Queste cose ella andava raccontando, ed altre che forse erano inezie,
ma che sommate insieme non facea maraviglia se aveano turbato il suo
cuor di fanciulla.
L'Angelina, che in sul principio pareva racconsolata, vedendo che
non si trattava di una seria e formale dichiarazione d'amore, ma
solo di comuni galanterie, era a poco a poco ricaduta nel primiero
abbattimento. Vittorio, ben è vero, non aveva detto nulla d'esplicito
alla Matilde: ma a -lei- che cosa avea detto di più? Con qual titolo,
con qual diritto poteva ella opporsi alla felicità dell'amica? Forse
perchè Vittorio in un momento d'espansione le aveva regalato un flore,
forse perchè le aveva sorriso al ritorno, o perchè le aveva declamati
i suoi versi, o perchè le avea confidato le cure e i dolori della sua
fanciullezza? O doveva ella architettare un inganno per disingannare la
Matilde, e sforzare le tinte, e dir ciò che non era? O con un eccesso
di franchezza strappare il velo che nascondeva a lei medesima i segreti
del suo cuore, e proclamarsi amante di Vittorio e dichiarar guerra alla
sua rivale? Ciò rifuggiva affatto dal carattere dell'Angelina. Ella era
energica sì, ma solo nell'effettuazione del bene; operava risolutamente
quelle cose soltanto, della cui bontà non avea dubbio alcuno
nell'animo. E poi troppo era aliena dalle violente manifestazioni de'
suoi sentimenti. Per lei anche la passione più viva doveva avere la
sua verecondia e non fare sfoggio di sè agli occhi del mondo. Inoltre
quello ch'ella soffriva le facea presupporre ciò che avrebbe sofferto
la Matilde in condizione uguale alla sua, ed ella, avvezza alla parte
pietosa del Cireneo, non sapeva risolversi a far pesare sovra un'altra
i proprî dolori.
Pur non si ristette dall'ammonire la Matilde. -- Bada -- le diceva -- di
non t'illudere, di non fabbricarti un mondo che svanisca ad un soffio
come una bolla di sapone. Gli uomini, vedi, si trastullano molte volte
con noi, ci pigliano per il passatempo di una giornata, d'un'ora, e
mentre, senz'accorgersene forse, gettano nel nostro cuore il seme d'una
di quelle passioni che durano tutta la vita, pensano a nuove galanterie
e a nuovi trionfi.
-- Oh! no, -- sclamava la Matilde interrompendola; -- sarebbe troppo
crudele. Vittorio non può esser fatto così.... Oh! quando tu la
proverai, Angelina, quando tu la proverai questa febbre d'amore (chè
non devi sperar di scamparne, bella e seducente come tu sei), quando
uno sguardo appassionato t'avrà fatto battere il cuore d'un battito
nuovo, t'avrà aperto lo spiraglio di non più visti orizzonti, oh!
allora tu intenderai che cosa sia il timore di veder dileguarsi ad un
tratto tutte le proprie speranze... Oh! non dev'essere permesso. Ci
dev'essere una legge del cuore che lo vieta agli onesti.... E Vittorio
è onesto, sai.... --
E così dicendo si mise una mano sugli occhi rattenendo a stento i
singhiozzi.
L'Angelina le si fece più presso, e, curvata innanzi sulla seggiola di
lei, rimosse dolcemente quella mano che le facea velo alle pupille, e
la guardò fisa, e con un accento pieno di tenerezza le chiese:
-- Ma l'ami tu veramente? --
-- Oh! se l'amo! -- rispose la Matilde unendo le palme, e levando gli
occhi al cielo. E soggiunse, a compire le rivelazioni che lo aveva
fatte prima: -- Senti, Angelina, io in questa casa non ci posso più
stare. E dal dì che Vittorio mi lasciò intravvedere la sua simpatia per
me, una speranza dolcissima mi si pose nell'anima, quella d'uscire di
qui, ove mi si vuole inutile e uggiosa, per entrare in una famiglia ove
potrò farmi amare, ove potrò esser buona a qualcosa. Le tue virtù io
non le possiedo; io non sono al pari di te un angelo di rassegnazione
e di sacrifizio.... Qui divento cattiva, ma se Vittorio mi farà sua,
se mi sarà consentita la nobile attività della madre di famiglia....
oh! te lo giuro, Angelina, che mi ricorderò del tuo esempio, e sarò
degna di te.... Tu m'aiuterai a correggermi de' miei difetti, Angelina,
tu mi trarrai da quest'angoscia, non è vero? tu parlerai a Vittorio,
gli dirai quello ch'io soffro.... Non negarmelo, Angelina mia; le tue
parole possono avere un gran peso, perchè se v'ha persona ch'-egli-
stimi grandemente, tu sei quella.... Oh! se si compissero i miei sogni,
-- soggiunse quindi nell'atto di chi segue un'idea vagheggiata dalla
fantasia, -- potremmo esser tutti felici! Sì: perchè tu verresti a stare
con noi, ed io vorrei usarti un'ospitalità da regina per renderti in
parte almeno il bene che tu m'hai fatto.... Ma, che cos'hai, Angelina,
che piangi così?... --
E infatti l'Angelina piangeva. Aveva frenato la sua commozione nel
ricevere la confidenza d'un amore che dissipava tante sue dolci
speranze, aveva serbato la calma, mentre la Matilde la scongiurava di
parlare a Vittorio in favore di lei; ma quando la inconscia fanciulla
venne ad offrirle l'ospitalità nella futura sua casa, sentì scoppiarsi
il cuore e inondarsi il viso di lagrime. Temè d'essersi tradita, ma per
buona ventura la Matilde aveva pigliato la cosa in tutt'altro senso, e
le disse:
-- Tu sei commossa, Angelina, sei commossa per me, non è vero? -- E
così dicendo s'era abbandonata fra le braccia della cugina, e le due
giovinette piansero insieme. L'Angelina ruppe il silenzio la prima.
-- Acquetati, Matilde, prendi un po' di riposo; domani riparleremo
a miglior agio, ora è tardi, io sono un po' stanca.... a domattina,
sai....
-- Ma dunque non mi prometti nulla? Vuoi abbandonarmi?
-- Oh! Matilde, dubiteresti di me?
-- Giammai, giammai, -- rispose la Matilde con un accento convinto, che
scosse profondamente l'Angelina.
In quella sonarono le dieci; chè il colloquio delle due giovinette
aveva durato più di quattr'ore, e, senza che se ne avvedessero, le avea
sopraggiunte la sera. Era una bella e limpida notte di agosto: l'aura
olezzante di caprifoglio e d'acacia entrava per le finestre spalancate,
la luna nel pieno suo disco tenea luogo di ogni altra face. Le due
ragazze si alzarono in silenzio, e l'Angelina, ch'era un po' all'ombra,
tenea fise le pupille nella Matilde, il cui volto era rischiarato
dalla luce fredda e scintillante ad un tempo che inondava la stanza. Ed
era egli realmente un effetto di luce che la trasfigurava così, o era
il soffio creatore della passione? L'Angelina non l'aveva mai veduta
sì bella, e, tali sono le contraddizioni del cuore umano, ella, già
quasi deliberata all'estremo dei sacrificî, pur tremava che Vittorio
entrasse in quel punto e fosse colpito dalle grazie peregrine della sua
rivale. La ricondusse fino alla soglia e poi si trascinò al suo letto,
come glielo concedevano le forze stremate e lo spirito agitatissimo,
e si gettò boccone sulla sponda celandosi il volto fra le mani, e
tentando raccogliere i suoi pensieri. Ma non le venne fatto, e si alzò
nuovamente, e si approssimò alla finestra per prendervi una boccata
d'aria: guardò il cielo limpidissimo e la campagna rischiarata dalla
luna e la tremula striscia del fiume che si perdeva nella pianura, udì
il sibilo acuto della strada ferrata che solcava i campi lontani, e
il gracchiare della stridula cicala tra le foglie degli alberi, e il
gemito amoroso della colombella sotto la gronda ospitale, aspirò il
profumo dei fiori che confidano alla notte i loro segreti, sentì il
concerto armonioso che governa il creato, e non sorrise, e non pianse,
e non disse parola. Poi si staccò dal balcone come se vi soffocasse,
e rientrando nella stanza urtò col gomito nel tavolino: qualche cosa
ne cadde e si ruppe. Si chinò al suolo e la sua mano toccò frantumi
di vetro ed un fiore. Era appunto la dalia, a cui ella poche ore prima
aveva voluto prolungar l'esistenza, era la dalia che a lei significava
amore e speranza. L'Angelina non era superstiziosa, ma le parve che
quella tazza in frantumi, che quel fiore caduto, volessero dirle: --
Destati: il tuo sogno è finito. -- Rizzossi in piedi, e stette qualche
minuto a contemplare gli avanzi della sua cara illusione, come si
contemplano le rovine d'un antico edifizio; indi si lasciò cadere sopra
una seggiola, e proruppe in dirottissimo pianto. In quel punto s'intese
qualcuno salir con rapido passo la scala, zufolando uno de' più
popolari motivi del -Ballo in maschera-. Era Vittorio che ritornava dal
teatro. L'Angelina involontariamente sollevò il capo e tese l'orecchio.
