Un’avventura di viaggio Roberto Bracco ROBERTO BRACCO TEATRO VOLUME PRIMO NON FARE AD ALTRI... -- LUI LEI LUI -- *UN’AVVENTURA DI VIAGGIO* -- UNA DONNA -- LE DISILLUSE -- DOPO IL VEGLIONE 2ª EDIZIONE. REMO SANDRON -- Editore Libraio della Real Casa MILANO-PALERMO-NAPOLI PROPRIETÀ LETTERARIA -I diritti di riproduzione e di traduzione sono riservati per tutti i paesi, non escluso il Regno di Svezia e quello di Norvegia.- È assolutamente proibito di rappresentare questi lavori senza il consenso scritto dell’Autore -(Art. 14 del Testo Unico 17 Settembre 1882)-. Published in Palermo, 10th. June Privilege of Copyright in the United States reserved under the Act approved March 3rd. 1905, by Roberto Bracco and Remo Sandron. Off. Tip. Sandron -- 126 -- I -- 290312. ---- UN’AVVENTURA DI VIAGGIO. -Commedia in un atto- Rappresentata per la prima volta da -Pia Marchi-, nel 1887. PERSONAGGI: -Carlo-. -Francesco-. -Bianca-. -Fifì-. A Roma -- Epoca attuale. ATTO UNICO. -Una camera destinata alle galanterie e agli affari. Due porte laterali. Una finestra alla parete di fondo. Molta eleganza civettuola. Seggiole a sdraio, soffici divani, cuscini larghi e morbidi, tappeti e drapperie abbondanti. -- Un tavolinetto grazioso. -- Sul tavolinetto, alle pareti, da per tutto, ninnoli, stampe antiche, ricordi e fotografie di donne. -- Qualche vaso di fiori. -- Bottiglie di vino e di liquori. -- Verso il fondo della camera, un paraventino messo di sbieco, che nasconde a metà una toilette, una specchiera, un divanetto e altri mobili, per così dire, opportuni.- SCENA I. CARLO -e- FIFÌ. -Fifì- -(innanzi alla specchiera, dietro il paravento, aggiustandosi il cappello sul capo e badando all’effetto complessivo della sua figurina)- Dunque, a stasera, eh? -Carlo- -(accendendo una sigaretta e guardando lei con familiare compiacenza)- A stasera. -(Lunga pausa.)- Ma sì, ma sì che va bene! -Fifì- No, vieni qua, Fuffino mio. Ti piace più così... -(variando la posizione del cappello)- o così? -Carlo- -(le va vicino)- Aspetta. Fammi vedere. -Fifì- -(ripetendo più esageratamente la variazione suddetta)- Così... o così? Come preferisci? -Carlo- Preferisco... tutti e due i modi. -Fifì- -(piegando le braccia con aria seria seria)- E come farò, adesso? -Carlo- Come farai che cosa? -Fifì- Come farò a decidermi? -(Sedendo di proposito)- Io resto qui finchè non avrò deciso come debbo portare il cappello. -(Si alza.)- Ah! Ecco un’idea luminosa. -(Si toglie il cappello e s’avvicina a Carlo.)- -Carlo- Che fai? -Fifì- Zitto, Fuffino mio. -(Gli mette il cappello in capo.)- Vedi, bisogna pensare col proprio capo, ma guardare i cappelli sul capo altrui. -Carlo- -(graziosamente)- Santa pazienza! -Fifì- -(contemplandolo)- Dà a me questa sigaretta: è una stonatura. -(Prende la sigaretta e fuma, aggiustando in varie maniere il cappello sul capo di Carlo.)- Vediamo un po’. -(Lo contempla di nuovo.)- Bene! Benone! Ho trovato. -(Gli toglie il cappello e se lo rimette.)