grottesco... No, non me lo lodino il mio bozzetto... non ne vale la
pena...
Il giovine scultore alzò gli occhi verso il masso di creta tuttora
informe, e borbottò:--Quello... chi sa?
--E che cosa dovrà rappresentare?--chiese l'ingegnere Aldini.
Paolo Bardelli abbozzò due grandi gesti con le piccole braccia, tentò
due volte una frase; poi la sua fisonomia si contrasse dolorosamente,
ed egli balbettò:--È impossibile... impossibile... L'idea è nel
cervello dell'artista, c'è tutta... come fin dal primo giorno c'è
tutto il bambino nel ventre materno; ma a volerla tirar fuori innanzi
tempo... è impossibile... è impossibile.
--Non ti domandavano mica di scendere a particolari--disse la madre,
alquanto mortificata.
Ma Diana s'interpose.--No, suo figlio ha ragione... Lo capisco
perfettamente... Credo che nel suo caso farei lo stesso.
Lo scultore la ringraziò con un'occhiata.
Dopo aver esaminato altre tre o quattro cosuccie incompiute, zio e
nipote presero congedo.
La signora Marianna uscì con loro; doveva passare dal suo terzo
figliuolo, che, viceversa, era il primogenito, Girolamo, quello che
teneva bottega d'orefice sotto i portici di Po. Non aveva l'ingegno
de' suoi fratelli, Girolamo, ma era maestro nella sua arte, e alla
morte del padre aveva assunto la direzione del negozio che, grazie a
Dio, continuava a prosperare abbastanza... Ed era buono, laborioso,
onesto, economo... Amministrava lui il modesto patrimonio, e per sè
non consumava nulla.... dava tutto in casa, per la madre, per i
fratelli.
Diana Varedo conosceva già questo Girolamo Bardelli ch'era nel suo
genere un finissimo artista; ora volle farlo conoscere allo zio. Così
ella manteneva la sua promessa di presentargli l'intera famiglia.
--Che onore, che onore!--andava esclamando lungo la strada la vecchia
Bardelli. E agitava le braccia e scoteva la testa, tantochè il
pennacchio nero del suo cappellino tremolava come la cima d'un pioppo
in un giorno ventoso.
Nella bottega modesta d'aspetto, benchè le vetrine e le scansie e la
cassaforte accogliessero oggetti di raro pregio, Girolamo Bardelli,
curvo sul suo banco, attendeva a uno di quei sottili lavori
d'oreficeria che i grandi artisti del Rinascimento non reputavano
indegno di loro. Una lampada ad alcool che gli ardeva vicino mandava
una luce azzurrognola sulla sua faccia pallida e sulle sue dita
scarne, annerite all'estremità; a portata della mano stavano lime e
ceselli di varia forma e misura ch'egli prendeva alternativamente al
tasto, senza levar gli occhi dall'opera sua.
--Girolamo, guarda chi c'è--gridò la madre, entrando con la solita
vivacità.
--Piano, mamma, piano!--diss'egli. E alzò adagio la testa,
dissimulando sotto un languido sorriso la noia che gli recava l'esser
disturbato in quel momento.
La signora Bardelli tornò a discorrere dell'onore che la madama e suo
zio avevano fatto a Paolo visitandone lo studio, dell'onore che
facevano a lui, Girolamo, venendo adesso nella sua bottega, delle
grandi benemerenze che il professore Varedo aveva acquistate verso il
loro Eugenio fornendolo di libri e di consigli e interessandosi pel
suo avvenire. Bisognava che anch'egli, Girolamo, ch'era il capo della
casa, ringraziasse la signora.
--Sicuro--balbettava l'orefice.--Anzi....
S'era ritto in piedi, rosso, confuso, con un'aria di gatto spaurito
che cerca il modo di sguisciar via.
Poi le maniere affabili di Diana e dell'ingegnere lo rinfrancarono, ed
egli parlò semplice e modesto di sè e dell'arte sua mostrando alcuni
de' suoi ultimi lavori condotti con isquisita finitezza, e
schermendosi dagli elogi col dire ch'erano imitazioni dall'antico.
--Imitazioni che possono stare a petto degli originali--notò Gustavo
Aldini.
Girolamo Bardelli negò risolutamente.--No, signor ingegnere, scusi....
Agli antichi non s'arriva.
Tirò fuori dalla cassaforte un calice d'argento dorato del cinquecento
la cui sottocoppa era formata da sei busti d'angeli ad ali aperte
sostenenti tralci e grappoli di vite, e si fermò con infinita
compiacenza, quasi con tenerezza, a rilevarne i pregi a uno a
uno.--Certo quegli uomini del cinquecento--egli diceva--avevano
l'occhio più acuto, la mano più sicura di noi... E che fioritura
inesauribile di fantasia! Guardi, signora, quegli archetti ogivali che
formano le nicchie del nodo. E, nelle nicchie, quegli altri sei
angioli con gli strumenti della Passione!
--Questo calice--raccontò la signora Marianna--mio marito buon'anima
l'ebbe per poco a un incanto... Poteva rivenderlo per una somma venti
volte maggiore, e non volle... Anche Girolamo avrebbe avuto più d'una
occasione...
--Non lo si vende--dichiarò in tono reciso l'orefice. Indi
soggiunse:--Perchè lo si venderebbe? La bottega è bene avviata e ci
basta... Col tempo i fratelli guadagneranno anche loro...
A questo proposito la vecchia Bardelli ricordò il figliuolo che urgeva
rimettere un'imposta nello studio di Paolo.
--Ho già dato l'ordine--rispose pronto Girolamo.
L'uscio della bottega s'aperse a mezzo, e una signora elegante insinuò
la testa fra i due battenti.--Il mio fermaglio è pronto?
--Sissignora... Fin da questa mattina.
--Quel Bardelli è d'una puntualità!--ripigliò la signora avanzandosi
verso il banco.
Diana e lo zio Gustavo, scambiatisi un'occhiata d'intelligenza e
rinnovati i complimenti e i saluti, s'accommiatarono.
