--Abbiamo tempo... Ma voi Teresa--riprese Vergalli cercando la mano
dell'amica--ma voi, siate sincera, che cos'avete?
--Che cosa debbo avere?--ella ribattè un po' infastidita.--Non è
amabile, sapete, il far capire a una signora ch'ella è malandata.
--O che c'entra l'amabilità?... Ci possono esser cerimonie fra noi
due?... Anche un cieco s'accorgerebbe che non istate bene.
--Ho avuto un'indisposizione di nessun conto. Adesso sono guarita.
--Sarà--soggiunse il conte Mario tentennando il capo.--Tuttavia...
--Tuttavia--ella disse, fingendo di prender la cosa in celia--non ho
l'apparenza fiorente... Eh, caro Vergalli, gli uomini devono essere
preparati a queste sorprese sgradevoli dalle donne della mia età... Le
lasciano giovani e di lì a un mese le trovano vecchie.
--Vecchia, voi?
--Ho trentott'anni sonati.
Egli si strinse nelle spalle.--Se siete vecchia voi a trent'otto anni,
io sarò addirittura decrepito... Gli è che siete pallida, che avete
gli occhi pesti, che sembrate stanca, affranta....
--Oh insomma, corvo dalle male nuove, volete finirla?--ella interruppe
alzandosi dalla sedia e avvicinandosi alla finestra.
Egli pure si alzò e la seguì, le cinse amorevolmente con un braccio la
vita, e poich'ella tentava ritrarsi--Non abbiate paura--le
disse.--Dovreste esser persuasa che la mia affezione per voi è
altrettanto disinteressata quanto profonda.
La Teresa assentì con un cenno del capo.
--Ebbene, in nome di quest'affezione, io non vi domando oggi che una
cosa sola: curate la vostra salute. Dopo la morte del dottor Pozzi,
voi siete rimasta senza medico... credo almeno...
--La gran disgrazia!
Vergalli continuò:
--Sceglietene uno di vostra fiducia... Cerchiamo insieme...
--No, no, no--ella rispose reagendo contro la commozione che la
vinceva al suono di quella voce così dolce nella sua gravità triste e
solenne. Ed ella sentiva che qualunque altra cosa egli le avesse
chiesto in quel momento ella gliel'avrebbe accordata. Ma questa no.
Non avrebbe chiamato un medico, non avrebbe subito un nuovo
interrogatorio umiliante.--Non insistete, Vergalli, non voglio saperne
di medici.
E allontanandosi da lui si rimise a sedere.
--Siete strana, Teresa, molto strana... Non vi conoscevo così.
--Non si conosce a fondo nessuno. Non si conosce neanche sè
stessi--ella borbottò fra i denti.
--Mi fate tanto male--egli soggiunse.--Torno da un lungo viaggio,
corro a questa casa ch'era il mio rifugio, il nido della mia anima,
corro dall'amica per la quale avrei dato fin l'ultima stilla del mio
sangue, e m'accorgo subito che non ho più nido, che non ho più amica.
La Teresa lo guardò con infinita malinconia.
--Perchè dite questo?
Seduto presso al tavolino, con la faccia nascosta fra le mani, egli,
come se le parole di lei non gli fossero giunte all'orecchio, riprese
quasi parlando a sè medesimo:
--Oh, non è un colpo improvviso... Già le vostre lettere erano un
avvertimento...
--Le mie lettere?... Che vi scrivevo?--ella esclamò sgomentata.
--Non erano le vostre lettere d'una volta--egli replicò--le vostre
lettere belle, serene, trasparenti come l'anima vostra, come la vostra
fisonomia... Nell'aprirle tremavo... Sentivo che qualcheduno s'era
posto fra noi... sentivo che non mi dicevate tutto... Era meglio non
dirmi nulla... o dirmi tutto... Già, anche lontano, le indiscrezioni
arrivano...
--Quali indiscrezioni?--ella balbettò con un filo di voce. Capiva che
la sua domanda era sciocca, ipocrita quasi, capiva che la confessione
schietta, sincera, era la sola degna di lei... e pur nell'istante
decisivo gliene mancava il coraggio.
--Oh!--fec'egli, alzando lentamente gli occhi in cui tremolava una
lacrima--gli amici zelanti non mancano mai... nemmeno a chi vive solo
e sdegnoso.
Vergalli raccolse tutte le sue forze per un'interrogazione suprema.
--Dite la verità, Teresa, quell'ufficiale l'avete amato?
Dio, Dio, che momento terribile per la Teresa!... E che poteva ella
rispondere, ella che, prima e dopo della partenza di Guido di Reana,
aveva invano rivolto un'identica domanda a sè stessa? Era amore quello
che l'aveva spinta in braccio di Guido?... E se non erano amore quei
baci, quelle carezze ricambiate, che cos'erano mai? Come scusare se
non con l'amore quell'assoluto abbandono di sè?
Ella taceva.
--Oh!--proseguì Vergalli nell'angoscia di quel silenzio
rivelatore.--Io dicevo: Il mondo è tanto cattivo... è così pronto a
giudicar dalle apparenze... Li avranno visti insieme;... egli, come
accade sempre alla sua età, le avrà fatto la corte; ella, trattandosi
d'un ragazzo, avrà preso la cosa in ischerzo, e la gente, che trova
una voluttà perversa a straziar le migliori riputazioni, si sarà
affrettata a concludere: Ah finalmente, anche lei, la irreprensibile,
la purissima, anche lei ha un'amante... Questo io mi dicevo.... E
dicevo anche: Ne rideremo insieme...
--Per carità, Vergali!, basta così--ella supplicò. Troppo soffriva,
troppo soffrivano tutti e due.
--No che non basta--egli ribattè, cedendo a quella tendenza fatale che
hanno gli uomini di tormentar le proprie ferite. E sia che volesse
vuotare il calice sino alla feccia, sia che gli balenasse ancora un
pallido raggio di speranza, soggiunse insidiosamente:--Del resto non
sarà stato che un romanzetto sentimentale. Giudiziosa come siete, non
avrete dato il vostro cuore a un fanciullo in modo da non poterlo
riprendere.
Un sorriso amaro le sfiorò le labbra.
--Oh, il mio cuore!--ella mormorò.--So molto io dov'è il mio cuore!...
C'è poi il cuore?
--Oh Teresa, Teresa, che linguaggio tenete?... C'è dunque di
peggio?... Siete stata... sua?
