nessuna specie. Non spettava ai -roundsmen- d'interrogarli, nè di fare ispezioni nelle loro case. Si limitarono a condurre i due arrestati alla questura, ed a farvi la loro deposizione. Al mattino, ed appunto mentre il -police sergeant- stava ricevendo quella deposizione, si presentò all'ufficio di polizia il -sexton- per annunciare che la tomba della vedova Blounty sembrava essere stata aperta. La cancellata di ferro che la circondava era intatta; era bassa, ed i ladri potevano averla scavalcata; ma la tavola di marmo che chiudeva l'ingresso del sepolcreto era stata sollevata; o almeno s'era tentato di sollevarla, perchè si vedevano alcune scheggie staccate, al punto in cui era stata introdotta la leva fra le commessure. Il -police sergeant- accorse subito sul luogo con due periti, per rilevare se, e con quali mezzi, fosse avvenuta la violazione della tomba. Ed infatti si constatò che la pietra sepolcrale era stata smossa. Ma restava a sapere se i ladri erano riusciti ad introdursi nella capella mortuaria, a forzare quella cassa tanto gelosamente chiusa. Si poteva presumere di no, dacchè nelle perquisizioni fatte all'atto dell'arresto sulla persona dei colpevoli, e nella mattina alle loro case, non s'era trovato nessun gioiello. Tuttavia bisognava procedere all'esame dei luoghi. Furono chiamati immediatamente gli eredi della Blounty; alle sette essi giunsero in carrozza. Allora fu sollevata la lastra di marmo, e la visita giudiziaria discese nella camera funebre. Ma gli eredi mandarono un grido d'orrore appena la luce delle lampade portate da due -policemen- rischiarò il sarcofago. Era scoperchiato, ed il coperchio di marmo giaceva in terra. «. . . . . . Dall'un canto Dell'avello solitario Sta il coperchio rovesciato...» Ma l'avello non era solitario; non era la morta che s'era risvegliata. Anche la cassa di ferro era stata forzata tutt'in giro dov'era saldata. I periti dichiararono che l'operazione doveva essere stata compiuta con uno scalpello tagliente, sul quale s'era picchiato con un martello o con un sasso; e non poteva essere stata fatta in meno d'un'ora, dato che ci avessero lavorato due persone. Il coperchio di ferro era stato rimesso al suo posto; ma combaciava male. Quando venne sollevato, si vide la morta pallida e composta nella bara, ma spoglia di tutt'i gioielli coi quali era stata sepolta. Sui suoi piedi bianchi giacevano abbandonati uno scalpello ed un grosso martello. I periti riconobbero gli strumenti coi quali era stata forzata la cassa. Le carni della morta, rimaste sempre ermeticamente chiuse, non si erano scomposte. Ma erano rammollite, e nello sforzo che avevano fatto i ladri per disgiungere le mani, il pollice della sinistra s'era strappato, ed era rimasto chiuso tra il pollice ed il palmo della destra. Quella mutilazione non indicava nessuna barbarie premeditata nè volontaria; era affatto accidentale, ed il cadavere insensibile non ne aveva sofferto; s'era voluto unicamente togliere qualche braccialetto o qualche anello, che non avrebbe potuto staccarsi senza disgiungere le mani. Tuttavia quel fatto bastò ad accrescere oltremodo l'indignazione degli astanti, ed appena la notizia si sparse per la città, tutti gli animi furono mal prevenuti contro gli imputati; nessuno metteva in dubbio la loro colpabilità. Soltanto dovevano avere un terzo complice, al quale era riuscito di fuggire coi gioielli della morta. Il fatto era così evidente, i ladri colti in flagrante erano talmente nella impossibilità di giustificarsi che il processo non ispirò neppure alla prima grande curiosità. Dal nome del complice in fuori, si sapeva già tutto. Ma appena i giornali recarono i primi resoconti dell'istruttoria, la curiosità e l'interesse furono eccitati al più alto grado, ed alla prima udienza pubblica il pubblico accorse in gran folla al tribunale. Negli interrogatori era stato esaminato prima l'imputato il quale aveva detto di chiamarsi Seth Reed, d'anni 31, cesellatore. Egli aveva negato assolutamente il furto, e l'intenzione del furto; aveva negato d'avere altri complici oltre la donna che era stata arrestata con lui. Aveva narrata una storia meravigliosa ed incredibile, secondo la quale sarebbe stato dietro un avviso sopranaturale che avrebbero deciso di introdursi nel cimitero per violare una tomba. Ma non la tomba della vedova Blounty. Di questa dichiarava di non sapere assolutamente nulla; nè la località, nè le ricchezze che conteneva. Le deposizioni della donna s'erano trovate perfettamente conformi a quelle del suo complice. Ella credeva fermamente d'aver obbedito ad una voce d'oltre tomba, recandosi al cimitero nella notte del 27 marzo. Pareva infervorata nella sua idea; ne parlava con riverenza come di cosa sacra. Era evidente che volevano farsi credere allucinati; era il loro sistema di difesa. La comparsa degli imputati ai dibattimenti fu una sorpresa pel pubblico, che s'aspettava di vederli truci ed arditi come due audaci malfattori. Sono invece due figure affatto insignificanti. L'uomo, che fu chiamato prima, ha una corporatura erculea, spalle da atleta, proprio le spalle che si richiedono per aver potuto sollevare il coperchio di marmo del sarcofago. Ma il suo viso è bonario e sciocco. Ripetè quanto aveva detto nelle prime deposizioni, senza contraddirsi mai, ma facendosi strappare le parole con fatica, e rispondendo a monosillabi. La donna, che fu introdotta dopo, è una biondina che dimostra appena ventidue o ventitre anni, così piccola e delicata, con lineamenti così minuti, da togliere persino alla sua opulenta capigliatura dorata l'appariscenza comune alle figure bionde. Parla assai meglio dell'uomo, ed è la sua deposizione che ho notata sul mio taccuino per darti la relazione dei fatti. Quando il -Supreme Judge- la invitò a rispondere, ella obbedì tenendo il capo chino e gli occhi fissi sulle sue manine minuscole e rozze. Le palpebre abbassate e guarnite di lunghe ciglia incolori nascondevano affatto i suoi occhi. Ma in quell'insieme fragile c'era una sicurezza sorprendente; non era agitata, non tremava; rispondeva senza la menoma esitazione. Disse di chiamarsi Betty Lawrence, vedova Reed, di ventinove anni, cucitrice. -- Da quanto tempo siete vedova? -- domandò il giudice. -- Da quattordici mesi. -- Come