LUIGI
No, Ida. Tu non potresti resistere....
IDA
Non importa.... Se muoio anch'io, sarà meglio.... Io non voglio vivere
senza di lei.... Fammela vedere, te ne scongiuro....
LUIGI
No, no, Ida, sii docile.... Tu non la vedrai. -(Con energia severa e
inconsciente)- Io non te lo permetterò!
IDA
-(stupita)- Ma è possibile?... Vuoi proibirmi di baciarla?... Vuoi
proibirmi... di piangere vicino a lei?... Vuoi proibirmi... di dirle
tante... tante cose?...
LUIGI
È necessario!
IDA
Lasciami andare....
LUIGI
-(trattenendola)- No....
IDA
Dov'è? In quella stanza...?
LUIGI
No, no, no!
IDA
Ti prometto che sarò forte.
LUIGI
-(trattenendola sempre)- È inutile!...
IDA
Non vedi che è peggio così?...
LUIGI
Ida, te lo chiedo in grazia: obbediscimi!...
IDA
No, papà mio, ti domando perdono, ma non posso obbedirti....
-(Svincolandosi, si slancia verso la porta della stanza mortuaria.)-
Lasciami andare....
LUIGI
-(mettendosi rapidamente davanti alla porta, con solennità e violenza)-
Ida, tu non entrerai qui dentro!
IDA
-(gli cade ginocchioni ai piedi.)- Ah, che supplizio!
-(Pausa.)-
LUIGI
-(la solleva e, piano piano, con dolcezza, la trascina lontano.)-
IDA
-(quasi svenuta)- Io non so... non capisco niente.... Perchè mi neghi
questo conforto... io non lo capisco....
LUIGI
-(con amore)- Non m'interrogare, figlia mia adorata. Non domandarmi
nulla... e rispetta ciecamente... ciò che mi sta qui, nell'anima. Abbi
compassione... -(gli sgorgano abbondanti ad un tratto le lagrime)- abbi
compassione di chi ti consacrerà tutta, tutta la vita! -(Pausa.)- Vieni
adesso nella tua cameretta.... Ripòsati un poco.... Piangi, se vuoi...,
ma cerca, soltanto, di non pensare. -(L'accompagna lentamente,
sostenendola.)-
IDA
-(più col fiato che con la voce)- No, non penserò... e aspetterò.
-(Escono tutti e due, a sinistra.)-
SCENA VI.
FRANCESCA.
-(con prudenza fa capolino all'uscio pel quale è uscita, vede che non
c'è più nessuno, attraversa la stanza rasentando il muro, e infila la
porta comune. S'è messo uno scialle della padrona, e porta sul braccio
parecchi abiti di varii colori. Appena varcata la soglia della porta
comune, s'incontra con Paolo e vorrebbe impedirgli d'entrare.)-
SCENA VII.
FRANCESCA -e- PAOLO.
FRANCESCA
-(sommessamente, in fretta)- Che fate qua?! Perchè siete venuto?!
PAOLO
-(con una strana fisonomia tra di dolore, di stupore e di importanza)- E
non sei stata tu che mi hai portata a casa la lettera terribile?
FRANCESCA
È arrivato il padrone!
PAOLO
-(abbassando molto la voce)-.... Ebbene, è naturale che, essendo lui
ancora lontano, quella poveretta abbia scritto a me, ed è anche più
naturale che io sia accorso.... Che diamine!
FRANCESCA
Egli sospetta!
PAOLO
Sospetta?! Ne sei sicura?
FRANCESCA
Sicurissima!
-(Entra LUIGI.)-
PAOLO
-(padroneggiandosi immediatamente, si scosta da Francesca e va con
espansione verso di lui.)- Oh, Luigi! -(Gli stende la mano.)-
(FRANCESCA -sparisce.)-
SCENA VIII.
PAOLO -e- LUIGI.
LUIGI
-(stringe la mano a Paolo con dimestichezza apparente, che male
dissimula il sospetto.)- Hai fatto bene a venire.
-(Nel dialogo ci sarà la tensione nervosa dell'infingimento scambievole:
e i loro sguardi diranno, scambievolmente, più che non dicano le
parole.)-
PAOLO
Comprenderai: ha scritto a me.
