CLAUDIA
Ricordavo... le tre volte la settimana di Olghina: lunedì, mercoledì e
venerdì.
MAURIZIO
Ma che confusione fate!
CLAUDIA
-(graziosamente, dopo una pausa)- Come sta?
MAURIZIO
Sta bene. Credo che stia bene.
CLAUDIA
Sempre... tre volte la settimana?
MAURIZIO
No, no.
CLAUDIA
Due volte?
MAURIZIO
Nemmeno.
CLAUDIA
Una sola?!... Povero Maurizio!
MAURIZIO
-(con comico risentimento di uomo offeso nel suo amor proprio maschile)-
Vi prego di credere, Donna Claudia....
CLAUDIA
Andiamo, non vi arrabbiate con me, chè anzi io mi compiaccio di sapervi
divenuto più saggio.
MAURIZIO
Più saggio!... Chi può dirlo poi se sia precisamente saggezza? La verità
è che tutta questa storia mi ha scombussolato. Ci pensate, voi, a quel
che mi capita? Quando verrà pronunziata la sentenza di separazione tra
voi e vostro marito non ci sarà un cane che non avrà la convinzione
ch'io sia il vostro amante e anche il.... Mi capite, eh?
CLAUDIA
La vedete questa cuffiettina com'è caruccia?
MAURIZIO
La vedo, sì, la vedo.
CLAUDIA
È un amore!
MAURIZIO
È tanto caruccia, ma datemi retta. Non si tratta d'una bazzecola. È un
fatto d'una gravità singolare, singolarissima. Io sarò in una falsa
posizione vita natural durante.
CLAUDIA
-(con la massima calma, lavorando a un'altra cuffietta)- Il vostro nome
non verrà fuori. Voi sareste forse indiziato se ci fosse un sincero
dibattito in tribunale. Invece, no, sarà tutta una mirabile finzione,
perchè mio marito ed io ci siamo messi d'accordo.
MAURIZIO
Ma visto che di accordo avete stabilito di dimostrare che vostro figlio
non è suo, il naturale candidato alla paternità ho il piacere di essere
io. È chiaro.
CLAUDIA
-(senza darsi nessuna pena)- Ma no!
MAURIZIO
Sentite, Donna Claudia, questo figlio deve averlo fatto qualcuno.
CLAUDIA
-(con un sorrisetto bonario)- Ecco quello che vi nego.
MAURIZIO
-(scattando in piedi e levando la voce)- Quando si arrivano a dire di
simili enormità, non c'è più nulla a sperare dalla logica umana!
CLAUDIA
-(graziosissimamente)- Non urlate, Nunù, perchè gli urli mi guastano
l'appetito.
MAURIZIO
Chi è Nunù?
CLAUDIA
-(rifacendo le voci e i gesti del primo atto)- «Addio Ninì» -- «Addio
Nunù». -(Ride.)-
MAURIZIO
-(rammentandosi)- Ah!... Ve ne ricordate? -(Facendosi serio)- E da
allora, purtroppo, sono cominciati i guai!
CLAUDIA
-(ride più forte.)-
MAURIZIO
Ma voi ridete sempre, Donna Claudia!
CLAUDIA
O Dio! Non dovrei ridere neppure pensando a quel servo imbecille, che,
secondo voi, riconoscendomi per la marchesa di Montefranco, mi avrebbe
terribilmente compromessa? Vedete come sono mutate le cose. Adesso, voi
medesimo venite quassù, da me..., tre volte la settimana, affrontando la
polvere, il caldo, il freddo, il vento, e mi compromettete con la più
spensierata disinvoltura.
MAURIZIO
-(sedendo di nuovo)- Voi scherzate, e intanto vi assicuro che, più o
meno, queste stesse parole io me le dico senza punto scherzare, quando
ci penso. Non è proprio della compromissione ufficiale che io mi
preoccupo. Oramai, quella lì è un incidente esaurito. Ma c'è una
compromissione di altro genere....
