(-le si accosta, correggendola, garbata, suasiva-) Il nome non conta.
Siete tutta diversa da quella che eravate.
SONIA
(-compiacendosi di essere compresa-) Da quella che ero, sono diversa.
AGNESE
Una seconda esistenza?!
SONIA
Una seconda esistenza. Ne dubiti?
AGNESE
Non ne dubito, cara! Non ne dubito. Alcune circostanze della nostra vita
producono in noi profondi mutamenti. Dal bene al male, o dal male al
bene. Nel caso vostro, io credo, dal male al bene.
SONIA
Ma non una circostanza della mia vita mi ha mutata. Mi ha mutata Lui.
Solamente Lui.
AGNESE
Arguisco che il vostro Lui sia l'uomo filantropico e sapiente che vi ha
accolta in questo asilo per prendere cura di voi.
SONIA
Sí, quello è il mio Lui!
AGNESE
E dunque?... Le azioni buone o cattive che riceviamo non sono appunto le
circostanze che piú influiscono su noi e piú ci trasformano?...
L'accoglienza da lui concessavi è stata la circostanza che ha prodotto
il vostro salutare mutamento.
SONIA
È giusto, è giusto. Hai ragione. Tu parli con sapienza: con la medesima
sapienza che ha Lui. Io da ignorante parlo.
AGNESE
E mi guardate!... Ancora mi guardate!?
SONIA
Non disdegnare che ti guardo!
AGNESE
No, non disdegno. Perché dovrei disdegnare?
SONIA
Sei cosí in alto!
AGNESE
Troppo si affretta la vostra immaginazione a illudervi sulla mia
persona! Io vivo nel piú umile cantuccio della terra.
SONIA
(-irradiandosi d'ammirazione-) E non sei forse tu sua moglie?...
AGNESE
(-con un sobbalzo-) Come lo avete indovinato che sono sua moglie?
SONIA
Non l'ho indovinato. Ti conosco.
AGNESE
Non ci siamo incontrate mai prima di stasera.
SONIA
Ti conosco nel tuo ritratto, presso al quale egli lavora e studia, e ti
conosco nella costante adorazione ch'egli ha per te.
AGNESE
Ammetto, cara, che un mio ritratto veduto presso di lui vi abbia dato
qualche indizio; ma che mi conosciate nella sua adorazione non è che una
fantasticheria cortese suggeritavi da un estro sibillino. Voi vi
compiacete di fare la zingarella lusingatrice.
SONIA
Che egli ti adori, io lo so! io lo so!
AGNESE
Non potete saperlo, mia buona creatura. Egli non può averlo palesato a
voi.
SONIA
Io so di saperlo. Quella adorazione, segreta, mi è entrata a poco a poco
nel cuore insieme con la sua voce, con i suoi sguardi, col suo fiato,
insieme con la sua tristezza. E, triste e sconsolata, quale egli,
segretamente, la sentiva, quell'adorazione, segretamente, quasi mia
diventava!
AGNESE
(-presa e attonita-) Quasi vostra!?
SONIA
... Tu eri assente. Eri assente e non morta. Dove ti nascondevi?...
Perché ti nascondevi?... Se fossi stata degna di ricondurti a lui, mi
sarei data a cercarti, a cercarti, e dovunque ti avrei cercata. Ma ecco
che, non cercata da nessuno, non ricondotta da nessuno, tu sei qui. Sei
tornata, sei tornata quando piú era provvidenziale che tu tornassi. Sei
tornata per la tua volontà e per la tua fede, anche piú fedele e piú
amorosa e piú devota di come ti fa il tuo ritratto. Che tu sia
benedetta!
AGNESE
(-ha l'impressione d'un incantesimo o d'un miracolo-) Sonia Zarowska!...
Insomma, chi siete, chi siete, voi? Chi siete realmente, ora, «tutta
diversa da quella che eravate»?... E che cosa è questa vostra generosa
dolcezza, che mi si è mossa incontro cosí bizzarra, cosí oltre le
facoltà umane?
SONIA
(-con uno scatto di cruccio allarmato-) Ti sembro io una demente?
