Natalìa ed altri racconti
Enrico Castelnuovo
ENRICO CASTELNUOVO
-Natalìa-
ED ALTRI RACCONTI
NATALÌA. -- DUE FUNERALI.
ALLA “TRAVIATA„. -- IL SIGNOR ANTENORE.
I CAVALIERI DELL'IMMACOLATA.
IL DOTTORE “DREAMS„.
ASSOLTO. -- ALLO STABILIMENTO IDROTERAPICO.
NELLA NEBBIA. -- LA LETTERA.
LE CONFIDENZE DEL DIRETTORE.
COSCIENZE AGITATE.
NELLE VACANZE DI SUA ECCELLENZA.
JOLIE. -- L'ISOLA FORTUNATA.
EPILOGO.
MILANO
FRATELLI TREVES, EDITORI
1899.
PROPRIETÀ LETTERARIA
-I diritti di riproduzione e di traduzione sono riservati per
tutti i paesi, non escluso il Regno di Svezia e di Norvegia.-
Tip. Fratelli Treves.
NATALÌA
I.
In quella calda giornata di maggio, Ernesto Landi faceva un po' di
siesta dopo colazione quando sentì picchiar forte all'uscio.
-- Chi è? -- egli borbottò fra la veglia e il sonno.
-- Sono io. Si può entrare?
-- Un momento, -- rispose Landi levandosi a sedere. -- Un momento.
Aspettami di là.
Egli aveva riconosciuto la voce di Lidia, la moglie di suo nipote
Fìdoli, nella cui casa egli abitava da alcuni anni.
-- Spicciati, -- ripetè dal di fuori la voce piena d'orgasmo.
-- Un momento. Ci sono disgrazie?
-- Or ora ti dirò.
-- Valentina?
-- È a scuola.
-- Lo so.... Temevo le fosse accaduto qualcosa.
-- No, grazie al cielo, non si tratta di lei.... Ma se vengo a
disturbarti così, avrò le mie ragioni.... Sei a letto che ti chiudi a
chiave?
-- Fa conto ch'io fossi a letto.... Ero svestito.... Non cascherà il
mondo se aspetti un minuto.
I minuti della toilette di suo zio parevano sempre lunghi alla Lidia;
quel giorno le parvero eterni, bench'egli si affrettasse assai più del
solito.
-- In nome di Dio, -- ella disse allorch'egli si mostrò sulla soglia, in
veste da camera, terminando di farsi il nodo della cravatta.
Era un uomo verso la sessantina, di persona ancora svelta ed elegante,
di lineamenti regolari, ma con gli occhi pesti, con la pelle del
viso alquanto floscia e aggrinzita, segni infallibili di abitudini
dissipate. Del rimanente, come accade a molti libertini, Ernesto Landi
riusciva simpatico, oltre che per l'aspetto piacevole, anche pei modi
bonari e per una certa facile arguzia.
Egli stava per protestare contro le impazienze della nipote, ma la
fisonomia stravolta di lei lo dissuase dalle recriminazioni. Domandò
invece: -- Che cos'è successo?
Lidia gli porse una lettera, intimandogli: -- Leggi.
Ernesto Landi si avvicinò alla finestra, sollevò alquanto le stecche
delle persiane per far entrare più luce nella stanza, e guardò con la
lente la soprascritta, di cui, sulle prime, non parve riconoscere la
calligrafia.
-- È una lettera diretta a tuo marito, -- egli disse senza decidersi a
levarla dalla busta. -- -Signor avvocato Carlo Fìdoli.-Sue mani.-
-- Sì, la busta non l'ho aperta io. L'ho trovata aperta.... E pure quei
caratteri dovrebbero esserti familiari....
Ernesto fissò con maggiore attenzione la soprascritta. -- Ah! -- egli
fece. E slanciò a Lidia un'occhiata interrogativa.
Questa vide che lo zio aveva capito, e nel timore ch'egli potesse voler
trattenersi la lettera, gliela strappò vivamente di mano.
-- Sicuro, è di Natalìa, della tua cara Natalìa.... E ora, per
risparmiarti la fatica, te ne darò lettura io stessa.
Tirò fuori dalla sopraccarta il biglietto profumato, lo spiegò e
lesse con voce vibrante di collera: “Carlo mio. -- Siamo quasi in
porto. Morini non accetta il trasloco. L'ho persuaso che sarebbe una
bestialità il lasciarsi sbalestrare in fondo all'Italia per una misera
promozione che gli verrà anche restando qui, sol che abbia un po'
di pazienza. Adesso bisogna ottenere che a Roma non si ostinino. Il
Presidente del Tribunale con cui ho parlato e ch'è contentissimo di
aver presso di sè un giudice del valore di Morini mi disse che qualche
volta al Ministero stentano a tornar sulle decisioni prese. Egli a ogni
modo ci appoggerà. Fa tu il resto in questa settimana che vai a Roma,
tu che conosci tanti pezzi grossi della politica e della burocrazia.
Anche mio marito, senza scherzi, te ne sarebbe riconoscente. Egli non
sospetta di nulla, figúrati. La sua Natalìa, e non si va più in là....
Checchè vedesse, non crederebbe.... Da Roma scrivimi. E fammi saper
quando torni.... Passeremo ancora insieme molte di quelle ore deliziose
nel nostro nido.... Ti rammenti, amore?... Un tenero abbraccio dalla
tua Natalìa.„
La Lidia che aveva, leggendo, sottolineato ogni frase, cacciò in
tasca il foglio sgualcito, e piantatasi dinanzi allo zio, esclamò
ironicamente: -- Almeno c'è il merito della chiarezza.
Confuso, turbato, Ernesto Landi balbettò: -- Io casco dalle nuvole.
-- Oh, -- ella ribattè in tono sarcastico. -- Spero bene che non avrai
creduto alla virtù di Natalìa.... Ci vuole il povero Morini per
crederci.... Tu poi meno di qualunque altro avevi diritto di farti
illusioni.... Ci sono qualità ereditarie.
-- Via, Lidia, lascia in pace i morti.
Ma la giovine signora continuò tra seria ed ironica: -- Cerco anzi
di attenuare la responsabilità della tua protetta.... Aveva la
corruzione nel sangue.... Tu sei stato generoso.... Hai pagato
largamente il debito che avevi verso la madre, procurando di riabilitar
la figliuola.... Le hai assegnato una dote.... L'hai sposata a un
galantuomo.... L'hai introdotta in case di galantuomini, in casa
nostra, per esempio, ove ha portato il suo alito vizioso, ove ci ha
rubato la pace....
-- Chi poteva immaginarselo?
-- Io, -- disse Lidia, -- io dovevo immaginarmelo pensando da quali
origini ella veniva, guardando quella sua bellezza procace e superba.
Invece, sciocca, ci ho dormito su.... Mi son limitata a trattarla
con un certo sussiego, a respinger l'intimità ch'ella mi offriva....
Non era donna con cui potessi stringermi in lega.... Le ho sentito
attribuire persino tre amanti in una volta.
