... Chi sa!...
ELENA
Chi sa!...
UGO
... Si potrebbe....
ELENA
Si potrebbe... -(Avviandosi con molta pacatezza verso la toeletta)- Si
potrebbe... cercarla... per esempio... sotto... la tovaglia di questa
toletta. -(Ficca la mano sotto la tovaglia, ne tira fuori la grossa
chiave, e la mostra in alto, a Ugo, trionfalmente.)- Eccola qua!
UGO
-(attonito, accenna di sì con un reiterato tentennare del capo, a guisa
d'un fantoccio.)-
ELENA
-(si avvia, flemmatica, verso la porta in fondo, passa davanti a Ugo, e
trincia l'aria con un solenne gesto di comando, tenendo sempre in alto
la chiave, che quasi gli tocca la punta del naso.)- Seguitemi,...
topolino! -(Esce, svoltando alla destra del corridoio.)-
UGO
-(leva le mani ingombre in atto di comica imprecazione e si avanza,
quasi impetuoso, verso il pubblico, come per sfogarsi)- Non ne ho
imbroccata una!
L'ALBERGATRICE
-(dal lato sinistro del corridoio è entrata di botto coi suoi passettini
più veloci del solito, coi suoi gestini giapponesi. Dà di muso nelle
spalle di Ugo e, avendone udito lo sfogo, gli grida dietro, nel tono più
acuto della sua vocetta:)- Capisco capisco!
UGO
Vada all'inferno, lei! -(E via, di corsa.)-
L'ALBERGATRICE
-(seguendolo frettolosamente)- Capisco capisco! Buona fortuna buona
fortuna! Buona fortuna buona fortuna!...
(SIPARIO.)
ATTO TERZO.
-Una ridente camera maritale, in cui campeggia una eleganza fresca e
festevole. La tappezzeria ha tinte chiare e luminose che sembrano
conferite dalle carezze del sole. I mobili son di piccole dimensioni,
semplici e civettuoli. Fra i mobili, una toeletta, che è come al posto
di quella ch'era nella camera del rustico albergo. I fiori e i ninnoli
frastagliano qua e là l'ambiente e ne accrescono la gaia gentilezza.-
-Il letto è in un'alcova che s'apre nella parete in fondo.-
-Una porta alla parete sinistra, una gran finestra alla parete opposta.-
SCENA UNICA.
UGO -ed- ELENA
UGO
-(con in mano una piccola valigia, entra quasi di corsa, precedendo
Elena)- Avanti, avanti, avanti la sposa! -(Lascia cadere sopra una sedia
il suo cappello a cilindro, in un angolo la valigia, e torna a lei.)-
Di': ti piace, ti piace il nostro nido?
ELENA
-(vestita con perfetta eleganza, è tutta raggiante di sorrisi. La sua
voce argentina trilla di festosità.)- Una casetta deliziosa! Una casetta
incantevole! Il mio sogno! Il mio ideale!
UGO
Mi sono industriato a interpretare i tuoi gusti, a prevenire le tue
esigenze di donna squisita.
ELENA
Sei stato molto gentile!
UGO
E, soprattutto, mi sono ricordato delle parole graziose che mi hai tante
volte ripetute durante il nostro fidanzamento: «Desidero un vero nido di
sposini, desidero averne l'impressione d'una vita che comincia.» E,
difatti, qui tutto sorride, tutto è giovane. Forse, un po' troppo più
giovane di me; ma non certo più giovane di te.
ELENA
Più giovane di me, no, perchè, mezz'ora fa, io ho lasciato sui gradini
dell'altare una diecina dei miei anni. Quando quel bravo omino del
sacerdote ha benedetta la nostra unione, mi sono sentita ringiovanire.
UGO
-(infervorato)- Io ho avuta la medesima sensazione.
