Vi ho abituato all’affezione migliore di cui è capace il mio cuore.
-Lucio-
E non contate per nulla le vostre cure?... la vostra voce?... la vostra
mano buona e sicura?... i vostri occhi buoni e indulgenti?... Non
contate per nulla -(animandosi sempre più)- ciò che è in voi, solamente
in voi, e che io non trovo in nessun’altra donna? Tutto questo... tutto
questo... -(quasi circondando con le mani il volto di lei)-... non lo
contate per nulla, voi; e credete che possa essere dimenticato o
sostituito o non desiderato quando voi non siete lì, tutta quanta vicino
a me?
-Nora-
E non avete il sospetto, Lucio, che quello che mi dite stanotte, qui,
non somigli a quello che mi dicevate ieri in casa vostra?
-Lucio-
-(colpito)- Come!?
-Nora-
Non v’accorgete che questo attaccamento comincia a non aver niente di
comune con l’amicizia purissima, che è più benefica e più duratura di
ogni altro legame?
-Lucio-
Nora, che dite?!
-Nora-
Che dico? Siete voi che mi avete insegnato a penetrare l’importanza
intima di tutti i nostri desiderii, di tutte le nostre tendenze, di
tutte le più lievi variazioni dell’anima; siete voi che mi avete
iniziata a certi sottili discernimenti; e ora penso col vostro cervello,
parlo il vostro linguaggio, -dico- le vostre parole. Tutti avrebbero il
diritto di non comprendermi. Voi, no!
-Lucio-
.... È la prima volta che mi trattate con tanta severità.
-Nora-
Ed è per me una fatica atroce. Ma ho finito. Lucio, noi ci siamo intesi.
-Lucio-
-(dopo un tormentoso dibattito con sè medesimo, appare risoluto.)-
No.... Ascoltate. Sono io che vi domando la grazia di non ragionare
troppo. E, d’altronde, ogni vostro ragionamento sarebbe vano perchè,
sappiatelo: senza di voi, qui, io non resterò nemmeno un giorno!
-Nora-
-(con un misto d’asprezza è di tenerezza)- Ciò significa che sinora
avete ingannato voi stesso, e, ingannando voi stesso, avete ingannata
anche me.
-Lucio-
Nora!
-Nora-
Lo so, vi sembra crudele la mia sincerità; ma nel mio pensiero non c’è
nessuna intenzione che non sia degna di me e di voi. L’abitudine
giustifica la vostra inconsapevolezza; ma giacchè voi, sempre, e in
buona fede, mi avete parlato di affetto puro, di amicizia, di
fraternità, e giacchè il fantasma dell’Amore vi fa paura e voi lo
scacciate, convinto ch’esso rappresenti il Pericolo e l’Infelicità, io
ho il dovere di dirvi: -- Badate, Lucio, badate! Voi non mi siete
fratello, voi non mi siete amico, no! no! Voi -mi amate- o state per
amarmi: questa, Lucio, questa è la verità!
-Lucio-
-(resta come schiacciato. Dilata le pupille, si caccia le mani nei
capelli e ripete sommessamente:)- La verità?!... -(Si accosta a Nora, le
piglia le mani, ne ha una sensazione evidente, un fremito che gli
attraversa il corpo. Poi lascia cadere le proprie braccia penzoloni. Le
si accosta di nuovo, e, trepidando, le fiata:)- E... voi?
-Nora-
-(come se avesse ricevuto un urto)- Io?
-(Si guardano fissamente negli occhi.)-
-Lucio-
... Mi amate?
-Nora-
-(esita, e poi dice con fermezza:)- Sì.
-Lucio-
Volevate dirmi di no?
-Nora-
Volevo dirvi di no.
-Lucio-
Avete anche voi paura dell’amore?...
-Nora-
Ho paura della mia coscienza.
-Lucio-
E che vi rimprovera essa?
-Nora-
-(risoluta)- Per ora, niente.
-Lucio-
E che potrebbe rimproverarvi più tardi?
-Nora-
Non conosco l’avvenire.
