racconto erano affatto diversi. Nondimeno il romanzo l'interessava e si doleva di non poter conoscerne la fine. Prima che arrivasse il prossimo fascicolo della -Revue- ella non sarebbe più a questo mondo... E allora perchè leggeva?... In verità, non questo solo, ma ogni suo atto era vano. Tutto è vano per chi sa che deve morire a una scadenza fissa, vicina... E pur la vita va innanzi, meccanicamente, come un orologio fin che la molla sia esausta. La vita va e si continua a parlar del domani, e a iniziare cose che non si compiranno e a dar ordini che non si vedranno eseguiti. Appena verso la mattina la Teresa trovava un'ora di riposo. Si svegliava poi in sussulto, con un'inquietudine, con un'ambascia, con un malessere indescrivibile. Pareva che si accumulassero tutti in quell'ora i sintomi del suo stato anormale, che la calma relativa della giornata avrebbe potuto farle dimenticare. Talvolta, nella sua agitazione, nel terrore che il suo segreto venisse scoperto, ella pensava se non fosse meglio per lei di affrettar la catastrofe. Ma in qual modo? Armi non ne possedeva, e pur possedendone, non sarebbe stata capace d'usarne; l'asfissia col carbone esige preparativi che non sarebbero rimasti celati: una cosa forse non le sarebbe stata difficile: uscire inosservata nel cuor della notte e gettarsi nella laguna ch'era a due passi dalla sua porta di casa; ma poichè era buona nuotatrice non era ben sicura che nel momento supremo il naturale istinto della vita non prendesse in lei il disopra condannandola al ridicolo onde son coperti i suicidi che non voglion morire. Cosicchè ella, di necessità, si raffermava nel suo primo proposito; chieder la morte al farmaco che in piccola dose le avrebbe dato il sonno, e chiederla soltanto quando di quel farmaco avesse raccolto una quantità sufficiente da non fallire allo scopo. Comunque sia, dopo le undici, ricomposta alquanto, ell'era nel suo salottino ad aspettarvi Mario Vergalli che veniva appunto sul mezzogiorno. Lo aspettava con un misto d'impazienza e di paurosa inquietudine. Temeva le sue domande, le sue offerte, i suoi scatti; temeva il suo sguardo acuto, penetrante, ove di tratto in tratto passava l'ombra di un dubbio, il lampo di un desiderio. Com'era mutato anche lui! Com'era piena di tempeste quella fisonomia un tempo così nobilmente calma e serena! Si vedeva ch'egli era in lotta con sè medesimo; ora soffocando qualche basso impulso, ora frenando qualche slancio donchisciottesco. --Io lo abbomino il mio viaggio--egli aveva detto un giorno alla Teresa che lo pregava di parlargliene. Tuttavia il giorno appresso la compiacque e gliene parlò. Le descrisse una rappresentazione del -Parsifal- di Wagner al teatro di Beyreuth; le descrisse alcuni capolavori della galleria di Dresda... Aveva percorso altri paesi, visitato altre città, ma non gli restava che una gran confusione in capo; a Dresda appunto, all'ufficio postale, leggendo una lettera della Teresa, era stato assalito da un triste presentimento che non aveva potuto cacciar da sè. Una voce gli diceva:--Torna a Venezia.--E una voce più forte copriva la prima.--È troppo tardi.--E le due voci l'avevano seguito sempre, da per tutto, in Olanda, in Belgio, davanti alle tele di Rubens e di Rembrandt, nella quiete raccolta della campagna fiamminga, nel moto vorticoso degli opifici ov'è più frequente e febbrile il palpito della vita moderna, sugli epici campi di Waterloo; da per tutto egli aveva portato quella punta confitta in cuore. E non si ricordava di nulla, tranne che di lunghe corse in ferrovia, di polizze d'albergo pagate, di tavole rotonde intorno a cui sedeva una folla indifferente ed ignota... --E mi dicevate che qualcheduno alimentò i vostri sospetti?--ella balbettò, mossa da una istintiva curiosità femminile.--Chi? Chi?... Una donna?... Vergalli si schermì dal rispondere. --Che importa ormai? Ella assentì sospirando. --È vero... Non c'è più cosa alcuna che importi. Così l'argomento voluto evitare penetrava insidioso nei colloqui di quei due infelici. Quand'egli soffriva troppo, quando s'accorgeva di farla troppo soffrire, si alzava con uno sforzo.--A domani. XXIV. Uno di quei giorni, poco dopo che Mario Vergalli era uscito, la Teresa si vide comparir dinanzi la sua amica Giulia Orfei, la stessa che un paio di settimane addietro le aveva scritto dai colli Berici. La contessa Giulia entrò come un uragano, gettando le braccia al collo della Valdengo e sprigionando da tutta la persona un acuto profumo d'-ireos-. --Lo so, lo so che non vuoi ricever nessuno... Me l'ha detto la tua cameriera... Ma non la strapazzare... Io le ho risposto: Rompo la consegna e assumo io l'intera responsabilità... Se mi scaccierà via, pazienza... Mi scacci? --No; ma, veramente, potevi avvertirmi con una riga. --Chè?... Quello non era il modo di riuscire... Avresti trovato una scusa... E io ci tenevo a darti un bacio... Dopo tanto tempo!... Perchè sono quattro mesi, lo sai? --Eh sicuro... Da quando sei andata a Aix-les-Bains. --Una stagione brillantissima... Ti racconterò, ti racconterò... Ma dimmi di te adesso... Ho sentito che non istai bene... Infatti hai l'aria sofferente... --Oh!--interruppe la Teresa--Cominci anche tu?... --Sfido io!... Sei pallida... Hai certe occhiaie... Ti curerai almeno. Chi è il tuo medico dopo la morte di Pozzi? Vuoi il mio? --Ma lasciatemi in pace... Mi curerei se stessi peggio. Invece sono stata poco bene e sto meglio. --Che male hai avuto? --Ma niente... ma inezie. La Orfei sorrise maliziosamente.--Capisco... --Che cosa capisci?