Ma, via, non si turbi così. Le dico queste cose non per il gusto di commettere delle indiscrezioni, e neppure per una fredda indagine scientifica. Assai di rado la costatazione dei fatti addita, come questa volta, alla scienza, lo scopo pratico del suo intervento. Potrebbero... potrebbero venir su degli altri figliuoli, e poichè nulla ci fa sperare che si salverebbero da uno dei più acuti casi della fatalità ereditaria, io ho il dovere d'indicare, con chiarezza, a suo marito, quale e quanta responsabilità ricadrebbe su lui. La mia parola sembrerà severa, ma egli, che si è fatto l'apostolo dei più nobili principii d'altruismo, saprà ascoltarmi, ne sono certo, e saprà provvedere. -(Un silenzio.)- Non c'è dunque modo di parlare con Ludovico Nemi? -Caterina- -(sommessa, pronunziando le parole per una suprema auto-imposizione)- Mio marito vive lontano da questa casa. -Felsani- ... Sono dolentissimo di non averlo intuito. -Caterina- Non si dia pena, dottore. -Felsani- E... da molto tempo vive lontano? -Caterina- Da sei mesi. -Felsani- Soltanto?... Il che significa ch'io non potrei completare coscenziosamente la mia missione senza rivolgere a lei delle altre domande... importune, la cui audacia ella non saprebbe forse tollerare. Io sono al cospetto d'una madre e d'una moglie, e devo rimettermi ciecamente al suo volere. Vuole ella ch'io cerchi di parlare con suo marito? -Caterina- -(abbassando gli occhi)-... No. -Felsani- -(comprendendo)- E con questo, il mio compito è esaurito. -(Si alza)- Vada, vada dal suo figliuolo. -(Con bontà)- Questo tempo è per lei assai prezioso e non glie ne voglio rubare. -Teresa- -(profondamente impressionata per tutto ciò che ha udito)- Sì, Caterina, va.... Farò io gli onori di casa al dottore. -Caterina- -(porgendo la mano a Felsani)- Io la ringrazio. -Felsani- -(stringendogliela)- Io... le chiedo scusa. -Caterina- -(esce dalla prima porta a destra.)- -Teresa- -(dandogli il cappello)- Sicchè... dottore, il caso non è disperato? -Felsani- -(pigliando il cappello)- Questo bambino è perduto. -Teresa- Oh! -Felsani- Pensiamo... a salvare gli altri. -Teresa- Quali? -Felsani- Quelli che non sono nati ancora... -Teresa- -(fa un gesto di maraviglia e d'interrogazione.)- -Felsani- ... e che, per essere salvi, non debbono nascere. -(Si avvia per uscire.)- -Teresa- -(si accinge ad accompagnarlo, precedendolo)- Le faccio un po' strada. -Felsani- Ma no..., non si scomodi. -(Sulla soglia)- Non le permetto di scomodarsi! -Teresa- Per accontentarla.... -(Avvertendo Betta, che non si vede)- Bettina, apri la porta al dottore. -Felsani- -(inchinandosi, le passa dinanzi)- A rivederla, signora. (Esce dal fondo.) SCENA III. -La signora- TERESA -e- CATERINA. -Teresa- -(resta un momento presso la porta guardando, ossequiosa, il dottore che s'allontana: indi fa qualche passo e desolatamente mormora:)- E che dirò a Caterina?... Che le dirò? -Caterina- -(entrando con una certa vivacità e con un calore di tenerezza)- Sai, nonna, dorme.... Dorme come un bambino che non sia malato. Il suo respiro non è affannoso, no... e quella irrequietezza che stamane ci spaventava è del tutto cessata. Oh, vecchietta mia, non so perchè, io ho un presentimento lieto.... Mi sembra d'essere sicura ch'egli mi sarà preservato e che io saprò vivere sempre più veramente per lui! Tu, buona mia, hai avuta una vita piena di virtù serene e perciò non puoi comprendere certe tristi cose.... -(Con espansione circospetta)- Vedi: ci sono stati dei momenti in cui ho temuto quasi di non amare abbastanza il figlio ch'ebbi dall'uomo odiato.... -(Ha un brivido)- Era un equivoco del cuore mio quel timore, niente altro che un equivoco, perchè non è vero che ciò accadesse, non è vero che ciò possa accadere: non deve, non deve accadere; e intanto l'anima m'era attraversata dal dubbio della mia iniquità, e questo bastava a farmi provare un avvilimento profondo. Ma oramai sono forte, assai forte contro il dubbio malsano, e ne parlo a te come d'un nemico non più temuto, come d'un nemico dileguato: te ne parlo perchè non c'è nulla di cui io non ti voglia parlare e perchè mi fa tanto bene che tu, col tuo candore di santa, mi ascolti pazientemente, comprendendomi poco... e assolvendomi tutto! -(L'abbraccia con dolcissima effusione.)