avvenne che vi trovaste la notte del 27 marzo nel recinto del cimitero coll'imputato Seth Reed? -- Eravamo saliti in cima al muro con una scala di corda, e l'avevamo scavalcato. -- E vi eravate introdotti nel sepolcreto della famiglia Blounty? -- Nossignore. Ho già dichiarato che non sapevo nulla della vedova Blounty. -- Sapete però che là era sepolta una -vedova-, mentre io vi ho detto il sepolcreto -della famiglia Blounty-. A questa osservazione insidiosa l'imputata alzò per la prima volta il capo in atto di stupore, e fissando in volto al giudice due grandi occhioni d'un grigio scialbo, rispose: -- Non mi ha detto ieri, signore, che eravamo accusati d'aver rubato i gioielli della vedova Blounty? Ecco come so che si tratta di una vedova. Non si ricorda? -- Narrate per qual motivo vi eravate introdotta nel cimitero. -- Per tagliare la testa al mio povero marito. -- Perchè volevate tagliargli la testa? -- Era il suo testamento. -- Ma esiste questo testamento scritto? -- Nossignore, lo disse a voce. -- E c'erano testimoni quando espresse questo desiderio? -- Mi pare di sì. C'erano nella camera il dottor Wintry, che era venuto a visitarlo, ed il -clergyman-. -- E perchè quell'ultima volontà del defunto non l'avete eseguita a suo tempo? -- Credevo che fosse peccato tagliar la testa ad un morto. -- E l'andarla a tagliare un anno dopo, violando una tomba, non vi sembrava più un peccato? -- Questo, era la sua anima che m'aveva ordinato di farlo. Sapevo che la sua anima era in pena, ed era mio dovere di dargli pace. -- Non sapete fare un'esposizione seguìta dei fatti? Narrate tutto quanto vi è accaduto dalla morte di vostro marito fino al 27 marzo passato. -- Ho già narrato tutto negli altri interrogatori, signore. -- Non importa. Tornatelo a dire. -- Dopo la morte di mio marito, il cugino Seth, che prima veniva di rado, cominciò a farsi vedere più sovente a casa mia, e dopo pochi mesi mi domandò se volevo sposarlo. Ma io volli aspettare a rispondergli finchè fosse passato l'anno del lutto, per rispetto al defunto. Alla festa dei Magi deposi il bruno, ed allora Seth mi disse: -- Ebbene, cugina, ora è tempo di concludere. Ed io dissi di sì. Ma bisognava lasciar passare i mesi dell'inverno, che sono quelli del maggior lavoro per me e per lui. Si decise di sposarci alla fine di marzo. La casa di Seth è più grande della mia e più ariosa perchè è fuori della città, ed io dovevo lasciare l'alloggio ed andare a stabilirmi con lui. Ogni giorno quando avevo finito il mio lavoro, preparavo un po' di roba imballata, e la sera, quando Seth se ne andava, la portava a casa. Così si faceva lo sloggio senza spesa. Una sera aprendo un armadio dove c'erano delle cose vecchie fuori d'uso, mi cadde sott'occhio una cassetta inchiodata, che il mio povero marito aveva portata a casa circa un mese prima della sua morte. Mi venne in mente che allora gli avevo domandato se avesse un tesoro in quella cassa; ed egli mi aveva risposto: -- Che! È roba del teatro. Anzi, tientelo bene a mente, Bess, se io venissi a morire, l'avresti a restituire. -- Ma la cassa è nostra -- avevo detto io che la riconoscevo benissimo. -- Terrai la cassa -- aveva soggiunto Tobie -- e restituirai al Walnut-Theatre quello che c'è dentro. Tutto questo m'era poi uscito di mente; ma al vedere la cassa, mi ricordai, e pensai subito di vuotarla e di restituire al teatro la roba sua. Voltai la cassa da tutte le parti per vedere quale degli assi mi tornasse più comodo di sollevare; nel capovolgerla sentii un rumore come d'un orologio a sveglia... trrrrrr..... -- È un orologio, pensai. E feci per introdurre lo scalpello. Ma appena il rumore dell'orologio cessò, udii la voce del mio povero marito chiara, ma indebolita come quando aveva parlato l'ultima volta, ripetere le parole del suo testamento: «Tagliatemi la testa.....» Io non udii il seguito. Mi prese una paura orrenda; volli gridare, e mi mancò la voce, ed in un momento non vidi, non udii più nulla. Mi parve di morire. Quando rinvenni, ero seduta in terra, e Seth mi stava accanto. Venendo per la sua solita visita, m'aveva trovata svenuta, e m'aveva soccorsa. Gli narrai com'era andata la cosa, e gli dissi: -- Senti, Seth, l'anima del povero Tobie è in pena, e non avrà pace finchè non avremo adempiuto alla sua ultima volontà. Seth non voleva credere, e diceva: -- Come vuoi che il povero Tobie stia in quella cassetta? Ci starebbe appena la sua testa. Ed io sostenevo che era la sua anima. Fosse il tronco o la testa, che cosa importava? Lo spirito c'era; ed era lo spirito che aveva parlato. Allora Seth cominciò a dire di aprire la scatola. Io non volli; mi sarei lasciata uccidere piuttosto che permettere una cosa simile; bisogna rispettare i segreti dei morti. -- Lasciamela soltanto osservare -- disse Seth. -- Se Iddio ha permesso che parlasse una volta, chi sa che lo permetta ancora; ed allora io crederò come te. Prese la cassa in mano, e la voltò come avevo fatto io, guardandone le commessure. Ma appena l'ebbe capovolta, si udì subito il rumore dell'orologio, trrrrr..... e poi la voce del morto tornò a dire: «Tagliatemi la testa, e portatela al teatro di Walnut-Street per fare il cranio nell'-Amleto-.» Questa volta non svenni, ed udii tutto il discorso. Seth era pallido come un morto. Tremavamo tutti e due. -- Sì -- disse Seth. -- È vero. L'anima del defunto è in pena, e ci comanda di eseguire la sua ultima raccomandazione. Ma come si fa? -- Si va al cimitero, e gli si taglia la testa -- dissi io. -- Le volontà dei moribondi sono sacre; e noi abbiamo peccato, trascurando di obbedirgli. Seth non si sentiva il coraggio di tagliare la testa ad un cadavere. Diceva che gli faceva ribrezzo; gli pareva una cosa orribile. Io invece sentivo che non avrei esitato. Quando me l'aveva detto il moribondo, io pure avevo raccapricciato, e non avevo voluto neppure pensarci; ma ora che lo diceva il morto, non avevo altro desiderio che di obbedire, perchè i morti non parlano senza il volere del Signore. -- Io verrò con te -- dissi a Seth. -- Non ho paura quando si tratta di fare il mio dovere; ed in una cosa tanto sacra poi! Se ne avessi la forza materiale, come ne ho la forza d'animo, farei tutto io stessa. Ma Seth non sapeva risolversi. Allora gli suggerii di dare qualche