Passan li uccelli. Oh chiome feminili, chiome gentili, lunghe reti sottili tratte dietro i burchielli! Oh di roseti profondi laberinti ove i poeti in giacigli segreti stanno alle belle avvinti! La nostra nave, cui non pinse Ki-Tsora, va con soave andare; e su la prora tu ti stendi, o signora. I tuoi capelli sciolti hanno il fresco odore dei ramoscelli che ondeggian lenti, in fiore, con sommesso romore. La tua man breve, passando, i fiori coglie: par tra le foglie, tra i calici di neve una farfalla, lieve. Ma, come pieno è il grembo, ti riposi: palpita il seno, bevono il gran sereno li occhi meravigliosi; e dolcemente stan su i fiori adagiate le mani.--Oh fate, belle mani adorate, il gesto che consente! LAI La Luna diffonde pe' cieli suo latte: a lei, chiuse e intatte, sospiran le selve, profonde. Un murmure, lento, si spande ne 'l piano; e giunge un lontano di cervi bramire su 'l vento. Discende ne l'ode la dea che m'è dolce; e a me i suoni molce de 'l verso. Ma l'altra non ode. Ma quella ch'io amo non ode. I roseti ancora han quieti misteri e fan lungi richiamo; e ancor ne' giacigli rimangono l'orme recenti e le forme recenti tra i fiori vermigli. Ma quella ch'io bramo non meco vi giace... O cuor senza pace, ed occhi miei lassi, moriamo. RONDÒ Com'api armoniose uscenti a 'l novo sole per le felici aiuole de' gigli e de le rose, queste che Amor compose delicate parole, com'api armoniose uscenti a 'l novo sole, su le chiome odorose che Amor cingere suole di sogni e di viole spìrino dolci cose, com'api armoniose. DONNE Per l'antico viale de l'Aurora.... NYMPHA LUDOVISIA. Disegno di ONORATO CARLANDI. [Illustrazione: -Fototipia Danesi Roma-] NYMPHA LUDOVISIA Per l'antico viale de l'Aurora, mentre i cipressi dormono al mattino, o nova principessa di Piombino, tu passi; e a te d'intorno il vento odora. Vive d'intorno a te la grande flora ludovisia crescendo a 'l sol latino, bionda Napea di Rafael d'Urbino, ne la beatitudine de l'ora. E le fontane vivono; e l'intensa voluttà de la vita, a 'l tuo passare, urge fino i cipressi alti e quieti; e te brama ed a te canta l'immensa anima de la villa secolare, o diletta ne' sogni dei poeti. VIVIANA O Vivïana May de Penuele, gelida virgo prerafaelita, o voi che compariste un dì, vestita di fino argento, a Dante Gabriele, tenendo un giglio ne le ceree dita, Vivïana, non più forse a la mente il ricordo di me vi torna omai. E pure allora, quando io vi parlai, mi sorrideste a lungo e dolcemente. Fiorían, Villa Farnese, i tuoi rosai ne 'l mattino di maggio e su le antiche mura il sole una veste aurea mettea: tra le liete ghirlande si svolgea la bellissima favola di Psiche; navigava in trionfo Galatea. O Vivïana May de Penuele, or vi sovviene de 'l lontan mattino? Voi sceglieste le rose ne 'l giardino ove un tempo convenne Rafaele, muta, con lento gesto, a capo chino. Non vidi allor la Primavera iddia? Disser la vostra lode a me li uccelli; fiori parvero nascer da' capelli, come ne la divina Allegoria cui pinse in terra Sandro Botticelli. Poi su l'accolta de le vive rose reclinando la testa agile e bionda, avidamente, come sitibonda, tutte beveste l'anime odorose --oh voluttate mistica e profonda! Poi, smarrita in un sogno, alta levaste la faccia ove le azzurre ésili vene languíano, e mi volgeste (or vi