- -Carlo- Ora, posso accendere un’altra sigaretta? -Fifì- Accendi pure. -(Guardandosi nello specchio)- Oh! precisamente!! A meraviglia!... -(Andandosene)- Sicchè, a stasera. -Carlo- Sì, a stasera, carina. -Fifì- -(scambia il mozzicone della sigaretta, che ha fra le labbra, con quella intera che ha in bocca Carlo, dicendogli con civetteria e con un accento bambinesco:)- Questa a me, e questa a te. -Carlo- Cioè, a me un mozzicone.... -Fifì- Tu sai che le mie labbra... sarebbero capaci di ridurre in cenere una sigaretta ogni minuto secondo. -Carlo- Cielo, ti ringrazio! -Fifì- Di che? -Carlo- Di non essere una sigaretta. Del resto, tu mi fumi lo stesso. -Fifì- -(mentre, ridendo, sta per partire, s’arresta)- Oh! -(Desolata, mostra un piede)- Fuffino, non vedi? -Carlo- Un piede. -Fifì- Un bottone mi ha tradita. Aggiusta tu. -Carlo- -(inginocchiandosi per abbottonare lo stivalino)- Tradimento momentaneo. Il bottone è al suo posto, e non bisogna che farlo rientrare nell’occhiello. Rientrerà, rientrerà. Dice un poeta: -(declamando)- Non abbandona un cuore il cuor gemello; non abbandona il suo botton l’occhiello! -Fifì- -(guardando il capo di Carlo, in tono d’allarme)- Fuffino! -Carlo- Lasciami lavorare.... -Fifì- Un capello bianco! -(Pausa.)- È come l’argento! -Carlo- -(senza darle retta)- Questo diavolo di bottone è più impertinente di quanto pareva. -Fifì- Fuffino, me lo piglio io questo capello? -Carlo- -(borbotta e non le bada, mentre ella s’accinge a tirargli il capello bianco)- Ah, perbacco! È caparbio! -Fifì- -(tirandogli il capello, trionfalmente)- È fatta! Te l’ho strappato! -(Se lo avvolge al dito.)- -Carlo- -(alzandosi, tutto compunto, col bottone in mano)- E te l’ho strappato anch’io. -Fifì- Ecco come vanno le cose del mondo: io faccio ritardare d’un capello la tua vecchiezza e tu fai accelerare... d’un bottone la vecchiezza dei miei stivalini! -Carlo- Taci, taci, per carità! -(Mettendole la mano sulla bocca)- Non filosofare! -Fifì- Perchè, Fuffino, perchè debbo tacere? -Carlo- -(solennemente)- Perchè se il mio capello è d’argento, il tuo silenzio è d’oro. -Fifì- -(allegramente)- Ora, poi, me ne vado davvero. -Carlo- A rivederci, Fifì. -Fifì- -(sulla soglia della porta di destra)- Un bacetto? -Carlo- -(dandoglielo)- Un bacetto. -Fifì- E mi vuoi sempre bene? -Carlo- Semprissimo. -Fifì- Mi vuoi bene più di otto giorni fa? -Carlo- Più di otto giorni fa. -Fifì- Più di ieri sera? -Carlo- Più di ieri sera. -Fifì- -(incalzante)- Più di stamane? -Carlo- Più di stamane. -Fifì- Più di domani? -Carlo- Più di domani. -Fifì- Oh!? -Carlo- Cioè, no!... Vedi che mi fai dire? Oggi, meno di domani, domani più di oggi. Che diamine! Sono cose che si capiscono. -Fifì- Ora va bene, ora va bene. -(Va via, ridendo festosamente, mentre Carlo la segue con lo sguardo, buttandole baci con la punta delle dita.)- SCENA II. CARLO -solo. Poi- FRANCESCO. -Carlo- -(chiudendo la porta)- Carina... ma cretina! Cioè, cretino io... ovvero, cretini tutti e due. -(Prende di su la scrivanietta una bottiglia di Cognac e due bicchierini e ripone tutto sopra una mensola.)- Ecco una specie di barometro della galanteria da scapolo. -(Riprende la bottiglia e, contemplandola)- Dopo un tête-à-tête, guardando i cerchietti di cristallo d’una bottiglia di Cognac, si può sapere in che condizione si trovi l’atmosfera della galanteria. Qui mancano due sole prese di Cognac. Il liquido è molto su: atmosfera pesante. Il barometro segna: noia. -(Mentre ripone, sbadigliando, la bottiglia sulla scrivanietta, sente picchiare.)- Oh! una visita fuori programma. Chi sarà mai? -(Va ad aprire la porta a destra.)- -Francesco- -(comparisce con in mano molte valige.)- -Carlo- Chi vedo? -Francesco- Eh! sono qui. -(Posa le valige.)