BARBARELLO
-(animandosi e mugolando, volge lo sguardo al soffitto e lo indica col
gesto.)-
DON FIORENZO
Ah?... Senti anche tu venire dei rumori insoliti dalla casa del signor
Giulio e della signora Annita?
BARBARELLO
-(urgentemente)- Sì! Sì!
DON FIORENZO
E perchè te ne occupi tanto?... -(Torna a guardare in su, e riflette. --
Pausa.)- Mio fratello ti ha forse maltrattato come ieri l'altro?...
BARBARELLO
No.
DON FIORENZO
Ti ha maltrattato la signora Annita?
BARBARELLO
-(smania più dolorosamente, più angosciosamente.)-
DON FIORENZO
È per questo che ti affliggi? Di'!
BARBARELLO
No!... Signora Annita non ha maltrattato....
DON FIORENZO
Ma è certo che si tratta di lei. Io lo vedo! Cerca, cerca di esprimerti.
Hai ricominciato a parlare. Se tu lo vuoi, potrai dirmi tutto.
BARBARELLO
Signora Annita e signor Giulio....
DON FIORENZO
Parla, dunque!... Parla!...
BARBARELLO
-(in una vibrazione impetuosa)- ... Se ne vanno!... Se ne vanno!...
DON FIORENZO
-(con un tremendo soprassalto)- Se ne vanno?!... Chi te l'ha detto?...
Te l'ha detto lei stessa o te l'ha detto il signor Giulio?
BARBARELLO
Zio Biagio.
DON FIORENZO
... È stata ordinata a tuo zio la carrozza per la partenza?!
BARBARELLO
-(confermando vivamente)- Sì! Carrozza! Partenza!
DON FIORENZO
-(con una subitanea irruenza brutale)- Tu menti! -(Corre con le gambe
malferme, riapre la porta e, sul pianerottolo, si mette a gridare:)-
Sebastiano! Sebastiano! Dove sei, Sebastiano?!... Dove sei?... Dove
sei?...
-La voce di SEBASTIANO-
Vengo, Fiorenzo! Vengo!
DON FIORENZO
-(rientrando -- a Barbarello)- Sei un bugiardo! Sei un vero bugiardo!...
SCENA II.
SEBASTIANO
-(giungendo)- Ero su. Stavo parlando con tuo fratello e con la sua
signora....
DON FIORENZO
Stavi parlando... di che?... Della partenza?!
SEBASTIANO
-(sorpreso)- Te ne ha informato Barbarello?! Me ne compiaccio con lui.
Mediante i suoi balbettamenti è riuscito a dirti una cosa per la quale è
da stamane che studio senza trovare le parole adatte.
DON FIORENZO
E fino a stamane tu lo ignoravi?
SEBASTIANO
-(col solito sigaro acceso agitantesi all'angolo della bocca)- Ignoravo
soltanto che la partenza sarebbe avvenuta in questa giornata.
DON FIORENZO
E mi avevi nascosta la loro decisione?!
SEBASTIANO
Essi mi avevano raccomandato di nascondertela, ed io te l'ho nascosta.
DON FIORENZO
Sei loro amico, adesso?
SEBASTIANO
Sì, perdiancine! Sono loro amico da che ho saputo che se ne vanno!...
D'altronde,... -(serio e anche un po' imbarazzato)- sapevo che questa
notizia sarebbe stata per te un colpo al cuore. A che scopo
anticipartela? Aggiungi poi che ho sempre sperato che la decisione della
partenza svanisse: ho sempre sperato che si riconciliassero con te. In
fin dei conti, che era accaduto di nuovo tra voi?!... Ma tu ti sei
rinchiuso ermeticamente in casa,... non hai voluto più saperne di
loro..., e non è improbabile che ciò abbia contribuito a convincerli
dell'opportunità d'andare a vivere altrove. Avranno potuto magari
credere... che tu stesso lo desiderassi....
-(Breve pausa.)-
DON FIORENZO
-(si è riseduto sulla sua poltrona, raggomitolandosi, diventando un
mucchio.)- Già.
SEBASTIANO
Intanto, per lo meno l'avevi preveduto. Non volesti, forse, apposta, che
io... restassi a farti compagnia?...
