-- Un giorno -- riprese il signor Maurizio tra un sorso e l'altro -- il mio amico arrivò in casa d'Alberto inatteso, e quindi più festeggiato che mai. Si deliberò di fare pel dì seguente (ch'era una domenica) una escursione a una villa poco discosta, e si passò la sera pregustando il divertimento del domani. La Giulietta non era mai stata più ilare, nè Alberto più espansivo, nè Ugo più amabile.... -- Ve l'ha detto lui? -- Sicuro! -- Beati gli uomini franchi! -- Al mattino del dì appresso (era in primavera avanzata, poco importa il mese) Ugo fu in piedi all'ora stabilita, e fece la sua -toilette- con grande accuratezza e sollecitudine vicino alla finestra aperta della sua stanza che dava anch'essa sopra il giardino. Faceva un bellissimo tempo: però l'orizzonte non era tutto sereno, e qualche nube percorreva il cielo con insolita rapidità a simiglianza di persona affaccendata. La moda di quarant'anni addietro, e voi lo sapete meglio di me, non era la moda dell'anno 1870, e se il mio amico vi comparisse dinanzi acconciato nella foggia di quel dì, voi non potreste certo trattenere una sonora risata. Un cappello di paglia con cupola alta e larghe tese orizzontali, un vestito color caffè con le maniche attillatissime e col bavero di smisurata altezza, una cravatta bianca che si attortigliava al collo come il serpente del Laocoonte, e che scendeva a riempire tutto lo sparato del panciotto chiaro di fondo e stampato di gran fioroni gialli, un paio di calzoni d'una tinta sentimentale stretti alla gamba ecco a un dipresso il figurino del mio amico in quel giorno memorabile. E in quel giorno, ve lo assicuro io, egli era bello, e aveva ben ragione di sorridere guardandosi nello specchio. La giovinetta che acquista la coscienza della propria bellezza non può vincere un vago presentimento di arcani pericoli, e in mezzo all'orgoglio del sapersi regina chiede talvolta a sè stessa se il suo scettro non sarà bagnato di lagrime. Nei mille occhi che l'affisano, nelle mille labbra che si muovono a susurrarle una parola gentile, ella indovina un'insidia al suo pudore, alla pace dell'animo suo; insidia che tanto più la sgomenta quanto più le versa nel cuore un'incognita voluttà. L'uomo invece, a torto o a ragione, non è assalito da questi scrupoli: l'avvenenza è per lui un dono che non ha mistura d'amarezza; un sorriso non gli fa salire i rossori sul volto, uno sguardo non gli fa chinare la fronte. Nel suo aspetto raggiante è la gioia del dominio o la certezza della conquista; sulla sua bocca sta il grido di Schiller -- -Ich bin ein Mann, wer ist es mehr-? Io sono un -uomo-, chi lo è più di me? «Ecco ciò che Ugo, contemplandosi nello specchio, andava in quel mattino ripetendo a sè medesimo. «Mise il capo fuori della finestra, aspirò a larghi tratti l'aria frizzante della campagna, e cominciò a solfeggiare la deliziosa romanza dell'-Anna Bolena-: Oh! non voler costringere A finta gioia il viso, Son belle le tue lagrime Siccome il tuo sorriso, con quel che segue. Proprio sotto della sua finestra un'imposta si aprì, e un bel visino arrovesciato apparve sul davanzale. Era Giulietta. « -- Bravissimo -- esclamò la giovane con quella sua vocina melodiosa ed insinuante. « -- Oh diamine! già vestita, -- rispose Ugo balzando subitamente, senza saperne il perchè. « -- Ma certo; e già nel mio santuario -- soggiunse Giulietta accennando al suo gabinetto da lavoro e da studio. -- Quegli che non è pronto è Alberto, il quale, per miracolo, vuol terminare una scrittura prima di partire. Anzi dovreste fare una bella cosa, andare a sollecitarlo voi stesso; già a me non abbada. -- Guardò l'orologio e disse. -- Sono le sette e mezzo. Mi pare che bisognerebbe mettersi in carrozza fra un'ora. Andate, andate, -- Fece un cenno garbato col capo, sorrise in modo da mostrare, certo senza volerlo, una doppia fila di denti candidi come l'avorio, e sparì. «Vi sono cose curiosissime a questo mondo. Ugo aveva visto Giulietta un centinaio di volte, e la gli era sembrata, come a tutti, un'assai avvenente donnina; ma, bella come in quel momento, egli non l'aveva trovata mai. Del resto, bella o brutta, egli non ci aveva che fare. Si guardò un momento nello specchio, e scorse un leggiero rossore diffuso nelle sue guance; onde divenne ancora più rubicondo, perchè arrossì di avere arrossito. Nondimeno, obbediente al comando ricevuto, fece in quattro salti le scale, e andò nello studio dell'amico. «Alberto era difeso da un intero sistema di fortificazioni. Aveva dinanzi a sè un tavolino su cui i libri stavano ammonticchiati l'uno sull'altro sino ad altezze portentose; ai lati due scaffali pieni anch'essi di libri e di scartafacci. La poderosa persona era sprofondata in una scranna a bracciuoli assai bassa e larga, foderata di pelle nera, e tre o quattro sedie appoggiate al tavolino con le due gambe anteriori all'aria come persone svenute costituivano le opere avanzate della fortezza. Alquanto miope, egli teneva la testa china in modo da toccar quasi col naso la carta; con le dita sudicie d'inchiostro si carezzava i capelli che parevano acquistare a poco a poco delle dimensioni spropositate come il can barbone di Fausto. «Ugo non potè trattenersi dal ridere quando entrò nella stanza. Ma Alberto non si scompose menomamente, e rivolto all'amico: «Vuoi udire -- gli disse -- questo passo d'una memoria sulla legislazione mineraria che debbo mandare stasera all'-Antologia- di Firenze? Io muovo dalla considerazione che il possessore del soprassuolo.... « -- Senti -- interruppe Ugo -- la tua considerazione sarà giustissima, ma mi pare che non sarebbe mal fatto di rimettere la legislazione mineraria ad un altro giorno, e di disporsi alla partenza. Si fa, o non si fa questa gita?.... Ebbene: che cosa c'è? « -- Nulla, nulla -- rispose Alberto, sollevando alquanto il capo e ravviando la chioma disordinata -- penso alla grande mutazione che si è fatta in te da qualche tempo a questa parte. Tu non ti appassioni più per niente, e basta discorrerti di una questione seria perchè tu mi scappi di mano come un'anguilla. O dove sono i bei giorni nei quali si passavano insieme lunghe ore a ragionare de' nostri studi? Allora si trovava pur la maniera di vincere il tuo scetticismo. Lasciatelo dire... tu ti sciupi, l'aria della città ti fa male, la vita elegante ti ammazza l'intelligenza, gli amici scipiti ti riducono al loro livello.... «Così dicendo tuffò la penna d'oca nel calamaio, e poi la portò con tanto impeto sulla carta che ne cadde una grossa goccia d'inchiostro, la quale imbrattò tutto il foglio. Con la rapidità del lampo, Alberto vi corse sopra con la lingua, locchè finì col dare a quella macchia l'aspetto di una stella cometa. « -- Grazie pe' miei amici, che sono, o erano almeno, anche i tuoi -- disse Ugo con un grande inchino. -- E a proposito di che mi fai questa