Il perfetto amore (Dialogo in tre atti) Roberto Bracco ROBERTO BRACCO TEATRO VOLUME NONO =IL PERFETTO AMORE= -- NEMMENO UN BACIO REMO SANDRON -- Editore Libraio della Real Casa MILANO-PALERMO-NAPOLI-GENOVA-BOLOGNA-TORINO Copyright by Roberto Bracco, 1917. PROPRIETÀ LETTERARIA -I diritti di riproduzione e di traduzione sono riservati per tutti i paesi, non escluso il Regno di Svezia e quello di Norvegia.- È assolutamente proibito di rappresentare queste produzioni senza il consenso scritto dell'Autore (-Art. 14 del Testo Unico 17 Settembre 1882-). Copyright by Roberto Bracco, 1917. Off. Tip. Sandron -- 311 -- I -- 291117 IL PERFETTO AMORE -Dialogo in tre atti- Rappresentato per la prima volta al Teatro -Manzoni- di -Milano- il -19 dicembre 1910-, dalla Compagnia di TINA DI LORENZO. PERSONAGGI: ELENA UGO -Un cameriere. -- Un'albergatrice. -- Uno -chauffeur-. -- Le professoresse.- ATTO PRIMO. -Il salotto di un piccolo albergo elegante. -- Qualche canapè, seggiole a sdraio, poltrone, poltroncine. Nel centro, una gran tavola, su cui sono, bene ordinati, giornali, guide, riviste, orarii di ferrovie. Quasi presso la parete sinistra, un po' di sbieco, un pianoforte col dorso rivolto al muro. Dinanzi al pianoforte il relativo sediolino senza spalliera. Verso lo stesso lato, un tavolino con su un mazzo di carte francesi ed altri oggetti da giuoco. Al lato opposto, nel primo piano del quadro scenico, uno scrittoio, che è diviso in due da un rialzo intarsiato, sicchè due persone vi si possono sedere di faccia senza che si diano soggezione. Nella parete destra due porte -- aperte. Nella parete di fondo, poco discosta dall'angolo che questa forma con la parete destra, un'altra porta coi battenti di vetro -- spalancati --, che dà in una serra.- SCENA UNICA. ELENA, UGO, IL CAMERIERE, LE PROFESSORESSE. ELENA -(seduta al pianoforte, suona un brano del «Crepuscolo degli Dei.»)- UGO -(fa capolino dalla prima porta a destra, vede Elena, e si avanza. -- Resta lungamente ad ascoltare. Poi, mormora fra sè:)- Perbacco! Wagner a memoria! -(Ascolta ancora. Riflette.)-... Wagnerofila! ELENA -(accorgendosi di non essere sola, si alza subito.)- UGO -(si dirige verso il pianoforte per incontrarla di fronte.)- ELENA -(deviando bruscamente, lo evita. -- Siede presso la tavola, sceglie fra i giornali un fascicoletto pieno di piccole caricature, e, con disinvoltura, lo sfoglia.)- UGO -(la contempla alle spalle. -- Si morde il labbro inferiore, e ha un moto di ostinazione intraprendente. -- Assume un'aria d'indifferenza, siede anche lui presso la tavola, e cerca tra i giornali. -- Con in mano una rivista, ne legge il frontespizio, levando un po' la voce per farsi udire:)- «La Rinascenza Latina, rivista di scienze, lettere ed arti». -(Riponendola sulla tavola)- Non mi riguarda. -(Ne piglia un'altra)- Vediamo questa. -(Ne legge il frontespizio:)- «La donna Italiana». «Esce ogni due mesi». -(Comentando)- Esce molto di rado la donna italiana! -(Sottecchi, guarda Elena con la speranza di sorprendere un sorriso o un qualunque segno di approvazione o di protesta alla scipita barzelletta.)- ELENA -(ha gli sguardi fissi sul piccolo fascicolo da lei sfogliato.)