--È ancora presto per incontrarci con Alberto--osservò
Diana.--Facciamo un giro per Dora Grossa.
--Come vuoi.
E s'avviarono chiacchierando.
Argomento della conversazione era la famiglia Bardelli. Per
l'ingegnere Aldini, Girolamo valeva incomparabilmente meglio degli
altri; Diana ne riconosceva i meriti, ma non trovava giusto di
deprezzar i fratelli più giovani. E si accalorava a difenderli contro
lo zio il quale pronosticava che non avrebbero cavato un ragno dal
buco. A un tratto ella s'interruppe e domandò:--Perchè sorridi?
--Nulla. È una sciocchezza.
--Sentiamo.
--Effetti dell'ambiente. Senz'accorgermene, almanaccavo anch'io
intorno al dovere.
--Cioè?
--Pensavo che il dovere somiglia un poco ai còmpiti di scuola. Questi
còmpiti c'è chi non li fa, chi li fa soltanto per sè, e chi li fa per
sè e pei compagni. Così il dovere. Io per esempio sono convinto che
quel Girolamo Bardelli lo faccia per sè e per tutti della famiglia. Ed
è uomo capace di non parlarne mai.
IV.
Al Lido.
Lungo quel tratto del Lido ove sorgono, allineate sull'arena, le
capanne dello Stabilimento dei bagni, dando a chi le vede dall'alto
l'idea d'un villaggio abissino, era, nel caldo pomeriggio di luglio,
come un brulichìo d'alveare. Donne e fanciulli in succinto vestito da
nuoto si rincorrevano per la spiaggia, si ravvoltolavano nella sabbia,
diguazzavano nell'acqua che toccava loro appena l'anca o il ginocchio,
si spruzzavano a vicenda fra gridi allegri e risate sonore. I bagnanti
più tranquilli, che avevano fatto la loro immersione al mattino, o che
non la facevano mai, paghi d'una cura d'aria e di sole, stavano
intanto dinanzi alle loro capanne a godersi la brezza del mare, gli
uni sonnecchiando e dondolandosi sui lunghi seggioloni di vimini, gli
altri stringendosi in crocchio a mormorare del prossimo. Ma alla
vivacità della scena contribuiva sopratutto la folla variopinta e
sempre rinnovellantesi dei visitatori che passavano, con volubilità di
farfalle, da questo a quel crocchio; signore eleganti e giovinotti
cincischiati, profumati, azzimati all'ultima moda, come si conviene a
degni campioni della cretineria cosmopolita. Portavano essi in giro le
cronache galanti, scandalose, ridicole dello Stabilimento e della
città, e la pianta del pettegolezzo fioriva dietro di loro come, dopo
la rugiada, fioriscono sui campi le margherite.
Sulla soglia d'una delle ultime capanne, ove il chiasso giungeva molto
attenuato, sedevano due signore di nostra conoscenza, la Valeria
Inverigo e la Diana Varedo.
--C'è un gran movimento quest'anno al Lido--disse la madre.
--Troppo--rispose la figliuola.--Ci si starebbe così bene se non ci
fosse gente.
La signora Valeria sorrise.--Cara mia, non possono mica tener aperto
lo stabilimento apposta per noi.
--Lo so, ma penso che sarà difficile persuadere Alberto a venir qui
un'altra estate.
--O che vorrebbe restar nelle vacanze a Torino?
--No; credo ch'egli preferirebbe d'andar in montagna, in un posto
quieto.
La signora Valeria, ordinariamente così calma, scattò
infastidita.--Per lavorare e farti lavorare come un cane?... Ci vada
lui nel posto quieto, e ti lasci per un mese qui a riprender lena....
Perchè, già non te lo nascondo, hai l'aria stanca, affaticata.
--Se dacchè sono a Venezia non faccio nulla!
--Sei da una settimana, e ci vuol altro!... No, abbi pazienza... È un
sistema sbagliato. Le donne non son nate per logorarsi sui libri... E
quando avrai figliuoli....
--Se ne avrò....
--Spero bene che ne avrai... E allora...
--Allora--disse pronta Diana--i figliuoli andranno in prima linea...
Ma--ella soggiunse per mutar discorso--a che ora si dev'esser sulla
terrazza?
--Basta alle sette, mi pare. A meno che tuo marito non anticipi e non
venga a prenderci.
--No, egli sa che il pranzo è ordinato per le sette e mezzo. Non si
farà aspettare ma non anticiperà.
--Il resto della comitiva--ripigliò la signora Valeria--si disponeva a
partire da Venezia col vaporino delle 6.40.
--Mi dispiace--notò Diana--che la presenza dei Nocera sarà una
sorpresa per Alberto.
La signora Valeria si annuvolò in viso.
--Non capisco l'antipatia di Alberto per i Nocera. A ogni modo, io non
li avevo invitati; non avevo invitate nemmeno le Duranti; volevo che
si desinasse qui in famiglia, tu e tuo marito, mio fratello ed io.
Invece jeri le Duranti, oggi sul tardi i Nocera mi hanno avvertita che
sarebbero dei nostri. Non potevo usar loro uno sgarbo. Del resto,
l'Adelaide Nocera, perch'è con lei che l'avete, avrà i suoi difetti,
ma è tanto simpatica, tanto buona...
--Troppo buona--replicò Diana con un filo d'ironia.
--A badare alle ciarle del mondo....
--Via mamma, non puoi negare ch'ella porti in trionfo la sua intimità
con lo zio Gustavo.
--Si conoscono da bambini... sono cresciuti insieme.
--Eppure assai pochi credono che si tratti di un'intimità
fraterna--replicò la Varedo.
--Sembra che il consiglier Nocera sia uno di quei pochi--disse la
madre.---Ne soyons pas plus royalistes que le roi.-
Diana si strinse nelle spalle.
--Per me--seguitò la signora Inverigo,--ho la massima, in mancanza di
prove, di accettar sempre l'interpretazione più benevola.
