Non me ne pentirò mai! -Lucio- Ma voi siete sovraeccitata.... -Nora- Ho la coscienza di quello che faccio. -Lucio- Considerate che sono io che vi trascino a tutte le allucinazioni. -Nora- E questa volta sarò io che dalle allucinazioni vi trarrò, e per sempre! -Don Paolo- -(comparisce dall’alto del corridoio, e, udendo le ultime parole di Nora, si ferma un istante.)- -Lucio- -e- -Nora- -(se ne avvedono. Tacciono, confusi, interdetti.)- -Don Paolo- -(il cappello in testa, il breviario fra le mani e con un’aria insolitamente sacerdotale, scende pian piano la scaletta. Giù, si ferma ancora per dir loro qualche cosa. Poi, non sa risolversi, e si limita a salutare.)- Buongiorno, signorina. -Nora- -(con voce tremula)- Buongiorno.... -(Pausa.)- E così di buon’ora uscite, Don Paolo? -Don Paolo- .... Vado a dire la messa. -(E a passi lenti si allontana. Esce dal fondo.)- -(Un silenzio.)- -Nora- -(a un tratto e con asprezza)- Lucio, la confessione di questa notte non è stata completa. -Lucio- -(atterrito)- Nora! -Nora- Vi ho lasciato sospettare solamente del passato, e non ho voluto parlarvi del presente. -Lucio- -(quasi mettendole la mano sulla bocca)- Nora, tacete. -Nora- Un uomo come voi non deve essere ingannato; una donna come me non deve ingannare. -Lucio- Tacete, ve ne scongiuro.... -Nora- -(con crudeltà recisa)- Io ho un amante! -Lucio- -(dà un acuto grido come chi riceve una coltellata)- Ah! -(E indietreggia, inorridito, con le mani sul volto.)- -Nora- -(animata da una energia solenne)- Ora mi conoscete davvero! -Lucio- -(come istupidito, guarda intorno a sè, quasi per assicurarsi che non sogni.)- -Nora- La mia confessione di stanotte non è stata completa, questo è certo; ma non è stata bugiarda. -(La sua voce è di nuovo umile.)- -Lucio- -(sommessamente, con un accento da ebete)- Non mi avete detto... di... amarmi? -Nora- Ve l’ho detto. E se potessi invocare in questo momento le idee di cui vi pareva d’essere convinto fino a ieri l’altro, avrei l’audacia, l’onesta audacia, di asserire che, così dicendovi, stanotte non mentivo. Ma... non oso invocarle. Pur troppo, siamo stati vittime di esse tutti e due. Ho creduto d’amarvi. E, per una di quelle complicazioni della natura a cui non è possibile sottrarsi, io lo credo tuttora e forse veramente tuttora io vi amo. Ma non ho più il diritto di -crederlo-, e soprattutto non ho più il diritto di -dirvelo-. -Lucio- E lo avevate questo diritto, stanotte? -Nora- -(angosciosamente)- Sì.... -Lucio- Quando abbiamo parlato insieme in questa stanza? -Nora- Sì. -Lucio- -(sempre più sofferente)- E dunque? Che mistero è questo?... -(Pausa.)- È già esaurito il vostro coraggio?... -(Febbricitante)- Ditemi chi è il vostro amante? -Nora- -(tace.)- -Lucio- -(riflettendo e acuendo il pensiero)- Sino a stanotte... avevate un diritto... che adesso non avete più! Sino a stanotte!... -(Trasalisce. Resta con lo sguardo fisso nel vuoto. Indi, obbedendo ad un impulso istantaneo, va verso la porta di Giovanni, chiamando forte:)- Giovanni! Giovanni! -Nora- -(con disperazione)- No! Non lo chiamate! -Lucio- -(terrorizzato)- Lui!! -(Simultaneamente, Giovanni, entrando, si ferma dinanzi alla porta.)- SCENA IV. LUCIO, NORA, GIOVANNI. -Lucio- -(dopo un lungo silenzio, comincia con voce fievole, che a poco a poco diventerà vibrante di strazio:)- È giusto! È giusto!... Io non ero un ostacolo. Al contrario! Ero un anello di congiunzione.... È giustissimo!... Ho messo insieme un maschio ed una femmina, ed è accaduto quel che doveva accadere. L’umanità non è fatta che così.... E io? Io? Sono diverso, io?!... Questo dolore immenso... immenso come non ho mai provato... questo dolore supremo che mi prende tutto, che mi stritola, tutto, che cosa è? Che cosa è?... Gelosia? -- Io geloso?... Di che? Perchè?... Voi due -non- vi amate. -(Guardandoli)- Lo intendo.... Lo vedo.... Eppure, io soffro! Io soffro! Io soffro! E quel che mi fa soffrire è soltanto la certezza del possesso altrui. Ma