DON FIORENZO
Sì... io l'avevo preveduto..., ma non ti nego che stasera ne ho
l'impressione di un fatto inaspettato e crudele. Da circa due mesi, io
non li vedevo più. Ero convinto d'essermene distaccato... ed è evidente
che m'ingannavo. Mi giungevano un po' le loro voci quando essi passavano
per le scale o si affacciavano alla finestra.... Ne distinguevo qualche
parola quando nessun altro rumore ingombrava il silenzio della
campagna.... Udivo i loro passi quassù, attraverso il soffitto....
Questo essi mi davano: niente altro.... E stasera mi accorgo che di
questo io vivevo.
BARBARELLO
-(piange dirottamente, come una persona sana.)-
-(Un silenzio.)-
SEBASTIANO
Tuo fratello e tua cognata desiderano di salutarti. Da stamane, come ti
ho accennato, io avrei dovuto prevenirti. Pocanzi appunto, mentre mi
occupavo con Biagio del loro baule e delle loro valige -- che ho voluto
far portare fino alla strada maestra prima che l'aria fosse troppo buia
-- essi mi rimproveravano giustamente l'indugio. Erano in palpiti e non
sapevano come regolarsi. Io ti consiglio di vincere la commozione e di
riceverli... perchè il tempo stringe.
DON FIORENZO
Ma è proprio stasera che devono partire? A quest'ora e con questa
minaccia di temporale?
SEBASTIANO
Il temporale pare che dia tregua.... E, del resto, la partenza è
improrogabile. Giulio vuole prendere il treno delle venti da
Castellammare per poi prendere comodamente quello delle ventitre da
Napoli. Giungerà domani sera a Genova dove è aspettato da qualcuno che
vi si reca per confermare non so quali accordi presi, e sùbito
s'imbarcherà con sua moglie sul «Regina Margherita», che salpa per
l'America del Sud.
DON FIORENZO
-(con un nuovo soprassalto)- Torna a Buenos-Aires?!...
SEBASTIANO
Credo che abbia avuto laggiù una occupazione molto remunerativa. Con uno
scambio di telegrammi ha definito ogni cosa in quest'ultima settimana.
DON FIORENZO
Benissimo! -(Quasi afono)- Quando si è separati per mezzo del mare, non
ci si incontra facilmente. È giusto che vogliano salutarmi. Falli
venire.
SEBASTIANO
-(esce.)-
SCENA III.
BARBARELLO
-(piange più forte.)-
DON FIORENZO
-(scattando in piedi con un impeto spasmodico)- E piangi, e piangi, e
piangi!... Rimedii tu a niente piangendo? Mi fai forse del bene con le
tue lagrime?... No! Non sai farmene, tu, del bene! Non sai farmene!
-(Sempre più convulso e più violento)- Il tuo pianto non mi serve, e la
tua inutile devozione mi esaspera!
BARBARELLO
-(a un tratto cessa di piangere, i suoi occhi hanno sùbito una
espressione di trasalimento.)-
DON FIORENZO
Ah?... Ti maravigli ch'io ti parli in questo modo?... Sono cattivo,
oggi, non è vero? Sono un malvagio? Sono un perfido?...
BARBARELLO
No... No... No....
DON FIORENZO
-(soffocando un ruggito)- «-Sì-» devi dire, visto che difatti la
perfidia mi pullula, oramai, nel sangue come i microbi d'un morbo
micidiale! Perchè, perchè serbi tu ancora la bontà che dà lagrime agli
occhi? È un rimprovero feroce per me questa tua bontà! È un rimprovero
schiacciante! Ti proibisco di mostrarmela! Te lo proibisco! Hai capito?
BARBARELLO
-(appare sofferentissimo in un dibattito incomprensibile.)-
DON FIORENZO
E che hai, adesso?! -(Gli si accosta, gli prende le braccia, lo fissa
acutamente, ne avverte il respiro.)- Il tuo volto diventa livido.... Le
tue labbra si contraggono.... Le tue pupille hanno una luce sinistra....
Il tuo alito ha un'acredine di fiele.... Mi sembri un mostro.... -(Dando
un grido)- Mi fai paura! -(Respingendolo impulsivamente)- Non ti voglio
vicino a me! Vattene! Vattene!...
