-Una grande stanza rustica e pittoresca. Un ambiente assai pulito. In
fondo, verso destra, un’ampia porta a due battenti. Una parete s’inoltra
di sbieco dal fondo, formando un angolo ottuso con un’altra parete più
avanzata, nella quale s’apre un finestrone arcuato. Alla parete che
s’inoltra di sbieco è addossata una scaletta comoda, per la quale si
accede a un breve corridoio scoperto che sormonta l’arco del finestrone,
e questo breve corridoio confina a sinistra con l’uscio del quartierino
di Don Paolo. Giù, due porte a destra e due a sinistra, la seconda delle
quali è quella della stanza di Rosa e càpita proprio sotto l’uscio di
Don Paolo. Tavole, stipi, scansìe di noce, seggiole impagliate. Su
qualcuna delle tavole, scodelle, tazze, coltelli, cucchiai, forchette,
una caffettiera, delle frutta, dei pani, un vecchio lume di ottone. Qua
e là alle pareti, immagini della Madonna e di qualche santo.-
-È sera. Il lume è acceso. Entra un bel chiaro di luna attraverso le
invetriate della finestra.-
SCENA I.
ROSA -e- GIUSTINO.
-Rosa-
-(rassetta e ripone negli stipi biancheria e altra roba, mostrandosi
indispettita.)-
-Giustino-
-(ha un garofano in petto ed è seduto sull’angolo d’una tavola,
zufolando e facendo dondolare lo gambe.)-
-Rosa-
-(a un tratto)- Vuoi?
-Giustino-
-(stizzoso)- No.
-Rosa-
Crepa.
-Giustino-
-(continua a zufolare, poi s’interrompe:)- E sai perchè non voglio
dartelo? Perchè quando mi pigli per un traditore io faccio tanta bile in
corpo che vorrei crepare davvero.
-Rosa-
Buono per te.
-Giustino-
E per te, no? Ti mariteresti con un altro.
-Rosa-
Con chi?
-Giustino-
Non avresti che a scegliere. Don Paolo ti fa la dote.
-Rosa-
E tu per la dote mi sposi?
-Giustino-
Io ti sposo perchè mi piaci.
-Rosa-
Quand’è così, dammi quel garofano.
-Giustino-
Te lo do se mi giuri che non sospetti più.
-Rosa-
Lo portava oggi nei capelli Teresina.
-Giustino-
Come lo sai?
-Rosa-
Ho visto.
-Giustino-
Che hai visto?
-Rosa-
Le ho visto il garofano proprio qui. -(Indica con precisione dove le ha
visto il fiore.)-
-Giustino-
E c’è un sol garofano in tutto il paese?
-Rosa-
Non lo so. Dammelo.
-Giustino-
E sospetti?
-Rosa-
Si, che sospetto.
-Giustino-
E allora, niente!
-Rosa-
Se non me lo dai con le buone, me lo prendo a forza.
-Giustino-
A forza?... Vediamo se ne sei capace!
-(Rosa gli corre addosso. Giustino fugge di qua e di là. Rosa lo
insegue. Casca una sedia. Giustino inciampa. Rosa ne approfitta.)-
-Rosa-
-(afferrando il fiore)- Ah! Ci sono!
-Giustino-
Ma ci sono anche io. -(La stringe nella vita.)-
-Rosa-
-(ride sgangheratamente.)-
-Giustino-
-(baciandola e ribaciandola)- Tè, tè!... Questo per castigo.
SCENA II.
ROSA, GIUSTINO -e- DON PAOLO.
-Don Paolo-
-(uscendo dal suo quartierino, con un breviario in mano, proprio mentre
Giustino sta baciando Rosa, si ferma sull’alto del corridoio e,
affacciato alla balaustra, sgrida:)- Al solito! Al solito! Ci siamo al
baciucchiamento! Ci siamo! Eccoli lì.... -(Imita il rumore dei baci.)-
-Giustino- -e- -Rosa-
-(si staccano, arrossendo.)-
-Don Paolo-
È una vera sconvenienza! Senza dire poi che è anche una grulleria! Che
bisogno c’è, santa pazienza!, che bisogno c’è di stare a baciucchiarsi
ora, se dovete sposarvi apposta per questo? -(Scende la scaletta.)-
Hanno fretta, hanno!... Sconvenienti e grulli! Sì, sì, lo ripeto:
sconvenienti e grulli!