-Lucio-
Ma voi soffrite, povera Nora!
-Nora-
Molto.
-Lucio-
E non dovete soffrire.
-Nora-
Io non sono perfetta come voi credete.
-Lucio-
Perchè non siete perfetta? Avete mentito qualche volta?
-Nora-
Non ho mentito. Ho taciuto.
-Lucio-
Spiegatevi.
-Nora-
Ho taciuto perchè voi non mi avete mai interrogata....
-Lucio-
Su che?
-Nora-
Non m’avete mai domandato che cosa sono io.
-Lucio-
La vostra esistenza, per me, comincia da quando vi ho incontrata, da
quando mi avete beneficato. Il resto non m’importava.
-Nora-
Non v’importava sino a che non sospettavate d’amarmi. Ma, adesso?
-Lucio-
Adesso, nulla è mutato. Non vi ho ripetuto che tutto quanto è inerente
alla debolezza umana non costituisce, per me, l’essenza della vita?
Sarete stata debole, avrete potuto cedere a una tentazione, a
un’aberrazione, avrete potuto errare: ma, -dentro-, voi avete sofferto,
Nora...
-Nora-
-(è in preda a uno spasimo ineffabile.)-
-Lucio-
... come soffrite in questo momento. Avete sofferto e, aspettando me, vi
siete serbata spiritualmente intatta. Lo stesso martirio che ora i
vostri ricordi v’infliggono mi dice -che cosa siete voi-. La confessione
delle vostre debolezze e l’orrore che esse destano in voi ci aiuteranno
a salvarci. E siamo ancora in tempo perchè la mia bocca non ha sinora
neppure sfiorata la vostra. Noi ci salveremo. Datemi, datemi questa
grande onestà dell’anima, e io non vi chiederò niente altro, mai!
-(Un silenzio.)-
-Nora-
No, Lucio, è necessario che mi respingiate addirittura.
-Lucio-
Sentite, forse, di potere amare un altro?
-Nora-
«-Amare?-» -(Sicura ed energica)- Amare, no!
-Lucio-
E dovrei respingervi?
-Nora-
Quello che pretendete dal vostro cuore è inverosimile. -(Come
chiedendogli una grazia)- Respingetemi, Lucio, respingetemi!
-Lucio-
Non è inverosimile quello che pretendo dal mio cuore. Ammettiamo che io
non vi sia amico, che io non vi sia fratello. Sì, ammettiamolo. Ma io so
di essere tuttora così distaccato, così lontano dalla miseria materiale
di cui voi, forse, siete stata vittima e mi sento tuttora così forte
della mia fede, che sono convinto di poter combattere contro quella
miseria, di poter combattere sino all’ultimo e di potervi amare, sempre,
come voglio io! Nora, non vi lasciate vincere da non so quale sfiducia.
Nora! Nora!... ve ne prego.
-Nora-
-(disfatta, si abbandona su di una seggiola.)-
-Lucio-
Scacciate i pensieri che vi torturano, mia buona creatura.... Il vostro
Lucio è qui dinanzi a voi, devotamente, come dinanzi a Dio.... Vedrete,
vedrete che non verrà mai il giorno in cui voi dovreste -ricordare- e
-arrossire- e in cui io dovrei transigere. Intanto, io mi rassegnerò
alla vostra lontananza. Mi rassegnerò. Voi, quando vorrete, anche
domani, tornerete in città.... Mi sentite, eh? Mi sentite?... E così
comincerò a dimostrarvi che la vostra presenza -non mi è- indispensabile
e che nulla ancora mi avvince a voi che possa farvi temere un
avvilimento ed una profanazione. -(Pausa)- Siete... siete pìù calma?
-Nora-
-(accompagnando con lento cenno del capo la parola appena pronunziata)-
Sì.
-Lucio-
Non mi rimproverate più?
-Nora-
-(fa cenno di no.)-
-Lucio-
Grazie. -(Si leva. Respira stentatamente. Va alla finestra, e la
spalanca.)-
-(Il lume di luna biancheggia più vividamente.)-
-Lucio-
-(respirando meglio)- Ah! Questa luce, quest’aria fresca e fragrante mi
fanno tanto bene!