-- Esagerazioni! -- interruppe Landi.
-- Se ne spiattellavano i nomi e i cognomi, -- riprese la nipote. -- Ma
questo, confesso la mia viltà, mentre mi raffermava nel proponimento
di tenerla a una rispettosa distanza, mi rassicurava sotto un altro
aspetto. Dicevo a me stessa: I tre amanti le daranno da fare a
bastanza.... Come se la donna che ne ha tre non possa averne quattro,
cinque, una dozzina!... Solo negli ultimi tempi non ero tranquilla....
A ogni modo, se il caso non mi faceva cader tra le mani questa
lettera....
-- Fu proprio il caso? -- domandò lo zio.
-- Sì; mezz'ora fa sono andata in studio di Carlo per cercarvi una
polizza da pagare che doveva essere sulla sua scrivania.... Trovai
la polizza, e lì accanto, senza dubbio dimenticata, la lettera ch'è
di questa mattina perchè c'è scritto a piedi martedì, e di cui ho
subito indovinato la provenienza dalla calligrafia e da quell'orribile
profumo.... Potevo non leggerla, ma non è permesso esigere da nessuno
l'abnegazione dei santi.
-- E ora che mediti? Uno scandalo?
-- Se sarà necessario, -- rispose Lidia. -- Dipende da te.
-- Da me?
-- Da te, e da lei, s'intende.... Ma tu sei l'unica persona che possa
aver autorità sulla Morini.
-- No, no, non lo credere, -- disse lo zio smarrito, sgomento.
-- Ti deve tutto, -- insistè Lidia con energia. -- La sua posizione, la
sua agiatezza.... tutto insomma.... Vorrei vederla risponder di no a un
tuo ultimatum.
-- Non è vero, Lidia.... Io non ho il diritto d'imporle alcun ultimatum.
-- Te ne lavi le mani? -- proruppe la signora Fìdoli accendendosi in
volto. -- Preferisci ch'io scriva al marito?
-- No, Lidia, non è possibile che tu pensi a questo.
-- Se ci penso!
-- Insomma, che cosa mi domandi?
Lidia, ch'era stata ritta fino allora, sedette e ripigliò con più
calma: -- Ti domando d'andar senza indugio da Natalìa e di dirle che
come ha persuaso Morini a non accettare il trasloco, lo persuada
subito ad accettarlo.... e che le pratiche da lei fatte per ottener
la revoca delle disposizioni ministeriali ella deve rifarle perchè
quelle disposizioni siano mantenute.... A me occorre la certezza piena,
assoluta che fra due, fra tre settimane ella sarà lontana di qui.... A
questi patti vendo il mio silenzio, e le do la mia parola d'onore che
fuori di te e di Carlo nessuno saprà nulla di ciò ch'è successo.... Se
rifiuta, se tentenna, mi servirò delle armi ch'ella mi ha fornito.
Evidentemente la parte di ambasciatore e la natura dell'ambasciata
pesavano oltre a ogni credere a Ernesto Landi, ed egli rinnovò il
tentativo di esimersi. -- Riflettici, Lidia, può essere un passo
falso, o almeno un passo inutile.... Non è facile indurre una persona
a disdirsi in un giorno.... Come spiegherebbe questo cambiamento di
fronte?... D'altra parte, qual è il tuo scopo? Quello di staccar tuo
marito da Natalìa.... E non ci arrivi ugualmente avvertendo Carlo che
hai scoperto la tresca e che non sei disposta a tollerarla?... Egli
sarebbe ben forzato a romper la relazione per evitare guai maggiori.
-- Egli mentirebbe, -- replicò Lidia con enfasi. -- Mentirebbe come
voi uomini mentite tutti in queste occasioni.... Giurerebbe di aver
troncato i rapporti con la sua ganza e li manterrebbe ancora.... Solo
avrebbe imparato ad esser più cauto.... Ma come?... C'è il mezzo di
liberarsi da quella triste femmina, e me lo lascerò sfuggire?... No,
zio, ho un sentimento troppo alto dei miei doveri e dei miei diritti
per non voler sradicare il male dalla radice.... Ancora una volta,
accetti o non accetti l'incarico?... Hai paura?
Landi respinse l'insinuazione. -- Ah paura, poi. -- In fatti era
stato sempre debole con le donne; non era mai stato un codardo....
Giovanissimo, aveva preso parte alla campagna del 1859; più tardi
aveva avuto un paio di duelli che ricordava volentieri; l'accusa di
pusillanimità era quella ch'egli tollerava meno. -- Paura?... E di che
dovrei averne?
La signora Fìdoli approfittò di questo momento per insistere. -- Quand'è
così, non hai più una scusa al mondo.... Vedi, zio, io metto nelle
tue mani la nostra sorte.... Se riesci, questo non sarà stato che un
temporale passeggero. Ti giuro che farò di tutto per perdonare a Carlo,
per riconquistarmi il suo amore, e tu avrai intorno a te una famiglia
riconoscente che ti vorrà sempre bene, come te ne ha voluto finora....
Perchè non ti puoi lagnare di noi, zio.... Io non faccio che il mio
dovere; sposando Carlo, sono diventata tua nipote e ho l'obbligo di
fare per te quello che mio marito, così occupato, non può. A ogni modo,
anch'egli mi raccomanda continuamente di badare che non ti manchi
nulla. E la piccola Valentina non ti chiama nonno, non ti considera
veramente come il suo nonno?... L'hai voluto tu, sai; io non avrei
permesso ch'ella invecchiasse uno zio ancora elegante ed arzillo....
E Lidia prendeva la mano dello zio Ernesto, e sorrideva in mezzo alle
lacrime, e spiegava tutti quei tesori d'eloquenza che la donna trova
in sè stessa quando lascia parlare il suo cuore. Ell'aveva toccato il
punto debole; suo zio era un egoista buono (per quanto le due parole
possano star insieme), un egoista che aveva bisogno d'esser cinto di
cure, e, sebbene incapace di grandi sacrifizi, e sollecito sopratutto
dei propri agi, s'affezionava facilmente a quelli che gli stavano
vicino. I bambini gli piacevano, intendo dire i bambini degli altri,
appunto perchè i sacrifizi ch'essi domandano sono continui ma piccoli e
perchè si può sbarazzarsene quando si vuole. Così egli amava scherzare
con la Valentina, amava prendersela in collo, e sentir fra i peli della
sua barba le piccole dita di lei, e partecipare ai suoi giuochi, e
stuzzicare le sue rabbiette infantili.... salvo a riconsegnarla alla
madre s'ella diventava troppo molesta. Anche quel nomignolo di nonno
gli vellicava dolcemente l'orecchio; lo avrebbe gradito assai meno
se fosse stato nonno davvero. Ormai tutto il suo studio era questo:
conciliar la libertà dello scapolo coi vantaggi della famiglia. E ove
avrebbe potuto meglio raggiunger l'intento? Qui era in casa ed era
fuori di casa, in un quartierino avente ingresso e scala comune, ma a
cui si accedeva dal pianerottolo per una porta separata; c'era poi fra
le due abitazioni una comunicazione interna che Landi teneva aperta
per comodo suo, tant'era sicuro che nessuno dei Fìdoli, nemmeno la
Valentina, sarebbe venuto nelle sue stanze senza farsi annunziare. -- È
un uscio che si apre da una parte sola, -- notava scherzando la Lidia. --
Noi non abbiamo segreti. Da noi puoi venire quando ti piace. -- Ed egli
pranzava dai nipoti due volte per settimana, il giovedì e la domenica,
e avrebbe potuto pranzarvi più spesso sol che avesse desiderato. -- A
colazione e a desinare la tua posata c'è sempre, -- diceva la Lidia con
la solita cordialità. In fine Landi si ricordava che, durante una sua
malattia, Lidia aveva passato lunghe ore al suo capezzale, attenta,
discreta, silenziosa per lo più, ma pronta a rispondergli, ad alzar
verso di lui il suo viso buono, illuminato da un onesto sorriso.
