--In nome del cielo--esclamò la Valdengo--che supponete? Ch'io fossi a Milano con un uomo, con un amante... un secondo amante... perchè il primo era ormai...? Fece con la mano quel gesto che si fa per accennare a cosa molto lontana. E seguitò con amarezza:--A qualche giorno di distanza sarei passata dalle braccia dell'uno alle braccia dell'altro?.... Vergalli le troncò le parole a mezzo.--No, Teresa, non mi attribuite questo pensiero... Mai, mai esso mi è balenato nella mente. --E allora? --Allora... non so... che volete?... Sono un pazzo, sono un visionario... Perdonatemi, Teresa, perdonatemi... Era proprio partito, colui? --S'era partito? Ne dubitate? Non è ufficiale del -Cristoforo Colombo-? Non deve seguire il suo bastimento?... Procuratevi i giornali, confrontate le date, e vedrete crollare il vostro castello di carte. --Però di Reana poteva aver ottenuto il permesso di raggiungere la nave più tardi... --Ed essere intanto a Milano con me?.... O perchè non sarebbe rimasto a Venezia? Vergalli trasse un profondo sospiro dal petto.--Sì, sì, avete ragione... Ma in ogni caso, se pur i miei dubbi fossero fondati, di che avrei a lagnarmi? Che ci sarebbe di peggio di quello che è stato? Benchè la Teresa dovess'esser contenta che i sospetti di lui si sviassero dietro una falsa traccia, ella non potè trattenersi dal protestare energicamente. --Sarà verissimo; quel viaggio galante non avrebbe reso nè più grave, nè più lieve il mio fallo... Ma non fu così. --Poichè lo assicurate voi...--fece Mario con piglio rassegnato. --Dubitate sempre, lo vedo--diss'ella--dubitate che Guido di Reana sia rimasto in Italia, ch'egli abbia chiesto un congedo, che la nostra tresca non sia interrotta che momentaneamente. --No, no. La lettera di Porto Said che la Teresa aveva collocata sotto un calcafogli esalava il suo profumo di muschio. --Vi occorre una prova autentica, irrecusabile--ripigliò la Valdengo. --Quale prova? --Eccola. La Teresa mostrò la lettera a Vergalli. Egli comprese.--È di -lui-? --Da Porto Said... È arrivata questa mattina... Verificate il bollo postale. --Vi ha scritto?--balbettò il conte. --Vi mostrerò anche la data, anche la firma, se sarà necessario--insistè la Valdengo. --Perchè mi torturate così? Perchè? --Dio mio! Siete voi che mi tirate per i capelli. --Vi ha scritto!--ripetè Vergalli con voce sorda.--Naturalmente gli scriverete anche voi. Senza rispondere, ella lo pregò di dar un'occhiata alla stufa. Vergalli esitava, non intendendo a che cosa ella mirasse. La Teresa rinnovò la preghiera:--Usatemi la cortesia di guardare se c'è foco. Egli si chinò e aperse lo sportello.--C'è un po' di brace. --Allora prendete questa lettera e bruciatela voi. --Io? --Sì... voi... Prendete... L'odore mi fa male. --Che significa ciò? --Significa che fra me e di Reana è finito tutto... M'avete pur creduta quando vi confessai il mio fallo; credetemi anche adesso... Coraggio, prendete questa lettera e bruciatela. Vergalli si decise finalmente a ubbidire. Strinse fra le dita tremanti la busta lucida, profumata, e dopo aver consultato ancora una volta con lo sguardo la Teresa, la gettò nella stufa. La carta s'arricciò, si contorse, s'ingiallì, si carbonizzò a poco a poco senza dar fiamma. --Oh--disse la Teresa--non è già ch'io presuma distruggere il passato. Le lettere si possono distruggere, non i fatti. Il conte Mario, che s'era rimesso a sedere, con gli occhi ostinatamente fissi al suolo, alzò il viso trasfigurato. Aveva l'aspetto dell'uomo che ha fermato la mente in un'eroica risoluzione. --È vero, Teresa, i fatti non si distruggono. Ma a quelli che ci addolorano e ci avviliscono altri se ne possono sovrapporre che scancellino le impressioni dei primi. Ella accennava di no col capo. --Sì, amica mia, da noi dipende... Pur di non irrigidirci nel nostro orgoglio, pur di non respinger sdegnosamente l'aiuto che ci si offre... L'orgoglio, ecco l'avversario implacabile... Anch'io ho lottato con esso, ma ora, grazie al cielo, ho vinto. La Teresa sentì gelarsi il sangue. Che voleva egli dire con queste parole? --Nella vostra vita bella, nobile, pura--egli proseguì--vi fu un giorno di debolezza e d'oblio... Può quel giorno annullar tutto il resto? Può rendervi men degna dell'affetto, della stima dei buoni, della stima di voi stessa?... Vile chi l'ha pensato!... E se l'ho pensato io, mille volte più vile degli altri!... Ma io non l'ho pensato, io ho ceduto ad un impeto di gelosia, perchè vi amavo, perchè vi amo. --Per carità!--interruppe la Teresa.--Non parlate d'amore. --Del -mio- amore ho diritto di parlarvi... Non vi domando il vostro... Ma se in quest'ora di supremo sconforto voi provate il bisogno d'un braccio che vi difenda, d'un petto su cui riposarvi, se una dolorosa esperienza vi avvertì dei danni, dei pericoli della solitudine, accettate, Teresa, accettate quello ch'io v'offro... la mia mano, il mio nome. Ella fece un gesto per trattenerlo. Mario non le diede retta, trascinato dall'onda della passione. --Se vorrete, non sarò vostro marito che in faccia alla legge, che in faccia al mondo... Sarò per voi un amico come prima... Studieremo insieme... viaggeremo insieme... Ma io vi avrò presso di me... sempre... sempre... perchè, vedete, a tante cose posso rassegnarmi... non a esser diviso da voi... Egli era caduto a' suoi piedi, cercava le sue mani, baciava l'orlo della sua veste. Che strazio, che supplizio per lei, e com'ella avrebbe voluto esser già morta e sepolta!... È vero, sarebbe morta domani, poteva finger oggi d'acconsentire... Ma no, nelle condizioni in cui ella si trovava, anche il finger l'assenso le pareva codardo. --Alzatevi, Mario--ella supplicò. E per dargli l'esempio si alzò ella stessa, svincolandosi dolcemente.--Voi siete nobile e buono, Mario. Egli pestò il piede con impazienza.--Non voglio lodi. --Meritereste d'essere, non che amato, adorato in ginocchio--continuò la Teresa. --Non vi chiedo nè adorazione, nè amore--ribattè Mario Vergalli.