- -Carlo- Ma bravo! Che bella sorpresa! -Francesco- Bella... più di no che di sì. -Carlo- E perchè poi? -Francesco- Perchè io non vengo soltanto a farti una visita. Io vengo a depositare in casa tua.... -Carlo- Le valige? -Francesco- Qualche cosa di più! -Carlo- La tua persona? -Francesco- Qualche cosa di più: una conquista! -Carlo- Tanto meglio! Ma bada: questa non è precisamente la mia casa. -Francesco- Non me ne affliggo, purchè possa diventare, provvisoriamente, la casa mia. Ma, a proposito, non ti ho sempre scritto, indirizzando le lettere qui? -Carlo- Naturale. Io, qui, in questo grazioso bugigattolo, ricevo lettere, e ricevo... intendi? -Francesco- Intendo: è il tuo bureau... d’affari. Sicchè, cattivo soggetto, ti ho lasciato scapolo, e, dopo tre anni, ti ritrovo, benchè ammogliato, più scapolo di prima. E di tua moglie, che io non ho il piacere di conoscere, che ne è? -Carlo- È lontana! Separazione completa e definitiva per incompatibilità di carattere.... -Francesco- E di attribuzioni. Poverina! -Carlo- Sai... qualche mia scappatella.... Ma non parliamo di ciò, adesso. Parlami piuttosto di te e della tua conquista, e dimmi se persisti nell’idea di depositarmi... non so che cosa. -Francesco- Persisto. Fra qualche minuto... ella è qui. -Carlo- Qui?... Ed io? -Francesco- Oh, non ti preoccupare! Ho pensato a tutto. Tu te ne andrai. -Carlo- Molto bene! -Francesco- Amico mio, finalmente ho saputo che cosa significa un’avventura di viaggio. Avevo sempre creduto che le avventure di viaggio fossero una rèclame bugiarda delle società ferroviarie, e non ci avevo mai prestato fede; ma ora.... -Carlo- Raccontami... raccontami.... -Francesco- -(emozionato)- Raccontarti? È impossibile! Figurati la stazione di Genova.... -Carlo- Me la figuro. -Francesco- -(entusiasmato)- I vagoni, la vaporiera, i facchini e il resto.... -Carlo- -(secondandolo)- E il resto. -Francesco- Nel primo scompartimento d’un vagone entro io. Due donne sono entrate prima di me: una sui sessant’anni.... -Carlo- Era lei? -Francesco- No. L’altra dai trenta ai quindici anni, o viceversa. Questa era lei. «Scusi -- mi dice -- questo scompartimento è riservato alle signore». «Sì, ma non si dia pena -- rispondo io -- . Benchè riservato alle signore, io ci starò bene lo stesso».... Non ci ridi? -Carlo- -(ridendo per convenienza)- Ah, ah, ah! -Francesco- Grazie. Ella ha riso come te. E dice un proverbio arabo: «donna che ride, mezzo conquistata.» Insomma, la vecchia borbottava in tedesco, ed io non aveva l’obbligo di capire, la giovane continuava a ridere in italiano, il capo treno accettava un biglietto di scusa cosmopolita... da dieci lire; e sono restato. -Carlo- Che cosa avvenne durante il viaggio?... -Francesco- Niente! Neanche un’occhiata incoraggiante, neanche una parolina che m’avesse lasciato sperare. Non c’era mica da meravigliarsene. Io pensavo: in uno scompartimento riservato, non ci possono essere che delle signore riservate. Carina anche questa, eh? -Carlo- E la conquista? -Francesco- Un momento. Quando il treno è giunto alla stazione di Roma, mentre un facchino prendeva la roba di lei e la roba mia, mettendo le mie valige a contatto delle sue, io le ho chiesto se avesse bisogno dei miei servigi.... -Carlo- Ella ha risposto di sì?... -Francesco- Oibò! Ella ha risposto di no. Ma quando le ho offerto la mia carta di visita, sulla quale, con un lapis, avevo segnato l’indirizzo della tua dimora, dove già contavo di piombare, la mia bella incognita -- perchè era ed è ancora per me un’incognita -- si è sentita presa da una subitanea passione per me. Evidentemente, il mio nome è stato per lei irresistibile. I