-Giustino-
-(confuso)- Avete detto sempre che....
-Don Paolo-
Che cosa ho sempre detto, io?...
-Giustino-
Che... che la minestra per averla buona a tavola si ha da saggiarla in
cucina.
-Don Paolo-
Ma se te la mangi tutta in cucina, briccone, a tavola ci vai senza
minestra e senza appetito! Hai capito? -(Se li avvicina tutti e due, e,
in mezzo ad essi, assume un’aria di mistero.)- La notte scorsa, mi sono
accorto di tutto.
-Giustino- -e- -Rosa-
-(pudibondi)- Don Paolo...
-Don Paolo-
Ma io domando a voi: è una cosa decente quella che fate, o è una...?
-(Mettendosi la mano sulla bocca)- Uhm!... me ne fareste dire delle
grosse. E, intanto, adesso avremo gente in casa, e, se voialtri
continuerete così, sarà uno scandalo. Che si penserà di me? Bel
tutore!... E che prete modello!... -(Pausa. Vedendoli mortificati)-
Be’.... Non importa: quello ch’è fatto è fatto... Ma per evitare le
tentazioni, la notte chiuderò bene a chiave la porta d’ingresso. E per
l’avvenire staremo tutti quanti più attenti. Giustino, vuoi dare il buon
esempio?
-Giustino-
Sì.
-Don Paolo-
Saluta da quel bravo galantuomo che sei e piglia la via di casa. È
ancora probabile che i miei ospiti arrivino stasera, e non voglio che a
quest’ora ti si trovi qui. Per mio nipote non me ne preoccuperei, ma c’è
qualche amico suo e c’è... quell’altra parente... con cui ho poca
dimestichezza. Ho udito già da un pezzo il fischio del treno, e a venire
dalla stazione non s’impiegano più di dieci minuti. Va, figliolo mio:
sii ragionevole. Va a dormire.
-Giustino-
Obbedisco.
-(Giustino gli bacia la mano. Si avvia. Poi indugia, guardando Rosa che
a sua volta lo guarda. S’interrogano così, senza parlare, e sono sulle
spine.)-
-Don Paolo-
-(li contempla e conclude quasi tra sè:)- Ho capito. -(Ride)- Ah, ah,
ah! -(Indi a Rosa, con intenzione furbesca:)- Rosa, è tutto pronto nelle
camere? Biancheria, acqua, candele?
-Rosa-
Se volete darci un’occhiata voi stesso.... I vostri occhi vedono meglio
dei miei.
-Don Paolo-
E chi ne dubita? Vado e torno sùbito. -(A Giustino:)- E qui non ti ci
voglio ritrovare. Mi spiego? Si saluta, e si va a casa a dormire....
Siamo d’accordo?
-Giustino-
-(col capo fa cenno di sì.)-
-Don Paolo-
E che il Signore t’accompagni. -(Esce per la prima porta a destra.)-
-Rosa- -e- -Giustino-
-(parlano frettolosamente sottovoce.)-
-Rosa-
Stanotte, come facciamo?
-Giustino-
Come al solito.
-Rosa-
Non potrai entrare.
-Giustino-
Perchè?
-Rosa-
Don Paolo chiude a chiave.
-Giustino-
Meglio! Resto qui addirittura.
-Rosa-
Dove?
-Giustino-
Mi nascondo nella tua stanza.
-Rosa-
E poi?
-Giustino-
E poi me la svigno per la tua finestra. Due uomini di altezza.
-Rosa-
Ma tu sei un uomo solo.
-Giustino-
Che fa? Di sotto ci sono anche gli alberi.
