-Nora- Un momento.... C’era una gran confusione quassù.... Tutta colpa del signor Giovanni! -(Seguendo il zig-zag del suo pensiero)- Un po’ matto, ma vi vuole molto bene anche lui. -Lucio- Sì. Giovanni e Ziegler sono due amici eccezionali. -Nora- Ed io? -(Poggia il paralume verde davanti alla candela. Si volta, e ascolta.)- -Lucio- Voi, no. -Nora- No?! -Lucio- Voi, non siete.... un’amica. -Nora- E che sono, io? -Lucio- Ecco. Pocanzi il dottor Felsani diceva che la scienza mi ha ridata la vita.... -Nora- È vero! -Lucio- Io sono convinto che me l’avete ridata voi. -Nora- Oh Dio! In che modo? -(Ascoltandolo, muoverà impercettibilmente verso di lui, e si fermerà un po’ discosta dal letto.)- -(Sono tutti e due in un’atmosfera di sogno.)- -Lucio- In che modo?.... La vita è la vita. Si sa come si scompone il corpo d’un uomo; non si sa... o, meglio, io non so di che si componga la sua vita. Quel che io so è di averla riavuta a guisa d’un dono,... di averne sentita la trasfusione. -(Pausa.)- Ricordate?... -(Pausa.)- Agonizzavo... Cominciavo a morire... La mia anima, liberandosi a poco a poco dalle sue spoglie, già si affacciava al mondo dì là... -Vedeva!-... -Vedeva!-... Comprendete? -Nora- Sì. -Lucio- Poi... un alito dolce, in cui era una segreta intercessione, un segreto richiamo, la trattenne, la fece retrocedere, me la ricondusse... e la congiunse, di nuovo, completamente, a questo misero corpo... restituendogli la vita, che -- demeritata -- gli si era dispersa. -(Come in una ispirazione)- Chi aveva richiamata l’anima mia? -Nora- Chi? -Lucio- Voi. E, difatti, mentre essa mi ritornava dentro, mentre io... rinascevo, voi mi stavate vicina, vigilando... aspettandomi... Mi stavate vicina... -Nora- -(intenta, si accosta ancora un poco e, a piè del letto, resta fissa, dinanzi a lui, suggendone ogni parola.)- -(Il biancore del suo abito, il cui strascico si distende, e quello del letto compongono, nell’ombra, tutta una vaga forma bianca.)- -Lucio- ... Così... Così... come state ora: secura, diritta, solenne, grande, eppure umile.... Assai umile... assai umile.... -Nora- -(assorta)- Lucio.... -Lucio- -(spalancando gli occhi che diventano d’una luminosità soave)- E così, con questa voce, con una voce che è soltanto vostra, mi dicevate: Lucio... Lucio.... -(Muti, immobili, si guardano. -- Il silenzio incombe.)- (-Sipario.-) ATTO SECONDO. -La medesima stanza. Ma l’ambiente è divenuto quasi gaio. Non c’è più il letto. Dove erano le fiale e i medicinali, si vedono, ora, piatti, bottiglie di vino, un fornello con su una caffettiera, una zuccheriera e parecchie tazze. Nel mezzo della stanza, una mensa. Son le prime ore del pomeriggio.- SCENA I. LUCIO, DON PAOLO, NORA, GIOVANNI -e- ZIEGLER. -(Essi stanno seduti intorno alla mensa. Don Paolo ha a destra Nora, a sinistra Ziegler. Lucio è alla destra di Nora. Giovanni è fra Lucio e Ziegler. Si è alla fine del pranzo. Si mangia la frutta. Si chiacchiera. Si beve. -- Il fornello del caffè è acceso.)- -Nora- -(sbuccia una mela e ne offre una fetta a Don Paolo.)- Un’altra fettina di mela, Don Paolo? -Don Paolo- -(condiscendente)- Un’altra fettina di mela. -(La prende e la mangia.)