--saltò su la Valdengo, imporporandosi in viso. --Eh, patèmi d'animo--disse l'altra. E soggiunse carezzevole:--Via, con me non dovresti avere segreti?.... Ne ho mai avuti io per te? In realtà non ne aveva avuti mai nè per lei, nè per nessuno; non aveva mai nè voluto, nè saputo nascondere le sue avventure galanti. Già suo marito chiudeva gli occhi e le orecchie. Ciò non toglie che la Giulia Orfei, se quello che le si era riferito era vero, giudicasse alquanto imprudente la condotta della sua amica. E non glielo dissimulò. In autunno nella sua villeggiatura di Colle Berico, l'era giunta notizia della simpatia della Teresa pel sottotenentino di vascello, Reana, il figliuolo della Maria Scotti ch'era stata con loro in collegio... Niente di male. Anzi era sempre parso assai strano che una donnina bella come la Valdengo dovess'essere inaccessibile alle debolezze umane, e la sua austerità le aveva fatto più torto che no nella buona società... Ma forse ci voleva un po' più di politica... La Teresa la lasciava dire, sorridendo d'un suo sorriso triste ed ironico.--Eh, cara mia--soggiunse la contessa Giulia--tu puoi sorridere fin che ti piace, ma in queste cose devi prender lezione da me. Una donna che non ha marito è tenuta ad aver maggiori riguardi di una donna che lo ha... Non ci vuol molto ad intenderlo... Se c'è il marito, è lui la bandiera che copre il contrabbando... Contento lui, contenti tutti... Se non c'è lui, tutti fanno i dottori... E, vedi, uno dei grandi benefizi del marito è questo. Fin che c'è lui non si può mutar di punto in bianco le proprie abitudini... seppellirsi vive, chiuder la porta alle amiche, ecc., ecc... Fossimo pure innamorate come Didone... --Appunto anche lei era vedova--interruppe la Teresa. --Per sua disgrazia--ribattè la Giulia Orfei.--Se viveva il marito, non avrebbe fatto la bestialità di gettarsi sul rogo dopo la partenza di Enea... Insomma, se c'è il marito, per quanto -spleen- si abbia addosso, si fa uno sforzo in riguardo a quel pover'uomo, che ha il diritto di non avere un mortorio in casa... E allora, poichè ogni cosa seguita ad andar co' suoi piedi, la gente smette presto di malignare. --Tu parli su per giù come mio zio--osservò la Valdengo. --Il barone Venosti Flavi? Tanto meglio. Ho piacere d'esser d'accordo col tuo più stretto congiunto, un uomo che t'è sinceramente devoto e a cui sta a cuore la tua riputazione. --Figuriamoci!--esclamò in tono ironico la Teresa.--Non gli era, anni fa, saltato il grillo di sposarmi? --Mi ricordo. E non sarebbe poi successo un cataclisma se tu avessi accettato. --Secondo te avrei fatto bene ad accettare? --Ma sì.... Tu dovevi rimaritarti. Del resto non dico che il prescelto avesse a esser lui.... Dico che ti occorreva un marito.... E non mi son mai potuta capacitare perchè tu abbia fatto languire inutilmente quel povero conte Vergalli. --Ma, Giulia, non discorrere con leggerezza. Io non ho fatto languire il conte Mario Vergalli. Gli ho detto sempre che non avevo intenzione di passare a seconde nozze.... Egli mi rispettava troppo da chiedermi d'esser la sua amante. Si contentò di quello che gli offrivo... un'amicizia schietta, profonda, un'affezione fraterna.... O che non vi possa essere tra uomo e donna una di queste affezioni? La Orfei si strinse nelle spalle.--Sarà... È una stranezza, ma sarà.... E nel caso vostro il mondo ci credeva. Sono due originali, si diceva, superiori alle passioni umane.... Sta a vedere quel che si dirà adesso.... La Valdengo non rispose. Forse la Giulia aveva ragione, forse adesso non si crederebbe più alla purezza de' suoi rapporti con Mario Vergalli.... Ma che andava ella almanaccando, ella che fra due o tre giorni sarebbe morta? Il mondo non aveva più nulla da credere o da non credere sul conto suo. Posandole una mano sulla spalla, la Giulia riprese a bassa voce:--E pure io scommetterei che, se vuoi, il conte Vergalli ti sposa ancora. --Basta, Giulia, te ne prego. --Non era lui, non era Vergalli che usciva di qui poco fa? --Sì. Che importa? --Ci siamo quasi urtati col gomito a due passi dalla tua porta. Egli non mi ha riconosciuta... Già è miope, ed è un orso. E poi ha ben altro pel capo che salutar le signore... Quello è sempre un uomo innamorato cotto... Gli si legge in viso... e io me ne intendo. --Ma Giulia... --Tanto ci tieni a quel di Reana? La Teresa scattò.--Che c'entra di Reana?... Pensa quel che ti pare delle mie relazioni passate con lui, ma lévati dalla mente che ci sia oggi tra noi nulla di comune. --In nome del cielo!--esclamò la Orfei.--Così mi piace. Che avresti da sperare da quel ragazzo?... Scusa però... Dal momento che confessi di non aver più nulla di comune con lui, perchè esiti a sposar Vergalli? Visibilmente infastidita, la Teresa si alzò dalla seggiola.--Ancora una volta, Giulia, ti prego di non tirar in campo l'argomento del matrimonio... Tu hai le migliori intenzioni del mondo, ma mi fai molto male. --Sei un enigma ambulante--disse la Orfei alzandosi anch'ella. La Teresa allargò le braccia.--Sono così. La Giulia Orfei che aveva qualche cos'altro sulla punta della lingua non seppe trattenersi dal soggiungere:--Però la gente se ne inventa di belle. --Cioè? --Ecco... ora mi fulmini. --No... Spiegati. --Si sono inventati che circa una settimana fa eri a Milano col conte Mario. La Valdengo impallidì. Era dunque vana la speranza che il segreto di quel viaggio non fosse divulgato? --Giurano d'averti vista--riprese la Orfei. --D'avermi vista con Vergalli?--esclamò la Teresa.--È impossibile. --Questo non l'ho inteso... Giurano d'aver visto te e lui nel medesimo giorno. --Ebbene, sì--rispose la Teresa, convinta ormai dell'impossibilità di negar tutto.