Non è una volgarità prevedere il fascino che può esercitare l'ardore
d'un folle innamoramento giovanile.
NANETTA
Su me?!
CORRADO
Su voi come su ogni donna che non sia fatta di marmo!
-(Breve pausa.)-
NANETTA
Il più triste e il più bizzarro in tutto questo è che voi siete
profondamente geloso: geloso per me, voi, voi, che mi avete impedito di
essere -vostra- fino alla morte!
CORRADO
Non sono geloso, Nanetta, e intendo che se lo fossi avreste il diritto
di sorriderne.
NANETTA
A che negare?... Siete geloso di quel ragazzo come lui è geloso di voi.
CORRADO
Non è gelosia! Non è gelosia!... -(Rabbrividendo, rodendosi e smarrendo
la consapevolezza di ciò che dice)- O, se non altro, non è quella
gelosia egoistica e miserrima che voi mi attribuite. È una sevizia
orribilmente complicata da cui neppure il più nobile sforzo di altruismo
potrebbe liberarmi. È l'ossessione della mostruosità che ci minaccia
tutti e tre.
NANETTA
-(energica)- Da nessuna mostruosità siamo, comunque, minacciati.
CORRADO
Voi non comprendete! E non dovete comprendere, voi!
NANETTA
-(rompendo i freni che si era imposti)- Sventuratamente, conosco il
vostro segreto....
CORRADO
-(sgranando le pupille)- Conoscete il mio segreto?!
NANETTA
Mille circostanze me l'hanno rivelato, e ne avrei scorta in voi stesso,
oggi, la conferma se ancora avessi avuto qualche dubbio. Tutte le più
tristi realtà fioriscono, facili, sul mio cammino!
CORRADO
-(la guarda con dolorosa deplorazione. Poi, abbassa la fronte.)-
NANETTA
-(in un sogghigno che vale una bestemmia)- Ed ecco, ecco l'ultima tappa
trionfale della mia brillante carriera di donna amata! Respinta
dall'uomo in cui ho saputo così inutilmente suscitare il più grande
amore della sua vita, trovo in agguato l'amore d'un fanciullo... che è
suo figlio!
CORRADO
-(sùbito)- Voi già lo presentite, Nanetta, nel vostro animo indifeso,
nel vostro sangue commosso, l'assalto di questa giovinezza armata della
sua vergine passione....
NANETTA
Nel mio animo e nel mio sangue non c'è che l'offesa della mia sorte
vigliacca, non c'è che il bisogno frenetico di ribellarmi ad essa come a
una tirannia schiacciante! Essere presa da vostro figlio, no! no!... Per
un'altra donna sarebbe forse un rifugio o una vendetta: per me sarebbe
una umiliazione, tanto più bassa quanto più credessi probabile la
sconfitta del mio cuore e dei miei sensi. E fossi pure insidiata come
dal potere di un filtro irresistibile, vi giuro, Corrado, vi giuro che
saprei....
CORRADO
-(interrompendola con la parola e col gesto)- Tacete, Nanetta! Non fate
questo giuramento! O, almeno, non fatelo a me!... Io non posso
accettarlo. Non mi spetta. Lasciate ch'io resti nel martirio che ho
saputo prepararmi e meritare. -(Parla sottovoce, preso da uno strano
tremito interiore, stranissimo in lui.)- Ciò che accade è la degna
punizione d'un uomo che non ha il diritto di gettare le braccia al collo
di suo figlio... e di chiamarlo figlio. -(In un rigurgito di rimorsi e
di tenerezza inane, il suo pensiero s'indugia.)- Del resto, noi ci siamo
già separati per sempre questa notte, e oggi... voi dovete già
considerarmi... come un assente,... come una persona... lontana... -(Ha
davvero la sensazione che gl'incomba d'essere un assente. -- Si leva in
silenzio. Prende il cappello. -- Gli sfugge un singhiozzo. Con passo
lento e malfermo va sino alla soglia in fondo.)-
NANETTA
-(senza voltarsi, lo sogguarda, scrollando il capo,
compassionevolmente.)-
CORRADO
-(si appoggia un istante con un braccio allo stipite. Indi si fa forza,
e sparisce.)-
NANETTA
-(appena uscito Corrado, ha un momento d'intensa e agitata riflessione.
