Ad armi corte (Commedia in un atto)
Roberto Bracco
ROBERTO BRACCO
TEATRO
VOLUME OTTAVO
IL PICCOLO SANTO
con nota dell'Autore
=AD ARMI CORTE=
REMO SANDRON -- Editore
Libraio della Real Casa
MILANO-PALERMO-NAPOLI
PROPRIETÀ LETTERARIA
-I diritti di riproduzione e di traduzione sono riservati per tutti i
paesi, non escluso il Regno di Svezia e quello di Norvegia.-
È assolutamente proibito di rappresentare questi lavori senza il
consenso scritto dell'Autore (-Art. 14 del Testo Unico 17 Settembre
1882-).
-Il piccolo Santo.- -- Copyright 1910 by Roberto Bracco in the United
States of America.
-Ad armi corte.- -- Copyright 1912 by Roberto Bracco in the United States
of America.
OFF. TIP. Sandron -- 145 -- I -- 240212.
AD ARMI CORTE.
-Commedia in un atto.-
(rappresentata per la prima volta al teatro -Manzoni- di Milano dalla
Compagnia di VIRGILIO TALLI, nel mese di novembre, 1910).
PERSONAGGI:
LAURINA CORBARI.
La signora VALERIA ARLETTI.
Il Dottore ARLETTI, -suo marito-.
RICCARDO NEGRI.
-Un Domestico.-
ATTO UNICO.
-Salotto in casa del dottore Arletti.-
-Due porte laterali. In fondo, la porta comune dietro due pesanti
portiere.-
SCENA I.
IL DOMESTICO
-(un giovine piuttosto tarchiato, dal volto stupidamente austero,
dall'incesso solenne -- introduce LAURINA CORBARI.)- Giacchè insiste
tanto, favorisca in questo salotto e aspetti. Ma le ripeto che il
dottore non c'è.
LAURINA
-(snella, piccoletta, graziosa, elegante, -- di un'eleganza birichina e
capricciosa -- entra con un'aria un po' insolente, la testolina eretta,
agitando l'ombrellino, avanzandosi senza titubare.)-
IL DOMESTICO
-(urtato da quella noncuranza)- E poi, è ammalata, lei?
LAURINA
Molto! -(Alla chetichella, con una mano guantata, stendendo il mignolo e
l'indice, fa le corna contro la jettatura.)-
IL DOMESTICO
E dunque, questa non è l'ora adatta. Per le consultazioni, egli non
riceve che dalle nove alle undici antimeridiane. Se rincasa prima che
lei si sia stancata d'aspettare, sto fresco! Trovandola qui, s'irriterà
e le batoste toccheranno a me.
LAURINA
Evvia, giovanotto! Al dottore non dispiacerà troppo di trovare qui una
bella donnina.
IL DOMESTICO
Che che! Il dottore non è un uomo....
LAURINA
-(interrompendolo)- Davvero?!
IL DOMESTICO
Non è un uomo come gli altri. -(Analizzandola un po' con lo sguardo di
sbieco)- A certi dettagli non ci bada. È uno scienziato.
LAURINA
E voi?
IL DOMESTICO
Cosa?
LAURINA
Siete uno scienziato anche voi?
IL DOMESTICO
-(rispondendo in buona fede)- Io, no.
LAURINA
Meno male! Se non siete uno scienziato, avete senza dubbio l'abitudine
di badarci... a certi dettagli, e quindi per una bella donnina potrete
compiacervi di sopportare una rimenata dal vostro padrone. -(Toccandogli
la pancia, come per infilargliela, con la punta dell'ombrellino)- No?
IL DOMESTICO
-(tra l'imbarazzo e il disdegno)- In verità, faccio il domestico da più
di un anno in casa del dottor Arletti e, fra tante signore venute a
consultarlo, nessuna mi ha mai parlato così.
LAURINA
-(con un gesto abbreviativo)- Già, ma io non sono una signora.