- SCENA IV. BETTA, CATERINA, TERESA, FRANCESCO. -Betta- -(dal fondo)- Signora Caterina, c'è di là il signor Moretti. -(Le due donne ne hanno un'impressione paurosa.)- -Caterina- -(a Teresa)- Lui! -Teresa- -(con voce molto sommessa, a Caterina)- Che sia venuto per la malattia del bimbo? -Caterina- -(con pari segretezza)- Non è possibile.... Fortunatamente non ha mai compreso di essere suo padre.... -Teresa- E che pensi di fare? -Caterina- Betta, dirai al signor Francesco che... oggi non ricevo nessuno... -Betta- E se insisterà? Era così premuroso.... Stava per entrare senza che io l'annunziassi. -Caterina- Quando saprà che non ricevo nessuno, egli non insisterà. -Francesco- -(comparendo e arrestandosi di là dall'uscio--freddamente)- Io insisto. -Caterina- -(contenendosi)- Ma ciò... è abbastanza strano. -Francesco- -(entra, senza avanzare)- Non tanto strano, visto che io vengo in questa casa per incarico di vostro marito. -(Il suo volto è segnato di livore. Nel cavo dei suoi occhi è un intenso scintillio bieco.)- -Caterina- -(perplessa)- Ah! È mio marito che vi manda? -Francesco- Precisamente. -Caterina- -(pianissimo a Teresa)- Vecchia mia, resta tu un poco presso il piccino e chiudi bene la porta.... Voglio che costui non si accorga di nulla. -Teresa- -(tuttora preoccupata dalle parole del medico, pensa di doverle riferire a Caterina e non ne ha il coraggio.--Le dice all'orecchio:)- Ma... non ritardare troppo.... Io ho paura di quest'uomo. -Caterina- -(sentendosi a un tratto animosa)- Ed io no. -Teresa- Permettete, signor Francesco. -Francesco- Prego, signora Teresa. -Teresa- -(guarda timorosamente Francesco e pietosamente Caterina, ed esce a destra.)- SCENA V. CATERINA e FRANCESCO. -Caterina- -(volgendo le spalle a Francesco, severa, rigida, sicura)- Che cosa dovete voi dirmi per conto di mio marito? -Francesco- A voi, niente. Ieri, stetti da Ludovico, in campagna, ed egli m'incaricò solamente di cercare nella sua scrivania certi manoscritti, per poi spedire a lui alcuni di essi e bruciarne altri. -Caterina- -(incredula)- Ma pure.... -Francesco- -(interrompendola con preveggenza)- La chiave della scrivania è questa -(glie la mostra)-, e questa è l'indicazione dei manoscritti. -(Mettendole sotto gli occhi una carta)- Riconoscete la sua calligrafia? -Caterina- Non dubitavo della vostra parola.... -Francesco- Leggete, leggete. -Caterina- Non è necessario. -Francesco- Potrà anche interessarvi. -Caterina- -(vorrebbe prendere e leggere la carta, ma non osa.)- -Francesco- Leggo io. -(Legge:)- «Manoscritti da bruciare: -L'egoismo dell'onore-» -(A Caterina, con sarcasmo)- Peccato! È un'opera assai bella e originale! -(Legge:)- «-Il dovere del perdono-» -(A Caterina)- Questa, fa bene a distruggerla! -(Legge:)- «Undici sonetti intitolati: «-Il figlio-». E anche questi devono valer poco. -Caterina- -(fissa la carta, ascoltando e diventando livida.)- -Francesco- Poi, c'è l'elenco dei manoscritti da salvare. Volete leggere voi?... Ma, già, i manoscritti da salvare non vi riguardano punto. -Caterina- Sta bene. La scrivania di cui avete la chiave è quella. Voi potete eseguire liberamente l'incarico che accettaste. La mia presenza è inutile. -(Si avvia per uscire.)