dunque? Dunque non ci è che questo, e non ci può essere che questo, se io, proprio io -- io medesimo -- soltanto di questo sono geloso! -(Li guarda aspramente, stranamente)- No, non siate come al cospetto di un giudice. E non crediate d’essere colpevoli. Qual’è la vostra colpa? Voi siete in perfetta regola con le leggi umane. Sono stato io l’uomo guasto, sono stato io l’uomo assurdo, sono stato io il degenerato; ed ora, ora che voi mi salvate, vorreste battervi il petto e chiedere una condanna? Oibò! Voi dovete esultare... voi dovete prendere parte a questo trionfo, a questa magnifica festa della mia vita. -(In una sinistra vampata)- Qui, qui! Tutti e due presso di me! Statemi accanto, perdio! Anzi... completate l’opera benefica...: abbracciatevi dinanzi a me... -(Afferra per un polso Nora, la strascina verso Giovanni, e, al colmo della concitazione, gliela spinge addosso)- Fate che io veda coi miei occhi com’è fatta la felicità! -Giovanni- -e- -Nora- -(al contatto, hanno un fremito di repulsione e subito si distaccano.)- -Lucio- -(sfinito, cade sopra una sedia.)- -(Pausa.)- -(Indi, con una fioca intonazione di preghiera)- Adesso, via! via!... Ho bisogno di restar solo... -(E con una improvvisa violenza brutale)- Voglio restar solo! -Nora- -(convulsa, supplichevole)- Ma..., solo,... in questo stato,... che cosa volete voi fare, Lucio? -(Lo sguardo di lei è attirato dai coltelli che sono sulla tavola.)- -Lucio- Ah!... Il luccicchìo di quei coltelli vi turba?... Pensate, forse, che io voglia ammazzarmi?... Ma no! Ma no! Non temete. Oramai, è preziosa anche a me questa carne che ci copre!... -(Cupidamente, toccandosi come per constatare la propria esistenza)- Oramai, mi è cara più di quanto non vi sia cara la vostra, e... -me la serbo!- -(Come una proclamazione:)- Sono impastato come gli altri!... -(Con un accento velenoso)- E andate via, perchè vi odio! -Nora- Sì,... è indispensabile. Partirò immediatamente. -(Prende in un canto il suo cappellino, e, sempre convulsa, si affretta a metterselo.)- Troverete voi stesso... un pretesto per vostro zio.... Direte... direte... che ho ricevuto un telegramma urgente... che non ho avuto neanche il tempo di prendere le mie robe... e che sono partita col primo treno... -(Lagrimando)- Sì... Sì... l’equivoco si è chiarito.... Ognuno per la sua strada!... La mia -- me ne accorgo -- è molto umile.... Addio, Lucio.... -(Poi, con uno sforzo di energia, severamente, senza piangere e dando al saluto un significato di risoluzione definitiva:)- Addio, Giovanni! -(Ed esce dal fondo.)- -Lucio- -(a Giovanni:)- E tu non vai? Non l’accompagni? Non la segui? -Giovanni- -(con tristezza)- Nora non mi ama. -Lucio- Ma è la tua amante. -Giovanni- Nora non ama che te. -Lucio- -(levandosi con impeto d’ira furibonda e sprezzante)- No! perchè se ciò fosse vero, oltre a essere un amico falso, tu saresti un seduttore grottesco.... -Giovanni- Lucio! -Lucio- Un seduttore grottesco e un ladro infame! -Giovanni- Lucio!... -(Sta per avventarglisi addosso.)- -Lucio- Vuoi battermi anche? E battimi se ne hai il coraggio. Battimi.... -Giovanni- -(retrocedendo con orrore)- Oh! -(Vorrebbe nascondersi, vorrebbe sparire. Balbetta:)- Perdonami... perdonami... -(e fugge nella sua stanza.)- -Lucio- -(in tono tragico e trionfale)- Solo! Ma guarito finalmente! -(La crisi incalza. Egli comincia a singhiozzare. Siede presso la tavola. Si nasconde il volto fra le mani come per sottrarsi anche all’aria che lo circonda, e scoppia in un libero pianto quasi puerile)- Ziegler! Ziegler! Perchè almeno tu non mi sei vicino?! -(A poco a poco, il pianto cessa ed egli resta affranto, colle braccia sulla tavola e la testa piegata sulle braccia.)- SCENA V. LUCIO, ROSA, -la voce di- GIUSTINO. -(Ora il sole è più alto, la luce più chiara e più vivida. Si ode la campanella festosa della chiesa. Sale dalla strada la voce di Giustino.)