ELENA
E, anche, ho ritrovata in me... tutta la purezza di un tempo. Nulla di
più adatto al mio stato d'animo che l'ambiente di questa cameretta dai
colori tenui, piena d'aria, piena di luce, con quel cantuccio appartato
-(indicando l'alcova)- che pare protetto dalla penombra discreta.
UGO
-(aprendo la finestra)- E tutto questo, sul mare di Posilipo. Guarda!
ELENA
-(sporgendo il capo)- Che bellezza!
UGO
Le sirene tue colleghe ti saluteranno ogni mattina dal loro letto
d'alghe...
ELENA
E m'invidieranno d'avere un marito.
-(Si allontanano dalla finestra tutti e due.)-
UGO
T'invidieranno i fascini con cui tu hai saputo mutare in marito... uno
scoglio come me.
ELENA
-(con delicata birichineria)- Eh, mio caro, o mutarlo in marito o
scansarlo per non rompermi il muso!
UGO
Tu hai compiuto il miracolo, ed eccomi in regola col settimo sacramento
nel più legittimo dei domicili coniugali.
ELENA
-(con un senso di sollievo -- togliendosi i guanti e il cappello)- Che
differenza dall'albergaccio equivoco di quella notte famosa!
UGO
Lo credo bene, io!
ELENA
Qui non c'è pericolo di tranelli, non c'è pericolo di trabocchetti...
UGO
E non c'è nemmeno pericolo che tu mi metta alla porta.
ELENA
No!... -(Con reticenza, arrossendo)- Qui, al più al più..., con la
massima gentilezza,... potrei pregarti di....
UGO
Ti prevengo che per nessuna ragione al mondo io mi allontanerò dal mio
posto!
ELENA
Pochi minuti soltanto... Tu stesso mi ringrazierai ch'io l'abbia voluto.
UGO
Ma quali complicazioni sorgono?... Io mi ribello energicamente all'idea
di una qualunque dilazione!
ELENA
Fai male! Fai molto male! -(Siede, imbronciata.)-
-(Un silenzio.)-
UGO
-(accostandosi a lei e carezzandola con costretta riservatezza)- Un po'
di logica, Elena mia! Un po' di buon senso! Io sono il povero assetato
che sta per giungere alla fontana dopo un lungo cammino sotto il sole
ardente, e tu vorresti che io mi fermassi?...
ELENA
-(alzandosi come per scostarsi con garbo)- Non capisci mai niente, tu!
UGO
-(trattenendola per le mani)- E tu, che capisci? Di': che capisci?... Mi
sono rassegnato finora a non avere da te neppure un bacio....
ELENA
Un bacio, va bene, te lo do. Te lo do subito, anzi! -(Liberando le mani
e ritraendole)- Ma tu, tranquillo! Faccio io.
UGO
Vediamo quello che fai.
ELENA
-(gli prende a un tratto il capo e gli scocca un bacio dove càpita, cioè
sul naso.)- Fatto!
UGO
Fatto, che cosa?!
ELENA
Ti ho dato un bacio.
UGO
Sul naso?!
ELENA
Per isbaglio. Volevo dartelo sugli occhi.
UGO
O sul naso o sugli occhi, non c'è da stare allegri. Ma, adesso, bada che
faccio io...
ELENA
-(sfuggendogli come impaurita)- No, Ugo... Aspetta....
UGO
-(ridendo nervoso)- È inutile che tu cerchi di sfuggirmi, sai!... Mi
avvalgo dei miei privilegi!... Sono tuo marito, e ti prendo....
-(Si rincorrono intorno alla piccola toeletta.)-
ELENA
Non ancora, te ne prego.... Devo prima dirti tante cose!... Tante!
Tante! Tante!...
UGO
Mi dirai tutto ciò che vuoi, ma me lo dirai -dopo-. -(La raggiunge e la
ghermisce.)-
ELENA
-(difendendosi dalla stretta di lui e, più, dalla propria sensibilità
che la tradisce)-.... Con una moglie non si ricorre alla violenza!... Io
mi oppongo! Io mi oppongo! Io mi oppongo!