AGNESE
(-sollecita e tenerissima-) Oh, no!... Una demente, no! Non è mai
demenza l'impulso di confortare, d'incoraggiare, di augurare. E i vostri
occhi sono pieni di un pensiero sicuro e sagace, la vostra fronte è
rischiarata dalla piú lucida ispirazione... (-La trae a sé, e se la
stringe al petto.-) No, no, mia piccola grande amica misteriosa, voi non
mi sembrate e non siete una demente!
SONIA
(-rimpicciolendosi nell'abbraccio-) Grazie! Grazie!... E non mi
dimenticare, te ne prego! Non mi dimenticare!
IV.
(-Irrompono- FRANCESCO -e- ULRICO---che si avviavano verso il vestibolo
e, dalla stanza attigua, hanno scorto- AGNESE.)
FRANCESCO
(-vibrante di stupore-) Tu qui, Agnese!
(-Le due donne si staccano l'una dall'altra con simultanea rapidità.-)
SONIA
(-come trasportata da una raffica, sparisce nella penombra del
giardino.-)
FRANCESCO e ULRICO
(-oltre che dell'arrivo di- AGNESE, -sono stupiti di aver trovate le due
donne unite in un amicale abbraccio.-)
AGNESE
(-ansima, ammutolita da una emozione in cui annegano le sue forze.-)
FRANCESCO
... Non una lettera, non un telegramma che mi avvertisse del tuo arrivo!
Non un cenno qualunque che me ne facesse intravvedere la probabilità!...
Un proposito repentino deve averti spinta a venire proprio
all'improvviso.
AGNESE
Un proposito non repentino, ma di cui repentinamente ho sentita
improrogabile l'attuazione.
FRANCESCO
E, invece di correre da me appena arrivata, ti trattenevi con una
estranea?! In una cordialità cosí confidenziale--per colmo di
stranezza--che perfino l'abbracciavi!
AGNESE
Quella estranea mi è stata preziosa. Il piú gentile, il piú commovente
esemplare dell'Incomprensibile!... Mi è apparsa dinanzi estatica quando
io giungevo trepidante, scoraggiata. Il ricordo d'un mio ritratto e una
specie d'intuito fatidico le hanno fatto súbito riconoscere in me tua
moglie. E, come un piccolo angelo protettore, mi ha misteriosamente
circondata d'una infantile effusione nella quale sorrideva la fiducia di
sollevare il mio spirito e di ricongiungerlo al tuo. Poi, si è
costernata sospettando di sembrarmi una demente, e io... l'abbracciavo
per chetarla con un segno della mia tenerezza riconoscente.
FRANCESCO
(-accorgendosi che Ulrico è rimasto lí, in disparte-) Hai udito, Ulrico?
Hai udito?
ULRICO
(-si ravviva come per un raggio di sole baluginante nel buio-) Ho udito,
sí!
FRANCESCO
(-cui la presenza di- AGNESE -costringe a velare di disinvoltura
l'intenzione del richiamo-) In rapporto alle apprensioni che hai per
Sonia Zarowska, questo episodio ha un significato speciale e
rassicurante.
ULRICO
(-elettrizzandosi, scoppiettando di giubilo mal represso-) Difatti,
modifica, anzi... capovolge l'aspetto delle cose! Si direbbe, presso a
poco, che io mi sia sbagliato!... Santodio, che logogrifo è il mondo!...
Ma tu tralascia, tralascia di badare alle mie miserie. La signora Agnese
è venuta, lo sento, a riprendere il suo posto al tuo fianco, nel tuo
cuore... Innumerevoli spiegazioni, mi figuro, dovrete scambiarvi... Io,
nel frattempo, me ne starò in giardino... a cavare l'oroscopo dal
firmamento, e chi sa!... chi sa!... (-Ride nervoso, ma senza amarezza:-)
Eh eh eh eh!... Giornata memorabile, questa, signora Agnese! Memorabile,
dal principio alla fine! Eh eh eh eh!... (-Esce dal fondo.-)
V.
(AGNESE -e- FRANCESCO -si dispongono, agitati, perplessi e pur
contenuti, all'imminente colloquio.-)
FRANCESCO
Anzitutto, entra. (-Indica la porta a destra.-) Io non ti consento di
rimanere sul limite della casa dove hai il diritto d'entrare, dove ho il
dovere di farti entrare.
