cercarono quelli di Tullio.
-- Cara! -- egli disse, sfiorandole con un bacio i capelli.
Elia s'imporporò in viso.
-- Bisognerà tornare indietro.
-- Perchè? Non completiamo il giro?
-- No, è troppo lungo. Arriviamo fino al lago.
-- Ci siamo già... Non vedi?
In fatti, di là da una macchia di conifere, si scorgeva il luccicchio
dell'acqua stagnante sotto il sole. Accanto agli alberi e tutto coperto
di foglie secche c'era il famoso canotto, tirato a riva dopo la
spedizione disastrosa degli Alvarez.
Il ricordo del -naufragio- destò l'ilarità dei due fidanzati.
-- Ah, la faccia dei nostri cugini mentre si sommergevano a poco a poco!
-- E gli strilli della zia Letizia!
-- Max e Fritz! Fritz e Max!... Sembrano due nomi da operetta.
L'Antonietta sorrise.
-- E pure ne sei stato geloso!
-- Quella domenica sera, sfido! Saper ch'eri stata con loro, sentir le
loro lodi dalla tua bocca dopo il discorso che m'avevi tenuto nella
giornata...
-- Hai ragione... È naturale esser gelosi quando si vuol bene...
Anch'io...
Tullio finì la frase: -- Anche tu avresti quel difetto?...
-- Credo di sì.
-- E io ne son certo... Ma non ti darò mai un pretesto...
-- Mai? Mai? -- fece ella in tuono interrogativo.
-- Mai. Te lo giuro.
Ella susurrò come parlando fra sè: -- Ci son tante civette!
-- Per me non ci sarà che una donna sola -- ribattè Tullio calorosamente.
L'Antonietta sospirò: -- Dio lo voglia!
Tullio cercò di convincerla con l'argomento persuasivo d'un bacio, ma
ella si schermì.
-- No, basta ora.
E insistè per andare a raggiunger gli altri.
-- Quì non si può nemmeno camminare... Si affonda nella melma...
Zitto!... Viene qualcuno... Oh guarda, guarda... Il babbo e il dottore.
L'Antonietta saltò al collo di suo padre; Vignoni prese a braccetto
Tullio.
-- Andiamo a rifare un po' di corteo alla signorina Angela che rientra in
casa... È stata fuori quasi mezz'ora e non ha punto sofferto... Non
speravo proprio che si rimettesse così presto.
-- Mi diceva il dottore -- confidò Giulio Frassini alla figliuola -- che
vicino alla sua abitazione c'è un punto assai pittoresco di dove un
artista potrebbe cavare un bell'effetto... Lo conosci?
-- No
-- Mi accompagnerai più tardi a vederlo... con Tullio?
-- Sì, babbo.
-- Oh, -- seguitò Frassini con qualche esitazione -- non è già ch'io abbia
mutato pensiero... L'arte mi ha dato troppi sopraccapi e vi rinunzio...
Non val la pena di occuparsene in quest'epoca di bottegai... Ma due
lavoretti vorrei ancora farli, uno per le tue nozze... l'altro per tua
zia Angela... Gli schizzi che avevo cominciati non vanno...
assolutamente non vanno... Fermar l'idea sulla tela, fermare il simbolo,
ecco quello che occorre...
-- Babbo, babbo -- interruppe l'Antonietta sgomentata di vederlo ripreso
dalle sue ubbie -- non torturarti il cervello... Per me, per la zia
Angela, per Tullio qualunque cosa basta.
Frassini tentennò la testa. -- Voi meritereste il capolavoro.
. . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . .
-- Eccoci -- disse il dottore sboccando insieme con Tullio e con gli altri
sullo spiazzo davanti alla casa, ove l'Angela sedeva al sole su un
canapè rustico, e l'era accanto il fratello Cesare.
L'Angela si alzò e con le mani tese mosse incontro ai quattro arrivati.
-- Bravi! Ora si rientra in compagnia. Il nonno ti domanda, Tullio, per
rispondere a certi biglietti... E la nonna vuol te, Antonietta, pel
solito massaggio... Abbi pazienza, finch'io ripiglio le forze.
-- Pronti, pronti! -- gridarono in coro i due giovani. E salirono di corsa
la scalinata.
Seguendoli con occhio amoroso, l'Angela veniva dietro a passi lenti,
appoggiata al fratello. Erano alla sua destra il dottore Vignoni e
Giulio Frassini.
-- Sono raggianti -- ella disse. E rivolgendosi a Cesare soggiunse: -- La
felicità di questi nostri nipoti, ecco ciò che rimane di meglio dalla
cerimonia delle nozze d'oro.
Sul primo gradino si fermò, abbracciando con lo sguardo tutto quello che
si vedeva di Villarosa.
-- A che pensi? -- le chiese Cesare.
-- Penso -- ella rispose, e una lacrimetta le rigava la guancia -- che tu
vai lontano lontano, che mai più l'intera famiglia si troverà riunita a
Villarosa.
-- Eh via -- saltò su il dottore -- pensi anche a cose più allegre... Pensi
che il signor Cesare tornerà e che in ogni caso di quì a un pajo
d'anni... mettiamo pure a tre anni... qualcheduno che non c'è ancora
tenterà i primi passi fra queste ajuole.
Ella fece un gesto dubitativo.
-- Ci sarò?
-- Altro che esserci! Garantisco io.
L'Angela sorrise al cognato.
-- Nonno!
Giulio Frassini si chinò ad afferrarle la mano e la portò avidamente
alle labbra.
FINE.
Nota del Trascrittore
Ortografia e punteggiatura originali sono state mantenute, così come le
grafie alternative (auguri/augurî, tintinnio/tintinnìo e simili),
correggendo senza annotazione minimi errori tipografici.
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