CLAUDIA
Che riguarda voi e me?
MAURIZIO
-(facendosi sempre più serio)- No, riguarda me solo. Perchè, sappiatelo,
-(con vibrazione malcontenuta)-... non tutti gli uomini sono come
sembrano!...
CLAUDIA
Bella novità!
MAURIZIO
Io sembro un vecchio fannullone, un vile cultore del proprio benessere,
di quel benessere mediocre e pedestre che non corre nessun rischio in
mezzo agli urti, alle grida, alle afflizioni, alle lagrime dell'umanità
sofferente, e che, d'altra parte, non aspira alle grandi gioie, ai
godimenti supremi, e non li rasenta mai. Io sembro un uomo fatto con la
ricetta: tanto di prudenza, tanto d'indifferenza, tanto di bontà, tanto
di debolezza, tanto di virtù e tanto di vizio, e il tutto mescolato bene
e riscaldato a bagnomaria. Io sembro, insomma, e sono forse stato, ne
convengo, la negazione di ciò che rende la vita molto bella o molto
brutta, di ciò che la rende movimentata e profonda, di ciò che la
distrugge e la ravviva, che l'abbassa fino al fango o la eleva sino al
Cielo: -(con uno slancio d'entusiasmo)- ma io, Donna Claudia....
CLAUDIA
-(interrompendolo apposta e mostrandogli la seconda cuffietta)- Vi piace
quest'altra col nastrinuccio celeste?
-(Una breve pausa.)-
MAURIZIO
-(dissimulando un po' di tristezza interiore)- Sì, mi piace.
CLAUDIA
Ce n'è di tutti i gusti. Guardate! Guardate! -(Prende la scatola
riboccante di cuffiette.)-
MAURIZIO
Difatti, ce n'è moltissime.
CLAUDIA
E ce ne saranno anche di più.
MAURIZIO
Ma, tanto per sapere, quanti figliuoli contate di mettere al mondo in
una sola volta?
CLAUDIA
-(con tenerezza soave)- Uno, mio buono Maurizio, che sarà tutto il mio
mondo!
MAURIZIO
Ecco.... Quando dite queste cose, con quella voce, con quel certo non so
che di dolce e di commovente..., è un affare serio! Io ne piglio....
CLAUDIA
Una malattia!
MAURIZIO
-(La commozione quasi lo vince suo malgrado)- No! Donna Claudia, devo
convenire... che ne piglio un poco di buona salute.
SCENA III.
CLAUDIA, MAURIZIO -e- TERESINA.
TERESINA
-(di dentro)- Signora! -(E tossisce come per meglio avvertire della sua
presenza.)-
CLAUDIA
Cosa c'è?
TERESINA
-(di dentro)- Posso entrare?
CLAUDIA
-(a Maurizio, sorridendo della reticenza di Teresina)- Che ne dite? Può
entrare?
MAURIZIO
Come vi divertite a mie spese! -(Tentennando la testa in segno di
pazienza)- Entra pure, ragazza, chè non ci disturbi.
TERESINA
-(si avanza con la zuppiera fumante.)-
CLAUDIA
-(continuando la celia -- a Teresina)- Perchè hai domandato se potevi
entrare?
TERESINA
-(indicando Maurizio)- Eh! Quando c'è lui....
MAURIZIO
No, sai, ti sbagli!
TERESINA
-(mettendo la zuppiera in tavola)- Mi prendete per allocca. Ma io lo
capisco quello che siete.
MAURIZIO
È inutile: ne è convinta anche lei!
CLAUDIA
Almeno per galanteria, non dovreste lamentarvene.
MAURIZIO
-(alzandosi)- Sì, sì. Buon pranzo! Io vi lascio.
CLAUDIA
-(preparando in fretta un altro coperto)- No, no. Qui. Pranzate con me.
Vi offro una minestrina paesana, che è un piccolo capolavoro.
