ma egli non voleva parlarne mai, e, se altri tentava di tirarlo in lingua, egli rispondeva con monosillabi e guardava i globi di fumo svolgentisi dalla sua pipa. Con immenso terrore della signora Dorotea, il professor Romualdo avrebbe voluto dare ospitalità al capitano; ma questi preferì aver la sua libertà e scendere all'albergo. Egli veniva però ogni mattina a prender la Gilda, che si appendeva al suo braccio, e sebbene dovesse alzar molto gli occhi per fissarlo in viso e stentasse alquanto a mettere i suoi passi al pari con quelli di lui, era superba di un così maestoso cavaliere. Si sentiva più di una esclamazione intorno a loro, si vedeva più d'un curioso far sosta un momento e voltarsi indietro, colpito dalle dimensioni colossali del capitano. -- Ho questa statura da quarant'anni e non ci si sono ancora avvezzati -- osservava sorridendo il Rodomiti, mentre si avvicinava con cautela alla vetrina di qualche negozio e abbassava il capo per non urtar nei lampioni. Il capitano e la Gilda avevano una infinità di cose da dirsi. Egli rinverdiva nella mente di lei le immagini illanguidite dei primi anni, le discorreva di sua madre; ella, dal canto suo, gli parlava dello zio Aldo, della sua bontà, del suo amore allo studio, della sua timidezza. -- Un brav'uomo, un brav'uomo -- soggiungeva con un accento convinto il capitano. -- È un uomo di cuore... Non mi dimenticherò mai del nostro primo incontro. Egli pareva sbigottito della mia statura; io, a vederlo così piccino, così impacciato, non n'ebbi la migliore impressione... È più basso di te, non è vero? -- Oh, di qualche centimetro... -- A ogni modo, adesso è migliorato anche nell'aspetto... Adesso senza dubbio si rade, si pettina... è quasi bello al paragone... Ma allora era un vero istrice... Indossava poi un certo vestito da viaggio... Oh che tipo! Però non mi ci volle molto a riconoscere un fior di galantuomo... Non esitò un istante, accettò lealmente, francamente, il legato lasciatogli da sua sorella... Non tutti avrebbero fatto altrettanto. -- Lo credo io! -- esclamava la Gilda. E raccontava le mille attenzioni che il suo tutore le prodigava, la cura ch'egli si prendeva della sua educazione, i sacrifizi d'ogni specie ch'egli faceva per lei. -- Già -- ella diceva -- ne fa uno grandissimo a tenermi seco... Non può soffrire le donne... Alle fanciulle fa grazia, ma con le donne è inesorabile... Quando mi son cambiata di pettinatura (in collegio tenevamo i capelli raccolti in due lunghe trecce che ci cadevano giù per le spalle) egli durò fatica ad avvezzarvisi. A ogni passo che faccio per uniformare la mia -toilette- a quella delle mie coetanee, vedo lo zio annuvolarsi in viso... E non è già per la spesa... no certo, gli è che lo zio mi avrebbe voluto sempre bambina. E la Gilda guardava istintivamente le sue sottane ancora un po' corte. Una mattina il Rodomiti chiese ed ottenne licenza di condur seco per qualche giorno la ragazza a Milano. Questo viaggetto finì con un gran colpo di scena. Poichè, nella sera in cui il capitano e la Gilda furono di ritorno, la signora Dorotea mise un grido, e per poco non lasciò cadere di mano il lume con cui ella era venuta ad aprire. -- Chi è? chi è? -- Zitta, sono io... Non mi conosce? -- disse la Gilda, avviandosi frettolosa verso la camera dello zio. Il capitano Rodomiti la seguiva più lentamente, e con la sua presenza metteva in soggezione la vedova e la forzava a starsene muta. Il professor Romualdo era seduto davanti alla scrivania con le mani sprofondate nei capelli, cogli occhi fissi sull'ultimo numero del -Journal des mathématiques-, con le spalle rivolte all'uscio. Una candela con cappello di cartoncino verde raccoglieva la poca luce sullo scrittoio e lasciava in ombra il resto della stanza. La Gilda entrò in punta di piedi, s'avvicinò adagio adagio alla sedia, e appoggiandosi alla spalliera, disse: -- Zio Aldo. Egli diede un sobbalzo. -- Sei tu Gilda? -- Poi guardò dietro a sè, e il suo volto, che s'era composto a un sorriso, si atteggiò a un immenso stupore. -- Chi è?... In fondo, presso all'uscio, s'intese lo scoppio d'una risata. -- Non conoscete più vostra nipote? -- chiese il capitano. -- Ma... Il professore, riavendosi a poco a poco dalla sorpresa, si alzò da sedere, sollevò la candela fino all'altezza del viso della Gilda, e ripetè più volte -- È possibile? -- Possibilissimo -- rispose il capitano Antonio. -- Il rubino è quello di prima; è cambiata soltanto la legatura... La Gilda esitava, ella mi ripeteva che lo zio ha dichiarato guerra a morte alle donne, e che ella non poteva sperare di vedersi trattata da lui con la solita intimità se non conservando le apparenze della fanciulla... Baie, io le risposi; faremo accettare al signor zio il fatto compiuto... O vuoi restare perpetuamente cogli abiti corti? Persuasa a mezzo, me la son condotta a Milano, e la ho fatta vestire a modo mio... Fu proprio a modo mio? -- No, per dire la verità... Tu sceglievi certe stoffe, certi colori... -- Non avrò buon gusto; già, quello lì, a bordo non si acquista... Io volevo un po' più di lusso... Ma questa signorina fu così modesta, così discreta... diverrà una valente massaja... Insomma, la guardi, signor orso, e vada superbo d'una così bella nipote (tùrati le orecchie, Gilda), e confessi che le donne non sono poi la più brutta parte della creazione... Santo Dio! Che bujo c'è qui dentro! -- continuò il capitano, fregandosi un fiammifero sui calzoni e accendendo con quello una candela che era sul canterale. -- Oh! così! Sono soddisfatto davvero... Brava -madama-... Come si chiama la fata? -- -Madama Chaillon!