--Vi chiedo d'esser la compagna della mia vita... Ho fede in voi... A occhi chiusi vi darei da custodire il mio onore. Nulla vi domanderei del passato, di quel breve passato che fu come una nube improvvisa e fuggevole in un cielo sereno... E vi cingerei di tante cure, che, se non l'amore, l'affetto vostro saprei conquistarmelo. --Non si conquista quello che si ha--ella rispose.--Voi l'avete da anni il mio affetto. Ma in nome di questo affetto, vi scongiuro, Mario, abbandonate la vostra idea. --No, dunque? Voi dite no? La voce del conte s'era fatta dura e cupa; la sua fisonomia esprimeva una sofferenza atroce. La Teresa gli posò una mano sulla spalla.--Mario... Egli la respinse.--Non perifrasi... Sì o no? --Ascoltatemi, Mario--ella cominciò con dolcezza. Ma che poteva dire? Che le restavano poche ore da vivere e che tutto era vano? O doveva spogliarsi dei suoi ultimi pudori, rivelargli il suo stato?... O, infine, doveva, per guadagnar tempo, accatastar nuove menzogne? --Lo vedete--egli proruppe--il vostro labbro non riesce a trovar scuse all'incomprensibile rifiuto... O se vi sono motivi seri, son tali che non osate manifestarli. Ella taceva. Vergalli l'afferrò per un braccio.--Ma parlate, per Dio... Dite una ragione... una ragione che abbia almeno un'apparenza di fondamento, e vi prometto che vi lascerò in pace oggi e per sempre... che partirò stasera... --No... non stasera. --Ch'io non parta?... Badate, Teresa, s'io rimango non sarà che per scoprire ciò che vi ostinate a nascondermi... E lo scoprirò, ve lo giuro. --Un inquisitore, voi?... Non vi riconosco più, Mario--ella disse con mite rimprovero. --Di chi la colpa?... Siete tanto mutata voi... E come non capite che il vostro silenzio autorizza qualunque sospetto? Le dita di Mario Vergalli stringevano l'esile polso di lei come in una morsa d'acciaio. Ella cercò di liberarsi.--Mi fate male, Mario. Senza lasciarla, egli allentò alquanto la stretta,--Parlate. Perchè avete respinta la mia offerta, perchè?... È forse l'idea del matrimonio che vi ripugna così? --Ecco--ella rispose aggrappandosi a questa tavola di salvamento.--Può darsi che abbiate indovinato. Vi basta adesso? Ma la fronte di Vergalli non si rischiarò e e le sue labbra si atteggiarono a un amaro sarcasmo. --Una volta poteva bastarmi--egli disse.--Quando credevo che a nessun altro deste più di quello che davate a me, allora poteva bastarmi... Oggi no... È troppo crudele il torto che mi avete fatto, il torto che mi fate... Come?... Avete consentito d'esser l'amante d'un libertino qualunque e ricusate d'esser mia moglie?... E vi amo da anni, e voi da anni accettate questo culto come una Madonna inaccessibile nel suo tabernacolo... Ora l'altare è vuoto... Voi ne siete discesa... Non avete più il diritto di esigere un'adorazione mistica... Io, io ho il diritto di dirvi: Che idea vi fate di me? Perchè ho la barba e i capelli grigi, perchè la mia giovinezza è tramontata da un pezzo, voi mi credete decrepito addirittura, voi credete che tutti i miei sensi sian morti, anche quello della mia dignità? V'ingannate, Teresa... Non sono nè così vecchio nè così santo da aver cessato d'essere un uomo... Di nuovo ella sentì stringersi il polso; sentì ch'egli tentava di attirarla a sè, gli vide una strana fiamma nella pupilla, e n'ebbe terrore. Le tornò alla mente il ricordo d'un'altra violenza patita, e quell'altra violenza le parve meno ignobile di questa che l'era minacciata: men vile le parve il giovinetto lontano, cagione d'ogni sua sventura, men vile dell'amico rivelantesi d'improvviso tanto diverso dal solito. Colui soccombeva a una forza cieca della natura; in Mario c'era un'eccitazione artificiale premeditata, alimentata dalla fantasia e dal ragionamento. Ella si svincolò con uno strappo, e ritta, addossata al tavolino, con un'espressione di ribrezzo, di sdegno, di dolore nello sguardo, con le labbra livide, esangui, balbettò:--Voi, Mario... voi mi costringereste a chiamare la mia cameriera? Simile a un ubbriaco sul cui capo si rovescia una secchia d'acqua gelata, Vergalli si ridestò alla coscienza della brutalità commessa. Un rossore intenso gli salì al viso; le braccia gli ricaddero inerti lungo i fianchi.--Perdonate--egli bisbigliò in un soffio. Alzò lento lento gli occhi verso di lei... Oh com'ell'era pallida, come ansava!--Teresa--egli soggiunse con voce affannosa--ma voi soffrite... --Un poco. Egli si voltò verso l'uscio. --No--ella disse vivamente, lasciandosi ricader sulla sedia--non voglio nessuno... non ho bisogno di nulla... Ossia... datemi un gocciolo di cognac... il servizio dei liquori è lì sulla mensola... Una volta non ne bevevo mai... vi ricordate?... Appena di quando in quando un dito di curaçao. Celiava, mossa a pietà di lui, desiderosa di cancellar l'impressione delle parole dettegli pur dianzi. Beato di servirla, egli le mescette il cognac e glielo porse. La sua mano tremava. Ella accostò il bicchierino alla bocca, ma non potè trangugiar che poche stille. Socchiuse gli occhi, arrovesciò la testa sulla spalliera della seggiola. --Teresa! Teresa!--gridò Vergalli raccogliendo il bicchierino che le scivolava tra le dita, mentre il liquore le si spargeva sulla vestaglia. Indi corse alla finestra e l'aprì, corse al campanello elettrico e ne premette con forza e ripetutamente il bottone. Vennero in due, la cameriera e la cuoca, attratte dalla violenza della scampanellata. --Presto, presto--disse il conte--la signora è caduta in deliquio. E quasi volesse giustificarsi, soggiunse:--L'è capitato così da un punto all'altro... mentre si discorreva... Aveva desiderato lei una goccia di cognac. --Eh, non istà bene la mia signora--sospirò la Luisa. --Ma che cos'ha, in nome del cielo? La Luisa si limitò a tentennare il capo; poi si rivolse alla cuoca.--Senta, Edvige, la regga lei un momento finch'io vado di là a prendere una boccetta di sali. Entrò nella camera da letto e ne uscì tosto con la boccetta che fece fiutare alla sua padrona. Questa ritorse il viso con una smorfia. --Ecco... rinviene... --Pare... sì... La Teresa mosse le braccia, sollevò alquanto le palpebre e girò intorno le pupille incantate. --Potrei andar per un medico--disse piano Vergalli. La cuoca, che fino allora non aveva aperto bocca, fece una spallucciata, e non badando agli occhiacci della Luisa, borbottò con un pronunciato accento tedesco:--Importa molto il medico per questi mali! --Insomma, che mali sono? Che mistero c'è?