- -La voce di Giustino- Ohi, Rosa! Ohi, Rosina! Vieni giù per la messa, chè Don Paolo è pronto. -Rosa- -(di dentro)- Eccomi, eccomi. -La voce di Giustino- E non ti scordare i fiori per la Madonna. -Rosa- -(in una sfarzosa veste quasi contadinesca, recando un fascio di fiori, entra imbarazzata. Sogguarda Lucio e gli si accosta timidamente.)- -Lucio- -(voltandosi appena)- Che è? Che vuoi? -Rosa- -(riluttante)- Vi hanno dato un gran dispiacere? -Lucio- No!... E poi, che capiresti tu? -Rosa- -(sincera)- Per voi, io sono una sciocca... sono un’estranea.... -Lucio- Un’estranea? -(La guarda tutta dalla testa ai piedi.)- Un’estranea, no. Bambina, eri il mio trastullo.... Più tardi, quando avevi tredici anni, io, -(misteriosamente)- di nascosto, ti baciavo.... -Rosa- Signor Lucio.... -Lucio- Sì, -(ravvivandosi al ricordo)- e, un giorno, lo zio ci sorprese laggiù, nella vigna, e, rimproverandomi acerbamente, mi disse: «Bada, io esigo che tu rispetti quella ragazza come si rispetta una cugina!...» -Rosa- -(vergognandosi)- Signor Lucio.... -Lucio- Lo disse lui. E io, che ho risoluto di stabilirmi qui, quando resteremo soli, ti chiamerò appunto: cugina. -(Le prende le mani. I fiori cadono a terra ai piedi di Lucio. Egli continua abbassando la voce:)- E tu lo sai, tu lo sai che io posso chiamarti così!... -Rosa- -(tutta spaurita, arrossendo)- Io non so niente! -Lucio- No, non arrossire! Il tuo rossore è un’ingratitudine: -- è un’ingratitudine verso quell’uomo che, pur facendo un poco di bene a se stesso, ne fece sempre anche agli altri....: a te specialmente, perchè ti diede la vita, e la Vita è un Bene!... E sarà lui che m’insegnerà a vivere! -(Sempre più ravvivandosi nell’esaltazione d’un’ebbrezza dolorosa)- Sarà lui che m’insegnerà a ridere, a star sano, a godere, a godere un’altra volta come quando avevo vent’anni.... -(Levandosi e tenendola tuttora per le mani, la trae a sè con uno spasmodico sforzo di giocondità)-... E vivremo allegramente, credimi, e faremo baldoria.... Oh, se faremo baldoria!... E chi sa... chi sa... che l’antica vigna non ci riveda!... -(Le dà un bacio rovente.)- -Rosa- -(tremante)- Signor Lucio... -Lucio- -(lasciandole le mani)- No! Non ho detto nulla... Non ho fatto nulla.... Va, ragazza mia, va a messa col tuo fidanzato, va a messa... -(Raccoglie i fiori e glieli ridà. Poi, subito, gliene strappa un ciuffo e se ne copre il viso odorando avidamente)- Va... va... va... -(La campanella della chiesa riempie l’aria di squilli allegri.)- -Rosa- -(si allontana in un raggio di sole.)- (-Sipario.-) -Fine del dramma-. 1 2 3 4 5 6 7 8 9 10 11 12 13 14 15 16 17 18 19 20 21 22 23 24 25 26 27 28 29 30 31 32 33 34 35 36 37 38 39 40 41 42 43 44 45 46 47 48 49 50 51 52 53 54 55 56 57 58 59 60 61 62 63 64 65 66 67 68 69 70 71 72 73 74 75 76 77 78 79 80 81 82 83 84 85 86 87 88 89 90 91 92 93 94 95 96 97 98 99 100 101 102 103 104 105 106 107 108 109 110 111 112 113 114 115 116 117 118 119 120 121 122 123 124 125 126 127 128 129 130 131 132 133 134 135 136 137 138 139 140 141 142 143 144 145 146 147 148 149 150 151 152 153 154 155 156 157 158 159 160 161 162 163 164 165 166 167 168 169 170 171 172 173 174 175 176 177 178 179 180 181 182 183 184 185 186 187 188 189 190 191 192 193 194 195 196 197 198 199 200 201 202 203 204 205 206 207 208 209 210 211 212 213 214 215 216 217 218 219 220 221 222 223 224 225 226 227 228 229 230 231 232 233 234 235 236 237 238 239 240 241 242 243 244 245 246 247 248 249 250 251 252 253 254 255 256 257 258 259 260 261 262 263 264 265 266 267 268 269 270 271 272 273 274 275 276 277 278 279 280 281 282 283 284 285 286 287 288 289 290 291 292 293 294 295 296 297 298 299 300 301 302 303 304 305 306 307 308 309 310 311 312 313 314 315 316 317 318 319 320 321 322 323 324 325 326 327 328 329 330 331 332 333 334 335 336 337 338 339 340 341 342 343 344 345 346 347 348 349 350 351 352 353 354 355 356 357 358 359 360 361 362 363 364 365 366 367 368 369 370 371 372 373 374 375 376 377 378 379 380 381 382 383 384 385 386 387 388 389 390 391 392 393 394 395 396