MAURIZIO
Non è ora mia, Donna Claudia. Vi ringrazio.
CLAUDIA
In campagna si può mangiare a tutte le ore.
MAURIZIO
Mi farà molto male, lo so. Ho anche l'emicrania, oggi.
CLAUDIA
Sedete e mangiate. Senza discussione, e, soprattutto, senza paltò.
TERESINA
Evvia, non vi fate pregare, chè dovreste essere voi a pregar lei.
MAURIZIO
Santa pazienza! -(Si toglie il paltoncino e siede a tavola.)-
CLAUDIA
Svelta, Teresa. Taglia il pane e cerca nella credenza una bottiglia di
Gragnano rosso.
TERESINA
-(esegue.)-
CLAUDIA
-(servendo la minestra)- Sentite che odore? Roba sana! E bisogna
mangiarla calda calda. -(Insistendo)- Non fate raffreddare.
MAURIZIO
Ho capito! -(Assaggiando)- Non avete torto, sapete. Sarà forse la
suggestione, ma giurerei di non aver mai provato una minestra squisita
come questa.
CLAUDIA
E se aveste la fame che ho io!
MAURIZIO
È un piacere vedervi a tavola con tanto ardore!
CLAUDIA
Teresa! Teresa! Bada alla carne. Non troppo cotta, mi raccomando.
TERESINA
-(via.)-
MAURIZIO
Non vi si riconosce più. Non so.... Siete tutt'altra donna!
CLAUDIA
E dite, dite la verità: d'aspetto come mi trovate?
MAURIZIO
Attraentissima!
CLAUDIA
Che c'entra!
MAURIZIO
Vi trovo colorita, fresca, luminosa, magnifica. E mi pare che tutto sia
attraente.
CLAUDIA
E ieri, invece, quel vecchio gufo del dottor Berner, dicendomi delle
parole sibilline, mi guardava con certi occhi che per un momento mi
fecero sospettare d'essere diventata un cencio.
MAURIZIO
Come vi saltò il ticchio d'andare dal dottor Berner?
CLAUDIA
Volli consultarlo.
MAURIZIO
Eravate molto sofferente?
CLAUDIA
-(con urgenza, eccitandosi)- No! Poco, pochissimo... quasi niente! Ve lo
accerto, Maurizio: quasi niente....
MAURIZIO
Ne sono persuaso, che diamine! E appunto, dicevo, non era il caso di
recarsi apposta in città per consultare un pezzo grosso.
CLAUDIA
D'altronde, io non ho nessuna esperienza. Il dottor Berner mi ha vista
nascere.... È uno specialista di gran fama.... Mi parve abbastanza
naturale profittare dei suoi consigli.
MAURIZIO
E questi consigli?
CLAUDIA
Non me ne dette.
MAURIZIO
Meglio.
CLAUDIA
Soltanto, con la sua consueta aria d'importanza, mi promise che verrà
domani a vedermi qui. Ma mi annoia la sua visita. Io non lo riceverò.
MAURIZIO
Scrivetegli di non venire.
CLAUDIA
E se poi... -(si rattrista ad un tratto)- Se poi... avesse a dirmi
qualche cosa di molto serio?
MAURIZIO
Non cominciate a farneticare, adesso, perchè, su questo terreno, oggi,
non me la sento di seguirvi. Io non sono uno specialista.... Ciò è
incontestabile. Ma se io vi dico che non siete mai stata così florida e
forte, potete contarci.
CLAUDIA
Giuratemi che non m'ingannate.
MAURIZIO
... Ve lo giuro.
CLAUDIA
-(esaltandosi)- Sì, sì, vi credo, vi credo!... Voi siete un amico
incomparabile, voi siete un angelo, e io vi credo. Via tutti i
farfalloni neri! Mangiamo, beviamo.... Beviamo tanto da ubbriacarci.
-(Versando il vino)- Non vi volete ubbriacare, voi?