suoi occhi hanno avuto sguardi voluttuosamente intensi, le sue mani hanno più e più volte strette le mie e.... «A rivederci, signore» -- m’ha detto con effusione -- «A rivederci al più presto possibile. Anzi, fra pochi minuti, io verrò a farvi una visita.» Era commossa, nervosa, eccitata. Io, che vuoi? pure essendo un po’ abituato a queste cose, ho sentito un groppo alla gola, e sono rimasto lì, senza nemmeno ringraziarla. Soltanto, quando lei, dolcemente, mi ha soggiunto: «mi riceverete?», io le ho risposto.... -Carlo- Che le hai risposto? -Francesco- «Vi adoro»! -Carlo- E lei? -Francesco- -(come se dicesse una cosa naturale e perfettamente lusinghiera per lui)- Lei se n’era già andata! -Carlo- Ma verrà certamente? -Francesco- Oh, se verrà! Il cuore non m’inganna: quella donna mi ama, e sono innamorato anch’io, sai, sono innamorato sul serio. Oh! la ferrovia fa dei miracoli in fatto d’amore. La velocità stessa del treno affretta gli avvenimenti. Si vede una donna alla stazione di Genova, la si ama alla stazione di Spezia, la si adora alla stazione di Roma. Se si continuasse il viaggio insieme sino a Napoli, si giungerebbe alla stazione di Napoli o troppo presto o troppo tardi. -Carlo- E quando non si continua il viaggio sino a Napoli.... -Francesco- Si va in casa d’un amico e gli si dice.... -Carlo- «Va a passeggiare....» -Francesco- Nè più nè meno. -Carlo- -(scherzosamente)- E sta bene. -(Si mette il cappello.)- Me ne vado. -(Consegnandogli la stanza.)- Questa, come vedi, è una stanza unica, ma molto comoda. -(Con significato di circostanza, quasi mostrandogli i divani, il paravento, ecc.)- È una stanza, insomma, piena di comfort. Ci sono due porte. Una di qui, -(a destra)- porta ufficiale, l’altra di là -(a sinistra)-, valvola di sicurezza. Ti raccomando. A rivederci. Io ritornerò.... -Francesco- -(vorrebbe dire qualche cosa.)- -Carlo- Non temere. Quando la finestra sarà aperta... significherà che io potrò ritornare. Restiamo intesi? -Francesco- Restiamo intesi. -Carlo- Buona fortuna! -Francesco- -(con compiacenza e ostentata modestia)- Eh! -Carlo- -(esce dalla porta a sinistra; quindi, prima di chiudere l’uscio, facendo capolino)- Ti occorre altro? -Francesco- No, grazie. Il resto l’ho con me. -Carlo- -(se ne va.)- SCENA III. FRANCESCO -solo. Poi- BIANCA. -Francesco- -(girando per la stanza)- Vediamo un po’. Non c’è che dire, è proprio quello che ci voleva. Intanto, giacchè ce n’è il tempo, completiamo la persona elegante che abbiamo abbozzata nella stanza di toilette della stazione. -(Si pettina, si appunta i baffi, si spolvera, si profuma, si guarda nello specchio. È molto soddisfatto di sè.)- Pih! non c’è male. Così, a occhio e croce, sono... non toccherebbe a me il dirlo, ma, via, sono belloccio. -(Si picchia alla porta a destra.)- È lei! Eppure, non ho provato mai tanta emozione. -(Tutto affaccendato e perplesso, va verso la porta e s’accorge d’avere ancora una spazzola in mano.)- Uh! la spazzola! -(Si confonde, come se nella stanza non trovasse dove mettere la spazzola. Sta per cacciarsela in saccoccia, quindi si decide a posarla sul mobile che è più lontano dalla porta. Infine, delicatissimamente, apre l’uscio.)- -Bianca- -(entra.)