Indi, cede all'impeto di affrettare la soluzione liberatrice. Alla porta
di sinistra, chiama urgentemente:)- Enrico! Enrico!... -(E più forte
ancora:)- Enrico, vieni qua! Subito!
SCENA QUINTA.
ENRICO
-(entra guardingo, quasi pavido.)- Il signor Corrado è andato via?
NANETTA
Sì, è andato via, è partito. Siamo soli e dobbiamo parlare.
ENRICO
Di che, Nanetta? Bada che di quella faccenda non voglio parlare mai più.
NANETTA
Ma voglio ancora parlarne io, Enrico, e voglio, soprattutto, che tu ne
parli ancora con me. -(Severissima.)- Siedi.
ENRICO
-(preso dal panico)- Ti prego...: sii buona, sii condiscendente. Non
obbligarmi a tornare su ciò che è accaduto.
NANETTA
-(puntandogli lo sguardo in faccia)- Hai paura di ritornarci?
ENRICO
Che c'entra la paura? -(Evitando lo sguardo di lei)- Avrei desiderato
che tu mi risparmiassi una molestia inutile. Sai bene che ti ho creduta
e che ti crederò sempre; sai bene che mi hai fatto riconoscere il mio
torto, che mi hai fatto pentire d'aver trasceso. Che potrei dirti che tu
già non sappia? Il voler ricominciare da capo con un colloquio solenne è
una ingenerosità da parte tua. -(Siede malvolentieri.)-
NANETTA
Io non mi preoccupo del torto che hai avuto, nè ti ho chiamato per
ascoltare il tuo formale attestato di stima o la tua formale
dichiarazione di pentimento. Si tratta di tutt'altro, perchè è
tutt'altro quel che a me preme. -(Gli siede vicino e di fronte.)- A me
preme che tu guardi in te stesso, coraggiosamente, come si guarda in un
nascondiglio dove si sia potuto appiattare il più pericoloso dei nemici.
A me preme che tu ti sforzi di riconoscere la causa inconfessata del tuo
inasprimento implacabile e della tua profonda sofferenza. Era una
sofferenza che non aveva nulla di comune con lo sdegno di un cugino,
fosse pure intransigente, per un suo lusso personale di austerità, come
solo a un vero fratello spetterebbe di essere. Che cos'era, dunque,
quella sofferenza? Che cos'era? Cerca, cerca la verità tra le più intime
dissimulazioni del tuo animo, e dilla a voce alta. Dilla! Che cos'era
quella sofferenza?
ENRICO
... Era uno stato di sovraeccitazione, ne convengo.
NANETTA
-(esortandolo vivamente)- La verità devi cercare!
ENRICO
Era il parossismo d'un insensato, d'un allucinato...
NANETTA
-(martellandogli le sillabe all'orecchio con un accento sommesso e
vibrato)- Era gelosia!
ENRICO
-(diventando, d'un tratto, rosso dal mento alla fronte)- No, Nanetta...
NANETTA
-(più austera)- Era gelosia!
ENRICO
-(sudando freddo, tenta di schermirsi. Ha il fiato corto, le pupille
offuscate.)- Del resto... tu proferisci questa parola come se fosse la
qualifica d'un delitto; ma... a me non pare così straordinario che, in
un certo senso, l'affetto fraterno arrivi alla gelosia...
NANETTA
-(prorompendo desolata)- Non è fraterno, no, non è fraterno l'affetto
che tu nutri per me!
ENRICO
Perchè non è fraterno, Nanetta?
NANETTA
Perchè soltanto un innamorato prova gli spasimi che tu hai provati poco
fa! Tu mi ami, capisci?! Mi ami! E io, che potrei farti veramente da
madre, non posso non sentirmi bruciare la bocca dicendo che -tu mi ami-.
-(Con un'istantanea veemenza di rabbia)- Ah, come maledico d'aver messo
il piede in questa casa!