AGNESE
Entrerò, Francesco, ma non súbito. Prima che ci riuniscano--come sarà
inevitabile--i nostri diritti e i nostri doveri nella casa comune,
bisogna che stiano l'una di fronte all'altra, in un'ora che escluda
appunto i vincoli dei doveri e dei diritti, due sincerità indipendenti e
complete.
FRANCESCO
La sincerità mia ha sempre aspettata la tua. E l'aspetta piú che mai!
AGNESE
(-si smarrisce nella difficoltà di cominciare a esprimersi. Siede.-)
Purtroppo, non saprò dire. Non troverò le parole adeguate alla decisione
di dirti tutto ciò che esigo sia da te approfondito. È un groviglio di
sentimenti, di sensazioni e di idee inestricabile, inesprimibile.
FRANCESCO
Non sono infrequenti i casi in cui non dicono abbastanza le parole. Ma
io intenderò piú che esse non diranno se tu hai la ferma volontà ch'io
intenda. (-Le siede dirimpetto, presso il tavolino.-) Fídati, Agnese!
AGNESE
... Quale errore, quale errore nella mia fuga! Quale errore nel credere
che allontanandomi da te mi sarei liberata dai dubbî tortuosi e dalle
indagini prepotenti che la tua esaltazione m'infliggeva!... Quei dubbî e
quelle indagini mi raggiunsero, mi perseguitarono, mi dominarono, mi
avvolsero: divennero come una rete di acciaio in cui la mia anima fosse
rimasta impigliata! Non erano piú nelle tue interrogazioni, nei tuoi
occhi, nei tuoi silenzi, ed erano--ahimé, peggio!--in ogni attimo del
mio pensiero. Io medesima dubitavo. Io medesima indagavo.
FRANCESCO
(-autoritario-) Dovevi indagare!
AGNESE
Non lo dovevo, Francesco, perché saldamente ricordavo che la mia fedeltà
era stata cosí intrinseca ai miei istinti femminili da poter
fronteggiare imperterrita le insidie delle piú abili seduzioni,
l'assalto dei fascini piú possenti. E ricordavo di piú. Ricordavo...
che, nonostante le torture che preparavano il nostro distacco, in una
ultima parentesi di ardore, io ti avevo tenuto tra le braccia con
l'identica dedizione limpida del mio primo abbandono di sposa!... Ma tu
mi avevi comunicato il sospetto che l'infedeltà spunti talvolta fuori
dei confini nei quali la considera l'umanità semplice alla quale io
appartengo; mi avevi comunicata la febbre di scoprire il seme d'una
infedeltà mia fuori delle vie che menano al peccato...
FRANCESCO
(-interrompendo-) Sono vie che restano ignote a una donna come te.
AGNESE
E a furia d'indagare e di dubitare, nella solitudine che contribuiva a
farmi cedere alla ossessione, a farmi astrarre dalla prova tangibile
della mia innocenza, a cacciarmi in una atmosfera fantastica, simile a
quella in cui ho veduto vivere qui tante disgraziate che tu soccorri, io
finii con l'accusarmi.
FRANCESCO
(-divampando-) Di che ti accusasti?... Parla! Di che ti accusasti?...
AGNESE
Mi accusai d'una profonda inquietudine per la morte d'un uomo che
disperatamente l'aveva voluta.
FRANCESCO
(-battendo un pugno sul tavolino-) Paolo Gemmi!
AGNESE
(-ribadisce-) Paolo Gemmi.
FRANCESCO
(-livido--dilatando le pupille, e in un tono di rapace circospezione-)
Paolo Gemmi ti amava?
AGNESE
(-con mitezza-) Sí, mi amava.
FRANCESCO
Da lui lo apprendesti?!
AGNESE
Lo appresi da lui, attraverso la maschera che egli s'imponeva. Nessun
uomo che molto ami una donna da cui non sarà mai amato riesce a
dissimularle il solitario amore che lo strugge.
FRANCESCO
Tu sospettasti che per questo suo amore egli si fosse ucciso?!
AGNESE
Lo sospettai, e mi fu confermato dal padre, che ne aveva raccolto
l'estremo respiro.
FRANCESCO
(-attanagliandola-) Perché lo interrogasti?
AGNESE
Io non lo interrogai, ma le sue lagrime di padre mi vollero consapevole.