IL DOMESTICO
-(spalancando gli occhi)- Non è una signora?!
LAURINA
Di che vi meravigliate, caro domestico? Non è punto necessario d'essere
una signora per fare una visita al dottor Arletti. Basta dargli venti
lire. Io gliele darò. -(Cogliendo un'idea che le passa, all'improvviso,
per il cervello)- Del resto, per assicurarmi un'accoglienza
cordialissima, mi farò presentare a lui da sua moglie.
IL DOMESTICO
-(spalancando gli occhi più di prima)- Da sua moglie?
LAURINA
-(nervosa e rabbiosetta)- Sicuro! Siamo colleghe.
IL DOMESTICO
-(inalberandosi)- Ma che colleghe!... Ma che colleghe!... Se lei ha
voglia di scherzare, non ne ho voglia io!
LAURINA
Per mostrarvi che non scherzo niente affatto, caro domestico burbero e
permaloso, vi prego di annunziarmi alla signora Arletti. Il mio nome:
Laurina Corbari.
IL DOMESTICO
-(guardandola attonito)- E lei spera che....
LAURINA
Io vi garantisco che la signora Arletti, udendo il mio nome, si
precipiterà. -(Facendo con un piede un gesto di comando come si fa con
la mano)- Andate!
IL DOMESTICO
-(la guarda ancora con un piglio canzonatorio. Poi, si stringe nelle
spalle)- L'annunzierò. -(Esce a destra.)-
LAURINA
-(si ferma nel mezzo della stanza, battendo a terra reiteratamente la
punta di un piedino, guardando il soffitto, digrignando i denti tra le
piccole labbra tinte di rosso.)-
IL DOMESTICO
-(dopo un istante, ritorna con una fisonomia che esprime mortificazione
e intontimento.)- La signora viene subito.
LAURINA
Avete visto?!
IL DOMESTICO
-(ha un gesto come per dire: «Dopo tutto, io me ne infischio»; e,
s'avvia, lemme lemme, verso la porta comune.)-
LAURINA
-(facendogli una smorfia alle spalle)- Scioccone!
IL DOMESTICO
-(si volta, risentito.)-
LAURINA
Non vi ho chiamato. Potete ritirarvi!
IL DOMESTICO
-(pazientemente, esce.)-
SCENA II.
VALERIA
-(dalla destra, ansiosa, tremebonda, ma cercando di sembrare
disinvolta)- Lei ha chiesto di me?
LAURINA
-(squadrandola da capo a piedi)- Se è la signora Valeria Arletti, ho
chiesto precisamente di lei.
VALERIA
Sono appunto la signora Valeria Arletti. Ma io, con chi ho l'onore di
parlare?
LAURINA
Lo ignora?
VALERIA
-(con puerile dissimulazione)- Lo ignoro.
LAURINA
Quel barilotto del suo domestico non le ha annunziato Laurina Corbari?
VALERIA
Sì, ma... è un nome che mi riesce nuovo.
LAURINA
Nuovo nuovo nuovo?
VALERIA
Nuovo nuovo nuovo.
LAURINA
Sicchè, lei non sa nemmeno vagamente chi sono?
VALERIA
Come vuole che lo sappia?...
LAURINA
Allora glielo dirò io stessa.
VALERIA
-(perdendosi d'animo, ma ostentando, viceversa, una vivace presenza di
spirito)- Ne avrò molto piacere.
LAURINA
Grazie. -(Un breve silenzio.)- Mi fa il favore d'invitarmi a sedere?
VALERIA
Prego, prego.... S'accomodi pure....
LAURINA
-(sedendo)- E perchè non siede anche lei?... Tanto, glielo avverto, non
me ne vado sùbito. Dobbiamo un po' discorrere. Segga.
VALERIA
-(impallidendo)- Ma sì.... Volentieri.... -(Siede, a una certa distanza,
di fronte a Laurina.)-
-(Ancora un silenzio.)-
LAURINA
Dunque, io sono, anzitutto, una -cocotte-.