patetica perorazione? Io capito qui a ricordarti un impegno che hai preso iersera con me e con Giulietta... capito anzi per ordine di lei... «Alberto fece una piccola smorfia col labbro, tantochè l'altro soggiunse: « -- Non ti darà noia, spero a sentirti parlar di tua moglie? « -- Hai ragione, hai ragione: il torto l'ho io che mi sono ammogliato... E non mica per lei -- continuò poscia in un tuono di onesto candore -- ...... non mica per lei che è un angiolo, ma per me che non ero fatto pel matrimonio. Ho bisogno di studiare io, ho bisogno di farmi una riputazione.... altro che di andare a spasso con donne.» La signora Anna si morse le labbra, e proruppe: -- Proprio così diceva? -- Proprio così. Vi fa maraviglia forse? -- Punto, punto: continuate. Il signor Maurizio non se lo fece ripetere un'altra volta e riprese. « -- Ma Ugo era invece un uomo estremamente compito, e lascio pensare a voi se rimproverò il suo amico di queste sue parole. Fatto si è che, a capo di cinque minuti, Alberto che s'era ritto in piedi ed era uscito fuori delle sue fortificazioni, pose una mano sul braccio di Ugo (che la sbirciò con inquietudine per vedere se fosse sporca d'inchiostro) e concluse così il suo discorso: «Fammi questo piacere; sinchè io termini di scrivere, e in meno d'un'ora spero d'essere sbrigato, va a tener compagnia alla Giulietta, e pregala che mi scusi, e dille che dopo verrò con voi altri, e staremo tutta la giornata di buon umore. E non si parlerà più di cose serie....» «Le ultime parole furono pronunciate spingendo leggiermente Ugo verso l'uscio, tantochè questi capì l'antifona, e se la svignò. «Egli si avviò per un corridoio che conduceva ad un salottino, dal salottino passò in un'altra stanza, ascese pochi gradini, e si trovò dinanzi a un gabinetto che aveva l'uscio aperto. Era quello il soggiorno preferito da Giulietta. Ella sedeva con un libro in mano volgendo il dorso alla porta in modo da non poter vedere chi entrava. Però, al suono dei passi d'Ugo, girò rapidamente la testa, si fece rossa, e disse: « -- Oh! siete qui? « -- Appunto; e non dovevo rendervi conto della mia ambasciata? « -- È vero: e dunque? « -- Vuol finire un lavoro, ma promette che in un' ora sarà sbrigato.» «Giulietta scrollò leggiermente le spalle in atto di impazienza, mormorando: « -- Sempre così.» «Vi fu un momento di silenzio, durante il quale Ugo fisò uno sguardo abbastanza lungo sulla simpatica donnina. «Vergini e spose, griderei io, se per avventura fossi un predicatore, diffidate degli sguardi lunghi. Gli occhi che cominciano a guardare con curiosità finiscono a guardare con desiderio e allora...» Ma qui non siamo in chiesa, e posso risparmiarvi il sermone. Vi dirò piuttosto che la mia Giulietta, sempre cara e leggiadra, era quel giorno più seducente che mai. Ella indossava un abito di mussolina -lilla-, col corpetto tagliato sul davanti dell'incollatura e guernito intorno intorno di una trina sottile e candidissima, la quale armonizzava col roseo della fresca carnagione. Una lista di raso violetto oscuro, movendo dal punto in cui si chiudeva il corpetto, scendeva sino alla cintura snella, attillata e stretta da un nastro della medesima stoffa e del medesimo colore: indi bipartivasi, e così divisa in due si prolungava sul dinanzi fino alla base del vestito. Le maniche erano secondo la moda d'allora, rigonfie nel mezzo e strettissime ai polsi. Ella era calzata....» -- Per carità, Maurizio, si direbbe che aveste copiato un figurino -- interruppe la signora Anna. -- Se non volete saperne della calzatura, mi permetterete almeno di parlarvi dei capelli, neri, lucidi, e fini ch'erano una maraviglia a vedersi. Essi non erano imprigionati in una di quelle bizzarre acconciature che si usavano allora, ma si sollevavano a buffi sul fronte, per ricader poscia dietro la nuca in apparente disordine e avvolgersi intorno ad un bel pettine di tartaruga, così piccino ch'io non so -- diceva il mio amico -- come esso potesse essere argine sufficiente a quel mare in tempesta. Un bocciuolo di rosa che era tra i primi della stagione, colto forse il mattino stesso da una pianticella precoce, faceva capolino al lato sinistro poco sopra l'orecchio, staccandosi con leggiadro contrasto dalla tinta delle chiome d'ebano. In verità, avere una sposa così, e preferirle la legislazione mineraria come faceva il nostro amico, è un peccato imperdonabile, pel quale non v'è al mondo sufficiente penitenza. « -- Ebbene, prendete una sedia -- disse Giulietta -- e fatemi un po' di conversazione. Se no, io finisco col perder l'uso della parola... Non siete mica dotto voi? -- soggiunse poscia con una specie di sgomento infantile. « -- Non sono davvero -- rispose Ugo sorridendo. -- Ma, perdonate, non ista a voi di mostrarvi tanto sospettosa della dottrina, cinta come siete da biblioteche e, quel che più vale, con un libro in mano.... In fatti ella aveva sulle ginocchia un volumetto socchiuso sull'indice, nell'atto di chi interruppe solo momentaneamente una sua lettura. « -- Ah! questo libro -- ripigliò la giovine -- è un libro anche per voi che siete poeta. «E glielo porse aprendolo appunto alla pagina su cui teneva il dito. «Ugo lesse. «-O mes lettres d'amour, de vertu, de jeunesse,...-» « -- -Les feuilles d'automne-; una primizia -- disse poi continuando a leggere. « -- Una primizia affatto. L'ebbi ieri dal libraio. Io non me ne intendo, ma mi pare tra le più belle cose di Vittore Hugo. Ma quel mio benedetto Alberto non ci ha gusto per questa roba: ha sfogliato il libro in fretta e in furia, e poi lo gettò in un canto senza che si capisse se gli sia piaciuto sì o no. « -- Ha torto. « -- Non è vero? -- proruppe vivamente Giulietta -- ha grandissimo torto, perchè la poesia, quando è bella, è qualche cosa che tocca l'animo e ci fa più grandi e più buoni. Vedete; io non so stancarmi di leggere quei versi che vi stanno sotto gli occhi, e (mi direte fanciulla) ho frugato nei miei vecchi quaderni, e provai quello che prova il poeta.... « -- Sì, ma egli richiama i suoi diciott'anni, e voi, se è lecito investigare l'età di una donna, li avete appena sentiti suonare.... « -- Forse -- rispose Giulietta -- ma in noi la vita è più precoce, e i nostri quattordici anni corrispondono ai vostri diciotto. O le soavi fantasie, o i cari sogni de' miei quattordici anni! Lungo i corridoi del convento, nel giardino, sotto il pergolato, a braccietto d'un'amica o in frotte di cinque o sei seguite a stento dal passo grave e ammonite invano dalla voce nasale d'una monaca gialla e stecchita; che schietta allegria, che ridda irrequieta di speranze, di desiderii, d'affetti! Come si deludeva la disciplina claustrale, come si subiva senza rancore e senza tedio quella sequela interminabile di pratiche religiose che ci erano imposte! La campana del convento veniva ad ogni tratto a interrompere