- -Ziegler- Ancora?! -Don Paolo- Lasciate fare! -(Ride)- Ah ah ah! Sono i piccoli vantaggi dell’innocuità. -Giovanni- Se c’è l’innocuità, non ci sono i vantaggi. -Don Paolo- Dal vostro punto di vista è vero. Ma dal mio, -(ridendo)- ah ah ah!, è un altro paio di maniche. -Ziegler- Voi le avete larghe le maniche.... -Don Paolo- E me ne tengo! Sono misericordioso, io. -Giovanni- La misericordia è stoffa a buon mercato. Si dice che anche il Signore Iddio se ne sia fatto un manto assai largo. -Ziegler- Che ne pensate voi, Don Paolo? -Don Paolo- Io penso... -(beve con voluttà un ultimo bicchiere di vino)- penso che con queste cose è meglio di non scherzare. -Nora- -(a Giovanni e a Ziegler:)- Se voialtri non la finite con le vostre eresie!... -Giovanni- Non andate in collera, Nora, chè in fondo poi, convenitene, sono un buon credente. -Nora- Sì, quando vi accomoda. -Don Paolo- -(per scansare quei discorsi)- Un sigaro chi me lo dà? -Ziegler- Io. -Giovanni- Io. -Don Paolo- Vediamo. -(Guarda e stringe tra le punte delle dita i due sigari.)- Scelgo questo e fumo quest’altro. -(Ridendo, se ne mette uno in tasca e uno in bocca)- Ah ah ah! -(Tutti si alzano, eccetto Lucio.)- -Don Paolo- -(col viso alquanto acceso e le gambe alquanto dinoccolate)- Santa pazienza! Mi avete fatto mangiare e bere un po’ troppo! -Nora- Ed ora vi do una tazza del mio caffè. -Don Paolo- Purchè non mi facciate perdere il treno come ieri. -Ziegler- -(cavando dalla saccoccia una scatoletta di fiammiferi)- State tranquillo: terrò io d’occhio l’orologio. -Ziegler, Giovanni, Don Paolo- -(accendono i loro sigari.)- -Nora- -(smorzando la fiamma del fornello)- Lo brustolai io stessa, ieri sera.... -Don Paolo- Lo sappiamo, perchè la vostra finestra era aperta e il fumo aromatico giungeva fin qui. -Nora- Moca e Portorico.... Sentirete. -Lucio- -(tuttora seduto, è assorto, co’ pugni uniti sulla tavola e il mento sui pugni.)- -Don Paolo- -(lo guarda, gli si avvicina e gli sfiora il viso col gesto con cui si scacciano le mosche)- Ohè!... -Lucio- -(sussultando)- Scusate, zio... -Don Paolo- Ma che hai? Che hai? -Lucio- Ecco:... riflettevo che.... -Nora- -(interrompendo di proposito)- Don Paolo, dolce o amaro? -Don Paolo- Come il vostro cuore vi detta. -Ziegler- Allora dolcissimo. -Nora- -(offrendo la tazza ricolma a Don Paolo)- A voi. -Don Paolo- -(saggiando subito col cucchiaino)- Perfetto! -Lucio- Me la date anche a me una tazza di caffè? -Nora- -(mescendolo agli altri)- È assai forte, Lucio. Coi vostri nervi!... -Lucio- Un sorso, almeno. Mi solleverà. -Nora- Un sorso, ve lo cedo io. -(Gli porge la propria tazza.)- -Lucio- -(se l’avvicina alle labbra, delicatamente.)- -Ziegler- -(pianissimo, confabulando con Don Paolo.)- Insistete nella proposta di stamane. Fate che egli venga con voi in campagna. Il dottor Felsani dice che ciò è indispensabile.... -Don Paolo- E dice bene. -Ziegler- Lucio, credetemi, non è completamente guarito. -Don Paolo- -(sospirando)- Lo so. Lo vedo. -(Restano pensosi, sorseggiando l’uno di fronte all’altro.)- -Nora- -(a Lucio, che beve troppo caffè:)- Ma così compromettete il solito sonnellino del dopo pranzo. -Lucio- Non importa. -Nora- -(con severità gentile)- Basta, ora! -(E riprende la tazza.)- -Lucio- Che avara! -Giovanni- E giacchè siete così avara... io vi chiedo un’altra mezza tazza del vostro caffè. -Nora- Intemperante! -(Tentennando il capo, lo accontenta.)- -Giovanni- Avara! Avara! -Don Paolo- -(chiama a sè Ziegler con gli occhi e gli dice qualcosa all’orecchio.)- -Ziegler- Eh! Senza di lei, egli si ammalerebbe peggio. -Don Paolo- E dunque? -Ziegler- Con un pretesto qualsiasi, fate venire anche lei. Tanto, voi siete un prete di spirito.... -Don Paolo- Ma quella è una donna di carne! -Ziegler- Per Lucio non è che di aria. -Don Paolo- E buon pro gli faccia! -(Avendo finito di bere il caffè, sta per riporre la tazza.)