VALERIA
Oh!
LAURINA
Si scandalizza?
VALERIA
No. Trovo strano che lei si dia, da sè, della -cocotte-.
LAURINA
A scanso d'equivoci e di malintesi, io non intendo mica d'offendermi
chiamandomi così. Non ci mancherebbe altro! Io mi voglio tanto bene!
Come mi potrebbe saltare in mente di perdermi di rispetto? E poi, lei,
credo, fa confusione. Io non ho detto d'essere una -cocotte- disonesta.
E non l'ho detto, perchè non lo penso. So di essere una -cocotte-
onestissima, io! Non ho mai ingannato, non ho mai mentito, non ho mai
fatto vedere lucciole per lanterne, non ho mai rovinato nessuno, non ho
mai tolto un marito a una moglie, non ho mai tolto a un'amica o a una
nemica nemmeno un gatto, nemmeno un pappagallo.... Oh, dica francamente:
non le par giusto che io mi vanti del mio stato di servizio?
VALERIA
Ma, scusi, la ragione della sua visita qual'è? Non si sarà scomodata a
venire da me solamente per darmi notizie della sua onestà.
LAURINA
Ha mostrato tanto desiderio di sapere chi sono!
VALERIA
Adesso, l'ho saputo. Passiamo oltre.
LAURINA
No, no. Abbia pazienza: non l'ha saputo che in parte. C'è dell'altro.
Non desidera saperlo?
VALERIA
L'ascolto. Purchè non si dilunghi troppo.
LAURINA
Mi sbrigo in due parole. Ma non se le lasci sfuggire dall'orecchio. «Io
sono... l'amante di Riccardo Negri». Le giunge, forse, -nuovo nuovo
nuovo- il nome di Riccardo Negri come le è giunto il mio?
VALERIA
-(rodendosi)- No... Riccardo Negri è un buon amico di mio marito.... Una
persona un po' frivola, ma affettuosa, gentile, garbatissima.... Tutto
sommato, un uomo eccellente....
LAURINA
Lo trova eccellente?
VALERIA
Certo. Non ho che a congratularmi con lei.
LAURINA
Ed io con lei. Perchè anche lei è la sua amante.
VALERIA
-(con un soprassalto)- Ma che cosa si permette di dire!?
LAURINA
La verità. Siamo tutte e due l'amante di quell'uomo eccellente. La sola
differenza è questa: io da tre anni, lei da una settimana.
VALERIA
-(scattando in piedi con uno sforzo di fierezza)- Io non voglio
tollerare un minuto di più la sua audacia....
LAURINA
-(restando seduta)- Mi mette alla porta? Padronissima. Badi, però, che
se mi mette alla porta, io ritornerò per la finestra. E sarà un brutto
ritorno! Parlerò con suo marito invece che con lei. Era la mia prima
idea quella di parlare con suo marito. Poi mi sono detto: «Se il dottore
me l'ammazza, io avrò l'incomodo del rimorso. Meglio cercare di
sbarazzarmene con le buone. Meglio persuaderla, direttamente, che....
non deve rompermi le tasche. Farla ammazzare, perchè? Cent'anni di vita
in ottima salute e anche cento amori in barba al dottore Arletti, purchè
non dia fastidio a me.» Questo, veda, mi son detto. Ma se lei preferisce
il -patatrac- con l'analogo ammazzamento, pazienza! Io mi lascio mettere
sùbito alla porta, dolentissima soltanto di pensare -(levandosi con un
sospiro compassionevole)-... che forse non ci vedremo mai più!
VALERIA
-(profondamente costernata e con la voce convulsa)- Io non sono, io non
sono l'amante di Riccardo Negri; ma se pure lo fossi, con quale diritto
verrebbe lei a lamentarsene e a impedirmelo? Lei ha confessato di
appartenere a una categoria di donne che non possono pretendere di
accaparrare un uomo per tutta la vita e d'imporgli una catena come una
moglie!