lira al -sexton-, perchè tagliasse la testa lui. Egli è avvezzo a maneggiare i morti. L'indomani al mattino Seth venne a prendermi. Andammo insieme al cimitero, e proponemmo al -sexton- la cosa. Era vecchio, ma forte; e poteva benissimo fare tutto come avrebbe fatto Seth se ne avesse avuto il coraggio. Gli offrimmo una lira sterlina, poi due, poi tre; poi tutto il poco denaro che avevamo raggranellato fra tutti e due per le spese di nozze. Ma fu inutile. Quell'uomo non volle saperne; e non solo ricusò di prestarci aiuto, ma anche di lasciar adempiere a noi quel sacro dovere. -- Diteci a chi dobbiamo ricorrere -- domandai -- ed otterremo il permesso. Il -sexton- si mise a ridere; egli gridava: -- Il permesso di tagliare la testa ad un morto! Ma questa donna è pazza. Nessuno vi darà mai questo permesso. Seth voleva rinunciare alla cosa. Diceva: -- Vedi bene che non si può. Ma io avevo la mia risoluzione nel cuore, ed insistetti presso il becchino. -- Non c'è nessun mezzo per far questo? Io sono disposta a dare tutto quello che possiedo, ad espormi a qualunque pericolo. È l'ultima volontà d'un moribondo, il suo testamento. Io ho trascurato di obbedirlo, ed ora la sua anima è in pena, e forse non avrà più pace finchè non avremo eseguito quel comando. Il suo spirito è venuto a ripeterlo dopo un anno; lo abbiamo udito tutti e due. È un ordine del Signore. Aiutateci per carità. E continuai a pregarlo per un pezzo. Quell'uomo pareva pensare un modo di accontentarmi; pensava molto, e tratto tratto sorrideva tra sè. Finalmente domandò se fossimo veramente decisi a fare la cosa ad ogni costo; ed io risposi per tutti e due di sì; che eravamo sposi, ma che avevo giurato sulla Bibbia di non rimaritarmi finchè l'anima del povero Tobie non riposasse in pace. Allora egli disse: -- Miei cari, non c'è altro mezzo che scavalcare il muro di notte. Fate quello che credete. Ma io non vi apro, non vi aiuto e non vi consiglio. Io sono il -sexton-, ed il mio mestiere è di custodire i morti, non di decapitarli. Quando fummo usciti, Seth mi disse: -- Quell'uomo non ha parlato chiaro perchè è legato dal suo impiego, ma è così che dobbiamo fare; l'ha fatto capire abbastanza; e dacchè l'ha fatto capire, vuol dire che è disposto a far finta di non avvedersi. Io pensavo a quel progetto; ed ero risoluta ad adottarlo. Seth vedendomi preoccupata credette che esitassi e riprese: -- Però, il meglio sarebbe di rinunciarvi, portare la scatola al teatro e non pensarci più; se non avremo obbedito, non sarà stato per mancanza di buon volere. Io stavo zitta; ma mi rinforzavo sempre più nel mio proposito; ed intanto Seth s'indeboliva nel suo, e cercava di dissuadermi: tornò a dire: -- D'altra parte quando porteremo quella testa al teatro sapranno tutti che l'avremo tagliata noi; e se è proibito..... Allora mi sdegnai, e risposi: -- Da quando in qua è proibito eseguire le ultime volontà dei moribondi? Allora a cosa servirebbero i testamenti? Io ho giurato che finchè non avrò dato pace all'anima del mio povero marito, non mi rimariterò più, e nessuno toccherà più quella cassa; ed io stessa non avrò più un'ora di tranquillità, perchè la coscienza mi dice che quello è il mio dovere. Seth finì per lasciarsi persuadere. -- Ebbene -- disse -- andiamoci questa notte, e facciamola finita. Combinammo che io avrei lavorato al magazzeno. Ch'egli sarebbe venuto a prendermi dopo la giornata, avremmo pranzato fuori di città e poi saremmo andati nella notte al cimitero. Io non volevo rientrare in casa sola con quel rimorso sulla coscienza. Quella notte avevo creduto di morire dalla paura. Avevo anche le convulsioni; vedevo il morto, e tutta la stanza risuonava del suo grido: «Tagliatemi la testa! Tagliatemi la testa!» Si fece come s'era detto. Ma era una notte nuvolosa e scura; ci volle del tempo a scavalcare il muro; specialmente per me che non ero mai salita sopra una scala di corda, e tremavo tutta dalla paura. C'inoltrammo nei viali bui, per cercare la tomba del povero Tobie. Ma non avemmo il tempo di trovarla. Il -sexton- ci aveva ingannati, oppure nell'oscurità non riconobbe che eravamo noi, e ci credette due ladri; ci fece arrestare. -- A che ora siete entrati nel cimitero? -- domandò il giudice. -- Dovevano essere le undici e mezzo, perchè alle undici ed un quarto eravamo giunti al recinto; e la scalata del muro e la ricerca della tomba ci occuparono un quarto d'ora circa. -- E foste arrestati appunto alle undici e mezzo? -- Sissignore. -- E persistete a dire di non aver adoperato vanga nè leva, e di non aver aperta nessuna tomba? -- Nessuna; non se n'ebbe il tempo, e forse non ci sarebbe neppure riuscito di trovare la tomba in quel buio. Non avevamo pensato a portare una lanterna. -- E non ci sarebbe il caso che, per errore, in causa dell'oscurità, aveste aperta la tomba della vedova Blounty invece dell'altra? -- domandò il giudice con ironia. -- Noi non abbiamo aperta nessuna tomba. -- E sapete che in tutte le perquisizioni fatte in casa vostra e nella casa del nominato Seth Reed, non s'è trovato nulla di simile alla cassetta misteriosa che voi pretendete dotata di un linguaggio sovrannaturale? -- Signore, ho già detto che finchè l'ultima volontà del povero Tobie non sia adempiuta, nessuno dovrà toccare quella cassetta. Temevo che a Seth tornasse l'idea di aprirla, e la riposi la sera stessa in luogo sicuro. -- Badate che la serietà della legge non ammette questi prodigi e queste voci dell'altro mondo. Il non trovare la cassetta è una prova che non è mai esistita, e che tutte le vostre deposizioni sono false. -- Quanto ho detto è tutto vero. -Quite quite true-. La cassetta l'ha veduta ed udita anche Seth. -- Non avete altro testimonio da citare che il vostro complice? -- Nessun altro, eravamo soli. -- In tal caso, se non potete produrre la cassetta, la sua testimonianza non conta più della vostra. -- Io ho giurato sulla Bibbia che nessuno dovrà aprire quella cassetta finchè l'anima del povero Tobie non abbia pace; e neppure per giustificarmi non posso mancare ad un giuramento. Nella seduta del pomeriggio furono interrogati il medico ed il -clergyman- che s'erano trovati presenti alla morte di Tobie Reed. Il medico, Augustus Wintry, è un uomo di sessantatrè anni, d'aspetto nobile e