LUIGI
Lo so.
PAOLO
E la fatalità ha voluto ch'io non mi trovassi a casa quando è arrivata
la lettera. Da casa me l'hanno mandata allo studio... e senza questo
maledetto ritardo... chi sa che non sarei giunto a tempo....
LUIGI
Lo strano è questo: per me, neanche una parola!
PAOLO
Ti credeva ancora in viaggio.
LUIGI
E che spiega ciò? Del resto, io le avevo annunziato che sarei tornato
oggi o domani.
PAOLO
Non avrà avuto la forza, non avrà avuto il coraggio di scriverti... e...
s'è rivolta al tuo amico più intimo, al tuo socio, al tuo....
LUIGI
-(interrompendolo)- Che ti ha scritto?
PAOLO
... Poche righe.
LUIGI
Cioè?
PAOLO
... Che si sentiva tanto infelice, che... che portava con sè nella tomba
un segreto, e che... chiedeva perdono a te e a sua figlia. In ultimo...
mi raccomandava di starti vicino, di confortarti....
LUIGI
Io lo conosco questo segreto.
PAOLO
Davvero?
LUIGI
Era incinta.
PAOLO
-(ne ha una scossa nell'anima, comprendendo l'ineluttabilità del
sospetto di Luigi)- E come lo hai saputo?
LUIGI
Un medico lo ha constatato.
PAOLO
Lo ha constatato?!
LUIGI
-(alterando spaventosamente la fisonomia)- E inorridisci: non era madre
che da quattro o cinque mesi....
PAOLO
Oh!
LUIGI
-(diventando sempre più spaventevole)- Dunque, aveva un amante....
PAOLO
È orribile!
LUIGI
E mentre io andavo in giro lavorando, affaticandomi per la mia famiglia
-- e nessuno sa meglio di te ciò che ho fatto in otto mesi di viaggio, --
c'era qui qualcuno, c'era qui un malfattore, che me la distruggeva!
PAOLO
È orribile!
LUIGI
Sì, è orribile! -- e questo malfattore, Paolo, bisogna trovarlo
-(Pausa.)- -- -(Poi, recisamente)- Paolo. tu devi aiutarmi a trovarlo.
-(Quasi all'orecchio di lui)- E sai perchè devi aiutarmi?
PAOLO
Perchè... perchè hai in me un tuo fratello,... perchè io so
comprenderti, perchè io so secondarti e, anche, all'occasione, saprei
frenare i tuoi nervi... che sono già così giustamente eccitati....
LUIGI
Ecco, ecco, ecco: questa è la ragione. Benissimo! -(Pausa.)- Vedi, Paolo
mio, la causa del suicidio dev'essere certamente connessa alla colpa di
lei, al suo amore infame. Sicchè, nei pochi documenti che ella ci ha
lasciati, noi dobbiamo cercare qualche cosa. Non ti pare? Dobbiamo
cercare, per lo meno, un indizio. I pochi documenti sono: una lettera
scritta a sua figlia e un'altra scritta a te. Cominciamo da questa.
PAOLO
-(allibisce)- Da questa?
LUIGI
Leggiamola insieme. Dammela.
PAOLO
-(con voce tremante)- Non posso... non l'ho con me... l'ho lasciata a
casa....
LUIGI
Non puoi averla lasciata a casa, perchè ti è pervenuta allo studio, e tu
dallo studio sei corso direttamente qui. Dammela.
PAOLO
Ma a quale scopo dovrei mentire?
LUIGI
Non lo so. Dammela.
PAOLO
T'assicuro che non l'ho.... Anzi... per dirti la verità, ti confesso che
l'ho distrutta.... Sì... l'ho bruciata.... Avrò fatto male, ma, che
vuoi?, ho obbedito a un impulso, di cui, in questo momento, io stesso
non so rendermi conto.
LUIGI
-(incalzante)- Paolo, una lettera come quella non si distrugge, non si
brucia -- e tu non l'hai bruciala! -(Minaccioso)- Dammela!
PAOLO
Credimi, Luigi, e non insistere....