LAURINA
-(tornando a sedere con pacatezza)- Risegga anche lei. Risegga. Ha
sfoderato un bell'argomento. Bisogna per forza che sfoderi un po' io gli
argomenti miei. Si segga senza preoccupazioni. Non le dirò delle
insolenze, neanche se la sua faccina, così carina, ma così irritante, me
le chiederà.
VALERIA
-(non osa ribellarsi e si rassegna a risedere, ingoiando la bile.)-
LAURINA
Io appartengo a quella categoria di donne, che, avendone fatte di tutti
i colori, non possono pretendere... eccetera, eccetera, eccetera.
Quindi, lei mi domanda: -- «Con quale diritto... eccetera, eccetera,
eccetera?». Risposta: -- «Senza nessun diritto!». Eh?... Cosa ha da
osservare?... «-Senza nessun diritto!-». Ma Riccardo Negri mi piace da
tre anni, gli voglio bene da due anni e mezzo, gli sono fedele da due
anni e tre mesi. Oltre di che, Riccardo Negri è ricco. Conclusione: non
mi conviene di perderlo, e sono qui, senza nessun diritto, per farle
sapere che non me lo lascerò prendere da lei. D'altronde, se noialtre
non cominciamo a cavar fuori le armi corte, siamo spacciate. Le signore
ci fanno, oramai, una concorrenza spietata. S'intende: esse contano non
pochi vantaggi su noi. Soddisfano, per esempio, più di noi l'amor
proprio degli uomini -- che è, in sostanza, il solo amore di cui essi
siano suscettibili --, e hanno poi il monopolio di tutti quei pregi che
gli uomini scoprono solamente nella donna degli altri. L'unica debolezza
delle signore è la paura terribile dello scandalo e della tragedia.
Ebbene, visto che il suo contegno, cara signora, non mi fa sperare un
accomodamento amichevole, io profitto appunto della sua tremarella e
ricorro alle minacce.
VALERIA
Un ricatto!
LAURINA
E sì. Un bel ricattino da brigante di strada maestra: «O Riccardo, o la
vita!»
VALERIA
-(affaticandosi in un'energia effimera)- Ma lei s'inganna se crede che
io tremi. Delle sue minacce non mi curo. No! No! Non me ne curo!... La
sua denunzia troverà in mio marito....
LAURINA
Un imbecille?...
VALERIA
... un uomo che mi è devoto e che ripone in me una fiducia
incrollabile!... -(Levandosi, di nuovo, con un ultimo tentativo di
fierezza)- Lei, si regoli come vuole. Io non ho più nulla da dirle. -(Le
passa dall'altro lato dandole le spalle.)-
LAURINA
-(senza smuoversi)- No, sa: non sono ancora disposta ad andarmene. E
senta a me: non abbia fretta di mandarmi via. -(In tono affettuoso)-
Glielo consiglio nel suo interesse. -(Prende la sedia dov'era seduta
Valeria e gliel'avvicina, col fare d'una padrona di casa.)- Risegga.
Risegga. Ma, caspiterina!, non capisce che non sono tanto grulla da
presumere che una semplice denunzia mia farebbe crollare la fiducia che
suo marito ripone in lei? Non le balena il dubbio che la mia denunzia
possa essere accompagnata... da qualche documento, dovuto alla sua
imprudenza di novizia?
VALERIA
-(si piega nelle ginocchia e risiede avvilita.)-
LAURINA
Eh, cara signora, questi uomini abituati con noialtre sono sciatti,
smemorati, leggeri, e non danno alcuna importanza a una lettera d'amore.
-(Mettendosele, seduta, proprio accanto, confidenzialmente)- Sono
capacissimi di dimenticarla in fondo a una saccoccia come un programmino
di -café-concert- o come un fazzoletto.