- UGO -(lascia cadere sulla tavola quest'altra rivista, e, dopo di aver notato che il fascicolo che ella sfoglia è il «Punch», cerca di nuovo fra i giornali parlando a sè stesso, sempre con lo scopo di costringere lei a udire:)- È curioso!... In un hôtel così internazionale, manca il «Punch»! Peccato!... Il «Punch» è il più ameno giornale di caricature ch'io mi conosca! -(Poi, mostrando di accorgersi adesso che lo ha lei)- Ah no, non manca. Lo ha la signora. ELENA -(getta su i giornali il fascicoletto e si allontana dalla tavola.)- UGO ... Io avrei potuto bene aspettare. ELENA -(impassibile, non ha per lui neppure un cenno. -- Tocca il bottone del campanello elettrico. -- Si sdraia in una poltrona.)- UGO Tuttavia, profitterò della cortese abnegazione. -(Si mette a guardare le caricature del «Punch».)- -(Un cameriere tedesco, biondo-rossastro, comparisce dalla seconda porta a destra e si pianta come un soldato.)- ELENA -(al cameriere:)- Un caffè nero. IL CAMERIERE -Ja.- UGO Un caffè nero anche a me. IL CAMERIERE -Ja.- ELENA Un caffè nero -espresso-. IL CAMERIERE -Ja.- UGO -Espresso- anche a me. IL CAMERIERE -Ja.- -(Via.)- ELENA -(impulsivamente, ha lanciato a Ugo uno sguardo severo.)- UGO -(ha sorpreso lo sguardo, e coglie questa occasione per rivolgerle la parola.)- Non c'è da aversela a male, signora. Dopo colazione io soglio regalarmi un caffè nero, come fa quasi tutta l'umanità. E, siccome ella ha avuta la buona idea di ordinarlo -espresso-, io, che mi son ricordato d'aver preso stamane, in questo medesimo hôtel, un caffè non -espresso- che era un veleno, ho adottata la sua buona idea immediatamente. È molto semplice. ELENA -(fingendo di non badargli, si alza, e giunge, lenta, al tavolino su cui è il mazzo di carte francesi. Lo prende, mescola le carte. Siede. Comincia a fare un solitario: il «solitario di Napoleone».)- UGO Nondimeno, le chiedo scusa se mi sono permesso di non volermi avvelenare una seconda volta. IL CAMERIERE -(ritorna, portando due -servizi- di caffè. Ne posa uno sul tavolino dinanzi a Elena, l'altro sulla tavola dinanzi a Ugo. Indi, fa per andare.)- ELENA -(chiamando:)- Cameriere! IL CAMERIERE -(si ferma, si volta.)- -Bitte?- ELENA -(versando il caffè)- Dite al Direttore che voglio mutare di camera. Al primo piano si sta malissimo. È pieno di gente importuna e indiscreta. IL CAMERIERE -(serio e corretto, col suo duro accento di tedesco e con la sua personale lingua italiana)- C'è soltanto unico signore qui presente. UGO Grazie mille per la delucidazione! IL CAMERIERE -(che non ha capito) Bitte?...- Prego ripetere a me ancora il comandamento. UGO Ma che «comandamento»? Vi ho ringraziato. C'era proprio bisogno d'indicare quale fosse la gente importuna e indiscreta? IL CAMERIERE Ah, ja. Non era bisogno perchè Signora già sapeva. -(La sua r rumoreggia, il suo b diventa p, il suo g diventa c, il suo v diventa quasi f.)- UGO Bravo! Di bene in meglio! ELENA -(spazientita -- al cameriere:)- Dunque, avete inteso? Mi farete dare una camera al secondo piano. IL CAMERIERE Il secondo tutto preso da una società professoresse americane, -i quali- sono arrivati pochi momenti avanti a questo giusto momento. UGO -(con viva compiacenza)- Professoresse americane? Graziosissime! Professoresse di che? IL CAMERIERE -(si avvia in gran fretta verso la porta.)- ELENA -(irritandosi)- Ma dove andate?! IL CAMERIERE -(si ferma, si volta.)- Signore vuole precisi informazioni sopra graziosissime professoresse: io vado a domandare preciso. UGO Ve ne dispenso, ve ne dispenso. State attento, invece, ai... -comandamenti- della signora. IL CAMERIERE -Ja.