- -Francesco- -(trattenendola col gesto)- Non così inutile come voi fingete di credere. Restate ancora un poco. -(Cercando le parole)- Sto per aprire il cassetto dei segreti di vostro marito.... La vostra presenza sarà per lui una garanzia... della mia discretezza. -Caterina- -(schivando di guardarlo e di essere guardata)- Ma no.... Egli ripone in voi una fiducia illimitata.... -Francesco- E invece il vostro convincimento è che io sia una vile persona. -Caterina- Non l'ho mai detto.... -Francesco- -(avvicinandosi a lei)- Poc'anzi volevate mettermi alla porta. -Caterina- Voi esagerate. -Francesco- Poi avete sospettato ch'io ricorressi a un sotterfugio per introdurmi in casa vostra.... -Caterina- Il vostro orgoglio dovrebbe escludere la possibilità di sospetti così oltraggiosi. -Francesco- È il vostro contegno che li denunzia. -Caterina- -(facendo qualche passo per allontanarsi)- Non è vero! -Francesco- E adesso, lo vedete, adesso voi vorreste fuggirmi, adesso vorreste evitare il suono della mia voce, vorreste evitare l'aria che io respiro, vorreste evitare i miei sguardi come se fossero quelli d'uno spettro o di un delinquente..., mentre qui... in questa medesima stanza.... -Caterina- -(interrompendolo supplichevole)- No! Ve ne scongiuro, non mi ricordate quel giorno! -Francesco- Evvia! Esso non è tanto lontano che voi abbiate già potuto dimenticarlo. -Caterina- -(quasi con remissione)- Ma, allora, perchè ridire oggi quello che tutti e due ricordiamo? -Francesco- Perchè soltanto così potrò ricacciarvi nell'anima la vostra offesa.... -Caterina- -(ascoltando le parole di lui, sentirà penetrarsele dentro come punte d'acciaio e, con raccapriccio e disgusto, rivedrà i particolari della seduzione.)- -Francesco- Quel giorno, è vero, io l'avevo lungamente aspettato; anzi, dirò di più, io ne avevo preparate le circostanze propizie; ma quando, nell'audacia dell'uomo che giuoca tutto per tutto, io ebbi una frenesia d'amore insensato, voi non fuggiste, no, non fuggiste; e, quasi vinta da una ignorata malìa, piegandovi al mio contatto come una sensitiva, non m'impediste di stringervi fra le braccia.... -Caterina- -(con ribrezzo doloroso)- Ahi!... -Francesco- Non m'impediste di respirare il vostro alito.... -Caterina- Tacete! -Francesco- E io vidi il vostro volto diventare più bianco e più bello e i vostri occhi socchiudersi in un dolce languore senza difesa.... -(Insinuando il ricordo con passione, quasi con tenerezza d'innamorato)- Voi non parlavate, non parlavate, e, tra le mie braccia, io vi sentivo tremare, Caterina, sì, vi sentivo tremare.... -Caterina- -(esausta)- Non più, Francesco, non più!... -Francesco- -(in un subitaneo ritorno di rudezza e di acredine)- Perchè, dunque, non mi fuggiste quel giorno? Perchè non mi respingeste in quel momento? -Caterina- -(convinta)- In quel momento non c'era, non ci poteva essere più nulla di me nella mia persona; in quel momento io vi abbandonavo un corpo senz'anima; e, appena ritrovai me stessa, tutto ciò che era accaduto mi parve -non- un sogno, oh no!, disgraziatamente, non un sogno, ma una ributtante realtà circondata da un impenetrabile mistero; e ne ebbi orrore! -Francesco- Era troppo tardi! -Caterina- Era troppo tardi, lo so, e ve ne chiesi perdono e ho continuato a chiedervene, come se veramente avessi io fatto del male a voi; ho continuato a chiedervene anche quando mi nauseavano e m'insultavano le vostre nuove insidie, e continuo, continuo a chiedervene oggi che venite a rimproverarmi, a rinfacciarmi di essermi data a voi, quasi che voi foste stato la vittima d'un mio capriccio di femmina pervertita. Ma che altro devo dire? Che altro devo io sopportare? Che altro deve accadere affinchè voi mi facciate la grazia di concedermi, incondizionatamente, la liberazione? -(Un breve silenzio.)