- -Nora- -(cerimoniosamente, gliela toglie di mano e la posa.)- Contro chi congiurate voi due? -Don Paolo- Contro chi? Posso dirlo? Posso dirlo? -(Con uno slancio di franchezza)- Contro il vostro amico Lucio... e anche un po’ contro di voi. -Lucio- Oh! Oh! Sentiamo. -Don Paolo- -(dopo breve esitazione)- Be’!... Bisogna decisamente accettare il mio invito. In campagna, caro nipote, in campagna! -Lucio- -(di scatto)- No, zio, ve l’ho già detto: in campagna con voi, non ci vengo! -(Un silenzio. Tutti sono imbarazzati. Nora arrossisce. Lucio tenta invano di dissimulare il suo turbamento. Ziegler fa segno a Don Paolo di non preoccuparsene e di andare avanti.)- -Don Paolo- -(risoluto)- Sentite, ragazzi miei. Io ho il vago sospetto che, oramai, la città sia diventata l’anticamera del manicomio. -Lucio- -(ha un involontario movimento di pena.)- -Ziegler- -(vorrebbe avvertire Don Paolo di mutar tono.)- -Don Paolo- -(non intende e continua)- Ah! In città ci ho vissuto anche io e ci ho fatta la mia educazione.... E che educazione! Ma erano altri tempi, e, quando mi ritirai in villaggio, portai con me tale una provvista di saviezza da seminarne largamente le mie campagne affinchè germogliasse nel buon concime del cretinismo campagnuolo. Ahimè! Mi accorgo che il cervello cittadino è deperito. La civiltà è una sua eterna debitrice, perchè non rende tutto ciò che esso le dà. Certo, da quel pastore alla buona che sono... -(guarda tutti e continua un po’ comicamente)-... o, se vi piace meglio, da quel pretaccio esperto che sono..., parecchie stranezze ho creduto possibili sotto la cappa del cielo, ma quella che m’è capitato di vedere venendo a fare una visita a mio nipote dopo tanti anni, no, non l’ho creduta e non avrei potuto crederla possibile mai! -(Pausa. -- Con le dita si allarga il colletto che gli dà fastidio.)- È inutile, veh!, che mi facciate quei visi lunghi... Voglio parlare, io, e parlare franco... E voglio dire tutto quello che penso... N’avrei il diritto, anzi il dovere, santa pazienza!, pure se quel vinetto, di cui m’avete fatto bere più del necessario, non mi sciogliesse ora lo scilinguagnolo. Oh bella!... Credevo d’avere per nipote un medico e trovo invece un capitale nemico della medicina. E sin qui, -transeat-: non è di questo che mi affliggo. Credevo di avere per nipote un giovanotto vivace, allegro, che magari corresse la cavallina, come, purtroppo, alla sua età faceva la buon’anima di suo padre, e invece trovo un ipocondriaco misterioso, un asceta andato a male, un malinconico contemplatore di non so che cosa. Credevo di avere per nipote un uomo abituato e indurito a tutte le tempeste di questa vitaccia, e non trovo che un naufrago avviticchiato a uno scoglio; il quale scoglio non si chiama con nessuno dei nomi che, più o meno, affidano. Esso non è nè il matrimonio, nè il celibato; non è nè la catena coniugale, nè la libertà individuale; non è nè la virtù, nè il vizio; non è nè l’amore legittimo, nè quello illegittimo. E sapete che cosa è?... È semplicemente una anomalia! -Ziegler- -(tirandogli di nascosto la sottana)- Don Paolo! -Don Paolo- Sì, sì, una anomalia: lo ripeto e lo sostengo. Ammettiamo perfino un’amicizia fraterna, a base di gratitudine o di qualcosa di simile, fra un uomo a ventotto anni e una donna a ventiquattro. Uno scetticone sorriderebbe d’incredulità, e io no, non sorrido, perchè non sono scettico e mi piace ancora di credere nella bontà umana. Ma quando questo uomo e questa donna non vogliono o non possono più districarsi l’uno dall’altra, quando essi s’innestano, si cuciono fra loro a fil doppio per respirare la stessa aria, per dire le stesse parole, per vivere la stessa vita, ah! santa pazienza!, quest’amicizia fraterna, se non è una finzione, è una cosa sciocca, effimera e mostruosa! -Ziegler- -(gli tira di nuovo la sottana.)