sovviene?) le pupille ne 'l sogno umide e caste. Non così pura in cielo è mai Selene. Io sol dissi a la notte alma e felice, solo dissi a le stelle il novo amore. Secreto in me de' vostri occhi il fulgore io custodii, beata Beatrice. Tale un raggio di luna il silfo ha in cuore. Or cantarti m'è dolce, o Vivïana. Splendimi ne la chiara ode, vestita de la tunica verde e redimita d'argentei fiori, in calma sovrumana tenendo un giglio tra le ceree dita! GORGON L'Asïatico già tende le braccia trepidamente verso l'imo ignoto: attonito, fra i calici de 'l loto ei vede arguta ridere una faccia. HYLA! HYLA! Disegno di CESARE FORMILLI. [Illustrazione: -Fototipia Danesi Roma-] I. Ella avea diffuso in volto quel pallor cupo che adoro. Le splendea l'alma ne li occhi quale in chiare acque un tesoro. Ne la bocca era il sorriso fulgidissimo e crudele che il divino Leonardo perseguì ne le sue tele. Quel sorriso tristamente combattea con la dolcezza de' lunghi occhi e dava un fascino sovrumano a la bellezza de le teste feminili che il gran Vinci amava. Un fiore doloroso era la bocca, e un misterioso odore esalava ne 'l respiro. I capelli aridi in onde s'accoglieano su le tempie, su la nuca, di profonde voluttà larghi a l'amante che scioglieali ne l'alcova, forse; e avean talor riflessi di viola, come a prova de la fiamma il puro acciaio. II. Questa nobil donna un giorno io conobbi. Era l'estate ampia; e dolce il mare intorno diffondevasi nel sole, come un drappo suntuoso. Templi, portici, obelischi partoria l'imaginoso vespro; e a fior de 'l mare pénsili le sottili architetture si moveano lentamente: emergean lunghe figure fra li intercolonni, a un tratto, mostri umani o bestiali; s'immergeano li edifizi ne le fredde acque natali. Ella, sola, su la loggia, tutta involta da i prestigi de 'l tramonto, in attitudine d'indolenza, li occhi grigi tenea quasi semichiusi. Quando Alberto Delle Some, conducendomi cortese presso a lei, disse il mio nome, ella volse il capo e li occhi grandi aprì su la mia faccia. Poi mi porse ambo le mani sorridendo. Avea le braccia sino al gomito scoperte, bianche, pure, di squisite forme; a' bei polsi rotondi eran finamente unite, come a stel fiori, le mani. Oh divine mani, oh bianche mani ch'io non ho baciate! Si posavan, come stanche, su 'l marmoreo davanzale; e le lunghe ésili dita risplendevano di anelli. Io sentia dolce la vita mia fluire ed i capelli divenir gelidi, quasi per un'ideal carezza, da sottil fremito invasi. III. Ella, semplice, parlava, con la sua voce sonora, lievemente roca a tratti. Una preziosa flora nascea lenta ora da 'l mare, a' nostri occhi. Li edifizi giacean spenti in fondo a l'acque. Pe' i mirabili artifizi de la luce ora sorgevano, come calici di gigli, alte trombe, e si spandevano; e nutrite dai vermigli fumi in cielo prendean tutte forma d'alberi. Viole d'improvviso da le arboree forme piovvero, e ne 'l sole tutto il mare allora parve brulicante di meduse. Ella tacque. Io la guardava. In quell'attimo confuse le nostre anime rimasero. Io non seppi dirle:--V'amo. Ella, forse paventando l'ora, disse:--Rientriamo; è già tardi. Io vi saluto.-- E, tendendo la sicura man, sorrise un'altra volta. Quindi uscì. IV. La sua figura ondeggiava alta ne 'l passo, con un ritmo affascinante. Un pensier dolce mi venne: --Io sarò forse l'amante; io felice le mie notti dormirò sopra il suo cuore!