--Tu sei un angelo, mamma, ma qualche volta anche la soverchia
indulgenza ha i suoi inconvenienti.
--Tutti gli eccessi ne hanno; ciò nondimeno io preferisco l'eccessiva
indulgenza all'eccessiva severità.
Tacquero entrambe, nel timore di lasciarsi sfuggire una frase
pungente, di guastar bisticciandosi la dolcezza ineffabile di quei
giorni che stavano insieme. E, in fondo, ognuna delle due sentiva che
l'altra aveva una parte di ragione. La signora Valeria non aveva visto
con piacere il ritorno della Adelaide Nocera a Venezia, nè approvava
ora nell'Adelaide e in Gustavo, già maturi d'anni, il riaccendersi di
una passione colpevole che pareva sopita dal tempo e dalla lontananza;
ma il suo affetto per l'amica, la sua tenerezza pel fratello la
facevano pronta ad accorrere alla difesa de' due traviati. La Varedo,
dal canto suo, trovava che suo marito era talora troppo ispido ed
intollerante ma non voleva riconoscerlo, non voleva tradire nemmeno
coi prudenti silenzi, quei rigidi principî che, nel suo pensiero,
erano il fondamento della famiglia e della società. Perciò, nel caso
presente, ella stava in guardia contro sè stessa, contro la simpatia
che le inspirava lo zio Gustavo, sopra tutto contro il fascino che
quella sirena della Nocera esercitava intorno a sè.
Mancavano dieci minuti alle sette e la folla dei bagnanti, incalzata
dall'ora, risaliva frettolosa, simile a fiume che risale il suo corso,
verso il piazzale dello Stabilimento o verso lo stradone di Santa
Elisabetta, chi per prender il tram a cavalli, chi per fare una breve
passeggiata fino al vaporino. Sul suono smorzato dei passi
affondantisi nella sabbia, sul fruscìo leggiero delle vesti, sul
confuso borbottìo delle voci si levava qualche nota squillante:
appelli e risposte, richiami e saluti:--Presto, presto!--Buon
divertimento!--Buon viaggio!--arrivederci stasera in piazza!
--Vuoi che ci moviamo?--chiese la signora Valeria alla figliuola.
Diana assentì.--Moviamoci pure.
Si alzò per la prima, si avvicinò alla madre e le diede un bacio in
fronte, quasi a scancellare l'impressione delle parole di poco fa.
S'avviarono lentamente, a braccetto.
La signora Valeria guardava con ansiosa sollecitudine il volto pallido
e l'andatura stanca di Diana. No, una settimana di riposo non l'aveva
rimessa in forze e anzi ell'era piuttosto peggiorata che migliorata
d'aspetto dopo il suo arrivo a Venezia. Tutto si sarebbe spiegato con
una certa ipotesi molto ragionevole e naturale, ma Diana seguitava ad
affermare che quell'ipotesi non aveva fondamento, e il medico di casa,
fin che non si presentano nuovi sintomi, stava anch'egli tentennante
fra il sì e il no.
La fiumana della gente s'ingrossava lungo il cammino; la ritirata
aveva apparenza di fuga.
--Non avete furia voi altre?--dissero alla signora Inverigo e alla
Varedo alcune persone di conoscenza.
--No, restiamo qui a pranzo.
--Buon appetito, allora.
--Grazie.
Protetta dalle dune la spiaggia era avvolta nell'ombra, ma chi toccava
il sommo dell'erta sabbiosa doveva ripararsi dai raggi quasi
orizzontali del sole, ed era bello, levando gli occhi in su, veder
quella folla gioconda emerger nella luce, e sfavillar le tinte chiare
degli abiti estivi, e aprirsi gli ombrellini delle signore come fiori
che sbocciano d'improvviso. Più bello però, dalla parte del mare, era
lo spettacolo delle barche peschereccie che sfilavano lontano
ricevendo anch'esse, sulle vele bianche, rosse, gialle, turchine,
l'ultimo saluto del sole, mentre la liquida superficie, increspata da
una brezza leggera, prendeva, nel roseo tramonto, tutti i colori
dell'iride.
--Oh brave!--esclamò Gustavo Aldini quando sua sorella e sua nipote
comparvero sulla terrazza.--Ero lì lì per venire a sollecitarvi.
Tranne Alberto, che non può tardare, siamo -au grand complet-.
Le due Duranti col rispettivo consorte e padre, l'Adelaide Nocera col
consigliere marito mossero festosamente incontro alle nuove arrivate.
--Si voleva venire in massa a farvi visita--dichiarò l'Adelaide--ma
l'ingegnere disse ch'era meglio attendervi qui.
--La nostra capanna è così piccola--spiegò la signora Valeria--che ci
si sta appena in due.
--Sono troppo piccole e troppo affastellate quelle capanne. Non c'è
libertà--soggiunse la Nocera.
Il consigliere ch'era un po' sordo si fece ripetere la frase.
Era un uomo corto, grosso, di tipo volgare.
--A proposito--egli chiese ridendo sguaiatamente--è vero che signori e
signore passeggiano sulla spiaggia in semplice accappatoio?
--Ma no, che idee!
--A ogni modo--disse la Duranti madre, che era una signora
pudibonda--è una promiscuità scandalosa. C'è tanto rigore, ed è giusto
che ci sia, nell'interno dello Stabilimento per conservare la
divisione de' due riparti, e poi nelle capanne si lasciano stare
insieme i maschi e le femmine.
--Ma le capanne son fatte per le famiglie--notò il marito, intendente
di finanza a riposo.
--Già--riprese il consigliere Nocera con la solita arguzia
sopraffina.--E se vogliamo la famiglia dobbiamo voler l'unione dei
sessi. Ih, ih!
--Son tutte caricature, tutte ipocrisie--sentenziò la ragazza
Duranti.--E pensare che si pigliano questi fastidi per noi, per
tutelare la nostra innocenza!... Bella innocenza! Con quello che si
vede, che si sente e che si legge!
Il consigliere le slanciò uno sguardo d'incoraggiamento.