- ELENA Se al secondo piano non ci sono più camere, me ne farete dare una al terzo. Oppure al quarto. Oppure al quinto. Oppure in soffitta. Mi sono spiegata? IL CAMERIERE -Ja. (Non si muove.)- -(Un silenzio.)- ELENA -(vedendolo lì impalato)- Ora, potete andare. IL CAMERIERE -Iaaa! (Esce.)- ELENA -(continua a fare il suo solitario, e, di tanto in tanto, sorseggia il caffè.)- UGO -(ha terminato di bere, e accende una sigaretta. Poi, togliendosela di bocca)- La disturbo con la mia sigaretta? ELENA -(finge di non udire.)- UGO No? Grazie! -(Rimette la sigaretta in bocca e, fumando, si alza. Gira per la stanza e parla con sè stesso mostrando d'inebriarsi.)- Professoresse americane! Oh,... me le figuro queste gaiette professoresse in vacanza! Una frotta di vezzose gazzelle dalla piccola testa eretta, dal piedino irrequieto, dalle caviglie sottili e con negli occhi tutta la schiettezza di una femminilità impavida -(sottolineando)- che sfida gli uomini piuttosto che sfuggirli o guardarli in cagnesco! -(Mutando e fermandosi avanti a Elena)- Disturbo con la mia voce? ELENA -(china esageratamente il capo, con l'intenzione di sembrare attentissima al suo solitario.)- UGO No? Grazie! -(Breve pausa.) (Poi, gironzolando di nuovo per la stanza)- D'altronde, è così. Non so pensare senza parlare. Ho l'istinto del monologo. Come la signora, evidentemente, ha quello del solitario. Due istinti che si somigliano, del resto. Io, talvolta, per frenare il monologo che scappa fuori, canticchio, zufolo,... suono il pianoforte. Ma, pensare in silenzio?... Impossibile! -(A Elena:)- Mi trova bizzarro? Mi trova buffo? ELENA -(Nessun segno di risposta!)- UGO No? Grazie! -(Gironzola ancora, come assorto, canticchiando appena col fiato la «Canzone del Premio» dei «Maestri Cantori». Poi, s'interrompe, vigilando i moti di lei:)- «Das Preislied»!... La «Canzone del Premio»!... Per me, la gemma più pura... -(sogguarda Elena)-... del «Sigfrido»! ELENA -(correggendolo sùbito in un impulso quasi incosciente)- Dei «Maestri Cantori»! UGO -(con prontezza, dissimulando che è felice di potere finalmente appiccar discorso)- Scusi tanto, signora! La «Canzone del Premio» è nel «Sigfrido». ELENA -(alza le spalle in atto di noncuranza, riunisce le carte, le rimescola e comincia un altro solitario.)- UGO No, sa! Io non mi sbaglio. E stupisco che si sbagli lei, che conosce Wagner a memoria. Io non sono che un musicista da strapazzo; ma questo è un caso speciale perchè si tratta di note associate ai ricordi più graditi del mio soggiorno in America. E appunto per ciò mi tornavano dianzi all'orecchio. L'annunzio delle vispe professoresse mi ha fatto ripensare all'immancabile successo di quelle note. Se in una qualunque sala, in un qualunque hall di trattenimento, io toccavo la tastiera di un pianoforte accennando con dolcezza italiana qualche battuta della «Canzone del Premio», mi vedevo a poco a poco circondato di americanine, le quali restavano ad ascoltarmi estasiate, immobili, quasi fossero sospese -(imitandone l'atteggiamento)- in un fluido magnetico. La consueta vivezza scintillante dei loro audaci corpicini, in quella eccezionale immobilità estatica, diventava come un fulgore fisso di luce elettrica intensificata nelle retine delle lampade Wallfram. Parevano tanti campioni d'un incantevole tipo di donna costruito nel laboratorio di Edison. Una delizia! Una meraviglia! ELENA -(questa volta non ha saputo fingere di non udire. A un certo punto, ha interrotto il solitario e si è messa ad ascoltare, battendo una carta sul margine del tavolino.)