Prima ch'egli potesse meravigliarsi seco medesimo d'aver tanto osato,
ella, a voce bassa ma ferma, aveva risposto:--Sì.
La brutalità dell'inchiesta non l'aveva offesa. Quasi avrebbe
ringraziato Vergalli d'aver trovato la formula che consentiva a lei di
liberarsi con un monosillabo solo dal peso intollerabile che
l'opprimeva.
Egli represse un gemito e dovette tenersi forte al piano della
seggiola. Era come se avesse ricevuto una mazzata sul capo.
Due volte si provò a parlare e non gli venne fatto di articolare una
sillaba. Due volte cercò i cari occhi fissi ostinatamente al suolo.
Alla fine si alzò lento lento, prese il cappello che aveva deposto
sopra un mobile e barcollando si avviò verso l'uscio.
--Ve ne andate?--ella susurrò ansiosamente.
Egli accennò di sì.
--E tornerete... Quando?
--Non so... Probabilmente riparto.
--Ripartite?
--Che devo fare?
--Non senz'avermi risalutata, spero... Arrivederci, Mario.
--Addio.
Ella fu a un punto di balzar dalla sedia, di corrergli dietro, di
richiamarlo; ma le forze la tradirono. Non potè che esclamare:--Dio
mio, Dio mio!
Vergalli era ormai fuori della stanza, scendeva come un ebbro la
scala, non poteva udirla.
XIX.
Aveva disceso come un ebbro la scala, come un ebbro aveva percorso la
strada fino a casa sua; s'era chiuso nel suo studio dicendo al
servitore:
--Badate che non ci sono per nessuno.
Ah quel -sì-, quel -sì- della Teresa gli sonava dentro come un
rintocco d'agonia, agitava nel suo animo un tumulto di sensazioni
affannose che lo straziavano a gara. Vi sono malattie che portano lo
sfacelo del corpo; così vi sono dolori che portano lo sfacelo
dell'anima; non c'è parte che non ne resti ferita. Il conte Mario era
colpito nel suo amore, nella sua fede, nel suo culto, nella sua
vanità, nel suo orgoglio; tutto ciò che gli era più caro e più sacro,
tutto quel breve monosillabo aveva scosso dalle fondamenta. Quella
donna egli l'aveva adorata dal dì che l'aveva vista; l'aveva
rispettata prima come moglie d'un amico, poi, quand'era rimasta
vedova, le aveva offerto il suo nome e la sua fortuna; e poich'ella,
aliena dal riprender marito, non aveva accolto le sue proposte, egli,
povero sciocco, s'era contentato di ciò ch'ella gli dava, un'affezione
calma, tranquilla, un'affezione che non ricambia ma permette l'amore.
Mai egli aveva tentato di rompere il loro tacito accordo; un giorno
solo, singolare atto d'audacia, aveva osato sfiorarle con le labbra i
capelli, e dopo averne arrossito come un bambino, ne aveva chiesto
perdono come un colpevole. Non doveva bastargli di aspirar la
fragranza di quel fiore gentile? Non doveva bastargli di esser
l'intimo fra gli amici, poichè a nessuno era concesso di più? Non
doveva consolarlo quel pensiero che il Petrarca esprime in versi
soavissimi:
Presso era 'l tempo dov'amor si scontra
Con castitate, ed agli amanti è dato
Sedersi insieme e dir che loro incontra?
Ahi, troppo presto il suo desiderio l'aveva invecchiata! Ecco, il
fiore gentile s'era lasciato cogliere! Un ignoto era giunto, un
adolescente quasi un fanciullo, e aveva trionfato di quell'austera
virtù. Nè ella celava, nè attenuava il suo fallo. Aveva appartenuto a
quell'adolescente, a quel fanciullo. Vergalli si dibatteva nelle
smanie della gelosia, una folla d'immagini impure gli passava
rapidamente dinanzi. La vedeva, l'amica irreprensibile, immacolata, la
vedeva in braccio del seduttore; le labbra pudiche, che a lui si erano
negate sempre, vibravano sotto i baci del giovinetto, gli occhi dolci,
ov'egli non aveva mai sorpreso una fiamma meno che onesta nuotavano
nella voluttà, tutta l'armonia della bella persona era turbata da quel
delirio dei sensi che ci par così ignobile quando non siamo noi a
destarlo... E pensieri anche peggiori torturavano Mario Vergalli. Era
quello il primo amante della Valdengo? O non ne aveva avuti degli
altri?... Che altri l'avessero insidiata, quest'era certo, ed egli si
ricordava di qualcheduno che le aveva fatto una corte assidua,
insistente... Ma se gli erano sorti dei dubbi, la Teresa li aveva
dissipati così presto! Ed era tanta la fiducia ch'ella riusciva a
inspirargli ch'egli non tardava a pentirsi de' suoi sospetti
oltraggiosi... E dire che fors'ella mentiva, che forse co' suoi
cicisbei si prendeva giuoco di lui, credulo e ingenuo! Vergalli
rievocava i nomi e le figure di coloro la cui presenza in casa della
Teresa gli aveva dato più ombra. Un tempo era stato Venosti Flavi, lo
zio, col suo ghiribizzo di sposarla. Ella ne aveva riso con
Mario.--Non isposo voi che mi siete caro e che stimo; vorreste che
sposassi mio zio, col quale siamo agli antipodi in tutto?--Dopo s'era
atteggiato a pretendente un forestiero, un tedesco, di modi eletti, di
rara cultura; a questo era successo un comandante di marina, capitano
di fregata, un bell'uomo, parlatore facondo, noto per una giovinezza
avventurosa; e anche questo, scapolo impenitente, aveva dichiarato
d'esser pronto a convertirsi al matrimonio per amore della simpatica
vedovella. Ed ella aveva respinto lui, aveva respinto il tedesco,
aveva respinto un pittore di grido, ripetendo sempre a Vergalli:--Non
abbiate paura; se mi rimaritassi, sareste voi il prescelto.--E infatti
tutti si dileguavano; egli solo le restava vicino come un cane
fedele... E adesso un'idea orribile gli si affacciava alla mente
sconvolta. Quei galanti, quei vagheggini s'erano dileguati per
scoraggiamento o per sazietà? Ella che non li aveva voluti per mariti,
aveva accondisceso ad averli per amanti?... Ma a questo punto
l'eccesso dell'ingiuria provocò in lui un principio di reazione. O
come mai la donna ideale poteva, nella sua fantasia insozzata,
trasformarsi in una volgare Messalina? Ella, che oggi era così pronta
alla confessione d'un fallo, avrebbe per anni ed anni coperto le sue
sregolatezze con la maschera dell'ipocrisia? Ella che oggi portava in
viso i segni della vergogna e del rimorso avrebbe saputo in passato
serbarsi imperterrita, serena, ridente, come chi non ha neppur peccati
di desiderio? E nessuno avrebbe scoperto nulla, nessuno dei felici
avrebbe parlato, nessuno fra i tanti ricercatori di scandali avrebbe
colto un indizio, slanciato un'accusa?... No, no, il sospetto era
turpe ed assurdo. Prima che la cieca fatalità spingesse sulla sua via
quell'ufficialetto, quel Guido di Reana, la Teresa non aveva fallito
mai; ell'era veramente la creatura nobile ed alta che Mario Vergalli
aveva posta in cima de' suoi pensieri, e per amor della quale egli
aveva rinunciato alle attrattive della società, alle distrazioni della
galanteria, alle gioie della famiglia, a tutto tranne al suo viaggio
annuale... Oh se avesse rinunciato anche a quello!... Se l'estate
scorsa, anzichè girar per l'Europa, fosse rimasto a Venezia, a
consigliarla, a difenderla!... Guido di Reana avrebbe probabilmente
avuto la sorte degli altri corteggiatori, ed egli, Vergalli, non
avrebbe perduta, irremissibilmente perduta, la sua impareggiabile
amica.