Invece la signora Susanna, la madre--Olga--ammonì, sgomentata--Olga!
Quella figliuola da qualche tempo aveva una libertà di linguaggio!
--Ebbene--domandò l'Adelaide Nocera a Diana, tirandola alquanto in
disparte e cingendole amorevolmente con un braccio la vita;--come va?
Ti giovano i bagni?
Non aspettava più i quarant'anni, l'Adelaide, ma era sempre una bella
brunetta dai grandi occhi vivaci, dalla folta capigliatura nera, dalla
persona svelta, piena di grazia e d'armonia. E aveva, nel vestire, un
istintivo buon gusto che i lunghi soggiorni in piccole città di
provincia non avevano potuto alterare e che destava l'invidia,
l'emulazione, la rabbia delle mogli dei colleghi.--La più elegante
-magistrata- del Regno d'Italia--la aveva proclamata Sua Eccellenza il
commendator Farioli, Primo Presidente d'una delle nostre Corti
d'Appello. E nessuna Cassazione aveva osato annullar la sentenza.
--Se mi giovano?--disse Diana rispondendo alla interrogazione della
Nocera.--Uhm! Io li faccio per compiacere alla mamma, ma credo che
lascino il tempo che trovano. Ha una gran fede nei bagni di mare, lei?
--Secondo i casi.
--Lei non li fa?
--Io preferisco la doccia... Ma non ti vuoi proprio decidere a darmi
del tu?
Diana arrossì. Non solo non si voleva decidere; ma era anzi ferma nel
proposito di attenersi al lei che, seppure usato da una sola delle due
parti, bastava a impedir la troppa dimestichezza. Ella balbettò
qualche scusa. Non riusciva ad avvezzarsi... L'era stato sempre
difficile, in tutte le occasioni, perfino con le sue coetanee...
--Non crederai mica che voglia atteggiarmi a tua coetanea--replicò,
ridendo, l'Adelaide Nocera.--Lo so che posso esser tua madre; ci
corron pochi anni tra la Valeria e me... Ma hai principiato a vedermi
ch'eri una bambina. Ti rammenti quando ti portavo in collo?
--Dopo è partita.
--Partita, tornata, ripartita. Solo l'ultima volta sono rimasta
assente per un gran pezzo senza interruzione. T'avevo lasciata in
sottane corte, e t'ho trovata quasi alla vigilia delle nozze. E con lo
sposalizio per la testa non avevi agio da badare a quella che un tempo
chiamavi -la zia- Adelaide. Ero diventata per te -la signora- Nocera;
t'incutevo, sembra, una gran soggezione, io che non ho mai dato
soggezione a nessuno!... E il bel -tu- confidenziale s'era perso per
via... Ma t'eri quasi impegnata a ripigliarlo dopo il matrimonio, te
ne rammenti?... Se no, bisognerà che mi metta in sussiego anch'io e
che ti faccia tanto d'inchini, e che dica:--Signora Varedo, come sta?
--Oh, questo poi, ci mancherebbe altro!
Diana era sulle spine. Cedere non voleva a nessun costo, ma non voleva
nemmeno manifestar le vere ragioni del suo rifiuto. O come mai la
Nocera, con la sua fama di donna intelligente, certe cose non le
capiva da sè? E se le capiva, perchè insisteva?
Per fortuna anche in quel momento capitò una provvida diversione.
--Diana! Signora Adelaide! Valeria! Signora e signorina Duranti!
Era la voce dell'ingegnere Aldini che desiderava l'approvazione dei
commensali circa al posto ov'egli aveva fatto apparecchiare la tavola.
--Qui si vede benissimo il mare e si è nello stesso tempo più riparati
dall'aria--egli spiegò.--Se però preferite avvicinarvi alla
ringhiera...
--No, così va perfettamente--risposero, a una voce, le signore
interrogate.
Indi seguì una serie di esclamazioni ammirative.
--Che eleganza!
--Che lusso!
--Che profusione di fiori!
--E chi li ha ordinati questi fiori?--domandò la signora Valeria.
L'Adelaide Nocera, ch'era a parte del segreto, sorrise.
Il consigliere marito, da uomo perspicace, indovinò subito.--Quest'è
un'improvvisata dell'amico Gustavo.
E, confidenzialmente, battè sulla spalla dell'ingegnere.
--Sempre perfetto cavaliere quell'Aldini--notò la signora Susanna
Duranti.
Ma Gustavo Aldini, schermendosi dai ringraziamenti, si voltò verso il
cameriere di quel riparto egli chiese:--Il nostro risotto a che punto
è?
--Si può servirlo quando vogliono.
--Benone... Aspettiamo un signore...
Accolto da applausi, giunse Alberto Varedo, vide i Nocera e durò
fatica a reprimere un moto di dispetto.
L'Adelaide, che s'era accorta della sorda ostilità del professore ma
non disperava di vincerla, gli si fece incontro con le mani tese.--Ci
perdona l'invasione? A Venezia, d'estate, se si vuol trovarsi, bisogna
venire al Lido... E io desideravo di star un'oretta con Diana... Così
ho scritto alla Valeria che, se non aveva nulla in contrario, avremmo
preso parte al pranzo anche noi.
--Anzi, è un piacere--disse Varedo. Le parole erano cortesi, ma
l'accento era gelido.
--Ecco il risotto!--gridò Gustavo Aldini.
Secondo le sapienti disposizioni dell'ingegnere le sedie erano
collocate soltanto a tre lati della tavola lunga e stretta, di modo
che nessuno voltasse le spalle al mare. Sul lato più lungo sedeva la
signora Valeria tra il cavalier Duranti, che aveva alla sua sinistra
Diana, e il cavalier Nocera, che aveva alla destra la signora Susanna
Duranti. Gli altri quattro commensali occupavano, fronteggiandosi, i
due lati minori; da una parte la signora Adelaide e Gustavo Aldini;
dalla parte opposta il professore Varedo e la signorina Duranti.