FRANCESCO
(-col fremito irruente d'una imprecazione-) Ti vollero consapevole e
t'incatenarono immediatamente all'amore del martire!
AGNESE
No, Francesco! Nulla di quanto accadeva in me somigliava alla
rievocazione dell'innamorato sparito. Nulla somigliava a un rimorso, a
un pentimento, a un rimpianto profferto alla sua memoria. E perciò,
anche sotto il martello della tua inquisizione, la mia coscienza
permaneva immobile, altera, integra, estranea al lutto inquieto che
serbavo. Solamente piú tardi, ti ripeto, solamente piú tardi io potetti
accusarmi! Solamente piú tardi, nel mondo irreale, nel mondo della
follia che la coscienza mi aveva offuscata lontano da te, lontano dal
nido della mia realtà, questo lutto mi parve quasi colpevole! E
cominciai da allora a martoriarmi per il martirio di lui, cominciai a
compassionare la disperazione che lo aveva travolto, cominciai a
trovarmelo dinanzi, in una larva desolata e sommessamente loquace, e le
mie stanche veglie e i miei brevi sonni malati si riempivano di panico,
di tremore, di lotte...
FRANCESCO
(-con l'aspetto e con l'accento di chi subisca i colpi reiterati d'un
ferro aguzzo-) Ah!... chi mi darà la forza di resistere a queste fitte
atroci?!
AGNESE
(-mutando-) Se è vero che ti è possibile intendere piú che le mie parole
non dicano, queste fitte saranno cessate fra qualche istante. Cerca di
intendere, Francesco, affinché ti sia dato di voltare le spalle a questi
fatti che sono cosí effimeri, cosí trascurabili al paragone di quello,
solenne, che sto per rivelarti. Il voto, che durante tre anni di unione
avevamo nascosto, fervido e pertinace, in una tacita attesa, si era
virtualmente compiuto, come per un decreto ammonitore venuto dall'alto
proprio alla vigilia della nostra separazione.
FRANCESCO
(-in un confuso sbalordimento-) Ma che mi racconti, adesso?!
AGNESE
Le lotte contro la povera larva del suicida, contro la pietà che ne
avevo, contro il suo amore susurrato dalla voce sinistra della morte...
furono presto e improvvisamente troncate dalla letizia di un giorno che
mi parve il piú luminoso della mia vita!
FRANCESCO
Tu eri madre?!
AGNESE
N'ebbi quel giorno la certezza.
FRANCESCO
(-con una incipiente esultanza, mescolata al suo travaglio-) Agnese!...
AGNESE
Cerca di intendere! Cerca di intendere!... Ero madre per te, per te, e
dalle viscere materne si diffondeva in tutto il mio essere l'energia
sana e trionfante della fedeltà perfetta che l'allucinazione aveva per
poco turbata!
FRANCESCO
Sí, questo io lo intendo, lo intendo...
AGNESE
Ebbene, il tuo cuore non mi si riavvicina ancora? Non ancora, non ancora
mi promette la pace che merito?
FRANCESCO
Sono in un vortice, Agnese!... Troppe emozioni in una volta!... Ti
chiedo in grazia una sosta!...
AGNESE
Una sosta, no!... Ho lungamente tardato a recarti l'annunzio in cui
tanto speravo, perché lungamente ho temuto di perdere le mie speranze
facendoti l'astrusa confessione che Dio mi aveva comandata. Ma poi, a un
tratto, sono corsa a rischiare queste speranze presa da una avidità
subitanea e sfrenata di vedere la mia sorte, di vedere il mio avvenire,
del quale tu sei l'arbitro. E, giacché hai udito la confessione e
l'annunzio, io ti chiedo impaziente che parli la sincerità tua come ha
parlato la mia. Mi assicuri tu che presso la culla della nostra creatura
torneranno a congiungerci tutte le ragioni sublimi che un tempo ci
congiunsero?
FRANCESCO
(-dilaniandosi, prorompe in un doloroso furore-) Io vorrei almeno tacere
e non me lo concedi!... Vorrei tacere! Vorrei tacere!... Quel morto mi
rende implacabile col suo amore sovrumano ed eterno!