il corso dei nostri pensieri ma non ne lacerava la tela. Le fantasie accarezzate dell'anima sotto i rami frondosi delle acacie e dei carpini, mentre il vento mormorava, e gli uccellini, cantando, saltavano d'arbusto in arbusto, ci seguivano poscia pei bruni corridoi e sui rustici banchi della chiesa. Nelle penombre delle ampie navate, nel raggio di luce che, scendendo dal finestrone a colori, andava a spezzarsi sul fusto d'una colonna o sugli angoli d'un confessionale, c'era un mondo misterioso ed affascinante che riempiva di sè il nostro spirito, che ci faceva sorridere e piangere quasi tutto ad un tempo. Le labbra mormoravano intanto la solita salmodia, ma la mente era altrove, il prete cantava messa, ma noi stavamo più compunte di viso che d'anima. E, si sospirava alla cara libertà, e al calar della sera, guardando il muro che ci contendeva tanta parte dell'orizzonte, si gridava tra noi fanciulle -- O non cadrà mai quel maledetto muro, o non potremo mai andare dove ci piace e adoperare a pro di qualche cosa e di -qualcheduno- tutto quello che sentiamo qui dentro? -- E chi avrebbe voluto esser Giovanna d'Arco, e chi santa Teresa, e chi Laura o Beatrice, perchè, di contrabbando, erano entrati in convento Dante e Petrarca, e, Dio cel perdoni, anche l'Ariosto.... «Giulietta s'interruppe un istante, arrossì leggermente e poi ripigliò: -- E si diceva: la bella cosa che dev'essere l'avere un poeta che sia tutto per voi, e vi scriva de' versi che passeranno all'immortalità; onde, dopo tanti secoli il vostro nome confuso col nome di lui ricorra frequente su mille labbra gentili e faccia piangere de' cari occhi malinconici! E come dev'esser bello il morire per esso, lo spirare l'ultimo fiato fra le sue braccia!... oh insomma quante deliziose sciocchezze si dicevano in quel tempo!... «La giovine, discorrendo, si era accesa singolarmente nel volto e l'ondeggiare delle bianche trine sul petto mostrava quant'ella fosse agitata. «Ugo non sapeva che rispondere, perplesso dinanzi a questa volubile facilità di parola, ma guardava trasognato la sua interlocutrice che gli appariva sotto una luce affatto nuova. « -- E in quell'età -- proseguì ella, abbassando la tendina per ripararsi dal sole che cominciava ad entrar nella stanza -- in quell'età la penna corre spontanea sulla carta per riprodurvi le idee che vi germinano nella mente, spesso puerili, ma più spesso generose; maligne giammai, poichè a me pare che il tempo della malignità principî quando si principia a dubitare di sè. Credere in sè medesimi vuol dire credere anche negli altri..... -- Tacque un momento, giocherellò col fiocco della tendina, quindi bisbigliò a mezza voce... -- E poi? «Ugo, sempre più attonito, insinuò timidamente: -- O sareste divenuta scettica, così presto? Ella scosse il capo con una certa espressione di tedio, e disse: -- Che so io?... vorrei vedere l'effetto che produrrebbe ad uno il diventar più piccolo della persona, se mai questo fenomeno fosse possibile. Io tengo per fermo che sarebbe un effetto analogo a quello che si prova nel sentirsi diminuir l'animo e l'ingegno. Ciò accade a me. Sì, sì; non istudiate una galanteria; ciò accade a me con una progressione che mi sgomenta. La mia immaginazione s'è fatta sterile, il mio cuore alberga dei rancori, dei sospetti che un giorno non avrebbero potuto allignarvi. « -- O Giulietta -- proruppe Ugo -- voi sposina di pochi mesi, voi che avete raggiunto ciò che dev'esser l'ideale di una fanciulla par vostra, unendo la vostra sorte alla sorte d'un uomo degno di voi, avete già di questi scoramenti nell'anima? «Ella sorrise tristamente, dicendo: « -- Ma sono scorata appunto perciò, appunto perchè, avendo conseguito ciò che dovrebbe essere la felicità, mi sento oppressa da una malinconia nuova e invincibile. Ho unito la mia sorte a quella d'un uomo che avrebbe onorato del suo nome ben altra donna che me. Eppure, che sono io nella sua vita? Ho io saputo prendere il posto della più piccola fra le sue ambizioni?... O miei poveri sogni, come siete svaniti! -- E accompagnò la frase con quel gesto della mano, e quel movimento delle labbra con cui suolsi accennare a una cosa che sfuma. «Io vorrei pigliare a quattr'occhi il più virtuoso uomo che vi sia sulla terra, intendiamoci bene, un uomo che abbia vissuto, e che in omaggio a una virtù ideale non abbia soffocato tutte le proprie passioni, vorrei avere sovr'esso una potestà che lo inducesse a nulla celarmi, e vorrei chiedergli quale effetto egli proverebbe sentendo una donna attraente e leggiadra lagnarsi, in un istante di soave abbandono, della sua esistenza coniugale. Scommetto cento contr'uno ch'egli mi risponderebbe che nella sua prima impressione vi fu un lampo di gioia satanica. Egli l'avrà prontamente repressa, io l'ammetto, e qui sta la differenza tra l'uomo onesto e chi non è tale; ma non avrà potuto far sì che quelle rivelazioni non lusingassero il suo amor proprio, non gli aprissero l'anima a una speranza colpevole. Questa donna che vi mette a parte delle sue sofferenze ha dunque un alto concetto di voi, questa donna che vi parla del vuoto del suo cuore crede dunque che voi potreste riempirlo!... Mia cara amica, Ugo era virtuoso, ma uomo... Ed ora permettetemi di prendere un'altra tazza di tè.» La signora Anna si era fatta pensosa: appoggiando il gomito al tavolino sosteneva con una mano il capo, e con l'altra moveva macchinalmente le forbici che le stavano dinanzi. -- E non potreste venire a dirittura alla morale della vostra storia? -- Oibò, oibò -- rispose il signor Maurizio aprendo la chiavetta della macchina e chinandosi alquanto a guardar con occhio di compiacenza lo spillo dorato che si precipitava nella tazza. -- Protesto contro chi mi volesse togliere la parola. -- E continuò: -- Ugo era virtuoso ma uomo, ho detto poco fa. E quello stato cominciava a riuscirgli piuttosto imbarazzante. D'altronde a una certa età vi è una paura che assedia l'uomo: è la paura d'essere ridicolo. Ora, prendetevela col mondo finchè volete, ma non vi è dato negarmi che un giovinotto il quale si lascia sfuggire il destro d'insinuarsi nell'animo d'una bella donna passa per ridicolo presso alla grande maggioranza de' propri simili. « -- Povera Giulietta! -- egli mormorò dolcemente avvicinandosele alquanto. «Ella lo guardò, e poi gli chiese: « -- Non sarete mica così se prenderete moglie voi? « -- Se trovassi una Giulietta, no certo. «La giovine si fece rossa rossa e vi fu un istante di silenzio. Indi balzò subitamente dalla sedia e disse: « -- Scendiamo in giardino. Sentite come fa fresco. «Ugo la precedette officioso nell'andito, aprendo per lei l'uscio a vetri che dava sulla scaletta. Scesero entrambi. «Ai due pilastrini dell'ultimo gradino erano due vasi di geranii. Giulietta si abbassò con la persona ad odorarne i fiori cosparsi di rugiada: i