La smetto, sí. Vi rivolgevo qualche parola... per non tacere.
SONIA
Che un tipo come te parli o taccia, è tutt'uno!
FRANCESCO
Se è tutt'uno, preferisco di tacere.
SONIA
Puff!... Puff!... Che brutto rospo!
FRANCESCO
(-accenna un gesto che significa: tanto, non c'è rimedio!-)
(-Un silenzio.-)
SONIA
Non fumi, tu?
FRANCESCO
No, non fumo.
SONIA
Tutta l'umanità fuma. È una stravaganza non fumare.
FRANCESCO
Forse, è una stravaganza.
SONIA
Una stravaganza idiota!
FRANCESCO
Una stravaganza idiota.
(-Un silenzio.-)
SONIA
(-sfiorandogli i capelli con le dita-) Oh, guarda! Hai dei capelli
bianchi! Ulrico Nargutta non ne ha. Parecchi ne hai, tu.
FRANCESCO
E aumentano di giorno in giorno.
SONIA
Non te ne affliggere. I capelli non contano.
FRANCESCO
Io non me ne affliggo di certo.
SONIA
E se tu non fossi un brutto rospo, saresti abbastanza simpatico.
FRANCESCO
(-bonario-) Troppa indulgenza!
SONIA
(-di palo in frasca-) E sei celibe o sei ammogliato?
FRANCESCO
(-incupisce-) ... Ammogliato.
SONIA
Ah!... Questa è la vera ragione per cui stai sulle spine!... Sei
ammogliato? Evvia! Stupido!... Chi è che potrebbe accusarti a tua
moglie? Scaccia gli spauracchi!... (-Pausa.-)--(-Poi insinuante-) Vuoi
che ti faccia... la danza?: la danza di Sàlome?... Io stessa mi
accompagno, sai, col canto a bocca chiusa.
FRANCESCO
Ma no, ma no! Ve ne dispenso.
SONIA
(-si addolora del rifiuto.--Ritenta:-)... E con la luce blu te la
faccio. Vedi: ho lí, apposta, le lampadine colorate di blu.
Allora--dicono--è piú suggestiva. Vuoi?
FRANCESCO
Vi ripeto che ve ne dispenso.
SONIA
Hai torto. Sono brava.
FRANCESCO
Non ne dubito. Io ve ne dispenso per non abusare del vostro zelo. Mi
sembrate già stanca. Vi risparmio un fastidio. Vi risparmio una fatica.
SONIA
(-meravigliatissima--si sforza di pensare.--Gradisce.--Sorride di
gradimento.-) Questo è molto carino!... Nessuno mi è stato mai tanto
cortese! Ma per me non è una fatica, non è un fastidio. Anzi!... Ci
trovo gusto. Spesso, quando sono sola, mi tolgo di dosso il vestito
inutile e mi metto a danzare davanti allo specchio. Fin da ragazza ho
danzato cosí, e fin da ragazza ci ho trovato gusto.
FRANCESCO
Fin da ragazza?! Cioè?... Quanti anni avevate?
SONIA
Pochi potevo averne. Ne avevo dodici, ne avevo tredici...
FRANCESCO
Probabilmente, qualcuno v'istigava, qualcuno v'insegnava...... Chi
v'insegnava?
SONIA
(-vantandosi-) M'insegnava una danzatrice della -Maison Rouge-: l'amica
del mio patrigno.
FRANCESCO
E il vostro patrigno lo permetteva?
SONIA
Sicuro che lo permetteva! Restava a lungo a vedermi danzare e mi
divorava con gli occhi.
FRANCESCO
(-ha un moto di ribrezzo e di sdegno-) È orribile!
SONIA
È orribile?... Non capisco... S'intende che doveva compiacersi. Non ero
uno sgorbio, non ero un fuscellino. Ero un fresco bocciuolo di cardenia!
Non mi credi?
FRANCESCO
Vi credo.
