanza unica, ma
molto comoda. -(Con significato di circostanza, quasi mostrandogli i
divani, il paravento, ecc.)- È una stanza, insomma, piena di comfort. Ci
sono due porte. Una di qui, -(a destra)- porta ufficiale, l’altra di là
-(a sinistra)-, valvola di sicurezza. Ti raccomando. A rivederci. Io
ritornerò....
-Francesco-
-(vorrebbe dire qualche cosa.)-
-Carlo-
Non temere. Quando la finestra sarà aperta... significherà che io potrò
ritornare. Restiamo intesi?
-Francesco-
Restiamo intesi.
-Carlo-
Buona fortuna!
-Francesco-
-(con compiacenza e ostentata modestia)- Eh!
-Carlo-
-(esce dalla porta a sinistra; quindi, prima di chiudere l’uscio,
facendo capolino)- Ti occorre altro?
-Francesco-
No, grazie. Il resto l’ho con me.
-Carlo-
-(se ne va.)-
SCENA III.
FRANCESCO -solo. Poi- BIANCA.
-Francesco-
-(girando per la stanza)- Vediamo un po’. Non c’è che dire, è proprio
quello che ci voleva. Intanto, giacchè ce n’è il tempo, completiamo la
persona elegante che abbiamo abbozzata nella stanza di toilette della
stazione. -(Si pettina, si appunta i baffi, si spolvera, si profuma, si
guarda nello specchio. È molto soddisfatto di sè.)- Pih! non c’è male.
Così, a occhio e croce, sono... non toccherebbe a me il dirlo, ma, via,
sono belloccio. -(Si picchia alla porta a destra.)- È lei! Eppure, non
ho provato mai tanta emozione. -(Tutto affaccendato e perplesso, va
verso la porta e s’accorge d’avere ancora una spazzola in mano.)- Uh! la
spazzola! -(Si confonde, come se nella stanza non trovasse dove mettere
la spazzola. Sta per cacciarsela in saccoccia, quindi si decide a
posarla sul mobile che è più lontano dalla porta. Infine,
delicatissimamente, apre l’uscio.)-
-Bianca-
-(entra.)-
-Francesco-
-(commosso, le prende le due mani con effusione frenata)- Ma è proprio
vero?... Voi... siete venuta?
-Bianca-
-(guardando intorno e sforzandosi di sembrare gentile e amorevole verso
Francesco)- Mi pare di sì.
-Francesco-
-(con una certa vanitosa soddisfazione)- Sicchè... il vostro contegno
durante il viaggio non era una manifestazione d’indifferenza.
-Bianca-
-(con mal celata timidezza)- Oh! tutt’altro!
-Francesco-
-(fra sè, mentre ella è assorta nella curiosa contemplazione del
salotto)- Evidentemente, non è una cocotte, è semplicemente una donna
leggera.
-Bianca-
Che salottino profumato!
-Francesco-
Infatti, sì. Vi dispiace il profumo? Vi dispiace di trovarvi qui?
-Bianca-
Anzi!...
-Francesco-
-(sempre insinuante)- Volete levarvi il cappello e il mantello?
-Bianca-
Ma.... -(Continua a guardare attorno.)-
-Francesco-
-(con languore, seducendola)- Coraggio! In fondo, non si tratta che
d’aver coraggio....
-Bianca-
-(risoluta)- Oh, non dubitate, ce n’ho del coraggio!
-Francesco-
Meno male. Vuol dire che non vi faccio paura. E perchè poi farvi paura?
Tanto più che se voi, bella e strana signora, vorrete serbare
l’incognito, io, fede di gentiluomo, sarò ben lieto di rispettarlo
ciecamente.
-Bianca-
Non v’interessa di sapere chi sono io?
-Francesco-
So che siete bella, so che siete qui, sola, vicino a me, so che qui vi
ha condotta il presentimento di trovare in me l’uomo capace di
comprendervi e di amarvi!... Il resto non m’importa. Sedete, sedetemi
accanto. -(Prendendola per una mano, la conduce sin presso un divano.)-
-Bianca-
-(siede di malavoglia.)-
-Francesco-
-(sedendo anche lui)- Parliamo.
-Bianca-
Sì, parlate. -(Preoccupata, continua a guardare intorno, poi, levandosi
e allontanandosi)- Io vi ascolto tanto volentieri.
-Francesco-
Se vi allontanate da me, non potrò fare che un soliloquio.
-Bianca-
-(sforzandosi di essere gentile)- Ma io non v’impedisco di seguirmi.
-(Andando di qua e di là, guarda i muri.)-
-Francesco-
-(tra sè)- Veramente, preferirei un tête-à-tête meno peripatetico.
-Bianca-
-(tra sè, imbizzita)- È il laboratorio galante di quel mostro di mio
marito. -(A Francesco, che è ancora seduto)- Vi ho detto che non
v’impedisco di seguirmi.
-Francesco-
-(tra sè)- Facciamo a modo suo. -(A lei, seguendola)- Vi seguo.
-Bianca-
-(tra sè, tormentandosi)- Ed è qui che gli spedivo le mie lettere
d’affari!
-Francesco-
Che guardate? che mormorate?
-Bianca-
Non ho mai visto un salotto così.
-Francesco-
Eppure, non c’è nulla di speciale.