- -Francesco- -(parlandole dappresso con un accento sinistro)- Sicchè, vi pesa molto la catena che ci unisce? -Caterina- A voi non mi unisce nessuna catena. -Francesco- Ma quale liberazione invochereste se non ci fosse un legame tra voi e me? -Caterina- Tra voi e me c'è il fantasma del passato; ma un legame, certamente no! -Francesco- -(penetrante, sorvegliando tutti i moti dell'animo di lei)- Ed è questa la verità? -Caterina- Sì, questa è la verità. -Francesco- E ne siete così ben sicura voi, che della verità dite d'avere il culto e l'istinto? -Caterina- -(difendendosi)- Ne sono sicura, perchè non c'è nulla che leghi assolutamente tra loro un uomo e una donna! -Francesco- Neanche... un figlio? -Caterina- -(con un groppo alla gola)- ... Neanche! -Francesco- -(avvicinandosi molto a lei, a bassa voce, acutamente)- È la vostra ultima parola? -Caterina- L'ultima. -Francesco- -(afferrandole un polso)- Ah no! È giunta l'ora in cui voi dovete rendermi conto di qualche cosa! -Caterina- Badate che siete in casa mia! -Francesco- Ma non per questo io soffocherò il grido dei miei diritti! -Caterina- -(svincolandosi)- Non c'è alcun diritto che voi possiate esercitare su quanto non appartiene che a me! -Francesco- Io vi assicuro di sì! -Caterina- Io vi assicuro di no! -Francesco- -(con violenza minacciosa)- Questo è ciò che vedremo! -Caterina- -(assorgendo impetuosa ed altera)- Ah sì! Lo vedremo. -(Un silenzio.)- -Francesco- -(siede con una certa aria di prepotenza, cercando, nondimeno, di raffrenarsi e di parlare con calma.)- -Caterina- -(siede anch'essa.)- -Francesco- E, anzitutto, voglio spiegarmi. Vostro marito mi confidò che voi gli rivelaste d'averlo tradito. Ciò mi è stato assai utile, ed io ve ne ringrazio. Benchè egli abbia l'abitudine di non celarmi niente, questa volta la sua confidenza non era completa; e la rivelazione da voi fatta a lui mi riguardava troppo direttamente perchè io potessi rinunziare a conoscerla intera. Nell'animo di quell'uomo di buona fede non mi fu difficile penetrare; e, senza interrogarlo, senza indurlo a dirmi con parole ciò che gli avrebbe bruciate le labbra, io ho compiute le indagini, e nel contegno con cui voi mi avete per tanto tempo offeso, nella incoerenza con cui avete buttato via come un cencio l'amante di un giorno, io ho scoperto il vostro egoismo snaturato. Voi mi avete fatto ignorare d'essere il padre del vostro figliuolo, voi lo avete sottratto al mio affetto, voi me lo avete nascosto, voi non mi avete permesso di nudrire un sentimento che, anche solitario e sepolto nel mio cuore, mi avrebbe riempita l'esistenza.... E ora vengo qui con la rabbia e col dolore d'una belva ferita per reintegrare, a qualunque costo, i diritti del mio sangue. Pensateci bene! -Caterina- Voi cedete a un'ambizione di vendetta e di tirannia e la dissimulate in una sentimentalità che non vi somiglia. E, difatti, in che modo potreste voi reintegrare i così detti diritti del sangue senza che io diventassi per lo meno la vostra compagna? -Francesco- E non sarebbe questo, oramai, il vostro dovere? -Caterina- Sì, forse sarebbe questo il mio dovere, se l'aberrazione d'un istante avesse proclamata al cospetto del mondo e al cospetto di mio figlio la paternità che ora vantate. Pur troppo, in tal caso, io sarei perduta, io dovrei piegarmi a voi, dovrei essere la vostra donna, dovrei subire la vostra supremazia e dovrei dividere con voi--con voi che non mi amate, che non amo e che non amerò mai--tutto ciò che può darmi di dolce o di doloroso la mia creatura. -(Si esalta a poco a poco nel convincimento della sua forza e del suo coraggio.)- Ma, per fortuna, i figli nati all'ombra dell'infedeltà coniugale non appartengono che alla madre. Il fallo fu mio, non vostro, come miei sono stati i pericoli, miei gl'intimi dibattiti, mie le trepidazioni, mie le sofferenze fisiche e morali che soffiarono la vita in quel piccolo essere, e questi sono i fatti che costituiscono l'unico diritto vero, sicuro, forte, intangibile! Io potrei negarvi che quel figlio è vostro, e voi non potreste provarmi il contrario! Ciò basti a mostrarvi che debole cosa sia veramente la paternità. Ma io non ve lo nego, e non ho il bisogno di negarvelo! -(Levando le braccia in alto)- La provvidenza mi soccorre, ed io accetto il suo soccorso! -Francesco- Voi m'invitate a un'aspra lotta, Caterina. -Caterina- Non vi temo! -Francesco- -(minaccioso)- Ad una lotta disastrosa per voi! -Caterina- Non vi temo! -Francesco- Non mi temete, perchè la mente di quella creatura è ancora inaccessibile, e la sua incoscienza passiva vi garantisce l'immunità del vostro egoismo. -(Si alza.)