UGO
-(lasciandola con un impeto di fastidio)- Parola d'onore, se tutte le
donne fossero come te, non ci sarebbe nulla di più mortificante che
l'essere nato uomo!
ELENA
-(gettandosi sopra una sedia, con una specie d'angoscia infantile)- Sì,
sei mio marito, sei mio marito, ma tu mostri chiaramente che di tua
moglie non vuoi fare che la tua amante.
UGO
Dovresti ammirarmi. Tutti si pigliano per amante la moglie degli altri,
io voglio pigliarmi per amante la mia: rappresento una nobile eccezione,
perbacco!
ELENA
Ed io, ingenua, che ho tanto combattuto per essere da te amata come so
di meritare! La tua impazienza è quella di chi non sente altro che un
desiderio!
UGO
Non ti ho mai lasciato credere di adottare il tuo catechismo
d'idealista. Diventando mia moglie, tu non ignoravi che per me l'amore è
una cosa molto semplice.
ELENA
-(con una smorfia di rabbioso disgusto)- Come tra i bruti, non è vero?
UGO
Poveri bruti! Sono tanto più sinceri di noi!
ELENA
-(disdegnosamente)- E sta benissimo! Mi arrendo. Avrei voluto che oggi
tu mi conoscessi completamente prima che io fossi completamente tua,
ma... te ne manca il tempo. Hai fretta! Eccomi qua. -(A questo punto,
ella comincia un nuovo gioco, del quale si compiacerà, tra sè, a mano a
mano che ne andrà notando l'ottimo risultato. -- Assume, dunque, un
contegno doloroso e si rivolge a lui con una enfasi di deplorazione.)-
Ricòrdati, però, ricòrdati... che proprio tu mi hai impedito di
ascoltare la voce della mia coscienza!
UGO
-(impuntando)- Come c'entra la voce della tua coscienza?!
ELENA
C'entra. Non sono una cinica, io. Mi fa pena che tu t'illuda troppo sul
mio conto. -(In tono drammaticissimo)- Che ne sai, tu, povero Ugo, del
mio passato? Che ne sai?... Le informazioni di cui ti accontentasti
quando mi facevi la corte erano così vaghe, così sommarie!...
UGO
-(stranamente impressionato)- Io penso che non ci sia nessuna macchia
nel tuo passato. Mi hai tanto afflitto con la tua rispettabilità!
ELENA
Una macchia, precisamente, no; ma... -(China il capo in atto di
compunzione.)-
UGO
Abbassi la fronte?! -(Si alza e le si accosta fissandola.)-
ELENA
Non fantasticare, adesso. Potresti sospettar peggio di quello che è.
UGO
Dimmi di che si tratta se temi ch'io sospetti peggio.
ELENA
Te lo dirò... -dopo-, come tu avevi stabilito.
UGO
-(diventando austero ed energico)- Ma no, mia cara! Mi hai messo un gran
fastidio addosso e me ne voglio liberare al più presto possibile! Perchè
non erano sufficienti le informazioni di cui mi accontentai? Sentiamo!
-(Le siede accanto.)- Io seppi, in sostanza, che eri vedova e che tuo
marito ti aveva sbarazzata, -motu proprio-, della sua presenza. Aggiungi
quel che devi aggiungere, rettifica quel che devi rettificare.
ELENA
-(mostrandosi tutta confusa e spaurita)-... Io... ero vedova, sì... ma
un po' meno vedova di come tu credesti.
UGO
Un po' meno vedova?!... Che diamine significa questo?
ELENA
Mi esprimo come posso... Compatiscimi.... Sono confessioni difficili a
farsi.
UGO
Io ho visto con i miei occhi l'attestato di morte di tuo marito. Era un
attestato falso?
ELENA
No.
UGO
Era falso il marito?
ELENA
Neppure.
