I Moncalvo Enrico Castelnuovo I MONCALVO ROMANZO DI Enrico Castelnuovo MILANO FRATELLI TREVES, EDITORI 1913 Terza edizione. PROPRIETÀ LETTERARIA -I diritti di riproduzione e di traduzione sono riservati per tutti i paesi, compresi la Svezia, la Norvegia e l'Olanda.- Copyright by Fratelli Treves, 1908. Tip. Fratelli Treves. A DONNA VITTORIA AGANOOR POMPILJ. -In questo libro povero d'arte ma ricco di sincerità ho cercato di ritrar qualche strano fenomeno della nostra vita contemporanea. E poichè il libro a Lei non dispiacque oso pregarla di accettarne la dedica, ben lieto che mi si offra l'opportunità di ravvicinar per un istante al mio nome il suo nome illustre e di affermar pubblicamente il conto in cui tengo il suo ingegno, il suo animo, la sua preziosa amicizia.- Venezia, gennaio 1908. ENRICO CASTELNUOVO. I MONCALVO I. A Villa Borghese. Arrivato a Roma la sera innanzi dopo un lungo soggiorno all'estero, Giorgio Moncalvo aveva voluto recarsi la mattina presto a Villa Borghese, ove lo chiamavano molti ricordi della sua adolescenza. Egli tornava da una grande metropoli, ricca di tutti gli agi della vita, di tutte le raffinatezze del gusto, di tutti gli strumenti del sapere, superba di recenti trofei, orgogliosa della sua civiltà prepotente e dominatrice; tornava da Berlino che a lui, spirito scientifico e indagatore, aveva offerto larghi mezzi di studio quali non può ancora offrire l'Italia. Eppure quest'Italia, non ricca, non vittoriosa, verso cui egli aveva rivolto i suoi passi con l'aria umiliata di figlio che quasi si vergogna della madre, quest'Italia lo aveva riavvinto a sè fin dal momento che, sboccando dalle gallerie del Gottardo, egli si era affacciato ai piani e ai laghi di Lombardia. E di mano in mano ch'egli procedeva nel suo viaggio lungo le coste del Mar Ligure e del Tirreno, egli aveva sentito crescere in lui e farsi sempre più caldo, più intenso l'amor della patria. Com'era bella la sua Italia in quello scorcio d'ottobre! Là al Nord, dond'egli scendeva, erano ormai i segni precursori dell'inverno; già nei parchi lisciati e pettinati cadevano dai rami le foglie rapite in giro dal vento; già ogni cosa intristiva nel cielo bigio, umido e freddo; qui l'aspetto della natura accennava appena a una voluttuosa stanchezza e l'estate pareva tuttavia indugiarsi e sorridere attraverso il tepore dell'aria e la luce del sole. Quest'impressione provava Giorgio Moncalvo percorrendo nell'ora mattutina i larghi viali di Villa Borghese, e fermandosi di tratto in tratto a guardar le praterie smaltate di fiori ove i cavalli pascolavano liberi, e le grandi masse degli alberi che intrecciavano, senza confonderle, le gradazioni infinite dei loro verdi; dal verde cupo del pino, al verde opaco della quercia, al verde tenero della robinia. Pressocchè deserta quand'egli v'era entrato, la Villa andava a poco a poco animandosi.... Qualche carrozza di forestieri ai quali il cocchiere faceva da cicerone; qualche coppia romantica; qualche ciclista solitario; qualche governante coi bimbi; qualche ordinanza a cavallo; qualche gruppo di preti.... Passò una compagnia di soldati; passò, col ronzio d'un enorme moscone, un'automobile polverosa, lasciando dietro di sè un forte odor di benzina; passò, proprio dinanzi a Moncalvo, un allegro manipolo di studenti. Egli pensava: «Anch'io.... un tempo!» Dov'era andato quel tempo? Dov'erano andate (e pur egli era giovine sempre) l'elasticità della sua fibra, la sua voglia di saltare, di ridere, di far del chiasso? Dov'erano andati gli amici, i compagni coi quali, ai primi rintocchi della campana che annunziava la fine sospirata delle lezioni, egli volava a Villa Borghese a ruzzare sull'erba, a giocare alla palla, a esercitarsi sulla bicicletta? E dov'era la sua mamma che, avvezza a vivere in una tranquilla città del Veneto, varcava a malincuore l'ingresso della Villa magnifica e rumorosa e diceva, tentennando la testa: «Sì, sì; sarà un bel posto, ma troppa gente, troppe vetture, troppo frastuono.... Non mi ci abituerò mai»? Giorgio Moncalvo rammentava che i giocondi ritrovi di Villa Borghese erano stati interrotti in seguito alla malattia e alla morte della povera donna. Povera, povera mamma! Buona, intelligente, ma nata col segreto dell'infelicità! Fin che suo marito era stato un professorino d'istituto tecnico a duemila cinquecento lire l'anno ella lo aveva assordato con le sue lamentazioni esaltando, per umiliarlo, il fratello Gabriele che non perdeva le notti sui libri, ma, slanciandosi arditamente negli affari, accumulava una grossa fortuna e faceva nuotar la famiglia nell'abbondanza. -- Almeno tu ci procurassi qualche soddisfazione d'amor proprio! -- ella sospirava. -- Ma sì!... Con tutto il tuo ingegno resterai a marcire in una scuoletta di provincia.... Ed ecco che, di punto in bianco, Giacomo Moncalvo era divenuto un uomo celebre; aveva, coi suoi lavori di geometria superiore, vinto il premio reale dei Lincei per le matematiche, aveva ottenuto per concorso una cattedra all'Università di Roma. -- Sei contenta? -- egli aveva chiesto alla moglie. Ell'aveva risposto di sì, e forse sulle prime era stata contenta, ma fu una contentezza che durò poco. Sopraggiunsero i fastidi del trasporto, le difficoltà dell'alloggio e quelle anche maggiori di regolar l'azienda domestica in una città ove tutto costava infinitamente più caro. Indi nuove e interminabili querimonie. -- Qui si spende il doppio, il triplo.... Valeva proprio la pena di cambiar stato e domicilio per ridursi a dover guardare al centesimo! E poi che confusione, che babilonia! È un miracolo se non si va sotto una carrozza od un tram.... Ah, la mia pace, la mia pace! La sua pace ella l'aveva trovata, di lì a non molto.... in cimitero, dopo una malattia breve e un'agonia dolce, che le aveva permesso di accommiatarsi affettuosamente dal marito e dal figlio e di chieder loro perdono se, amandoli tanto, li aveva tormentati con le ineguaglianze del suo carattere cruccioso ed inquieto. Rivolgendosi