LUIGI
Dammela, perdio!, -(con violenza gli afferra la giacca come per
sbottonarla)- o io te la strappo a forza....
PAOLO
-(incrociando, disperatamente, gelosamente, le mani sul petto)- Luigi,
che fai?!
LUIGI
-(indietreggiando sùbito)- Niente. -(Pausa.)- Il possesso di una lettera
ricevuta è sacro.... E io lo rispetterò; oh! non aver paura, lo
rispetterò... tanto più che oramai non ho null'altro da sapere. -(Si
guarda attorno e poi gli si accosta molto dappresso e con voce bassa e
tremenda gli dice:)- Il malfattore sei tu! Sì, tu, tu!
PAOLO
No, Luigi....
LUIGI
Un malfattore calmo, paziente, raffinato, un malfattore pieno di
premeditazioni, visto che hai dovuto rodere a poco a poco non soltanto i
vincoli della moglie, ma anche quelli della madre. Sei stato grande!...
Quella madre amava tanto la sua figliuola che aveva giurato di
concentrare in lei tutto l'amore, tutti i doveri e tutti i diritti della
maternità. Viveva con me come una compagna -- capisci! -- come un'amica, e
insieme, tutti e due, sacrificavamo a questa figlia persino l'abbraccio
coniugale.... Ebbene, tu, tu sei riuscito a farle tradire il marito...;
meglio, meglio ancora: sei riuscito a farle tradire la figlia!
Malfattore sublime!
PAOLO
Ma le prove? le prove?
LUIGI
Ti denunzii tu stesso e non te ne accorgi.
PAOLO
Io ti proverò... invece... che i tuoi sospetti sono ingiusti....
LUIGI
E come? Parla! Difenditi! Difenditi! Come ti difendi?
PAOLO
Non potevo avere relazione con tua moglie... se già da un pezzo... mi
sono fidanzato e non aspettavo che te per il mio matrimonio.
LUIGI
Ah! finalmente mi hai detto il resto! -(Poi con estrema desolazione)- Il
tuo matrimonio! M'hai detta la vera causa della catastrofe.... Dio! Dio!
M'ero fatto almeno l'illusione che il pentimento o il rimorso o, che
so?, la vergogna del peccato flagrante l'avessero spinta al suicidio....
Ma no! Nemmeno una così triste illusione m'è permessa! È evidente che
all'annunzio del mio arrivo ella ha risoluto di morire soltanto perchè
aveva perduta ogni speranza di riaverti... e che non si sarebbe uccisa
se tu non ti fossi fidanzato, se tu non l'avessi abbandonata.... Nella
vita di questa donna, pel suo corpo e pel suo spirito, io non ero più
nulla: -- tutto eri tu! -(Pausa.)- -- -(È affranto, straziato,
raccapricciato.)- Ed ora? -(Spalanca gli occhi orribilmente.)-
Vendicarmi! Vendicarmi su chi?... Su te!... È naturale: su te! Io
potrei... sicuro... potrei ammazzarti.... Io potrei ammazzarti così!...
-(Gli si avventa addosso come per strangolarlo....)-
PAOLO
Ammazzami se vuoi, e sarà, pure per me, la soluzione migliore!
LUIGI
-(alle parole di Paolo, resta paralizzato e quindi con un veggente
terrore riflette:)- Sì.... e poi?... La giustizia mi assolverebbe, è
vero. Tutti mi assolverebbero...; ma la mia povera casa sarebbe la casa
del delitto, dopo essere stata la casa dell'adulterio. Mi
assolverebbero...: ma io sarei sempre per essi un omicida e una persona
ridicola.... E mia figlia?... Mia figlia?... Oh! la testa! la testa!...
Sento d'impazzire.... Che debbo fare io? Che debbo fare? Che debbo
fare?... Mia figlia! Io le ho impedito di vedere sua madre morta!...
Perchè aprire io stesso la sua mente al sospetto, se è per lei che non
voglio lo scandalo, se è per lei, proprio per lei, soprattutto per lei,
che non voglio essere un omicida? Perchè glie l'ho impedito?... -(Con
sovreccitazione morbosa quasi discute con Paolo.)- No!... No, no, no!