UGO
Dunque, tu eri perfettamente vedova. La vedova è quella donna che ha un
marito morto. Non c'è da sbagliarsi.
ELENA
-(con un'aria di penitente al confessionale)-... Per il registro dello
Stato Civile, così è; ma... per la coscienza....
UGO
E dàgli con la coscienza!
ELENA
-(cercando e smozzicando le parole)- Quando una vedova... non si
rassegna... al vuoto della sua esistenza...
UGO
-(sbarra gli occhi.)- A questo vuoto, tu non ti rassegnasti?!
ELENA
Non potetti.
UGO
E che facesti?!
ELENA
Lo colmai....
UGO
Con che?!!
ELENA
Lo colmai con....
UGO
-(incalzando tragicamente)- Con un amante?!...
ELENA
No.
UGO
Be', allora, sono tranquillo.
ELENA
Con due amanti. Uno dopo l'altro, spieghiamoci. Mica tutti e due
insieme.
UGO
-(scattando in piedi con furore)- Ti sei regalati due amanti e con me ti
atteggiavi a Lucrezia romana e a casta Susanna?!
ELENA
Te, ti volevo per marito, lo sai.
UGO
Ed hai aspettato di essere mia moglie per confessarmi quello che il più
rudimentale dei doveri t'imponeva di confessarmi almeno quando ti
promisi di sposarti?!
ELENA
La mia confessione ti avrebbe fatto mandare a monte il matrimonio e io
ne sarei stata inconsolabile.
UGO
Nulla giustifica il cumulo delle tue menzogne! Mi hai mentito senza
un'ombra di pudore. Mi hai mentito sempre. Mi hai mentito fino a poco
fa, e forse mi mentisci ancora! Di', di': quanti furono realmente i tuoi
amanti?
ELENA
Due! Due!... Non più di due.
UGO
-(con severità imperiosa)- Giuralo!
ELENA
-(si affretta a mettersi una mano sul petto per significare la solennità
del giuramento.)-
UGO
Chi fu il primo? Chi fu il secondo? Com'erano? Che professione avevano?
Voglio essere informato dei più minuti particolari. Non tollero
omissioni! Parla!
ELENA
-(ha la voce tremula)- Il primo fu... fu... fu...
UGO
Un medico? Un banchiere? Un avvocato? Un notaio? Un militare?
ELENA
-(subito)- Un militare.
UGO
Ah ah!... Un tenentino?
ELENA
No... Cioè... Non ricordo se era tenente o capitano.
UGO
Non ricordi se era tenente o capitano un uomo che hai avuto per amante!?
ELENA
Non ricordo bene il numero dei giri al berretto. Ma, già, un giro di
più, un giro di meno...
UGO
Non muta nulla, questo s'intende.
ELENA
Proprio nulla.
UGO
-(con austerità crescente)- Il suo nome?
ELENA
Il nome, abbi pazienza, non te lo dico. Vuoi che comprometta un
uffiziale dell'Esercito? Sarebbe un'indegnità!
UGO
Basta così! Poche parole! Com'era? Com'era? Che figura aveva?
ELENA
-(in un misto di pudibonda contrizione e di vago compiacimento)- Una
bella figura. Alto, imponente, marziale....
UGO
Vergogna!
ELENA
Non è colpa mia se era marziale.... Apparteneva ai granatieri. Non
poteva essere un fuscellino.
UGO
-(ha un sogghigno di rabbioso disprezzo)- Mi par di vederlo, quel
soldataccio!... Due metri di altezza....
ELENA
-(con un mite gesto analogo)- Sì, su per giù...
UGO
Un torace quadrato...
ELENA
È vero: -(con un mite gesto analogo)- quadrato come un armadio....
UGO
Due enormi baffi ispidi....
ELENA
È vero, è vero: mi -pungicavano- anche un pochino il viso...
UGO
E una capigliatura più ispida dei baffi!
ELENA
No. Questo, no. Capigliatura, niente.