SONIA
Uno scultore celebre, che mi copiò tale e quale, non so piú quante
volte, dal capo ai piedi, soleva chiamarmi: la piccola Venere.
FRANCESCO
Facevate anche la modella a quell'età?
SONIA
Non la facevo che con lui. Di nascosto la facevo. Andavo da lui invece
di andare alla scuola. Un bell'uomo era!... Aveva un viso da Nazareno
con certi sguardi vellutati, che io sentivo sulla pelle quando posavo.
FRANCESCO
E come vi premiava, come si disobbligava lo scultore celebre?
SONIA
Mi dava il caviale, la grappa, il cognac. Perfino lo sciampagna mi dava.
FRANCESCO
Tutta gente infame e malefica!
SONIA
(-si smarrisce e trema un poco-) Infame e malefica, no!... Io non
capisco... Non capisco... Che male ne avevo?
FRANCESCO
E vostra madre? Non vi sorvegliava mai, vostra madre? Non badava mai a
voi?
SONIA
(-quasi passiva-) Mia madre non esisteva piú. Era morta all'ospedale.
FRANCESCO
(-triste, compassionevole-) In conclusione, voi siete... una povera
creatura!
SONIA
(-sempre piú smarrendosi e tremando-) Io?! Perché sono una povera
creatura?...
FRANCESCO
Non vi preoccupate di quello che dico. Non ne vale la pena.
SONIA
Ma io non capisco... Fammi capire... Fammi capire...
IV.
UNA VOCE
(-sgarbata, spadroneggiante--chiama di fuori:-) Sonia Zarowska! Sonia
Zarowska!
FRANCESCO
(-turbandosi, levandosi-) Si chiede di voi. Mi si troverà qui. Ciò è
molto noioso. Dovevo, peraltro, prevederlo.
SONIA
Io non rispondo e non lascio entrare.
FRANCESCO
Non ve lo consento.
SONIA
Me lo consento io.
FRANCESCO
Non è giusto che io vi sequestri.
SONIA
Ti farei uscire per questa porticina, se ne avessi la chiave...
LA VOCE
Sonia Zarowska, preparatevi a ricevermi. Sono un agente della polizia.
SONIA
(-aggrotta la fronte. Appare contrariata, ma non impappinata.-)
FRANCESCO
(-turbandosi maggiormente, si domina.-) Questo, poi, non era
prevedibile, ed è anche piú noioso. È insopportabilmente noioso!
SONIA
Si tratterà di qualche equivoco. Mi sbrigherò in pochi minuti. Tu ti
chiudi nella stanza accanto, e aspetterai che mi sbrighi.
FRANCESCO
Potrebbe incogliermi peggio. Mi conviene piú di non rimpiattarmi. Fate
entrare súbito!
LA VOCE
Ma, sangue di un demonio, è inutile che fingete di non udire! E vi
avverto che non sono disposto a perdere il mio tempo. Aprite!
SONIA
Eh!... Quante parole per niente! Entra! Entra! Non c'è la spranga alla
porta!
L'AGENTE
(-spalanca i battenti con una certa irruenza, e si ferma.-)
(-Dietro di lui, è un uomo sulla quarantina, vestito con precisa e
sobria eleganza, dal volto scialbo e allampanato, dagli occhi incolori e
vitrei:--il signor- EDGARDO LEMMS. -Nulla di losco. S'indovina,
vedendolo, che è una persona per bene.--Resterà attentissimo, ma
impassibile, inalterabile.-)
FRANCESCO
(-si fa da parte, senza aver l'aria di nascondersi.-)
SONIA
(-si trova, ritta, presso il divano. Sbircia di traverso l'Agente e
l'uomo che gli è dietro.-)
L'AGENTE
(-al signor Lemms-) La identificate?
LEMMS
Perfettamente.
L'AGENTE
Venite, venite. Staremo a vedere se lei ammette d'aver cenato con voi.