--esclamò il conte Mario. E mentre formulava la domanda, rapida come il tuono che succede al lampo, gli s'affacciava un'idea terribile, dolorosa, umiliante, e pur naturale... così naturale che lo stupiva il non averci pensato prima. --Roba da nulla.... nervi....--rispose la Luisa.--Signora, signora, come sta? --Meglio--susurrò la Teresa con un filo di voce.--Perchè siete qui voialtre?... Chi vi ha chiamate?... Non c'era il conte? --Ci ha chiamate lui--replicò la cameriera. E si voltò per cercarlo. Ma il conte s'era dileguato. XXIX. Erano le nove di sera. Nonostante le prove fisiche e morali della giornata, nonostante l'imminenza della catastrofe, la Teresa era calma, padrona di sè. Della tempesta, che aveva agitato così fieramente la sua anima nella notte scorsa, non rimaneva la minima traccia; gli ultimi tenui fili che la univano alla vita s'erano spezzati dopo la scena dolorosa con Mario. Non ch'ella gli serbasse rancore; ma nella passione senile di lui ella trovava una ragione di più per morire. Adesso, già da un'ora, ella stava scrivendogli, e vinte le difficoltà dell'esordio la sua penna correva sicura sopra la carta. Quell'esordio diceva così: «Avrei voluto che solo da questa lettera voi apprendeste ciò che non ho ardito confessarvi a voce; avrei voluto che foste l'unico depositario di questa parte del mio segreto; vedo pur troppo che il mio desiderio fu vano; -sento- che avete indovinato -tutto-. Me lo dice la vostra improvvisa scomparsa dopo il mio breve malessere d'oggi (e vi ringrazio d'aver mandato a prendere mie notizie); me lo dice il linguaggio pieno di reticenze delle mie donne; le quali, ormai ne son certa, avevano indovinato prima di voi. Ebbene, amico mio, se sapete -tutto-, avrete già compreso e perdonato il rifiuto che opposi alla vostra offerta. Potevo forse accettare?» Dopo questa introduzione, la Teresa veniva a spiegare i punti della sua condotta che, per forza di cose, erano dovuti rimanere oscuri, e si diffondeva a parlare della sua gita a Milano che prima ell'aveva cercato di nascondere e di cui poi aveva dissimulato il motivo reale. Ah sì, aveva accumulato artifizi e bugie ripugnanti all'indole sua, e ora, in procinto di abbandonar per sempre la terra, la sua anima cedeva a un bisogno prepotente di verità e di sincerità. Nè si contentava di chiarire i fatti, ma scendeva con spietata analisi dentro sè stessa, studiando le deficienze del suo organismo morale ch'ella aveva avuto il torto di creder sano ed equilibrato. Sana ed equilibrata lei, ch'era caduta quasi senza lotta, nè dopo la dedizione repentina e umiliante aveva trovato l'energia di rialzarsi! Sana ed equilibrata lei che, per quanto avesse scrutato nel proprio cuore, non vi aveva mai scoperto quella fiamma divoratrice che avrebbe potuto attenuar la sua colpa; che oggi, pensando al suo seduttore, non provava nè amore, nè odio, nessuno di quei sentimenti che nelle nature logiche e vigorose sopravvivono alle grandi passioni? Ah, se il caso fosse toccato ad un'altra, quanto volentieri ne avrebbe parlato con lui, col suo sereno filosofo!... Ma ora ella capiva la vanità dei nostri giudizi. Come giudicare senza conoscere, e come pretendere di conoscer gli altri, se ognuno di noi riserba a sè medesimo così strane sorprese? Ecco, anche oggi, guardandosi intorno, le pareva di vedere una corruzione molto maggior della sua, le pareva ingiustizia suprema l'essere schiacciata sotto il peso d'un unico fallo, mentre il vizio cinico e impudente correva le piazze e trionfava nei salotti eleganti. Pur la fiera protesta le si spegneva sul labbro nell'incertezza delle leggi che regolano le azioni umane e del grado di responsabilità che incombe a ciascuno. Solo una cosa ella credeva di aver imparato, oimè troppo tardi. La donna scelga la sua via. Se ha scelto quella dell'onestà, sappia che deve percorrerla sino in fondo, senza un'esitazione, senza una titubanza. Al suo primo scappuccio non s'aspetti misericordia. È lei, la donna onesta, che sarà chiamata a pagare anche per quelle che non sono tali. Proseguendo nella sua lettera, la Teresa esponeva le ragioni che la spingevano a morire. Vergalli non l'avrebbe condannata, egli che tante volte aveva compatito con lei ad altri suicidi, egli che aveva mostrato comprendere come vi possano esser momenti in cui al più coraggioso degli uomini manchi la forza di vivere. Ed ella diceva che sarebbe morta prima, appena inteso il verdetto del medico milanese, se non avesse voluto metter ordine alle sue faccende e riveder l'amico buono e fidato ch'ella aveva offeso e che meritava di ricevere il suo atto supremo di contrizione. Indi, accennando ai loro recenti colloqui, ella ricercava le cause che avevono impedito la pienezza delle sue confidenze. Piccole cause che non avrebbero dovuto farla deviare dal suo cammino; ma basta sì poco a gelar talvolta una parola sul labbro, ad arrestare uno slancio del cuore! Ed ella gliene chiedeva perdono; gli chiedeva perdono dei malintesi che una sua maggiore franchezza avrebbe certo evitati. Tanto le premeva di non offendere, di non ferir Mario Vergalli che quasi accusava sè della scena penosa d'oggi! Nè gli disse, troppo egli ne avrebbe sofferto, che s'egli fosse tornato da lei come amico e non altro, egli forse, egli solo avrebbe potuto salvarla.... Non glielo disse; nell'ultima parte della lettera riassunse, completò, illustrò il suo testamento, specificando quelle disposizioni che ella desiderava rimanessero segrete fra loro due, scusandosi di non averlo esonerato nemmeno dall'incarico, che doveva riuscirgli sì grave, di far pervenire un suo ricordo a Guido di Reana. E la Teresa conchiudeva in questi termini: «Addio, Mario. Non vi dico di dimenticarmi. Nonostante il male che vi ho fatto, vi dico piuttosto: Ricordatemi senz'amarezza. Pensate a me come a una povera donna a cui è mancato qualche cosa per esser felice e per render felici