Anche i Morini gli avevano offerto di tenerlo presso di sè; e Natalìa
che gli era cresciuta sotto gli occhi aveva insistito perch'egli
desse la preferenza a loro. -- La nostra casa è più tranquilla, -- ella
ripeteva. -- Noi non abbiamo bambini.
Ma no; indipendentemente dal torto che avrebbe fatto ai suoi nipoti,
egli non poteva accettare l'offerta. Già da tempo, e prima ancora
ch'ella si maritasse, la Natalìa lo turbava per quella sua strana
rassomiglianza con la madre, per quelle sue grazie feline, per quel
sottile alito di corruzione (l'aveva ben detto la Lidia) ch'emanava da
tutta la sua persona. Ora che la giunonica bellezza di lei sfolgorava
nella florida maturità dei trentacinqu'anni, e in lei, più seducente
ancora, più raffinata, pareva rivivere la madre morta, ora Ernesto
provava in presenza di quella donna una inquietudine, un malessere
inesplicabili. Ond'egli non le faceva visite frequenti, e cercava
di non trovarla sola; cosa che del resto gli riusciva facile, perchè
o ell'era con suo marito, un buon diavolo, innamorato fin sopra gli
occhi, o aveva alle costole qualcheduno dei tanti cicisbei, ch'ella
teneva a bada con arte sopraffina senza lasciar capire a quali
accordasse la sua preferenza, benchè non vi fosse al mondo nessuno,
da Morini in fuori, che la credesse femmina da appagarsi d'innocenti
civetterie.
Oggi, però, non c'era rimedio. Se Landi doveva assumersi l'ingrato
ufficio impostogli dalla nipote, era necessario ch'egli parlasse a
tu per tu con Natalìa; e questo non era l'ultimo motivo delle sue
riluttanze. D'altra parte Lidia insisteva tanto, si mostrava così
risoluta a fare un colpo di testa se lo zio le negava il suo aiuto,
ch'egli finì col piegare il capo.
-- Basta, basta, Lidia.... Che vuoi che ti dica? Tenterò.
-- Sia ringraziato il cielo.... Non potevo proprio persuadermi che tu
fossi diventato cattivo.
-- Ma bada che tentare non è tutt'uno con riuscire....
-- In questo caso dev'esser tutt'uno.... Per impudente, per audace
che sia la Morini, è impossibile ch'ella non senta la gravità della
situazione, e non afferri la tavola di salvezza che l'è offerta....
E non faccia troppo assegnamento sulla credulità di suo marito....
Anche ai mariti creduli e buoni può cascar la benda, e allora non si sa
mai....
-- Ella vorrà indietro la sua lettera, -- soggiunse Ernesto.
-- L'avrà la sua lettera, quando sarà arrivata laggiù.
-- E se mettesse per condizione d'averla subito?
-- Non gliela darei, -- protestò Lidia. -- Per ora ella si contenti ch'io
non ne faccia uso.... E giuro che s'ella mi si leva dai piedi non ne
faccio uso.... Ella non ha il diritto di dubitare della mia parola;
io ho quello di dubitar della sua.... Ah, non voglio mica esser
giocata....
-- Faremo fiasco, -- ripeteva lo zio, mezzo pentito di aver accondisceso.
-- No.... ti do tempo tutta la giornata.... Andrai subito?
-- Vedremo.... Bisogna ch'io scelga il momento.... Se non è sola, è
inutile.
-- Le farai dire che ti preme.
-- E se c'è Morini?
-- Quello lì fino alle cinque è in ufficio.... È un impiegato
modello.... E che marito prezioso per Natalìa!.... Ma bada a me, se vai
subito è meglio.... È quasi il tocco.... Ancora non sarà uscita, e non
avrà visite.... Se ritardi....
Lo zio sorrise. -- Permetterai ch'io finisca di vestirmi....
-- Hai ragione.... Ti lascio.... E se puoi farmi avere un biglietto di
qui a un'ora, di qui a due ore....
Landi si ribellò a questa imposizione. -- Non cambiarmi le carte in
mano.... Dianzi mi accordavi tutta la giornata, e adesso vorresti che
mi spicciassi in un paio d'ore....
-- Non voglio.... Desidero, spero.... Tu pure, se hai una buona notizia,
avrai fretta a comunicarmela.... Pranzi con noi?... Sono sola con
Valentina....
-- Grazie.... Ho un mezzo impegno....
-- Fa quel che credi.... La tua posata c'è.... A ogni modo, stasera
non vado a letto se non t'ho visto.... E hai capito!... nessun
equivoco, nessun malinteso.... -Aut aut-. Non lasciarti gingillar dalle
chiacchiere, non accettare nessun mezzo termine.... Pensa che ce ne
va della pace, dell'avvenire di una famiglia, che, in fin dei conti,
è la tua famiglia; pensa a ciò che potrebbe accadere anche a colei se
rifiutasse.... Perchè non t'illuda la calma con cui ti parlo.... Sarei
inesorabile.... Guai se noi donne oneste non ci difendiamo!
Strinse la lettera fra le dita nervose, e s'avviò con una mossa altera
del capo. Sempre compito cavaliere, Ernesto Landi le aperse l'uscio.
Dopo quindici o venti minuti che le parvero secoli, Lidia, appoggiata
al davanzale della finestra della sua camera, dietro le persiane
abbassate, udì chiudersi la porta di strada. Spinse adagio adagio le
imposte e guardò per lo spiraglio. Era suo zio, in vestito elegante
da mattina, con un fiore all'occhiello e una canna di bambù tra le
mani. Veduto per di dietro, pareva piuttosto un giovinotto in via
di conquiste che un uomo serio e maturo incaricato d'una missione
delicatissima. Lidia lo segui con lo sguardo fin ch'egli ebbe svoltato
l'angolo della strada; poi si ritrasse dalla finestra e s'abbandonò
singhiozzando sul canapè. Nella naturale reazione che succede a un
periodo d'orgasmo, nel presentimento che lo zio Ernesto non avrebbe
saputo difender la causa affidatagli, tutta la sua energia era venuta
meno ad un tratto. No, per lei non c'era più felicità, non c'era più
pace, non c'era nemmeno il piacere crudele della vendetta, perchè mai,
mai ell'avrebbe avuto il coraggio di valersi della lettera accusatrice.