capelli bruni le svolazzavano sul collo candidissimo, le trine ondeggianti lasciavano indovinare allo sguardo le curve dilicate del seno. Una panchina di marmo si trovava all'altro capo del giardino sotto un padiglione d'acacie. Giulietta prese là via più breve per giungervi, attraverso un praticello smaltato di margherite: l'erba era umida, ond'ella raccolse le vesti, e le tenne sollevate alquanto sopra il piede. Si assise sulla panchina e Ugo le fu vicino. Di repente cominciò a soffiare un vento gagliardo, e delle grandi masse di nubi si videro avanzarsi rapidissime sull'orizzonte. Il sole brillava per poi tornava a nascondersi un istante in uno squarcio azzurro del firmamento, poi faceva capolino di nuovo, sinchè scomparve del tutto. Gli alberi dondolavano il capo con un gemito sordo, la polvere saliva con un moto turbinoso, le gallinelle sbucando dai cespugli correvano sbigottite a ripararsi nel pollaio. Ugo e Giulietta si affrettarono a rientrare in casa: stettero in forse se prendere un'altra scaletta che metteva allo studio di Alberto, ma questi comparve sulla soglia per assicurare le imposte sbattute, e fe' loro segno che lo lasciassero ancora un poco tranquillo. Onde ritornarono dond'erano venuti, con una mano tenendosi uniti, con l'altra facendosi scudo agli occhi contro la polvere. Quand'ebbero salito i pochi gradini che conducevano al gabinettino di Giulietta, si volsero indietro un istante come per guardare l'insieme dello spettacolo.... Io non so se tutti lo provino, ma mi sembra che il trovarsi all'aperto allo scoppiare d'un uragano abbia un fascino indescrivibile... Si direbbe che la vita fisica si raddoppi. Spirar quell'aria frizzante e piena d'elettricità che v'investe la persona e gli abiti, veder tutte le cose mutar tinte e contorni secondo l'oscurarsi o schiarirsi del cielo, e il rabbonire, o l'imperversare del vento, essere, insomma, in mezzo a tutta quella commozione della natura, vi fa provare, non so perchè, un senso d'orgoglio. È un orgoglio irragionevole, lo capisco, perchè in fin dei conti non si compie menomamente un atto di coraggio, ma non sarà la sola cosa di cui non si possa rendersi ragione a questo mondo. «I due giovani non poterono rimanere a quel mondo che pochi secondi. La temperatura s'era fatta più rigida, il cielo più buio, la pioggia sembrava imminente, e anzi aveva principiato a caderne qualche grossa goccia isolata. Si ritirarono di nuovo nello stanzino di Giulietta, e si posero un istante al davanzale della finestra, rapiti in apparenza nella scena che avevano dinanzi agli occhi, ma in fatto assorti in ben altri pensieri. Pure nemmen lì poterono trattenersi, quantunque agli ultimi lembi dell'orizzonte ricomparisse il sereno, e la pioggia avesse cessato; tanta era ancora la furia del vento. « -- Che tempo indemoniato! -- disse Giulietta con un accento di vaga inquietudine. «E si ritrasse alquanto. « -- È vero, -- rispose Ugo seguendola. «La finestra si chiuse con impeto e poco mancò che le impannate non andassero in frantumi. La rosa che Giulietta aveva intrecciata ai suoi capelli cadde a terra col gambo spezzato. Si chinò a raccoglierla, ma Ugo era stato più pronto di lei e l'aveva ghermita, dicendo: -- Lasciatela a me. -- Intanto l'uscio, che fino a quel punto aveva serbato un'assoluta neutralità, si serrò per propria iniziativa con grande furia e fracasso. «Giulietta si scosse impaurita, tanto che il suo compagno stimò opportuno di sorreggerla. «Ella si svincolò, e disse con voce rotta e velata: -- O Dio, si soffoca. -- Fece alcuni passi verso la porta, smarrita, confusa; poi si arrestò ad un tratto e ruppe in un pianto dirotto. « -- Giulietta, Giulietta, che avete mai? -- esclamò Ugo correndo a sostenerla. «Fece un debole tentativo per allontanarlo da sè, ma quindi ristette come persona sfiduciata delle proprie forze e si lasciò condurre sul divano. « -- Giulietta, Giulietta, perchè piangete? -- continuò a chiedere Ugo, piegandosi su di lei, e sfiorandole con la bocca i capelli. «Ella sollevò alquanto il viso, egli si abbassò un poco di più: le loro mani s'erano intrecciate, le loro labbra stavano per toccarsi; quand'ecco... il più virtuoso e impertinente raggio di sole che si sia mai cacciato nei fatti altrui inondò d'un tratto la stanza. «Una bomba che scoppia in mezzo a un gruppo di soldati non produce un effetto più subitaneo. Quasi nello stesso punto Giulietta ritrasse il viso vergognosa, sgomenta, supplichevole, e Ugo, rizzandosi con la persona, lasciò andare la mano di lei ch'egli teneva nella sua mano. Molti e molti anni dopo egli mi confidava i pensieri che gli erano passati nell'anima in quell'istante solenne. Vi sono di questi momenti che decidono dell'avvenire, e nei quali le impressioni più disparate si succedono, si accumulano, si combattono nella mente con la rapidità della folgore, lasciandovi un solco che il tempo non potrà cancellare. E abbenchè la vecchiezza inesorabile lo abbia raggiunto, infiacchendogli le membra, imbiancandogli la chioma, Ugo rivive ancora a quei sentimenti, a quelle impressioni. Egli la vede ancora, la donna bellissima, com'ella era in quel giorno, spaventata, indifesa contro le seduzioni che ella infantilmente aveva evocate, la vede ancora con la chioma disordinata, con gli occhi pieni di lacrime, di voluttà, di terrore, con le labbra scolorite, tremanti, che parevano dire: -- Se tu non hai pietà di me, io non ho più forza per resistere. -- Ugo rammenta ancora la lotta breve ma terribile ch'egli dovette durare, quando a fronte della sperata ebbrezza dei sensi, egli pensò all'ignominia di cui stava per macchiarsi sorprendendo la virtù di una soave ed ingenua creatura, al disprezzo eterno ch'egli avrebbe provato di sè medesimo se avesse tradito l'ospitalità di un amico d'infanzia, al lutto che sarebbe piombato per colpa sua in quella casa. Due voci gli parlavano al cuore: l'una gli diceva -- -osa- -- l'altra lo ammoniva -- -fuggi-. -- Beato lui che udì la voce più onesta, beato lui che, composto il volto a una dignità dolce a un tempo e severa, potè fisar con ferma pupilla la smarrita giovinetta, e prendendole ambe le mani, esclamar -- -Perdonate-. -- Uscì frettoloso di quella stanza senza più guardar indietro a sè, e sceso nello studio dell'amico suo subì pazientemente la lettura della sua memoria sulla legislazione mineraria, facendo le viste di approvarla quantunque avesse ben altro pel capo. Il tempo minaccioso aveva fatto metter da parte la gita ideata, onde Ugo ed Alberto s'intrattennero a lungo di vari argomenti. Non oserei dire che le risposte d'Ugo fossero tutte a proposito, ma l'altro era così dolcemente maravigliato di poter discorrere de' suoi soggetti favoriti che non s'accorgeva nemmeno delle distrazioni del suo interlocutore. Il fruscio d'una veste femminile interruppe quel colloquio, e una vaga