le persone che amava. E non vi lasciate abbattere nè dalla memoria dei torti patiti, nè dal dolore che vi darà la mia morte. Non siete giovine più, ma le abitudini austere hanno conservato intatta la vigoria del vostro corpo e del vostro spirito; il libro della vita non ha svolto per voi tutte le sue pagine; potete chiederne e sperarne altre consolazioni; dallo studio, dal lavoro.... forse dalla famiglia.... forse da nuovi affetti.... Addio, Mario. Confido, che se pur avete deciso di partire, domattina sarete ancora a Venezia, e la mia lettera potrà esservi recapitata prontamente.... Consacratemi poche ore.... le ultime.... Difendete il mio cadavere dalle curiosità indiscrete.... Procurate ch'io sia sepolta nella veste che ho addosso; cercate di ottenere dai giornali, se non il silenzio circa al mio suicidio, almeno un riserbo pietoso circa ai motivi che lo hanno determinato; cercate (e non vi strappi un sorriso di compassione la mia debolezza) che la mia bara non sia respinta dalla chiesa della mia parrocchia.... Grazie, Mario.... E addio.... e perdonatemi. TERESA.» Poich'ebbe riletto il foglio da capo a fondo, lo piegò e lo chiuse entro una busta. Ma mentre stava scrivendone l'indirizzo, la scosse una scampanellata alla porta di strada. Ell'aveva dato ordini precisi, assoluti; non riceveva nessuno: nè lo zio Venosti, nè il conte Vergalli, nè la Giulia Orfei, nessuno insomma; ed era naturale che quegli ordini, dati il giorno, dovessero aver maggiore efficacia la sera; tanto più che alle sette e mezzo, nel congedar la Luisa, ell'aveva soggiunto che sarebbe andata a letto presto, da sola, secondo la sua consuetudine. Checchè le fosse occorso, avrebbe chiamato. Tuttavia, alla scampanellata, la Teresa nascose rapidamente la lettera nella cartella ove c'era anche il testamento, e riparò nella sua camera come in un rifugio più intimo ed inviolabile. Ivi, posata la candela sul comodino, tese l'orecchio e stette in ascolto. Certo qualcheduno aveva salito la scala, era di là, in conferenza con la Luisa. Chi poteva essere? Il servitore di Mario che per la terza volta veniva a informarsi della sua salute? O Mario stesso, portato da una forza irresistibile alla casa dell'amica? O era invece un'ambasciata indifferente di cui ell'avrebbe riso domani, se il domani fosse esistito per lei? In quella sospensione dell'animo, la Teresa provava una specie d'impazienza nervosa contro l'ignoto, chiunque fosse e fosse pur Mario, che turbava la quiete di quegl'istanti solenni. Senonchè, ad un tratto, i suoni fino allora piuttosto indovinati che percepiti si fecero chiari e distinti; ella sentì veramente dei passi, delle voci rattenute e sommesse, sentì picchiare all'uscio del salottino verde. Con una decisione subitanea ella spense la candela e si gettò sul letto. Una persona era entrata nel salottino e s'avvicinava guardinga; una mano girò adagio adagio la gruccia nell'uscio. Irrigidita in uno sforzo supremo, la Teresa non gridò, non si mosse, e riuscendo con la volontà a disciplinar perfino i battiti tumultuosi del cuore parve respirar come uno che dorme. --Dorme--disse in fatti una voce. Era quella della Luisa, e sembrava rivolta ad uno che fosse lì ad attendere risposta. I battenti dell'uscio, come s'erano aperti pian piano, pian piano si riaccostarono. Ma un'altra voce, una voce d'uomo cognita e cara, giunse all'orecchio della Teresa.--Se dorme, lasciatela tranquilla.... Pur che domattina, appena si sveglia, abbia questo biglietto. --Non dubiti, signor conte--rispondeva la cameriera.--Glielo porterò io stessa. --Va bene. Lo metto qui sulla scrivania. I passi, lievi lievi, si allontanarono; gli usci si chiusero; si chiuse, di lì a pochi secondi, la porta di strada. Allorchè tutto fu tornato nel silenzio, la Teresa riaccese il lume e balzò dal letto. Le gambe le tremavano, un sudor freddo le gocciolava giù per la fronte; ella potè nondimeno trascinarsi nel suo salottino. Sotto un calcafogli, sulla cartella ov'ella aveva pur dianzi riposta la sua lettera, c'era il bigliettino di Mario Vergalli. Che voleva egli ancora da lei? XXX. «Teresa mia. Qual giudizio farete di me? Vi ho oltraggiata oggi due volte; prima cercando usarvi violenza, poi abbandonandovi bruscamente quando non eravate ancora ben rinvenuta dal vostro deliquio. E vedete fatalità! Mentre arrossisco e mi vergogno della mia condotta, sono forse in procinto di recarvi un oltraggio nuovo. Sì, Teresa, non ve lo nego; sono fuggito oggi dalla vostra casa perchè ho creduto scoprire il vero motivo del vostro linguaggio ambiguo, del vostro malessere fisico, del vostro rifiuto d'esser mia moglie; sono fuggito sopraffatto da quel senso del ridicolo che soffoca tanti impulsi generosi, che inspira tante vigliaccherie a noi uomini raffinati e moderni. Ora, o Teresa, ho vinto il nemico. Ignoro, badate bene, se le mie supposizioni siano fondate; ma so che il fallo vostro, già così lealmente confessato, non diventa più grave, se, per un'amara ironia della sorte, esso ebbe conseguenze che altri falli simili non hanno; non più colpevole dovete apparir voi agli occhi degli uomini onesti, ma più degna di compianto, di soccorso, d'affetto. E, appunto per questo, l'offerta ch'io vi feci poche ore addietro e che allora eravate forse in obbligo di respingere, ve la rifaccio adesso che so, o che immagino, il peggio. Accettatela, Teresa. Siate mia moglie. Imponetemi le vostre condizioni. Desiderate lasciar Venezia, l'Italia, l'Europa? Ditelo. Ci trapianteremo lontano, ove gli echi del passato non giungano, ove la quiete nella -nostra- famiglia non tema insidie. Chi saprà nulla? Chi chiederà nulla? Chi sospetterà nulla? E di me non vi fidate, Teresa? Non mi credete capace di riversar sopra una creatura innocente uscita dalle vostre viscere una parte del mio amore immenso per voi?... Rifletteteci, Teresa. Non rispondete con leggerezza; non lasciatevi accecar dall'orgoglio.... Verrò domani a udir la mia sentenza.... Intanto porto questa lettera io stesso, ma non ho speranza di vedervi; è tardi e forse sarete già coricata. A domani dunque. Vostro per tutta la