Gli occhi di lui si fissavano sopra una fotografia della Valdengo
ch'egli teneva sempre sul suo tavolino. Era una fotografia di due anni
addietro, e negl'intendimenti della Teresa doveva esser l'ultima
ch'ella si sarebbe fatta fare prima d'avere i capelli bianchi...
Invece, in ottobre, cedendo alle istanze di Guido, era tornata dal
fotografo... ma, questo, Vergalli non lo sapeva. Il ritratto che egli
aveva davanti a sè non gli era mai parso così bello... Oh la fronte
limpida e onesta! Oh la bocca incantevole e sorridente in cui si
maritavano insieme arguzia e bontà!... Dunque d'ora innanzi quella
bocca, quella fronte, quello sguardo, egli doveva contentarsi di
vederli così, nella fredda effigie fotografica; mai più li avrebbe
visti rischiarati dalla luce interiore dell'anima, mai più avrebbe
udito la cara voce soave... Se pure gli avvenimenti irreparabili non
avessero alzato una barriera fra lui e la Teresa, se pur egli avesse
potuto impor silenzio al suo risentimento, al suo orgoglio, alla sua
dignità, come osar di comparirle dinanzi dopo averla lasciata in sì
brusca maniera, senza attendere, senza chiedere una spiegazione?...
S'egli avesse atteso, se avesse chiesto, chi sa che cosa ella gli
avrebbe detto?... Perchè ella forse non era che una vittima, vittima
di qualche violenza o di qualche insidia, e a lui non toccava di
condannarla ma di vendicarla... Vendicarla? E come? Doveva correr
sulle traccie di quel don Giovanni minuscolo viaggiante nei mari
d'Oriente? O spedirgli fino in China o nel Giappone un cartello di
sfida? Follie! Con che titolo si sarebbe fatto paladino della
Valdengo?... Ma sapere almeno, sapere i particolari del triste
dramma!... Certo sol che avesse voluto sobbillare la servitù gli
sarebbe stato facile raccogliere una larga messe d'informazioni...
Figuriamoci se una cameriera, se una cuoca non s'accorge delle tresche
della padrona!... Ma questo mezzo ripugnava troppo a Vergalli... E con
disgusto anche maggiore egli pensava alle allusioni velate dei falsi
amici, ai pettegolezzi del club, ai conforti ipocriti che gli sarebbe
toccato subire... Ah no! Mille volte meglio lasciar Venezia per
sempre, andar lontano... Ma dove?... C'era un posto al mondo ove il
suo dolore non l'avrebbe seguito?
Si picchiò all'uscio.
--Chi è?--gridò irosamente Vergalli.--Non ricevo nessuno.
--Ero io--rispose il domestico senza entrare.--Venivo a sentire se
vuole il lume, se debbo rifonder legna nella stufa... e se pranza a
casa... perchè... non c'è nulla.
Il conte Mario si ricordò allora soltanto che dopo il caffè della
mattina non aveva preso neppure un bicchier d'acqua, allora soltanto
avvertì che la stanza era quasi buia e quasi fredda.
--Pranzerò fuori--egli disse.--Accendete una candela nella mia camera.
Per solito il primo giorno ch'egli tornava da un viaggio, se la Teresa
era a Venezia, egli desinava da lei; oggi egli cercò un -restaurant-
di secondo ordine, e sedette a una tavola in disparte. Non aveva fame,
ma era sfinito, e si sforzò di mangiar un boccone e di ingoiare un
bicchiere di vino.
Pagato il conto, uscì senza uno scopo, senza una meta, deciso soltanto
a evitar le vie frequentate, a non metter piede in piazza San Marco
ove si sarebbe imbattuto in qualche conoscente.
Ma la precauzione gli giovò poco, che all'angolo d'una -calle- sentì
mettersi una mano sulla spalla e chiamarsi a nome:
--Vergalli, o Vergalli!
XX.
Era Venosti Flavi. Non erano amici, tutt'altro; non avevano forse
un'idea, un'opinione comune; ma si vedevano spesso al club,
s'incontravano di tratto in tratto dalla Valdengo, e mantenevano fra
loro quelle relazioni di buona società che possono assumere perfino le
apparenze d'una cordiale dimestichezza. Convien aggiungere che il
barone Amedeo, dopo che gli era passato lo strano ghiribizzo di sposar
la nipote, aveva espresso il parere ch'ella dovesse almeno accettar
l'offerta di Mario Vergalli. Egli non capiva che gusto ci trovasse la
Teresa a tenersi attorno quell'adoratore platonico invece di farsene
un marito che le avrebbe dato una posizione nel mondo.
È vero che non capiva nemmeno il gusto che aveva Vergalli a -filare il
sentimento-... alla sua tenera età.
Comunque sia, quella sera il conte Mario dissimulò a fatica la noia
che gli recava l'incontro.
L'altro non se ne diede per inteso.
--Bene arrivato--disse.
--Grazie.
--E... da quando?
--Da stamattina all'alba.
--È vero... Da stamattina...
--Lo sapevate?
--Sì.