BARBARELLO
-(si ritrae in un atteggiamento di concentrazione bieca.)-
-(Si vede SEBASTIANO scendere dal piano superiore e andar giù,
affaccendato.)-
SCENA IV.
GIULIO
-(sulla soglia in fondo, con affettuosità contenuta)- Fiorenzo!...
DON FIORENZO
-(oscillando in tutto il corpo, si padroneggia)- Avvicìnati, Giulio....
Hai fretta, lo so; ma qualche minuto me lo potrai dare. È appena
l'avemaria.... Alla stazione di Castellammare, in carrozza, ci si arriva
bene in due ore e mezzo....
GIULIO
C'è qui Annita che non osa entrare....
BARBARELLO
-(rasentando il muro, scivolando sullo stipite, esce.)-
GIULIO
-(al passaggio di lui, con un moto di ribrezzo, se ne è scostato.)-
DON FIORENZO
Annita non osa entrare?!... Perchè?... Le do soggezione?...
GIULIO
-(volgendosi indietro)- Animo, Annita! Vieni! -(Avanzandosi e parlando
con garbata riservatezza)- Tu non dài soggezione a lei, Fiorenzo, come
non ne dài a me. Ma tutti e due ricordiamo, nè tu hai potuto
dimenticare, che ci avevi proibito di oltrepassare quella soglia.
ANNITA
-(è entrata, senza troppo avanzarsi. -- Porta un breve paltò
semplicissimo, ma quasi elegante, e un piccolo cappello da viaggio. La
veletta che le copre il viso le nasconde un po' l'espressione di estrema
stanchezza e le conferisce un aspetto anche più enigmatico del solito.
Il suo corpo fragile, in quell'abito stringato, appare d'una flessuosità
più spiccatamente muliebre.)-
DON FIORENZO
-(a Giulio)- Proibito, no. Ve ne rivolsi preghiera. Tu diventavi così
astioso con me, così maligno....
GIULIO
Non mi pare, Fiorenzo. Eri tu che ti adombravi per fatti i quali, in fin
dei conti, non riguardavano che me ed Annita. Io vedevo, finalmente, con
esattezza, la causa unica delle sue aspre riluttanze d'un tempo verso di
me e di quei suoi spasimi contraddittorii, che, disgraziatamente, col
matrimonio non sono cessati. A te, in fondo, dispiaceva che io vedessi
la verità. Ma come avrei potuto non vederla? Essa mi balzava intera
davanti agli occhi. Annita si dibatteva ogni giorno -- come, purtroppo,
ancora si dibatte -- tra l'ardore crescente dell'affetto coniugale e il
fantasma dell'ascetismo che tu le aggrappasti allo spirito e al corpo.
-(Volgendosi un po' ad Annita)- Lei stessa, oramai, -- se non mi sbaglio
-- ne conviene.
ANNITA
-(con un timoroso sforzo di lealtà)- Certamente.
DON FIORENZO
-(a Giulio)- E neghi che proprio io fossi colpito dal tuo rammarico e
dal tuo rancore?!
GIULIO
Non ti detti mai alcun segno di rancore.
DON FIORENZO
E forse a te sembra di non darmene neppure adesso! Ma, intanto, vieni a
ricordarmi l'errore che ho inconsciamente commesso e che ho scontato col
coraggio di confessarmene proprio a lei, dilaniando la mia fede e la mia
anima! Vieni a mortificarmi, vieni ad avvilirmi dopo di aver visto che
per liberarla da quel fantasma io ho cercato di eliminare la mia
persona, e mi sono sottratto, mi sono nascosto, mi sono ridotto qui
dentro come in un carcere!...Che dovevo fare di più?!
GIULIO
-(risoluto)- Nulla!... Ma tutto quello che hai fatto non è bastato. Io
sono costretto a dirtelo, non per mortificarti, bensì per giustificare
questa nostra partenza che, a prima giunta, ti sarà parsa una cattiva
azione. Annita e io siamo di accordo nel ritenere necessario di mutare
ambiente. Non è vero, Annita, che noi siamo perfettamente di accordo?
ANNITA
-(con trepido ritegno, a Don Fiorenzo)- Sì,...egli mi ha persuasa... mi
ha convinta....