(-Si avanzano tutti e due. Si accorgono di Francesco. L'-AGENTE -gli
getta un'occhiata di competenza. Non si toglie il cappello. Il signor-
LEMMS -abbozza un saluto, e si toglie il cappello.-)
L'AGENTE
(-a Sonia-) Compiacetevi di rispondere, Sonia Zarowska. Stavate, circa
tre ore fa, a cena col signor Edgardo Lemms, in una saletta particolare
del -Falchetto d'oro-?
SONIA
Edgardo Lemms sarebbe il nome di quel signore là?
L'AGENTE
Appunto. E rispondetemi.
SONIA
Rispondo di sí. Con quel signore sono stata a cena dove hai detto.
L'AGENTE
Egli vi accusa di avergli rubato il portafogli.
SONIA
(-non si scompone e si stringe nelle spalle-) Uhm!
L'AGENTE
Evidentemente, il signor Lemms, dopo aver pagato il conto,... si è
distratto, o è stato distratto da voi. Egli ha lasciato il portafogli
sulla tavola, e voi ve ne siete impossessata, profittando... della
distrazione.
SONIA
Io non me ne ricordo.
L'AGENTE
I ladri non hanno mai buona memoria.
SONIA
Avevo tanto bevuto!
L'AGENTE
Intendete dire che eravate ubbriaca!... Eh, lo so! Voi state già
architettando il vostro piano di difesa! (-A Lemms-) Furba, l'amica!...
(-Poi, a lei-) Ma è ridicolo sostenere che abbiate dimenticato d'aver
commesso un furto perché in quel momento eravate ubbriaca. È ridicolo,
cara Sonia Zarowska!
FRANCESCO
(-intervenendo, riservato e affabile-) La memoria è una delle piú
dirette attività della coscienza. Difatti, per misurare il grado di
coscienza, da cento a zero, in qualcuno di cui si suppone che abbia
corso il pericolo di perderla tutta o parzialmente, uno dei primi e piú
arguti mezzi è di sperimentarne la memoria. Intanto, è incontestabile
che la coscienza venga soppressa dall'ubbriachezza grave, la quale,
nelle sue manifestazioni, nei suoi effetti, rassomiglia alla completa
follia. Io, anzi, la chiamerei: una follia incidentale.
LEMMS
(-ha ascoltato con deferenza, e approva:-) Perfettamente.
SONIA
(-ha ascoltato con un vano sforzo di comprensione e ha tremato alla
parola «follia».-)
L'AGENTE
(-ha ascoltato, squadrando Francesco con ostilità.-) Vi consta, signor
Lemms, che Sonia Zarowska aveva bevuto molto?
LEMMS
Moltissimo.
L'AGENTE
Ma non era una ubbriachezza grave se è stata digerita in tre ore.
FRANCESCO
Io non giurerei che ella ne sia del tutto libera. Comunque, mi parrebbe
opportuno considerare che, negli ubbriachi abitualmente recidivi,
proprio questa abitudine fa sí che il sonno basti ad affrettare il
ritorno dello stato normale:---normale-, beninteso, in rapporto al
quadro permanente degli alcoolizzati. E io attesto di aver trovata
pocanzi Sonia Zarowska immersa in un profondo sonno.
L'AGENTE
(-a Francesco, con una calma intorbidita di sorda minaccia-) Voi
insistete nell'interloquire, egregio signore, senza che io vi abbia
interrogato.
FRANCESCO
Chiedo scusa.
L'AGENTE
Avrete la bontà di favorirmi il vostro nome.
FRANCESCO
Nulla in contrario. (-Cava fuori una carta di visita, gliela porge.-)
L'AGENTE
(-leggendo, si raccapezza: muta contegno, e, per atto di rispetto, tocca
la falda del cappello.-) Non potevo immaginare che...
LEMMS
(-a Francesco, inforcando gli occhiali-) Permette?
FRANCESCO
S'accomodi pure.