ENRICO
-(umiliato, umiliandosi)- Sei spietata nella tua irritazione. Mi
avvilisci troppo! Ti adiri troppo!... E fai così, lo so,... perchè ai
tuoi occhi sono un ragazzo. Ma ho forse osato chiederti di ricambiare il
mio sentimento? No. Anzi, te lo avevo nascosto. Non puoi negare che te
lo avevo nascosto. E se le imprudenze dei miei nervi non te lo avessero
lasciato indovinare, io avrei continuato a celartelo. Ti supplico di non
dubitarne. Me lo sarei chiuso nel cuore, e avrei aspettato, avrei saputo
pazientemente aspettare.
NANETTA
-(sbalordita)- Che cosa avresti saputo aspettare?!
ENRICO
-(con reticenza)- ... Di non sembrarti più un ragazzo.
NANETTA
E poi?... E poi?...
ENRICO
E poi... un giorno... se tu fossi stata ancora libera, completamente
libera,... ti avrei offerto la mia devozione, la mia fedeltà, il mio
nome...
NANETTA
-(con una irruenza irosa e pur compassionevole)- Parli come quegli
alienati che aggrovigliano nel loro cervello sconvolto il passato il
presente e l'avvenire, e non distinguono più l'uno dall'altro. Non
pensi, non pensi che, quando tu non mi sembrerai più un ragazzo, io non
ti sembrerò più una donna?
ENRICO
-(animandosi)- Questo, puoi pensarlo tu, perchè ignori ciò che tu sei
per me.
NANETTA
Ma non ignoro ciò che tra breve sarò per tutti.
ENRICO
Chi sa come ti calunni con la tua immaginazione!
NANETTA
Una larva, una larva: la misera larva di questa Nanetta che sono ora!
ENRICO
-(trasfigurandosi, illuminandosi nell'animazione crescente)- Per me, tu
sarai sempre colei che, col suo apparire, mi ha trasfusa la vita, la
vita dello spirito e del corpo, la vita che mi spettava, una vita di
creatura sana, consciente, sinceramente sensibile, sinceramente umana.
Che ne sarebbe stato della mia esistenza se io non ti avessi conosciuta?
Io sarei rimasto a vivere come in una specie d'astuccio di ferro, con
gl'istinti ritorti o repressi. Non è forse vero, di', non è forse vero
che non somiglio più in nulla a quell'inetto dall'anima rachitica che
hai incontrato, in questa medesima stanza, quando giungesti quassù,
all'improvviso, pochi mesi or sono? Ho un'altra anima, ho un altro
respiro, ho un altro sangue, ho un altro volto, ho un'altra voce... E
sei tu, sei tu che mi hai fatto come ora mi vedi, come ora mi
ascolti!...
NANETTA
-(ascoltandolo con intensità, dissimula l'intima commozione.)-
ENRICO
-(sempre più fervido)- Tu diventerai meno bella, diventerai meno
graziosa, e poi, sì, invecchierai fatalmente prima di me; ma non per
questo, Nanetta, non per questo io potrò cessare di sentirmi cosa tua,
tua, tutta tua, animata da te, creata da te!...
NANETTA
-(impedendogli di continuare, si leva, imperiosamente e
angosciosamente)- No, Enrico! Non dev'essere così, non sarà così! La mia
volontà è più prepotente della tua ostinazione, e saprà vincerla. Non
sarà così! Nessun legame tra noi due! Nessuna promessa d'amore! Nessuna
speranza d'amore!... Mai! Mai!
ENRICO
Tu non hai il diritto di proibirmi perfino la speranza. E, d'altronde,
perchè non dovrei sperare dal momento che non ci sono degli ostacoli
insormontabili? -(Si alza, le va vicino.)- Tu non mi ami oggi, non mi
amerai domani, non mi potrai amare finchè qualche reminiscenza ti
condurrà la fantasia verso colui che hai troppo amato; ma il tempo, oh,
il tempo sarà il mio complice buono, sarà il mio protettore...
NANETTA
-(combattendo contro la propria commozione)- Dio, che tortura!
ENRICO
Io sono convinto che, a poco a poco, tu ti persuaderai che io ti voglio
tutto quel grande bene che certamente ti pareva di meritare prima che
cadessero le tue illusioni...
NANETTA
Che tortura!
ENRICO
Io sono convinto, Nanetta, che ti amerò tanto e con tanta fede e con
tanta umiltà che in questa umiltà e in questa fede tu dovrai,
finalmente, un giorno sentire il desiderio di riposarti.