UGO
Era calvo?!
ELENA
-(accennando la forma del cranio)- Come l'avorio.
UGO
Un granatiere calvo è per lo meno un granatiere goffo. È per lo meno un
granatiere da cartolina illustrata!
ELENA
-(con estrema umiltà)- Io colmavo il vuoto della mia esistenza, e perciò
chiudevo un po' gli occhi...
UGO
-(furibondo)- Una donna che si rispetta non chiude mai gli occhi...
quando colma il vuoto della propria esistenza!... Ma come si fa, domando
io, a scegliersi per amante un bestione di quel genere?
ELENA
-(sempre con umiltà, indicando un po' Ugo)- Noi povere donne non
possiamo scegliere che fra i bestioni da cui siamo scelte....
UGO
Basta così! Poche parole! -(Si agita dentro. Freme di collera. Tormenta
il nodo della cravatta.)- Parlami del secondo amante.
ELENA
-(trepidante)- Un tipo tutto diverso. -(Abbassando gradatamente la mano
spianata, con la palma verso il suolo)- Piccino...: -- piccino, piccino,
piccino.
UGO
Un nano?!
ELENA
Piccino come può essere un uomo che non sia un nano.
UGO
Ho capito. -(Digrignando i denti e scandendo le sillabe)- Un
ca-val-leg-gerino!
ELENA
No. Il secondo non era nell'esercito. Era... nella politica. Deputato.
UGO
-(prorompendo in una risata nervosamente rumorosa)- Ah ah ah ah!...
Questo, poi, mi diverte molto!
ELENA
Perchè?
UGO
Mi diverte! Mi esilara! Il perchè non lo so, ma un deputato che fa
all'amore mi pare divertentissimo! -(Continuando a sghignazzare)- Ah ah
ah ah!... Spero che il nome dell'onorevole -(col gesto indica l'altezza
d'un pigmeo)- che ti rapì al granatiere -(col gesto indica l'altezza
d'un gigante)- vorrai bene offrirlo alla mia letizia!
ELENA
-(come dinanzi a un pericolo)- Fossi matta!
UGO
Io devo cavarmi il gusto di ridere sulla punta del suo naso!
ELENA
Per carità! Che ti salta in mente? Quello è un uomo che, da un momento
all'altro, può essere Ministro delle Poste e Telegrafi!
UGO
-(eccitandosi)- Tu vuoi tacermi anche il nome dell'onorevole? Ma ti
avverto che a qualunque costo io te lo pesco, questo scroccatore di voti
elettorali! Te lo pesco come un gambero, e ne farò il mio giocattolo!
«Piccino piccino piccino»? Lo cercherò fra i deputati rachitici!
ELENA
Potresti sbagliarti... Ce ne sono tanti!
UGO
Non mi sbaglierò, ti dico. Vedrai che non mi sbaglierò! -(Interrogandola
ancora, violentemente)- Dove sedeva costui all'epoca tua?
ELENA
Dovunque.
UGO
-(le grida sul viso)- Io ti domando dove sedeva in Parlamento!
ELENA
-(trema)- In Parlamento, egli non sedeva mai.
UGO
Stava sempre in piedi?
ELENA
Non ci sedeva perchè non ci andava.
UGO
Era perennemente appiccicato alla tua gonna, non è vero?
ELENA
Sì...
UGO
-(sbraita come un forsennato)- Buffone! Buffone!
ELENA
-(levandosi e indietreggiando)- Ugo mio, tu eccedi... Mi fai paura! Mi
metti i brividi!... Io dovevo aspettarmi dei rimproveri, sì, ma non
avrei mai potuto immaginare che tu ti adirassi fino a questo punto...
per alcuni episodi della mia vita trascorsa. Essi non possono in alcun
modo pregiudicare la nostra unione. Oggi son qui per te, solo per te,
tutta per te. Vuoi guastarti la felicità di questo giorno in cui stai
per raccogliere il frutto di ciò che con tanta pazienza hai seminato?