Ma non sentì altro che aprirsi e richiudersi l'uscio della stanza di
Vittorio: in un istante tutto era tornato nel silenzio di prima.
IX.
Eppure Vittorio non era un libertino volgare che si compiace del male
che fa intorno a sè: era un poco leggiero, un po' spensierato, e non
altro. Egli andava lieto di destare la simpatia delle due cugine,
e forse anco di suscitare un senso di rivalità fra di loro; ma non
supponeva nemmeno che quella simpatia dovesse mutarsi in amore, ma
credeva, ed era questo il suo inganno, che due cuori inesperti di
giovinette potessero arrestarsi a tempo sullo sdrucciolevole terreno,
sul quale egli medesimo le aveva poste. Era però tanto accorto da
avvedersi ormai dell'errore commesso, e l'avvenuto di quegli ultimi
giorni gli era stato una rivelazione. Bisognava assolutamente ch'egli,
pur rimanendo cortese, si ristesse dalle soverchie assiduità verso la
Matilde per non dar pascolo a funeste illusioni. O forse non sarebbe
stato conveniente di venire a dirittura a una spiegazione franca e
sincera, e chiarire alla giovinetta com'egli intendeva di essere
buon amico e nulla di più? Gli balenò alla mente anche l'idea di
incaricare del delicato messaggio l'Angelina, ch'era d'indole così
buona e discreta: poi se ne ricredette, e giudicò miglior consiglio di
non appigliarsi a un troppo precipitoso partito, e di stornare invece
adagino adagino il pericolo. Finalmente si soffermò a indagare un poco
i segreti del suo cuore. In quell'arrisicato gioco d'equilibrio, a
cui s'era messo per solo istinto di giovanile galanterìa, era egli ben
certo di non avere piegato nè da una parte, nè dall'altra? Era certo
di essere così scevro d'ogni occupazione seria dell'animo, com'era
per lo addietro? In verità non faceva d'uopo d'un lungo esame per
accertarsi che nessuna passione violenta s'era impadronita di lui. Non
c'è pericolo che chi domanda a sè stesso: -- Sono innamorato? -- sia sul
punto d'impazzir per amore. Ma che cosa volete? Quelle due immagini
di donne, di così diversa bellezza, eppur entrambe sì belle, non gli
volevano uscir dallo spirito. E mezzo assopito com'era, cedendo alla
vanità naturale del suo carattere, gli sembrava di essere il pastore
dell'Ida in mezzo alle Dee: e quando gli passava innanzi la Matilde
gaia, espansiva, con le pupille nere e i neri capelli che spiccavano
sulla sua carnagione bianchissima, egli stava lì per darle la palma;
ma poi più contegnosa nella gioia, più composta nella malinconia e gli
occhi pieni di pensiero e d'affetto gli si affacciava l'Angelina, ed
era un fascino irresistibile che lo attraeva verso di lei. Qual fosse
la catena che vincolava la libertà de' suoi movimenti, non avrebbe
saputo dirlo egli stesso: pur libero affatto non era, pur non era
uscito della mischia senza ferita. E quanto più mulinava il modo di
rompere quei fili invisibili, tanto più il suo pensiero vi si smarriva
e le contraddizioni del suo carattere gli suscitavano mille difficoltà
imprevedute. Così nulla concludendo, finì coll'addormentarsi e col
rimandare al mattino la soluzione dell'arduo problema.
Neppur la Matilde passò la più placida notte del mondo. La repentina
violenza della sua passione le avea messo la febbre addosso, ed ella
si rivoltolava tra le coltri senza poter chiudere occhio. A' dubbî
suscitati dall'Angelina non voleva badare affatto, ma contro sua
voglia essi ritornavano a molestarla come la mosca importuna che par si
compiaccia nell'infastidirvi. Non era forse vero ch'ella aveva troppo
rapidamente aperto il cuore alla speranza, e che supponeva in Vittorio
un affetto, di cui egli non le aveva dato nessuna valida prova? E
bisognava pur venirne a capo e sapere a che cosa attenersi. Ma qui il
timore di una verità incresciosa la disanimava dal far più profonde
indagini; ed ella preferiva lasciar parlare la voce del cuore, che le
diceva: -- Non è possibile ch'egli non ti ami. -- Strano a pensarsi: in
mezzo a' suoi dubbî non le venne mai quello che l'Angelina potesse
amar ella Vittorio; è la più semplice ipotesi che ultima s'affaccia
allo spirito. Ma v'era anche un altro motivo che sviava la sua fantasia
da questa supposizione. L'Angelina aveva tanto avvezza la famiglia al
sacrifizio di sè, da non lasciar nemmen campo all'idea ch'ella potesse
opporsi come un ostacolo alla felicità altrui. Il mondo è fatto così.
A chi opera il bene una volta tanto piovono le lodi e le testimonianze
di riconoscenza; ma quando il praticare il benefizio diventa una
consuetudine della vita, diventa del pari una consuetudine pel
beneficato il riceverlo: non si tien conto all'uomo delle buone azioni
che ha fatto, ma si biasima acremente di quelle ch'egli non volle o
non seppe compiere: l'annegazione, che per gli altri è una virtù, per
lui è un dovere. In questa maniera, se la Matilde avesse supposto che
il povero cuore dell'Angelina osava battere degli stessi battiti suoi,
e che a lei, derelitta nel vasto universo, balenava il desiderio d'un
nuovo affetto, d'una nuova esistenza, ella non avrebbe lasciato certo
di chiamarla ingrata e cattiva. Ma non vi pensava, e del modo col quale
l'Angelina avea accolto le sue rivelazioni, accagionava la maraviglia
e null'altro, e non metteva in dubbio che in lei avrebbe trovato una
discreta confidente, un efficace strumento dell'amor suo.