VALERIA
-(cerca di scostarsi un po'.)-
LAURINA
-(accostandosele sempre più a ogni parola)- Ed ecco che quel pezzo di
carta, che dovrebb'essere per loro una reliquia, può capitare nelle mani
di chiunque abbia l'occasione... di vederli dormire saporitamente e la
consuetudine di perquisire i loro abiti mentre essi dormono. Povera
signora Valeria!... Quanta ingenuità in quella firma gettata come un
sospiro in coda a una lettera... così compromettente!
VALERIA
-(dibattendosi fra la stizza, il timore crescente e la pertinace
speranza di poter fare a meno di arrendersi)- Non è vero! Non è vero! Il
signor Negri non poteva possedere nessuna lettera mia. Egli stesso ha
certamente protestato....
LAURINA
Ma no! Non ha protestato, quell'angelo, perchè non ha avuto nessun
sentore della mia perquisizione. Le pare che avrei commessa la
bestialità di rivelargli il mio giochetto? Stamane ci siamo salutati
come due sposini. Io graziosissima con lui, lui graziosissimo con me
nella sua solita serenità angelica, e scommetterei che, mentre io e lei
siamo sul punto di afferrarci per i capelli, quell'angelo sta a fare
ungere i capelli suoi dal fido -coiffeur- per trovarsi qui tutto lucido
e pronto... alle ore quindici. -(Mutando tono)- Dio la benedica! Lei dà
degli appuntamenti amorosi sotto il tetto coniugale! E li dà, per
giunta, in iscritto, con tanto di firma! Ha un bel coraggio, parola
d'onore!
VALERIA
Menzogne! Infamie! Calunnie!... Questa lettera non esiste!...
LAURINA
Avrò il piacere di ricordargliela dalla prima all'ultima parola. L'ho
imparata a mente, sa, ed è stato un bello sforzo di memoria, perchè è
abbondante l'epistola. -(Ripetendo la lettera e assaporandone alcune
frasi:)- «Riccardo mio, da una settimana io tradisco mio marito.
Comprendi tu di quale peccato io mi macchio per te?» -(A lei:)-
Smacchieremo, smacchieremo.... -(Poi, continua:)- «Considera, o
Riccardo, che i due pensieri culminanti di quest'uomo impareggiabile,
che è una gloria della chirurgia italiana, sono il suo ospedale e sua
moglie!» -(A lei:)- Evviva l'allegria!... -(Poi, continua:)- «Eppure io
ti perdonerò d'avermelo fatto tradire se tu lascerai veramente, come mi
hai promesso, quella -(indicando sè stessa)- donnaccia. Io ti sacrifico
mio marito, tu puoi ben sacrificarmi una persona che vale tanto meno di
lui.» -(A Valeria, sùbito:)- Come chirurgo, ha ragione lei; valgo un po'
meno. -(Continua:)- «Ti aspetto a casa alle quindici precise di domani.»
-(A Valeria:)- Sarebbe alle quindici di oggi, cioè -(Guarda il suo
orologetto)- fra mezz'ora. -(Continua:)- «Egli non ci sarà, perchè alle
quindici deve tagliare una gamba. Ma, per qualunque evento, farai
chiedere dal portinaio se ricevo. Caso mai ti si risponda che -non-
ricevo, ciò significherà che -non- saremmo liberi. Sii sempre guardingo,
Riccardo mio, perchè Lui, per un semplice sospetto, ammazzerebbe la
tua... Valeria.» Dunque, sull'ammazzamento ci posso contare. -(Breve
pausa.)- Vuole promettermi che da oggi innanzi lei non avrà più niente
di comune con Riccardo Negri?
VALERIA
-(scattando in piedi con un impeto inconsiderato)- No! No! No! No!...
SCENA III.
IL DOTTOR ARLETTI
-(entrando dal fondo, frettolosamente, col cappello in testa e le
braccia protese verso la moglie:)- Un abbraccio e un bacio a tutta
velocità. -(Vedendo Laurina, si toglie il cappello e si ferma,
seccato.)- Oh, perdoni....