L'AGENTE
(-mostrando a Lemms la carta di visita-) Un professore rinomato.
LEMMS
(-legge, e s'intravvede nella sua impassibilità una convinta
ammirazione.-)
FRANCESCO
Un modesto medico specialista, pel quale non è infruttuoso studiare i
vizii e le degenerazioni nei loro covi e nei loro laboratorî.
L'AGENTE
Che schifo, illustre professore!
LEMMS
(-quasi tra sé-) Non tanto!
FRANCESCO
E spero che la mia professione mi giustifichi anche di non essermi
astenuto dall'interloquire. Si era un po' nei miei paraggi.
L'AGENTE
(-con animazione autorevole, dispotica-) A ogni modo, il portafogli è
sparito, ed è qua che bisognerà cercarlo. (-Appellandosi a Francesco
come per averne il consenso-) È chiaro?
FRANCESCO
Questo non è affar mio.
L'AGENTE
(-a Sonia-) Orbene, a voi! Dovrebbe trovarsi proprio sulla vostra
persona. Io non vi perquisisco, a condizione che voi stessa lo
cerchiate.
SONIA
(-ha seguíto quello che accadeva intorno a lei, assumendo un
atteggiamento di sottomissione quando parlava Francesco. Adesso,
all'invito dell'Agente, recalcitra:-) Sulla mia persona, il portafogli
non c'è.
(-Non si riesce a intendere se ella sia in buona in mala fede.-)
L'AGENTE
Tanto peggio per voi, sapete! Solamente se stesse sulla vostra persona
si potrebbe accettare l'ipotesi del Professore, cioè che, essendovene
appropriata quando lavorava la sbornia, non ve ne ricordiate piú. Ma se
aveste già provveduto a nasconderlo, come fareste, cretina che siete!, a
giustificarvi con la sbornia e con la dimenticanza?
SONIA
Ti ripeto che sulla mia persona non c'è'! (-Leva la voce, ringhiosa,
furiosa.-) Non c'è e non c'è! E io, no, non mi lascio perquisire! Ti
proibisco di perquisirmi! (-Sfugge allontanandosi dal divano e riparando
in un cantuccio.-)
(-Il divano è rimasto tutto scoperto alla vista dei tre uomini.-)
L'AGENTE
Sangue di un demonio, voi agite a danno vostro!... Mi sembrate un mulo
che si affatichi a tirarsi calci alla coda. Perché siete una donna, non
volevo perquisirvi, non volevo mettervi le mani addosso. Ma questi
signori sono testimoni che voi mi ci obbligate. (-Uscendo dai gangheri,
si avventa su lei.-) Dunque, andiamo! Sottoponetevi alla perquisizione,
senza altre chiacchiere!
FRANCESCO
Fermatevi un momento, per favore.
L'AGENTE
(-desiste, sospeso.-)
FRANCESCO
Se i miei occhi non s'ingannano, il portafogli è lí, mezzo conficcato
tra i cuscini del divano, dove ella pocanzi dormiva. È minuscolo ed è
quasi del colore dei cuscini, il che lo ha reso poco visibile.
(-Emerge appena di tra i cuscini rossi un piccolo grazioso portafogli di
cuoio rosso.-)
SONIA
(-mal sorpresa, si protende per vedere.-)
LEMMS
(-sempre impassibile--inforca di nuovo gli occhiali.-)
L'AGENTE
(-dissimulando il disappunto, si avvicina al divano, e con due dita
prende il portafogli. Indi, tenendolo in alto, lo mostra al signor
Lemms.-) È questo il vostro portafogli?
LEMMS
Perfettamente.
FRANCESCO
Le sarà cascato dal petto o dalla cintola, quando si è gettata lassù o
quando vi si agitava nel sonno. Certo è che, rincasando, non aveva
provveduto a nasconderlo.
L'AGENTE
(-al signor Lemms-) Dovrebbe contenere?...