Essa deve ignorare ogni cosa. Deve ignorare che suo padre fu tradito, fu
offeso; deve ignorare ch'egli ebbe il diritto d'uccidere un altro
uomo...: e deve ignorare, specialmente, indispensabilmente, CHI FU E CHE
FECE sua madre.... -(Lugubre e risoluto)- E sarà così. Una madre non può
essere sostituita che dall'adorazione della sua memoria. Ella fu
perversa? Che importa! Se ne inventa un'altra, se ne falsifica la
memoria, come si falsifica tutto!... Sarà così! Tanto, quella donna,
morta e seppellita, saprà mentire anche meglio!... -(Pausa.)- --
-(Biecamente confidenziale, si avvicina a Paolo.)- -- Le avevi restituite
tutte le sue lettere?
PAOLO
Tutte.
LUIGI
E l'ultima? Quella che hai indosso? -(Lo guarda intensamente,
suggestivamente.)-
PAOLO
-(non sa più sottrarsi alla volontà di lui, e, come se obbedisse a una
forza superiore, cava di tasca la lettera e, pur chiedendogli con gli
occhi il permesso pietoso di non dargliela, quasi gliela porge.)- È
questa.
LUIGI
-(vorrebbe impossessarsene; ma ne ha un senso di repugnanza.)- No... non
voglio... non posso ancora. -- Le lettere tue, te le aveva restituite?
PAOLO
-(lo sguardo basso, la voce fioca)- M'aveva appunto... scritto di
venirmele a prendere.
LUIGI
Sai dove trovarle?
PAOLO
Sì: nella sua stanza.
LUIGI
Va. -- Cercale.
PAOLO
-(rabbrividisce ed esita.)-
LUIGI
-(imperiosamente)- Cercale!
PAOLO
-(si avvia. -- Innanzi alla porta della stanza mortuaria, s'arresta,
trattenuto dal ribrezzo, dalla paura. Indi, con uno sforzo, varca la
soglia.)-
LUIGI
-(lo ha guardato con una intima compiacenza vendicativa, ed ora,
aspettandolo, fremendo, livido come uno spettro, lo spia presso la
porta. Quando Paolo sta per rientrare, si allontana.)-
PAOLO
-(entra con in mano un piccolo pacchetto e la lettera che già aveva
cavata di tasca. Sul suo viso è l'impressione orrenda dello spettacolo
che è stato costretto a vedere.)- Ecco.
LUIGI
-(vincendo la repugnanza, piglia il pacchetto e la lettera.)- Qua,
tutto. -(Accosta l'una e l'altro alla fiammella della candela che è
sulla tavola; toglie i giornali dal vassoio, e in esso lascia cadere la
carta che brucia. -- A Paolo)- Ed ora, sentimi bene. -(Invaso dall'idea
fissa della finzione)- Davanti al mondo e a quell'anima innocente, noi
continueremo a essere amici, continueremo a essere fratelli. Intendi?
PAOLO
Sì.
LUIGI
L'infamia commessa da te e da sua madre unirà noi due, per sempre, nel
mistero, nell'odio.... La società commerciale che ci lega, rinforzata da
quest'altro contratto, diventerà più solida... più fiorente... più
rigogliosa.... E -(solennemente)- su tutto ciò che è accaduto, --
silenzio! Intendi?
PAOLO
Sì.
LUIGI
Non sei contento, dunque? Sarai il mio complice... come se si trattasse
d'un delitto. Il mio complice!... Gioisci! Perchè non gioisci?... Sono
io, sono io che ho bisogno di te! -(Silenzio. Guarda le fiamme che si
raccorciano e muoiono)-. È fatto! Non c'è più nulla. -(Raccoglie la
cenere e la getta nel caminetto.)- Così, tutto si aggiusta
facilmente.... Lo vedi?... A lei, la morte; ai documenti, le fiamme;...
al pretore che aspetta, la menzogna; a tutti la menzogna di tutti... ed
ecco liquidata la mostruosità!... -(Sghignazzando)- Ah! Ah! Ah! Ah!