-- Ah, perchè voi mi fuggiste? Ebro, come d'un liquore troppo forte, ebro di voi, de 'l ricordo di voi, sento da quel giorno in tutti i baci, sento in ogni blandimento feminile, sento in ogni voluttà più desiata, o signora, voi, voi sola; voi che tanto avrei amata! ATHENAIS MEDICA Nobili e puri, splendono quali forme di luce. ROMANZA. Disegno di VINCENZO CABIANCA. [Illustrazione] I. Poichè su la campagna salutare era venuta la dolce stagione e un gran disío di vivere e d'amare in me tornava con la guarigione, ella talvolta a le mattine chiare tutta ridente apriva il mio balcone. Il suo riso e la luce in un sol getto m'inondavan di gioia: álacre in petto balzava il cuore. Oh mie memorie buone! Vedea composti in fila li alberelli su 'l cielo azzurro come il fior de 'l lino, dritti, con rare foglie, e lunghi e snelli, quali eran cari a Pietro Perugino; e a quando a quando udia di tra' ramelli gittar suoi trilli dotti un lucherino. Mi veniva ne 'l cuor sì gran diletto da quella vista, ch'io m'ergea su 'l letto alquanto, a riguardar più da vicino. Ben ella avea que' miei palpiti istessi. Talvolta io mi sentia li occhi velare. Le lacrime facean sì ch'io vedessi tutte le forme a l'aria tremolare confusamente, simili a riflessi vani di cose in fondo a un roseo mare. Ella, ne le sue man présomi stretto il capo, susurrava:--Oh mio diletto! Amor mio dolce!--Io mi credea mancare. II. 1. Io ricordo, Atenái. Lungo il sentiere de' pioppi bianchi e de le tamerici, maga possente contro i maleficj, guida voi foste a 'l debil cavaliere. Ilare, accanto a voi, senza temere, io respirava l'aure innovatrici: mi battean ratte ne le cicatrici l'onde de 'l sangue tiepide e leggere. Or co 'l vento giungean quasi a riviere i profumi da l'ultime pendici; e, sentendosi il vento a le narici, i cavalli fremevan di piacere. Su l'argine de i fossi aride e nere, fuor de la terra uscendo, le radici si distendean con lotte ed artificj meravigliosi a l'ime acque per bere. Ma salivan ne' tronchi e ne le intiere membra correvan l'acque avvivatrici; contendeva il germoglio i beneficj de la luce, bramando di godere; e, in alto, a 'l Sole un coro di preghiere mormoravano li alberi felici, espandendo le chiome ai vènti amici, crescendo a le future primavere. 2. Io ricordo, Atenai. Voi, con un mite sorriso di bontà su le fiorenti labbra, i miei gesti e i vari atteggiamenti de 'l mio cavallo seguivate.--Oh dite, maga Atenai, voi che le mie ferite curaste di sì dolci lenimenti; voi che le mani tenere ed aulenti posaste ne le mie piaghe inasprite; voi che le insonni mie notti infinite, piene di mille acuti patimenti, confortaste d'amor co' pazienti balsami de la voce umile, dite, adorata sorella, oh dite, dite la gran soavità di quei momenti, allor che li occhi in lacrime ridenti vi baciai con le labbra impallidite! 