Poteva ella mettere a fronte due uomini, uno dei quali era suo marito,
suo marito che, pur troppo, ell'amava? Poteva suscitare uno scandalo
che avrebbe colpito lei e la sua Valentina?... D'altra parte, nella
migliore delle ipotesi, in quella cioè che Natalìa si desse per vinta
e accettasse i patti che l'erano offerti, ella, la Lidia, non era
ugualmente una moglie tradita? Tradita, e chi sa da quanto tempo!
II.
L'immagine di Natalìa si associava nell'animo di Lidia ai primi ricordi
della sua giovinezza, quand'ella veniva a Venezia con la famiglia
nella stagione dei bagni, e sulla terrazza del Lido, insieme alla
madre, che pareva una sorella più matura, vedeva ogni giorno questa
ragazza bruna, alta, snella, dagli occhi e dalle ciglia nerissime,
dalla voce musicale e sonora, dal riso argentino, dal vestito elegante
e chiassoso, cinta sempre da uno sciame d'adoratori. La vedeva sulla
terrazza, e sulla spiaggia, e nell'acqua, nuotatrice intrepida,
offrente al bacio dell'onda il turgido petto di cui la maglia attillata
disegnava i contorni, gareggiante di velocità e di resistenza coi più
provetti, così da sembrare talvolta, tanto si spingeva lontano, un
punto perduto nello spazio. Indi la madre, inquieta, affacciandosi
alla ringhiera agitava le braccia e gridava: Natalìa! Natalìa! -Natalìa
Maggianico,- quest'era il nome che i conoscenti di Lidia pronunciavano
innanzi a lei con qualche reticenza, con qualche tentennatina di
capo, facendo intendere, con la debita discrezione, che non erano,
nè lei nè la madre, signore della buona società. Anzi i puritani
aggiungevano che ormai al Lido si trovava -di tutto-. Ah, più tardi,
fatta esperta della vita e vedendo in che cosa consisteva la -buona
società,- e che angioli di purezza e di virtù fossero gli uomini e
le donne che vi appartenevano, com'ell'aveva riso di questa frase
stupida e pretenziosa! Allora però n'era rimasta colpita, e deplorava
sinceramente che non si potesse andare al Lido senza incontrarvi le
due Maggianico. Nè al Lido soltanto, da per tutto le incontrava; per la
strada, in gondola, sui vaporetti, la domenica in chiesa San Marco, la
sera in Piazza al Florian. La madre declinava, più rapidamente forse
che non comportasse l'età, ma Natalìa era ogni anno più bella, simile
a una pianta che ogni anno estende i suoi rami e si carica di nuovi
fiori. E sempre, sempre c'era una corona di giovani intorno a lei;
e ovunque ella movesse il piede o sostasse c'era qualcheduno che si
voltava per guardarla, qualcheduno che la segnava a dito, accompagnando
il gesto con un'esclamazione ammirativa. Intorno alla Lidia non veniva
nessuno; nessuno si fermava sul suo passaggio; nessuno chiedeva al
vicino: -- Chi è?
È vero ch'ella sentiva ripeter sovente: -- A quella Maggianico tutti
fanno la corte, ma nessuno la sposa.
Magra consolazione! A lei nessuno faceva la corte, e nessuno la
sposava.... Così nel suo animo, pur buono e gentile, covava un sordo
rancore contro la bellezza sfacciata di Natalìa e contro il mondo
vigliacco che le si prostrava ai piedi. E, nondimeno, il suo fascino
Natalìa l'esercitava anche su lei, su lei non conosciuta e non curata,
ed ella ci pensava involontariamente, e involontariamente la cercava
in mezzo alla folla e tendeva l'orecchio se altri la nominava. A poco
a poco, mettendo insieme varie frasi côlte qua e là, ell'aveva saputo
che, per ora, la ragazza non era che una civetta; le colpe grosse
erano della madre, la quale aveva fatto una vitaccia da maritata e
da vedova, e continuava a portare in trionfo la sua relazione con
Ernesto Landi.... Di questo signor Landi s'era parlato spesso davanti
a Lidia deplorando che un uomo così piacente d'aspetto, così garbato
di modi, un uomo che avrebbe potuto aspirare a qualsiasi partito, si
fosse lasciato succhiare il sangue e smunger la borsa da un vampiro
come la Clara Maggianico. A tale proposito però c'era stato un giorno
un signore, lugubre come il vecchio Silva, il quale aveva soggiunto:
-- Meno male che ne avrà per poco.... La Clara Maggianico è spedita
dai medici. -- E il signore, uno di quelli che s'ingrassano a raccontar
disgrazie, s'era diffuso a descriver tre o quattro malattie incurabili
da cui la povera donna era affetta e che le avrebbero concesso al più
cinque o sei mesi di vita. Dopo questa rivelazione il malanimo di Lidia
verso la Maggianico fu temperato da un senso di pietà dolorosa. Era
sul finire della stagione; tra una settimana Lidia avrebbe lasciato
Venezia per non tornarvi che nell'estate ventura; e nell'estate
ventura ella non avrebbe più rivisto quella madre e quella figliuola
ch'erano certo leggere e corrotte, ma che andavano sempre insieme e
senza dubbio si volevano bene; avrebbe rivisto forse la sola Natalìa,
vestita di nero, ella che amava i colori sfoggiati, dimessa e contrita,
ella nelle cui pupille sfavillava la gioia, sulle cui labbra fioriva
il sorriso.... Ma prevedeva ella il lutto imminente? Conosceva la
madre il proprio destino? In Piazza, gli occhi di Lidia si fissarono
quella sera, non ostili ma tristi, sulle due donne; e le parve di
scorgere un'ombra sul volto bellissimo di Natalìa, una trepida ansietà
che si rivelava in certe contrazioni dei muscoli, in certi sguardi
furtivi;.... ma sul volto della madre ella lesse la morte.... Era così
smunta quella faccia, era così livida nella bianca luce delle lampade
ad arco voltaico; era diffusa una tale stanchezza invincibile su tutta
la persona!... La signora Clara si sforzava di parlare e di ridere,
specialmente nei momenti in cui ella sorprendeva gli occhi di Natalìa
fissi nei suoi, ma di tanto in tanto la testa le si piegava sul petto,
come se il sonno fosse per coglierla....