--Come?
--Vengo da casa di mia nipote--soggiunse il barone.
--Ah!--fece Vergalli imporporandosi in viso.
--È molto deperita--riprese Venosti Flavi.
--Sì... forse...--balbettò il conte.
E si ricordò che al primo momento era parsa tanto deperita anche a
lui, si ricordò che l'aveva supplicata di chiamare un medico. Poi non
aveva insistito, assorto com'era nelle proprie sofferenze, nel proprio
dolore.
Venosti continuò:
--A me non dà retta. Ma io le dissi: Ti persuaderà Vergalli a
curarti... Sapete quel che mi ha risposto?... «Oh, Vergalli riparte.
Non lo vedrò più...» È possibile?
--Non capisco perchè dica questo--borbottò Mario con manifesto
imbarazzo.
--È assurdo, non è vero? Perchè, fra vecchi amici, se pur vi sono dei
malintesi...
Mario Vergalli era sulle spine. Il barone parlava per conto proprio, o
per incarico della Teresa? E come mai la Teresa si sarebbe confidata a
un parente del quale non aveva nessuna stima, avrebbe scelto lui a
intermediario d'una riconciliazione col suo amico più caro?... A ogni
modo, poichè Venosti Flavi parlava del solo argomento che potesse
interessare Vergalli, questi stava tutt'orecchi a sentirlo.
--Quella benedetta donna--proseguì l'amorevole zio--ha qualità
eccezionali di cuore e d'ingegno, ma talvolta è aspra, tagliente...
--Non mi sembra--ribattè Mario, già disposto a difenderla.
--Sì, sì, anche contro sè stessa... Abbiate pazienza, Vergalli, io la
conosco fin da bambina... Per una bravata, invece di chieder scusa
d'un piccolo fallo, era capace di esagerarlo ad arte, era capace
perfino d'accusarsi di colpe non commesse... E non si è corretta con
gli anni... Ultimamente...
Qui Venosti si guardò intorno, abbassò la voce, e passò il braccio
sotto quello del suo interlocutore.
--Ultimamente... non è un segreto per nessuno, nemmeno per voi
ch'eravate lontano... mi disse lei che sapete tutto... ultimamente
ell'ebbe il torto di lasciarsi far la corte da quell'ufficialetto di
marina... quel di Reana... figliuolo di un'antica compagna di
collegio, un ragazzo.
--In fin dei conti--insinuò Vergalli con uno sforzo--la signora
Valdengo è padrona di sè... non ha obblighi verso nessuno...
--Sì e no... Verso di voi, per esempio...
--Nè verso di me, nè verso altri--replicò Mario Vergalli in tono
reciso.
Il barone si strinse nelle spalle.
--Sarà come vi piace... Voglio dire soltanto che novantanove donne su
cento si sarebbero lasciate far la corte quanto lei e più di lei, ma
tutte avrebbero avuto certi riguardi, certe cautele... Nessuna avrebbe
messo il suo amor proprio a sfidare l'opinione pubblica.
Il conte Mario s'agitava, cercava interrompere.
--Basta, Venosti...
--Tollera tanto l'opinione pubblica, ma non vuol essere sfidata... E
badate che in questo caso io credo in coscienza che non ci sia stato
nulla di grave... Senonchè mia nipote, mi par di sentirla, alla minima
osservazione avrà preso fuoco e avrà ammesso il peggio.
Come Venosti s'ingannava! Come aveva torto di dire che conosceva sua
nipote! Sì, forse con lui, con lo zio, nauseata di quella morale tutta
di convenzione, la Teresa poteva aver ceduto ad un impeto subitaneo,
aver risposto con l'alterezza di chi crede il suo fallo meno
spregevole di certe virtù di parata. Ma non a quel modo aveva risposto
a Vergalli; nel -sì- che con voce languida, quasi morente, ell'aveva
lasciato cader dalle labbra, non c'era il vanto spavaldo di una colpa
non commessa; c'era la confessione umile e penosa della caduta
profonda e irreparabile.
Pure al conte Mario non era lecito di mostrarsi meno convinto
dell'innocenza della Valdengo di quello che se ne mostrasse Venosti.
--Voi fantasticate--egli disse, e ogni parola gli costava una fatica
immensa--donna Teresa non aveva niente da ammettere, e... almeno con
me... non ha ammesso niente... Del resto, io son convinto al pari di
voi ch'ella non abbia da rimproverarsi colpa alcuna.
--Tanto meglio--replicò il barone con aria un po' scettica,--Allora
non sarà neanche difficile che facciate la pace.
--Non c'è da far pace quando non c'è stata guerra--osservò Vergalli.
--Meglio, meglio--ripetè Venosti Flavi,--Ma quest'è un'altra prova che
mia nipote è un po' squilibrata e ha bisogno più che mai
dell'indulgenza de' suoi amici. Se ne avesse perduto uno come voi,
sarebbe una gran disgrazia.
Mario Vergalli taceva, smarrito dietro mille congetture. Perchè il
barone Amedeo lo adulava in tal maniera? Che pretendeva da lui? Egli,
il vero tipo dell'egoista volgare, poteva esser mosso da un affetto
sincero verso la Teresa, poteva agire senza secondi fini?
--Non tocca a me a darvi consigli--riprese untuosamente il
barone.--Fate quello che il cuore v'inspira... Nessuno ha sull'animo
di mia nipote l'ascendente che avete voi... Se, imponendo silenzio
anche alle vostre giuste suscettività, tornerete da lei, se le
parlerete da amico, se le raccomanderete la calma, farete un'opera
buona... Che non commetta pazzie, che non si condanni da sè... che non
si isoli come uno che abbia la lebbra addosso. Io l'ho detto sempre
che quella non era donna da viver sola... Perchè non s'è rimaritata?
Le occasioni non le sarebbero mancate... Che non abbia voluto sposar
me, -transeat-... Non eravamo adattati l'uno per l'altra, e anzi, io
devo ringraziarla d'avermi risparmiato un solenne sproposito. Ma
perchè non ha sposato voi?
--Son discorsi vani, caro Venosti--interruppe il conte Mario.
--D'accordo... forse oggi non la sposereste più, nemmeno se fosse lei
a pregarvene... Credo tuttavia ch'ella non durerebbe fatica a trovare
un marito... È ricca, è piacente, ha trentott'anni... figuriamoci se
non troverebbe...
--E perchè no il sottotenentino di vascello?--saltò su il Vergalli con
amara ironia. L'idea del matrimonio della Teresa gli faceva perdere il
lume della ragione.