MAURIZIO
-(esaltandosi anche lui)- Ma sì che voglio ubbriacarmi, perbacco!
CLAUDIA
Vi abbraccerei.
TERESINA
-(di dentro, tossisce per prudenza e domanda:)- Posso entrare?
CLAUDIA
-(prorompe in una risata)- Ah, ah, ah!
MAURIZIO
È esasperante!
CLAUDIA
-(ride clamorosamente.)-
MAURIZIO
Entra, entra, entra! Afflizione!
CLAUDIA
Ma questa volta, scusate, poteva anche aver ragione. Stavo per
abbracciarvi....
MAURIZIO
Magari!
TERESINA
-(entrando)- Carne poco cotta. -(Mette la carne in tavola.)-
CLAUDIA
Bravissima! -(Beve d'un fiato. Poi a Maurizio:)- E voi?
MAURIZIO
Eccomi. -(Ingolla un bicchier di vino.)-
TERESINA
-(cambia i piatti.)-
SCENA IV.
CLAUDIA, MAURIZIO, TERESINA, ROSALIA.
ROSALIA
-(comparisce sotto il pergolato e si ferma di là dalla soglia,
timidamente. Ha in braccio il bimbo lattante e porta con una mano una
canestra piatta, verdeggiante)- Signora bella!
CLAUDIA
-(voltandosi)- Oh! Rosalia? -(A Maurizio)- È la nuova massaia che è
venuta ieri. Tanto cara! -(A Rosalia)- Favorisca la nostra vicina,
favorisca!
ROSALIA
Non voglio darvi fastidio, signora bella. Ho qui, per voi, un po' di
giuncata fatta or ora. Se non vi offendete....
CLAUDIA
-(battendo le mani)- La giuncata!? Che delizia! Accetto con entusiasmo!
Voi avete avuta un'idea sublime!
ROSALIA
-(restando in fondo)- Era dovere. Ieri, signora bella, diceste che
avevate desiderio di giuncata. E due e tre volte lo diceste. E dagli
occhi si vedeva che era vero. Non volevo avere scrupoli di coscienza. Ne
ho fatti cinque dei figli, e dispiaceri non ne ho avuti, perchè la gente
che mi stava attorno ci badava a queste cose. Ma mia sorella, la più
grande, poveretta, per un desiderio di lenticchie -- che nessuno se
n'accorse -- non ebbe neanche il tempo di raccomandarsi alla nostra
Madonna, e all'impensata fece il figlio morto. Uno strazio che non vi so
dire!
CLAUDIA
-(si rannuvola, e fissando gli occhi nel vuoto, resta per un istante
assorta.)-
MAURIZIO
-(se ne avvede e vorrebbe distrarla)- Avanti la giuncata, Teresina!
CLAUDIA
-(scotendosi e cercando di dominarsi)- Avanti! Avanti!
MAURIZIO
Ne ho desiderio anch'io e me ne voglio fare una scorpacciata. Non si sa
mai!...
CLAUDIA
Prendetene, prendetene tanta!
TERESINA
-(mette in tavola la giuncata.)-
MAURIZIO
-(ne riempie il suo piatto.)-
CLAUDIA
-(contemporaneamente ne cava dalla canestra a grosse cucchiaiate e se le
caccia in bocca come per avidità)- Buona!
ROSALIA
-(accomiatandosi)- Con permesso....
CLAUDIA
Restate ancora un poco, Rosalia. Posso offrirvi un bicchiere di vino?
ROSALIA
No, a stomaco digiuno non ne bevo. -(Accennando al bimbo)- Questo qui me
lo proibisce.
CLAUDIA
È lui il tiranno?
ROSALIA
Comanda lui, s'intende.
CLAUDIA
E avvicinatevi. Mi fate venire il torcicollo.
ROSALIA
Ho dietro di me un mezzo reggimento, signora bella. Me ne devo andare.