LAURINA
-(immediatamente alzandosi)- Io sono....
VALERIA
La... la... la baronessa Corbari.
LAURINA
Appunto!... la baronessa Corbari.
IL DOTTOR ARLETTI
-(a Valeria)- Una visita per te?...
VALERIA
-(animandosi per una imperiosa necessità)- No... la baronessa Corbari
era venuta, veramente, per consultarti....
IL DOTTOR ARLETTI
-(parlando con disordine e con fluidissima rapidità)- Me ne duole,
baronessa. Me ne duole. Me ne duole. Il mio domestico -- già, quello lì è
un ebete! -- avrebbe dovuto dirle che io non ammetto d'essere consultato
nel mio domicilio in ore che non siano quelle da me stabilite. Se sono
qui in questo momento, non ci sono mica per essere consultato. Ci sono
perchè, sempre che l'ospedale mi concede un attimo di libertà, io corro
a vedere mia moglie. Due pensieri occupano supremamente la mia vita: --
mia moglie e il mio ospedale. Ma alla buona Valeria, purtroppo, non
posso dare che qualche ritaglio di tempo. Adesso, per esempio,
impossibile trattenermi a lungo. Impossibile! Impossibile! Alle
quindici... -(Guarda il suo orologio.)-
LAURINA
-(contemporaneamente, guarda il suo.)-
VALERIA
-(contemporaneamente, guarda il suo.)-
IL DOTTOR ARLETTI
-(continuando:)-... alle quindici, devo tagliare....
LAURINA
Una gamba.
IL DOTTOR ARLETTI
Come lo sa?
VALERIA
Gliel'ho detto io, proprio per convincerla ch'era inutile sperare di
consultarti oggi.
IL DOTTOR ARLETTI
Inutile, baronessa! Inutile! Inutile! Inutile!... Torni domani, nelle
ore antimeridiane, e per oggi si rassegni. Tanto, non ha l'aria d'essere
affetta da una grave malattia. Non mi pare che la sua vita sia in
pericolo.
LAURINA
La mia no, ma... -(Vorrebbe indicare Valeria.)-
VALERIA
È molto preoccupata, molto apprensiva la baronessa....
IL DOTTOR ARLETTI
Ho inteso: neuropatica. La malattia di tutte le belle donne. Fino a
domani, non ne morrà... spero. -(Licenziandola)- Arrivederla, a
rivederla.... Non comprendo che cosa possa fare per una neuropatica un
chirurgo... ma non si sa mai!... Se ci sarà da tagliare, taglieremo....
I miei rispetti, baronessa! I miei rispetti!...
LAURINA
Mi permetta, almeno, di darle -(sogguardando Valeria e sottolineando le
parole)- la diagnosi scritta dal mio medico curante....
VALERIA
-(ha una scossa.)-
LAURINA
Potrà leggerla, potrà studiarsela, e poi, domani....
IL DOTTOR ARLETTI
O Dio, non ci sarà nulla di astruso. Ma se lei ci tiene, me la dia.
LAURINA
Sulla mia parola di baronessa, la faccenda è complicata, dottore mio!...
È complicatissima!... Vedrà che per capire di che si tratta, dovrà
raccogliersi, dovrà concentrarsi....
IL DOTTOR ARLETTI
Si sbrighi, però, baronessa! Per carità, si sbrighi!
LAURINA
-(cerca nella sua borsetta e ne cava una busta chiusa. Consegnandola al
dottore, dà un'occhiata significativa a Valeria.)- Ecco qua.
VALERIA
-(allibisce, barcolla e indietreggia di qualche passo per non farsi
scorgere da suo marito.)-
IL DOTTOR ARLETTI
-(intascando la busta)- Sta bene. Guarderò un po'.
LAURINA
A domani, dunque.
IL DOTTOR ARLETTI
A domani.