3. Noi, muti, a lungo cavalcammo ancora quella terra benigna ove fioriva la pace tra le umane opre. E s'udiva de' cavalli la lenta orma sonora. Poi, ne la grave santità de l'ora, sorse un cantico lungi da la riva de 'l Mar, subitamente. E il sol moriva. Ma quel tramonto a noi parve un'aurora. Io ricordo. Infinito, da le chiare comunïoni de le cose, a 'l giorno emanava non so qual senso umano di dolcezza e di oblìo. Proni d'intorno stavano i poggi e risplendea lontano, non anche sazio de la luce, il Mare. DONNA FRANCESCA Dorme, poggiata il capo a 'l davanzale de 'l balcon fiorentino, la Titania di Shakspeare;.... DONNA FRANCESCA, IV. Disegno di GIUSEPPE CELLINI. [Illustrazione] I. Se dentro i favolosi orti vermigli adunava la Luna i suoi misteri (per lei presi d'amore, alti e leggeri tremolavano in doppio ordine i Gigli), il capo ergeano su da li origlieri le Belle, a tesser rai: lungo i giacigli di rose, propagavansi i bisbigli richiamanti a l'agguato i Cavalieri. In quelle notti, o Bella, de 'l lunare argento una fatal rete voi forse tesseste con le vostre dolci dita? Sentendomi da voi tutto legare, questo ne 'l mio pensier dùbito sorse; e ancor ne trema l'anima smarrita. II. Odor di rose, forse da i giardini chiusi del Re, venìa confusamente; e splendea ne la fredda ora, imminente, la Luna su 'l palazzo Barberini. Mormoravan con voci roche e lente le fontane invisibili tra i pini: or sì or no li stocchi adamantini oltre i rami balzavan di repente. Noi, chinati da l'alta loggia, soli, (ella rabbrividìa) de le fontane ascoltavamo i languidi racconti. Non così dolce cantan li usignuoli! Vago ne l'alba suono di campane giungeva da la Trinità de' Monti. III. Più chiara su 'l palazzo Lorenzana la Luna risplendea, Donna Francesca, quella vostra beltà raffaellesca guardando con dolcezza quasi umana. La fontana di Giacomo, a la fresca serenità, con voce roca e piana mettea parole, come una fontana magica de l'età cavalleresca. Scintillavano l'acque; le figure prendean vive attitudini, a l'albore danzando in tondo con rapide fughe. Per tale ausilio, al fin le vostre pure labbra io baciai; così vinsevi amore... Oh fontanella de le Tartarughe! IV. Dorme, poggiata il capo a 'l davanzale de 'l balcon fiorentino, la Titania di Shakspeare; e un divino sogno da 'l cuor lunatico le sale. Una rete d'argento siderale i suoi capelli accoglie, e luminose fasciano le spoglie, dei colùbri la sua forma ideale. Per lei tramano i ragni, su l'opale de l'aria, le sottili opere in tra li stipiti; ed i fili aurei tremano a l'alito immortale. Così, Donna Francesca, entro il natale albore di Selene, ora dormite; e, in torno a le serene bellezze, io vo tramando il madrigale, mentre spiran le rose l'aromale anima ne' roseti e li usignuoli i fiumi ed i poeti cantan la notte augusta e nuziale. V. Una notte, com'io l'alta portiera sollevai piano co' la man tremante, presso il gran letto la mia dolce amante scorsi a ginocchi in atto di preghiera. Ricorrean ne la stanza ampia e severa, intessute con rara arte, le sante Allegoríe che l'anima pregante traevan forse a più gioconda sfera. Muto io ristetti, come a 'l limitare d'un tempio; ma il disío tutto s'immerse, stridendo, in quel misterioso aroma. Ben, quando (oh notte!) la divina chioma io le disciolsi e vinta ella m'aperse le braccia, il letto parvemi un altare. VI. Entra l'albore gelido, pe' i vetri, ne l'ombra di quel letto ov'ella dorme stanca di voluttà con semichiuse le dolci labbra in cui trema il sorriso. Or la Luna, ferendo ne l'aperto cofano i bei gioielli, gloriate opere di sottili orafi, illustra diamanti, camei, perle e smeraldi. Splendono le collane, come spire d'un favoloso rettile sopito; e paiono viventi