Anche il giorno appresso Lidia vide le Maggianico. Le incontrò in
Merceria dell'Orologio, la signora Clara trascinantesi a stento
appoggiata al braccio di Natalìa. Fu l'ultima volta. Ella partì di
lì a poco per la sua Verona, e non seppe nulla delle due donne fino
all'inverno successivo, quando una mattina, nello sfogliar la -Gazzetta
di Venezia- a cui suo padre era abbonato, vi lesse queste righe:
“-Cronaca rosa-. Il nostro amico, dottor Vittorio Morini, aggiunto
giudiziario, si è promesso sposo a una delle più belle e più eleganti
signorine della nostra città, molto ammirata dai frequentatori del
nostro Lido, la signorina Natalìa Maggianico. Congratulazioni ed
auguri.„ Era una notizia ben diversa da quella che Lidia s'aspettava
di trovare nella rubrica dello stato civile. Ahi, l'altro annunzio,
l'annunzio funebre non si fece attendere un pezzo, e due settimane
dopo, aprendo lo stesso giornale, le caddero sott'occhio, nella lista
dei morti, queste parole asciutte asciutte: “Clara Maggianico, d'anni
49, vedova, civile.„ Funerali e nozze! Anche nella sua sventura era
una privilegiata della fortuna la Natalìa Maggianico, se, proprio
nell'ore in cui la sua famiglia si sfasciava, una nuova famiglia le
apriva le braccia, se il lutto della figliuola era temperato dalle
gioie della fidanzata!... Indi Lidia sentiva raccendersi nell'animo
l'avversione contro la splendida ragazza; e tanto più s'inaspriva
verso di lei quanto più era disposta all'indulgenza verso la signora
Clara che aveva ormai espiati i suoi falli, che forse s'era purificata
nell'amor materno, che certo durante gli strazi degli ultimi mesi
non aveva pensato ad altro che ad assicurar l'avvenire di Natalìa,
che aveva certo lei stessa, al suo letto di morte, combinato il
matrimonio. Ma la felicità di Natalìa irritava Lidia, la offendeva
come un'ingiustizia, come una smentita a quella legge dei meriti e dei
compensi che suo padre, essenzialmente ottimista, aveva l'abitudine di
predicarle, condensando le sue teorie in pochi aforismi: -- -Semina il
bene e raccoglierai il bene.- -- -Via recta, via certa.- -- -Chi fa il
proprio dovere non ha mai a pentirsene.- -- Massime sacrosante.... Ciò
nondimeno, ella che, a quanto assicuravano, possedeva tutte le virtù
teologali, rischiava di marcire in casa, mentre quella fraschetta della
Maggianico aveva già trovato il suo bravo marito.
Senonchè, quell'anno stesso, in primavera, la Lidia fu fidanzata
con l'avvocato Carlo Fìdoli di Venezia; ch'era venuto alle Assise
veronesi, quale difensore in un processo lungo e clamoroso, e aveva
una lettera d'introduzione per la famiglia Polidossi. S'invaghì egli
realmente della ragazza, o pensò soltanto a conchiudere un buon affare?
Fatto si è ch'egli chiese la mano di Lidia e che la sua offerta fu
gradita. Aveva trentacinqu'anni, e godeva già la riputazione d'uno
fra i migliori avvocati del foro veneto, specie nelle cause penali;
buon parlatore, d'aspetto simpatico, non sprovvisto di mezzi di
fortuna, poteva aspirare benissimo alle centocinquantamila lire
che la Polidossi portava a titolo di dote. Lidia gli si affezionò
sinceramente, profondamente, come ogni giovine casalinga, non avvezza
alle galanterie, s'affeziona al primo uomo che dica d'amarla; e quando
ella tornò nell'estate a Venezia, oltre che pei bagni, per visitare
i parenti del futuro marito e veder la casa che doveva esser la sua,
il nuovo sentimento l'aveva trasfigurata. -- Non par più quella la
Lidia Polidossi, -- ella sentiva susurrare intorno a sè. -- Quest'anno
è proprio carina. -- Fu allora ch'ella conobbe Ernesto Landi, lo
zio materno di Carlo, un bell'uomo tra i quaranta e i cinquanta,
accurato nel vestire, disinvolto nei modi, superficiale di cultura e
d'ingegno, ma di conversazione piacevole, come di chi ha visto cose
e persone diverse e dai facili successi del mondo acquistò una tal
quale sicurezza di sè. Egli entrò subito nelle buone grazie della
nuova nipote, fors'anco per quella curiosità mista di simpatia che
i libertini non affatto volgari destano alle donne di più illibati
costumi. Nè la relazione con la Clara Maggianico, relazione che solo
la morte aveva troncata, gli nuoceva ormai agli occhi di Lidia. Le
pareva cavalleresca quella fedeltà serbata all'amante, trovava bella
e generosa la condotta di lui verso Natalìa, della quale Ernesto Landi
rendeva possibile il matrimonio con un dono di trentamila lire ch'egli
si obbligava di farle il giorno delle nozze. In casa Fìdoli questa
liberalità era approvata a bocca stretta, ma Landi era, in complesso,
ben voluto da tutti, e la madre di Carlo aveva per lui la tenerezza
piena d'indulgenza delle sorelle maggiori verso i fratelli scapestrati.
-- Sicuro, Ernesto ha le sue debolezze, -- ella diceva tentennando la
testa, -- ma è sempre stato un gran mago. -- Il marito le faceva eco. --
Un gran mago. -- Il più riservato ne' suoi giudizi era Carlo; forse i
due uomini avevano indole troppo diversa per andar d'accordo.
In quell'estate Lidia ebbe rare occasioni d'imbattersi nella Natalìa
Maggianico, ch'era in lutto e non andava la sera al Caffè, e non andava
di giorno al Lido nelle ore del maggior concorso. La incontrò qualche
volta per la strada, con una signora attempata, una zia, e con un
giovine di mezzana statura, dai baffetti castani, che le dissero essere
il fidanzato. Il vestito nero la dimagrava; dava maggior risalto ai
suoi occhi bruni, alla sua carnagione bianca, mostrava sotto un nuovo
aspetto la sua bellezza superba. Ma Lidia Polidossi era felice; nel suo
animo gentile non c'era più posto nè per l'invidia, nè pel livore, ed
ella manifestò ripetutamente al suo fidanzato la sua ammirazione per
le doti fisiche di Natalìa. Egli sorrideva: -- È tal quale sua madre
quand'era giovine.... Se sarà tal quale anche pel resto, il povero
Morini dovrà recitare il -confiteor-.
-- O perchè non potrebb'essere una buona moglie?
Carlo Fìdoli si stringeva nelle spalle. -- Tutto può essere a questo
mondo.
I due matrimoni furono celebrati in fin d'autunno a brevissimo
intervallo l'uno dall'altro. Allorchè però, dopo il viaggio di
nozze, Lidia venne a stabilirsi a Venezia, i Morini non c'erano più.