- -- Brava -Madama Chaillon-! Il capitano sedette sul canapè, si stropicciò le mani, e stirò sul pavimento le sue lunghissime gambe. L'ammirazione del capitano Rodomiti non era affatto irragionevole, perchè la Gilda non era mai stata così bella come quella sera. Il suo vestito non le faceva una grinza; ed ella lo portava con la disinvoltura d'una gran dama. -- Via, via, caro Grolli -- continuò il capitano, ch'era in vena di chiacchierare -- perdonate alla vostra pupilla il delitto di aver passati i sedici anni e di avere un paio d'occhi che faranno girare il capo a molti. -- Capitano! -- interruppe il dottor Romualdo. -- So che queste cose non si dovrebbero dire in presenza della ragazza, ma la Gilda ha giudizio e non c'è pericolo che gli elogi la guastino... E poi, lasciatemi discorrere ancora stasera, chè domani parto, e me ne vado alla Plata... Dunque, non le tenete il broncio? -- Ma che broncio? Io non vi capisco -- proruppe il dottor Romualdo, alquanto confuso. -- È un pezzo che mia nipote non è più una bambina, eppure io non le ho scemato l'antico affetto. -- Oh, no -- proruppe la Gilda. -- Non basta, non basta -- riprese il capitano, spingendo fuori della bocca una grande nuvola di fumo -- bisogna che la Gilda possa avere per voi tutta la confidenza ch'ella avrebbe pei suoi genitori... Si avvicina il momento dei segreti scabrosi; guai se una ragazza non sa a chi rivelarli! Me ne intendo, io, di queste cose; quando le mie cento figliocce sparse nelle cinque parti del mondo mi veggono arrivare, esse sanno ch'io leggo sul loro fronte le novità che sono accadute nel loro cuoricino... E vi assicuro, professore mio, che queste novità si rassomiglian tutte, tanto alla Nuova Zelanda quanto in Italia, tanto nella Polinesia quanto al Messico, tanto al Capo di Buona Speranza quanto al Giappone... È così, e la vita convien prenderla com'è... Il capitano, alzatosi in piedi, camminava lentamente per la stanza, e la sua ombra gigantesca si disegnava sulla parete; il professore, inquieto, guardava ora lui, ora la Gilda, ch'era immobile con un gomito appoggiato alla spalliera d'una seggiola, cogli occhi chini al suolo. -- Qui non c'è scritto ancora nulla -- soggiunse il Rodomiti, avvicinandosi alla giovinetta, ponendole una mano sotto il mento e sforzandola a guardare in su -- qui non c'è scritto ancora nulla -- e a queste parole il dottor Romualdo si sentì liberato come da un incubo. -- Ma -- continuò il loquace capitano -- un dì o l'altro qualche cosa ci sarà scritto sicuramente, e allora, siccome io mi troverò sull'Oceano, e il professore queste formule non sa decifrarle da sè, sarà necessario che -madamigella- si faccia coraggio, e dica nell'orecchio allo zio ciò che la turba... E il signor zio deve promettermi che non si scandalizzerà punto, ma farà bene anche allora la sua parte di babbo. Siamo intesi, Gilda? -- Sì -- ella rispose, arrossendo. -- E voi, Grolli? -- Ma sì, è naturale... Che uomo siete!... Che discorsi avete tirato in campo stasera! -- disse il professore che smaniava sulla seggiola. -- Oh in quanto a me non ho mai capito che sugo ci sia a non voler guardar le questioni in faccia e a trattar le ragazze come se vivessero in un altro mondo... Adesso però puoi lasciarci, Gilda. Avrei da dire una parola a tu per tu al professore. -- A me? -- Sì, a voi... Oh una cosa da nulla... A rivederci domattina, Gilda; verrai ad accompagnarmi alla stazione? -- Sicuro, e anche lo zio ci verrà. La giovinetta prese una candela e si ritirò nella sua camera, ov'ebbe una gran tentazione di dare un bacio alla propria immagine nello specchio. Ella sapeva da un pezzo che non era brutta, ma quella sera soltanto ella acquistava la persuasione di esser veramente bella. -- Dunque? -- disse il professore, quando fu solo col capitano Antonio. -- Non vi sgomentate... Pare impossibile... Siete un brav'uomo, ma troppo apprensivo... Permettete. Il Rodomiti si mise a sedere sul canapè, che scricchiolò sotto l'immane peso; accavallò una gamba sull'altra e, gonfiando e sgonfiando successivamente le guance, mandò tre gran boccate di fumo. -- Dunque quello che volevo dirvi è questo. Non è lontano il tempo in cui vostra nipote prenderà marito... -- E di nuovo quest'argomento! Non avete dichiarato or ora che non c'è nulla? -- Sicuro; a tutt'oggi non c'è nulla... Ma bisogna intenderci... Non c'è nulla di personale... La Gilda si trova nello stadio dell'amore anonimo. -- Non v'intendo. -- È tanto facile -- replicò il capitano. -- Benedetti dotti!... Ogni ragazza, professore mio, prima d'innamorarsi di qualcheduno, attraversa un periodo nel quale prova vagamente, indeterminatamente l'amore... I poeti ve la spiegherebbero in lungo e in largo; io sono tagliato alla buona e parlo come so... Del resto, se non foste un originale, mi avreste indovinato per aria, giacchè quella condizione dell'animo non è una particolarità delle sole donne... Insomma, per venire a bomba, quando una ragazza è entrata nella fase dell'amore anonimo, ella non tarda molto a dar forma alle sue fantasie, non tarda molto a passar nella fase dell'amore personale... Mi sono spiegato chiaro, spero... -- Sì, sì... Insomma troverà qualcheduno che le piacerà, e vorrà sposarselo... Tutti i gusti son gusti. -- Credete pure che quello lì è un gusto che durerà per un pezzo... Ma la morale del mio discorso è questa: nulla è più difficile che maritare una ragazza senza un soldo di dote. -- È quello che dice anche il professor Lorati. -- Ora, scusate la mia franchezza... Voi non siete ricco... -- No, certo. -- Dei quattrini che la Gilda ha portati con sè da Montevideo non ne resterà ormai quasi più... -- Come? -- Sfido io! Dopo tanti anni, per poco che la ragazza vi sia costata... Il dottor Romualdo alzò la ribalta della scrivania, e ne tolse un libretto, dicendo: -- Mia nipote non poteva star presso di me come in un convitto -- Indi soggiunse: -- Venite qui; avvicinatevi al lume. Ecco il conto della mia pupilla, regolato di semestre in semestre alla Banca. L'ultimo saldo è del 31 dicembre. -- Ventottomilanovecentosessantasette lire! -- esclamò il capitano osservando la pagina che gli era indicata. -- È possibile? -- Oh! È merito in gran parte degli interessi. -- Tutti gli interessi accumulati! Vi par poco? -- continuò il Rodomiti, mentre sfogliava il libretto. -- Nessuna prelevazione dal 1861 in qua? -- Non m'è occorso di farne -- disse semplicemente il professore. -- Invece una serie di versamenti -- riprese l'altro con enfasi. -- Quello che ho potuto. Ho pochi bisogni, non ho una famiglia mia, non mi ammoglierò mai; che dovevo farne de' miei risparmi? -- Ah caro Grolli -- proruppe il capitano -- è destino che ogni volta che vi vedo io debba rimanere sbalordito. -- Avete torto. Ciò ch'io feci lo avreste fatto anche voi. E adesso, terminate pure il vostro discorso. -- Ma adesso voi non accetterete forse la mia offerta... -- Quale offerta? -- Non ho famiglia neppur io, resterò celibe... come voi; mia sorella non ha figli ed è ben provveduta; in tanti anni di lavoro ho messo qualche cosa da parte... Alle corte, volevo far una piccola dote alla Gilda. -- Grazie, grazie, capitano... Lo vedete, voi siete migliore di me, voi pensate a quelli che non vi appartengono... Io, in fin dei conti, non faccio che il mio ufficio di zio... Del resto, la Gilda vi è già debitrice di molto; la dote che volevate regalarle serbatela a qualcheduna delle vostre figliocce che sia in maggiori strettezze... Intanto il capitale