--Volete scherzare?--ripigliò Venosti.--Il sottotenentino di
vascello!... Un fanciullo!... Un bel partito sarebbe!... No, no, a mia
nipote conviene un uomo serio, posato, maturo...
--E affidereste a me l'ufficio di cercarlo?
--Nemmen per sogno... Si parla accademicamente, per l'interesse che
portiamo tutti e due alla Teresa Valdengo... Dicevo quale sarebbe,
secondo me, la linea di condotta ch'ella dovrebbe tenere.
--Donna Teresa non è una bambina--notò il conte Mario.--Sa regolarsi
da sè.
--Bene, bene--fece Venosti a modo di conclusione.--Se ve ne lavate le
mani voi, tanto più posso lavarmele io. E sarà quel che sarà...
Davvero partite?
--È probabilissimo.
--Allora buon viaggio, e grazie d'esser venuto fin qui.
Senza porvi mente Mario Vergalli aveva accompagnato il barone Amedeo
alla porta di casa.
--Vado a far -toilette---disse questi.--Sono a cena dai Marvesi che
festeggiano le loro nozze d'argento... Gran brava donna quella
contessa Silvia! Ha saputo conservarsi il marito e gli amanti.
Il barone, ch'era d'umore espansivo, soggiunse, con un sorriso fatuo e
misterioso:
--Saremo in cinque stasera, e se non fosse morto il povero Castellini
si farebbe la mezza dozzina.
--Compreso il marito?
--Senza.
XXI.
Vergalli continuò a girar solo per strade poco frequentate, in preda a
un'agitazione vivissima. Mai egli avrebbe creduto che un colloquio col
barone Venosti Flavi potesse turbarlo così. Quell'uomo mediocre,
vanitoso, volgare, mondano, che aveva sempre in bocca le sue relazioni
titolate, i suoi príncipi forestieri, quell'uomo che per solito Mario
non istava nemmeno a sentire, era riuscito oggi con le sue parole a
insinuargli nel sangue un veleno sottile che gli bruciava le vene.
Aveva destato in lui gli scrupoli della coscienza, aveva inasprito le
smanie della gelosia, lo aveva reso più incerto che mai sulla via da
seguire. Partire, e lasciar la Teresa malata, affranta d'animo e di
corpo; partire perch'ella morisse senza di lui, o, peggio ancora (sì,
peggio, giacchè gli amanti sono profondamente egoisti), perchè
stringesse nuove amicizie, perchè, accettando il suggerimento dello
zio commendatore, si decidesse a prender marito? Non bastava
ch'ell'avesse appartenuto a quel di Reana? Ce n'era in serbo un
secondo, uno sposo legittimo? Se almeno, allontanandosi, Mario avesse
potuto ignorare! Ma la notizia di quelle nozze lo avrebbe raggiunto
ovunque egli fosse, gli sarebbe forse venuta dalla Teresa medesima!
Restare invece? Ma era concepibile di restare a Venezia e non andar da
lei, e non vederla più che a caso, come una estranea, in compagnia
d'altri, col rischio, s'ella si maritava, d'incontrarla per via
insieme al consorte?... C'era sì un mezzo termine: quello di restare
fingendo d'aver tutto perdonato, tutto dimenticato, e intanto
vigilarla come una prigioniera, chiudere ogni spiraglio da cui potesse
entrare un soffio d'aria nuova nella sua vita! Ma era una cosa
ignobile, era una cosa vile, era il vero modo di guadagnarsi l'odio
della persona di cui s'era invocato ardentemente l'amore!... Ah no,
questo Mario Vergalli non lo avrebbe mai fatto; piuttosto.... Qui, al
punto di fermar la mente sopra una soluzione eroica che lo avrebbe
ricondotto ai piedi della Teresa, implorante ancora la grazia di farla
sua moglie, egli sentì un impeto di rivolta nel sangue.... No, no, non
era da pensarci.... tanto più che, chi sa, a questo forse miravano i
discorsi tortuosi e avviluppati di Venosti Flavi.... Sua nipote s'era
compromessa, sua nipote non era donna da portare con disinvoltura una
così piccola disgrazia.... bisognava cercare un pietoso Cireneo, e se
il Cireneo tentennava, farlo decidere eccitando la sua gelosia,
agitandogli dinanzi lo spettro di altri pretendenti possibili....
L'idea era degna del barone Venosti, che probabilmente non l'aveva
nemmeno comunicata alla Teresa troppo orgogliosa da prestarsi ad un
giuoco simile.... Troppo orgogliosa? Tale era certo prima del
fallo.... Se non fosse più tale ora? Se fiaccata dalla caduta, si
piegasse ad artifizi già ripugnanti alla sua natura?... Ebbene, egli
non avrebbe messo a repentaglio la sua dignità, egli, dei vari partiti
che gli si offrivano, avrebbe adottato quello che, sebbene doloroso,
lo difendeva meglio dalle insidie altrui e dalle debolezze proprie,
avrebbe, l'indomani, lasciato Venezia.
Con questo proposito ritornò a casa ch'erano quasi le dieci. Avrebbe
detto al cameriere di rifargli subito le valigie e di chiamarlo presto
la mattina. Voleva prender la corsa delle dieci per Roma e Napoli. A
Napoli si sarebbe imbarcato per l'Egitto.
Ma mentre stava per dar gli ordini i suoi occhi si posarono sopra una
lettera ch'era sulla scrivania. Non ebbe bisogno di chiedere chi
l'avesse mandata; chiese soltanto con emozione repressa:
--Quand'è venuta?
--Un paio d'ore fa--rispose il servo.
--Va bene.... Andate pure.
--Desidera nulla?
Mario restò dubbioso un istante; poi disse guardando
l'orologio:--Aspettate di là.... Se prima delle dieci e mezzo non vi
chiamo, potete coricarvi.
Appena fu solo, Mario Vergalli ruppe con mano tremante la busta
ch'esalava il noto profumo di violetta.
Amico mio--gli scriveva la Teresa,---Probabilmente riparto-, mi
dicevate oggi nel lasciarmi. Non oso cercar di rimovervi dalla vostra
idea, non voglio discuterla. Può darsi che abbiate ragione; può darsi
che, dopo quanto è successo, la vostra risoluzione sia la più savia.