- Ma quando il gingillo vivente, che ora custodite per voi, sarà un uomo, e quando quest'uomo girerà ansiosamente gli occhi intorno e non troverà suo padre in colui che gli ha dato il nome e vive lontano da lui, lontano dal suo cuore, lontano dalla sua casa, -io- sarò lì, vigile e pronto, a gridargli: «Tuo padre sono io! Non te ne accorgi? non mi senti? non senti ch'io t'aspettavo? non senti che sono stato sino ad oggi un rinnegato? non sai, non sai che sino ad oggi tua madre mi ha fatto vivere nel supplizio per far vivere te nella illusione della sua virtù? Sono io tuo padre--gli griderò--e se non vuoi perdonare a me l'errore d'averti messo al mondo perchè l'amai, non devi perdonare a lei d'averti data la vita soltanto perchè fu una volgare peccatrice!» -Caterina- -(scoppiando d'ira e di disprezzo, si alza--quasi trionfale)- Ah, finalmente, ti riveli per quello che sei!... -(Affrontandolo, investendolo)- E io rivedo, rivedo il bruto in tutta la sua abietta energia! Fui tua, fui tua, sì, e fui, davvero, una volgare peccatrice, perchè cedetti alla tua brutalità, che esercitò su me, per una volta, il fascino funesto che possono esercitare, in un'ora sciagurata, tutte le cose mostruose. A te mi associai nella brutale turpitudine e, per commettere un così basso peccato, fui anche capace di tradire come tradivi tu! Tu tradivi l'amico, io tradivo il marito; ma io, se non altro, ho confessato il tradimento e lo espio, mentre tu all'amico ti sei sempre più attaccato, e non ti stanchi di tradirlo per usurpare il suo posto, per rubargli ogni segreto, per sorprendere e sfruttare le sue angosce, per impormi la tua cupidigia. E vuoi che queste tue minacce non rafforzino il coraggio della mia ribellione? Vuoi ch'io non difenda disperatamente mio figlio dalla prepotenza e, sia pure, dal diritto d'un mostro come te? -(Battendo le mani sulla scrivania)- Fruga, fruga ancora nei segreti, nei tormenti, negli scritti, tra i brandelli d'anima del tuo amico, giacchè ne hai la fiducia; ma sbrigati, e va via! Sì, va via! va via!... E mettiti bene in mente -(afferrandogli il petto dell'abito con ambo le mani)- che il giorno in cui tu tenterai di togliermi il figlio che m'è costato il maggiore dei sacrifici, quello di rinunziare alla felicità immensa d'essere amata da colui che è in cima a tutti i miei pensieri, io ti saprò essere degna nemica; e, anche a costo di soccombere insieme con te, io ti schiaccerò: te lo giuro! -Francesco- -(solenne e freddo)- Siamo intesi. -La voce di Teresa- -(di dentro, chiamando con un impeto d'allarme)- Caterina! Caterina! -Caterina- -(trasalisce, intuisce, e resta un istante come fulminata.)- -Francesco- Addio. -Caterina- -(con una chiusa ferocia)- No! Aspettami! -(Ed esce precipitosamente per la prima porta a destra.)- -Francesco- -(senza aver compreso, l'ha seguìta con lo sguardo ed ora, loscamente, si avvicina alla scrivania. Cava di tasca la chiave, apre il cassetto e fruga. Ne trae molti manoscritti. Siede. Li guarda, li esamina. Consulta la carta che ha mostrata a Caterina. Piglia alcuni zibaldoni e biecamente mormora:)- Questi al fuoco! -(Li mette da parte. Cerca ancora fra i manoscritti. Vede alcune paginette. Mormora:)- Ah! I famosi sonetti!... -(Sogghigna. Per un'aspra curiosità comincia a leggere:)- Vagisci, o bimbo, e il tuo vagito pare non so quale prodigio d'eloquenza. Non pensi, è ver, ma a tutto fai pensare in questa tua dolcissima incoscenza. Non pensi, è ver, ma quante cose care al