LAURINA
-(accostandosi a Valeria)- A lei, signora, tutti i miei
ringraziamenti.... È stata così gentile con me.... Mi ha tenuto
compagnia con tanta bontà.... Mi ha presentata a suo marito così
graziosamente.... Le sono molto grata.... Vorrei darle un bacio. Posso?
IL DOTTOR ARLETTI
-(si agita e sbuffa.)-
VALERIA
-(livida)- Ma certo.
LAURINA
-(le bacia ambo le guance e poi le prende il mento come a una bimba.)-
Che musino!... -(Allontanandosi, le getta ancora un bacio con le dita.)-
Ora sono contenta. -(E, inchinandosi)- Di nuovo, Dottore.
IL DOTTOR ARLETTI
-(alzando la voce nervosamente)- Di nuovo baronessa!...
LAURINA
-(esce dal fondo.)-
SCENA IV.
IL DOTTOR ARLETTI
In conclusione, questa baronessa è una seccatrice! Mi ha rubati i pochi
minuti che avevo potuto destinare a te. Non glielo perdono. -(Guardando
di nuovo l'orologio)- Sono già le quindici meno venti. Devo filare.
VALERIA
-(dissimulando l'ansia che la soffoca)- Sì, ma... voglio una grazia da
te!
LAURINA
-(è rimasta nascosta nella stanza contigua, e spia fra le portiere.)-
IL DOTTOR ARLETTI
Una grazia da me?... Le grazie sono un patrimonio tuo. Comandami
piuttosto, ed io ti obbedirò.
VALERIA
Un semplice capriccio....
IL DOTTOR ARLETTI
Ben venga il capriccio!
VALERIA
Dammi quella busta.
IL DOTTOR ARLETTI
La busta che m'ha consegnata la baronessa?
VALERIA
Sì, bravo, la busta che t'ha consegnato la baronessa.
IL DOTTOR ARLETTI
In verità, è un capriccio stupido.
VALERIA
Tutti i capricci sono stupidi.
IL DOTTOR ARLETTI
Non i tuoi.
VALERIA
Per una volta, lascia che abbia un capriccio stupido anch'io.
IL DOTTOR ARLETTI
Ma io non mi raccapezzo nemmeno approssimativamente. Quale interesse può
suscitare in te la diagnosi, complicata -- come dice la baronessa -- d'un
mediconzolo qualunque?
VALERIA
No, vedi: non m'interrogare. Dammi quella busta, Filippo! Dammi quella
busta, ti ripeto: è un capriccio... un capriccio puerile.... Anzi, vuoi
saperlo?... È una superstizione. Non hai scorto qualche cosa di
sinistro, qualche cosa di fatale?
IL DOTTOR ARLETTI
Dove?!
VALERIA
Nella fisonomia della baronessa....
IL DOTTOR ARLETTI
Io, no. M'è parsa semplicemente la fisonomia d'una pittima! E poi, tu
hai addimostrata tanta simpatia per lei!...
VALERIA
Fingevo! Fingevo!... Credi a me, Filippo: quella busta ti porterà
disgrazia....
IL DOTTOR ARLETTI
Ma sai che, non ostante la gran fretta che ho, mi fai venire una
curiosità matta di vedere che diavolo sta scritto qui dentro?... -(Cava
di tasca la busta.)-
VALERIA
-(con un grido:)- No, Filippo, non aprire!
IL DOTTOR ARLETTI
Ah, senti: una superstizione che ti fa diventare clorotica e tremante,
non te la permetto, perbacco! Non te la permetto!... E per educarti a
vincere queste morbosità balorde, mi voglio gustare da capo a fondo la
diagnosi... «complicata». -(Siede comodamente in un'ampia poltrona,
inforca gli occhiali, e quindi lacera la busta.)-
VALERIA
-(sentendosi perduta, silenziosamente, cade ginocchioni, accanto a lui,
ma un po' più indietro, non vista, in un atteggiamento di
implorazione.)-
LAURINA
-(sporge fra le portiere il nasino irrequieto.)-
IL DOTTOR ARLETTI
-(stendendo il foglietto trovato nella busta, legge:)- «Irritazione
delle mucose del naso e della bocca....