a Giorgio in particolare, ell'aveva soggiunto: -- Ah, se la zia Clara potesse venire a star qualche mese con te! In fatti, al solo annunzio della disgrazia, la zia Clara era venuta spontaneamente nientemeno che dal Cairo ove abitava già da parecchi anni con l'altro fratello, Gabriele, quello che aveva il bernoccolo degli affari. Era venuta ed era rimasta circa nove mesi, riordinando la casa, facendo sentire a Giacomo e a Giorgio tutto il pregio d'una buona massaia. -- Perchè non rimani sempre con noi? -- le aveva chiesto il professore. -- Non posso.... Tutti di laggiù mi vogliono. -- Che bisogno hanno di te? -- Forse più di voi altri. E quelli di laggiù, come la zia Clara chiamava suo fratello Gabriele, la cognata Rachele e la nipote Mariannina, se la portarono via nel novembre dopo aver passato anch'essi alcune settimane a Roma, di ritorno dal viaggio che facevano ogni estate nel nord dell'Europa. Questi parenti milionari che alloggiavano all'-Hôtel del Quirinale-, e sfoggiavano un lusso da principi, e tenevano carrozza e cavalli, e si facevano servire i pasti a parte con gran profusione di Bordeaux e di Sciampagna, avevano allora colpito la fantasia del giovine studente, trattato da loro con cordialità rumorosa, commensale festeggiato alla loro tavola, guida desiderata nelle loro visite ai monumenti di Roma. Egli era per lo più con le donne; chè lo zio Gabriele, piombato in Italia durante un periodo d'elezioni generali, aveva avuto la malinconia di sollecitare una candidatura in un collegio del Lazio e si recava spesso tra i suoi presunti elettori a sbalordirli con le sue promesse e con i suoi quattrini. Le signore disapprovavano questo capriccio costoso. -- Era meglio comperare quel -yacht- che ci avevano offerto, -- diceva la figliuola, ch'era una vispa ragazza di dodici anni. E la moglie, bellezza un po' matura dal tipo spiccatamente orientale, guardandosi le mani bianche e giojellate, si lagnava dell'insolita tirchieria del marito che non aveva voluto regalarle un anello di brillanti esposto da Marchesini sul Corso, con la misera scusa ch'ella ne aveva già troppi. -- Se lo zio riuscisse, -- chiese Giorgio una sera, -- verrebbero a stabilirsi in Italia? -- Presto o tardi, -- rispose la zia Rachele, -- lasceremo certo l'Egitto.... Ma non c'è furia.... Gabrio intanto, -- ella chiamava spesso il consorte con questo diminutivo -- Gabrio potrà andar su e giù.... È un viaggio così breve!... Del resto, non occorse pensarvi, poichè Gabriele Moncalvo fu sonoramente battuto dal suo competitore, ch'era appoggiato dai clericali ed ebbe buon gioco contro un candidato forestiero, ebreo e -socialistoide-. Benchè la sconfitta gli fosse amara, Moncalvo finse di non darsene per inteso, e si limitò a deplorare che l'Italia fosse sempre sotto il dominio dei preti, nemici d'ogni progresso. In quanto a lui, doveva esser riconoscente agli elettori che non gli avevano dato il voto e gli permettevano così di non distrarsi dal suo lavoro proficuo. E giacch'era libero da preoccupazioni politiche e s'avvicinava il momento della partenza per l'Egitto, egli voleva dedicare alle bellezze di Roma l'ultime due settimane del suo soggiorno in Italia. In queste peregrinazioni, Giorgio, fresco degli studi classici, era stato un'ottima guida allo zio, il quale, con meraviglia del nipote, aveva mostrato più gusto artistico e più cultura archeologica di quella che non potesse aspettarsi da un uomo d'affari. Lo zio, alla sua volta, ammirando l'intelligenza pronta del giovinetto, aveva un istante accarezzato l'idea di associarlo alla sua azienda. -- Vuoi far la tua fortuna? Giorgio rammentava questa domanda che lo zio gli aveva rivolta a bruciapelo, appunto a Villa Borghese, nell'atto di montare nella carrozza che li aspettava all'uscita del Museo. -- Se vuoi far la tua fortuna -- erano state le precise parole dettegli da Gabriele Moncalvo dopo averselo fatto sedere accanto -- devi piantar l'Università, ch'è una fabbrica di dottori inutili, e venire in Africa con noi.... Stai un paio di mesetti al Cairo come mio segretario particolare, prendi qualche lezione d'arabo, e in febbraio o in marzo vai nella nostra casa di Kartum.... Gente nuova, paesi nuovi, ci s'impara di più che in tutte le biblioteche del mondo.... E, strada facendo, vedrai delle antichità che non hanno nulla da invidiare a quelle di Roma.... In cinque o sei anni ti garantisco io che metti da parte un buon gruzzolo e puoi tornare in Europa a viver d'entrata.... Già fra cinque o sei anni ci torneremo tutti.... Ah, non pretendo che tu decida subito. Riflettici, consulta tuo padre, e sappimi dir qualche cosa domani o doman l'altro. Non s'era concluso nulla. Il professore Giacomo, pur dichiarando al figliuolo che non voleva vincolar la sua libertà, l'aveva sconsigliato dall'accettar la proposta, ed egli stesso, Giorgio, non s'era sentito la forza di abbandonare il suo babbo, la sua casa, la sua patria, i suoi studi. -- Me lo immaginavo, -- disse Gabriele Moncalvo. -- Avete lo scirocco nelle ossa, come tutti gl'italiani contemporanei.... Il vostro ideale è l'impiego e la pensione.... E poi tuo padre è un filosofo stoico che disprezza il danaro.... Pazienza.... Se cambi opinione prima che finisca l'anno, non hai da far altro che imbarcarti per Alessandria e telegrafarmi.... Intanto c'imbarchiamo noi con mia sorella Clara, che avrete la compiacenza di restituirci. Erano passati sett'anni, e per una serie di combinazioni Giorgio non aveva più rivisto questi suoi parenti, bench'essi fossero venuti ogni estate in Europa. Si può anzi affermare che quasi quasi egli li aveva dimenticati, a eccezione, s'intende, della zia Clara, la cui fisonomia placida e buona gli era sempre scolpita nella memoria e con la quale scambiava di tratto in tratto una lettera affettuosa. «Sarà per me una festa il riabbracciarti, -- ella gli aveva scritto all'annunzio del suo prossimo arrivo a Roma. -- Ormai, grazie al cielo, siamo tornati italiani anche noi