-Nora-
-(si alza e lo saluta con gentilezza dolcissima.)- Buona notte, Lucio.
-(Lucio va verso di lei. Nora gli stende la mano. Lucio gliela stringe e
la trattiene.)-
-Lucio-
Siete più calma?
-Nora-
Sì.
-Lucio-
Anch’io! Anch’io! -(Le bacia appena le dita.)-
-Nora-
-(lentamente esce.)-
-Lucio-
-(la segue con gli occhi. Quand’ella è sparita, egli si tocca le tempie,
parlando fra sè:)- Calmo io?! -- Non è vero.... Non è possibile! La sua
confessione!... E poi... e poi!... -(È assalito dal convulso.)- Se ella
se ne va, io non saprò sopportare la sua assenza.... Io starò male!
Starò molto male! -(Egli sente le vibrazioni della carne. Si esaspera.
Vorrebbe domarle, quasi vorrebbe percuotersi; e, fiaccato, vacillante,
conclude:)- Non dovrebb’essere così;... ma così è. -(Inorridisce)- Così
è! -(Pausa)- «Tu vuoi trasformare il mondo» mi diceva ieri Ziegler...
«Amare come voglio io!» -(Pausa.)- E che significa?... Che significa?...
-(Pensando acutissimamente, prende il lume e, piano piano, se ne va
nelle sue stanze.)-
-(Le ombre si allargano, solcate dai raggi della luna.)-
SCENA V.
DON PAOLO -e- GIOVANNI.
-(Il gran silenzio notturno impera serenamente. Ad un tratto, è
interrotto da lontani latrati, a cui succedono un rumore d’invetriate
che sbatacchiano e la voce di Don Paolo la quale si perde spandendosi
nell’aria aperta.)-
-La voce di don Paolo-
Anche stanotte, eh? Anche stanotte? Ma per dove sei entrato,
malandrino?... Sì, corri, corri adesso!... Ringrazia il cielo che non ti
sii rotta la schiena e che il cane non ti abbia mangiato un orecchio....
Vorrei sapere pel matrimonio che cosa vi conservate voialtri. -(Pausa.
Chiama:)- Rosa! Rosa!...
-Giovanni-
-(sporgendo il capo dall’uscio semiaperto resta in ascolto.)-
-La voce di don Paolo-
-(continuando)- Per dove è entrato Giustino? Ah? Non rispondi? Fai la
sorda? Ma tu e quel malandrino, santa pazienza!, volete mettermi con le
spalle al muro, volete!
-Giovanni-
-(mormora tra sè, rendendosi conto dell’accaduto:)- È la ragazza che
riceve di nascosto il suo fidanzato....
-La voce di don Paolo-
Vergognatevi! Vergognatevi!
-(Si distingue, nel silenzio, il fracasso delle invetriate, che Don
Paolo richiude.)-
-Giovanni-
-(girando lo sguardo)- E Lucio? Non c’è,... M’era parso.... Mi sono
ingannato. -(S’avanza verso la porta di Lucio, chiamando con poca
voce:)- Lucio! Lucio! -(Pausa.)- Mi sono ingannato. -(Sta per rientrare
nella sua camera. Ma, come se una forza occulta glielo vietasse, si
ferma e guarda la porta di Nora.)- Se n’andrà, forse, all’alba.
-(Smaniosamente indugia.)-... Parlarle, almeno!... Parlarle prima che se
ne vada.... -(Accosta l’orecchio a quella porta e mormora.)- Ancora in
piedi.... Tentiamo. -(Picchia cautamente, con le nocche.)-
SCENA VI.
NORA -e- GIOVANNI.
-Nora-
-(aprendo)- Lucio! -(Vede Giovanni nella penombra)- Oh! Voi! -(Retrocede
tirando a sè l’uscio.)-
-Giovanni-
-(la trattiene)- Un momento....