Questa che, dopo il matrimonio di alcune amiche più giovani di lei,
era diventata dura e spinosa come un vecchio carciofo, principiò
subito a malignare.
E poichè Varedo osservava che quell'abbondanza di fiori avrebbe fatto
credere a un banchetto di sposi--Oh--disse la ragazza--in questo caso
gli sposi sarebbero loro due... Ma non s'illudano... Quei fiori non
sono nè per Diana, nè per lei; sono per un'unica persona che, proprio,
non è una sposina... Ma dopo tutto, beate le civette!... E beati
quelli, uomini e donne, che dimenticano la loro età!
Aizzato dalla sua vicina, Alberto Varedo sbirciava di tanto in tanto
suo zio e l'Adelaide Nocera che non eran certo i più giovani, ma erano
i più giovanilmente allegri e vivaci dei commensali. E la riprovazione
ond'egli, puritano, colpiva ogni intrigo galante, si esacerbava per un
sentimento di diversa natura. Non era, non voleva essere invidia; era
una tacita protesta contro le ingiustizie della fortuna, così liberale
verso gli esseri frivoli, così avara verso coloro che hanno un alto,
austero concetto della vita.
Qualche cosa di simile passava intanto nell'anima di Diana. Ascoltando
distratta il cavaliere Duranti che vantava i servigi da lui resi allo
Stato quand'era intendente di finanza, ella guardava gli occhi
luminosi e ridenti dell'Adelaide Nocera, la quale doveva essere
avvezza a udire ben altri discorsi. E cercava di farsi un'idea
dell'esistenza di queste donnine amabili e spensierate che attirano
gli uomini come il miele attira le mosche e che volgono le forze del
piccolo ingegno a un unico fine, quello di piacere. E come vi
riescono! Come riescono a essere tollerate, accettate anche dalla
gente rispettabile! Ecco per esempio l'Adelaide Nocera che nessuno
credeva un fiore di virtù e che pur tutti andavano a gara per
festeggiare. La mamma di lei, di Diana, non la considerava una delle
sue migliori amiche? Non aveva pur dianzi preso calorosamente le sue
difese? La signora Duranti, così facile a scandalizzarsi, non la
trattava con cordialità, non ne frequentava, in compagnia della
figliuola, il salotto? È vero che quelle femmine trovan dei mariti
stampati a posta per loro, dei mariti i quali han l'aria di dire:--Se
siamo contenti noi, o chi ha il diritto di far lo schifiltoso?
Il consigliere Nocera era il tipo di questi cinici ignobili. Era lui,
proprio lui che quella sera a pranzo portava in campo certe storielle
scabrose d'infedeltà coniugali, e da un capo all'altro della tavola
dava nomi e cognomi, e date e luoghi e particolari minuti, e fingeva
di non sentire i richiami della sua vicina Duranti, e rideva
sguaiatamente delle sue grasse facezie.
--Povera mamma!--sussurrava nell'orecchio al professore Varedo la
Olga, la ragazza emancipata.--È sui carboni ardenti per me.
--Quel Nocera è un uomo molto volgare--notò Varedo.
Olga Duranti fece una spallucciata.--È un filosofo.
--Cara signorina, non calunni i filosofi.
--Voglio dire che subisce con rassegnazione il proprio destino... E
poi la sua è un'allegria forzata... Deve ingoiarne tante!
Abbassò ancora la voce, e sfogando il suo mal animo contro l'Adelaide
Nocera soggiunse:--Egli ha almeno il merito di mostrarsi quello che è.
-Lei- invece pare una santarellina... Basta, quelle son donne
fortunate... Hanno i mariti propri, i mariti delle altre e gli scapoli
ch'esse sviano dal matrimonio.
Varedo sorrise; ella si morse il labbro, pentita d'essersi lasciata
sfuggire una frase che tradiva il suo risentimento personale.
Asserivano infatti che qualche anno addietro, prima del ritorno dei
Nocera a Venezia, ella, nonostante la grande differenza d'età, avesse
gettato l'occhio sopra l'ingegnere Gustavo Aldini come su uno sposo
possibile.
Frattanto, appunto per opera dell'ingegnere che tirò il discorso su
alcune ultime pubblicazioni letterarie francesi e italiane, la
conversazione mutò indirizzo. Quelle pubblicazioni chi le conosceva
chi no, ma dal più al meno si conoscevan gli autori, e ognuno volle
dire la sua. Inopinatamente alleati, la pudica signora Susanna Duranti
e lo sboccato consigliere Nocera si scagliarono contro Emilio Zola che
qualificavano a gara d'immorale e di corruttore. Già per loro fra i
romanzieri francesi non c'era che Ohnet. -Le maîtres des forges-,
quello era un libro. Che caratteri! Che situazioni! Che ambiente
-confortable-!
Il cavaliere Duranti non aveva, per Zola, l'antipatia di sua moglie.
Aveva letto poco, ma quel poco gli era piaciuto. Era uno scrittore che
sapeva sviscerare i suoi argomenti e trovar il dramma in tutto quanto.
Oggi la miniera, domani la Borsa, doman l'altro le strade ferrate.
Avrebbe potuto, volendo, fare un romanzo sull'amministrazione della
finanza, e ce ne sarebbero stati degli aneddoti piccanti e dei tipi
gustosi!
--Il romanzo del registro e bollo!--esclamò Nocera in tono
canzonatorio.
--Non c'è niente da ridere--rimbeccò, seccato, l'ex intendente.
Allora scese in campo, zoliano convinto, non fanatico, Gustavo Aldini,
e pur non negando i difetti dello Zola ne mise in rilievo gli
altissimi pregi, specie la virtù evocatrice e l'arte di far mover le
masse, onde se molti lo superano nello scrutare i misteri d'una
coscienza individuale, nessuno l'uguaglia nel rappresentarci gli stati
di una coscienza collettiva.--Certo--concluse l'ingegnere--non è una
lettura per tutti; non lo darei nè alle persone frivole che vi cercano
solo le indecenze, nè agli adolescenti, maschi o femmine, a cui è
inutile anticipar le brutalità della vita.