vita MARIO VERGALLI. Quantunque gli occhi della Teresa fossero stanchi, e, leggendo, si velassero tratto tratto di lacrime, ella non durò fatica a decifrare il biglietto di Mario, scritto nella nota calligrafia, minuta, ma nitidissima. E finito che l'ebbe, lo baciò e ribaciò con effusione, paragonandolo, suo malgrado, all'epistola frivola, insignificante che la mattina ell'aveva ricevuta da Guido di Reana. Ma non per questo ebbe un dubbio, un'esitanza su ciò che le restava da fare. Ella non agognava ormai che alla pace, e non c'era pace per lei che nella tomba. Come un corpo piegato sull'orlo del precipizio a poco a poco vi è attratto per lo stesso suo peso, e gli ostacoli, anzichè rallentarne, ne affrettano la caduta, così succedeva alla Teresa Valdengo. S'ell'avesse avuto bisogno d'una spinta, la magnanimità di Vergalli gliel'avrebbe data. In un lampo ell'ebbe la visione del vero; sentì che non poteva nè respingere, nè accettare l'offerta dell'amico suo. Respingendola sarebbe stata ingrata e crudele, accettandola avrebbe preparato all'amico e a sè quelle acerbe delusioni che seguono inevitabilmente i sacrifici troppo superiori alle forze umane. Ella prese la lettera che aveva già apparecchiata per Mario Vergalli, ne lacerò la sopraccarta e vi aggiunse un poscritto: «10 e mezzo di sera. Voi avete voluto colmar la misura della vostra indulgenza verso di me. Avete voluto darmi una prova di più del vostro affetto e dell'altezza dell'animo vostro. Grazie, Mario. E perdonatemi se neppure tanta vostra bontà può scuotere la mia risoluzione. In altre condizioni sarei stata orgogliosa di appartenervi; il destino non lo consente. Voi siete un santo e un eroe; ma ricordo d'aver udito dalle vostre labbra che non è lecito chiedere neanche ai santi o agli eroi di esser tali per tutta la vita, e che la natura ha le sue leggi contro cui non val ribellarsi.... No, Mario, credetelo. È meglio per voi, per me, -per tutti-, che io muoia.... Vi conforti la certezza che il mio ultimo pensiero è per voi.... Ve lo avrei detto or ora, quando ho sentito i vostri passi e la vostra voce nella stanza vicina.... Ma dovevo tacere, dovevo fingermi addormentata... Ve lo dico adesso, e vi mando un bacio di sorella, di sposa, di amante. TERESA.» Chiuse la lettera in una nuova busta, vi fece la soprascritta, tolse dalla cartella il testamento già suggellato, e il testamento e la lettera portò con sè nella sua camera e li posò sul piano di marmo del cassettone, in modo che cadessero subito sottocchio a chi entrava. Macchinalmente, com'ella faceva tutte le sere dopo il suo ritorno in città, la Teresa aperse, l'armadio ch'era nello spogliatoio, e ne prese la bottiglia ov'ell'era andata accumulando le dosi del cloralio, macchinalmente v'aggiunse il contenuto della boccettina che anche oggi stava sul comodino accanto al suo letto. Due dita sole mancavano a riempir la bottiglia; un'altra dose l'avrebbe fatta traboccare. Con un movimento rapido, deciso, la Teresa Valdengo se ne versò un primo bicchiere e lo tracannò tutto d'un fiato; dopo quello un secondo, colmo fino all'orlo, che le costò maggior fatica e le parve ripugnante al palato e allo stomaco. Ma quand'ella staccò, vuotò, questo secondo bicchiere dal labbro, quando vide dinanzi a sè, vuota, quella bottiglia di cui aveva visto alzarsi lentamente il livello ogni sera, ella sentì correrle un brivido dalla punta dei piedi alla radice dei capelli. Non era pentimento; era una specie di stupore muto, era la coscienza dell'irrevocabile, era il fantasima della morte che si svolgeva fuor delle nebbie onde la lontananza l'aveva cinto. Come sarebbe venuta la morte? Dolce e lieve, simile al sonno, o piena di spaventi e di strazi? Vestita com'era, la Teresa si buttò sul letto, chiuse gli occhi, intrecciò le braccia sul seno, aspettando.... Ancora non soffriva.... Oh se si fosse potuta addormentare, addormentare per non svegliarsi!... Ma in breve l'assalse un'inquietudine, una smania febbrile che la costrinse prima a mettersi a sedere, poi a scender dal letto. Aveva la testa in fiamme, il respiro difficile; aveva vertigini, e nausee e sforzi di vomito, contro i quali reagiva vigorosamente, sentendo che il vomito avrebbe distrutta o attenuata l'azione del veleno. Le sue pupille offuscate avevano perduto la netta visione degli oggetti; il pavimento, la vólta, le suppellettili le giravano intorno in ridda fantastica, la fiamma della candela si sminuzzava in cento punti luminosi vagolanti per la stanza. Non poteva giacere e non poteva reggersi in piedi senz'appoggi; errava qua e là abbrancandosi ai mobili, ora cadendo spossata sopra una poltrona, sopra un canapè, ora rizzandosi d'improvviso, come per virtù d'una molla. L'ambascia le strappava rotti lamenti, e insieme coi lamenti le uscivano dalla bocca frasi sconnesse, disordinate, confuse, quali sogliono uscire dalla bocca d'un ebbro. Ma in quello sfacelo dell'organismo, della memoria, della ragione, della volontà, una cosa restava presente al suo spirito: ch'ella doveva morire, che non doveva a nessun costo invocar soccorso. E frenava i suoi gemiti, e frenava gli scatti della sua voce, e si studiava di smorzare ogni remore cha potesse tradirla. A poco a poco una sensazione prevalse in lei alle altre, quella d'un'immensa stanchezza. Indi, vinta dalla paura di stramazzar sul pavimento e di esser trovata colà freddo cadavere la mattina, ella raccolse le sue forze, si trascinò di nuovo al letto, che per fortuna era basso, e vi si abbandonò sopra spossata, ingegnandosi di compor la persona in un'attitudine decente. Correvano ancora delle vibrazioni dolorose attraverso al suo corpo, ancora nel bisogno istintivo d'aria la sua testa si agitava affannosamente sul guanciale ed ella inarcava il collo per sollevarsi; ma un peso enorme, come d'una massa di piombo, la teneva incatenata al suo posto, le inchiodava le braccia, le irrigidiva le gambe. E sempre più densa, più scura si faceva la nube che le ingombrava gli occhi e la mente. Ella si sentiva sprofondar nel letargo; brandelli d'idee sornuotavano appena nel gran naufragio; immagini