di mia nipote crescerà da sè con gli interessi... e un altro poco lo farò crescere anch'io... Pel momento del matrimonio insomma, che non sarà forse così vicino... la Gilda ha sedici anni e qualche mese... pel momento del matrimonio saranno raggiunte, io spero, le trentaquattro o trentacinque mila lire... Non sarà molto, ma, via, non sarà nemmeno pochissimo. -- Siete un brav'uomo, caro Grolli, e siete un cuor d'oro... Mi fareste quasi riconciliare coi dotti... Vi avverto, ad ogni modo, che voglio pensar io al corredo... Ho un amico a Milano, al quale darò l'incarico e che farà certo le cose per bene... Se poi potessi esser da queste parti all'epoca delle nozze, s'intende che farei da padrino... Dev'essere un bel giorno! -- Lo credete? -- chiese il professore, ch'era sempre seduto davanti alla scrivania, e che segnava macchinalmente col lapis delle figure geometriche sopra un pezzo di carta. -- Sì, sì; perchè dovrebb'essere altrimenti? La donna è fatta per avere una famiglia. Vi furono alcuni secondi di silenzio. Alla fine il dottor Grolli alzò il viso dalla carta, si levò gli occhiali, si passò la mano sulla fronte, e disse: -- Capitano, se foste qui in -quel bel giorno-, consentireste a prendermi a bordo del vostro legno per qualche mese? -- Voi?... In mezzo alle balle di cotone e ai sacchi d'indaco? -- Sì -- soggiunse il professore con quanto maggior disinvoltura gli fu possibile. -- Allora le mie cure di tutore saranno finite, avrò la mia piena libertà, e ne approfitterò per vedere un po' di mondo. Che c'è di strano? -- Nulla... Anzi... figuratevi se vi prenderei a bordo volentieri... Ma chi sa dov'io sarò in quel tempo? -- Se sarete lontano, pazienza. -- Curiosa idea la vostra... E non vi fa male il mare? -- Non lo so, non ho mai provato... Speriamo di no. -- Siamo intesi dunque... Oh dev'esser tardi... Me ne vado... A domattina. -- Verrò a prendervi all'albergo con la Gilda, e andremo insieme alla stazione. -- Sì, addio, Grolli... Lasciate che vi stringa la mano... Sono superbo della vostra amicizia. Non vi dico altro. E i due uomini così diversi d'aspetto e d'indole, ma così conformi nella rettitudine dell'animo, si separarono vivamente commossi. XIV. L'estate fu più soffocante del solito, e il professore Romualdo si recò con la Gilda a passar parte delle vacanze in un albergo fra le Alpi, lasciando che i Lorati andassero in un sito di bagni, ove ci era più gente, più -chique-, e ove la signora Olimpia sperava di maritare almeno una delle figliuole. Il professore, senza essere alpinista, era un camminatore infaticabile; la Gilda, snella, leggera, intrepida, sarebbe stata in grado, a detta delle guide, di affrontare anche il ghiacciaio; però ella non osava di chieder tanto allo zio, e si contentava di percorrere insieme con lui la parte meno scabrosa di quei monti. Uscivano talvolta soli, talvolta accompagnati da un ragazzo che portava gli scialli e le provvigioni, giravano a caso per quattro o cinque ore, e si rifocillavano sdraiati sull'erba; mentre a pochi passi scrosciava il torrente e gli abeti mormoravano sul loro capo, e si udiva il muggito dei buoi e il tintinnìo delle capre sparse pei pascoli. La Gilda era ammirata delle Alpi. Durante le sue gite ella parlava poco, ma la commozione dell'animo le era scritta sul viso; di tratto in tratto le sfuggiva un grido dal labbro, ed ella rimaneva estatica dinanzi all'orrido pittoresco d'una gola profonda, o alle fosforescenze di un ghiacciaio, o all'ampiezza d'una valle illuminata dal sole. Talora, staccandosi d'improvviso dal fianco del suo compagno, ella saliva su qualche punto elevato da cui lo sguardo spaziava in più largo orizzonte. Il vento respingeva le falde della sua veste succinta e le ciocche de' suoi capelli ricciuti, e la sua bella persona immobile, con le braccia conserte, si disegnava come una figura fantastica sullo sfondo azzurro del cielo. Intanto il professore andava erborando per via e raccoglieva diligentemente entro una scatola le varie specie di licheni, di genziane, di felci, di dafni e d'altre piante della flora alpina, oppure frangeva qua e là con un piccolo martello la roccia, e riempiva di pietruzze una borsa ch'egli portava a tracolla. Poi la sera, in albergo, parlava di botanica e di geologia alla nipote, la quale, a forza di fargli da assistente nel suo laboratorio, aveva finito col prendere una leggera tintura scientifica, e lo ascoltava con attenzione benevola. L'albergo ove alloggiavano i nostri amici era uno dei soliti che si trovano fra le Alpi, tozzo, massiccio, rettangolare, col tetto acuminato, sporgente per un metro e mezzo oltre la linea dei muri, con una ringhiera di legno che girava intorno al primo piano. Sul frontone della porta d'ingresso era appesa un'insegna con dipintovi a colori vivaci un quadrupede che dalla spiegazione scrittavi sotto a caratteri cubitali doveva essere un camoscio. Nell'interno le pareti foderate di legno, l'andito ingombro di scialli, di -alpenstocks- e di funi. In cucina un ampio focolare, protetto, covato quasi, da un'enorme cappa intorno a cui luccicavano i rami. Poco distante dal focolare una stufa monumentale, che aveva l'aspetto di un mausoleo. Nel salotto da pranzo una tavola oblunga, modestamente ma pulitamente apparecchiata, con sedie di paglia tutto all'ingiro. Anche qui la sua stufa; poi una credenza, e di fronte a questa una mensola con due o tre scaffali di libri, e specialmente di -Guide- delle Alpi e di romanzi inglesi dell'edizione di Tauchnitz. Appesi alle pareti un barometro, un termometro, una carta geografica della regione, alcune litografie senza valore e alcuni avvisi d'alberghi italiani, svizzeri, francesi; sopra un canterale un calamaio e l'-album- dei viaggiatori fitto di nomi, di osservazioni e anche di versi in più lingue. Lo scorrere le pagine di quel libro era per la Gilda un gradevole passatempo, ed ella sorrideva una mattina leggendo le note di una signora di Londra, la quale nello stesso periodo manifestava il suo entusiasmo pel pesce del lago e il suo dolore per non avere trovato in quei siti un ministro anglicano, quando una riga più sotto ella vide un nome che le strappò un'esclamazione di stupore. -- Che c'è? -- domandò il professore Romualdo, che tagliava le carte all'ultimo fascicolo d'una rivista scientifica, venuta a cercarlo lassù. -- Leggi qui -- ella disse, porgendogli il libro. Egli lesse -- -Mario Albani, pittore.