--Ma che adolescenti?--replicò la signora Susanna Duranti--Io dico che
nessuna donna per bene può tener sul suo tavolino quei libri... Io mi
vergogno di averne letti due o tre.
La signora Susanna ignorava che sua figlia li aveva, di nascosto,
letti quasi tutti.
Il consigliere Nocera, che, mentre Aldini parlava, aveva manifestato
il suo dissenso con energici cenni del capo, gridò:--Sentiamo
l'opinione del professore. Scommetto che il professore è con noi.
--Ma io non mi occupo di letteratura amena--rispose Varedo. Però,
poichè gli altri insistevano ed egli non voleva che il suo silenzio
fosse interpretato come un'approvazione delle idee esposte da Gustavo
Aldini, egli dichiarò che conosceva assai poco dell'opera di Emilio
Zola e che si limitava a dire una sua impressione. Ed era questa. Che
Zola, mezzo francese e mezzo italiano, era, anche letterariamente, il
prodotto di due nazioni e di due civiltà decadute. Aveva, nonostante
una speciale tendenza al pessimismo, la visione lucida del mondo
esteriore: gli mancava la facoltà di penetrare nel mondo delle anime;
dipingeva con efficacia i vizi e le brutture del suo tempo, ma le vere
cause gliene sfuggivano, ma non aveva nemmeno la più lontana
intuizione dei mezzi acconci a promuovere un rinnovamento morale.
Alberto Varedo svolgeva questi concetti con abbondanza d'argomenti.
Aveva principiato semplice e piano; e poi l'abitudine della cattedra
gli aveva fatto alzar la voce ed arrotondare le frasi tantochè il suo
discorso prendeva via via il carattere d'una lezione o d'una
conferenza. Bello o brutto che fosse, in quell'ora, in quel luogo, fra
l'acciottolìo dei piatti e il tintinnio dei bicchieri, e il cicaleccio
allegro delle tavole vicine, esso aveva il torto d'esser perfettamente
stonato.
E appunto dalle tavole vicine si porgeva all'autore un'attenzione
canzonatoria.
Diana udì dietro di sè una signora che diceva:--Par d'essere alla
predica.
A lei quel pranzo sembrava interminabile. La svogliatezza fisica era
il meno; ella soffriva d'una grande depressione morale, provava una
irritabilità nervosa contro tutto e tutti, avrebbe dato non so che per
esser sola e per lasciar colar le sue lacrime. Perchè non avevano
desinato anche oggi in piena libertà, a casa loro? Perchè le toccava
subir la compagnia di quei Duranti, di quei Nocera, assistere alle
smorfie dello zio Gustavo e dell'Adelaide? Ma s'ella discendeva in sè
stessa trovava al suo disgusto, al suo turbamento un'altra causa più
intima. La discussione di poco fa l'aveva profondamente umiliata. Se
c'era soggetto che dovesse interessarla era quello; s'ella aveva
attitudini speciali d'ingegno erano attitudini letterarie. Ebbene, da
prima del suo matrimonio, da quando s'era promessa sposa, da un anno e
mezzo insomma, ella non aveva aperto un volume di letteratura, non
s'era occupata che degli studi di Varedo, non aveva visto che le opere
che piacevano, che occorrevano a lui, non aveva sfogliato che i
giornali scientifici di cui era piena la casa. Onde oggi s'era accorta
d'ignorar perfino il titolo di parecchi fra i libri che i vari
commensali, tanto men colti di lei, levavano a cielo o vituperavano.
Così ell'aveva accondisceso a sacrificar le sue inclinazioni, a
sopprimer la sua personalità? E con qual frutto? Era felice?
Mentr'ella rivolgeva a sè medesima questa grave domanda sentì lo zio
Gustavo che diceva a suo marito:--Caro nipote, tu hai sollevato delle
questioni che non si risolvono su due piedi e sarebbe già lungo
determinare i punti ove andiamo d'accordo e ove no. Propongo il
rinvio, tanto più che c'è un magnifico chiaro di luna, e che sarà
meglio godercelo in santa pace.
La proposta incontrò l'approvazione generale.--Sì, sì, non guastiamoci
la digestione.
Fra le cose che avevano bisogno d'esser digerite c'era anche il
discorso, ammiratissimo, di Alberto Varedo.
Di lì a poco tutti s'erano alzati di tavola.
Diana, dopo di aver scambiato qualche parola con sua madre, si
affacciò al parapetto della terrazza, sul mare.
--Che notte d'incanto!--esclamò, posandole una mano sulla spalla,
l'Adelaide Nocera.
--Discutono ancora?--chiese Diana.
--No. I nostri signori uomini stanno regolando i conti.
--Non c'è aria nemmeno qui--riprese la Varedo.
--Figurati--replicò l'Adelaide--che le Duranti vorrebbero persuadere
la tua mamma a chiudersi nella sala per sentir quella parodia di
operetta.
--Per amor del cielo! E la mamma consente?
--Non credo. Finiranno con l'andarci loro, le Duranti, insieme con mio
marito ch'è appassionato di questi spettacoli. Noi resteremo sulla
terrazza o faremo quattro passi sulla spiaggia ove sarà anche più
fresco.
--Diana!--chiamò qualcuno.--Diana!
--Scusi--ella disse staccandosi dall'Adelaide. E si avvicinò a suo
marito di cui aveva riconosciuto la voce.
Alberto la trasse in disparte e le parlò concitato.--Perchè mi sforzi
a ripeterlo?... Non voglio che tu stringa dimestichezza con la
Nocera... Tuo zio non ha il diritto d'imporci le sue concubine.
--Bada!--supplicò Diana pallidissima e tutta tremante. Ella s'era
accorta che lo zio Gustavo era lì presso e sentiva ogni cosa.
--Ah!--fece Varedo, mutando colore.--Ormai...
I due uomini si trovarono faccia a faccia.