-Nora-
-(sforzandosi di chiudere l’uscio)- Credevo che fosse Lucio....
-Giovanni-
-(opponendo la sua alla forza di lei)- Lucio è a letto....
-Nora-
E voi che volete?!
-Giovanni-
Non vi allarmate così.
-Nora-
Ma che volete?!
-Giovanni-
Parlarvi, ecco tutto.
-Nora-
-(recisamente)- A quest’ora, no. -(Retrocede di nuovo per chiudere.)-
-Giovanni-
-(glielo impedisce con energia, quindi le prende un braccio, e,
imponendosi una relativa mitezza, cerca di trarla e di allontanarla
dalla soglia.)- Un momento, ve ne supplico.
-Nora-
Sbrigatevi.
-Giovanni-
Perchè avete detto a Lucio di voler partire?
-Nora-
Ci avete spiati? Una bassezza di più.
-Giovanni-
Vi giuro che ho ascoltato senza volerlo. Nel silenzio della campagna,
alcune parole vostre giungevano sino a me.
-Nora-
-(con rabbia concentrata)- Maledizione!
-Giovanni-
E perchè gli avete detto che non siete quella che egli credeva?
-Nora-
Non l’ho detto.
-Giovanni-
Sì, l’avete detto!
-Nora-
Non dovevate ascoltare. Addio!...
-Giovanni-
-(afferrandole le mani)- Non vi permetterò di fuggire se prima non mi
abbiate risposto.
-Nora-
Lasciatemi.
-Giovanni-
E perchè volevate ch’egli vi respingesse? Perchè?
-Nora-
Se non mi lasciate, io grido.
-Giovanni-
Per trattarmi come un sopraffattore?
-Nora-
Come un sopraffattore!
-Giovanni-
Ma io, invece, sono qui per aiutarvi.
-Nora-
Non voglio il vostro aiuto.
-Giovanni-
Voi vi perdete, Nora. Voi impazzite! Impazzite come lui!
-Nora-
Non c’è rimedio.
-Giovanni-
Sì, il mio amore.
-Nora-
Il vostro capriccio!
-Giovanni-
Il mio amore vero.
-Nora-
Il vostro desiderio!
-Giovanni-
Il mio amore genuino, intero, completo.
-Nora-
L’anima mia è sua.
-Giovanni-
Ma di ciò non potete dare una prova nè a me, nè a voi stessa....
-Nora-
È sua, Giovanni, è sua!
-Giovanni-
Ma vicino a me tremate.
-Nora-
Questa -è un’altra cosa-. Lasciatemi.
-Giovanni-
E ditemi tutto quello che sentite!...
-Nora-
Lasciatemi.
-Giovanni-
Ditemi ancora che non mi amate....
-Nora-
-(cedendo a poco a poco senza che ne abbia coscienza)- Lasciatemi....
-Giovanni-
-(circondandola cupidamente con le braccia)- Ditemelo, ditemelo....
-Nora-
Per pietà, lasciatemi....
-Giovanni-
Fatemelo ben capire....
-Nora-
-(con un ultimo tentativo di ribellione nelle parole e con un soave
abbandono nella voce e nella persona)- No... -Non- ti amo.... -Non- ti
amo.... -Non- ti amo....
-Giovanni-
-(le bacia la bocca.)-
(-Sipario.-)
ATTO QUARTO.
-La stessa stanza del terzo atto. Il finestrone è tutto aperto. È appena
l’alba. Le ombre andranno a poco a poco dileguando.-
SCENA I.
DON PAOLO, ROSA, UN CONTADINO.
-(Si picchia reiteratamente alla porta. Qualche momento di vuoto e di
silenzio.)-
-Don Paolo-
-(comparisce sul pianerottolo del suo quartierino, in maniche di
camicia, con la faccia bagnata e in mano l’asciugamani.)-
-(Si picchia di nuovo.)-
-Don Paolo-
-(asciugandosi il viso, chiama:)- Rosina! Rosina! -(Pausa.)- Rosina!