AGNESE
(-sorge in piedi irata e fiera. Indi, la fierezza e l'ira svaniscono in
uno sconforto muto.-)
(-Un silenzio.-)
FRANCESCO
(-umiliato, balbetta:-) So di offendere l'eroismo della tua confessione
degna d'una santa. So di calpestare il dono che la tua virtú mi ha
portato. (-China la fronte con l'umiltà d'un peccatore cosciente davanti
ad un altare.-) So... di essere abominevole!
(SONIA -sguscia di tra gli alberi del giardino; e, nelle pieghe della
foschia, resta a origliare-.--ULRICO, -non visto da lei, la segue,
sorvegliandola.-)
AGNESE
...
(-assorta nella sua disillusione, lentamente scandisce:-) Sicché: questa
la mia sorte, questo il mio avvenire! Accanto a te, senza di te!... Mi
rassegnerò. (-Scrolla il capo triste.-) Ed ecco: entro nella casa «dove
ho il diritto di entrare, dove hai il dovere di farmi entrare». (-Esce a
destra--ammantata di dignitosa tristezza.-)
VI.
FRANCESCO
(-è tuttora seduto, concentrato nella umiliazione, il mento sul petto,
lo sguardo a terra.-)
ULRICO
(-acquattandosi, sparisce dietro il fogliame.-)
SONIA
(-si avanza piano, insicura dei suoi passi, con nella fisonomia una
incisa espressione di compatimento soccorrevole. Vicino a lui,
s'inginocchia, unendo palma a palma, in un gesto supplice.-)
FRANCESCO
(-ne ha un urto e un brivido. Si rizza, scostandosi.-) Che fate voi in
codesto atteggiamento?!
SONIA
Imploro!
FRANCESCO
Implorate che cosa?
SONIA
Nulla per me.
FRANCESCO
E allora nulla avete da implorare!
SONIA
Non l'hai vista infelice? E non sei tu anche piú infelice di lei?... Da
te imploro ciò che ella ha certamente implorato.
FRANCESCO
Smettete! Alzatevi!
SONIA
(-obbediente, si alza.-)
FRANCESCO
E ritiratevi! Mi date molestia!... D'altronde, è l'ora del riposo. Già
forse riposano le vostre compagne. Mi spiacerebbe che Suora Marta si
incomodasse a cercare di voi. E badate: mai piú implorazioni indiscrete
come quella che avete osato di rivolgermi! Tra mia moglie e me, voi non
siete nessuna!
SONIA
Non giudicarmi troppo male! Ascoltami!
FRANCESCO
Non c'è bisogno ch'io vi ascolti. Ritiratevi, Sonia! Vi ordino di
ritirarvi!
SONIA
Ascoltami! Ascoltami! (-Tutta palpiti nella insistenza-)... Tu mi hai
congedata oggi, dicendomi che ero guarita. Non mi pareva che fosse vero,
e t'ho pregato di farmi restare. Ma stasera mi pare vero. Mi accorgo che
è vero. Mi sento veramente guarita. E sono pronta a lasciarti. Me ne
andrò. Me ne andrò domattina all'alba. E anche súbito potrei andarmene.
Per questo, vedi, per questo mi abbrucia il desiderio di saperti
incamminato, insieme con lei, verso la gioia, verso la felicità. Se io
ne avessi la sicurezza, il mio cuore sarebbe docile e forte, e ti
saluterei tranquilla, senza piangere, senza soffrire...
FRANCESCO
(-pervaso dalla soavità ch'ella emana, se ne difende, e reagisce con
brutale asprezza.-) Basta, Sonia! Basta! Basta! Non voglio commuovermi
per le vostre ansie inopportune! Non voglio, non voglio piú udire il
suono della vostra voce!
SONIA
Perché mi tratti cosí?... Perché mi disprezzi tanto?...
(-Un intervallo--doloroso.-)
FRANCESCO
(-arrendendosi-) Non vi disprezzo. Vi giuro che non vi disprezzo!...
Avrei respinta l'inframmettenza d'una sorella come ho respinta la
vostra. Io eccedo nel manifestare i miei ritegni, la mia intolleranza.