buono. Egli crede al testamento del Reed, ma non l'ha udito dalla bocca del moribondo. Lo aveva visitato, ed aveva ordinata una pozione per rianimarlo. Un vicino di casa era corso dal farmacista; ma tardava a tornare, ed il medico s'era accostato alla finestra ed era rimasto a guardare giù nella via aspettando che tornasse l'uomo dalla medicina. La camera di Tobie Reed era stretta e lunga; il letto era dalla parte opposta alla finestra. Ad un tratto il teste aveva udito un rumore di voci; s'era voltato, ed aveva veduto che il ferito s'era rizzato a sedere sul letto ed aveva mormorato qualche parola; ma egli non aveva compreso nulla, e nel minuto che aveva impiegato a traversare la camera per accostarsi al letto, il moribondo era ricaduto sui guanciali ed agonizzava. La Bess gli aveva detto subito: -- Oh mio Dio! Mio Dio! egli delira! Più tardi, pochi minuti dopo la morte di Tobie, ella aveva raccontata al medico la raccomandazione del moribondo, e di nuovo aveva detto: -- Ma era un delirio! Non è vero, dottore, che il delirio gli faceva pensare quella mostruosità? Il teste aveva affermato che infatti poteva essere stato l'effetto d'un momento di vaneggiamento. Il giudice gli domandò se credeva che realmente il moribondo avesse dette quelle parole strane. Egli rispose con sicurezza: -- Ripeto che non le ho udite. Ma l'imputata era troppo impressionata nel riferire il legato del marito perchè io possa supporre che mentisse. E d'altra parte la morte del Reed avveniva in un modo ed in un momento affatto impreveduti. Come mai quella donna, in un'ora di sorpresa come quella, avrebbe potuto improvvisare a sangue freddo un piano di furto da eseguirsi poi nel cimitero, e pensare a stabilire quel precedente d'un legato supposto e trasgredito, per fornire più tardi una scusa alla difesa nel caso che il furto fosse poi stato scoperto, e ne fosse risultato un processo? Sarebbe attribuirle una fertilità d'immaginazione e una perfidia, di cui non ha mai dato prova. Il -clergyman- Jeoffrey Treden, giovane magro ed austero, di trent'anni appena, dichiara egli pure di non aver udite le parole del moribondo. Questi aveva cessato appunto di parlare quando il teste s'era presentato alla soglia della camera per confortarlo negli ultimi momenti. Era giunto al letto del malato nel tempo stesso in cui vi giungeva il medico, ed aveva udita la Bess domandargli se non credeva che quella raccomandazione fosse effetto di delirio. Il teste conferma la dichiarazione del dottor Wintry, circa l'agitazione e l'apparenza di sincerità con cui aveva parlato l'imputata. Non era credibile che mentisse. Più tardi la Bess e Seth Reed, l'avevano preso a parte mentre egli usciva, e gli avevano domandato se credesse che in coscienza fossero obbligati a tagliare la testa al defunto. Egli aveva risposto che sarebbe stata una profanazione. Non credeva che il moribondo fosse stato in possesso delle sue facoltà mentali quando aveva espresso quel desiderio. -- E come spiega lei -- domandò il giudice -- la dichiarazione degli imputati che il morto stesso, dopo un anno, abbia parlato ripetutamente in una scatola per rinnovare quell'ordine trasgredito? -- Io non lo spiego -- rispose severamente il teste. -- La cosa è incredibile ed impossibile. La religione stessa ci vieta di prestar fede a queste storie di spiriti. -- Crede dunque che gl'imputati siano allucinati? O, come dice l'onorevole avvocato della difesa, in istato di -unsound mind- (di mente malferma)? -- Le loro deposizioni lo farebbero supporre. I loro precedenti no. Furono sempre operai onesti, tranquilli e religiosi. L'imputata specialmente è ferventemente religiosa. Ma non ha mai date prove di esaltazioni superstiziose. Del resto questo punto non mi riguarda. È la scienza che potrà deciderlo. Il giudice si rivolse alla Bess. -- Imputata, avete udito? I soli testimoni che avete invocati negano d'aver udita la raccomandazione del moribondo Tobie Reed. -- Credevo che l'avessero udita perchè erano nella camera -- rispose la Bess colla tranquillità di chi riconosce di essere caduta in un errore, ma non ci attribuisce importanza. L'ultimo testimone interrogato fu il custode del cimitero; un uomo sui cinquant'anni circa, robusto, acceso in volto; un atleta con un viso da ipocrita ed un ridere volpino, che alla prima riescì repulsivo. Il nome inglese -sexton- non dice nulla; ma il nostro -beccamorti- gli si attaglia a perfezione. L'espressione d'avidità che traspira dal suo sguardo acuto, dal naso adunco, dà proprio l'idea che debba beccarli quei poveri morti per portarseli via. Interrogato sulla visita che gli avevano fatta gl'imputati, confermò le loro deposizioni poi soggiunse: -- Io non avevo creduto alla storia del testamento e dell'anima che parlava nella cassa chiusa. Sono venti anni che sto a custodire i morti chiusi nelle casse, e so che quando sono là dentro non parlano più; figurarsi poi quando non ci sono! Ho capito che volevano rubare i diamanti della vedova Blounty. Tutti i ladri debbono pensare a quei diamanti, ed io dormo sempre da un occhio solo, dacchè sono là sepolti. -- Gli imputati -- osservò il giudice -- pretendono che voi stesso abbiate indirettamente suggerito il progetto d'introdursi nel cimitero di notte per mutilare il cadavere. -- È vero. Avevo detto quelle parole appunto per attirarli nell'agguato. Perchè dalle loro chiacchiere avevo capito che erano ladri, ed i ladri è bene metterli al sicuro. -- E come mai, essendo quasi certo che sarebbero venuti quella notte, siete rimasto solo nella vostra casa, ed avete lasciato loro il tempo, che dev'essere stato più d'un ora, per compiere il furto? -- Sapevo di trovare i -roundsmen- alla birraria vicina, dove li ho trovati infatti. Credevo di poter udire i ladri al primo avvicinarsi, e di farli arrestare prima che potessero far nulla. Ma sono vecchio. Il mio orecchio non è più tanto fino come una volta. Ho udito troppo tardi; debbono essere entrati nel cimitero alle dieci; ma io li ho uditi soltanto alle undici e un quarto. Nel tempo che ho impiegato a chiamare i -policemen-, non più di sette od otto minuti, pare che il terzo ladro sia fuggito col bottino. L'avvocato della difesa si alzò per osservare che, se per compiere il furto si era dovuto impiegare più