- -Don Paolo- Che bisogno c’è di pizzicarmi ogni tanto la sottana?... Credete che io non intenda il suono delle mie parole?... Vi porto un po’ del mio ossigeno. Se non vi entra nei polmoni, di chi è la colpa? Del resto, quello che ho detto, ho detto. Non ci pensiamo più.... Io desidero soltanto -- e questo soltanto volevo assodare -- che Lucio venga a star qualche tempo con me, lì, in campagna, dove la natura si sviluppa sinceramente in tutta la sua semplicità, dove anche il semplice spettacolo della vegetazione rigogliosa risolve i problemi più complicati e più astrusi e concilia l’umanità un po’ con Dio e un po’ con sè stessa. Ci siamo intesi? -(Un silenzio. -- Tutti guardano a terra.)- -Don Paolo- -(dimena il capo, dicendo quasi fra sè:)- Pare di no! -(Sbuffa e si gratta il mento. -- Mentre parlava, il sigaro gli si è smorzato fra le dita. E ora se lo ficca in bocca come per fumare e con le labbra lo tormenta.)- -Ziegler- -(cavando di tasca la scatola di fiammiferi)- Volete accendere, Don Paolo? -Don Paolo- -(scattando)- Ma che accendere! I vostri sigari non tirano! Via! Via anche il sigaro! -(Lo getta a terra con violenza. -- Poi, paziente)- Signorina Nora, voi mi sembrate una brava ragazza... e le parole che mi sono uscite di bocca..., ammesso che non fossero tutte piacevoli..., voi le avete già dimenticate. Siete persuasa d’essere quasi una sorella d’adozione di Lucio? Ed io precisamente alla sorella di lui mi rivolgo. Esortatelo voi a raggiungermi in campagna... e, giacchè... in casa mia non debbo render conto a nessuno..., voi, che siete una donnina emancipata, voi sua amica, sua sorella, se vi degnate d’accettare il mio invito, verrete a tenergli compagnia... proprio come fate qui, e così, in un’opera saggia, vi unirete a me, che diventerò, naturalmente, un vostro zio... nei modo che meglio piacerà alla Provvidenza. Quanto all’occhio del mondo, non ve ne date pena. Dirò... dirò... che siete proprio una parente. E poi, lassù, in villaggio, tutto il mio mondo è composto di quattro persone: il solito farmacista, il medico condotto, la mia pupilla e il suo fidanzato; e questo mondo, capirete,... ha l’occhio che voglio io. -(Ride)- Ah ah ah ah ah! Ecco qua, torno a ridere, finalmente. Si dice che io rida troppo spesso.... Eppure, lo vedete, quando mi accade di parlare senza ridere, arreco fastidio alle orecchie e do ai nervi come... come un trombone che voglia farla da flautino. Viva il buon umore, dunque, viva l’allegria! -(Tutti sono evidentemente preoccupati, e, come dianzi, guardano a terra, tacendo.)- -Don Paolo- Viva l’alle...gria!... Eh!... difatti... non si potrebbe immaginare un’allegria più allegra di questa! -(Sbuffa.)- -(Ancora un silenzio.)- -Ziegler- -(consulta il suo orologio, ed è felice di trovare un pretesto per risolvere la quistione)- Don Paolo, se non volete perdere il treno, è ora. -Don Paolo- Oh, tanto meglio! La mia roba dov’è?... Dov’è? -Nora, Giovanni- -e- -Ziegler- -(si affrettano a dargli chi il cappello, chi il mantello, chi la sacca da viaggio.)