e spigliata personcina comparve sulla soglia. Era Giulietta. Ugo impallidì, ma quand'ebbe posto gli occhi sulla donna leggiadra, vide ch'ella non serbava più traccia del passato turbamento, ch'ella era tornata la semplice e leale Giulietta del tempo addietro. E si propose di non esser da meno di lei. Ella si fece strada in mezzo a quella grande confusione di seggiole, e venne direttamente verso suo marito che, infatuato nella discussione com'era, avrebbe avuto una voglia matta di corrucciarsi, ma fu disarmato dalla bellezza di lei e da un certo che di malinconico che v'era nel suo sorriso. «Giulietta pose una mano sulla spalliera della seggiola e guardando gli scartafacci pieni di scancellature che stavano in disordine sul tavolino, chiese: « -- Si potrebbe sapere che cosa hai scritto di bello questa mattina? «Egli si girò con mezza la persona, e fisando sua moglie con faccia sorridente, le porse l'ultimo foglio che aveva vergato, e le disse: « -- Guarda. « -- Oh, Dio buono -- esclamò Giulietta -- chi vuoi che possa capir nulla in mezzo a tutti questi sgorbi? « -- E bisogna pur che capiscano -- rispose Alberto -- perchè questo manoscritto, come tu lo vedi, deve andare a Firenze. « -- Impossibile, impossibile; ce ne va di mezzo il tuo decoro. « -- Carina mia, convien fare di necessità virtù. Sai pure che non ho segretario. «Giulietta si chinò verso suo marito, e bisbigliò a mezza voce: « -- E se mi provassi io medesima a copiare questi tuoi geroglifici? Tu lodavi tanto la mia calligrafia. «Alberto la guardò trasognato. « -- È la prima volta che tu mi fai una di queste offerte. « -- Perchè è la prima volta che tu mi fai una di queste confidenze. « -- Ma parli proprio sul serio? « -- Serissimamente. «Alberto, egoista come tutti gli uomini affaccendati, non se lo fece dire due volte, ma dando anzi una più larga interpretazione alle parole di lei, soggiunse vivamente: «Sei la più cara e gentile sposina del mondo. Dunque sarai proprio il mio segretario? « -- Veramente non avevo detto questo -- osservò ella con grazia -- ma, insomma, non voglio dire di no. « -- Ah mio caro Ugo -- proruppe Alberto fuori di sè per la contentezza -- quando tu capiti in casa mia ogni cosa mi va a seconda. «Ugo scrollò le spalle un po' infastidito da questo complimento, e la Giulietta si fece di porpora. Ma Alberto, da buon marito, non vi pose mente, e fu per tutto il giorno d'una festività insolita ed esemplare, manifestata in ispecial modo nella disinvoltura con cui lasciò mettere in canzone da Ugo i suoi difettucci d'erudito. E in Ugo, lo si vedeva a mille miglia, l'allegria non era mica di schietta lega. Mordace per indole, egli condiva in quella occasione i suoi frizzi con qualche granellino di dispetto. Bisogna scusarlo. Certo egli si era levato con onore da una grande difficoltà, certo egli doveva, per esser imparziale seco medesimo, confortarsi nel plauso della propria coscienza; ma via, siamo sinceri, alla sua età non son già quelle le vittorie che si accolgono con entusiasmo. A quella guisa che le città non fanno luminarie per ricevere un esercito il quale si sia ritirato spontaneamente da un assedio ingiusto, i giovinotti di venticinque a ventisei anni non menano troppo scalpore d'un'avventura lasciata andare per riguardi di moralità. Malissimo, direte voi, e avrete ragione; ma il mondo è così e non lo si cambia. «Si accomiatò da Giulietta con una cordialità senza affettazione e con un riserbo senza imbarazzo. Aggiunger parole sarebbe stata una goffaggine, e nè dall'una parte nè dall'altra si fece allusione all'accaduto. «Però Ugo lasciò scorrere parecchi mesi prima di rivedere i suoi amici, per quanto Alberto lo sollecitasse con lettere frequenti, e si maravigliasse del suo strano contegno. Finalmente, non senza peritanza, cedette all'invito. Alberto era sempre lo stesso; espansivo, affettuoso, ma in pari tempo pieno di sè, e de' suoi studi, e della sua crescente riputazione, e beato di poter lasciar sdrucciolare fuori delle tasche del soprabito o dei calzoni le lettere degli uomini illustri che mantenevano seco una corrispondenza epistolare. Giulietta invece appariva grandemente mutata. Forse ella era meno florida e men bella di prima, ma una calma più soave le si diffondeva sul volto; forse il suo sguardo era meno affascinante, ma più fermo e più sicuro. Si capiva ch'esso non ondeggiava più fra cento immagini vaporose e sfumate, ma mirava invece a una meta, a uno scopo. «Stava assai di rado nel suo antico salottino, e invece soleva trattenersi lunghe ore nello studio di Alberto che ormai aveva bisogno di lei. E quello studio aveva cangiato interamente aspetto. Non v'era più lo spaventevole disordine del tempo addietro, nè le sedie con le gambe all'aria, nè i libri sparsi in confusione sulla tavola come le rovine d'una città devastata, nè la parete tutta piena di macchie d'inchiostro. Un occhio attento, una mano discreta avevano saputo riparare a questi guai, e rimettere i libri nei loro scaffali, e ridar pace e simmetria alle sedie, e regolare i bruschi movimenti della penna di Alberto che quando si trovava fra le sue dita aveva un fremito nervoso e mandava spruzzi d'inchiostro da tutte le parti. Insomma in quella stanza si sentiva il soffio vivificatore della donna. «E la donna c'era; raccolta, composta, per lo più taciturna, quantunque serena; ella era lì aiutando suo marito senza ostentazione e senza pedanteria, e assegnando a sè una parte femminile e modesta; quella del buon angelo della casa. Il suo ingegno naturalmente perspicacissimo s'era nudrito di nuove cognizioni vivendo in quell'atmosfera di studi; ma ella non lo lasciava parere, e nulla aveva perduto della semplicità d'una volta. «Allorchè il mio amico fu per prender congedo, Alberto gli strinse la mano, e gli disse: « -- Fra sette mesi ci sarà una persona di più in casa nostra. Ricordati che tu devi esser padrino al neonato. «Ugo esitò un istante, ma quando s'incontrò nello sguardo calmo e sicuro di Giulietta capì che il passato era svanito per sempre, che -quel cattivo quarto d'ora- non sarebbe mai ritornato. Se la sua vanità fu punta, la sua coscienza ne rimase più tranquilla, e rispose di sì.... Ah, cara Anna, ma se non ci fosse stato quel raggio di sole?... Oh! nel corso della sua vita ormai lunga e volgente al suo termine, se sapeste quante volte l'amico mio si è indirizzato questa domanda; se sapeste quante volte egli ha benedetto quel raggio di sole che salvò lui dalla colpa e una cara persona dall'onta, che gli permise di guardare l'amico suo senza vergogna e di stringergli la mano senza rimorso.» La signora Anna, ch'era stata silenziosa ed immobile per alcun tempo, si scosse, e disse con una certa emozione. -- Ma al vostro amico non è mai venuto in capo che la virtù di quella donna potesse resistere anche senza l'aiuto d'un raggio