L'aggiunto giudiziario era stato nominato Pretore in un piccolo
paesetto del Veneto. Natalìa faceva di tanto in tanto una corsa a
Venezia, e le sue conoscenti dicevano ch'ella metteva in moto cielo e
terra per ottenere un trasloco. Fosse merito suo, o fosse un fortunato
concorso di circostanze, certo si è che il trasloco venne accordato
di lì a non molto tempo, appunto a Venezia, e fu allora che Ernesto
Landi desiderò presentare la coppia Morini alla sorella, al cognato,
ai nipoti. Che motivo ci poteva essere di rifiutare? Nondimeno in
casa arricciarono il naso alla proposta, e Carlo parve più renitente
degli altri. -- Che ghiribizzo è saltato allo zio Ernesto?... Que' suoi
protetti non avevano nessun bisogno di conoscerci e noi non avevamo
nessun bisogno di conoscer loro. -- Fu proprio Lidia a dare il tracollo
alla bilancia. -- E perchè vorresti risponder di no? La Clara Maggianico
è morta già da tre anni; Natalìa è sposata ad un galantuomo che ha una
posizione onorevole, e quando avranno detto di lei ch'è un po' civetta
avranno detto tutto.... C'è di peggio? -- No, in coscienza, pel momento
non si poteva dire di più. -- Ebbene, -- ripigliò di trionfo la Lidia, --
se vogliamo aiutarla a restare una donna onesta, non principiamo noi a
metterla al bando!... Già non occorre mica far lega insieme.
Accolta in casa Fìdoli, Natalìa Morini aveva subito mostrato una
grandissima propensione per Lidia, le aveva ripetuto il gran bene che
lo zio diceva di lei, aveva voluto a ogni costo che si dessero del tu.
Ma il -tu- non basta a creare l'intimità, e intimità schietta fra le
due donne non ce ne poteva essere e non ce ne fu, nemmeno nei primi
tempi quando sul conto di Natalìa si mormorava solo a bassa voce. --
Sei troppo bella, -- diceva celiando la Lidia alla Morini se questa
le proponeva di prender palco insieme a teatro, o di andare insieme a
una festa, a una conferenza, a un concerto; -- sei troppo bella, e mi
faresti far troppo cattiva figura. -- In fondo non era che una scusa; il
vero si è ch'erano agli antipodi di gusti e d'idee; la Natalìa avida di
piaceri e di lusinghe, sempre abbigliata all'ultima moda, insofferente
della solitudine, arguta e vivace bensì, ma d'uno spirito alquanto
volgare che, per dar la propria misura, aveva bisogno dell'eccitamento
dei crocchi romorosi; la Lidia schiva d'ogni apparenza, semplice e
quasi dimessa nel vestito, facile a intimidirsi, ad ammutolirsi in
mezzo alla gente, amante della sua quiete, della sua casa, dei libri
pochi e buoni che le tenevano compagnia nel suo salottino. Intanto
era nata Valentina, ed ella era stata assorbita dalle cure dolci e
minuziose della maternità. Natalìa la tacciava di esagerazione. -- Non
ti s'incontra più in nessun posto. Anch'io amerei i miei figliuoli,
se ne avessi, sfido io.... Ma non per questo farei divorzio da' miei
simili.
Un duplice e gravissimo lutto che colpì Lidia quando la bimba non
aveva che un anno, la morte dei suoceri a poche settimane d'intervallo,
contribuì a suggellar questo divorzio dal mondo che la Natalìa Morini
le rimproverava. Allora appunto Lidia insistette perchè lo zio Ernesto
venisse ad abitare con loro nella casa diventata ormai troppo grande
per una famiglia di tre sole persone, e Landi, impressionabile per
sua natura e turbatissimo dalla morte della sorella e del cognato,
accettò l'offerta come un avviamento a una vita più tranquilla, più
consentanea all'incalzar dell'età. In quell'occasione Lidia ebbe una
visita da Natalìa che le disse: -- Anche a noi era parso che tuo zio
Ernesto non dovesse più viver solo e avevamo messo un paio di stanze a
sua disposizione; ma egli ha preferito venir da voi altri. Siete suoi
parenti prossimi, avete un appartamento migliore del nostro; non ci
rimane che chinar la testa.
C'era un fondo di acrimonia nelle parole di Natalìa, e infatti pei
Morini sarebbe stato un terno al lotto il poter alleggerirsi d'una
parte della pigione. Già da tempo si buccinava ch'essi spendessero
oltre ai loro mezzi e che Madama fosse indebitata con la sarta e con la
modista.
-- Qualcheduno pagherà, -- diceva la gente. I più benevoli affermavano
che di tratto in tratto lo sbilancio fosse colmato da Landi, in omaggio
alla memoria della signora Clara. Evidentemente Natalìa scemava in
riputazione ogni giorno, e il marito era un fenomeno di tolleranza
e di cecità. Non era nè uno sciocco nè un farabutto; era ipnotizzato
dalla moglie; credeva tutto quello ch'ella voleva fargli credere, e si
sarebbe gettato nel fuoco per compiacerla.
L'avvocato Fìdoli (adesso Lidia pensava che fosse stata una finzione)
aveva sempre ostentato di tener in poco conto la coppia Morini. -- Lui,
come giudice, è passabile, ma fuori del suo tribunale è un cretino; lei
aspira a coglier gli allori materni. È meglio andar via via allentando
la relazione.
-- Per quello che ci si vede ormai con Natalìa, -- rispondeva Lidia.
E in vero si vedevano pochissimo, diradando, per mutuo e tacito
accordo, le loro visite, salutandosi fuggevolmente quando
s'incontravano per la strada. Però una mattina che Lidia era con la
figliuola, Natalìa la fermò per ammirare e baciare la bimba, invidiando
l'amica che possedeva un tesoro simile. E soggiunse: -- Portamela,
portamela.... Fino alle due mi trovi sola.... Usciremo in quel mio
simulacro di giardino.... Sai, abbiamo un pezzetto di terra con
due alberi e pochi fiori.... Vieni, vieni.... Dio mio, come ti fai
preziosa!... Par che non ti degni, tu moglie d'un luminare del fòro, di
venire in casa d'un povero -travet-.
Lidia si consultò con Carlo che le disse: -- Per una volta tanto, non
sarà una disgrazia.
Natalìa fu amabilissima e si conquistò subito il cuore di Valentina,
facendola correre pel piccolo giardino, mostrandole un nido di rondini,
regalandola di frutta e di dolci.
-- Quando torneremo dalla bella signora? -- chiedeva ogni momento
Valentina alla madre.
Ella trovò mille pretesti per non tornare; se ne sentivan dir tante
di quella Natalìa ch'era proprio meglio starne lontano. Lo stesso
zio Ernesto la difendeva debolmente: -- Benedetta figliuola!... Ha
buonissime qualità, ma è troppo leggera.
Perciò Lidia fu alquanto maravigliata che, nell'inverno successivo,
Carlo volesse invitare i Morini a una serata musicale ch'egli dava in
onore di due suoi clienti francesi, di passaggio per Venezia.
-- Noi non andiamo alle serate dei Morini, -- osservò Lidia. -- Perchè
devono venir essi alle nostre?
-- Noi non andiamo da loro, ma essi c'invitano, -- ribattè pronto
l'avvocato. -- Dobbiamo invitarli anche noi.... Forse non verranno.
-- Verranno, verranno.