-Rosa-
E se da quella parte incontri il cane?
-Giustino-
Il cane mi conosce e non dice niente.
-Rosa-
Aspetta. -(Prende di su una tavola del pane, ne rompe un pezzo e glielo
porge.)- To’, prendi.
-Giustino-
-(prendendolo)- Che è?
-Rosa-
È pane. Glielo dai a mangiare e abbaierà sottovoce.
-Giustino-
Vedremo.
-Rosa-
Presto, nasconditi. E non far rumore. -(Lo spinge verso la propria
camera, che è la seconda a sinistra.)-
-Giustino-
-(dandole un bacio in faccia)- Questo è senza rumore. E tu, sbrigati.
Hai capito? -(Esce.)-
-Rosa-
-(chiude subito la porta, e, accorgendosi che Don Paolo ritorna, va alla
finestra, fingendo di salutare con amore)- Buona notte, Giustino! Buona
notte, Giustino mio bello! Pensa a me. Buona notte!
-Don Paolo-
Non tante smancerie dalla finestra.
-Rosa-
Salutavo.
-Don Paolo-
Era dispiacente d’andarsene?
-Rosa-
Eh!...
-Don Paolo-
Se non vi avessi lasciati ancora un momento soli, poveretto, non si
sarebbe deciso ad andar via. Il... -(ammiccando)- bacino della staffa,
non è vero?
-Rosa-
Già.
-Don Paolo-
Te la consuma la faccia quello lì! S’ha da affrettare questo benedetto
matrimonio, altrimenti.... Con la primavera c’è poco da scherzare!
-Rosa-
Perchè?
-Don Paolo-
«Perchè?» -(Diventando quasi grave, accenna al cielo con gli occhi e con
le mani)- Perchè siamo stati fatti così!
SCENA III.
DON PAOLO, ROSA, NORA, LUCIO -e- GIOVANNI.
-(Dalla strada, arrivano le voci di Lucio, di Nora e di Giovanni.)-
-Lucio-
Zio! Zio!
-Nora-
Siamo qui!
-Giovanni-
Siamo qui, Don Paolo, siamo qui!
-Don Paolo-
Oh! Eccoli! Benone! Eccoli! -(A Rosa:)- E tu muoviti.... Andiamo....
-(Esce, correndo, dal fondo.)-
-Rosa-
-(lo segue.)-
-(Si odono ancora le voci di fuori, ma più vicine.)-
-Don Paolo-
Finalmente! Finalmente!
-Lucio-
Viva lo zio!
-Giovanni-
E fuori i lumi!
-(Entrano, portando in mano chi un fagotto, chi una borsa da viaggio,
chi un valigiotto, chi una scatola.)-
-Nora-
Speravamo d’esser ricevuti per lo meno con le fiaccole.
-Don Paolo-
Vi ho preparato questo po’ po’ di luna piena. Altro che fiaccole!...
Qui, qui tutto. -(Accumula la roba sopra una tavola.)- E poi avreste
meritato veramente ch’io vi facessi trovare la porta chiusa. Come!
Proprio con l’ultimo treno? V’aspettavo col penultimo.... Son venuto
anche alla stazione, son venuto!
-Lucio-
E il mio telegramma?
-Don Paolo-
Che telegramma?
-Lucio-
L’ho fatto io.
-Don Paolo-
Rosa, ti è stato consegnato un dispaccio quand’io ero alla chiesa?
-Lucio-
-(vedendo Rosa che era rimasta indietro)- Oh, Rosina!
-Rosa-
-(si fa avanti tutta spaurita, cava di tasca un dispaccio... e con
timidità lo mostra.)- È questo.
-Don Paolo-
-(prendendo il dispaccio e irritandosi un poco)- Santa pazienza!...
-Rosa-
Non sapevo che....
-Don Paolo-
Che la tua testa è diventata un arcolaio!
-Lucio-
Eh, via, non importa! Come s’è fatta grande!