-Bianca-
C’è tutto di speciale. Questo non è un salotto... onesto. Le donne che
ci hanno lasciato qualche cosa sono innumerevoli!
-Francesco-
-(tra sè)- È gelosa, buon segno! -(A lei)- Può darsi che questo salotto
non sia precisamente mio e che io alloggi qua, così, di passaggio, e che
di tutte le donne, di cui voi vedete le tracce, io non ne conosca
nessuna. -(Tra sè)- Bisogna lasciarla nel dubbio.
-Bianca-
-(esaminando i ritratti)- Questo per esempio, è proprio il ritratto
d’una ballerina!
-Francesco-
-(andando a guardare il ritratto)- Già!
-Bianca-
-(nervosissima)- Si vede dall’abito... che non ha. Ed è bellina, la
sfacciata!
-Francesco-
-(tra sè)- Non è una donna leggera, è semplicemente una donna bizzarra.
-(A lei)- Non ci badate, cara. -(Prendendole una mano)- Io non conosco
che voi, io non ho che un solo ritratto: il vostro... impresso nel
cuore.
-Bianca-
-(continuando l’analisi, domanda con violenza)- E questa, perchè è
vestita da uomo?
-Francesco-
Mah!... Probabilmente per provare le emozioni dell’altro sesso!
-Bianca-
-(col tono di chi non si lascia ingannare)- Ma è una donna! Oh, se lo è!
-Francesco-
-(indicando, col gesto, le forme abbondanti della donna fotografata)-
Perbacco, se lo è!
-Bianca-
E c’è una dedica, «Al Carlino dei mio cuore».
-Francesco-
Lo vedete! Il Carlino non sono io.
-Bianca-
-(sempre cercando e guardando con una mal dissimulata ansia)- Oh! uno
scarpino! -(Mettendolo sotto il muso di Francesco)- Questo è uno
scarpino. -(È una elegante scarpettina da ballo, d’un microscopico
piedino femminile.)-
-Francesco-
-(con la convinzione di fare una scoperta)- E credo che sia uno
scarpino... di donna.
-Bianca-
Se fosse d’un uomo, quest’uomo dovrebbe essere un lilliputto!
-Francesco-
Vi giuro che non ho nulla di comune con questo scarpino.
-Bianca-
-(con rabbia)- È un ricordo!...
-Francesco-
Dei Paesi Bassi!
-Bianca-
-(guardandone con disgusto la suola)- E qui c’è un’altra dedica. Si fa
dedicare tutto, questo signore: anche uno scarpino! Che dice? Non si
legge bene. -(Mostrandolo a Francesco)- Leggete voi.
-Francesco-
-(interpretando)- No, non è una dedica: è un versetto biblico o quasi
biblico. -(Leggendo:)- «Il piede sinistro non deve sapere quello che dà
il piede destro!»
-Bianca-
-(irritandosi)- E che cosa mai può dare il piede destro?
-Francesco-
-(con l’analogo movimento d’una gamba, e timidamente)- Mio Dio, una
pedata.
-Bianca-
-(scoppiando)- Ma è un’indegnità! È un’infamia!
-Francesco-
-(sodisfatto, tra sè)- È gelosa. Come mi ama! -(A lei)- Calmatevi, via,
calmatevi. E non continuate questo increscioso inventario. Non vi sembra
che ci sia da fare qualche cosa di meglio? Tutta questa roba non è che
tappezzeria.
-Bianca-
-(sempre più commossa)- Ma è di quella tappezzeria che abitua a una vita
molle, leggera, sciocca. E chi non è avvezzo a vederla ne sente
disgusto, nausea, schifo! -(Poi, risoluta)- Me ne voglio andare.
-Francesco-
-(tra sè)- Come mi ama! -(A lei)- Io vi garantisco che potete chetarvi,
mia bella e bizzarra incognita. Guardatemi, guardatemi in viso....
-Bianca-
-(gli volta le spalle, senza badargli punto.)-
-Francesco-
Brava! Così! Non v’accorgete che sono innocente, e che... sono vostro?
-Bianca-
Tutto questo sta bene; ma io me ne voglio andare.
-Francesco-
No, rimanete. Astraetevi dall’ambiente che vi circonda....
Riconcentratevi in voi. Anzi, riconcentratevi in me.
-Bianca-
-(scoprendo sopra una mensola il ritratto di Carlo)- Ah, quel ritratto
lì....
-Francesco-
Ricomincia l’inventario!
-Bianca-
-(pigliando il ritratto, e osservandolo con amarezza)-.... è un
ritratto... completamente mascolino!
-Francesco-
-(tra sè)- Quello di Carlo, ora. -(A lei)- Sì... questa volta, la
persona fotografata, benchè sia pur essa vestita da uomo,... non è una
donna.
-Bianca-
È un mostro.
-Francesco-
Mostro mostro, no. Via, bruttino!
-Bianca-
Bruttissimo! Uh!... Che muso! -(Sempre eccitata, fissando la
fotografia)- Sì, avete ragione. Voglio restare. -(Smette
precipitosamente il mantello.)- E voglio togliermi perfino....
-Francesco-
Perfino?...
-Bianca-
Il cappello! -(Esegue.)-
-Francesco-
Non è molto.
-Bianca-
È moltissimo.
-Francesco-
-(con fatuità)- Moltissimo? -(Tra sè)- È fatta!
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