CLAUDIA
Gli altri bimbi, forse?
ROSALIA
Uno è a casa con la febbre....
CLAUDIA
Con la febbre? Verrò subito a fargli una visita.
ROSALIA
Non è niente. È febbre di crescenza. E ce n'è voluto per farlo stare a
letto! Ma ci sono gli altri tre, che non mi lasciano un momento.
CLAUDIA
Io non li vedo.
ROSALIA
Si nascondono perchè hanno vergogna. E poi son sudici che paiono usciti
da un fumaiolo.
CLAUDIA
Non importa. Fatemeli vedere.
ROSALIA
-(voltandosi e chiamando con la voce e col gesto)- Venite qua.... La
signora vi perdona che siete in quello stato. La signora bella non vi
sgrida. Venite qua!
-(Tre bimbi paffuti, graziosi, scalzi, con indosso dei brandelli di
panni contadineschi, sgusciano dal pergolato e si aggrappano con ambo le
manine alla gonna di Rosalia e sogguardano Donna Claudia in un misto di
curiosità e di timor panico infantile.)-
CLAUDIA
-(alzandosi ancora con la bocca piena di giuncata)- Eccoli lì,
finalmente!
ROSALIA
-(ai bimbi)- Ohè, che stracciate la veste a mamma!
CLAUDIA
Come li avete fatti bene, Rosalia!
ROSALIA
Andate a baciare la mano alla signora.
CLAUDIA
Niente affatto! Ci penso io, invece, a tempestarli di baci. -(Corre a
loro vivacemente come per afferrarli.)-
-(I bambini fuggono riempiendo l'aria di piccoli gridi.)-
CLAUDIA
Voi fuggite, ma io vi raggiungo, e faremo la guerra! -(Li rincorre e
sparisce tra il fogliame.)-
-La voce d'un- BIMBO
Non mi pigli! Non mi pigli!
ROSALIA
Cattivacci!
-La voce di- CLAUDIA
-(allontanandosi)- Che guerra che faremo!
-(Si ode lo strepito gaio dei bimbi che scappano.)-
MAURIZIO
-(andando verso il fondo)- Donna Claudia! Non vi scalmanate così,
benedetto Dio! È aria di raffreddori!
ROSALIA
-(a Maurizio)- È buona come la Madonna la vostra signora. Ve la possiate
godere per cento anni!
MAURIZIO
Auff!
ROSALIA
-(va via ripetendo-:) Cattivacci! Cattivacci!
MAURIZIO
Per quest'altra, io sono addirittura il marito!
TERESINA
Che aspettate per sposarla?
MAURIZIO
Sta zitta tu, non m'irritare.
TERESINA
Quando non avevate voglia di sposarla, non dovevate essere così
imprudente!
MAURIZIO
Fammi la grazia, Teresa: vattene in cucina!
TERESINA
Ho da sparecchiare.
MAURIZIO
Non vedi che la signora ha da mangiare ancora la carne?
TERESINA
Non la mangerà più. Siete voi che le fate perdere l'appetito.
MAURIZIO
Non irritarmi, Teresa, e non mi ballare dinanzi agli occhi, chè mi si
aggrava il mal di capo. Ho due chiodi qui! -(Si tocca le tempie.)-
TERESINA
-(portando via il piatto con la carne)- Se fossi stata io....
MAURIZIO
Vattene in cucina!
TERESINA
Neanche un'unghia mi sarei fatta toccare! -(Esce a sinistra.)-
-La voce di- CLAUDIA
-(chiamando)- Maurizio!
MAURIZIO
-(rispondendo)- Donna Claudia!
-La voce di- CLAUDIA
Io vado a casa di Rosalia per vedere il piccino infermo. Volete venire?
MAURIZIO
Grazie, no.
-La voce di- CLAUDIA
E la passeggiatina del dopo pranzo?
MAURIZIO
La faccio al coperto.