d'un'ora, come avevano dichiarato i periti, e come confermava il -sexton-, sarebbe bastato provare che un'ora prima dell'arresto gl'imputati non erano al cimitero, per dimostrare che gli autori del furto non erano essi. Il giudice aderì ad interrogare gl'imputati. -- Dove siete stati dalle nove e mezzo fino alle undici e mezzo circa, quando foste arrestati? Rispondete, imputato Reed. -- Abbiamo fatto una lunga passeggiata perchè la Bess aveva paura a rientrare nella sua casa. -- Potete citare qualcheduno che vi abbia veduti durante quella passeggiata? -- No. Siamo usciti dalla città per non incontrare nessuno, perchè eravamo agitati dal fatto che stavamo per compiere; e di questa stagione non c'è molta gente che passeggi fuori di città. -- Ed avete fatto quella lunga passeggiata portando sempre le vanghe e le leve colle quali foste arrestati? -- No. La mia casa è fuori di città, appunto dalla parte del cimitero. Alle undici andammo a casa a prendere gli stromenti che avevo preparati là. Avevo la chiave e salii io solo. -- E non potete citare un inquilino, che vi abbia udito o veduto? -- Non c'è nella casa che un altro inquilino; è un garzone della birraria, e rientra sempre tardissimo. A quell'ora era fuori. Pareva che gli imputati lo facessero apposta a sventare tutti gli appigli a cui la difesa si aggrappava. L'indomani s'aprì la seduta col discorso del -People's counsel-, il quale, dopo avere brevemente riassunti i fatti, concluse che i due imputati, sorpresi nel cimitero, non avevano trovato altro argomento da addurre in loro difesa, fuorchè una storia affatto improbabile di spiriti e d'anime in pena, a cui la serietà della legge non poteva dare importanza. Al tempo stesso, e precisamente dopo l'intrusione e l'arresto degli imputati nel recinto del cimitero, una tomba era stata aperta e depredata di immense ricchezze. Questa coincidenza pesava inesorabilmente sugli imputati. Quando anche essi avessero potuto produrre la scatola misteriosa, e farle ripetere dinanzi al tribunale il suo mostruoso comando, non avrebbero provato ancora la loro innocenza. Come mai, mentre essi affermavano di non aver mirato che alla tomba dell'alienato Tobie Reed, questa era rimasta intatta, e quella violata era un'altra? Dunque dovevano esserci stati altri profanatori di tombe in quella medesima notte nel recinto del cimitero. Eppure gl'imputati affermavano di non aver veduto alcuno, di non essersi accorti in verun modo della presenza di altre persone nel cimitero, finchè non erano risuonate le grida del -sexton- e dei -roundsmen-. Era facile, diceva l'oratore, spiegare la cosa. Gli imputati non avevano avvertita la presenza di altri profanatori, perchè il solo che vi fosse era con loro, era il loro complice, fuggito coi gioielli. La tomba del Reed era rimasta intatta perchè nessuno attentava alla sua povera salma ignuda, e le ricche spoglie della vedova Blounty erano scomparse perchè tutto quel complotto era stato montato per riescire ad impadronirsi di quelle ricchezze. Ed infatti gli imputati non avevano potuto provare di non essersi introdotti nel cimitero un'ora od anche più, prima del tempo che avevano indicato. Secondo le deposizioni, avevano fatto una passeggiata talmente solitaria da non essere veduti da nessuno, erano rientrati a prendere le vanghe e le leve in una casa tanto deserta, da non essere uditi da nessuno. Non era cosa abbastanza strana, e non riesciva più facile supporre che nessuno li avesse veduti, nè uditi dopo le dieci di sera, perchè già a quell'ora, erano occupati nel cimitero a commettere il doppio delitto di profanazione e di furto? Sebbene nè il dottor Wintry, nè il reverendo Jeoffrey Treden, i soli testimoni citati dall'imputata, non avessero udito il testamento di Tobie Reed, il giudice non voleva supporre che quel testamento fosse stato inventato dai colpevoli un anno prima, in previsione del furto. Ammetteva che il testamento fosse vero; faceva più; ammetteva che alla morte di Tobie Reed la vedova ed il cugino di lui non pensassero ancora a commettere un furto nel cimitero. Ma più tardi quando avevano combinato quel piano colpevole, avevano pensato di valersi del testamento del povero maniaco, per giustificare la loro presenza nel cimitero in caso d'arresto, e per questo avevano cominciato quattordici mesi dopo, a dare un'importanza postuma a quel legato, che prima avevano considerato come una follia. Ed infatti, per stabilire meglio che quello era il loro movente e non il furto, erano andati a parlarne con finta ingenuità al -sexton-; a quel modo credevano di prepararsi un testimonio in loro favore. Ma violare una tomba era sempre un delitto, qualunque ne fosse il motivo. Ed essi avevano pensato, nella loro superstiziosa ignoranza di declinare la responsabilità di quel fatto, inventando un ordine soprannaturale a cui obbedivano per sentimento religioso. Sgraziatamente per loro, soggiungeva ironicamente l'oratore, avevano commesso l'imprudenza di collocare l'anima del trapassato che parlava ai superstiti, in una cassetta inchiodata; e la scomparsa della cassetta deponeva contro la loro asserzione. Perchè non lasciarlo libero quello spirito, ora che era sciolto dal suo involucro mortale? Almeno avrebbe potuto perdersi nell'immensità dello spazio, senza che la giustizia umana, indiscreta, gli domandasse conto della cassa che l'aveva ospitato durante i suoi miracolosi responsi. L'avvocato Thomas Doulton prese la parola in difesa degli imputati. La sua arringa si appoggiò tutta sulla irresponsabilità -- -unsound mind- -- dei due colpevoli. Negò il furto. Ricordò ai signori giurati che non si poteva condannarli per furto dacchè non c'erano le prove. La coincidenza di tempo fra il loro arresto e la violazione della tomba Blounty, gli strumenti che essi portavano, non potevano considerarsi come prove del furto. Erano prove dell'intenzione di violare una tomba; e questa gli imputati la confessavano. Ma erano due allucinati. Avevano creduto di udir parlare un morto. La cosa non era nuova. Molti fanatici, molti estatici avevano provati fenomeni simili. Quella donna alla morte del marito era stata impressionata da quel testamento atroce. Era religiosa fino allo scrupolo. Alla prima, combattuta tra il dovere di obbedire alla volontà di