occhi i rubini. Langue, da presso, entro la coppa un giglio in sua verginità, nobile e puro quale un vaso liturgico d'argento. VII. O amica dolce, non sapeste mai la verace dottrina che ne 'l mondo il figliuol di Gesù, bello e giocondo adolescente, a l'ombra de 'l Sinái, predicava, nel nome d'Adonai, a le spose ed alli uomini ascoltanti ed ai compagni efébi, in tra' rosai, mentre scendean dal monte i greggi erranti. Ei, come Ciro figlio di Cambise, destro era e forte, generoso e parco, non superato in trarre lancia od arco; e molte fiere la sua mano uccise, la sua man degna d'un regale sire, ben usa a profumar la chioma bionda di rare essenze che facean languire le femmine in soavità profonda. Divino era il suo nome: Eleabani. Ed era come un olio di viola, sereno, che ne 'l suon de la parola si spandesse a lenire i petti umani. In fondo a l'occhio suo puro e crudele eran segrete fascinazïoni. Come il santo profeta Danïele, avrebbe ei vinti a 'l suo giogo i leoni; e con la voce, cantico di lire, mansuefatti avrebbe aspidi in guerra. Or prima, a soggiogar l'anime in terra, trasse i cuor de le donne a 'l suo desire. Tutte, da' bei palagi ove risplende l'oro, e da' templi ove la pace dorme, e da l'umili case, e da le tende nomadi, e da' tuguri, a torme a torme, venivano a 'l figliuol de 'l Nazareno, al bene amato eroe de la fortuna. Lui proseguìano a 'l sole ed a la luna; lui chiedeano, in morir de 'l suo veleno; lui, ne l'alba, torcendosi le braccia, invocavan su 'l tepido origliere, o sognavano, pallide la faccia tra l'ampia chioma, sfatte da 'l piacere. Per l'orrore de' portici silenti a la fonte, assetata, una Maria, come il cervo simbolico, venìa e ne l'acqua immergea le mani ardenti. Quindi, protesa le stillanti mani, e il ventre, bianco qual coppa d'avòro, nudata, mormorava:--Eleabani! Eleabani da la chioma d'oro, o tu per le cui nembra i rai de 'l sole una veste han tessuta, Eleabani, o tu cui ne la bocca come grani di puro incenso odoran le parole, o tu che de 'l tuo corpo hai fatto vase a' balsami celesti ed a' profani, o tu che scendi ne le nostre case qual ne' campi rugiada, Eleabani, m'odi: li astri de 'l ciel com'aurei pomi tremano in tra le foglie a' melograni; io son ebra e languisco, Eleabani, come la damma a 'l colle de li aromi. Come al vento tra le árbori la damma, io trasalgo e sobbalzo ai romor vani. Ad ora ad ora, in ciel vedo una fiamma. Non tu sei che lampeggi, Eleabani? Ed egli, avendo ereditato il Verbo, amò, come Gesù, peregrinare. Le parabole sue, rapide e chiare, pungean le menti con lor senso acerbo. Predilesse i conviti, poi che aperto ne la fraternità convivïale è l'animo de li uomini ed un serto di chiarissima luce il vin spirtale cinge a le fronti; e predilesse i petti feminei, de' lunati omeri il giro, a segnar come in nitido papiro evangelicamente i suoi versetti. Quale un fiume, cui gonfia d'acque il maggio, da le sedi natali alto discende e più cresce in sua gioia e con selvaggio fremito ride e a 'l sol pieno s'accende: odono i boschi giugner la ruina, vasti su le pacifiche pendici; in van lottano; e, presi a le radici, piomban ne 'l gorgo: tal la sua dottrina volgea, passando, le credenze e i culti e risplendea di libertà ne 'l sole. Come il fiume in sua via reca virgulti, pur recava d'amor nuove