- UGO È persuasa, ora, che non posso sbagliarmi? ELENA -(con un sorriso sdegnosetto e canzonatorio -- disordinando le carte come per rinunziare al solitario)- Ma lasci andare! UGO Vuole onorarmi d'una scommessa? ELENA -(alzandosi severa)- Non faccio scommesse con persone che non mi siano state presentate. -(Passa dal tavolino allo scrittoio, e, in piedi, cava dalla cartella dei foglietti.)- UGO Dio buono!... Non capisco da chi dovrei farmi presentare! ELENA Da qualcuno che la conosca bene. UGO L'unico qualcuno che mi conosca bene sono io stesso. E se ella non può transigere sul convenzionalismo della presentazione, la servo immantinente. ELENA -(ascoltandolo e guardandolo, resta in piedi, con le mani indietro, appoggiate allo scrittoio.)- UGO -(va fino in fondo senza interrompersi)- Ho il piacere di presentarle in me... il signor Ugo Ginetti, napoletano di nascita e cosmopolita di elezione, uomo degnissimo di stima, con spiccate attitudini di avventuriero e analoga elasticità di temperamento. Lei dice che la qualifica di avventuriero fa a calci con la stimabilità? S'inganna, perchè io non ho parlato che di attitudini. Si possono avere le attitudini del ladro senza essere un ladro. E, anzi, fra tante persone che non rubano, le sole che abbiano incontestabilmente diritto all'ammirazione ed alla stima sono quelle che, volendo, saprebbero rubare. Capirà che tutte quelle altre, che non saprebbero rubare, non hanno nessun merito a non essere dei ladri. Io sono estremamente stimabile perchè, sfornito, -ab origine-, di mezzi finanziari, ed esposto a tutte le tentazioni del -globe-trotter-, non ho profittato con larghezza delle mie attitudini di avventuriero. Le ho soltanto utilizzate nei confini dell'onestà. Avrei saputo fare, al tavolo di gioco, dei... -giochi- di prestigio; avrei saputo divertire un miliardario per scroccargli i quattrini e la moglie; avrei saputo documentare un falso titolo di marchese per sposarmi... i -titoli- di rendita di una qualche stanca sfruttatrice di vapori transoceanici o di una qualche stagionata ereditiera di miniere carbonifere, e, invece, mi son limitato a imbrogliare il mondo facendo in Egitto il professore di letteratura italiana senza aver mai letto un verso di Dante, in Grecia il maestro di scherma senza aver mai conosciuta da vicino una sciabola, a New-York e a Filadelfia il pianista... suonando a orecchio. Ho imbrogliato il mondo, non lo nego, ma l'ho imbrogliato così onestamente e ne ho tratto così poco vantaggio che sono stato assalito spesso dal sospetto che l'imbroglione fosse il mondo e l'imbrogliato io. Tanto imbrogliato, che sarei ancora un avventuriero al verde se un mio parente superstite non avesse avuto il delicato pensiero di morire dopo di essere stato fedele a due grandi virtù: a quella dell'avarizia e a quella dell'infecondità. Ciò detto, o signora, io ho motivo di credere che ella possa ritenere come perfettamente compiuta la formalità della presentazione. ELENA Mi ha favorito addirittura la sua biografia! UGO Una presentazione abbondante, ecco. Non ho voluto lesinare. ELENA E si è data tutta questa pena... per fare una scommessa con me?! UGO Si fa una