-- Poco male, tanto più ch'essi conoscono già i miei forestieri.... E
poi si tratta d'una cosa eccezionale. Noi non abbiamo l'abitudine di
ricever la sera.
Conformemente alle previsioni di Lidia, i Morini accettarono l'invito
e Natalìa fu la regina della festa. Bisognava vederli quegli uomini
come la divoravano con gli occhi, come pendevano dalle sue labbra! E i
vecchi non si sdilinquivano meno dei giovani. Perfino il Procuratore
Generale, un magistrato grave, solenne, con tanto di pancia, perfin
lui le faceva la ruota attorno e non badava nè alla padrona di casa,
nè all'altre signore, nè ai due o tre -virtuosi- che si alternavano
al pianoforte. In quanto ai Parigini, essi non trovavano parole per
esprimere la loro ammirazione. Anche il francese scorretto della Morini
acquistava per essi un garbo speciale su quella bella bocca ridente.
Carlo Fìdoli era il più guardingo; nondimeno parve una volta alla
Lidia ch'egli e Natalìa si sorridessero furtivamente, ed ella n'ebbe
una stretta al cuore. Non poteva ella certo lottar contro Natalìa se a
colei veniva in mente di rubarle il marito. Ell'era una buona moglie,
una buona madre, una buona massaia; sapeva di non esser ripulsiva
d'aspetto, di non mancare d'ingegno e di cultura. Ma o che bastan forse
questi pregi a una donna? È vero, ell'aveva sempre creduto che Carlo
fosse così assorto nelle sue cause, ne' suoi processi penali da non
aver tempo da perdere in galanterie; ma se si fosse ingannata? Se fosse
stato anch'egli su per giù come gli altri?
Pur ella non osò discorrergli del delicato argomento nè quella sera, nè
poi. Lo sapeva poco tollerante delle osservazioni, temeva un rabbuffo,
temeva di far peggio. Ora, ora si pentiva di non aver parlato prima,
quando forse il male non era irreparabile.... E intanto ella pensava
con sgomento alla spiegazione che avrebbe avuto con Carlo al suo
ritorno da Roma, pensava alla lettera che avrebbe dovuto scrivergli
domani o dopo domani, non foss'altro che per dargli notizie di
Valentina. Ed egli pure le avrebbe scritto; le scriveva sempre quando
le sue assenze si protraevano qualche giorno, le scriveva nella sua
calligrafia nitida, uguale, da uomo d'affari che bada al positivo,
e anche di lontano s'occupa della casa, dei figliuoli, dello studio.
Aspettate con viva impazienza, quelle lettere lasciavano sempre delusa
la Lidia che avrebbe voluto trovarvi un po' più di calore, un po'
più d'entusiasmo.... Ah, il calore, l'entusiasmo, egli li avrebbe
messi nell'epistole che dirigeva a Natalìa!... E forse in questo
momento, fatto accorto del biglietto dimenticato, o dal treno, o
dal -restaurant- di Bologna egli le mandava una riga in fretta per
comunicarle le sue inquietudini, per rinnovarle le sue proteste.
Di nuovo la Lidia cavò di tasca il foglio rivelatore, di nuovo lo
scorse con occhi molli di lacrime. -Passeremo ancora insieme molte di
quelle ore deliziose nel nostro nido.... Ti rammenti, amore?- Queste
frasi la ferivano come stilettate. A lei Carlo diceva: -- Ogni cosa,
ha la sua stagione.... L'amore è pei giovani.... è per le coppie
novelle. Due sposi come noi devono appagarsi di un'affezione calma,
tranquilla, non soggetta alle tempeste. -- Ipocrita! Con Natalìa
egli s'era dimenticato di non esser più giovine. Con Natalìa egli le
cercava le tempeste. Ah, in verità, ora dipendeva da lei, da Lidia,
che fossero tempeste ond'egli avesse a ricordarsi per un bel pezzo....
Ma che ingiustizie!... Una donna fa sempre il suo dovere, tutto il
suo dovere: dà tutta sè stessa ad un uomo, non per un'ora, non per un
giorno ma per la vita intera; e quell'uomo la tradisce per una femmina
svergognata che non ha onore, che non ha pudore, che non ha nessuna
delle qualità continuamente magnificate dal mondo burlone, che mancherà
di fede all'amante di oggi come ha mancato di fede a quello di jeri,
come ha mancato di fede al marito.... E la gente che indovina o che sa
si contenta di ridere e non bolla col ferro rovente gl'iniqui! Ci son
dunque due morali a questo mondo? Una che s'insegna, l'altra che si
pratica?
Il pensiero di Lidia volò a Valentina, così candida, così ingenua, alla
piccola Valentina che sarebbe anch'ella travolta in questa gora di
menzogna e di fango.... Assalita da un desiderio veemente, imperioso
di rivederla, di averla accanto a sè in quegl'istanti angosciosi,
ella sonò per la cameriera. -- Che nessuno vada oggi a prender la
Valentina.... Andrò io.
III.
Vi andò prima che la scuola finisse e fece chiamar la figliuola. Gliela
portò la direttrice in persona, piena di deferenza verso i Fìdoli la
cui clientela giovava al suo Istituto, la pregò di accomodarsi, le
offerse insistentemente un caffè, una bibita in ghiaccio. Aveva sempre
qualche cosa di prelibato per le visitatrici di maggior conto; alle
altre offriva un bicchier d'acqua fresca. Ma Lidia non volle sedere,
non volle accettar nulla; sarebbe venuta un giorno con più agio; oggi
aveva i minuti contati.
Quando fu sola con Valentina, la baciò e ribaciò sulle gote, sulla
bocca, sugli occhi. -- Cara, cara, cara.
Valentina, una fanciulla intelligente, di sette anni compiuti, la
guardava attonita. -- Mamma, cos'hai?
-- Io?... Nulla.
-- Hai pianto?
Lidia arrossì. -- Che idee!... Perchè avrei dovuto piangere?
-- Non so.
La bimba stette un momento soprappensiero; poi chiese: -- Il babbo è
partito?
-- Sì.... È partito, -- disse Lidia.
O che Valentina credeva ch'ell'avesse pianto per questo?
-- Ho promesso di scrivergli, -- annunziò con gravità la bimba. --
Stasera....
-- No stasera, -- interruppe la madre. -- L'hai salutato questa mattina.
-- Domani sera allora.
-- Domani sera, -- ripetè Lidia macchinalmente. Le parole le bruciavano
le labbra. E mutò discorso. -- Vuoi che andiamo ai Giardini?
Aveva necessità di respirar l'aria libera, di non chiudersi così presto
in casa coi pensieri affannosi che la travagliavano. Già prima di sera
lo zio Landi non sarebbe venuto a riferirle l'esito dei suoi negoziati
con la Morini. E in ogni modo, fin che Valentina era alzata, non si
poteva discorrere con libertà.
Alla proposta della mamma, Valentina rispose subito di sì. Ma di lì a
un momento soggiunse: -- Non ho il cerchio.
-- Non importa.