Ma in nome dell'affetto che mi avete portato e che meritava migliore
ricambio, vi supplico, Mario, prima della vostra partenza, di passare
un'altra volta, un'ultima volta, da me.... Passate domani a qualunque
ora vi piaccia. Sarò sempre in casa e non ci sarò che per voi. Non
temete di nulla. Non voglio che vedervi, non voglio che domandarvi
perdono d'aver spezzata la vostra esistenza.... Per colpevole ch'io vi
sembri, esaudite questa preghiera suprema. V'aspetto, Mario.
TERESA.
Così ella scriveva, e Mario Vergalli, divorando le poche righe di cui
la commozione aveva resi incerti e confusi i caratteri, sentiva
fondersi la sua collera in una grande tenerezza, in una grande pietà.
Povera e buona Teresa, che non sapeva se non accusare sè stessa e
chieder perdono agli altri! E quest'era la donna ch'egli insozzava co'
suoi sospetti, ch'egli, un momento prima, aveva creduto capace di
bassi artifizi, ella che, spontanea, confessava il suo unico fallo, e
non aveva una parola acerba pel vile abbandono dell'amico di quasi
vent'anni? Ma, in verità, che diritto aveva Vergalli d'essere
inesorabile con lei? Che diritto hanno gli uomini d'imporre al sesso
più debole un'austerità di costumi ch'essi non si sognano di avere?
Egli, Vergalli, il giudice inflessibile, dacchè conosceva la Teresa
Valdengo, non aveva nulla a rimproverarsi? Sicuro.... per gli uomini
la cosa è diversa;... ciò ch'essi dànno non importa il sacrifizio
della loro dignità.... Eppure.... eppure questa disuguaglianza, che la
natura ha iniziata, non fu ingigantita artificialmente dalle ipocrisie
sociali, quelle ipocrisie medesime che tutto permettono e assolvono
tutti, maschi e femmine, sol che si salvino le apparenze? Ah che mondo
di tristi e codardi! Ecco, la Teresa Valdengo, libera, padrona delle
sue azioni, era umiliata, reietta per un istante di oblio, mentre
intorno a lei si pompeggiavano inchinate, invidiate le mogli adultere,
le ragazze corrotte, le avventuriere che non furono mai nè ragazze nè
mogli.... E a quante non aveva anch'egli in gioventù, schivo e
sdegnoso com'era, a quante non aveva baciato la mano; a quante non
aveva offerto il braccio per condurle trionfalmente in mezzo alla
folla pigiata negli eleganti salotti!... Ah valeva proprio la pena di
essersi emancipato a poco a poco dalle menzogne convenzionali, valeva
la pena di far professione di filosofia per non trovare in sè che la
severità del fariseo nel giorno in cui più sarebbe occorsa la
equanimità dello stoico!...
Ohimè, questa equanimità calma e serena Mario Vergalli la invocava
senza frutto. Egli amava troppo per poter essere equanime. Nella lunga
notte insonne egli fu continuamente palleggiato da pensieri diversi.
Ora tornava all'idea di partire, di partir subito, senza veder la
Teresa, tutt'al più accommiatandosene con un bigliettino per iscusarsi
s'evitava un colloquio che li avrebbe fatti soffrire tutti e due, per
dirle ch'egli non le serbava rancore, per assicurarla che dovunque
egli andasse l'avrebbe rammentata con dolcezza; ora invece la sua
titubanza gli pareva un delitto e affrettava col desiderio il momento
di poter essere ai piedi dell'amica; e avrebbe voluto balzar dal letto
e correre sotto le finestre di lei e gridare:--Teresa, Teresa, son qui
umiliato, contrito, pronto a morire per voi.--E intanto egli, l'uomo
forte, egli giunto ormai all'età in cui si quetano le passioni,
singhiozzava, gemeva, inzuppava di lacrime il capezzale. Quando la
mattina si alzò e si guardò nello specchio, aveva la fisonomia sfatta,
scomposta.--Oh, il bel damerino!--egli disse fra sè, contraendo le
labbra a un sorriso doloroso. E, involontariamente, il suo pensiero
corse -all'altro, all'altro- che aveva poco più di vent'anni e co'
suoi vent'anni aveva trionfato. O giovinezza, giovinezza! Come
presumere di gareggiar teco? Tu hai l'ali che volano, hai la luce che
splende, hai la fiamma che brucia....
XXII.
La Teresa era sdraiata sull'ottomana. Al suono del noto passo ella si
mise a sedere, annodò rapidamente la vestaglia, si ravviò con la mano
i capelli, e un rossore fuggevole si dipinse sulle sue guancie smorte.
--Grazie, Vergalli--ella disse... E lo guardò... Era pallido anche
lui, aveva le palpebre gonfie dall'insonnia e dal pianto, e il suo
aspetto rivelava una sofferenza assidua e profonda.
Ella riprese, fissandolo con occhi dolci e pietosi:--Vi ho dato un
gran dolore, non è vero, amico mio?
Mario Vergalli scosse il capo come chi vuol cacciar da sè una cura
molesta.--Non parliamo del mio dolore.... Avevate ragione. Non posso
partire senza avervi rivista.
--Quando partite?--ella chiese.
--Non so.
--Per dove?
--Non so--egli ripetè con voce sorda.
Ella congiunse palma a palma le mani diafane e sottili, ed
esclamò:--Per colpa mia!
--Non lo dite.... Forse non ha colpa nessuno.... È il destino....
Dovevo non volere una cosa impossibile.... Allorchè vi proposi
d'essere mia moglie e m'avete risposto di no, dovevo avere il coraggio
di fare uno strappo e allontanarmi da voi.
Con le pupille fisse a terra, con le mani intrecciate sulle ginocchia,
ella mormorava:--Perchè ho risposto di no?... Perchè?
Mario trasalì. Agitato da affetti contrari, il cuore gli martellava
nel petto. Che senso avevano le parole di lei? Si offriva ella adesso,
si offriva con le labbra calde del bacio d'un altro? E avrebb'egli
accettato l'offerta? Sì, diceva il cuore. No, dicevano l'orgoglio, la
vanità, i pregiudizi sociali.
Senza mutare atteggiamento, ella proseguì:--Sciocca che avevo la
fisima di non sacrificare la mia libertà! Come se a una donna che non
sia una civetta la libertà serva a qualche cosa!... Ho rovinato voi,
ho rovinato me irreparabilmente. È vero, per voi sarebbe stato meglio,
assai meglio l'allontanarvi. Ma potevo suggerirvelo io, io che del
vostro affetto andavo superba, io che nella nostra intimità d'anima e
di pensiero provavo la maggior dolcezza della mia vita, io che speravo
che potesse durar sempre così?