Sfortunata Angelina! Ella era rimasta lungamente nella posizione,
in cui l'abbiamo lasciata, dinanzi al suo tavolino, dinanzi alla sua
tazza infranta, alla sua dalia appassita; aveva intesa, e l'era parsa
una crudele ironìa, la voce di Vittorio che canticchiava mentr'ella
piangeva, e sentiva pesarle tremenda sull'anima l'inesorabilità del
destino. Qual'era stata la sua vita da due anni in qua? Un sacrifizio
continuo d'ogni giorno, d'ogni ora, d'ogni minuto. Ella aveva diviso
il suo pane con gli altri; aveva con l'opera sua servito ad alimentare
la vanità di due donne sciocche e bisbetiche, quali erano la signora
Clara e la Nella; aveva forzato il labbro al sorriso per rasserenare la
fronte annuvolata del suo povero zio; erasi acconciata con lieto animo
alle privazioni, e mai non l'era sfuggita una parola di rimprovero,
e mai un lamento. E che ne aveva ella avuto in ricambio? Da alcuni
la indifferenza superba, dagli altri quell'amore egoista ch'è largo
soltanto di carezze e di smorfie, ch'è sempre pronto a chiedere e
restìo sempre ad offrire. Ed ora, a suggellare tanti suoi sacrifizî,
le si domandava di rinunziare alla speranza onde la vita è bella a
vent'anni, alla speranza d'essere amata! Ed era la Matilde, l'amica
sua prediletta che glielo chiedeva, come a renderle più arduo il
rifiuto, era essa che distruggeva il primo sogno di felicità ch'ella
aveva formato in due anni! Era dunque scritto lassù ch'ella, povera
sfortunata, non dovesse aspirare a cosa alcuna nel mondo, e immolarsi
sempre, e morire! Sì; un vago presentimento di morte andavasi
insinuando a poco a poco nell'animo dell'Angelina. Con l'ultimo
olocausto ch'ella si apprestava ad offrire, sentiva che le sarebbero
venute meno le forze, che la spossatezza si sarebbe resa signora di
lei. Ebbene! questo pensiero della morte, questa idea di sottrarsi per
sempre ai disinganni ed alle lusinghe, le metteva una calma infinita
nell'anima e la persuadeva, quasi senza ch'ella se ne avvedesse, alla
novella prova d'annegazione ch'era domandata al suo cuore. No; la
Matilde non avrebbe avuto a dolersi di lei: ella avrebbe soffocati i
suoi sentimenti, e quanto possedea d'eloquenza e d'affetto lo avrebbe
speso a commovere Vittorio in favore della cugina. Una risoluzione
presa, col deliberato proposito di mantenerla, ridona, almeno per
qualche istante, la calma allo spirito. Così l'Angelina, poichè si
fu acquetata in questo partito, riebbe un poco dell'antico vigore.
Benchè fosse innanzi nella notte e la luna accennasse al tramonto, e
qua e là nella campagna cominciasse a ridestarsi la vita che precede
i primissimi albori; ella chiuse le imposte, e si gettò sul letto
cercandovi il sonno. L'ospite invocato non venne, ma venne invece
quell'assopimento, che, se anche non ristora le forze, calma, attutisce
l'agitazione morale, quell'assopimento che non sospende la volontà, ma
ne diminuisce gli effetti. L'Angelina vide la luce del giorno entrare
nella sua stanza attraverso le imposte, intese come in un confuso
ronzìo l'orologio della torre vicina battere successivamente le sette,
le otto, le nove; ma la spossatezza delle membra le fece richiudere le
palpebre e voltarsi da un altro lato. Una vocina squillante la scosse
da quella specie d'incubo che la teneva inchiodata sulla coltrice. Era
la piccola Amalia che aveva messo pian piano la testa per lo spiraglio
dell'uscio, e battendo le mani con aria di infantile importanza,
proruppe:
-- Ah! bellissima. Stamane mi tocca far lo svegliarino della famiglia.
La Matilde dorme, Vittorio non s'è ancora visto fuori di stanza, e
tu, che sei sempre in piedi innanzi degli altri, nemmeno ti sogni
d'alzarti.
-- Sii buona, -- rispose l'Angelina, che fin dalle prime parole
aveva dato segno d'esser desta; -- aprimi le imposte e fa un po' da
donnina. --
L'Amalia eseguì prontissima l'ordine avuto; ma, quando l'aria e la luce
ebbero inondata la stanza, si avvide del disordine insolito che v'era,
ed esclamò ridendo:
-- O che hai fatto baruffa col gatto stanotte? Guarda un po'....
un bicchiere in pezzi.... una dalia per terra che pare un pollo
spennacchiato, e tutto -sans dessus dessous-, come direbbe la mia
maestra di francese. --
L'Angelina si sforzò di far il viso ridente, e soggiunse:
-- Orsù, poichè stamane sei una persona tanto assestata, metti un po' di
regola in questo -caos-. --
La fanciulla seria seria s'accinse al suo ufficio.... Rimise al posto
il tavolino e le sedie, prese fra la punta del pollice e dell'indice
i pezzi del bicchiere infranto, e li raccolse sul davanzale della
finestra; poi si pose a esaminare gravemente la dalia, e volgendosi
all'An- gelina disse:
-- E questa? --
L'Angelina fece uno sforzo, poi rispose:
-- Buttala via.
-- Guarda, guarda, l'è quella stessa che ti regalò Vittorio tante sere
fa.... Glielo dirò io che bel fine ha fatto il suo fiore, -- soggiunse
poi tra lo scherzevole e il malizioso, chè la loro malizia l'hanno
anche le bambine di nove anni. -- In verità che mi par peccato.
-- Oh, ma insomma -- interruppe l'Angelina che in quel frattempo erasi
alzata -- non vuoi più finirla? -- E senza celare un po' di dispetto,
prese il fiore di mano all'Amalia e lo gettò dalla finestra.
-- Ih! che furie! -- sclamò la fanciulla fisando attentamente il volto
della cugina, che nella pallida tinta e nelle occhiaie infossate
serbava le tracce dell'agitazione di quella notte.
-- Ma che cosa t'è accaduto? Se vedessi come sei scomposta in viso!
Parrebbe che tu avessi pianto. --
L'Angelina s'affacciò allo specchio e non potè nascondere la sua
commozione vedendosi tanto mutata: in poche ore le parve d'aver vissuto
dieci anni.
-- Sono stata alla finestra sino a molto innanzi nella notte, --
diss'ella per giustificarsi in faccia all'Amalia; -- l'aria era umida,
avrò preso del freddo.... Ma non perdiamo tempo in chiacchiere, aiutami
a fare un po' di -toilette-. -- E sforzandosi di pigliare un tuono ilare
e disinvolto, si gettò sopra una sedia, sciogliendo le lunghe e folte
trecce de' suoi capelli che scesero giù fino a terra, e soggiunse:
-- Vediamo se le tue manine son buone a dipanare questa matassa. --
Nell'età dell'Amalia ogni cosa serve di spasso, e l'impresa a cui ella
si era posta tra il comico e il serio, le diede argomento alle più
grasse risate, e lo fece lasciar da banda le sue domande sulle cagioni
del turbamento dell'Angelina.
Frattanto, nel piano inferiore della casa, la signora Clara aveva
chiamato a grave colloquio il marito. Le simpatie che s'erano
manifestate tra la Matilde e Vittorio rendevano necessario un sollecito
provvedimento. Se Vittorio fosse stato un ragazzo a modo, egli non si
sarebbe certo lasciato sfuggire un partito come la Nella, i cui pregî
di tanto avanzavano quelli della Matilde, e soprattutto avrebbe chiesto
consiglio a lei, alla madre, alla padrona di casa, verso la quale
ostentava invece così villana indifferenza. Ma Vittorio non era che un
uomo volgare: ella erasene accorta da un pezzo. Nondimeno, poichè era
ricco, e di ciò dovevasi pur tener conto, se vuole assolutamente sposar
la Matilde, che se la sposi; ma lo dica schietto e non si prenda giuoco
della famiglia che, se non per parte del signor Bernardo, almeno per
parte di lei, Clara Mauri nata Morelli, doveva essere rispettata....
E sul termine di questa filastrocca la signora Clara si lasciò cadere
maestosamente sopra una sedia a bracciuoli, facendosi fresco col
fazzoletto. Dopo pochi secondi di pausa e come a guisa di conclusione
soggiunse: -- Ora tocca a voi. Dicono che siete il capo della famiglia;
dunque parlate col signor Vittorio, chè già io con quello sventato non
ci trovo gusto a discorrere, e poi venitemi a riferire il successo del
vostro colloquio. --
Il povero signor Bernardo, che nemmeno ne' suoi bei tempi era stato
un uomo di spirito, era molto meno adesso, dopo i suoi disastri
commerciali. Nondimeno il cuore gli teneva luogo qualche volta
dell'ingegno; aveva a tratti a tratti quella intelligenza del
sentimento, che è il privilegio dei buoni, e loro dà modo di non parere
ottusi del tutto. Solo nella famiglia, egli aveva un vago presentimento
della simpatia dell'Angelina per Vittorio. Quando però la signora Clara
ebbe da lui la timida rivelazione di questo dubbio, ella non rattenne
più la sua collera. E gestendo furiosamente: -- Vorrei un po' vedere
-- proruppe -- che quella sfacciata pettegola si permettesse di far
all'amore in casa mia e di rubare i partiti alle mie figliuole. Oh!
sta a vedere che quel damerino del signor Vittorio avrà negletta una
giovane come la Nella, ed ora metterà in un canto anche la Matilde, per
far piacere a lei, alla signora maestra di musica! Non son chi sono
se non li mando fuori della porta tutti e due, ove sia vera una cosa
tale....