-Don Paolo-
Ventun’anno, sai. E si sposa fra giorni. Vedrai che tocco di fidanzato!
-- Signorina Nora, signor Giovanni, questa è la pupilla di cui parlammo
ieri.
-Nora-
Un tipo assai gentile!
-Giovanni-
Molto bellina.
-Don Paolo-
-(serio)- Il suo babbo e la sua mamma mi furono amici preziosi, quando
io, come prete e come agricoltore, venni qui ad amare gli uomini e la
terra. -(Con qualche reticenza)-.... Sì, la mamma, morendo, l’affidò a
me. E adesso ella... ella dimentica in saccoccia i miei telegrammi, è
verissimo, ma in fondo poi mi vuol bene.
-Rosa-
Tanto!
-Nora-
-(si toglie il cappellino.)-
-Rosa-
-(lo mette in un canto.)-
-Don Paolo-
-(cambiando tono)- Be’! Sic rebus stantibus, patti chiari. Nessuna
cerimonia, nessun complimento. Questa è casa vostra. Ne più nè meno. La
camera della signorina Nora è lì, accanto a quella di Rosa. Tu, Lucio,
da questo lato. -(Indica il lato opposto.)- Eh! Eh! Eh! Il signor nipote
starà come un principe. Egli avrà il suo studiolo per leggere e
contemplare, e laggiù, laggiù, bene appartata, la sua camera da letto,
che è un vero paradiso. Per l’amico Giovanni, poi....
-Giovanni-
Un altro paradiso?
-Don Paolo-
-(dandogli un buffetto)- Di paradisi, mio caro, non ce n’è che uno.
-Giovanni-
Per conto mio, non voglio incomodare nè Dio nè il diavolo. Ho bisogno
d’una poltrona per aspettare l’alba e di null’altro. Ve li ho
consegnati, e domani, col primo treno, via!
-Don Paolo-
E siete pittore, voi? E dopo aver visto questo meraviglioso paesaggio al
chiaro di luna, non vi sentite affascinato e costretto a rimanere? Del
resto, io vi ricatto. -(Accennando il motivo della Norma:)- «-In mia
mano alfin tu sei!-» O un bozzetto fatto sotto i miei occhi, o la vita!
-Giovanni-
A scanso d’equivoci, vale più il bozzetto.
-Don Paolo-
Dunque, rimarrete?
-Lucio-
Ma sì...
-Don Paolo-
-(insistendo)- Rimarrete?
-Nora-
-(non vista, sdegnosamente fissa Giovanni.)-
-Giovanni-
-(senza lasciarsi scomporre dallo sguardo di lei)- Va bene!... Rimarrò
per qualche giorno.
-Lucio-
Oh! Bravo!
-Don Paolo-
Adesso sì che siete un grande pittore! -(Affaccendandosi)- Ecco: a voi,
il numero uno. -(Indica la seconda porta a destra.)- Non sono un
albergatore coi fiocchi?
-Nora-
Davvero!
-Lucio-
Mostratemi la mia reggia, zio.
-Don Paolo-
Aspetta. Tu, Rosa, prendi la roba di questi signori, e mettila a posto.
-Rosa-
Qual’è la vostra, signor Lucio?
-(Tutti intorno ai fagotti e alle valigette.)-
-Lucio-
-(con insolita giocondità)- Non v’incomodate. Faccio io. Questa è della
signorina Nora....
-Giovanni-
Io non ci ho che una borsa e un -nécessaire-.
-Don Paolo-
Per ora!... -(Sempre più affaccendato)- Vieni, Lucio.
-Lucio- -e- -Don Paolo-
-(prendono alcune valigette ed escono per la prima porta a destra.)-
-Rosa-
-(con in mano qualche altra valigia e qualche scatola, esce per la prima
porta a sinistra.)-
-Nora-
-(severamente e rapidamente, a Giovanni:)- Voi dunque non mantenete la
vostra parola!
-Giovanni-
Se sono stato pregato....
-Nora-
Ma non dovete restare.