- -- Mario, sai -- proseguì la Gilda -- il figlio del signor Gedeone, il mio antico compagno di giuochi; non può essere che lui. Quanti anni sono che non lo vedo!... Scommetto che non lo riconoscerei più... -- Probabilmente sarà già partito -- interpose il professore, a cui questo nuovo personaggio destava una vaga inquietudine. -- No, no... guarda... dev'esser giunto oggi prima che noi scendessimo. C'è la data: 5 agosto. -- Ebbene, se ci sarà lo vedremo... Non è poi conveniente di affannarsi tanto per una persona che non ci riconoscerebbe nemmeno... Del resto, un ragazzo balzano che ha piantato la famiglia per fare il suo capriccio. -- Volevano che vendesse pepe e cannella, ed egli era artista nell'anima... Si capisce... -- Oh!... Artista!... Il solito passaporto dei cervelli malati... Basta -- conchiuse il professore, che si accorgeva di essersi riscaldato troppo -- ciò non ci riguarda. Proprio in quel punto, un passo d'uomo si fece sentire nell'andito, e una voce maschia e melodiosa diede alcuni ordini in cucina. Indi entrò nel salotto un bel giovane alto, spigliato, con l'aquila del Club Alpino sul cappello. Aveva le chiome un po' lunghe, la barba nascente, la carnagione abbronzita. I suoi occhi espressivi s'incontrarono subito con quelli della Gilda ch'erano fissi sopra di lui. Anche il professore lo guardava con singolare attenzione. Egli stette un momento sospeso, le sue guance si dipinsero di un vivo rossore, poi balbettò: -- Ma?... Non m'inganno?... Il signor professor Grolli?... E la Gil... la signora Gilda? -- Oh signor Mario! -- esclamò la giovinetta, con un sorriso che le illuminava tutta la fisonomia. -- Mi ha ravvisata? -- No, veramente. Ho ravvisato il signor professore. E lei mi aveva riconosciuto? -- Nemmeno; ma sapevo ch'era qui... dal libro dei viaggiatori. Il professor Romualdo, il quale, essendo il solo che non avesse punto cambiato aspetto da una diecina d'anni, aveva servito d'anello a questo riconoscimento, dovette far di necessità virtù, e stringere, quanto più cordialmente gli fu possibile, la mano del pittore. I due giovani intanto non finivano di evocare i ricordi del passato. -- Si rammenta, signora Gilda, delle nostre scalate ai sacchi di caffè? -- Sì; e le sue cavalcate sui barili d'aringhe? -- E lo studio comparativo dei vari campioni? -- E quel famoso G A ch'ella dipinse sulla schiena della signora Dorotea? -- È viva la signora Dorotea? -- Oh sì... Un po' brontolona... -- Era tale anche allora... E quei suoi due gatti -Mao- e -Meo-? -- Quelli son morti. -- Ma! Chi direbbe che son corsi tanti anni da quel tempo? -- Se si potesse tornare indietro! -- No, signora Gilda, non lo pensi nemmeno. -- Oh, perchè? -- È troppo bella così. Questo complimento a bruciapelo fece salire le fiamme al viso della giovinetta, che abbassò gli occhi e cercò di mutar discorso. -- Si trattiene qui un pezzo? L'Albani rispose che aveva in animo di intraprendere l'ascensione d'una tra le cime meno conosciute della catena, ma che gli era forza aspettare il ritorno d'una guida impegnata per un paio di giorni con altri forastieri. Intanto si poteva fare insieme qualche gita agevole anche ai non alpinisti. La Gilda applaudì di gran cuore alla proposta, il dottore Romualdo l'accolse invece con assai mediocre entusiasmo, ma la nipote non durò gran fatica a ribattere le sue obbiezioni. E invero, a che scopo eran venuti lì se non a quello di girare fra i monti? E che altro avevano fatto sino allora? Mario chiamò l'albergatore, e un po' consultandosi con lui, un po' esaminando la carta geografica, stabilì la via da percorrere il domani; poi, simile a un generale che determina in anticipazione il suo campo di battaglia, segnò col lapis rosso il luogo ove si sarebbe fatto sosta per desinare; infine ordinò egli stesso in cucina di approntare un buon pezzo d'arrosto da mettere nel carniere. L'oste lo ascoltava con la deferenza dovuta a un alpinista che era salito due volte sul Cervino. Per quel giorno l'Albani non lasciò quasi mai il professore e la Gilda. Era cordiale, espansivo come chi fece un incontro inatteso e gradito, e parlava volentieri dei suoi disegni per l'avvenire, delle sue speranze, delle sue ambizioni. Si sentiva giovine, si sentiva forte, aveva l'anima piena di poesia, d'ideale, vedeva turbinarsi davanti agli occhi mille immagini che un dì o l'altro egli confidava di riprodur sulla tela. No, egli non aveva sortito l'indole dell'uomo d'affari, il suo ingegno non si era mai saputo acconciare alle discipline delle cifre; che avrebbe fatto nello scrittoio di suo padre? Da fanciullo in su aveva avuto un culto, un amore ardente, irresistibile; il culto, l'amore del bello. La bellezza gli faceva piegar le ginocchia, come cosa di cielo; e l'aveva cercata e la cercava per tutto, negli splendori dell'alba e del tramonto, nella nota d'una musica appassionata, nel fascino della poesia, nelle forme armoniose e nel sorriso della donna. La religione del bello era tutto per lui; beati i tempi in cui essa era l'ispiratrice dei popoli! Insomma egli era, egli voleva essere artista: lo lasciassero seguir la sua via; forse egli avrebbe presto o tardi toccato una meta non ingloriosa. Di quadri finora non ne aveva fatto che uno, venduto a Zurigo e accolto con benevolenza dai critici più severi. Ma si portava dietro un'infinità di studi, di schizzi, gettati giù alla buona sul primo pezzo di carta che gli cadeva sotto le mani. Erano tipi che egli aveva accarezzati nella fantasia, o che aveva incontrati realmente nel suo cammino; ricordi della vita, o ricordi del pensiero, ch'egli raccomandava alla carta, con un segno, con una data ch'era per lui un filo d'Arianna onde raccapezzarsi in quel labirinto. Nei libri che leggeva, e ne leggeva molti (poesie e romanzi per lo più), cercava soggetti di quadri; traduceva in linee i personaggi e le scene che l'autore aveva descritto a parole. In questi suoi disegni appena abbozzati era il germe delle sue opere venture; era il materiale greggio da cui egli sperava di sprigionare il metallo prezioso. Tutte queste cose Mario Albani diceva al professore e alla Gilda, sciorinando davanti a loro quelli ch'egli chiamava i suoi scarabocchi e spiegando donde ne avesse tratto l'ispirazione. La sua parola era colorita, nervosa, e rivelava un giovane d'ingegno, un po' entusiastico forse, un po' troppo fiducioso di sè, ma nel quale c'era a ogni modo la stoffa d'un uomo non volgare. Bisognava mettersi in moto la mattina all'alba, e quindi quella sera i nostri -touristes- si separarono presto, dopo aver preso un eccellente -punch- preparato da Mario, il quale, da buon alpinista, portava nel suo piccolo bagaglio una mezza