NANETTA
-(quasi diffidando di sè, invasata dall'urgenza di farlo desistere e
agitata da un pietoso pianto interiore, convulsamente ribadisce:)- Non
deve essere così, ti ripeto! E se anche tu m'inchiodi alla croce, io
continuerò a gridare: non dev'essere così!... non dev'essere così! -(Si
lascia cadere sul canapè, sfinita dallo sforzo di crudeltà che ha
compiuto.)-
ENRICO
-(percosso, la guarda con un'annebbiata trepidanza)- Ma... la ragione...
qual è? Qual è la ragione suprema, la ragione immutabile della tua
sentenza recisa, che uccide il mio sogno, che mi ruba l'avvenire?... Se
questa ragione ci è, e se veramente è più forte di tutte le ragioni mie,
se è veramente tale da proibirti persino di tollerare le mie speranze,
perchè me l'hai taciuta fin adesso?... perchè neppure adesso me la dici?
NANETTA
-(freme e non risponde.)-
ENRICO
Non ne hai il coraggio? -(Rumina, si martella. -- La sua trepidanza si fa
più cupa e, man mano, egli si monta, si rieccita.)- L'unica ragione che
potresti non avere il coraggio di dirmi sarebbe quella di esserti
irreparabilmente compromessa con lui... con quell'uomo che a te sembra
sacro e inviolabile, con quell'uomo che non mi si permette
d'insultare... E, tuttavia, se tu fossi colpevole, visto che hai tanto
bisogno di non farti voler bene da me, non sarebbe forse logico che ti
affrettassi a darmi la certezza della tua colpa? Dovresti capire che
questa certezza mi guarirebbe immediatamente, che questa certezza mi ti
strapperebbe dal cuore per non lasciartici entrare mai più...
-(Arrestando con una specie di spavento la corsa dei suoi funesti
pensieri)- Ma no... Per carità!... Dove mi fai riandare con la testa?...
Tu non mi hai mentito... Non mi hai mentito... Non è possibile che abbi
saputo mentirmi, tu, che m'insegnasti ad avere ribrezzo della
menzogna... -(S'interrompe di nuovo come se aspettasse una rassicurante
conferma da lei.)-
NANETTA
-(nella impossibilità di trovare una parola utile, una parola opportuna,
si dibatte, spasima, tenendo la faccia tra le mani.)-
ENRICO
-(dopo una pausa, la fissa più intensamente, e ha gli occhi di fuoco
nell'interrogarla:)- Nanetta?... -(Un'altra pausa.)- Nanetta?... -(E
vedendola lì, ancora immobile, ancora trincerata nel suo silenzio e con
la faccia nascosta, trasalisce e perdutamente supplica:)- Nanetta?!...
NANETTA
-(si scopre il viso, e la sua voce ha un suono misto di ferocia e di
strazio)- Non ho nulla da aggiungere a quanto hai già udito dalla mia
bocca, e non sono qui per rendere conto a te della mia coscienza!
ENRICO
-(con uno scoppio di follia disperata)- Ma, dunque, non c'è più dubbio?
È proprio vero che mi hai mentito?!...
NANETTA
-(implorando)- Pensa di me ciò che puoi, purchè sia la mia liberazione e
la tua!
ENRICO
-(accecato da un furore spaventosamente brutale)- Io penso che ti sei
gittata in un'avventura come un assetato si getta ad abbeverarsi a un
pantano!
NANETTA
-(rizzandosi in piedi con l'istantaneo raccapriccio doloroso di chi
abbia ricevuto una scudisciata)- Enrico!
ENRICO
E il mistero nel quale ti chiudi è la conferma inesorabile d'una così
orrenda abbiettezza! Non t'amo più, no, non t'amo più! Ti detesto con
tutto il livore che mi metti tu nelle vene. -(Dilaniato dal suo
martirio)- Mi hai fatta un'anima capace d'amare, e tu stessa, tu stessa
mi costringi a detestarti! -(Si sorregge a un mobile, come un
ubbriaco.)-
-(Un istante di sospensione.)-
NANETTA
-(con un supremo tormento è riescita a sopportare e a non svelarsi. -- E
ora, pacatamente risoluta, come se pronunziasse la sua necessaria
condanna:)- E sia! Detestami, Enrico!... -(Poi -- mutando -- con un fioco
accento e con un pallido sorriso di sconfinata tristezza)- Ma... passerà
anche questo: lo vedrai. Ben presto, non mi detesterai nemmeno, e
l'anima capace d'amare, che io ti ho fatta,... ti resterà. -(Ricade a
sedere, rassegnata.)-
SCENA SESTA.