-- Eh! per carità, -- interruppe il signor Bernardo, che per quieto
che fosse non poteva a meno di essere indispettito della burbanza
della moglie, -- non la prendiamo in tuono sì alto. Voi sapete meglio
di me che senza l'Angelina saremmo stati bene imbrogliati a campare:
toglieteci ora per soprassello anche la pensione che ci paga Vittorio,
e poi vi farete i vostri cappellini con la sporta del pesce.
-- Che cappellini! che sporta! -- sclamò fiammante di sdegno la signora
Clara, alzandosi in piedi in tutta la maestà della sua poderosa
persona. -- Io che ho sacrificato la mia dote, e, ciò che più monta, la
mia gioventù, il mio spirito, il mio brio, le mie relazioni, tutto per
causa della vostra dabbenaggine. Ah! vi sta bene di prendere il tratto
innanzi e accusar me.... Avete trovato un pane per i vostri denti....
imbecille.... babbeo!... --
E senza nemmen terminare la sua perorazione uscì furibonda della
stanza, chiudendo con violenza dietro a sè tutti gli usci, siccome
era suo costume, e si recò a consolare la sua primogenita, alla quale
toccava la sorte della biblica Lia, senza speranza alcuna di trovare un
Giacobbe che la prendesse in iscambio.
X.
L'Angelina, che per quel giorno non si sentiva disposta a uscire per
le sue solite lezioni, aveva già visto la Matilde e promessole ch'ella
nel dopopranzo avrebbe parlato a Vittorio. Sarebbesi colto il momento
della passeggiata: la Matilde avrebbe fatto in guisa da rimanere un po'
addietro con l'Amalia, lasciando agio in quel frattempo all'Angelina
di costringere Vittorio a spiegarsi. L'Angelina faceva a simiglianza di
que' capitani, che, vedendosi in una posizione arrischiata, stimano non
poterne uscire che con un coraggio disperatissimo e tagliano i ponti
dietro a sè, per levarsi la tentazione di retrocedere. Dacchè le era
d'uopo sacrificarsi, ella voleva che il suo sacrifizio fosse compiuto
in maniera da non lasciarle via di sottrarvisi, nè oggi, nè domani, nè
mai. Nulla poteva meglio conferire allo scopo che il farsi ella stessa
interprete della Matilde, che il ragionare a Vittorio in favore di lei.
Ferma in questo proposito, ella si mise al pianoforte a studiarvi un
nuovo pezzo di musica, quando si bussò all'uscio della sua stanza. Era
il signor Bernardo.
-- Vengo a renderti una vecchia visita, -- egli le disse, prendendole
affettuosamente ambe le mani. E poichè ella lo guardava in atto
di persona che non sa raccapezzarsi: -- Sì, -- soggiunse, -- vengo a
restituirti una visita che fu la più dolce che io mi ricevessi in
mia vita. Ti ricordi di quel giorno, in cui, colpito dalla più atroce
delle sventure che possano affliggere un negoziante onorato, e caduto
in quell'abbattimento da cui pur troppo non potei più rialzarmi, tu
venisti a sorprendermi nel mio banco, semplice, ingenua, amorevole?
Tu mi offrivi di sacrificarmi tutto il tuo avere, pur di salvare il
mio nome. Era un'illusione, ma un'illusione sublime, degna di te. Nè
tu potesti compiere il tuo olocausto, nè io lo avrei permesso: ma un
altro ne compisti, che non fu minore di questo. Tu hai immolato al bene
della mia famiglia la tua libertà, hai faticato per noi, hai diviso con
noi il tuo pane, senza che tu te ne lamentassi, senza che gli altri ti
dessero in cambio tutta la gratitudine, tutto il rispetto che meritavi.
Ma non discorriamo di ciò. Io vengo oggi a te col cuore di un padre a
farti una confidenza e una domanda. --
L'Angelina lo interruppe vivamente:
-- So che cosa volete dirmi, e confido che nemmeno questa volta avrete
a dolervi della vostra nipote. Matilde ama Vittorio: ella diverrà sua
sposa.... son io medesima che me ne sono assunta l'impegno.
-- Angelina, -- soggiunse lo zio, guardandola con infinita tenerezza,
e congiungendo le mani come in atto supplichevole, -- al suo letto di
morte mio fratello mi ti ha raccomandata con le lagrime agli occhi: di
lì a poco tua madre, in estremo di vita, mandò anch'ella a chiamarmi,
e con voce affannosa mi parlò di te e della solitudine in cui saresti
rimasta, e ti confidò alle mie cure come un sacro deposito. Io,
accettando quel legato d'affetti, m'obbligavo a provvedere alla tua
felicità, come a quella d'un'altra figliuola, a farti del mio tetto
un asilo che ti tenesse luogo dei lari domestici: ho io adempiuto
quest'obbligo? No. Se in questa casa vi furono sacrifizî da compiere,
chi più ne ha compìti? Se vi furono privazioni da soffrire, chi
più ne ha sofferte? Oh! Angelina! io lo sento: se i tuoi genitori
mi chiedessero conto di te, io dovrei chinare il capo per infinita
vergogna.
-- Oh!... che dite mai, zio mio?
-- Ed ora -- continuò il signor Bernardo -- ho il presentimento che tu
stai per compiere un nuovo sacrifizio, il maggiore forse di tutti.
-- Io?... -- interruppe l'Angelina, piegandosi innanzi con la persona e
cercando di padroneggiare la sua commozione.
-- Sì; tu così sollecita a parlare a Vittorio in favore della Matilde,
sei ben certa di non amarlo tu stessa? --
Un fremito impercettibile le corse tutte le membra, un leggiero
incarnato le apparve sulle pallide guance, con la mano sinistra strinse
forte la spalliera della seggiola come se quel movimento convulso le
desse vigore a sostenere l'interna battaglia, e, senza dir parola, chè
non le sarebbe stato concesso in quel tumulto d'affetti, costrinse il
labbro ad un languido sorriso d'incredulità, e crollò il capo in segno
di diniego.
Il signor Bernardo proseguì: -- Investiga bene il tuo cuore. Non
a Matilde soltanto Vittorio fu prodigo di gentilezze e di cure.
Con la spensieratezza dell'età sua, io lo vidi ora con l'una, ora
con l'altra di voi ugualmente cortese, egualmente sollecito: forse
non ama nessuna: forse ama te.... La Matilde, io la conosco, è più
volubile, più leggiera; un primo disinganno d'amore la farebbe soltanto
soffrire; ma tu, povera Angelina, tu sei di ben altra natura.... tu ne
morresti. --
Ciò che il signor Bernardo diceva era vero, terribilmente vero. Ma
l'Angelina aveva ormai raccolto tutte le sue forze, come il duce che
concentra i suoi battaglioni nella lotta suprema, ed ancora una volta
era uscita vittoriosa dal paragone.
-- No, -- rispos'ella ricomponendo il sembiante alla calma: -- nè io amo
Vittorio, nè Vittorio ama me. Forse i nostri caratteri non s'intendono.
Forse egli è troppo leggiero ed io ebbi la sventura di nascer troppo
riflessiva.... Che volete?... Bisogna pigliar la gente com'è. Ve ne
supplico, zio mio, non insidiate la felicità della vostra figliuola....
Se sapeste come quel suo cuoricino s'è acceso, come la sua fantasia
corre dietro al sogno avventuroso del suo primo amore.... Vedete....
pochi minuti prima che veniste voi, ella era in questa stanza e si
faceva rinnovare da me la promessa di parlare a Vittorio.... Avrebbe
dovuto confidarsi prima a voi, a sua madre, lo so; ma, se non lo fece,
siatele indulgente.... Un'amica discreta che ha l'età nostra, che
può partecipare ai nostri sentimenti, è una gran calamita pei nostri
cuori di fanciulle. Insomma -- concluse l'Angelina con una sforzata
disinvoltura -- è un affar fatto, e non se ne parli più.... prendetevi
le cose in pace, Vittorio diverrà vostro genero. -- E poichè le parve
che nel dir quest'ultime parole la sua voce minacciasse velarsi e una
lagrima le spuntasse sul ciglio, si rivolse vivamente con la persona
verso il pianoforte, e come se il suo discorso non fosse stato che una
lunga parentesi, tornò a correre con le dita sui tasti, ripigliando la
sonata ove l'aveva interrotta.