dozzina di limoni e una bottiglia di -cognac-. Quando il pittore fu nella stanza, egli si accorse ch'era muro a muro con la Gilda. Egli picchiò sulla parete e disse: -- Signora Gilda, la sveglierò io domattina. -- E diede altri due colpetti: -- Mi sente? -- Sì, sì. La Gilda poteva soggiungere ch'ella non aveva punto sonno, e che probabilmente non avrebbe dormito in tutta la notte. E invero ella si ravvoltolava nelle coltri senza chiuder occhio, pensando a quel bizzarro incontro col suo antico compagno d'infanzia, là tra le solitudini alpine, a mille duecento metri sul livello del mare. Com'era mutato Mario! Ed era mutata anche lei, ed egli glielo aveva fatto intendere con tanta galanteria, quand'ella aveva espresso il desiderio di tornar bambina. -- È troppo bella così -- Queste parole le ronzavano gradevolmente all'orecchio. Ella sorrideva a fior di labbro; poi, per una rapida associazione d'idee, paragonava fra loro i tre uomini che le pareva di conoscer meglio nel mondo, lo zio Aldo, il capitano e Mario. Era possibile immaginarsi tre nature più diverse? Per l'uno la vita si chiudeva tutta nell'austerità degli studi, per l'altro essa significava il movimento, la lotta, il pericolo; pel terzo essa non aveva che uno scopo: la ricerca appassionata del bello. Chi dei tre aveva ragione? La Gilda non sapeva dirlo, ma l'istinto femminile l'avvertiva ch'ella esercitava un impero su quelle tre anime. Nella camera attigua, ch'era quella del professore, si vedeva lume attraverso il buco della serratura. -- Sei desto ancora, zio Aldo? -- chiese la Gilda. Il chiamato balzò in sussulto. -- Sì... Come lo sai?... Ho fatto romore? -- No, vedo chiaro. -- Leggevo... Ma tu perchè non dormi? Non ti senti bene forse? C'era tanta tenerezza, c'era tanta ansietà nella voce del dottor Romualdo, che la giovinetta ne fu commossa. -- Che idee! -- ella rispose -- sto benissimo... Oh! perchè spegni la candela? -- Perchè tu possa dormire. -- Povero zio Aldo! -- pensò la Gilda -- Come mi vuol bene! Il professore aveva detto una piccola bugia. Egli non leggeva. Egli riandava nella mente le cose della giornata, e cercava d'indovinar l'avvenire. Che influenza avrebbe avuto sull'avvenire l'improvviso incontro della Gilda e di Mario? Nessun giovine aveva mai parlato alla Gilda con la confidenza di questo giovine; verso nessuno ella si era mostrata tanto espansiva. Che fosse giunto anche per lei il momento in cui l'-amore anonimo- prende forma e contorni? Che questo pittore entusiasta fosse l'uomo prescelto? Saprebbe egli amarla? Saprebbe renderla felice? Mentre il professore Grolli si agitava in questi pensieri, le tempie gli martellavano e il cuore gli batteva con palpiti affrettati. XV. La Gilda era in piedi all'alba. Quando Mario picchiò sulla parete per isvegliarla, ella gli disse, canzonandolo: -- Scommetterei che è ancora in letto. -- Già, mi alzo adesso. -- Bravissimo. E io sono bella e vestita. -- Bella sì, ma vestita no. -- O scusi, come può dirlo? -- Alle donne manca sempre qualche cosa. Il pittore aveva ragione. Ella aveva ancora da dar l'ultima mano alla sua -toilette-. -- A ogni modo -- ella rispose -- vedremo chi farà più presto ad uscir di camera. -- Vedremo... Chiami il professore intanto. -- Oh! Quanto a lui, è pronto, e ci aspetta. Esce appunto adesso dalla sua stanza. Di lì a un paio di minuti, due usci si apersero allo stesso momento sull'andito, e i due giovani si diedero il buon giorno con una risata. -- Sono stata prima io... di un secondo -- disse la Gilda. -- Perdoni... Io ero già fuori con la testa, mentre lei... E poi, badi, ha violato i patti. -- Come? -- Sì... Ella non finito la sua -toilette-. -- Oh! Che dice mai? -- esclamò la fanciulla, tastandosi da tutte le parti. -- Le manca d'agganciare un bottone. -- Dove? -- Là -- egli rispose, segnando un punto del vestito. -- Questi sono cavilli. Insomma ho vinto io... Non è così, zio Aldo? -- ella esclamò, correndo verso il professore che camminava nell'andito col capo chino e con le mani intrecciate dietro la schiena. E soggiunse scherzosamente: -- Bisogna far lega, noi due, contro questo signorino. -- Davvero? -- replicò il professor Romualdo, sforzandosi a sorridere. -- Badino, badino -- riprese l'Albani, e mentre parlava fece un mezzo giro sui talloni. -- Non vedono quello che ho dietro alle spalle. -- Sì... Ha lo zaino... Oh bella, vorrebbe farci paura con lo zaino? Se dicesse l'-alpenstock-, meno male... Quello lì potrebbe passare per una lancia... -- Oibò, oibò. La mia forza risiede oggi nello zaino. Sa che cosa c'è qui dentro?... Ci sono le provvigioni, c'è l'arrosto, il salame, il pane, il vino... Sta in me di affamare il nemico. E il nemico affamato si arrende. -- O muore -- soggiunse in tono eroicomico la giovinetta. -- Pazzerella che sei! -- disse il professore. Ed ella: -- Noi prenderemo d'assalto il deposito delle vettovaglie, non è vero, zio Aldo? -- Pazzerella, pazzerella! -- replicò questi. E invidiava la facile allegria della gioventù, egli che non s'era sentito giovine mai. Si discese in salotto, ove l'ostessa aveva approntato il caffè e latte; poi si partì con la scorta di un ragazzo ch'era pratico della strada e che portava gli scialli e i mantelli. Era una splendida mattina; le cime dei monti illuminate dai primi raggi del sole si disegnavano nitidissime nel cielo azzurro, un'aria frizzante ed elastica, che infondeva lena alle membra, s'insinuava fra i rami degli abeti e accarezzava mollemente l'erba rugiadosa. Si saliva a grado a grado, ora traversando ampie praterie, ora addentrandosi nelle macchie dei pini, ora costeggiando a ritroso qualche torrente incassato nella montagna. La scena, come avviene tra le Alpi, mutava ad ogni istante, a vicenda orrida e amena, angusta e spaziosa. Qua una gola asserragliata fra due rocce a picco e ove l'acqua si precipitava con un fracasso d'inferno, travolgendo nel suo corso i sassi ciclopici, là una distesa di valli inondate di luce, avvolte in una quiete solenne. La flora ricchissima e la curiosa struttura geologica dei terreni distraevano singolarmente il professore, al quale nessuna delle gite passate aveva offerto sì largo campo di osservazioni. E l'Albani prestava un aiuto insperato al suo dotto compagno, arrischiandosi volentieri col suo piede sicuro nei posti meno accessibili a coglier per esso le felci, le dafni, le sassifraghe, i ciclamini e i licheni. Ma più spesso il pittore stava a fianco della Gilda, il cui volto brillava d'uno schietto entusiasmo. I due giovani si comunicavano le loro impressioni