LEMMS
(-rammentandosi a stento-)... Lire milletrecento,
L'AGENTE
(-verifica-)... Sono mille trecento e sette. (-Gli consegna il
portafogli.-)
LEMMS
Guadagno sette lire.
SONIA
(-è tuttora impenetrabile. Dal suo contegno non trapela la
consapevolezza, non l'innocenza, non la mortificazione, non il
risentimento.-)
L'AGENTE
(-obliquo--sottolineando le parole-) Con ciò, spieghiamoci, Sonia
Zarowska non cessa di dover rispondere dell'accusa di furto.
LEMMS
Io mi oppongo.
L'AGENTE
Voi vi opponete, ma l'autorità procede.
LEMMS
Procede a che? Ho riavuto il mio portafogli con sette lire di piú. Mi
pare che l'incidente sia esaurito.
L'AGENTE
C'è la vostra denunzia.
LEMMS
La ritiro.
L'AGENTE
Trattandosi d'un reato d'azione pubblica, non c'è modo di ritirarla.
Deve per forza arrivare davanti alla giustizia.
LEMMS
La mia denunzia non è stata raccolta che da voi. Con un prudente
sacrificio... reciproco, possiamo metterci d'accordo per non incomodare
la giustizia e, soprattutto, per non dare altre noie a questa donna.
L'AGENTE
(-con astuta condiscendenza-) Be',... ci penseremo, e ne riparleremo.
LEMMS
Perfettamente.
L'AGENTE
La prima cosa, intanto, che ho da fare per non avere imbarazzi è di
licenziare le due guardie che ho lasciate sul pianerottolo. Vi aspetto
in portineria.
LEMMS
Vi raggiungo súbito.
L'AGENTE
(-a Francesco-) Riverisco, illustre professore!
FRANCESCO
Si conservi.
L'AGENTE
(-esce.-)
LEMMS
(-a Sonia, avvicinandosi-) Avete udito, piccina?... Vi saranno
risparmiate ulteriori noie. E vi rivedrò volentieri. Quel che mi
dispiace è che non siete una ladra sul serio. Sareste piú interessante.
SONIA
(-ha l'istantanea sensazione d'una puntura.-)
LEMMS
(-si avvicina a Francesco-) Signor medico, sono ben felice d'aver fatta
la sua conoscenza.
FRANCESCO
Ella è molto cortese.
LEMMS
E, forse, rivedrò anche lei. Potrò venire a chiederle qualche consiglio?
FRANCESCO
Le auguro di non averne bisogno.
LEMMS
Sospetto che troppo tardi mi giunga l'augurio.
FRANCESCO
In tal caso, a sua disposizione.
LEMMS
Perfettamente. I miei ossequi.
FRANCESCO
(-accenna un inchino.-)
LEMMS
(-via.-)
LA VOCE DELL'AGENTE
(-irritata-) Ma, sangue d'un demonio, vi avevo ordinato di piantonare le
scale! E dove stavate, invece, dove stavate?!
ALCUNE VOCI FEMMINILI
(-scrosciano, lontanissime, in una sconcia risata.-)
V.
(-Un breve silenzio.-)
FRANCESCO
(-risoluto, quasi brusco-) E basta, eh? (-Piglia il cappello.-)
SONIA
(-con l'impulsività di una bambina lo afferra pel braccio.-) No! No!...
FRANCESCO
Dio buono, io ho già troppo accondisceso, e voi troppo osate, adesso!
SONIA
Non andare in collera! Senti... Senti... Ti prego... Mi hai cosí bene
difesa... Difendimi ancora!
FRANCESCO
Io non ho fatto che secondare e accreditare, con la mia logica, con la
mia esperienza, la vostra affermazione di irresponsabilità. Forse
mentivate relativamente all'episodio del piccolo crimine di cui vi si
accusava. Nondimeno, il difendervi era legittimo, e non me ne pento,
poiché, con o senza l'ubbriachezza, voi non siete che una
irresponsabile. Ma che piú sperate ch'io faccia per voi?... D'altronde,
quel brav'uomo ha iniziato un accordo col zelante accusatore per
comperarne il silenzio. Non correte piú alcun pericolo.