UGO
-(al colmo dell'ira)- Che cosa ho seminato, io?! Sono gli altri che
hanno seminato! I così detti episodi della tua vita trascorsa fanno di
te una di quelle innumerevoli donne che io non mi sono mai sognato di
prendere sul serio! Il nostro matrimonio ha per base la falsità, ha per
base l'inganno, ha per base la frode. Per conto mio, lo ritengo nullo, e
dichiaro che da questo momento noi due non siamo più legati da nessun
impegno!
ELENA
-(in tono di triste e dolorosa sottomissione)- Giacchè mi parli con la
durezza di un giustiziere inesorabile, non oserò certo replicare. Sarà
come ti aggrada.
UGO
Tutto è finito tra noi...
ELENA
-(con un accento piagnucoloso)-... prima di cominciare.
UGO
-(con forza)- E ci separeremo...
ELENA
-(mostrando di trattenere le lagrime e i singhiozzi)- ... prima di
unirci.
UGO
-(mutando)- Sarebbe puerile, credo, rivolgersi ai tribunali per disfare
un matrimonio che è durato mezz'ora....
ELENA
... e che non ha avuto nessuna conseguenza.
UGO
Ci separeremo, come suol dirsi, bonariamente, amichevolmente.
ELENA
-(facendo sentire un po' il prorompere del pianto e portando il
fazzoletto agli occhi)- Anzi, allegramente....
UGO
Tu potrai restare a tuo agio in questa casa. La legge te ne dà il
diritto. Me ne vado io. E subito!... Le tue lagrime non mi tratterranno.
A me piacciono le risoluzioni energiche e le situazioni nette. Quella in
cui mi troverei oggi,... colmando io, alla mia volta, il vuoto lasciato
dai miei predecessori, sarebbe tutt'altro che netta! Ti saluto! -(Prende
il cappello e si avvia difilato verso la porta.)-
ELENA
-(raggiungendolo e afferrandolo per un braccio)- Non scappare come se io
fossi il diavolo...
UGO
Non abbiamo più nulla da dirci!
ELENA
Ma prima di separarci per sempre... ho un favore da chiederti...: un
piccolo favore... Non vorrai rifiutarmelo, spero... Si tratta d'una
inezia...
-(Una pausa.)-
UGO
-(con riserbo dignitoso)- Se si tratta davvero di un'inezia, sia pure.
ELENA
-(va, lentamente, a prendere la valigetta che Ugo aveva posta in un
angolo e, lentamente, riaccostandosi a lui, gliela porge.)- Apri.
UGO
-(guardando Elena con meraviglia)- Questo è il favore che mi chiedi?
ELENA
Sì, questo.
UGO
-(indicando la valigetta)- Me l'hai affidata stamane raccomandandomi di
non aprirla...
ELENA
E ora desidero che sia aperta precisamente... da te.
UGO
Ciò mi sembra alquanto stupido. -(Stringendosi nelle spalle)- L'aprirò.
-(Si lascia consegnare la valigetta, la posa sopra una sedia nel centro
della camera, e, con una certa ansietà, l'apre. -- Nell'aprirla egli ha
un sussulto.)-
ELENA
Osserva, osserva quel che c'è dentro.
UGO
-(tirando fuori la roba a poco a poco, come gli càpita sotto la mano)-
Un abito bianco!... Un velo bianco!!... Un ramo di fiori d'arancio!!!
Tutta la -toilette- nuziale d'una fanciulla?!
ELENA
Sicuro!
UGO
Ma che affare è questo!?
ELENA
-(con delicata mitezza e con sincero imbarazzo)- A me non era consentito
di adornarmi ufficialmente dei simboli della purezza, ma avevo pensato
di farti una sorpresa... Speravo che, giunti tutti e due qui, nel nostro
nido, io sarei riescita ad allontanarti per pochi minuti, tanto da avere
il tempo di vestirmi... così.