--Siamo stati a Milano a poche ore d'intervallo, ma senza saper niente l'uno dell'altra. E non solo non ci siamo incontrati ma non potevamo incontrarci, perchè quando il conte Mario arrivò io ero già partita. --Sai che mi racconti una di quelle storie!... --Cara mia, è la verità pura e semplice. --È curiosa... fosti a Milano sola? --Ti pare ch'io debba aver paura? --No.... ma tu che non viaggi mai... --Auff!... Avevo da parlare con la mia sarta... Ti basta? Quantunque poco persuasa, la Giulia Orfei non insistette più oltre. E, sempre sul punto di congedarsi--Oh--disse--ora che il primo passo è fatto, ci rivedremo. --Sì, sì, fra tre o quattro giorni. --Fra tre o quattro giorni?.... È troppo lunga... Permettimi di venir domani. La Teresa accennò negativamente col capo.--No, domani non posso... --Dio, che donna occupata! Non puoi?... Perchè?... Ah, un'idea! E la Giulia Orfei battè l'una contro l'altra le sue manine inguantate.--Di' la verità; dacchè hai fatto quartiere d'inverno non hai neanche messo il piede fuori di casa? --No certo... Ero indisposta. --Ora assicuri di star meglio, e l'aria non può che giovarti... E poichè il tempo è bello... --No, non esco. --Aspetta un momento... Senti... domattina alle nove suono il tuo campanello, tu scendi, e facciamo due passi sulla Riva al sole... --Grazie, no. --Come sei caparbia!... No... sempre no... Ci penserai su... Io sarò qui lo stesso... Se assolutamente non vorrai scendere, se non vorrai ricevermi un minuto, mi farai licenziare dalla Luisa... E intanto addio... È quasi notte e ho ancora da far qualche spesa... Vengo proprio, sai, alle nove.... Oh sono mattiniera, io. --Bada, Giulia. Sarà una strada gettata. --Disgrazia piccola... Addio, addio. Escì com'era entrata, vispa, saltellante, ridente. --Che creatura felice!...--pensò la Valdengo.--È ricca, è piacente, non s'avvede degli anni che passano, fa una vita allegra, ha un marito filosofo... tutti l'accolgono a braccia aperte... È vero che di cuore è buona, e nonostante la sua leggerezza ha molta facilità ad affezionarsi... A me vuol bene... Forse però è venuta qui per curiosità... Sì, anche per curiosità, ma non soltanto per questo... M'ha mostrato sempre molta simpatia. Ho piacere d'averla vista ancora una volta... Non la vedrò più... Domani le farò dire che non posso... Darò ordini precisi alla cameriera... Non vedrò più nessuno, tranne Vergalli... Già si tratta di poco... XXV. Quella sera la Teresa s'accorse che la bottiglia ov'ella versava il cloralio, ormai, ristringendosi verso il collo, s'empiva rapidamente. Una o due dosi ancora, e sarebbe stata colma fino all'orlo.... Ma era poi indispensabile ch'essa fosse colma fino all'orlo?... La quantità raccolta non poteva bastare?... Perchè attendere uno o due giorni di più?... Perchè prolungar l'atroce agonia? Un brivido corse per le vene della Teresa Valdengo. Era dunque giunto l'istante supremo? Era quella la sua ultima sera? Con mano tremante ell'aperse la sua scrivania, rilesse e firmò il suo testamento. La distribuzione ch'ell'aveva fatta della sua fortuna le pareva equa; le pareva, ne' suoi legati, di non aver dimenticato nessuno; nè gli amici, nè la gente di servizio, nè i suoi beneficati ordinari. Ad altre carità in cui ella usava metter la sua borsa in comune con quella di Vergalli ella provvedeva appunto per mezzo del conte. Gli occhi della Teresa si fermarono più a lungo su quel passo che si riferiva a Vergalli. «Al mio fedele e impareggiabile amico conte Mario Vergalli--ell'aveva scritto--lascio tutti i miei libri, tanta parte dei quali mi fu regalata da lui; lascio il mio album d'autografi, il piccolo quadro con la Vergine e il putto ch'è appeso sul mio letto e che i pittori Angelo Alessandri e Marius de Maria giudicarono della scuola di Giambellino, le due incisioni di Calamatta, lo schizzo di Giacomo Favretto e il bronzo di Francesco Jerace che si trovano nel mio salotto. «Gli lascio poi una volta tanto ventimila lire italiane perchè egli voglia continuar quell'opere buone a cui egli mi aveva associata e che non devono patire per la mia morte nè imporre a lui un maggior sacrifizio. Che se la somma fosse esuberante non dubito che egli saprà, con quello che avanza, venir in soccorso ad altre miserie. Ce ne son tante nel mondo! «In fine nomino lui, conte Mario Vergalli, mio esecutore testamentario. Confido ch'egli non rifiuterà l'ufficio, che vorrà dar quest'ultima prova di devozione a una donna che porta nella tomba il ricordo del suo affetto alto, nobile, disinteressato, e gli chiede perdono d'averlo fatto soffrire». E ora, se veramente ella non voleva veder l'alba novella, ora le conveniva scrivere al Vergalli la lettera a cui il suo testamento accennava. Triste lettera che avrebbe rivelato a lui solo la causa della sua risoluzione disperata! Ma dopo aver tracciata l'intestazione con pugno malfermo, la Teresa non riusciva a mettere insieme una riga. La penna le restava sospesa fra le dita paralizzate, una nebbia offuscava le sue pupille; di tratto in tratto un sudor freddo le gocciolava giù dalla fronte.... Avrebb'ella presunto troppo delle sue forze? Avrebbe avuto paura? No, non era, non doveva essere questo; nondimeno sul punto di dir per sempre addio ad ogni cosa, la Teresa sentiva una ribellione di tutte le sue intime fibre, e suo malgrado era tratta a ripiegarsi su sè medesima, a considerare se non vi fosse altra uscita da quella in fuori ch'ell'aveva scelta. E pensava alle donne che s'eran trovate nel caso suo; alle fanciulle divenute madri senza esser mogli e abbandonate dagli amanti