un moribondo, e la paura di commettere un peccato mutilandone il cadavere, aveva finito per cedere alla paura religiosa, e trascurare il legato. Ma più tardi la coscienza aveva cominciato a rimproverarle quell'ommissione. S'era fissata su quel pensiero, e man mano s'era esaltata fino al delirio. Rivedendo un oggetto, che aveva ricevuto in deposito dal marito defunto, l'esaltazione del suo spirito era aumentata fino a credere di udire il morto ripetere l'ordine in quella cassa il comando che lei aveva trasgredito. Sotto l'impressione d'un'allucinazione paurosa era svenuta, e, sorpresa dal fidanzato in quello stato, le era stato facile influenzare quel giovane solitario ed ignorante, il quale aveva partecipato del suo delirio. Questa era la loro storia. Quanto al furto, nulla provava che la tomba della famiglia Blounty fosse stata derubata appunto in quella notte. Forse era stata spogliata molto tempo prima, quando l'impressione prodotta del testamento della ricca vedova era ancora viva, e la popolazione ne parlava, e le cupidigie ne erano eccitate. Il -sexton- non se ne era accorto prima, ed aveva scoperto il furto quella notte soltanto, messo in sospetto dalla presenza dei due imputati nel cimitero. La difesa riuscì debole. L'allucinazione sarebbe stata ammissibile, ma la scomparsa della cassa, la coincidenza del furto la rendevano meno credibile; e la perizia medica non trovava nessun segno d'alienazione negli imputati. D'altra parte il -People's counsel-, in una controrisposta all'avvocato Doulton, ricordò che gli eredi Blounty andavano quasi giornalmente a visitare la tomba della sorella, ed avevano dichiarato di non aver mai notato il menomo segno che potesse far sospettare una violazione. La deposizione del -sexton- aveva confermate le stesse cose. Il pubblico era impressionato dalla evidenza dei fatti, e la fermezza degli imputati invece di interessarlo in loro favore lo irritava. Quando è stato commesso un delitto, ciascun individuo si sente in diritto di esigere la scoperta e la punizione del colpevole. L'istinto della sicurezza personale, l'amore della proprietà lo fanno insorgere contro quel suo simile che è una minaccia continua alla sua pace. Non c'era da sperare nella risposta negativa d'un giurato. Era quasi certo che il verdetto di colpabilità riuscirebbe coll'unanimità richiesta dalla legge. Il -Supreme Judge- prima di proporre i quesiti ai giurati si rivolse agli imputati e domandò: -- Imputati, avete nulla da aggiungere in vostra difesa? Le risposte furono simultanee, ma diverse. La Bess crollò il capo e disse: -- No. Ho detto tutto, e quello che ho detto è vero; sono innocente del furto. Seth Reed invece, pallido, agitatissimo, gridò: -- -The box! The box! Oh pray; bring the box!- La cassa, la cassa; oh, ve ne prego! Portate la cassa! Questo grido disperato dell'uomo sorprese non solo il pubblico, ma anche l'accusa e la difesa. Era nella convinzione di tutti che la storia della cassa fosse una frottola volgare, inventata dai complici di comune accordo. Ora l'udire che uno di essi ci credeva, e reclamava quella cassa come un ultimo argomento di difesa, indeboliva tutte le supposizioni fatte fin allora. Lo stesso -People's counsel-, che non aveva mai dubitato un momento della simulazione dei due colpevoli, fu scosso, e pensò che forse la donna sola aveva ordito tutto l'inganno, ed era riuscita realmente a far credere a quell'uomo ignorante, che uno spirito d'oltre tomba comandava loro d'introdursi di notte nel cimitero. Egli manifestò questo dubbio rivolgendo la parola alla Bess. -- Imputata -- le disse -- voi udite; il vostro complice invoca che venga prodotta la cassetta misteriosa; egli ci crede; se voi pure ci credeste, potreste esitare a dirci dove si trova? Potreste lasciar condannare voi ed il vostro complice, senza tentare quest'unico mezzo per provare che, in parte almeno, siete stati in buona fede? -- Io credo che la scatola ha parlato -- disse la donna. -- Lo credo come credo a Dio. Ma ho giurato di non lasciare che alcuno vi porti la mano profana, finchè l'anima del povero Tobie Reed non abbia ricuperata la pace nella sua tomba. -- Sapete che, persistendo in questo silenzio, potreste essere condannata a morte? La povera creatura, da pallida che era, si fece livida. La colse un tremito convulso; si guardò intorno smarrita, come per invocare soccorso; poi si nascose il volto fra le mani, e singhiozzò disperatamente. Non era un'eroina; non era neppure una donna forte; la morte le faceva una paura orribile. Il giudice, vedendola in quello stato, le rivolse egli pure la parola: -- Voi avete diritto di trascurare per voi stessa, forse, quell'ultimo argomento di difesa; ma in coscienza non potete ricusare di addurlo per salvare la vita del vostro complice. Foste voi che lo traeste alla colpa; non farete tutto quanto sta in voi per difenderlo? -- Ho giurato -- rispose la povera creatura, singhiozzando sempre. -- Ma non pensate che se egli sarà condannato, e se voi credete che quella testimonianza possa avere un valore per attenuare almeno la sentenza, la vostra coscienza vi rimorderà nei vostri ultimi momenti, e, morendo con lui, avrete sulla coscienza, oltre al vostro delitto, anche la sua morte? -- Oh, mio Dio! mio Dio! -- gridava la Bess, piangendo. -- Chi mi scioglie da quel giuramento? -- A chi avete giurato? -- domandò il giudice. -- A Dio. Era quella sera orrenda. Seth era partito. Io ero sola, ed in preda di una paura atroce. Avevo paura della cassa; avevo paura del mio stesso progetto d'andare l'indomani dal -sexton- per far tagliare la testa al morto. Allora presi la Bibbia, cercai il libro di Tobia; perchè il povero morto si chiamava anch'esso Tobia, e pensai nel mio cuore: «Il primo versetto che mi verrà sott'occhio, aprendo la pagina, mi dirà quello che debbo fare, e lo farò». Apersi la Bibbia colla mente rivolta a Dio, e col proponimento fermo, e lessi subito: «Ma Tobia, temendo più Dio che il re, involava i corpi dei morti, e li nascondeva in casa sua, e nel mezzo della notte li seppelliva». Era chiaro; Dio voleva ch'io facessi come Tobia temendo più il suo ordine divino che le leggi umane. Fu allora che mi proposi di fare ad ogni costo quanto mi aveva comandato la voce del morto; ed affinchè nè Seth