babbo dici.... -(S'interrompe. Con dolorante rancore, scrolla il capo. Continua a leggere:)- al babbo dici, inconsciamente, senza che l'aria stessa le possa rubare alla felice tua breve innocenza. -(Più triste, più angosciato, col pianto nella voce, con qualche lagrima nel fondo degli occhi:)- O bimbo mio, guardandoti nel viso, di qualche cosa grande ed infinita ben sento che mi parla il tuo sorriso. O bimbo mio, guardando la tua culla, dove mi par continui la mia vita.... -(Scrolla ancora il capo stranamente. Indi legge l'ultimo verso del sonetto, pensandolo molto, con amara incredulità:)- io credo in Dio e più non temo il Nulla! -(Sghignazza un po')- Ah! ah! ah!... E anche questo al fuoco.... -(Esegue. Con un fiammifero accende i manoscritti messi da parte e li getta nel camino. Borbotta:)- Il mio ufficio d'amico è adempiuto. -(Riunisce in fretta, nervosamente, le altre carte e le avvolge in un giornale. Come se qualche cosa richiamasse la sua più acuta attenzione, figge lo sguardo sulla porta a destra.)- Ma che accade lì dentro?!... -(Un silenzio.)- SCENA VI. FRANCESCO, CATERINA, -la signora- TERESA. -Caterina- -(comparisce, spettrale. Ha sul volto l'impronta del terrore e del dolore più profondo. Si slancia verso lui come per parlargli subito, ma la voce le manca.)- -Francesco- -(vivamente scosso)- Caterina? Che volete voi dirmi? -Caterina- Non capite?... Non capite? -Francesco- Una sciagura, forse?! Una sciagura al bimbo?... -Caterina- -(terribilmente)- La morte! -Francesco- -(con raccapriccio)- Che!? -Caterina- -(abbandonandosi sopra una sedia)- E ora non avete più nulla da pretendere! -(Guarda nel vuoto, come una pazza.)- -Francesco- La morte? La morte?... Ma io devo saper tutto! Una catastrofe così improvvisa, così repentina, non è possibile! Io devo saper tutto! -Caterina- -(ha il viso impietrito in una espressione spasmodica)- E che posso dirvi, io?... Il fatto è che noi mettemmo al mondo una creaturina anemica, diafana, malata.... Il fatto è che quel povero piccolo, così fragile, così fragile, pareva che coi suoi occhietti scialbi mi rimproverasse la sua nascita o mi chiedesse la ragione della sua fragilità! Che altro posso dirvi?... La sua malattia è durata dalla nascita alla morte.... Egli... era il figlio vostro: ecco tutto. -Francesco- -(abbassa il capo, e il suo volto si rabbuia di vergogna.)- -Caterina- -(continuando)- Ma non pensate che io inveisca ancora contro di voi. No, no, Francesco! La lotta fra voi e me è finita. Innanzi a quel cadaverino... io non sono più la donna che vi giudica. No: io sono la madre umiliata, la madre che s'era illusa di poter combattere perfino la morte con l'orgoglio dell'affetto materno.... Quando io era qui, un momento fa, ad accusarvi e a difendermi, tutta intenta all'avvenire -(a poco a poco il suo terrore si dissolve [pg 357] in commozione)-, egli viveva la sua ultima ora, e sono giunta appena in tempo per vederlo agonizzare.... Oh, perchè illudermi?! perchè illudermi così?!... -(Gli occhi le si ingombrano di lagrime.)- Perchè figurarmelo adulto, capace di comprendermi, capace di perdonarmi?... Perchè?... Egli era distrutto già da un pezzo! -(Sempre più commossa, parlando a sè stessa:)- Fin dall'alba di stamane, sul guanciale, la sua piccola testa bruna sembrava un'ombra.... Egli non c'era più... non c'era più, e difatti... è da questa notte che non mi ha più chiamata «mamma»... e le sue braccine non si sono più aggrappate al mio collo come facevano sempre.... Non ho più sentita la stretta di quelle braccine deboli deboli, che pure una volta mi comunicavano tanta forza, e nei suoi occhietti senza luce non ho più trovato il solito rimprovero.... -(Ora, le lagrime le inondano il viso.)- Mi aveva già lasciata..., mi aveva già lasciata... ed io non me n'ero accorta! -(Caldamente piange.)