e, se Dio vuole, avremo finito di girare il mondo. Gli zii e la Mariannina ti salutano e sperano che non farai il prezioso come il tuo babbo che, per dir la verità, è un po' troppo orso». La prospettiva di riabbracciare la zia Clara era certo gradita a Giorgio Moncalvo; non così quella di trovarsi col resto del parentado, verso il quale egli era stato messo in diffidenza dalle lettere di suo padre. «Sono immensamente ricchi, -- ammoniva il professore, -- molto più ricchi di quello che non fossero sett'anni fa. Non son gente per noi. Io apprezzo le grandi qualità di mio fratello; non ho nulla da rimproverare a mia cognata; ammiro la Mariannina ch'è una bellissima ragazza; ma me ne tengo alla larga quanto è possibile. E ti consiglio di tenertene alla larga anche tu». -- E un consiglio che seguirò senza fatica, -- pensava Giorgio Moncalvo. E, in vero, se in quei sett'anni i suoi parenti erano diventati molto più ricchi, egli era diventato molto più serio, molto più schivo dei piaceri, del lusso, delle allegre compagnie. E quante nuove immagini, e quante nuove impressioni s'erano sovrapposte nella sua mente e nel suo cuore alle immagini, alle impressioni di un tempo! Appassionatosi degli studi fisiologici, e fattosi conoscere per qualche monografia originale mentr'era ancora all'Università, suo padre lo aveva mandato subito dopo la laurea a Berlino presso il celebre professor Raucher, che n'era rimasto entusiasta e lo aveva invitato ad aiutarlo nel suo gabinetto. Doveva trattenervisi solo alcuni mesi e vi si era trattenuto tre anni, chiuso, si può dire, fra i quattro muri del laboratorio, pieno di riverente ammirazione pel maestro insigne che nella scienza volta al servizio dell'umanità cercava un conforto ai due gran dolori della sua vita, la moglie morta, la figliola condannata a morire. Accolto nell'intimità della casa, Giorgio Moncalvo aveva conosciuto la bionda e pallida Frida, che parlava con meravigliosa serenità del destino che l'attendeva, e sapeva di dover rinunziare all'amore e alla maternità, e pur, nell'anima assetata di affetto, architettava il romanzo d'un legame puramente spirituale e fraterno. E vi fu un momento in cui Giorgio Moncalvo s'accorse d'essere divenuto egli stesso l'eroe di questo romanzo. Frida lo avvolgeva di una simpatia calda e discreta; quand'egli, ospite desiderato, sedeva alla mensa dei Raucher, era sicuro di trovarvi, preparate dalla giovinetta, le vivande ch'egli preferiva; quando la sera veniva a prendere il tè nel salottino raccolto ove il professore si riposava dalle fatiche della giornata, ella, pianista squisita, sonava -per lui- la musica ch'egli amava di più: Bach, Beethoven, Schumann. Altre volte invece, con la sua vocina esile e dolce, ella gli recitava le liriche di Goethe, di Schiller, di Heine, o lo supplicava di leggerle e di spiegarle una canzone di Leopardi, un coro di Manzoni, un'ode di Carducci, e stava intenta a sentirlo, affascinata, commossa dalla melodiosa lingua italiana ch'ell'aveva appresa fanciulla, passando due inverni a Pisa con la sua mamma, e che pronunziava ancora abbastanza correttamente e non senza una sua grazia gentile. Di tratto in tratto, in una crisi del male che la insidiava, Frida rimaneva per tre o quattro giorni nella sua camera, invisibile a tutti fuori che al padre. E in quei giorni la ruga dolorosa che solcava sempre la fronte dello scienziato si faceva più profonda, e i piccoli occhi acutissimi, avvezzi a scrutar la vita segreta dell'atomo, non reggevano allo sforzo del microscopio. -- Guardi lei, Moncalvo. Oggi non posso. -- Ah, Moncalvo, Moncalvo, -- aveva esclamato una mattina il professore, cedendo a un bisogno subitaneo di sfogo, egli così avvezzo a padroneggiare le sue emozioni, -- se sapesse quello che io provo quando mi chiamano illustre, quando vantano le mie scoperte!... Io mi cambierei col primo bifolco che passa per la strada pur d'avere una figlia sana.... Io darei tutto il mio bagaglio di scienza per lo specifico d'un ciarlatano che facesse guarir la mia Frida.... E non c'è speranza.... Uno, due anni forse, e me la vedrò portar via come hanno portato via sua madre.... Perchè, perchè l'ho fatta venire al mondo?... Perchè ho sposato una donna affetta d'una malattia che si trasmette ai figlioli?... Ella, poverina, aveva il diritto d'ignorare.... Ma io, io, il -grande- fisiologo?... Creda, Moncalvo, è una colpa che non mi perdonerò mai.... E se Frida non fosse un angelo, come avrebbe ragione di maledirmi!... E, a ogni modo, quella sua ferma risoluzione di non prender marito.... già io stesso non glielo permetterei.... non è una tacita condanna per me?... Ah, se le cose fossero andate diversamente, se Frida fosse stata una ragazza come le altre.... libera di ubbidire alle sue simpatie!... Basta, è inutile discorrere di ciò che non può accader mai.... Grazie, Moncalvo, grazie delle attenzioni che usa alla mia Frida.... Non la disilluda.... Le lasci credere che le vuole un po' di bene, il bene di un fratello ad una sorella.... Frida non le chiede di più.... Ora Giorgio Moncalvo domandava a sè stesso quali fossero stati, quali fossero veramente i suoi sentimenti per Frida Raucher. Certo egli non l'aveva amata d'amore; pure il suo pensiero correva a lei con una tenerezza fatta di compassione e di gratitudine; pure all'idea ch'ell'era così lontana, che probabilmente egli non la avrebbe rivista, egli sentiva le lacrime fargli un groppo alla gola. Com'era bianca e smorta il giorno in cui egli s'era accommiatato da lei! Come le tremava la voce quando, sforzandosi di sorridere, ella gli aveva detto: -- Era inevitabile che dovesse tornare in Italia, presso suo padre.... Avrebbe fatto malissimo a rifiutare l'assistentato che l'è offerto a Roma.... Resteremo amici ugualmente, non è vero?... La nostra affezione non è di quelle che hanno bisogno della convivenza.... Mi scriverà.... in italiano.... E le risponderò anch'io in italiano.... Sarà un esercizio utile.... Non si scandalizzerà