-Giovanni-
Sarebbe una scortesia.
-Nora-
Quello che fate è disonesto.
-Giovanni-
È umano.
-Nora-
È turpe, vi dico.
-Giovanni-
Non esagerate.
-Nora-
È tutta una premeditazione.
-Giovanni-
Io vi adoro.
-Nora-
-(con rabbia)- E io vi sfuggirò anche a costo di....
-Giovanni-
-(vedendo venir Lucio e Don Paolo)- Badate....
-Nora-
-(si ricompone d’un sùbito e finge di prorompere in una risata)- Ah! ah!
ah! ah!
-Giovanni-
-(secondandola, ride come lei.)-
-Lucio-
Cos’è? Cos’è? Voglio ridere anch’io.
-Rosa-
-(frettolosa, rientra, prende la borsa e il nécessaire di Giovanni e li
porta nella camera destinata a lui.)-
-Don Paolo-
E anch’io. Cos’è? Sarebbe strano che questa volta proprio io non
ridessi.
-Nora-
È Giovanni..., è Giovanni che me ne dice di tutti i colori.
-Don Paolo-
Naturale! Un pittore come lui!
-(E ridono tutti, chi di buona e chi di mala voglia.)-
-Rosa-
-(ritornando)- Ogni cosa è in ordine. Ho acceso pure le candele nelle
camere della signorina Nora e del signor Giovanni.
-Don Paolo-
Hai fatto bene; ma non credo che questi signori vogliano rintanarsi a
quest’ora. Per noi campagnuoli, è diverso. Perciò, chiedi licenza, tu, e
vattene a letto.
-Nora-
-(piano, a Lucio:)- Vi debbo parlare.
-Lucio-
-(sussulta.)-
-Giovanni- -e- -Don Paolo-
-(osservano.)-
-Rosa-
Felice notte a tutti.
-Nora-
Altrettanto a voi, bella ragazza.
-Giovanni- -e- -Lucio-
Altrettanto, altrettanto!
-Rosa-
-(bacia la mano a Don Paolo e si avvia.)-
-Don Paolo-
-(quand’ella è presso l’uscio)- Le orazioni, eh?
-Rosa-
-(con umiltà religiosa)- Me le vado a dire.
-Don Paolo-
Benedetta!
-Rosa-
-(esce.)-
-Don Paolo-
E io, figliuoli miei, faccio lo stesso. Si avvicina la mezzanotte, e
domani è domenica e ci ho la messa dell’alba. Voialtri potete starvene
qui finchè v’aggrada. Io me ne salgo lassù, e dove dormo io non c’è
pericolo che giungano i rumori di questo basso mondo. -(Ride)- Ah! ah!
ah! Ricordatevi che siete in casa vostra. Parlate, gridate, fate quello
che vi pare e piace, e, soprattutto, cercate di stare allegri. Io non
v’impongo di rinunziare alle vostre abitudini; ma umilmente vi consiglio
di sperimentare le mie. La signorina Nora -(con bonaria ironia)- ha
inaugurata la villeggiatura con una gran risata risonante. L’aria
comincia a produrre i suoi buoni effetti.... Meno male! Vado a dormire
contento.
-Giovanni-
E io v’imito.
-Don Paolo-
Sul serio andate già a dormire?
-Giovanni-
A dormire no, ma a rintanarmi e a dire le orazioni come la vostra
Rosina.
-Don Paolo-
Scomunicato!
-Giovanni-
Arrivederci, Lucio. Arrivederci, Nora. A voi, Don Paolo, ho da baciare
la mano?
-Don Paolo-
Si capisce! -(Gli mette il dorso della mano sul muso celiando.)-
-Giovanni-
-(gliela bacia comicamente.)-
-Don Paolo-
-(ne approfitta per domandargli piano:)- Che novità c’è fra quei due
cipressi?
-Giovanni-
-(pianissimo)- Novità, credo, nessuna.
-Don Paolo-
Lasciamoli alle loro elucubrazioni.