scommessa per guadagnar qualche cosa. ELENA Ma è una scommessa inverosimile, una scommessa già perduta! UGO Da quell'onestissimo avventuriero che mi pregio di essere, l'avverto che -l'imbroglio c'è-. ELENA Lei può imbrogliare fin che vuole: con l'imbroglio non le riescirà certo di fabbricare un Wagner per suo uso e consumo. -(Ridendo un po' e burlandosi di lui)- Via!... «I Maestri Cantori» senza la «Canzone del Premio».... UGO -(interrompendo)- È come dire un corpo senz'anima o... un pasticcio di pernici senza pernici. ELENA Assolutamente! UGO Ma io non ho mai pensata una simile sciocchezza! ELENA -(con un salto di stupore)- E la scommessa?! UGO Un piccolo espediente, signora! Il culto wagneriano che ella professa me lo ha felicemente ispirato soccorrendo l'ansia che avevo di vincere quel suo mutismo ostile. Ora, il mio monologo e il suo solitario si sono mutati in dialogo; io parlo con lei, lei parla con me: ciò che avevo stabilito di guadagnare, l'ho guadagnato. Come vede, l'imbroglio c'era. ELENA -(allontanandosi un po' dallo scrittoio per allontanarsi da lui)- Molto furbo! UGO Sì, non c'è male: abbastanza. ELENA E, con tutta la sua furbizia, non ha avuto il dubbio che della scommessa mi sia servita io per appurare finalmente chi fosse lei? UGO ... Confesso che a questo non avevo pensato. -(Poi, con sarcasmo vendicativo)- D'altronde, io non potevo sperare che in lei destasse tanta curiosità la mia povera persona. Ne sono orgoglioso! ELENA -(in uno stato di irrequietezza graziosa, va un po' di qua, un po' di là, gingillandosi con un qualche oggetto preso a caso.)- Non incomodi il suo orgoglio, sa. Non c'è di che. La mia curiosità? Sfido, io! Da che sono in viaggio, dovunque io vada, mi trovo sempre lei davanti! UGO -(codiandola)- Dica piuttosto che mi trova sempre alle sue spalle. -(Difatti, in questo punto, si trova precisamente alle spalle di Elena, che guarda una carta di musica sul pianoforte.)- Io non faccio che seguirla. ELENA -(con simulata ingenuità)- Davvero? Credevo che si trattasse di coincidenze casuali. UGO Mi affaticai tanto per partire da Napoli col medesimo treno con cui partì lei! ELENA -(continuando a simulare)- Si vanta di uno zelo del quale non la credo capace. Alla stazione di Napoli, lei non c'era. UGO Io le dico che c'ero. ELENA Lei non c'era. UGO Ci ero! Ci ero! Le assicuro che ci ero! ELENA Ma no. UGO Cerchi di ricordare. Badi che avevo la barba. ELENA Una barba finta?! UGO Una barba vera. Una barba mia. ELENA E che ne ha fatto? UGO La lasciai a Roma. ELENA Al bagagliaio? UGO Mentre ella era al -restaurant-, andai a farmela radere. ELENA Perchè? UGO Credetti utile sembrare un po' meno brutto e un po' più giovane. ELENA A chi? UGO Non certo al capotreno. A lei, s'intende. ELENA Sicchè, con quel suo inseguimento senza barba, si riprometteva di conquistarmi? UGO -(atteggiandosi a modesto)- Io non aspiravo che a farle tollerare la mia presenza, di cui mi proponevo di offrirle la costante assiduità. La disturbo con la mia presenza? ELENA Ogni tanto lei mi domanda se mi disturba. È lo stesso che domandare come va l'appetito a un poveretto che stia soffrendo il mal di mare. UGO Io sarei il mal di mare?! ELENA Un ostinato corteggiatore è anche peggio per una signora che viaggia sola. UGO Non tutte le signore che viaggiano sole sono afflitte da una simile idiosincrasia. ELENA Tutte le signore rispettabili come me! Ma lei non lo sa nemmeno che io sono una signora rispettabile! UGO Se non lo sapessi, le avrei già mancato di rispetto. In fondo, perchè sono così noioso, io? Perchè so che lei è rispettabile. Vuol vedere che lo so? Le mostrerò gli appunti da me raccolti sul conto suo quando a Napoli cominciai ad occuparmi di lei. Monologavo... nel mio taccuino. -(Lo cava di tasca.)