vaghe, fuggevoli apparivano, si dissolvevano dinanzi alla moribonda;... un uomo dai capelli grigi, chinato su lei, chiamava disperatamente: «Teresa, Teresa!...»; nella notte luminosa una nave passava in silenzio sotto gli astri del Tropico; ritto sul castello di prua un giovine ufficiale pensava a novelli amori.... XXXI. Il salotto della Teresa Valdengo era debolmente rischiarato da un lume - à carcel- posato sopra una mensola, e di cui un cappello di cartoncino verde moderava e raccoglieva la luce. In fondo, nell'ombra, con la testa curva sul petto, coi pugni chiusi sotto il mento, sedeva il conte Mario Vergalli, esprimendo nella fisonomia scomposta un dolore che non spera e non vuole conforti. Di tratto in tratto, se un romore veniva dalla camera a sinistra, egli girava il capo lento lento da quella parte, e ne' suoi occhi appariva un'angoscia ancora più intensa, e le sue labbra lasciavano sfuggire un gemito sordo. Un uscio, non quello della camera a sinistra, si aperse, ed entrò un signore elegante, maturo, in cappello a tuba e soprabito. --Sempre qui?--egli disse. L'altro non rispose. --E contate di restar tutta la notte? L'interrogato si decise a rompere il silenzio. --Non lo permettete? --Io?... Io non ho nulla in contrario.... Passo anch'io la notte in questa casa.... per forza.... E io mi son fatto preparar da dormire.... Ma voi dove dormirete?... Non so proprio se ci sia un letto.... perchè una stanza è occupata dal mio domestico.... --Non ci pensate.... Non dormirò.... Tutt'al più sonnecchierò su una di queste poltrone.... --Son gusti.... Se poteste risuscitarla, capirei.... E, scusate, non avete mangiato oggi? --Ho preso qui due tazze di brodo.... Mezz'ora fa il vostro servitore mi ha portato spontaneamente un caffè.... Anzi gli son grato.... Il barone Venosti Flavi, poichè il signore in soprabito non era altri che lui, depose il cappello e i guanti e si avvicinò alla stufa. --Diamine, è fredda. --Non ci avevo badato. --Farò rifonder della legna. --Non vi disturbate.... Io non soffro il freddo. --Caro Vergalli--riprese il barone--dal momento che avete l'intenzione di rimanere, non potete star in una Siberia. Suonò il campanello e ordinò di riaccendere il fuoco. Quando il servo se ne fu andato, Venosti tirò fuori un dispaccio e lo gettò in un ampio vassoio d'argento ove c'erano altri telegrammi e biglietti. --Anche la zia di Torino ha telegrafato.... Quella naturalmente non viene.... per la distanza... per l'età.... Avremo invece la gioia delle due cugine a cui avete desiderato che si desse l'annunzio.... Sta a vedere che son loro le eredi.... Dite la verità, voi conoscete su per giù il testamento?... --Come posso conoscerlo?... Sapevo io forse ch'-ella- voleva morire?--balbettò Vergalli. --Non è questo.... Ma se avete tirato fuori i nomi di quelle cugine di cui io ricordavo appena l'esistenza, è segno che la lettera.... --Dio buono! Devo ripetervelo? Nella lettera ci sono delle allusioni che m'han fatto credere opportuno di avvertire quelle signore.... E non eravamo d'accordo? Non si è telegrafato in vostro nome? --Oh, per me!--ripigliò il barone con un gesto magnanimo.--Non calcolavo certo su quell'eredità, io.... sebbene sia il congiunto più stretto che la povera Teresa avesse.... Mia nipote era padrona di lasciare il suo a chi le piaceva, pur che non avesse lasciato a me tante seccature.... --Non l'ha fatto per divertimento--notò Vergalli. Ma il barone, ch'era di malumore, proseguì, senza raccoglier l'interruzione: --E le seccature, sono il meno.... Il peggio è lo scandalo.... uno scandalo di cui sarò un poco la vittima anch'io.... --Voi?--esclamò il conte Mario. --S'intende.... Un suicidio in famiglia!... E in quelle condizioni!... Perchè non mi negherete che la nostra diplomazia fa un buco nell'acqua. È ormai il segreto di Pulcinella.... Le serve han fatto capire che se lo immaginavano.... i dottori l'hanno indovinato.... E se pur i giornalisti tengono la loro promessa di tacere, fra una settimana il paese saprà perchè mia nipote si sia tolta la vita.... Ho già sentito certe insinuazioni qua e là.... --Basta, Venosti, basta, per amor del cielo--supplicò Mario Vergalli, a cui ognuna di quelle parole era una stilettata nel cuore. Se le ricordava le reticenze delle donne di servizio, pur così affezionate alla loro padrona da volerla vegliare esse medesime, se le ricordava ieri, quella mattina stessa, al cospetto dei medici, quando la Teresa respirava ancora, benchè non parlasse, non riconoscesse nessuno e fosse ormai agli estremi. E i medici se li ricordava comunicantisi i loro dubbi, spianti, in nome del dovere professionale, il bel corpo adorato ch'egli non aveva potuto difendere dalle curiosità indiscrete. Appunto di questa inefficace tutela egli si rodeva dentro come d'un tradimento alla sua Teresa, e i singhiozzi lungamente rattenuti prorompevano dal suo petto ed echeggiavano nella stanza. Venosti Flavi assunse le parti di confortatore. --Coraggio, via, Vergalli.... Le volevate un gran bene, lo capisco, e beata lei se si fosse appoggiata interamente a voi.... Ma, in fine, bisogna farsi una ragione. --Per me era una santa--gemette il conte. --Aveva molti buoni numeri, non lo nego--disse il barone commendatore--e mi guardi il cielo dall'esser troppo severo con lei per questo suo fallo, di cui, se non c'erano le conseguenze, non si parlerebbe neanche più.... Pare impossibile, certe disgrazie non accadono che alle donne oneste.... Non è mica giusto il proverbio che chi va al molino s'infarina.... Oh sì!... Ne conosco io di quelle che dovrebbero essere infarinate fin sopra gli occhi, e invece.... Accorgendosi che le sue spiritosità non erano gustate da Mario, il barone mutò argomento. --Meno male che i preti fanno finta d'ignorare il suicidio, e avremo il funerale religioso.... Questo l'ho ottenuto io.... --Grazie per -lei-.... Io sarei stato un cattivo negoziatore.... --Diamine!--esclamò Venosti.