- -Giovanni- Ecco. -Nora- Ecco. -Ziegler- Ecco. -Giovanni- Vi accompagneremo tutti alla stazione! -Don Paolo- -(irritato)- Grazie tante! Non voglio accompagnamenti! -(Si mette mantello e cappello.)- -Ziegler- E noi vogliamo accompagnarvi. -Don Paolo- E io ve lo proibisco. -Ziegler- Ma perchè? -Don Paolo- Si accompagnano i morti, non i vivi. Addio!... Addio!... -(Con fretta esagerata, fa per andare.)- -Lucio- -(chiamandolo:)- Zio Paolo.... -Don Paolo- -(fermandosi)- Eh? -Lucio- Ebbene..., sì:... ci verrò in campagna con voi. Avete ragione... Ne avrò giovamento... Credo che anche la... signorina Nora accetti il vostro invito... -Nora- -(titubante)-... Senza dubbio. -Don Paolo- -(ritornando)- Oh, che il Signore sia lodato! È uscito il sole! È uscito il sole! -Lucio- -(animandosi)- Domani, col penultimo treno, vi piomberemo addosso. -Don Paolo- Bravi! -(A Giovanni e a Ziegler)- E questi birboni?... Venite, venite anche voialtri... Il signor Giovanni porterà i suoi pennelli, il signor Ziegler porterà il suo violino.... E dipingeremo, suoneremo, balleremo.... -(Ridendo)- Ah ah ah! Ci ho posto per tutti, che credete? -Ziegler- -(con istantanea malinconia)- Grazie, Don Paolo, ma io non posso.... -Don Paolo- -(a Giovanni:)- E, voi,... Don Giovanni? -Giovanni- Io... per lo meno verrò sin là a consegnarveli tutti e due sani e salvi. -Don Paolo- E ogni promessa è un debito. -Ziegler- Presto, presto. Don Paolo!... Il treno non vi aspetta mica. -Don Paolo- -(festosamente)- A domani, dunque. -Lucio- A domani, zio. -Nora- A domani. -Giovanni- A domani. -Ziegler- Buon viaggio! -Don Paolo- Buona permanenza! -(S’avvia per uscire.)- -(Tutti lo seguono vociferando rumorosamente.)- -Ziegler- -(ostentando una celia)- Io poi da voi, un giorno o l’altro, ci verrò, ma di nascosto. -Don Paolo- -(uscendo)- Insieme col violino, beninteso.... -Ziegler- Sì, per portare una serenata alla vostra pupilla. -Don Paolo- -(la cui voce s’allontana)- Quella lì non è pane pei denti vostri. -(Ride)- Ah ah ah ah! -(Continuano i saluti, che si confondono con la risata di Don Paolo:)- -- Arrivederci. -- Arrivederci. -- A domani. -- Buon viaggio! Buon viaggio! SCENA II. LUCIO, GIOVANNI, ZIEGLER -e- NORA. -(rientrano, chiacchierando.)- -Ziegler- Ecco un uomo che ha parecchie dita di cervello. -Nora- È buono. -(Si accinge a sparecchiare la tavola.)- -Ziegler- Intelligente, soprattutto. -Lucio- Nora!... Che fate? Più tardi verrà la serva. -Nora- Non è piacevole veder la tavola in disordine, dopo pranzo. -(Continua a sparecchiare con l’aria di una persona di casa.)- -Ziegler- Allora, vi aiuto io. -Nora- Bene! Aiutatemi. -Ziegler- -(si affaccenda anche lui, sparecchiando.)- -Giovanni- -(prendendo un libro che trova chiuso in un angolo della stanza, lo mostra a Lucio)- Se non vuoi leggerlo tu, passalo a Nora. -Lucio- Ma sì: sto leggendolo. -Giovanni- Ah? -Lucio- Nè nuovo, nè interessante. Spencer rifritto. D’altronde!... -Giovanni- «Spencer rifritto», s’intende. Senonchè, devi notare.... -Nora- -(interrompendo con vivacità)- Non deve notar niente.... -Ziegler- -(seguitando con la stessa intonazione di lei)- Perchè, dopo pranzo, la roba rifritta... Non so se mi spiego! -Nora- -(piegando la tovaglia, ne tiene due punte nelle mani con le braccia tese, e ha il mento abbassata sul lembo superiore, giusto nel mezzo.)- -Giovanni- -(a un tratto, fissandola)- Ferma, ferma così, Nora! -Nora- Cos’è? -Giovanni- Ferma così, ve ne prego. -(Cava di tasca un album.)- -Nora- Ma che vi piglia? -Giovanni- È una posa originalissima! Ve ne faccio lo schizzo. Aspettate. -(Comincia a disegnare.)