parole. Egli ammoniva: «O giusto, è breve l'ora. «Ne la tua servitù sii paziente. «La pazienza è l'immortal nepente «che afforza i nervi e l'anima ristora. «Come in un tempio, ne 'l tuo cor ricevi «l'alto Ideale che de l'uomo è figlio. «E sappi in quel che mangi e in quel che bevi «trovar l'ambrosia e il nettare vermiglio.» Ed ammoniva: «O donna, o Vaso insigne «de la dolcezza ed Arca de l'oblìo, «versa a li uomini il vin che già il Desío «cantando ricogliea ne le tue vigne. «Fa che soave il tuo spirito ceda «a l'alitare d'ogni passïone, «come la tibia d'oro ove un'auleda «prova a diletto sua lene canzone. «Ama il tuo sposo ed ama il tuo figliuolo «ma fa che il beneficio tuo si spanda «pur su colui che in carità dimanda «una stilla d'amore, umile e solo. «E tutto diverrà per t'onorare «Mirra, Olibano, Incenso e Belzuino; «e saliranno come ad un altare «i cuori a te, con giubilo divino. «La carne è santa. È l'immortale rosa «che palpita di suo sangue vermiglia. «È la madre de l'uomo ed è la figlia. «Ed è quella che sta sopra ogni cosa. «Ella racchiude, come un'urna aromi, «tutte le voluttà, tutti i dolori. «Ha l'ardente opulenza ella de' pomi, «ha la soavità casta de' fiori. «Quale a notte in un tempio una fontana «mormora ascosa e dà voci di lire, «fa il sangue in lei pe 'l ritmico fluire «una musica assai dolce e lontana. «La carne è santa. Guai a chi non piega «l'anima innanzi a lei; però che tristo «egli l'essere suo nega, e rinnega «il suo divin maestro Gesù Cristo: «Gesù che, fatto carne, in su la croce «morì ne la montagna solitaria, «Gesù che, fatto carne, ebbe in Samaria «verso la donna così mite voce, «Gesù che, fatto carne, arse d'amore «vedendo un giorno in su la via fiorita «la Magdalena, e lei pregò d'amore «e me condusse a questa dolce vita!» Tali cose ammonia, tra la comune giocondità de 'l vino, in su la chiara mensa. E le perle de la sua tiara splendeano vagamente come lune. Il cenacolo avea forma di lira. Quattro colombe d'or con ali tese, in alto, tra le frange di Palmira, a invisibili fili eran sospese. Due dromedari, avendo in su la schiena, otri forati ed una campanella di fino argento sotto la mascella, spargean su' marmi essenza di verbena. In torno, i domitori-di-cavalli efebi, sollevando in tra le mani vasi che rendean suon come timballi, beveano salutando Eleabani. Bevean, coperti di carbonchi, in torno satrapi enormi da la barba d'oro il chalibon, rarissimo tesoro, in un corno sottil di liocorno. I dottori, i grammatici, i salmisti, ed i leviti, i giudici, li scribi, e i mercatanti, e i musici, commisti, disperdean su la mensa i rari cibi. Le vestimenta lor, tinte di fuchi preziosi, brillavan di lontano. Alcuni, taciturni, aveano strano aspetto di carnefici o d'eunuchi. Ma le femmine cinte di ghirlande, con denti bianchi come il gelsomino, rideano tra 'l vapor de le vivande, suggean da coppe di smeraldo il vino. Il lor nitido riso giungea grato ai cuori, come un verso numeroso. Stendean le braccia, con un grazioso gesto, a mostrare il cùbito rosato; e prendean su la mensa i cedri, i fichi, e le mandorle, i datteri, le olive. Ne 'l bacio offrian, con belli atti impudichi, la molle polpa su le lor gencive. --Or mangiate e bevete, e di piacere inebriate il vostro cuor mortale; chè da l'ebrezza a Dio l'inno risale, grato, come