--Ma non m'amavate--sospirò Vergalli. E soggiunse, cedendo a una
suggestione cattiva:--È naturale.... L'amore dev'esser giovine....
almeno da una delle due parti.
Ella sentì la punta, ma non s'offese, ma non protestò. Era rassegnata
alle battiture. Sollevando lenta lenta le ciglia, riprese:--L'amore?
Ma che cos'è l'amore?... È quella febbre che invade i sensi, che
offusca il lume della ragione, che in un attimo accomuna la donna più
onesta e più schiva alla più volgar cortigiana, e che lascia dietro di
sè la nausa e il disgusto? O è quel sentimento pieno di soavità che ci
fa cara e preziosa la compagnia d'una persona, non per un minuto, non
per un'ora, ma in ogni ora, ma in ogni minuto; quel sentimento che
esalta, che affina, che nobilita?
Poichè Mario tentennava il capo, ella credette ch'egli negasse.--Non è
questo dunque? È quell'altro?... Voi mi amavate... in quella ma-
niera?
--No, no--egli rispose. Quindi, come pentito della finzione, proruppe
con impeto:--Eppure sì... Anche in quella maniera... Qual'è l'uomo
che, amando, non desidera? Qual'è la donna che tollererebbe di non
esser desiderata?... Ma il mio desiderio era velato da tanto
rispetto... Solo in un modo ammettevo che poteste esser mia.
--Grazie--ella mormorò a fior di labbro, guardandolo in atto pieno di
devozione e di riconoscenza. E soggiunse:--Quale di noi due fu più
punito?
Egli lasciò cader la domanda. Soffriva acerbe torture. I discorsi
della Teresa avevano inasprito la sua gelosia. Quelle febbri dei sensi
le facevano orrore, ma ella confessava d'averle provate e le aveva
provate con un suo rivale... Vergalli non pensava in quell'istante a
ciò che la Teresa aveva dato a lui solo e ch'ella mostrava di pregiar
sopra tutto; pensava a ciò ch'ell'aveva dato all'intruso, al
giovinetto cinico e audace al quale era bastato presentarsi per
vincere e che ora forse ingannava i lunghi ozi del suo bastimento
vantandosi della facil vittoria. Perchè, in verità, di che si vantano
gli uomini? Non già di un affetto casto e profondo, ma di quelle
ch'esse chiamano le loro buone fortune d'un capriccio soddisfatto,
d'una insidia riuscita, d'una violenza coronata dal successo.
--A che giova discutere?--egli sospirò.--Piuttosto... come state?
Siete molto pallida ancora.
--È una fissazione la vostra--replicò la Teresa, dominando a fatica
l'impazienza che le destava ogni richiesta intorno alla sua
salute...--Sto meglio... Ma a forza di volermi ammalata mi farete
ammalare davvero.
--Nessuno vi vuole ammalata, Teresa... E non avrete nulla, lo credo...
Pur chi vi ha conosciuta fiorente non può non notare una differenza in
voi... Anche vostro zio...
--Il barone? L'avete visto?
--Sì, iersera.
--M'aveva onorata della sua visita.
--Ne tornava appunto quando c'incontrammo... E anch'egli dice che
dovreste curarvi...
--Oh, l'oracolo!
--Non occorre essere oracoli per aver ragione qualche volta... In ogni
modo, se non volete badare a lui, badate a me. Datemi retta, chiamate
un medico.
--Ecco il solito ritornello!... Quando vi dico che non ho bisogno di
medici... Fui un po' indisposta; adesso sto meglio... Del resto, in
campagna vidi il dottor Sauri.
Le parole le bruciavano la lingua... Se Mario venisse a scoprire da
altra parte il suo viaggio a Milano?
--Ora siete a Venezia--insistè Vergalli.--Permettetemi di mandarvi il
medico mio, Dalla Bruna, un ometto di garbo, colto, attento... Ve lo
mando oggi stesso... Va bene?
Ella s'oppose recisamente.--Questo poi no... Diavolo!... Come se fossi
una bimba... Chiamerò il vostro Dalla Bruna, ci tenete proprio?... lo
chiamerò fra alcuni giorni, se non sarò guarita del tutto...
--Voi non confesserete mai di non esser guarita.
Ella parve raccogliersi alquanto; indi riprese:--Ebbene, facciamo
così. Di qui a una settimana, se non avrete mutato idea, verrete voi
col dottore... Forse non sarete ancora partito, di qui a una
settimana...
--Ma... veramente...
--In tal caso sarà pur necessario che vi fidiate di me.
--No, per una settimana resterò.
--Si capisce che non vi fidate--ella soggiunse con dolce rimprovero.
Ma con lo sguardo lo ringraziava di rimanere.
Chiuse un istante gli occhi, evocando la scena tragica. Di lì a una
settimana ella sarebbe morta, ed egli piangerebbe presso al suo
cadavere.
--A che pensate?--egli chiese, prendendole delicatamente la mano. Un
bottone della vestaglia si slacciò; la manica s'aperse e lasciò vedere
il polso esile e il principio del braccio nudo. Mario posò la bocca
avida su quella pelle candida e delicata sotto cui appariva il fine
intreccio delle vene cerulee.
Si scosse ella dalla funebre visione, con moto rapido tirò indietro il
braccio e si riabbottonò la manica.
--Quanto vi pesano le -mie- carezze!--egli disse. E nell'accento
ond'egli pronunziò queste parole c'era un misto di collera, d'ironia,
di dolore.
Ella non rispose, ma gli occhi le si gonfiarono di lacrime, nella
coscienza dell'irreparabile ch'era sorto fra loro. Mai più, se pur
ella fosse vissuta, mai più la loro affezione si sarebbe svolta
limpida e calma come l'acqua d'un gran fiume che corre tra due rive
fiorite; mai più nelle placide sere, seduti l'uno accanto all'altra,
avrebbero discorso tranquillamente d'arte, di letteratura, di musica;
mai più ell'avrebbe suonato per lui i pezzi ch'egli preferiva. La
battaglia, ch'ella lo aveva aiutato a vincere sopra sè stesso,
ricominciava. Poich'egli conosceva il suo fallo, che ragione aveva di
rispettarla?