nella miseria e nel disonore. Alcune, sì, avevano creduto sfuggire all'infamia col suicidio o col delitto: ma quante più, eroine oscure e modeste, avevano portato mansuetamente la loro croce, affinandosi nella lotta quotidiana, riabilitandosi con l'abnegazione e col sacrifizio! Perchè non s'inspirerebbe all'esempio di queste, ella a cui gli agi della vita rendevano pur tanto meno difficile il combattere e il vincere? E come nel bagliore improvviso d'un lampo la Teresa vide aprirsi dinanzi a sè una via lunga, irta di triboli, ma illuminata dal sole, ma conducente a una meta eccelsa. Non a Mario Vergalli; a Guido di Reana, al complice del suo dolce peccato, avrebb'ella scritto per comunicargli ciò ch'egli aveva l'obbligo e il diritto di sapere; nulla implorando, nulla chiedendo da lui, ma deliberata a nulla rispingere avventatamente di ciò ch'egli fosse per offrirle, a non inspirarsi nelle proprie risoluzioni che al sentimento del dovere e al desiderio del bene. Che se il dovere ella rimaneva sola a compierlo, e sola lo avrebbe compiuto.... Un giorno forse, chi sa, presso al termine della via faticosa, un braccio amorevole l'avrebbe sorretta, una voce soave le avrebbe susurrato:--Alza la fronte, mamma! Ahimè, per adottar questo partito era necessaria una dose di energia che la Teresa Valdengo, esausta dall'emozioni e dalle sofferenze degli ultimi giorni, non possedeva. Le restava appena coraggio bastante per morire, non gliene restava per vivere. E quando la visione si fu dileguata e gli occhi di lei caddero di nuovo sul foglio bianco, ove non si leggevano che due parole, -Amico mio-, ella abbandonò il capo sul tavolino e sentì che mai, mai avrebbe spezzato il cerchio di ferro che la stringeva. Ma la notte era già molto inoltrata, la candela era quasi interamente consunta; non c'era tempo di finir la lettera prima che sorgesse il mattino. Pazienza! La Teresa sarebbe vissuta un giorno di più. Si coricò, spense il lume ch'erano circa le tre. Verso le otto sonò il campanello.--Fa bel tempo, non è vero?--ella chiese alla cameriera. --Bellissimo--rispose la Luisa, aprendo le imposte. Il sole irruppe trionfalmente nella stanza, e infrangendosi sulla spera dell'armadio mandò un fascio di raggi sul letto. --Abbassa le tende--disse la signora, mentre si faceva schermo con la mano. E soggiunse:--Mi porterai il vestito grigio di lana e la mantellina solita.... --Esce? --Sì, per le nove voglio esser pronta. Passerà la contessa Orfei a prendermi. Le risparmierò le scale. S'era decisa lì per lì, nell'inquietudine di quella notte insonne. --Le farà bene a uscire--notò la Luisa. La Teresa ebbe una scrollatina di spalle. --Sì, creda pure--insistè la cameriera--ha bisogno di moto.... anche per dormir meglio.... perchè non dorme, questo si vede. --Eh no, non dormo--assentì la Teresa costretta ad ammettere una cosa tanto manifesta. --Quel famoso cloralio doveva essere un tocca e sana. --Ma! --Cambi rimedio. --Lo cambierò. --Pur che si decida a chiamare un medico--ripigliò la Luisa incoraggiata dalla tolleranza della sua padrona. --Chiamerò il medico quando mi piacerà--rispose questa seccamente.--E ora fine alle chiacchiere.... Se no, non sarò pronta per le nove.... Va, va.... Che cos'hai da guardarmi in quel modo? Nulla l'irritava tanto come il vedersi piantati gli occhi addosso. Le pareva che volessero strapparle il suo segreto. E forse la Luisa già sospettava.... XXVI. --Che bella sorpresa!--esclamò la Giulia Orfei, scambiando un bacio con l'amica.--Dopo le tue parole di ieri temevo proprio di far fiasco. --Ho mutato idea, non so nemmen io perchè. --Ma diamine! Non devi mica restar sempre tappata in casa.... E se vuoi rifar un po' di colore.... La Valdengo abbassò il velo. Alla luce fulgidissima del sole che inondava la Riva degli Schiavoni apparivano assai meglio che nella penombra delle stanze il pallore della sua tinta e i solchi delle sue gote. Ella domandò:--Dove andiamo?... Ai giardini? --Ho paura che sia troppo umido. È cascata la brina stanotte. Sarebbe meglio dirigersi verso il Molo. --Come vuoi. Dopo pochi passi, accanto al monumento di Vittorio Emanuele, incontrarono il postino, che si toccò il berretto. --Ha salutato te?--chiese la Giulia. --Sì. La Teresa lo seguì con lo sguardo e soggiunse:--Ecco, si ferma alla porta di casa mia. --Vedrai la tua corrispondenza al ritorno--disse la contessa. --Già.... --Aspetti lettere -sue-?--riprese la Orfei. --Di chi? --Via... dell'ufficiale. --Perchè questa domanda? --Oh Dio.... È una domanda così semplice. --Non so.... Scriverà forse.... per creanza. E accompagnò la parola con un sorriso amaro. --Ci pensi ancora--esclamò la Giulia.--Credi a me, è meglio non pensarci. --È meglio anche non parlarne. --Hai ragione. Parliamo di quell'altro. --Ti prego, non parliamo di nessuno dei due. Erano già sul Molo, quasi deserto. --Gondola, gondola!--gridavano i barcaiuoli, come nel pomeriggio in cui di Reana aveva indotto la Teresa a fare una corsa in laguna. Dopo quel giorno ella non era più uscita di casa che per andare alla stazione. Solo adesso ella rivedeva il Molo, rivedeva la Piazzetta e il Palazzo ducale, tanto diversamente illuminati in quell'ora tanto diversa. --Hai l'aria incantata d'una forestiera--notò la Orfei con tenue ironia. La Valdengo rispose:--Come li invidio i forestieri che arrivano per la prima volta a Venezia! Come si capisce che debbano andare in visibilio! --Loro?... È naturale. Per noi è un altro affare. -Toujours perdrix, toujours perdrix-! --Oh, quando la pernice è così prelibata! Giunsero fino al caffè del Giardinetto Reale, ch'era chiuso. --Non c'è proprio anima viva--disse la contessa.