--Il funerale puramente civile sarebbe -un comble-.... Della religione si può averne o non averne, ma le forme vogliono essere rispettate.... Sarà per doman l'altro mattina, alle nove.... Mah!... Chi lo avrebbe creduto?... Domani stesso, all'una, verrà qui il pretore per l'apertura del testamento. Il barone guardò l'orologio, e tentennò il capo con l'aria seccata d'un uomo che vede alterate tutte le sue abitudini. --Ebbene--egli soggiunse rizzandosi in piedi e raccogliendo i guanti e il cappello--qui non resta che andare a letto. Ho i giornali della sera. Ne volete uno o due? Vergalli fece segno di no. --Buona notte, allora. Qualunque cosa vi occorra non avete che da sonare.... Di là ci sarà sempre qualcheduno alzato. Ho dato anche ordine di non lasciar spegnere il foco in cucina pel caso che quelle donne--e accennò alla camera della nipote--avessero bisogno di un caffè... Ma voi se aveste giudizio andreste a riposare a casa vostra, nel vostro letto.... No?.... Fate come vi piace.... Buona notte. Di nuovo Mario Vergalli era solo; solo nel salottino della Teresa. Dio, Dio! E non più tardi di ieri ell'era lì, seduta accanto a lui, ed egli la rivedeva nel suo pensiero, così dolce, così triste, così sofferente. Ed egli aveva osato esser brutale nel linguaggio e nei modi con la poveretta; aveva potuto lasciarsi trasportar dall'ira, dalla gelosia, dal cieco impulso dei sensi! Mai, mai egli dimenticherebbe quelle parole ch'ell'aveva pronunziate con voce fioca e tremante, le ultime quasi ch'egli aveva udito da lei: «Voi, Mario, voi mi costringereste a chiamar la mia cameriera?...» Poco dopo, ell'era svenuta; la gente di servizio era accorsa; a lui s'era squarciata una benda dagli occhi, ed egli era fuggito via come un pazzo.... Non per questo ella s'era data la morte; pur quella era stata forse l'ultima goccia che aveva fatto traboccare il vaso.... E perchè aveva egli indugiato tanto a tornare? Troppo tardi il suo biglietto era giunto nelle mani della Teresa, troppo tardi per ricompor l'equilibrio nella mente sconvolta, e per ritrarla dal passo disperato.... E perchè, iersera, venendo da lei, non aveva egli insistito per entrar nella camera, per svegliarla, s'ella dormiva, per parlarle a ogni costo?... Un amante giovine non avrebbe esitato.... Oh triste, triste la saviezza dei vecchi! E a che ora aveva ella bevuto il veleno? Certo dopo le 10 e mezzo, ch'era l'ora indicata in cima del suo poscritto, ma certo anche prima di mezzanotte, stando al giudizio dei medici che l'avevano vista fra le otto e mezza e le 9, e avevano trovata già completa la paralisi cerebrale.... Ahi, ahi, egli pure l'aveva vista contemporaneamente a loro, chiamato a casa Valdengo da un appello pressante. Giaceva ella supina, nella sua vestaglia di lana che la copriva fino ai piedi, con la testa arrovesciata sul guanciale, coi bei capelli castani sciolti in parte e ricadenti sugli omeri, con gli occhi aperti, vitrei, senza sguardo. Sulla fronte, sulle guancie, agli orecchi, alle mani, apparivano delle chiazze rossastre, il petto ansava, un rantolo usciva dalla bocca semichiusa. --Teresa!--egli aveva gridato, stringendo nelle sue quelle mani già quasi fredde--Teresa, Teresa!--Ma non un muscolo del caro viso s'era contratto, non un lampo d'intelligenza era passato sulle pupille immobili.... --Almeno non soffre più--affermavano i medici.... Verso le dieci era spirata. Placida era stata l'agonia, placida la morte; ma chi sa quanto ell'aveva patito in principio, allorchè la coscienza non era spenta e l'organismo vigoroso lottava per la propria conservazione? Questo i medici non s'attentavano di negare; dicevano solo:--Non sarà stato per molto tempo.--O chi li misura gli istanti del dolore?... Dio, Dio! E forse s'era pentita, forse aveva invocato aiuto, forse coi pronti soccorsi sarebbe stata salvata!... Nessuno l'aveva intesa, nessuno! Sciagura all'infame ch'era stato cagione di tutto! Potesse la sua nave sfasciarsi, potess'egli, lontano alla patria, alla madre, esser ingoiato dall'onde, esser fatto a brani dai pesci. Ecco, circa un mese addietro egli portava in giro per quelle stanze la sua figura scialba di damerino, la sua vanità soddisfatta, sedeva su quei mobili, susurrava nell'orecchio della Teresa le parole insidiatrici, stendeva la mano all'impure carezze.... Come s'era ella lasciata prendere al laccio? Era per Vergalli un troppo intollerabile strazio il fermarsi su questo pensiero, ed egli cercava, quasi balsamo alla ferita, la lettera ultima della Teresa, quella lettera piena d'ineffabile tenerezza ovv'ella confidava a lui i suoi desiderii più intimi, e a lui chiedeva perdono, e lui proclamava il migliore de' suoi amici.... La cercava, la tirava fuori della busta sgualcita, e benchè, in quella luce fievole e incerta, i suoi occhi annebbiati non riuscissero a decifrarne una riga, solo a vederla, solo a palparla, sentiva nell'anima un'amara dolcezza. Era sua, ben sua, la donna che, sull'orlo della tomba, gli aveva scritto così. Crudele ironia! Era sua unicamente perchè era morta. In queste alternative di dolore pacato e di spasimo delirante Mario Vergalli passò gran parte della notte. Tre volte egli s'accostò all'uscio della camera della Teresa, vinto dal bisogno di dar un estremo saluto alla diletta estinta, tre volte gli mancò il coraggio e la forza d'entrare. Appunto dopo il terzo inutile tentativo egli s'era lasciato ricader sulla sedia velandosi la faccia col fazzoletto, quando la Luisa, che insieme con la cuoca vegliava la sua padrona, spinse adagio adagio i battenti dell'uscio, e sporgendo la testa disse: --È lei, signor conte? Egli trasalì. --Che c'è? La Luisa, anch'ella pallida e sfatta, s'avanzò di alcuni passi e soggiunse: --In una saccoccia della vestaglia della povera signora.... quella che aveva addosso e in cui vuol essere seppellita.... abbiamo trovato una carta.... --Qual carta?--balbettò Vergalli. --Questa. --Date.... --Mi pare--riprese la cameriera--il biglietto che abbiamo posato iersera qui sulla scrivania.... --Il -mio- biglietto!