CLOTILDE
-(di fuori -- chiassosamente)- Nanetta! Nanetta! -(Entra, zelantissima)-
Ho visto per la prima volta il signor Corrado con le lagrime agli
occhi... -(Interdetta)- Che diamine vi è accaduto? Vi siete bisticciati?
NANETTA
Sì, zia. Ci siamo bisticciati.
CLOTILDE
Sia lodato il cielo! Fate sempre comunella. Almeno vi siete bisticciati
una volta! -(Li osserva. Si meraviglia.)- O insomma?!... Sul serio?!...
NANETTA
Più di quanto tu possa immaginare.
CLOTILDE
-(affettuosa, vivace e scherzevole)- Ma che!... Non seccare! Finiscila!
Finitela tutti e due!
NANETTA
T'assicuro, zia, che non c'è rimedio. E, anzi,... sarebbe imbarazzante
per me e per lui... se io profittassi ancora della tua ospitalità. -(Si
alza.)-
CLOTILDE
-(con un moto di viva sorpresa significativa)- Te ne vuoi andare -anche-
tu?! All'impensata?! Proprio -oggi-?!
ENRICO
-(sordamente)- È naturale che se ne voglia -oggi- andare anche lei.
NANETTA
-(fremendo di collera raffrenata, lo fulmina con lo sguardo e con la
voce)- Taci ora, tu!
ENRICO
-(si abbatte su una sedia, in silenzio.)-
CLOTILDE
Non mi pare che sia il caso di pigliarla così tragicamente, cara
Nanetta: tanto più che le apparenze dànno ragione a mio figlio. Il suo
torto potrebb'essere soltanto quello di darsi pena per un fatto... il
quale non riguarda che te. Tu hai da un pezzo proclamata la tua
emancipazione, che, alla tua età, e dopo tante disillusioni, è più che
legittima. E, visto che non riesci a domare la passione che hai per
quell'uomo, la tua imprudenza... è comprensibile. Per conto mio,
riconosco che fai benissimo a cavar dalla vita il meglio che puoi.
NANETTA
-(la fronte in fiamme, le guance violacee, esplode, e le sue parole sono
una valanga d'ironia facinorosa)- Sì, zia: a qualunque costo, il meglio
che posso, e, sopra ogni cosa, tutte le dolcezze, tutte le gioie
dell'amore, perchè sono esse appunto che meritano certamente che si
faccia tacere il nostro decoro, la nostra fierezza, il nostro pudore,
ogni scrupolo della nostra coscienza, ogni sentimento che non abbia le
radici nel nostro egoismo! Tu m'incoraggi, non è vero?, tu m'incoraggi a
sostituire, finalmente, alla malinconica speranza d'essere una moglie
l'allegra realtà d'essere un'amante?! -(Scoppiando in una risata
frenetica)- Ah ah ah ah!... Nessuna donna è stata mai più ridicola di
me!
CLOTILDE
Ma frènati, Nanetta! Tu sei in uno stato d'esaltazione che mi spaventa e
che m'impedisce di raccapezzarmi.
NANETTA
-(grida:)- Cavo dalla vita il meglio che posso, io, e perciò fuggo da
tuo figlio, che, un momento fa, mi prometteva di sposarmi!
CLOTILDE
-(con un sobbalzo di stupore e d'allarme)- Mio figlio ti prometteva di
sposarti?!
NANETTA
Ma sta' tranquilla: l'ho già salvato dalla sua follia. Te lo garantisco.
CLOTILDE
-(agitatissima)- È lui che me ne deve convincere. Sino a quando lui
stesso non riuscirà a rassicurarmi, io temerò effettivamente che il suo
cervello sia spacciato!
NANETTA
-(imperiosa)- Rassicura tua madre, Enrico! Ne hai bene il dovere.