SONIA
E per l'avvenire?... Se mi colgono, sono perduta! In carcere, mi
mettono! In carcere!
FRANCESCO
E lo spavento del carcere non è piú forte della tentazione di rubare?
SONIA
Quando quella tentazione mi prende e mi si caccia nelle vene, negli
occhi, nelle mani, io non ragiono, non rifletto, non ci penso piú al
carcere. E tu, difendendomi ancora, dovresti specialmente da quella
tentazione difendermi. Questo ti chiedo io.
FRANCESCO
Ma quale scompiglio d'idee! Difendervi da una dubbia accusa, difendervi
dalla inclemenza d'un poliziotto è ben diverso che difendervi da una
clandestina e tirannica tentazione.
SONIA
Ma è certo che lo puoi.
FRANCESCO
E come sembra a voi ch'io lo possa?
SONIA
Lo puoi con le tue ammonizioni, col tuo comando, con quelle tue parole
che dicono cose che soltanto tu sai. Sono parole che là per là fanno
tremare, e poi si fissano, amiche, qui, nel cervello, vi restano come
inchiodate, e continuano a dire, a dire, a dire...
FRANCESCO
Voi siete sotto l'impressione del mio utile intervento. Travedete.
Fantasticate. La riconoscenza vi abbacina. Le mie ammonizioni, il mio
comando, tutto l'aspro repertorio di sapienza, che voi credete soltanto
mio e che vi fa tremare, non vi scanserebbero da un triste fascino che
vince anche lo spavento del carcere. Agiscono in voi delle forze
irresistibili che di voi dispongono illimitatamente e che producono ogni
vostro atto, ogni vostro istante di vita. Sono le medesime, ahimé, di
cui vive, inconsapevole, il bruto.
SONIA
(-trema-) Il bruto?!
FRANCESCO
Sí, Sonia Zarowska: il bruto! E finché queste forze irresistibili vi
possiederanno, finché esse comporranno la vostra vita, nulla varrà a
salvarvi dalle tentazioni alle quali finora avete dovuto cedere. Per
potervene difendere, per potervene salvare, un'altra vita bisognerebbe
sapere infondervi: una vita che non avesse la sua intima sede nei sensi,
una vita interiore, una vita spirituale, quella vita cioè che molti
vorrebbero soffocare perché piena di lotte e di tumulti, ma che
appunto--tra i confini, s'intende, del nostro raziocinio--differenzia
dal bruto l'essere umano.
SONIA
(-dibattendosi-) Non capisco! Non capisco! Non mi riesce di capire!...
FRANCESCO
(-con un pallido sorriso buono-) E questa volta sarebbe piú che mai
strano se non fosse cosí! (-Le mette una mano sulla spalla.-) Ma giacché
le mie parole vi si fissano, amiche, nel cervello e continuano a dire, a
dire, a dire..., voi non dimenticherete quello che ora non capite,... e
sarà sempre qualche cosa!... Vi saluto, Sonia Zarowska! Vi saluto!
(-Pacatamente, accorato e pensoso, si allontana, esce.-)
VI.
SONIA
(-non ha piú tentato di trattenerlo, non lo ha seguíto con gli sguardi,
non si è mossa, ed è rimasta come tramutata in una statua, assorbita
dall'insistente volontà di capire. Per lei piú nulla è intorno.--Quella
volontà intensa e vana la distacca dall'atmosfera che la circonda, le
aliena la vista e l'udito.-)
(-Nel corridoio si fa buio.-)
UNA VOCE DI DONNA
(-rauca, assonnata-) Buona notte, bionda!