-Rosa-
-(di dentro)- Vengo, vengo. -(Dall’uscio della sua camera, sporge la
testa e un po’ il corpo. Ha la sottana e il busto. La camicia lascia
nude le braccia e le spalle.)-
-Don Paolo-
Dormivi ancora, eh?.... Già, il sole spunta soltanto per chi dorme la
notte. Spudoratella!
-Rosa-
Stavo vestendomi....
-Don Paolo-
E non sentivi picchiare?
-Rosa-
Non potevo aprire.
-Don Paolo-
Perchè non potevi aprire?
-Rosa-
La chiave non ce l’avete voi?
-Don Paolo-
-(ricordando)- Ah! -(Esce, e rientra subito.)- Prendi. -(Fa cader giù la
chiave.)-
-Rosa-
-(mettendosi uno scialletto sulle spalle, si avanza e raccoglie la
chiave ridendo un poco.)-
-Don Paolo-
Sì, ridi tu. Ma la notte ventura chiuderò a chiave anche le finestre.
-Rosa-
-(va in fondo ed apre.)-
-Il Contadino-
Latte. -(E consegna la secchia piena di latte a Rosa.)-
-Don Paolo-
Che non sia poco. Abbiamo gente in casa.
-Il Contadino-
-(vedendo Don Paolo, s’inchina e si toglie devotamente il berretto.)-
Servo di vostra eccellenza.
-Rosa-
-(guardando nella secchia)- Ce n’è, ce n’è. -(Comincia ad affaccendarsi
per il caffè e accende il fornello.)-
-Don Paolo-
-(al contadino)- Ehi! Don coso! È la prima domenica del mese mariano.
Badiamo a non mancare alla messa anche stamattina.
-Il Contadino-
Domenica scorsa avevo l’asino malato, ecco.
-Don Paolo-
E oggi, come sta l’asino?
-Il Contadino-
Eh!... il Signore se l’è chiamato.
-Don Paolo-
-(quasi fra sè:)- Non ci mancherebbe altro!
-Il Contadino-
Servo di vostra eccellenza, e buona giornata a tutti.
-Rosa-
Altrettanto.
-Don Paolo-
-(salutando con la mano)- Arrivederci, caro.
-Il Contadino-
-(esce.)-
-Don Paolo-
Be’, animo, Rosa! Prepara caffè e latte, e tre o quattro chicchere ben
pulite.
-Rosa-
Non sto a fare che questo.
-Don Paolo-
E, sulle punte dei piedi, va a vedere se mio nipote dorme o è sveglio.
SCENA II.
DON PAOLO, ROSA, LUCIO.
-Lucio-
-(entrando a tempo)- Il nipote vostro è qua.
-Don Paolo-
Oh! Bravo! Bravo! All’alba, già alzato!... Niente di più salutare, sai?
«Fiorin di primavera,
«Lévati all’alba, e fa all’amor di sera.»
-(Ride)- Ah! ah! ah! ah!... Come si va dunque?
-Lucio-
Abbastanza bene, zio.
-Don Paolo-
Ringraziamo il cielo! E s’andrà anche meglio. Vedrai! Rosina, mi
raccomando, eh! -(Torna nelle sue stanze.)-
-Lucio-
-(sbadiglia, e sgranchisce le braccia)- Provvedete sempre voi alle
faccende di casa?
-Rosa-
-(intenta alla bisogna)- Sempre.
-Lucio-
E ora che vi maritate?
-Rosa-
Lo stesso.
-Lucio-
E lo sposo?
-Rosa-
Sarà contento.
-Lucio-
-(distrattamente)- Sicchè, resterete ad abitare con Don Paolo?
-Rosa-
Certo.
-Lucio-
Chi sa che non ci resti io pure!
-Rosa-
Eh!... Voi, abituato a stare in città.... Che fareste, qui?
-Lucio-
Non so. -(Sorridendo)- Per esempio, il medico....
-Rosa-
Qui, ammalati non ce ne sono.
-Lucio-
Mai?
-Rosa-
Mai.