Il signor Bernardo non persuaso, ma però impotente a smuovere un così
fermo proposito, si alzò lentamente dalla seggiola, e appoggiando la
mano alla spalla dell'Angelina:
-- Hai nulla da soggiungermi? -- le chiese.
-- Oh! sì!... -- proruppe ella commossa, volgendo la persona e alzando il
viso verso di lui: -- ho da ringraziarvi, e chiedervi un bacio. --
Il signor Bernardo si piegò sulla giovinetta seduta, e cintole
amorevolmente il capo fra le mani, la baciò più volte in fronte con
affetto infinito. Indi soggiunse: -- Non vuoi proprio null'altro?
-- Nulla, -- ella disse con voce sicura, ma tenendo le pupille rivolte
al suolo. Il signor Bernardo, prendendola leggiermente pel mento, la
costrinse a guardarlo in viso. Ella potè ancora frenare le lagrime che
le facevano groppo nelle palpebre, e fisarlo senza tradirsi. Egli non
disse più molto, ma uscì crollando il capo e asciugandosi gli occhi
umidi di pianto.
Il successo di questo colloquio salvò l'Angelina da un'altra visita:
quella della signora Clara, che aveva già pronto il suo intervento
armato presso la nipote. E fu meglio così: chè la dolcezza dell'indole
non escludeva nell'Angelina un senso di nobile orgoglio, e ciò ch'ella
concedeva spontanea agl'impulsi del proprio cuore e alle preghiere
degli altri, mal lo avrebbe consentito a brutali comandi. Oh! ella
moveva incontro a una prova così terribile, che le faceva mestieri di
tutte le proprie forze per non restar soccombente. Ed ella il sentiva;
e dolevasi talvolta seco medesima dell'essersi profferta a ciò, che
ad altri sarebbe costato molto meno di fatica e d'angoscia. Ma un più
maturo consiglio la faceva raffermarsi nella presa deliberazione, come
la sola, che una volta messa ad effetto potesse chiudere il varco
a ogni debolezza, a ogni pentimento. Uscì di rado della sua stanza
in quel giorno, non cercò di Vittorio, che vide solo alla sfuggita
e salutò freddamente; ma s'intrattenne a lungo con la Matilde,
la quale nel trovarla così accalorata per lei aveva ripreso tutta
l'antica fiducia, tutta l'antica espansione, e andava consultandola
sul modo d'interpretare ogni parola, ogni sguardo del giovano amato.
Sennonchè, quando l'Angelina non concordava seco nelle interpretazioni,
ella si rannuvolava tutta, e le diceva: -- Tu vuoi farlo apposta
per indispettirmi. -- L'Angelina sorrideva allora malinconicamente,
assentendo col capo; ma l'altra, non soddisfatta nemmeno di questo
modo, prorompeva in un gesto d'impazienza: -- Insomma, non istartene lì
come un automa; di' la tua opinione. -- Capricci d'innamorati!
Vittorio non era così poco avvezzo all'odor della polvere da non
sentire qualche cosa nell'aria, e non intendere che quello doveva
essere un giorno di lotta. Glielo diceva un certo che di mistero in
tutti della famiglia, ma glielo dicevano in ispecie le reticenze
della Matilde, la quale pareva volesse aizzarlo a discorrere, o
piuttosto a compire le frasi ch'ella, con quell'arte sopraffina che
l'amore insegna alle fanciulle, lasciava a bello studio interrotte.
Ed egli si schermiva alla meglio, desideroso com'era di sfuggire una
battaglia campale, e di stancare le forze del nemico in tante piccole
avvisaglie. Aveva operato con leggerezza, ne conveniva; ma era ella
questa una buona ragione per lasciarsi pigliare alla rete, e diventare
un candidato ufficiale al matrimonio, egli che, fino a quel punto, di
matrimonio non aveva voluto sentirne discorrere? Mentre si abbandonava
a queste riflessioni, non supponeva nemmeno da qual parte dovesse
venirgli l'assalto più formidabile.
XI.
Nell'alzarsi da tavola l'Angelina, dopo aver fissato in volto ora lo
zio e ora la Matilde, si avvicinò a Vittorio e gli disse:
-- La Matilde ed io vogliamo fare una lunga passeggiata fuori della
città: abbiamo confidato in voi per accompagnarci, e non ci mancherete,
spero, tanto più ch'io debbo parlarvi. --
Vittorio assentì con quella galante sollecitudine che gli era propria,
e l'Angelina rivoltasi allora all'Amalia:
-- Verrai con noi, non è vero, se il babbo e la mamma te lo
permettono? --
La bambina tutta giubilante corse a domandare l'assenso de' genitori,
e, ottenutolo, salì in quattro salti la scala, s'acconciò il cappellino
di paglia e la mantelletta color di rosa, e fu in un batter d'occhio
nell'androne.
Di lì a pochi minuti la comitiva incamminavasi lungo il viale de'
platani, che costeggiava l'argine del fiume. Il sole volgeva lento
al tramonto; e i suoi raggi scendevano obliquamente sulla strada
attraverso i rami frondosi di quelle piante. Di tratto in tratto una
vettura passando rapidissima sollevava un nembo di polvere, e allora
uno strato grigio copriva le più basse ed esposte foglie degli alberi,
sinchè una lieve carezza di vento spazzava ogni cosa, ridonando al
verde la sua primiera vivacità. E lo strepito fuggitivo d'una carrozza,
e l'apparire a lunghi intervalli di qualche pedone affaticato,
rendevano più spiccata la solitudine ed il silenzio di quell'ora.
Vittorio s'accostò all'Angelina nell'atto di chi dice: -- Sto agli
ordini vostri. -- Ella accettò il suo braccio; e studiò il passo in
guisa da lasciare indietro alquanto la Matilde e l'Amalia, a cui già
questa giterella in campagna pareva inferiore all'aspettazione ch'ella
ne aveva. Procedettero alcuni istanti in silenzio, l'una ruminando
tra sè com'ella dovesse principiare il discorso, l'altro pensando che
cosa potesse uscire da siffatto mistero. L'Angelina ruppe il ghiaccio,
dicendo fra lo scherzevole e il serio:
-- Sarà meglio bandire gli esordî, non è vero?
-- Oh! sì, -- rispose Vittorio; -- veniamo pure all'argomento senza
preamboli.
-- Ebbene: sia dunque senza preamboli. Voi avete sulla vostra coscienza
una colpa.
-- Una colpa?