-La voce di- CLAUDIA
Torno fra dieci minuti. Mi aspettate?
MAURIZIO
Vi aspetto.
-(Ancora più lontano, il gridìo dei bimbi.)-
-La voce di- CLAUDIA
Che guerra che faremo se vi piglio!
SCENA V.
TERESINA, MAURIZIO, ALFREDO.
TERESINA
-(entrando in fretta)- Signore! Signore! C'è un signore che vuol parlare
alla signora.
MAURIZIO
-(molto perplesso, tra sè)- Dio mio! Sarà il dottor Berner. -(A
Teresina)- Digli che la marchesa non è in casa, ma che torna subito. E
intanto può favorire, se vuole.
ALFREDO
-(dalla sinistra)- Ti ringrazio del permesso....
MAURIZIO
-(vivamente sorpreso)- Sei tu!
TERESINA
-(esce.)-
MAURIZIO
Io non potevo immaginare che fossi proprio tu.
ALFREDO
Io, al contrario, avevo immaginato di trovarti qui. -(Osserva i due
coverti)- Non ti confondere, perchè, anzi, io ci contavo sulla tua
presenza. E il caso è stato provvidenziale. Sono giunto a pranzo finito,
e mia moglie è fuori. Ciò mi dà agio di parlare con te invece che con
lei. E sarà bene.
MAURIZIO
Tua moglie è andata a far visita alla massaia di questo podere. Ora te
la chiamo, la faccio venire, e io me ne vado in santa pace. -(Piglia il
cappello e s'avvia verso il fondo.)-
ALFREDO
-(fermamente)- Tu non la chiamerai, e avrai la compiacenza di
ascoltarmi. -(Poi, con mitezza)- Vedrai che ho avuto ragione di contare
su te.
MAURIZIO
-(resta titubante, interdetto.)-
ALFREDO
Siedi e stammi attento.
-(Siedono ambedue.)-
ALFREDO
Suppongo che tu sappia... che le pratiche per la separazione legale
saranno tra breve iniziate.
MAURIZIO
Lo so.
ALFREDO
Nè puoi ignorare che lo scopo essenziale a cui tende mia moglie con la
separazione non è davvero quello di sottrarsi alle formalità d'una
unione, la quale sarebbe diventata sempre più effimera. Ella vuole
sopprimermi ufficialmente come marito soltanto per sopprimermi come
padre. Ciò sarebbe evidente anche se ella non lo avesse più volte
affermato. E giacchè suo figlio, a quanto ella asserì con tanta
insistenza, non è mio figlio, io, a sangue freddo, non ho potuto che
accondiscendere al riscatto da lei sognato. In queste condizioni, il
separarsi legalmente non è un fine: è un mezzo. I termini sono
invertiti. Non è già che bisogna provare l'adulterio per separarsi; ma
bisogna separarsi per provare l'adulterio. Bisogna, cioè, procedere allo
scandalo d'una separazione per adulterio affinchè venga proclamato
dinanzi a lei, dinanzi a me, dinanzi alla società, dinanzi alla legge,
che io non sono il padre della sua creatura.
MAURIZIO
-(vivissimamente)- Non avresti dovuto accondiscendere!
ALFREDO
Io ho avuto anzitutto l'intenzione di riconoscere tutta la nobiltà che è
nella sua monomania di madre.
MAURIZIO
Tu hai accondisceso quando hai perduto ogni speranza di riconquistare
tuo zio e quando, data la tua diffidenza, non vedevi nel figlio di tua
moglie che un cumulo di grattacapi.
ALFREDO
Ma sono state appunto la sua follia e la sua ostinazione che hanno
soffiato in quella diffidenza per mutarla in convincimento.
MAURIZIO
-(animandosi)- Se tu fossi stato un uomo degno di lei....
ALFREDO
-(interrompendolo con severità)- Bada che non permetto a te di farmi
delle prediche!