CLOTILDE
-(al figlio)- A te, dunque. Parla. Dimmi quel che senti. Dimmi quel che
pensi. Io ho bisogno di saperlo.
NANETTA
-(attende ansiosissima, presa da una perplessità complicata e
contraddittoria.)-
CLOTILDE
-(con ferma insistenza)- Mi sono spiegata, sì o no?
ENRICO
-(incalzato dalla desolazione, rompe in una crisi di pianto)- Ho l'anima
che mi muore, mamma! Questo solamente so dirti.
CLOTILDE
-(furibonda, a Nanetta)- Lo vedi se l'hai salvato!?
NANETTA
-(slanciandosi a soccorrerlo con un impeto infrenabile di tenera
compassione)- No, no, Enrico! No!
CLOTILDE
-(energica e severa)- E che fai adesso?!
NANETTA
-(si arresta d'un colpo come sull'orlo d'un fosso. Le corre un brivido
per tutto il corpo. Retrocede un poco.)-
CLOTILDE
-(piantandosi risoluta accanto alla porta di destra, si rivolge al
figlio e, con un gesto d'imposizione, gli comanda:)- Vieni con me, tu!
Quando saremo soli, saprai dirmi, senza dubbio, qualche cosa di meno
rattristante. Obbedisci!
ENRICO
Sì, mamma. -(Si alza. Contiene i singhiozzi. Si asciuga le lacrime. E,
passando, con la testa bassa, innanzi alla madre, rassegnatamente,
esce.)-
CLOTILDE
-(sta per seguirlo.)-
NANETTA
-(supplichevole)- Un momento, zia! Te ne prego.
CLOTILDE
-(si ferma, si volta. -- Poi, quasi senza asprezza)- Che altro vuoi,
Nanetta?
NANETTA
Nulla per me, zia. Oggi, come sempre. -(Pausa)- Chiudi quella porta.
CLOTILDE
-(chiude e le si accosta, lenta, in attesa)- Di' pure.
NANETTA
-(pianamente, con una serenità di voce che contrasta coi segni della sua
fisonomia)- Non seguo il signor Corrado. Non sarò l'amante del signor
Corrado. Non lo vedrò mai più. E tra me e lui il sacrificio della più
austera rinunzia è stato compiuto fino all'ultimo. Nondimeno, è
necessario che tuo figlio continui a credermi o a sospettarmi... una
sgualdrina. Il disprezzo non tarderà troppo ad uccidere l'amore -- ed
egli sarà salvo davvero.
CLOTILDE
-(smarrita nella commozione, nella riconoscenza)- Nanetta mia!... Come
mi fai mortificare d'essere stata cattiva con te... E che grande bontà è
la tua! -(L'abbraccia fortemente e la bacia.)-
NANETTA
Non ne ho alcun merito. -(Ogni sua parola cade come una lagrima)- È il
mio destino che me la impone. -(Si distacca)- E addio!... Capirai che in
questa casa non posso rimanere nè un giorno, nè un'ora di più.
CLOTILDE
-(ha un gesto d'adesione accorata, ma indispensabile.)-
NANETTA
-(guarda la porta chiusa. Dilata le pupille. Resta intenta)- E ancora
piange!... Ancora piange!...
CLOTILDE
-(tende l'orecchio)- ... A me sembra che si sia calmato...
NANETTA
Tu non senti che piange? Io sì, purtroppo! -(Fa qualche passo per essere
più vicina alla porta. E ascolta e ascolta. -- A poco a poco, è penetrata
da quel pianto come dal fascino d'un maligno incantesimo. -- Ella è lì,
nella immobilità della soggiogazione, col dorso un po' curvo, con tutti
i sensi tesi verso quell'uscio, con la bocca semiaperta in una
espressione di spasimo dolce. -- Indi, comincia ad affannare. Il suo
petto pulsa violentemente. Il suo volto si sbianca ogni istante di
più.)-
CLOTILDE
-(che non ha cessato di osservarla, a un tratto, impressionata, le va
alle spalle e la chiama, appena:)- Nanetta!...
NANETTA
-(come in un brusco risveglio)- Zia!
CLOTILDE
Che hai?!