-- Sì; agli occhi di molti potrà anzi parere una virtù; agli occhi miei,
agli occhi degli onesti è una colpa, e gravissima. Però, acquetatevi;
sta in voi ripararla, e -- soggiunse la ragazza con un sorriso a fior
di labbro -- l'espiazione è il contravveleno del peccato. Voi avete
turbato la pace di una fanciulla, al suo cuore ingenuo e fidente
avete insegnato un affetto nuovo, che se può aspirare alla dolcezza
del ricambio, è fonte di commozioni ineffabili; se deve rinchiudersi
in sè medesimo, è piaga logoratrice di tutta la vita. Oh! vi leggo
la risposta negli occhi: -- Che ho io fatto per rapire la calma a
quella giovinetta? In che offesi il candore dell'animo suo? Quali
sono le parole che diedero alimento alle sue speranze? -- Oh! signor
Vittorio! vi sono fra gli uomini consuetudini di libertinaggio, che
un'anima ingenua non conosce; vi sono mutue tolleranze, che un cuore
verginale non intende. Se la Matilde (ch'è inutile tacerne il nome)
vi era indifferente, perchè corteggiarla? E se una più viva simpatia
vi attirava verso di lei, in quale altro modo credevate di poterla
amare, che come si amano le oneste fanciulle? -- Si fece rossa in viso,
e colta da un pensiero repentino: -- Vi fa maraviglia -- diss'ella -- la
mia esperienza precoce. Oh! Vittorio! io non ho nè padre nè madre, sono
sola sulla terra, e la solitudine è maestra di molte cose, e non tutte
liete nè belle. La necessità ci sforza a sfuggire, conoscendoli, que'
pericoli che una mano provvida avrebbe sviati da noi lasciandoceli
ignorare. Ma appunto per questo, appunto perchè siamo meglio armati
contro le insidie che si possono tendere a noi, ci corre il debito di
vigilare sulle persone che amiamo. Per questo, o Vittorio, io prendo
le parti della Matilde, per questo io vi discorro di lei. Ella vi
ama. --
Si fece silenzio. Vittorio teneva il capo rivolto a terra, e andava
spingendo innanzi col piede i ciottoli della strada. L'Angelina
continuò con voce sempre più dolce ed insinuante:
-- Sì: ella vi ama, e voi non potete ignorarlo. Non fatevi questo
torto, Vittorio; non isforzatemi a credere che voi non leggete in
viso d'una fanciulla la simpatia che le avete inspirata. Ebbene: se
non vi sentivate l'animo inchinevole ad un amor serio, se più dei
vincoli che possono render l'uomo felice avete caro l'isolamento che
lo lascia libero e signore di sè, perchè non vi siete voi allontanato
di qui, non avete cercato un pretesto per togliervi da un luogo, dove
non potevate che compromettere o voi o gli altri? Ed ora chi, se non
voi, risanerà quella fanciulla del male che le avete fatto? Pochi
mesi or sono ella era gaia, spensierata, contenta; oggi è malinconica,
inquieta, combattuta fra speranze e timori; oggi è forse alla vigilia
d'uno di que' disinganni terribili, che spargono un'ombra sinistra su
tutta la vita. Pochi mesi fa, era confidente nel bene e nella virtù;
ora voi state per versare sull'anima di lei il freddo scetticismo che
uccide gli affetti, che la farà un giorno sposa men tenera e madre
meno sollecita. No, Vittorio, non sarebbe un'azione onesta. Voi siete
nobile, generoso; voi non potete fallire al vostro dovere.
-- Al mio dovere? -- disse Vittorio. -- Ma voi dunque credete realmente
che il mio dovere sia di sposare oggi la Matilde?
-- Di prometterglielo oggi, di farlo quando potrete; -- rispose
l'Angelina con voce ferma e tuono riciso.
-- In verità -- soggiunse Vittorio -- voi siete la più fredda e rigida
ragionatrice ch'io mi conosca. Ora vogliate porgermi ascolto. Io non
vi dirò in questo momento quali siano i miei sentimenti: ma mettiamo,
così per ipotesi, ch'io abbia commesso davvero qualche leggerezza, che
qualche mia parola, qualche mio atto abbiano potuto accendere questo
fuoco improvviso nel cuore della Matilde; stimate voi forse ch'io avrei
riparato a ogni cosa, sposandola? Ma se non l'amassi?... Angelina,
voi nata alle gioie domestiche, voi che della famiglia avete un'idea
così alta, potete voi intendere un matrimonio senza amore e credere
che la felicità sorrida a quei vincoli che la convenienza sola ha
creati? Consultate il vostro cuore. L'amarezza d'un disinganno non vi
sarebbe più tollerabile che il lungo avvicendarsi di giorni monotoni,
che l'assidua convivenza con persone, le quali paressero rimproverarvi
la pertinacia del vostro affetto? Una casa, attraverso la quale non
passa mai il soffio dell'anima, ove non v'ha ricambio di confidenze, nè
bisbiglio di parole soavemente amorose; una casa, ove la tavola in poco
è dissimile da quella di una sala di -restaurant-, non vi sembra peggio
che un deserto? No, Angelina, io non la offrirei questa felicità ad un
amico. Meglio, mille volte meglio, soffrire atrocemente una volta, che
sentirsi appiccicata alle membra questa camicia di Nesso. --
Quale pur fosse l'effetto prodotto sull'Angelina da questa mezza
confessione che le faceva Vittorio di non amare la Matilde, ella non lo
lasciò trasparire: anzi, con un calore onesto e sincero, riprese:
-- Ma voi confessate adunque di esservi preso giuoco di lei? Era per
soddisfare una vostra vanità che voi le usavate ogni sorta di cortesie;
era per una vostra vanità che se gli occhi di lei cercavano i vostri,
il vostro sguardo le moveva incontro con sì manifesta compiacenza; era
per una vostra vanità infine che scendeste paladino in sua difesa,
e quand'ella commossa vi disse: -- -Voi dunque mi proteggerete-, --
stringendole affettuosamente la mano le avete risposto: -- -Sempre?-
-- Ed ora fingete ignorare le ferite che avete aperte, e poichè vi si
chiama a versar sovr'esse un poco di balsamo, vi circondate di mille
reticenze, e come vinto da un senso di sublime delicatezza: -- -Oh- --
dite -- -se non l'amassi, se non avessi la virtù di farla felice!- -- Ah!
sta bene, signor Vittorio; dunque basterà questo scrupolo, perchè un
uomo possa abbandonar la fanciulla, a cui egli primo insegnò la febbre
d'amore, e menar vanto anzi di tale suo atto, come d'una splendida
azione? E la poveretta, così amaramente disingannata, non potrà
nemmeno dolersene, ma dovrà far manifesta la sua gratitudine a chi, non
sentendosi d'amarla, non la volle incatenata a sè con vincolo eterno!
-- Angelina, -- rispose Vittorio, e v'era nella sua voce l'accento di
chi riconosce il suo fallo, -- voi siete inflessibile come la Dea della
Giustizia, ed io non voglio contrastare la bontà delle vostre ragioni.
Ma vediamo un po' come stanno le cose. Io sono un povero peccatore,
e lo dico sul serio, che di questi torti ne ha parecchi sull'anima. È
un vizio mio, o se mi siete indulgente, è un vizio dei tempi: questa
galanteria superficiale che voi condannate con tanta energia e con
sì rara potenza di convinzione, è accolta nel mondo non solo col
compatimento, ma persino col sorriso sulle labbra. Ebbene, la coscienza
anche più onesta subisce l'influsso dell'atmosfera che la circonda; ciò
ch'ella sente intorno a sè maledetto e vituperato, le par sempre più
grave di ciò ch'ella vede tollerato e plaudito. Io in quest'atmosfera
ci vivo, e non sono di tanto superiore al comune degli uomini da
potermene sottrarre a tutti gli effetti. Vedete se vi apro l'animo mio:
è una confessione che vi faccio, e, quantunque non isperi d'essere
assoluto, pure non la farei a niun altro così franca ed esplicita.
Voi mi dite oggi: -- Avete operato male verso la Matilde, e vi corre
il debito di riparare. -- Ma chi mi assicura che tra le fanciulle, a
cui posso a fior di labbro aver discorso d'amore, non ve ne sia alcuna
che più della Matilde soffra e si dolga di me? Non è vanità che mi fa
parlare così: voi medesima mi avete detto che un cuore di giovinetta
facilmente si accende. Ebbene: se pur questa fanciulla non ha trovato
così vicino a sè un'amica, a cui confidar le sue pene, o s'ella, come
si suole dei dolori profondi, le tenne chiuse gelosamente in sè stessa;
chi vi dice che, s'io debbo ad alcuno un'espiazione, non la debba a
lei, e non mi corra l'obbligo d'indugiare un poco prima di precludermi
assolutamente la via a lenire la sua sventura?
-- Oh! -- proruppe l'Angelina sforzandosi di sorridere -- ciò vuol dire
che farete un giro pel mondo, cercando la più infelice delle vostre
vittime per immolare a' piedi di lei la vostra libertà? Son baie
codeste: siete a due passi da colei che vi ama e soffre per voi, e
andate in traccia di un'amante ipotetica, a cui avete parlato non si sa
quando, che avete visto non si sa dove, che non ha svelato a nessuno i
suoi sentimenti, che forse non esiste nemmeno....