l'odor da l'incensiere-- diceva Eleabani. Ed era immune il cuor suo da l'ebrezza ed era chiara la sua voce; e splendeano come lune ferme le perle de la sua tiara. VIII. --Francesca, o amica, o trepida colomba, perchè piegate voi su 'l sen la testa, pallida udendo il tuon de la tempesta, che improvviso ne l'anima rimbomba? Perchè torcete ne 'l dolor le mani, le care mani, i fior gracili e snelli, che pur ieri sapevan, con sì piani blandimenti, solcare i miei capelli? Francesca, o amica mia, perchè piangete? Le vostre membra treman così forte, e così roca su le labbra smorte vi muor la voce, ch'io non ho quiete.-- Ed ella:--Io guardo nel cuor mio; che, ardente come una lampa, è tutto avviluppato da una spoglia di serpe, transparente, su cui l'orrido Inferno è figurato. IX. Come a notte in un tempio una fontana mormora ascosa e dà voci di lire, fa il sangue in noi pe 'l ritmico fluire una musica assai dolce e lontana. Veramente io non so quali parole il buon sangue ne 'l capo mi favelli volgendo sue misteriose ambagi; ma ben io so che mai gighe o viuole ornaron di più vaghi ritornelli serenate d'amor sotto i palagi. Canta, o buon sangue! Ed i pensier malvagi, tutti, qual vin, da l'anima discaccia. Nel mezzo del mio cor ride una faccia, guardando la vendemmia allegra e sana. X. Se pure il verso mio, Francesca, è reo d'aver la vostra natural piacenza ritratta intiera, in un lavacro, senza la casta zona e senza il conopeo, fu tempo già che Fra Bartolomeo, pingendo i Protettori di Fiorenza, la Nostra Donna in sua gentil movenza ritrasse ignuda in mezzo a 'l gran corteo. Or dunque se il buon frate di San Marco, il quale è assunto ne l'eterne stelle, ebbe per l'opra sua cotale ardire, non io potrò ne 'l verso mio scoprire de 'l vostro sen le due beltà gemelle e de le late spalle il candid'arco? XI. Quando su per le scale ampie d'argento la Reina salìa verso l'altare, levata li umidi occhi a 'l Sacramento, pallida e fredda, se volea pregare, dava il bianco metallo un vibramento sonoro in ritmo a li urti de 'l calzare: tutte le scale come uno stromento si mettevano in gloria a risonare. O Francesca, così la vostra bionda bellezza da 'l disìo chiamata ascende or de' miei versi il mistico edifizio. Fremono a i vostri piedi, con un'onda di suoni, i versi; e a 'l culmine vi attende tra i profumi de l'urne il sacrifizio. XII. Aveva un tempo il cardinal Grimani ne 'l breviale suo, fino tesoro, un'image ove molti angeli in coro, ceruli e biondi, da' bei volti umani, su li omeri o su le agili ale d'oro o su l'èsili palme de le mani offrìan cinte de' nimbi cristiani l'anime de li Eletti al Signor loro. Ignude erano l'anime: più bella tra l'altre una figura feminina, 1 2 3 4 5 6 7 8 9 10 11 12 13 14 15 16 17 18 19 20 21 22 23 24 25 26 27 28 29 30 31 32 33 34 35 36 37 38 39 40 41 42 43 44 45 46 47 48 49 50 51 52 53 54 55 56 57 58 59 60 61 62 63 64 65 66 67 68 69 70 71 72 73 74 75 76 77 78 79 80 81 82 83 84 85 86 87 88 89 90 91 92 93 94 95 96 97 98 99 100 101 102 103 104 105 106 107 108 109 110 111 112 113 114 115 116 117 118 119 120 121 122 123 124 125 126 127 128 129 130 131 132 133 134 135 136 137 138 139 140 141 142 143 144 145 146 147 148 149 150 151 152 153 154 155 156 157 158 159 160 161 162 163 164 165 166 167 168 169 170 171 172 173 174 175 176 