Anche in lui era il vano, angoscioso rimpianto di ciò che non poteva
tornare. Egli guardava quella stanza piena dei ricordi del loro
affetto, quei libri che avevano sfogliato insieme e tanti dei quali
erano stati comperati e offerti da lui, guardava quel cembalo chiuso,
quei quaderni di musica di cui egli le aveva voltate le pagine, quelle
tappezzerie, quelle stampe, quei mobili, quei gingilli, quei quadri,
tutte forme note e care, parlanti al suo cuore un linguaggio
domestico. Mai più, esse gli dicevano adesso, mai più.
Ed egli, ribellandosi alla cruda sentenza, era tratto
irresistibilmente a pensare all'unico modo per cui il -mai più-
avrebbe potuto mutarsi in -sempre-. Poichè non c'era altra via: o
sposarla o partire.
Pur non ancora osava fare il gran passo. Lo tratteneva l'idea del
ridicolo. Che si sarebbe detto di lui? E come avrebbe trionfato
Venosti Flavi a vederlo così presto abboccare all'amo!
Per non cedere alla tentazione, Vergalli si accommiatò.
--Quando ci rivedremo?--chiese la Teresa, tendendogli la mano.
--Ma... anche stasera, se credete.
--No... questa sera no... Fin che non mi son rimessa interamente
voglio andare a letto presto... Così non vi lagnerete ch'io non mi
curi.
--E se venissi col medico?--ripigliò il conte Mario.
--Caro amico, osserviamo i patti... Col medico non vi voglio che di
qui a una settimana.
--Come siete ostinata!... Dunque, stasera, niente?...
--No, domani... a qualunque ora... e venite con buone disposizioni.
--Cioè?
Ella si sforzò di celiare.--Intanto venite con una faccia meno
scura... E poichè il peggio ce lo siamo detto, venite a parlarmi
d'altro... del vostro viaggio, per esempio... Nulla mi avete
raccontato del vostro viaggio...
--Oh il mio viaggio!... Io lo abbomino il mio viaggio. Darei dieci
anni della mia vita, se me ne restassero tanti, per non averlo fatto.
Ella chinò il capo in silenzio.
XXIII.
Tutte le sere, dopo il suo ritorno a Venezia, la Teresa Valdengo
fingeva, anche con la servitù, di andare a letto presto, e prima delle
nove si chiudeva nella sua camera. In realtà ella occupava un paio
d'ore a riordinar le sue carte, a far la scelta delle lettere da
distruggere, a rivedere accuratamente i suoi conti, a redigere il suo
testamento. Aveva un'amministrazione semplicissima, che teneva, si può
dire, da sè; solo per le riscossioni ed i pagamenti ricorrendo
all'opera d'un vecchio ragioniere che passava da lei una volta alla
settimana. Del resto, la sostanza non poteva esser più liquida. Un
venticinquemila lire di rendita in titoli dello Stato, depositati
presso una Banca; altre cinque o sei mila lire all'anno fruttavano due
o tre case possedute in città, oltre a quella ch'ella abitava; una
passività era la villa di Mogliano che le assorbiva su per giù il
prodotto degli stabili di Venezia. Sola, di gusti eleganti, ma aliena
da ogni sfarzo, ella sarebbe stata una donna agiata in qualunque parte
del mondo; per Venezia era ricca, e poteva concedersi la soddisfazione
di far del bene. E ne faceva in palese e in segreto, mai così contenta
come quando le riusciva di scoprire e alleviare qualcheduna di quelle
miserie che si nascondono. Onde, a lato delle carità fatte una volta
tanto, ce n'erano di ricorrenti e periodiche: quella Marcella a cui
ella forniva i mezzi di perfezionarsi nella musica; quel Massimo
Scilla ch'ella, insieme con Vergalli, manteneva all'Università;
quell'antica condiscepola che abitava in Polesine e alla quale ella
mandava un centinaio di lire a ogni cambiar di stagione perchè
provvedesse al vestito suo e dei figliuoli; e una vecchia cameriera
inferma e impotente, e un gondoliere che l'aveva servita in passato e
che adesso era condannato all'ozio metà dell'anno da una sciatica, ed
altri ancora che s'erano rivolti a lei e avevano trovato aperta la sua
borsa e il suo cuore. Nessuno di questi beneficati doveva soffrire
della sua morte. Anche a quelli che, per uno scrupolo di delicatezza,
ella non voleva nominare nel suo testamento, anche a quelli ella
avrebbe provvisto, legando fiduciariamente una certa somma a Mario
Vergalli affinchè, ne disponesse secondo le istruzioni particolari
ch'ella gli avrebbe lasciate. Coll'associarlo a questa sua carità
d'oltretomba ella gli dava la miglior prova d'affetto e di stima che
fosse in suo potere di dargli: e l'era dolce il pensiero che la loro
intimità sopravvivesse nella sua parte più nobile e pura. Così dolce,
che sentiva empirsene il cuore di tenerezza e gli occhi di lacrime.
Ma non eran queste le sole lacrime ch'ella spargesse. Ella piangeva
altresì sul proprio destino, e, pur risoluta a morire, piangeva la sua
vita infranta, piangeva tutte le cose buone e belle che doveva
abbandonare, e il suo concetto della giustizia era offeso dall'idea
d'un'espiazione tanto maggior della colpa. Non tentennava però; più
che mai convinta che la morte fosse il suo unico scampo.
Per solito verso le undici si decideva a coricarsi... sebbene fosse
certa di non chiuder quasi occhio in tutta la notte. Sul comodino
presso il letto l'attendeva la boccettina del cloralio che l'avrebbe
fatta dormire, ma ogni sera ella ne versava il contenuto in una
bottiglia che l'era rimasta in seguito ad una cura. E ogni sera, dopo
aver visto il livello del liquido alzarsi, ella riponeva la bottiglia
in un piccolo armadio a muro che si trovava nel suo spogliatoio, e di
cui custodiva gelosamente la chiave... Quando la bottiglia fosse
piena, ella sapeva quel che le restasse da fare.
A letto si sforzava di leggere. Aveva due o tre volumi, mandati dai
librai per esame durante la sua assenza, aveva alcuni numeri di
Riviste, e sfogliava questi e quelli senza poter fermar la mente sulle
cose lette. Solo seguiva con qualche attenzione un romanzo della
-Revue des deux mondes- ch'era giunto alla seconda parte e che aveva
un punto d'analogia con la sua storia. Si trattava anche lì di una
donna matura che s'era data in braccio a un uomo assai più giovine di
lei. Ma l'analogia non andava più oltre; i caratteri, gl'incidenti del
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