-- Ma s'ella esistesse? -- sclamò Vittorio con calore -- se anzichè
essere un sogno della fantasia fosse una creatura viva e palpitante,
se anzichè abitatrice d'una terra remota fosse poco lungi di qui, se io
l'avessi fatta soffrire più forse della Matilde, se io l'amassi di più;
che direste allora? --
L'Angelina diè un balzo; ma, ricomponendosi tosto, chiese con voce che
si sforzava d'esser ferma e sicura: -- Ma s'ella esiste, siete voi certo
ch'ella vi ami? --
Vittorio sollevò il capo che teneva chinato a terra, e guardando
fissamente l'Angelina rispose: -- Quello di cui son certo si è ch'io
non l'era increscioso, e che alle mie parole ella porgeva benevolo
ascolto, e ch'io l'ho veduta trascolorarsi in viso al racconto delle
mie campagne, e ch'ella è sventurata e senza amici e senza parenti nel
mondo, e ch'ella non mi perdonerà mai la mia leggerezza. Perchè io, non
chiesto, non incoraggiato da lei, l'ho cercata nella solitudine della
sua stanza, ho turbato i silenzî della sua anima verginale, e la posi a
parte de' miei affetti e de' miei ricordi domestici e de' miei sogni di
poeta, e le apersi il cuor mio come ad una sorella....
-- Amatela dunque come una sorella, -- interruppe l'Angelina, nel cui
animo s'era combattuta una di quelle lotte titaniche che durano un
minuto, e che un volume non basterebbe a descrivere.
-- Angelina, -- proseguì Vittorio con accento appassionato, -- voi che
forse la conoscete questa donna, non potreste dirmi una men desolante
parola, non potreste perorare presso di lei la mia causa? Oh! scendete
un istante da quella specie di Olimpo, in cui oggi per la prima volta
vi vedo, arbitra severa ed inesorabile de' falli altrui, lasciate
parlare il vostro cuore; la virtù del sacrifizio non è virtù unica al
mondo, ve n'è un'altra più dolce, più soave, più umana, la virtù della
simpatia che ci fa, amati, riamare.... Angelina.... --
La povera fanciulla, mentre Vittorio parlava, sentivasi come colta da
quella vertigine che assale chi si trova sull'orlo di un precipizio. È
un senso indistinto di voluttà e di terrore, è un desiderio affannoso
di sottrarsi al pericolo, e nel medesimo tempo una strana tentazione
di gettarvisi a corpo morto. L'aria che vi saetta sul viso, e gli
alberi, e i monti, e le case che vi rotano intorno vorticosamente, e
l'ampio firmamento che vi si stende sul capo, tutto insomma coopera
a sospendere in voi l'azione della volontà, a farvi vivere come in un
sogno. Ma se per avventura il piede vi manca, se l'idea del vuoto vi si
affaccia allo spirito, un gelo improvviso vi corre per l'ossa, vi si
drizzano i capelli sulla fronte, e la vostra mano s'aggrappa convulsa
al primo oggetto che vi si presenta. Così l'Angelina, trasportata in
un mondo fantastico dalle parole di Vittorio, vedeva passarsi dinanzi
agli occhi mille immagini confuse, credeva d'udire mille suoni diversi,
e pur indovinando il pericolo non aveva forza di sfuggirlo. Ma, quando
intese proferire appassionatamente il suo nome, quando sentì la mano
di Vittorio che cercava la sua, il pensiero dell'abisso imminente
le balenò repentino all'anima, si ricordò della Matilde che in lei
confidava e ch'ella tradiva con la semplicità del silenzio, e una
voce che partiva dal profondo del cuore le susurrò all'orecchio: --
Vergognati! -- Si svincolò da Vittorio come atterrita, e accennandogli
con la mano che s'allontanasse, -- Basta così, -- disse con voce
angosciata, -- basta così. Se quella donna ha potere alcuno sull'anima
vostra, ella v'impone di dimenticarla; e se la sua stima v'è cara, ella
vi scongiura di far felice la Matilde. --
-- Ma ella ha dunque un cuore di sasso? -- proruppe Vittorio accendendosi
in volto. -- A che le servono la gioventù e l'avvenenza, s'ella è
chiusa a quei sentimenti che ingentiliscono il suo sesso? Oh! è agevol
cosa a chi è fatto di gelo il predicare agli altri il sacrifizio e
l'abnegazione.... Ma no; non è possibile: quale io l'ho conosciuta,
ell'era buona e mite, e pronta a commuoversi delle sofferenze altrui;
il suo volto leggiadro, i suoi begli occhi profondi rivelavano
un'anima ricca di commozioni e di affetti. No, voi non siete la fedele
interprete del suo cuore.... quando -- continuò Vittorio, colpito da una
subita idea, e strascicando le parole come se la lingua gli si fosse
disseccata sul palato -- quando ella non ne ami un altro.... --
L'Angelina fece un movimento rapido, come di chi si risente d'un'accusa
non meritata: ma bentosto padroneggiò la sua commozione, e in quel
dubbio che l'aveva offesa, vide una tavola per isfuggire al naufragio,
e l'afferrò con disperato proposito, e freddamente rispose: -- E se
fosse così? --
Com'ebbe proferite queste parole, le parve di sentirsi sopra un terreno
più saldo, e attese con calma il nuovo infuriare della procella.
Sennonchè in quel momento si vide vicine la Matilde e l'Amalia. Il
volto della Matilde esprimeva una dubbiezza affannosa; i suoi occhi
correvano incerti da Vittorio all'Angelina, e dall'Angelina a Vittorio,
e il silenzio con cui ella era accolta non le faceva augurare nulla
di buono. Certo discorso ambiguo dell'Amalia circa il fiore buttato
via con dispetto dall'Angelina le tornava al pensiero, per quanto si
adoperasse a scacciarlo; il sospetto insidioso la rodeva internamente
e vi fu un istante, nel quale le due fanciulle si misurarono con lo
sguardo. L'Angelina intese ciò che passava nel cuore della Matilde, e
non tentò una spiegazione, e non mormorò una scusa; ma nell'atteggiarsi
della persona, e nel fiammeggiare degli occhi le apparve tutta la
onesta baldanza dell'animo. Fu la Matilde la prima ad abbassare la
fronte, arrossendo di sè medesima. Quando la rialzò, la sua fisionomia
non mostrava altro che una trepida ansietà, un bisogno intenso di
confidarsi e di piangere......
XII.
A chi non è accaduto di trovarsi talvolta in una compagnia, sulla quale
pesi la plumbea cappa dell'equivoco e dell'imbarazzo? Una parola men
che opportuna sfuggita ad alcuno dei presenti, una notizia inattesa,
raccontata fuor di proposito, bastano assai spesso a produrre questi
stati difficili, i quali spengono il buon umore nella più gaia comitiva
del mondo. Nel caso nostro l'imbarazzo aveva ben più serie cagioni.
L'Angelina, per ischietta che fosse, non poteva dir tutto alla Matilde,
nè parlare in guisa da toglierle ogni speranza; e la Matilde dal canto
suo sentiva che nelle confidenze della cugina vi era qualche cosa
di sforzato e qualche cosa di taciuto, e i sospetti, che lo sguardo
dell'Angelina aveva dispersi, tornavano a darle martello. Di Vittorio
è agevole intendere com'egli dovesse essere confuso e scontento di
sè. Con l'Angelina egli non aveva mentito. Ella non gli era stata mai
indifferente, e il vederla così giovane e bella perorare la causa di
un'altra con una sollecitudine tutta materna, gliela aveva resa mille
volte più cara. Favellandole d'amore in modo sì trasparente, egli aveva
obbedito a un impulso reale del proprio cuore, che in quell'istante
sentivasi affascinato dalle elette virtù e dalla peregrina avvenenza
della giovinetta: pure il suo affetto, non maturato nel silenzio,
non cresciuto solo e senza rivali, era esso forse degno di lei, anima
candidissima, nata piuttosto a chiudersi in sè, romita e sdegnosa, che
a piegarsi a passioni volgari? E poi ch'ella aveva respinto questo suo
amore, quale altro sentimento poteva provare per lui che il disprezzo?
Che altro poteva crederlo, se non un libertino svenevole, che, per
sottrarsi ai doveri dell'uomo onesto verso una donna, si mostrava
spasimante di tutte? Oh! il disprezzo dell'Angelina gli era grave fuor
di misura. E la Matilde che avrebbe pensato di lui? Ella lo amava!