- -Teresa- -(attraversa le stanze contigue; comparisce, un istante, oltre la seconda porta a destra, poi oltre quella di fondo. Passa, dilegua.)- -Francesco- -(accigliato, sinistro, prende di su la scrivania l'involto e il cappello, e con cupa voce, curvandosi alle spalle di Caterina, le dice:)- Io me ne vado, Caterina, perchè, tanto--voi avete detto giusto--il bimbo è sparito e la lotta è terminata. Oramai, non c'è più nulla che vi sottragga all'amore di vostro marito.... Chiedevate la liberazione, e l'avete ottenuta... completamente! -Caterina- -(sentendosi agghiacciare il sangue)- Francesco! -(Il pianto è cessato d'un tratto....)- -Francesco- -(tuttora alle spalle di lei, parlandole quasi all'orecchio con un accento fatale, in un misto di cinismo e di soffocante sofferenza)- Tentate di essere felice! -Caterina- -(spalanca gli occhi, ergendosi in piedi.)- -Francesco- -(esce.)- -Caterina- -(come invasa da uno spavento nuovo)- Felice!... -(Perdutamente, come difendendosi da un nemico occulto)- No! Non voglio, non voglio! -Teresa- -(entra dal fondo, recando un fascio di fiori; e s'arresta sulla soglia con vigile prudenza affettuosa.)- -Caterina- -(in atto di deprecazione, volgendo gli sguardi al cielo, gridando come un naufrago la sua preghiera, e levando le mani solennemente)- Dio! Dio! Dio mio! Fate che nessun bene mi venga dalla morte del mio angioletto, fate che alla sua memoria resti strettamente congiunto questo dolore che oggi mi possiede, fate che io lo porti ben chiuso nel cuore perennemente, fate che tutto e sempre io lo senta e lo soffra e me ne strugga, senza tregua e senza consolazione! -Teresa- -(che le si è avvicinata piano piano)- Caterina, non chiedere a Dio una così grande crudeltà! -Caterina- -(scoppia in un pianto più disperato e le getta le braccia al collo allacciandosi a lei)- Oh, vecchierella mia!... Vecchierella mia!... SIPARIO. ATTO TERZO -È sera. In fondo alla scena, comincia il bosco. I rami delle querce si confondono e, di lontano, paiono formare come una gran muraglia il cui orlo frastagliato si disegna sull'azzurro scuro e vaporoso del cielo. Verso la sinistra del bosco, un sentieruolo tortuoso sale e serpeggia tra l'erba selvatica. Più in qua, dallo stesso lato, si perde, tra gli alberi, il cortiletto quasi elegante d'un villino bianco, di cui non s'intravede che la facciata posteriore, senza finestre. Dirimpetto, a destra, un altro villino, più in vista, con la porta chiusa. Qua e là, qualche sedile di pietra e qualche tronco di grosso albero tagliato e abbattuto dai boscaiuoli. Il cielo è cosparso di stelle che, raggiunte da un po' di riverbero lunare, vanno impallidendo.- SCENA I. BIAGIO -e- LENA. -Biagio- -(che è un vecchietto arzillo, sbuca dal bosco e va a mollare la funicella che tiene in alto un fanale [pg 362] acceso, il quale penzola da un ferro aggrappato a una quercia. Il fanale discende.)- -Lena- -(aprendo la porta della palazzina a destra, dove abita Ludovico Nemi, sporge la testa.)- Ohè, don Biagio, siete voi? -Biagio- Vi dispiace? -Lena- No, ma avevo sentito un rumore di passi e credevo che fosse il padrone. E voi che fate? -Biagio- Spegno. -Lena- E perchè? Siete pazzo? -Biagio- Non vedete che si leva la luna? -Lena- Di qui, non vedo niente. -Biagio- E che mi fa? Ce n'è poca, ma c'è. -Lena- Che novità son queste, don Biagino? -Biagio- Economie del Comune, mia cara. -Lena- Il padrone se l'avrà a male, e anche la signora che abita dirimpetto. -Biagio- Li ho visti or ora insieme gironzare nella valle. E laggiù è più buio di qui. -(Lascia andare in su il fanale spento.)