nè altri potesse persuadermi del contrario, mi obbligai con un giuramento. Posi una mano sulla Bibbia e dissi forte: «Giuro che lo farò; e, finchè lo spirito mi ha parlato in essa, non abbia trovato la pace eterna nessuno aprirà questa cassa.» E poi, pensando che Seth avrebbe potuto cercare ancora di aprirla, per evitare ogni controversia, la nascosi in luogo sicuro. Il giudice ascoltava l'imputata con un'attenzione che tradiva una certa deferenza. Egli cominciava a vedere qualche cosa di ideale in quei due popolani che aveva creduto dapprima due ladri volgari. Forse non era più così profondamente convinto della loro colpabilità, e si insinuava nel suo spirito la persuasione che l'ignoranza, la superstizione, un sentimento religioso esaltato, avevano potuto avere una gran parte nei fatti per cui quei due giovani erano processati. Come quasi tutti gli Americani, il giudice non aveva una fede molto profonda nella missione divina e nelle facoltà divine dei sacerdoti. Ma gli premeva di indurre la Bess a produrre quella cassa che aveva potuto esercitare un'influenza così grande su lei e sul suo fidanzato, e per questo secondò i suoi scrupoli religiosi. -- In una circostanza tanto grave -- le disse -- in cui si tratta della vita d'un uomo, io credo fermamente che la Chiesa possa sciogliervi dal giuramento che avete fatto. -- Chi me lo assicura? -- domandò la Bess agitatissima, evidentemente combattuta tra il desiderio di giustificarsi e la paura di commettere un peccato enorme, com'era ai suoi occhi quello spergiuro. -- Un sacerdote potrebbe assicurarvene. Non c'è un -clergyman- in cui abbiate fede? -- Oh sì! Il reverendo Jeoffrey Treden -- rispose la Bess. -- Ma vorrei essere sola con lui; e che nessuno gli parlasse prima; che nessuno lo influenzasse. -- Se avete fede in lui, non dovete credere che sia possibile influenzarlo. Del resto, la legge non si serve di mezzi che non siano onesti -- osservò il giudice severamente. -- Io non ho voluto alludere alla legge -- disse l'imputata esitando; ed i suoi occhi si volgevano con diffidenza a Seth. Era chiaro che non era punto innamorata del suo sposo. Forse gli aveva portato quel tanto di affetto di cui era capace il suo cuore. Ma in lei il sentimento religioso era il solo capace di un grande sviluppo; in quella creatura, apparentemente delicata e fredda, c'era la stoffa di cui si fanno le martiri. Calma ed insignificante nelle circostanze normali, quando nulla si frapponeva fra lei ed i suoi doveri religiosi, aveva dimostrato, davanti ai primi ostacoli, che poteva calpestare ogni sentimento umano, ogni umana legge, quando credeva di doverlo fare per obbedire al Signore. Parlava di mutilare un cadavere, come di leggere un versetto della Bibbia. Non aveva esitato a scalare un muro, di notte, a mettersi in contravvenzione colle leggi, ad affrontare pericoli d'ogni sorta, ed a trascinarvi lo sposo con sè. Lo avrebbe lasciato condannare per non violare un giuramento che considerava sacro; ed ora aderiva a consultare un sacerdote, perchè la spaventava l'idea d'una colpa maggiore, d'un peggiore rimorso, lasciando condannare un innocente. Ma la passione umana, l'amore, non aveva grande influenza sopra di lei. La religione la dominava. Se il sacerdote le avesse detto: «ad ogni costo dovete serbare il giuramento», avrebbe sofferto senza dubbio, avrebbe pianto e pregato per lui, ma avrebbe abbandonato Seth alla giustizia, e sè stessa con lui. Per buona sorte, il sacerdote era un uomo rigido, che biasimava i giuramenti audaci, e tutto quanto tendeva al fanatismo. Le rimproverò quell'atto che non considerò come religioso; le disse che doveva parlare in omaggio alla verità, se credeva che la sua rivelazione potesse salvare la vita e provare l'innocenza di Seth. Le rimproverò pure la sua ostinazione a credere che uno spirito le avesse parlato; era superstizione ed orgoglio. Come poteva supporsi tanto privilegiata da Dio, perchè s'avesse a rinnovare per lui un miracolo che appena era avvenuto per i più grandi profeti? Tra la seduta del mattino e quella del pomeriggio, il -clergyman- s'intrattenne sempre coll'imputata, la quale si lasciò convincere facilmente, perchè non aveva altre idee, nè altri principî fuorchè quello di fare tutto quanto la religione le comandava, e di farlo ad ogni costo. Dacchè il sacerdote le diceva che era suo dovere produrre la cassa misteriosa davanti al tribunale, ella confessò d'averla sepolta in un angolo del suo cortile, sotto un grosso vaso di fiori, che aveva rimesso a posto per nascondere che il terreno era stato smosso. Lo stesso -clergyman- accompagnò i -policemen- che furono mandati alla casa dell'imputata, ed assistè all'operazione perchè la cassa fosse disotterrata e portata in tribunale senza che le venisse data la menoma scossa. Quando si riaperse la seduta, alle due del pomeriggio, la cassetta famosa che aveva inspirati tanti dubbi, tante discussioni, era là, chiusa, come l'avevano descritta gl'imputati. Il giudice li interrogò uno dopo l'altra se riconoscevano la cassetta da cui dichiaravano essere uscita la voce del defunto. Sì; entrambi la riconoscevano. -- E quale movimento avevate fatto colla cassa quando udiste parlare? -- L'avevo capovolta per vedere da che parte si aprisse; udii subito un rumore come d'un orologio a sveglia; e poi il rumore cessò ed udii la voce del morto. Questa risposta la diede Seth, che aveva acquistata un po' d'energia dalla presenza di quel testimonio da cui sperava la sua giustificazione. Quanto alla Bess invece era abbattuta. Le lotte interne, le paure della coscienza scrupolosa, avevano paralizzato il suo coraggio. Ella aveva desiderato che, se si avesse ad aprire o maneggiare la cassa, non dovesse farlo altri che il -clergyman-. Per mano di quella persona sacra, le pareva che la profanazione dovesse riuscire meno grave. Per non agitarla maggiormente, il giudice e l'avvocato dell'accusa avevano aderito a quella preghiera. Fu dunque al reverendo Jeoffrey Treden che il giudice si rivolse invitandolo a capovolgere la cassa. Regnava il più alto silenzio. La curiosità del pubblico era eccitata al sommo grado. Gli imputati erano convulsi; una, pallida, impaurita; l'altro, ansioso, cogli occhi sbarrati ed il volto proteso verso quest'ultima