- ELENA Il pigliare degli appunti sul conto d'una signora fa parte delle attitudini di avventuriero? UGO Naturalmente. Legga queste paginette. -(Le porge il taccuino, aperto.)- ELENA -(sedendo sul bracciuolo d'una poltrona, prende il taccuino e guarda.)- Ha una bruttissima calligrafia! UGO -(sedendole accanto, sopra una sedia.)- Sì, la calligrafia non è bella.... ELENA Ma come si fa a leggere?! UGO Non leggo io stesso perchè ella potrebbe credermi intento a mutare il testo. Si regoli: ho un -g- che sembra una -f-, un -b- che sembra una -h-, un -p- che sembra un -y-, e faccio allo stesso modo la -n-, la -r-, le -s-, la -z-, il -v- e il -c-. ELENA Ma è un rompicapo! UGO Tutto sta a farci l'occhio. ELENA Mi ci proverò. -(Cerca di decifrare-:) Qua su, si capisce: è il mio nome: «Elena Lamberti Ardori». Poi?... -(Continua a decifrare-:) «Vedova... che ha avuto un...» -(A Ugo-:) Un che? UGO «Un marito». ELENA Ci sono delle vedove che non lo hanno avuto? UGO Sicuro! E non le nego che io, sulle prime, sospettai che lei appunto non lo avesse avuto. ELENA -(offesa)- Mi meraviglio! UGO Ma visto che fu un sospetto passeggero.... ELENA Andiamo avanti. -(Fissa un punto della paginetta)- Che dice qui?... «Il quale marito....» UGO -(spiegando)- Il quale marito di questa vedova.... ELENA -(decifrando:)- «il quale marito non è morto».... Eh?! UGO Lei ha troncata la frase. Riunisca le parole in un sol fiato: «Il quale marito non è morto di morte naturale». ELENA Questo è vero. -(Con un sospiro)- Mah!... -(Poi, leggendo in un tono di tristezza:)- «Egli si uccise con un colpo di rivoltella dopo qualche mese di manicomio». -(A Ugo:)- Di manicomio?! UGO «Di matrimonio». Io ricordo di avere scritto: «matrimonio». ELENA -(legge con la medesima intonazione malinconica ed enfatica:)- «Egli si uccise con un colpo di rivoltella dopo qualche mese di matrimonio perchè era... un areostatico». UGO Ma che areostatico! «Un nevrastenico». ELENA No: questo è inesatto. UGO Effettivamente, doveva essere non un nevrastenico, ma addirittura un pazzo se preferì un colpo di rivoltella a una moglie come lei. ELENA Per sua norma, mio marito fu il più saggio degli uomini! UGO Mi affretto a crederlo, perchè riconosco una incontestabile competenza nella donna che lo ha amato e che certamente lo ama tuttora. ELENA Anche questo è fantastico. Come fa a sapere che lo amo tuttora? UGO Ne dubiterei soltanto se egli fosse vivo. ELENA -(con severità)- Lei si permette delle insinuazioni! UGO Ma no.... Non si adombri. Legga ciò che segue. Nel mio taccuino è consacrata la sua fedeltà coniugale. Sarà soddisfatta di me. ELENA Vediamo. -(Legge con facilità:)- «Per quanto riguarda la causa del suicidio, risulta nettamente esclusa l'ipotesi che egli abbia avuto dei dispiaceri da sua moglie....» UGO Ecco: ora ci ha fatto l'occhio. ELENA -(continuando:)- «La quale....» UGO (spiegando) La quale moglie del marito suicida.... ELENA -(legge velocemente:)- «... avendo dato prova di serietà e di rettitudine fin da quando, adolescente, rimase orfana e sola, era andata a nozze con la reputazione di possedere tutte le qualità per renderlo felice». UGO Ha capito? ELENA Sì, questo è carino. La ringrazio. -(Voltando la paginetta)- E che altro c'è? UGO Più nulla. Punto e basta. -(Fa per riprendere il taccuino.)