- -Nora- -(immobile)- Io mi stancherò. -Giovanni- -(disegnando)- Immaginatevi di stare dinanzi a uno specchio e non vi stancherete. -Nora- Questo non lo potete dire, perchè in casa mia ho abolito gli specchi. -Lucio- -(con soddisfazione)- Brava! -Giovanni- Avete fatto malissimo! -Ziegler- -(mirando Nora e imitando col pollice della destra un gesto da pittore)- Sì, sì: è un quadretto. -Nora- Con questa tovaglia in mano? -Giovanni- Tovaglia?... Quella potrebbe essere... un velo, una stoffa antica, non so,... una specie di breve siparietto simbolico... A me preme -la linea- che voi mi date. -Ziegler- Via, ti dà pochino! -Giovanni- -(tuttora disegnando)- Meravigliosa. -Lucio- Nientemeno? -Nora- -(impaziente)- Ah!... -Lucio- -(vede il disegno di Giovanni e malinconicamente esclama:)- Come t’invidio! -Giovanni- Vorresti saper mettere questi pochi segni sulla carta? -Lucio- No, non mi basterebbe. Anche, vorrei sentirne la compiacenza che ti leggo negli occhi. Sai precisamente che cosa t’invidio? T’invidio questo culto della forma che io non ho e che non voglio avere. -Giovanni- Se non vuoi averlo, perchè me lo invidii? -Nora- Non ne posso più, Giovanni! -Giovanni- Un momentino ancora. -Lucio- -(a Giovanni:)- Non mi capisci, non mi capisci. Io non voglio averlo, e intendo perfettamente che mi privo d’un diletto. -Giovanni- -(sincero, con entusiasmo)- D’un grande diletto! -Lucio- Eppure, è così. Se su quella carta tu componessi le sembianze d’una qualunque altra donna, invece che le sembianze di Nora, per me sarebbe lo stesso. -Nora- È fatto, sì o no? -Giovanni- Non è fatto, -(sorridendo)- perchè io non sono mica un pittore da -cafè-concert-, di quelli che improvvisano in cinque minuti il ritratto capovolto di Garibaldi o di Bismark. Ho preso qualche appunto.... -Nora- -(gettando via la tovaglia e andando verso Giovanni)- Vedere. -(Tutti guardano lo schizzo.)- -Ziegler- Ci è! Ci è! -Nora- Ci sono? -Ziegler- Oh, altro! -Giovanni- -(chiudendo l’album)- Ma che! Non ci siete niente affatto. -Lucio- E dunque?! -Giovanni- Dunque, fiasco. E sfido io! Con la sua impazienza!... -Lucio- No, non mi capisci. Intendo dire che a cento piccole circostanze accidentali è connesso ciò che un pittore chiama -linea- o -colore- e che io chiamo... parvenza: ciò che, insomma, colpisce più o meno i nostri sensi. Tutto quello che riproduce questa parvenza è problematico, è sfuggente, è fittizio, è incerto... come la parvenza stessa. -Ziegler- -(dà un’occhiata significativa a Giovanni e a Nora.)- -Giovanni- -(a Lucio, per non contraddirlo:)- Sì, sì. -Nora- -(celiando a malincuore per cambiar discorso)- Vi prometto, Giovanni, che un’altra volta, sparecchiando una tavola, vi ispirerò un capolavoro. -Lucio- -(guardandoli)- E già! Io ho detto una scioccheria, come di solito. -Giovanni- Tutt’altro! -Ziegler- Si fa una partita a scopone? Siamo in numero.... -Lucio- Ah! Voi credete che io non mi accorga che mi trattate come un pazzo o come uno scimunito? -Ziegler- Che ti salta in mente adesso? -Lucio- Anche zio Paolo crede che io non abbia la testa a posto. -Giovanni- Scherzava. -Lucio- 1 2 3 4 5 6 7 8 9 10 11 12 13 14 15 16 17 18 19 20 21 22 23 24 25 26 27 28 29 30 31 32 33 34 35 36 37 38 39 40 41 42 43 44 45 46 47 48 49 50 51 52 53 54 55 56 57 58 59 60 61 62 63 64 65 66 67 68 69 70 71 72 73 74 75 76 77 78 79 80 81 82 83 84 85 86 87 88 89 90 91 92 93 94 95 96 97 98 99 100 101 102 103 104 105 106 107 108 109 110 111 112 113 114 115 116 117 118 119 120 121 122 123 124 125 126 