--T'assicuro che potresti senza paura dare una capatina in piazza San Marco. --Aspetta.... Restiamo un poco sul Molo. Tornarono sui loro passi, col sole in faccia. Aprendo l'ombrellino la Giulia domandò:--Tu non l'hai preso? --Ho il velo e mi basta.... Sole di novembre. --Però negli occhi dà noia.... Ecco, con questo tempo la campagna è ancora piacevole.... Ma son giornate a prestito. E non intendo quelli che prolungano la villeggiatura fino a Natale.... È la moda.... Almeno la Marvesi è andata a San Remo. --Davvero? --Sì, col marito.... Dopo le nozze d'argento, il viaggio di nozze.... A proposito, m'immagino che tuo zio Venosti Flavi t'avrà descritto per filo e per segno quelle nozze d'argento. --Mio zio? L'ho visto la sera che ci andava.... Dopo non l'ho visto più. --Peccato!... Perchè egli era.... come si dice?... uno dei protagonisti--riprese la Orfei.--È stato -uno dei mille-. --Andiamo, Giulia. --Uno dei mille è un'iperbole, lo so.... Ma la frase non è mia. A ogni modo, è noto -urbi et orbe- che tra Venosti Flavi e la Marvesi ci fu del tenero. --Sarà.... Per me.... --E il barone--continuò la loquace contessa--ha fatto anch'egli il suo bravo regalo.... un cofano d'ebano con intarsi d'avorio.... bellino tanto.... Tutti i.... -soci- hanno regalato qualche cosa. Viani un lampadario di Murano, Terenzi un servizio da tè di porcellana di Sèvres, Faroglio un paravento giapponese, di Frasca una cartella con l'occorrente da scrivere, rilegata in pelle di bulgaro con borchie d'argento, Castellini.... --S'è morto? --Non conta.... S'è fatto rappresentare da sua moglie.... È -un comble-.... La vedova Castellini ha creduto d'interpretare il desiderio del suo indimenticabile defunto mandando una lettera patetica e dei fiori.... molti fiori. Figurati i commenti! --E non c'erano altri regali? --Sì, sì.... una quantità.... Il marito, i figliuoli, gli amici.... E poi una poesia dell'abate Visiani.... degna di lui.... E tanto basta. --Quella Marvesi è nata sotto una buona stella--notò la Valdengo. --È un fatto.... Per lei c'è indulgenza plenaria.... Io non ho sulla coscienza la metà di quello che ha lei, e nondimeno ho un'assai peggiore riputazione.... Non dico di mio marito ch'è un angelo.... La Orfei inviò con la mano un bacio all'indirizzo dell'-angelo- e proseguì:--Non dico di mio marito, ma mia suocera, fin ch'è vissuta, e le mie cognate e tante mie carissime amiche mi han tagliato i panni addosso senza misericordia.... Perchè questa ingiustizia?... E anche tu, povera santa, per un'unica leggerezza, rischi di trovar dei giudici arcigni.... Ma coraggio, sai.... Io ti difenderò sempre. --Grazie--mormorò la Teresa. Ma era stanca di questi discorsi, e propose alla Giulia di tornare a casa traversando la Piazza e voltando poi dalla parte della Canonica. Neanche in piazza la Valdengo era più stata dopo quel giorno con di Reana. Si ricordava la basilica fiammeggiante nel tramonto; ora il tempio era avvolto da una luce discreta; il sole batteva invece sulle Procuratie vecchie, facendone spiccare il fine trapunto marmoreo, lambiva la facciata bianca, ahi troppo bianca, di quel lato della piazza che gli architetti del primo Regno d'Italia rifabbricarono, male imitando le linee della vicina fabbrica di Vincenzo Scamozzi. Il campanile gettava attraverso la piazza come una gran fascia d'ombra. Le porte della chiesa erano spalancate.--Entriamo un momento--disse la Orfei. --Perchè no? In chiesa la Valdengo andava di rado e la sua intimità con Mario Vergalli ch'era in voce di libero pensatore l'aveva allontanata ancor più dalle pratiche esteriori del culto; tuttavia San Marco non poteva non esercitare un fascino sulla sua anima meditativa e poetica, e le accadeva talora di entrarvi con religioso raccoglimento, di soffermarsi qualche minuto davanti a un altare, non biascicando orazioni imparate a memoria, ma sollevando lo spirito in alto, compresa del mistero dell'infinito. --C'è una messa alla cappella del Sacramento--disse piano la Orfei. E precedendo l'amica s'inginocchiò in prima fila. La Teresa rimase indietro. Due popolane si ristrinsero per farle posto su una delle ultime panche; una signora di mezza età, che aveva l'aria di un pinzochera, disturbata da quel movimento, le lanciò uno sguardo ostile; una vecchia dall'aspetto ignobile si chinò per susurrare qualche parola all'orecchio della vicina. Quelle donne allineate richiamarono alla mente della Valdengo un bel quadro di Cesare Laurenti, ammirato all'Esposizione artistica del 1887, -Frons animi interpres-, ed ella tremò all'idea che si potesse leggerle in fronte ciò che le passava nell'anima. Sedeva col viso nascosto fra le mani, le piccole mani di cui un raggio di sole, scendente dal finestrone circolare che illumina la crociera, faceva risaltar la purezza e il candore. Di quando in quando ella udiva come in un sogno la cadenza dei versetti latini recitati dal prete con voce nasale, udiva il borbottio monotono della pinzochera, e il fruscio dei foglietti voltati dei libri di divozione. Intanto a lei saliva dal cuore un'altra preghiera: «O Signore che tutti invocano, che tutti cercano per vie diverse, vi vedrò io dunque fra poco? Vi vedrò corrucciato o benigno? E comparendovi innanzi così, avrò io veramente infranto i vostri decreti, mi sarò meritata i vostri castighi? O Signore, Signore, se a Voi nulla sfugge, se d'ogni creatura umana Voi conoscete gli atti e i pensieri, sarò io per Voi una tal peccatrice che non mi possa arridere la vostra clemenza? Io non mi son prosternata spesso, lo so, ai piedi