- -(Si levano tutti e due con molto brio.)- ELENA -(guardando la paginetta seguente)- No, no!... Qui ce n'è dell'altro! C'è un numero. UGO Non guardi, non guardi. Un numero scritto a casaccio. ELENA È l'età che mi ha attribuita: venticinque anni. -(Rendendogli il taccuino)- Rinnovo i ringraziamenti. È stato generoso. UGO Glieli ho forse aumentati? ELENA È stato generoso, perchè me ne ha tolti. UGO Quanti ne ha, in sostanza? ELENA Io crederei di averne ventotto. UGO Il che significa che ne ha trenta. ELENA Ah, no. Adesso esagera! UGO Me ne duole per lei se non li ha. ELENA Perchè? UGO Perchè una vedova che non ha ancora trent'anni è una vedova immatura. Troppo giovane. Non può avere l'esperienza necessaria per apprezzare abbastanza lo stato vedovile! ELENA È una bella seccatura, sa, lo stato vedovile! UGO È lo stato ideale. Suol dirsi che la carriera della donna è il matrimonio. Lo ammetto. Ma il matrimonio è poi anche il suo domicilio coatto. Ebbene, la vedova è una donna che ha compiuta la sua carriera e che dal domicilio coatto se l'è svignata. Conti giusti con la società e indipendenza definitiva. Io mi riferisco, s'intende, ai costumi dei nostri paesi. Altrove, è diverso. Altrove, la donna non ha nessuna ragione di aspettare la morte dell'uomo. Essa, per avere la sua indipendenza, fa una cosa un po' più allegra: non se lo piglia per marito. ELENA Lei sta per regalarmi una seconda apologia delle americanine. È un vero -tic- il suo! UGO Cioè... cioè... cioè.... Non vorrei essere frainteso. Io adoro la fanciulla americana per tutti i vantaggi che la sua indipendenza offre a noialtri uomini; ma sono troppo buongustaio per non preferire alla fanciulla americana la vedovella italiana. Perchè, veda, la vedovella italiana, per noi, è come la fanciulla americana... con quel tanto di più che nella fanciulla americana dev'essere... quel tanto di meno. ELENA -(con disgusto)- «Quel tanto di meno, quel tanto di più»... Lei ostenta un materialismo stucchevole! UGO Non so quello che intenda per materialismo; ma, senza dubbio, io non vivo nelle nuvole. Mi ci troverei a disagio. ELENA Io, invece, ci vivo e mi ci trovo divinamente! UGO Ciò mi dispiace non poco, perchè non avrò modo di pervenire fino a lei. ELENA In areoplano. UGO Batterei il récord del capitombolo. Non mi conviene. ELENA Allora, si rassegnerà a guardarmi col canocchiale. UGO Il canocchiale è come la speranza: ci mostra vicine le cose che sono lontane. Sicchè, guarderò e spererò. ELENA Che cosa?! UGO Non so.... Che lei, un giorno o l'altro, caschi.... 1 2 3 4 5 6 7 8 9 10 11 12 13 14 15 16 17 18 19 20 21 22 23 24 25 26 27 28 29 30 31 32 33 34 35 36 37 38 39 40 41 42 43 44 45 46 47 48 49 50 51 52 53 54 55 56 57 58 59 60 61 62 63 64 65 66 67 68 69 70 71 72 73 74 75 76 77 78 79 80 81 82 83 84 85 86 87 88 89 90 91 92 93 94 95 96 97 98 99 100 101 102 103 104 105 106 107 108 109 110 111 112 113 114 115 116 117 118 119 120 121 122 123 124 125 126 127 128 129 130 131 132 133 134 135 136 137 138 139 140 141 142 143 144 145 146 147 148 149 150 151 152 153 154 155 156 157 