-Giovanni-
Beninteso!
-Don Paolo-
-(forte, a Lucio, a Giovanni e a Nora:)- Dunque, felicissima notte!
-(Comincia a salire.)-
-Nora-
Buon riposo, Don Paolo! Buon riposo, Giovanni!
-Lucio-
E buoni sogni!
-Giovanni-
-(scherzando)- Grazie, ma i sogni non sono il mio forte. -(Esce per la
seconda porta a destra.)-
-Don Paolo-
-(già sul corridoio, si ferma e borbotta:)- Uh! Santa pazienza!
Dimenticavo le visite notturne di Giustino. Ma l’ha da fare con me!
-(Pazientemente, ridiscende e va a chiudere la gran porta in fondo. Gira
due volte la chiave, e se ne ode il rumore nella serratura.)- La chiave,
qui, in saccoccia. -(Se la caccia in tasca. Indi, risalendo la
scaletta)- Non crediate che io abbia paura dei mariuoli, veh! Da noi,
mariuoli non ce ne sono.... Cioè, ce ne sono e non ce ne sono.... So
io!... So io!... E quando mi ci metto!... -(Apre l’uscio del suo
quartierino, dà un’occhiata a Lucio e a Nora, e, prima di scomparire,
furbescamente, si affaccia e li risaluta:)- Di nuovo, felice notte!
-Lucio- -e- -Nora-
Felice notte! Felice notte!
SCENA IV.
LUCIO -e- NORA.
-Lucio-
Voi avete qualche cosa da dirmi, Nora?
-Nora-
Sì.
-Lucio-
Bene. È un pezzo che preferite i lunghi silenzi, mentre una volta,
ricordate?, voi riempivate i silenzi miei con la vostra parlantina di
bambinona gaia. Dite. Dite.
-Nora-
Non sarò gaia neanche ora.
-Lucio-
Poco fa, ridevate....
-Nora-
Giovanni mi faceva ridere, ma... io non ne avevo punto voglia....
-Lucio-
Mi spaventate.
-Nora-
Spaventarsi è male. Io vi chiedo, invece, una saggia serenità.
-Lucio-
Contateci.
-Nora-
Lucio, io sono venuta qui, con voi, perchè... perchè, forse, senza di
me, voi non vi sareste deciso a questo cambiamento d’aria e d’ambiente
che era indispensabile per la vostra salute. Son venuta in casa di
vostro zio, che è un uomo di mondo e che sa comprendere e compatire. Ma
non posso non riconoscere....
-Lucio-
Nora!
-Nora-
Mi avete promesso d’essere sereno. Non posso non riconoscere la
bizzarria del fatto.
-Lucio-
Vi lascerete vincere, voi, da un gretto convenzionalismo?
-Nora-
Da nessun convenzionalismo mi lascio vincere. Io non mi disdico, io non
muto le mie convinzioni. Ieri, mi domandaste se io credessi strano il
vostro affetto fraterno e io vi risposi di no. Questo pensavo, e questo
penso. Ma venire a vivere in casa di vostro zio, con voi, sia pure per
quindici, per dieci giorni, conveniamone, Lucio, è una cosa molto
diversa!
-Lucio-
E volete andarvene?
-Nora-
Debbo andarmene.
-Lucio-
E vi pare possibile che io guarisca lontano da voi?
-Nora-
Verrò a trovarvi.
-Lucio-
Non basterà.
-Nora-
Verrò a trovarvi spesso.
-Lucio-
Non basterà, non può bastare.
-Nora-
Eppure, secondo i vostri ideali, dovrebbe bastare.
-Lucio-
-(come un bambino, accalorandosi)- Ho bisogno di voi, oramai.
-Nora-
Ma non della mia presenza.
-Lucio-
Ho bisogno di sapervi vicino a me.
-Nora-
Il mio spirito starà con voi anche quando non ci starà la mia persona.
-Lucio-
Ma alla vostra persona voi mi avete abituato.
-Nora-
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