GIULIO
Non lesinare le parole, Annita! Hai sempre taciuto troppo, sinora! Ma
oggi il tuo dovere è di parlare con chiarezza e con tutta la sincerità
della tua coscienza!
ANNITA
Tu conosci bene il mio pensiero. Diglielo tu a Don Fiorenzo.
GIULIO
Ah, no! È indispensabile ch'egli l'oda nelle parole tue e nella tua
voce. T'impongo di parlare!
ANNITA
-(a Don Fiorenzo)- Io penso... che, lontana di qui, potrò essere... come
egli desidera... e come -io- desidero di essere. -(Il suo accento è
sincero, ma timido, fievole, profondamente commosso.)- Questo credo... e
questo spero. Non voglio soltanto volergli bene.... Voglio pure che egli
mi sappia e mi senta a lui legata per sempre,... da lui inseparabile....
Qui, ha ragione di dubitarne.
GIULIO
-(confermando e un po' accalorandosi)- Insomma, ella deve rinnovarsi,
ella deve rinascere in un'altra atmosfera! Fra i muri di questa casa,
consacrati dalle virtù del piccolo santo, fra questi erti sentieri
solitarii che salgono verso il cielo, fra queste rocce che hanno colori
umani e che guardano e si muovono nelle ombre della notte e parlano le
parole misteriose degli echi, ella ancora si raccoglie nei suoi ascetici
sogni morbosi. Il mio amore riesce a scuoterla, sì, riesce a strapparla
a quei sogni; ma precisamente allora la vista di un Crocifisso in un
cantuccio di via, la vista della chiesetta dov'ella ascoltava i tuoi
consigli e anche la vista di questa tua porta, chiusa al suo passaggio
come per una punizione che le sia stata inflitta, la immergono in una
torbida ambascia, straziante per lei, povera Annita, e spietatamente
disastrosa per me!
DON FIORENZO
-(prorompendo in una violenta esaltazione di dolore ribelle)- E dunque,
via! Fuggite! Fuggite da quest'uomo esiziale che fa malefica l'aria
dovunque egli passi! Non importa che egli abbia tentato, come meglio
poteva, di rendervi felici! Non importa che egli avrebbe voluto
realmente possedere le forze occulte che gli si attribuiscono per
stringere i vostri due cuori in una felicità privilegiata, più grande di
ogni altra felicità terrena e, come nessun'altra, indistruggibile! Non
importa che questo prodigio egli avrebbe voluto compiere anche se,
compiendolo, avesse dovuto morirne, atrocemente, come in una fornace in
fiamme!... Voi dovete fuggire! Sì, voi dovete fuggire, perchè un'ora
sola delle gioie che proverete lontano da lui varrà cento volte più di
tutta quanta la sua miserabile esistenza! -(Cade sopra una sedia come
cosa morta.)-
GIULIO
-(trasalisce vivamente. -- Il suo volto assume una impronta di stupore e
di tragica chiaroveggenza. -- Dopo una lunga pausa, dice penosamente:)-
Noi, difatti, fuggiremo, Fiorenzo. Tu sei un grande sventurato. Lo vedo.
La tua sventura è un baratro da cui stiamo per essere ingoiati tutti e
tre. E soltanto questa fuga potrà, forse, salvarci.
SCENA V.
SEBASTIANO
-(entrando con mitezza prudente)- Signor Giulio, la carrozza aspetta. Ho
potuto farla avvicinare fino allo sbocco della scorciatoia. Non avrete
da camminare a piedi che per pochi minuti.
GIULIO
Grazie, signor Sebastiano.
SEBASTIANO
Non vi accompagno, perchè... credo più opportuno... di restare qui.
GIULIO
Lo credo anch'io.