SONIA
(-ripete piano e scandite dalla fatica riflessiva alcune parole di
Francesco Floriani.-)... «Una vita... che non avesse... la sua intima
sede... nei sensi...» (-Tace.-)
(-Trasvola nel silenzio il lieve rumore d'una serratura frugacchiata.-)
SONIA
(-non ode.-)
(-Si apre appena la porticina misteriosa.-)
ULRICO
(-s'insinua come un'ombra, il cappello all'indietro, il bavero alzato.
C'è in lui un che di sinistro e di buffo.-)
SONIA
(-non vede.-)
ULRICO
(-è arrestato dall'atteggiamento di lei. Dopo averla affisata curioso e
sbieco, raccorciandosi a guisa di chi cerchi di attraversare una folla
inosservato e camminando grottescamente cauto, va verso la parete in
fondo, dov'è la chiavetta della complice luce elettrica. La gira, e
siede a una seggiola addossata a quella parete.-)
(-Dalle quattro lampadine che penzolano dal centro del soffitto è
piovuto, allargandosi in tutta la stanza, un riverbero bluastro che,
mescolandosi con la gazzarra del rosso, suscita un fantastico fluttuare
di larve violacee.-)
SONIA
(-dal rapido diffondersi del riverbero bluastro è stata sottratta alla
sua riflessione, quasi che una molla le sia scattata dentro. Volgendosi
un po', si accorge della presenza di Ulrico.-) Sei qua, tu? Non ti ho
visto entrare.
ULRICO
Cos'è? Rammollimento contemplativo?
SONIA
Ero sola. Pensavo.
ULRICO
Il che non ti accade spesso.
SONIA
(-genuina-) È vero: non mi accade spesso.
ULRICO
Non eri sola, per altro, che da qualche minuto.
SONIA
Difatti, da qualche minuto se ne è andato il tuo amico.
ULRICO
L'ho visto, giú.
SONIA
Che t'ha detto?
ULRICO
Non l'ho interrogato. Mi sono nascosto per non fargli credere che io
stessi lí ad aspettarlo.
SONIA
(-resta di nuovo astratta.-)
ULRICO
E ancora pensi?
SONIA
No.
ULRICO
Ma non badi a me. Che hai?
SONIA
Niente.
ULRICO
(-impaziente--e pur mellifluo e postulante-) E non ti parla questa luce?
Non ti richiama?
SONIA
Sí.
ULRICO
Non mi frodare, dunque, Soniuccia! È l'ora mia.
SONIA
Sono pronta.
ULRICO
Oh, bene! bene! (-Si accende una sigaretta.-)
SONIA
(-è sempre allo stesso posto.--Appare quasi inquieta. Poi, a grado a
grado, si trasfigura. Il suo volto assume un aspetto di ebete sensualità
con una impronta d'involontario maleficio in agguato. Dalla sua bocca,
di cui le labbra combaciano, si stende, mugolata, una sottile esarmonica
melodia di sapore orientale, che sembra funebre.-)
ULRICO
(-sporge la testa di tra le spalle alzate, tira giú il monocolo, e punta
su lei, spalancati e cupidi, gli occhi storti.-)
SONIA
(-comincia a convellersi nei fianchi frementi, nelle braccia alquanto
aperte in su, e i convellimenti procaci seguono il ritmo morboso della
melodia.--Ma súbito l'inquietudine torna a serpeggiarle in tutta la
persona. Il suo volto diviene sofferente. Il ritmo si spezzetta. La
melodia si affioca. Le muore in gola.--Ella ristà. Le sue braccia cadono
inerti.-)--(-Con una intonazione di scoraggiamento:-) No! No! Stasera,
no!
ULRICO
(-costernato-) Sonia?! (-Le va di fronte, vivamente, piú per esortarla
che per rimproverarla.-) Sonia?!
SONIA
(-rammaricandosi-) Non avertela a male!. Stasera, no!
ULRICO
(-sbalordito-) Perché?!
SONIA
(-non lo sa, e non sa rispondere.-)
ULRICO
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