Varedo s'era ricomposto.--Mi duole che tu abbia inteso--egli disse
fissando in viso l'ingegnere Aldini--ma non ho nulla da ritirare.
Aldini lo guardò con piglio sarcastico.--Sapevo ch'eri un pedante,
vedo che sei anche un villano.
E si tolse di là bruscamente, senza dar tempo al suo avversario nè di
reagire, nè di rispondere.
La scena, svoltasi in un lampo, fu avvertita da due sole persone;
dalla signora Valeria i cui occhi non lasciavano mai la figliuola e
dall'Adelaide Nocera che aveva indovinato esser lei la causa di quella
disputa.
Stava ella ritta, immobile, con le mani dietro la schiena, col dorso
appoggiato al parapetto della terrazza, la piccola testa ed il busto
spiccanti in ombra sul nitido azzurro del cielo ove sorgeva alta la
luna. Aldini la raggiunse, e si allontanarono insieme.
Ma la signora Valeria piantò il crocchio degli amici e corse ov'erano
sua figlia e suo genero.--Che c'è?... Cos'è successo?
--C'è cara suocera mia--replicò, irritatissimo, Alberto--che suo
fratello ha bisogno di una lezione... E se non fossimo in un luogo
pubblico...
--No--supplicò Diana--no, Alberto.--E soggiunse lasciandosi cader su
una sedia:--Io lo prevedevo che la presenza dei Nocera avrebbe recato
dei guai...
--Ma, insomma, spiegatevi...
--Insomma--riprese il professore--io non amo che mia moglie abbia
contatti con certa gente... E mi meraviglio che una donna come lei...
Diana si portò il dito alla bocca.--Parlerete a casa... Zitto adesso,
ve ne scongiuro... Non siamo soli...
In fatti si avvicinavano la signora Susanna e la Olga, e dietro di
loro, fumando, il cavaliere Duranti e il cavalier Nocera.
--Che conciliaboli avete?--dimandò la signora Susanna.
--Nulla, nulla--rispose con fretta affannosa Diana Varedo.--Sono io
che non mi sentivo... che non mi sento bene... Anzi, Alberto, te ne
prego, fammi avere un bicchier d'acqua.
S'era un pretesto, non poteva esservene alcuno che avesse maggiore
apparenza di verità.
Diana aveva arrovesciata la testa sulla spalliera della sedia, era
bianca come un cencio lavato, un pallore freddo le imperlava la fronte
e le gote.
--Abbiate pazienza, tiratevi un momento indietro--disse la signora
Valeria agli altri.--Le levate l'aria.
Si curvò ansiosamente sulla figliuola e le chiese sottovoce:--Ti senti
poco bene, proprio?
--Sì... ma passerà...
--Sarà stata quella brutta scena?...
--No, non credo... La scena di poco fa m'ha recato un dolore
immenso... Ma ero già mal disposta... Credo invece che tu abbia
ragione...
E Diana bisbigliò qualche parola nell'orecchio di sua madre.
--Magari!--esclamò questa battendo palma a palma.--Magari!... Ti
ostinavi sempre a negare.
--Impressioni!... Adesso ho un'impressione contraria... Siamo un
impasto di contraddizioni... Forse m'inganno adesso...
--Speriamo di no... Ecco tuo marito che torna col bicchier d'acqua...
Diglielo anche a lui...
La signora Valeria si riaccostò agli amici.
--Dunque? Dunque?
--Effetto del caldo, del pranzo... in una donna che potrebb'essere in
una condizione anormale.
--Ma senza dubbio--disse con enfasi la signora Duranti.--Io n'ero
sicura malgrado le vostre negative.
--E anch'io--soggiunse la Olga.--Appena ho visto Diana, ho pensato
subito: quella è una donna incinta.
--Ma Olga...
--O che male c'è a chiamar le cose col loro nome?
Il consigliere Nocera, che non aveva sentito, chiese schiarimenti
al cavalier Duranti, e accolse la notizia con segni di
approvazione.--Egregiamente... S'era già tardato troppo, e quasi
toglievo la mia stima al nostro professore... Gli scienziati
qualche volta dimenticano l'essenziale. Così va bene. -Crescite et
multiplicamini...- Si può congratularsi con gli sposi?
--No, consigliere, stia buono--pregò la signora Valeria.--Li lasci in
pace gli sposi... Sono ipotesi, semplici ipotesi.
Nocera fece una spallucciata; poi ripigliò guardandosi intorno:--A
proposito, dove diamine si sarà cacciata mia moglie?
--Era con l'ingegnere Aldini--rispose pronta l'Olga Duranti.--Mi pare
che siano usciti da quella parte...
E accennò con la mano a sinistra.
Se la maliziosa ragazza credeva d'aver svegliato con le sue parole la
gelosia del consigliere, ella s'ingannava a partito.
--Ah--disse placidamente Nocera--mi immagino che quelle due creature
romantiche saranno andate a passeggiare sulla spiaggia, al chiaro di
luna... Buon divertimento!... Hanno fatto il dente del giudizio tutt'e
due, e non c'è pericolo che si perdano per la strada.
--Oh, ecco Diana a braccio di Varedo--osservò la signora Duranti.--Va
meglio?
Diana si sforzava di sorridere e di stringer le mani che l'erano
tese.--Sì, va meglio, molto meglio... A ogni modo, è opportuno ch'io
vada a casa subito... Alberto m'accompagna... Tu, mamma, puoi
restare...
--No, no, io vengo con voi... Gli amici mi scusano...
--Ma nemmeno noi abbiamo nessuna ragione di rimanere--disse la Susanna
Duranti.
Il cavaliere marito si offerse di perlustrare la spiaggia in cerca
della signora Adelaide e dell'ingegnere. Così si sarebbe fatta tutta
una carovana.
--Oh--saltò su Nocera--prima che li trovi!... Li aspetterò io, nel
salone dei concerti... Di là è probabile che passino.
--Quello che non capisco--notò la Olga Duranti--è come non si siano
accorti del malessere di Diana... Erano appunto con lei.