de' miei spropositi.... Addio, signor Giorgio.... e buona fortuna.... La piccola mano umida e sottile che Moncalvo aveva presa nella sua s'era ritirata dolcemente, i mesti occhi languidi s'eran rivolti da un'altra parte; con un ultimo cenno di saluto Frida era scomparsa. Giorgio Moncalvo girellava per la Villa da circa un paio d'ore. C'era entrato da Porta del Popolo e si dirigeva pian pianino verso l'uscita di Porta Pinciana, con l'intenzione di dare una capatina nei Quartieri Ludovisi, abbozzati appena nel tempo ch'egli partiva da Roma. Ma proprio mentr'egli, rallentando il passo, guardava alla sua sinistra, sopra un tenue rialzo di terra, il monumento a Goethe, biancheggiante fra il verde nel nitido candore dei marmi, la sua attenzione fu distratta da uno scalpitar di cavalli. La cavalcata, composta di tre donne e di un uomo, veniva dalla parte di dov'egli era venuto e probabilmente si avviava anch'essa a Porta Pinciana. Le tre donne, elegantissime nei lunghi vestiti d'amazzoni, erano giovani e belle; il loro compagno, che mostrava d'esser più vicino ai cinquanta che ai quarant'anni, aveva aspetto signorile ed aristocratico. Moncalvo s'era tirato sul ciglio della strada per lasciar passare il gruppo che s'avanzava al buon trotto; ma qual fu la sua meraviglia quando una delle cavallerizze, e precisamente quella che gli era parsa la più bella e la più giovane, fece un gesto festoso di riconoscimento e si staccò dagli amici gridando forte: -- -Go on; I'll soon be with you.- Indi la stessa voce, rivolta a lui, continuò in perfetto italiano: -- O Giorgio.... non si conosce?... non si saluta? La bella incognita si chinò sulla sella e, tenendo la manina inguantata, soggiunse con un lieve accento d'impazienza: -- La Mariannina, via... Tanto ci vuole?... Finalmente Giorgio Moncalvo la ravvisò. -- Mariannina!... Scusi.... È tanto mutata.... -- Ma che -scusi-?... Ma che cosa significa quell'-è tanto mutata-?... O che mi daresti del -lei-! Egli arrossiva, balbettava, stillandosi invano il cervello per mettere insieme due parole, umiliato al pensiero della misera figura che egli faceva con questa cugina non riveduta da sett'anni; ella però seguitava a sorridergli incoraggiante, benevola, paga dell'ammirazione ch'ella sentiva d'avergli inspirata. -- Verrai a trovarci, s'intende, -- ella disse palpando il collo del suo magnifico sauro dalla fronte stellata che s'agitava fremente e raspava la terra col piede. -- Aspetta.... Stasera no, che siamo fuori di casa.... Domani sera alle sette e tre quarti, a pranzo.... Riceverai l'invito per te e per lo zio.... Palazzo Gandi, via Nazionale, quasi dirimpetto alla Banca d'Italia.... Il tuo babbo potrebbe aver dimenticato l'indirizzo.... Ma domani non si salva, neppur lui.... A domani.... senza fallo. E volò via in un nembo di polvere. Giorgio Moncalvo rimase alcun poco immobile, con la fulgida visione negli occhi. Quella era dunque la Mariannina ch'egli rammentava con le sottane corte, leggiadra forse, ma in quel periodo critico nel quale la più bella fanciulla del mondo ha nel volto, nella persona qualche nota stridula ed aspra che turba ed offende e arresta, anche sul labbro compiacente dei familiari, i pronostici dell'avvenire? Era quella oggi così affascinante nella mirabile armonia delle membra, nella misteriosa profondità dello sguardo, nella massa corvina dei lucidi capelli ondulati, nel sorriso ammaliatore, nella voce vellutata e soave che ricercava le segrete fibre dell'anima? Come pareva fuggire e sciogliersi in nebbia, dinanzi alla superba creatura piena di forza e di vita, il tenue fantasma esangue della malinconica Frida! In che vaporose lontananze di sogno si perdeva il piccolo mondo ov'egli, sordo al frastuono e insensibile alle lusinghe di una grande città, aveva vissuto tre anni nella pace degli studi! -- Sono uno sciocco, -- disse il giovine scienziato scrollando le spalle. -- Sono uno sciocco.... Nonostante la parentela, che può esserci di comune fra la Mariannina e me, fra la ragazza più volte milionaria e il povero assistente con milleduecento lire d'assegno?... L'ho incontrata oggi per caso, sarò domani a pranzo da lei.... e poi me la caverò con una visita a ogni morte di papa.... E se cominciassi col non andare al pranzo?... Ma che pretesto addurrei?... Dovrei confessare che ho paura!... Paura di che?... Sciocco! Sciocco! E s'avviò lentamente. Dall'alto del suo capitello corintio la statua di Goethe guardava Roma; alla base del monumento, Mignon appoggiata all'arpista sembrava mormorare la canzone patetica ripetuta così spesso da Frida: Kennst du das Land wo die Citronen blühn, Im dunkeln Laub die Gold-Orangen glühn...? II. Dopo pranzo. Era stato un pranzo di famiglia. Per non far dispiacere a suo fratello e a suo nipote, il commendator Gabrio Moncalvo non aveva invitato nessuno, fuori del pittore Brulati ch'era di casa e che non poteva dar soggezione. Ciò non toglie ch'egli, il commendatore, fosse in -frac- e che la signora Rachele, ancora bella non ostante i suoi quarantatrè o quarantaquattr'anni, sfoggiasse le sue spalle opime, traboccanti dal corpetto d'un abito di -tulle- nero a -paillettes-. La Mariannina era vestita di -surah- bianco a pieghine, con una cintura celeste intorno alla vita e un vezzo di perle al collo. Ora i commensali erano raccolti in salotto e la zia Clara, la sorella nubile e anziana dei due Moncalvo, presiedeva alla distribuzione del caffè e dei liquori. Ell'aveva sempre la sua fisonomia dolce e buona, ma era molto invecchiata negli ultimi tempi; aveva l'aria stanca e i capelli grigi; grigi come il colore del suo vestito di seta. -- -Ma sœur grise- -- la chiamava qualche volta, scherzando, Gabrio Moncalvo. L'ampio salotto, ingombro di sedie e seggioloni d'ogni forma e misura, era illuminato a luce elettrica e ammobiliato signorilmente ma senza sobrietà. Dalle pareti pendevano piatti di maiolica, pezzi di stoffe antiche, stuoie giapponesi, in mezzo a cui l'occhio appena riusciva a discerner