di sole? Egli la stima sì poco da voler ascrivere a un caso fortuito s'ella non macchiò il suo onore, s'ella non tradì la sua fede? -- Cara Anna -- rispose il signor Maurizio -- voi avete nella vostra piccola biblioteca un romanzo ch'è tra i più belli che si pubblicassero in questi ultimi anni, -Monsieur de Camors-. Rileggetevi l'episodio della signora Lescande, buona, vereconda, tenerissima di suo marito, eppur così miseramente caduta. Non sempre la purezza dell'animo e la severità dei principi bastano a salvare la donna, che è tanto meno preparata alla difesa quanto più è inconscia del male. La donna sregolata cerca la colpa, ma s'avvede quand'ella viene; la donna onesta la fugge, ma non riconoscendo nè gli aspetti ch'ella riveste, nè le sorprese ch'ella prepara, la incontra talvolta per via allorchè stima d'esserne le mille miglia lontana. Date per compagna alla virtù una operosità feconda e contenta di sè, e ne avrete fatto una rocca inespugnabile. -- Or via -- disse la signora Anna con un garbato movimento del capo, e prendendo la mano al suo interlocutore -- or via, gettiamo la maschera. Voi avete voluto darmi una lezione rifacendo, un po' a vostro modo, una storia di quarant'anni addietro. La mia memoria è meno felice della vostra, e vi confesso che molti degli incidenti da voi narrati, o mi sono sfuggiti, o non mi sembrano d'una scrupolosa esattezza. Nondimeno, la lezione io me l'ero meritata, e ve ne ringrazio. La Giulietta di cui parlate può avere avuto un momento di debolezza, ma non ebbe e non avrà mai riluttanza a confessare i propri errori. La Dio mercè, essi non sono di quelli che hanno bisogno d'esser ravvolti d'un pietoso mistero. Ella non si rammentava d'essere stata salvata da un raggio di sole, ma si rammenta bensì che non trovò la pace dell'animo finchè non diede uno scopo alla propria esistenza, un sicuro indirizzo ai propri pensieri. È vero, Maurizio; sotto la vostra buccia di scettico si nasconde un animo nobile ed elevato, e non è la prima volta ch'io debba far tesoro dei vostri consigli. È vero, i pericoli che minacciavano Giulietta quarant'anni fa, minacciano forse oggi Evelina, e non tutti gli uomini possono aver la lealtà del vostro Ugo... -- Dite piuttosto che non sempre capita un raggio di sole così a proposito. -- Non ischerziamo: lasciatemi credere piuttosto che i due personaggi del vostro racconto avevano entrambi abbastanza virtù da arrestarsi sull'orlo del precipizio.... -- Ma di che diamine andate discorrendo da mezz'ora a questa parte? -- saltò a dire il professore Everardo che aveva chiuso in quel punto una sapientissima dissertazione sull'-habeas corpus- inglese, e che finalmente stava per alzarsi dalla seggiola. -- Oh bella -- rispose sorridendo il signor Maurizio -- si discorreva d'un milione di cose. E si diceva, oltre al resto, che il marito della tua nipote ha un grandissimo torto. -- E quale, di grazia? -- soggiunse Everardo, avvicinandosi. -- Quello di somigliarti;... di ricordarsi di tutto, fuorchè di avere una moglie. -- Ma io di mia moglie me ne sono ricordato. -- Ah sì -- interpose la signora Anna -- da quando ella si è risolta a farti da segretario. -- E perchè Evelina non potrebbe far lo stesso con suo marito? -- Lo farà, lo farà: vedrò io medesima di persuaderla. Me ne ha consigliato Maurizio. -- Pare impossibile -- osservò il Professore -- Maurizio con quell'affettazione di spensieratezza ha sempre de' buoni consigli da dare. -- Sicuro, e se fossi stato in tempo di darne uno a te e a tuo nipote, vi avrei dato quello di non prender moglie. -- E perchè? -- Perchè siete bravissime persone, arche di scienza, membri di più accademie, insigniti di più ordini, ma non siete nati per fare i mariti. Via, non ti corrucciare -- concluse il signor Maurizio, levandosi da sedere, e mettendo una mano sulla spalla del professore Everardo -- gli uomini grandi vedono troppo di lontano, son presbiti, e invece per esser mariti bisogna veder da vicino, esser miopi. -- L'ho sempre detto anch'io -- osservò con gravità il commendatore Brullo, aspirando una grossa presa di tabacco. -- C'era da scommettere -- borbottò il signor Maurizio -- che l'aveva detta lui anche questa! Il dottor Belgini, imperturbabile come Farinata degli Uberti, disse dopo essersi raschiato in gola: «Del resto, caro professore, io non sono certamente della vostra opinione sul carattere e le origini dell'-habeas corpus-.... La signora Anna guardò alla sfuggita l'orologio e stimò opportuno di chiamare a raccolta: -- Signor Belgini, del vostro -habeas corpus- parlerete un altro giorno: intanto, se non vi dispiace, venite tutti a bevere una tazza di tè. Si avvicinarono al tavolino, e con dottrinale posatezza sorbirono la bibita aromatica preparata dalla padrona di casa. Nell'uscire, Maurizio si fece all'orecchio della signora Anna e in tuono semiserio le disse: -- Ricordatevi del raggio di sole. LA GAMBA DI GIOVANNINO Io non avevo nulla di serio da rimproverare all'Adele.... (Prego il lettore di credere che non sono io, autore, che parlo; in quanto a me, quest'Adele non la ho conosciuta nemmeno di vista. Parla il signor Roberto Cefali, ingegnere e possidente, marito della signora Adele). Io non avevo nulla di serio da rimproverare all'Adele; l'Adele non aveva nulla di serio da rimproverare a me, ma non potevamo soffrirci. Ossia, bisogna esser giusti, ero io che non potevo soffrir lei; l'Adele era così flemmatica da non esser nemmeno capace di una vigorosa antipatia. Discorrendone co' miei amici, io la chiamavo -poggiapiano-, non già perchè la credessi fragile. Dio guardi, ma perchè nel muoversi, nell'aprir la bocca, la mi aveva sempre l'aria d'una persona che ha paura di romper qualche cosa. Confesso ch'ero un giovine alquanto leggero; m'ero ammogliato spensieratamente e adesso mi atteggiavo a vittima del matrimonio. Alla mia età, col mio ingegno (scusate la modestia), col mio titolo di dottore in matematica, con una discreta sostanza, con un'indipendenza assoluta (chè pur troppo i miei genitori eran morti da un pezzo) avrei potuto far la prima figura nel mondo, senza quella benedetta consorte che non aveva un filo d'ideale. Basti dire che durante la luna di miele, quando avevo l'ingenuità di leggerle i miei versi, non ci fu mai caso di strapparle un grido d'ammirazione. Non vorrei che questa fosse stata la prima origine della mia antipatia. Si dice sempre: -Cherchez la femme-. Io direi: cercar la donna va benissimo, ma non è male cercar la ragione delle cose anche nella vanità umana. Vanità ferita, vanità soddisfatta, ecco la sorgente di tanti amori e di tanti odi. Come vedete, diventando vecchio, son diventato filosofo. Insomma era difficile trovare un connubio più annoiato del nostro. Quando eravamo insieme, l'Adele ed io, ci si sbadigliava in faccia ch'era un piacere a vederci. L'arrivo di