NANETTA
-(trasognata, perduta)- Non so... Quel pianto insistente, che mi chiama,
che mi chiama,... è terribile per me!... Sono... una debole donna...
Tanto debole!... -(Piange anche lei. -- Si sente mancare)- Aiutami tu ad
andar via... Aiutami tu!... -(Si abbandona tra le braccia pronte di
Clotilde.)-
CLOTILDE
-(la sostiene, la stringe)-....
SIPARIO.
EPILOGO.
-Il salotto d'un appartamentino di lusso in un grande albergo.
Architettura ed eleganza modernissime. Poca tappezzeria, colori tenui,
mobili fragili e bizzarri. -- A destra, il vano ampio d'una terrazzina
inquadra il profilo del Vesuvio, nella luminosità azzurra dell'orizzonte
partenopeo. Dallo stesso lato, un paravento orientale e alcune palme,
ben ricche di foglie, formano quasi un semicerchio dietro un divano
basso e largo, che promette le dolcezze della pigrizia contemplativa.-
-Verso l'altro lato della stanza, sopra un tavolino laccato, una
fotografia in cornice, dei Copenaghen, e scatole e vassoi e snelle
anfore d'argento. Nelle scatole e nei vassoi, sigarette e -bonbons-
d'ogni sorta. Dalle anfore, si ergono, sui liberi steli, rose
delicatissime e capricciose orchidee.-
Una porta in fondo, una porta a sinistra.-
* * * * *
Qualche cenno sui nuovi personaggi che compariscono nell'epilogo.
CLAUDINE RANIER è una -cocotte-, che, venuta di Francia alle sue
prime armi, risiede da molti anni a Napoli, dove è salita in
auge, e che, per quella legge d'infiltrazione alla quale
sottostanno i forestieri residenti a lungo in questa città, è
diventata mezzo napoletana, assimilando soprattutto la parlata e
le maniere del popolo, le cui caratteristiche sono tanto
suggestive. La voce, i gesti, gli atteggiamenti, il pensiero di
Claudine sono un misto di napoletanità e di pariginismo e il suo
modo di esprimersi è un ibrido connubio di lingua francese e di
vernacolo partenopeo, con un po' d'italiano storpiato. -- La erre
nativa strascica e gorgoglia insistentemente.
ROSSANA MONTEFLORA è un'altra -cocotte- di alto bordo. Rivaleggia
in bellezza e in lusso con Claudine Ranier, e molto presume di
sè, sfoggiando una signorilità tutt'altro che autentica.
AMALIA, di professione canzonettista, è una donna che ha più di
quarant'anni. Sul suo volto son le tracce della lunga attività
muliebre accoppiata all'esercizio professionale, e il suo corpo,
un po' ingrassato e squinternato, sopporta un busto
eccessivamente stretto, che preme da tutte le parti,
conservandole, in apparenza, la necessaria idoneità.
ALBERTINA e NINÌ sono anche loro canzonettiste. La prima ha già
fatto fiorire abbondantemente i vari rami innestati al fusto
della sua professione; la seconda -- Ninì -- giovanissima, esile,
pallidina, è ancora fanciulla, e serba, tra gl'indugi dubitosi
della sua giovinezza e i timori della sua deficiente
intelligenza, l'istintivo pudore e l'istintiva sentimentalità,
capace di bontà e di dolcezza.
SCENA PRIMA.
-(In iscena, nessuno.)-
AMALIA
-(entrando dal fondo, tutta animata di zelo, e dirigendosi alla porta a
sinistra)- Claudine! Claudine!... Fai ancora toletta?
-(Si udrà, di dentro, la voce di CLAUDINE, talvolta graziosa, talvolta
sguaiata, in quel suo linguaggio speciale.)-
CLAUDINE
C'est toi, Amalia?
AMALIA
Sì, -moi, moi-. Hai tempo?
CLAUDINE
Un piccolo momento.
AMALIA
Li conosco i tuoi «piccoli momenti», cara parigina. Sbrigati! Stanno per
venire Rossana Monteflora, Albertina e Ninì. Chiacchieravano giù, nel
bar, col direttore dell'hôtel, che faceva il galante; ma mi hanno
avvertito che sarebbero salite subito.
CLAUDINE
Hanno già appurato?... C'est idiot!