tre o quattro acquarelli romani di molto pregio. Un gruppo di piante metteva una nota verde in un angolo; all'angolo opposto, sopra un piedistallo girevole, si ammirava una statuina di bronzo del Cifariello; fra una cantoniera i cui palchetti erano pieni di ninnoli e uno scaffalino contenente alcuni libri con legatura di lusso sorgeva un piccolo pianoforte verticale; altri volumi artistici erano gettati alla rinfusa sopra una tavola più grande; un tavolino di lacca reggeva il servizio del caffè e dei liquori. -- Tu non hai religione, -- disse la signora Rachele al cognato, con l'aria di chi ripiglia un discorso interrotto. Il commendator Gabrio si mise a ridere. -- Stasera mia moglie non vuol lasciarti in pace. -- Ma sì, -- interpose la signora Clara offrendo in giro le sigarette. -- Lasciatelo in pace. Non viene quasi mai e quando viene lo punzecchiate. -- Oh! -- rispose la signora Rachele. -- Giacomo non è uomo da confondersi per così poco.... E in quanto a te, -- ella soggiunse alludendo alla Clara, -- in quanto a te, sei come lui.... sei com'eravamo tutti.... Il professore Giacomo alzò gli occhi da un libro che stava sfogliando. -- Converrebbe sapere che cosa tu intenda per religione. -- Che domanda! -- ribattè la signora Rachele, imbarazzata più di quello che non volesse parere. -- Come se tutti non sapessero quello ch'è la religione! Intendo una serie di dogmi incrollabili, altrettanto sicuri quanto i vostri teoremi matematici, su cui si possa appoggiarsi come a una norma per la vita.... -- E tu fa conto che questi dogmi ci siano, ch'essi c'impongano di operare il bene verso amici e nemici, di astenerci da ogni atto basso e malvagio, e regola di conformità la tua condotta. -- No, no, non basta -far conto-. Occorre la certezza che questi precetti ci vengono da Dio, che l'obbedirvi ci assicura un premio, che il trasgredirli porta seco una pena. -- La solita investita di capitali, -- pensò il professore. Ma non lo disse. Disse soltanto: -- E tu credi quello che vuoi. -- Ecco come siete, -- replicò la signora Rachele, arrabbiandosi. -- Lo so benissimo che posso credere quello che voglio, ma io ho bisogno di rinforzar la mia fede con la fede degli altri, ho bisogno di un culto, di un complesso di pratiche in comune.... Gabrio tace, ma è del mio parere.... -- Ah, non hai tutti i torti, -- assentì il marito cacciando dalla bocca il fumo della sigaretta. -- Le dottrine materialiste hanno fatto il loro tempo. Giorgio Moncalvo, che chiacchierava con sua cugina, nel vano d'una finestra, non potè reprimere un moto di maraviglia. Gli tornavano a mente le fiere invettive anticlericali udite da suo zio sette anni addietro. La Mariannina indovinò il suo pensiero. -- Oh, il babbo non ha mica più le idee che aveva una volta.... Non c'è niente di male a cambiare quando si cambia in meglio. -À présent, nous sommes des gens rangés.- Intanto la discussione continuava più vivace che mai fra Giacomo Moncalvo e la cognata. -- Dunque, -- disse il professore, -- tu diventi una conservatrice.... E da ragazza, se ben rammento, passavi per una ribelle, per un'eretica, e il tuo nonno.... La signora Rachele fece una spallucciata. -- Tal quale come in casa vostra.... I nonni erano strettamente ortodossi, come i vostri, attaccati a certe forme antiquate, ridicole.... -- Non senza la loro poesia, -- notò il professore. -- Le difendi, tu -- No, le considero spassionatamente, come tutti i riti, come tutti i simboli in cui l'umanità ha messo una parte della sua anima. -- Ma come possono interessarci quelle storie di tremila, di quattromila anni sono, dette in una lingua che nessuno capisce più?... Quei patriarchi, quel passaggio del Mar Rosso, quel Mosè che scende dalla montagna con le corna in fronte! -- Eh via, ci hanno fabbricato su anche l'edifizio della religione nuova. -- È un'altra cosa, è un'altra cosa, -- protestò la signora. -- A ogni modo, per tornare a noi, i nonni erano rabbiosamente ortodossi; la generazione venuta dopo faceva finta di credere, ma non credeva; noi della terza generazione non potevamo crescere che come siamo cresciuti. Il professore annuì. -- Sicuro, la vecchia fede moriva. Tanto più era necessario che ciascuno di noi si assimilasse quello che vi è di permanente, d'indistruttibile nelle religioni per dar forza alla legge morale che deve governare la nostra vita. -- Ecco il tuo torto, -- saltò a dire il commendatore. E respinse da sè la -Tribuna- che aveva preso in mano in quel momento. -- Prima di tutto a varie religioni corrisponde una varia morale.... quella dei turchi, per esempio, che ha pure le sue attrattive.... Dunque convien principiare con lo scegliere la religione di cui si vuol spremere il sugo.... poi, questo sugo sei ben sicuro di conservarlo quando hai gettato via il frutto? -- Tu mi hai frainteso.... Io non volevo dire che le religioni siano la sola base della morale.... A formar questa entrano tanti altri fattori che sono dati dalla razza, dai costumi, dal grado di civiltà.... Anzi oggi, in alcuni paesi civili, la morale degli uomini veramente virtuosi è superiore per parecchi rispetti a quella che le religioni insegnano.... Ma è un fatto che, generalmente, le religioni rappresentano il massimo sforzo dell'uomo verso un ideale di perfezione, e che questo sforzo è per sè un elemento di grandezza morale.... -- Ah, lo confessi? -- esclamò, trionfante, la signora Rachele. -- Non ho la minima difficoltà a confessarlo. Ciò non toglie che io m'auguri prossimo il tempo in cui la morale possa reggersi da sola come un monumento che si regga senza l'armatura. Vedi, la religione è come il dizionario, ch'è sempre in arretrato quando lo si paragoni alla lingua viva. La signora Rachele accennò a replicare, ma il marito le fece segno di non insistere. -- E qual'è l'opinione del nostro Brulati? -- egli chiese rivolgendosi al pittore che schizzava delle caricature in un album tascabile. -- Brulati non ha opinione, -- rispose l'artista. -- Non ho voglia di