dei vostri altari, ma ho sempre procurato di seguire la vostra legge d'amore e di carità; ho sempre procurato di fare il bene, di accostarmi agl'infelici ed agli umili; ho compatito agli errori, ho perdonato alle offese; deh, perdonatemi Voi!... Se ho errato credendomi superiore alla fragilità del mio sesso ne fui crudelmente punita. Sono caduta, ho perduto il diritto alla stima di me stessa e all'altrui. Ma avrei sopportato coraggiosamente l'umiliazione; ciò che mi spinge al passo estremo Voi non lo ignorate, o Signore. Io non mi sento la forza di gettare nel mondo un innocente che mi chiamerebbe responsabile de' suoi dolori.... La vita è triste per tutti, o Signore; che sarà per quelli che portano seco una debolezza di più?... Perdonatemi, Signore, perdonatemi». Uno stropiccio di piedi, un concerto di gole raschiate e di nasi soffiati con forza avvertì la Teresa che la messa era terminata. Le sue vicine uscirono dall'altra parte della panca. Ritta presso a lei, la Giulia Orfei le toccò leggermente la spalla.--Non vieni? La Valdengo si scosse.--Hai fretta? --Che vuoi restare? --No vengo.... or ora. --Ebbene resta fin tanto ch'io saluto Wolff, il pittore tedesco. Torno subito a prenderti. E s'avvicinò a un artista che addossato a uno dei pilastri dell'intercolunnio centrale copiava l'ambone e la Vergine col bambino che lo sormonta. La Teresa Valdengo non pregava più. Con le mani intrecciate sulle ginocchia ella guardava intorno a sè, di sotto il velo abbassato. Dinanzi all'altare da cui il prete era sceso ardeva qualche candelabro, qualche fiammella solitaria tremolava nelle lampade massiccie d'argento pendenti dal sommo degli archetti. Gruppi di forestieri giravano qua e là levando gli occhi verso i mosaici delle cupole, procedendo guardinghi sul pavimento liscio e ondulato. Bella come un'apparizione, una coppia di sposi dal tipo anglosassone saliva i cinque gradini del presbiterio; egli spirante dalla fisonomia la calma leonina dei forti, ella appoggiata al braccio di lui, stretta alla vigorosa persona come l'edera al tronco; saliva lenta la fulgida coppia sui gradini marmorei e pareva lasciar dietro a sè un solco d'amore e di giovinezza.... Dalla parte opposta della crociera un'altra messa cominciava; le panche si empivano di fedeli; per l'aria tiepida e grave errava un profumo d'incenso; dalla nicchia d'un confessionale spuntava il lembo d'un vestito di seta. Di quali colpe s'accusava quella donna sconosciuta? A quali pene cercava un conforto?... --Eccomi--disse la Giulia Orfei che s'era congedata dal pittore. La Teresa sorse in piedi e si mise a fianco della sua compagna. Questa, presso alla porta, bagnò le dita nella pila dell'acqua santa e si fece il segno della croce; indi ripigliò:--Io, vedi, quasi ogni mattina la mia messa l'ascolto. Se ne faccio a meno sento che mi manca qualcosa. --Parli della messa come parleresti del caffè che si prende appena alzate--osservò la Valdengo. --Non scherzare, Teresa.... Mi conosci da bambina. Ho sempre avuto religione, io. L'altra sospirò.--E credi che io non ne abbia? --Oh, lo so.... La vostra religione fumosa, vaporosa.... Tant'è non averne. --Ti pare? --Ma sì.... Che cos'è la religione senza preti, senza chiese, senza cerimonie?... Però oggi hai rotto il ghiaccio, e ci verremo ancora insieme a San Marco.... Ah se tu mi permettessi di presentarti un sacerdote di mia conoscenza.... un teologo.... --Per amor del cielo! Ieri il medico, oggi il prete. Mi consideri bell'e spacciata. --Dio me ne guardi.... T'ho consigliato anche un marito.... Dunque.... --Troppa roba in una volta--rispose la Teresa, sforzandosi di celiare. E soggiunse:--Grazie a ogni modo, cara Giulia, delle tue premure, grazie dell'amicizia che mi dimostri. Erano uscite dalla basilica, avevano svoltato per la piazzetta dei Leoncini, prendendo poi la strada del ponte di Canonica e di San Filippo Giacomo. --Uno di questi giorni potremo fare una passeggiata più lunga--propose la Orfei.--Domattina aspetto la sarta.... ma doman l'altro.... Poichè la Valdengo non rispondeva, l'amica la urtò col gomito.--Oh, sei nelle nuvole? --Scusa, non ho sentito. La Orfei rinnovò la sua proposta. --Doman l'altro?--ripetè macchinalmente la Teresa.--Che serve impegnarsi per doman l'altro? Tante cose possono succedere.... --Mi fai ridere.... Che vuoi che succeda? Tutt'al più può cambiare il tempo. --Appunto. --E allora, festa.... O preferisci ch'io salga da te domani a qualche ora per combinare? --Domani!--pensò la Valdengo.--Ma domani io sarò morta! Alla Giulia disse però:--Fa come ti piace... Ma smemorata ch'io sono!... Perchè ti lascio venir fin qui?....Tu ti svii. --Oh, importa molto!--esclamò la Orfei. E insistè per accompagnar la Teresa sino alla porta di casa. XXVII. --È stato il conte--disse la cameriera dal pianerottolo. --Quando? --Mezz'ora fa, e si mostrò molto dispiacente di non averla trovata. --Ha lasciato detto nulla? --Che tornerà verso il tocco. --Bene. Badate che, tranne il conte, non ricevo altri in tutta la giornata. --Nemmeno suo zio, se venisse...? --Nemmeno. Parlo chiaro. Nessuno.... E che non accada come ieri. --La contessa Orfei volle a tutti i costi.... --Non avrebbe già sforzato la porta.... Del resto, è inutile tornar sulle cose vecchie.... C'è posta? --Un giornale e una lettera.... di là, sulla scrivania. Quantunque i vestiti le dessero noia ed ella non vedesse l'ora di mettersi un po' in libertà, la Teresa entrò nel suo salottino senza neanche levarsi il cappello. La lettera era lì, sopra il giornale. Portava il bollo di Porto Said. --Ha bisogno di me?