Abbiamo salvato il decoro, la pace, la felicità, la pelle, l'onore, e,
via, conveniamone, anche gli affari!... E adesso, la commedia comincia.
Sta a vedere.
PAOLO
-(si accascia sulla seggiola presso la scrivania, con la testa fra le
mani.)-
LUIGI
-(con falsa energia esce un istante per la porta a sinistra chiamando:)-
Ida, Ida.... Figlia mia....
SCENA IX.
Il PRETORE, -il- CANCELLIERE, PAOLO, LUIGI, IDA.
IL PRETORE
-(di dentro)- È permesso? -(Poi, più forte)- È permesso?....
PAOLO
-(scuotendosi)- Avanti.
-(Rientrano, con riservatezza, il PRETORE e il CANCELLIERE, mentre IDA,
singhiozzando, e LUIGI, cingendole la vita con un braccio, quasi
sostenendola, attraversano la stanza lentamente.)-
LUIGI
-(parlandole con grande tenerezza)- Va, va, figlia mia.... Perdona tuo
padre.... Ero pazzo, sai, ero pazzo.... Non sapevo quello che dicevo....
Ero pazzo.... Dimentica le mie stranezze.... Va a piangere... va a
pregare vicino al letto di mamma tua.... Va a dirle tutto quello che
vuoi.... -(L'accompagna così fino alla porta della camera mortuaria.)-
PAOLO
-(guarda sott'occhi.)-
IDA
Vieni tu pure....
LUIGI
Sì... sì... ci vengo.... -(La bacia.)-
IL PRETORE
-(con molta mitezza)- Signor Palmieri, vorrei almeno, per oggi,
chiederle qualche schiarimento, salvo poi ad invitarla in altro giorno a
dare formale dichiarazione.
IDA
-(annichilita nella commozione, resta, inerte, piangendo dirottamente,
aspettando, con la fronte appoggiata allo stipite della porta.)-
LUIGI
Dica, dica.
-(Il CANCELLIERE, con in mano il calamaio e sull'orecchio la penna,
siede presso la tavola rotonda, preparandosi di nuovo a scrivere.)-
PAOLO
-(levandosi, perplesso)- Io... me ne vado, Luigi.
LUIGI
No, Paolo, fammi il favore... resta ancora un poco.... Potrò aver
bisogno di te....
PAOLO
-(ricade sulla sedia.)-
LUIGI
-(al Pretore)- Dica.
IL PRETORE
Anzitutto, dovrebbe favorirmi questo particolare. Quanto tempo, lei,
signor Palmieri, è stato lontano da Napoli?
LUIGI
Ah?... quanto tempo... sono stato...? Paolo, abbi pazienza: ho la testa
vuota.... Ricordami tu.... L'ultima volta partii... partii....
-(Vibratamente)- Ricordami!..
PAOLO
-(lo fissa e intuisce che Luigi, ignorando la data della colpa, non può
formulare da sè questa menzogna con cui dovrà essere giustificata la
gravidanza della morta. Intende il proprio cómpito e balbetta:)- Mi
pare... quattro mesi fa...
LUIGI
Quattro mesi fa.... Precisamente, precisamente!
IL PRETORE
Dunque, Cancelliere, scrivete dove abbiamo lasciato in bianco....
IL CANCELLIERE
-(scrivendo, ripete:)- «Ritornando dopo quattro mesi di viaggio»...
eccetera, eccetera, eccetera.
IL PRETORE
Ma che «eccetera eccetera!» Ripetete tutti gli appunti che riguardano
Luigi Palmieri. Fateglieli sentir bene.
IL CANCELLIERE
-(paziente)- Glie li faccio sentir bene. -(Martellando e scandendo le
parole)- «Ritornando -- dopo -- quattro mesi -- di viaggio -- il signor --
Luigi Palmieri -- ha trovata -- ....»
-(Sipario.)-
FINE DEL DRAMMA.
AVVERTENZA: -La calata del sipario deve essere rapida e tagliare
l'ultima parola del Cancelliere.-
Nota del Trascrittore
Ortografia e punteggiatura originali sono state mantenute, correggendo
senza annotazione minimi errori tipografici.
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