torturarmi il cervello, io. -- Allora vediamo l'album. -- Non ne vale la pena. E Brulati stava per riporre il libriccino nella tasca interna del soprabito. Ma si pentì a mezzo e soggiunse: -- Se mi assicurano di non aversene a male.... Tutti gli furono intorno ridendo di cuore dell'abilità con cui Brulati sapeva cogliere il lato comico d'una fisonomia. Il più entusiasta era Gabrio Moncalvo, quantunque fosse il più tartassato dal caricaturista. -- Insuperabile! Con due tratti quest'uomo vi ammazza.... E non c'è da sbagliarsi.... Ci si riconoscerebbe fra mille.... l'ho sempre detto. I quadri di Brulati hanno molto merito, ma ce ne son tanti altri come i suoi.... Dove non ha rivali è nella caricatura.... In Francia, in Germania, in Inghilterra, collaborando al -Journal pour rire-, ai -Fliegende Blätter- o al -Punch-, farebbe tesori. Noi siamo un popolo di spiantati. E il commendatore seguitava a confrontare le varie caricature. -- La mia è il capolavoro, non c'è dubbio. Ma anche tu, Rachele, sei ben servita. La signora Rachele sorrise con la bocca stretta. -- Non lo nego. È il genere che non mi piace. -- Hai torto.... Però (non è vero, Brulati?) non si può pretendere che le belle donne siano contente di vedersi ridotte in questo stato. -- È il destino di tutte le cose belle d'esser messe in parodia, -- disse pronto Brulati. -- Non mi canzoni, -- replicò la signora, ammansata dal complimento. -- Io sono ormai un rudero. -- Ce ne fossero di quei ruderi! -- Ed ecco qui mia sorella, -- seguitò il banchiere. -- È tutta lei.... E pure non c'è che un po' di naso e due puntini per gli occhi.... e nient'altro. La signora Clara, ch'era di umore gioviale, e non aveva mai avuto pretese, disse in tuono scherzoso: -- E giusto.... Non c'è altro realmente. -- Anche Giacomo è tal quale, -- ripigliò il commendatore seguitando la sua rivista. -- Un paio di lenti, un ciuffetto sul fronte, e ce n'è d'avanzo. -- Dev'essere un bel passatempo per lei, -- notò il professore rivolgendosi a Brulati. -- Se potessimo far lo stesso quando assistiamo alle sedute dei Lincei! -- Oltre al professorone ha fatto anche il professorino? -- domandò la signora Rachele, che con questo accrescitivo e questo diminutivo intendeva designare il cognato e il nipote. -- Già; la caricatura mia e di Giorgio non l'ha fatta? -- soggiunse con la sua petulanza la Mariannina, mentre, in punta di piedi, dietro le spalle del padre, vedeva svolgersi le pagine dell'album. -- Sfido io! -- ribattè Brulati. -- Erano in ombra perfetta. -- Doveva dirci che ci mettessimo in luce. -- Nemmen per sogno.... Stavan troppo bene così. Quest'era anche l'opinione di Giorgio, il quale tornò nel vano della finestra, ove la Mariannina lo raggiunse subito. Nonostante i suoi fieri proponimenti, il giovine scienziato subiva il fascino della cugina bellissima che dopo sett'anni gli appariva tanto diversa da quella d'un tempo. Come s'era aperto fulgido ed orgoglioso il fiore ch'egli aveva visto nel boccio! Tutto in lei pareva un incanto: il viso, la persona, la voce, perfino il profumo ch'ella spargeva intorno a sè. Ed egli, l'austero giovine che, immerso nei suoi studi, poco o nulla aveva concesso ai piaceri della sua età, oggi pendeva inebbriato da quella bocca ammaliatrice, da quegli occhi accesi a volte d'una sùbita fiamma, a volte velati da una dolce malinconia. E la divina fanciulla gli dava del -tu- ed egli dava del -tu- a lei, ed ella lo aiutava a rievocare il passato e lo ascoltava benevola quando egli le parlava de' suoi disegni per l'avvenire. -- Le nostre passeggiate al Foro Romano, te ne rammenti? -- Altro! E quelle al Palatino? -- Ti rammenti? Ti rammenti? -- Sicuro.... E come mi confondevi con la tua erudizione! Il poco che so di storia romana lo devo a te. -- Oh, io ero un pedante.... Noi, uomini di studio, siamo pedanti tutti.... Avevi più ragione tu che, appunto al Palatino, mentre io ti discorrevo di Augusto, di Caligola, di Tiberio, stavi incantata a sentire il cinguettio allegro dei passeri nel folto degli alberi.... -- Davvero? Che buona memoria hai! -- E ricordo anche che al Foro Romano i fiori di giaggiolo che crescevano ai piedi del tempio di Saturno t'interessavano molto di più delle mie dotte dissertazioni. -- Ero una bimba. Ma adesso la so lunga, dopo che al Foro Romano ho avuto per guida nientemeno che Giacomo Boni. -- Brava! La dimestichezza così presto ristabilita fra i cugini non dava ombra ai coniugi Moncalvo, d'accordo ormai nell'aspirare a un gran matrimonio per la loro figliuola, ma sicuri che la Mariannina non si sarebbe scaldato il sangue per uno spiantato; un'inquietudine di diversa natura turbava invece la signora Clara, che per interrompere il colloquio de' due giovani rivolse una domanda al nipote: -- Dunque, Giorgio, quand'è che cominci le tue lezioni? -- Quando s'aprirà l'Università.... il mese venturo.... Intanto Salvieni mi disse d'andar a lavorare nel suo gabinetto. -- Sei assistente di Salvieni? -- disse il commendatore. -- Sì. -- Che ha la cattedra di.... di....? Giorgio pronunziò una parola difficile. -- Già, già.... Non si capisce, ma poco importa. E che paga hai? -- Milleduecento lire. -- Per i sigari. -- Se non fumo! -- obbiettò Giorgio. -- Per i minuti piaceri, insomma.... molto minuti.... -- E poi mi preparerò i titoli per partecipare a un concorso. -- A qualche cattedra di ginnasio? -- D'Università.... spero. -- E riuscendo entreresti come professore straordinario? -- Naturalmente. -- Con tre mila lire l'anno? -- S'intende. -- Per diventar poi con comodo professore ordinario con cinquemila lire di stipendio.... -- Ci vuol tempo. -- Figùrati se non lo so.... Come ce n'è voluto a tuo padre, il quale oggi con due quinquenni guadagna la bellezza di seimila lire, meno la trattenuta. Dico bene? Padre e figliuolo si misero a ridere. -- Sei meglio informato dell'agente delle tasse. -- Ho sempre tenuto d'occhio i miei stretti parenti, -- rispose il commendatore. -- E in ogni modo, fin che viveva la