MAURIZIO
Sei tu che hai desiderato di parlare con me, e, adesso, perdinci, non
m'impedirai di dirti tutto quello che mi passa pel capo. Ah no! Non mi
trovi più disposto a farti da pertichino. Le vicende a cui ho assistito,
e nelle quali mi son trovato complicato per un capriccio del caso, mi
hanno scosso dal mio torpore e mi hanno costretto a -pensare- e a
-sentire-, rivelando alla mia coscienza un'anima non completamente
frigida e un cervello non completamente fossilizzato. Se tu fossi stato
un uomo degno di lei, ella non avrebbe mai concepita l'idea di
emancipare la sua maternità e di staccare radicalmente da te la sua
creatura. Visto che la maternità è stata l'idea e la meta della sua
esistenza, ella non poteva tollerare, nel fatto compiuto, l'intervento
di un uomo che non aveva avuta nessuna qualità per esserle marito, che
aveva dubitato di lei come una sgualdrina e aveva aspettata la nascita
di un figlio, magari adulterino, per farne lo strumento della sua
venalità. L'orrore suscitato in lei dalle miserie di cui tu minacciavi
il suo altare, ha spinto il suo culto sino al fanatismo, ha spinto il
suo attaccamento sino all'ebbrezza di credere e mostrare che la
paternità è un incidente del tutto trascurabile e che su questo mondo,
al cospetto dei figli, non ci sono che delle madri! Ella non è soltanto
la donna che procrea ed è felice di procreare come tante altre. No!
-(Eccitandosi e commovendosi)- Ella è la personificazione imponente e
raggiante della maternità; e, nel fenomeno singolare della sua
meravigliosa monomania, si concentrano, allo stato acuto, gl'istinti, i
diritti, le aspirazioni, le passioni, le gelosie e le cupidità divine di
cento madri unite in una madre sola! -(Pausa. Indi, cambiando tono, ma
avendo ancora nella voce l'emozione dell'animo)- Una volta, forse,
avresti riso sentendomi parlare così; e ne avrei riso certamente io
stesso. Ora, non ne ridiamo più nè tu nè io. Ma... siccome mi accorgo
di... di avere un po' scantonato, me ne dolgo assai con me stesso... e
ti prego di continuare il tuo discorso, liberamente. Continua, continua.
-(Un silenzio.)-
ALFREDO
-(che lo avrà ascoltato acutamente e ne avrà osservato il contegno,
sentendo anche lui una vaga commozione insolita, ha ora un accento meno
freddo e più piano e lievemente angoscioso.)- Le tue parole mi fanno
approfondire anche di più la gravità di ciò che sto per dirti. Io ne ho,
in questo momento, una sensazione complicata, che mi paralizza, che mi
turba. Vorrei ignorare. Vorrei tacere. Ma il tacere oggi con te non
farebbe che privar lei della tua assistenza.
MAURIZIO
Della mia assistenza?!
ALFREDO
Sì, dell'assistenza con cui tu, dandole un triste annunzio, potrai
cercare d'attenuarne, in certo modo, l'impressione.
MAURIZIO
-(impallidendo)- Tu mi spaventi!
ALFREDO
Una circostanza inaspettata elimina la necessità dello scandalo a cui
già mi disponevo. Mia moglie ed io avevamo stabilito di provare in
tribunale non solo l'adulterio ma anche le sue conseguenze per ottenere,
comunque, legalmente, la sua completa indipendenza di madre. Orbene, non
c'è più scopo alcuno per cui io debba sobbarcarmi alla umiliazione
pubblica del marito ingannato....
MAURIZIO
-(ansioso, febbrile)- Ma parla, finalmente! Non commentare! Qual'è
questa circostanza inaspettata?
ALFREDO
Il dottor Berner ha creduto suo dovere di rivelare a me, marito di
Claudia, ciò che egli ha constatato dopo una indagine scrupolosamente
eseguita.
MAURIZIO
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