Le parole che mi vengono alle labbra sono convulse, inconsulte,
ingiuste. Me ne rammarico. Me ne pento. E, poiché l'affetto che nudrite
per me v'impedirebbe di lasciarmi con tranquillità prima di sapermi
conciliato con le speranze legittime che hanno qui ricondotto mia
moglie, mi piego a rendervi conto di ciò che, in ogni caso, non potrebbe
riguardarvi. Vi garantisco, dunque, che, da questo momento, io mi
dedicherò a rinsaldare la mia convivenza con lei. Vi garantisco che la
nostra felicità coniugale sarà, comunque, ricostruita. Da voi stessa mi
è stato mostrato... che m'incalza la necessità di riaggrapparmi, per la
mia salvezza, all'unica donna che io debba amare e che abbia il diritto
di amarmi!..... Come vedete, dopo che mi avete tante volte immeritamente
circondato della vostra riconoscenza, siete voi che meritate la
riconoscenza mia...
(-La commozione sta per vincerlo.-) E adesso, una stretta di mano, e
addio!
SONIA
(-ebra di sacrificio--in ambo le mani chiude quella che egli le ha
stesa.-) Addio!
FRANCESCO
(-fisandola con gli occhi gonfi di lagrime-) Senza piangere...
SONIA
(-fisandolo con gli occhi morenti di ebbrezza e di angoscia-) Senza
piangere.
FRANCESCO
Senza soffrire...
SONIA
Senza soffrire.
(-Tutti e due tremano. I loro pallidi volti si avvicinano l'uno
all'altro.-)
FRANCESCO
Povera Sonia!... (-Ma, ghermito da un fulmineo raccapriccio, si stacca
da lei.-) No! No! Che orrore!... Via! Via! Via!... Via! (-Fugge a
destra, guatando indietro.-)
VII.
SONIA
(-rimane un istante stecchita. Nelle orbite enormi e cupe, le pupille
sono come cristallizzate e il bulbo biancheggia d'un biancore gelido.
Indi, ella, i piedi attaccati al suolo, si agita dalla cintola in su,
boccheggiando, annaspando e sforzandosi di chiamare, col fiato monco:-)
Ulrico!... Ulrico!...
ULRICO
(-è già comparso nel fondo, trascinandosi a stenti.--Sembra un uomo
crivellato di ferite,--Egli risponde roco, terribile, sibilante,
disperato:-) Non mi chiamare, Sonia! Conosco lo strazio che ti soffoca!
Ti ho spiata. È uno strazio che a me non chiede che di essere maledetto!
SONIA
Riprendimi! Riprendimi! Puoi riprendermi, ora!... Finalmente, mi ritrovi
com'ero!
ULRICO
(-nella rapina d'una fiamma frenetica, piomba su lei, l'afferra, la
gualcisce, la storce, gridando:-) Non cosí, non cosí ti volevo!... È la
piú scellerata delle tue crudeltà questa offerta nefanda!
SONIA
(-mormora:-) Non sono mai stata crudele.
ULRICO
(-seguitando a gualcirla, a storcerla, a inveire-) Nessuno commette
maggiori crudeltà di chi non si sente crudele!
SONIA
(-come una moribonda-) Puniscimi... Puniscimi...
ULRICO
(-in uno scroscio di pianto che straripa da tutta la sua persona
e che ha qualche cosa di selvaggio-) Con la mia fine ti
punirò--vedrai!--dandoti il rimorso che ti spetta!
(-Si spalanca la porta a sinistra.-)
SUORA MARTA
Maria Vergine! Che è questo?!
ULRICO
Venite, venite, Suora Marta! Sorreggetela voi! (-Getta tra le braccia
amorevoli della Suora il corpo sgretolato di Sonia.-) E, soprattutto,
sorreggetene l'anima trafitta! Io, vado, invece, a perdere la mia!
(-Esce a precipizio.-)
SUORA MARTA
Sonia! Sonia!... (-Tenendola, incuorandola-) Mia buona Sonia! Mia buona
figliuola!... Preghiamo il Signore!... Preghiamolo insieme!...
SONIA
(-cadendo in deliquio-) No, Suora Marta! Non so piú pregare...
SIPARIO.
FINE.
Avvertenza.--Nella pagina seguente, le note della preghiera corale delle
Ricoverate.
[Illustrazione: note della preghiera.
CORO
Ancora ancora serbaci o Signore
il tuo favore d'ogni bene quaggiù.... principio e
via E così sia. E così sia.]