La fanciulla fece una smorfia disgustata. -- Oh.... senza il cerchio!...
-- Ebbene, -- riprese la madre ansiosa di contentarla, -- in Merceria
prenderemo un cerchio nuovo.
Valentina battè palma a palma. -- Sì, sì, mamma.... E più grande di
quello che ho.
-- Più grande.
-- Grande come quello della Bertocci.
-- Ma io non lo conosco.
-- Guarda.... È alto così, -- disse Valentina. E si portò la mano a
livello della spalla.
-- Troppo alto, -- notò Lidia.
-- Se tu vedessi come corre bene!
-- Insomma lo sceglierai tu.
Fecero l'importante acquisto nell'antica bottega del Ponte dei
Baretteri che fornì di balocchi tante generazioni di bimbi, e Valentina
si portò in trionfo il suo cerchio ch'ell'aveva l'illusione di credere
ancora più grande di quello della Bertocci, benchè in realtà fosse più
piccolo.
-- E ora, -- disse Lidia, -- si passa sotto le Procuratìe e si va a
prendere il vaporino.
-- Se si traversava la Piazza, provavo il cerchio.
-- No, c'è troppo sole.
Valentina non replicò; la sua attenzione era ormai rivolta a tutt'altro.
-- Mamma, mamma, -- ella disse trattenendo la Lidia per la falda del
vestito, -- sai chi c'è in quella bottega?
Era una bottega di gioielliere, appunto sotto le Procuratìe Vecchie,
presso il Caffè Quadri.
-- Chi? -- ripetè la madre côlta da un incomprensibile sgomento. E con un
moto istintivo afferrò il braccio di Valentina.
La fanciulla tentò svincolarsi. -- Lasciami, lasciami. È il nonno con la
bella signora.... Li saluto.
Ma la mano di Lidia chiuse come in una morsa d'acciaio il braccio della
figliuola, e bruscamente la trascinò fuori delle Procuratìe, in mezzo
alla Piazza.
-- No, non devi salutar nessuno, -- intimò Lidia con voce dura, imperiosa.
Anch'ella li aveva visti, dietro la vetrina del gioielliere, lo zio
Ernesto e la Natalìa Morini, li aveva visti curvi sul banco, intenti a
esaminare i gingilli che il negoziante sciorinava sotto i loro occhi,
li aveva visti e aveva sentito rimescolarsi il sangue nelle vene.
Come? Nel giorno stesso in cui la sua ignobile tresca era scoperta,
in cui pendeva sul suo capo l'onta d'una rivelazione, quella donna
impudente osava mostrarsi in Piazza San Marco, da un gioielliere, ed
Ernesto Landi, il parente a cui Lidia aveva affidato la propria causa,
Ernesto Landi osava condurvela, osava offrirle forse un braccialetto,
un anello, un fermaglio, un monile? Così egli prendeva le parti della
nipote offesa, tradita!... O che femmina era mai quella? Che strana
potenza si sprigionava da lei perchè gli uomini tutti, anche i vecchi,
immemori della loro dignità, dovessero caderle ai piedi?
Intanto Valentina che, a quei modi insoliti della madre, era rimasta
senza fiato e senza parola, passato il primo momento di stupore, si
mise a piangere.
-- Mamma cattiva! -- ella singhiozzò toccandosi il braccio dolente della
stretta brutale.
Lidia si chinò a baciarla. -- T'ho fatto male, caro tesoro?... Non
è niente.... Perdona.... È che non volevo.... Tu non puoi capire
adesso.... Cammina, cammina, andiamo al vaporetto.
Aveva ripreso per mano la figliuola, e procedeva innanzi spedita,
guardandosi attorno inquieta come se un gran pericolo la minacciasse.
Impacciata dal cerchio che si tirava dietro, Valentina la seguiva a
fatica, piagnucolando.
-- Dàllo a me il cerchio, -- ordinò la madre.
La voce di lei s'era fatta dura, imperiosa un'altra volta.
La bimba ubbidì, ma continuava a lamentarsi sommessamente.
Traversarono in un lampo la Piazza, uscirono dall'angolo delle
Procuratìe Nuove, svoltarono per la -Calle- Vallaresso. Il vaporino,
diretto ai Giardini, approdava al -pontile- in capo alla -calle-.
-- Lesta, lesta, -- disse Lidia.
Arrivarono trafelate quando il battello era lì lì per partire. Allora
Lidia prese Valentina sulle ginocchia, le rasciugò con la pezzuola gli
occhi lacrimosi, le rasciugò le tempie, le guancie molli di sudore, le
ravviò i capelli scompigliati e il fisciù di traverso, la coperse di
carezze.
A poco a poco Valentina si rinfrancava, sorrideva in mezzo alle
lacrime. E fattasi ardita chiese: -- Perchè non mi hai permesso di
salutare il nonno?
Lidia si rannuvolò, mise la mano sulla bocca della figliuola. -- Non
tornar da capo.
-- Perchè? -- ripigliò la fanciulla con l'ostinazione propria della sua
età.
-- Il nonno non era solo, -- rispose brevemente la madre.
-- Era con la bella signora.
-- Appunto, -- ribattè Lidia decisa a finirla. -- Una volta per sempre....
Non voglio che tu saluti la signora Natalìa.
-- Perchè? -- tornò a domandare la Valentina.
-- Insomma ho le mie ragioni, e basta.... I bimbi non devono saper
tutto, -- replicò Lidia in modo da troncare le discussioni.
La fisonomia della Lidia, su cui la corsa affannosa di poco prima aveva
diffuso un'animazione artificiale, s'era irrigidita in un'espressione
di profonda tristezza. E anche il visetto di Valentina si allungò di
nuovo; ne' suoi occhi limpidi passò l'ombra delle cose ignorate ed
incomprensibili, onde viene all'infanzia come un vago presentimento dei
dolori futuri.
I Giardini in quell'ora erano spopolati; pure s'aggiravano qua e là
altre mamme con altri fanciulli; altre sedevano al rezzo delle piante
che il Maggio rivestiva di fiori. Lidia sedette su una panca di pietra
sotto uno dei tigli del viale di mezzo, mentre Valentina faceva correre
il cerchio per lo stradone.
La madre l'animava col gesto. -- Corri, corri.
Povera piccina! Chi sa quel che le frullava nel capo, chi sa che
effetto le avevano prodotto gli umori bisbetici della sua mamma!
Lidia era stata aspra con lei; ma come si fa? Poteva ella concederle
di avvicinarsi a Natalìa? O poteva parlarle di quella femmina in
modo diverso? No, no, checchè accadesse, fra la Morini e Valentina
nulla vi doveva esser di comune, mai più. Lidia non si pentiva dunque
del linguaggio tenuto con la figliuola; si pentiva piuttosto d'aver
precipitato il suo giudizio sullo zio Ernesto. Certo era enorme
che in quel giorno Natalìa osasse andar da un gioielliere, ed era
singolare che Landi ve l'accompagnasse; ma perchè non aspettare le sue
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