--chiese la Luisa che aveva seguito la sua padrona. --No, chiamerò. Quella lettera doveva arrivare. Pur non confessandolo, la Teresa l'aspettava; non per mutare o raffermare la sua determinazione ch'era ormai incrollabile, ma perchè il silenzio di Guido di Reana, dopo i rapporti esistiti tra loro, le sarebbe parso tale un oltraggio da avvelenarle gli ultimi istanti. Quella lettera doveva arrivare, e la Teresa l'aspettava. Tuttavia nel vederla sul suo tavolino, il sangue le dette un tuffo. Sentì come una voce che le dicesse:--Se ciò che attendevi è giunto, quali ragioni d'indugio avrai più? Ella ruppe la busta civettuola chiusa da un elegante monogramma, spiegò il foglio profumato di muschio. E s'accinse a leggere, turbata sì, ma non tanto che non le riuscisse di analizzare il suo turbamento, e di non trovarvi, meravigliata, neanche un briciolo d'amore. C'era la vergogna del fallo commesso, c'era la pietà del proprio destino, c'era l'indulgenza, il perdono per chi l'aveva tratta a rovina; amore non ce n'era. Non un palpito del cuore, non una vibrazione dei sensi; nulla. Così lontano le pareva quel tempo e non erano trascorse che poche settimane! Nè la lettura di ciò che di Reana le scriveva sprigionò una favilla dalle ceneri spente. Ella si ricordava di alcune parole di lui.--Ti scriverò un fascicolo da Porto Said.--Non erano invece che quattro paginette d'una intonazione sbagliata da cima a fondo. Qua e là una frase inopportuna, un'allusione sguaiata, e, in mezzo all'espressioni sentimentali, romantiche, qualche spiritosità di cattiva lega, qualche motto francese riportato con ortografia malsicura. Non aveva saputo, Guido di Reana, trasfondere nella sua epistola artificiosa nulla della grazia spontanea e dell'ardor giovanile a cui egli era andato debitore dell'insperato trionfo. Anche il -tu- confidenziale ch'egli doveva pur credersi in diritto d'usare, anche quel -tu- offendeva la Teresa. Ella pensava alle lettere ch'era avvezza a ricevere da Mario Vergalli, tenere e rispettose ad un tempo, rivelanti un'anima alta e leale, un cuore pieno di gentilezza, un ingegno robusto, nudrito di studi, atto a intender tutte le manifestazioni del bello. Che confronto, Dio buono, che confronto! Del resto, Guido adduceva due scuse del non scriver più a lungo: le esigenze del servizio che gli avevano impedito di prender la penna in mano durante tutto il viaggio e il desiderio di punir la -mammina- cattiva che a Porto Said non gli aveva fatto trovar nemmeno una riga. Ora la -mammina- (due volte Guido ripeteva la parola malaugurata) doveva affrettarsi a inviargli sue notizie a Massaua, ove il -Colombo- si sarebbe trattenuto circa un mese. Da Massaua naturalmente avrebbe riscritto anch'egli per dir la sua impressione sulla nostra colonia e sulle donne abissine per le quali i suoi compagni mostravano una curiosità indiscreta ed incomprensibile. In quanto a lui aveva troppo impresse nella memoria certe donne bianche per sentir la tentazione delle negre. Di Reana finiva ringraziando la Teresa d'avergli dato una felicità di cui egli non era degno e che non avrebbe dimenticato giammai, e rievocando le memorie dell'ultimo giorno passato insieme. Egli sentiva che, avesse pur vissuto cent'anni, non si sarebbe più rinnovato per lui un giorno simile a quello. La Teresa ripose silenziosamente la lettera nella busta. L'idea che, nel corso di quella notte, aveva un istante attraversato il suo spirito la faceva sorridere d'un sorriso amaro. Bene in verità ella si sarebbe rivolta a questo ragazzo leggero, sensuale, avido di piaceri, per dirgli:--Bada, caro, la nostra relazione ha avuto conseguenze che tu non t'immaginavi; prendine anche tu la tua parte.--Bene si sarebbe rivolta; bene avrebbe provvisto all'avvenire della creatura che portava in grembo! Ah no, nemmeno gli avrebbe scritto. Nel suo cassetto, insieme con gli altri ricordi ch'ella lasciava a conoscenti ed amici ce n'era uno per lui, un anello di zaffiro ch'egli aveva ammirato. Era in una piccola scatola suggellata, con l'indirizzo di pugno della Teresa: «Al signor conte Guido di Reana, sottotenente di vascello, a bordo del -Cristoforo Colombo-.» Mario Vergalli avrebbe avuto la bontà di recapitarlo. Tanti sacrifizi ella aveva chiesto a Mario che osava chiedergliene uno di più. E ora, infilata ch'ebbe la sua vestaglia e fatto il suo simulacro di colazione, ella stette ad aspettarlo con un'ansietà maggiore dell'usato. Perchè aveva egli quella mattina anticipata la visita quotidiana? Che aveva saputo? Che aveva supposto? XXVIII. Mario Vergalli giunse un po' prima dell'una, pallido, stravolto. --Mi duole che non m'abbiate trovata in casa questa mattina--ella disse.--La Giulia Orfei ha voluto a tutti i costi trascinarmi a far quattro passi... Ma che avete?... Siete turbato!... Via, accomodatevi, parlate. --Oh sì, molto turbato--egli rispose afferrandole la mano.--Teresa, Teresa, perchè tanti sotterfugi con me? Ella impallidì. --Quali sotterfugi? --Voi foste a Milano--riprese Vergalli.--C'eravate nel giorno che ci fui io di passaggio... Vi hanno vista in un -fiacre-. E poichè quella sera la stessa persona deve aver visto me, si è creduto che fossimo insieme... Voi sapete pure che non eravamo insieme... Con chi eravate? L'insinuazione contenuta in questa domanda fece salire una fiamma al viso della Valdengo. Pur si frenò. Non erano più i tempi in cui ella poteva fulminare col suo disprezzo chi dubitava di lei. --Hanno ardito sostenere ch'io ero con qualcheduno?