REMO SANDRON, Editore--Libraio della R. Casa
Milano-Palermo-Napoli-Genova-Bologna-Torino-Firenze
Opere di ROBERTO BRACCO
Edizioni SANDRON
-TEATRO:-
=Volume I.=--4ª EDIZ. RIVEDUTA, in-16, pagg. 372.
=Non fare ad altri...= Commedia in un atto.--=Lui, lei, lui.= Commedia
in un atto.--=Un'avventura di viaggio.= Commedia in un atto.--=Una
donna.= Dramma in quattro atti.--=Le disilluse.= Fiaba in un
atto.--=Dopo il veglione.= Scenette.
=Volume II.=--4ª EDIZ. RIVEDUTA, in-16, pagg. 364.
=Maschere.= Dramma in un atto.--=Infedele.= Commedia in tre atti.--=Il
Trionfo.= Dramma in quattro atti.
=Volume III.=--4ª EDIZ. RIVEDUTA, in-16, pagg. 385.
=Don Pietro Caruso.= Dramma in un atto.--=La fine dell'Amore.= Satira
in quattro atti.--=Fiori d'arancio.= Idillio in un atto.--=Tragedie
dell'Anima.= Dramma in tre atti.
=Volume IV.=--3ª EDIZ. RIVEDUTA, in-16, pagg. 372.
=Il diritto di vivere.= Dramma in tre atti.--=Uno degli onesti.=
Commedia in un atto.--=Sperduti nel buio.= Dramma in tre atti.
=Volume V.=--3ª ediz. riveduta, in-16, pagg. 387.
=Maternità.= Dramma in quattro atti.--=Il frutto acerbo.= Commedia in
tre atti.
=Volume VI.=--3ª ediz. riveduta, in-16, pagg. 290.
=La piccola fonte.= Dramma in quattro atti.--=Fotografia senza....=
Scherzetto.--=Notte di neve.= Dramma in un atto.--=La chiacchierina.=
Monologo.
=Volume VII.=--in-16, pagg. 308.
=I fantasmi.= Dramma in quattro atti.--=Nellina.= Dramma in tre atti.
=Vol. VIII.=--3ª EDIZ. RIVEDUTA, con una nota dell'Autore e con
un'appendice, in 16, pagg. 288.
=Il piccolo Santo.= Dramma in cinque atti.--=Ad armi corte.= Commedia
in un atto.
=Volume IX.=--in-16, pagg. 340.
=Il perfetto amore.= Dialogo in tre atti.--=Nemmeno un bacio.= Dramma
in tre atti e un epilogo.
=Volume X.=--2ª edizione, in-16, pagg. 348.
=L'internazionale.= Commedia in un atto.--=L'amante lontano.= Dramma
in tre atti.--=Ll'uocchie cunzacrate.= Dramma napoletano in un
atto.--=La culla.= Dramma in un atto.
=I PAZZI. Con un preambolo dell'Autore.=
-VERSI:-
=Vecchi versetti.=--Con prefazione dell'Autore, note dell'editore e
glossario.
-NOVELLE:-
SMORFIE GAIE E SMORFIE TRISTI
Volume 1º =SMORFIE TRISTI.= -Un volume in-16, pagg. 334.-
» 2º =SMORFIE GAIE.= -Un volume in-16, pagg. 304.-
» 3º =LA VITA E LA FAVOLA.= -Un volume in-16, pagg. 316.-
» 4º =OMBRE CINESI.= -Un volume in-16, pagg. 320.-
-SCRITTI VARII:-
=Tra i due sessi.=--Volume di pagg. 70.--2ª edizione.
Edizioni GIANNINI
=Tra le Arti e gli Artisti.=--Volume di pagg. VIII-390
=Tra gli uomini e le cose.=--Volume di pagg. 362.
Prezzo del presente volume: -Lire NOVE-.
Nota del Trascrittore
Ortografia e punteggiatura originali sono state mantenute, così
come le grafie alternative (dubbi/dubbî/dubbii, vizi/vizî/vizii e
simili), correggendo senza annotazione minimi errori tipografici.
Sono stati corretti i seguenti refusi (tra parentesi il testo
originale):
101 - IV. [VI.]
118 - ho lasciate sul pianerottolo [pianerrottolo]
142 - da Lorenzo Gemmi [Gianni]
1
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4
5
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