DON FIORENZO
-(levandosi in piedi come uno spettro eretto e pronto a sollevarsi da
terra)- Ed ora, più niente! Ciascuno di noi tre chiude, in questo
momento, nella sua persona, qualche cosa che dentro ci è stata fatta
nascere dalla stessa natura umana e che, nondimeno, siamo costretti a
tacere, a mascherare, a soffocare. Una sola verità possiamo dire ad alta
voce nel separarci, ed è... che noi ci separiamo per non rivederci mai
più! -- Addio! -(Gli si sciolgono le ginocchia, ma egli, con uno sforzo
supremo, come per non mostrarsi debole, si regge tuttora diritto. Volge
loro le spalle, si stringe le braccia incrociate sotto la gola e vi
poggia il mento, quasi che un gran peso gli piegasse la testa. -- Dopo
qualche istante, in una specie di rigido stordimento che pare abbia
soppressi tutti i suoi sensi, sottovoce chiama:)- Sebastiano!...
SEBASTIANO
-(va a lui.)-
DON FIORENZO
Se ne sono andati?
SEBASTIANO
-(con un lieve gesto, raccomanda a Giulio e ad Annita di non farsi
sentire, e risponde a Don Fiorenzo in un orecchio:)- Sì. -(Poi, un po'
più indietro, con un altro gesto, li esorta a uscire sùbito.)-
ANNITA
-(non distoglie i suoi sguardi dalla immota figura di Don Fiorenzo.)-
GIULIO
-(la prende per un braccio, la trae a poco a poco verso la porta. --
Quando l'ha tirata fino alla soglia, risolutamente la trascina via.)-
-(Spariscono.)-
DON FIORENZO
-(ha una scossa)- Ora se ne sono veramente andati. -(Barcolla.)-
SEBASTIANO
-(quasi lo sorregge.)-
SCENA VI.
DON FIORENZO
-(siede, e, pervaso dalla intensa volontà di seguire con l'udito il loro
cammino, coi nervi contratti, col capo proteso, si sforza di acuire la
sua sensibilità auditiva. -- Ha l'atteggiamento d'uno che colga nell'aria
rumori impercettibili che niun altro possa cogliere.)-
SEBASTIANO
-(lo sorveglia affettuosamente)- Su, su, Fiorenzo!
DON FIORENZO
Zitto!
SEBASTIANO
Ma che pretendi di udire? Ti procuri uno spasimo inutile!
DON FIORENZO
Zitto, ti dico!
-(Il silenzio è profondo.)-
DON FIORENZO
-(a un tratto)- Sebastiano!... Qualcuno viene frettolosamente come se
fosse inseguito!...
SEBASTIANO
Ma che inseguito! Chi è che potrebbe essere inseguito?! E da chi?!...
DON FIORENZO
-(levandosi con un crescendo di eccitazione frenetica)- Io non
m'inganno! Io non m'inganno!... Entra nel cortile!... S'arrampica per le
scale!... È Barbarello! È Barbarello!
BARBARELLO
-(irrompe come una saetta. Ha un ghigno spaventoso, i capelli irti, la
schiena inarcata, e, sbattendo a una parete, rimbalza e si aggrappa al
tavolino a guisa di un rettile aizzato e impaurito.)-
DON FIORENZO
-(investendolo con un furore ansioso)- Che hai fatto? Che hai fatto?
-La voce di ANNITA-
-(da lontano)- Aiuto! Aiuto! Giulio è precipitato nel burrone!
SEBASTIANO
-(esce di corsa.)-
DON FIORENZO
-(in atto di gettarsi addosso a Barbarello, urla terribilmente:)-
Assassino!
BARBARELLO
Per te.... Per te....
DON FIORENZO
-(arrestandosi in una fulminea soffocazione di sorpresa e di
raccapriccio)- Per me?!... -(Poi, tosto, come travolto da un turbine,
indietreggia, indietreggia, con le braccia tese e aperte, con le orbite
biancheggianti, con la faccia cadaverica, con la gola gorgogliante, e
stramazza pesantemente, arrovesciato.)-
BARBARELLO
-(abbatte il torace sul tavolino e, col capo che penzola dal margine, le
ganasce e gli occhi spalancati, fisando di sbieco il corpo di DON
FIORENZO disteso a terra diritto e supino, emette come un gemito di
bestia ferita.)-
DON FIORENZO
-(balbetta ancora:)- Per me.... Per me....
(SIPARIO.)
FINE DEL DRAMMA.
Terminato di scrivere nell'aprile del 1909.
Nota del Trascrittore
Ortografia e punteggiatura originali sono state mantenute, correggendo
senza annotazione minimi errori tipografici.
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