speranza. Appena il -clergyman- capovolse la cassa si udì il -trrrrr- prolungato che aveva descritto la Bess, ed immediatamente seguì la voce fioca, sepolcrale, pronunciando distintamente, come in un singhiozzo da agonizzante, che ne mozzava le consonanti, l'orribile testamento: «Tagliatemi la testa, e portatela al teatro di Walnut-Street per fare il cranio nell'-Amleto-.» Un grido, terribile come un urlo, non interruppe la frase, ma sorse a coprirne le ultime parole. Quel grido pauroso era partito dal fondo della sala. Un uomo era stato colto da terrore, e si dibatteva in un accesso di convulsioni. Fu portato fuori; il silenzio si ristabilì lentamente. Tutti avevano qualche cosa da dire. La parte colta del pubblico aveva riconosciuto la voce di un fonografo. Il giudice, i giurati sorridevano ironicamente. Tutto si spiegava. Gli imputati avevano messo essi stessi il fonografo nella scatola per accreditare la loro fiaba. Era un inganno volgare e stupido. Il pubblico era offeso, e l'avvocato Doulton si sentiva scoraggiato. Non era più possibile sostenere l'irresponsabilità degli accusati. Essi sapevano cosa c'era nella scatola, essi avevano ordita quella sciocca trama, ed avevano recitata la commedia dell'allucinazione. Fu aperta la cassa, ed infatti se ne cavò fuori un piccolo fonografo a manubrio. Sul volto degl'imputati si dipinse il più profondo stupore. Erano due commedianti di prima forza. Udii qualcuno accanto a me che diceva: -- Quel povero Tobie Reed che si disperava di non saper fare la commedia! Se fosse vivo, potrebbe consolarsene facendo recitare sua moglie. -- Conoscete questa macchina, imputata Bess Reed? -- domandò il giudice. -- Sì -- rispose la Bess -- è una macchina da cucire. -- Voi siete cucitrice; di macchine di questo genere dovete intendervi. Saprete dirmi come s'adopera? -- No. È un sistema che non conosco. Il giudice si rivolse a Seth: -- Imputato, conoscete questa macchina? -- Nossignore. -- Credete che sia una macchina da cucire? -- Può darsi; non me ne intendo. -- Non avete mai veduto un -fonografo-? A questa domanda Seth rispose semplicemente di no, come uno che non capisce di cosa gli si parli. Ma la Bess sussultò, ed alzò il capo come ad un improviso ricordarsi; ed impulsivamente, senza essere interrogata, esclamò picchiandosi colla mano la fronte: -- Ah! il fonografo! La macchina che parla! 1 2 3 4 5 6 7 8 9 10 11 12 13 14 15 16 17 18 19 20 21 22 23 24 25 26 27 28 29 30 31 32 33 34 35 36 37 38 39 40 41 42 43 44 45 46 47 48 49 50 51 52 53 54 55 56 57 58 59 60 61 62 63 64 65 66 67 68 69 70 71 72 73 74 75 76 77 78 79 80 81 82 83 84 85 86 87 88 89 90 91 92 93 94 95 96 97 98 99 100 101 102 103 104 105 106 107 108 109 110 111 112 113 114 115 116 117 118 119 120 121 122 123 124 125 126 127 128 129 130 131 132 133 134 135 136 137 138 139 140 141 142 143 144 145 146 147 148 149 150 151 152 153 154 155 156 157 158 159 160 161 162 163 164 165 166 167 168 169 170 171 172 173 174 175 176 177 178 179 180 181 182 183 184 185 186 187 188 189 190 191 192 193 194 195 196 197 198 199 200 201 202 203 204 205 206 207 208 209 210 211 212 213 214 215 216 217 218 219 220 221 222 223 224 225 226 227 228 229 230 231 232 233 234 235 236 237 238 239 240 241 242 243 244 245 246 247 248 249 250 251 252 253 254 255 256 257 258 259 260 261 262 263 264 265 266 267 268 269 270 271 272 273 274 275 276 277 278 279 280 281 282 283 284 285 286 287 288 289 290 291 292 293 294 295 296 297 298 299 300 301 302 303 304 305 306 307 308 309 310 311 312 313 314 315 316 317 318 319 320 321 322 323 324 325 326 327 328 329 330 331 332 333 334 335 336 337 338 339 340 341 342 343 344 345 346 347 348 349 350 351 352 353 354 355 356 357 358 359 360 361 362 363 364 365 366 367 368 369 370 371 372 373 374 375 376 377 378 379 380 381 382 383 384 385 386 387 388 389 390 391 392 393 394 395 396 397 398 399 400 401 402 403 404 405 406 407 408 409 410 411 412 413 414 415 416 417 418 419 420 421 422 423 424 425 426 427 428 429 430 431 432 433 434 435 436 437 438 439 440 441 442 443 444 445 446 447 448 449 450 451 452 453 454 455 456 457 458 459 460 461 462 463 464 465 466 467 468 469 470 471 472 473 474 475 476 477 478 479 480 481 482 483 484 485 486 487 488 489 490 491 492 493 494 495 496 497 498 499 500 501 502 503 504 505 506 507 508 509 510 511 512 513 514 515 516 517 518 519 520 521 522 523 524 525 526 527 528 529 530 531 532 533 534 535 536 537 538 539 540 541 542 543 544 545 546 547 548 549 550 551 552 553 554 555 556 557 558 559 560 561 562 563 564 565 566 567 568 569 570 571 572 573 574 575 576 577 578 579 580 581 582 583 584 585 586 587 588 589 590 591 592 593 594 595 596 597 598 599 600 601 602 603 604 605 606 607 608 609 610 611 612 613 614 615 616 617 618 619 620 621 622 623 624 625 626 627 628 629 630 631 632 633 634 635 636 637 638 639 640 641 642 643 644 645 646 647 648 649 650 651 652 653 654 655 656 657 658 659 660 661 662 663 664 665 666 667 668 669 670 671 672 673 674 675 676 677 678 679 680 681 682 683 684 685 686 687 688 689 690 691 692 693 694 695 696 697 698 699 700 701 702 703 704 705 706 707 708 709 710 711 712 713 714 715 716 717 718 719 720 721 722 723 724 725 726 727 728 729 730 731 732 733 734 735 736 737 738 739 740 741 742 743 744 745 746 747 748 749 750 751 752 753 754 755 756 757 758 759 760 761 762 763 764 765 766 767 768 769 770 771 772 773 774 775 776 777 778 779 780 781 782 783 784 785 786 787 788 789 790 791 792 793 794 795 796 797 798 799 800 801 802 803 804 805 806 807 808 809 810 811 812 813 814 815 816 817 818 819 820 821 822 823 824 825 826 827 828 829 830 831 832 833 834 835 836 837 838 839 840 841 842 843 844 845 846 847 848 849 850 851 852 853 854 855 856 857 858 859 860 861 862 863 864 865 866 867 868 869 870 871 872 873 874 875 876 877 878 879 880 881 882 883 884 885 886 887 888 889 890 891 892 893 894 895 896 897 898 899 900 901 902 903 904 905 906 907 908 909 910 911 912 913 914 915 916 917 918 919 920 921 922 923 924 925 926 927 928 929 930 931 932 933 934 935 936 937 938 939 940 941 942 943 944 945 946 947 948 949 950 951 952 953 954 955 956 957 958 959 960 961 962 963 964 965 966 967 968 969 970 971 972 973 974 975 976 977 978 979 980 981 982 983 984 985 986 987 988 989 990 991 992 993 994 995 996 997 998 999 1000