e provavano una dolce maraviglia a vedere quanta conformità vi fosse nei loro gusti. La Gilda s'accorgeva per la prima volta d'avere anch'essa istinti un po' avventurosi (era forse l'inquietudine de' suoi genitori che le scorreva nel sangue), sentiva che le tranquille abitudini casalinghe, in cui tante donne trovano pure una compiuta felicità, avrebbero alla lunga finito col venirle in uggia. Oh poter correre il mondo, poter affinare lo spirito nella lotta, poter conoscer la vita! E il suo pensiero volava alla sua mamma, il cui animo virile in mezzo alle più terribili prove le era stato vantato tante volte dal capitano Rodomiti. Ma qui non poteva a mano di sovvenirle un altro ricordo. La sua mamma era stata ingrata verso i suoi parenti; ne imiterebbe ella l'esempio, sarebbe ingrata anch'ella verso chi aveva fatto tanto per lei? A millesettecento metri sul livello del mare, sopra un bell'altipiano onde si godeva una veduta magnifica, l'Albani, che era il vero capo della piccola brigata, ordinò di far sosta. Indi, deposto lo zaino, ne sciorinò sul prato il prezioso contenuto. I viaggiatori si adagiarono sull'erba e fecero onore al pasto frugale con l'appetito che si trova sempre sulle Alpi dopo un'ascensione di alcune ore. Dato fondo alle provvigioni, salvo una bottiglia di vino e alcune fette di salame tenute in serbo per le circostanze imprevedute, Mario consultò l'orologio e disse: -- Ancora venticinque minuti, e poi ci rimetteremo in cammino. -- C'erano da fare altri cento metri di salita piuttosto ardua, prima di giungere al punto che si era prefisso quale ultima meta alla gita della giornata. La Gilda pretendeva di non essere punto stanca, ma nel fatto ella se ne stava molto volentieri distesa sull'erba, col -plaid- sotto il capo per guanciale, con l'occhio intento a seguire uno stuolo di nuvolette bianche e leggiere che parevano rincorrersi verso occidente. Il professore, seduto vicino a lei, aveva aperto la sua scatola da erborista e passava in rassegna il ricco bottino della giornata, enumerando le varie specie coi loro nomi latini e tentando di richiamar l'attenzione della sua pupilla sopra una rarissima -gentiana nivalis-, e sopra un -diantus atrorubens- ch'era una maraviglia. Intanto Mario, addossato al tronco di un larice sul ciglio dell'altipiano, ora contemplava la scena circostante, ora si voltava a guardare la leggiadra testina arrovesciata della fanciulla, e la gentile persona di lei, che si mostrava in tutta l'armonia squisita delle sue linee. A un tratto un buffo di vento scosse con estrema violenza i rami e le foglie del larice, investì fieramente il pittore, e trasportò a parecchi metri di distanza il cappello della Gilda e la scatola del professore Romualdo, disperdendone i tesori botanici. Quando Mario ebbe ricuperato il suo equilibrio, la ragazza il suo cappellino, e il dottor Grolli la sua scatola vuota, i nostri tre viaggiatori si guardarono sbalorditi. Sul loro capo il sole brillava in tutta la sua magnificenza, e nulla offuscava l'azzurro di quella parte di cielo che si offriva al loro sguardo; erano sparite perfino le candide nuvolette di cui la Gilda accompagnava pur dianzi con l'occhio la rapida fuga. Ma sul dorso della montagna ululavano le selve delle conifere, e, tendendo l'orecchio, si sentivano giù nella valle latrati di cani e voci che si chiamavano e si rispondevano di lontano, e muggiti d'armenti che si affrettavano alle stalle facendo tintinnare i campanoni appesi al collo. Nello stesso tempo, il ragazzo che serviva di guida e che s'era dilungato alquanto in traccia di bacche selvatiche, tornò indietro gridando: -L'uragano! l'uragano!- Infatti, salendo sopra un rialto di terra donde si dominava il lato opposto della valle, si vedevano in fondo, nell'interstizio di due monti, grossi nuvoloni addossarsi, accavallarsi gli uni sugli altri, e a poco a poco formare una sola massa bruna, serrata, minacciosa. Indi quella bruna massa, foggiandosi a cuneo come a romper le file di un esercito nemico, usciva dai suoi accampamenti e si avanzava preceduta dal cupo rombo del tuono, resa più terribile dallo spesseggiare dei lampi. La natura pareva oppressa da un incubo, l'erba si piegava impaurita, dagli abeti scroscianti cadevano le pine che il vento palleggiava come trastulli, dalla roccia sgretolata precipitavano i rottami giù per la china; l'aquila sola, roteando nell'aria, salutava col rauco suo strido la bufera imminente. Si tenne un breve consulto. Procedere innanzi era impossibile; tant'era mettersi addirittura sulla via del ritorno, e, se il temporale scoppiava, cercar ricovero sotto qualche sporgenza del monte. Mario si ravvolse nel suo -plaid- e aiutò i compagni a fare altrettanto, indi si cominciò la disastrosa ritirata. Il sole brillava sempre e la sua viva luce contrastava singolarmente coi neri e densi vapori che andavano via via diffondendosi tutto all'intorno. Secondo la violenza e la direzione del vento, le ombre degli alberi si allungavano, si accorciavano, si scontorcevano sul terreno, e intanto il vento incalzava, e il tuono più romoroso, più insistente, faceva tremar le montagne. -- Bisogna fermarsi qui, lontano dagli alberi -- disse il professore, additando il cavo d'una rupe. Intanto le tenebre si stendevano dappertutto, coprendo ogni lembo di cielo, nascondendo ogni vetta, invadendo la valle. Ma la tetra notte era squarciata da incessanti baleni, alla cui luce rossastra gli oggetti prendevano forme strane e paurose. Con un fracasso che superava lo strepito di cento battaglie, il fulmine correva da nube a nube e si precipitava dalle nubi alla terra, segnando di un solco mortale il tronco dei pini più elevati, sprofondandosi nella roccia. Cominciarono a cader di grossi goccioloni; quindi si rovesciò un torrente di pioggia fitta, gelata, impetuosa. La natura era terribile, la sua voce tonante copriva la voce dell'uomo. I nostri -touristes- si erano avvicinati istintivamente gli uni agli altri; ma non potevano scambiarsi una parola. Bensì, all'assiduo barbaglio dei lampi, la Gilda vedeva gli occhi di Mario e dello zio che la fissavano con pari sollecitudine; que' due uomini non erano inquieti per sè, ma per lei. Ella sorrideva ad entrambi per tranquillarli, e abbandonava la sua mano nella mano vigorosa del pittore. Talora, con un cenno del capo, ella additava il piccolo montanaro ch'era il meno intrepido della comitiva, e che le si era accovacciato ai piedi turandosi le orecchie coi due pollici. Le cose durarono in tale stato per un quarto d'ora; poi il nembo