- -Francesco- -(commosso, le prende le due mani con effusione frenata)- Ma è proprio vero?... Voi... siete venuta? -Bianca- -(guardando intorno e sforzandosi di sembrare gentile e amorevole verso Francesco)- Mi pare di sì. -Francesco- -(con una certa vanitosa soddisfazione)- Sicchè... il vostro contegno durante il viaggio non era una manifestazione d’indifferenza. -Bianca- -(con mal celata timidezza)- Oh! tutt’altro! -Francesco- -(fra sè, mentre ella è assorta nella curiosa contemplazione del salotto)- Evidentemente, non è una cocotte, è semplicemente una donna leggera. -Bianca- Che salottino profumato! -Francesco- Infatti, sì. Vi dispiace il profumo? Vi dispiace di trovarvi qui? -Bianca- Anzi!... -Francesco- -(sempre insinuante)- Volete levarvi il cappello e il mantello? -Bianca- Ma.... -(Continua a guardare attorno.)- -Francesco- -(con languore, seducendola)- Coraggio! In fondo, non si tratta che d’aver coraggio.... -Bianca- -(risoluta)- Oh, non dubitate, ce n’ho del coraggio! -Francesco- Meno male. Vuol dire che non vi faccio paura. E perchè poi farvi paura? Tanto più che se voi, bella e strana signora, vorrete serbare l’incognito, io, fede di gentiluomo, sarò ben lieto di rispettarlo ciecamente. -Bianca- Non v’interessa di sapere chi sono io? -Francesco- So che siete bella, so che siete qui, sola, vicino a me, so che qui vi ha condotta il presentimento di trovare in me l’uomo capace di comprendervi e di amarvi!... Il resto non m’importa. Sedete, sedetemi accanto. -(Prendendola per una mano, la conduce sin presso un divano.)- -Bianca- -(siede di malavoglia.)- -Francesco- -(sedendo anche lui)- Parliamo. -Bianca- Sì, parlate. -(Preoccupata, continua a guardare intorno, poi, levandosi e allontanandosi)- Io vi ascolto tanto volentieri. -Francesco- Se vi allontanate da me, non potrò fare che un soliloquio. -Bianca- -(sforzandosi di essere gentile)- Ma io non v’impedisco di seguirmi. -(Andando di qua e di là, guarda i muri.)- -Francesco- -(tra sè)- Veramente, preferirei un tête-à-tête meno peripatetico. -Bianca- -(tra sè, imbizzita)- È il laboratorio galante di quel mostro di mio marito. -(A Francesco, che è ancora seduto)- Vi ho detto che non v’impedisco di seguirmi. -Francesco- -(tra sè)- Facciamo a modo suo. -(A lei, seguendola)- Vi seguo. -Bianca- -(tra sè, tormentandosi)- Ed è qui che gli spedivo le mie lettere d’affari! -Francesco- Che guardate? che mormorate? -Bianca- Non ho mai visto un salotto così. -Francesco- Eppure, non c’è nulla di speciale. -Bianca- C’è tutto di speciale. Questo non è un salotto... onesto. Le donne che ci hanno lasciato qualche cosa sono innumerevoli! -Francesco- -(tra sè)- È gelosa, buon segno! -(A lei)- Può darsi che questo salotto non sia precisamente mio e che io alloggi qua, così, di passaggio, e che di tutte le donne, di cui voi vedete le tracce, io non ne conosca nessuna. -(Tra sè)- Bisogna lasciarla nel dubbio. -Bianca- -(esaminando i ritratti)- Questo per esempio, è proprio il ritratto d’una ballerina! -Francesco- -(andando a guardare il ritratto)- Già! -Bianca- -(nervosissima)- Si vede dall’abito... che non ha. Ed è bellina, la sfacciata! -Francesco- -(tra sè)- Non è una donna leggera, è semplicemente una donna bizzarra. -(A lei)- Non ci badate, cara. -(Prendendole una mano)- Io non conosco che voi, io non ho che un solo ritratto: il vostro... impresso nel cuore. -Bianca- -(continuando l’analisi, domanda con violenza)- E questa, perchè è vestita da uomo? -Francesco- Mah!... Probabilmente per provare le emozioni dell’altro sesso! -Bianca- -(col tono di chi non si lascia ingannare)- Ma è una donna! Oh, se lo è! -Francesco- -(indicando, col gesto, le forme abbondanti della donna fotografata)- Perbacco, se lo è! -Bianca- E c’è una dedica, «Al Carlino dei mio cuore». -Francesco- Lo vedete! Il Carlino non sono io. -Bianca- -(sempre cercando e guardando con una mal dissimulata ansia)- Oh! uno scarpino! -(Mettendolo sotto il muso di Francesco)- Questo è uno scarpino. -(È una elegante scarpettina da ballo, d’un microscopico piedino femminile.)