Giovannino non cambiò questa situazione interessante; tutt'altro. L'Adele volle esser la balia del suo bambino; si fece camera a parte durante il tempo dell'allattazione, e poi non si provò nessun bisogno di tornar alle prime abitudini. Tocca a lei a parlare, -- dicevo io nella mia sapienza, mentre cercavo fra le quinte del teatro numerose distrazioni al mio talamo solitario. Ma l'Adele non parlava; oh sì era dura più d'un macigno. Come la maggior parte delle mogli virtuose, le bastava d'aver un figliuolo. Bisogna confessare che Adele amava il suo Giovannino e ne aveva grandissima cura; gli era sempre intorno a lisciarlo, a mutarlo di biancheria, a farlo saltare sulle ginocchia. A me pareva ch'ella giocasse alla bambola. Io nutrivo per mio figlio un affetto pieno di dignità; ero un uomo troppo superiore alle svenevolezze. I grandi sacrifizi, le grandi virtù, quelle le capivo benissimo e mi ci sentivo adattato... ma il secolo è tanto prosaico! E sì che Giovannino cresceva bene; a tre anni e mezzo era bello, vispo, un vero bocciuolo di rosa che avrebbe fatto la delizia d'un uomo più serio di me. Ma io gli badavo poco; anche quel bimbo, poveretto, mi pareva complice dell'esaurimento della mia fantasia. Nè egli mi faceva troppo feste; non aveva in bocca che la sua mamma. Con l'Adele ci bisticciammo appunto a proposito di Giovannino, nè ricordo nemmeno perchè, tanto la ragione era futile. Una parola tira dietro l'altra. -- La bella vita che si fa insieme! -- disse l'Adele. -- E allora ognuno se ne vada dalla sua parte, -- risposi. -- Oh quanto a me, -- ella soggiunse. Io colsi la palla al balzo e spiattellai la mia idea di separazione; ella divenne un po' pallida, ma quando seppe che tutto si compirebbe in silenzio e che le avrei lasciato Giovannino fino a dodici anni, senz'altro obbligo che di mandarlo da me quindici giorni ogni sei mesi, concluse che, forse, per me, era meglio così. Io compii il suo pensiero. -- Meglio per tutti e due. -- Poi continuai: -- Bisognerà scrivere a tuo padre che ti venga a prendere. -- Gli scriverò io stessa domani. -- Non occorre dirgli tutto. -- No, certo; gli dispiacerebbe. -- Si trova un pretesto. La tua salute... il bisogno d'un po' d'aria nativa... anche a Giovannino il cambiamento farà bene... -- Oh, Giovannino non può star meglio di così. -- Non importa, son cose che si dicono... Una volta arrivati, a grado a grado, si mettono le faccende in chiaro. Ella non rispose, ma parve persuasa delle mie osservazioni. Io uscii leggero come una piuma. Ero sul punto di riacquistar la mia libertà, e pensavo al miglior modo di usarne. Ormai m'era concesso tutto fuorchè prender moglie. E questa impossibilità non m'era affatto sgradevole. Del resto, io non intendevo certo di nasconder il mio stato coniugale; non ero poi un furfante a questo segno. Ma lo ripeto; l'essenziale era l'esser libero. La presenza di Adele, che, a parlar sinceramente, era tutt'altro che brutta, mi tagliava i nervi e le ali. Fatalità! I miei amici, tutti scapoli, si congratularono meco della mia risoluzione. A questa bisognava venirci; quando non si sta bene insieme il meglio è dividersi -- fu la profonda sentenza d'un dottorino in filosofia ch'era il Solone della brigata. Poi ognuno disse la sua. Il più vecchio tra noi aveva trentadue anni; io, ammogliato con un figlio, non ne avevo che ventisette. M'ero sposato a ventidue anni e mezzo, prima ancora d'aver compiuto gli studi universitari. Si può dar di peggio? -- A quell'età non si è responsabili delle proprie azioni, -- disse il nostro sapiente. -- Verissimo, non si è responsabili. La mia coscienza era tranquilla, il mio spirito era elastico come non era stato da un pezzo. Voglio esser sincero; quella sera si sturò una bottiglia di sciampagna in onore della mia emancipazione, si bevette a' miei futuri trionfi letterari. Chi poteva dubitare di questi trionfi? Gli altri, forse; io no sicuramente. Ero uscito di casa subito dopo desinare; rientrai a notte avanzata. Con mio grande stupore mia moglie mi venne incontro. -- Giovannino è caduto, -- diss'ella, -- e ha riportato una terribile contusione a un ginocchio. -- Caduto? Come? Dio buono!... I bimbi... si sa... bisogna avere un po' d'attenzione. -- Non ne ha colpa nessuno, -- ella rispose calma ma seria. -- Chiamai subito il medico. -- Soliti casi. Bastava un bagno d'arnica. -- Non è vero... Il medico dice che bisogna star a vedere... -- Oh!... I medici... -- Ha fatto una fasciatura e tornerà domattina. -- Roba da nulla... Perchè stai alzata? -- Perchè quel benedetto bimbo non s'è quietato un momento.... Sentilo come strilla.... Vado di là.... Vuoi vederlo? -- Adesso mi pare inutile... Lo vedrò domani. E mi ritirai nella mia camera ch'era all'angolo opposto dell'appartamento. Ne chiusi bene i due usci in modo da non sentir rumore di sorta, e dopo essermi spogliato, mi cacciai sotto le coperte. -- Le donne! -- riflettei tra me, -- fanno un chiasso d'inferno per ogni bazzecola. E i medici gettan olio sul fuoco... Tutto per darsi aria d'importanza, tutto per tirar acqua al proprio mulino... Il mondo è pieno d'egoisti. Stirai le braccia voluttuosamente, mi acconciai meglio il guanciale sotto la testa, e non istetti molto ad addormentarmi, persuasissimo di tre cose: -primo-, che Giovannino non s'era fatto quasi niente; -secondo-, che l'Adele aveva esagerato il male apposta per darmi noia; -terzo-, che io ero la sola persona savia ed equanime della famiglia. La mattina, alzatomi abbastanza tardi, mi recai nella camera di Giovannino, dove mia moglie aveva vegliato tutta la notte. Giovannino si lamentava sommessamente, ma era rosso in viso, e aveva un po' di febbre. Il medico esaminò la gamba, ch'era tutta gonfia intorno al ginocchio, e ordinò l'applicazione delle sanguisughe. -- C'è frattura? -- io chiesi. -- Frattura, no... -- Quando non c'è frattura.... -- diss'io gravemente. -- Oh! -- rispose il dottore. -- Ci son contusioni peggiori delle fratture. -- Che strambo gusto hanno i medici di metter le pulci nell'orecchio! -- io pensai. Ad ogni modo, finchè non ci si vedeva chiaro, non era possibile scrivere a mio suocero che venisse a prendersi l'Adele. E Giovannino non migliorava punto. Era sempre gonfio, non poteva appoggiare la gamba in terra, non poteva muoversi senza provare uno spasimo. Avvezzo com'era a correre e a saltar tutto il giorno, doveva essere una gran pena pel povero piccino quello starsene duro stecchito nel letto o sul canapè. Pochi giorni avevano bastato a fargli perdere i suoi rosei colori, a infossargli le guancie, a illanguidire i suoi occhi vivi e lucenti. L'Adele non si moveva più dal suo fianco, faceva di tutto per tenerlo allegro, e ogni volta ch'io uscivo mi diceva: -- Porta dei balocchi nuovi a Giovannino. -- E lo diceva come la cosa più naturale del mondo, come se fosse proprio un