povera Lisa, era lei che ci ragguagliava di tutto.... Non è vero, Rachele? Quest'allusione alla moglie e alla madre morta dispiacque al professore Giacomo e a Giorgio. Essi non ignoravano che la -povera Lisa- non s'era mai adattata serenamente alla sua condizione economica appena modesta, e se ne doleva nelle sue lettere alla cognata, dalla quale accettava, e fors'anche sollecitava regali di qualche valore. E se fosse dipeso da lei non avrebbe esitato un momento ad accogliere le offerte di Gabrio che, avvezzo a maneggiar dei milioni e liberale per indole, sarebbe venuto volentieri in aiuto del fratello. Ma guai a toccar questo tasto con Giacomo! A badare a lui, la sua famiglia non aveva bisogno di nulla. -- Voi siete filosofi, -- riprese il commendatore, per mitigar l'effetto delle parole pronunziate prima, -- ed è una bella qualità ch'io ammiro.... negli altri.... -Multa petentibus desunt multa-.... Non ho dimenticato interamente il mio latino. Il professore completò ridendo la citazione: -- -Bene est cui deus obtulit, parca, quod satis est, manu.- -- E soggiunse: -- La Lisa era un angelo.... Aveva l'unico torto di non voltarsi a guardar quelli che stanno peggio di noi.... Dio buono! Tra la mia paga e il frutto della sua dote e di quel poco che avevo io, abbiamo sempre avuto il modo di sbarcare il lunario anche quando io non ero che un misero professorino di liceo.... Non siamo stati mai più di tre, e allora Giorgio era un bimbo.... -- Pure a non intaccare il capitale in quei primi anni sei stato bravo. -- Voglio esser sincero. L'ho intaccato due anni di seguito per portar la Lisa e questo ragazzo in montagna.... Grazie al cielo, ho potuto colmare il vuoto, e alla mia morte Giorgio avrà venticinquemila lire da aggiungere ad altrettante ereditate da sua madre.... Sarà -quasi- ricco. -- Non siete esigenti, -- dichiarò il commendatore, scuotendo il sigaro nel porta-cenere. -- Ricco senza il -quasi- egli sarebbe stato accettando sett'anni fa la mia proposta. La Mariannina intervenne con una frase che per lei non aveva importanza, ma che produsse una viva impressione sul cugino: -- Se diventerà celebre si consolerà di non esser milionario. La gloria vale la ricchezza. -- La gloria, la gloria! -- borbottò il commendatore, -- A ventanni tutti la sognano.... quanti poi la raggiungono? A ogni modo, anche la gloria ha le sue ingiustizie.... Perchè dev'essere riservata agli scienziati, ai poeti, agli uomini di Stato, ai guerrieri?... Credete che ci voglia meno ingegno a concepire e a condurre a buon fine le grandi operazioni finanziarie che a fare una scoperta, o a scriver dei versi, o a governare un paese, o a vincere una battaglia?... Uomini come Morgan, come Carnegie.... -- Io preferisco Marconi, -- saltò su la ragazza. In quella il domestico sollevò la portiera e introdusse un signore di età matura, ma di bella presenza, nel quale Giorgio Moncalvo riconobbe il cavaliere elegante ch'egli aveva visto a Villa Borghese in compagnia della Mariannina. -- Come va, -donna- Rachele? -- chiese il nuovo arrivato chinandosi a baciar la mano che la padrona di casa gli tendeva amichevolmente. -- Mio fratello Giacomo, mio nipote Giorgio, il conte Ugolini Ruschi, -- disse il commendatore Gabrio a modo di presentazione. -- Ma forse con Giacomo si sono già incontrati. -- Col signor professore?... Sicuro.... Qualche mese fa, -- rispose il conte. -- È professore in erba anche mio nipote, -- soggiunse Gabrio Moncalvo. -- Malattia ereditaria.... Arriva fresco fresco da Berlino, ove ha completato i suoi studi di fisiologia.... Ora è assistente di Salvieni. -- Berlino! -- esclamò il conte. -- Che città!.... Ci fui dieci anni or sono per le nozze di mio cugino Wartenburg.... cugino in terzo grado per parte di donne.... Non ha avuto occasione di frequentare i Wartenburg?... No?... Gran famiglia.... famiglia che riceve.... -- Oh, io vivevo così ritirato, -- notò Giorgio. -- Dai miei parenti vanno molti professori, -- riprese Ugolini. -- E mio cugino è una specialità in araldica. Sa anche benissimo l'italiano.... Si rivolse alla signora Moncalvo e soggiunse: -- Se mi permette, -donna- Rachele, glielo farò conoscere la prima volta che verrà a Roma per una seduta dell'Ordine. Ugolini alludeva all'Ordine di Malta di cui era cavaliere anche lui. -- Sarà un onore, -- balbettò tutta confusa la signora Rachele. -- Ah, quella loro villa sull'Aventino! E pensare che non ci vanno mai!... Se l'avessi io! -- Ci torneremo, -donna- Rachele. Ci torneremo quando sarà qui mio cugino. Il conte Ugolini Ruschi vi aveva un giorno accompagnato le due Moncalvo, madre e figliuola, e la visita aveva lasciato, sopra tutto nell'animo della madre, un'impressione profonda. Una specie d'esaltazione mistica s'era impadronita di lei, mentre il cavaliere di Malta la guidava tra le fitte siepi di bosso che limitano i sentieri rettilinei del non ampio giardino, le mostrava nella chiesa le tombe degli antichi Gran Maestri, le sedeva accanto nella splendida terrazza a' cui piedi scorre il Tevere e da cui l'occhio abbraccia tanta parte di Roma. -- San Pietro domina tutto, -- aveva detto con enfasi il conte additando la cupola di Michelangelo. -- Tutto è piccolo al paragone.... E San Pietro resterà. San Pietro continuerà a dominare su tutto. Così, in mancanza di Turchi da combattere, il cavaliere della fede non s'era lasciato sfuggir l'occasione di magnificare in cospetto delle due reprobe le glorie del cattolicismo. E da allora in poi, anche per ragioni d'indole diversa, le effusioni religiose del conte Ugolini avevano trovato, specie da parte della signora Rachele, benevolo ascolto. -- Beato lei che crede! -- ella sospirava sovente. E ne' suoi colloqui con la Mariannina levava a cielo il perfetto gentiluomo che univa tanta grazia mondana a tanto fervore di pietà. La Mariannina conveniva ch'era stata una fortuna l'aver conosciuto Ugolini, per mezzo del quale ell'aveva potuto assistere alla canonizzazione di due Santi ed esser ammessa