177 178 179 180 181 182 183 184 185 186 187 188 189 190 191 192 193 194 195 196 197 198 199 200 201 202 203 204 205 206 207 208 209 210 211 212 213 214 215 216 217 218 219 220 221 222 223 224 225 226 227 228 229 230 231 232 233 234 235 236 237 238 239 240 241 242 243 244 245 246 247 248 249 250 251 252 253 254 255 256 257 258 259 260 261 262 263 264 265 266 267 268 269 270 271 272 273 274 275 276 277 278 279 280 281 282 283 284 285 286 287 288 289 290 291 292 293 294 295 296 297 298 299 300 301 302 303 304 305 306 307 308 309 310 311 312 313 314 315 316 317 318 319 320 321 322 323 324 325 326 327 328 329 330 331 332 333 334 335 336 337 338 339 340 341 342 343 344 345 346 347 348 349 350 351 352 353 354 355 356 357 358 359 360 361 362 363 364 365 366 367 368 369 370 371 372 373 374 375 376 377 378 379 380 381 382 383 384 385 386 387 388 389 390 391 392 393 394 395 396 397 398 399 400 401 402 403 404 405 406 407 408 409 410 411 412 413 414 415 416 417 418 419 420 421 422 423 424 425 426 427 428 429 430 431 432 433 434 435 436 437 438 439 440 441 442 443 444 445 446 447 448 449 450 451 452 453 454 455 456 457 458 459 460 461 462 463 464 465 466 467 468 469 470 471 472 473 474 475 476 477 478 479 480 481 482 483 484 485 486 487 488 489 490 491 492 493 494 495 496 497 498 499 500 501 502 503 504 505 506 507 508 509 510 511 512 513 514 515 516 517 518 519 520 521 522 523 524 525 526 527 528 529 530 531 532 533 534 535 536 537 538 539 540 541 542 543 544 545 546 547 548 549 550 551 552 553 554 555 556 557 558 559 560 561 562 563 564 565 566 567 568 569 570 571 572 573 574 575 576 577 578 579 580 581 582 583 584 585 586 587 588 589 590 591 592 593 594 595 596 597 598 599 600 601 602 603 604 605 606 607 608 609 610 611 612 613 614 615 616 617 618 619 620 621 622 623 624 625 626 627 628 629 630 631 632 633 634 635 636 637 638 639 640 641 642 643 644 645 646 647 648 649 650 651 652 653 654 655 656 657 658 659 660 661 662 663 664 665 666 667 668 669 670 671 672 673 674 675 676 677 678 679 680 681 682 683 684 685 686 687 688 689 690 691 692 693 694 695 696 697 698 699 700 701 702 703 704 705 706 707 708 709 710 711 712 713 714 715 716 717 718 719 720 721 722 723 724 725 726 727 728 729 730 731 732 733 734 735 736 737 738 739 740 741 742 743 744 745 746 747 748 749 750 751 752 753 754 755 756 757 758 759 760 761 762 763 764 765 766 767 768 769 770 771 772 773 774 775 776 777 778 779 780 781 782 783 784 785 786 787 788 789 790 791 792 793 794 795 796 797 798 799 800 801 802 803 804 805 806 807 808 809 810 811 812 813 814 815 816 817 818 819 820 821 822 823 824 825 826 827 828 829 830 831 832 833 834 835 836 837 838 839 840 841 842 843 844 845 846 847 848 849 850 851 852 853 854 855 856 857 858 859 860 861 862 863 864 865 866 867 868 869 870 871 872 873 874 875 876 877 878 879 880 881 882 883 884 885 886 887 888 889 890 891 892 893 894 895 896 897 898 899 900 901 902 903 904 905 906 907 908 909 910 911 912 913 914 915 916 917 918 919 920 921 922 923 924 925 926 927 928 929 930 931 932 933 934 935 936 937 938 939 940 941 942 943 944 945 946 947 948 949 950 951 952 953 954 955 956 957 958 959 960 961 962 963 964 965 966 967 968 969 970 971 972 973 974 975 976 977 978 979 980 981 982 983 984 985 986 987 988 989 990 991 992 993 994 995 996 997 998 999 1000