AMALIA
Iersera, a mezzanotte, tutta Napoli sapeva che Enrico Carmineti e il
marchesino Bargonzi s'erano abbarruffati per causa tua e che era corsa
sfida immediatamente.
CLAUDINE
Ce sale trou de Naples!
AMALIA
-(scherzando con acredine)- Ci stai da otto anni in questo «sale trou de
Naples», e ti sei tanto napoletanizzata che parli, ormai, più napoletano
che francese. È segno che ti ci trovi benino!
CLAUDINE
Gesù! Ma cheste so' cose 'e pazze! Io parlo napulitano?!
AMALIA
A te sembra di parlare toscano?
CLAUDINE
Fiche-moi la paix, Amalià!
AMALIA
E di', parigina: hai notizie?
CLAUDINE
No.
AMALIA
Non sai nemmeno dove sono andati a battersi?
CLAUDINE
No.
AMALIA
Speriamo che non gli vada troppo male, povero Enrico!
CLAUDINE
Je déteste le duel!
AMALIA
Lo credo!
SCENA SECONDA.
-(Entrano, l'una dopo l'altra, affaccendate, ROSSANA, ALBERTINA, NINÌ.)-
ROSSANA
Dunque?
ALBERTINA
Dunque?
NINÌ
Dunque?
AMALIA
Sinora, nulla.
ROSSANA
E Claudine?
AMALIA
Sta vestendosi. Io, intanto, vi ho annunziate.
ROSSANA
Noi siamo entrate così, perchè il portiere dell'hôtel ci ha detto che
non dovevamo farci annunziare. -(Con una intonazione di meraviglia)- Ha
avuto l'ordine di spedire senz'altro al numero 28 chiunque chiedesse di
Enrico Carmineti o di Claudine Ranier. Trovo strano!
-(Abbassano la voce per comentare.)-
AMALIA
Ingresso libero, oggi!
ROSSANA
Mentre, oggi, al suo posto, una donna veramente elegante non riceve
nessuno.
AMALIA
Ma come potrebb'essere, lei, una donna elegante?!
ALBERTINA
Con quella parlatura che ha presa, di ciabattona napoletana!...
AMALIA
E con quelle mani!...
ROSSANA
E con quei piedi!... Dio, che piedi!
NINÌ
-(andando in giro, un po' imbambolata, per la stanza, ha notato sul
tavolino il ritratto di Enrico e ora, sollevandolo delicatamente, nella
cornice dorata, con ambo le mani, se lo studia.)- Come l'hanno
dimagrato, qui, il signor Enrico!
ROSSANA
Vedere! -(Corre e s'impossessa del ritratto.)-
ALBERTINA
Vedere! Vedere!
TUTTE E QUATTRO
-(in gruppo, esaminano la fotografia.)-
ROSSANA
Sempre un portento di omo, però!
ALBERTINA
Qui, somiglia al Conte di Torino.
AMALIA
Ma che!... In questa fotografia somiglia al Duca degli Abruzzi.
ROSSANA
Con i baffi di più. -(Ripone sul tavolino.)-
AMALIA
Comunque, Ninì preferisce l'originale.
NINÌ
-(arrossendo)- A che proposito?
AMALIA
Cos'è?... Non ti piace Enrico? Non ne sei un poco innamorata?
NINÌ
-(con ingenua dissimulazione)- Un uomo che ha trentacinque o trentasei
anni non mi può piacere.
ALBERTINA
Oh bella!
AMALIA
E perchè?
NINÌ
Perchè mammà vuole che mi piacciano solamente gli uomini che hanno meno
di vent'anni o più di settanta.
-(Si ride.)-
ROSSANA
Dopo tutto, non ha torto. Sono i più comodi. -(Mutando)- Va per le
lunghe la toletta della parigina. -(Chiama sdolcinatamente)-
Claudine!... Siamo qui! Ansiosissime!...
ALBERTINA
-(imitando)- Non farti aspettare troppo.
CLAUDINE
-(ancora di dentro)- Venco, venco dans un instant.
ALBERTINA
-(prendendo una sigaretta da una scatola)- Provvisoriamente, ti rubo una
sigaretta.
CLAUDINE
Oui, chère.
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