--ella chiese. --No... almeno non credo... Ma è vero dunque che voi foste a Milano? --È vero. --E perchè tacerlo? --Non si presentò l'occasione di discorrerne. --Come? La mattina che venni da voi vi avevo detto che arrivavo da Milano, appunto allora. Voi eravate giunta con una corsa prima, e non vi pare che fosse naturale il discorrerne? --Dovreste ricordarvelo, amico mio--replicò la Teresa--il nostro colloquio di quella mattina. C'era qualche cosa di più importante e più grave che la combinazione d'essere stati tutti e due a Milano con poche ore d'intervallo. --Non lo nego... ma... La Teresa continuò: --E non fui schietta, non fui leale con voi quella mattina? Confessandovi le mie debolezze, rivelandovi, a costo di farvi tanto soffrire, ciò che una donna è così restia a rivelare, non vi ho dato la miglior prova della mia sincerità? --Ebbene... in tal caso dev'esservi facile spiegarmi quella vostra gita. Bisognava mentire, e la Teresa ripetè a Vergalli la storia della sarta. --Per questo siete andata a Milano?--proruppe il conte Mario. --Sì, qual meraviglia? Non lo sapevate che una parte de' miei vestiti li ordino a Milano?... Per solito la sarta vien lei un paio di volte all'anno a Venezia; quest'autunno non poteva venire; sono andata io.... Ecco, anche per la -toilette- sono come le altre donne. Vergalli tentennò la testa con aria scettica. --Vi siete messa in viaggio sola, senza nemmeno la vostra cameriera... mentre stavate già poco bene?... No, no, Teresa, dite ch'io non ho il diritto d'interrogarvi, dite che siete padrona assoluta di voi stessa, ch'io non sono nè vostro marito, nè vostro padre, nè vostro fratello, nè vostro amante; ma non mi trattate come un bambino al quale si dà a credere quello che piace. Egli chinò la testa sul petto, schiacciato sotto un peso intollerabile. 1 2 3 4 5 6 7 8 9 10 11 12 13 14 15 16 17 18 19 20 21 22 23 24 25 26 27 28 29 30 31 32 33 34 35 36 37 38 39 40 41 42 43 44 45 46 47 48 49 50 51 52 53 54 55 56 57 58 59 60 61 62 63 64 65 66 67 68 69 70 71 72 73 74 75 76 77 78 79 80 81 82 83 84 85 86 87 88 89 90 91 92 93 94 95 96 97 98 99 100 101 102 103 104 105 106 107 108 109 110 111 112 113 114 115 116 117 118 119 120 121 122 123 124 125 126 127 128 129 130 131 132 133 134 135 136 137 138 139 140 141 142 143 144 145 146 147 148 149 150 151 152 153 154 155 156 157 158 159 160 161 162 163 164 165 166 167 168 169 170 171 172 173 174 175 176 177 178 179 180 181 182 183 184 185 186 187 188 189 190 191 192 193 194 195 196 197 198 199 200 201 202 203 204 205 206 207 208 209 210 211 212 213 214 215 216 217 218 219 220 221 222 223 224 225 226 227 228 229 230 231 232 233 234 235 236 237 238 239 240 241 242 243 244 245 246 247 248 249 250 251 252 253 254 255 256 257 258 259 260 261 262 263 264 265 266 267 268 269 270 271 272 273 274 275 276 277 278 279 280 281 282 283 284 285 286 287 288 289 290 291 292 293 294 295 296 297 298 299 300 301 302 303 304 305 306 307 308 309 310 311 312 313 314 315 316 317 318 319 320 321 322 323 324 325 326 327 328 329 330 331 332 333 334 335 336 337 338 339 340 341 342 343 344 345 346 347 348 349 350 351 352 353 354 355 356 357 358 359 360 361 362 363 364 365 366 367 368 369 370 371 372 373 374 375 376 377 378 379 380 381 382 383 384 385 386 387 388 389 390 391 392 393 394 395 396 397 398 399 400 401 402 403 404 405 406 407 408 409 410 411 412 413 414 415 416 417 418 419 420 421 422 423 424 425 426 427 428 429 430 431 432 433 434 435 436 437 438 439 440 441 442 443 444 445 446 447 448 449 450 451 452 453 454 455 456 457 458 459 460 461 462 463 464 465 466 467 468 469 470 471 472 473 474 475 476 477 478 479 480 481 482 483 484 485 486 487 488 489 490 491 492 493 494 495 496 497 498 499 500 501 502 503 504 505 506 507 508 509 510 511 512 513 514 515 516 517 518 519 520 521 522 523 524 525 526 527 528 529 530 531 532 533 534 535 536 537 538 539 540 541 542 543 544 545 546 547 548 549 550 551 552 553 554 555 556 557 558 559 560 561 562 563 564 565 566 567 568 569 570 571 572 573 574 575 576 577 578 579 580 581 582 583 584 585 586 587 588 589 590 591 592 593 594 595 596 597 598 599 600 601 602 603 604 605 606 607 608 609 610 611 612 613 614 615 616 617 618 619 620 621 622 623 624 625 626 627 628 629 630 631 632 633 634 635 636 637 638 639 640 641 642 643 644 645 646 647 648 649 650 651 652 653 654 655 656 657 658 659 660 661 662 663 664 665 666 667 668 669 670 671 672 673 674 675 676 677 678 679 680 681 682 683 684 685 686 687 688 689 690 691 692 693 694 695 696 697 698 699 700 701 702 703 704 705 706 707 708 709 710 711 712 713 714 715 716 717 718 719 720 721 722 723 724 725 726 727 728 729 730 731 732 733 734 735 736 737 738 739 740 741 742 743 744 745 746 747 748 749 750 751 752 753 754 755 756 757 758 759 760 761 762 763 764 765 766 767 768 769 770 771 772 773 774 775 776 777 778 779 780 781 782 783 784 785 786 787 788 789 790 791 792 793 794 795 796 797 798 799 800 801 802 803 804 805 806 807 808 809 810 811 812 813 814 815 816 817 818 819 820 821 822 823 824 825 826 827 828 829 830 831 832 833 834 835 836 837 838 839 840 841 842 843 844 845 846 847 848 849 850 851 852 853 854 855 856 857 858 859 860 861 862 863 864 865 866 867 868 869 870 871 872 873 874 875 876 877 878 879 880 881 882 883 884 885 886 887 888 889 890 891 892 893 894 895 896 897 898 899 900 901 902 903 904 905 906 907 908 909 910 911 912 913 914 915 916 917 918 919 920 921 922 923 924 925 926 927 928 929 930 931 932 933 934 935 936 937 938 939 940 941 942 943 944 945 946 947 948 949 950 951 952 953 954 955 956 957 958 959 960 961 962 963 964 965 966 967 968 969 970 971 972 973 974 975 976 977 978 979 980 981 982 983 984 985 986 987 988 989 990 991 992 993 994 995 996 997 998 999 1000