principiò a rimettere della sua intensità. -- Oh! -- disse la Gilda fra un tuono e l'altro. -- Valeva la spesa di ricoverarsi sotto una rupe! Ho l'acqua fino alle midolle. -- Con un tempo simile si è più sicuri bagnati che asciutti -- osservò gravemente il professore. -- Franklin fece una preziosa esperienza. Con l'elettricità artificiale accumulata egli potè uccidere un topo asciutto, ma non riuscì a ucciderne uno ch'era bagnato. Quello che è certo si è che la temperatura dev'essere abbassata di parecchi gradi. Se non vien presto il sole, si gela. -- Un buon alpinista -- ripigliò il pittore -- deve aver sempre il farmaco indispensabile in queste occasioni. Detto ciò, egli tolse di sotto alle vesti una fiaschetta impagliata che gli pendeva al fianco, e consigliò il Grolli a bevere un sorso del liquore che vi era contenuto. -- Che roba è? -- chiese la Gilda. -- È -cognac-. Ne beverà anche lei. -- Sì, sì. -- Non più d'una goccia, sai! -- ammonì il dottor Romualdo. Ella si mise a ridere, e mandò giù una gran boccata di liquore. -- Bah! Si sente appena -- ella disse, restituendo la fiaschetta all'Albani. Si riprese la faticosa marcia con tutta la celerità ch'era conceduta dalle vesti molli e dalle membra irrigidite. Aveva smesso di piovere, il vento agitava soltanto gli strati superiori dell'atmosfera, le nubi, spinte da opposte correnti, si ghermivano, si confondevano, si lasciavano come se giocassero a mosca cieca, il sole faceva fuggevoli apparizioni negli squarci azzurri del cielo, le cime delle montagne andavano a grado a grado snebbiandosi, e le vette più eccelse si mostravano chiazzate di neve recente, ciò che spiegava il freddo improvviso. La bufera aveva molto peggiorate le condizioni della strada; qua e là grosse frane ingombravano il sentiero, e si trovavano rami schiantati, e pozze, e rigagnoli serpeggianti in tutte le sinuosità del terreno. Più d'una volta Mario dovette aiutar la Gilda in un passo difficile, più d'una volta egli sentì il dolce peso di quel corpo delicato e flessuoso. Sul limitare d'uno spazzo verde che scendeva con un pendìo alquanto ripido, la ragazza confessò al pittore che il capo le girava un pochino, e che il suo piede non era ben sicuro. Egli le diede il braccio con trasporto, e i due giovani scivolarono insieme giù per la china, a immagine di pattinatori, con la svelta persona arrovesciata all'indietro, con le guance invermigliate dalla sferza della rigida brezza, cogli occhi pieni di fuoco, coi capelli svolazzanti. Passavano rapidi, ora in luce, ora in ombra, secondo che il sole sbucava dalle nuvole o si rimpiattava, e nella corsa precipitosa ridevano forte, e il loro riso melodioso, sonoro, rallegrava quelle solitudini alpine. Sì, senza dubbio, doveva dipendere dal -cognac-. La Gilda aveva un bisogno infinito di parlare, di ridere, di appoggiarsi a qualcheduno. E poichè lo zio aveva già da far molto a sostener sè medesimo, era naturale ch'ella si appoggiasse a Mario. Bensì voltandosi di tratto in tratto: -- Bada -- gridava -- bada, zio Aldo, di non sdrucciolare. A malgrado di tanta sollecitudine, ella non si avvide che il professore incespicò un paio di volte, e nei suoi sforzi per conservar l'equilibrio riportò una storta ad un piede e una contusione a un ginocchio. Pure il nostro scienziato non mosse un lamento, non disse una parola per rallentar la foga della giovine coppia, la cui allegria rumorosa non aveva più freno. Mario e la Gilda eran tornati bambini, e accadeva a loro come ai bambini, che quando si son messi in galloria, finiscono col ridere senza nemmeno saper di che ridono. Allorchè i viaggiatori giunsero all'albergo, vi trovarono una gran confusione. Non si aveva notizia di due comitive d'inglesi partiti la mattina per una salita sul ghiacciaio, alla quale certo dovevano aver rinunziato in causa dell'uragano. Erano accompagnati da guide eccellenti; pur si stentava a capire perchè non fossero ancora di ritorno. Oltracciò si considerava ornai sciupata la stagione d'estate. La neve caduta aveva già reso impossibili alcune ascensioni, e chi sa se non sarebbe successo peggio nella notte. C'erano sempre due monti che -fumavano-, secondo la espressione dell'oste, e que' due monti, chiamati -i due gemelli-, valevano meglio di qualunque barometro, perchè la loro cima avvolta di nubi significava un seguito di piogge e di burrasche. Per poco che si abbassasse ancora la temperatura, non sarebbe più venuto un solo forestiero, e sarebbero andati via tutti quelli che ci erano. L'ostessa intanto si recava ogni momento sulla strada a spiare il ritorno degli inglesi. Ella si ricordava di una catastrofe avvenuta anni addietro, quando, di cinque -touristes- che avevano lasciato l'albergo la mattina, due soli erano tornati la sera. E fra le vittime c'era un giovine bello, ricco, pieno di buonumore, un alpinista famoso ch'era stato uno tra i primi a superare il Cervino, e che in mezzo alla sua audacia aveva tutta la grazia e l'ingenuità d'un fanciullo. Giocava volentieri coi bimbi, scherzava onestamente con le ragazze, amava discorrere di sua madre. E sua madre, poveretta, era corsa da Londra per avere almeno il cadavere del figlio. Ahimè! Il ghiacciaio non rende che tardi i suoi morti. Per buona ventura questa volta non accaddero disgrazie, e gli inglesi aspettati arrivarono sani e salvi, benchè pieni di freddo, di fame, con le vesti fradice e con l'ossa peste, e decisi a levar le tende il dì appresso. La mattina infatti, poichè il cielo era sempre coperto e il barometro continuava a segnar pioggia e vento, fu un salvi chi può generale. A mezzogiorno non restavano all'albergo del -Camoscio- che il professore Grolli, sua nipote e Mario Albani. XVI. Al professore s'era nella notte gonfiato il piede in conseguenza della storta riportata il giorno innanzi, ed egli aveva potuto a fatica trascinarsi dal letto fino ad una poltrona che si trovava accanto alla finestra. Non era nulla, ma bisognava stare almeno una settimana in riposo. Il riposo del professore significava la prigionia della Gilda, la quale si sarebbe annoiata non poco della sua clausura, se Mario Albani non avesse voluto dare a lei e a suo zio una prova di vera amicizia col partecipare alla loro sorte. Com'era buono il signor Mario, com'era gentile! La mattina per tempo egli veniva a chiedere le notizie del professore Romualdo, salutava attraverso la parete la Gilda che era ancora mezzo svestita nella sua camera, e poi se ne andava a girar pei monti con un libro, col suo -album- e la sua scatola di colori. Nell'uscir