a un ricevimento del Pontefice che non aveva sdegnato di abbozzar sul suo capo d'eretica un vago segno di benedizione. Tuttavia gli sdilinquimenti materni le parevano eccessivi e richiamavano sul suo labbro un sorrisetto ironico o una smorfia dispettosa. Quella sera la prospettiva di tornar alla Villa sull'Aventino a fianco di due cavalieri dell'Ordine entusiasmava addirittura la signora Rachele. -- Ah Ugolini, com'è amabile, com'è gentile!... Hai sentito, Mariannina? -- Ho sentito, ho sentito, -- replicò la ragazza con mal celata impazienza. -- Ma, a proposito, conte, ha rivisto miss May dopo la nostra cavalcata di ier l'altro? -- Non l'ho rivista, ma mi ha scritto, mandandomi uno -chèque- di cento sterline per le nostre -pericolanti-. -- Appunto, sapevo che aveva quest'intenzione. -- Ha mandato fino da ieri, e come può credere ho risposto subito. È d'una generosità quella signorina! -- Suo padre ha un miliardo, -- borbottò il pittore Brulati. -- E lo fa fruttar bene, -- soggiunse Gabrio Moncalvo. -- È permesso? -- chiese dalla soglia una vocina insinuante. E un pretino che aveva più di cinquant'anni ma ne mostrava assai meno si avanzò nel salotto. -- Oh, monsignor de Luchi, -- dissero in coro il commendatore e le donne. -- Che buon vento? -- Ecco, signora Rachele. Passavo di qui e vedendo le finestre illuminate ho pensato fra me e me: I signori Moncalvo sono in casa. Andiamo a salutarli. -- Bravo! Non erano ancora finite le presentazioni e i saluti, che già entravano altre persone, tutte in -frac- e cravatta bianca; un segretario del Ministero degl'interni, un deputato della maggioranza, un consigliere d'una grande Società d'assicurazioni, un alto personaggio degli esteri. Quest'ultimo cercò istintivamente con gli occhi la poltrona ov'egli soleva fare il suo pisolo, e vedendola occupata rimase un momento perplesso. Ma la vigile signora Clara ne spinse verso di lui una di simile. -- Qui, qui, commendatore. -- Oh, signora Clara.... Mi crede proprio un sibarita, -- disse il diplomatico affrettandosi però a sdraiarsi nel comodo seggiolone. -- 1 2 3 4 5 6 7 8 9 10 11 12 13 14 15 16 17 18 19 20 21 22 23 24 25 26 27 28 29 30 31 32 33 34 35 36 37 38 39 40 41 42 43 44 45 46 47 48 49 50 51 52 53 54 55 56 57 58 59 60 61 62 63 64 65 66 67 68 69 70 71 72 73 74 75 76 77 78 79 80 81 82 83 84 85 86 87 88 89 90 91 92 93 94 95 96 97 98 99 100 101 102 103 104 105 106 107 108 109 110 111 112 113 114 115 116 117 118 119 120 121 122 123 124 125 126 127 128 129 130 131 132 133 134 135 136 137 138 139 140 141 142 143 144 145 146 147 148 149 150 151 152 153 154 155 156 157 158 159 160 161 162 163 164 165 166 167 168 169 170 171 172 173 174 175 176 177 178 179 180 181 182 183 184 185 186 187 188 189 190 191 192 193 194 195 196 197 198 199 200 201 202 203 204 205 206 207 208 209 210 211 212 213 214 215 216 217 218 219 220 221 222 223 224 225 226 227 228 229 230 231 232 233 234 235 236 237 238 239 240 241 242 243 244 245 246 247 248 249 250 251 252 253 254 255 256 257 258 259 260 261 262 263 264 265 266 267 268 269 270 271 272 273 274 275 276 277 278 279 280 281 282 283 284 285 286 287 288 289 290 291 292 293 294 295 296 297 298 299 300 301 302 303 304 305 306 307 308 309 310 311 312 313 314 315 316 317 318 319 320 321 322 323 324 325 326 327 328 329 330 331 332 333 334 335 336 337 338 339 340 341 342 343 344 345 346 347 348 349 350 351 352 353 354 355 356 357 358 359 360 361 362 363 364 365 366 367 368 369 370 371 372 373 374 375 376 377 378 379 380 381 382 383 384 385 386 387 388 389 390 391 392 393 394 395 396 397 398 399 400 401 402 403 404 405 406 407 408 409 410 411 412 413 414 415 416 417 418 419 420 421 422 423 424 425 426 427 428 429 430 431 432 433 434 435 436 437 438 439 440 441 442 443 444 445 446 447 448 449 450 451 452 453 454 455 456 457 458 459 460 461 462 463 464 465 466 467 468 469 470 471 472 473 474 475 476 477 478 479 480 481 482 483 484 485 486 487 488 489 490 491 492 493 494 495 496 497 498 499 500 501 502 503 504 505 506 507 508 509 510 511 512 513 514 515 516 517 518 519 520 521 522 523 524 525 526 527 528 529 530 531 532 533 534 535 536 537 538 539 540 541 542 543 544 545 546 547 548 549 550 551 552 553 554 555 556 557 558 559 560 561 562 563 564 565 566 567 568 569 570 571 572 573 574 575 576 577 578 579 580 581 582 583 584 585 586 587 588 589 590 591 592 593 594 595 596 597 598 599 600 601 602 603 604 605 606 607 608 609 610 611 612 613 614 615 616 617 618 619 620 621 622 623 624 625 626 627 628 629 630 631 632 633 634 635 636 637 638 639 640 641 642 643 644 645 646 647 648 649 650 651 652 653 654 655 656 657 658 659 660 661 662 663 664 665 666 667 668 669 670 671 672 673 674 675 676 677 678 679 680 681 682 683 684 685 686 687 688 689 690 691 692 693 694 695 696 697 698 699 700 701 702 703 704 705 706 707 708 709 710 711 712 713 714 715 716 717 718 719 720 721 722 723 724 725 726 727 728 729 730 731 732 733 734 735 736 737 738 739 740 741 742 743 744 745 746 747 748 749 750 751 752 753 754 755 756 757 758 759 760 761 762 763 764 765 766 767 768 769 770 771 772 773 774 775 776 777 778 779 780 781 782 783 784 785 786 787 788 789 790 791 792 793 794 795 796 797 798 799 800 801 802 803 804 805 806 807 808 809 810 811 812 813 814 815 816 817 818 819 820 821 822 823 824 825 826 827 828 829 830 831 832 833 834 835 836 837 838 839 840 841 842 843 844 845 846 847 848 849 850 851 852 853 854 855 856 857 858 859 860 861 862 863 864 865 866 867 868 869 870 871 872 873 874 875 876 877 878 879 880 881 882 883 884 885 886 887 888 889 890 891 892 893 894 895 896 897 898 899 900 901 902 903 904 905 906 907 908 909 910 911 912 913 914 915 916 917 918 919 920 921 922 923 924 925 926 927 928 929 930 931 932 933 934 935 936 937 938 939 940 941 942 943 944 945 946 947 948 949 950 951 952 953 954 955 956 957 958 959 960 961 962 963 964 965 966 967 968 969 970 971 972 973 974 975 976 977 978 979 980 981 982 983 984 985 986 987 988 989 990 991 992 993 994 995 996 997 998 999 1000