obbligo per me di andar in persona nei negozi dei giuocatoli, e come se tra me e lei non si fosse ormai d'accordo di separarci. Dal canto mio che dovevo fare? Comperavo i balocchi a dispetto delle grasse risate de' miei amici. Altro che l'emancipazione! Questa malattia di Giovannino era pure un brutto contrattempo. La cosa andava in lungo. Il medico curante desiderò un consulto, e chiamammo uno tra più distinti chirurghi del paese, il quale, dopo molti preamboli, concluse che s'era formato un tumore, che il bambino doveva aver tendenze linfatiche, che occorreva per lo meno una cura lunga, e altre allegrezze consimili. Da quel momento la gamba del povero Giovannino fu martoriata in tutte le maniere. Empiastri, vescicanti, tagli, iniezioni caustiche, ogni mattina c'era una nuova tortura. Era uno strazio superiore alle mie forze, tantochè quando veniva il dottore, io sentivo un bisogno prepotente di prender aria. Mia moglie, beata lei, col suo carattere flemmatico poteva assistere alla medicatura, tener ferma la gamba del povero malato, e meritarsi il titolo d'infermiera modello. Quand'io, addolorato davvero dalle sofferenze del bambino, lasciavo scapparmi dal labbro due o tre imprecazioni, ella trovava ancora il modo di sorridere, e di dire: Che ci si guadagna a prendersela con la Provvidenza? Del resto io non mi meravigliavo della sua calma ma della sua robustezza fisica. A primo aspetto, la si sarebbe giudicata piuttosto una donna gracile, ma conveniva pur ch'ella avesse una fibra d'acciaio per non ammalarsi vegliando quasi tutte le notti, standosene sempre chiusa fra quattro muri. Ero molto più patito io che pure mi coricavo regolarmente ogni sera e passavo fuori di casa la maggior parte della giornata. Questione di temperamento, di nervi: mia moglie non aveva nervi. Erano passate quattro settimane dacchè Giovannino s'era fatto male alla gamba, e il nefasto tumore che gli si era formato non accennava menomamente a guarire. I due medici alla cura si mostravano un po' imbarazzati a rispondere alle nostre interrogazioni; -speravano- che tutto sarebbe finito bene, ma dovevano convenire che la cosa tirava assai in lungo, e che s'erano manifestate delle complicazioni inattese. Su un milione di cadute che fanno i bimbi, appena una porta simili conseguenze. Questo colpo di fortuna era toccato a noi. L'Adele, seria ma tranquilla, espresse il desiderio di sentire un terzo parere. Questa volta si ricorse a un chirurgo celeberrimo d'un'altra città, uno di quegli omenoni le cui parole valgon tant'oro. E lo dico senza metafora. Egli esaminò per un'ora buona la gamba di Giovannino, toccando, premendo, introducendo la sonda senza misericordia. Giovannino avrebbe fatto pietà ai sassi. Io sudavo freddo e dovetti uscir di camera a tre riprese. Mia moglie, tenendo strette le mani del povero martire, non faceva un movimento, non diceva una parola. Aveva gli occhi asciutti, le labbra inchiodate. 1 2 3 4 5 6 7 8 9 10 11 12 13 14 15 16 17 18 19 20 21 22 23 24 25 26 27 28 29 30 31 32 33 34 35 36 37 38 39 40 41 42 43 44 45 46 47 48 49 50 51 52 53 54 55 56 57 58 59 60 61 62 63 64 65 66 67 68 69 70 71 72 73 74 75 76 77 78 79 80 81 82 83 84 85 86 87 88 89 90 91 92 93 94 95 96 97 98 99 100 101 102 103 104 105 106 107 108 109 110 111 112 113 114 115 116 117 118 119 120 121 122 123 124 125 126 127 128 129 130 131 132 133 134 135 136 137 138 139 140 141 142 143 144 145 146 147 148 149 150 151 152 153 154 155 156 157 158 159 160 161 162 163 164 165 166 167 168 169 170 171 172 173 174 175 176 177 178 179 180 181 182 183 184 185 186 187 188 189 190 191 192 193 194 195 196 197 198 199 200 201 202 203 204 205 206 207 208 209 210 211 212 213 214 215 216 217 218 219 220 221 222 223 224 225 226 227 228 229 230 231 232 233 234 235 236 237 238 239 240 241 242 243 244 245 246 247 248 249 250 251 252 253 254 255 256 257 258 259 260 261 262 263 264 265 266 267 268 269 270 271 272 273 274 275 276 277 278 279 280 281 282 283 284 285 286 287 288 289 290 291 292 293 294 295 296 297 298 299 300 301 302 303 304 305 306 307 308 309 310 311 312 313 314 315 316 317 318 319 320 321 322 323 324 325 326 327 328 329 330 331 332 333 334 335 336 337 338 339 340 341 342 343 344 345 346 347 348 349 350 351 352 353 354 355 356 357 358 359 360 361 362 363 364 365 366 367 368 369 370 371 372 373 374 375 376 377 378 379 380 381 382 383 384 385 386 387 388 389 390 391 392 393 394 395 396 397 398 399 400 401 402 403 404 405 406 407 408 409 410 411 412 413 414 415 416 417 418 419 420 421 422 423 424 425 426 427 428 429 430 431 432 433 434 435 436 437 438 439 440 441 442 443 444 445 446 447 448 449 450 451 452 453 454 455 456 457 458 459 460 461 462 463 464 465 466 467 468 469 470 471 472 473 474 475 476 477 478 479 480 481 482 483 484 485 486 487 488 489 490 491 492 493 494 495 496 497 498 499 500 501 502 503 504 505 506 507 508 509 510 511 512 513 514 515 516 517 518 519 520 521 522 523 524 525 526 527 528 529 530 531 532 533 534 535 536 537 538 539 540 541 542 543 544 545 546 547 548 549 550 551 552 553 554 555 556 557 558 559 560 561 562 563 564 565 566 567 568 569 570 571 572 573 574 575 576 577 578 579 580 581 582 583 584 585 586 587 588 589 590 591 592 593 594 595 596 597 598 599 600 601 602 603 604 605 606 607 608 609 610 611 612 613 614 615 616 617 618 619 620 621 622 623 624 625 626 627 628 629 630 631 632 633 634 635 636 637 638 639 640 641 642 643 644 645 646 647 648 649 650 651 652 653 654 655 656 657 658 659 660 661 662 663 664 665 666 667 668 669 670 671 672 673 674 675 676 677 678 679 680 681 682 683 684 685 686 687 688 689 690 691 692 693 694 695 696 697 698 699 700 701 702 703 704 705 706 707 708 709 710 711 712 713 714 715 716 717 718 719 720 721 722 723 724 725 726 727 728 729 730 731 732 733 734 735 736 737 738 739 740 741 742 743 744 745 746 747 748 749 750 751 752 753 754 755 756 757 758 759 760 761 762 763 764 765 766 767 768 769 770 771 772 773 774 775 776 777 778 779 780 781 782 783 784 785 786 787 788 789 790 791 792 793 794 795 796 797 798 799 800 801 802 803 804 805 806 807 808 809 810 811 812 813 814 815 816 817 818 819 820 821 822 823 824 825 826 827 828 829 830 831 832 833 834 835 836 837 838 839 840 841 842 843 844 845 846 847 848 849 850 851 852 853 854 855 856 857 858 859 860 861 862 863 864 865 866 867 868 869 870 871 872 873 874 875 876 877 878 879 880 881 882 883 884 885 886 887 888 889 890 891 892 893 894 895 896 897 898 899 900 901 902 903 904 905 906 907 908 909 910 911 912 913 914 915 916 917 918 919 920 921 922 923 924 925 926 927 928 929 930 931 932 933 934 935 936 937 938 939 940 941 942 943 944 945 946 947 948 949 950 951 952 953 954 955 956 957 958 959 960 961 962 963 964 965 966 967 968 969 970 971 972 973 974 975 976 977 978 979 980 981 982 983 984 985 986 987 988 989 990 991 992 993 994 995 996 997 998 999 1000