dall'albergo egli guardava la finestra della giovinetta, e i suoi occhi s'incontravano sovente in quelli di lei, ch'era presso al davanzale ravvolta nel suo accappatoio. Ella lo salutava con la mano e gli gridava: -- A rivederci a mezzodì. E a mezzodì in punto il pittore sedeva alla mensa dei due prigionieri. Sulla tavola, ch'era apparecchiata accanto alla poltrona dello scienziato, egli deponeva tutti i giorni alcuni fiori colti nella sua passeggiata mattutina, poscia, durante il pranzo, discorreva con la sua consueta vivacità d'arte, di letteratura, di viaggi, riuscendo qualche volta a richiamare un sorriso financo sulle labbra dell'austero professore. Dopo il desinare, egli prendeva i suoi pennelli, piantava il suo cavalletto, e faceva seder la Gilda sopra una seggiola in mezzo alla camera tentando di ritrarne le sembianze sulla tela. Non aveva mai lavorato con maggior passione, con maggior impegno, con più ardente febbre d'artista. Pure i suoi entusiasmi erano interrotti da scoraggiamenti profondi, e in quegli istanti la sua pittura gli sembrava misera, fredda, e avrebbe voluto distruggerla. La Gilda gli leggeva negli occhi quei moti subitanei dell'anima e sorgeva con energia straordinaria a difendere un'opera ch'ella amava d'un amore singolare, quasi materno. Talora il professore era chiamato arbitro nella questione; egli doveva decidere se il ritratto prometteva di somigliare all'originale, o era invece uno sgorbio, una profanazione, come diceva Mario nei suoi accessi di pessimismo. E il professore, che in fatto d'arte se ne intendeva pochino, dava ragione alla nipote, ma con certi argomenti che non sarebbero stati i più acconci a persuadere l'artista, s'egli non fosse tornato da sè a più miti consigli. Quelle sedute duravano circa tre ore. Per solito, alle quattro, Mario usciva di nuovo per tornar verso le sette. Durante la sua assenza, la Gilda adempiva coscienziosamente all'ufficio di segretario dello zio, scriveva per lui qualche lettera sotto dettatura, o gli ricopiava con la sua nitida calligrafia qualche articolo da mandare all'una o all'altra Rivista scientifica. Negli intervalli, ella trovava sempre la maniera di far cadere il discorso sull'Albani e sulla buona stella che lo aveva messo sul loro cammino. Oppure si fermava davanti al ritratto, che, nonostante le ubbie del pittore, procedeva rapidamente, e, diceva lei, avrebbe finito col dare scacco all'originale. Sì, ella voleva un gran bene a quella mezza figura di giovinetta ch'ella aveva visto emerger dal nulla, e pallida, scialba, disegnarsi appena sulla tela quasi fantasma fuggitivo sulla parete, e d'ora in ora, di minuto 1 2 3 4 5 6 7 8 9 10 11 12 13 14 15 16 17 18 19 20 21 22 23 24 25 26 27 28 29 30 31 32 33 34 35 36 37 38 39 40 41 42 43 44 45 46 47 48 49 50 51 52 53 54 55 56 57 58 59 60 61 62 63 64 65 66 67 68 69 70 71 72 73 74 75 76 77 78 79 80 81 82 83 84 85 86 87 88 89 90 91 92 93 94 95 96 97 98 99 100 101 102 103 104 105 106 107 108 109 110 111 112 113 114 115 116 117 118 119 120 121 122 123 124 125 126 127 128 129 130 131 132 133 134 135 136 137 138 139 140 141 142 143 144 145 146 147 148 149 150 151 152 153 154 155 156 157 158 159 160 161 162 163 164 165 166 167 168 169 170 171 172 173 174 175 176 177 178 179 180 181 182 183 184 185 186 187 188 189 190 191 192 193 194 195 196 197 198 199 200 201 202 203 204 205 206 207 208 209 210 211 212 213 214 215 216 217 218 219 220 221 222 223 224 225 226 227 228 229 230 231 232 233 234 235 236 237 238 239 240 241 242 243 244 245 246 247 248 249 250 251 252 253 254 255 256 257 258 259 260 261 262 263 264 265 266 267 268 269 270 271 272 273 274 275 276 277 278 279 280 281 282 283 284 285 286 287 288 289 290 291 292 293 294 295 296 297 298 299 300 301 302 303 304 305 306 307 308 309 310 311 312 313 314 315 316 317 318 319 320 321 322 323 324 325 326 327 328 329 330 331 332 333 334 335 336 337 338 339 340 341 342 343 344 345 346 347 348 349 350 351 352 353 354 355 356 357 358 359 360 361 362 363 364 365 366 367 368 369 370 371 372 373 374 375 376 377 378 379 380 381 382 383 384 385 386 387 388 389 390 391 392 393 394 395 396 397 398 399 400 401 402 403 404 405 406 407 408 409 410 411 412 413 414 415 416 417 418 419 420 421 422 423 424 425 426 427 428 429 430 431 432 433 434 435 436 437 438 439 440 441 442 443 444 445 446 447 448 449 450 451 452 453 454 455 456 457 458 459 460 461 462 463 464 465 466 467 468 469 470 471 472 473 474 475 476 477 478 479 480 481 482 483 484 485 486 487 488 489 490 491 492 493 494 495 496 497 498 499 500 501 502 503 504 505 506 507 508 509 510 511 512 513 514 515 516 517 518 519 520 521 522 523 524 525 526 527 528 529 530 531 532 533 534 535 536 537 538 539 540 541 542 543 544 545 546 547 548 549 550 551 552 553 554 555 556 557 558 559 560 561 562 563 564 565 566 567 568 569 570 571 572 573 574 575 576 577 578 579 580 581 582 583 584 585 586 587 588 589 590 591 592 593 594 595 596 597 598 599 600 601 602 603 604 605 606 607 608 609 610 611 612 613 614 615 616 617 618 619 620 621 622 623 624 625 626 627 628 629 630 631 632 633 634 635 636 637 638 639 640 641 642 643 644 645 646 647 648 649 650 651 652 653 654 655 656 657 658 659 660 661 662 663 664 665 666 667 668 669 670 671 672 673 674 675 676 677 678 679 680 681 682 683 684 685 686 687 688 689 690 691 692 693 694 695 696 697 698 699 700 701 702 703 704 705 706 707 708 709 710 711 712 713 714 715 716 717 718 719 720 721 722 723 724 725 726 727 728 729 730 731 732 733 734 735 736 737 738 739 740 741 742 743 744 745 746 747 748 749 750 751 752 753 754 755 756 757 758 759 760 761 762 763 764 765 766 767 768 769 770 771 772 773 774 775 776 777 778 779 780 781 782 783 784 785 786 787 788 789 790 791 792 793 794 795 796 797 798 799 800 801 802 803 804 805 806 807 808 809 810 811 812 813 814 815 816 817 818 819 820 821 822 823 824 825 826 827 828 829 830 831 832 833 834 835 836 837 838 839 840 841 842 843 844 845 846 847 848 849 850 851 852 853 854 855 856 857 858 859 860 861 862 863 864 865 866 867 868 869 870 871 872 873 874 875 876 877 878 879 880 881 882 883 884 885 886 887 888 889 890 891 892 893 894 895 896 897 898 899 900 901 902 903 904 905 906 907 908 909 910 911 912 913 914 915 916 917 918 919 920 921 922 923 924 925 926 927 928 929 930 931 932 933 934 935 936 937 938 939 940 941 942 943 944 945 946 947 948 949 950 951 952 953 954 955 956 957 958 959 960 961 962 963 964 965 966 967 968 969 970 971 972 973 974 975 976 977 978 979 980 981 982 983 984 985 986 987 988 989 990 991 992 993 994 995 996 997 998 999 1000