VALERIA
-(si drizza, immediatamente, in piedi.)-
IL DOTTOR ARLETTI
... cagionata da un forte cimurro». -(Gettando all'aria il foglietto e
levandosi imbestialito)- Ma questa baronessa dei miei stivali si prende
gioco di me!... È una cretina maleducata e impertinente che io non farò
mai più entrare in casa mia!
LAURINA
-(irrompe portando l'ombrellino orizzontalmente, col braccio teso in
avanti.)- Scusino tanto!... Ho dimenticato qui il mio ombrellino....
IL DOTTOR ARLETTI
-(su tutte le furie)- Ma se lo ha in mano il suo ombrellino!
LAURINA
Ah, già, non me n'ero accorta.
VALERIA
-(è nuovamente allarmata.)-
IL DOTTOR ARLETTI
-(impennandosi e facendo la voce grossa)- Insomma, signora baronessa!...
LAURINA
Dica.
IL DOTTOR ARLETTI
-(col sangue agli occhi)- Lo sa o non lo sa, lei, chi sono io?
LAURINA
Nessuno potrà mai saperlo meglio di me!
IL DOTTOR ARLETTI
-(battendo col pugno sulla spalliera d'una sedia)- E dunque, signora
baronessa....
LAURINA
-(troncandogli la parola)- Si ricordi la gamba, dottore. -(E dando uno
sguardo al suo orologetto, un altro a Valeria)- Ci vogliono soltanto
quattro minuti per le quindici.
-(Guardano rapidamente i loro orologi anche VALERIA e il DOTTORE
ARLETTI.)-
IL DOTTOR ARLETTI
Maledizione!... È vero! È vero!... Maledizione!... Maledizione!...
-(Piglia il cappello, ed esce come un fulmine.)-
VALERIA
-(si slancia verso Laurina.)- Lei ha voluto rinunziare alla vendetta,
lei ha voluto risparmiare un colpo atroce a mio marito, un disastro
irreparabile a me.... La sua generosità è stata così grande che....
LAURINA
No, no, cara signora. Ritiri il suo entusiasmo, perchè non mi spetta.
Niente generosità da parte mia. Se io avessi consegnata all'ottimo
dottore quella preziosa lettera, lei, sì, avrebbe potuto rimetterci la
pelle, e anche in tal caso non so quel che ci avrei guadagnato io: una
rivale morta può valere più d'una rivale viva; ma supponiamo, invece,
che l'ottimo dottore si fosse limitato a farla rotolare per le scale....
Bell'affare per me! Lei sarebbe piombata sulle spalle di Riccardo Negri,
e io sarei rimasta con un palmo di naso. Quella lettera lì, cara
signora, è un cannoncino prodigioso che colpisce con più sicurezza...
quando non è sparato. Difatti, finchè quella lettera sarà in mio
possesso, ben conservata e nascosta, lei si guarderà bene dal contendere
uno -straccetto d'amoroso- a questa povera -cocottina-, alla quale lei
medesima ha voluto dare, per un giorno, il titolo di baronessa... forse
per avere l'illusione di non essersi troppo abbassata nel farle la
concorrenza.
VALERIA
-(esausta, annichilita)- Disgraziatamente, ha ragione. Sono nelle sue
mani. Mi piegherò.
SCENA V.
IL DOMESTICO
Signora....
LAURINA
-(mostrando immediatamente l'ora del suo orologetto a Valeria)- Le
quindici precise!!!
VALERIA
Che c'è, Giuseppe?
IL DOMESTICO
Il signor Riccardo Negri ha fatto domandare dal portinajo se Vostra
Eccellenza riceve.
VALERIA
... Non ricevo.
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