- -Francesco- -(con la convinzione di fare una scoperta)- E credo che sia uno scarpino... di donna. -Bianca- Se fosse d’un uomo, quest’uomo dovrebbe essere un lilliputto! -Francesco- Vi giuro che non ho nulla di comune con questo scarpino. -Bianca- -(con rabbia)- È un ricordo!... -Francesco- Dei Paesi Bassi! -Bianca- -(guardandone con disgusto la suola)- E qui c’è un’altra dedica. Si fa dedicare tutto, questo signore: anche uno scarpino! Che dice? Non si legge bene. -(Mostrandolo a Francesco)- Leggete voi. -Francesco- -(interpretando)- No, non è una dedica: è un versetto biblico o quasi biblico. -(Leggendo:)- «Il piede sinistro non deve sapere quello che dà il piede destro!» -Bianca- -(irritandosi)- E che cosa mai può dare il piede destro? -Francesco- -(con l’analogo movimento d’una gamba, e timidamente)- Mio Dio, una pedata. -Bianca- -(scoppiando)- Ma è un’indegnità! È un’infamia! -Francesco- -(sodisfatto, tra sè)- È gelosa. Come mi ama! -(A lei)- Calmatevi, via, calmatevi. E non continuate questo increscioso inventario. Non vi sembra che ci sia da fare qualche cosa di meglio? Tutta questa roba non è che tappezzeria. -Bianca- -(sempre più commossa)- Ma è di quella tappezzeria che abitua a una vita molle, leggera, sciocca. E chi non è avvezzo a vederla ne sente disgusto, nausea, schifo! -(Poi, risoluta)- Me ne voglio andare. -Francesco- -(tra sè)- Come mi ama! -(A lei)- Io vi garantisco che potete chetarvi, mia bella e bizzarra incognita. Guardatemi, guardatemi in viso.... -Bianca- -(gli volta le spalle, senza badargli punto.)- -Francesco- Brava! Così! Non v’accorgete che sono innocente, e che... sono vostro? -Bianca- Tutto questo sta bene; ma io me ne voglio andare. -Francesco- No, rimanete. Astraetevi dall’ambiente che vi circonda.... Riconcentratevi in voi. Anzi, riconcentratevi in me. -Bianca- -(scoprendo sopra una mensola il ritratto di Carlo)- Ah, quel ritratto lì.... -Francesco- Ricomincia l’inventario! -Bianca- -(pigliando il ritratto, e osservandolo con amarezza)-.... è un ritratto... completamente mascolino! -Francesco- -(tra sè)- Quello di Carlo, ora. -(A lei)- Sì... questa volta, la persona fotografata, benchè sia pur essa vestita da uomo,... non è una donna. -Bianca- È un mostro. -Francesco- Mostro mostro, no. Via, bruttino! -Bianca- Bruttissimo! Uh!... Che muso! -(Sempre eccitata, fissando la fotografia)- Sì, avete ragione. Voglio restare. -(Smette precipitosamente il mantello.)- E voglio togliermi perfino.... -Francesco- Perfino?... -Bianca- Il cappello! -(Esegue.)- -Francesco- Non è molto. -Bianca- È moltissimo. -Francesco- -(con fatuità)- Moltissimo? -(Tra sè)- È fatta! 