UGO
Avresti avuto una bella faccia tosta!
ELENA
No, Ugo! No!
UGO
Come «no»?!
ELENA
Proprio no! -(Breve pausa. Appoggia le mani sulla spalliera della sedia
su cui è la valigetta e comincia:)- Hai mai letto in qualche romanzo di
antico stampo la «-toccante istoria-» di uno sposo obbligato a
distaccarsi dalla sposa dopo di averla... soltanto accompagnata a casa?
La fantasia dei romanzieri, per dar luogo a questo... disappunto
coniugale, ha dovuto ricorrere a una improrogabile partenza in armi, a
un dovere verso la patria: i nemici alle porte, le campane suonate a
stormo.... e via discorrendo. La sposa non rivede mai più lo sposo, e
resta... come dire?... resta male, insomma! Nella vita vera, la realtà
arriva a qualche cosa di simile, senza le partenze improrogabili. Il mio
defunto marito non fu obbligato a separarsi da me «-il dì delle nozze-»;
ma, in compenso, accompagnatami a casa, fu per me... come un fratello.
UGO
-(ascoltandola con stupore)- Oh, guarda guarda guarda!
ELENA
Il giorno seguente... continuò a esser per me... come un fratello...
UGO
E insistette per un pezzo in questo grado di parentela?!
ELENA
-(con un sospiro)- Il poverino si suicidò dopo quaranta giorni di
affetto fraterno...
UGO
-(interrompendo)- Io, nei suoi panni, mi sarei suicidato un po' prima!
ELENA
-(continuando)- E così... quel tal registro dello Stato Civile mi chiamò
vedova, e disse una menzogna di più!
UGO
-(attonito, disorientato)- Santi numi del paradiso e dell'inferno!...
Quel che mi riveli è meraviglioso!... È straordinario!... Ma, scusa,
perchè me lo hai taciuto sino a oggi?!
ELENA
Perchè, prima di oggi, non avrei potuto dartene le prove. Oggi, sì.
-(Con grazia pudica)- Sono qui per questo.
UGO
-(affaticandosi, invano, a raccapezzarsi)- Puoi darmene le prove,
oggi?!... Tu mi fai ammattire!... E i tuoi amanti?!... Furono ugualmente
come dei fratelli per te?!
ELENA
Quelli, poi, furono anche meno, visto che li ho inventati io.
UGO
-(esasperato dalla confusione)- E chi mi garantisce che non sia una
menzogna anche questa?
ELENA
Senti, amico mio. Provandoti di non avere avuto un marito, ti proverò
implicitamente -- se non mi sbaglio -- di non avere avuto neppure degli
amanti.
UGO
Già!... Questo è chiaro!
ELENA
È matematico.
UGO
-(accalorandosi al pensiero del fatto inconcepibile)- Sicchè, ti sei
calunniata per un capriccio?!... per un ticchio?!... per uno
-sport-?!...
ELENA
No, caro. Mi sono calunniata... per sottoporre te ad un esperimento
decisivo -- che ha superato tutte le mie speranze, fanciullone che sei!
L'amore d'un uomo che è geloso del passato d'una donna fino a non
saperglielo perdonare può essere, forse, l'amore d'un egoista, ma
certamente non è quella cosa molto semplice e molto volgare che tu
dicevi. -(Esaltandosi, inebbriandosi)- Tu mi ami ogni giorno meglio,
ogni giorno meglio... E questo è opera mia!... Il tuo amore si eleva, si
ingentilisce, si raffina, si perfeziona, e sarà, tra breve, ne ho fede,
quell'amore che ho tanto desiderato da te! -(Come offrendosi)- Eccomi
qua! Eccomi qua! Adesso, posso dirtelo, finalmente, con tutto il mio
cuore, con tutta l'anima mia, con tutto l'entusiasmo d'una sposa
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