--esclamò il conte strappandoglielo dalle mani. Era quello veramente, e Mario non tardò a riconoscerlo. Stette in dubbio un istante; poi, con una subitanea risoluzione, disse, riconsegnandolo alla Luisa: --Rimettetelo dov'era. --Nella saccoccia della vestaglia? --Sì.... sarà sotterrato con lei. Non si portava ella sotterra il suo cuore? Non si sarebbe egli augurato di scender con lei nella fossa? --Come desidera--rispose la Luisa. E s'avviò a capo chino, divorando le sue lacrime, ma giunta che fu sulla soglia non potè a meno di voltarsi indietro, e in forma di timido invito chiese a Vergalli:--Non vuole?... Egli taceva, combattuto fra il sì e il no, con gli occhi immobili, fissi verso l'uscio semichiuso da cui veniva un chiarore giallastro di faci e un odor greve d'incenso bruciato. La cameriera seguitò a voce bassa, quasi con aria di mistero:--È pronta.... E poichè il conte non capiva ella spiegò: --L'abbiamo vestita.... Domattina alle dieci devono metterla nella bara. --Oh!... Così presto?--fece Mario torcendosi le mani. L'idea ch'egli non l'avrebbe vista mai più ebbe ragione delle sue ultime ripugnanze.... Strascicando i piedi, appoggiandosi ai mobili, egli entrò nella camera mortuaria.... Oscillavano in un vapore fumoso le fiamme dei ceri, s'agitavano in un movimento ritmico le tende calate sulle finestre aperte.... Nella bianca vestaglia, con le braccia in croce, ell'era distesa sul letto.... Ma era lei, era proprio lei? Era quella la Teresa che Mario aveva amata, la Teresa che anche la mattina, nell'agonia, conservava pur qualche traccia della sua bellezza gentile?... Oh come pronta e terribile era stata l'opera dissolvitrice! Non resse egli allo strazio; appena sfiorò con un bacio quelle mani più fredde del marmo, e s'allontanò singhiozzando.... Provava un bisogno irresistibile d'essere all'aperto, di respirar l'aria libera, e senza chiamar nessuno uscì nell'andito, staccò dalle gruccie il cappello e il soprabito, scese a tentoni la scala e si trovò fuori della porta, sulla Riva degli Schiavoni. Era notte ancora, i lampioni del gaz erano tutti accesi, ma le stelle si scoloravano in cielo e l'alba doveva esser vicina. Mario Vergalli errava senza meta, malfermo sulle gambe, borbottando un nome adorato: -Teresa Teresa-! Due popolani che lo videro in quello stato s'urtarono coi gomiti, e uno disse all'altro: --Anche i signori prendono le loro sbornie. FINE. 1 2 3 4 5 6 7 8 9 10 11 12 13 14 15 16 17 18 19 20 21 22 23 24 25 26 27 28 29 30 31 32 33 34 35 36 37 38 39 40 41 42 43 44 45 46 47 48 49 50 51 52 53 54 55 56 57 58 59 60 61 62 63 64 65 66 67 68 69 70 71 72 73 74 75 76 77 78 79 80 81 82 83 84 85 86 87 88 89 90 91 92 93 94 95 96 97 98 99 100 101 102 103 104 105 106 107 108 109 110 111 112 113 114 115 116 117 118 119 120 121 122 123 124 125 126 127 128 129 130 131 132 133 134 135 136 137 138 139 140 141 142 143 144 145 146 147 148 149 150 151 152 153 154 155 156 157 158 159 160 161 162 163 164 165 166 167 168 169 170 171 172 173 174 175 176 177 178 179 180 181 182 183 184 185 186 187 188 189 190 191 192 193 194 195 196 197 198 199 200 201 202 203 204 205 206 207 208 209 210 211 212 213 214 215 216 217 218 219 220 221 222 223 224 225 226 227 228 229 230 231 232 233 234 235 236 237 238 239 240 241 242 243 244 245 246 247 248 249 250 251 252 253 254 255 256 257 258 259 260 261 262 263 264 265 266 267 268 269 270 271 272 273 274 275 276 277 278 279 280 281 282 283 284 285 286 287 288 289 290 291 292 293 294 295 296 297 298 299 300 301 302 303 304 305 306 307 308 309 310 311 312 313 314 315 316 317 318 319 320 321 322 323 324 325 326 327 328 329 330 331 332 333 334 335 336 337 338 339 340 341 342 343 344 345 346 347 348 349 350 351 352 353 354 355 356 357 358 359 360 361 362 363 364 365 366 367 368 369 370 371 372 373 374 375 376 377 378 379 380 381 382 383 384 385 386 387 388 389 390 391 392 393 394 395 396 397 398 399 400 401 402 403 404 405 406 407 408 409 410 411 412 413 414 415 416 417 418 419 420 421 422 423 424 425 426 427 428 429 430 431 432 433 434 435 436 437 438 439 440 441 442 443 444 445 446 447 448 449 450 451 452 453 454 455 456 457 458 459 460 461 462 463 464 465 466 467 468 469 470 471 472 473 474 475 476 477 478 479 480 481 482 483 484 485 486 487 488 489 490 491 492 493 494 495 496 497 498 499 500 501 502 503 504 505 506 507 508 509 510 511 512 513 514 515 516 517 518 519 520 521 522 523 524 525 526 527 528 529 530 531 532 533 534 535 536 537 538 539 540 541 542 543 544 545 546 547 548 549 550 551 552 553 554 555 556 557 558 559 560 561 562 563 564 565 566 567 568 569 570 571 572 573 574 575 576 577 578 579 580 581 582 583 584 585 586 587 588 589 590 591 592 593 594 595 596 597 598 599 600 601 602 603 604 605 606 607 608 609 610 611 612 613 614 615 616 617 618 619 620 621 622 623 624 625 626 627 628 629 630 631 632 633 634 635 636 637 638 639 640 641 642 643 644 645 646 647 648 649 650 651 652 653 654 655 656 657 658 659 660 661 662 663 664 665 666 667 668 669 670 671 672 673 674 675 676 677 678 679 680 681 682 683 684 685 686 687 688 689 690 691 692 693 694 695 696 697 698 699 700 701 702 703 704 705 706 707 708 709 710 711 712 713 714 715 716 717 718 719 720 721 722 723 724 725 726 727 728 729 730 731 732 733 734 735 736 737 738 739 740 741 742 743 744 745 746 747 748 749 750 751 752 753 754 755 756 757 758 759 760 761 762 763 764 765 766 767 768 769 770 771 772 773 774 775 776 777 778 779 780 781 782 783 784 785 786 787 788 789 790 791 792 793 794 795 796 797 798 799 800 801 802 803 804 805 806 807 808 809 810 811 812 813 814 815 816 817 818 819 820 821 822 823 824 825 826 827 828 829 830 831 832 833 834 835 836 837 838 839 840 841 842 843 844 845 846 847 848 849 850 851 852 853 854 855 856 857 858 859 860 861 862 863 864 865 866 867 868 869 870 871 872 873 874 875 876 877 878 879 880 881 882 883 884 885 886 887 888 889 890 891 892 893 894 895 896 897 898 899 900 901 902 903 904 905 906 907 908 909 910 911 912 913 914 915 916 917 918 919 920 921 922 923 924 925 926 927 928 929 930 931 932 933 934 935 936 937 938 939 940 941 942 943 944 945 946 947 948 949 950 951 952 953 954 955 956 957 958 959 960 961 962 963 964 965 966 967 968 969 970 971 972 973 974 975 976 977 978 979 980 981 982 983 984 985 986 987 988 989 990 991 992 993 994 995 996 997 998 999 1000