E perchè egli non aveva accettato con lieto animo l'offerta di un
cuore, di cui egli solo aveva insidiato la pace? La Matilde non era
forse ella pure bella e virtuosa, non ne aveva egli mille volle lodato
a' suoi compagni di scuola e i bruni capelli, e gli occhi neri, e la
vispa persona, e la doppia fila di bianchissimi denti che ne faceva
sì attraente il sorriso? Perchè disdegnando un affetto che, per così
dire, gli veniva incontro spontaneo, ne aveva cercato un altro che
gli si rifiutava con tanta alterezza? E qui sopraggiungeva un nuovo
pensiero. L'Angelina aveva lasciato trasparire di amare qualcuno. Era
uno strattagemma di difesa? Era una verità? E in quest'ultimo caso,
chi poteva essere l'incognito amante? Onde venuto? E da quando?...
Se la Matilde non gli fosse piombata addosso in quel modo, forse egli
avrebbe potuto venire a capo dell'arcano, forse ottenere dall'Angelina
una men dura ed assoluta risposta. Ed ora, quale stato era il suo
in casa Mauri? Non gli conveniva d'uscirne al più presto? Così egli
passava d'una in altra interrogazione, senza trovar mai risposte che
lo soddisfacessero, e non avendo di ben chiaro e preciso altro che il
concetto dell'amor proprio ferito, e quell'indefinibile disgusto di sè
che nasce dal sentimento de' proprî torti.
In tal maniera l'Angelina, la Matilde e Vittorio ritornavano dalla
poco lieta passeggiata campestre, taciturni, discosti alquanti passi
l'uno dall'altro, a guisa di congiurati. L'Amalia che, dopo essersi
ripromessi mari e mondi da questa gita, vi si era invece indicibilmente
annoiata, piagnucolava di stanchezza e di tedio, e se talora con
la felice volubilità dell'età sua passava dalle lagrime al riso,
seguendo con gli occhi il volo d'una farfalla o il tuffarsi d'una rana
nel fosso, quando s'accorgeva che nessuno le dava retta, tornava a
brontolare ed a piangere.
Il sole era tramontato, lasciando parte del suo manto di luce a
certe nubi rossastre che si disegnavano nelle più pittoresche fogge
del mondo sugli ultimi lembi dell'orizzonte. Del resto, il cielo era
limpidissimo: soffiava una brezza ristoratrice, pronuba ai connubi
delle piante e dei fiori; i platani dimenavano gravemente il capo; e
le spighe dorate dei campi s'agitavano con un fruscìo pettegolo, pari
a quello che fanno le insegne spiegate al vento: il fiume, secondo i
movimenti del terreno, ora celato, ora aperto allo sguardo, menava con
un moto impaziente e con un sordo ribollimento le sue acque torbide
e gonfie, urtando con violenza le barche legate alla riva. La strada
era quasi deserta, chè la moda aveva in quell'estate assegnato a
convegno della società elegante una passeggiata dal capo opposto della
città: non vi s'incontrava che qualche drappello di contadini reduci
dai campi; qualche coppia d'amanti desiderosi della solitudine, e
qualche modesta carrozza, diretta alla vòlta d'una o d'altra villa
del circondario. Tra i virgulti d'una siepe, o dietro un muricciuolo,
vedevasi spuntare la canna d'un fucile e il cappello di feltro di
un dilettante di caccia, che col suo sigaro in bocca se ne stava
silenzioso spiando il cielo, in cui passavano a stormo gli spensierati
uccellini. Di tratto in tratto udivasi uno sparo, una nuvoletta di
fumo si levava nell'aria, e un cane sbucava fuori dalle macchie, con
le orecchie tese, con le narici enfiate, ed ora correva attraverso
i campi, ed ora scendeva rapidissimo per la china sdrucciolevole
dell'argine, riportando a' piedi del padrone la preda ancor palpitante
e dibattentesi pietosamente negli spasimi dell'agonia. A ciascuno di
quegli spari gli augelletti, che giravano innumerevoli per l'aria, si
stringevano sgomenti fra loro con un pigolìo lamentevole, e, come li
consigliava l'istinto, spingevansi alto alto nel firmamento, che, visto
dal basso, rendeva immagine d'un ampio padiglione turchino, punteggiato
di nero. Poi le povere bestioline, o vinte dalla stanchezza o
facilmente dimentiche, tornavano a raccogliere il volo verso la terra,
e allora ricominciava la sinistra armonia delle schioppettate. A poco
a poco anche quel suono cessò: i cacciatori col fucile ad armacollo
ritornavano in città, seguìti dai loro cani, e il verde dei campi e
l'azzurro del cielo andavano prendendo una tinta ognor più uniforme, e
le colline lontane si ravvolgevano in un tenue vapore, e gli alberi si
disegnavano in masse opache, su cui principiava a deporsi la rugiada
della sera. Insomma si avvicinava la notte, e la nostra comitiva era
ancora mezzo miglio dal sobborgo della città. L'Amalia inseguiva due
lucciolette, che, librate sulle loro piccole ali luminose, avevano
sembianza di due pallide stelle, e ora stringevansi l'una all'altra
come se volessero abbracciarsi, e ora si discostavano rapidamente,
tenendosi tuttavia nella medesima direzione lungo l'argine del fiume.
La fanciulletta, sventatella com'era, non badava troppo al pericolo, e
stava per perder l'equilibrio e rotolar giù dalla costa, se la Matilde,
avvedutasene a tempo, non le era tosto ai panni e non l'afferrava pel
lembo del vestito. Volle sfortuna che nel rispingere la sorellina verso
la strada non s'accorgesse d'una subita svolta del terrapieno, e il
piede le sdrucciolasse nel vuoto, onde cadde boccone sul pendìo esterno
dell'argine. Atterrita mise uno strido e cacciò le mani nell'erba,
ma l'erba, umida per la rugiada, non le offrì alcun punto d'appoggio,
anzi le agevolò la discesa, e in men che non si dice si sentì investita
dall'acqua e travolta dalla corrente. Un urlo terribile di spavento, un
grido angoscioso di -aiuto- si levò per l'aria e scosse gli abitatori
dell'altra parte della riviera. Lumi apparvero nell'interno delle case,
e la gente affacciata alle finestre ripeteva, come per eco ripercossa,
il grido di -- -Aiuto-. -- L'Angelina era balzata sulla cima dell'argine,
pallida, con la fisonomia stravolta; aveva appiccicata alle vesti
l'Amalia, che chiamava Matilde in mezzo a un singhiozzo convulso. E che
facea Vittorio, e dov'era? -- Vittorio, Vittorio! -- proruppe l'Angelina
disperatamente. In quel punto, chinando il trepido sguardo verso il
fiume, vide, o le parve, un'altra persona alle prese con l'onda, ma
non nell'atto di chi sta per sommergersi; bensì come quegli che, sicuro
delle sue forze, s'avventura intrepido e quasi a sollazzo nell'infido
elemento. Col moto affrettato, eppur regolare, delle braccia, fendeva
rapidissimo l'acque, e ognor più guadagnando sulla corrente accostavasi
alla Matilde che ancora si dibatteva, sorretta dall'aria raccolta entro
l'ampio volume delle sue vesti. Intanto la gente accalcavasi sulle
due rive, ma non uno osava gettarsi nel fiume e accorrere in aiuto
de' pericolanti. Fra la folla eran divisi i pareri, e chi supponeva
che i caduti nella riviera fossero due, e chi, apponendosi al vero,
giudicava che l'uno tentasse il salvamento dell'altro: tutti però
erano d'accordo nel temere che la corrente travolgerebbe entrambi
nella sua furia. E già alle grida, alle alte querele si mescevano i
commenti, tra le donne in ispecie, e taluna osservava trattarsi di due
amanti, a cui le famiglie non permettevano di unirsi in matrimonio,
e che perciò morivano insieme; e tal'altra diceva che il fidanzato
aveva gettato nell'acqua la sposa per gelosia, ma, pentitosi tosto,
si slanciava a salvarla o a perire con essa. E queste cose dette in
modo dubitativo venivano poi affermate in gran pompa e ingrandite
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