-Lucio-
E che fa il medico condotto?
-Rosa-
Ha nove figliuoli.
-Lucio-
Ah! Questo fa?... È ammogliato, s’intende.
-Rosa-
E come!... Da noi, tutti gli uomini sono ammogliati.
-Lucio-
E perchè?
-Rosa-
Sarà l’aria.
-Lucio-
E le donne?
-Rosa-
Lo vedete?... Ci maritiamo.
-Lucio-
A voi piace di maritarvi?
-Rosa-
Altro se mi piace!
-Lucio-
Eppure, ricordate quando io venivo da Napoli a trovare lo zio?
-Rosa-
-(con prudenza pudica)- Veramente... non ricordo....
-Lucio-
Che cosa credete che voglia ricordarvi? Rassicuratevi. Parlo del tempo
in cui io ero ancora un fanciullone e voi eravate piccina piccina e
rotonda come una palla.
-Rosa-
Ah! Quando io stavo con la povera mamma?
-Lucio-
Sì, stavate con lei. Lo zio mi ci conduceva ogni giorno, ed io, per
divertirmi, vi facevo tanto arrabbiare. Qualche volta vi dicevo:
«-appena che diventi grande, ti compero un bel marito-» e voi... voi
scoppiavate a piangere come se avessi nominato il diavolo. E adesso
invece?
-Rosa-
Adesso è tutt’altro! So di che si tratta. -(Versando latte e caffè)-
Questo è per voi. -(Gli porge la tazza.)-
-Lucio-
-(prendendola)- Grazie. E affinchè dimentichiate le arrabbiature di
allora... -(beve)- vi farò un bel regalo il giorno delle vostre nozze.
-Rosa-
E anch’io ve ne farò uno quando voi sposerete la signorina Nora.
-Lucio-
-(turbandosi e irritandosi)- Chi v’ha detto che io debba sposare la
signorina Nora?
-Rosa-
Nessuno. Don Paolo m’ha detto che è una parente..., ma io ho capito!
-Lucio-
-(posando la tazza sopra una tavola)- Vi prego, Rosina, di non ripetere
più queste sciocchezze.
-Rosa-
-(mortificata e ingenua)- Che male c’è? È così bella!... -(Pausa)-
Intanto, vado a vestirmi.... Qui è tutto pronto. Per il signor Giovanni
e la signorina Nora non c’è che da riscaldare il caffè....
-Lucio-
Sì, sì, ci penso io.
-Rosa-
Non è forse bella la signorina Nora?
-Lucio-
-(con vivace severità)- Basta, Rosina!
-Rosa-
Non parlo più. -(Si avvia, piagnucolando)- Se avessi saputo di... di
farvi andare in collera.
-Lucio-
Ma che! Non sono andato in collera.... State di buon animo....
-Rosa-
Se l’avessi saputo... -(Piange più forte. Esce.)-
-Lucio-
-(tra sè, inquieto:)- M’ero svegliato così bene, e le chiacchiere di
questa buona stupidina mi hanno....
SCENA III.
LUCIO, NORA, DON PAOLO.
-Nora-
-(venendo fuori dalla sua camera, risolutamente)- Lucio!
-Lucio-
Nora, che avete?
-Nora-
È necessario che voi abbiate il coraggio di ascoltarmi, visto che io
avrò il coraggio di parlare.
-Lucio-
Nora! Nora! Che altro dovete dirmi di così terribile?
-Nora-
Che altro?... Tutto ciò che può uccidervi o può darvi la salute.
-Lucio-
-(implorante)- Ma voi sentirete un po’ di pietà per me. Oggi ne avete il
dovere.
-Nora-
No. Non è questo il momento della pietà. Io debbo compiere e compierò un
dovere che mi -sembra- superiore a tutti gli altri doveri.
-Lucio-
Nora! Qualche cosa di molto grave state per dirmi. Io non voglio
ascoltarvi.
-Nora-
E voi mi ascolterete.
-Lucio-
Forse, più tardi, potreste pentirvene....
-Nora-
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