158 159 160 161 162 163 164 165 166 167 168 169 170 171 172 173 174 175 176 177 178 179 180 181 182 183 184 185 186 187 188 189 190 191 192 193 194 195 196 197 198 199 200 201 202 203 204 205 206 207 208 209 210 211 212 213 214 215 216 217 218 219 220 221 222 223 224 225 226 227 228 229 230 231 232 233 234 235 236 237 238 239 240 241 242 243 244 245 246 247 248 249 250 251 252 253 254 255 256 257 258 259 260 261 262 263 264 265 266 267 268 269 270 271 272 273 274 275 276 277 278 279 280 281 282 283 284 285 286 287 288 289 290 291 292 293 294 295 296 297 298 299 300 301 302 303 304 305 306 307 308 309 310 311 312 313 314 315 316 317 318 319 320 321 322 323 324 325 326 327 328 329 330 331 332 333 334 335 336 337 338 339 340 341 342 343 344 345 346 347 348 349 350 351 352 353 354 355 356 357 358 359 360 361 362 363 364 365 366 367 368 369 370 371 372 373 374 375 376 377 378 379 380 381 382 383 384 385 386 387 388 389 390 391 392 393 394 395 396 397 398 399 400 401 402 403 404 405 406 407 408 409 410 411 412 413 414 415 416 417 418 419 420 421 422 423 424 425 426 427 428 429 430 431 432 433 434 435 436 437 438 439 440 441 442 443 444 445 446 447 448 449 450 451 452 453 454 455 456 457 458 459 460 461 462 463 464 465 466 467 468 469 470 471 472 473 474 475 476 477 478 479 480 481 482 483 484 485 486 487 488 489 490 491 492 493 494 495 496 497 498 499 500 501 502 503 504 505 506 507 508 509 510 511 512 513 514 515 516 517 518 519 520 521 522 523 524 525 526 527 528 529 530 531 532 533 534 535 536 537 538 539 540 541 542 543 544 545 546 547 548 549 550 551 552 553 554 555 556 557 558 559 560 561 562 563 564 565 566 567 568 569 570 571 572 573 574 575 576 577 578 579 580 581 582 583 584 585 586 587 588 589 590 591 592 593 594 595 596 597 598 599 600 601 602 603 604 605 606 607 608 609 610 611 612 613 614 615 616 617 618 619 620 621 622 623 624 625 626 627 628 629 630 631 632 633 634 635 636 637 638 639 640 641 642 643 644 645 646 647 648 649 650 651 652 653 654 655 656 657 658 659 660 661 662 663 664 665 666 667 668 669 670 671 672 673 674 675 676 677 678 679 680 681 682 683 684 685 686 687 688 689 690 691 692 693 694 695 696 697 698 699 700 701 702 703 704 705 706 707 708 709 710 711 712 713 714 715 716 717 718 719 720 721 722 723 724 725 726 727 728 729 730 731 732 733 734 735 736 737 738 739 740 741 742 743 744 745 746 747 748 749 750 751 752 753 754 755 756 757 758 759 760 761 762 763 764 765 766 767 768 769 770 771 772 773 774 775 776 777 778 779 780 781 782 783 784 785 786 787 788 789 790 791 792 793 794 795 796 797 798 799 800 801 802 803 804 805 806 807 808 809 810 811 812 813 814 815 816 817 818 819 820 821 822 823 824 825 826 827 828 829 830 831 832 833 834 835 836 837 838 839 840 841 842 843 844 845 846 847 848 849 850 851 852 853 854 855 856 857 858 859 860 861 862 863 864 865 866 867 868 869 870 871 872 873 874 875 876 877 878 879 880 881 882 883 884 885 886 887 888 889 890 891 892 893 894 895 896 897 898 899 900 901 902 903 904 905 906 907 908 909 910 911 912 913 914 915 916 917 918 919 920 921 922 923 924 925 926 927 928 929 930 931 932 933 934 935 936 937 938 939 940 941 942 943 944 945 946 947 948 949 950 951 952 953 954 955 956 957 958 959 960 961 962 963 964 965 966 967 968 969 970 971 972 973 974 975 976 977 978 979 980 981 982 983 984 985 986 987 988 989 990 991 992 993 994 995 996 997 998 999 1000