--Che vipera!--pensò la Varedo. E disse forte:--Non se ne potevano
accorgere... m'è capitato dopo.
Il professore mostrò a sua moglie l'orologio dello Stabilimento--Se
vogliamo prendere il tram e partire col primo vapore abbiamo appena il
tempo necessario.
Il cavaliere Duranti interrogò la consorte.--E allora che cosa si
decide?
Alberto Varedo ebbe un gesto d'impazienza. La signora Valeria se ne
accorse e intervenne a proposito.--Si decide che partiamo noi tre,
Diana, Alberto ed io; gli altri non devono sacrificar la serata per
colpa nostra.
--Non era un sacrificio--replicò la signora Susanna--ma sarebbe fuor
di luogo l'insistere. Buon viaggio e buona notte. Domattina poi
soneremo il vostro campanello per aver notizie.
--Grazie... ma è inutile.
--O niente affatto... Una notizia l'avremo... una bella notizia...
autenticata nelle debite forme.
--Zitto, zitto...
L'Olga Duranti volle dar un bacio a Diana.--Mi rallegro, sai, mi
rallegro sinceramente... Sarà per Febbraio o Marzo?...
--Lascia stare i pronostici... Se fosse una bolla di sapone?... Addio,
addio...
--Quanto dispiacerà all'Adelaide di non averle salutate!--gridò Nocera
mentre Diana e la signora Valeria s'allontanavano. Indi borbottò:
--Quel professore Varedo ha una prosopopea intollerabile. Fa una
grazia a toccarsi il cappello.
--Finalmente vi siete liberati dagl'importuni--disse Alberto a sua
moglie e a sua suocera, allorchè furono soli.--Pare impossibile il
tempo che le donne impiegano a congedarsi...
Erano sul ponte che dallo Stabilimento mette al piazzale ove si
fermano i tram a cavalli. Uno di questi tram arrivava allora.
--Presto, presto!
Salirono trafelati in vettura.
La signora Valeria chinandosi su Diana rinnovò per la centesima volta
la solita domanda:--Come ti senti?
--Non c'è male--mormorò Diana. E fece segno che aveva bisogno di
riprendere fiato.
La Inverigo si voltò verso suo genero.--E adesso si può sapere che
parole son corse tra Gustavo e te?
Ma Diana toccò lievemente il braccio della madre.--Oh mamma, perchè
torni su questo argomento? Alberto e lo zio si riconcilieranno... Per
amor mio--ella soggiunse, fissando con occhi supplichevoli il marito.
--L'insolente è stato lui--disse Alberto.
--Tu l'avevi provocato...
Varedo troncò il discorso.--Non agitarti ora... Non hai forza per
discutere... Auff! Che viaggio interminabile!... A piedi, in carrozza,
in vapore... Neanche se si andasse alla Mecca.
Per fortuna il vaporino era pronto, e non c'era molta gente.
--Che delizia! Qui si respira meglio--disse Diana sedendo a prora.
Appoggiò il gomito alla sponda del bastimento e d'una mano si fece
puntello al capo mentre l'altra cercava, con un rinnovato bisogno di
carezze, la mano di Alberto. Il chiarore latteo del cielo, lo
scintillìo argenteo dell'acqua su cui batteva la luna, i bruni
contorni dell'isolette lontane, e i campanili e le cupole e le
piccole, tremule luci della città verso cui filava con moto uniforme
il battello silenzioso l'avvolgevano in un'atmosfera di sogni. Ed
ella, sforzandosi di dimenticare il penoso incidente di poco fa,
sforzandosi di bandir dal suo spirito ogni triste pensiero, si cullava
nella dolcezza del sogno. Appunto perchè, nelle ultime ore, ell'aveva
cominciato a dubitare della sua felicità coniugale, aveva sentito i
primi impeti di rivolta della sua personalità compressa e asservita,
appunto per questo ella si aggrappava al suo sogno che, divenendo
realtà, la avrebbe salvata da' suoi dubbi, dal suo orgoglio, da tutto.
Intanto la signora Valeria ed Alberto parlavano piano fra loro...
V.
Nel travaglio del parto.
Una lampada a petrolio sul cui globo era accomodata una ventola di
cartone proiettava un cerchio luminoso sulla tavola piena di carte e
di libri. In quel cerchio spiccava la testa, già accennante a un
principio di calvizie, del professore Varedo, e la sua mano si moveva
di quà e di là per prendere ora questo volume ora quello. Il rimanente
della stanza era nell'ombra. Di tratto in tratto il professore si
alzava dalla sedia, si accostava all'uscio, tendeva l'orecchio, poi
tornava al suo posto e si rimetteva al lavoro. Si capiva però ch'egli
non era tranquillo e non lavorava con la solita lena. Nella camera
nuziale, che il salotto da ricevimento e il salottino da pranzo
dividevano dallo studio, sua moglie era nel travaglio del parto. Aveva
cominciato a sentir le prime doglie alle cinque del pomeriggio, e
benchè non vi fosse la minima complicazione le cose procedevano con
lentezza.
--Ci vorranno altre quattro o cinqu'ore--aveva detto la levatrice ad
Alberto l'ultima volta ch'egli verso le undici, era venuto a veder sua
moglie. E, poichè a questa notizia egli s'era lasciato sfuggire un
gesto d'impazienza, Diana sforzandosi di sorridere, aveva sussurrato
dolcemente:--Se dipendesse da me!
E la signora Valeria, riaccompagnando il genero fino all'uscio dello
studio, aveva soggiunto:--È meglio che tu cerchi di dormire.... A suo
tempo ti chiameremo.
Il letto era stato improvvisato nella camera da studio, liberando un
divano dai libri che l'ingombravano e che adesso erano sparpagliati
sulle sedie o ammonticchiati negli angoli.
Ma Alberto Varedo non seguì il consiglio della suocera. Voleva finir
l'esame d'un pajo d'opere nuove che s'era fatto mandar dalla
biblioteca della Scuola, voleva terminar la correzione di certe stampe
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