- -Lena- Siete uno stupido, perchè... se ne avessero voglia.... Sono così vicini di casa!... -Biagio- Stasera, ce l'avranno la voglia, e buon pro; ma il Comune non vuole reggere il lume a sue spese. -Lena- Ci avete il fiele sulle labbra, don Biagio. -Biagio- -(allontanandosi per l'erto viottolo)- Per voi ci avrei il miele. -Lena- 1 2 3 4 5 6 7 8 9 10 11 12 13 14 15 16 17 18 19 20 21 22 23 24 25 26 27 28 29 30 31 32 33 34 35 36 37 38 39 40 41 42 43 44 45 46 47 48 49 50 51 52 53 54 55 56 57 58 59 60 61 62 63 64 65 66 67 68 69 70 71 72 73 74 75 76 77 78 79 80 81 82 83 84 85 86 87 88 89 90 91 92 93 94 95 96 97 98 99 100 101 102 103 104 105 106 107 108 109 110 111 112 113 114 115 116 117 118 119 120 121 122 123 124 125 126 127 128 129 130 131 132 133 134 135 136 137 138 139 140 141 142 143 144 145 146 147 148 149 150 151 152 153 154 155 156 157 158 159 160 161 162 163 164 165 166 167 168 169 170 171 172 173 174 175 176 177 178 179 180 181 182 183 184 185 186 187 188 189 190 191 192 193 194 195 196 197 198 199 200 201 202 203 204 205 206 207 208 209 210 211 212 213 214 215 216 217 218 219 220 221 222 223 224 225 226 227 228 229 230 231 232 233 234 235 236 237 238 239 240 241 242 243 244 245 246 247 248 249 250 251 252 253 254 255 256 257 258 259 260 261 262 263 264 265 266 267 268 269 270 271 272 273 274 275 276 277 278 279 280 281 282 283 284 285 286 287 288 289 290 291 292 293 294 295 296 297 298 299 300 301 302 303 304 305 306 307 308 309 310 311 312 313 314 315 316 317 318 319 320 321 322 323 324 325 326 327 328 329 330 331 332 333 334 335 336 337 338 339 340 341 342 343 344 345 346 347 348 349 350 351 352 353 354 355 356 357 358 359 360 361 362 363 364 365 366 367 368 369 370 371 372 373 374 375 376 377 378 379 380 381 382 383 384 385 386 387 388 389 390 391 392 393 394 395 396 397 398 399 400 401 402 403 404 405 406 407 408 409 410 411 412 413 414 415 416 417 418 419 420 421 422 423 424 425 426 427 428 429 430 431 432 433 434 435 436 437 438 439 440 441 442 443 444 445 446 447 448 449 450 451 452 453 454 455 456 457 458 459 460 461 462 463 464 465 466 467 468 469 470 471 472 473 474 475 476 477 478 479 480 481 482 483 484 485 486 487 488 489 490 491 492 493 494 495 496 497 498 499 500 501 502 503 504 505 506 507 508 509 510 511 512 513 514 515 516 517 518 519 520 521 522 523 524 525 526 527 528 529 530 531 532 533 534 535 536 537 538 539 540 541 542 543 544 545 546 547 548 549 550 551 552 553 554 555 556 557 558 559 560 561 562 563 564 565 566 567 568 569 570 571 572 573 574 575 576 577 578 579 580 581 582 583 584 585 586 587 588 589 590 591 592 593 594 595 596 597 598 599 600 601 602 603 604 605 606 607 608 609 610 611 612 613 614 615 616 617 618 619 620 621 622 623 624 625 626 627 628 629 630 631 632 633 634 635 636 637 638 639 640 641 642 643 644 645 646 647 648 649 650 651 652 653 654 655 656 657 658 659 660 661 662 663 664 665 666 667 668 669 670 671 672 673 674 675 676 677 678 679 680 681 682 683 684 685 686 687 688 689 690 691 692 693 694 695 696 697 698 699 700 701 702 703 704 705 706 707 708 709 710 711 712 713 714 715 716 717 718 719 720 721 722 723 724 725 726 727 728 729 730 731 732 733 734 735 736 737 738 739 740 741 742 743 744 745 746 747 748 749 750 751 752 753 754 755 756 757 758 759 760 761 762 763 764 765 766 767 768 769 770 771 772 773 774 775 776 777 778 779 780 781 782 783 784 785 786 787 788 789 790 791 792 793 794 795 796 797 798 799 800 801 802 803 804 805 806 807 808 809 810 811 812 813 814 815 816 817 818 819 820 821 822 823 824 825 826 827 828 829 830 831 832 833 834 835 836 837 838 839 840 841 842 843 844 845 846 847 848 849 850 851 852 853 854 855 856 857 858 859 860 861 862 863 864 865 866 867 868 869 870 871 872 873 874 875 876 877 878 879 880 881 882 883 884 885 886 887 888 889 890 891 892 893 894 895 896 897 898 899 900 901 902 903 904 905 906 907 908 909 910 911 912 913 914 915 916 917 918 919 920 921 922 923 924 925 926 927 928 929 930 931 932 933 934 935 936 937 938 939 940 941 942 943 944 945 946 947 948 949 950 951 952 953 954 955 956 957 958 959 960 961 962 963 964 965 966 967 968 969 970 971 972 973 974 975 976 977 978 979 980 981 982 983 984 985 986 987 988 989 990 991 992 993 994 995 996 997 998 999 1000