127 128 129 130 131 132 133 134 135 136 137 138 139 140 141 142 143 144 145 146 147 148 149 150 151 152 153 154 155 156 157 158 159 160 161 162 163 164 165 166 167 168 169 170 171 172 173 174 175 176 177 178 179 180 181 182 183 184 185 186 187 188 189 190 191 192 193 194 195 196 197 198 199 200 201 202 203 204 205 206 207 208 209 210 211 212 213 214 215 216 217 218 219 220 221 222 223 224 225 226 227 228 229 230 231 232 233 234 235 236 237 238 239 240 241 242 243 244 245 246 247 248 249 250 251 252 253 254 255 256 257 258 259 260 261 262 263 264 265 266 267 268 269 270 271 272 273 274 275 276 277 278 279 280 281 282 283 284 285 286 287 288 289 290 291 292 293 294 295 296 297 298 299 300 301 302 303 304 305 306 307 308 309 310 311 312 313 314 315 316 317 318 319 320 321 322 323 324 325 326 327 328 329 330 331 332 333 334 335 336 337 338 339 340 341 342 343 344 345 346 347 348 349 350 351 352 353 354 355 356 357 358 359 360 361 362 363 364 365 366 367 368 369 370 371 372 373 374 375 376 377 378 379 380 381 382 383 384 385 386 387 388 389 390 391 392 393 394 395 396 397 398 399 400 401 402 403 404 405 406 407 408 409 410 411 412 413 414 415 416 417 418 419 420 421 422 423 424 425 426 427 428 429 430 431 432 433 434 435 436 437 438 439 440 441 442 443 444 445 446 447 448 449 450 451 452 453 454 455 456 457 458 459 460 461 462 463 464 465 466 467 468 469 470 471 472 473 474 475 476 477 478 479 480 481 482 483 484 485 486 487 488 489 490 491 492 493 494 495 496 497 498 499 500 501 502 503 504 505 506 507 508 509 510 511 512 513 514 515 516 517 518 519 520 521 522 523 524 525 526 527 528 529 530 531 532 533 534 535 536 537 538 539 540 541 542 543 544 545 546 547 548 549 550 551 552 553 554 555 556 557 558 559 560 561 562 563 564 565 566 567 568 569 570 571 572 573 574 575 576 577 578 579 580 581 582 583 584 585 586 587 588 589 590 591 592 593 594 595 596 597 598 599 600 601 602 603 604 605 606 607 608 609 610 611 612 613 614 615 616 617 618 619 620 621 622 623 624 625 626 627 628 629 630 631 632 633 634 635 636 637 638 639 640 641 642 643 644 645 646 647 648 649 650 651 652 653 654 655 656 657 658 659 660 661 662 663 664 665 666 667 668 669 670 671 672 673 674 675 676 677 678 679 680 681 682 683 684 685 686 687 688 689 690 691 692 693 694 695 696 697 698 699 700 701 702 703 704 705 706 707 708 709 710 711 712 713 714 715 716 717 718 719 720 721 722 723 724 725 726 727 728 729 730 731 732 733 734 735 736 737 738 739 740 741 742 743 744 745 746 747 748 749 750 751 752 753 754 755 756 757 758 759 760 761 762 763 764 765 766 767 768 769 770 771 772 773 774 775 776 777 778 779 780 781 782 783 784 785 786 787 788 789 790 791 792 793 794 795 796 797 798 799 800 801 802 803 804 805 806 807 808 809 810 811 812 813 814 815 816 817 818 819 820 821 822 823 824 825 826 827 828 829 830 831 832 833 834 835 836 837 838 839 840 841 842 843 844 845 846 847 848 849 850 851 852 853 854 855 856 857 858 859 860 861 862 863 864 865 866 867 868 869 870 871 872 873 874 875 876 877 878 879 880 881 882 883 884 885 886 887 888 889 890 891 892 893 894 895 896 897 898 899 900 901 902 903 904 905 906 907 908 909 910 911 912 913 914 915 916 917 918 919 920 921 922 923 924 925 926 927 928 929 930 931 932 933 934 935 936 937 938 939 940 941 942 943 944 945 946 947 948 949 950 951 952 953 954 955 956 957 958 959 960 961 962 963 964 965 966 967 968 969 970 971 972 973 974 975 976 977 978 979 980 981 982 983 984 985 986 987 988 989 990 991 992 993 994 995 996 997 998 999 1000