1 2 3 4 5 6 7 8 9 10 11 12 13 14 15 16 17 18 19 20 21 22 23 24 25 26 27 28 29 30 31 32 33 34 35 36 37 38 39 40 41 42 43 44 45 46 47 48 49 50 51 52 53 54 55 56 57 58 59 60 61 62 63 64 65 66 67 68 69 70 71 72 73 74 75 76 77 78 79 80 81 82 83 84 85 86 87 88 89 90 91 92 93 94 95 96 97 98 99 100 101 102 103 104 105 106 107 108 109 110 111 112 113 114 115 116 117 118 119 120 121 122 123 124 125 126 127 128 129 130 131 132 133 134 135 136 137 138 139 140 141 142 143 144 145 146 147 148 149 150 151 152 153 154 155 156 157 158 159 160 161 162 163 164 165 166 167 168 169 170 171 172 173 174 175 176 177 178 179 180 181 182 183 184 185 186 187 188 189 190 191 192 193 194 195 196 197 198 199 200 201 202 203 204 205 206 207 208 209 210 211 212 213 214 215 216 217 218 219 220 221 222 223 224 225 226 227 228 229 230 231 232 233 234 235 236 237 238 239 240 241 242 243 244 245 246 247 248 249 250 251 252 253 254 255 256 257 258 259 260 261 262 263 264 265 266 267 268 269 270 271 272 273 274 275 276 277 278 279 280 281 282 283 284 285 286 287 288 289 290 291 292 293 294 295 296 297 298 299 300 301 302 303 304 305 306 307 308 309 310 311 312 313 314 315 316 317 318 319 320 321 322 323 324 325 326 327 328 329 330 331 332 333 334 335 336 337 338 339 340 341 342 343 344 345 346 347 348 349 350 351 352 353 354 355 356 357 358 359 360 361 362 363 364 365 366 367 368 369 370 371 372 373 374 375 376 377 378 379 380 381 382 383 384 385 386 387 388 389 390 391 392 393 394 395 396 397 398 399 400 401 402 403 404 405 406 407 408 409 410 411 412 413 414 415 416 417 418 419 420 421 422 423 424 425 426 427 428 429 430 431 432 433 434 435 436 437 438 439 440 441 442 443 444 445 446 447 448 449 450 451 452 453 454 455 456 457 458 459 460 461 462 463 464 465 466 467 468 469 470 471 472 473 474 475 476 477 478 479 480 481 482 483 484 485 486 487 488 489 490 491 492 493 494 495 496 497 498 499 500 501 502 503 504 505 506 507 508 509 510 511 512 513 514 515 516 517 518 519 520 521 522 523 524 525 526 527 528 529 530 531 532 533 534 535 536 537 538 539 540 541 542 543 544 545 546 547 548 549 550 551 552 553 554 555 556 557 558 559 560 561 562 563 564 565 566 567 568 569 570 571 572 573 574 575 576 577 578 579 580 581 582 583 584 585 586 587 588 589 590 591 592 593 594 595 596 597 598 599 600 601 602 603 604 605 606 607 608 609 610 611 612 613 614 615 616 617 618 619 620 621 622 623 624 625 626 627 628 629 630 631 632 633 634 635 636 637 638 639 640 641 642 643 644 645 646 647 648 649 650 651 652 653 654 655 656 657 658 659 660 661 662 663 664 665 666 667 668 669 670 671 672 673 674 675 676 677 678 679 680 681 682 683 684 685 686 687 688 689 690 691 692 693 694 695 696 697 698 699 700 701 702 703 704 705 706 707 708 709 710 711 712 713 714 715 716 717 718 719 720 721 722 723 724 725 726 727 728 729 730 731 732 733 734 735 736 737 738 739 740 741 742 743 744 745 746 747 748 749 750 751 752 753 754 755 756 757 758 759 760 761 762 763 764 765 766 767 768 769 770 771 772 773 774 775 776 777 778 779 780 781 782 783 784 785 786 787 788 789 790 791 792 793 794 795 796 797 798 799 800 801 802 803 804 805 806 807 808 809 810 811 812 813 814 815 816 817 818 819 820 821 822 823 824 825 826 827 828 829 830 831 832 833 834 835 836 837 838 839 840 841 842 843 844 845 846 847 848 849 850 851 852 853 854 855 856 857 858 859 860 861 862 863 864 865 866 867 868 869 870 871 872 873 874 875 876 877 878 879 880 881 882 883 884 885 886 887 888 889 890 891 892 893 894 895 896 897 898 899 900 901 902 903 904 905 906 907 908 909 910 911 912 913 914 915 916 917 918 919 920 921 922 923 924 925 926 927 928 929 930 931 932 933 934 935 936 937 938 939 940 941 942 943 944 945 946 947 948 949 950 951 952 953 954 955 956 957 958 959 960 961 962 963 964 965 966 967 968 969 970 971 972 973 974 975 976 977 978 979 980 981 982 983 984 985 986 987 988 989 990 991 992 993 994 995 996 997 998 999 1000